Clicca sulla casella che ti interessa

Clicca sulla casella che ti interessa















































Sul sistema giudiziario vaticano (trentaduesima parte) >>> per la parte precedente clicca qui
«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).
Partendo da due casi narrati nel libro di Daniele e nel vangelo di Giovanni, papa Francesco spiega cos’è la corruzione della giustizia: quella «che era nei giudici di ambedue i casi», sia con l'innocente Susanna sia con la donna adultera, perché «in ambedue i casi i giudici erano corrotti», tanto contro un'innocente quanto contro una peccatrice. Del resto «sempre ci sono stati nel mondo giudici corrotti» e «anche oggi in tutte le parti del mondo ce ne sono». Da parte loro, i corrotti «credono che fanno bene le cose così, si credono con impunità», ha rimarcato Francesco. A Susanna, i giudici dicono: «o fai questo o faremo una falsa testimonianza» contro di te. «Non è il primo caso che nella Bibbia appaiono le false testimonianze», ha affermato il Papa. «Pensiamo a Nabot, quando la regina Gezabele combina tutta quella falsa testimonianza; pensiamo a Gesù, che è condannato a morte con falsa testimonianza; pensiamo a santo Stefano». Ma, ha avvertito il Pontefice facendo riferimento al passo evangelico di Giovanni, «sono corrotti anche i dottori della legge che portano questa donna — scribi, alcuni farisei — e dicono a Gesù: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”». E «anche questi sono giudici». Gli anziani, con Susanna, «avevano perso la testa lasciando che la lussuria si impadronisse di loro». Costoro, invece, «avevano perso la testa facendo crescere in loro un’interpretazione della legge tanto rigida che non lasciava spazio allo Spirito Santo: corruzione di legalità, di legalismo, contro la grazia». «E poi c’è la quarta persona, Gesù: la pienezza della legge», ha spiegato Francesco. E «lui si incontra come maestro della legge davanti a questi che sono maestri della legge: “Tu che ne dici?” gli domandano loro». Ai «falsi giudici che accusavano Susanna» Gesù risponde così «per bocca di Daniele: “Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Così facevate con le donne d’Israele ed esse per paura si univano a voi”». E «all’altro gli dice: “O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi”». «Questa è la corruzione di questi giudici» ha proseguito il Pontefice in riferimento al passo dell’Antico testamento. Invece «agli altri giudici Gesù dice poche cose: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”». In conclusione il Papa ha invitato a pensare a «questa strada, alla malvagità con la quale i nostri vizi giudicano la gente», perché «anche noi giudichiamo nel cuore gli altri» (sintesi della meditazione mattutina di papa Francesco, 3 aprile 2017).
