LA CHIESA AMA O NON AMA LA VERITÀ E LA GIUSTIZIA? Siamo sempre lì, sul Golgota.
LEONE XIV: PACE, DIALOGO, GIUSTIZIA, AMORE, UNITÀ! Confidiamo che... «Il male non prevarrà!»
Nel luglio e nell'agosto 2025, e poi di nuovo nel gennaio 2026 qualcuno (si può ben immaginare chi) ha bloccato il mio account di Facebook, con cui promuovo questa rassegna stampa. La censura non è uno strumento né democratico né cristiano!
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Gherardo Colombo intervistato da Fabio Fazio, in «Che tempo che fa», Nove, 8 febbraio 2026. A proposito dell'assenza di garanzie fondamentali nella giustizia del Vaticano, Gherardo Colombo: «In Italia il pubblico ministero ha l'obbligo di cercare ed acquisire anche le prove a favore dell'imputato. E, se l'impiutato è innocente, ha l'obbligo di chiederne l'assoluzione davanti al giudice». Ebbene, in Vaticano non è così. Il pdg può perfino disobbedire al giudice e occultare le prove che gli risultano scomode (come le famose chat della Chaouqui e co. o gli interrogatori occultati dagli abbondanti "omissis"). E negli ultimi anni abbiamo assistito a pdg mossi esclusivamente da odio e livore, anziché da sete di verità e giustizia. A proposito del "caso Tortora" (che presenta numerosissime analogie con il "caso Becciu", dall'improvviso brutale scatenarsi della bufera mediatico-giudiziaria al testimone bugiardo, e oltre): «Oggi la posizione dell'imputato colpito da una misura di custodia cautelare, è valutata ma molto molto di più, perché le regole dicono che c'è per esempio il Tribunale del riesame. Allora non c'era. (...) L'attività del pubblico ministero è molto più controllata dal giudice rispetto ad allora» (sempre Gherardo Colombo). Ebbene, in Vaticano non è così: basta un colpo di testa del pdg – che con papa Francesco è stato dotato di prerogative nuove, mantenute segrete, sempre in sfavore dei cittadini – per far cadere una pena anche assurda addosso a un indagato/imputato, magari innocente. PS: il dibattito sul referendum in Italia non mi riguarda (io sono svizzero).
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Nicole Winfield, Pope Francis’ problematic secret decrees in spotlight in Vatican’s ‘trial of the century’, in «BusinessMIrror», 8 febbraio 2026. «On the one hand, popes can only be judged by God. On the other, Francis stands accused of issuing decrees that violated the God-given rights of the defendants. (...) At issue is Diddi’s role in a now-infamous set of WhatsApp chats that have thrown the credibility of the entire trial into question. The chats, which document a yearslong, behind-the-scenes effort to target Becciu, suggest questionable conduct by Vatican police, Vatican prosecutors and Francis himself. (...) Legal scholars have said the secrecy of the laws and their ad hoc nature violated a basic tenet of the right to a fair trial requiring the “equality of arms” between defense and prosecution. (...) Zanchetti argued that even in Iran and Russia, laws must be published, and that the failure to do so risks “making the Vatican’s procedural code fascist.” He said he wasn’t accusing Francis directly of wrongdoing, but said the late pope had been misled by prosecutors who requested the decrees. (...) Zanchetti offered the appeals tribunal a way to avoid a finding against Francis, suggesting that the judges could find that the decrees were merely administrative acts that, because they were never published, are considered “ineffective.” Such a finding could render the evidence gathered under them inadmissible, but would avoid a finding that Francis himself violated divinely inspired norms guaranteeing the dignity and rights of the defendants.» Ah, se attorno a papa Francesco non ci fosse stato un cerchio magico che filtrava tutte le informazioni, e in definitiva manipolava il Papa! Ah, se anziché di adulatori e lusingatori (che in genere vanno a braccetto con i calunniatori), papa Francesco si fosse circondato di persone oneste, capaci di parresia e disinteressatamente intenzionate ad aiutarlo! Ah, se solo papa Francesco avesse, ad esempio, letto la mia lettera e non fosse stata fermata dalla rete di certi funzionari della Segreteria di Stato... Beh, il Papa avrebbe potuto rimediare a un suo gravissimo errore. Ora è troppo tardi. Ora la Chiesa è nei guai fino al collo.
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A proposito di Epstein, Bannon e co., e dei loro complotti contro papa Francesco e la Chiesa tutta: non c'è modo più efficace, per colpire la Chiesa, che quello di ingannare perversamente il suo Vertice, di farlo cadere in una trappola, di aizzarlo contro il suo collaboratore più valido e fedele e di organizzare una campagna di mascariamento in stile mafioso senza precedenti: Colpe di fulmini.
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Fari Pad (da Facebook, 8 febbraio 2026): «Il caso dossieraggio Striano. Emerge un quadro sempre più inquietante attorno alla genesi del "processo del secolo" in Vaticano. Le ultime rivelazioni sul caso dossieraggio alla DNA aprono una voragine sulla legittimità delle prove che hanno portato alla condanna del Cardinale Becciu e degli altri imputati. I FATTI: UNA CRONOLOGIA CHE NON QUADRA: Come sottolineato da Andrea Paganini e dalle inchieste giornalistiche più recenti, tra il 19 e il 22 luglio 2019 il luogotenente Pasquale Striano effettuava accessi abusivi ai dati riservati di Mincione, Torzi e Tirabassi. In quel momento, i loro nomi erano totalmente ignoti alla stampa. LA DOMANDA CRUCIALE: Chi ha chiesto a Striano di indagare? La logica è schiacciante: solo qualcuno all'interno delle istituzioni vaticane, già a conoscenza dell'indagine coperta dal segreto, poteva indicare quei nomi. Si parla di contatti tra Striano e membri della Gendarmeria Vaticana? IL "VULNUS" GIURIDICO: ADDIO AL GIUSTO PROCESSO: Se l'accusa si è mossa fuori dai canali ufficiali, siamo davanti a una violazione gravissima. Nessuna rogatoria internazionale: invece di seguire le procedure legali tra Stati, si è scelta la "scorciatoia" del dossieraggio abusivo. Prove inammissibili: Secondo i principi cardine del diritto, le prove raccolte illecitamente non possono entrare in un processo. Processo nullo: Senza il rispetto delle garanzie difensive e delle procedure internazionali, il giudizio di primo grado rischia di essere radicalmente nullo. Le ombre dei "Rescripta" papali, che autorizzavano deroghe alle norme vigenti, non possono giustificare l'illegalità compiuta in territorio italiano. Come scrive Korazym, è una questione preliminare che mette a rischio i crismi del giusto processo. Se il castello accusatorio poggia su atti di "spionaggio" su commissione e non su indagini legittime, l'Appello non potrà far finta di nulla. La giustizia non si esprime attraverso i dossier abusivi.»
