«Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo,

diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.» (Mt 5,11-12)


«Cosa dice la giurisprudenza mondiale? Che se una causa è aperta c’è la presunzione d’innocenza.

Forse non è innocente, ma c’è la presunzione. Una volta ho parlato di un caso in Spagna

di condanna mediatica che ha rovinato la vita di alcuni sacerdoti che poi sono stati riconosciuti innocenti.

Prima di condannare dal punto di vista mediatico, meglio pensarci due volte.» (Papa Francesco)

 

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«Quando si alleano i grandi poteri per auto-conservarsi, il giusto paga per tutti.» (Papa Francesco)


«Il lawfare inizia attraverso i mass media, che denigrano [l'obiettivo] e insinuano il sospetto di un reato. Si creano indagini enormi e per condannare basta il volume di queste indagini, anche se non si trova il reato.» (Papa Francesco)


«Non abbiate paura delle condanne, non preoccupatevi: prima o poi le critiche e le accuse false cadono e i valori superficiali che le sostengono si rivelano per quello che sono, illusioni. (...) Non abbiate paura delle condanne del mondo.» (Papa Francesco)


«A volte, annunciare che la speranza non delude significa andare controcorrente, persino contro l’evidenza di situazioni dolorose che sembrano senza via d’uscita. Ma è proprio in quei momenti che può meglio manifestarsi come il nostro credere e il nostro sperare non vengano da noi, ma da Dio.» (Papa Leone XIV)


«Ci sono momenti in cui raggiungere la verità è doloroso, ma necessario.» (Papa Leone XIV)

Il 24 settembre 2020 il cardinale Giovanni Angelo Becciu ha presentato a Papa Francesco la propria rinuncia – forzata – «alla carica di Prefetto della Congregazione dei Santi e dai diritti connessi al Cardinalato». Il card. Pietro Parolin, il più stretto collaboratore del Papa, che ha dato il suo consenso all'acquisto del Palazzo di Londra («sono favorevole alla stipulazione dei contratti»), si è precipitato a dichiarare che lui non ne sapeva nulla. Per più di nove mesi la Santa Sede non ha fornito nessuna spiegazione, ma alcune testate giornalistiche hanno attivato una campagna violentissima e martellante in cui hanno addossato numerose colpe al cardinale sardo. Lui si è proclamato innocente, ha trovato la vicenda surreale e spera che l'equivoco si chiarisca. Per più di altri sette mesi il processo non è entrato in materia, poiché il Promotore di (In)Giustizia Alessandro Diddi non ha obbedito agli ordini del Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone, vale a dire consegnare il materiale probatorio integralmente («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). Ciononostante – e contraddicendosi – il Presidente ha deciso di passare alla fase dibattimentale. Il cardinale ha evidenziato come le accuse orchestrate contro di lui siano assurde, incredibili, grottesche, mostruose. In aula è anzi emerso che il testimone chiave Alberto Perlasca, la cui deposizione in istruttoria risulta piena di omissis, era manipolato; ma il Tribunale ha protetto la manipolatrice, cancellando l'interrogatorio di Francesca Immacolata Chaouqui calendarizzato per il 16 febbraio 2023 e tenendo nascosti 120 su 126 messaggi intercorsi tra lei e Genoveffa Ciferri (l'amica di Perlasca). Perché i magistrati non cercano e non servono la verità? Cosa nascondono?

«Amor mi mosse, che mi fa parlare.» Questa rassegna stampa – compilata per amore della Chiesa – intende aiutare a farsi un'idea compiuta della vicenda, nella certezza che la verità ci renderà liberi. Tutti. I contributi, vagliati con discernimento, propongono letture più o meno condivisibili (non necessariamente tutte concordanti); spero invece di evitare articoli disonesti o calunniosi. Dopo aver subito infinite menzogne, è necessario mettere in circolazione la verità, come è necessario mettere in circolazione sangue sano per salvare un corpo in cui è stata iniettata una quantità enorme di veleno. Sempre nella convinzione della sacralità del principio della presunzione d'innocenza, che papa Francesco ha definito «un diritto umano»; fino a prova contraria. Non si può sorvolare sull'ingiustizia inflitta a un uomo innocente e perbene.

Nell'agosto del 2022, nel settembre del 2023 e poi nel dicembre del 2024 papa Francesco ha invitato il card. Becciu ai Concistori. Ai magistrati ha però detto che bisogna «evitare il rischio di "confondere il dito con la luna": il problema non sono i processi, ma i fatti e i comportamenti che li determinano». Ma se la luna non c'è? E se Becciu fosse davvero innocente, vittima di un colossale complotto?

Papa Francesco può essere stato tratto in inganno e indotto in errore? Può essere stato fatto cadere in una trappola? Può aver condannato un innocente? Nel marzo del 2023 Francesco ha riconosciuto: «A volte mi sale il sangue alla testa. Poi si perde la pazienza e quando si perde la pace si scivola e si commettono errori. Bisogna saper aspettare». Già, vale proprio per tutti. Sia chiaro: chi pretende che qualcuno – fosse anche il Papa – sia sempre infallibile non gli usa misericordia e lavora per una perversa ragion di stato, anziché per la verità, per la Chiesa e per il Papa. L'importante è riconoscerli, gli errori, e agire di conseguenza, vale a dire rimediare, finché non è troppo tardi. Meglio ammettere d'essere stati ingannati che perseverare nell'errore. Che fare, allora? Io il 13 marzo 2023 ho scritto a Papa Francesco. E tu?

Il 26 luglio 2023, dopo due anni di processo e 67 udienze, livido di accanito furore, il PdG Diddi ha chiesto una pena di più di 7 anni di carcere per il cardinale; ma senza fornire un briciolo di prova a sostegno dei suoi teoremi! Il 22 novembre e il 12 dicembre gli avvocati Viglione e Marzo hanno smontato una per una tutte le accuse. Il 16 dicembre il cardinale è stato condannato a 5 anni e 6 mesi di carcere.

Nella Settimana Santa del 2024 Becciu ha scritto una lettera ai suoi confratelli cardinali, ribadendo: «SONO INNOCENTE, NON SONO UN CORROTTO». Il Vaticano con questo processo «ha perso un’occasione unica per mostrare al mondo come amministrare la giustizia nel rispetto dei diritti degli accusati».

Ma nel frattempo è emerso che: 1) Almeno un magistrato italiano e un ufficiale della Guardia di finanza in servizio alla Direzione investigativa antimafia, a quanto pare in collaborazione con membri dei Servizi segreti (deviati?), hanno effettuato spionaggi e dossieraggi illeciti contro le persone coinvolte nel "processo del secolo" in Vaticano (chi sono i mandanti dentro il Vaticano? E come mai Diddi si è precipitato affannosamente a Perugia da Cantone?). 2) Il Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone è indagato per favoreggiamento alla mafia e per aver comprato delle case da mafiosi (a quanto pare pure membri della loggia massonica) pagando in parte in nero! Che credibilità ha questo giudice? E come può, sotto il profilo etico, morale, emettere sentenze in nome del Papa? Certamente a qualcuno faceva comodo sapere che Pignatone fosse ricattabile. Becciu poi è stato cacciato per molto meno, e senza neanche un avviso di garanzia! 3) Le sentenze della Giustizia britannica hanno radicalmente smentito i teoremi del promotore di (in)giustizia vaticano Alessandro Diddi. 4) È partita la rappresaglia contro coloro che difendono la verità e l'innocenza del card. Becciu. 5) Nell'aprile del 2025, con la scoperta delle chat tenute colpevolmente nascoste dal promotore di ingiustizia Diddi (chat presentate in una denuncia all'ONU), emergono le prove del complotto imbastito contro Becciu dal trio Chaouqui-Ciferri-Perlasca, apparentemente con la collaborazione del commissario della Gendarmeria Stefano De Santis e dello stesso Diddi, l'«anello debole» della catena (e quindi manipolabile?), il quale mentendo ha sempre detto di non essere stato in contatto con Chaouqui. C'è dietro un loschissimo "do ut des"?

La domanda è ormai imbarazzante, in Italia come in Vaticano: chi deve cercare la verità, se le persone sospette, coloro che si comportano in modo equivoco o losco, sono i magistrati e i membri delle forze dell'ordine (Diddi, Pignatone, De Santis, Striano, Laudati, Cafiero De Raho, Natoli, Scarpinato...)?

Francesca Immacolata Chaouqui ha affermato spudoratamente: «SE IO NON FOSSI STATA NOMINATA IN COSEA, PROBABILMENTE (BECCIU) SAREBBE PAPA ADESSO; AL PROSSIMO CONCLAVE MAGARI DIVENTAVA PAPA»; «GRAZIE A ME BECCIU NON DIVENTERÀ PAPA». Ecco l'ammissione di colei che ha ordito il complotto! Ecco l'obiettivo del complotto: manipolare il Conclave e la storia della Chiesa! Non solo: «EH LO SO, E CHE COSA POSSIAMO FARE? POSSIAMO UCCIDERLO (BECCIU, NDR)?», incalza Chaouqui. E ancora: «Nel dubbio dargli la colpa a prescindere», scrive la “papessa” il 29 agosto del 2020. Tradotto: Perlasca dovrà accusare Becciu a ogni costo. «Perché – continua Chaouqui – è meglio un “colpa sua” che un “non so”». «Erano ad un punto morto. Senza di te col ca*** che si faceva l’inchiesta. Siamo seri», scrive alla Ciferri: «Dobbiamo capire cosa devi dire. Per evitare che le chat siano considerate attendibili ove mai si decidesse di desecretarle. Perché in questo caso avrebbe ragione Becciu. Va disinnescata la bomba. Per me vale ciò che ho detto al processo. Non conosco Diddi. Se viene fuori che eravamo tutti d’accordo è la fine»!

Maggio 2025: Becciu non può partecipare al Conclave per volontà di papa Francesco (Parolin presenta post mortem due scritti papali firmati F). Ma tutto fa pensare che nella percezione generale sia stato taroccato il nesso eziologico (causa-effetto): tutto il mondo pensa che Becciu venga escluso dal Conclave per essere stato condannato; in realtà anche le parole della Chaouqui fanno intuire che Becciu è stato condannato (senza un briciolo di prova) proprio al fine di espellerlo dal Conclave. La ragion di stato contro la verità, siamo sempre lì: «... meglio che muoia un solo uomo per il popolo...».

Luglio 2025: la procura di Roma indaga Chaouqui per truffa, estorsione ed esercizio abusivo della professione. Chi sono i suoi complici dentro le mura vaticane?

Il 22 settembre 2025, cinque anni dopo l'inizio della brutale persecuzione, ha preso avvio il processo d'appello. Io terrò gli occhi aperti! Scandalizza il silenzio complice della stampa "cattolica", sulla scia dell'«immortale anima di don Abbondio». Igino Giordani, uno dei pochissimi cattolici che 100 anni fa hanno avuto il coraggio di opporsi radicalmente al fascismo, non capiva «perché proprio nel campo cattolico debbano tentarsi allevamenti su larga scala di invertebrati»: non è possibile «abdicare alle ragioni primordiali della coscienza e ritirarci in canonica ad aspettare che spiova» (da Rivolta Cattolica, Piero Gobetti ed., 1925). Ma una cosa è certa: se la giustizia vaticana non vorrà dire la verità, lo farà la storia.

Intanto, nell'ottobre del 2025, quattro anni e mezzo dopo aver diffuso le sue menzogne attraverso "Report", Nicola Giampaolo è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione per calunnia e a risarcire il card. Becciu con 15'000 euro. Il 12 gennaio 2026, finalmente, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso in appello del Promotore di (in)giustizia Diddi; lui – vigliaccamente – ha aspettato l'ultimo giorno per fare un passo indietro dal processo, avendo nel frattempo ritardato di ulteriori tre mesi l'iter giudiziario: una vergogna! Alcuni esperti canonisti hanno smascherato la scandalosa incompetenza e l'arroganza dell'Ufficio del promotore di giustizia vaticano.

Le menzogne e le calunnie – come la malainformazione in genere – fanno un sacco di rumore; ma alla lunga finiscono per implodere. Però quanta sofferenza inflitta a un innocente! Non c'è nulla di più doloroso dell'ingiustizia perpetrata da coloro dai quali ci si aspetta, con fiducia, il massimo del rispetto dei diritti e delle correttezza.                                                                       AP


«Malgrado le apparenze, che ingannano, in realtà, per ciascun figlio di donna l'esistenza è una via crucis: buon per lui se trova un cireneo che lo aiuti a portar la sua croce. Ma fortunato il cireneo, che, aiutando il fratello, aiuta in realtà Cristo.» I.G.

Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_2_link_0
Sulle accuse di aver arricchito 
se stesso o propri familiari

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Sulla vicenda Marogna 
(impropriamente chiamata "dama del cardinale")
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Sul palazzo di Londra 
in Sloane Avenue 60

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Processi e sentenze di Londra, di Roma ecc. a proposito della compravendita del palazzo 
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Sulla Messa "in coena Domini" celebrata da papa Francesco 
a casa del cardinale BecciuCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlshapeimage_7_link_0shapeimage_7_link_1shapeimage_7_link_2
Sulla causa di beatificazione 
di Aldo Moro
(e sulle altre accuse di Report)
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Sul sistema giudiziario vaticano


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Come vivono tutto questo 
il cardinale Becciu 
e la sua famiglia?
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Il rinvio a giudizio
(3-26 luglio 2021)CASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlshapeimage_11_link_0shapeimage_11_link_1
Il Conclave e papa Leone


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Sulle querele contro «L'Espresso», Perlasca, Ciferri, Chaouqui e co.CASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlshapeimage_13_link_0shapeimage_13_link_1shapeimage_13_link_2
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(il complotto) 

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Sull'accusa d'aver trasferito 
del denaro in Australia 
e sull'ipotesi di complotto 
contro il card. PellCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlshapeimage_16_link_0shapeimage_16_link_1shapeimage_16_link_2shapeimage_16_link_3
Sull'«Espresso» e co.


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Altro


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Per il seguito clicca sulla casella che ti interessa.

Sul "caso Becciu" in generale


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LA CHIESA AMA O NON AMA LA VERITÀ E LA GIUSTIZIA? Siamo sempre lì, sul Golgota.

LEONE XIV: PACE, DIALOGO, GIUSTIZIA, AMORE, UNITÀ! Confidiamo che... «Il male non prevarrà!»

Nel luglio e nell'agosto 2025, e poi di nuovo nel gennaio 2026 qualcuno (si può ben immaginare chi) ha bloccato il mio account di Facebook, con cui promuovo questa rassegna stampa. La censura non è uno strumento né democratico né cristiano!

  1. BulletIvo Pincara, L'interminabile Via Crucis dell'innocente Cardinal Becciu, in «Korazym», 16 marzo 2026. «OGGI SONO PASSATI ESATTAMENTE 2000 GIORNI! 2000 VOLTE LA TERRA È GIRATA SU SE STESSA. MA QUANTO VALE LA VITA DI UN UOMO? ECCO LE TAPPE DELL’INTERMINABILE VIA CRUCIS PERCORSA DALL’INNOCENTE CARDINALE GIOVANNI ANGELO BECCIU» (AP). «Oggi non è solo una ricorrenza: è il bilancio di un’interminabile Via Crucis. 2000 giorni in cui la verità è stata calpestata, la dignità di un uomo è stata messa alla gogna e la giustizia è stata trasformata in uno strumento di potere. Parliamo del caso di S.E.R. il Cardinale Giovanni Angelo Becciu. Un caso che non è più solo una vicenda giudiziaria, ma il simbolo di un sistema che ha smarrito la sua bussola etica. Quello che emerge dai fatti raccolti da chi non ha paura di guardare nell'abisso è agghiacciante: Regole mutate in corsa: L'uso di "rescripta" papali per cambiare le leggi a processo iniziato. Un atto che la giustizia civile internazionale condannerebbe senza appello. ​Il Complotto è reale: Le migliaia di chat emerse dimostrano una strategia orchestrata da figure come Chaouqui, Ciferri e Perlasca. L'obiettivo era chiaro: impedire a Becciu il Conclave» (Fari Pad).

  2. BulletEl Papa vincula la estabilidad institucional del Vaticano al respeto de las garantías procesales en los juicios, in «Infocatolica», 16 marzo 2026. «El Papa León XIV parece estar afrontando el escándalo que ha supuesto para muchos fieles el tratamiento dado en múltiples casos por el Papa Franciso (Becciu, Zanchetta, Rupnik, Gaztelueta, …) especialmente por no haber salvaguardado las más elementales garantía procesales. Al menos en las palabras, las de León suponen un rayo de esperanza.»

  3. BulletFranca Giansoldati, Leone XIV, il trasloco loy profile: è tornato al Palazzo Apostolico dopo 13 anni, con lui i 2 segretari. E intanto lancia il monito ai suoi magistrati, in «Il Messaggero», 14 marzo 2026. CI SONO I SERVIZI SEGRETI (DEVIATI?) DIETRO L'OPERAZIONE DI KILLERAGGIO DEL CARD: BECCIU? «Leone XIV ha indicato la bussola al suo sistema giudiziario e non è andato nei dettagli, non ha toccato alcuni casi eclatanti affiorati negli anni precedenti, primo tra tutti il famoso maxi processo per l'immobile di Londra che ha portato alla condanna di dieci persone, tra cui il cardinale Becciu che si è strenuamente difeso in primo grado ribadendo la sua innocenza. Autorevoli canonisti in questi anni sono più volte intervenuti con articoli scientifici spiegando le storture e le incongruenze di un sistema giudiziario definito opaco. Per loro è stato celebrato un processo sbilanciato al punto da far insorgere in blocco anche tutti i legali degli imputati i quali hanno denunciato l'assenza dei requisiti del cosiddetto giusto processo. Intanto le udienze del Processo d'appello in corso si sono misteriosamente incagliate agli inizi di febbraio, ancora in attesa dell'ordinanza della Corte d'Appello su tre punti sollevati dalle difese: l'invalidazione dell'intero processo di primo grado, l'acquisizione delle chat omissate misteriosamente a suo tempo dal Promotore di Giustizia Diddi e l'acquisizione delle scottanti carte del caso Striano, il finanziere che aveva iniziato a fare dossieraggio su molti degli imputati del processo ben prima che iniziasse il processo stesso in Vaticano. Al punto che alcuni difensori, tra cui Cataldo Intrieri, non hanno escluso che dietro questa strana anomalia "vi fossero i servizi segreti per conto del Vaticano".»

