Sulla causa di beatificazione di Aldo Moro (e sulle altre accuse di Report)
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Nell'ottobre del 2025, quattro anni e mezzo dopo aver diffuso le sue menzogne attraverso "Report", Nicola Giampaolo è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione per calunnia e a risarcire il card. Becciu con 15'000 euro; condanna confermata in appello nel giugno 2026. Le menzogne e le calunnie – come la malainformazione in genere – fanno un sacco di rumore; ma alla lunga finiscono per implodere, svelando la propria barbarie. Intanto, nell'estate del 2026, (ri)emergono i legami sospetti di Ranucci con personaggi loschi come Valter Lavitola e almeno un incontro dei due con un prelato che al Conclave faceva il tifo per Pietro Parolin...
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Nico Spuntoni, Quella cena col prelato che imbarazza la Santa Sede (e Parolin), in «Il Giornale», 12 luglio 2026. «Più fonti vaticane confermano che il monsignore non faccia mistero nei palazzi romani di poter vantare una forte amicizia con Parolin. Non a caso Fusco ha anche ammesso pubblicamente di aver "tifato" per lui al conclave. Una simpatia che, due anni dopo la famosa cena con Lavitola, sembra aver accomunato il monsignore col suo ex commensale Ranucci. Nei giorni del conclave, infatti, "Report" aveva confezionato uno dei suoi servizi incentrato su un fantomatico complotto dei conservatori americani contro l'elezione del cardinale di Schiavon. Nell'inchiesta "Make Vaticano Great Again", gli autori avevano insistito sulla "crociata anti-Parolin" e su un presunto dossieraggio contro di lui per condizionare gli elettori. Nei suoi interventi, Ranucci aveva presentato più volte Parolin come vittima di «articoli velenosi» in quanto "stretto collaboratore" di Francesco. Secondo "Report" c’era una preoccupazione americana per "l'elezione di un Papa progressista e in particolare di Parolin". Una tesi fragile ad occhi attenti: il prelato veneto non era certo il candidato progressista e meno che mai quello in continuità con Francesco. Il suo sponsor, il cardinale Beniamino Stella, si era anzi distinto nel pre-conclave per aver invocato discontinuità. Peraltro tra gli articoli più critici su Parolin ci furono quelli della vaticanista vicinissima a Bergoglio, Elisabetta Piqué che in un recente libro ha rivendicato di aver contribuito a «smontare» la sua candidatura. Insomma, la posizione pro-paroliniana di "Report" è stata un'anomalia nel panorama progressista. Non sappiamo, però, se in questo abbia influito in qualche modo la conoscenza tra Ranucci e monsignor Fusco. Quel che è certo è che il ritorno d'interesse per la cena e l'accostamento del nome del prete al segretario di Stato sui media rischia di provocare qualche imbarazzo in Terza Loggia. Una beffa per Parolin che, dopo l'attentato di ottobre, era stato tra i nomi più autorevoli a diramare un messaggio di solidarietà a Ranucci denunciando il "clima di intolleranza".» E intanto Ranucci diffondeva calunnie contro l'innocente vittima del più violento complotto della storia del secolo (o forse di sempre). -


Da Facebook: «Questa è bellissima. #Ranucci ha ha presentato denuncia per la rivelazione di atti coperti dal segreto investigativo: intercettazioni, brogliacci, verbali relativi all’indagine sull’attentato che ha subito. Tutto pubblicato da il Domani e La Verità. L’avvocato precisa: la denuncia non è contro i giornalisti che hanno pubblicato, ma contro «la rivelazione fatta da soggetti tenuti al segreto». Quindi o i pm oppure la polizia giudiziaria. Davvero fantastico. #Report che rileva puntualmente tramite fonti col passamontagna, atti e intercettazioni coperti da segreto, ora scopre la violazione del segreto. Quando toccano lui, è macchina del fango, quando lui li usa contro chiunque è giornalismo d’inchiesta. Che coraggio. Che faccia.» In effetti, è da scompisciarsi.
