Sulle querele contro «L'Espresso», «Report», «La Verità», Perlasca, Chaouqui e co.
Il cardinale Becciu non ha paura della verità. Anzi, non aspetta altro che venga alla luce, in ogni sede. CHISSÀ se tutti i querelati fanno parte della regia di un complotto o se qualcuno, semmai, si è prestato a un gioco sporco in buona fede (e in mancanza assoluta di professionalità). Fatto sta che se non si fosse attivata questa mostruosa macchina del fango del tutto priva di fondamento, finalizzata ad accerchiare in modo concertato e a mettere alla gogna un uomo fino a prova contraria innocente, non solo non si sarebbero ingannati milioni e milioni di persone, ma si sarebbero potuti risparmiare centinaia di milioni di euro (a cominciare dalle tonnellate di carta imbrattata di menzogne)… a questo punto sottratti al bene comune. È auspicabile che i responsabili siano chiamati a rispondere davanti alla giustizia dei tremendi danni che hanno causato.
Anche altri imputati hanno sporto querela contro gli ideatori delle accuse o contro coloro che hanno negato loro il diritto a un equo processo.
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Becciu: famiglia presenta denuncia per diffamazione, in «ANSA», 29 settembre 2020. -
Vaticano, atto Becciu: "Strategia diffamatoria e denigratoria", ADNkronos, 18 novembre 2020. -
KG, Watykan: kard. G. A. Becciu broni swego dobrego imienia, in «Niedziela», 19 novembre 2020. -
Matteo Matzuzzi, Quel che Becciu non dice, in «Il Foglio», 21 novembre 2020. -
Vaticano, Becciu: "Da Genevieve Putignani falsità, la querelo", in «ADNkronos», 22 novembre 2022. -
Il card. Becciu querela per diffamazione Genevieve Putignani, in «Faro di Roma», 22 novembre 2020. -
Cardinal Becciu launches second defamation lawsuit since resignation, in «CNA», 23 novembre 2020. -
I legali di Becciu attaccano Report, in «La Nuova Sardegna», 15 aprile 2021. -
Il cardinale Becciu ribatte alle accuse (false) dei giornali, in «Faro di Roma», 17 luglio 2021. -
Becciu chiede i danni al suo accusatore Perlasca e perde la causa: "Ad ora danni indimostrati", in «L'Unione Sarda», 13 dicembre 2021. Anche in inglese. E in tedesco. -
S.Fi., Mincione all'attacco di Vaticano, Rcs e Gedi, in «Il Sole 24 Ore», 15 gennaio 2022. -
Vik van Brantegem, Il Giudice e il Corriere, in «Korazym», 17 agosto 2022. -
Renato Farina, Il Corriere ammette: Mincione non ingannò il Vaticano, in «Libero» 13 ottobre 2022. -
Salvatore Cernuzio, Processo vaticano, ancora al centro le indagini della Gendarmeria, in «VaticanNews», 13 ottobre 2022. Anche in spagnolo. E in portoghese. -
Il "Corriere" fa la figura del mincione, in «Dagospia», 14 ottobre 2022. -
Quotidiano oligarca italiano paga le menzogne sul processo Becciu, in «Gloria», 17 ottobre 2022. -
Vaticano, Becciu perde causa civile contro Perlasca, in «ADNkronos», 10 novembre 2022. -
L'Espresso non diffamò Becciu, negati danni per 10 milioni, in «Ansa», 23 novembre 2022. -
Flavia Dell'Ertole, L'Espresso non diffamò il Cardinale Becciu, in «Il Mondo», 23 novembre 2022. -
Kardinal Becciu scheitert mit Verleudungsklage gegen Medien, in «Neues Ruhrwort», 24 novembre 2022. -
Im Vatikan steht er noch vor Gericht, in «Domradio.de», 24 novembre 2022. -
Andrea Paganini, "Caso Becciu": verso la sentenza, in «Settimana News», 11 dicembre 2023. -
Andrea Paganini, El Vía Crucis del cardenal Becciu, in «Reflexion y liberacion», 12 dicembre 2023. -
Condanna Becciu, contro sequestrato. Ciferri: "Non è un buon motivo", in «Cagliaripad», 29 marzo 2025. Ciferri senza un briciolo di pudore. -
Paolo Maninchedda, Il Papa e Becciu: la costruzione del colpevole, in «Sardegna e Libertà», 15 aprile 2025. Tutta da leggere, con attenzione! -