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Andrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, l'appello: terminata la fase preliminare, in «Acistampa», 7 febbraio 2026. La questione dei dossier della Guardia di Finanza entra con prepotenza nel processo sul Palazzo di Londra. «Forse prima o poi l’arcivescovo Alejandro Arellano Cedillo, presidente del Tribunale di Appello Vaticano, si sentirà in dovere di intervenire e spiegare che no, il sistema giudiziario dello Stato di Città del Vaticano non è un sistema totalmente piegato ad ogni capriccio del Papa. Perché, alla fine, la descrizione che hanno fatto gli avvocati di parte civile vaticana e gli stessi promotori di Giustizia delle procedure che hanno portato ad alcune scelte – inclusi quattro rescritti di Papa Francesco che hanno cambiato in corsa le normative del processo – danno questa impressione. (...) Le indagini erano cominciate il 2 luglio su segnalazione del Revisore generale Cassinis Righini, che parlava anche di attività di intelligence svolte. Ma quali attività di intelligence? La difesa di Fabrizio Tirabassi, l’ufficiale vaticano dell’amministrazione della Segreteria di Stato, ha messo in luce in una memoria come ci siano stata una serie di accessi non autorizzati da parte di Pasquale Striano, il finanziere in servizio presso la Direzione Nazionale Antimafia finito nell’occhio del ciclone per avere raccolto varie informazioni fuori dalle indagini. E tra queste informazioni, ben prima che cominciasse anche l’investigazione ufficiale vaticana, c’erano quelle raccolte riguardo gli imputati, in maniera diretta e indiretta. (...) Ha detto l’avvocato Intrieri che gli accessi hanno riguardato “non solo Tirabassi, ma anche Mauriello, Capaldo, Preziosi, e il fondo Centurion (tutti coinvolti a vario titolo nei fatti del processo, ndr). Striano non ha risposto all’interrogatorio, non ha detto chi glielo chiese, negli atti si parla di contatti tra lui e membri della gendarmeria vaticana, ma non siamo in grado di dire chi; ma la logica ci dice che a chiedere questi accessi non poteva che essere una persona delle istituzioni a conoscenza di questa storia; gli accessi sono stati a maggio e poi per tutto giugno (del 2019); (!!!...) È una questione preliminare, non di poco conto, perché mette a rischio anche i crismi del giusto processo, senza contare che le prove raccolte illecitamente sono inammissibili. (...) La replica di promotore di giustizia e parti civili, invece, ha ribadito la validità dei provvedimenti di Papa Francesco ai fini del processo. L’avvocato Roberto Lipari, difensore della parte civile dell’Istituto delle Opere di Religione, la cosiddetta “banca vaticana”, ha descritto come “palesemente infondate” le eccezioni delle difese sui principi del giusto processo, e che i rescripta papali vanno considerati perché il Papa “è fonte insindacabile di potestà legislativa”, ed è “fonte originaria del diritto”, e ha notato che in altri casi il rescriptum è stato usato per “introdurre disposizioni normative”, citando l’esempio di Benedetto XVI nel 2011 per il Regolamento generale della Curia romana e anche Giovanni Paolo II. Il paragone, però, non funziona fino in fondo. Nei casi citati, i rescripta furono pubblicati, e comunque riguardavano normative di regolamento, e non un processo in corso che ha una regola di indagine che viene infranta nel momento in cui viene cambiata. L’avvocato sottolinea che l’unico caso di invalidità dei rescritti è quello per cui siano stati ottenuti “fraudolentemente medianta falsa esposizione di fatti o reticenza dolosa del richiedente” e non è questo il caso. (...) Il promotore di Giustizia applicato Carmignani ha detto che “il processo è andato avanti per cinque anni mentre era vivo Francesco. Se si fosse accorto che gli avevamo detto una cosa per un’altra sarebbe intervenuto”. Un’affermazione, in fondo, un po’ empirica, che potrebbe non trovare riscontro nella realtà. (...) “A nostro parere – dice Panella – è un’affermazione di gravità inaudita: hanno chiesto di trasformare uno Stato unico al mondo in uno Stato in cui si può arrestare in base a leggi segrete; questo hanno chiesto le parti civili: questo Stato che dovrebbe essere speculum iustitiae, voglio citare San Tommaso d’Aquino, una persona straordinaria, ‘la promulgazione è essenziale alla legge’? Perché la legge abbia forza di obbligare è necessaria la sua conoscibilità” (bolla Mirabilis Deus): ieri vi hanno chiesto di trasgredire a San Tommaso d’Acquino e al cristianesimo”. (...) E l’avvocato Viglione ha notato che “Non si può marginalizzare Perlasca dicendo: ‘ma la sentenza ha detto…’. Non è solo ciò che ha detto, ma ciò che non ha detto, proprio alla luce della centralità del suo ruolo. Non è la centralità di chi lo vuole accusare, ma una centralità data dal ruolo all’interno dell’Ufficio amministrativo e di questo processo. Una centralità che non gli abbiamo riconosciuta noi bensì per primo il promotore di Giustizia laddove in primis ha individuato in lui le responsabilità, andando a sequestrare i suoi documenti, i dispositivi elettronici, indagandolo, sequestrandogli i conti”; Bassi (Tirabassi) ha espresso “sconcerto per quanto detto da alcune delle parti civili” ed ha citato in particolare uno degli avvocati delle parti civili che aveva detto: “Non occorre essere san Tommaso o Mosè per capire le ragioni per cui il rescritto non è stato pubblicato”, ed ha replicato indicando gli affreschi sui soffitti dell’aula di tribunale di san Tommaso Mosè, san Bonaventura da Bagnoreggio e Sant’Agostino, per i quali le leggi vanno pubblicate.» L'affermazione di Carmignani, secondo me (AP), non è empirica, bensì aleatoria e anzi facilmente smentibile.
