«Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo,

diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.» (Mt 5,11-12)


«Cosa dice la giurisprudenza mondiale? Che se una causa è aperta c’è la presunzione d’innocenza.

Forse non è innocente, ma c’è la presunzione. Una volta ho parlato di un caso in Spagna

di condanna mediatica che ha rovinato la vita di alcuni sacerdoti che poi sono stati riconosciuti innocenti.

Prima di condannare dal punto di vista mediatico, meglio pensarci due volte.» (Papa Francesco)

 

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«Quando si alleano i grandi poteri per auto-conservarsi, il giusto paga per tutti.» (Papa Francesco)


«Il lawfare inizia attraverso i mass media, che denigrano [l'obiettivo] e insinuano il sospetto di un reato. Si creano indagini enormi e per condannare basta il volume di queste indagini, anche se non si trova il reato.» (Papa Francesco)


«Non abbiate paura delle condanne, non preoccupatevi: prima o poi le critiche e le accuse false cadono e i valori superficiali che le sostengono si rivelano per quello che sono, illusioni. (...) Non abbiate paura delle condanne del mondo.» (Papa Francesco)


«A volte, annunciare che la speranza non delude significa andare controcorrente, persino contro l’evidenza di situazioni dolorose che sembrano senza via d’uscita. Ma è proprio in quei momenti che può meglio manifestarsi come il nostro credere e il nostro sperare non vengano da noi, ma da Dio.» (Papa Leone XIV)


«Ci sono momenti in cui raggiungere la verità è doloroso, ma necessario.» (Papa Leone XIV)

Il 24 settembre 2020 il cardinale Giovanni Angelo Becciu ha presentato a Papa Francesco la propria rinuncia – forzata – «alla carica di Prefetto della Congregazione dei Santi e dai diritti connessi al Cardinalato». Il card. Pietro Parolin, il più stretto collaboratore del Papa, che ha dato il suo consenso all'acquisto del Palazzo di Londra («sono favorevole alla stipulazione dei contratti»), si è precipitato a dichiarare che lui non ne sapeva nulla. Per più di nove mesi la Santa Sede non ha fornito nessuna spiegazione, ma alcune testate giornalistiche hanno attivato una campagna violentissima e martellante in cui hanno addossato numerose colpe al cardinale sardo. Lui si è proclamato innocente, ha trovato la vicenda surreale e spera che l'equivoco si chiarisca. Per più di altri sette mesi il processo non è entrato in materia, poiché il Promotore di (In)Giustizia Alessandro Diddi non ha obbedito agli ordini del Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone, vale a dire consegnare il materiale probatorio integralmente («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). Ciononostante – e contraddicendosi – il Presidente ha deciso di passare alla fase dibattimentale. Il cardinale ha evidenziato come le accuse orchestrate contro di lui siano assurde, incredibili, grottesche, mostruose. In aula è anzi emerso che il testimone chiave Alberto Perlasca, la cui deposizione in istruttoria risulta piena di omissis, era manipolato; ma il Tribunale ha protetto la manipolatrice, cancellando l'interrogatorio di Francesca Immacolata Chaouqui calendarizzato per il 16 febbraio 2023 e tenendo nascosti 120 su 126 messaggi intercorsi tra lei e Genoveffa Ciferri (l'amica di Perlasca). Perché i magistrati non cercano e non servono la verità? Cosa nascondono?

«Amor mi mosse, che mi fa parlare.» Questa rassegna stampa – compilata per amore della Chiesa – intende aiutare a farsi un'idea compiuta della vicenda, nella certezza che la verità ci renderà liberi. Tutti. I contributi, vagliati con discernimento, propongono letture più o meno condivisibili (non necessariamente tutte concordanti); spero invece di evitare articoli disonesti o calunniosi. Dopo aver subito infinite menzogne, è necessario mettere in circolazione la verità, come è necessario mettere in circolazione sangue sano per salvare un corpo in cui è stata iniettata una quantità enorme di veleno. Sempre nella convinzione della sacralità del principio della presunzione d'innocenza, che papa Francesco ha definito «un diritto umano»; fino a prova contraria. Non si può sorvolare sull'ingiustizia inflitta a un uomo innocente e perbene.

Nell'agosto del 2022, nel settembre del 2023 e poi nel dicembre del 2024 papa Francesco ha invitato il card. Becciu ai Concistori. Ai magistrati ha però detto che bisogna «evitare il rischio di "confondere il dito con la luna": il problema non sono i processi, ma i fatti e i comportamenti che li determinano». Ma se la luna non c'è? E se Becciu fosse davvero innocente, vittima di un colossale complotto?

Papa Francesco può essere stato tratto in inganno e indotto in errore? Può essere stato fatto cadere in una trappola? Può aver condannato un innocente? Nel marzo del 2023 Francesco ha riconosciuto: «A volte mi sale il sangue alla testa. Poi si perde la pazienza e quando si perde la pace si scivola e si commettono errori. Bisogna saper aspettare». Già, vale proprio per tutti. Sia chiaro: chi pretende che qualcuno – fosse anche il Papa – sia sempre infallibile non gli usa misericordia e lavora per una perversa ragion di stato, anziché per la verità, per la Chiesa e per il Papa. L'importante è riconoscerli, gli errori, e agire di conseguenza, vale a dire rimediare, finché non è troppo tardi. Meglio ammettere d'essere stati ingannati che perseverare nell'errore. Che fare, allora? Io il 13 marzo 2023 ho scritto a Papa Francesco. E tu?

Il 26 luglio 2023, dopo due anni di processo e 67 udienze, livido di accanito furore, il PdG Diddi ha chiesto una pena di più di 7 anni di carcere per il cardinale; ma senza fornire un briciolo di prova a sostegno dei suoi teoremi! Il 22 novembre e il 12 dicembre gli avvocati Viglione e Marzo hanno smontato una per una tutte le accuse. Il 16 dicembre il cardinale è stato condannato a 5 anni e 6 mesi di carcere.

Nella Settimana Santa del 2024 Becciu ha scritto una lettera ai suoi confratelli cardinali, ribadendo: «SONO INNOCENTE, NON SONO UN CORROTTO». Il Vaticano con questo processo «ha perso un’occasione unica per mostrare al mondo come amministrare la giustizia nel rispetto dei diritti degli accusati».

Ma nel frattempo è emerso che: 1) Almeno un magistrato italiano e un ufficiale della Guardia di finanza in servizio alla Direzione investigativa antimafia, a quanto pare in collaborazione con membri dei Servizi segreti (deviati?), hanno effettuato spionaggi e dossieraggi illeciti contro le persone coinvolte nel "processo del secolo" in Vaticano (chi sono i mandanti dentro il Vaticano? E come mai Diddi si è precipitato affannosamente a Perugia da Cantone?). 2) Il Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone è indagato per favoreggiamento alla mafia e per aver comprato delle case da mafiosi (a quanto pare pure membri della loggia massonica) pagando in parte in nero! Che credibilità ha questo giudice? E come può, sotto il profilo etico, morale, emettere sentenze in nome del Papa? Certamente a qualcuno faceva comodo sapere che Pignatone fosse ricattabile. Becciu poi è stato cacciato per molto meno, e senza neanche un avviso di garanzia! 3) Le sentenze della Giustizia britannica hanno radicalmente smentito i teoremi del promotore di (in)giustizia vaticano Alessandro Diddi. 4) È partita la rappresaglia contro coloro che difendono la verità e l'innocenza del card. Becciu. 5) Nell'aprile del 2025, con la scoperta delle chat tenute colpevolmente nascoste dal promotore di ingiustizia Diddi (chat presentate in una denuncia all'ONU), emergono le prove del complotto imbastito contro Becciu dal trio Chaouqui-Ciferri-Perlasca, apparentemente con la collaborazione del commissario della Gendarmeria Stefano De Santis e dello stesso Diddi, l'«anello debole» della catena (e quindi manipolabile?), il quale mentendo ha sempre detto di non essere stato in contatto con Chaouqui. C'è dietro un loschissimo "do ut des"?

La domanda è ormai imbarazzante, in Italia come in Vaticano: chi deve cercare la verità, se le persone sospette, coloro che si comportano in modo equivoco o losco, sono i magistrati e i membri delle forze dell'ordine (Diddi, Pignatone, De Santis, Striano, Laudati, Cafiero De Raho, Natoli, Scarpinato...)?

Francesca Immacolata Chaouqui ha affermato spudoratamente: «SE IO NON FOSSI STATA NOMINATA IN COSEA, PROBABILMENTE (BECCIU) SAREBBE PAPA ADESSO; AL PROSSIMO CONCLAVE MAGARI DIVENTAVA PAPA»; «GRAZIE A ME BECCIU NON DIVENTERÀ PAPA». Ecco l'ammissione di colei che ha ordito il complotto! Ecco l'obiettivo del complotto: manipolare il Conclave e la storia della Chiesa! Non solo: «EH LO SO, E CHE COSA POSSIAMO FARE? POSSIAMO UCCIDERLO (BECCIU, NDR)?», incalza Chaouqui. E ancora: «Nel dubbio dargli la colpa a prescindere», scrive la “papessa” il 29 agosto del 2020. Tradotto: Perlasca dovrà accusare Becciu a ogni costo. «Perché – continua Chaouqui – è meglio un “colpa sua” che un “non so”». «Erano ad un punto morto. Senza di te col ca*** che si faceva l’inchiesta. Siamo seri», scrive alla Ciferri: «Dobbiamo capire cosa devi dire. Per evitare che le chat siano considerate attendibili ove mai si decidesse di desecretarle. Perché in questo caso avrebbe ragione Becciu. Va disinnescata la bomba. Per me vale ciò che ho detto al processo. Non conosco Diddi. Se viene fuori che eravamo tutti d’accordo è la fine»!

Maggio 2025: Becciu non può partecipare al Conclave per volontà di papa Francesco (Parolin presenta post mortem due scritti papali firmati F). Ma tutto fa pensare che nella percezione generale sia stato taroccato il nesso eziologico (causa-effetto): tutto il mondo pensa che Becciu venga escluso dal Conclave per essere stato condannato; in realtà anche le parole della Chaouqui fanno intuire che Becciu è stato condannato (senza un briciolo di prova) proprio al fine di espellerlo dal Conclave. La ragion di stato contro la verità, siamo sempre lì: «... meglio che muoia un solo uomo per il popolo...».

Luglio 2025: la procura di Roma indaga Chaouqui per truffa, estorsione ed esercizio abusivo della professione. Chi sono i suoi complici dentro le mura vaticane?

Il 22 settembre 2025, cinque anni dopo l'inizio della brutale persecuzione, ha preso avvio il processo d'appello. Io terrò gli occhi aperti! Scandalizza il silenzio complice della stampa "cattolica", sulla scia dell'«immortale anima di don Abbondio». Igino Giordani, uno dei pochissimi cattolici che 100 anni fa hanno avuto il coraggio di opporsi radicalmente al fascismo, non capiva «perché proprio nel campo cattolico debbano tentarsi allevamenti su larga scala di invertebrati»: non è possibile «abdicare alle ragioni primordiali della coscienza e ritirarci in canonica ad aspettare che spiova» (da Rivolta Cattolica, Piero Gobetti ed., 1925). Ma una cosa è certa: se la giustizia vaticana non vorrà dire la verità, lo farà la storia.

Intanto, nell'ottobre del 2025, quattro anni e mezzo dopo aver diffuso le sue menzogne attraverso "Report", Nicola Giampaolo è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione per calunnia e a risarcire il card. Becciu con 15'000 euro. Il 12 gennaio 2026, finalmente, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso in appello del Promotore di (in)giustizia Diddi; lui – vigliaccamente – ha aspettato l'ultimo giorno per fare un passo indietro dal processo, avendo nel frattempo ritardato di ulteriori tre mesi l'iter giudiziario: una vergogna! Alcuni esperti canonisti hanno smascherato la scandalosa incompetenza e l'arroganza dell'Ufficio del promotore di giustizia vaticano.

Il 17 marzo 2026 la Corte d'Appello, diretta da Alejandro Arellano Cedillo, ha dichiarato che il processo è in gran parte nullo e quindi da rifare, perché l'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia non ha ancora consegnato integralmente il materiale probatorio (l'ordine di Pignatone del 27 luglio 2021, sempre disatteso). E inoltre perché i rescripta di papa Francesco non sono mai stati pubblicati: una legge che non si possa leggere non è una legge valida, almeno dove vigono i diritti umani. In caso contrario si violano i diritti di difesa, compreso quello alla piena conoscenza degli atti, incluse ora le chat di chi ha montato l'imbroglio. In pratica Diddi e i suoi scellerati compari hanno fatto perdere cinque anni di vita a tutte le persone coinvolte in questa brutta messinscena, e milioni dell'Obolo – quelli sì dell'Obolo! – alla Chiesa.

Le menzogne e le calunnie – come la malainformazione in genere – fanno un sacco di rumore; ma alla lunga finiscono per implodere. Però quanta sofferenza inflitta a un innocente! Non c'è nulla di più doloroso dell'ingiustizia perpetrata da coloro dai quali ci si aspetta, con fiducia, il massimo del rispetto dei diritti e delle correttezza.                                                                       AP


«Malgrado le apparenze, che ingannano, in realtà, per ciascun figlio di donna l'esistenza è una via crucis: buon per lui se trova un cireneo che lo aiuti a portar la sua croce. Ma fortunato il cireneo, che, aiutando il fratello, aiuta in realtà Cristo.» I.G.

Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_2_link_0
Sulle accuse di aver arricchito 
se stesso o propri familiari

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Sulla vicenda Marogna 
(impropriamente chiamata "dama del cardinale")
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Sul palazzo di Londra 
in Sloane Avenue 60

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Processi e sentenze di Londra, di Roma ecc. a proposito della compravendita del palazzo 
in Sloane Avenue 60CASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlshapeimage_6_link_0shapeimage_6_link_1shapeimage_6_link_2shapeimage_6_link_3
Sulla Messa "in coena Domini" celebrata da papa Francesco 
a casa del cardinale BecciuCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlshapeimage_7_link_0shapeimage_7_link_1shapeimage_7_link_2
Sulla causa di beatificazione 
di Aldo Moro
(e sulle altre accuse di Report)
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Sul sistema giudiziario vaticano


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Come vivono tutto questo 
il cardinale Becciu 
e la sua famiglia?
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Il rinvio a giudizio
(3-26 luglio 2021)CASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlshapeimage_11_link_0shapeimage_11_link_1
Il Conclave e papa Leone


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Sulle querele contro «L'Espresso», Perlasca, Ciferri, Chaouqui e co.CASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlshapeimage_13_link_0shapeimage_13_link_1shapeimage_13_link_2
Il processo in Vaticano 


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Il puzzle della verità
(il complotto) 

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Sull'accusa d'aver trasferito 
del denaro in Australia 
e sull'ipotesi di complotto 
contro il card. PellCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlshapeimage_16_link_0shapeimage_16_link_1shapeimage_16_link_2shapeimage_16_link_3
Sull'«Espresso» e co.


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Altro


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Per il seguito clicca sulla casella che ti interessa.

Sul "caso Becciu" in generale


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LA CHIESA AMA O NON AMA LA VERITÀ E LA GIUSTIZIA? Siamo sempre lì, sul Golgota.

LEONE XIV: PACE, DIALOGO, GIUSTIZIA, AMORE, UNITÀ! Confidiamo che... «Il male non prevarrà!»

Nel luglio e nell'agosto 2025, e poi di nuovo nel gennaio 2026 qualcuno (si può ben immaginare chi) ha bloccato il mio account di Facebook, con cui promuovo questa rassegna stampa. La censura non è uno strumento né democratico né cristiano!

  1. BulletLuca Arnau, Dossieraggi all'Antimafia, Striano spiava anche il Vaticano: i nomi cercati prima degli scandali e il sospetto di una rete che sapeva tutto in anticipo, in «La Capitale», 14 aprile 2026. «Ed è proprio la cronologia a rendere la vicenda potenzialmente devastante. Perché le ricerche, secondo l’accusa, sarebbero iniziate il 19 luglio 2019. Ma il Vaticano annuncerà le perquisizioni solo il primo ottobre. E i nomi coinvolti diventeranno pubblici il giorno seguente. In mezzo c’è un vuoto temporale che pesa come una confessione mancata. (...) Come se qualcuno volesse vedere arrivare il terremoto prima che la terra iniziasse a tremare. E se davvero è andata così, allora il problema non è soltanto giudiziario. È istituzionale. È quasi strutturale. (...) C’è il sospetto che l’accesso alle informazioni non fosse fine a sé stesso, ma servisse a muoversi prima degli altri. Anticipare, conoscere, forse persino orientare. (...) Se i nomi del Vaticano venivano cercati prima che il caso esplodesse, allora qualcuno si muoveva su una linea di vantaggio che non avrebbe mai dovuto esistere. E se questo è successo davvero, non siamo davanti a un’anomalia burocratica o a una semplice deviazione individuale. Siamo davanti a un uso clandestino del sapere, alla privatizzazione del segreto, a un pezzo di apparato che smette di servire lo Stato e comincia a servire altro.» Ma se, come sembra, era tutta una montatura...

  2. BulletFelice Manti, La doppia verità di Scarpinato smontata in Antimafia, in «Il Giornale», 14 aprile 2026. «Le "false indagini, piene di anomalie" portano la firma di Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli, entrambi indagati per favoreggiamento alla mafia assieme all’ex capo della Procura Pietro Giammanco (oggi deceduto), considerato inaffidabile da Falcone e Borsellino che peraltro sciolse il pool antimafia e a cui Scarpinato era particolarmente legato. Tutti pm di eccezionale livello professionale commettono tutti lo stesso errore: risparmiare imprenditori amici (con cui qualcuno come Pignatone fece anche affari) "attraverso indagini nascoste ai vertici dell’ufficio, intercettazioni ignorate se non smagnetizzate, deleghe alla Finanza anziché al Ros", spiega De Luca.»

