Sulla causa di beatificazione di Aldo Moro (e sulle altre accuse di Report)
>>> per la parte precedente clicca qui
-

Fabrizio Caccia, Da De Gregorio alla tiktoker fino all'amica Maria Rosaria Boccia: nella galassia di Ranucci, in «Corriere della Sera», 26 luglio 2026. Quei cerchi magici più che opachi. In Italia come in Vaticano. -
Niccolò Magnani, Ranucci al Tg1: "massoni e mafiosi in Rai? Grave diffondere audio privato" Tavares: "ho tante cose da dire", in «Il Sussidiario», 26 luglio 2026. Ma quanta opacità in questa vicenda! E come rimedierà Ranucci alle ignobili calunnie diffuse attraverso Report? -
Martino Villosio, De Gregorio: "Lavitola portatore di guai", in «TG1», Rai1, 27 luglio 2026. Il TG1 di stasera sui contatti opachi di Sigfrido Ranucci, da Lavitola a De Gregorio; quest'ultimo esaltato da Nicola Giampaolo, il testimone farlocca – calunnioso – di Ranucci. -
Andrea Paganini (Facebook, 27 luglio 2026): «Esattamente cinque anni fa, il 27 luglio 2021, iniziava il processo più assurdo e grottesco della storia. Cosa ha ottenuto l'accusa in cinque volte 365 giorni di persecuzione mediatico-giudiziaria? Un buco nell'acqua. E una sentenza di primo grado senza un briciolo di prova, emessa da un giudice ricattabile e indagato per favoreggiamento alla mafia; sentenza ormai dichiarata praticamente nulla dalla Corte d'Appello, perché il processo non ha rispettato i requisiti minimi di rispetto dei diritti umani alla difesa: i promotori di (in)giustizia – disobbedendo agli ordini di cinque anni fa – hanno nascosto le prove decisive, che potevano tornare utili agli imputati, a proprio piacimento, e inoltre papa Francesco ha firmato delle leggi ad hoc (altro che "La legge è uguale per tutti"!) mantenute segrete (leggi che non si possono leggere!). Non è che l'opinione pubblica mondiale – e lo stesso Papa – sia stata vittima di un'opera di distrazione di massa, anzi di diffamazione e di calunnia, di cui è diventata compice, ai danni di un capro espiatorio innocente? E intanto un innocente è ancora appeso alla croce. PS: Il Papa, dopo un anno di processo, diceva: "La Chiesa guarisca, non si difenda dalla verità". E invece... che orrore e che macchia sulla storia della Chiesa!» -
Andrea Paganini (Facebook, 27 luglio 2026): «DUE DOMANDINE: 1) Di chi parlava Sigfrido Ranucci nell'ormai famoso audio mandato a Valentina Pelliccia, uscito in questi giorni? Di Antonello Montante, condannato in via definitiva per corruzione e per aver gestito un sistema di spionaggio e dossieraggio. 2) Quale nome emerge dall'agenda di Montante? Quello di Giuseppe Pignatone, il giudice vaticano che ha condannato un innocente in un processo farsa e che ora è indagato per favoreggiamento alla mafia.» -

Gian Domenico Caiazza, Il metodo Ranucci davanti allo specchio dei propri errori, in «Il Foglio», 27 luglio 2026. «... facciamo tutti un tifo sfrenato perché queste querele ranucciane centrino l’obiettivo: smascherare le fonti della illecita fuga di notizie investigative. Sarebbe, diciamoci la verità, la prima volta, non ci risultano precedenti. E’ un reato abrogato de facto, nel senso che le indagini sulle possibili gole profonde nemmeno vengono mai avviate dalle competenti procure (e sì che sarebbero investigazioni molto semplici, la cerchia dei sospettati sarebbe naturalmente ristrettissima). Ma non siamo né gelosi né invidiosi, anzi! La scoperta e la condanna, per la prima volta, delle fonti che hanno consegnato a organi di stampa copie di atti investigativi coperti da segreto, per mano del comandante in capo del giornalismo investigativo italiano, beh, concedetemelo, sarebbe un evento di travolgente, impagabile bellezza.» E che dire delle "fonti investigative" (zeppe di bufale) fatte uscire all'"Espresso" da dentro il Vaticano? Uno schifo! -
Alessandro Cucciolla, Chi di audio ferisce, in «L'Opinione delle Libertà», 27 luglio 2026. -