Giuliano Foschini, Becciu denuncia Chaouqui "Incastato dalle sue false prove", in «La Repubblica», 2 luglio 2025. L’ipotesi è quella di truffa ed estorsione. In particolare, si legge nel documento, sarebbe stato «manipolato» il principale teste dell’accusa, monsignor Alberto Perlasca. (...) L’esposto – a seguito di un lungo lavoro degli avvocati Fabio Viglione, Maria Concetta Marzo, Giandomenico Caiazza e Cataldo Intrieri, parallelo alla difesa nel processo vaticano del cardinale e degli altri imputati – ricostruisce la storia sulla base di 325 pagine di messaggi - depositate dalla difesa di Mincione davanti a un processo alle Nazioni Unite. Sono whatsapp che si sono scambiate la stessa Chaouqui e Genoveffa Ciferri, cittadina italiana legata a Perlasca, un passato nei Servizi, nei quali, secondo la difesa, c’è la prova di «istruzioni, pressioni e suggerimenti» che avrebbero indotto il monsignore a cambiare versione. Secondo la denuncia, Chaouqui avrebbe agito «fingendosi un anziano magistrato collaboratore del promotore di giustizia vaticano», sfruttando l’intermediazione di Ciferri. Nel documento si fa anche riferimento a una dazione in denaro.Il 26 novembre 2022, Ciferri scrive in un messaggio indirizzato al promotore di giustizia, Alessandro Diddi: «Per ricompensarla dell’operato che vantava a favore di Perlasca… gli feci recapitare per mano di un sindaco di un paese limitrofo al mio 15 mila euro in una busta. Ne aveva chiesti 30 ma non potei». Sempre nelle chat, si fa riferimento alla consegna di gioielli antichi il 30 novembre 2020 tramite un “architetto”. Ma il passaggio più delicato riguarda il contenuto di un messaggio audio che, secondo i denuncianti, sarebbe stato inviato alla Chaouqui dal commissario della Gendarmeria vaticana, Stefano De Santis. La trascrizione è riportata nella denuncia: «Lui (Perlasca, ndr) è in possesso del verbale dell’interrogatorio… sottolineasse tutti i punti in cui, alla luce degli ultimi eventi… ha in essere di chiarire… come il sistema di Crasso e Tirabassi». Secondo l’esposto, sembrerebbe quindi «che anche il principale inquirente dell’indagine ha dato specifiche indicazioni alla signora Chaouqui affinché le facesse pervenire a monsignor Perlasca». -
Giuliano Foschini, Le confidenze della papessa. "Quella cena costruita bene per far confessare l'eminenza", in «La Repubblica», 2 luglio 2025. Nel lungo esposto del cardinale Becciu contro Francesca Immacolata Chaouqui, “la papessa”, come in molti la chiamano fuori dal Vaticano, c’è il racconto di una cena. Che invece sarebbe stata una trappola. Siamo al ristorante Lo Scarpone, a Roma, uno storico locale della città in via di San Pancrazio, al Gianicolo. È il 5 settembre del 2020 e monsignor Perlasca, da sempre legato da un rapporto di grande stima e vicinanza con Becciu, lo invita a cena. «Passiamo una serata rilassante» dice. La cena, secondo quanto ricostruiscono i legali del cardinale, è organizzata da Chaouqui «al solo fine di raccogliere elementi di prova per accusare il cardinale. Dunque, attraverso lo svolgimento di una vera e propria attività di indagine, evidentemente del tutto abusiva, in territorio italiano». Le date sono importanti. Siamo pochi giorni dopo il secondo interrogatorio di Perlasca, quello nel quale presentatosi spontaneamente, senza avvocato, aveva definitivamente inguaiato Becciu. Scrive Ciferri, il 3 settembre, in preparazione dell’appuntamento. «Buongiorno Francesca. Scrivimi per bene quella cosa che desiderano i magistrati». Risposta di Chaouqui: «Buongiorno Genevieve, siamo a un punto molto importante, il cardinale sta artatamente cercando di crearsi un ennesimo alibi, serve una prova definitiva della sua infedeltà. Una cena costruita bene su cui far “confessare” Sua eminenza sarebbe preziosa per gli inquirenti». Lo spiega la stessa Ciferri in uno dei messaggi inviati al promotore Diddi, e messi a disposizione dell’indagine da lui stesso. «Lei si renderà conto che l’incontro fu completamente organizzato e pilotato, passo dopo passo. Addirittura - dice - quando io le palesai che monsignor Perlasca non era molto convinto e voleva quasi recedere, lei fece notare che tutto era ormai stato organizzato a puntino da voi». Secondo quanto racconta Ciferri a prenotare il ristorante è stata la stessa Chaouqui. «Sempre Perlasca - scrive - si preoccupava se fosse opportuno che si alzasse per pagare il conto, in quanto il cardinale avrebbe potuto sbirciare sotto il tavolo e notare la strumentazione di registrazione installata, e lei risponde che era meglio farsi portare il conto a