Sulla causa di beatificazione di Aldo Moro (e sulle altre accuse di Report)
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Ranucci smentisce: "Le storie con la stagista e con la fonte non sono mai accadute", in «Ticino Libero», 15 luglio 2026. Ma le calunnie contro Becciu le hai diffuse, Ranucci! Anche in quel caso avete "romanzato"? Vergogna! -

Aldo Torchiaro, Giovanni Minoli, i siluri di Report e l'effetto boomerang: "Il programma l'ho inventato io con Milena ma oggi è un'altra cosa. Inchieste a tesi e legami con le Procure", in «Il Riformista», 15 luglio 2026. Secondo lei, quanto è cambiato Report rispetto alle origini? «La struttura è rimasta quella dell’inchiesta. Però un’inchiesta può nascere in due modi: perché hai una notizia e ci scavi sopra oppure perché hai una tesi e vuoi dimostrarla. Questa è la grande differenza: il giornalismo delle domande oppure quello delle risposte già confezionate». Lei ha avuto l’impressione che talvolta si sia passati alla seconda categoria? «Qualche dubbio, qualche volta, mi è venuto. Oggi, vedendo anche come si stanno complicando certe vicende, può capitare di avere l’impressione che alcune operazioni siano state costruite a tavolino». (...) L’ex consulente di Report Gaetano Bellavia ha parlato di inchieste preimpostate e unilaterali. Lei ha avuto questa sensazione? «Qualche volta sì. Il Report di Milena l’ho sempre seguito e condiviso. Quello di oggi ogni tanto l’ho guardato, ma diciamo che se non lo guardo, non mi suicido certo. In alcune occasioni l’impressione di costruzioni preparate a tavolino l’ho avuta». Negli ultimi giorni ha fatto discutere la fotografia, pubblicata per la prima volta dal Riformista, che ritrae insieme Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. Che idea si è fatto? «Che probabilmente si andava lì a mangiare, a parlare, a incontrare persone. I giornalisti vivono di relazioni e di notizie, soprattutto quando lavorano anche con collaboratori esterni. Se qualcuno dice che per incontrare Ranucci bisognava andare in quel ristorante, evidentemente quello era un luogo di incontro. I mediatori sono sempre esistiti». -
Un report sulla deontologia, in «Il Foglio», 15 luglio 2026. -

Emanuele Boffi, A che punto siamo nella barzelletta su Ranucci, in «Tempi», 15 luglio 2026. «Il conduttore annuncia querele per diffamazione e violazione di segreto d'ufficio. Ha ragione da vendere. Ma se sei l'inventore del "metodo Report", la tua indignazione merita una pernacchia. (...) Lì la Nemesi smette di essere una figura mitologica e diventa una rogna che ti può rovinare una carriera brillantemente costruita sull'insinuazione, lo spiffero, l'allusione. Ecco, in questa storia dai tanti contorni oscuri che riguarda l'attentato al conduttore di Report in cui pare (pare!) essere implicato un faccendiere con cui il nostro Robin Hood s'attovagliava di frequente, una guardia del corpo, ora riparata in Camerun, loschi figuri che paiono usciti da una serie tv Gomorra style, tutto è così grottesco che se fosse un film lo classificheremmo nel genere fantascientifico.» -
Luca Fazzo, Luca Fazzo: "Da Ranucci teorema senza prove. È ossessionato da me ma io non lo conosco", in «Il Giornale», 16 luglio 2026. «Cred'ïo ch'ei credette ch'io credesse...» Ranucci ha ben presente come lavorava – illecitamente – Pasquale Striano, il finanziere che operava illecitamente per confezionare dossier micidiali atti a incastrare innocenti. Tanto che ipotizza che qualcuno potrebbe aver pensato – «Cred'ïo ch'ei credette ch'io credesse» – che suo fratello, finanziere, svolgesse lo stesso "lavoro sporco" di Striano... per lui. -