  3. BulletRita Cavallaro, Striano dietro le "spiate" sul Vaticano. L'ex finanziere verso il rinvio a giudizio, in «Il Giornale», 14 aprile 2026. «Dai colloqui sono emersi elementi che hanno spinto i magistrati a richiedere altre verifiche, grazie alle quali è stato accertato come ci siano sempre Striano&Co dietro le spiate sul Vaticano che hanno fatto deflagrare lo scandalo sul cardinale Angelo Becciu per la compravendita del palazzo di Londra, confluito nel processo del secolo. Tra il 2019 e 2020 Striano, in qualità di «tenente della Guardia di Finanza ed ufficiale di polizia giudiziaria in servizio esclusivo presso la Procura Nazionale Antimafia, assegnato al 'Gruppo Sos' ed esecutore materiale degli accessi abusivi», si legge nell'atto, «effettuava accessi su banche date in uso al Corpo della Guardia di Finanza traendo informazioni» su diverse persone coinvolte nell'inchiesta vaticana, tra cui il finanziere Francesco Mincione.»

  4. BulletRoberto Greco, Stragi del '92: Il "nodo" Mafia-Appalti verso l'archiviazione. Ma la verità resta un puzzle incompleto, in «L'Altroparlante», 14 aprile 2026. «La Procura di Caltanissetta continua infatti a indagare su figure di spicco della magistratura dell’epoca, tra cui l’ex procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e l’ex magistrato Gioacchino Natoli. L’ipotesi al vaglio è pesante: aver favorito l’insabbiamento di parti del dossier mafia-appalti nei primi anni ’90. Questa “inchiesta nell’inchiesta” cerca di chiarire se vi fu una volontà deliberata di “smontare” il lavoro del ROS, omettendo atti o ritardando perquisizioni che avrebbero potuto cambiare la storia della lotta alla mafia.»

  5. BulletFrancesca Galici, Stragi '92, Gasparri: "Per il pm De Luca l'inchiesta mafia e appalti è stata concausa decisiva", in «Il Giornale», 14 aprile 2026. «De Luca (...) “ha denunciato gravi errori investigativi di Pignatone, richiamati con precisione e riguardanti proprio mafia e appalti” e “ha poi ricordato gli ingenti acquisti immobiliari di Pignatone e famiglia presso società di persone appartenenti a vere e proprie cosche”. (...) La posizione di Pignatone e Natoli, quindi, “è oggetto di altro procedimento, ancora pendente. Un procedimento che riguarda mancate indagini sulla famiglia Buscemi e sul gruppo Ferruzzi. Questo reato di favoreggiamento è ormai prescritto. Tuttavia, il comportamento di Pignatone e Natoli è considerato connesso alla vicenda della strage: l’inerzia investigativa, denunciata ancora una volta in modo circostanziata da De Luca, avrebbe rafforzato l’isolamento di Borsellino, sempre più in pericolo perché era l'unico in Procura intenzionato ad andare in fondo alle indagini sugli appalti, agendo in modo ben diverso rispetto ad altri suoi colleghi”»

  6. BulletPm De Luca: "Mafia-appalti concausa della strage di via D'Amelio", in «LiveSicilia», 14 aprile 2026. «De Luca ha denunciato gravi errori investigativi di Pignatone, richiamati con precisione e riguardanti proprio mafia e appalti. De Luca ha poi ricordato gli ingenti acquisti immobiliari di Pignatone e famiglia presso società di persone appartenenti a vere e proprie cosche»

  7. BulletAndrea Ossino, Dossieraggi all'Antimafia. Striano spiava il Vaticano "Scandali noti in anticipo", in «La Repubblica», 14 aprile 2026. La domanda è sempre la stessa: chi erano – e sono – i mandanti dentro il Vaticano?

  8. BulletVincenzo Bisbiglia, Striano, "spiati" pure i coimputati di Becciu, in «Il Fatto Quotidiano», 14 aprile 2026. Che razza di marciume c'è dietro il complotto che ha incastrato l'innocente Becciu?

  9. BulletStragi del '92, i pm chiedono l'archiviazione dell'indagine mafia-appalti, in «Ansa», 14 aprile 2026. A proposito del giudice vaticano che ha condannato, senza una prova, il card. Becciu. «Secondo gli inquirenti, l'ex pm Natoli, su istigazione di Pignatone, svolgendo una inchiesta solo apparente, avrebbe aiutato gli imprenditori mafiosi Antonino Buscemi e Francesco Bonura, l'imprenditore e politico Ernesto Di Fresco e gli imprenditori Raoul Gardini, Lorenzo Panzavolta e Giovanni Bini (gli ultimi tre al vertice del Gruppo Ferruzzi) a sfuggire alle indagini anche ordinando la distruzione (in realtà mai avvenuta) dei brogliacci di alcune intercettazioni. Una sorta di depistaggio che sarebbe stato organizzato per impedire a magistrati come Paolo Borsellino di andare a fondo sugli interessi di Cosa nostra sui lavori pubblici.»

  10. BulletNiccolò Magnani, Stragi Falcone-Borsellino, pm: archiviazione Mafia-appalti / La 'pista' esiste, mancano i nomi: cosa succede, in «Il Sussidiario», 13 aprile 2026. «Resta apertissimo il filone d’inchiesta contro gli ex magistrati Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone, indagati per favoreggiamento aggravato per aver – secondo l’accusa – favorito la mafia siciliana, insabbiando il dossier Mafia-appalti dopo le morti nelle Stragi del 1992. »

  11. BulletAurelie Nimarin, Giustizia vaticana o sentenza pilotata?, in «Faro di Roma», 9 aprile 2026. Vi prego, se credete che la giustizia sia un valore importante, leggete questo testo con attenzione, frase per frase, parola per parola. E facciamolo sapere al mondo intero! «L’uguaglianza davanti alla legge non esiste laddove la legge viene adattata alle esigenze del momento. (…) In questo contesto vale la pena ricordare l’avvertimento di Hannah Arendt: "I più grandi crimini non sono commessi da demoni, ma da persone comuni che hanno accettato un ordine delle cose in cui il crimine non appare più come crimine". Sembra che proprio una simile mentalità, durante il pontificato di Francesco, abbia messo radici profonde: verso l’esterno una retorica morale centralizzata, e verso l’interno regole flessibili, interventi personali, meccanismi straordinari e cerchie di fiducia. (…) La firma di un ordinamento giuridico sano è la prevedibilità: si sa chi decide, in base a quale legge, con quale procedura, con quali garanzie e entro quali limiti. La firma di un sistema malato è l’improvvisazione: oggi vale una cosa, domani un’altra; oggi si richiama la regola, domani l’eccezione; oggi si parla di diritto, domani di “interesse superiore”. (…) Se nel “processo del secolo” è stato possibile compromettere standard procedurali fondamentali, modificare con atti pontifici il quadro dell’indagine e negare alla difesa ciò che le spetta per legge, allora è legittimo dubitare anche del più ampio modo di operare degli organismi vaticani di quel periodo. (...) Ciò non significa che ogni sentenza sia invalida, né che ogni decisione dei dicasteri vaticani sia stata frutto di corruzione. Ma significa che è stata incrinata la premessa fondamentale della fiducia. E quando viene meno la fiducia nell’ordinamento giuridico, ogni decisione comincia ad apparire come il risultato di relazioni, e non della norma. (…) relazioni, improvvisazione e una cultura corruttiva del favore non possono essere un modo accettabile di governare la Chiesa. La Chiesa può sopravvivere allo scandalo di un singolo uomo. Più difficilmente sopravvive allo scandalo di un sistema. E con la massima difficoltà sopravvive al momento in cui i fedeli e l’opinione pubblica giungono alla conclusione che ai suoi vertici non si sia giudicato secondo diritto, ma secondo interesse, relazioni, equilibri di lealtà e volontà di chi aveva accesso alle leve del potere.  (...) Nella Settimana Santa la Chiesa fa memoria di ciò che non dovrebbe mai dimenticare: il suo Signore non fu vittima di un processo giusto, ma di un’ingiustizia rivestita della forma di un tribunale. Cristo non fu condannato perché la verità fu sconfitta dagli argomenti, ma perché l’interesse fu più forte del diritto e la paura più forte della coscienza. Per questo la Settimana Santa non è soltanto un tempo di devota memoria, ma anche un tempo di serio esame di coscienza per la Chiesa — non solo per i singoli, ma anche per le sue istituzioni, i tribunali, i dicasteri e le strutture arcidiocesane e diocesane. La Chiesa che contempla Cristo davanti a Pilato deve avere il coraggio di interrogare se stessa: dove siamo e abbiamo forse anche noi permesso che l’interesse prevalesse sul diritto, che il potere sostituisse la giustizia e che l’esito diventasse più importante della verità? Ma il Venerdì Santo non è l’ultima parola. L’ultima parola non appartiene né all’ingiustizia, né alla menzogna, né alla manipolazione, né ai processi pilotati. L’ultima parola è la Pasqua, la vittoria della verità sulla menzogna, della giustizia sull’arbitrio, della luce sulle tenebre e della vita sulla morte.»

  12. BulletPaolo Rudelli ya es Sustituto, presión de Estados Unidos al Vaticano, León XIV suspende el proceso de Jorge Novak, ¿anular el pontificado del Papa Francisco?, el caso Fontgombault, la Iglesia Católica y Orbán, el viaje a España, la visita apostólica a Heiligenkreuz, el desconcierto de los conversos, in «Infovaticana», 9 aprile 2026. «El problema radica en el modelo de gobierno, un modelo en el que las normas no se perciben como límites al poder, sino como instrumentos de poder. (...) La igualdad ante la ley no existe cuando la ley se adapta a las necesidades del momento es la confirmación judicial de que la imparcialidad del juicio se ha visto comprometida, la lógica de resistencia, ocultamiento y control del acceso a los documentos continúa. «Los mayores crímenes no los cometen los demonios, sino la gente común que ha aceptado un orden de cosas en el que el crimen ya no se percibe como crimen». Esta es una mentalidad ha echado raíces profundas durante el pontificado de Francisco: una retórica moral centralizada en el exterior y reglas flexibles, intervenciones personales, mecanismos extraordinarios y círculos de confianza en el interior. No hace falta argumentar que todas las decisiones de los tribunales vaticanos o los dicasterios durante ese período fueron corruptas para plantear una cuestión mucho más seria: ¿cuántas de esas decisiones se tomaron en un contexto donde las relaciones, la confianza, los canales informales y la proximidad al centro del poder eran más valiosos que un procedimiento canónico claro y justo?»

  13. BulletNew Digest e Jacob Neu, Promulgation and Lawmaking: a Comment on The Vatican's Becciu Case, in «The New Digest», 9 aprile 2026. Può Dio disegnare un cerchio quadrato? Figurarsi un Papa! E un Papa laureato in matematica e in diritto canonico lo sa bene. «Is God able to make a square circle? No, He cannot, because to do so violates the principle of non-contradiction. To come to any other conclusion would be pure nominalism, and our conclusion that square circles are impossible even for God does not contradict the fact of God’s omnipotence. The same applies to the Rescript. If the definition of “law” has any meaning, the Court of Appeal cannot decline to apply that definition, even when considering Papal actions. In summary, even in a system of combined powers under an absolute monarch, “law” still retains its essence as reasoned ordinances directed to the common good, issued by him having care of the community, and promulgated. The Court of Appeal’s decision is the correct one, and I think it would have been more scandalous had it arrived at a different decision.» Del resto gli scandalosi articoli di Ed Condon non sorprendono affatto: «The Pillar» è – insieme a «L'Espresso», a Maria Antonietta Calabrò ecc. – uno dei pilastri del brutale complotto (mascariamento) ordito contro l'innocente card. Becciu.

  14. BulletSandro Magister, Giustizia sarà fatta. Ma sui casi di Rupnik e "Lute" il passo di Leone è incerto, in «Settimo Cielo», 8 aprile 2026. Se la giustizia è marcia, l'intero corpo dello Stato è minacciato dal pus. «Il 17 marzo la corte d’appello dello Stato della Città del Vaticano ha decretato la “nullità relativa” del processo di primo grado e ordinato la “rinnovazione del dibattimento”, con il deposito di tutti gli atti e documenti a disposizione degli imputati. Tutto ciò in obbedienza ai principi cardine enunciati tre giorni prima dal papa nell’aprire il nuovo anno giudiziario : “l’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa”, ritenuti tutti gravemente violati nel primo processo.» Anche in francese. E in inglese. E in spagnolo.

  15. BulletLuigi Bisignani, I retroscena sulla nomina di Peña Parra: il caso del Nunzio, la croce di Leone, in «Il Tempo», 5 aprile 2026. Quell'intrallazzatore di Peña Parra! «... a Londra davanti alla High Court of Justice, luglio 2024, presieduta da Justice Robin Knowles, per più udienze, sudato e visibilmente in difficoltà, con accanto un bodyguard imponente e con le ciglia che parevano truccate, ammise di essere a conoscenza di fatture false pagate dal suo ufficio e di aver aperto la porta a investitori accreditati con leggerezza. Il giudice inglese esterrefatto assistette a quel penoso calvario. Il primo giorno Peña Parra rispose in inglese. Successivamente preferì avere accanto un interprete, forse per prendere tempo nelle risposte, non riuscendo a districarsi nel pasticcio in cui si era ficcato. La situazione emerse poi chiaramente durante il processo vaticano, in cui gendarmeria e testimoni, sotto la regia, probabilmente della Segreteria di Stato, finirono per confondere perfino il Santo Padre. Un «papocchio» a cui Prevost sta cercando di porre rimedio, come del resto era del tutto evidente perfino durante il dibattito nelle Congregazioni Generali quando a sorpresa il Segretario di Stato parlò di uno scritto di Bergoglio, mai prima ufficializzato, in cui veniva sorprendentemente chiesta la rinuncia di Becciu al Conclave. Ma occorre fare un passo indietro nel settembre del 2020. In occasione dell’udienza in cui Becciu fu dimissionato da Francesco, l’elemento più anomalo non fu tanto la coincidenza con l’uscita dell’articolo su L’Espresso, quanto il fatto che le informazioni pare fossero giunte al pontefice attraverso un militare della Guardia di Finanza, poi trasmesse pare proprio anche a Peña Parra. L’Ufficio del Sostituto sembra avesse un report già sei mesi prima dell’avvio formale delle indagini vaticane, contenente anche informazioni provenienti da accessi illeciti effettuati da Pasquale Striano, il finanziere sotto inchiesta dell’indagine «Dossieropoli», al centro di mille intrighi su numerosi soggetti poi coinvolti nel processo contro il porporato di Pattada. Tra i nomi «attenzionati» figuravano politici, imprenditori e figure pubbliche. Tutti i dubbi su questa opaca vicenda, che sembra un plot di Dan Brown tra spie, Mata Hari all’ombra dell’Aise e apparecchiature di criptazioni israeliane, potranno forse essere chiariti dopo il deposito integrale di tutti gli atti di indagine ordinato dalla Corte di appello vaticana all’Ufficio del promotore di giustizia. La questione è incandescente e quindi non è da escludere che la richiesta della Corte non sarà rispettata, con conseguente invalidità dell’intero processo per grave violazione del diritto alla difesa, diritti sacrosanti che proprio Prevost ha ribadito solennemente in due occasioni pubbliche. (...) Pesano, a sentir gli spifferi della terza loggia del Palazzo Apostolico, le ombre su modalità operative e su rapporti maturati in quegli anni: contatti con il Tribunale e ambienti della gendarmeria vaticana, interlocuzioni con apparati di intelligence e legami con settori della Guardia di Finanza, in un intreccio mai chiarito fino in fondo. Elementi che in parecchi funzionari, dell’una e dall’altra parte, sollevano più di una perplessità sulla sua idoneità a rappresentare la Santa Sede proprio in Italia. A ciò si aggiungono la gestione dei fondi della Segreteria di Stato e i danni economici rilevanti, tra cui i costi legali - nell’ordine di decine di milioni di euro tra avvocati e informatori a vario titolo - legati alla vicenda londinese. Peña Parra è comunque, almeno in questo, il primo Sostituto del dopoguerra a non aver ricevuto la porpora e uno dei pochi a essere stato di fatto rimosso per essere destinato a una nunziatura. Resta altresì una questione di fondo: questa nomina rischia di esporre il governo italiano a un evidente imbarazzo, costringendolo a vigilare da subito sui rapporti del nuovo nunzio con gli apparati più delicati dello Stato.»

  16. BulletVittorio Pelligra, Quando la giustizia tradisce sé stessa, in «Il Sole 24 Ore», 5 aprile 2026. «Tutto procede secondo un copione riconoscibile. C’è chi ha il potere di decidere, c’è una procedura che si dispiega, c’è perfino una forma di consenso collettivo che accompagna l’esito finale. Nulla sembra consegnato al puro arbitrio. E tuttavia, proprio lì, nel punto in cui l’ordine mostra il suo volto più compatto e più solenne, dove la giustizia formale sembra trionfare si consuma uno dei più radicali fallimenti della giustizia sostanziale che la nostra memoria custodisca. (...) Ed è qui che la simbologia della Pasqua cristiana introduce una frattura decisiva. Perché il racconto evangelico non si arresta alla condanna. Non consegna la vittima alla sua funzione pacificatrice. Non permette che il sacrificio si chiuda con l’ordine ristabilito e il potere riconfermato, come si sono chiusi tanti altri sacrifici nella storia. Introduce invece un dopo. E questo dopo non coincide con la semplice riabilitazione dell’innocente. Non c’è appello, non c’è revisione del giudizio, non c’è una sentenza correttiva emessa da un tribunale superiore. La resurrezione non aggiusta il meccanismo. Lo smentisce radicalmente.»