  4. BulletFari Pad (Facebook, 15 marzo 2026): «Esiste un confine, nel cuore di Roma, dove la modernità si ferma e il diritto regredisce di secoli. Processo Becciu non è solo un caso giudiziario di ammanchi e finanze; è l'epifania di un potere che credevamo estinto: la Teocrazia Assoluta, dove la volontà del Sovrano non incontra argini, ma solo sudditi. L'ABISSO DEL POTERE DIVINO Dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Esistono oggi sistemi come quello dell'Iran o dell'Afghanistan dove la legge religiosa non si limita a regolare la vita privata, ma sovrasta i più elementari diritti umani. In questi regimi, la "verità rivelata" annulla la presunzione d'innocenza, il diritto alla difesa e la trasparenza. Lo Stato della Città del Vaticano, pur con forme diverse, opera sulla stessa frequenza d'onda: è l'ultima monarchia assoluta d'Europa. Qui, il Pontefice detiene la pienezza dei poteri. Nel caso Becciu, abbiamo visto questa prerogativa trasformarsi in azione: il Papa ha emanato i cosiddetti Rescripta, provvedimenti segreti che hanno cambiato le regole del processo mentre era in corso, senza che gli imputati ne conoscessero l'esistenza. Questa non è giustizia; è l'esercizio di un potere che pone il "segreto del Re" al di sopra della dignità dell'uomo. LO SCONTRO TRA DUE MONDI Negli stati occidentali laici, il diritto è un'armatura che protegge l'individuo dall'arbitrio dello Stato. Nelle teocrazie, l'individuo è nudo di fronte alla "ragion divina". Mentre l'Occidente lotta per la separazione dei poteri e per processi giusti e pubblici, nel cuore della cristianità si è consumato un rito dove le prove materiali contano meno della volontà politica del Trono. È il trionfo della supremazia divina che calpesta la certezza del diritto, riducendo l'imputato a una comparsa in un copione già scritto. IL SILENZIO ASSORDANTE DEI GIURISTI ITALIANI L'aspetto più paradossale e amaro è la presenza, come parti civili, di figure che hanno fatto la storia del diritto repubblicano italiano. Paola Severino (già Ministro della Giustizia) e Giovanni Maria Flick (già Ministro e Presidente Emerito della Corte Costituzionale). Com'è possibile che chi ha giurato sulla nostra Costituzione — fondata sulla trasparenza, sul contraddittorio e sui diritti inalienabili dell'uomo — possa oggi legittimare con la propria presenza un tribunale che opera tramite leggi segrete? Come può un ex Presidente della Consulta accettare un sistema dove la difesa è un optional e il Sovrano può intervenire nel merito del giudizio? È un corto circuito morale: le toghe della democrazia che si inchinano ai precetti del potere assoluto. UNA SFIDA ALL'INTELLIGENZA UMANA La vera supremazia dell'intelligenza umana sta nella capacità di sottomettere l'autorità alla Ragione e alla Legge. Accettare che la teocrazia torni a dettare legge nel XXI secolo, usando strumenti normativi invisibili, significa abdicare a secoli di conquiste civili. Se il diritto non è uguale per tutti, e se non è conoscibile da tutti, allora non è giustizia: è solo dominio.» Abuso e oppressione.

  5. BulletVik van Brantegem, Giustizia vaticana e Stato di diritto. «Senza giustizia non esiste uno Stato». Papa Leone XIV e il messaggio alla magistratura vaticana, in «Korazym», 14 marzo 2026. SARANNO FISCHIATE LE ORECCHIE AD ALESSANDRO DIDDI (IL PRIMO A SINISTRA NELLA FOTO)? «La giustizia non è una questione secondaria ma il fondamento stesso della legittimità delle istituzioni. Nel Libro IV, Capitolo 4 di De civitate Dei Sant’Agostino scrive: «Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia? Quia et latrocinia quid sunt nisi parva regna?» (Tolto la giustizia, che cosa sono gli Stati se non grandi bande di ladri? E le bande di ladri che cosa sono se non piccoli Stati?», con cui voleva sottolineare che uno Stato è legittimo solo se fondato sulla giustizia. Se manca la giustizia, il potere politico non è moralmente diverso da quello di una banda criminale: cambia solo la dimensione e l’organizzazione, non la natura.»

  6. BulletRita Salerno, Papa Leone XIV all'apertura dell'anno giudiziario in Vaticano, in «TG2000», TV2000, 14 marzo 2026. «L’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi» sono condizioni imprescindibili nell'amministrazione della giustizia in Vaticano.

  7. BulletSalvatore Izzo e Letizia Lucarelli, "Senza vera giustizia non esiste uno Stato". Leone XIV apre l'anno giudiziario vaticano, con qualche implicito chiarimento sull'affaire Becciu, in «Faro di Roma», 14 marzo 2026. «Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (sant'Agostino). «Parole che pur senza citare l’affaire Becciu, manifestano un’attenzione al rispetto delle persone che nel recente passato è sembrato essere stato dimenticato nelle procedure vaticane sulla vicenda del Palazzo di Londra. Significativamente oggi l’apertura dell’anno giudiziario non ha previsto, come sarebbe tradizione, una requisitoria del promotore di giustizia Alessandro Diddi, rimanendo affidata invece al presidente Venerando Marano, per definizione sopra le parti. Del resto la Cassazione vaticana ha stabilito che il processo d’appello per il cardinale Giovanni Angelo Becciu, condannato in primo grado senza alcuna prova di colpevolezza e del quale si attende la riabilitazione, possa proseguire senza la presenza del Promotore di giustizia, che oltretutto ha presentato fuori dai termini i suoi motivi di ricorso, e dunque sarebbe stato fuori luogo affidargli la requisitoria di oggi.»

  8. BulletD.V.B., Vaticano. Leone XIV frma la giostra e tuona: «L'amministrazione della giustizia contribuisce alla tutela dell'ordine giuridico e alla credibilità delle istituzioni», in «Silere non possum», 14 marzo 2026. «Leone XIV ha sottolineato l’importanza delle garanzie procedurali, dell’imparzialità del giudice, dell’effettività del diritto di difesa e della ragionevole durata dei processi. Non si tratta di meri strumenti tecnici: sono le condizioni che rendono credibile l’esercizio della giurisdizione e rafforzano la stabilità delle istituzioni. (...) C’è poi un passaggio che interpella anche chi racconta la giustizia. Non si può narrare solo ciò che fa comodo perché l’imputato è un amico o, al contrario, un nemico. Il criterio deve restare sempre la ricerca della verità, secondo parametri di oggettività. Solo così si conserva credibilità. (...) Sul versante vaticano, invece, la domanda resta aperta: chi occupa determinati ruoli sentirà il peso della coscienza fino al punto di comprendere che è tempo di farsi da parte? Perché il tempo del fanta-diritto usato per colpire i nemici, almeno nella volontà del Papa, è finito.»

  9. BulletIacopo Scaramuzzi, Il Papa: "Non c'è Stato senza giustizia, il processo giusto contribuisce alla credibilità", in «La Repubblica», 14 marzo 2026. «Prevost apre per la prima volta l’anno giudiziario vaticano. E sullo sfondo del processo Becciu sottolinea l’importanza di garantire “l’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi"» Esattamente ciò che non c'è stato nel disastroso e scandalodo "processo del secolo".

  10. BulletIl Papa, 'garantire diritto di difesa e durata ragionevole processi in Vaticano', in «Ansa», 14 marzo 2026. A PROPOSITO DELLA GIUSTIZIA (O DELLA SUA MANCANZA) «L’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi non rappresentano soltanto strumenti tecnici del procedimento giudiziario. Essi costituiscono le condizioni attraverso le quali l’esercizio della funzione giurisdizionale acquista particolare autorevolezza e contribuisce alla stabilità istituzionale. (...) è utile ricordare ancora una volta l’insegnamento di Sant’Agostino: "Senza la giustizia non si può amministrare lo Stato; è impossibile che si abbia il diritto in uno Stato in cui non si ha vera giustizia. L’atto che si compie secondo diritto si compie certamente secondo giustizia ed è impossibile che si compia secondo il diritto l'atto che si compie contro la giustizia. […] Lo Stato in cui non si ha la giustizia non è uno Stato. La giustizia infatti è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo. Dunque non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo stesso al Dio vero".  (...) laddove non vi sia una vera giustizia, non può sussistere neppure un autentico diritto, poiché il diritto stesso nasce dal riconoscimento della verità dell’essere e della dignità di ogni persona.  La giustizia, così concepita, è la virtù cardinale che ci chiama "a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l’armonia che promuove l’equità nei confronti delle persone e del bene comune"» (Papa Leone XIV).

  11. BulletLa scelta rivoluzionaria di Leone XIV: ecco chi ha chiamato al suo fianco, in «Silere non possum», 5 marzo 2026. «Francesco ha voluto al suo fianco proprio quel corpo che, prima dell’elezione di Bergoglio, non poteva neppure accedere al Palazzo Apostolico. Quella scelta, negli anni, ha prodotto i suoi risultati. Abbiamo visto i diversi scandali emersi: dai buchi nella sicurezza, al coinvolgimento dei commissari negli scandali con pregiudicate, ai commissari che fanno dossieraggio su prelati e cardinali, fino allo scandalo di Domenico Giani e alla sua cacciata dallo Stato con il collocamento alll’Ordine di Malta come “contentino per tenerlo zitto”. E tanti altri non sono neppure emersi. A Zanetti, Francesco affiancò poi la figura, ben controversa, di Stefano De Santis, spesso al suo servizio come autista: e con la pregiudicata Chaoqui si è visto che cosa sia accaduto. Santa Marta era diventata un teatro di dossieraggio e di soldi che uscivano ed entravano dalla cassaforte del Papa. Un teatro imbarazzante

  12. BulletFari Pad (Facebook, 5 marzo 2026): «PROCESSO BECCIU: IL "PECCATO ORIGINALE" E UN DOSSIER ABUSIVO? L'inchiesta di Rita Cavallaro su Il Tempo scoperchia un vaso di Pandora che va ben oltre le mura vaticane e si intreccia con uno dei più grandi scandali di spionaggio della storia recente italiana: il caso Striano. Stiamo assistendo al crollo di un castello di carte costruito su fondamenta d'argilla? Ecco i punti che non possono più essere ignorati. LE DUE BUGIE AL PAPA: Secondo gli atti, il Santo Padre sarebbe stato indotto a privare il Cardinale Becciu dei suoi diritti basandosi su informazioni rivelatesi false. 100mila euro mai spariti, ma regolarmente presenti nei conti della Diocesi di Ozieri, come confermato dal Vescovo. Chi ha sussurrato queste falsità all'orecchio del Pontefice il 24 settembre 2020? LA PISTA DEGLI "SPIONI": Emerge l'ombra inquietante di Pasquale Striano GF ( guardia di finanza). Com'è possibile che documenti "segretissimi" finissero sulle scrivanie dei giornali prima ancora che negli atti giudiziari? L'accesso abusivo alle banche dati non è più solo un sospetto, ma una realtà investigativa che vede Striano muoversi con disinvoltura tra intelligence e vaticano. LA BATTAGLIA IN APPELLO: Le difese ora parlano chiaro. Se le prove alla base del "processo del secolo" derivano da dossieraggi illeciti, acquisiti senza rogatorie internazionali e in violazione del Giusto Processo, l'intero impianto accusatorio è nullo. Non si può fare giustizia partendo da un'illegalità. LA RIFLESSIONE: Siamo di fronte a un sistema di "spionaggio su commissione" utilizzato per eliminare figure scomode Oltretevere? II Cardinale Becciu è stato vittima di un killeraggio mediatico alimentato da dati manipolati? Chi è il mandante della richiesta? E partita dall'ufficio del Promotore di Giustizia, dalla Gendarmeria oppure dalla Segreteria di Stato? Questa distinzione non è puramente nominale: definisce se l'attività sia stata un'operazione di polizia giudiziaria autorizzata, un'iniziativa autonoma dei servizi di sicurezza o un atto di indirizzo politico-amministrativo. In assenza di una tracciabilità chiara della richiesta iniziale, ogni elemento raccolto rischia di essere configurato come un 'frutto dell'albero avvelenato', minando la validità etica e giuridica della sentenza di primo grado. Mentre la Procura di Roma e quella di Perugia scavano nei file di Striano, la Corte d'Appello Vaticana non potrà ignorare questa illecita "contaminazione" investigativa? La supremazia del diritto deve prevalere sulla strategia "occulta" che artatamente ha formato l'accusa.»

  13. BulletFari Pad (Facebook, 4 marzo 2026): «UN CARDINALE INNOCENTE È STATO CONDANNATO. Porta con "fede cristiana "la croce sulle spalle. Il processo d'appello vaticano si trova oggi in una fase di stallo che non è frutto di semplici ritardi burocratici, ma di un vero e proprio collasso della coerenza giuridica. Quando il diritto si scontra con l'illogicità e il potere tenta di sovrascrivere i patti, il risultato inevitabile è un "cul-de-sac" senza via d'uscita. Ci si chiede davvero: Quo vadis? Verso quale giustizia ci stiamo dirigendo? Tutto ha origine da un "peccato originale": il rinnegamento di ciò che era stato liberamente pattuito. La Santa Sede, agendo sul mercato internazionale, ha sottoscritto contratto (acquisto palazzo Sloane60) che stabilivano come pattuizione preventiva - la giurisdizione inglese come formula imprescindibile. Oggi, la pretesa di processare internamente fatti che l'Alta Corte di Londra ha già dichiarato leciti e privi di frode espone il Vaticano a conseguenze reputazionali disastrose. Su queste fondamenta tradite si è cercato di poggiare l'impalcatura dell'accusa, ricorrendo a rescritti papali emanati a processo gia iniziato. Ma nel diritto vige una regola ferrea: non si può costruire un tetto prima delle mura che lo sostengono. Senza la base di una legalita certa e preesistente al momento del fatto, ogni tentativo di condanna poggia sul vuoto logico. Un tetto senza mura è destinato a crollare. A rendere l'aria ancor più irrespirabile è l'emersione di manipolazioni che hanno inquinato il "giusto processo". Il peso delle chat occultate e dei messaggi selezionati ad arte dall'accusa ha spezzato l'equilibrio fondamentale tra giudice terzo, difesa e accusa. Se le prove vengono manomesse o "indirizzate" durante il gioco, viene meno la liceità stessa dell'azione penale e il processo si trasforma in arbitrio. Ora, a chiudere il vicolo cieco, subentra il rischio economico reale per le casse vaticane. La vittoria della controparte a Londra apre le porte a richieste di risarcimento colossali per danno reputazionale e violazione dei patti. Incastrata tra l'impossibilità di smentire le procedure speciali e l'evidenza dei fatti internazionali, la via intrapresa porta inevitabilmente a un binario morto. Lo standby attuale è la mossa disperata di chi non ha più percorsi legali percorribili. Chi vivrà, vedrà». Io, finché vivrò, vedrò, e terrò gli occhi ben aperti.

  14. BulletDossieraggi, vicenda Striano e prescrizioni europee in materia di antiriciclaggio, in «Tag24», 2 marzo 2026. Una violazione delle prescrizioni europee compiuta non solo dall'Italia, ma anche da parte del Vaticano, visto che alcuni dei mandanti di Striano erano – e ancora sono – dentro le mura vaticane. Che ci faceva Striano in Vaticano? Chi incontrava?

  15. BulletA proposito dei raccomandati, degli ambiziosi, dei lusingatori e degli adulatori che – come ho sempre detto – vanno a braccetto dei bugiardi e dei calunniatori, i quali (gli uni e gli altri) possono ingannare e mettere in trappola perfino un Papa: Mons. Varden ha parlato alla Curia vaticana, e al Papa, del trattato "De Consideratione" di Bernardo di Chiaravalle, il quale «affronta anche le difficoltà legate alla persona del Papa, inclusi i compiti giuridici che spesso lo sovraccaricano. Bernardo ricorda che il Papa non è solo il successore degli apostoli, ma anche l’erede del mondo intero, sul quale non esercita un dominio, poiché l’unico vero Signore è Cristo. Per questo, il pontefice è chiamato a convertire, ammonire gli eretici e correggere gli ambiziosi. Bernardo non risparmia critiche al clero e al popolo romano, esortando il Papa a scegliere con attenzione i suoi collaboratori, evitando gli ambiziosi, i raccomandati e gli adulatori. «Le qualità che Bernardo gli chiede di cercare e coltivare sono valide in ogni tempo: servono collaboratori “di provata integrità, disponibili all’obbedienza, pazienti e miti; […] di sicura fede cattolica, fedeli nel ministero; amanti della concordia, della pace e dell’unità; […] prudenti nel consiglio, […] sagaci nell’amministrazione, […], modesti nel parlare”», ha detto Varden questa mattina». Eh, già. Bernardo aveva visto lontano. C'è da rimediare a un errore gigantesco.

  16. Bullet«La realtà è superiore all'idea» (papa Francesco). Già! Anche perché le idee possono essere sbagliate, pregiudizi, inganni, trappole. Come senza ombra di dubbio è avvenuto ai danni del card. Becciu: l'idea, diffusa universalmente con una violentissima campagna di diffamazione (mascariamento, character assassination), l'ha condannato come colpevole, ma la realtà – i fatti – lo dimostrano completamente innocente, anzi vittima di un brutale complotto (AP).