Andrea Paganini, A un amico di Coccia, da Facebook, 16 luglio 2026. Il mio impegno per la verità sul "caso Becciu" è iniziato quando, quasi sei anni fa, ho capito che un famosissimo giornalista del quotidiano dei vescovi italiani, «Avvenire», forse il giornalista più famoso della testata, era amico del sedicente giornalista che ha lanciato su «L'Espresso» la violentissima campagna di diffamazione contro il card. Becciu: Massimiliano Coccia... -
Andrea Ossino e Giuseppe Scarpa, Caso Ranucci, per gli attentatori del giornalista era pronto l'avvocato di Lavitola, in «La Repubblica», 16 luglio 2026. «C’era una strategia precostituita: un difensore individuato in anticipo che – per assurdo – adesso diventa un punto di collegamento tra tutti i protagonisti di questa storia. Perché tutti - era l’indicazione - avrebbero dovuto rivolgersi a lui. È Sergio Cola, principe del foro ed ex parlamentare di An. (...) Ma oggi questo particolare assume un peso ulteriore. Perché l’avvocato a cui avrebbero dovuto rivolgersi gli uomini del commando era stato suggerito dall’intermediario ed è lo stesso che adesso assiste Valter Lavitola, il faccendiere accusato di essere il mandante dell’attentato. Tutto era stato predisposto prima degli arresti e delle perquisizioni. (...) La scelta del legale «non rispondeva a una libera determinazione degli indagati», è la frase chiave. Nelle conversazioni captate anche il costo dell’assistenza legale risulta già risolto. «Viene pagato da quelli là». Lo definiscono «il più forte di Napoli». Negli anni ha patrocinato colletti bianchi ed esponenti della criminalità organizzata, compresi appartenenti al clan Russo, lo stesso per cui lavorava Gomes Clesio Tavares, incaricato del recupero crediti mediante intimidazione e violenza. Ma il reticolo predisposto, secondo la procura, va oltre la scelta del difensore. Comprende una linea difensiva già confezionata. In caso di arresto gli esecutori materiali avrebbero dovuto dire di essere stati incaricati da un albanese conosciuto a Ostia nell’ambito di traffici di droga. (...) «Ci sono anche dei politici di mezzo, conviene mettersi d’accordo». (...) Alla fine le indagini hanno ricostruito un quadro lineare: gli esecutori venuti dall’Irpinia, l’intermediario scappato in Africa e il mandante: Valter Lavitola. Con una struttura che, ben prima dell’intervento dell’autorità giudiziaria, aveva già predisposto ogni segmento della successiva strategia: il difensore, la parola convenzionale e la narrazione da offrire agli investigatori.» MA GUARDA UN PO': COLA E DIDDI, DIDDI E COLA! Forse io dovevo fare il detective. Fatto sta che ora scopro che... Chi è l'avvocato di coloro che, a quanto pare, hanno tramato lo pseudo attentato a Sigfrido Ranucci? Sergio Cola, vale a dire un sodale di Alessandro Diddi, colui che, oltre che avvocato di Lavitola (in passato), è stato ed è tuttora il promotore di (in)giustizia del Vaticano: colui che prima ha accusato il card. Becciu con una montagna di falsità, poi è stato (auto)allontanato dal processo per le sue trame oscure, ma poi rispunta sempre fuori perché continua a essere il promotore di (in)giustizia in Vaticano. Tutto questo mentre Ranucci diffondeva gravi calunnie contro lo stesso Becciu; e poi incontrava regolarmente Lavitola, nel suo ristorante, anche con mons. Gianni Fusco, amico di Parolin! Ma quanto è piccolo il mondo! E tutto si tiene, tutto è collegato! Cola e Diddi, Diddi e Cola! -

Ranucci smentisce Ranucci. Presentava il libro così: "Non ho fatto sconti a me stesso", in «Esperia», 16 luglio 2026. Quindi così – romanzando? – Ranucci fa le "inchieste"? Allora si spiegano molte cose, anche sulle calunnie diffuse da Report. -
Aldo Torchiaro, Chi è Corrado? La bomba a Ranucci, la banda di Lavitola e il riferimento al nome del volto della prima serata Rai, in «Il Riformista», 16 luglio 2026. C'è Corrado... e poi c'è Enzo Tortora. Chi sia, oggi, il secondo, risulta evidente. -
Ranucci, l'ultimo mistero porta al Vaticano: spifferi dalle Sacre Stanze, in «Libero», 16 luglio 2026. «Proprio la Santa Sede era stata al centro di una delle inchieste più note di Report, la puntata "Lo sterco del diavolo", dedicata ai meccanismi finanziari e alle vicende economiche dei più stretti collaboratori del Papa.» Una puntata farcita di calunnie. -