  17. BulletAntonangelo Liori (Facebook, 5 aprile 2026): «Auguri cardinale, in nome della verità. Voglio fare oggi auguri speciali al cardinale Angelo Becciu. Per un motivo essenziale. Deve essere terribile per un uomo di chiesa mantenere intatta la propria fede dopo aver scoperto che quella istituzione alla quale lui si vocò era una tana di vipere. Mi metto nei suoi panni. Ragazzino figlio di povera gente di un paesino sardo entrare in seminario pieno di entusiasmo. E percorrere una strada radiosa nella sua fede, confortato dall'affetto di quanti lo conoscevano e stimavano. Poi finire in una trappola ordita da una sorta di consorteria da romanzo di Dan Brown. Conosco gli atti alla perfezione. Sì, qualcuno ha lucrato. E dagli atti sappiamo chi è stato. Non certamente monsignor Becciu. Sì, ci sono stati molti serpenti e traditori. Ma certamente non Angelo Becciu, vittima di congiure. Ci sono stati legami sporchi fra l'intelligence italiana e le consorterie vaticane. Ma il cardinal Becciu è di Pattada, ha un'idea semplice del bene e del male. E questo lo ha tradito. Papa Francesco - visto che non si parla male dei morti - fu, diciamo così, ingenuo: pensava più alle sentenze dei giornali che a quelle divine. Ma papa Leone sembra uomo di diverso stampo, di grande calibro e qualità. Non segue l'opinione pubblica ma la fede della sua chiesa. Auguri, cardinal Becciu: questa Pasqua faccia risorgere la verità.»

  18. BulletGood Friday's celebrates thr Passion of the Lord, in «Reuters», 3 aprile 2026. Visto, eccome! Per qualcuno il Sabato Santo dura un giorno. Per altri anni e anni, tanti giorni quanti i Sabati Santi della storia. Ma di chi sa patire e amare è la vittoria: la Pasqua arriva.

  19. BulletLuca Arnau, Papa Leone cambia la Curia e incorona Parolin: finisce l'era delle ombre, in Vaticano parte la resa dei conti, in «La Capitale», 3 aprile 2026. Mah. «Su Peña Parra, poi, continua ad allungarsi anche l’ombra delle vicende legate al processo Becciu. Nessuno oggi può dire con certezza quale sarà il peso futuro del suo nome nelle carte e nelle ricostruzioni giudiziarie, ma il solo fatto che il tema resti lì, sospeso, basta a rendere la sua posizione molto meno solida di quanto il trasferimento potrebbe far pensare. In altre parole: il problema non è soltanto dove va. Il problema è ciò da cui viene allontanato e ciò che potrebbe ancora riemergere.»

  20. BulletVictor Grimaldi Céspedes, Mujeres, Bunga bunga y las sombras romanas, in «Noticias Sin», 3 aprile 2026.

  21. BulletCarlo Cambi, Il lato oscuro del caso Becciu, in «Panorama», 1° aprile 2026. «La Chaouqui interloquisce con Genoveffa Ciferri, "protettrice" di monsignor Alberto Perlasca, l'uomo che materialmente ha trattato il palazzone di Sloane Avenue e che è diventato in un batter d'occhio da primo accusato a primo accusatore. Monsignor Becciu una volta pubblicate dal quotidiano Domani queste e-mail di cui Diddi era al corrente, ma non ha riversato nel processo perché avrebbero indebolito la testimnianza di accusa di Perlasca – primo collaboratore del cardinale –, ha parlato apertamente di complotto. (...) C'è un aspetto molto oscuro della vicenda però: perché agenti dei servizi segreti italiani hanno agito su richiesta del cardinale Edgar Peña Parra, il successore di Becciu in Segreteria di Stato, in Vaticano? Che rapporti aveva la Chaouqui con questi agenti e con Diddi? E soprattutto perché Pasquale Striano, lo spione della Guardia di Finanza "protetto" da Faderico Cafiero De Raho, ha dossierato Becciu e tutti gli uomini d'affari che entrano nel processo?»

  22. BulletGiulio Nova, Es war ein unfairer Prozess, in «Die Tagespost», 1° aprile 2026. È STATO UN PROCESSO INGIUSTO. Tutto il contrario di un "processo giusto" e "trasparente", come millantavano certi "giornalisti" asserviti alla malagiustizia vaticana. Una macchia indelebile sulla storia della Chiesa! «Da un lato, perché l’allora procuratore vaticano Alessandro Diddi, chiamato “Promotore di giustizia”, non ha presentato integralmente il “fascicolo di indagine” ma solo “documenti che erano stati parzialmente oscurati”. Parti irriconoscibili includono anche messaggi di chat di Genoveffa Ciferri e Francesca Immacolata Chaouqui sul testimone principale dell'accusa, monsignor Alberto Perlasca, l'ex direttore dell'ufficio amministrativo della Segreteria di Stato. Ciferri era uno stretto confidente di Perlasca e Chaouqui ha avuto un ruolo inglorioso nel processo a Vatileaks II. Secondo la difesa, queste chat, che non sono state depositate nei file di prova, dimostrerebbero il ruolo che Chaouqui e Ciferri si dice abbiano interpretato dietro le quinte “manipolando” Perlasca stesso, i principali testimoni su cui si basa l’intera incriminazione. (...) la «mancanza di pubblicazione tempestiva» di uno dei rescritti pontifici ha comportato la conseguente nullità di tutti gli atti adottati dal pubblico ministero sulla base di tale ingiunzione. (...) La Corte cerca di preservare il volto di Papa Francesco. Così facendo, la corte ha cercato di preservare il volto di Papa Francesco facendo passare ogni responsabilità per l'omissione del rescritto all'accusa. E per farlo, trova: se è vero che il Papa non aveva ordinato la pubblicazione del rescritto, così è altrettanto vero che non aveva ordinato di non pubblicarlo.» (traduzione automatica)

  23. BulletAurelie Nimarin, Vatikanska pravda ili režirana presuda?, in «Autograf.hr», 31 marzo 2026. La malagiustizia che ha ucciso Cristo assomiglia molto alla malagiustizia che ha crocifisso Becciu. Grande articolo dalla Croazia, tutto da leggere! «In questi giorni della Settimana Santa, la Chiesa cattolica ritorna di nuovo al mistero della passione, della condanna e della morte di Gesù Cristo. Torna sulla scena di un processo ingiusto, al silenzio della verità di fronte all'interesse, a un tribunale che non cercava giustizia, ma a confermare la decisione già presa. Ecco perché il caso del cardinale Giovanni Angelo Becciu, che è tornato al centro del pubblico in questi giorni, non è solo un problema legale o istituzionale, ma diventa anche una dolorosa questione della Chiesa. (...) Ma qual è la retorica della riforma se le regole cambiano quando diventano un fastidio? Qual è il valore di invocare misericordia e giustizia se i documenti chiave vengono negati nel processo più importante del decennio? Che senso ha chiedere costantemente “sinodalità” e “ascolto” se nei procedimenti legali reali l’imputato non ottiene la piena possibilità di difesa? La corte d'appello non solo ha rivelato l'omissione procedurale, ma ha anche rivelato che l'intero processo è stato guidato dalla logica delle scorciatoie straordinarie, dalle norme che sono state bypassate, dalle procedure che si sono allungate e dagli interventi con cui l'esito è diventato più importante della legalità. È particolarmente grave che la stessa corte d'appello abbia preso in considerazione le riscrizioni papali emesse nel corso dell'inchiesta. (...) Il problema è nel modello di governo. In un modello in cui le regole sono percepite non come il limite del potere, ma come uno strumento di potere. In un modello in cui il Papa interviene, cambia procedura, amplia i poteri dell'accusa, dando l'impressione che l'obiettivo sia più importante della forma. Ma la forma giusta non è una decorazione. La forma è una garanzia contro l’arbitrio. (...) Cristo non è stato condannato perché la verità è stata sconfitta da argomenti, ma perché l’interesse era più forte del diritto e la paura era più forte della coscienza. (...) La Chiesa che osserva Cristo davanti a Pilato deve avere la forza di chiederci, dove e se abbiamo permesso che prevalesse l’interesse, che il potere sostituisse la giustizia, e che renda il risultato più importante della verità? Ma il Venerdì Santo non è l’ultima parola. L’ultima parola non ha né ingiustizia, né menzogna, né manipolazione, né processi diretti. L’ultima parola ha la Pasqua, la vittoria della verità sulla menzogna, la giustizia sull’arbitrio, la luce sulle tenebre e la vita sulla morte. Che questa Pasqua sia felice e benedetta a tutti, nella speranza che la vittoria del Cristo Risorto sia sia una vittoria della verità, della legge e della giustizia, sia nella Chiesa che nel mondo» (traduzione automatica).

  24. BulletLo que está detrás de la anulación del juicio Becciu: mucho más que finanzas vaticanas mal administradas, in «Gaudium Press», 30 marzo 2026. «Para comprender la raíz de las críticas, conviene recurrir a una analogía imperfecta pero ilustrativa. En un sistema republicano, los poderes están distribuidos y equilibrados; en el Vaticano, en cambio, el Papa concentra en sí atribuciones que, en otros regímenes, estarían separadas entre el jefe de Estado y el presidente de una Corte Suprema. Eso significa que no solo interpreta la ley, sino que también puede modificarla durante el transcurso de un proceso. Es precisamente ese punto el que alimenta las objeciones: la percepción de que, bajo la autoridad del Papa Francisco, habrían sido introducidas alteraciones normativas con impacto directo en el juicio en curso, creando la impresión —para muchos críticos— de que el desenlace ya estaba, al menos en parte, delineado antes de la conclusión formal del proceso. En un Estado de derecho democrático, tal superposición entre legislar, juzgar y gobernar sería considerada inadmisible, pues comprometería el principio de neutralidad judicial. En el contexto vaticano, sin embargo, donde la soberanía del pontífice no encuentra límites institucionales equivalentes, la cuestión no es de legalidad estricta, sino de legitimidad percibida. (...) Si el nuevo juicio confirmará o no las condenas anteriores es todavía incierto. Pero una cosa ya está clara: el caso Becciu redefinió las reglas del juego. Y quizás, como toda crisis verdadera, haya revelado algo más profundo que los hechos que lo originaron: la tensión permanente entre autoridad y justicia en el corazón de la Iglesia.»

  25. BulletFari Pad (Facebook, 30 marzo 2026): «PROCESSO BECCIU: TRA ERRORE PROCEDURALE E POSSIBILE MACCHINAZIONE ISTITUZIONALE. «Il dottore Giuseppe Pignatone, pubblico ministero per una vita per la Repubblica italiana, passa senza incertezze dalla giustizia "in nome del popolo italiano" a quella "in nome di Sua Santità", solo che, quando (dopo la pensione) diventa presidente del tribunale del Vaticano sembra non essersi accorto pienamente di quale fosse il codice di procedura penale che era chiamato ad applicare. Questo è quanto sostiene l'ordinanza che in 16 pagine ha rimesso in discussione la regolarità del procedimento e di conseguenza una sentenza di 819 pagine. (...)» L'analisi di Giorgio Meletti sulla sentenza e sugli ultimi sviluppi procedurali mette in luce un bivio giuridico senza precedenti. Non si tratta solo di una discussione tecnica, ma della tenuta stessa dello Stato di Diritto in Vaticano. IL PRIMO VULNUS: LA SENTENZA PIGNATONE. Il punto di partenza è un dato di fatto: il Presidente Pignatone avrebbe emesso la sentenza disattendendo il codice di procedura penale in vigore al momento dei fatti (…). La strategia della "Sanatoria": La Corte sembrerebbe intenzionata a trattare questa mancanza come una nullità relativa, ipotizzando di poter "ripartire" dal punto in cui le chat erano state omissate per sanare il vizio procedurale. IL VERO NODO: LA RICUSAZIONE DEL PROMOTORE DIDDI. Tuttavia, esiste un secondo livello, ben più profondo, che scaturisce dall'istanza di ricusazione presentata contro il Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi. È la stessa Corte ad aver ritenuto che le chat allegate a tale istanza ne abbiano determinato l'ammissibilità. Se venisse accertata la veridicità di tali messaggi, ci troveremmo di fronte a uno scenario radicale: il coinvolgimento di figure chiave. Le chat coinvolgerebbero l'ex capo della Gendarmeria Stefano De Santis, il Sostituto Edgar Peña Parra, oltre a Mons. Perlasca e Francesca Chaouqui. L'ipotesi della coordinazione: tali scambi parrebbero suggerire un possibile coordinamento tra organi inquirenti e testimoni che, in aula, avevano dichiarato sotto giuramento di non conoscersi o di non aver collaborato. (…) UNA RIFLESSIONE LOGICA SULLA NULLITA. Qualora venisse confermata una simile "macchinazione"' – ovvero una somma di intenti tra soggetti istituzionali e organi inquirenti per orientare l'esito del processo – la conseguenza giuridica cambierebbe radicalmente: 1) Non saremmo più davanti a una semplice "nullità relativa" riparabile tornando indietro di qualche passo. 2) Si profilerebbe una nullità strutturale e insanabile, un inquinamento delle prove e delle testimonianze, che renderebbe il processo nullo alla radice. CONCLUSIONE: L'accertamento del ruolo svolto da De Santis, Peña Parra, Perlasca e Chaouqui diventa dunque il perno dell'intera vicenda. Se il processo fosse stato manipolato "dietro le quinte", nessuna sanatoria tecnica potrebbe restituire legittimità a una condanna nata in un simile contesto. Il diritto non può essere una farsa: o è garanzia per tutti, o non è giustizia.»

  26. BulletHans Brockmans, Vernietiging van veroordeling kardinaal Becciu is blaam voor paus Franciscus, in «Doorbraak», 29 marzo 2026.

  27. BulletLudwig Ring-Eifel, Ein Vatikan-Richter ruft verstorbener Papst zur Ordnung, in «Domradio.de», 27 marzo 2026. UN CAPO DI STATO NON È ONNIPOTENTE; E TANTO MENO INFALLIBILE. NEMMENO SE IL VATICANO NON HA SOTTOSCRITTO LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI. Figurarsi se – manipolato? – il Papa condanna un innocente! Ma cosa accade se Cefa diventa Caifa? Un giudice vaticano richiama all'ordine il papa defunto. «Das vatikanische Gericht in erster Instanz habe grundlegende Rechte der Angeklagten und der Verteidigung verletzt, so der Richter. (…) "Die Beachtung der Prozessgarantien, die Überparteilichkeit des Richters, die Durchsetzung des Rechts auf Verteidigung und eine vernünftige Prozessdauer (...) sind Bedingungen, damit die Rechtsprechung respektiert wird und zur Stabilität der Institutionen beiträgt." Dass diese vom Papst postulierten hehren Prinzipien der Rechtsstaatlichkeit in der Rechtsprechung des von ihm regierten Zwergstaats nun auch tatsächlich angewendet werden, war die erste Überraschung, die in der Anordnung des spanischen Kirchenjuristen enthalten war. Die zweite betraf die nachträgliche Kritik am Agieren von Papst Franziskus in dem "vatikanischen Jahrhundertprozess", der im Dezember 2023 mit langjährigen Haftstrafen für Kardinal Angelo Becciu und weitere Angeklagte endete: Hier stellte Arellano fest, dass selbst der Papst als Souverän des Vatikanstaats dessen Regelwerk nicht übertreten darf. (…) Auf den ersten 10 von 16 Seiten legt die Anordnung dar, dass die Rechte der Angeklagten im sogenannten Londoner Immobilienprozess schon dadurch in unzulässiger Weise verletzt wurden, dass der Verteidigung Gesprächs- und Abhörprotokolle nur auszugsweise zur Einsicht gegeben wurden. Es widerspreche allen verfahrensrechtlichen Grundsätzen, wenn den Angeklagten belastendes Material nicht vollständig zur Kenntnis gebracht werde. (…)  Hinzu kamen dann die Regeländerungen durch die päpstlichen Reskripte in den Jahren 2019 und 2020; sie werden auf den verbleibenden sechs Seiten der richterlichen Anordnung diskutiert. Spannend ist dabei die grundsätzliche Abwägung: Argumente der Verteidiger, wonach der Papst mit seinen Regeländerungen im laufenden Verfahren gegen die Menschenrechtskonvention des Europarats verstoßen habe, verwarf das Gericht als nicht einschlägig. Der Grund: Der Vatikan hat diese Konvention nie ratifiziert, sie gilt also dort nicht. Auch ein Papst muss Regeln beachten. Was aber sehr wohl gilt, ist die eigene rechtliche Grundordnung (Ordinamento) des Vatikanstaats. Und die sieht vor, dass auch die vom Papst entschiedenen Gesetzesänderungen in angemessener Weise veröffentlicht werden müssen, damit sie Gültigkeit erlangen. Genau dies sei aber bei dem päpstlichen Reskript vom 2. Juli 2019, das gesetzesändernder und damit rechtsetzender Natur gewesen sei, nicht geschehen.»

  28. BulletMario Mossa (Facebook, 26 marzo 2026): «Il processo a Sassari contro il vescovo di Ozieri, Corrado Melis e un fratello del Cardinale Becciu, Tonino, senza fare troppi giri, ruota su una sola questione. Un vescovo è un pubblico ufficiale? Deve rendere conto allo Stato italiano di come impiega l'8 per mille? Deve farsi rilasciare la ricevuta da un bisognoso a cui, attraverso la Caritas, ha comprato una bombola? Se la risposta a queste domande è no il processo non ha alcun fondamento. Per capire meglio il meccanismo dell'8 per mille, con una semplificazione, bisogna sapere che lo Stato consegna il denaro alla Cei, che lo distribuisce alle diocesi. Alla fine la Cei deve solo dichiarare che ha effettivamente speso l'importo. Non deve spiegare nel dettaglio come. Una cosa anche di buon senso e di coerenza su come si faccia la carità. In silenzio e senza identità. Oppure bisogna rispondere a un'altra domanda. Più difficile. Perché non vengono processati tutti i vescovi italiani?» «Eh, già! Il punto è che nessuno ha intascato un centesimo e nessun centesimo è stato sprecato, anzi emerge che il lavoro gratuito svolto dalle persone sedute sul banco degli imputati – vittime di malagiustizia – è enorme. E quindi coloro che hanno montato il complotto contro gli innocenti vedono franare i loro teoremi maligni. E non sanno più a cosa aggrapparsi!» (AP). «Il Vescovo di Ozieri è a processo perché in tempi di “Crucifige! Crucifige!” ha commesso un grave reato. Ha difeso nel processo farsa in Vaticano e pubblicamente il cardinale Becciu» (Mario Becciu).