Mario Ajello, Il giornalismo d'inchiesta italiano, la parabola da Biagi a Ranucci: il caso Report diventa un boomerang, in «Il Messaggero», 28 luglio 2026. «E che cosa dire di alcune critiche mosse a Report? Riguardano la tendenza, talvolta presente nei montaggi televisivi, a costruire narrazioni dove il materiale d'archivio, le musiche incalzanti e le interviste vengono orientati a dimostrare una colpevolezza precostituita di qualcuno, penalizzando l'ascolto delle controdeduzioni.» -
Matteo Carnieletto, Ranucci appeso a Cda e comitato etico, in «La Verità», 29 luglio 2026. -
Salvo Sottile, Il ragazzo che voleva essere come Ranucci, un giornalista sotto scorta "minacciato" dalla Camorra. Peccato che l'attentato se l'era fatto da solo, in «Salvosottile Substack», 29 luglio 2026. Se fosse inventata non sarebbe credibile, perché inverosimile. Ma è vera. -
Alessia Spensierato, Ranucci travolto da un polverone che mette in crisi tutta la sua storia, in «Metropolitan Magazine», 29 luglio 2026. «Il giornalismo investigativo è fondamentale, ma chi viene accusato deve avere la possibilità concreta di replicare e difendersi» -
Aldo Torchiaro, Il caso Ranucci scuote il Cda Rai: il servizio pubblico affronta la decisione su Report, in «Il Riformista», 30 luglio 2026. «Ranucci ha utilizzato Report per favorire il suo amico Valter Lavitola? Quanti servizi sono stati fatti su commissione di faccendieri? E soprattutto: lo faceva per un tornaconto personale o è stato l’utile idiota di Lavitola?» -
Matteo Carnieletto, L'uomo di «Report», ha inscenato un attentato, in «La Verità», 30 luglio 2026. C'è inchiesta e inchiesta. Notizia e notizia. Etica ed etica. E poi ci sono le calunnie montate ad arte e diffuse da Report. -
Don Patriciello a Skytg24 su Cappellari, il cronista indagato per falso attentato, in Skytg24, 30 luglio 2026. Bravo don Patriciello! Ricordate la favola di Esopo "Al lupo, al lupo!"? -
Rita Cavallaro, Le scomode verità che emergono dalle indagini sugli attentati contro Ranucci e Cappellari, in «Il Giornale», 30 luglio 2026. Sulla mancanza di deontologia professionale di Report e co. Fari Pad (Facebook 31 luglio 2026): «Il bluff attorno a Report: quando tre indizi fanno una prova (Agatha Cristie). Attorno alla trasmissione e alle figure di Ranucci e Cappellari si sta sgretolando una narrazione. Le indagini e le sentenze disegnano un quadro ben diverso dal martirio giornalistico: 1. La realtà manipolata (I finti attentati): L'ipotesi investigativa che le minacce non siano un attacco alla stampa, ma invece pare che sia una farsa costruite ad arte per fare vittimismo e cercare visibilità- oppure per proiettare Ranucci come protagonista in un palcoscenico politico? 2. Le frequentazioni ambigue (Il caso Lavitola - indagato): I contatti e le trame sotto indagine con personaggi spregiudicati come Valter Lavitola. Quando l'inchiesta frequenta i faccendieri, il confine tra informazione e dossieraggio scompare. 3. La cassa di risonanza ai calunniatori (Il caso Becciu): Un fatto già accertato. L'aver dato spazio e credibilità a Giampaolo, poi condannato dal Tribunale Vaticano per aver calunniato il Cardinale Becciu. La conclusione è semplice: finti martiri, relazioni opache e calunnie certificate spacciate per scoop. Il servizio pubblico non è sopra la legge né esente da critiche. Chi paga il canone merita giornalismo vero e rigore, non veleni e "farse"- pare imbastite a tavolino?» -
Matteo Carnieletto, Il futuro di Ranucci appeso al comitato etico, in «La Verità», 31 luglio 2026. -
Antonella Baccaro, Caso Ranucci, i servizi di Report sotto la lente Rai: dal Cantiere Vittoria all'eolico, in «Corriere della Sera», 31 luglio 2026. Quale fu l'"impulso esterno" che portò Report a diffondere oscene calunnie contro un uomo innocente? -