L'operato del Promotore di (In)Giustizia Alessandro Diddi nel "processo del secolo" è connotato da una serie impressionante di negligenze e lacune (abbagli, granchi, errori, omissioni e gravi pecche), nel migliore dei casi. Ma nel sistema giudiziario del Vaticano – dove non vige una conquista della civiltà moderna come la separazione dei poteri – si sono visti anche imbeccamenti calunniosi a certa stampa, «macroscopiche e sconcertanti trasgressioni dei capisaldi elementari del giusto processo» (Geraldina Boni), leggi modificate a procedimento in corso (sempre in sfavore degli imputati: rescripta che «si sono rivelati ingiusti e irrazionali», sempre Boni), magistrati dell'accusa che non obbediscono al giudice, video di testimonianze censurati, verbali pieni di omissis, testimoni che ammettono d'essere stati manipolati (senza che si approfondisca per capire da chi e perché), interrogatori calendarizzati e poi cancellati, messaggi chat tenuti nascosti, una pregiudicata che muove le pedine a proprio piacimento, promotori di giustizia indegni che non ne azzeccano una, giudici che approvano senza battere ciglio... E intollerabili interventi censori sul materiale probatorio. PERCHÉ? Cosa nasconde il Tribunale vaticano? La cosa più grave – a mio parere – è accaduta nel gennaio del 2023: i Giudici, dopo averlo calendarizzato, hanno inspiegabilmente cancellato l'interrogatorio della Chaouqui previsto per il 16 febbraio 2023 (già spostato una volta), nonché il confronto Chaouqui-Ciferri, richiesto dalle difese. In un articolo del 14 gennaio 2023 si legge un'affermazione di Chaouqui, mossa evidentemente da odio: «Io e il papa abbiamo un nostro modo di comunicare informazioni, e non lo spiegherò nei dettagli certo a voi» (QUI). Parlava ai giornalisti che aveva convocato per il suo show, ma… in tribunale non si potrebbe pretendere che spieghi questo “modo di comunicare”? Chi faceva da tramite tra Chaouqui e il papa Francesco? Forse la stessa persona che gli portò l'«Espresso» prima ancora che arrivasse nelle edicole? COME MAI il Promotore di (In)Giustizia Diddi ha nascosto 120 su 126 messaggi intercorsi tra la Chaouqui e la Ciferri? E COME MAI i documenti pontifici e il materiale riservato della Santa Sede detenuti abusivamente dalla Chaouqui, trovati durante una perquisizione effettuata dalla Guardia di Finanza di Roma nel dicembre del 2020, non hanno ancora avuto conseguenze sul piano giuridico? Le contraddizioni emerse sono davvero troppe ed è necessario che tutte le parti dispongano integralmente dei verbali di Perlasca e di tutti i messaggi inoltrati dalla Ciferri, com'era necessario che potessero interrogare approfonditamente la Chaouqui, onde far emergere i retroscena e le motivazioni rancorose delle sue montature. Se non adempie le condizioni minime per il giusto processo, la Giustizia vaticana dimostra di non amare la verità e perde la propria credibilità. E quanto sia importante essere credibili l'ha testimoniato con la vita un magistrato serio e beato: Rosario Livatino. Nel febbraio 2023 papa Francesco ha detto ai magistrati che bisogna «evitare il rischio di "confondere il dito con la luna": il problema non sono i processi, ma i fatti e i comportamenti che li determinano». In questo modo si presume però che quei comportamenti e quei fatti siano veri, contraddicendo ciò che più volte il Papa stesso ha sostenuto in altri contesti, vale a dire che la presunzione di innocenza fino a prova contraria è un diritto umano fondamentale e fa parte delle «armi legali di garanzia. [...] Perché se iniziamo a uscire da quelle garanzie, la giustizia diventa molto manipolabile». Ma se la luna non c'è? Non è forse il senso stesso dei processi quello di verificare se le accuse ipotizzate nel rinvio a giudizio sono vere o false, se sono fondate sulla realtà o su una messinscena? Se bastasse l'esistenza di un processo per dedurre che fatti e comportamenti sono reali, allora non sarebbe nemmeno necessario aspettarne l'esito, sarebbe una perdita di tempo, visto che tutto è già "chiaro" prima; allora Gesù era colpevole a prescindere, e non c'è nulla da discutere, tanto più che era accusato dalla più alta autorità religiosa dell'epoca. Ma CHI ha scritto quel discorso a papa Francesco?, il quale solo poche settimane prima aveva chiarito lucidamente: «... guardatevi da coloro che creano l’atmosfera per un processo, qualunque esso sia. Lo fanno attraverso i media in modo tale da influenzare coloro che devono giudicare e decidere. Un processo deve essere il più pulito possibile, con tribunali di prima classe che non hanno altro interesse che salvare la pulizia della giustizia». E allora, COM'È POSSIBILE ciò che è accaduto nell'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia negli ultimi anni? E negli stessi giorni in cui è stata pronunciata la sentenza sul "caso Becciu" sono stati rimpolpati gli stipendi dei magistrati vaticani.