  29. BulletChristian Schubert, Der Papst bekommt einen neuen Bankier, in «Frankfurter Allgemeine Zeitung», 26 marzo 2026. «Wenig professionell zeigt sich ebenfalls die Rechtsprechung des Vatikans: Wie in der vergangenen Woche bekannt wurde, muss das Verfahren im Londoner Immobilienskandal wieder aufgerollt werden.»

  30. BulletQUALCUNO, prima o poi, dovrà spiegare come mai chi s'è comportato bene l'ha punito e chi s'è comportato male l'ha premiato (AP).

  31. BulletAndrea Gagliarducci, Finanze Vaticane, cambio della guardia allo IOR: Pauly nuovo presidente, in «Acistampa», 25 marzo 2026. «In realtà, le ultime valutazioni del MONYEVAL sull’Istituto delle Opere di Religione sono caratterizzate da luci e ombre. (...) Il rapporto aveva comunque luci ed ombre: attaccava fortemente la Santa Sede per aver ignorato la possibilità che i suoi dipendenti possano abusare dei loro uffici del sistema finanziario vaticano per il loro profitto; sottolineava il rischio di conflitti di interesse per promotori di giustizia e giudici del Tribunale vaticano, perché non lavorano a tempo pieno per la Santa Sede; criticava lo stesso promotore di Giustizia per il modo in cui sono state eseguite le indagini sull'ormai famoso caso dell'investimento di Londra della Segreteria di Stato.»

  32. BulletRégine et Guy Ringwald, Vatican: le procès Becciu invalidé, in «Golias», 25 marzo 2026.

  33. BulletIvo Pincara, Cinque anni e mezzo: Fede, giustizia e verità nel "caso Becciu", in «Korazym», 24 marzo 2026. «Il tempo trascorso non ha attenuato interrogativi e tensioni, ma ha piuttosto reso più evidente la necessità di distinguere tra verità e narrazione, tra giustizia e apparenza. In questo contesto, la testimonianza personale si intreccia con una più ampia riflessione sulla Fede, sulla perseveranza e sulla ricerca della verità, anche quando questa appare offuscata o distorta. Il caso del Cardinale Giovanni Angelo Becciu continua a suscitare interrogativi profondi, non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello umano e spirituale. (IP) "Io sono sempre più convinto che il card. Becciu sia la vittima innocente di una colossale montatura tramata ad arte da menti malvagie, per far male alla Chiesa e per far cadere il Papa in una trappola: una diabolica polpetta avvelenata. Chi più di Becciu assomiglia a Gesù crocifisso e abbandonato, vittima innocente di malvagie calunnie? Eppure lui percorre la sua via crucis fino in fondo, senza ribellarsi, accettando la volontà di Dio con dignità e fiduciosa serenità. E pregando per il Papa. Voglio andare fino in fondo anch’io, a questa via. Voglio accompagnarlo, per quel poco che posso, come un minuscolo cireneo. Quattro anni e mezzo. Ma quant’è lunga, ancora, la via crucis? Che finisca presto!" (AP)»

  34. Bullet«Immaginate cosa succederebbe in un paese in cui non solo non c'è la separazione delle carriere dei magistrati, ma non c'è nemmeno la separazione dei tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. Immaginate che il Capo dello Stato – che è pure il Magistrato Supremo – abbia firmato una denuncia contro di voi, che quindi vi  abbia già condannato prima del processo. E immaginate che quel Capo di Stato sia pure il Legislatore Supremo, che quindi possa modificare le leggi a suo piacimento per raggiungere il suo obiettivo, anche a procedimento in corso (procedimento che quindi sarebbe solo un paravento, uno specchietto per le allodole). Immaginate di vivere in Vaticano. Immaginate di essere innocenti» (AP).

  35. BulletAndrea Gagliarducci, Leo XIV: Toward the definition of a pontificate, in «MondayVatican», 23 marzo 2026. «... the court order—is not even a decision of Leo XIV, but more likely a consequence of the change of pontificate, where there is no longer a Pope to intervene during the process and somehow shape its outcome. (…) First, the documentation made available by the Promoter of Justice (the Vatican prosecutor ) was riddled with redactions, making it difficult to contextualize. These redactions were later revealed when they were published in a different, related investigation, which also revealed a relationship between the Promoter of Justice and two individuals who had influence over Monsignor Alberto Perlasca. This latter was first a defendant, then a key witness, and ultimately considered only a person informed of the facts in the trial. The second issue is that Pope Francis published four rescripts during the investigations that changed the laws on the fly. These rescripts had remained confidential and were disclosed only during the trial, making the defense’s work even more complex.(…) The ruling immediately appeared highly questionable, also because the reasoning, in some cases, did not demonstrate “proven” guilt.» Anche in francese. Anche in tedesco. E in italiano.

  36. BulletNiwa Limbu, Vatican prosecutor moves to challenge appeal ruling in Cardinal Becciu case, in «The Catholic Herald», 23 marzo 2026.

  37. BulletAnnullation du procès du cardinal Becciu: le Promoteur de justice pourrait refuser de livrer tout les preuves, in «Tribune Chrétienne», 23 marzo 2026.

  38. BulletJavier Ruiz Arregui, El caso Becciu da un giro: el Vaticano anula el juicio y lo repetirá, in «Iglesias Noticias», 23 marzo 2026.

  39. BulletIvo Pincara, Cinque anni dopo. Il nodo irrisolto del processo Becciu: le prove mancanti, la verità sospesa e la crisi della giustizia vaticana, in «Korazym», 22 marzo 2026.

  40. Bullet Andrea Paganini, Attenzione!, 22 marzo 2026. «Il 27 luglio del 2021 – quasi cinque anni fa, durante la primissima udienza del "processo del secolo" – il Giudice del Vaticano Giuseppe Pignatone ordinò all'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia di consegnare immediatamente alle parti «anche le mancanti sezioni del fascicolo - che consta in tutto di 28mila pagina, i supporti informatici, le registrazioni degli interrogatori», come eccepito dalle difese degli imputati. (...) Particolarmente ampio fu l'intervento dell'avvocato Luigi Panella, difensore di un altro imputato, il quale chiese la nullità della richiesta e del decreto di citazione a giudizio, sia per la mancata consegna alle parti di una corposa parte del fascicolo, sia contestando la compatibilità del procedimento con i principi del «giusto processo». In particolare i quattro «rescritti» del Pontefice concessi per svolgere operazioni, tra cui le misure cautelari emesse dal promotore di giustizia senza il vaglio di un giudice istruttore, configuravano un quadro di «assoluta discrezionalità» nel derogare alla legislazione vigente («non accade in nessuna legislazione del mondo»), che sospendeva persino il principio dell'«habeas corpus» sulle restrizioni della libertà personale, costituendo «questo Tribunale come un Tribunale speciale», con una «procedura penale ad hoc», che «sospende alla certezza del diritto». Ecco: oggi siamo ancora esattamente – e vergognosamente – a quel medesimo punto di cinque anni fa! Sì, perché il 10 agosto 2021 il Promotore di (In)Giustizia Alessandro Diddi si oppose all'ordine del giudice. (...) E il Promotore di (In)Giustizia Diddi continuò a opporsi a quell'ordine per ben sette mesi. E poi che successe? Diddi cedette? Finalmente obbedì? No: cedette – sotto quali pressioni? – il Giudice Giuseppe Pignatone – nel frattempo indagato per favoreggiamento alla mafia! – e rinunciò al suo ordine! Incredibile, no? Ebbene, oggi siamo esattamente allo stesso punto; solo che ora l'ordine di consegnare tutte le prove (anche quelle scomode per l'accusa) è stato impartito dal Giudice del Processo d'Appello, mons. Alejandro Arellano Cedillo. Sentite: il 15 dicembre 2023, il giorno prima della sentenza di condanna del card. Becciu (una condanna assurda, senza un briciolo di prova), «Vatican News», da sempre aprioristicamente colpevolista, nel senso che spesso non ha contemplato il diritto umano alla presunzione d'innocenza, millantava la correttezza del procedimento penale imbastito per condannare un innocente: «124.563 pagine cartacee e in dispositivi informatici e 2.479.062 files analizzati presentati dall’accusa, 20.150 pagine (...). Numeri alti che restituiscono l’ampiezza e l’accuratezza del dibattimento che il Tribunale vaticano ha voluto fossero sin dall’inizio la cifra del processo per la gestione dei fondi della Santa Sede. Processo – il più lungo e articolato che si sia mai celebrato tra le mura leonine - definito il “century trial”, il processo del secolo...». Ecco, Signori della Stampa Vaticana e Signori dell'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia: esattamente questi documenti, finalmente, dopo tanti anni di persecuzione di un innocente, devono essere consegnati alle difese. È chiaro? Non basta parlare di «giusto processo» e di «trasparenza». Il giudice ha confermato ciò che da sempre sosteniamo: questo processo era una farsa che non ha garantito affatto i requisiti minimi per il diritto umano al giusto processo. E di trasparenza non s'è vista nemmeno l'ombra (ma non perché fosse trasparente, perché non c'era).»
  41. BulletEscalation nel caso Becciu: dopo la nullità del processo, il Promotore potrebbe non consegnare prove chiave, in «Infovaticana», 22 marzo 2026. Anche in spagnolo. E in inglese. E in francese. E in tedesco. E in portoghese.

  42. BulletGianfranco Pala, «Hanno teso una rete ai miei piedi, hanno scavato davanti a me una fossa, e vi sono caduti», in «Voce del Logudoro», 22 marzo 2026. «... il fallimento dei piani dei nemici, ammesso che un cristiano possa avere dei nemici, che finiscono per colpire chi li ha orchestrati. Infatti, via via che il processo andava avanti, appariva sempre più chiaramente che era stato architettato con abile astuzia, un vero complotto, come pochi se ne vedevano, tra le mura leonine, dai tempi più bui della storia della Chiesa.»

  43. BulletDon Corrado Melis, Una verità attesa: giustizia, dignità e speranza, in «Voce del Logudoro», 22 marzo 2026. «Da qui emerge con forza un’esi-genza non più rinviabile: fare piena luce sui fatti. Una chiarezza completa, libera da ombre e ambiguità, capace di restituire dignità e ristabilire equi-librio. Non si tratta di affrettare i tempi in modo superficiale, ma di evitare ulteriori ritardi che peserebbero su una vicenda già segnata da lunga sof-ferenza. Solo così potrà realizzarsi una giustizia autentica, capace di resti-tuire ciò che è stato messo alla prova e di ricomporre ciò che è stato ferito. Questa attesa non è impazienza, ma espressione di un bisogno profondo di giustizia, maturato nel tempo e ali-mentato dalla fiducia che la luce non possa essere definitivamente oscurata. È la voce composta di chi ha soppor-tato e ha continuato a credere. Il fatto che il processo debba essere sostanzialmente rinnovato, con pieno accesso agli atti e possibilità effettiva di difesa, restituisce al giudizio il suo necessario equilibrio. Si apre così una fase nuova, che può permettere final-mente una valutazione completa e serena.»

  44. BulletDopo sei anni di persecuzione giudiziaria e mediatica, le accuse sono sempre più... sbriciolate contro il moro della realtà! Ora, tenendo presente che il processo è di per sè già una pena per l'imputato – figurarsi per un imputato innocente! –, faccio notare che i promotori di (in)giustizia del Vaticano – i famigerati Alessandro Diddi e compagni di scelleratezze – non solo hanno infilato una porcheria dopo l'altra, ma hanno spudoratamente fatto perdere tempo all'iter giudiziario, in ogni momento possibile: 1) Hanno fatto perdere 7 mesi all'inizio del processo, perché non hanno obbedito al Giudice Giuseppe Pignatone, che già nell'estate del 2021 aveva ordinato loro di consegnare l'intero materiale probatorio  («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). Poi, contraddicendosi (e sotto quali pressioni?) Pignatone s'è rimangiato la parola e ha permesso a Diddi e co. di occultare le prove che risultavano scomode per i loro teoremi. 2) Nel febbraio scorso Diddi s'è ritirato dal processo (non poteva fare altrimenti), ma l'ha fatto l'ultimo giorno possibile, appena prima di essere cacciato dai giudici, mentre avrebbe dovuto farlo almeno tre mesi prima, senza far perdere tempo inutilmente. E ora che devono, nuovamente, consegnare il materiale probatorio in forma integrale, vedremo se "tirano su le brache" (come si dice in dialetto) o se ancora meneranno il can per l'aia, disobbedendo perfino ai Giudici d'Appello. Becciu – che non teme affatto la verità, anzi la ama – non è mai mancato in Aula e non ha mai fatto perdere nemmeno un minuto. Anche questo è in indicatore che fa intuire chi sta dalla parte della verità e chi, invece, specula sulle calende greche e gioca con le vite delle persone: uno schifo! Facciano presto, adesso! (AP, 21 marzo 2026)

  45. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, "Caso Becciu" (+ altri): processo da rifare. La Corte d'Appello vaticana decreta la "nullità relativa" del giudizio di primo grado e chiede la "rinnovazione del dibattimento". Una svolta, in «Osservazioni casuali», 14-21 marzo 2026. «Promemoria. Per ricordare quanto i media vaticani hanno scritto sul "caso Becciu" quando l'ordine era screditare il cardinale ex Prefetto. Ora, dopo l’Ordinanza della Corte d’appello i testi dei media vaticani sono tutti molto tecnici e aderenti alle 16 pagine del dispositivo. Nessun commento. Nessuna lezione morale o moralizzante. Nessuna conclusioni dottrinale. Nessuna editoriale. Dall’inizio del caso i media vaticani si sono caratterizzati per giustificare e difendere ciò che appariva palesemente illegale e offensivo dei diritti della difesa. Sin dagli inizi i media del Vaticano hanno condannato il cardinale Becciu non perché fosse così ma perché Papa Francesco avevo deciso tutto per conto suo identificando la legge con i suoi impulsi e disegni personali. Ora gli analisti giuridici di Papa Francesco tacciono.» ALTRO CHE "PROCESSO GIUSTO E TRASPARENZA" COME AVEVA SCRITTO CON SPUDORATA SUPPONENZA ANDREA TORNIELLI! Una macchia indelebile sulla storia del giornalismo pseudo-cattolico, servile alla malagiustizia, all'ingiustizia, che tifa per Barabba!

  46. BulletMichael Haynes, Leo XIV returns to the Apostolic Palace as tensions rise elsewhere, in «The Catholic Herald», 21 marzo 2026. «Interpreting Tuesday’s verdict leads to the uncomfortable truth that what is actually on trial now is Pope Francis’s legacy, since the Court of Appeal has highlighted a rescript the late Pope signed as being part of the problem. During the trial, arguments were made that Francis changed the laws governing the trial, thus undermining the process, and Tuesday’s verdict supports this premise. Francis famously seemed to have a flexible approach to the rigour of the law, and this fiasco is a victim of his style. Consequently, the prosecution must refile evidence by the end of April, leading to a rehearing in June. According to the well-sourced Vaticanist Nico Spuntoni, although the March 17 verdict does not say so, such a partial retrial could in fact lead to the redoing of the entire process, thus favouring Becciu and his fellow defendants. As a canonist, Leo will appreciate the delicacies of the situation and the potential for building a precedent by which papal actions are subjugated to the Vatican court’s judgement at every turn. Perhaps it was with this in mind that, a few days earlier, he addressed judges from the tribunal of the Vatican City State to highlight the intimate link between justice and charity. ‘The administration of justice is not, in fact, limited to the resolution of disputes,’ the Pope said , ‘but contributes to the protection of the legal order and the credibility of institutions.’»

  47. BulletNico Spuntoni, Becciu celebra la sua "rivincita". L'omelia sul patrono degli innocenti, in «Il Giornale», 20 marzo 2026. E mentre ancora circolano le calunnie degli scorpioni – "in cauda venenum" – Becciu fa come san Giuseppe davanti a Maria: «obbedisce alla propria coscienza e non si lascia intimorire dal giudizio altrui» (vale a dire dal fango dei mascariatori mafiosi).

  48. BulletFranca Giansoldati, Becciu, si profila scontro tra magistrati giudicanti e inquirenti: il Promotore ha impugnato l'ordinanza della Corte d'Appello, in «Il Messaggero», 20 marzo 2026. COSA HANNO DA NASCONDERE I MAGISTRATI CHE HANNO MESTATO NEL TORBIDO? «Perchè tanta attenzione su queste carte? Perchè in ballo c'è una corposa e imbarazzante corrispondenza avvenuta durante la fase istruttoria tra la pr Immacolata Chaouqui e Genoveffa Ciferri, amica del teste principale d'accusa, cioè monsignor Alberto Perlasca. Proprio i passaggi secretati da Diddi hanno fatto sorgere più di un dubbio sulle possibili manipolazioni nella redazione del memoriale servito al Promotore come base per l’accusa. «Se si scopre che eravamo tutti d’accordo è la fine», si legge in uno dei messaggi. E adesso che l'Ufficio del Promotore di Giustizia si è riservato «la impugnazione dell'ordinanza» cosa accadrà, che effetti avrà? I fari ora sono tutti puntati sulla prossima mossa della Corte formata dal presidente arcivescovo (e canonista) Arellano Cedillo e dai due magistrati togati Turrini Vita e Ducci Teri. Nell'ultima ordinanza i magistrati hanno dato prova di grande autonomia e libertà, decidendo di accogliere le eccezioni presentate dalle difese che lamentavano da tempop enormi lacune procedurali. La Corte d'Appello ha ammesso che «nel corso del giudizio di primo grado si è verificata una nullità relativa mai sanata» cosa che ha inevitabilmente «viziato un atto fondamentale del giudizio». Un altro grande vulnus affrontato ha riguardato uno dei Rescriptum di Papa Francesco emanato in fase istruttoria e tenuto nascosto alle difese. Cosa che ha impedito loro di difendersi appieno. Grazie a questo atto normativo il pontefice (legislatore supremo) assegnava, tra l'altro, una serie di poteri pieni al Promotore Diddi, al punto da fare dire a diversi illustri canonisti che in Vaticano non si rispettavano i criteri per un giusto processo. Con l'ultima ordinanza la Corte d'Appello ha sconfessato persino le due corpose e dotte Memorie depositate alcuni mesi fa in Cancelleria dagli ex ministri italiani della Giustizia Giovanni Maria Flick e Paola Severino, attuali difensori dell'Apsa e della Segreteria di Stato (che nel processo si sono costituite sono parte civile). A parere di questi giuristi non vi sarebbe mai stata, invece, la violazione dei principi del giusto processo sostenendo invece che tutto si è svolto in modo corretto e paritario sotto ogni punto di vista, che i Rescripta del Pontefice restano atti legittimi e la questione degli omissis praticamente inesistente. «Resta fermo il potere/dovere del Promotore, sotto la propria responsabilità, di selezionare i soli atti pertinenti all'accusa, salvaguardando eventuali ragioni di segretezza connesse alla pendenza di altre indagini» sostengono i due avvocati, difendendo a spada tratta l'esistenza del giusto processo vaticano.» Anche in tedesco. E in francese. E in inglese. E in spagnolo.