  17. BulletFari Pad (Facebook, 1° marzo 2026): «In attesa della pronuncia della Corte d'Appello: giustizia o esecuzione sommaria? Mentre il mondo osserva il processo al Cardinale Angelo Becciu, l'analisi di Andrea Caldart solleva dubbi che non possono più essere ignorati. Non stiamo assistendo a un normale dibattimento giudiziario, ma a un pericoloso laboratorio istituzionale dove il confine tra diritto e arbitrio si è fatto fin troppo sottile. Ecco perché questa attesa è carica di sdegno: Un Legislatore che è anche Giudice. Come si può parlare di "giusto processo" in un sistema dove il Papa — che è il legislatore supremo — interviene modificando le norme a processo in corso? La difesa di Becciu ha sollevato eccezioni fondamentali sulla sovranità giudiziaria e sulla legittimità di regole che sembrano cucite addosso all'imputato per assicurarne la caduta. La verità imbavagliata: Caldart lo dice chiaramente: in questo processo sembra mancare la possibilità di dire davvero la verita. In un contesto dominato da gerarchie asfissianti e silenzi imposti, il Cardinale Becciu e diventato il capro espiatorio di una Curia che cerca di rifarsi il look a spese del diritto alla difesa. Oltre la finanza, un regolamento di conti: Dietro i tecnicismi sui fondi ecclesiastici si nasconde una battaglia politica. Becciu non è solo un uomo sotto giudizio, è il simbolo di una Chiesa che, pur parlando di trasparenza, nega ai suoi alti prelati le garanzie minime di un ordinamento civile moderno. Se la Corte d'Appello si limiterà a ratificare una sentenza di primo grado già viziata da anomalie procedurali, non sarà stata fatta giustizia. Sarà stata solo confermata l'ennesima odissea invisibile di chi è stato condannato mediaticamente prima ancora che nelle aule. Non si tratta di contabilità, ma di resistenza. Se in Vaticano la verità non può essere pronunciata liberamente, allora la sentenza è già scritta nel marmo del pregiudizio. Aspettiamo il verdetto, ma con gli occhi ben aperti: la credibilità della Santa Sede è appesa a un filo.»

  18. BulletAndrea Caldart, Becciu e il processo Vaticano: tra scandalo e ridefinizione dei confini della giustizia ecclesiastica, in «QuotidianoWeb», 1° marzo 2026.

  19. BulletNicole Winfield, El Vaticano retoma el “juicio del siglo” tras reveses embarazosos para la fiscalía en apelación, in «Los Angeles Times», 27 febbraio 2026. Cefa non può diventare Caifa. Altrimenti – se la giustizia esercitata in nome del Papa fosse marcia (come è) – si tornano a crocifiggere innocenti. E si butta al macero il messaggio di Gesù Cristo.

  20. BulletCamillo Maffia, Caso Becciu: processo Sloane Avenue, atto secondo. La difesa chiede l'annullamento della sentenza, in «Agenzia Radicale», 25 febbraio 2026. UNA BARBARIE SENZA PRECEDENTI! «Quella subita dal cardinale Becciu rimane una delle più sconcertanti violazioni dei diritti umani in ambito giudiziario che si sia mai verificata sul territorio europeo nella storia recente, e basterebbero i rescripta a renderla tale. Le domande intorno a questo processo restano per ora senza risposta. Non sappiamo chi ha ordito la macchinazione contro Angelo Becciu e anche il modo in cui si è sviluppata rimane pieno di punti oscuri. Ma soprattutto non ne conosciamo gli scopi: colpire il cardinale doveva essere funzionale a un obiettivo che non abbiamo gli strumenti per decifrare senza timore di errore. Non rimane ora che attendere il pronunciamento della Corte in merito alla richiesta di nullità. E c'è da augurarsi che l'accolga, perché se passa il concetto che è legittimo celebrare un processo nel modo in cui si è sviluppato quello di primo grado avremo un'altra mazzata storica alla cultura dello Stato di diritto.»

  21. BulletFari Pad (da Facebook, 25 febbraio 2026): «In attesa della pronuncia della Corte di Appello Vaticano. ​Mentre un silenzio quasi tombale sembra essere calato sulle cronache giudiziarie d’Oltretevere, non si può fare a meno di notare il contrasto stridente tra il fragore mediatico dei mesi e anni  scorsi e l'attuale, cauta attesa. La vicenda del "palazzo di Londra", che ha portato alla condanna in primo grado per peculato — in un’accezione che molti giuristi  e opinionisti hanno definito "senza pecunia" — parrebbe oggi arricchirsi di elementi che ne rimetterebbero in discussione l'intero impianto. I nodi del contendere. ​Secondo quanto emerso recentemente, la posizione delle difese potrebbe trovare un inaspettato supporto negli esiti della giustizia britannica: La pronuncia della High Court: (a favore di Mincione) La sentenza inglese ha stabilito che l’acquisto di Sloane Avenue 60 è avvenuto in piena regolarità contrattuale, escludendo l'ipotesi di frode che era stata invece il fulcro dell'accusa vaticana. Il conflitto di giurisdizione: Ci si chiede quale valore possa avere una condanna basata su contratti che, per esplicita firma delle parti, avrebbero dovuto sottostare alla giurisdizione britannica e lussemburghese. Il Vaticano avrebbe, in tal modo, esercitato un potere d'imperio su materie regolate da leggi straniere. Le nuove prove: La consegna delle chat da parte di figure chiave come la Ciferri a Mincione potrebbe far emergere una narrazione dei fatti ben diversa da quella sinora proposta dall’informazione mainstream. Una riflessione necessaria: ​Se queste evidenze venissero confermate in sede di appello, la sentenza di primo grado rischierebbe di apparire come un paradosso giuridico. L’opinione pubblica, alimentata per anni da un'informazione spesso sbilanciata e talvolta accanitasi oltre misura, si troverebbe di fronte a un verdetto che potrebbe essere radicalmente ribaltato.  L'auspicio per il futuro: ​L’augurio è che il cammino verso la verità processuale sia d'ora in avanti accompagnato da un’informazione mediatica che sappia farsi custode di imparzialità e rigore. È fondamentale che il diritto di cronaca torni a nutrirsi della conoscenza profonda dei fatti e della corretta esegesi degli atti, rifuggendo dalle narrazioni precostituite. La giustizia, per essere tale, necessita di un riflesso mediatico che ne rispetti la complessità, garantendo un equilibrio che sia, al contempo, tributo alla verità e presidio di civiltà giuridica. Rimaniamo in attesa che il diritto faccia il suo corso, con la speranza che l'oggettività dei fatti prevalga finalmente su ogni distorsione interpretativa».

  22. BulletElena De Vincenzo, La Commissione Antimafia ha approvato la relazione di maggioranza sulla vicenda dossieraggi, in «TG1», Rai1, 24 febbraio 2026. In Vaticano fanno orecchie da mercante, ma la domanda è sempre quella: chi sono i mandanti di Striano e co. dentro il Vaticano?

  23. BulletPapa Leone XIV: «Certo, il peccato è personale, ma prende forma negli ambienti reali e virtuali che frequentiamo, negli atteggiamenti con cui reciprocamente ci condizioniamo, non di rado all’interno di vere e proprie “strutture di peccato” di ordine economico, culturale, politico e persino religioso. Opporre all’idolatria il Dio vivente – ci insegna la Scrittura – significa osare la libertà e ritrovarla attraverso un esodo, un cammino. Non più paralizzati, rigidi, sicuri nelle proprie posizioni, ma radunati per muoversi e cambiare. Come è raro trovare adulti che si ravvedono, persone, imprese e istituzioni che ammettono di avere sbagliato!» (18 febbraio 2026)

  24. BulletMario Becciu (da Facebook, 18 febbraio 2026): «Chissà cosa ne pensano del referendum sulla giustizia gli esimi ex Ministri della Repubblica Italiana Severino e Flick, addirittura quest’ultimo già ministro della giustizia, in quanto espertissimi di ‘giusto processo’ in salsa vaticana! (...) Ma la cosa più assurda è che hanno utilizzato in sede processuale il concetto di “giusto processo“ conquista delle società più avanzate e dell’odierna giurisprudenza internazionale all’interno del sistema giudiziario di una monarchia assoluta dove il monarca è intervenuto pesantemente per far condannare l’imputato eccelente. Guarda caso innocente, come sta emergendo in modo sempre più evidente». Già! In certe salse pasticciate – dove non esiste la separazione dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario – se il Capo dello stato, magari manipolato o ingannato, ti accusa (firmando una denuncia scritta da altri), sei già automaticamente condannato dal Supremo Magistrato, che modifica pure le leggi a proprio piacimento, anche senza prove (AP).

  25. BulletSalvo Sottile, Chiara Colosimo, Carmine Gazzanni su Giuseppe Pignatone e i suoi legami con ambienti mafiosi, in «Farwest», Rai3, 17 febbraio 2026. A chi faceva comodo disporre di un giudice ricattabile – e ricattato? – in Vaticano? Serviva a far condannare un innocente? Giuseppe Pignatone faceva parte del "nido di vipere" della Procura di Palermo di cui parlava Paolo Borsellino? E ha occultato le prove – manipolando al giustizia – sulla strage di via D'Amelio e sull'inchiesta mafia-appalti?

  26. Bullet«Le spiego una cosa fondamentale per capire cosa è successo in Italia negli ultimi vent'anni: Un procuratore della Repubblica in gamba, se ha nel suo ufficio un paio di sostituti svegli, un ufficiale di polizia giudiziaria che fa le indagini sul campo altrettanto bravo e ammanicato con i Servizi segreti, e se questi signori hanno rapporti stretti con un paio di giornalisti di testate importanti - e soprattutto con il giudice che deve decidere i processi, frequentandone magari l'abitazione... Ecco, se si crea una situazione del genere, quel gruppo e quella procura, mi creda, hanno più potere del Parlamento, del premier e del governo intero. Soprattutto perché fanno parte di un "Sistema" che lì li ha messi e per questo li lascia fare, oltre ovviamente difenderli». Tratto dal libro Il Sistema, di Luca Palamara. In Italia? O in Vaticano? «Ipoteticamente, cosa potrebbero realizzare, agendo in sinergia, figure come il Promotore Diddi, il Commissario De Santis e un esponente della Guardia di Finanza Pasquale Striano?» (Fari Pad) E una gerarchia di giornalisti servili.

  27. BulletLa Torre di Babele – Tortora, dove siamo rimasti?, in «La7», 16 febbraio 2026. Enzo Tortora come Angelo Becciu. Qui l'intera trasmissione. La Chiesa sa correggere i propri errori, evidentissimi? O deve aspettare secoli e secoli? «C'è sempre il modo per rimediare. Vale per la giustizia – ovviamente dovrebbe essere un po' più veloce (...) –, ma vale anche per noi, vale anche per chi ha avuto quel pensiero» (Gaia Tortora). Il Vaticano vuole rimediare alla propria malagiustizia? E la Chiesa tutta sa correggere i propri errori, evidentissimi? O deve aspettare secoli e secoli?

  28. BulletIrene Soave, Trame anti Vaticano negli Epstein files. E Bannon disse: Francesco deve cadere, in «Corriere della Sera», 15 febbraio 2026. Io non so se tra gli artefici del complotto ci siano anche loro (le date coincidono). Ma chi voleva far cadere papa Francesco, senza dubbio l'ha fatto cadere in una trappola diabolica. E lui, per motivi che si possono intuire, non fu in grado di uscirne.

  29. BulletFari Pad (da Facebook 13 febbraio 2026): «Il "Triangolo delle Responsabilità": Un'Immunità che Appare Inspiegabile? Dall'analisi dei fatti emergerebbe una filiera decisionale che, sotto il profilo del diritto, solleverebbe dubbi circa l'equità del trattamento riservato ai protagonisti: L'Istruttoria di Perlasca: Parrebbe che Mons. Alberto Perlasca abbia materialmente istruito la pratica dell'investimento. Eppure, da figura centrale dell'indagine, sarebbe passato al ruolo di "super-testimone", uscendo indenne dalle contestazioni del Promotore di Giustizia. La Delega di Peña Parra: Risulterebbe che Mons. Edgar Peña Parra abbia concesso la delega formale per la firma dei contratti di acquisto. Nonostante la sua gestione parrebbe aver coinciso con la fase delle perdite più ingenti, anch'egli sembrerebbe essere rimasto fuori dal perimetro delle responsabilità penali. Il Verdetto di Londra vs. Condanna Becciu: Ci si chiede: se per i giudici inglesi i contratti sono validi e non vi è stata frode diretta, come può il cardinale Becciu essere stato condannato per "cattiva gestione" in relazione a quegli stessi atti? Se l'istruttore (Perlasca) e il delegante (Peña Parra) sono considerati "candidi", su quali basi poggerebbe la colpevolezza del solo Becciu? Le ultime Udienze e la crisi di credibilità: Le indiscrezioni per il coinvolgimento in chat del Commissario De Santis e di Mons. Peña Parra parrebbero delineare un quadro devastante sotto il profilo della credibilità internazionale. La scelta di sottoporre la Santa Sede al giudizio di una corte straniera, rinunciando alla propria prerogativa sovrana, sembrerebbe aver prodotto un danno d'immagine incalcolabile. (...) In questo scenario, la parola dovrebbe tornare esclusivamente al Diritto Scritto, Sancito e Conosciuto, unico garante dell'uguaglianza delle parti. L'orizzonte del ragionevole dubbio: Dinanzi a tali incertezze, non si può che confidare nel più alto auspicio sulla richiesta del parere al Santo Padre: che la giustizia possa rifulgere attraverso l'applicazione del diritto al di là di ogni ragionevole dubbio. Un desiderio, quello del Pontefice, che richiama il cuore stesso della dottrina: non vi può essere vera giustizia se il dubbio persiste o se il diritto scritto viene piegato a interpretazioni parziali. Eguaglianza davanti alla legge: Il diritto non può essere a geometria variabile. Se le medesime azioni portano a condanne per alcuni e all'immunità per altri, il rischio è che la giustizia vaticana possa apparire come un esercizio di discrezionalità piuttosto che di diritto certo e uguale per tutti. Conclusione: Pare che la verità giudiziaria fatichi a coincidere con l'evidenza dei documenti. Se il diritto non è uguale per tutti — dal Cardinale al Monsignore — ciò che rischia di crollare non è solo un palazzo a Londra, ma la fiducia universale nel sistema giuridico della Chiesa. La speranza è che il "Diritto Scritto" prevalga finalmente su ogni strategia processuale o mediatica».

  30. BulletMincione vince anche con Elkann: via gli articoli di Repubblica sul caso Vaticano a Londra, in «Piccasilly Uomo», 11 febbraio 2026. «L’affondo su Elkann arriva dopo la semi-vittoria dello scorso anno sullo stesso Vaticano: i giudici inglesi hanno riconosciuto che Mincione non mise in piedi un complotto contro la Santa Sede, imponendo alla Curia di rimborsare le spese legali, una cifra enorme di 4 milioni di Euro (...) i vari successi, questo ormai è il terzo, ridimensionano notevolmente la cattiva fama che si era costruita attorno a Mincione». Se non c'era truffa, i truffatori veri non sono forse coloro che hanno montato – dentro e fuori il Vaticano – la Character assassination, il mascariamento in stile mafioso? Se non c'era truffa, i truffatori non sono forse coloro che hanno montato – dentro e fuori il Vaticano – la Character assassination, il mascariamento in stile mafioso? E intanto papa Francesco accoglieva GEDI con il tappeto rosso...!

  31. BulletFari Pad (Facebook, 11 febbraio 2026): «DOVE VUOLE ANDARE LA GIUSTIZIA VATICANA? BOCCIATA DAL GIUDIZIO INTERNAZIONALE. Quello a cui stiamo assistendo non è solo un processo, ma il naufragio della credibilità estera dello Stato Vaticano. Queste sono le possibili conseguenze derivate da una sentenza di primo grado assurda. Un verdetto che si pone totalmente al di fuori della comprensione giuridica internazionale. La settima udienza del ricorso ha confermato lo stallo: un sistema che si scontra frontalmente con le norme del vivere civile tra le nazioni, incagliato su quei "rescripta" (decreti sovrani) che hanno cambiato le regole a partita in corso. Il verdetto di Londra: "Nessuna frode". Mentre il Vaticano condannava, l’Alta Corte Britannica (High Court) riportava tutti sul piano terreno. Con le sentenze Baumgartner/Torzi e quella definitiva sul caso Mincione, i giudici inglesi hanno stabilito che non vi è stata frode. Non solo: la Santa Sede è stata degradata al punto da essere condannata a pagare le ingenti spese processuali. Se il diritto internazionale dice che non c'è reato, che valore ha la sentenza vaticana? Poco o niente. Il Cardinale Becciu: un "paravento" di Stato? Il sospetto, sempre più concreto, è che il Cardinale sia stato usato come capro espiatorio. Una condanna utile a coprire le responsabilità di chi ha realmente firmato e autorizzato la seconda parte dell'acquisto del palazzo di Sloane Avenue 60. Colpire un simbolo per salvare il sistema? Sentenze di carta: Una giustizia che si basa sull'eccezione e non sulla regola non può essere esportata. Se le corti internazionali non riconoscono il verdetto perché viola il "giusto processo", il Vaticano rimane un'isola arcaica, chiusa in un integralismo giuridico che subordina la legge alla fede o alla volontà individuale del Sovrano. Il dilemma di Papa Leone XIV: Il nuovo Pontefice, fine giurista, eredita macerie legali. Papa Leone vuole davvero rimanere credibile e accettato nel contesto internazionale? Può permettere che il sapere giuridico sia subordinato a interessi di parte, rendendo il Vaticano simile a quegli integralismi religiosi dove la dottrina annienta il diritto? Se la Corte di Appello non troverà il coraggio di annullare queste forzature, al di là delle schermaglie dibattimentali. Il Vaticano confermerà di aver scelto la via dell'isolaento, dove la giustizia è solo un riflesso della volontà precostituita dal sovrano assoluto e non della verità del diritto».