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Chi è questo mons. Gianni Fusco, che – attovagliato al ristorante di Valter Lavitola – parlava del "caso Becciu" con quest'ultimo e con Sigfrido Ranucci, diffusore di calunnie contro l'innocente Becciu? E che nei giorni del Conclave tifava per Parolin, in favore del quale Report confezionò un regalino alla "Do ut des"? «Lei conosce bene il cardinale Parolin. È rimasto deluso? "Io come italiano facevo il tifo per gli italiani e precisamente per Parolin. È stato la persona che per oltre 10 anni ha realizzato i pensieri di Papa Francesco. Sì, mi è dispiaciuto che non sia stato lui il successore di Pietro"» (intervista a mons. Fusco). -
Per i pm di Roma c'è Lavitola dietro l'attentato a Ranucci, in «Filorosso», con Antonino Monteleone, Rai3, 13 luglio 2026. Quelli che si incontano a cena da Lavitola. Quelli che sono castigamatti. Quelli che sono faccendieri. Quelli che sono "uomini di Parolin". Quelli che sono "uomini di relazioni". Quelli che parlano del "caso Becciu". Quelli che forniscono tre spiegazioni diverse per quelle cene. Quelli che diffondono calunnie contro un uomo innocente. -
Per i pm di Roma c'è Lavitola dietro l'attentato a Ranucci, in «Filorosso», con Antonino Monteleone, Rai3, 13 luglio 2026. Sigfrido Ranucci? ... quello che non si pente dell'amicizia con Lavitola. ... quello che anche «in Parlamento ci sono tanti iscritti alla massoneria». ... quello che «ma io non ho collaborato con nessuno». ... quello che «sai quanti amici ha Lavitola?» ... quello che sceglie Lavitola perché è «la scatola nera del Paese, no?» -
Aldo Grasso, Ranucci e il paradosso di invocare (ora) il segreto: non è questo il "metodo Report"?, in «Corriere della Sera», 14 luglio 2026. «Il paradosso è evidente: chissà che fra quei «soggetti» non vi siano proprio alcune di quelle fonti che in questi anni hanno alimentato il cosiddetto «metodo Report». Quello stile giornalistico, cioè, fatto di insinuazioni, tesi precostituite, audio carpiti («Audio esclusivi venuti in possesso di Report!»), telecamere nascoste, pedinamenti ostentati e un bel po’ di fango spacciato per reportage. Da tempo sosteniamo che, nelle sue inchieste, Ranucci parte spesso da una conclusione già definita e costruisce il racconto per confermarla, invece di lasciare che siano i fatti a determinarne l’esito. (...) Il nodo non è l’uso delle fonti riservate: ogni giornalismo d’inchiesta vive di quelle. Il problema nasce quando il rapporto con la fonte diventa opaco e il metodo si confonde con l’obiettivo. Se per sostenere una tesi si ricorre sistematicamente a strumenti borderline, non è più chiaro se sia il giornalista a governare la fonte o la fonte a governare il giornalista.» -
Rita Cavallaro, Le strane coincidenze con gli accessi abusivi di Striano, in «Il Giornale», 14 luglio 2026. Toh: Striano, Lavitola, Ranucci! Coincidenze? Io, in questi casi, ho imparato a non credere al caso. -
Nico Spuntoni, Sigfrido, Parolin e Becciu. Spuntano le trame vaticane, in «Il Giornale», 14 luglio 2026. «Nella conversazione a tavola - ha rivelato - si parlò anche del processo al cardinale Angelo Becciu che pochi mesi dopo sarebbe stato condannato in primo grado dal tribunale vaticano per peculato e truffa. Una sentenza di cui la Corte d'appello ha decretato di recente la nullità relativa. Secondo Fusco a quella cena non seguì un altro incontro con Ranucci (né con Lavitola senior), ma i contatti con il giornalista andarono avanti tramite messaggi.