Un magistrato dev’essere come la moglie di Cesare: non solo deve essere onesto, ma anche sembrare onesto. Di più, non solo deve essere corretto, ma non deve lasciare dubbi sulla sua correttezza: non è possibile che un magistrato, disobbedendo al Giudice, tenga nascosto materiale probatorio in un processo; non è possibile che ritagli i video degli interrogatori e oscuri le testimonianze con “omissis” distribuiti a proprio piacimento; non è possibile che protegga testimoni che hanno manipolato o che sono stati manipolati per incastrare altre persone; non è possibile che nasconda 120 su 126 messaggi che gli sono stati inoltrati perché venissero resi noti alla Giustizia; non è possibile che usi strumentalmente la stampa amica o cooptata per mettere alla gogna persone che avrebbero diritto a un giudizio equo ed equilibrato; non è possibile che tratti gli inquisiti in modo differente, portandone alcuni a giudizio e ignorando i reati degli altri, a seconda delle convenienze o dei suoi teoremi precostituiti. Non è possibile, insomma, che sussista neanche il dubbio o l’impressione che abbia nascosto o manipolato la verità, anziché portarla alla luce. E che per cotanta prestazione gli sia stato alzato lo stipendio! E invece, mentre Perlasca – definito da Diddi «incapace e inetto» (il capo dell'Ufficio amministrativo del Vaticano!) – (ri)diventa promotore di giustizia, nella primavera 2024 viene introdotta una sorta di impunità per i magistrati! Chi ha orecchi per intendere tragga le conseguenze. Ne va della credibilità della Chiesa Cattolica, non solo del Vaticano. E intanto:
1) Il Papa legifera anche in Italia (contra legem)? Nel marzo del 2024 scoppia lo "scandalo dossieraggio": emerge che nel luglio del 2019 – nello stesso mese in cui papa Francesco con il secondo dei quattro "rescripta" (modifiche alla legislazione, ovviamente vaticana, adottate unicamente per questo procedimento contro Becciu, in deroga alle comuni regole del processo stabilite per legge!) autorizzò lo IOR e l’ufficio del promotore di giustizia ad adottare strumenti tecnologici di intercettazione contro i «soggetti le cui attività di comunicazione siano ritenuti utili per lo svolgimento delle indagini» (e ciò «con il più assoluto riserbo» e con «le modalità più adeguate per l’acquisizione, utilizzazione e conservazione delle prove raccolte») – Pasquale Striano, luogotenente della Guardia di Finanza italiana in servizio alla Procura nazionale antimafia italiana, effettuò accertamenti non autorizzati (quindi illegittimi) contro varie persone coinvolte nel cosiddetto "processo del secolo" in Vaticano; all'operazione avrebbero partecipato anche un magistrato, Antonio Laudati, e membri dei Servizi segreti (deviati?). Il procuratore di Perugia Raffaele Cantone l'ha definito «un verminaio» e pare che dati segreti siano stati forniti – sempre illegalmente – a Servizi stranieri. Anche a quelli del Vaticano, dove – contrariamente alle indicazioni di Moneyval – agiscono magistrati che lavorano/hanno lavorato pure nella giustizia italiana? La domanda diventa fondamentale: CHI SONO I MANDANTI? Chi era a conoscenza di quel "rescriptum" tenuto segreto? Chi in quel momento sapeva che i promotori di giustizia stavano indagando su Becciu? Erano davvero pochissime persone...! E chi di loro poteva intrattenere un contatto (diretto o indiretto) con Striano? Suvvia, non dovrebbe essere difficile trovare la verità. A meno che chi dovrebbe cercare la verità... la voglia in realtà nascondere. Diddi ora dovrebbe indagare sui mandanti in Vaticano... con UN CONFLITTO DI INTERESSE GRANDE COME UNA MONTAGNA!