tavola». Subito dopo l’incontro lei ne chiede immediatamente una relazione scritta, ed un audio (...) Perlasca diligentemente lo fa, convinto di aver reso un servizio d’informazione a voi inquirenti». La questione, al di là del merito, pone una serie di problemi procedurali non di poco conto. Perché, se è vero, come scrive Ciferri che Perlasca ha registrato su indicazione degli inquirenti vaticani, è stato creato un grave reato. Perché avrebbero agito in territorio italiano. Non a caso quando Perlasca parla della cena allo Scarpone nell’interrogatorio, il commissario De Santis interviene: «Qualcuno ha paventato l’idea che ci fosse una videoregistrazione, ma non è stato fatto nulla… in Italia non andiamo a fare alcun tipo di attività». «È come se sapessero di che cosa monsignor Perlasca stava parlando, ma allora quando, come e da chi lo hanno saputo?» si chiedono gli avvocati nella denuncia. È una delle risposte che dovrà dare la procura di Roma. -
Marco Mintillo, Il cardinale Becciu presenta un esposto alla procura di Roma per truffa ed estorsione dopo la condanna vaticana, in «Gaeta.it», 2 luglio 2025. «Francesca Immacolata Chaouqui è stata al centro di altre inchieste legate alla Santa Sede. In questo esposto emerge un ritratto di lei che supera i confini del Vaticano: si parla di attività svolte in Italia per modificare testimonianze e orientare il procedimento. L’accusa più forte riguarda la manipolazione del principale testimone, monsignor Alberto Perlasca. Perlasca, che ha fornito elementi chiave a carico di Becciu, sarebbe stato spinto a cambiare la sua versione sotto la pressione di Chaouqui e della sua rete. L’esposto descrive chaouqui come una figura che, fingendo di essere vicina a magistrati vaticani, avrebbe indotto testimonianze orientate a favorire l’accusa.» -
Becciu denuncia Chaouqui: «Un complotto per incastrarmi», in «L'Unione Sarda», 2 luglio 2025. Anche in inglese. -
Becciu contro Vaticano: emergenza manipolazioni giudiziarie, in «Citinotizie», 2 luglio 2025. -
Cardinal Becciu denounces a "conspiracy to condemn him" before the Prosecutor's Office in Rome, in «Rome Reports», 2 luglio 2025. Anche in spagnolo. -
Cardinal Becciu: Vengeful 'Popess' framed me in Vatican fraud trial, in «The Times», 2 luglio 2025. -
Giancarlo Cavalleri, Il card. Becciu chiede solo giustizia: "sono innocente, vittima di una macchinazione, indaghi la magistratura italiana", in «Faro di Roma», 2 luglio 2025. «Il documento depositato in procura ipotizza che Chaouqui e i suoi collaboratori possano essere responsabili di reati molto gravi come la truffa e l’estorsione. Un’accusa che si estende anche alle modalità con cui, secondo Becciu, si sarebbe cercato di pilotare l’inchiesta nei suoi confronti, violando la correttezza procedurale e minando l’indipendenza della magistratura. (...) le conversazioni emerse metterebbero in luce pressioni esercitate soprattutto nei confronti del promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi. (...) Secondo le ricostruzioni che stanno emergendo da più fonti difensive, in particolare quelle degli avvocati di Raffaele Mincione e Fabrizio Tirabassi – coimputati nel processo –, le conversazioni tra Chaouqui e Ciferri delineerebbero una trama parallela, fatta di pressioni, suggerimenti pilotati e interferenze dirette sul principale testimone dell’accusa, mons. Alberto Perlasca. Sarebbe stato proprio grazie alle sollecitazioni coordinate dalle due donne che Perlasca avrebbe modificato la sua versione iniziale, facendo deragliare l’intera inchiesta verso una direzione prestabilita. Ma ciò che più colpisce è il ruolo che queste chat sembrano attribuire al promotore di giustizia, Alessandro Diddi. In alcuni passaggi, riferiti nelle carte consegnate anche alle Nazioni Unite, Chaouqui e Ciferri si esprimono con tono confidenziale e a tratti direttivo, dando l’impressione di godere di un canale privilegiato con la pubblica accusa. In una dinamica che ricorda più una strategia d’influenza che un legittimo contributo informativo, emergono messaggi nei quali si ipotizzano le domande da porre a Perlasca, si discute di come “orientare” la sua