  32. BulletGherardo Colombo intervistato da Fabio Fazio, in «Che tempo che fa», Nove, 8 febbraio 2026. A proposito dell'assenza di garanzie fondamentali nella giustizia del Vaticano, Gherardo Colombo: «In Italia il pubblico ministero ha l'obbligo di cercare ed acquisire anche le prove a favore dell'imputato. E, se l'impiutato è innocente, ha l'obbligo di chiederne l'assoluzione davanti al giudice». Ebbene, in Vaticano non è così. Il pdg può perfino disobbedire al giudice e occultare le prove che gli risultano scomode (come le famose chat della Chaouqui e co. o gli interrogatori occultati dagli abbondanti "omissis"). E negli ultimi anni abbiamo assistito a pdg mossi esclusivamente da odio e livore, anziché da sete di verità e giustizia. A proposito del "caso Tortora" (che presenta numerosissime analogie con il "caso Becciu", dall'improvviso brutale scatenarsi della bufera mediatico-giudiziaria al testimone bugiardo, e oltre): «Oggi la posizione dell'imputato colpito da una misura di custodia cautelare, è valutata ma molto molto di più, perché le regole dicono che c'è per esempio il Tribunale del riesame. Allora non c'era. (...) L'attività del pubblico ministero è molto più controllata dal giudice rispetto ad allora» (sempre Gherardo Colombo). Ebbene, in Vaticano non è così: basta un colpo di testa del pdg – che con papa Francesco è stato dotato di prerogative nuove, mantenute segrete, sempre in sfavore dei cittadini – per far cadere una pena anche assurda addosso a un indagato/imputato, magari innocente. PS: il dibattito sul referendum in Italia non mi riguarda (io sono svizzero).

  33. BulletNicole Winfield, Pope Francis’ problematic secret decrees in spotlight in Vatican’s ‘trial of the century’, in «BusinessMIrror», 8 febbraio 2026. «On the one hand, popes can only be judged by God. On the other, Francis stands accused of issuing decrees that violated the God-given rights of the defendants. (...) At issue is Diddi’s role in a now-infamous set of WhatsApp chats that have thrown the credibility of the entire trial into question. The chats, which document a yearslong, behind-the-scenes effort to target Becciu, suggest questionable conduct by Vatican police, Vatican prosecutors and Francis himself. (...) Legal scholars have said the secrecy of the laws and their ad hoc nature violated a basic tenet of the right to a fair trial requiring the “equality of arms” between defense and prosecution. (...) Zanchetti argued that even in Iran and Russia, laws must be published, and that the failure to do so risks “making the Vatican’s procedural code fascist.” He said he wasn’t accusing Francis directly of wrongdoing, but said the late pope had been misled by prosecutors who requested the decrees. (...) Zanchetti offered the appeals tribunal a way to avoid a finding against Francis, suggesting that the judges could find that the decrees were merely administrative acts that, because they were never published, are considered “ineffective.” Such a finding could render the evidence gathered under them inadmissible, but would avoid a finding that Francis himself violated divinely inspired norms guaranteeing the dignity and rights of the defendants.» Ah, se attorno a papa Francesco non ci fosse stato un cerchio magico che filtrava tutte le informazioni, e in definitiva manipolava il Papa! Ah, se anziché di adulatori e lusingatori (che in genere vanno a braccetto con i calunniatori), papa Francesco si fosse circondato di persone oneste, capaci di parresia e disinteressatamente intenzionate ad aiutarlo! Ah, se solo papa Francesco avesse, ad esempio, letto la mia lettera e non fosse stata fermata dalla rete di certi funzionari della Segreteria di Stato... Beh, il Papa avrebbe potuto rimediare a un suo gravissimo errore.  Ora è troppo tardi. Ora la Chiesa è nei guai fino al collo.

  34. BulletA proposito di Epstein, Bannon e co., e dei loro complotti contro papa Francesco e la Chiesa tutta: non c'è modo più efficace, per colpire la Chiesa, che quello di ingannare perversamente il suo Vertice, di farlo cadere in una trappola, di aizzarlo contro il suo collaboratore più valido e fedele e di organizzare una campagna di mascariamento in stile mafioso senza precedenti: Colpe di fulmini.

  35. BulletFari Pad (da Facebook, 8 febbraio 2026): «Il caso dossieraggio Striano. Emerge un quadro sempre più inquietante attorno alla genesi del "processo del secolo" in Vaticano. Le ultime rivelazioni sul caso dossieraggio alla DNA aprono una voragine sulla legittimità delle prove che hanno portato alla condanna del Cardinale Becciu e degli altri imputati. I FATTI: UNA CRONOLOGIA CHE NON QUADRA: Come sottolineato da Andrea Paganini e dalle inchieste giornalistiche più recenti, tra il 19 e il 22 luglio 2019 il luogotenente Pasquale Striano effettuava accessi abusivi ai dati riservati di Mincione, Torzi e Tirabassi. In quel momento, i loro nomi erano totalmente ignoti alla stampa. LA DOMANDA CRUCIALE: Chi ha chiesto a Striano di indagare? La logica è schiacciante: solo qualcuno all'interno delle istituzioni vaticane, già a conoscenza dell'indagine coperta dal segreto, poteva indicare quei nomi. Si parla di contatti tra Striano e membri della Gendarmeria Vaticana? IL "VULNUS" GIURIDICO: ADDIO AL GIUSTO PROCESSO: Se l'accusa si è mossa fuori dai canali ufficiali, siamo davanti a una violazione gravissima. Nessuna rogatoria internazionale: invece di seguire le procedure legali tra Stati, si è scelta la "scorciatoia" del dossieraggio abusivo. Prove inammissibili: Secondo i principi cardine del diritto, le prove raccolte illecitamente non possono entrare in un processo. Processo nullo: Senza il rispetto delle garanzie difensive e delle procedure internazionali, il giudizio di primo grado rischia di essere radicalmente nullo. Le ombre dei "Rescripta" papali, che autorizzavano deroghe alle norme vigenti, non possono giustificare l'illegalità compiuta in territorio italiano. Come scrive Korazym, è una questione preliminare che mette a rischio i crismi del giusto processo. Se il castello accusatorio poggia su atti di "spionaggio" su commissione e non su indagini legittime, l'Appello non potrà far finta di nulla. La giustizia non si esprime attraverso i dossier abusivi.»

  36. BulletAndrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, l'appello: terminata la fase preliminare, in «Acistampa», 7 febbraio 2026. La questione dei dossier della Guardia di Finanza entra con prepotenza nel processo sul Palazzo di Londra. «Forse prima o poi l’arcivescovo Alejandro Arellano Cedillo, presidente del Tribunale di Appello Vaticano, si sentirà in dovere di intervenire e spiegare che no, il sistema giudiziario dello Stato di Città del Vaticano non è un sistema totalmente piegato ad ogni capriccio del Papa. Perché, alla fine, la descrizione che hanno fatto gli avvocati di parte civile vaticana e gli stessi promotori di Giustizia delle procedure che hanno portato ad alcune scelte – inclusi quattro rescritti di Papa Francesco che hanno cambiato in corsa le normative del processo – danno questa impressione. (...) Le indagini erano cominciate il 2 luglio su segnalazione del Revisore generale Cassinis Righini, che parlava anche di attività di intelligence svolte. Ma quali attività di intelligence? La difesa di Fabrizio Tirabassi, l’ufficiale vaticano dell’amministrazione della Segreteria di Stato, ha messo in luce in una memoria come ci siano stata una serie di accessi non autorizzati da parte di Pasquale Striano, il finanziere in servizio presso la Direzione Nazionale Antimafia finito nell’occhio del ciclone per avere raccolto varie informazioni fuori dalle indagini. E tra queste informazioni, ben prima che cominciasse anche l’investigazione ufficiale vaticana, c’erano quelle raccolte riguardo gli imputati, in maniera diretta e indiretta. (...) Ha detto l’avvocato Intrieri che gli accessi hanno riguardato “non solo Tirabassi, ma anche Mauriello, Capaldo, Preziosi, e il fondo Centurion (tutti coinvolti a vario titolo nei fatti del processo, ndr). Striano non ha risposto all’interrogatorio, non ha detto chi glielo chiese, negli atti si parla di contatti tra lui e membri della gendarmeria vaticana, ma non siamo in grado di dire chi; ma la logica ci dice che a chiedere questi accessi non poteva che essere una persona delle istituzioni a conoscenza di questa storia; gli accessi sono stati a maggio e poi per tutto giugno (del 2019); (!!!...) È una questione preliminare, non di poco conto, perché mette a rischio anche i crismi del giusto processo, senza contare che le prove raccolte illecitamente sono inammissibili. (...) La replica di promotore di giustizia e parti civili, invece, ha ribadito la validità dei provvedimenti di Papa Francesco ai fini del processo. L’avvocato Roberto Lipari, difensore della parte civile dell’Istituto delle Opere di Religione, la cosiddetta “banca vaticana”, ha descritto come “palesemente infondate” le eccezioni delle difese sui principi del giusto processo, e che i rescripta papali vanno considerati perché il Papa “è fonte insindacabile di potestà legislativa”, ed è “fonte originaria del diritto”, e ha notato che in altri casi il rescriptum è stato usato per “introdurre disposizioni normative”, citando l’esempio di Benedetto XVI nel 2011 per il Regolamento generale della Curia romana e anche Giovanni Paolo II. Il paragone, però, non funziona fino in fondo. Nei casi citati, i rescripta furono pubblicati, e comunque riguardavano normative di regolamento, e non un processo in corso che ha una regola di indagine che viene infranta nel momento in cui viene cambiata. L’avvocato sottolinea che l’unico caso di invalidità dei rescritti è quello per cui siano stati ottenuti “fraudolentemente medianta falsa esposizione di fatti o reticenza dolosa del richiedente” e non è questo il caso. (...) Il promotore di Giustizia applicato Carmignani ha detto che “il processo è andato avanti per cinque anni mentre era vivo Francesco. Se si fosse accorto che gli avevamo detto una cosa per un’altra sarebbe intervenuto”. Un’affermazione, in fondo, un po’ empirica, che potrebbe non trovare riscontro nella realtà. (...) “A nostro parere – dice Panella – è un’affermazione di gravità inaudita: hanno chiesto di trasformare uno Stato unico al mondo in uno Stato in cui si può arrestare in base a leggi segrete; questo hanno chiesto le parti civili: questo Stato che dovrebbe essere speculum iustitiae, voglio citare San Tommaso d’Aquino, una persona straordinaria, ‘la promulgazione è essenziale alla legge’? Perché la legge abbia forza di obbligare è necessaria la sua conoscibilità” (bolla Mirabilis Deus): ieri vi hanno chiesto di trasgredire a San Tommaso d’Acquino e al cristianesimo”. (...) E l’avvocato Viglione ha notato che “Non si può marginalizzare Perlasca dicendo: ‘ma la sentenza ha detto…’. Non è solo ciò che ha detto, ma ciò che non ha detto, proprio alla luce della centralità del suo ruolo. Non è la centralità di chi lo vuole accusare, ma una centralità data dal ruolo all’interno dell’Ufficio amministrativo e di questo processo. Una centralità che non gli abbiamo riconosciuta noi bensì per primo il promotore di Giustizia laddove in primis ha individuato in lui le responsabilità, andando a sequestrare i suoi documenti, i dispositivi elettronici, indagandolo, sequestrandogli i conti”; Bassi (Tirabassi) ha espresso “sconcerto per quanto detto da alcune delle parti civili” ed ha citato in particolare uno degli avvocati delle parti civili che aveva detto: “Non occorre essere san Tommaso o Mosè per capire le ragioni per cui il rescritto non è stato pubblicato”, ed ha replicato indicando gli affreschi sui soffitti dell’aula di tribunale di san Tommaso Mosè, san Bonaventura da Bagnoreggio e Sant’Agostino, per i quali le leggi vanno pubblicate.» L'affermazione di Carmignani, secondo me (AP), non è empirica, bensì aleatoria e anzi facilmente smentibile.

  37. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, Udienze del secondo grado del cosiddetto "caso Becciu". Tutte le difese chiedono la nullità totale del primo grado. Sintesi delle udienze del 3 e 4 febbraio. Annullata l'udienza del 6 febbraio, in «Osservazioni casuali», 105, 31 gennaio-7 febbraio 2026.

  38. BulletFari Pad (da Facebook, 7 febbraio 2026): «IL DOSSIERAGGIO STRIANO E IL NODO BECCIU: SE LA "MADRE" È CERTA, CHI È IL "PADRE"? Mentre i faldoni dell’inchiesta di Perugia si gonfiano, emerge un dato inquietante che scuote i rapporti tra Italia e Vaticano. Parliamo di Pasquale Striano, delle migliaia di accessi abusivi e di un metodo che sembra aver ignorato i confini tra Stati. (...) È ormai accertato che il finanziere Striano abbia effettuato una mole impressionante di ricerche nelle banche dati. Nel caso del processo al Cardinale Becciu, queste attività si sono intrecciate con intercettazioni e scambi di messaggi che hanno poi formato l'ossatura dell'accusa. Ma qui c'è il "corto circuito" giuridico. Il problema della Sovranità: Italia e Vaticano sono due Stati sovrani e autonomi. Per scambiarsi prove, intercettazioni o atti giudiziari esiste una procedura solenne: ROGATORIA INTERNAZIONALE. Scavalcare questo passaggio non è un errore burocratico, è una violazione della sovranità. Se i dati sono stati acquisiti "aggirando" i canali ufficiali, siamo di fronte a un'attività di dossieraggio puro che mina le basi del giusto processo. Il "punto indefettibile": Chi ha commissionato il lavoro? Se Striano è la "mano" (la madre certa), resta l'enorme buco nero sulla mente (il padre incerto). Chi ha dato l'input per "puntare" Becciu o i suoi soci (di sventura)? Chi ha autorizzato o richiesto flussi di informazioni che dovevano passare per canali diplomatici e che invece hanno viaggiato su binari paralleli e occulti? Si può accettare che prove nate da accessi abusivi o fuori dai trattati internazionali decidano le sorti di un processo? Conclusione: La trasparenza non è un optional. Se si accetta che un apparato dello Stato Italiano possa "sbirciare" o intercettare per conto di (o in collaborazione con) un altro Stato senza rogatorie, si apre un precedente pericolosissimo. La giustizia non può nascere dall'illegalità. Ci dicono che "la madre è sempre certa", e i dossier sono lì a dimostrarlo. Ma finché non avremo il coraggio di cercare i "padri" – i mandanti che hanno scavalcato le leggi e i confini – la verità resterà dimezzata.»

  39. BulletEnrica Riera, I pm del papa ammettono «Striano? I nostri servizi potrebbero averlo usato», in «Domani», 7 febbraio 2026. «In ragione dei mancati chiarimenti da parte di Striano non è dato sapere ad oggi chi abbia commissionato gli accessi abusivi certamente trattasi di un committente ben a conoscenza di una delicatissima indagine; ancora alle prime fasi e che poteva essere conosciuta solo da soggetti all'interno delle istituzioni vaticane, scrivono ancora gli avvocati. Che segnalano come in alcune comunicazioni su WhatsApp Striano parlando con un altra persona, Mattea Esposito, cita più volte tal "Frank". (...) «Le non sorprendenti considerazioni del promotore Zannotti confermano tutti i dubbi e le anomalie di questo processo che abbiamo denunciato nel corso degli anni. Il processo Becciu è una grave anomalia che va solo cancellata e deve portare a una seria riflessione le istituzioni vaticane», hanno concluso Intrieri e Basso. Ora la Corte si riserva di deliberare su tutte le questioni sollevate: dalla richiesta di invalidare l'intero processo, a quella di acquisire le carte della procura di Roma sul caso Striano a quelle relative alle chat che hanno coinvolto Chaouqui Ciferri, Perlasca e membri della Gendarmeria.» Oh, finalmente! Io l'avevo sempre detto e scritto. Chi sono i mandanti di Striano e delle sue operazioni illecite dentro il Vaticano? Chi ha voluto incastrare un innocente? Vi ricordate come il pdg vaticano, Alessandro Diddi, si precipitò affannosamente dal procuratore Raffaele Cantone allo scoppio dello scandalo Striano? C'era magari da nascondere qualcosa? Poi l'inchiesta venne trasferita a Roma...

  40. BulletMikael Corre, Procès Becciu: la justice vaticane est-elle fasciste?, in «La Croix», 7 febbraio 2026. Svegliamoci! La verità è straziante, ma è inutile negarla. Il mondo non tacerà.

  41. BulletSabino Paciolla, La difficile decisione di un tribunale vaticano – I decreti papali devono prevalere sul diritto degli imputati a un processo equo?, in «Il blog di Sabino Paciolla», 7 febbraio 2026.

  42. BulletFari Pad (da Facebook, 6 febbraio 2026): «La settima udienza d’appello nel caso Becciu-Sloane Avenue non è stata solo cronaca giudiziaria, ma il momento della verità per l’intero ordinamento d'Oltretevere. La Corte si è riservata di decidere, ma il peso dei temi sollevati mette in discussione la tenuta stessa della sentenza di primo grado. Ecco i nodi che la Corte d'Appello non può più esimersi dal sciogliere: L'Equilibrio Processuale e la figura del Promotore: La repentina decisione di astensione del Promotore di Giustizia, giunta sulla scia di una ricusazione ritenuta ammissibile e ormai imminente, solleva un interrogativo di sistema. Tale scelta appare ancor più problematica alla luce delle ombre nate dal contenuto di alcune comunicazioni: pare in ipotesi ? Qualora il PdG fosse stato connivente con gli interessi delle persone coinvolte nelle chat?  Questo potrebbe essere un elemento che scardina la fiducia nella funzione requirente. Il venir meno della necessaria terzietà e del corretto bilanciamento tra accusa, difesa e giudice — triade fondamentale di ogni rito civile e penale — mina l'integrità del procedimento, esponendolo a una inevitabile nullità. (...) Il Vulnus insanabile dei Rescritti: L'utilizzo di strumenti normativi d'eccezione, rimasti sottratti alla conoscenza delle parti nella fase cruciale, configura una lesione gravissima al principio del "giusto processo". Il sacrificio dei diritti fondamentali degli imputati, giustificato dal pretesto di favorire un ipotetico interesse di indagine, costituisce un vizio insanabile. Non si può amministrare la giustizia danneggiando preventivamente il diritto alla difesa: è una contraddizione in termini che invalida l'intero iter. L'inquinamento delle fonti: Le evidenze circa potenziali collusioni volte alla costruzione artificiosa di un impianto accusatorio contro il Cardinale Angelo Becciu impongono una verifica senza sconti. Se l'azione penale non è scaturita da una genuina notizia di reato, ma da un "baratto" di influenze tra soggetti terzi, l’architettura della condanna perde ogni legittimità morale e legale. Il Supremo Legislatore e il Diritto terreno: Invocare l’autorità del Pontefice per "sanare" a posteriori criticità procedurali crea un pericoloso cortocircuito. Il diritto vaticano deve dimostrare di saper coniugare la propria specificità con il rispetto degli standard processuali universali, senza rifugiarsi in prerogative sovrane per coprire lacune tecniche. Una conclusione obbligata: L’interrogativo fondamentale per la Corte è uno soltanto: l’azione dell’Accusa è rimasta entro il perimetro rigoroso del Codice di Procedura Penale e del Codice Penale? Appurato e accertato che tale perimetro è stato travalicato, la Corte ha una sola via d'uscita per preservare l'onore della Giustizia: dare corso alle assoluzioni senza se e senza ma. Quando la legge viene violata nelle sue forme e nei suoi contenuti essenziali, l’unica sentenza conforme a diritto è l’assoluzione del Cardinale.» Questa è e resterà una macchia indelebile sulla storia della Chiesa del nostro secolo. Sarà bene riconoscerlo e rimediare al più presto. La Chiesa ha aspettato secoli per chiedere perdono per gli orrori da lei compiuti nel Medioevo, ma con Giovanni Paolo II ci è arrivata. Ora può farlo senza aspettare secoli, e chiedendo perdono direttamente alle persone offese, ancora vive. Fare gli struzzi è deleterio e autolesionistico (AP).