2) Come se non bastasse, nell'estate del 2024, quando il Tribunale sta ancora scrivendo le motivazioni della sentenza contro Becciu, emergono intrecci sconcertanti; mentre il promotore di (in)giustiza Diddi difende presunti mafiosi e criminali assortiti, il Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone – anche lui pagato con l'Obolo di San Pietro – risulta indagato dalla Procura di Caltanissetta per favoreggiamento alla mafia e per aver comprato delle case in nero dai mafiosi. Prima di morire, il giudice Paolo Borsellino definì la Procura di Palermo «un nido di vipere»; e profetizzò: «Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia. La mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno i miei colleghi e altri». A chi si riferiva? Chi erano le vipere tra i colleghi di Borsellino? Nessuno sia considerato intoccabile! «La giustizia è una cosa divina, peccato che sia affidata agli uomini», ha detto Pignatone; e come dargli torto? Pignatone è ricattato o ricattabile dalla mafia? Con quale credibilità ora il giudice Pignatone può argomentare la condanna contro un imputato distrutto da una campagna stampa di diffamazione senza precedenti e che presenta tutte le caratteristiche del mascariamento? Un indagato per favoreggiamento alla mafia non può essere il Presidente del Tribunale vaticano e pronunciare sentenze in nome del S. Padre.
3) Nell'aprile del 2025, con la scoperta delle chat tenute colpevolmente nascoste dal promotore di ingiustizia Diddi (chat presentate in una denuncia all'ONU), emergono le prove del complotto imbastito contro Becciu dal trio Chaouqui-Ciferri-Perlasca, apparentemente con la collaborazione dello stesso Diddi, l'«anello debole» della catena (e quindi manipolabile?), il quale mentendo ha sempre detto di non essere stato in contatto con Chaouqui. C'è dietro un loschissimo "do ut des"?
Del resto il cardinale Julián Herranz, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi e Presidente emerito della Commissione Disciplinare della Curia Romana, aveva già rilevato il rischio legato a questa magistratura: «Un fatto che per esempio danneggia o può danneggiare l’indipendenza della funzione del Papa, e causa pregiudizio all’immagine della Chiesa e del Pontificato, è la fuga di notizie relative a comportamenti delittuosi ancora nella fase istruttoria o sotto processo. Queste fughe, in se stesse illecite, possono risultare ingiustamente ingiuriose per alcune persone, e mettere in pericolo – creando pressioni e divisioni nell’opinione pubblica – l’indipendenza del processo giudiziario. In questo modo si cade nel vizio della corruzione che in alcuni Paesi oggigiorno coinvolge la funzione giudiziaria (paesi anche di famosa tradizione giuridica) e porta alla dipendenza dai poteri mediatici, politici e finanziari della società civile. Il fatto, inoltre, che i tribunali dello Stato Vaticano siano costituiti nella loro maggioranza da giudici e promotori di giustizia procedenti dalla Magistratura di una determinata nazione, fanno dubitare che questo foro sia il più logico e competente per giudicare delitti che per la loro natura afferiscono al bene comune della Chiesa universale e si riferiscono a membri della gerarchia ecclesiastica e organi di governo della Santa Sede».
La domanda è ormai imbarazzante, in Italia come in Vaticano: chi deve indagare e cercare la verità, se le persone sospette, coloro che si comportano in modo equivoco o losco, sono i magistrati e i membri delle forze dell'ordine (Diddi, Pignatone, Striano, Laudati, Cafiero De Raho, Natoli, Scarpinato...)?
Andrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, l'appello riprende a febbraio, in «Acistampa», 10 ottobre 2025. «Non è il processo di primo grado, non c’è più un Papa che funziona anche come arbitro, e non è più il tempo delle istituzioni vaticane l’una contro l’altra. Le quattro udienze che si sono tenute finora del processo di appello sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato hanno dimostrato un sostanziale cambio di rotta, perlomeno da un punto di vista filosofico, nell’intero impianto processuale. (...) la condanna per peculato appare “tirata per i capelli” in una sentenza in cui si riconosce che non ci sono stati vantaggi finanziari per la sua famiglia, e il peso della vicenda ha portato persino il cardinale a fare un passo indietro e a non partecipare al Conclave che ha eletto Leone XIV, il quale lo ha comunque poi ricevuto in udienza nelle settimane successive all’elezione. (...) Papa Francesco era intervenuto nel processo con quattro rescripta che avevano cambiato in corsa le regole delle indagini (o, nella versione del promotore, avevano precisato alcune vicende, permettendo un migliore svolgimento delle indagini). Papa Francesco era persino nella stanza delle trattative quando Gianluigi Torzi arrivò a Santa Marta con l’idea di cedere, sì, le quote del palazzo di Londra con diritto di voto, ma non senza guadagnarci qualcosa. Leone XIV ha, invece, fatto sapere da subito che avrebbe fatto fare al processo il suo corso. Nel frattempo, in estate, alcune intercettazioni hanno mostrato se non altro una pressione su uno dei testimoni, monsignor Alberto Perlasca, e coinvolgevano del promotore di Giustizia, che aveva ricevuto a sua volta dei messaggi. Sono tutte vicende che portano ai colpi di scena del processo di appello. Se, nel primo grado, gli interrogatori avevano portato ad un cambio di narrativa che il promotore di Giustizia non aveva recepito nella sua requisitoria, ora, invece, sembra esserci la volontà di guardare in maniera più precisa alle carte. Il primo colpo di scena, già nella prima udienza. Sulla base delle intercettazioni pubblicate in estate, alcune difese propongono una ricusazione del promotore di Giustizia Alessandro Diddi. La richiesta di ricusazione è stata accettata, a decidere sarà la Cassazione vaticana, ma nel frattempo Diddi ha dovuto lasciare l’aula, in attesa della decisione sulla sua eventuale incompatibilità con la celebrazione dell’appello. Non è una sospensione del processo, il promotore di Giustizia è un ufficio collegiale. Tuttavia, la sola ammissione della ricusazione ha fatto scricchiolare la posizione dell’accusa vaticana. Quindi, il secondo colpo di scena. Le difese hanno notato che il promotore di Giustizia non aveva presentato il suo appello in tempi, modi e forma corrette, e che dunque il suo appello doveva essere considerato non ammissibile dalla Corte. La Corte di Appello ha valutato, e accettato la ricostruzione delle difese. Dunque, l’appello del promotore di Giustizia è stato respinto, alcune delle sentenze di assoluzione sono passate direttamente in giudicato, e il dibattimento non potrà portare in nessun caso a pene più severe. Se ci sarà revisione, potrà essere fatta solo in favore delle difese, i cui appelli sono ancora validi. Infine, il terzo colpo di scena. Con un colpo di teatro, nell’udienza del 6 ottobre, il promotore di Giustizia ha chiesto persino la sospensione del processo, contestando l’autorità della Corte d’Appello stessa di dichiarare inammissibile il ricorso. La Corte d’Appello vaticana ha rigettato la proposta dell’Ufficio del Promotore di Giustizia (...). Sono tre colpi di scena che testimoniano un cambiamento di passo importante. Tra l’altro, nel respingere alcune delle richieste, la Corte di Appello ha rimesso il sistema vaticano al centro, censurando l’uso della legislazione della “Repubblica limitrofa” sia da parte delle difese che da parte del promotore di Giustizia. (...) Ma ora, il diritto vaticano è tornato al centro. L’idea è anche quella di fermare la “vaticanizzazione” della Santa Sede che si era ingenerata con il processo di I grado».