memoria e si anticipano le mosse del tribunale. L’effetto di questo scambio, ora oggetto di un esposto del cardinale Becciu alla Procura di Roma, sarebbe stato quello di ingannare la magistratura vaticana, offrendole una narrazione artefatta ma apparentemente coerente, costruita ad arte da soggetti esterni all’inchiesta. Il danno, secondo le difese, sarebbe duplice: da un lato si sarebbe falsata la ricostruzione dei fatti, dall’altro si sarebbe minata la credibilità stessa della giustizia vaticana, rendendola – suo malgrado – strumento di un’operazione che nulla ha a che vedere con l’autonomia e l’imparzialità. L’elemento che più inquieta è che tutte queste chat erano già in possesso di alcune difese sin dal 2022, ma sarebbero state ignorate o ritenute irrilevanti dalla magistratura vaticana. Solo ora, con la loro piena pubblicazione e analisi, comincia a delinearsi una seconda verità, nella quale Becciu e i suoi coimputati non appaiono più come ideatori di trame illecite, ma come vittime di una strategia manipolatoria condotta da soggetti esterni al perimetro giudiziario, ma in grado di condizionarlo in profondità. (...) Il processo al cardinale Angelo Becciu, condannato in primo grado dal Tribunale vaticano nel dicembre 2023 per truffa e peculato, sta assumendo sempre più i contorni di un’operazione opaca, nella quale si moltiplicano i segnali di una verità artefatta. (...) Becciu afferma che simili rivelazioni «confermano quanto da me denunciato sin dall’inizio e che, in gran parte, il processo ha già dimostrato». Il porporato punta il dito contro «scelte discutibili adottate dal tribunale, su sollecitazione dell’ufficio del promotore di giustizia, che hanno consentito a queste conversazioni di rimanere segrete». Secondo lui, si è volutamente mantenuto nel cono d’ombra un materiale potenzialmente esplosivo, che avrebbe potuto ribaltare l’intero impianto accusatorio. (...) A questo punto, è lecito domandarsi: fu il processo a seguire la decisione presa dal Papa o, al contrario, fu proprio quell’incontro del 2020 a innescare una macchina giudiziaria costruita per giustificare una punizione già impartita? All’origine di tutto, ricorda Becciu, c’era l’accusa di aver fatto destinare fondi vaticani a una cooperativa legata al fratello, accusa su cui persino il Tribunale – pur condannando – ha dovuto riconoscere la possibile finalità sociale dell’iniziativa, contestando solo la modalità. È davvero bastato questo per estromettere un prefetto e privarlo delle prerogative cardinalizie? L’impressione crescente è che il processo a Becciu non sia stato l’approdo di un’inchiesta autonoma e rigorosa, ma il prodotto di una catena di decisioni influenzate da dinamiche esterne, chat compromettenti e pressioni che oggi – a distanza di anni – rischiano di disintegrare la credibilità non solo della giustizia vaticana, ma dell’intera gestione interna della Santa Sede. La reazione delle autorità vaticane per ora è di massimo riserbo, mentre il cardinale Becciu ha dichiarato di sentirsi “tradito” e “profondamente ferito” dalla scoperta di quelle conversazioni, che confermerebbero le sue accuse di complotto. Intanto, il Vaticano si trova a dover affrontare non solo le conseguenze di un processo controverso, ma anche l’ombra lunga di una possibile distorsione della giustizia, alimentata da chat informali e da relazioni opache che minacciano di travolgere l’intero impianto accusatorio costruito negli ultimi anni.» Anche in portoghese. E in spagnolo. -
Caso Becciu, i legali presentano denuncia: "Dalle chat emerge un'ingiustizia complessiva", in «Sardegnalive», 4 luglio 2025. «"Un dovere, più che un diritto – affermano gli avvocati – dopo le sconcertanti scoperte che la lettura delle chat ha portato ad emersione. Sono condotte che meritano il vaglio approfondito della competente autorità giudiziaria e che non possono essere sminuite da una pretesa marginalità delle dichiarazioni rese o omesse da testimoni ed imputati".» Se la Chiesa non riconosce la verità, ci penserà l'ONU a farle aprire gli occhi (e sarà molto peggio). -
Caso Becciu, secondo i difensori il processo è da rivedere, in «Sassarioggi», 4 luglio 2025. -