  43. BulletFrancesco Sales, Processo Becciu alla svolta. La difesa convince la Corte, in «Bee Magazine», 6 febbraio 2026. «La decisione della Corte d’Appello vaticana di sospendere il dibattimento e riservarsi di deliberare sulle questioni preliminari segna un passaggio cruciale nel processo che vede ormai chiaramente come vittima il cardinale Angelo Becciu. Al centro dello snodo non c’è ancora il merito delle imputazioni, ma la tenuta giuridica del procedimento. (...) Il cardinale Becciu ha ribadito in più occasioni la propria innocenza, sostenendo di aver agito sempre in buona fede, nel rispetto delle decisioni condivise e delle finalità istituzionali e umanitarie delle operazioni contestate, senza alcun vantaggio personale. Nel corso del dibattimento sono emersi elementi hanno confermato senza tema di smentite la sua linea: dalla dimostrata assenza di arricchimento personale alla natura collegiale delle decisioni assunte durante il suo mandato, fino alla destinazione tracciabile e documentata delle somme impiegate per iniziative caritative e umanitarie, mai finite – come risulta agli atti – nelle disponibilità del prelato o dei suoi familiari. Anche su alcuni dei passaggi più controversi – dall’investimento londinese, gestito in più fasi e da soggetti diversi, alle iniziative in favore della diocesi di Ozieri e alle operazioni umanitarie per la liberazione di una religiosa rapita – è emerso indiscutibilmente come le scelte contestate si collochino all’interno di un contesto decisionale complesso, condiviso e mai caratterizzato dal perseguimento di interessi personali.» Ma penso che papa Leone XIV vada tenuto fuori, per non rischiare un pasticcio come quello commesso nel precedente pontificato (AP). Il commento di Mario Becciu: «Finalmente qualcuno scrive senza remore ciò che è accaduto nel processo di primo grado: è stato condannato un innocente nonostante le diverse udienze ne abbiano dimostrato ampiamente la non colpevolezza. Peccato che il giornalista tiri in ballo, seppur in funzione di consulto autorevole, Papa Leone. I giudici stanno dimostrando ampiamente di essere autonomi e di voler voltare pagina rispetto a quelli di primo grado. Qualsiasi decisione prenderanno va accolta come autonoma scelta di rispetto del diritto. L’ipotesi dell’annullamento del processo porrà fine all’estenuante via crucis cui persone innocenti sono state sottoposte per troppo tempo. L’ipotesi di prosieguo del processo d’appello sarà accolta anch’essa favorevolmente da chi desidera che i giudici dichiarino finalmente nell’aula del tribunale l’innocenza del cardinale, perché “ il fatto non sussiste”!»

  44. Bullet¿Manipularon a Francisco? La estrategia de la defensa en el maxiproceso vaticano, in «RomeReports», 6 febbraio 2026. Anche in inglese. Tutto fa pensare che sia andata realmente così (ma non è vero che altri papi abbiano modificato la legge segretamente; d'altronde Francesco non era un canonista...)

  45. BulletProcesso Becciu, scontro sui rescritti papali. Ecco le richieste di difesa e parti civili, in «Il Dubbio», 6 febbraio 2026. «Secondo Intrieri, quei provvedimenti avevano un senso nel contesto originario, ma oggi «non ce l’hanno più», pur avendo prodotto «conseguenze, anche gravi, lesive dei diritti». (...) L’avvocato Panella ha ribadito che «non abbiamo mai rinunciato alla nullità», sottolineando come il vizio non sia mai stato sanato in primo grado. Andrea Zappalà, per la difesa di Mincione, ha aggiunto che «la Corte d’appello svizzera era incredula» nell’apprendere che i rescritti fossero emersi solo in un secondo momento.»

  46. BulletIl vicario di Cristo in terra, Leone XIV e San Egidio, il silenzio del Papa, il processo eterno Becciu, deporre il Papa Francesco, lo scisma lefebvriano, lo scisma tedesco, Può cambiare la morale?, Paolo VI e il latino, in «Infovaticana», 6 febbraio 2026. «La domanda da un milione: Il sistema di giustizia del Vaticano è al confine del collasso? La ferrea difesa dei rescritti papali (leggi modificate durante il processo) serve a puntellare una struttura che rischia di crollare in qualsiasi momento.  La credibilità, quella poca che resta, della Santa Sede è in gioco: la giustizia non può essere amministrata con i metodi di un teatro suburbano, con un copione scritto da autori improbabili e improvvisando in modo caotico. Prevarranno le ragioni di Stato o l’inalienabile obbedienza alla coscienza da parte dei giudici impegnati con la verità?»

  47. BulletA proposito dei rescritti – modifiche della legge effettuate "ad personam", a procedimento in corso e mantenute segrete, in barba al principio che la legge dev'essere pubblicata e uguale per tutti – ieri s'è sentita una frase importante: «Furono fatti nella speranza di stroncare un grave fenomeno criminale, di sventare la truffa del secolo. Di quella truffa oggi non c’è nulla» (perché il processo di primo grado l'ha smentita), ha assicurato ieri l'avvocato Intrieri. E a ragione. Se non si rimediasse a questo vulnus al diritto (umano e divino) comportato dai rescritti, vulnus ingiustificabile perché contrario al giusto processo, ma da qualcuno giustificato a causa di un teorema poi rivelatosi falso (teorema che di per sé violava il diritto alla presunzione di innocenza), rimarrà una macchia enorme sulla giustizia del Vaticano. E di conseguenza della Chiesa, che qui si gioca la propria credibilità. Il Mondo non tacerà (AP).

  48. BulletGaetano Masciullo, Pope Francis ‘secret decrees’ undermined defendants’ rights in Cdl. Becciu trial, lawyers say, in «LifeSite», 5 febbraio 2026. «In a criminal trial, this natural duty means giving each person either the punishment the law requires or declaring their innocence, as the evidence shows. Any attempt to force the outcome would be unjust, because even the Pope is not above natural law, which belongs to divine law.» Nessuno, neanche il Papa (tanto meno lui), può sovvertire il diritto naturale, che poi è la legge divina.

  49. BulletKatherine Girguis, Vatican 'trial of the century' resumes after prosecution setbacks, in «Juristnews», 5 febbraio 2026. «In the continuation of the appeal, the defense argued that the original investigation into the case was flawed. In 2019, Pope Francis issued the “Rescripta,” four secret decrees granting Vatican prosecutors broad powers in the early stages of the investigation, including wiretapping and the right to deviate from existing laws. The defense claimed that these power violated defendants’ right to a fair trial. The argument revealed tension between traditional criminal law and canon law. No legal violation had technically occurred because the Pope issued the order. However, the Pope also shouldn’t create laws that violate defendants’ God-given rights, setting up a potential dilemma if a court finds the decrees violated defendants’ rights. In January, the High Court of Cessation announced that it would accept the chief prosecutor’s resignation mid-trial. The resignation came after exposed WhatsApp messages suggested the prosecutor engaged in questionable conduct related to evidence and witnesses, with witnesses influencing the main complainant that sparked the original investigation.»

  50. Bullet"Pope Francis’ role” becomes central theme in new phase of trial against Cardinal Becciu and others, in «Zenit», 5 febbraio 2026. «Fabio Viglione, lawyer for Cardinal Giovanni Angelo Becciu, spoke of a structural imbalance between prosecution and defense, pointing out that of 239 seized electronic devices, not a single full copy had been provided to defense teams. Only 16 partial extracts were filed, none of which, he said, met legal standards. (...) Adding another layer of controversy is the so-called “Striano affair.” Pasquale Striano, a former Italian financial police officer, is under investigation in Rome for allegedly accessing institutional databases more than 40,000 times to gather confidential information on politicians, business leaders, and public figures. Defense attorneys revealed that all major defendants in the Vatican trial appear among those whose data were accessed—some as early as May 2019, months before the IOR (the Vatican bank) filed the complaint that triggered the Holy See investigation.» Anche in spagnolo.

  51. BulletProcesso Becciu, annullata l'udienza di oggi, in «Ansa», 5 febbraio 2026. «"Attendiamo il provvedimento sulle questioni di nullità trattate approfonditamente nelle ultime tre udienze. Pur ribadendo l'assoluta innocenza del cardinale e nonostante non si sia entrati nel merito delle accuse, non potevamo esimerci dal sottoporre alla Corte quelle che riteniamo chiare violazioni del diritto di difesa eccepite sin dal primo momento". Lo dichiarano gli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, difensori del cardinale Angelo Becciu.»

  52. BulletIvo Pincara, Settima Udienza del processo di secondo grado sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato al Tribunale vaticano, in «Korazym», 5 febbraio 2026.

  53. BulletSalvatore Izzo, Processo Becciu. La Corte d'Appello si riserva: scontro sui rescritti e ipotesi senza precedenti di interpellare il Papa, in «Faro di Roma», 5 febbraio 2026. «Le controrepliche delle difese hanno insistito in modo compatto su tre punti: la natura dei rescritti, la mancata produzione integrale degli atti e la violazione del contraddittorio. (...) L’avvocato Zanchetti (difensore di Crasso) ha parlato di “stravolgimento completo del codice di procedura penale”, contestando l’idea che i rescritti siano meri atti interpretativi. L’avvocato Panella, sempre per Crasso, ha richiamato San Tommaso d’Aquino per ribadire che una legge, per obbligare, deve essere conoscibile: “Qui si è chiesto di trasformare lo Stato vaticano in uno Stato in cui si può arrestare in base a leggi segrete”. Viglione, per il cardinale Becciu, ha insistito sulla centralità di mons. Perlasca e sulla mancata disponibilità di atti che il codice prevede debbano essere depositati, tornando a chiedere la nullità del processo. (...) Secondo Intrieri, la selezione degli atti non è compatibile con un ordinamento come quello vaticano, dove «l’accertamento della verità è la finalità primaria». (...) Resta sul tavolo, come ipotesi senza precedenti, quella evocata in aula: un possibile chiarimento diretto del Pontefice regnante. Un segnale di quanto il nodo giuridico e istituzionale del processo Becciu continui a interrogare non solo i giudici, ma l’intero ordinamento vaticano. A rendere questo passaggio particolarmente drammatico è il fatto che l’ipotesi di un coinvolgimento diretto del Pontefice emerga dopo che Papa Leone XIV aveva lasciato chiaramente intendere di non voler essere chiamato a intervenire nel merito di un procedimento giudiziario, proprio per preservare l’autonomia della magistratura vaticana e la distinzione dei ruoli all’interno dell’ordinamento. Un’impostazione che aveva segnato una discontinuità significativa rispetto al passato e che mirava a rafforzare la credibilità istituzionale del sistema giudiziario, in realtà messa in crisi dalla condotta del capo dell’ufficio del Promotore di Giustizia, l’avvocato Alessandro Diddi, che di fatto le chat con le signore Chaouqui e Ciferri hanno rivelato come un vero e proprio persecutore del cardinale Becciu, che è un uomo per bene e un servo fedele della Chiesa, condannato pur essendo evidentemente innocente. La proposta di interpellare il Papa, pur formulata come eventuale e rimessa alla valutazione della Corte, rischia ora di collocare il processo Becciu su un crinale delicatissimo, dove il chiarimento giuridico sui rescritti potrebbe trasformarsi in una chiamata in causa del supremo legislatore proprio nel momento in cui si discute della legittimità delle regole applicate. Un cortocircuito che, se attivato, metterebbe sotto pressione non solo l’equilibrio processuale, ma anche il principio — fin qui rivendicato — dell’indipendenza dei giudici da ogni altra autorità, incluso il Pontefice regnante. È in questo nodo, più ancora che nelle singole questioni procedurali, che il processo Becciu mostra tutta la sua portata istituzionale: non solo un giudizio penale, ma una prova di tenuta per l’assetto giuridico vaticano, chiamato a dimostrare se sia davvero possibile coniugare sovranità pontificia, Stato di diritto e autonomia della funzione giudiziaria senza che l’una finisca per schiacciare le altre.»

  54. BulletSalvatore Cernuzio, Processo d'appello, chiusa la fase preliminare. La Corte rimanda per deliberare, in «Vatican News», 5 febbraio 2026. AH, LE ILLAZIONI DELL'ACCUSA! «“Non stiamo giudicando un’azione del Santo Padre, quello che doveva pubblicarli è il promotore di giustizia: dobbiamo discutere se ha commesso un errore nel non pubblicare tali atti”, ha affermato Luigi Panella, difensore di Enrico Crasso. Che ha citato, appunto, San Tommaso quando affermava nella Mirabilis Deus che “la promulgazione è essenziale alla legge… perché la legge abbia forza di obbligare è necessaria la sua conoscibilità”. (...) “Fatico a credere alla giustificazione fornita sulla mancata pubblicazione dei rescritti che sposta in capo al Pontefice la volontà di non pubblicazione, pur senza un provvedimento espresso in tal senso”, ha esordito Massimo Bassi, avvocato di Fabrizio Tirabassi. “La pubblicazione è venuta meno per l’incomprensibile negligenza di qualche funzionario che ora cerca di ascrivere ad altri la responsabilità”. Per Panella, invece, sposando questa tesi “si chiede a questa eccellentissima Corte di dichiarare che in questo Stato unico al mondo, che dovrebbe essere speculum iustitiae, le persone possono essere arrestate e i diritti umani limitati sulla base di leggi tenute segrete”. Un riferimento all’arresto di Torzi nel giugno 2020, quale conseguenza – secondo le difese – dei “poteri straordinari” conferiti al promotore di Giustizia dai rescritti papali. (...) Oltre a questa, anche altre questioni dirimenti come il ruolo di monsignor Alberto Perlasca, ex direttore dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, per nulla “marginale” ma anzi “centrale” in tutta la vicenda giudiziaria. “Non si può marginalizzare Perlasca dicendo ‘ah, ma la sentenza ha detto…’”, ha detto Fabio Viglione, difensore del cardinale Giovanni Angelo Becciu. “Non è solo quello che ha detto, ma quello che non ha detto proprio alla luce della centralità del suo ruolo all’interno dell’Ufficio amministrativo. Una centralità che non gli abbiamo riconosciuto noi, bensì per primo il promotore di Giustizia laddove ha individuato in lui le responsabilità, andando a sequestrare i suoi documenti, i dispositivi elettronici, indagandolo, sequestrandogli i conti”. Poi c’è la faccenda delle chat con Francesca Immacolata Chaoqui e Genoveffa Ciferri che avrebbero “manovrato” lo stesso Perlasca. Per accusa e parti civili le chat sono inutili, perché la sentenza di condanna si è basata su solide prove, e “inammissibili”, considerando anche l’inattendibilità delle persone chiamate in causa. Per le difese dimostrano invece l’esistenza di un “triangolo delle Bermuda” che, ha evidenziato Viglione, ha portato al “famigerato memoriale dell’agosto 2020 tutto incentrato contro il cardinale Becciu”. (...) Centotrentadue i messaggi che la Ciferri aveva inviato a fine novembre 2022 al promotore Diddi. Di questi, hanno asserito oggi gli avvocati, “solo 126” sono stati depositati e “118 sono stati completamente omissati”. Ecco, l’altra questione dominante anche nella settima udienza: il deposito parziale e gli omissis del materiale depositato da Diddi in Cancelleria. Gli avvocati hanno preso ad esempio il video-interrogatorio dello stesso Perlasca con 60 frame tagliati. “Non sappiamo cosa abbia detto!”. Il motivo delle “parti omissate” lo spiegava una nota firmata da un rappresentante della Gendarmeria vaticana citata dai legali in aula: ragioni di interesse investigativo o di non rilevanza e non pertinenza. “Non abbiamo gli atti che il Codice impone” per l’esercizio della difesa, perché qualcuno “ci dice che non li possiamo avere?”, ha lamentato Viglione. (...) La richiesta da parte di tutti i difensori degli imputati è ancora quella della nullità: “Noi dal 27 luglio 2021 (prima udienza, ndr) abbiamo eccepito la nullità e abbiamo continuato a farlo tante volte... Doveva essere sanata nel primo grado, ma non è mai successo, ci trasciniamo una nullità non sanata”, hanno detto i legali. Un’altra strada prospettata dagli avvocati della difesa, in particolare da Cataldo Intrieri, difensore di Tirabassi, è che i giudici consultino Papa Leone XIV. “Questo Pontefice – ha affermato il legale - è un raffinatissimo giurista che può dare un suo parere”. Dall’epoca dei rescritti, a suo dire, molto è cambiato: “Furono fatti nella speranza di stroncare un grave fenomeno criminale, di sventare la truffa del secolo. Di quella truffa oggi non c’è nulla”, ha assicurato Intrieri. “Penso che allora si può rivedere tutto, dopo i tristi episodi emersi forse può avere luogo un esame sereno e pacato. Voi avete il potere, come delegati del Papa e interpreti della legge, di chiedere un parere e una illuminazione per un momento di stasi del processo. Se c’è una strada, quella strada va percorsa”. (...) Per il promotore di giustizia aggiunto, Roberto Zannotti, e il promotore di Giustizia applicato, Settimio Carmignani Caridi, tutte queste eccezioni sono “infondate” e “inutili”. Soprattutto quella dei rescritti: “Nulla depone a favore dell’illazione che Papa Francesco si sia sbagliato o sia stato indotto in errore".» MA NULLA DEPONE A FAVORE DELL'ILLAZIONE DELL'ACCUSA – AGGIUNGO IO, VISTO CHE IL PAPA NON L'HA ESPLICITATO IN ALCUN LUOGO – CHE PAPA FRANCESCO NON VOLESSE CHE QUEI RESCRITTI VENISSERO PUBBLICATI (OGNI UOMO NON SPROVVEDUTO SA CHE UN PROVVEDIMENTO LEGISLATIVO NON PUBBLICATO NON È VALIDO, O È UN IMBROGLIO A DANNO DEL GIUSTO PROCESSO). Anche in spagnolo.