Luis Badilla e Robert Calvaresi, “L'ex Presidente del Tribunale Vaticano, Giuseppe Pignatone, comprava case in nero a persone ritenute membri della mafia, in «Osservazioni casuali», 88, 4-11 ottobre 2025. «Da subito la figura di Pignatone è apparsa discussa e discutibile per via di alcune sue vicende giudiziarie personali, tuttora in corso. Durante i cinque anni di presidenza del Tribunale Vaticano sembrerebbe che questi processi che lo vedono imputato siano stati calmierati per motivi diplomatici: non inguaiare un alto dipendenti della Santa Sede per di più di nomina pontificia. Finito l'incarico, dall’inizio dell’anno, Pignatone ha visto un'accelerazione dei suoi processi. In uno di questi, poco più di due mesi fa, l’ex giudice ha ammesso di aver acquistato case pagando a nero a persone riconosciute attualmente come affiliati alla Mafia. Pignatone, anche quando era ancora Presidente del Tribunale Vaticano, era indagato a Caltanissetta con un’accusa gravissima: favoreggiamento di Cosa Nostra. Pignatone, insieme all’ex collega Gioacchino Natoli, secondo l’accusa, avrebbero tentato di far distruggere bobine e brogliacci della famosa inchiesta Mafia&Appalti. Nell’inchiesta sarebbero emersi i rapporti di Pignatone con i fratelli Buscemi e con Bonura, dai quali avrebbe acquistato immobili nel primi anni Ottanta. Le case sono state acquistate da una immobiliare di cui facevano parte Vincenzo Piazza, Salvatore Buscemi e Francesco Bonura. Alcuni pentiti affermano che facevano parte di una loggia massonica siciliana. Nulla di tutto questo è nuovo. Alcune novità arrivano dalle conferme di certe accuse da parte del dr. Pignatone stesso. La questione è un’altra: perché, con quali ragioni serie e consistenti, Papa Francesco - a conoscenza di tutto ciò - ha deciso di nominare nel 2019 Giuseppe Pignatone Presidente del Tribunale del Vaticano? Era inopportuno e rischioso. Eppure Pignatone ha allestito e guidato, con tanto di sentenza a nome del Papa, il processo contro il cardinale Becciu e altre persone attualmente in fase di appello. Non è un dettaglio. Si tratta di un altro tassello del mosaico, piuttosto incoerente e sbrigativo, con il quale si voleva rinforzare l’immagine del “papa giustiziere”, capace di mandare a processo con tanto di defenestrazione un suo cardinale. Con troppa superficialità qualcuno, in modo maldestro, ha voluto trarre beneficio mediatico dall’immagine di un giudice presentato come implacabile e integerrimo? » Pignatone è ricattato/ricattabile?
Pino Nano, "Becciu non prese neanche un centesimo", forte la presa di posizione del suo collegio di difesa, in «Prima Pagina News», 14 ottobre 2025. «La sofferenza è palese ma temperata e sostenuta dalla forza dell'innocenza. Spera che al più presto si entri nel merito delle questioni per poter ottenere giustizia. Quella che attende da ormai cinque anni. La grande fede, di cui offre quotidiana dimostrazione anche a noi, lo ha certamente aiutato in questo doloroso cammino. (...) Di macchinazione ai suoi danni il Cardinale parlò fin dal primo momento. Sia quanto emerso nel processo che quanto scoperto successivamente attraverso le note chat dimostra che qualcuno ha utilizzato l'indagine per colpirlo. C'è stato chi voleva ad ogni costo che il Cardinale Becciu risultasse il capro espiatorio, a prescindere dalle concrete responsabilità che invece per essere accertate necessitano di contributi sempre genuini per non mandare fuori strada chi ha il compito di verificare. Ma oggi si è accertato che non si appropriò di alcuna somma. Neanche di un centesimo. Che cosa si sarebbe scritto sui giornali di tutto il mondo cinque anni fa se si fosse partiti da questo dato? Ci sarebbe stata una gogna della stessa portata?»