(...) Report aveva dato credito alle parole del postulatore Nicola Giampaolo su una richiesta di 80mila euro fattagli a nome di Becciu per sbloccare la pratica. Ranucci stesso aveva riportato presunte confidenze di postulatori per i quali "il prefetto di allora non poteva non sapere" e lo aveva definito "un vaso di pandora". Ma a ottobre scorso ci ha pensato il tribunale vaticano a dare un duro colpo all'impianto della puntata condannando la fonte di Report a tre anni e sei mesi di reclusione per calunnia. All'epoca della messa in onda, Ranucci sembrava talmente concentrato sulla figura di Becciu che in più interviste volle rimarcare la "coincidenza temporale" tra l'uscita di un dossier contro Report e la loro inchiesta sul cardinale.» PS: la condanna del calunniatore Giampaolo è stata recentemente confermata anche in Appello. -
Aldo Rosati, Lo "stalking" di Ranucci e Lavitola: "Reagirono come fossero impazziti", in «Il Tempo», 14 luglio 2026. Torniamo alla fatidica foto. Come nacque? «Ero anche io a cena da Lavitola, con la mia famiglia, nel dehor antistante la vetrata sul salone interno. Riconobbi Ranucci, sempre in compagnia della donna bionda con cui l’avevo visto altre volte, vidi Lavitola che lo cingeva con un braccio, riconobbi Don Gianni Fusco, lo ricollegai alle puntate di Report sul Vaticano, sul caso Becciu. Vidi anche che c’erano due agenti di scorta che mangiavano proprio al tavolo dietro di me. Tenevano d’occhio la situazione, ma io dovevo documentare quella tavolata con foto e video». -
Flashback: Parolin condanna l'attentato a Ranucci: "Fonte di grande preoccupazione, rischiamo clima di intolleranza", in «L'Espresso», 21 ottobre 2025. Curioso, no? "Do ut des"? -
Ranucci smentisce: "Le storie con la stagista e con la fonte non sono mai accadute", in «Ticino Libero», 15 luglio 2026. Ma le calunnie contro Becciu le hai diffuse, Ranucci! Anche in quel caso avete "romanzato"? Vergogna! -
Aldo Torchiaro, Giovanni Minoli, i siluri di Report e l'effetto boomerang: "Il programma l'ho inventato io con Milena ma oggi è un'altra cosa. Inchieste a tesi e legami con le Procure", in «Il Riformista», 15 luglio 2026. Secondo lei, quanto è cambiato Report rispetto alle origini? «La struttura è rimasta quella dell’inchiesta. Però un’inchiesta può nascere in due modi: perché hai una notizia e ci scavi sopra oppure perché hai una tesi e vuoi dimostrarla. Questa è la grande differenza: il giornalismo delle domande oppure quello delle risposte già confezionate». Lei ha avuto l’impressione che talvolta si sia passati alla seconda categoria? «Qualche dubbio, qualche volta, mi è venuto. Oggi, vedendo anche come si stanno complicando certe vicende, può capitare di avere l’impressione che alcune operazioni siano state costruite a tavolino». (...) L’ex consulente di Report Gaetano Bellavia ha parlato di inchieste preimpostate e unilaterali. Lei ha avuto questa sensazione? «Qualche volta sì. Il Report di Milena l’ho sempre seguito e condiviso. Quello di oggi ogni tanto l’ho guardato, ma diciamo che se non lo guardo, non mi suicido certo. In alcune occasioni l’impressione di costruzioni preparate a tavolino l’ho avuta». Negli ultimi giorni ha fatto discutere la fotografia, pubblicata per la prima volta dal Riformista, che ritrae insieme Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. Che idea si è fatto? «Che probabilmente si andava lì a mangiare, a parlare, a incontrare persone. I giornalisti vivono di relazioni e di notizie, soprattutto quando lavorano anche con collaboratori esterni. Se qualcuno dice che per incontrare Ranucci bisognava andare in quel ristorante, evidentemente quello era un luogo di incontro. I mediatori sono sempre esistiti». -