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Luis Badilla e Robert Calvaresi, Udienze del secondo grado del cosiddetto "caso Becciu". Tutte le difese chiedono la nullità totale del primo grado. Sintesi delle udienze del 3 e 4 febbraio. Annullata l'udienza del 6 febbraio, in «Osservazioni casuali», 105, 31 gennaio-7 febbraio 2026.
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Fari Pad (da Facebook, 7 febbraio 2026): «IL DOSSIERAGGIO STRIANO E IL NODO BECCIU: SE LA "MADRE" È CERTA, CHI È IL "PADRE"? Mentre i faldoni dell’inchiesta di Perugia si gonfiano, emerge un dato inquietante che scuote i rapporti tra Italia e Vaticano. Parliamo di Pasquale Striano, delle migliaia di accessi abusivi e di un metodo che sembra aver ignorato i confini tra Stati. (...) È ormai accertato che il finanziere Striano abbia effettuato una mole impressionante di ricerche nelle banche dati. Nel caso del processo al Cardinale Becciu, queste attività si sono intrecciate con intercettazioni e scambi di messaggi che hanno poi formato l'ossatura dell'accusa. Ma qui c'è il "corto circuito" giuridico. Il problema della Sovranità: Italia e Vaticano sono due Stati sovrani e autonomi. Per scambiarsi prove, intercettazioni o atti giudiziari esiste una procedura solenne: ROGATORIA INTERNAZIONALE. Scavalcare questo passaggio non è un errore burocratico, è una violazione della sovranità. Se i dati sono stati acquisiti "aggirando" i canali ufficiali, siamo di fronte a un'attività di dossieraggio puro che mina le basi del giusto processo. Il "punto indefettibile": Chi ha commissionato il lavoro? Se Striano è la "mano" (la madre certa), resta l'enorme buco nero sulla mente (il padre incerto). Chi ha dato l'input per "puntare" Becciu o i suoi soci (di sventura)? Chi ha autorizzato o richiesto flussi di informazioni che dovevano passare per canali diplomatici e che invece hanno viaggiato su binari paralleli e occulti? Si può accettare che prove nate da accessi abusivi o fuori dai trattati internazionali decidano le sorti di un processo? Conclusione: La trasparenza non è un optional. Se si accetta che un apparato dello Stato Italiano possa "sbirciare" o intercettare per conto di (o in collaborazione con) un altro Stato senza rogatorie, si apre un precedente pericolosissimo. La giustizia non può nascere dall'illegalità. Ci dicono che "la madre è sempre certa", e i dossier sono lì a dimostrarlo. Ma finché non avremo il coraggio di cercare i "padri" – i mandanti che hanno scavalcato le leggi e i confini – la verità resterà dimezzata.»
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Enrica Riera, I pm del papa ammettono «Striano? I nostri servizi potrebbero averlo usato», in «Domani», 7 febbraio 2026. «In ragione dei mancati chiarimenti da parte di Striano non è dato sapere ad oggi chi abbia commissionato gli accessi abusivi certamente trattasi di un committente ben a conoscenza di una delicatissima indagine; ancora alle prime fasi e che poteva essere conosciuta solo da soggetti all'interno delle istituzioni vaticane, scrivono ancora gli avvocati. Che segnalano come in alcune comunicazioni su WhatsApp Striano parlando con un altra persona, Mattea Esposito, cita più volte tal "Frank". (...) «Le non sorprendenti considerazioni del promotore Zannotti confermano tutti i dubbi e le anomalie di questo processo che abbiamo denunciato nel corso degli anni. Il processo Becciu è una grave anomalia che va solo cancellata e deve portare a una seria riflessione le istituzioni vaticane», hanno concluso Intrieri e Basso. Ora la Corte si riserva di deliberare su tutte le questioni sollevate: dalla richiesta di invalidare l'intero processo, a quella di acquisire le carte della procura di Roma sul caso Striano a quelle relative alle chat che hanno coinvolto Chaouqui Ciferri, Perlasca e membri della Gendarmeria.» Oh, finalmente! Io l'avevo sempre detto e scritto. Chi sono i mandanti di Striano e delle sue operazioni illecite dentro il Vaticano? Chi ha voluto incastrare un innocente? Vi ricordate come il pdg vaticano, Alessandro Diddi, si precipitò affannosamente dal procuratore Raffaele Cantone allo scoppio dello scandalo Striano? C'era magari da nascondere qualcosa? Poi l'inchiesta venne trasferita a Roma...
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Mikael Corre, Procès Becciu: la justice vaticane est-elle fasciste?, in «La Croix», 7 febbraio 2026. Svegliamoci! La verità è straziante, ma è inutile negarla. Il mondo non tacerà.
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Sabino Paciolla, La difficile decisione di un tribunale vaticano – I decreti papali devono prevalere sul diritto degli imputati a un processo equo?, in «Il blog di Sabino Paciolla», 7 febbraio 2026.