Nicole Winfield, Pope Leo XIV resumes the tradition of taking a summer vacation. But he's got plenty of homework, in «AP», 5 luglio 2025. «But the trial was itself problematic, with defense claims that basic defense rights weren’t respected since Francis intervened on several occasions in favor of prosecutors. In the months since the verdicts were handed down, there have been new revelations that Vatican gendarmes and prosecutors were apparently in regular touch with a woman who was coaching the star witness into testifying against Becciu. The once-powerful cardinal has denounced the contacts as evidence that his conviction was orchestrated from the start, from the top.» Anche in spagnolo. E in portoghese. E in francese. -
Processo Becciu: un gran caos condito da intrighi vari?, in «Catt.ch», 15 luglio 2025. Dopo lungo letargo si sveglia la Chiesa svizzera? -
Enrica Riera, Chaouqui-Becciu, i pm indagano per truffa. Così l'inchiesta può inguaiare il Vaticano, in «Domani», 1° agosto 2025. «Truffa, estorsione ed esercizio abusivo della professione. La procura capitolina accelera. E dopo la denuncia presentata da Angelo Becciu, il cardinale “licenziato” da Bergoglio, nei confronti della lobbista Francesca Immacolata Chaouqui, indaga ora sulle presunte «macchinazioni» messe in piedi per inchiodare il porporato sardo, condannato in primo grado dalla giustizia vaticana a cinque anni e sei mesi per truffa e peculato. L’inchiesta italiana, oltre alla posizione di Chaouqui, potrebbe rispondere a una serie di domande a cui il Vaticano non vuole rispondere. Come venne gestito davvero quel processo? In che modo furono raccolte le prove “regine” che incastrarono l’ex braccio destro di papa Francesco? (...) Chat e audio, pubblicati nei mesi scorsi da Domani, depositati all’Onu dalla difesa del finanziere Raffaele Mincione – altro condannato del “processo del secolo” – in grado di mettere in dubbio la reale terzietà della giustizia d’Oltretevere. Più in particolare, i messaggi e i vocali in questione dimostrerebbero che Chaouqui, nonostante fosse stata condannata nel processo Vatileaks II, avrebbe “imbeccato” il grande accusatore del cardinale, monsignor Alberto Perlasca, attraverso una sodale di quest’ultimo, Genoveffa “Genevieve” Ciferri. E l’avrebbe fatto tramite l’uso di informazioni riservatissime, informazioni che soltanto i promotori di giustizia dell’epoca, Alessandro Diddi e Gian Piero Milani, insieme alla gendarmeria vaticana, potevano conoscere. Per queste ragioni la lobbista, meglio nota come “papessa”, è stata indagata dal tribunale vaticano, con le accuse di traffico di influenze, subornazione e falsa testimonianza resa in dibattimento. Tra le accuse, quella di essersi fatta dare 15mila euro da Ciferri per mediare la posizione di Perlasca (inizialmente indagato, poi salvato dal processo) con i promotori di giustizia. L’inchiesta italiana, più di quella vaticana che controlla, potrebbe essere un problema per il nuovo pontefice, papa Leone XIV. Che dovrà riflettere su che fare rispetto a quel processo Becciu, se l’“inquinamento” venisse confermato dalle indagini. I magistrati di Roma vogliono illuminare molte zone d’ombra della vicenda. Al centro delle loro verifiche non ci sarebbe solo il memoriale di Perlasca, che sarebbe stato costruito ad arte da Chaouqui fintasi un «vecchio magistrato», ma pure l’episodio del ristorante “Scarpone”, una delle prove del legame tra la stessa Chaouqui e gli inquirenti: nelle chat emerge infatti che sarebbe stata la lobbista a prenotare un tavolo e spingere Ciferri a persuadere Perlasca a invitare Becciu a cena: «Per farlo parlare e riferire al riguardo». Ciferri e Perlasca alla fine, al tempo, si erano convinti, ma il monsignore aveva fatto un passaggio preventivo in gendarmeria per avvertirli dell’appuntamento in trattoria. «Io dissi, forse a Stefano De Santis (il commissario della gendarmeria, ndr): “Guardate che io questa sera farò questa cosa qui”… Pensavo che un’azione di intercettazione avrebbero potuto farla», dice Perlasca. «Mi risposero: “Buongiorno, va bene, grazie”. E andai». Giustizia