"La biondina a cena con Ranucci": il retroscena che imbarazza Sigfrido, in «Libero», 15 luglio 2026. -
Un report sulla deontologia, in «Il Foglio», 15 luglio 2026. -
Emanuele Boffi, A che punto siamo nella barzelletta su Ranucci, in «Tempi», 15 luglio 2026. «Il conduttore annuncia querele per diffamazione e violazione di segreto d'ufficio. Ha ragione da vendere. Ma se sei l'inventore del "metodo Report", la tua indignazione merita una pernacchia. (...) Lì la Nemesi smette di essere una figura mitologica e diventa una rogna che ti può rovinare una carriera brillantemente costruita sull'insinuazione, lo spiffero, l'allusione. Ecco, in questa storia dai tanti contorni oscuri che riguarda l'attentato al conduttore di Report in cui pare (pare!) essere implicato un faccendiere con cui il nostro Robin Hood s'attovagliava di frequente, una guardia del corpo, ora riparata in Camerun, loschi figuri che paiono usciti da una serie tv Gomorra style, tutto è così grottesco che se fosse un film lo classificheremmo nel genere fantascientifico.» -
Luca Fazzo, Luca Fazzo: "Da Ranucci teorema senza prove. È ossessionato da me ma io non lo conosco", in «Il Giornale», 16 luglio 2026. «Cred'ïo ch'ei credette ch'io credesse...» Ranucci ha ben presente come lavorava – illecitamente – Pasquale Striano, il finanziere che operava illecitamente per confezionare dossier micidiali atti a incastrare innocenti. Tanto che ipotizza che qualcuno potrebbe aver pensato – «Cred'ïo ch'ei credette ch'io credesse» – che suo fratello, finanziere, svolgesse lo stesso "lavoro sporco" di Striano... per lui. -
Andrea Paganini, A un amico di Coccia, da Facebook, 16 luglio 2026. Il mio impegno per la verità sul "caso Becciu" è iniziato quando, quasi sei anni fa, ho capito che un famosissimo giornalista del quotidiano dei vescovi italiani, «Avvenire», forse il giornalista più famoso della testata, era amico del sedicente giornalista che ha lanciato su «L'Espresso» la violentissima campagna di diffamazione contro il card. Becciu: Massimiliano Coccia... -
Andrea Ossino e Giuseppe Scarpa, Caso Ranucci, per gli attentatori del giornalista era pronto l'avvocato di Lavitola, in «La Repubblica», 16 luglio 2026. «C’era una strategia precostituita: un difensore individuato in anticipo che – per assurdo – adesso diventa un punto di collegamento tra tutti i protagonisti di questa storia. Perché tutti - era l’indicazione - avrebbero dovuto rivolgersi a lui. È Sergio Cola, principe del foro ed ex parlamentare di An. (...) Ma oggi questo particolare assume un peso ulteriore. Perché l’avvocato a cui avrebbero dovuto rivolgersi gli uomini del commando era stato suggerito dall’intermediario ed è lo stesso che adesso assiste Valter Lavitola, il faccendiere accusato di essere il mandante dell’attentato. Tutto era stato predisposto prima degli arresti e delle perquisizioni. (...) La scelta del legale «non rispondeva a una libera determinazione degli indagati», è la frase chiave. Nelle conversazioni captate anche il costo dell’assistenza legale risulta già risolto. «Viene pagato da quelli là». Lo definiscono «il più forte di Napoli». Negli anni ha patrocinato colletti bianchi ed esponenti della criminalità organizzata, compresi appartenenti al clan Russo, lo stesso per cui lavorava Gomes Clesio Tavares, incaricato del recupero crediti mediante intimidazione e violenza. Ma il reticolo predisposto, secondo la procura, va oltre la scelta del difensore. Comprende una linea difensiva già confezionata. In caso di arresto gli esecutori materiali avrebbero dovuto dire di essere stati incaricati da un