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Fari Pad (da Facebook, 6 febbraio 2026): «La settima udienza d’appello nel caso Becciu-Sloane Avenue non è stata solo cronaca giudiziaria, ma il momento della verità per l’intero ordinamento d'Oltretevere. La Corte si è riservata di decidere, ma il peso dei temi sollevati mette in discussione la tenuta stessa della sentenza di primo grado. Ecco i nodi che la Corte d'Appello non può più esimersi dal sciogliere: L'Equilibrio Processuale e la figura del Promotore: La repentina decisione di astensione del Promotore di Giustizia, giunta sulla scia di una ricusazione ritenuta ammissibile e ormai imminente, solleva un interrogativo di sistema. Tale scelta appare ancor più problematica alla luce delle ombre nate dal contenuto di alcune comunicazioni: pare in ipotesi ? Qualora il PdG fosse stato connivente con gli interessi delle persone coinvolte nelle chat? Questo potrebbe essere un elemento che scardina la fiducia nella funzione requirente. Il venir meno della necessaria terzietà e del corretto bilanciamento tra accusa, difesa e giudice — triade fondamentale di ogni rito civile e penale — mina l'integrità del procedimento, esponendolo a una inevitabile nullità. (...) Il Vulnus insanabile dei Rescritti: L'utilizzo di strumenti normativi d'eccezione, rimasti sottratti alla conoscenza delle parti nella fase cruciale, configura una lesione gravissima al principio del "giusto processo". Il sacrificio dei diritti fondamentali degli imputati, giustificato dal pretesto di favorire un ipotetico interesse di indagine, costituisce un vizio insanabile. Non si può amministrare la giustizia danneggiando preventivamente il diritto alla difesa: è una contraddizione in termini che invalida l'intero iter. L'inquinamento delle fonti: Le evidenze circa potenziali collusioni volte alla costruzione artificiosa di un impianto accusatorio contro il Cardinale Angelo Becciu impongono una verifica senza sconti. Se l'azione penale non è scaturita da una genuina notizia di reato, ma da un "baratto" di influenze tra soggetti terzi, l’architettura della condanna perde ogni legittimità morale e legale. Il Supremo Legislatore e il Diritto terreno: Invocare l’autorità del Pontefice per "sanare" a posteriori criticità procedurali crea un pericoloso cortocircuito. Il diritto vaticano deve dimostrare di saper coniugare la propria specificità con il rispetto degli standard processuali universali, senza rifugiarsi in prerogative sovrane per coprire lacune tecniche. Una conclusione obbligata: L’interrogativo fondamentale per la Corte è uno soltanto: l’azione dell’Accusa è rimasta entro il perimetro rigoroso del Codice di Procedura Penale e del Codice Penale? Appurato e accertato che tale perimetro è stato travalicato, la Corte ha una sola via d'uscita per preservare l'onore della Giustizia: dare corso alle assoluzioni senza se e senza ma. Quando la legge viene violata nelle sue forme e nei suoi contenuti essenziali, l’unica sentenza conforme a diritto è l’assoluzione del Cardinale.» Questa è e resterà una macchia indelebile sulla storia della Chiesa del nostro secolo. Sarà bene riconoscerlo e rimediare al più presto. La Chiesa ha aspettato secoli per chiedere perdono per gli orrori da lei compiuti nel Medioevo, ma con Giovanni Paolo II ci è arrivata. Ora può farlo senza aspettare secoli, e chiedendo perdono direttamente alle persone offese, ancora vive. Fare gli struzzi è deleterio e autolesionistico (AP).
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Francesco Sales, Processo Becciu alla svolta. La difesa convince la Corte, in «Bee Magazine», 6 febbraio 2026. «La decisione della Corte d’Appello vaticana di sospendere il dibattimento e riservarsi di deliberare sulle questioni preliminari segna un passaggio cruciale nel processo che vede ormai chiaramente come vittima il cardinale Angelo Becciu. Al centro dello snodo non c’è ancora il merito delle imputazioni, ma la tenuta giuridica del procedimento. (...) Il cardinale Becciu ha ribadito in più occasioni la propria innocenza, sostenendo di aver agito sempre in buona fede, nel rispetto delle decisioni condivise e delle finalità istituzionali e umanitarie delle operazioni contestate, senza alcun vantaggio personale. Nel corso del dibattimento sono emersi elementi hanno confermato senza tema di smentite la sua linea: dalla dimostrata assenza di arricchimento personale alla natura collegiale delle decisioni assunte durante il suo mandato, fino alla destinazione tracciabile e documentata delle somme impiegate per iniziative caritative e umanitarie, mai finite – come risulta agli atti – nelle disponibilità del prelato o dei suoi familiari. Anche su alcuni dei passaggi più controversi – dall’investimento londinese, gestito in più fasi e da soggetti diversi, alle iniziative in favore della diocesi di Ozieri e alle operazioni umanitarie per la liberazione di una religiosa rapita – è emerso indiscutibilmente come le scelte contestate si collochino all’interno di un contesto decisionale complesso, condiviso e mai caratterizzato dal perseguimento di interessi personali.» Ma penso che papa Leone XIV vada tenuto fuori, per non rischiare un pasticcio come quello commesso nel precedente pontificato (AP). Il commento di Mario Becciu: «Finalmente qualcuno scrive senza remore ciò che è accaduto nel processo di primo grado: è stato condannato un innocente nonostante le diverse udienze ne abbiano dimostrato ampiamente la non colpevolezza. Peccato che il giornalista tiri in ballo, seppur in funzione di consulto autorevole, Papa Leone. I giudici stanno dimostrando ampiamente di essere autonomi e di voler voltare pagina rispetto a quelli di primo grado. Qualsiasi decisione prenderanno va accolta come autonoma scelta di rispetto del diritto. L’ipotesi dell’annullamento del processo porrà fine all’estenuante via crucis cui persone innocenti sono state sottoposte per troppo tempo. L’ipotesi di prosieguo del processo d’appello sarà accolta anch’essa favorevolmente da chi desidera che i giudici dichiarino finalmente nell’aula del tribunale l’innocenza del cardinale, perché “ il fatto non sussiste”!»
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¿Manipularon a Francisco? La estrategia de la defensa en el maxiproceso vaticano, in «RomeReports», 6 febbraio 2026. Anche in inglese. Tutto fa pensare che sia andata realmente così (ma non è vero che altri papi abbiano modificato la legge segretamente; d'altronde Francesco non era un canonista...)