Salvo Sottile, Giornalismo, nuovi modelli. Piccoli Ranucci crescono, in «Buttanissima», 1° agosto 2026. «rappresenta l’archetipo del peggiore giornalismo che abbiamo costruito negli ultimi anni. Quello che vive di apparenze, che se non trova la notizia se la fabbrica, se la cuce su misura, in un gioco di specchi che costringe gli altri, lettori o telespettatori, a confondere la condizione del cronista con la veridicità del suo racconto. Quella del giornalista in pericolo , che vive nel confine tra la vita e la morte, è una narrazione seducente. Anche perché funziona benissimo in televisione e sopratutto richiede molta meno fatica. (...) Negli ultimi anni abbiamo costruito la figura del cronista intoccabile. Quello che, siccome è sotto scorta, sembra automaticamente sottratto a qualsiasi domanda. Guai a discutere un suo servizio. Guai a mettere in dubbio una sua ricostruzione. Guai perfino a osservare le sue frequentazioni. Diventi subito un nemico della libertà di stampa, quello che costruisce o alimenta campagne di odio o di fango. È un modello che ha trovato in Sigfrido Ranucci il suo interprete più famoso. Un giornalista trasformato in simbolo, circondato da un’aura di intoccabilità che negli ultimi mesi, tra polemiche e interrogativi sulle frequentazioni e sul rapporto con alcune fonti, ha cominciato a mostrare qualche crepa. Non significa riscrivere la sua storia professionale. Significa ricordare una regola semplice: nessun giornalista dovrebbe essere esentato dalle domande che lui stesso pone agli altri. Non può esistere soprattutto una doppia morale. (...) A volte ho la sensazione che abbiamo confuso il coraggio con la popolarità, la scorta con l’autorevolezza, l’eco mediatica con la credibilità. E invece la credibilità nasce da tutt’altro. Nasce quando una notizia resiste alle verifiche. Quando un’inchiesta sopravvive ai processi. Quando il cronista accetta di essere giudicato con lo stesso rigore che pretende per politici, magistrati e imprenditori.» -
Giulia Sorrentino, Lavitola smentisce l'"amico" Ranucci. "Lui e Tavares si conoscevano", in «Il Giornale», 2 agosto 2026. Tra menzogne, insinuazioni, calunnie, depistaggi. Un nuovo tassello del "metodo Report": quello di Ranucci e dei suoi "amici". -
Sigfrido Ranucci, Lavitola lo inchioda? "Lui e Tavares si conoscevano", in «Libero», 2 agosto 2026. -
Matteo Carnieletto, Metodo Report: via la cronista se non accusa la sanità privata, in «La Verità», 2 agosto 2026. Sul "metodo Report": «Il servizo», prosegue la fonte, «è talmente aderente ai fatti, ma non rispondente all'obiettivo di Report, da essere cestinato. La trasmissione manda infatti in onda esclusivamente un'intervista a un sindacalista di Bergamo che dice che gli ospedali del gruppo San Raffaele e San Donato non avevano gestito in modo adeguato il Covid; lo trovammo vergognoso», ci dicono. Medici sottratti al proprio lavoro, tutto il girato buttato via. «E questo perché volevano dimostrare unicamente la loro tesi». Ecco questo mi risveglia un ricordo legato all'"inchiesta" di Report presso la Diocesi di Ozieri, inchiesta montata ad arte per incastrare l'innocente card. Becciu. Il vescovo di Ozieri, mons. Corrado Melis, aveva poi rivelato un particolare inedito: «il buon Giorgio Mottola di Report è venuto da me per un’intervista dove io dichiaravo, documenti alla mano, la trasparenza assoluta di ogni centesimo passato dalla CEI e dalla Carità del Papa (Obolo di San Pietro) alle attività della Caritas diocesana con regolari domande e certamente l’interessamento anche (ripeto: “anche”) del Sostituto alla Segreteria di Stato mons. Becciu. Peccato che quell’intervista andasse contromano rispetto al senso di marcia che era stato assegnato (presumo dai vertici!) al servizio di Report e che la “scappatella” infedele di Mottola si sia risolta in un "il Vescovo di Ozieri conferma ciò che afferma Becciu"». Ecco servita un’altra distorsione dei fatti: i giornalisti privi di deontologia professionale procedono in modo selettivo: non cercano la verità, ma solo conferme – oltretutto taroccate – alle loro tesi; quando invece trovano smentite, allora sorvolano, ignorano, tagliano. E così la trasmissione di Ranucci, con accuse pretestuose e infondate sintomi di un vero "metodo Report", è precipitata al livello della Chaouqui, che pure aveva sgamato nella puntata dell’11 gennaio 2021! -