  55. BulletFilippo Caleri, Notizie infondate sul palazzo di Londra. La Corte inglese dà ragione a Mincione. E gli Elkann pagano un conto salato, in «Il Tempo», 5 febbraio 2026. Conosco qualcuno che dal Vaticano ha incaricato il Gruppo Gedi di assassinare – inchiodare a una croce – un innocente. 2000 anni dopo Cristo.  E sapete cosa ha ricevuto in cambio in un loschissimo "do ut des"? Ah, se anche il card. Becciu possedesse la cittadinanza inglese, «L'Espresso» e co. dovrebbero risarcire anche lui per le loro montagne di fango e di veleno. E intanto papa Francesco stendeva il tappeto rosso a Elkann e co... E pensare che Antonio Spadaro mi ha tolto la pluriennale amicizia perché io gli ho detto che era inopportuno che lui scrivesse per «L'Espresso»!

  56. BulletMaria Verderame, Caso Becciu, annullata l'udienza prevista domani, in «Sassarioggi», 5 febbraio 2026. «La Corte è ora chiamata a sciogliere i nodi procedurali che potrebbero ribaltare l’intero iter giudiziario, dovendo decidere sulla richiesta di nullità della sentenza di primo grado e sull’eventuale ammissione di nuovi atti legati al dossieraggio del caso Striano.»

  57. BulletAlessandro Bolzani, Processo Becciu, i legali denunciano "gravi violazioni del diritto di difesa" in appello, in «Alanews», 5 febbraio 2026. «Gli avvocati del cardinale Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, hanno espresso in aula la loro contrarietà alle modalità processuali, sottolineando che sin dall’inizio sono state rilevate chiare violazioni del diritto di difesa, nonostante non si sia ancora entrati nel merito delle accuse. La loro posizione è che il processo abbia presentato irregolarità significative, tali da richiedere l’annullamento del procedimento di primo grado. (...) Il presidente della Corte di appello, monsignor Alejandro Arellano Cedillo, ha annunciato la chiusura anticipata del dibattimento dopo le controrepliche, riservandosi di pronunciarsi su diverse richieste sollevate dalle parti, tra cui: la nullità del processo di primo grado; l’acquisizione degli atti relativi all’inchiesta italiana sul caso Striano; la valutazione sulle chat e sugli omissis che coinvolgono alcuni testimoni e membri della Gendarmeria vaticana.»

  58. BulletProcesso Becciu aggiornato, pg chiede interpellare il Papa, in «Agi», 5 febbraio 2026.

  59. BulletFari Pad (da Facebook, 4 febbraio 2026): «TRA ACROBAZIE GIURIDICHE E TEATRINO DI PERIFERIA. L’udienza di oggi cerca di salvare il salvabile, ma la realtà dei fatti è sempre più difficile da mascherare. Il castello accusatorio traballa sotto il peso di anomalie che nulla hanno a che fare con un giusto processo. IL CASO DIDDI: LA GIRAVOLTA FINALE. Dopo che la Corte d’Appello aveva dichiarato ammissibile l’istanza di ricusazione nei suoi confronti, abbiamo assistito all’ennesima "acrobazia": Diddi, con una mossa strategica davanti alla Cassazione, ha dichiarato di astenersi. Un passo indietro che sa di manovra per evitare un verdetto di esclusione ancora più pesante, ma che non cancella l’anomalia di una gestione accusatoria che ha assunto tratti oggettivamente persecutori. CHAT DA "TEATRINO": ALTRO CHE IRRILEVANTI! Si tenta di liquidare come "irrilevanti" le chat emerse dallo scoop del quotidiano il Domani -come da una "sceneggiatura oggi le comiche" , ma il contenuto è imbarazzante (appurata la veridicità ?). Il mix tra il commissario della Gendarmeria Stefano De Santis, una teste pregiudicata come la Chaouqui e la Ciferri, insieme allo stesso Diddi e in aggiunta il Sostituto Segreteria di Stato Pena Parra, delinea un quadro che sembra uscito da un copione di bassa lega. È accettabile che la giustizia vaticana si muova su questi binari di "combutte" e messaggi sottobanco che appaiono come accordi finalizzati ad ottenere prova probatoria inesistente? Infatti, il Pdg Diddi apre un fascicolo penale nel merito : le parti civili, cosa fanno (APSA)? Nel leggere il resoconto del sito vaticanista Il Faro di Roma, udienza odierna, ho rilevato la doppiezza delirante delle parti civili (APSA). Da un lato, nel contrastare le difese, ritengono le "chat irrilevanti"; dall'altro, contrastano parimenti l'operato del Promotore di Giustizia Diddi che, nel merito della vicenda, ha aperto un fascicolo penale contro la Chaouqui per subornazione di testimone (Perlasca). Vedo, quindi, le parti civili agire su due fronti opposti: difesa e accusa. Roba da capogiro! IL SISTEMA DELLA GIUSTIZIA VATICANA SULL'ORLO DELLA FRANA? La difesa a oltranza dei rescritti papali (leggi cambiate a processo in corso) serve a tenere in piedi una struttura che rischia di crollare da un momento all'altro. Se le tesi dell'accusa e i passi improvvidi di Diddi per incastrare il Cardinale Becciu venissero dichiarati illegittimi, l'intero processo verrebbe giù come la frana dI Niscemi. In un processo che ambisce a essere esemplare, non possono esserci ombre di accanimento selettivo. La credibilità della Santa Sede è in gioco: non si può amministrare la giustizia con i metodi di un teatrino di periferia con un copione scritto da autori improbabili-e arraffazzonato alla "meno peggio".» O LA VERITÀ O LA RAGION DI STATO: QUI LA CHIESA SI GIOCA LA PROPRIA CREDIBILITÀ.

  60. BulletIvo Pincara, Al Tribunale dello Stato della Città del Vaticano la quinta Udienza del processo di secondo grado sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, in «Korazym», 4 febbraio 2026.

  61. BulletSalvatore Izzo, Processo Becciu: le parti civili e i promotori di giustizia difendono i rescritti papali e il pg Diddi. Ma restano tutte le riserve sulla legittimità di un processo che in primo grado aveva assunto il profilo di una persecuzione contro il cardinale sardo, in «Faro di Roma», 4 febbraio 2026. «La sesta udienza ha confermato la centralità dei rescritti papali e la difesa del capo Diddi come elementi fondamentali per la regolarità e la trasparenza del procedimento. Ma in questo modo ha anche aperto un varco alle difese in quanto se tali tesi dell’accusa sui rescritti e i passi improvvidi di Diddi per incastrare il card. Becciu si dimostreranno illegittimi, il castello processuale verrà giù come la frana di Niscemi. Restano aperti interrogativi seri sul piano delle garanzie e dell’equità processuale. La sesta udienza del processo d’appello sul caso Becciu si è chiusa con una difesa corale e compatta dell’impianto accusatorio, dei rescritti papali e dell’operato dell’Ufficio del Promotore di Giustizia. Una compattezza che, tuttavia, proprio per la sua graniticità, lascia aperti interrogativi seri sul piano delle garanzie e dell’equità processuale. Con tutto il rispetto dovuto alla memoria di Papa Francesco e al suo ruolo di supremo legislatore dello Stato della Città del Vaticano, resta un dato difficilmente eludibile: i rescritti oggetto di accesa discussione hanno inciso in modo determinante sulle regole di un procedimento già in corso, producendo effetti che, nella sostanza, appaiono retroattivi. Non si tratta di mettere in discussione la potestà normativa del Pontefice, ma di interrogarsi sulla compatibilità di tali interventi con i principi fondamentali del giusto processo, specie quando le norme incidono su poteri investigativi, strumenti cautelari e limiti alla difesa a procedimento avviato. La linea sostenuta oggi dalle parti civili e dai promotori di giustizia aggiunti tende a neutralizzare questo nodo, riducendolo a una questione puramente formale di insindacabilità degli atti pontifici. Ma l’insindacabilità non può automaticamente tradursi in inattaccabilità sul piano delle garanzie processuali, soprattutto quando la modifica delle regole avviene in corso d’opera e riguarda direttamente la posizione degli imputati. Ancora più problematica appare la figura del promotore di Giustizia Alessandro Diddi. La sua astensione dal giudizio d’appello, presentata oggi come gesto di opportunità e garanzia, non cancella il profilo di una condotta che, per modalità e continuità, assume tratti oggettivamente persecutori nei confronti del cardinale Becciu. Le chat emerse e ormai ampiamente documentate – anche attraverso un corposo lavoro giornalistico pubblicato su FarodiRoma – delineano un quadro che va ben oltre la fisiologia dell’azione penale, mostrando un coinvolgimento diretto e personale del magistrato in dinamiche che minano l’apparenza di imparzialità. La minimizzazione di tali elementi, liquidati come irrilevanti o strumentali, rischia di apparire più come una rimozione che come una risposta nel merito. In un processo che ambisce a essere esemplare, non solo per l’esito ma per il metodo, il sospetto di un accanimento selettivo verso un imputato di primo piano non può essere archiviato con formule di stile. L’udienza di oggi ha dunque segnato un punto fermo nella strategia accusatoria, ma non ha dissipato le ombre che accompagnano l’intero procedimento: l’uso di strumenti normativi eccezionali, la loro applicazione retroattiva, e il ruolo di un promotore di giustizia la cui condotta continua a sollevare interrogativi legittimi. Interrogativi che, al di là delle difese d’ufficio e delle affermazioni di principio, restano sul tavolo e peseranno inevitabilmente sulla credibilità complessiva del processo.»

  62. BulletM.N., Processo in Vaticano: gli interventi delle parti civili e dei rappresentanti dell'Ufficio del Promotore di Giustizia, in «Sir», 4 febbraio 2026.

  63. BulletFari Pad (Facebook 4 febbraio 2026): «In aula esplode il paradosso: "Non nominate il Papa". Ma come è possibile difendersi se il cuore del processo risiede proprio nei 4 Rescritti che hanno cambiato le regole in corso d'opera? Siamo di fronte a una sorta di "Sindrome di Stoccolma" giudiziaria: all'imputato viene forse intimato di voler bene e sottomettersi proprio a chi — forse tratto in inganno — lo ha punito e ha rimosso le sue garanzie legali. Un cortocircuito totale tra devozione filiale e diritto alla difesa. Se la verità è la meta, nessuna firma o Rescripta può essere sottratta al confronto. Senza trasparenza, la giustizia vaticana rischia di perdere la credibilità che il nuovo pontificato di Leone XIV cerca faticosamente di ricostruire. Perché non c'è misericordia senza giustizia, e non c'è giustizia se le carte non sono sul tavolo per tutti.»

  64. BulletIvo Pincara, Al Tribunale dello Stato della Città del Vaticano la quinta Udienza del processo di secondo grado sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, in «Korazym», 4 febbraio 2026.

  65. BulletSalvatore Cernuzio, Processo d'appello, accusa e parti civili: "inammissibili" le eccezioni delle difese, in «Vatian News», 4 febbraio 2026. Oggi i pdg hanno menzionato il Papa a proprio piacimento, affermando fra l'altro (parafraso) "non poteva non sapere", "non poteva non volere"... e altre illazioni simili (il famoso Settimio Carmignani Caridi, con cui ebbi a che fare  – lui si nascondeva sotto mentite spoglie – anni fa!). Ma su che razza di fondamenti si basa questa pseudo giustizia? Questa gente si sta giocando la credibilità della Chiesa intera! Io posso testimoniare che il "cerchio magico" attorno a papa Francesco filtrava le informazioni che dovevano arrivare – o per l'appunto non arrivare – fino a lui. Anche quello faceva parte dell'imbroglio?

  66. BulletSalvatore Cernuzio, Processo d'appello vaticano, le difese chiedono la nullità totale del primo grado, in «Vatican News», 3 febbraio 2026. Neanche ai tempi dell'Inquisizione si modificavano le leggi "ad personam", a procedimento in corso, e mantenendole segrete! E poi i magistrati che si servono delle operazioni illecite di Striano in uno stato estero! Chi sono i mandanti in Vaticano?!! Anche in spagnolo. E in francese. E in portoghese.

  67. BulletLetizia Lucarelli, Processo Becciu, i rescritti sotto accusa: le difese sfidano l'impianto giuridico del processo, in «Faro di Roma», 3 febbraio 2026. «... gravi criticità nella gestione delle prove digitali: su 239 dispositivi sequestrati, secondo la difesa, non sarebbe stata depositata alcuna copia forense, mentre le poche copie presenti non rispetterebbero gli standard tecnici richiesti. Nonostante l’ammissione del promotore di giustizia di non aver depositato tutto il materiale, ha sostenuto Viglione, il tribunale di primo grado non avrebbe tratto le conseguenze previste. Ulteriori profili di irregolarità sono stati sollevati dagli avvocati Cataldo Intieri e Massimo Bassi, difensori di Tirabassi, che hanno denunciato una violazione del principio di imparzialità, richiamando anche il cosiddetto caso Striano, relativo ad accessi abusivi a banche dati. Secondo le difese, esisterebbe un segmento rilevante dell’indagine che resta tuttora opaco e non conoscibile. Bassi ha inoltre richiamato un principio espresso recentemente da Papa Leone, secondo cui le attività istituzionali devono essere disciplinate da leggi debitamente promulgate e pubblicate, sostenendo che l’inefficacia dei rescritti comporterebbe la nullità del processo di primo grado. Gli avvocati di Mincione, Bruelhart e Di Ruzza si sono associati alle eccezioni sollevate. L’udienza è stata aggiornata a domani, ma una linea appare già chiara: il processo d’appello ruoterà in larga parte attorno alla natura e agli effetti giuridici dei rescritti pontifici, in un delicato equilibrio tra prerogative sovrane, garanzie processuali e credibilità dell’ordinamento giudiziario vaticano.»

  68. BulletFelice Manti, Appello a Becciu, le difese: "Vogliamo le carte di Striano", in «Il Giornale», 3 febbraio 2026. «Striano non ha risposto all'interrogatorio, non ha detto chi glielo chiese, negli atti si parla di contatti tra lui e membri della gendarmeria vaticana, ma non siamo in grado di dire chi - sottolineano i legali del broker - ma la logica ci dice che a chiedere questi accessi non poteva che essere una persona delle istituzioni a conoscenza di questa storia». D’accordo anche gli avvocati dell’altro finanziere R. M., processato ingiustamente e per questo recentemente risarcito dal Vaticano. «È l’ennesima prova di radicale nullità di questo processo», dice al Giornale Fabio Viglione, che con Maria Concetta Marzo difende il monsignore sardo, che secondo la sentenza non avrebbe comunque intascato una lira dei soldi presuntamente sottratti ai fondi riservati della Segreteria di stato vaticana. I legali di Becciu contestano anche altre nullità nella mancata consegna di atti decisivi per dimostrare l’innocenza del loro assistito, come le chat nelle quali Diddi avrebbe concordato con la Papessa Francesca Chaouqui e la nobildonna ex analista dei Servizi Genevieve Ciferri il memoriale di monsignor Alberto Perlasca che è servito a mascariare il monsignore davanti al vecchio Pontefice.»