Vincenzo Cacciopoli, Il libro di Ranucci divide il dibattito: tra autobiografia, polemiche e interrogativi sulla credibilità del giornalismo, in «Stampa Parlamento», 16 luglio 2026. «Il giornalismo, soprattutto quello investigativo, fonda gran parte della propria forza sulla fiducia del pubblico. Per questo motivo, oltre al rispetto delle regole formali, assume rilievo anche la capacità di mantenere comportamenti e modalità comunicative che non alimentino dubbi sull’imparzialità o sul rapporto con collaboratori, fonti e interlocutori. Naturalmente, eventuali valutazioni su specifici comportamenti devono basarsi su fatti verificati e non su semplici indiscrezioni o interpretazioni. La vicenda ha inoltre riportato al centro una questione più ampia: quanto pesa oggi la dimensione personale nella credibilità di un giornalista? Negli ultimi anni il confine tra professione e immagine pubblica si è fatto sempre più sottile.»Stefano Giordano, Le querele di Ranucci: il "finto attentato", il metodo Report e il diritto di cronaca come il colesterolo, in «Il Riformista», 16 luglio 2026. «Intercettazioni riservate finite sui giornali. Verbali che dovevano restare chiusi. Atti d’indagine dati in pasto ai lettori. Ma non era esattamente questo il «metodo Report»? Non è su questo che il programma prospera da vent’anni, rivendicando ogni volta il sacro diritto di cronaca contro il «bavaglio»? Quando a essere intercettati erano gli altri, era giornalismo d’inchiesta. Ora che le bobine riguardano lui, è violazione del segreto. (...) Il segreto istruttorio o è un valore per tutti, o non lo è per nessuno. Lo aveva capito Beccaria: una giustizia che cambia misura a seconda della persona non è giustizia, è arbitrio.»
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Gino Zavalani, Dr Sigfrido o Mr Ranucci: a chi dobbiamo credere sui rapporti intimi con stagiste e fonti?, in «Il Riformista», 17 luglio 2026. Saranno metafore? O allegorie? Ah, la credibilità di un giornalista che ha diffuso calunnie e che prende per il naso gli acquirenti del suo libro! -

Candida Morvillo, Ranucci, la nuova bomba è nel suo libro e ha tre nomi di donna: Karoline, Emilia, Lavinia e le relazioni «pericolose», in «Corriere della Sera», 17 luglio 2026. E pensare che Sigfrido Ranucci – per allettare o circuire il Vaticano o i pecoroni cattolici – in una puntata di Report tutta farcita di calunnie s'era dichiarato "cattolico"! Sarà stata anche quella un'affermazione... romanzata? -

Michele Zanzucchi, Caso "Report" e giornalismo d'inchiesta, in «Città Nuova», 17 luglio 2026. «E non manca neppure chi nota come lo scandalo sia scoppiato all’indomani della sentenza che sconfessava le inchieste di Report a proposito del caso Becciu, che Ranucci aveva impudentemente attaccato. (...) L’ardua operazione-verità che è l’identità stessa del giornalismo d’inchiesta è stata ulteriormente affossata dall’atteggiamento di tanti, troppi giornalisti, che considerano le semplici ipotesi già come verità. Così l’AI prende il posto della verifica rigorosa, accontentandosi di avvelenare i pozzi delle informazioni o di offrire banalità indigeste. Sono ormai purtroppo numerosi i casi in cui anche stampa e tv, senza dimenticare la radio, e il web fanno a meno di verificare le parole e i fatti, e presentano come verità dei puzzle inesplicati di notizie non diligentemente investigate, talvolta pure accompagnandole con illegittime estrapolazioni di dati e fatti.» -
Andrea Minuz, Un Report di fede e di fuffa, in «Il Foglio», 18 luglio 2026. -
Antonella Baccaro, Applausi e comizi comuni. Quei rapporti «stretti» tra Report e i 5 Stelle, in «Corriere della Sera», 19 luglio 2026. E, insieme a Sigfrido Ranucci che ha diffuso calunnie contro l'innocente Becciu, rispuntano 1) Federico Cafiero De Raho, il superiore di Pasquale Striano, colui che effettuò le operazioni illecite per incastrare l'innocente Becciu; e 2) Roberto Scarpinato, l'amico di Gioacchino Natoli, indagato per favoreggimento alla mafia insieme a Giuseppe Pignatone (il cui fanclub osanna Ranucci), il giudice vaticano che, in un processo già dichiarato taroccato perché non rispettoso dei diritti della difesa, ha condannato l'innocente Becciu. Il tutto mentre, nell'anniversario della strage di Via D'Amelio, i figli di Paolo Borsellino devono difendersi da attacchi osceni. Pure coincidenze? -
Giuliano Cazzola, Caso Ranucci, il romanzo continua: quando gli inquirenti si spingono oltre, in «Il Riformista», 19 luglio 2026. Solo in una "Terra di nessuno"! -
Ranucci, la Rai avvia verifiche interne. «Atto dovuto a tutela dell'immagine dell'azienda». Lui: sono tranquillissimo, in «Il Messaggero», 20 luglio 2026. I nodi vengono al pettine o Ranucci continua a essere protetto dai poteri forti (e occulti)? -
Fabrizio Caccia, «So qual è il movente», «gli sputerei in faccia» il «codice» di Lavitola tra messaggi e interviste, in «Corriere della Sera», 22 luglio 2026. «Se il racconto è vero, la domanda è inevitabile: come può Ranucci entrare a gamba tesa in un’inchiesta della Dda e parlare per due ore con il principale indagato? Ne ha poi riferito agli inquirenti? Oppure il conduttore è legibus solutus, libero di interrogare da casa propria gli indagati e di tenere per sé ogni informazione potenzialmente utile alle indagini? E ancora: da quale utenza ha chiamato Lavitola, considerando che durante la perquisizione gli erano stati sequestrati tre telefoni e altri dispositivi? La conversazione è stata intercettata o acquisita dagli inquirenti? Quali informazioni sono state scambiate? Sono domande che riguardano la tutela dell’indagine, la correttezza dei comportamenti e la credibilità del Servizio pubblico. (...) Avverte l’ex senatore del Pd Stefano Esposito: "Ranucci, dopo la standing ovation ricevuta dall’assemblea dell’Anm, non verrà mai inquisito né condannato da alcuna procura o tribunale italiano". Una previsione tranchant. Ma non è detto che il clima intorno al conduttore di Report resti generosamente amichevole ancora a lungo.» -
Franco Stefanoni, Maria Rosaria Boccia: «Ranucci un amico meraviglioso, è nel mio cerchio magico, lo vedo spesso. Il metodo Report? Ognuno ha il suo», in «Corriere della Sera», 23 luglio 2026. Ah, le amicizie "meravigliose" di Sigfrido Ranucci. Così, dopo Lavitola e Maria Rosaria Boccia, chi arriverà? -
Sigfrido Ranucci, "Colosimo": tentativo di depistaggio davanti ai pm?, in «Libero», 23 luglio 2026. -
Caso Becciu: la difesa contesta i media e punta sulla cena al Cefalù, in «Ameve», 24 luglio 2026. -