Silvana Palazzolo, Ranucci Tavares, Lavitola cambia versione: "Forse si sono parlati". "Sigfrido utilissimo su carbon credit", in «Il Sussidiario», 2 agosto 2026. Quei sospetti corto circuiti del diffusore di calunnie. -
Pasquale Napolitano, Ranucci e l'aiutino all'amico di Lavitola, in «Il Giornale», 3 agosto 2026. -
Michele Larosa, La holding segreta di Lavitola svelata! Ecco Future Awaits, il nome mancante della società sul carbon credit diretta da Ckuidjeu Tchoukoua, alias Clesio Gomes Tavares, il factotum indagato per l'attentato a Sigfrido Ranucci, in «Mow», 3 agosto 2026. Toh! La bella gente che ruota attorno a Sigfrido Ranucci. -
Intanto mi chiedo chi sia il mandante delle bufale diffuse dalla Rsi. -
Rosaria Fortuna, Il teorema e il bavaglio: dentro la fabbrica dell'inchiesta a tesi di Report, in «Il Mattino», 3 agosto 2026. «Si tratta di un processo industriale ben oliato, in cui il prodotto finale è deciso prima ancora che la ricerca sul campo abbia inizio. (...) Un programma che pretende di esercitare un apostolato implacabile sui bilanci, sulle scelte e sulle condotte altrui dovrebbe possedere anzitutto la forza etica di sottoporre la propria officina al medesimo vaglio della verità e della trasparenza. Quando il dubbio viene bandito per fare spazio al dogma ideologico, a dissolversi non è soltanto la cronaca di un giorno, ma il patto fondamentale tra chi racconta il Paese e chi quel servizio lo finanzia con il proprio denaro.» -
Felice Manti, L'ex Dg Guerra contro Ranucci: bufale su di me, ora si scusi, in «Il Giornale», 4 agosto 2026. Più che bufale... vere e proprie calunnie contro il card. Becciu! -
Antonella Baccaro, Ranucci, cinque ore di audizione sul caso Report davanti alla Commissione rai: domande su fonti, inchieste e Lavitola, in «Corriere della Sera», 4 agosto 2026. Sarà un'indagine seria, questa della Rai? o ci sono troppi poteri forti da scomodare? -

La telefonata con Ercolani e la lettera anonima in Rai, in «Esperia», 4 agosto 2026. Nuove domande sul diffusore di menzogne e calunnie. -
Dopo il "caso Cappellari" il sindaco di Enego cancella Ranucci. «Il paese ora è sereno», in «Il Giornale di Vicenza», 5 agosto 2026. Vi ricordate il "giovane collaboratore di Ranucci" che ha inscenato un attentato a proprio danno? E vi ricordate la favola di Esopo "Al lupo! Al lupo!"? Ecco, a un certo punto la credibilità te la sei bruciata. E con essa una buona dose della fiducia popolare. -

E così, dopo Sigfrido Ranucci amico di Valter Lavitola (ricordate la compravendita di Senatori da parte di Berlusconi?)... Ecco a voi Nicola Giampaolo – scelto da Ranucci quale fonte! – amico di Lele Mora (ricordate il favoreggiamento alla prostituzione, anche minorile, organizzata per Berlusconi? E poi la bancarotta?). Ah, lo spettacolo mirabolante del calunniatore del card. Becciu! -
Marco Bonet, Ranucci e il metodo Report, i tamponi rapidi per il Covid e l'esposto di Crisanti. Tutta la verità del dottor Rigoli: «Mio padre è morto prima che mi fosse restituita la dignità», in «Corriere della Sera», 6 agosto 2026. Toh! E da dove arrivavano le bufale e le calunnie per far fuori un innocente? «Report è una trasmissione bellissima, finché non parla di qualcosa che conosci. O non ci finisci in mezzo. Mandarono in onda la puntata, che guarda caso aveva tra gli autori proprio il giornalista autore degli articoli sull’Espresso, qualche giorno prima dell’udienza preliminare in cui si doveva decidere sul mio rinvio a giudizio. Rinvio che, nel montare dell’indignazione generale, puntualmente arrivò.» Dall'«Espresso» e da Report, esattamente come nel caso Becciu. -