albanese conosciuto a Ostia nell’ambito di traffici di droga. (...) «Ci sono anche dei politici di mezzo, conviene mettersi d’accordo». (...) Alla fine le indagini hanno ricostruito un quadro lineare: gli esecutori venuti dall’Irpinia, l’intermediario scappato in Africa e il mandante: Valter Lavitola. Con una struttura che, ben prima dell’intervento dell’autorità giudiziaria, aveva già predisposto ogni segmento della successiva strategia: il difensore, la parola convenzionale e la narrazione da offrire agli investigatori.» MA GUARDA UN PO': COLA E DIDDI, DIDDI E COLA! Forse io dovevo fare il detective. Fatto sta che ora scopro che... Chi è l'avvocato di coloro che, a quanto pare, hanno tramato lo pseudo attentato a Sigfrido Ranucci? Sergio Cola, vale a dire un sodale di Alessandro Diddi, colui che, oltre che avvocato di Lavitola (in passato), è stato ed è tuttora il promotore di (in)giustizia del Vaticano: colui che prima ha accusato il card. Becciu con una montagna di falsità, poi è stato (auto)allontanato dal processo per le sue trame oscure, ma poi rispunta sempre fuori perché continua a essere il promotore di (in)giustizia in Vaticano. Tutto questo mentre Ranucci diffondeva gravi calunnie contro lo stesso Becciu; e poi incontrava regolarmente Lavitola, nel suo ristorante, anche con mons. Gianni Fusco, amico di Parolin! Ma quanto è piccolo il mondo! E tutto si tiene, tutto è collegato! Cola e Diddi, Diddi e Cola! -
Ranucci smentisce Ranucci. Presentava il libro così: "Non ho fatto sconti a me stesso", in «Esperia», 16 luglio 2026. Quindi così – romanzando? – Ranucci fa le "inchieste"? Allora si spiegano molte cose, anche sulle calunnie diffuse da Report. -
Aldo Torchiaro, Chi è Corrado? La bomba a Ranucci, la banda di Lavitola e il riferimento al nome del volto della prima serata Rai, in «Il Riformista», 16 luglio 2026. C'è Corrado... e poi c'è Enzo Tortora. Chi sia, oggi, il secondo, risulta evidente. -
Ranucci, l'ultimo mistero porta al Vaticano: spifferi dalle Sacre Stanze, in «Libero», 16 luglio 2026. «Proprio la Santa Sede era stata al centro di una delle inchieste più note di Report, la puntata "Lo sterco del diavolo", dedicata ai meccanismi finanziari e alle vicende economiche dei più stretti collaboratori del Papa.» Una puntata farcita di calunnie. -
Vincenzo Cacciopoli, Il libro di Ranucci divide il dibattito: tra autobiografia, polemiche e interrogativi sulla credibilità del giornalismo, in «Stampa Parlamento», 16 luglio 2026. «Il giornalismo, soprattutto quello investigativo, fonda gran parte della propria forza sulla fiducia del pubblico. Per questo motivo, oltre al rispetto delle regole formali, assume rilievo anche la capacità di mantenere comportamenti e modalità comunicative che non alimentino dubbi sull’imparzialità o sul rapporto con collaboratori, fonti e interlocutori. Naturalmente, eventuali valutazioni su specifici comportamenti devono basarsi su fatti verificati e non su semplici indiscrezioni o interpretazioni. La vicenda ha inoltre riportato al centro una questione più ampia: quanto pesa oggi la dimensione personale nella credibilità di un giornalista? Negli ultimi anni il confine tra professione e immagine pubblica si è fatto sempre più sottile.» -