Aldo Torchiaro, Il caso Ranucci-Lavitola-Becciu così il Vaticano entra nell'inchiesta, in «Il Riformista», 24 luglio 2026. Anche in pdf. 24 settembre 2020-24 luglio 2026: 70 mesi di persecuzione di un innocente. Ma comincia a emergere la verità anche su «Il Riformista»? «La vicenda giudiziaria che ha interessato il cardinale Becciu è stata caratterizzata da una rappresentazione mediatica di stampo colpevolista. Nell’ambito di tale narrazione si sono inseriti anche alcuni servizi di Report, rispetto ai quali sono state proposte due querele nell’interesse del cardinale Becciu», sottolineano gli avvocati Fabio Viglione e Laura Finiti. «Una nel 2021 e una più recente, nel 2025. Ad oggi non ci risulta che siano state archiviate e non ci è stato notificato alcun provvedimento definitivo». Il nodo più delicato riguarda Nicola Giampaolo, intervistato da Mottola nel 2021 sulle cause di beatificazione. «Giampaolo rivolse al cardinale accuse gravissime, parlando di una presunta richiesta di denaro collegata a una causa di beatificazione. Successivamente, convocato nell’Ufficio del Promotore di Giustizia vaticano riproponendo sostanzialmente la stessa versione dei fatti, gli venne contestato il reato di calunnia per il quale è stato condannato». La condanna a tre anni e sei mesi, pronunciata nell’ottobre 2025, è stata confermata in appello il 26 giugno 2026. «Giampaolo è stato inoltre condannato a risarcire al cardinale quindicimila euro, oltre alle spese legali. L’imputato ha proposto ricorso ma attualmente registriamo due sentenze conformi, una del Tribunale e l’altra della Corte di Appello vaticana, che lo hanno condannato per calunnia in danno del cardinale Becciu. Nel procedimento vaticano è stata acquisita e trascritta anche la puntata di Report nella quale quelle accuse erano state formulate». -
Giulia Sorrentino, Ranucci, brusca retromarcia su Colosimo, in «Il Giornale», 24 luglio 2026. -
Ranucci: «In Rai un po' di mafia e massoneria», in «La Verità», 25 luglio 2026. Toh! E pensare che quando getta fango sulla Chiesa, diffondendo calunnie assurde contro un innocente, millanta di farlo in quanto "cattolico", questo amico fratermo del massone Lavitola, vicedirettoe della Rai. -