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Processo Becciu, scontro sui rescritti papali. Ecco le richieste di difesa e parti civili, in «Il Dubbio», 6 febbraio 2026. «Secondo Intrieri, quei provvedimenti avevano un senso nel contesto originario, ma oggi «non ce l’hanno più», pur avendo prodotto «conseguenze, anche gravi, lesive dei diritti». (...) L’avvocato Panella ha ribadito che «non abbiamo mai rinunciato alla nullità», sottolineando come il vizio non sia mai stato sanato in primo grado. Andrea Zappalà, per la difesa di Mincione, ha aggiunto che «la Corte d’appello svizzera era incredula» nell’apprendere che i rescritti fossero emersi solo in un secondo momento.»
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Il vicario di Cristo in terra, Leone XIV e San Egidio, il silenzio del Papa, il processo eterno Becciu, deporre il Papa Francesco, lo scisma lefebvriano, lo scisma tedesco, Può cambiare la morale?, Paolo VI e il latino, in «Infovaticana», 6 febbraio 2026. «La domanda da un milione: Il sistema di giustizia del Vaticano è al confine del collasso? La ferrea difesa dei rescritti papali (leggi modificate durante il processo) serve a puntellare una struttura che rischia di crollare in qualsiasi momento. La credibilità, quella poca che resta, della Santa Sede è in gioco: la giustizia non può essere amministrata con i metodi di un teatro suburbano, con un copione scritto da autori improbabili e improvvisando in modo caotico. Prevarranno le ragioni di Stato o l’inalienabile obbedienza alla coscienza da parte dei giudici impegnati con la verità?»
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A proposito dei rescritti – modifiche della legge effettuate "ad personam", a procedimento in corso e mantenute segrete, in barba al principio che la legge dev'essere pubblicata e uguale per tutti – ieri s'è sentita una frase importante: «Furono fatti nella speranza di stroncare un grave fenomeno criminale, di sventare la truffa del secolo. Di quella truffa oggi non c’è nulla» (perché il processo di primo grado l'ha smentita), ha assicurato ieri l'avvocato Intrieri. E a ragione. Se non si rimediasse a questo vulnus al diritto (umano e divino) comportato dai rescritti, vulnus ingiustificabile perché contrario al giusto processo, ma da qualcuno giustificato a causa di un teorema poi rivelatosi falso (teorema che di per sé violava il diritto alla presunzione di innocenza), rimarrà una macchia enorme sulla giustizia del Vaticano. E di conseguenza della Chiesa, che qui si gioca la propria credibilità. Il Mondo non tacerà (AP).
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Gaetano Masciullo, Pope Francis ‘secret decrees’ undermined defendants’ rights in Cdl. Becciu trial, lawyers say, in «LifeSite», 5 febbraio 2026. «In a criminal trial, this natural duty means giving each person either the punishment the law requires or declaring their innocence, as the evidence shows. Any attempt to force the outcome would be unjust, because even the Pope is not above natural law, which belongs to divine law.» Nessuno, neanche il Papa (tanto meno lui), può sovvertire il diritto naturale, che poi è la legge divina.
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Katherine Girguis, Vatican 'trial of the century' resumes after prosecution setbacks, in «Juristnews», 5 febbraio 2026. «In the continuation of the appeal, the defense argued that the original investigation into the case was flawed. In 2019, Pope Francis issued the “Rescripta,” four secret decrees granting Vatican prosecutors broad powers in the early stages of the investigation, including wiretapping and the right to deviate from existing laws. The defense claimed that these power violated defendants’ right to a fair trial. The argument revealed tension between traditional criminal law and canon law. No legal violation had technically occurred because the Pope issued the order. However, the Pope also shouldn’t create laws that violate defendants’ God-given rights, setting up a potential dilemma if a court finds the decrees violated defendants’ rights. In January, the High Court of Cessation announced that it would accept the chief prosecutor’s resignation mid-trial. The resignation came after exposed WhatsApp messages suggested the prosecutor engaged in questionable conduct related to evidence and witnesses, with witnesses influencing the main complainant that sparked the original investigation.»
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"Pope Francis’ role” becomes central theme in new phase of trial against Cardinal Becciu and others, in «Zenit», 5 febbraio 2026. «Fabio Viglione, lawyer for Cardinal Giovanni Angelo Becciu, spoke of a structural imbalance between prosecution and defense, pointing out that of 239 seized electronic devices, not a single full copy had been provided to defense teams. Only 16 partial extracts were filed, none of which, he said, met legal standards. (...) Adding another layer of controversy is the so-called “Striano affair.” Pasquale Striano, a former Italian financial police officer, is under investigation in Rome for allegedly accessing institutional databases more than 40,000 times to gather confidential information on politicians, business leaders, and public figures. Defense attorneys revealed that all major defendants in the Vatican trial appear among those whose data were accessed—some as early as May 2019, months before the IOR (the Vatican bank) filed the complaint that triggered the Holy See investigation.» Anche in spagnolo.
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Processo Becciu, annullata l'udienza di oggi, in «Ansa», 5 febbraio 2026. «"Attendiamo il provvedimento sulle questioni di nullità trattate approfonditamente nelle ultime tre udienze. Pur ribadendo l'assoluta innocenza del cardinale e nonostante non si sia entrati nel merito delle accuse, non potevamo esimerci dal sottoporre alla Corte quelle che riteniamo chiare violazioni del diritto di difesa eccepite sin dal primo momento". Lo dichiarano gli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, difensori del cardinale Angelo Becciu.»
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Ivo Pincara, Settima Udienza del processo di secondo grado sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato al Tribunale vaticano, in «Korazym», 5 febbraio 2026.