«Io non perdono e tocco. Cirano.» -
Matteo Carnieletto, «Ranucci mi chiamò per aiutare l'amante», in «La Verità», 6 agosto 2026. -
L'inchiesta: sveliamo Ranucci e il metodo Report, in «Esperia», 6 agosto 2026. -
RanucciGate: Lavitola è solo la punta dell'iceberg, in «Esperia», 7 agosto 2026. -
Matteo Carnieletto, Rigoli: «Ero innocente, "Report" mi ha rovinato», in «La Verità», 7 agosto 2026. -
Mario Ajello, Ranucci finisce commissariato dal "soviet" dei suoi fedelissimi: il documento firmato dai giornalisti di punta di Report, in «Il Messaggero», 8 agosto 2026. Eppur si muove? «È guerra in redazione tra il corpaccione di Report e Ranucci, anche se lui non si sta molto rendendo conto - lo descrivono "confuso" le persone che gli vogliono bene o fingono di volergliene - di ciò che sta accadendo. Siccome è chiaro a tutti, tranne forse che a Sigfrido, che Ranucci è un'anatra non zoppa ma ormai al forno e che non potrà condurre Report dal prossimo autunno, anche se non esistono decisioni in proposito, i suoi più fidati sodali lo stanno mollando, o meglio lo hanno già fatto. (...) Sta di fatto che l'operazione post-Ranucci è in corso. Mottola e Valesini avrebbero promosso un documento, votato all'unanimità dai giornalisti e collaboratori di Report, per costituire un comitato editoriale - eccolo il soviet! - che decida quali inchieste fare e come e quando mandarle in onda per la ripartenza del programma a novembre (...). E i dioscuri Mottola e Valesini nel caso probabile di sostituzione di Sigfrido partono in pole position. Con la truppa di sostegno redazionale già arruolata ma occhio: al tempo dei soviet, quelli veri, i dualismi si risolvevano nel sangue e dunque c'è chi scommette a Teulada che il tandem - quando si arriverà alla stretta: fuori Sigfrido e avanti un altro - potrebbe esplodere. (...) Per ora, non è stata trovata durante l'indagine la cosiddetta pistola fumante, che rende spacciata la sorte di Sigfrido. Ma è chiaro che l'immagine di Ranucci - anche se lui sembra poco consapevole: «Sono tranquillissimo» - è a dir poco compromessa. E il soviet di Teulada lo ha capito con quel cinismo che - anche al netto dei richiami all'orrendo passato del socialismo reale - è naturale nel mondo del televisivo e nel mondo tout court.» -
Pasquale Napolitano e Giulia Sorrentino, La redazione ribolle. Ed è giallo sul voto che liquida Sigfrido, in «Il Giornale», 9 agosto 2026. «... la mancanza di distacco da Lavitola desta sospetti.» -
Rebecca Luisetto, Il programma di Ranucci, le accuse all'ex sindaco, il nodo dei 40mila euro: così è nato il finto attentato di Adriano Cappellari, in «Corriere della Sera», 9 agosto 2026. Cattivi modelli e ignobili messinscene. -
Daniele Priori, Scontro finale a Report, in «Libero», 9 agosto 2026. -
Rebecca Luisetto, «Telefonare a Report, quello è stato il mio grande errore". Intervista ad Adriano Cappellari: «Quando ho visto arrivare la scorta per il finto attentato ho capito che avevo esagerato», in «Corrire della Sera», 10 agosto 2026. Quel giovane "collaboratore" di Sigfrido Ranucci, tra cattivi modelli e ignobili messinscena. -
Valter Lavitola arrestato per l'attentato a Ranucci, in «Ansa», 10 agosto 2026. -

LA MESSIN(S)CENA. SOPRA: Sigfrido Ranucci a cena con il suo "amico fraterno" Valter Lavitola, appena arrestato quale presunto mandante dello (pseudo)attentato allo stesso Ranucci; a tavola con loro un monsignore, tifoso del card. Parolin, parla del "caso Becciu". SOTTO: Nicola Giampaolo, la fonte di Sigfrido Ranucci condannata a tre anni e mezzo per calunnia contro il card. Becciu, a tavola con il suo amico Lele Mora. Ma che belle compagnie!
















