Ginevra Leganza, “Ranucci ha riabilitato l’amicizia con i massoni”, dice il gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, in «Il Foglio», 25 luglio 2026. «Maestro, vi fa piacere se, nel profondo, Ranucci vi è amico? “Non ci dispiace. Ma nemmeno gli chiediamo di esserlo. Però sa, tutto questo è soltanto un riflesso del nostro magnifico paese”». Sull'amico fraterno del massone Lavitola che ha «riabilitato l'amicizia con i massoni», il vicedirettore della Rai. -
Ranucci: «in Rai un po' di mafia e massoneria», in «La Verità», 25 luglio 2025. AMICI CHE FINGONO DI ESSERE NEMICI; NEMICI CHE FINGONO DI ESSERE AMICI. Sentite come si esprime l'amico fraterno del massone Lavitola che ha «riabilitato l'amicizia con i massoni», il vicedirettore della Rai. -
Antonella Baccaro, Caso Ranucci, il giallo sull'ex senatore De Gregorio: Report non lo ascoltò su Lavitola, in «Corriere della Sera», 25 luglio 2026. AMICIZIE CREDIBILI. Toh! Proprio quel De Gregorio incontrato dal calunniatore del card. Becciu, Nicola Giampaolo, scelto da Ranucci come testimone (poi condannato per calunnia)! Com'è piccolo il mondo! >>> Sergio De Gregorio, l'ex senatore arrestato a Roma. Il gip: "Caratura criminale e scaltrezza eccezionale", in «Il Fatto Quotidiano», 3 giugno 2020. E: Alessio Campana, Estorisione e riciclaggio: chiesti dieci anni per l'ex senatore Sergio De Gregorio, in «Repubblica»» 21 settembre 2024. E: Rosaria Palermi, L'ex senatore De Gregorio e la commercialista: estorsioni a due bar di Roma e riciclaggio. Sei arresti e un latitante, in «Repubblica», 3 giugno 2020. Coincidenze? -
'Massoni in Rai', polemica sulle intercettazioni di Ranucci, in «Ansa», 25 luglio 2026. -
Matteo Carnieletto, Ranucci: «Mafiosi e massoni in Rai»,, in «La Verità», 25 luglio 2026. «Nella tv di Stato, di cui tra l'altro lui è vicedirettore, ci sarebbero non solo persone legate alla massoneria, ma addirittura alla mafia. Perché allora non denunciarlo? Perché non fare nomi e cognomi? Nel servizio di Report, però non c'è nessuna traccia della mafia e della massoneria in Rai. Chissà se Ranucci ha davvero delle informazioni su questo o, come nel brano de La scelta dedicato a Karoline, si tratta di una parte romanzata...» -
Appello alla redazione di Report: salvate report da Ranucci, in «Esperia», 25 luglio 2026. -
Serena Riformato, "In Rai mafia e massoni", nuova bufera su Ranucci. La destra: ora chiarisca, in «La Repubblica», 25 luglio 2026. «Affermazioni pesantissime fatte da un dirigente contro la sua stessa azienda, che gettano ombre inquietanti» sulla tv pubblica. E poi ancora: «O Ranucci esce allo scoperto e denuncia pubblicamente la presenza della massoneria e della criminalità organizza in Rai oppure l'azienda deve tutelarsi da queste accuse infamanti e gravemente lesive della sua immagine, intervenendo contro il conduttore». (...) «Il suo metodo è sempre quello dell'allusione generalizzata che, del resto, impiega abbondantemente nella sua attività televisiva». Allusioni, insinuazioni. -
Report e il Vaticano, chi ha mentito?, in Franco Zanghi (FB), 25 luglio 2026. «Quando una fonte televisiva viene condannata per calunnia in due gradi di giudizio, il programma che l'ha trasmessa ha il dovere di tornare sull'argomento?» (Vale per Report, come vale per la Rsi) È un contributo creato solo con l'IA, ma le informazioni sono corrette. -
L'ex amico Sergio De Gregorio: "Lavitola? Affascinante ma porta guai, povero Ranucci...", in «Adnkronos», 26 luglio 2026. Mestatori nel torbido e gente esperta nel metter(si) nei guai. RANUCCI incontra Lavitola. LAVITOLA incontra De Gregorio. DE GREGORIO incontra Giampaolo. GIAMPAOLO incontra Ranucci per diffondere calunnie su Report.





























