  69. BulletM.N., Processo in Vaticano: prosegue l'analisi delle questioni preliminari presentate dalle difese, in «Sir», 3 febbraio 2026. «... “surreale carta bianca concessa al promotore di giustizia” e (...) “non sono esistiti in 2000 anni di storia della Chiesa rescritti che siano rimasti segreti”»

  70. BulletFranca Giansoldati, Vaticano, riparte l'appello del maxi Processo Becciu con l'ombra degli strani dossieraggi di Striano, ora i legali chiedono di acquisire gli atti, in «Il Messaggero», 3 febbraio 2026. SEMPRE DETTO: CHI SONO I MANDANTI DI STRIANO DENTRO IL VATICANO? E COME MAI ALESSANDRO DIDDI NEL SETTEMBRE DEL 2024 S'È PRECIPITATO AFFANNOSAMENTE A PERUGIA DA CANTONE?«... finora in aula sono mancate le basi per il cosiddetto «giusto processo». (...) Pur di non subire lo smacco di una formale ricusazione ha ripiegato su un passo indietro volontario. Di conseguenza la Corte d’Appello ora pronunciarsi esclusivamente sui capi di imputazione residui, così come riqualificati dal Tribunale, e non sulle otto accuse originarie, ormai definitivamente smentite, come insisteva Diddi in base al suo impianto accusatorio. Le difese hanno chiesto alla Corte d'Appello che venga acquisita agli atti del processo di secondo grado anche tutta ladocumentazione del procedimento numero 6122/25 istruito dalla Procura di Roma nei confronti di Pasquale Striano, il funzionario della Guardia di Finanza che era in servizio presso la Direzione Nazionale Antimafia ed è accusato di aver effettuato una raffica di accessi a vari registri informatici riservatissimi per fornire dati privati a terzi. Nello scandalo nazionale del dossieraggio – dove sono stati spiati almeno trecento tra politici del centrodestra, vip e imprenditori, trafugando dal sistema dati – risultano anche alcuni personalità vaticane, compreso visure su coloro che poi sarebbero diventati imputati nel Processo di Sloan Avenue. Le date come si diceva all'inizio sono importanti e fanno affiorare non pochi dubbi.  Se il 2 luglio 2019 fu depositata la denuncia dello IOR e un mese dopo il Revisore dei Conti vaticano, Cassinis Righini segnalava una certa «attività di intelligence» in base alla quale anche lui apriva un fascicolo, resta da capire per quale motivo Pasquale Striano – funzionario della Guardia di Finanza in Italia - consultava abusivamente in quel periodo banche dati riservatissime su persone che solo in seguito saranno poi oggetto di provvedimenti da parte della magistratura vaticana. L'elenco di chi fu spiato e oggetto di dossieraggi da Striano include, infatti, coloro che si ritroveranno molto in seguito indagati al di là del Tevere. In una memoria depositata stamattina dagli avvocati Cataldo Intrieri e Massimo Bassi, difensori di Fabrizio Tirabassi (funzionario della Segreteria di Stato condannato in primo grado per estorsione e autoriciclaggio) ritengono si sia trattato di «una attività di vero e proprio spionaggio attraverso la commissione di reati in territorio italiano ai danni di numerosi imputati del presente procedimento, delle loro società e di soggetti che avevano rapporti economici con loro, iniziata quando l’esistenza stessa del procedimento era nota solo agli inquirenti». Gli avvocati Intrieri e Bassi annunciano che una analoga segnalazione verrà depositata anche alla Procura di Roma «per le valutazioni e gli approfondimenti di competenza». E' l'ennesimo colpo si scena. A loro dire vi sarebbe, infatti, una lesione giuridica talmente evidente e grave da «richiedere l'annullamento del capo di sentenza». Non solo. «In ragione delle nuove risultanze emerge tuttavia la radicale nullità del procedimento, introdotto da una serie di accertamenti di “intelligence” (come riferisce il Promotore Diddi nella sua nota di apertura fascicolo in data 23 settembre 2019) di cui non solo è opinabile la legittimità alla luce dell’indagine dell’autorità giudiziaria italiana, ma di cui non vi è traccia negli atti». Da quando è scoppiato in Italia il caso Striano dopo la denuncia del ministro Crosetto in molti si interrogano come mai questo funzionario della Guardia di Finanza fosse così di 'casa' anche al di là del Tevere, fino da essere stato avvistato persino in Segreteria di Stato.»

  71. BulletNicole Winfield, Vatican's 'trial of the century' resumes after prosecutors suffer embarassing setbacks on appeal, in «AP», 3 febbraio 2026. «The appeals now proceeds on other defense arguments, with a next line of attack focusing on Francis’ role in the investigation. During the trial, defense attorneys had argued their clients couldn’t receive a fair trial in an absolute monarchy where the pope wields supreme legislative, executive and judicial power, and Francis used those powers during the investigation. At issue are four secret executive decrees Francis signed in 2019 and 2020, during the early days of the investigation, that gave Vatican prosecutors wide-ranging powers, including the unchecked use of wiretapping and the right to deviate from existing laws. The decrees only came to light right before trial and were never officially published. They provided no rationale or time frame for the surveillance, nor oversight of the wiretapping by an independent judge, and were passed specifically for this investigation. Legal scholars have said the secrecy of the laws and their ad hoc nature violated a basic tenet of the right to a fair trial requiring the “equality of arms” between defense and prosecution. In this case, the defense was completely unaware of the prosecution’s new investigative powers. Even Vatican legal officials have privately conceded that Francis’ failure to publish the decrees was deeply problematic. Diddi had argued that Francis’ decrees provided unspecified “guarantees” for the suspects, and the tribunal originally rejected the defense motions arguing they violated the defendants’ fundamental right to a fair trial. In a somewhat convoluted decision, the judges ruled that no violation of the principle of legality had occurred since Francis had made the laws. Under the church’s canon law, the pope can’t be judged by anyone but God. But the pope also can’t promulgate laws that violate divine law, setting up a potential dilemma if the court were to ultimately find that Francis’ decrees violated the defendants’ fundamental rights. The Vatican has insisted that the defendants all received a fair trial.» Anche in spagnolo.

  72. BulletPhilippe Marie, Affaire Becciu: l'interminable procès de l'immeuble de Londres reprend, la justice vaticane face à l'épreuve de vérité, in «Tribune Chrétienne», 3 febbraio 2026. LA PROVA DELLA VERITÀ. «Au-delà des enjeux financiers, le procès en appel s’est chargé d’une dimension explosive, celle de soupçons de manipulation interne. Dans un mémoire adressé à la procure de Rome, le cardinal Becciu et ses avocats dénoncent un « plan diabolique » visant à le faire tomber.Le cœur de cette thèse repose sur le revirement spectaculaire de Mgr Alberto Perlasca, ancien collaborateur du cardinal. Longtemps défenseur de son supérieur, il est devenu en 2020 un témoin clé de l’accusation. Des éléments versés au dossier indiquent qu’il aurait été influencé dans ses déclarations. Des échanges privés ont révélé l’implication de Francesca Immacolata Chaouqui, déjà condamnée dans l’affaire Vatileaks 2, qui aurait transmis à Perlasca, par l’intermédiaire de tiers, des questions préparées et présentées comme émanant d’un magistrat. Perlasca a reconnu avoir reçu ces documents, alimentant les accusations de falsification du processus probatoire.Un autre élément, longtemps resté en marge du débat public, est venu profondément modifier la lecture du dossier. Le 29 octobre 2025, le tribunal du Vatican a condamné l’historien et journaliste Nicola Giampaolo à trois ans et six mois de prison pour calomnie, avec interdiction d’exercer des fonctions publiques pendant la même durée. Figure médiatique régulièrement mise en avant dans certaines émissions d’enquête italiennes, Giampaolo avait diffusé pendant des années des accusations jugées mensongères et gravement diffamatoires contre le cardinal Becciu. Le tribunal l’a condamné à verser des dommages et intérêts au cardinal, au Dicastère pour les Causes des Saints et à l’un de ses responsables, établissant l’existence d’une entreprise de dénigrement délibérée.Cette décision judiciaire jette une lumière nouvelle sur l’environnement médiatique et informationnel dans lequel l’affaire Becciu a été construite et amplifiée. Dans ce contexte tendu et sulfureux , le pape Léon XIV a affirmé à plusieurs reprises que la justice devait être rendue avec transparence et impartialité, sans pressions internes ni règlements de comptes. Il a aussi reçu le cardinal Becciu en audience et exprimé son soutien institutionnel à une justice indépendante, rappelant que la vérité devait être servie dans la charité.Pour le cardinal Becciu, l’enjeu est personnel et vital, obtenir l’annulation d’une condamnation qu’il juge injuste et restaurer son honneur après des années d’exposition médiatique et judiciaire. Pour l’Église, l’enjeu est plus large et plus grave encore : l’affaire de l’immeuble de Londres est devenue un test de crédibilité pour les institutions vaticanes. Elle dira si la justice du Saint-Siège est capable de reconnaître à la fois les fautes réelles, les erreurs de gouvernance, mais aussi les calomnies et les manipulations lorsque celles-ci sont établies.À l’heure où le procès reprend, la justice vaticane se trouve ainsi face à une épreuve de vérité, dont l’issue pèsera durablement sur la confiance des fidèles et sur l’autorité morale de la Curie.»

  73. BulletMikael Corre, Procès de l'immeuble de Londres: un révélateur des limites de la justice, in «La Croix», 3 febbraio 2026.

  74. BulletGeraldina Boni, Manuel Ganarin e Alberto Tomer, L'importanza del principio iura novit curia nello Stato della Città del Vaticano, in «Stato, Chiese e pluralismo confessionale», 2 febbraio 2026. TUTTO DA LEGGERE! Difficile dire se nel "promotore di (in)giustizia" del Vaticano, Alessandro Diddi, prevalga l'incompetenza o l'arroganza.  Variante con le mie sottolineature.

  75. BulletAlberto Vacca, La giustizia oltre la gogna. Il fantasma di Tortora e il calvario giudiziario di Becciu, in «Quer pasticciaccio brutto del processo Becciu», 1° febbraio 2026. «Il processo vaticano che coinvolge il cardinale Becciu è nato formalmente dall’inchiesta sull’acquisto del palazzo di Sloane Avenue a Londra. Tuttavia, il coinvolgimento diretto di Becciu ha preso corpo soprattutto attraverso le accuse di monsignor Alberto Perlasca, suo ex collaboratore, divenute centrali nel processo di primo grado. Dagli atti processuali è ormai emerso chiaramente che tali accuse sono state suggerite a Perlasca da Francesca Chaouqui, mossa dal desiderio di vendicarsi di Becciu per i trascorsi legati al secondo caso Vatileaks del 2015. Il risentimento di Chaouqui nei confronti di Becciu affonda le radici nella sua esperienza all’interno della commissione COSEA, organismo vaticano incaricato di riformare la gestione economica della Santa Sede, operante dal 2013 al 2014. Quando Chaouqui venne proposta come membro della commissione, Becciu si oppose alla sua nomina, segnalando a papa Francesco profili di inopportunità. Questa presa di posizione segnò l’inizio dell’ostilità tra i due. Con l’esplosione del caso Vatileaks, Chaouqui venne prima arrestata, nel novembre 2015, e successivamente condannata dal Tribunale vaticano, nel 2016, a 10 mesi di reclusione – con pena sospesa per cinque anni – per concorso in divulgazione di documenti riservati. Questo evento scatenò una guerra personale di Chaouqui contro Becciu, nei cui confronti cominciò a nutrire un forte rancore, culminato nella sua volontà di screditarlo manipolando la testimonianza di Perlasca. Oltreché per l’acquisto del palazzo di Londra, Becciu è stato chiamato in causa anche per altre due vicende: il finanziamento alla Caritas di Ozieri e il caso della liberazione di una suora rapita in Mali. Tre accuse diverse, ma accomunate dall’inesistenza di prove certe che provino la sussistenza dei reati contestatigli. Il peso delle dichiarazioni e la costruzione del colpevole. Come nel caso Tortora, anche nel processo Becciu il primo grado del giudizio si fonda in larga misura su dichiarazioni accusatorie prive di riscontro oggettivo. Il parallelismo svela però una realtà perfino più amara: il memoriale di Perlasca, pilastro del processo Becciu, ha visto crollare la propria attendibilità proprio a causa di una genesi inquinata da pressioni esterne. (...) Entrambi i casi rivelano gli effetti nefasti di una narrazione mediatica che precede e condiziona l’esito del processo. Tortora fu esposto alla gogna pubblica prima della sentenza definitiva; sorte analoga è toccata a Becciu, colpito da una condanna reputazionale anticipata quando, il 24 settembre 2020, il papa ne dispose le dimissioni da Prefetto dalla Congregazione delle Cause dei Santi sulla scia di una campagna stampa aggressiva. Il secondo grado di giudizio come baluardo della civiltà giuridica. La vicenda di Enzo Tortora rimane il simbolo di come il giudizio di appello rappresenti un passaggio vitale per rimediare alle storture del primo grado. Nel caso del cardinale Becciu, questa necessità appare oggi imperativa, specialmente dopo che la Cassazione vaticana, il 12 gennaio 2026, ha sbarrato la strada al ricorso del Promotore di giustizia. Ciò che resta sul tavolo sono soltanto tre capi d'accusa, la cui tenuta è minata da due vizi di fondo: l'uso di formule congetturali che, ribaltando l’onere della prova, costringono l'imputato a dimostrare la propria innocenza contro illazioni basate su mere presunzioni di colpevolezza, e la violazione del principio che il giudice può pronunciare sentenza di condanna solo se l’imputato risulta colpevole del reato che gli viene contestato al di là di ogni ragionevole dubbio. L’auspicio è che nella Corte d’appello vaticana vi sia un giudice relatore capace di emulare l'esempio del giudice Michele Morello: una figura che sappia mettere in luce ogni singola incongruenza del giudizio di primo grado e accertare finalmente la verità, attraverso un’interpretazione rigorosa dei fatti e delle norme di diritto che reggono il processo. (...) Una condanna basata su congetture e non su prove certe – qual è quella inflitta in primo grado a Becciu – rappresenta una profonda ferita inferta ai principi del giusto processo. Il giudizio d’appello rappresenta uno degli argini più importanti contro l’errore giudiziario. Non serve a confermare ciò che è già stato deciso, ma a verificare se la sentenza di primo grado sia giusta. Un sistema giudiziario dimostra la propria autorevolezza non quando condanna, ma quando sa riconoscere i propri errori, respingere le pressioni esterne e rifiutare riqualificazioni forzate che snaturano le contestazioni originarie. La ricerca del colpevole a ogni costo, sacrificando il diritto di difesa, non è un traguardo, ma una deriva. In questo quadro, l’assoluzione di Becciu non solo è possibile, ma è anche l’unico esito compatibile con la dignità del diritto e con la credibilità della giustizia vaticana. Il parallelismo tra Angelo Becciu ed Enzo Tortora non risiede solo nel calvario mediatico, ma nella strenua difesa della propria dignità. Come il conduttore televisivo quarant’anni fa, Becciu ha attraversato il primo grado del giudizio opponendo la forza dei fatti alla fragilità di un impianto accusatorio che ha ignorato l'evidenza delle carte processuali. Oggi, nell’aula della Corte di appello vaticana, risuona lo stesso disperato appello alla verità: «Sono innocente! Lo gridano le carte, lo gridano i fatti». I giudici vaticani hanno ora l'occasione di dimostrare che quel grido merita, finalmente, di trovare ascolto nel nome della vera giustizia.»

  76. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, Leone XIV inaugura l'Anno Giudiziario. Le sue riflessioni sul rapporto tra "la verità della giustizia e la virtù della carità". Cos'è veramente il contraddittorio nel "processo"?, in «Osservazioni Casuali», 104, 24-31 gennaio 2026. «Il processo non è di per sé una tensione tra interessi contrastanti, come a volte viene frainteso, ma è lo strumento indispensabile per discernere la verità e la giustizia nel caso. Il contradittorio nel processo giudiziale, di conseguenza, è un metodo dialogico per l’accertamento del vero. La concretezza del caso, infatti, richiede sempre che siano appurati i fatti e confrontate le ragioni e le prove a favore delle varie posizioni, sulla base delle presunzioni di validità del matrimonio e di innocenza dell’indagato, fino a prova contraria. L’esperienza giuridica maturata testimonia il ruolo imprescindibile del contraddittorio e l’importanza decisiva della fase istruttoria. Il giudice, mantenendo l’indipendenza e l’imparzialità, dovrà dirimere la controversia secondo gli elementi e gli argomenti emersi nel processo. Non osservare questi basilari principi di giustizia – e favorire una disparità ingiustificata nella trattazione di situazioni simili – è una notevole lesione al profilo giuridico della comunione ecclesiale.»

  77. BulletErmes Antonucci, "Io, magistrato, chiedo scusa per aver ignorato i danni del correntismo e della gogna mediatica". Parla Padalino, in «Il Foglio», 30 gennaio 2026. «Mi scuso per aver ignorato le vittime innocenti della malagiustizia: indagati e imputati, persone comuni e celebri, colpiti dal maglio di una giustizia di parte, autoreferenziale e proiettata verso un delirio di onnipotenza, in grado di distruggere vite e professionalità, calpestando esseri umani, rappresentati come colpevoli e messi alla berlina su giornali e media compiacenti. Mi scuso per aver creduto soltanto nel mio lavoro, ignorando un sistema correntizio che non privilegia il merito, ma il compromesso, la scarsa efficienza, la mediocrità. Mi scuso per aver ignorato i mali e le devastazioni che un sistema fuori controllo ha fatto e continua a fare a troppe persone oneste e perbene”. Aggiungo il commento di Mario Becciu, il fratello del cardinale crocifisso da innocente: «Come non provare profonda empatia e affettuosa solidarietà al magistrato Padalino!  La distruzione delle vite altrui, la gogna mediatica quotidiana, il marchio di corrotti cucito addosso  da stampa e magistratura collusi sappiamo bene cosa siano. Se poi tutto ciò avviene con l’imprimatur papale, il danno è irreversibile.» Ovviamente a me non interessa la campagna referendaria in corso in Italia (sono svizzero). Ma ricordo che in Vaticano non esiste nemmeno la separazione dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. Per cui basta ingannare il Papa, magari con una campagna stampa di mascariamento ben orchestrata e mettertelo contro – anche se tu gli sei sempre stato fedelissimo – per essere condannato dalla massima Autorità legislativa (che quindi può modificare le leggi contro di te a suo piacimento), esecutiva (che quindi può licenziarti su due piedi senza motivazione alcuna, e sottoponendoti alla più violenta gogna mediatica mai vista) e giudiziaria (per cui i giudici sono suoi subalterni, da lui scelti e da lui in ogni istante licenziabili, e non possono non confermare la condanna, anche se non emerge un briciolo di prova contro di te). Una barbarie senza precedenti! Vaticano: il processo di appello nel caso Becciu diventa un boomerang per l'accusa, in «Adista», 24 gennaio 2026. «Il processo di appello in corso in Vaticano per la compravendita di un immobile di lusso situato a Londra, in Sloane Avenue, con fondi della Segreteria di Stato, è entrato in una fase nuova e inaspettata. D’altro canto, ha il suo peso anche il passaggio da un papa all’altro, considerato il sistema di potere e giudiziario che sussiste in Vaticano. Ma andiamo con ordine. Lo scorso 12 gennaio, infatti, la Sala stampa della Santa Sede ha diffuso un breve ma estremamente significativo comunicato. «In data odierna – si legge infatti nel testo – la Corte di Cassazione si è pronunciata con due ordinanze in merito ai ricorsi proposti dal Promotore di Giustizia, in un caso prendendo atto della dichiarazione di astensione nel procedimento del Prof. Alessandro Diddi e nell’altro confermando l’inammissibilità dell’appello del Promotore pronunciata dalla Corte di Appello». Quindi la notizia sulla ripresa delle udienze: «La Corte di Appello celebrerà la sua prossima udienza il 3 febbraio prossimo». Terzietà venuta meno. In sostanza due erano i nodi del contendere: in primo luogo la richiesta di ricusazione del capo dell’accusa, il promotore di giustizia vaticano Alessandro Diddi (l’equivalente del pubblico ministero), da parte degli avvocati di quattro imputati: i legali del card. Giovanni Angelo Becciu, di Enrico Crasso, ex consulente della Segreteria di Stato, del finanziere R. M. e di Fabrizio Tirabassi, ex dipendente dell’Ufficio amministrativo. Gli avvocati difensori motivavano tale mozione con quello che hanno indicato come un coinvolgimento di Diddi in alcune chat WhatsApp con figure esterne alle indagini che avrebbero però condizionato uno dei testimoni, mons. Alberto Perlasca, ex direttore dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, nelle sue accuse contro Becciu, minando in tal modo il principio della “terzietà” della magistratura e la ricerca della “verità dei fatti”. ...» Una magistratura in combutta con una pregiudicata manipolatrice e con il testimone bugiardo ha fatto condannare un innocente?