Senato della Repubblica, Resoconto stenografico della seduta n. 353 del 14/10/2025. « GASPARRI (FI-BP-PPE). (...) È indagato Pignatone, collega di venture, che con la sua famiglia ha comprato 24 immobili da persone di malaffare. Viene detto negli atti dell'antimafia, lo scrivono i giornali, lo dice la televisione. Pignatone, se hai un briciolo di sangue, smentisci questa affermazione secondo cui tu e la tua famiglia avete comprato sottocosto case da persone di malaffare. Questa è la storia italiana e noi dovremmo far fare il processo dell'antimafia. PRESIDENTE. Naturalmente, il presidente Gasparri si assume la responsabilità di ciò che afferma. GASPARRI (FI-BP-PPE). Signora Presidente, faccio riferimento a fonti aperte, a giornali. Poi le mando tutto. PRESIDENTE. Siccome in Aula ricordiamo sempre addirittura i gradi di giudizio, qui siamo anche alle ipotesi. Lei ha usato il verbo indicativo, solo per questo glielo dico. GASPARRI (FI-BP-PPE). Io l'ho invitato a fare una smentita. Guardi, il dottor Pignatone ha presieduto anche tribunali ecclesiastici, quindi se vuol fare una smentita… Dottor Pignatone, ha comprato sottocosto o no le case da persone di malaffare? Ha detto che le ha pagate anche in nero. Quel che sto dicendo è uscito dappertutto, l'ha detto interrogato dalla magistratura di Caltanissetta, mica l'ha detto a me.» Un indagato per favoreggiamento alla mafia alla testa del Tribunale vaticano?
La giustizia nella Chiesa? Se ne parla in Università, in «12 porte», 16 ottobre 2025.
Andrea Gagliarducci, Leo XIV: The return of symbols, in «MondayVatican», 19 ottobre 2025. Anche in italiano.
Francesco Capozza, Colpo di scena alla Cassazione vaticana, nominato Artime: la mossa di Leone e il caso Becciu, in «Il Tempo», 24 ottobre 2025. «Secondo fonti interne alla Santa Sede, la nomina odierna del cardinale Artime in qualità di giudice applicato si contestualizzerebbe proprio con la necessità di rafforzare l’autonomia dell’organo giudicante in merito alla questione del promotore Alessandro Diddi, anche se non è ancora chiaro quale collega di porpora andrà a sostituire. Un “giudice applicato”, infatti, anche nell’ordinamento italiano, non è un titolo specifico, ma indica un magistrato (sia togato che onorario) che viene temporaneamente assegnato a un ufficio giudiziario diverso da quello di titolare per far fronte a necessità di servizio o sostituire temporaneamente un collega effettivo. Alcune voci incontrollate riportano che il cardinale Artime potrebbe essere stato chiamato a sostituire Lojudice proprio in occasione della decisione sulla richiesta di ricusazione di Diddi...»
Watykan w ogniu krytyki. Kardynał Becciu walczy o uniewinnienie, in «Polityka», 28 ottobre 2025.
Alessandra De Vita, "Il dossier su Emanuela Orlandi nell'Archivio Segreto Vaticano? Io ho visto un fascicolo, ecco cosa contiene": parla monsignor Sergio Pagano, in «Il Fatto Quotidiano», 5 novembre 2025. «... si è saputo che il procuratore Diddi (Alessandri, ndr) avrebbe trovato delle carte sulle vicende. Ma quelle carte non erano da me. E non sono uscite, per cui penso che non siano mai esistite…» ALESSANDRO DIDDI, il "promotore di giustizia" (di nome, non di fatto) del Vaticano, è un maneggione che, oltre a occultare in un processo documenti importanti che dimostrano l'innocenza dell'imputato – il card. Becciu –, inventa documenti che in realtà non sono mai esistiti? È un bugiardo megalomane? A soggetti come questo – e come il giudice Pignatone, indagato per favoreggiamento alla mafia – è affidata la giustizia in Vaticano? Vergognoso!
Gianni Di Capua, Dossieraggio, la Procura di Roma ha chiuso le indagini. Laudati e Striano rischiano il processo, in «Il Tempo», 6 novmbre 2025. Non dovrebbe essere tanto difficile trovare i mandanti dentro il Vaticano.
Lodovica Bulian, Le carte svelano il metodo Striano. Ma resta il giallo sui mandanti, in «Il Giornale», 9 novembre 2025. Trovare i mandanti in Vaticano non dovrebbe proprio essere difficile!