  49. BulletPino Nano, Vaticano. La Corte ha stabilito che il Cardinale Becciu non si è appropriato neanche di un centesimo, in «Prima Notizia 24», 20 marzo 2026. La parola degli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo: «Nei giorni scorsi il Cardinale Becciu, pur non rilasciando interviste, ha voluto ringraziare i suoi avvocati “che, sin dal primo momento, si sono tenacemente battuti per far affermare i principi di diritto che la Corte ha riconosciuto”. Ma anche nei commenti rilasciati a caldo, va detto, i due penalisti hanno sempre tenuto un atteggiamento di massima sobrietà. (...) Il punto centrale, che avevamo denunciato sin dal primo momento, era l’esistenza di una profonda asimmetria tra accusa e difesa: da un lato, un ufficio requirente che disponeva dell’intero patrimonio conoscitivo raccolto nella fase istruttoria; dall’altro, le difese costrette a muoversi dentro un perimetro informativo incompleto, frammentario e, per alcuni atti, persino oscurato da omissis. In altre parole, avevamo segnalato che il processo era nato e si era sviluppato in una condizione di squilibrio strutturale, incompatibile con un contraddittorio autentico, che ponesse la difesa su un piano di parità con l’accusa. (...) la Corte ha fatto propria questa impostazione. Con una motivazione ampia accurata e molto netta, ha escluso, esaminando la normativa di riferimento, che il Promotore di Giustizia potesse vantare un potere discrezionale di selezione degli atti da depositare, cioè la facoltà di scegliere quali documenti rendere conoscibili alla difesa e quali invece trattenere, sulla base di una valutazione unilaterale di utilità o rilevanza. Era precisamente questo il principio che avevamo contestato in udienza, osservando che il fascicolo processuale non può diventare una sorta di antologia costruita dall’accusa, ma deve restare un compendio integrale, nel quale la difesa sia posta in condizione di orientarsi liberamente, senza accessi filtrati, consegne parziali o conoscenze condizionate dalla volontà della controparte. (...) La conoscenza piena del materiale istruttorio non è una concessione dell’accusa, né un favore rimesso alla sua benevolenza, ma un diritto che il codice presidia in via immediata. (...) Guardiamo con fiducia al nuovo processo che riteniamo possa consentire al Cardinale di dimostrare la sua innocenza, dopo troppi anni di ingiusta sofferenza e di esposizione mediatica negativa, che tanto ha influito nella narrativa di questa vicenda giudiziaria.»

  50. BulletSantiago Martín, León: Entre la verdad y la crisis: comunión a divorciados y un juicio bajo sospecha en el Vaticano, in «Magnificat.tv», 20 marzo 2026.

  51. BulletHacia una Monarquía Constitucional: Caso Becciu en Vaticano | Descifrando a León, una mirada única al Vaticano y al Papa León XIV, in «Decifrando a Leon», 20 marzo 2026. «... una crisis de identidad en el sistema legal de la Santa Sede. ¿Es el Vaticano una monarquía absoluta donde el Papa está por encima de la ley, o está transitando hacia un modelo constitucional donde el proceso es sagrado? (...) El "Culebrón Becciu" promete más capítulos, pero lo sucedido esta semana en el tribunal vaticano marca un hito: la ley, para ser ley, debe ser pública y el proceso, para ser justo, debe ser impecable. En el Vaticano de León XIV, la monarquía absoluta parece estar aprendiendo, por las malas, las reglas del Estado de Derecho.»

  52. BulletGiuseppe Brienza, Un anno dall'addio a Mario Nanni, giornalista parlamentare e cronista del "processo del secolo", in «Korazym», 20 marzo 2026. Mario Nanni mi contattò nell'autunno del 2024. Era un uomo autentico, vero, assetato di verità. Un uomo con un sano coraggio civile. Il suo libro più importante venne presentato un anno fa a Roma. (AP)

  53. BulletVaticano Update – News aus Rom mit Rudolf Gehrig, 20 marzo 2026.

  54. BulletVittorio Feltri, L'Inquisizione contro Becciu è sconfitta. Io l'ho difeso (in solitaria) e oggi esulto, in «Il Giornale», 19 marzo 2026. UNA PAGINA DI GIORNALISMO SERIO (in contrasto con la vigliaccheria imbrattacarte; per non parlare dei criminali mascariatori). Il cardinale fatto a pezzi senza diritto alla difesa. Un abominio. «Legge viene da leggere. Lo aveva scritto san Tommaso nella Summa Teologica. La norma, se non puoi leggerla, non è legge: è arbitrio. Non serve essere Severino e Flick per capirlo. Eppure proprio i grandi giuristi appena citati, già ministri della Giustizia italiani, ingaggiati come avvocati dalle parti civili vaticane, hanno taciuto, mentre un uomo veniva inchiodato al pubblico ludibrio. Torniamo a quel 24 settembre 2020, alle 18:05, a Santa Marta: un articolo dell'Espresso — non ancora in edicola — già sulla scrivania del Papa, un'udienza di venti minuti, e poi la caduta immediata senza contraddittorio. Una crocifissione preventiva, come l'ha definita Alberto Melloni. Da quel momento Becciu non è più un indagato, ma un colpevole. Come lo sceriffo di Nottingham, e il resto del mondo si sente Robin Hood. E nessuno osa alitare un dubbio. Nessuno tra i grandi giornali, nessuno tra quelli ecclesiastici, per timore di sembrare contro Francesco; nessuno tra gli intellettuali che pure amano erigersi a coscienza critica del Paese. La sparizione dello spirito critico è stata la vera anomalia. Quando tutti dicono la stessa cosa, non è perché hanno capito: è perché hanno smesso di guardare. E intanto c'era un dettaglio che gridava. Gli articoli dell'Espresso pubblicati con una scansione temporale che precedeva gli eventi stessi: pagine create prima delle dimissioni obbligate. Come facevano a sapere? Qui il problema non è il complottismo: è l'anti complottismo, quella posa da superiorità che impedisce di vedere anche l'evidenza. I complotti qualche volta esistono. (…) Unanimismo peloso. Provai a scandagliare. Finalmente ebbi tra le mani il lavoro di chi, mettendosi al fianco del prelato disonorato, si era reso conto dal primo istante dell'inghippo: l'avvocato di Verona Natale Callipari. (…) Come faceva / Espresso a scrivere delle dimissioni otto ore in anticipo sui fatti? (…) Questi scoop incontrarono il meticoloso silenzio del coro unico dei vaticanisti e dei rispettivi direttori. (…) So che il paragone con il caso Tortora viene ripetuto spesso fuori luogo. Non in questo caso. A me è capitato di rivivere la stessa solitudine della mia ribellione davanti a un panorama identico: accuse mostruose, unanimità mediatica, distruzione preventiva. Con una differenza: qui tutto accadeva non in un tribunale napoletano, con pentiti di camorra pluriassassini, ma in un quadro dove pareva che gli accusatori portassero l'aureola. Invece di rendere più scrupolosi, questa apparenza di santità infallibile aveva reso tutti ciechi e soddisfatti. A parte gli errori sesquipedali della magistratura vaticana di primo grado al completo, da questa ordinanza clamorosa risulta intaccata la figura di papa Francesco. Mi ostino a ritenerlo anch'egli una vittima. Abbandonato e solo. Sovrano assoluto sulla carta, ma in realtà esposto a un meccanismo tecnico-giuridico che si è mosso da sé, senza controllo. (…) anche il Papa è legato alla ragionevolezza e alla giustizia. Non può fare qualunque cosa solo perché può. Deve restare dentro il diritto. Ed è qui che nasce la domanda: perché nessun cardinale-canonista ha aiutato il Papa? Perché uomini di Chiesa formati nel diritto canonico, custodi di una tradizione giuridica millenaria, sono rimasti in silenzio, lasciando che a parlare fossero quasi solo i tecnici dell'accusa, mentre il Papa veniva esposto al rischio di decisioni giuridicamente fragili e simbolicamente devastanti? I critici del processo sono stati dipinti - e io in cima alla lista - come avversari del Papa, mentre erano, piuttosto, amici del Papa e della verità. E pesa, in questo clima, il servilismo di troppi, e gli osanna ecclesiastici tributati al direttore dell' Espresso Marco Damilano, premiato con la nomina a primo relatore del sinodo diocesano di Roma alla presenza di Papa Francesco (e quindi gratificato di un sontuoso contratto in Rai). E così finisce tra i rovi quello che doveva essere il processo del secolo. Torquemada ha perso. Certo, si andrà avanti. Il processo ricomincerà a giugno. Ma finalmente ad armi pari. Senza norme segrete. Le carte finora occultate canteranno. E stavolta non saranno ritagliate per il comodo dei persecutori. I giornali vaticani e Avvenire, quotidiano dei vescovi, intanto, minimizzano l'accaduto, nessun mea culpa ha scosso pubblicamente il petto di prelati o giornalisti, ma sarebbe pretendere troppo. Leone XIV come e quando ridarà a Becciu l'onore perduto, i diritti e i doveri di cardinale? Passeranno anni. Non può e non vuole influenzare il corso della giustizia, e già questo – visto l'interventismo precedente - è rivoluzionario.» Bisogna riconoscere che fu quasi l'unico giornalista a difendere Enzo Tortora – uomo onesto – quando tutta l'Italia scagliava vagonate di fango. Allora. E a difendere Angelo Becciu – uomo onesto e cristiano esemplare – quando il mondo intero, Papa compreso (certo ingannato), lo insulta(va) e lo perseguita(va) sommergendolo con montagne di menzogne e di calunnie. Oggi. L'umanità manipolata diventa una bestia. E la mafia ne approfitta. Anche online.

  55. BulletTommaso Cerno, Cardinale Becciu, in «2 di picche», Rai2, 19 marzo 2026. «Che cosa sta succedendo quindi dietro le Sacre Mura? Che cosa Papa Leone si trova davanti? La necessità di raccontare al mondo che il Vaticano ha processato un cardinale senza ragione, perché il suo predecessore era stato portato a credere cose che non erano avvenute? Sarebbe molto grave scoprire che il processo contro Angelo Becciu era un tentativo di attaccare papa Francesco. Oppure è un altro “caso Tortora” avvenuto dietro i Sacri Portoni? Un caso in cui chi lo accusava sapeva bene che l’obiettivo non era quel cardinale, ma era la Chiesa.»

  56. BulletRenato Farina, Caso Becciu. Processo da rifare, la Chiesa è più forte dei suoi errori (e la verità può emergere), in «Il Sussidiario», 19 marzo 2026. NEMMENO L'AUTORITÀ PAPALE PUÒ METTERSI CONTRO LA RAGIONE E LA VERITÀ. GESÙ È IL LOGOS! «La Chiesa porta dentro di sé, da duemila anni, una capacità singolare: può sbagliare nelle sue forme storiche, nelle sue strutture temporali, persino nei suoi atti di governo, e insieme possiede – per grazia – la possibilità di riconoscere l’errore e di correggerlo. (...) La tradizione giuridica è limpida: lex a legendo. La legge viene dal poter essere letta. Se non è promulgata, non è legge. Ed è esattamente questo il punto che la Corte ha riconosciuto. Non siamo davanti a una questione tecnica, ma a un principio elementare di civiltà giuridica: nessuno può difendersi da una norma che non conosce. Chi scrive, lavorando sulle carte, seguendo le trascrizioni dei dibattimenti, entrando nel merito degli atti, ha maturato – per quel che può valere – la convinzione dell’innocenza del cardinale Angelo Becciu e di altri imputati, e insieme l’impressione, sempre più netta, del coinvolgimento di altri soggetti rimasti misteriosamente indenni. (...) L’autorità, se non è conforme alla giustizia, si svuota. Sant’Agostino lo dice con una radicalità che non ammette attenuazioni: remota iustitia, quid sunt regna nisi magna latrocinia? Senza giustizia, gli Stati non sono che grandi associazioni di briganti. Vale per ogni potere, e dunque anche per quello che nella Chiesa si esercita nelle forme temporali. In questo quadro si comprende meglio anche la posizione di Papa Leone XIV. Egli non è intervenuto, neppure di striscio, per condizionare il processo. Ha fatto qualcosa di più essenziale: ha richiamato, anche recentemente, la magistratura vaticana al rispetto della giustizia e dei criteri del giusto processo, indicando – in piena sintonia con Agostino – che senza giustizia non esiste legittimo esercizio dell’autorità. Non ha imposto esiti. Ha chiesto che si rispettino le condizioni perché la verità possa emergere. È una linea profondamente razionale, e perciò ecclesiale. Papa Francesco, dal canto suo, ha portato sulle spalle il peso di una riforma necessaria, cercando trasparenza nella gestione economica della Santa Sede. Questo sforzo va riconosciuto con lealtà. Ma proprio per questo, la ricerca della verità non può svolgersi fuori dalle forme della giustizia: verità e giustizia stanno o cadono insieme.»

  57. BulletIacopo Scaramuzzi, Becciu confida nel nuovo processo. "Innocente, la verità verrà a galla", in «La Repubblica», 19 marzo 2026. Perfino "Repubblica" – che fa ancora parte di quel "Gruppo Gedi" che sei anni fa montò il brutale complotto contro un uomo innocente – si sta svegliando?

  58. BulletIvo Pincara, Processo Becciu: tutto da rifare. Ulteriori riflessioni a seguito dell'Ordinanza della Corte d'appello vaticana del 17 marzo 2026, in «Korazym», 19 marzo 2026.

  59. BulletAmerico Mascarucci, Il "Caso Becciu", altra macchia indelebile sul pontificato di Bergoglio, in «Stilum Curiae», 19 marzo 2026. Anche in spagnolo.

  60. BulletFranca Giansoldati, Becciu, condanna nulla. «Accuse poco chiare». E le udienze ricominciano, in «Il Messaggero», 18 marzo 2026. «La condanna in primo grado è stata annullata e il processo va parzialmente rifatto. Durante il conclave Papa Leone aveva promesso al Collegio Cardinalizio – quando gli fu segnalato da diversi porporati la presenza di un certo “giustizialismo” strisciante da correggere (dissero proprio così) – che sarebbe stati solo il diritto canonico e le regole procedurali a parlare. (...) Il 30 aprile si vedrà in cosa consiste il materiale “omissato” dal Promotore di giustizia del processo di primo grado, e soprattutto quale impatto avrà l’inefficacia del Rescriptum del 2 luglio 2019 che consentiva a Diddi di procedere con una istruzione sommaria. Gli avvocati Massimo Bassi, Cataldo Intrieri (difensori di Tirabassi), Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo (difensori di Becciu) hanno commentato con favore questa svolta. «Tutti gli atti di indagini, a partire dai discussi interrogatori del super teste Perlasca sono da ritenersi nulli, in quanto la norma papale che conferiva pieni poteri al Promotore Diddi è inefficace. Confidiamo di poter arrivare a una rapida definizione del processo con una sentenza ampiamente assolutoria. Avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto». Anche in spagnolo. E in francese. E in tedesco.

  61. BulletAndrea Gagliarducci, Juicio contra Cardenal Becciu gravemente viciado, in «Aciprensa», 18 marzo 2026. Se non rispetta la verità e la giustizia, la Chiesa si gioca la propria credibilità, oltre a quella del Vaticano.

  62. BulletBecciu, 'si arrivi presto a riconoscimento mia totale innocenza', in «Ansa», 18 marzo 2026.

  63. BulletLetizia Lucarelli, Il vescovo di Ozieri sul processo Becciu: chiedono un nuovo dibattimento, l'ordinanza consente finalmente di ristabilire verità, equilibrio e dignità, in «Faro di Roma», 18 marzo 2026. Fare piena luce sui fatti!

  64. BulletANALOGIE E DIFFERENZE TRA IL CASO TORTORA E IL CASO BECCIU. I magistrati e le forze dell'ordine che hanno fatto condannare Enzo Tortora hanno sbagliato. Erano in buona fede? Chissà. I magistrati e le forze dell'ordine che hanno fatto condannare Angelo Becciu hanno sbagliato. Certamente NON erano in buna fede! E anzi hanno contribuito a ordire il complotto. (AP 18 marzo 2026)

  65. BulletIvo Pincara, Processo Becciu: tutto da rifare. Alcune riflessioni a seguito dell'Ordinanza della Corte d'appello vaticana del 17 marzo 2026, in «Korazym», 18 marzo 2026.

  66. BulletFulvio Fiano, Errori, omissis e dubbi sulle prove. Becciu, il processo è da rifare, in «Corriere della Sera», 18 marzo 2026.