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Salvatore Izzo, Processo Becciu. La Corte d'Appello si riserva: scontro sui rescritti e ipotesi senza precedenti di interpellare il Papa, in «Faro di Roma», 5 febbraio 2026. «Le controrepliche delle difese hanno insistito in modo compatto su tre punti: la natura dei rescritti, la mancata produzione integrale degli atti e la violazione del contraddittorio. (...) L’avvocato Zanchetti (difensore di Crasso) ha parlato di “stravolgimento completo del codice di procedura penale”, contestando l’idea che i rescritti siano meri atti interpretativi. L’avvocato Panella, sempre per Crasso, ha richiamato San Tommaso d’Aquino per ribadire che una legge, per obbligare, deve essere conoscibile: “Qui si è chiesto di trasformare lo Stato vaticano in uno Stato in cui si può arrestare in base a leggi segrete”. Viglione, per il cardinale Becciu, ha insistito sulla centralità di mons. Perlasca e sulla mancata disponibilità di atti che il codice prevede debbano essere depositati, tornando a chiedere la nullità del processo. (...) Secondo Intrieri, la selezione degli atti non è compatibile con un ordinamento come quello vaticano, dove «l’accertamento della verità è la finalità primaria». (...) Resta sul tavolo, come ipotesi senza precedenti, quella evocata in aula: un possibile chiarimento diretto del Pontefice regnante. Un segnale di quanto il nodo giuridico e istituzionale del processo Becciu continui a interrogare non solo i giudici, ma l’intero ordinamento vaticano. A rendere questo passaggio particolarmente drammatico è il fatto che l’ipotesi di un coinvolgimento diretto del Pontefice emerga dopo che Papa Leone XIV aveva lasciato chiaramente intendere di non voler essere chiamato a intervenire nel merito di un procedimento giudiziario, proprio per preservare l’autonomia della magistratura vaticana e la distinzione dei ruoli all’interno dell’ordinamento. Un’impostazione che aveva segnato una discontinuità significativa rispetto al passato e che mirava a rafforzare la credibilità istituzionale del sistema giudiziario, in realtà messa in crisi dalla condotta del capo dell’ufficio del Promotore di Giustizia, l’avvocato Alessandro Diddi, che di fatto le chat con le signore Chaouqui e Ciferri hanno rivelato come un vero e proprio persecutore del cardinale Becciu, che è un uomo per bene e un servo fedele della Chiesa, condannato pur essendo evidentemente innocente. La proposta di interpellare il Papa, pur formulata come eventuale e rimessa alla valutazione della Corte, rischia ora di collocare il processo Becciu su un crinale delicatissimo, dove il chiarimento giuridico sui rescritti potrebbe trasformarsi in una chiamata in causa del supremo legislatore proprio nel momento in cui si discute della legittimità delle regole applicate. Un cortocircuito che, se attivato, metterebbe sotto pressione non solo l’equilibrio processuale, ma anche il principio — fin qui rivendicato — dell’indipendenza dei giudici da ogni altra autorità, incluso il Pontefice regnante. È in questo nodo, più ancora che nelle singole questioni procedurali, che il processo Becciu mostra tutta la sua portata istituzionale: non solo un giudizio penale, ma una prova di tenuta per l’assetto giuridico vaticano, chiamato a dimostrare se sia davvero possibile coniugare sovranità pontificia, Stato di diritto e autonomia della funzione giudiziaria senza che l’una finisca per schiacciare le altre.»
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Salvatore Cernuzio, Processo d'appello, chiusa la fase preliminare. La Corte rimanda per deliberare, in «Vatican News», 5 febbraio 2026. AH, LE ILLAZIONI DELL'ACCUSA! «“Non stiamo giudicando un’azione del Santo Padre, quello che doveva pubblicarli è il promotore di giustizia: dobbiamo discutere se ha commesso un errore nel non pubblicare tali atti”, ha affermato Luigi Panella, difensore di Enrico Crasso. Che ha citato, appunto, San Tommaso quando affermava nella Mirabilis Deus che “la promulgazione è essenziale alla legge… perché la legge abbia forza di obbligare è necessaria la sua conoscibilità”. (...) “Fatico a credere alla giustificazione fornita sulla mancata pubblicazione dei rescritti che sposta in capo al Pontefice la volontà di non pubblicazione, pur senza un provvedimento espresso in tal senso”, ha esordito Massimo Bassi, avvocato di Fabrizio Tirabassi. “La pubblicazione è venuta meno per l’incomprensibile negligenza di qualche funzionario che ora cerca di ascrivere ad altri la responsabilità”. Per Panella, invece, sposando questa tesi “si chiede a questa eccellentissima Corte di dichiarare che in questo Stato unico al mondo, che dovrebbe essere speculum iustitiae, le persone possono essere arrestate e i diritti umani limitati sulla base di leggi tenute segrete”. Un riferimento all’arresto di Torzi nel giugno 2020, quale conseguenza – secondo le difese – dei “poteri straordinari” conferiti al promotore di Giustizia dai rescritti papali. (...) Oltre a questa, anche altre questioni dirimenti come il ruolo di monsignor Alberto Perlasca, ex direttore dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, per nulla “marginale” ma anzi “centrale” in tutta la vicenda giudiziaria. “Non si può marginalizzare Perlasca dicendo ‘ah, ma la sentenza ha detto…’”, ha detto Fabio Viglione, difensore del cardinale Giovanni Angelo Becciu. “Non è solo quello che ha detto, ma quello che non ha detto proprio alla luce della centralità del suo ruolo all’interno dell’Ufficio amministrativo. Una centralità che non gli abbiamo riconosciuto noi, bensì per primo il promotore di Giustizia laddove ha individuato in lui le responsabilità, andando a sequestrare i suoi documenti, i dispositivi elettronici, indagandolo, sequestrandogli