Depistaggio via D'Amelio, Genchi: "La Barbera voleva vestire il pupo, ha agito su ordine del Capo della polizia", in «Palermotoday», 10 febbraio 2025. «Inoltre, l'ex poliziotto ha raccontato che "dal gennaio del 1993, cioè dopo l'arresto di Bruno Contrada, iniziò la marcia indietro di Arnaldo La Barbera. Iniziarono le certezze e il tentativo di chiudere (le indagini su via D'Amelio, ndr) e fare e presto, e semplificare le cose. Io a quel punto mi resi conto di essere inutile. La Barbera era stato istruito bene". Genchi ha poi aggiunto che "La Barbera mi disse più volte che i servizi segreti volevano entrare nelle indagini delle stragi mafiose del 1992. Ci fu un tentativo di Contrada di entrare nelle indagini e andarono pure da Pignatone.»
Felice Manti, Report attacca l'Antimafia. Il giallo sulla foto col Duce, in «Il Giornale», 10 novembre 2025. «Peccato per lui che mezza Procura di Palermo di allora sia finita nel fango - da Giuseppe Pignatone a Gioacchino Natoli - per presunto favoreggiamento ai boss dopo la frettolosa archiviazione del dossier mafia-appalti.»
Simona Musco, Amara "riapre" il caso Palamara. E lui fa un esposto, in «Il Dubbio», 11 novembre 2025. «La seconda imputazione di calunnia riguarda accuse rivolte a Palamara e al pm Stefano Rocco Fava, nel corso di una deposizione davanti al Tribunale di Perugia, quando aveva dichiarato di aver ricevuto informazioni riservate su indagini in corso dalle procure di Roma e Messina attraverso Palamara e Fava; che Fava avrebbe abusato del proprio ruolo cercando documenti relativi al fratello del procuratore Giuseppe Pignatone durante una perquisizione...»
M.P., Italia. L'arbitrio come prassi: anatomia di una giustizia fuori controllo, in «Silere non possum», 14 novembre 2025. «In Italia, il rapporto fra magistratura requirente e stampa è diventato un territorio poroso, ambiguo, dove gli atti riservati circolano con una velocità che ha poco a che fare con la legalità e molto con gli equilibri interni del potere. I documenti secretati finiscono sui giornali prima che nelle mani degli avvocati. (...) Le strategie investigative vengono pilotate attraverso i media, che diventano megafoni di ciò che le procure vogliono far trapelare. Non è un’opinione, sono fatti che osserviamo ogni giorno sui giornali, nelle aule di giustizia e nelle televisioni dello Stato. Ma in Italia l’idea che la giustizia si regga su rapporti non trasparenti non scandalizza più nessuno. Si è smarrita persino la percezione del problema. (...) «Le sentenze finali del tribunale non vengono pubblicate, non sono accessibili neppure ai giudici». Una dinamica che oggi trova inquietanti somiglianze nei labirinti delle nostre procure. Il parallelo con Kafka non è una figura retorica: è un richiamo necessario. Perché quando un Paese permette che l’arbitrio diventi prassi, il risultato non è solo una giustizia inefficiente, ma una democrazia svuotata del proprio senso. E allora la domanda torna, inevitabile, come un’eco della vicenda di Josef K.: cosa resta della legalità, quando chi è chiamato a garantirla vive fuori dalla legge? Non è una questione tecnica. È la ferita più delicata della nostra civiltà giuridica. E finché continueremo a fingere che non sia così, continueremo a camminare in quel mondo dove — come accade nel romanzo — le colpe si decidono in stanze opache, e l’innocenza non è un diritto, ma una concessione.» Solo in Italia?
Simone Di Meo, Così Melillo ha smontato il "sistema" Striano, in «Libero», 3 dicembre 2025.
Brunella Bolloli, Le Sos di Striano finite su Report. Nel mirino "l'Elon Musk siciliano", in «Libero», 4 dicembre 2025. Toh, ma cosa mi dici mai!