  67. BulletPaolo Maninchedda, Caso Becciu: adesso ritroverete il coraggio?, in «Sardegna a Libertà», 18 marzo 2026. «Le ragioni dell’annullamento relativo (cioè non di tutto il processo, ma dell’istruttoria e del dibattimento, al punto che entrambi si svolgeranno di nuovo in Corte d’Appello e non dinanzi al tribunale di primo grado) sono tre: 1) sono state violate le norme del Codice di Procedura Penale vigenti all’epoca dei fatti; 2) gli interventi legislativi, a riforma del processo, messi in atto da papa Francesco durante il processo sono sospettabili di essere in contrasto con l’ordinamento vigente e comunque non erano stati notificati anche alle difese; 3) il Promotore di Giustizia non ha reso disponibili alla difesa tutti gli atti, ma anzi li ha mutilati con omissis e secretazioni. Con tutta evidenza si tratta dei rilievi mossi al processo Becciu, sin dai suoi esordi, da uomini e donne del mondo del diritto e da diversi organi di stampa, rispetto ai quali la giustizia vaticana aveva fatto spallucce in ragione del potere assoluto del Papa che aveva voluto e protetto con suoi atti quel processo, quella procedura manipolata e quella vittima designata, Becciu. Becciu è la più grave colpa morale di papa Francesco. Il processo che lui ha voluto e pesantemente condizionato è stato un episodio pessimo di come la stizza personale possa tramutarsi in pena laddove il sovrano sta sopra la legge. L’esclusione di Becciu dal collegio cardinalizio che ha eletto il nuovo papa è stato l’ultimo atto di una cospirazione che ha nella celebre F. posta, con mano tremante, in clinica dal papa sofferente, in calce all’ordine di tenerlo fuori dal conclave, il suo degno sigillo, degno di un romanzo di Eugene Sue. Tutto ciò (che non è poco) è stato anche la dimostrazione lampante di come l’organizzazione ecclesiastica della chiesa cattolica sia così subordinata al potere papale, incondizionato e incondizionabile, da sacrificare ad esso ogni verità. Quando il cattolicesimo si fa papismo è insopportabile. Il male si affronta, come facciamo tutti, con la fatica di vivere, guardandolo in faccia, chiedendo la Grazia di un aiuto, non mettendo le mutande pulite sulle sporche. Il pronunciamento della Corte d’Appello vaticana significa prima di tutto che papa Leone XIV ha deciso di far fare alla giustizia il suo corso senza interferenze. Questo, però, comporterà una cosa: l’inevitabile coinvolgimento nella “colpa” dell’acquisto e della vendita del palazzo londinese del cardinale Parolin e di altri soggetti dell’entourage del precedente papa. La verità comporterà una profonda ristrutturazione della Curia (e già il ritorno in Polonia dell’elemosiniere del vecchio papa ne è un indizio). Forse comporterà anche altro, magari la fine di processi farlocchi fatti da preti compressi dal potere dei vescovi. Se ne è avuta una prova anche in Sardegna, con un processo di cui non si possono vedere le carte, deciso sulla base della testimonianza di un vescovo emerito non più lucidissimo, portato in giudizio “a spalla” da altri due vescovi in carica, a testimoniare su ciò che avrebbe visto aprendo improvvisamente la porta di una stanza di un convento nel quale vivevano al tempo, (papa Francesco parlava di “frociaggine”, termine che a me non piace, ma che rende l’idea di un contesto), sia il vescovo emerito che il vescovo in carica, più la vittima e il carnefice. Ratzinger avrebbe mandato tutta la pattuglia di fratacchioni, lontano dalla sede “frociante” (uso il termine per irritare, per smuovere); invece, i riti ipocriti, li hanno lasciati tutti qui, ma con una vittima processuale oltre la vittima reale. La cosa che più mi avvilisce, per la fiducia che ho riposto, in passato, nei sacerdoti e nei vescovi, è aver assistito al loro vigliacchissimo silenzio sulla vicenda Becciu. Non un cardinale si è dimesso in dissenso col papa. Non un vescovo si è fatto sentire. I vescovi sardi, molto timidamente e con mille distinguo, hanno dichiarato solo la loro vicinanza al vescovo di Ozieri per essere a processo a Sassari per peculato. Il minimo sindacale. Tutti sappiamo che se la stessa indagine sui conti della curia di Ozieri fosse stata fatta retrospettivamente su Cagliari o su Sassari, se ne sarebbero viste delle belle. Io non sono certo un donatista, ma è indubbio che vedere i vescovi così vigliaccamente subordinati, così indifferenti alla giustizia e così ingaglioffiti sul denaro della Regione, come ha rivelato la vicenda dei soldi alle Caritas, così superficiali nelle politiche culturali (la Facoltà teologica della Sardegna è in declino per colpa loro, però ognuno di loro ha un istituto per le attività culturali, un giornale, uno show estivo, un centro di attività sociale fighissimo e all’avanguardia, tanti social, tanti campi estivi ec. ecc.), tutto questo mi impedisce di considerarli autorevoli, religiosamente autorevoli, e mi porta a iscriverli semplicemente nel baronaggio sardo: loro da una parte, io dall’altra.»

  68. BulletLuigi Bisignani, Becciu, tutto da rifare. C'è un giudice Oltretevere, in «Il Tempo», 18 marzo 2026. «È tornato un giudice Oltretevere, finalmente. Non a Berlino ma proprio lì, dove per anni la giustizia ha somigliato più a un laboratorio creativo che a un tribunale. La Corte d'Appello vaticana ha fatto ciò che il primo grado non ha saputo fare: spegnere la macchina della propaganda e riaccendere quella del diritto. Dopo la ricusazione di Alessandro Diddi — cui è seguita, all’ultimo momento, la sua astensione — e l’inammissibilità del suo appello, arriva una decisione che pesa: condanne annullate, tutto da rifare. E non per qualche cavillio, ma per vizi strutturali. Fascicoli incompleti, documenti mutilati dagli omissis, atti spuntati a metà percorso, leggi inventate in modo estemporaneo ed esibite, al pari dei peggiori bari, come carte truccate per la bisogna. (...) Come se le regole fossero un dettaglio negoziabile. E quando le regole diventano opzionali, la sentenza è già compromessa. Il Tribunale presieduto da Pignatone, chiamato a incarnare il rigore, esce da questa vicenda con le ossa rotte. Il metodo e l’impianto accusatorio che ha avallato si rivelano fragili proprio dove dovevano essere inattaccabili: nel rispetto delle garanzie. E senza garanzie, il rigore è solo una posa. (...) E allora la domanda finale è inevitabile: se un Rescriptum mai pubblicato incide sulla validità degli atti fino a far crollare un intero processo, che ne è degli altri atti analoghi? Anche di quelli firmati in extremis, magari per incidere su diritti fondamentali, come la partecipazione del cardinale Angelo Becciu a un conclave?»

  69. BulletNico Spuntoni, Vaticano contagiato dalla malagiustizia: tutto da rifare il processo a Becciu. I legali: diritti violati, in «Il Giornale», 18 marzo 2026. «Non è una bestemmia laica affermare che la vicenda del cardinale Angelo Becciu è il caso Tortora vaticano. (...) La corte presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo ha riconosciuto la lesione del diritto di difesa nel primo processo, dal momento che l'accusa ha potuto nascondere alle difese una parte consistente del materiale di indagine nonostante il codice vaticano di procedura penale lo vietasse.»

  70. BulletAndrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, la nullità relativa riapre i giochi, in «Acistampa», 18 marzo 2026. «In pratica, la Corte di Appello vaticana ha accettato gran parte delle “eccezioni di nullità” presentate dalle difese. I giudici hanno per questo chiesto la “rinnovazione del dibattimento”, che tuttavia non comporta “la nullità complessiva dell’intero giudizio di primo grado: del dibattimento come della sentenza”, i quali – si legge nel documento - “infatti mantengono i propri effetti”. (...) Tutte queste le premesse che hanno portato all’ordinanza del Tribunale di Appello, presieduto dall’arcivescovo Alejandro Arellano Cedillo. (...) Tuttavia, la Corte ha trovato una eccezione di nullità valida di fronte alla questione dei quattro rescritti di Papa Francesco, entrati in vigore durante il processo, che ne hanno cambiato le regole in corsa. I rescritti sono stati redatti il 2 luglio 2019, 5 luglio 2019, il 9 ottobre 2019 e il 13 febbraio 2020. Con i rescritti, Papa Francesco sospendeva gli obblighi di segnalazione all’Autorità di Informazione Finanziaria, stabiliti dalla legge 18 del 2013; disponeva l’autorizzazione all’uso di qualsiasi strumento di intercettazione necessario; autorizzava l’utilizzo di qualsiasi materiale sequestrato senza che vi si potesse opporre il vincolo di segretezza; e confermava per altri sessanta giorni le prerogative speciali date al Promotore di Giustizia. (...) Secondo la Corte di appello vaticana “non può sottacersi che il testo del Rescriptum non detta disposizioni particolari relative alla sua pubblicazione, fase integrativa dell'efficacia di un atto di tale natura, discrezionalmente disciplinabile dal Supremo Legislatore”, e nemmeno “nel provvedimento è stato ritenuto opportuno disporre che il testo dovesse rimanere segreto”. (...) Sono considerazioni che portano i giudici a deliberare che “la mancata pubblicazione del Rescriptum in data 2 luglio 2019 abbia inciso sulla legittimità di alcuni atti istruttori adottati sulla base dello stesso”. (...) Ora, le probabilità che tutto l’impianto accusatorio cada sono sicuramente più alte.» Anche in inglese.

  71. BulletNico Spuntoni, Colpo di scena, il processo a Becciu è tutto da rifare, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 18 marzo 2026. «Proprio l'inosservanza delle garanzie procedurali e la mancata effettività del diritto di difesa ha portato la Corte d'Appello presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo a dichiarare la nullità della sentenza di primo grado»; «Un trionfo per le difese, una debacle per l'ufficio del promotore ed in particolare per l'operato di Alessandro Diddi, grande protagonista in primo grado. La Corte ha dato ragione alle due contestazioni che sono state un cavallo di battaglia delle argomentazioni della professoressa ordinaria di Diritto canonico, Diritto ecclesiastico e Storia del diritto canonico presso l'Università di Bologna Geraldina Boni. Nel suo libro scritto con Manuel Ganarin e Alberto Tomer Il processo Becciu. Un’ analisi critica aveva sviscerato sia la questione dell'omesso deposito di numerosi atti sia quella della segretezza dei rescripta, ritenendoli una violazione del diritto di difesa. (...) Il riconoscimento della Corte d'Appello del mancato rispetto del diritto di difesa riporta alla mente l'editoriale che il 30 ottobre 2024 scrisse Andrea Tornielli sui media vaticani per difendere le motivazioni della sentenza di primo grado. Il direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede parlò di Processo giusto e trasparenza. Oggi è un tribunale vaticano a sancire che quel processo non fu giusto e che non ci fu trasparenza perché il rescriptum del 2 luglio 2019 non fu pubblicato e perchè tutti gli atti e documenti non vennero messi a disposizione degli imputati e dei loro difensori. Tornielli scriverà un nuovo editoriale sull'ordinanza di ieri?» Anche in inglese. E in spagnolo.

  72. BulletMimmo Muolo (Facebook, 18 marzo 2026): «LA VERITÀ MARATONETA DEL CASO BECCIU. Le bugie hanno la falcata dei centometristi. La verità il passo del maratoneta. Mi è venuta in mente questa similitudine leggendo ieri l’ordinanza della Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano che ha dichiarato la nullità relativa del processo di primo grado a carico del cardinale Angelo Becciu e altri nove imputati (tutti condannati tranne uno) per i fatti legati alla compravendita di un immobile a Londra e altri due filoni di inchiesta. La Corte d’Appello ha disposto che in secondo grado non ci si limiti all’esame degli atti, ma che si debba rinnovare il dibattimento (ad esempio, l’ascolto di alcuni testimoni o la valutazione di determinate prove). E questo perché in primo grado le difese non hanno potuto avere a disposizione la versione integrale di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio. Il procuratore di giustizia, Alessandro Diddi, aveva infatti omissato gran parte di quel materiale, limitando non poco il diritto di difesa. Nel frattempo, grazie alle rivelazioni di un quotidiano, le parti omissate sono state rese di pubblico dominio e hanno portato alla luce un panorama davvero imbarazzante, dal quale emerge molto più che un’ombra di macchinazione ai danni del cardinale Becciu. Macchinazione che avrebbe fatto leva sulla figura di monsignor Alberto Perlasca, all’epoca dei fatti responsabile della sezione amministrativa della Segreteria di Stato (che gestiva gli investimenti, tra i quali anche quello sul palazzo di Londra), prima imputato e poi “retrocesso” a testimone dell’accusa. In una delle chat intercorse tra due donne, che sembrano aver dettato a Perlasca le cose da dire, si afferma tra l’altro: «Se si accorgono che siamo tutti d’accordo, è la fine». Inquietante. Le difese, anche in primo grado, si sono sempre opposte a questo modo di fare di Diddi, chiedendo a più riprese la nullità dell’intero processo. Nullità sempre respinta dal tribunale presieduto da Giuseppe Pignatone. Ora la Corte d’Appello dà almeno parzialmente loro ragione. E in effetti, in presenza di quelle chat, che cambiano radicalmente gli scenari processuali, sarebbe stato difficile perseverare nella discutibile linea di condotta fin qui tenuta dai magistrati vaticani. Non siamo ancora alla riforma della sentenza, che l’ordinanza di ieri per il momento conferma, ma a un significativo cambio di rotta sì. In sostanza, mentre le bugie sono da tempo ferme sul filo di lana dei cento metri, la verità maratoneta continua ad avanzare verso il traguardo. Intanto, però, questo nuovo colpo di scena rafforza le domande che già tempo addietro proponevo. Come è stato possibile per il promotore di giustizia ignorare e addirittura omissare il contenuto di quelle chat? Perché in presenza di quegli scambi ha più volte inveito in special modo contro il cardinale Becciu, accusandolo tra l’altro di condotta processuale riprovevole solo perché si è sempre dichiarato innocente e si è difeso con tutte le armi del diritto a sua disposizione? E come è stato possibile per Pignatone e i due giudici a latere (anche a loro erano state omissate le chat?) arrivare a una sentenza di condanna degli imputati pressoché generalizzata, sia pure con pene minori rispetto a quanto richiesto da Diddi? Soprattutto, questa svolta ci ripresenta più urgente e inquietante che mai la domanda di fondo. Il cosiddetto processo del secolo era un processo ideologico, il cui esito era stato già predeterminato?La verità maratoneta ci darà molte di queste risposte. Speriamo tutte. Oltre naturalmente a fare finalmente luce sulle reali responsabilità degli imputati o sulla loro innocenza. Innocenza sulla quale, nel caso del cardinale Becciu, non ho mai dubitato. E i fatti continuano ad avvalorare la mia convinzione.» Quando la menzogna prende l'ascensore, la verità prende le scale. La verità è lenta, ma arriva! Tutto vero ciò che scrive Mimmo Muolo! (AP)

  73. BulletFari Pad (Facbook, 18 marzo 2026): «Mentre il sistema interno si avvita in un processo che la stessa Corte d’Appello definisce ora viziato da lesioni del diritto di difesa, il contesto internazionale ha già emesso il suo verdetto. A Londra, la giustizia britannica non solo ha stabilito l'assenza di frode nell'affare immobiliare, ma ha condannato la Santa Sede al pagamento delle spese legali a favore di Mincione. Ci si trova davanti a un sistema che emana sentenze rischiando di vederle trattate come carta straccia all'estero, avendo ignorato contratti che riconoscono giurisdizioni straniere e la validità degli acquisti effettuati. (…) Il principio cardine di ogni Stato di diritto – il rapporto paritario tra difesa, accusa e giudice terzo – risulterebbe essere stato calpestato in modo irrimediabile. Non vi è giustizia quando l'accusa agisce come arbitro della verità, decidendo quali prove mostrare e quali celare dietro comodi "omissis". Questa asimmetria ha trasformato il primo grado in un simulacro di processo, rendendo la contaminazione del dibattimento un vizio che non può essere sanato da una semplice "rinnovazione": davanti a simili violazioni, il Cardinale Becciu andrebbe semplicemente assolto per l'insostenibilità del rito seguito. (…) Non si può e non si deve chiudere gli occhi davanti all'ipotesi che la condanna sia stata "apparecchiata" a tavolino attraverso un inquinamento delle prove senza precedenti. Qualora venisse accertato che Francesca Immacolata Chaouqui, oltre ad aver manipolato il testimone chiave Perlasca, abbia agito dietro compenso per formare false accuse, ci troveremmo di fronte al punto più basso della storia giudiziaria vaticana. Un'accusa "comprata" o pilotata per colpire un uomo attraverso una vendetta personale travestita da indagine negherebbe l'essenza stessa della missione della Santa Sede. (…) Il nodo indissolubile resta quello dei protagonisti che avrebbero agito nell'ombra per coordinare questo impianto accusatorio. Scambi di messaggi emersi e poi parzialmente occultati, contatti non dichiarati e un presunto coordinamento tra settori degli inquirenti e testimoni suggerirebbero una regia orchestrata per inquinare la genuinità del procedimento. Chi ha permesso o favorito tale sfracelo deve renderne conto con determinazione: non è sufficiente ricominciare il processo, ma è doveroso individuare chi ha tirato i fili di questa presunta macchinazione che ha screditato la Chiesa intera. (…) La decisione della Corte d’Appello conferma che il primo grado è stato un percorso a ostacoli contro la verità, dove i diritti fondamentali sono stati sacrificati in nome di un teorema incapace di reggere alla prova dei fatti e delle sentenze internazionali. Ricominciare da capo appare come un accanimento sterile se il vizio risiede alla radice del sistema accusatorio. È il momento di giungere a una piena assoluzione per il Cardinale e di aprire una vera indagine su chi ha costruito accuse infondate, calpestando la dignità della Giustizia stessa e la verità dei fatti.»

  74. BulletCaso Becciu. Melis, vescovo di Ozieri: "Il tempo della verità si avvicina, serve pazienza", in «Sardegnalive», 18 marzo 2026.