i conti”. Poi c’è la faccenda delle chat con Francesca Immacolata Chaoqui e Genoveffa Ciferri che avrebbero “manovrato” lo stesso Perlasca. Per accusa e parti civili le chat sono inutili, perché la sentenza di condanna si è basata su solide prove, e “inammissibili”, considerando anche l’inattendibilità delle persone chiamate in causa. Per le difese dimostrano invece l’esistenza di un “triangolo delle Bermuda” che, ha evidenziato Viglione, ha portato al “famigerato memoriale dell’agosto 2020 tutto incentrato contro il cardinale Becciu”. (...) Centotrentadue i messaggi che la Ciferri aveva inviato a fine novembre 2022 al promotore Diddi. Di questi, hanno asserito oggi gli avvocati, “solo 126” sono stati depositati e “118 sono stati completamente omissati”. Ecco, l’altra questione dominante anche nella settima udienza: il deposito parziale e gli omissis del materiale depositato da Diddi in Cancelleria. Gli avvocati hanno preso ad esempio il video-interrogatorio dello stesso Perlasca con 60 frame tagliati. “Non sappiamo cosa abbia detto!”. Il motivo delle “parti omissate” lo spiegava una nota firmata da un rappresentante della Gendarmeria vaticana citata dai legali in aula: ragioni di interesse investigativo o di non rilevanza e non pertinenza. “Non abbiamo gli atti che il Codice impone” per l’esercizio della difesa, perché qualcuno “ci dice che non li possiamo avere?”, ha lamentato Viglione. (...) La richiesta da parte di tutti i difensori degli imputati è ancora quella della nullità: “Noi dal 27 luglio 2021 (prima udienza, ndr) abbiamo eccepito la nullità e abbiamo continuato a farlo tante volte... Doveva essere sanata nel primo grado, ma non è mai successo, ci trasciniamo una nullità non sanata”, hanno detto i legali. Un’altra strada prospettata dagli avvocati della difesa, in particolare da Cataldo Intrieri, difensore di Tirabassi, è che i giudici consultino Papa Leone XIV. “Questo Pontefice – ha affermato il legale - è un raffinatissimo giurista che può dare un suo parere”. Dall’epoca dei rescritti, a suo dire, molto è cambiato: “Furono fatti nella speranza di stroncare un grave fenomeno criminale, di sventare la truffa del secolo. Di quella truffa oggi non c’è nulla”, ha assicurato Intrieri. “Penso che allora si può rivedere tutto, dopo i tristi episodi emersi forse può avere luogo un esame sereno e pacato. Voi avete il potere, come delegati del Papa e interpreti della legge, di chiedere un parere e una illuminazione per un momento di stasi del processo. Se c’è una strada, quella strada va percorsa”. (...) Per il promotore di giustizia aggiunto, Roberto Zannotti, e il promotore di Giustizia applicato, Settimio Carmignani Caridi, tutte queste eccezioni sono “infondate” e “inutili”. Soprattutto quella dei rescritti: “Nulla depone a favore dell’illazione che Papa Francesco si sia sbagliato o sia stato indotto in errore".» MA NULLA DEPONE A FAVORE DELL'ILLAZIONE DELL'ACCUSA – AGGIUNGO IO, VISTO CHE IL PAPA NON L'HA ESPLICITATO IN ALCUN LUOGO – CHE PAPA FRANCESCO NON VOLESSE CHE QUEI RESCRITTI VENISSERO PUBBLICATI (OGNI UOMO NON SPROVVEDUTO SA CHE UN PROVVEDIMENTO LEGISLATIVO NON PUBBLICATO NON È VALIDO, O È UN IMBROGLIO A DANNO DEL GIUSTO PROCESSO). Anche in spagnolo.
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Filippo Caleri, Notizie infondate sul palazzo di Londra. La Corte inglese dà ragione a Mincione. E gli Elkann pagano un conto salato, in «Il Tempo», 5 febbraio 2026. Conosco qualcuno che dal Vaticano ha incaricato il Gruppo Gedi di assassinare – inchiodare a una croce – un innocente. 2000 anni dopo Cristo. E sapete cosa ha ricevuto in cambio in un loschissimo "do ut des"? Ah, se anche il card. Becciu possedesse la cittadinanza inglese, «L'Espresso» e co. dovrebbero risarcire anche lui per le loro montagne di fango e di veleno. E intanto papa Francesco stendeva il tappeto rosso a Elkann e co... E pensare che Antonio Spadaro mi ha tolto la pluriennale amicizia perché io gli ho scritto che era inopportuno che lui scrivesse per «L'Espresso»!
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Maria Verderame, Caso Becciu, annullata l'udienza prevista domani, in «Sassarioggi», 5 febbraio 2026. «La Corte è ora chiamata a sciogliere i nodi procedurali che potrebbero ribaltare l’intero iter giudiziario, dovendo decidere sulla richiesta di nullità della sentenza di primo grado e sull’eventuale ammissione di nuovi atti legati al dossieraggio del caso Striano.»
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Alessandro Bolzani, Processo Becciu, i legali denunciano "gravi violazioni del diritto di difesa" in appello, in «Alanews», 5 febbraio 2026. «Gli avvocati del cardinale Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, hanno espresso in aula la loro contrarietà alle modalità processuali, sottolineando che sin dall’inizio sono state rilevate chiare violazioni del diritto di difesa, nonostante non si sia ancora entrati nel merito delle accuse. La loro posizione è che il processo abbia presentato irregolarità significative, tali da richiedere l’annullamento del procedimento di primo grado. (...) Il presidente della Corte di appello, monsignor Alejandro Arellano Cedillo, ha annunciato la chiusura anticipata del dibattimento dopo le controrepliche, riservandosi di pronunciarsi su diverse richieste sollevate dalle parti, tra cui: la nullità del processo di primo grado; l’acquisizione degli atti relativi all’inchiesta italiana sul caso Striano; la valutazione sulle chat e sugli omissis che coinvolgono alcuni testimoni e membri della Gendarmeria vaticana.»
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Processo Becciu aggiornato, pg chiede interpellare il Papa, in «Agi», 5 febbraio 2026.