Stefano Giordano, Le querele di Ranucci: il "finto attentato", il metodo Report e il diritto di cronaca come il colesterolo, in «Il Riformista», 16 luglio 2026. «Intercettazioni riservate finite sui giornali. Verbali che dovevano restare chiusi. Atti d’indagine dati in pasto ai lettori. Ma non era esattamente questo il «metodo Report»? Non è su questo che il programma prospera da vent’anni, rivendicando ogni volta il sacro diritto di cronaca contro il «bavaglio»? Quando a essere intercettati erano gli altri, era giornalismo d’inchiesta. Ora che le bobine riguardano lui, è violazione del segreto. (...) Il segreto istruttorio o è un valore per tutti, o non lo è per nessuno. Lo aveva capito Beccaria: una giustizia che cambia misura a seconda della persona non è giustizia, è arbitrio.» -
Gino Zavalani, Dr Sigfrido o Mr Ranucci: a chi dobbiamo credere sui rapporti intimi con stagiste e fonti?, in «Il Riformista», 17 luglio 2026. Saranno metafore? O allegorie? Ah, la credibilità di un giornalista che ha diffuso calunnie e che prende per il naso gli acquirenti del suo libro! -
Candida Morvillo, Ranucci, la nuova bomba è nel suo libro e ha tre nomi di donna: Karoline, Emilia, Lavinia e le relazioni «pericolose», in «Corriere della Sera», 17 luglio 2026. E pensare che Sigfrido Ranucci – per allettare o circuire il Vaticano o i pecoroni cattolici – in una puntata di Report tutta farcita di calunnie s'era dichiarato "cattolico"! Sarà stata anche quella un'affermazione... romanzata? -
Michele Zanzucchi, Caso "Report" e giornalismo d'inchiesta, in «Città Nuova», 17 luglio 2026. «E non manca neppure chi nota come lo scandalo sia scoppiato all’indomani della sentenza che sconfessava le inchieste di Report a proposito del caso Becciu, che Ranucci aveva impudentemente attaccato. (...) L’ardua operazione-verità che è l’identità stessa del giornalismo d’inchiesta è stata ulteriormente affossata dall’atteggiamento di tanti, troppi giornalisti, che considerano le semplici ipotesi già come verità. Così l’AI prende il posto della verifica rigorosa, accontentandosi di avvelenare i pozzi delle informazioni o di offrire banalità indigeste. Sono ormai purtroppo numerosi i casi in cui anche stampa e tv, senza dimenticare la radio, e il web fanno a meno di verificare le parole e i fatti, e presentano come verità dei puzzle inesplicati di notizie non diligentemente investigate, talvolta pure accompagnandole con illegittime estrapolazioni di dati e fatti.» -
Report davanti allo specchio, in «Il Foglio», 18 luglio 2026. -
Andrea Minuz, Un Report di fede e di fuffa, in «Il Foglio», 18 luglio 2026. -
Antonella Baccaro, Applausi e comizi comuni. Quei rapporti «stretti» tra Report e i 5 Stelle, in «Corriere della Sera», 19 luglio 2026. E, insieme a Sigfrido Ranucci che ha diffuso calunnie contro l'innocente Becciu, rispuntano 1) Federico Cafiero De Raho, il superiore di Pasquale Striano, colui che effettuò le operazioni illecite per incastrare l'innocente Becciu; e 2) Roberto Scarpinato, l'amico di Gioacchino Natoli, indagato per favoreggimento alla mafia insieme a Giuseppe Pignatone (il cui fanclub osanna Ranucci), il giudice vaticano che, in un processo già dichiarato taroccato perché non rispettoso dei diritti della difesa, ha condannato l'innocente Becciu. Il tutto mentre, nell'anniversario della strage di Via D'Amelio, i figli di Paolo Borsellino devono difendersi da attacchi osceni. Pure coincidenze? -
Giuliano Cazzola, Caso Ranucci, il romanzo continua: quando gli inquirenti si spingono oltre, in «Il Riformista», 19 luglio 2026. Solo in una "Terra di nessuno"! -
Ranucci, la Rai avvia verifiche interne. «Atto dovuto a tutela dell'immagine dell'azienda». Lui: sono tranquillissimo, in «Il Messaggero», 20 luglio 2026. I nodi vengono al pettine o Ranucci continua a essere protetto dai poteri forti (e occulti)? -
Natoli, Scarpinato e le intercettazioni, in «Progetto San Francesco», 21 luglio 2026. -