  75. BulletGiuseppe Nardi, "Jahrhundertverfahren" für nichtig erklärt, in «Katholisches», 18 marzo 2026. «Das Verfahren hatte bereits zuvor erhebliche Zweifel geweckt wegen der direkten Eingriffe durch Franziskus in ein laufendes Verfahren. Enthüllungen über interne Machtkämpfe sowie problematische Ermittlungsmethoden hatten dem Ansehen der vatikanischen Justizbehörden geschadet, wobei die Hauptverantwortung beim Kirchenoberhaupt selbst lag. Kurz vor dem nunmehr erfolgten Urteil hatte Papst Leo XIV. bei der Eröffnung des Gerichtsjahres die Bedeutung rechtsstaatlicher Garantien betont. Faire Verfahren, richterliche Unabhängigkeit und das Recht auf Verteidigung seien zentrale Voraussetzungen für Glaubwürdigkeit und institutionelle Stabilität – Aussagen, die nun als indirekter Verweis auf die Defizite im Fall Becciu verstanden werden können. (...) Ein weiterer Aspekt könnte nun für einiges Kopfzerbrechen sorgen. Sollte Kardinal Becciu in dem neuen Verfahren freigesprochen werden, wäre er zu Unrecht aus dem Konklave im vergangenen Jahr ausgeschlossen worden. Welche Auswirkungen hätte das?» (con qualche informazione falsa: l'Obolo non c'entra nulla con l'ivestimento di Londra).

  76. BulletProcès du cardinal Becciu annulé: la justice du Vatican désavoue la procédure et ordonne un nouveau procès, in «Tribune Chrétienne», 18 marzo 2026. «La décision de la Cour démontre donc que, dès le premier moment, nous avions raison de dénoncer la violation du droit de la défense et d’exiger le respect de la loi afin de célébrer un procès juste. Sur ce point, elle désavoue pleinement le jugement du tribunal. (...) le cardinal Angelo Becciu avait affirmé son innocence dans une interview exclusive accordée à Tribune Chrétienne. Il dénonçait alors un « plan diabolique » destiné à le détruire et rejetait toute accusation d’enrichissement personnel»

  77. BulletR.B., Processo Becciu: mons. Melis (Ozieri), "il tempo della verità si avvicina", in «Sir», 18 marzo 2026.

  78. BulletVatikanisches Gericht fordert teilweise Neuverhandlungen des Falls von Kardinal Becciu, in «EWTN», 18 marzo 2026. «Das Gericht stellte fest, dass vier von Papst Franziskus während der Ermittlungen erlassene Dekrete – die Verfahrensregeln änderten und nicht öffentlich verkündet wurden – die Rechtmässigkeit einiger Ermittlungshandlungen untergruben.»

  79. BulletMara Lapia, Se non esiste la giustizia esiste solo una sua becera parodia. E sulla gogna organizzata contro Becciu, in Facebook, 17 marzo 2026. «Mara Lapia, già deputata al Parlamento italiano. «Negli ultimi anni abbiamo assistito una vera e propria gogna processuale e mediatica ai danni di un uomo: un uomo delle istituzioni e un uomo di Chiesa, che oggi scopriamo essere stato sottoposto a un processo profondamente viziato ed ingiusto.  Parliamo tanto in questi giorni di giustizia. Ebbene la Corte d’Appello vaticana è stata chiarissima: quel processo non si doveva svolgere in quel modo. È stato violato un principio fondamentale dello stato di diritto: quello della piena conoscenza degli atti da parte dell’imputato e della sua difesa. In altre parole è stato compromesso, il diritto di difendersi per il cardinale Becciu, un sardo. E quando viene meno questo diritto non esiste più la giustizia, ma esiste solo una sua becera parodia. Eppure, mentre mentre tutto questo stava accadendo, abbiamo assistito in silenzio o, peggio, partecipando a una condanna pubblica anticipata. Il cardinale è stato esposto ad attacchi profondamente delegittimatori. Oggi, alla luce di quanto stabilito, dobbiamo avere l’onestà intellettuale di dire che quella gogna è stata ingiusta. Ricordiamolo, ché a causa di quel processo e di quella prima condanna, oggi riconosciuta come viziata, il cardinale è stato addirittura escluso dal Conclave, una cosa gravissima per un cardinale: una conseguenza gravissima che ha pagato in prima persona e che nessuna sentenza potrà mai cancellare completamente. Però c’è una riflessione che vi invito a fare, che ancora più amara e che da sarda io sento il profondo dovere di fare. Noi dobbiamo smetterla di essere i primi a colpire i nostri conterranei e di farci la guerra tra noi, di aspettare il momento opportuno per attaccarci. Dobbiamo proprio smetterla di unirci al coro delle accuse senza conoscere davvero i fatti. Perché questo è successo! Perché molti, e lo dico con cognizione di causa, avrebbero potuto capire fin dall’inizio che qualcosa non tornava. Moltissimi giuristi, avvocati, tra cui anche io, avevamo già rilevato le criticità profonde di quel procedimento. Avevano già compreso in molti che si stava consumando una grave ingiustizia. Nessuno ha mosso niente e allora forse per molti sarebbe stato più giusto tacere, studiare approfondire e aspettare.  Questa vicenda ci insegna che la giustizia non può essere piegata alla pressione mediatica. Non può dare retta a persone non credibili e non può diventare spettacolo e non può trasformarsi in una condanna preventiva! Oggi non è solo il giorno in cui emerge una verità processuale nei confronti di un cardinale. È il giorno in cui dobbiamo interrogarci tutti, come cittadini, come sardi e come operatori del diritto, su quanto sia facile distruggere una persona e quanto sia poi difficile restituirle pienamente la dignità che le è stata tolta. Soprattutto vorrei dire questo: che oggi è il giorno in cui dobbiamo ricordare che senza rispetto delle regole senza rispetto dei diritti della difesa non esiste giustizia; esiste solo una profonda e crudele e ingiustizia, quella che fino ad oggi ha subito il cardinale Becciu.»

  80. BulletSalvatore Cernuzio, Processo vaticano, decretata "nullità relativa" del primo grado. Si riapre dibattimento, in «Vatican News», 17 marzo 2026. Ah, la coda di paglia del giornalismo vaticano! «Poi la trasparenza totale sugli atti depositati dall'Ufficio del Promotore di Giustizia e un programma serrato per garantire il diritto di difesa e la regolarità del procedimento giudiziario.» Regolarità che quindi per tutti questi anni – contrariamente a quanto ha scritto «Vatican News» – non c'è stata, con gravissime violazioni di diritti umani fondamentali, in Vaticano (AP). «Il collegio giudicante, composto anche dai giudici Riccardo Turrini Vita e Massimo Massella Ducci Teri, ha dunque scelto la via della massima garanzia procedurale, così da sanare quelle che vengono indicate "criticità" rilevate dai legali degli imputati.» Falso, e ipocrita da parte di «Vatican News»! Non sono rilevate "criticità" da parte dei legali degli imputati. Sono scorrettezze rilevate dalla Corte d'Appello vaticana. Sarà possibile sanarle, dopo sei anni di malagiustizia? ALTRO CHE "PROCESSO GIUSTO E TRASPARENZA", COME AVEVA MILLANTATO IL DIRETTORE EDITORIALE DEL VATICANO, ANDREA TORNIELLI! SOLO VERGOGNA. La verità – e non la ragion di Stato – ci farà liberi.

  81. BulletCardinale Becciu, processo da rifare: nuovo capitolo pe ril caso Becciu, in «Videolina», 17 marzo 2026.

  82. BulletEl juicio contra el cardenal Becciu podría repetirse por dudas sobre la validez del proceso, in «Rome Reports», 17 marzo 2026. Anche in inglese.

  83. BulletVeruntreuung am Vatikan: Berufungsgericht ordnet neuen Prozess gegen Kardinal an, in «Tages Anzeiger», 17 marzo 2026. «C'è una parte della Chiesa che sta perdendo la faccia. Ma è meglio perdere la faccia che campare sulla menzogna. Ora devono uscire tutte le carte dell'imbroglio che ha crocifisso un innocente. Così ha ordinato la Corte d'Appello.»

  84. BulletRosario Carello, Sulla nullità relativa del primo grado, in «TG2», 17 marzo 2026.

  85. BulletGiorgio Meletti, La Corte d'Appello vaticana dice che sul caso più importante è tutto da rifare. Il vero problema è il potere assoluto del Papa, in «Appunti» di Stefano Feltri, 17 marzo 2026. «Bergoglio ha voluto un tribunale per i regolamenti di conti interni, al punto da fare un Rescriptum per il quale il pubblico ministero nelle indagini poteva procedere con il “rito sommario” anziché con “istruzione formale”. Solo che questa legge, notate bene, è rimasta segreta: cioè, gli imputati sono stati indagati e processati sulla base di una legge che conoscevano solo il Papa e l’ufficio del pubblico ministero (Giorgio Meletti) (…) la giustizia della Città del Vaticano è ormai ufficialmente una commedia all’italiana e che il merito dell’inarrestabile deriva farsesca è in gran parte del compianto papa Francesco: la sua grande simpatia e popolarità non basteranno ad attenuare il giudizio degli storici. (…)  il rischio di riforma della decisione umilia il presidente del tribunale che ha emesso quella sentenza scombiccherata, l’ex procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone, che corona la sua lunga carriera incassando uno dei più terrificanti schiaffoni mai dati a un magistrato. Partiamo dalla prima questione. Separiamo il fatto religioso, che fa riferimento a un’istituzione chiamata Santa sede, dall’esistenza di uno Stato vero e proprio che si chiama Città del Vaticano e non è la stessa cosa, è un’altra istituzione. L’articolo 1 della sua Legge fondamentale recita: «Il Sommo Pontefice, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario». Insomma, il potere assoluto del re Luigi XVI contro il quale fu fatta oltre due secoli fa la Rivoluzione francese era meno assoluto di quello del papa. (…) Ricorda nell’ordinanza il presidente della Corte d’Appello Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Alejandro Arellano Cedillo che nel tribunale vaticano vige il codice di procedura penale Finocchiaro-Aprile, introdotto dal parlamento italiano nel 1913, mentre i rapporti tra Stato e Chiesa erano regolati ancora dal Non Expedit, con cui Pio IX, mortalmente offeso con Vittorio Emanuele II che gli aveva portato via la natia Senigallia, vietò ai cattolici di partecipare alla vita politica dell’Italia unita. Buffo, no? Il Vaticano adotta il codice di procedura penale fatto dal Parlamento dello Stato usurpatore in cui i cattolici per ordine del Papa nemmeno entrano. Non solo. In Italia il codice Finocchiaro-Aprile viene sostituito nel 1930 dal codice Rocco, il codice fascista, ma la Chiesa fa finta di niente. Nel 1989 il codice Rocco viene sostituito dal nuovo codice di procedura penale legato al nome di Giuliano Vassalli. Anche stavolta la Chiesa fa finta di niente, e tiene in vigore il codice del 1913. In nome di Sua Santità. Il dottore Giuseppe Pignatone, pubblico ministero per una vita per la Repubblica italiana, passa senza incertezze dalla giustizia “in nome del popolo italiano” a quella “in nome di Sua Santità”, solo che, quando (dopo la pensione) diventa presidente del tribunale del Vaticano sembra non essersi accorto pienamente di quale fosse il codice di procedura penale che era chiamato ad applicare. Questo è quanto sostiene l’ordinanza che in 16 pagine ha rimesso in discussione la regolarità del procedimento e di conseguenza una sentenza di 819 pagine. L’effetto comico è irresistibile. Gli imputati avevano eccepito all’inizio del processo, alcuni anni fa, che il pubblico ministero, nel chiedere il giudizio, non aveva depositato tutti i documenti in suo possesso, a tutela della segretezza di altre indagini. E che questo violava il principio del giusto processo. Pignatone ha risposto, in una delle pagine più spassose, evocando il maxiprocesso di Palermo alla mafia. Ha scritto così: «Replicando poi ad alcune affermazioni delle Difese, il Tribunale rilevava che anche in Italia, sia nella vigenza del c.d. Codice Rocco che dell’attuale, è sempre stato possibile depositare in dibattimento atti recanti omissis: basti pensare a tutti i grandi processi di criminalità organizzata, a cominciare dal maxiprocesso di Palermo, in cui le dichiarazioni dei “collaboratori di giustizia” sono state e sono tuttora omissate per tutelare le esigenze investigative sui fatti che non costituivano oggetto delle imputazioni». Ha proprio scritto così. Solo che la Corte di Appello gli fa notare che il processo, da lui presieduto per anni e sigillato con 819 pagine di sentenza, si doveva svolgere secondo le regole del codice precedente, il Finocchiaro-Aprile del 1913, scritto settant’anni prima del maxiprocesso, e in cui non vi è traccia della facoltà per il pubblico ministero di omissare alcunché, come autorevolmente rimarcato anche dal grande giurista Ludovico Mortara. Il quale ha fatto in tempo a battezzare la figuraccia di Pignatone pur essendo morto novant’anni prima. Insomma, il processo traballa perché Pignatone non ha accolto le legittime eccezioni delle difese facendo riferimento a un codice di procedura penale sbagliato. Se avesse letto quello giusto avrebbe visto che i documenti omissati sono indicati esplicitamente come anomalie del processo. Piccola notazione finale. Nei Patti Lateranensi (1929) c’è scritto che, siccome uno Stato così piccolo come il Vaticano non ha senso che tenga in piedi una magistratura e un carcere, per i reati commessi al suo interno lo Stato italiano sarà così gentile da mettere a disposizione la sua magistratura, la sua polizia giudiziaria e le sue carceri. Infatti il 13 maggio del 1981 Mehmet Ali Ağca sparò a Karol Wojtyla all’interno del colonnato del Bernini, cioè in territorio vaticano, ma le indagini e il processo furono fatti dalla magistratura italiana e l’ambiguo attentatore turco fu tenuto per anni nelle carceri italiane. Il tribunale per regolare i conti. Nessuno si era mai posto il problema, fino a quando Jorge Bergoglio nominò un magistrato di chiara fama e lungo curriculum come Pignatone a capo di un tribunale che nessuno sapeva fino ad allora a che cosa servisse. Poi l’abbiamo capito. Bergoglio ha voluto un tribunale per i regolamenti di conti interni, al punto da fare un Rescriptum (una legge, in base al potere assoluto di cui sopra) per il quale il pubblico ministero nelle indagini poteva procedere con il “rito sommario” anziché con “istruzione formale”. Solo che questa legge, notate bene, è rimasta segreta: cioè, gli imputati sono stati indagati e processati sulla base di una legge che conoscevano solo il Papa e l’ufficio del pubblico ministero (anche qui, non sparate sul pianista: l’ha scritto Sua Eccellenza Reverendissima).»

  86. BulletIgnazio Ingrao, «Mancato rispetto dei principi del giusto processo», in «TG1», 17 marzo 2026.

  87. BulletFranca Giansoldati, Processo Becciu da rifare, colpo di scena della Corte d'Appello vaticana: «Rinnovare il dibattimento», Si ricomincia (quasi) da zero, in «Il Messaggero», 17 marzo 2026. «Ha poi ordinato all'Ufficio del Promotore di Giustizia di «depositare in Cancelleria entro il 30 aprile, tutti gli atti del procedimento istruttorio nella loro versione integrale». Il che significa che finalmente verranno resi noti (e usati in sede dibattimentale) tutte le chat integrali che a suo tempo erano state omissate dal Promotore Alessandro Diddi, così come gli interrogatori che erano stati fatti. Insomma, tutti quegli elementi che erano mancati alle difese ed erano stati alla base di reiterate denunce pubbliche nel corso di oltre due anni di processo. Inoltre la Corte d'Appello guidata dall'arcivescovo Arellano, canonista corazzato, proveniente dalla Rota, ha concesso alle parti un periodo fino al 15 giugno per esaminare i documenti e per preparare le prove a difesa. La prima udienza è stata calendarizzata per il 22 giugno anche se servirà solo a fissare il calendario delle udienze successive. Per la giustizia vaticana si prospetta un'estate piuttosto movimentata e sotto i riflettori. Papa Leone sin dall'inizio del suo magistero e in diverse sedi ha più volte sottolineato che nel settore della giustizia debba parlare solo il diritto canonico, le regole procedurali, gli avvocati delle difese e i magistrati nelle sedi opportune. Ma in questi anni, a detta di illustri canonisti, erano stati sollevati parecchi dubbi al punto da far dire che non vi era stato un giusto processo. (...) Il mese scorso, nell'ultima udienza del processo d'appello, la Corte si era riservata di intervenire su alcuni aspetti assai importanti. A cominciare dall' annosa controversia dei Rescripta papali (i provvedimenti legislativi di Francesco che avevano dato poteri illimitati agli inquirenti a processo iniziato), poi il vulnus delle chat omissate relative al ruolo svolto dietro le quinte da Francesca Immacolata Chaoqui e Genoveffa Ciferri che avrebbero “manovrato” lo stesso Perlasca, ovvero il test principale sul quale si basa tutto l'impianto dell'accusa. Si tratta di ben centotrentadue messaggi che la Ciferri aveva inviato a fine novembre 2022 al promotore Diddi. Di questi solo 126 erano stati depositati e 118 completamente omissati. Infine era stato anche sollevato il peso del dossieraggio svolto in Italia dal finanziere Pasquale Striano sugli imputati ben prima dell'avvio del processo vaticano medesimo. E' anche per questo che i difensori degli imputati avevano eccepito la nullità del processo. (...) Ora si potrebbe ricominciare e tutto si basa su quello che depositerà il Promotore di Giustizia. Le difese interpellata hanno tirato un respiro di sollievo.» AVANTI CONTRO IL MARCIUME (DENTRO E FUORI IL VATICANO)!

  88. BulletFilippo Di Giacomo, La Corte d'Appello vaticana annulla la sentenza di primo grado, in «Rainews», 17 marzo 2026. «Gli imputti sono stati seppelliti da teorie molto fantasiose. (...) Ora si ritorna dentro qualcosa che ha l'aria di essere un atto di giustizia; e certamente giustizia sarà».