  78. BulletIvo Pincara, "Oggi più che mai, l'assoluzione del Cardinal Becciu non appare solo possibile, ma necessaria", in «Korazym», 25 gennaio 2026.

  79. BulletAlberto Vacca, Perché Becciu va assolto, in «Sardegna e Libertà», 25 gennaio 2026. «Ero e resto convinto che Becciu sia stato condannato per coprire l’errore d’ira di Papa Francesco e la sua responsabilità, insieme a Parolin, nella vendita, frettolosa e sbagliata, del palazzo di Londra. (...) Il processo in corso a Sassari per peculato è una vergogna indicibile, palcoscenico per avvocati vanitosi e inconcludenti, giuridicamente mostruoso e logicamente kafkiano» (Paolo Maninchedda). «In tutti e tre i casi, la responsabilità penale è stata affermata facendo ricorso a formule congetturali – come il noto principio «non poteva non sapere» – che sostituiscono la prova con la presunzione e ribaltano l’onere probatorio sull’imputato. Un approccio incompatibile con i principi fondamentali del giusto processo. Assolvere il cardinale Becciu non significa negare l’esigenza di trasparenza nella gestione delle finanze vaticane. Significa, al contrario, riaffermare un principio essenziale di civiltà giuridica: non si condanna per deduzione, per opportunità o per equilibrio politico, ma solo sulla base di prove certe e di qualificazioni giuridiche corrette. È ora che il processo d’appello restituisca centralità al diritto e ai fatti. Ed è per questo che, oggi più che mai, l’assoluzione di Becciu non appare solo possibile, ma necessaria» (Alberto Vacca).

  80. BulletAldo Cazzullo intervista Antonio Di Pietro, Lo scandalo Infinito: dalla Banca Romana a Tangentopoli, in «Una giornata particolare», La7, 25 gennaio 2026. E intanto il giudice del Vaticano Giusepp Pignatone è indagato per favoreggiamento alla mafia in un'indagine attinente al gruppo Gardini e all'inchiesta mafia-appalti, cui stava lavorando Paolo Borsellino prima di essere ucciso. Cosa c'entra lo IOR in questa bruttissima faccenda? "Cui prodest" la condanna di un uomo onesto e scomodo come il card. Becciu?

  81. BulletPapa Leone XIV, Messaggio di Sua Santità papa Leone XIV per la LX giornata mondiale delle comunicazioni sociali, 24 gennaio 2026. «Sistemi che spacciano una probabilità statistica per conoscenza stanno in realtà offrendoci al massimo delle approssimazioni alla verità, che a volte sono vere e proprie “allucinazioni”. Una mancata verifica delle fonti, insieme alla crisi del giornalismo sul campo che comporta un continuo lavoro di raccolta e verifica di informazioni svolte nei luoghi dove gli eventi accadono, può favorire un terreno ancora più fertile per la disinformazione, provocando un crescente senso di sfiducia, smarrimento e insicurezza.» Come no! L'abbiamo visto plasticamente nelle perversioni e nelle manipolazioni giornalistiche degli ultimi anni.

  82. BulletPremio Stampa d'Eccellenza a Palazzo Grazioli: qualità, futuro e memoria, in «Rainews», 23 gennaio 2026.

  83. BulletFranca Giansoldati, Addio a John Allen: vaticanista che spiegava agli americani i retroscena della Santa Sede, dei conclavi e dei Papi, in «Il Messaggero», 22 gennaio 2026. RIP Il giornalista e vaticanista americano John Allen – che ha fornito molti articoli di valore alla mia rassegna stampa sul "caso Becciu" – purtroppo ci ha lasciati. Ha sempre tenuto fermo il principio fondamentale – che è anche un diritto umano – della presunzione d'innocenza, fino a prova contraria. Per questo non ha amato i sotterfugi e le manipolazioni di certi ambienti giornalistici vaticani, oltre che della malagiustizia vaticana.

  84. BulletAndrea Caldart, Processo Becciu: tra giustizia vaticana, ingerenze e vicende personali, in «QuotidianoWeb», 22 gennaio 2026. UN MASCARIAMENTO COMMISSIONATO? «Ma il nodo più delicato resta un altro, ed è quello che molti evitano di affrontare apertamente: il ruolo di Papa Francesco nelle fasi iniziali della vicenda. Il Pontefice scelse di intervenire prima che un giudice si pronunciasse, assumendo come base una ricostruzione giornalistica e traducendola in un atto disciplinare immediato e irreversibile. (...) La domanda che si impone è semplice e al tempo stesso dirompente: perché un Papa ha ritenuto più affidabile una narrazione mediatica rispetto a un accertamento giudiziario? Perché imprimere una svolta drastica quando i fatti erano ancora tutti da verificare? In quel momento, la presunzione di innocenza è stata sacrificata sull’altare dell’opportunità comunicativa. (...) Le successive modifiche normative intervenute a procedimento avviato hanno ulteriormente aggravato questa percezione, alimentando il sospetto che le regole non fossero uguali per tutti, ma adattabili in base al contesto e al clima del momento. Un’impostazione che mal si concilia con qualsiasi idea moderna di giustizia.»

  85. BulletAndrea Gagliarducci, Leo XIV, the long transition, in «Mondayvatican», 19 gennaio 2026. Anche in italiano. «Leone XIV dovrà affrontare diverse questioni irrisolte. Una di queste è il cosiddetto “processo Becciu” sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Leone XIV decise di non intervenire nel processo ma di accettare il corso della giustizia, e la sua decisione di di non fare nulla ha già prodotto alcuni sviluppi drammatici. L’ultimo è la decisione del Promotore di Giustizia Alessandro Diddi di ritirarsi dal processo di appello. Diddi non solo ha visto la sua mozione di appello respinta dall’Alta Corte dello Stato della Città del Vaticano, ma si è anche trovato sotto accusa per una serie di intercettazioni telefoniche che lo mostravano in contatto con individui che facevano pressione anche su un testimone, Mons. Alberto Perlasca. Diddi ha lasciato la scena, la Corte ha già dimostrato come intende amministrare la giustizia e il clima al suo interno è completamente nuovo. Anche qui, l’effetto Leone XIV è all’opera.»

  86. BulletAlberto Vacca, Perché il cardinale Becciu va assolto. Le accuse non reggono alla prova dei fatti, 17 gennaio 2026. «Un dato preliminare, spesso oscurato nel dibattito pubblico, è decisivo: tutte le otto accuse formulate dal promotore di giustizia nella loro originaria impostazione sono state giudicate infondate dal Tribunale. Nessuna di esse ha retto nella forma in cui era stata costruita dall’accusa. Solo tre capi di imputazione sono stati ritenuti astrattamente rilevanti, ma esclusivamente dopo una profonda e radicale riqualificazione giuridica operata dal Tribunale, che ha sostituito alle contestazioni originarie un diverso inquadramento normativo dei fatti. Questo dato, da solo, certifica il fallimento dell’impianto accusatorio del promotore di giustizia e ridimensiona fortemente la portata della condanna pronunciata in primo grado. (...) Il promotore di giustizia aveva costruito l’azione penale su otto capi d’imputazione, ampliando progressivamente il perimetro del processo ben oltre le contestazioni iniziali. Tuttavia, il Tribunale ha dichiarato cinque accuse del tutto infondate, pronunciando assoluzioni con formula piena. Le restanti tre accuse – relative al palazzo di Londra, alle donazioni alla Caritas di Ozieri e ai fondi destinati alla liberazione di suor Gloria Cecilia Narváez – non sono state accolte nella formulazione del promotore, ma sono state completamente riscritte dal Tribunale, che ha abbandonato le qualificazioni originarie per costruire un nuovo impianto giuridico funzionale alla condanna. È un passaggio cruciale: se il Tribunale si fosse limitato alle imputazioni proposte dal promotore di giustizia, nessuna condanna sarebbe stata possibile. (...) Di conseguenza, la Corte d’Appello è ora chiamata a pronunciarsi esclusivamente sui tre capi di imputazione residui, così come riqualificati dal Tribunale, e non sulle otto accuse originarie, ormai definitivamente smentite. (...) Resta tuttavia il nodo centrale: il canone 1284 disciplina obblighi di corretta amministrazione e responsabilità di natura gestionale, ma non tipizza una fattispecie penale né consente di fondare una responsabilità criminale in assenza di un dolo specifico, di un danno certo e di una violazione puntuale di norme penali determinate. La valutazione del rischio dell’investimento è stata inoltre compiuta ex post, sulla base dell’esito negativo dell’operazione, trasformando una scelta amministrativa discrezionale in una responsabilità penale retroattiva, in evidente contrasto con i principi fondamentali del diritto penale. Quanto alle donazioni alla Caritas di Ozieri è pacifico che i fondi siano stati destinati a un ente ecclesiastico e utilizzati per finalità caritative. Non è mai stata provata alcuna appropriazione né un vantaggio personale per Becciu o per i suoi familiari. (...) Infine, nel caso dei fondi destinati alla liberazione della suora rapita in Mali, il Tribunale ha escluso il peculato ma ha riqualificato il fatto come truffa aggravata, ipotizzando che Becciu abbia indotto in errore i vertici vaticani. Anche qui, però, manca qualsiasi prova del dolo, così come qualsiasi evidenza di un interesse personale. Tutti i pagamenti furono effettuati nel contesto di un’operazione autorizzata ai massimi livelli e finalizzata a salvare una vita. (...) In tutti e tre i casi, la responsabilità penale è stata affermata facendo ricorso a formule congetturali – come il noto principio «non poteva non sapere» – che sostituiscono la prova con la presunzione e ribaltano l’onere probatorio sull’imputato. Un approccio incompatibile con i principi fondamentali del giusto processo. Assolvere il cardinale Becciu non significa negare l’esigenza di trasparenza nella gestione delle finanze vaticane. Significa, al contrario, riaffermare un principio essenziale di civiltà giuridica: non si condanna per deduzione, per opportunità o per equilibrio politico, ma solo sulla base di prove certe e di qualificazioni giuridiche corrette. È ora che il processo d’appello restituisca centralità al diritto e ai fatti. Ed è per questo che, oggi più che mai, l’assoluzione di Becciu non appare solo possibile, ma necessaria.»

  87. BulletIL METODO DIDDI. È un metodo: quando sai che i tuoi assurdi teoremi si stanno frantumando contro il muro della verità, dopo aver causato tanti danni malvagi per anni e anni, anziché ammettere d'aver avuto torto, fai un passo indietro, ti nascondi dietro il paravento, passi la mano, vigliaccamente. Oggi come 5 anni fa. È un metodo, il metodo Diddi, di Alessandro Diddi: una resa senza onore, espressione del peggiore andazzo che ha amministrato la malagiustizia negli ultimi sei anni in Vaticano!

  88. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, Corte di Cassazione del Vaticano: decisioni sul Procuratore di giustizia Alessandro Diddi e sull'inammissibilità del suo appello. "Ora piena innocenza pe ril card. Becciu", in «Osservazioni Casuali», 102, 10-17 gennaio 2026. E ORA, DOPO L'ALLONTANAMENTO DI DIDDI? «Questo breve comunicato, in sostanza, è un primo solido indizio che il “caso Becciu”, la cui sentenza in primo grado è in appello, con alta probabilità sarà indirizzato verso criteri e metodi di verità e giustizia e ciò dovrebbe mettere fine alle accuse architettate contro il porporato e fare entrare in questa storia la luce della trasparenza. È il momento di chiedersi: ma cosa c’era dietro a questo strano processo? Anzi, su quali basi Alessandro Diddi ha potuto spadroneggiare con acrobazie di ogni tipo? Chi e come condizionò negativamente alcune decisioni di Papa Francesco? Qual è il vero ruolo che hanno avuto il famigerato mons. Alberto Perlasca, il sostituto mons. Edgardo Peña Parra nonché lo stesso Segretario di Stato, card. Pietro Parolin? In questa storia non basta dichiarare senza equivoci la piena innocenza del cardinale Giovanni Angelo Becciu. Non basta qualsiasi tipo di risarcimento, soprattutto morale ed ecclesiale. Occorre dare alla giustizia vaticana una credibilità convincente e universalmente accettata. Occorre riformare l’ordinamento giudiziario vaticano.  Quindi servono risposte precise a molte delle domande proposte.»

  89. BulletFilomena Indaco, Diddi si astiene dal processo d'appello: svolta nel caso Becciu, in «Il Giornale Popolare», 16 gennaio 2025. «Cadono le maschere? Si astiene chi non ha argomenti. O chi vede che i propri argomenti menzogneri si frantumano al contatto con la verità, e teme una bocciatura su tutta la linea da parte della Corte superiore. E se ne va alla chetichella, con la coda fra le gambe, chi ha parecchi scheletri nell'armadio» (AP).

  90. BulletSéisme judiciaire au Vatican: la Cour de cassation verrouille le dossier Becciu, in «Actualités», 15 gennaio 2026. «Au-delà des individus, c’est la crédibilité du système judiciaire du Vatican qui est en jeu. Le pape François avait investi un fort capital politique dans ce procès, souhaitant en faire le symbole d’une « maison propre » et d’une tolérance zéro envers la corruption financière. Cependant, l’agressivité procédurale du Promoteur de justice avait fini par susciter un malaise, même au sein de la Curie. En bloquant l’appel du procureur, la Cour suprême envoie un message clair : la lutte contre la corruption ne peut se faire au détriment des normes du droit.»

  91. BulletSolarino Antonino, Nella giustizia in Vaticano si può tornare a credere, in «Facebook», 14 gennaio 2026. «Dopo anni di ingiustizia e di sofferenza inflitta ad innocenti, dopo quattro rescripta con norme retroattive a vantaggio dell'accusa e a danno degli imputati, dopo le prove occultate a danno degli imputati, dopo le promozioni di colpevoli in cambio di bugie, dopo le testimonianze messe in bocca a testimoni da parte dei vertici della gendarmeria (a proposito a quando la rimozione?), dopo le scorrettezze di promotori di giustizia preoccupati di mettere in scena show personali e di presidenti di tribunali indagati per mafia, dopo l'assurdita di condanne senza prove a persone a cui viene negato, dal papa precedente, il sacro diritto ad appellarsi, la corte di appello e la cassazione stanno provando a ricostruire dalle macerie " grazie anche ad un Papa che non interferisce e rispetta l'autonomia dei giudici. Attendiamo con fiducia il processo di appello al cardinale Becciu. Siamo sicuri che la sua innocenza verrà fuori, dopo la ridicola condanna che gli è stata inflitta per peculato nonostante lo stesso tribunale abbia ammesso che mai il cardinale si sia appropriato di un solo euro.»

  92. BulletAndrea Gagliarducci, Fiscal del Vaticano se aparta mientras avanza la apelación del juicio por propiedad en Londres, in «Aciprensa», 14 gennaio 2026. Anche in inglese.

  93. BulletMario Mossa, Facebook, 14 gennaio 2026. «Il Promotore di Giustizia del Vaticano è stato cacciato a pedate nel sedere. Certo non lo leggerete scritto proprio così, ma siccome posso evitare l'etichetta e sono in grado di ridurre alla sintesi estrema le determinazioni della Corte di Cassazione (composta, fra gli altri, dal cardinale Zuppi), la sostanza è questa. Il Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, dopo aver ottenuto la condanna del cardinale Becciu a 5 anni e mezzo, voleva fare l'accusatore anche in appello, forse nella speranza di ottenere quanto aveva chiesto in primo grado: 7 anni e 3 mesi. I cardinali della suprema corte vaticana, nella forma che si addice alla loro veste, in pratica gli hanno detto: ti diamo l'opportunità di andartene prima che ti mandiamo via noi. E così ha fatto.  Indubbiamente intendeva ottenere una nuova condanna. Solo che nel frattempo sono risultate chiarissime alcune cose (già evidenti per alcuni, fra i quali mi onoro di essere) con cui Diddi è riuscito a eseguire un disegno che non aveva come obiettivo la verità, ma spazzar via un alto prelato che aveva alzato un po' troppo la cresta. E come? Inventando reati inesistenti, come la questione della speculazione milionaria di Sloane Avenue. Per quello sciagurato investimento il cardinale Becciu è stato condannato per peculato. E quale peculato, visto che lo stesso giudice Pignatone ha scritto (in stridente contrasto perfino con la logica) che il porporato di Pattada non ha intascato un soldo? Peculato per omessa vigilanza. Viene da ridere, vero? E con quali prove? Semplice. Inventate quelle a favore dell'accusa e nascoste quelle che avrebbero favorito la difesa. Come le oltre 100 chat omesse, in cui risultava chiara l'architettura fasulla dell'accusa. Con testimoni discutibili e ben istruiti e con un imputato, monsignor Perlasca, diventato l'arma più potente del Promotore. Queste cose le scrivo da un paio d'anni. Ora confido nel trionfo della verità. Anche se il disegno inquinato è stato ormai compiuto ugualmente.  Ma almeno sarà salva la dignità, così malamente infangata, di don Angelino, come non hanno mai smesso di chiamarlo a Pattada e a Ozieri. Manca un pezzo. Perché? Questo lo sanno lassù e qualcuno quaggiù. È molto improbabile che si giunga un giorno alla risposta. Posso azzardare un'ipotesi. C'è stato almeno un mandante. Diddi ha più l'aria del sicario.»

  94. BulletFrancesco Peloso, Le chat e l'astensione. Il caso Becciu segna il tramonto di Diddi, in «Domani», 14 gennaio 2026.