Fabrizio Caccia, «So qual è il movente», «gli sputerei in faccia» il «codice» di Lavitola tra messaggi e interviste, in «Corriere della Sera», 22 luglio 2026. «Se il racconto è vero, la domanda è inevitabile: come può Ranucci entrare a gamba tesa in un’inchiesta della Dda e parlare per due ore con il principale indagato? Ne ha poi riferito agli inquirenti? Oppure il conduttore è legibus solutus, libero di interrogare da casa propria gli indagati e di tenere per sé ogni informazione potenzialmente utile alle indagini? E ancora: da quale utenza ha chiamato Lavitola, considerando che durante la perquisizione gli erano stati sequestrati tre telefoni e altri dispositivi? La conversazione è stata intercettata o acquisita dagli inquirenti? Quali informazioni sono state scambiate? Sono domande che riguardano la tutela dell’indagine, la correttezza dei comportamenti e la credibilità del Servizio pubblico. (...) Avverte l’ex senatore del Pd Stefano Esposito: "Ranucci, dopo la standing ovation ricevuta dall’assemblea dell’Anm, non verrà mai inquisito né condannato da alcuna procura o tribunale italiano". Una previsione tranchant. Ma non è detto che il clima intorno al conduttore di Report resti generosamente amichevole ancora a lungo.» -
Franco Stefanoni, Maria Rosaria Boccia: «Ranucci un amico meraviglioso, è nel mio cerchio magico, lo vedo spesso. Il metodo Report? Ognuno ha il suo», in «Corriere della Sera», 23 luglio 2026. Ah, le amicizie "meravigliose" di Sigfrido Ranucci. Così, dopo Lavitola e Maria Rosaria Boccia, chi arriverà? -
Sigfrido Ranucci, "Colosimo": tentativo di depistaggio davanti ai pm?, in «Libero», 23 luglio 2026. -
Caso Becciu: la difesa contesta i media e punta sulla cena al Cefalù, in «Ameve», 24 luglio 2026. -
Aldo Torchiaro, Il caso Ranucci-Lavitola-Becciu così il Vaticano entra nell'inchiesta, in «Il Riformista», 24 luglio 2026. Anche in pdf. 24 settembre 2020-24 luglio 2026: 70 mesi di persecuzione di un innocente. Ma comincia a emergere la verità anche su «Il Riformista»? «La vicenda giudiziaria che ha interessato il cardinale Becciu è stata caratterizzata da una rappresentazione mediatica di stampo colpevolista. Nell’ambito di tale narrazione si sono inseriti anche alcuni servizi di Report, rispetto ai quali sono state proposte due querele nell’interesse del cardinale Becciu», sottolineano gli avvocati Fabio Viglione e Laura Finiti. «Una nel 2021 e una più recente, nel 2025. Ad oggi non ci risulta che siano state archiviate e non ci è stato notificato alcun provvedimento definitivo». Il nodo più delicato riguarda Nicola Giampaolo, intervistato da Mottola nel 2021 sulle cause di beatificazione. «Giampaolo rivolse al cardinale accuse gravissime, parlando di una presunta richiesta di denaro collegata a una causa di beatificazione. Successivamente, convocato nell’Ufficio del Promotore di Giustizia vaticano riproponendo sostanzialmente la stessa versione dei fatti, gli venne contestato il reato di calunnia per il quale è stato condannato». La condanna a tre anni e sei mesi, pronunciata nell’ottobre 2025, è stata confermata in appello il 26 giugno 2026. «Giampaolo è stato inoltre condannato a risarcire al cardinale quindicimila euro, oltre alle spese legali. L’imputato ha proposto ricorso ma attualmente registriamo due sentenze conformi, una del Tribunale e l’altra della Corte di Appello vaticana, che lo hanno condannato per calunnia in danno del cardinale Becciu. Nel procedimento vaticano è stata acquisita e trascritta anche la puntata di Report nella quale quelle accuse erano state formulate».
















