imparziale? Stando alle chat, pertanto, certamente la gendarmeria avrebbe ricoperto un ruolo poco chiaro. Al momento tuttavia i pm, sia quelli del Vaticano sia quelli di Roma, avrebbero acceso un faro contro la sola Chaouqui. Il promotore Alessandro Diddi, a processo ancora aperto, aveva ricevuto da Ciferri le chat compromettenti di Chaouqui. Invece di renderle pubbliche e depositarle, il pm del papa aveva aperto un fascicolo ad hoc, omissando quasi integralmente tutti i messaggi in modo che le difese ne fossero all’oscuro. Non solo. Domani qualche mese fa ha pubblicato un audio del 2020 in cui il commissario della gendarmeria Stefano De Santis istruiva Chaouqui in merito a quanto Perlasca avrebbe dovuto scrivere all’interno del famoso memoriale dell’estate di cinque anni fa. Quello contenente, cioè, le prime e gravi accuse nei confronti del cardinale a cui Francesco, subito dopo, ha tolto ogni diritto connesso al cardinalato. Fonti vaticane dicono ora che sul comportamento del poliziotto che di fatto ha condotto tutta l’inchiesta su Becciu e Mincione il papa ha chiesto una relazione dettagliata, per capire i rischi reali dell’appello, che inizierà il 22 settembre. L’inchiesta romana intanto è invece solo all’inizio. Scaturita dalla denuncia di Becciu e da quelle di Mincione e degli altri condannati del “processo del secolo”, come Enrico Crasso e Fabrizio Tirabassi.» VOGLIAMO LA VERITÀ, FINO IN FONDO; ANCHE SE FA MALE! UNA MEDICINA COME LA VERITÀ PUÒ ESSERE AMARA, MA È L'UNICA CHE PUÒ SALVARE IL CORPO (ECCLESIALE) DAL MARCIUME. -
Niccolò Magnani, Vaticano smentisce Chaouqui (e 'Domani'): "mai ricevuta da Papa Leone XIV" / Nuova svolta sul processo Becciu, in «Il Sussidiario», 4 agosto 2025. «Il posto in Vaticano non è più “garantito” per la donna che rischia nel processo di appello sul caso del Palazzo di Londra di essere particolarmente coinvolta.(...) Ovviamente il tema non può non avere relazioni con la possibile seconda fase dell’immenso caso-Becciu, specie dopo che il cardinale sardo ha denunciato Chaouqui accusandola di aver macchinato l’intera vicenda dei fondi Segreteria di Stato contro di lui e gli altri indagati. Le famose chat fatte uscire dalla difesa di Mincione (altro indagato e condannato sul caso Becciu, ndr) hanno di fatto scoperchiato un nuovo vaso di Pandora, questa volta contro i pm del processo in Vaticano: vengono accusati di aver omesso chat fondamentali per dettagliare una possibile macchinazione ai danni dell’imputato Angelo Becciu» (NB: in realtà quasi tutto l'articolo di «Domani» era corretto). -
Sante Cavalleri, Calunnie contro il cardinale Becciu: il Tribunale vaticano condanna Nicola Gianpaolo. Un caso che interroga l'informazione e il servizio pubblico, in «Faro di Roma», 30 ottobre 2025. «La sentenza arriva dopo anni di illazioni e campagne mediatiche che hanno contribuito a gettare un’ombra sul nome del cardinale Becciu, accusato pubblicamente di condotte mai dimostrate e oggi riconosciute proprio come false. (...) La vicenda solleva inevitabilmente interrogativi sulla qualità del giornalismo d’inchiesta e sulla responsabilità del servizio pubblico. (...) È quanto ha voluto ricordare sul sito Korazym.org anche Mario Becciu, fratello del cardinale, docente universitario e psicoterapeuta, che dopo aver espresso solidarietà a Sigfrido Ranucci per il recente attentato subito, ha però stigmatizzato il metodo e il tono dell’inchiesta televisiva: «L’inchiesta condotta servendosi di un burattino condannato in primo grado dal tribunale Vaticano dimostra la faziosità, il senso di impunità e un uso patologico del servizio pubblico. Questa condanna dimostra la colossale calunnia ordita con un dispiegamento di forze massmediatiche incredibili per distruggere una persona innocente. Vorrei ricordare a Ranucci che, come cita il Libro del Siracide (28,18), ‘ne uccide più la lingua che la spada!’». (...) La sentenza odierna segna dunque un momento di verità, che richiama tutti — magistrature, media e opinione pubblica — a una più rigorosa cultura della responsabilità e della giustizia.»















