  89. BulletNicole Winfield, Vatican Appeals court declares mistrial in the 'trial of the century' against a cardinal, in «AP», 17 marzo 2026. «The Vatican appeals tribunal declared a mistrial Tuesday in the Holy See’s big "trial of the century", a stunning blow to both Pope Francis’ legacy and Vatican prosecutors who had put a cardinal and several other people on trial over alleged financial crimes. In a 16-page ruling, the appeals court ruled that Francis and Vatican prosecutors both made procedural errors that nullified the original indictment against Cardinal Angelo Becciu and the others and required a new trial. The court set a June 22 as the date for the new trial begin. Defense lawyers said such a ruling was enormously significant if not historic, since it amounted to a Vatican court declaring that an act of the pope had no effect. (...) At issue was Diddi’s role in a now-infamous set of WhatsApp chats that threw the credibility of the entire trial into question. The chats documented a yearslong, behind-the-scenes effort to target Becciu and suggested questionable conduct by Vatican police, Vatican prosecutors and Francis himself. (...) In his remarks, Leo spoke of justice as a means of fostering unity in the church, insisting that it be aimed at searching for truth and paired with charity. He also spoke about justice as a means of fostering credibility within an institution, remarks interpreted by some as a reference to how the Becciu trial had in some ways damaged the Holy See’s reputation because of its many anomalies. “The observance of procedural safeguards, the impartiality of the judge, the effectiveness of the right of defence and the reasonable duration of proceedings are not merely technical instruments of the judicial process,” Leo said. “They constitute the conditions through which the exercise of the judicial function acquires particular authority and contributes to institutional stability."». Anche in francese. «La décision contre le décret de François pourrait avoir des implications de grande envergure pour tout nouveau procès, car elle remet en cause les actions des procureurs découlant des pouvoirs que François leur a accordés.» «Le respect des garanties procédurales, l’impartialité du juge, l’efficacité du droit à se défendre et la durée raisonnable des procès ne représentent pas seulement des instruments techniques du procédé judiciaire», a déclaré le pape Léon.

  90. BulletSalvatore Izzo, Processo Becciu. "Leso il diritto di difesa", annullato il dibattimento del primo grado, si ricomincia dall'inizio. La Giustizia trionfa in Vaticano, in «Faro di Roma», 17 marzo 2026. «... la tutela del diritto di difesa dell’imputato viene indicata come principio centrale e inderogabile, la cui violazione può determinare la nullità del procedimento. (...) Uno dei passaggi più significativi riguarda il diritto dell’imputato e dei suoi difensori ad avere piena conoscenza degli atti. L’ordinanza richiama il canone 1598 del Codice di diritto canonico, stabilendo che il giudice deve consentire alle parti di prendere visione della documentazione». Anche in spagnolo. E in francese.

  91. BulletIvo Pincara, Il "processo Becciu" è da rifare per "errori procedurali". La Corte d'appello vaticana annulla le condanne di primo grado, in «Korazym», 17 marzo 2026. «Quindi, finalmente verranno resi noti (e usati in sede dibattimentale) tutte le chat integrali che a suo tempo erano state omissate dal Promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, così come gli interrogatori che erano stati fatti. Così, saranno a disposizione delle difese, tutti gli elementi che erano mancati ed erano stati alla base delle eccezioni nel corso di oltre due anni di processo. Inoltre, è stato fissato al 22 giugno la comparizione delle parti al fine di stabilire il calendario delle udienze. L’ordinanza della Corte d’appello fa notare che ci si trova di fronte ad una situazione inedita perché «nelle pronunce dei giudici vaticani non si rinvengono precedenti che facciano riferimento al deposito parziale del fascicolo istruttorio o al deposito di documenti parzialmente coperti da omissis». È evidente il mancato rispetto del «principio della piena conoscenza di tutti gli atti raccolti durante la fase istruttoria da parte dell’imputato e del suo difensore». Di qui la decisione di «nullità relativa» perché è stato «viziato un atto fondamentale del giudizio, quale è la citazione» e ora «ha come effetto che la Corte d’appello debba ritenere il giudizio e ordinare la rinnovazione del dibattimento avanti a sé». I difensori del Cardinale Angelo Becciu, gli Avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, hanno diramato una nota, in cui hanno dichiarato: «Esprimiamo soddisfazione per l’ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Ha dichiarato che l’Ufficio del Promotore doveva depositare tutti gli atti di indagine e senza omissis. Ha dichiarato anche l’illegittimità di alcuni atti istruttori adottati sulla base del rescritto del 2 luglio 2019, perché adottati sulla base di un atto di natura legislativa, non pubblicato e rimasto segreto agli accusati fino all’inizio del processo. La decisione della Corte, quindi, dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto. E sul punto sconfessa pienamente la sentenza del Tribunale». «La storica decisione della Corte d’appello che per la prima volta nella storia vaticana ha ritenuto inefficace e privo di effetti un rescritto del Papa, per mancata pubblicazione, a nostro avviso comporta come conseguenza la radicale nullità di tutta l’indagine e del processo. Infatti tutti gli atti di indagini, a partire dai discussi interrogatori del super teste Perlasca sono da ritenersi nulli, in quanto la norma papale che conferiva pieni poteri al Promotore Diddi è inefficace. Confidiamo di poter arrivare a una rapida definizione del processo con una sentenza ampiamente assolutoria», hanno commentato gli Avvocati Massimo Bassi e Cataldo Intrieri difensori di Fabrizio Tirabassi.»

  92. BulletGiorgia Bresciani, Processo Becciu in Vaticano: "nullità relativa" del primo grado. Si riapre dibattimento, in «TG2000», 17 marzo 2026.

  93. BulletCaso Becciu, la Corte d'appello vaticana decreta la "nullità relativa" del processo di primo grado, in «RaiNews», 17 marzo 2026.

  94. BulletImmobilienprozess im Vatikan muss teils neu aufgerollt werden, in «Kathpress», 17 marzo 2026. «Die Anklage hatte in erster Instanz einige Protokolle von Gesprächsaufzeichnungen, durch die die Angeklagten belastet wurden, lediglich mit Schwärzungen vorgelegt. Damit sei das Recht der Angeklagten und der Verteidiger auf volle Einsicht der zu ihren Lasten vorliegenden Akten klar missachtet worden. Aus diesem Grund müssten nun neue Verhandlungen auf der Grundlage des vollständigen Beweismaterials geführt werden, so das Gericht. Die Anwälte des Hauptangeklagten, Kardinal Becciu, zeigten sich gegenüber italienischen Medien hoch zufrieden mit der Entscheidung des Gerichts. Sie hatten bereits während des Verfahrens in erster Instanz moniert, dass das unvollständig vorgelegte Beweismaterial die Rechte der Beschuldigten und die Prinzipien eines fairen Verfahrens verletze. Hochkarätiger Richter. Das vatikanische Berufungsgericht wird von dem aus Spanien stammenden Juraprofessor und Kirchenrechtler Alejandro Arellano (63) geleitet. Der Richter im Rang eines Erzbischofs ist zugleich Dekan des berühmten Kirchengerichts Rota Romana. Vorsitzender Richter in erster Instanz war der pensionierte sizilianische Staatsanwalt und Strafrichter Giuseppe Pignatone (heute 76), der sich einst in seiner Heimat als Mafia-Ankläger einen Namen gemacht hatte. Papst Leo XIV. hatte noch am vergangenen Samstag die Richter und Staatsanwälte im Vatikan bei einem Empfang öffentlich ermahnt, sich streng an rechtsstaatliche Grundsätze zu halten, und gesagt: "Beachtung der Prozessgarantien, die Überparteilichkeit des Richters, die Durchsetzung des Rechts auf Verteidigung und eine vernünftige Prozessdauer (...) sind Bedingungen, damit die Rechtsprechung respektiert wird und zur Stabilität der Institutionen beiträgt." Im Vatikan sei dies besonders wichtig.»

  95. BulletGiuseppe Muolo, «Nullità relativa», per il processo Becciu: che cosa succede adesso, in «Avvenire», 17 marzo 2026. «Tra le parti omesse, anche le chat di Genoveffa Ciferri e Francesca Immacolata Chaouqui sul testimone monsignor Alberto Perlasca, ex direttore dell’Ufficio Amministrativo della Segreteria di Stato. Conversazioni che sono state pubblicate mesi fa da Domani e dalle quali sembra emergere un’intesa tra le due donne e anche altre persone. «Se scoprono che eravamo tutti d’accordo è finita», scrive Chaouqui a Ciferri in un messaggio. «Una frase che, da sola, è più che eloquente», commentò il cardinale, che parlò di «una macchinazione ai miei danni» e di «un’indagine costruita a tavolino su falsità». Aspetti su cui da sempre hanno fatto leva i legali del cardinale. Che insieme alle difese degli altri imputati avevano impugnato la sentenza del 16 dicembre 2023 (che aveva condannato il porporato a 5 anni e 6 mesi) , sollevando eccezioni di nullità riguardanti l’intero impianto accusatorio: dal decreto di citazione a giudizio dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, al mancato deposito integrale del fascicolo istruttorio, fino alle ordinanze emesse dal Tribunale di primo grado.»

  96. BulletProcesso Sloane Avenue, la Corte d'Appello smonta il metodo Diddi, in «Silere non possum», 17 marzo 2026. «Il principio è espresso con chiarezza: “tutto deve essere conosciuto dalle parti e nulla può essere esaminato dal giudice che non sia prima messo a disposizione delle parti”. Una formulazione che richiama direttamente la tradizione processuale canonica e il sistema codicistico vaticano, fondato sul contraddittorio effettivo. La Corte sottolinea che non si tratta di una irregolarità formale, ma di una lesione sostanziale del diritto di difesa. Il processo, così come si è svolto in primo grado, si è basato anche su atti non integralmente conoscibili dalle parti, alcuni dei quali depositati tardivamente o in forma non completa. (...) Un secondo snodo dell’ordinanza riguarda i quattro Rescripta pontifici - datati 2 luglio 2019, 5 luglio 2019, 9 ottobre 2019 e 13 febbraio 2020 - adottati da Papa Francesco nel corso delle indagini. La Corte distingue con attenzione. Alcuni di questi atti vengono ritenuti legittimi e non direttamente incidenti sulla posizione degli imputati, in quanto diretti a regolare aspetti organizzativi o a consentire l’utilizzo processuale di determinate fonti documentali. In questi casi, i giudici escludono che si sia verificata una violazione delle garanzie. Diversa è la valutazione per il Rescriptum del 2 luglio 2019, che autorizzava il Promotore di giustizia a procedere “nelle forme del rito sommario”. Secondo il collegio, questo atto introduceva una deroga significativa al regime ordinario e incideva direttamente sulla struttura del procedimento. Proprio per questa ragione, afferma la Corte, tale Rescriptum “avrebbe dovuto essere pubblicato o, quanto meno, portato a conoscenza di coloro nei cui confronti venivano adottati atti”. La mancata conoscibilità da parte degli interessati rende quindi illegittimi gli atti istruttori che su di esso si sono fondati.»

  97. BulletFelice Manti, Becciu, processo da rifare per "errori procedurali". Annullate le condanne di primo grado, in «Il Giornale», 17 marzo 2026. «La exit strategy del Vaticano per rimediare alla ingiusta condanna di monsignor Angelo Becciu è quella di decretare la nullità del processo di primo grado che l’ha visto condannato a 5 anni e sei mesi per peculato senza essersi messo in tasca un euro. La Corte d’appello vaticana ha ordinato «la rinnovazione del dibattimento», il deposito in cancelleria di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio e ha fissato al 22 giugno la comparizione delle parti al fine di stabilire il calendario delle udienze. (...) Sul processo del secolo che avrebbe dovuto scoperchiare lo scandalo degli affari londinesi della Santa Sede pesano come un macigno le chat tra Diddi, Genevieve Ciferri e Francesca Chaouqui, dalle quali emergerebbe come il dossier del superteste Alberto Perlasca - ex collaboratore di Becciu e regista delle spregiudicate operazioni finanziarie - sia stato in realtà confezionato dalle due donne per la loro acredine nei confronti di Becciu. Queste conversazioni, richieste dalle difese, non sono mai entrate integralmente nel processo. È uno dei tanti clamorosi errori procedurali che hanno inficiato l’intero processo e che hanno contribuito al linciaggio mediatico dell’ex sostituto della Segreteria di Stato, crocifisso a colpe che non aveva commesso. Il merito va ai suoi legali Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo che mai hanno smesso di difenderlo «dentro» il processo e sui giornali dalle troppe balle messe in giro ad arte da alcuni media come l’Espresso e Report che hanno, con le loro ricostruzioni giornalistiche oggi miseramente smentite, contribuito a decapitare la Chiesa e a ingannare Papa Francesco.»

  98. BulletFari Pad (Facebook 17 marzo 2026): «LA VERITA TRIONFA SULLE MENZOGNE E SULLA CALUNNIA! ANNULLATA LA CONDANNA AL CARDINALE BECCIU! Oggi è un giorno glorioso per la giustizia! Il castello di carte costruito su accuse infondate e fango mediatico contro il Cardinale Angelo Becciu è crollato miseramente. La Corte d'Appello del Vaticano ha ANNULLATO la condanna di primo grado, riconoscendo clamorosi errori procedurali che hanno inficiato l'intero processo. Per anni abbiamo assistito a un linciaggio mediatico senza precedenti, a tentativi disperati di infangare il nome e l'onore di un uomo di Chiesa che ha sempre servito con dedizione. Ma la verità, quella vera, quella che non si piega alle narrazioni di comodo, ha finalmente avuto la meglio. Le condanne per peculato e truffa sono state spazzate via. Crollano le tesi accusatorie che volevano dipingere il Cardinale come un corrotto. La giustizia ha fatto il suo corso, restituendo dignità a chi è stato ingiustamente perseguitato. A tutti gli amici che hanno seguito ,la travagliata vicenda che ha visto condannato in primo grado S.E.R GIOVANNI ANGELO BECCIU da Pattada -SS Diocesi di Ozieri. CONDIVIDETE IN MASSA QUESTO POST - FB Questo non è solo un trionfo per il Cardinale Becciu, ma per tutti coloro che credono nello Stato di Diritto, nella presunzione di innocenza e nella forza della verità. È una vittoria contro chi usa la calunnia come arma politica e mediatica. Ora, il processo dovrà essere rifatto da zero. E noi siamo certi che la verità continuerà a brillare, smascherando chi ha tramato nell'ombra per colpire un uomo innocente. Condividete questo post per far sapere a tutti che la verità non si ferma! Che la calunnia può ferire, ma non può vincere contro la forza dei fatti.»

  99. BulletAntonangelo Liori (Facebook, 17 marzo 2026): «Cardinal Becciu, annullato il processo farsa. Il processo contro il cardinale Angelo Becciu è stato annullato e dovrà ripartire da capo. Perché? Perché le accuse si fondano su "omissis" non su prove, su teorie non su fatti. La corte d'appello vaticana ha quindi resettato tutto con una mitica ordinanza. Cito alcuni fatti singolari: 1) perché il palazzo di Londra è stato venduto nel corso del processo e non è stato esibito il contratto di vendita sul quale si dovrebbe poggiare il cardine dell'accusa? 2) io, che di numeri un po ne mastico, ritengo che il Vaticano non abbia perso un soldo dall'affare di Londra e, addirittura, se non avesse avuto questa sospetta fretta di vendere, avrebbe anche guadagnato molto. 3) Perché gran parte degli imputati sono stati dossierati dal finanziere Striano, principale collaboratore del Procurare Cafiero de Raho ora deputato? ) chi ha condannato Becciu in primo grado? Il giudice Pignatone, che di De Raho è amico. Ma queste ultime due sono solo coincidenze, naturalmente. Io un'idea, leggendo le carte, ce l'ho. Una parte  della politica italiana non voleva Angelo Becciu papa. Perché Angelo Becciu era figlio di poveri falegnami di Pattada. Un cardinale pedofilo condannato da Becciu non voleva che Becciu diventasse papa. Un intrigo di invidie, politica e malaffare ha messo nei guai un cardinale perbene. In papa Leone confidiamo. E in Dio confidiamo. Perché verità emerga e giustizia sia fatta. Ma nessuno potrà rendere al cardinal Becciu l'onore perduto.»

  100. BulletEliana Ruggiero, Processo contro il cardinale Becciu da rifare: la Corte d'Appello ordina un nuovo dibattimento, in «AGI», 17 marzo 2026. «Dalle pagine del provvedimento si delinea una linea interpretativa netta: la tutela del diritto di difesa dell'imputato viene indicata come principio centrale e inderogabile, la cui violazione può determinare la nullità del procedimento. Il Collegio richiama esplicitamente una consolidata tradizione giuridica, sottolineando come la mancata concessione del termine di legge per l'esame della documentazione depositata in cancelleria costituisca una lesione del diritto di difesa. Un principio già affermato in diverse pronunce della giurisprudenza italiana del primo Novecento e qui ripreso come riferimento interpretativo. Legali Becciu, avevamo ragione, violato diritto difesa. "Esprimiamo soddisfazione per l'ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto". Lo affermano gli avvocati del cardinale Angelo Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo. Il diritto alla conoscenza degli atti. Uno dei passaggi più significativi riguarda il diritto dell'imputato e dei suoi difensori ad avere piena conoscenza degli atti. L'ordinanza richiama il canone 1598 del Codice di diritto canonico, stabilendo che il giudice deve consentire alle parti di prendere visione della documentazione, salvo eccezioni limitate e ben definite. Secondo la Corte, questo principio è "profondamente radicato" nell'ordinamento canonico e rappresenta una condizione essenziale per garantire il contraddittorio. In assenza di tale garanzia, il procedimento rischia di essere compromesso nella sua validità. Le conseguenze della nullità e la rinnovazione del dibattimento. L'ordinanza affronta poi un altro punto cruciale: le conseguenze della eventuale nullità. Il Collegio afferma che, in presenza di vizi che incidono sul diritto di difesa, il giudice d'appello deve procedere alla rinnovazione del dibattimento. Non si tratta di una scelta discrezionale, ma di un passaggio necessario per ristabilire condizioni processuali adeguate alla ricerca della verità. Il nuovo dibattimento viene descritto come uno strumento indispensabile quando quello precedente risulti "non idoneo" per difetti intrinseci o estrinseci. Il riferimento alla giurisprudenza italiana. (...) Il riconoscimento di possibili vizi legati al diritto di difesa potrebbe incidere profondamente sull'impianto del procedimento e sui suoi sviluppi futuri. Il documento, infatti, non si limita a una valutazione tecnica, ma richiama principi fondamentali del giusto processo, evidenziando come la trasparenza e l'accesso agli atti siano condizioni imprescindibili per la legittimità dell'azione giudiziaria.»