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Fari Pad (da Facebook, 4 febbraio 2026): «TRA ACROBAZIE GIURIDICHE E TEATRINO DI PERIFERIA. L’udienza di oggi cerca di salvare il salvabile, ma la realtà dei fatti è sempre più difficile da mascherare. Il castello accusatorio traballa sotto il peso di anomalie che nulla hanno a che fare con un giusto processo. IL CASO DIDDI: LA GIRAVOLTA FINALE. Dopo che la Corte d’Appello aveva dichiarato ammissibile l’istanza di ricusazione nei suoi confronti, abbiamo assistito all’ennesima "acrobazia": Diddi, con una mossa strategica davanti alla Cassazione, ha dichiarato di astenersi. Un passo indietro che sa di manovra per evitare un verdetto di esclusione ancora più pesante, ma che non cancella l’anomalia di una gestione accusatoria che ha assunto tratti oggettivamente persecutori. CHAT DA "TEATRINO": ALTRO CHE IRRILEVANTI! Si tenta di liquidare come "irrilevanti" le chat emerse dallo scoop del quotidiano il Domani -come da una "sceneggiatura oggi le comiche" , ma il contenuto è imbarazzante (appurata la veridicità ?). Il mix tra il commissario della Gendarmeria Stefano De Santis, una teste pregiudicata come la Chaouqui e la Ciferri, insieme allo stesso Diddi e in aggiunta il Sostituto Segreteria di Stato Pena Parra, delinea un quadro che sembra uscito da un copione di bassa lega. È accettabile che la giustizia vaticana si muova su questi binari di "combutte" e messaggi sottobanco che appaiono come accordi finalizzati ad ottenere prova probatoria inesistente? Infatti, il Pdg Diddi apre un fascicolo penale nel merito : le parti civili, cosa fanno (APSA)? Nel leggere il resoconto del sito vaticanista Il Faro di Roma, udienza odierna, ho rilevato la doppiezza delirante delle parti civili (APSA). Da un lato, nel contrastare le difese, ritengono le "chat irrilevanti"; dall'altro, contrastano parimenti l'operato del Promotore di Giustizia Diddi che, nel merito della vicenda, ha aperto un fascicolo penale contro la Chaouqui per subornazione di testimone (Perlasca). Vedo, quindi, le parti civili agire su due fronti opposti: difesa e accusa. Roba da capogiro! IL SISTEMA DELLA GIUSTIZIA VATICANA SULL'ORLO DELLA FRANA? La difesa a oltranza dei rescritti papali (leggi cambiate a processo in corso) serve a tenere in piedi una struttura che rischia di crollare da un momento all'altro. Se le tesi dell'accusa e i passi improvvidi di Diddi per incastrare il Cardinale Becciu venissero dichiarati illegittimi, l'intero processo verrebbe giù come la frana dI Niscemi. In un processo che ambisce a essere esemplare, non possono esserci ombre di accanimento selettivo. La credibilità della Santa Sede è in gioco: non si può amministrare la giustizia con i metodi di un teatrino di periferia con un copione scritto da autori improbabili-e arraffazzonato alla "meno peggio".» O LA VERITÀ O LA RAGION DI STATO: QUI LA CHIESA SI GIOCA LA PROPRIA CREDIBILITÀ.
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Ivo Pincara, Al Tribunale dello Stato della Città del Vaticano la quinta Udienza del processo di secondo grado sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, in «Korazym», 4 febbraio 2026.
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Salvatore Izzo, Processo Becciu: le parti civili e i promotori di giustizia difendono i rescritti papali e il pg Diddi. Ma restano tutte le riserve sulla legittimità di un processo che in primo grado aveva assunto il profilo di una persecuzione contro il cardinale sardo, in «Faro di Roma», 4 febbraio 2026. «La sesta udienza ha confermato la centralità dei rescritti papali e la difesa del capo Diddi come elementi fondamentali per la regolarità e la trasparenza del procedimento. Ma in questo modo ha anche aperto un varco alle difese in quanto se tali tesi dell’accusa sui rescritti e i passi improvvidi di Diddi per incastrare il card. Becciu si dimostreranno illegittimi, il castello processuale verrà giù come la frana di Niscemi. Restano aperti interrogativi seri sul piano delle garanzie e dell’equità processuale. La sesta udienza del processo d’appello sul caso Becciu si è chiusa con una difesa corale e compatta dell’impianto accusatorio, dei rescritti papali e dell’operato dell’Ufficio del Promotore di Giustizia. Una compattezza che, tuttavia, proprio per la sua graniticità, lascia aperti interrogativi seri sul piano delle garanzie e dell’equità processuale. Con tutto il rispetto dovuto alla memoria di Papa Francesco e al suo ruolo di supremo legislatore dello Stato della Città del Vaticano, resta un dato difficilmente eludibile: i rescritti oggetto di accesa discussione hanno inciso in modo determinante sulle regole di un procedimento già in corso, producendo effetti che, nella sostanza, appaiono retroattivi. Non si tratta di mettere in discussione la potestà normativa del Pontefice, ma di interrogarsi sulla compatibilità di tali interventi con i principi fondamentali del giusto processo, specie quando le norme incidono su poteri investigativi, strumenti cautelari e limiti alla difesa a procedimento avviato. La linea sostenuta oggi dalle parti civili e dai promotori di giustizia aggiunti tende a neutralizzare questo nodo, riducendolo a una questione puramente formale di insindacabilità degli atti pontifici. Ma l’insindacabilità non può automaticamente tradursi in inattaccabilità sul piano delle garanzie processuali, soprattutto quando la modifica delle regole avviene in corso d’opera e riguarda direttamente la posizione degli imputati. Ancora più problematica appare la figura del promotore di Giustizia Alessandro Diddi. La sua astensione dal giudizio d’appello, presentata oggi come gesto di opportunità e garanzia, non cancella il profilo di una condotta che, per modalità e continuità, assume tratti oggettivamente persecutori nei confronti del cardinale Becciu. Le chat emerse e ormai ampiamente documentate – anche attraverso un corposo lavoro giornalistico pubblicato su FarodiRoma – delineano un quadro che va ben oltre la fisiologia dell’azione penale, mostrando un coinvolgimento diretto e personale del magistrato in dinamiche che minano l’apparenza di imparzialità. La minimizzazione di tali elementi, liquidati come irrilevanti o strumentali, rischia di apparire più come una rimozione che come una risposta nel merito. In un processo che ambisce a essere esemplare, non solo per l’esito ma per il metodo, il sospetto di un accanimento selettivo verso un imputato di primo piano non può essere archiviato con formule di stile. L’udienza di oggi ha dunque segnato un punto fermo nella strategia accusatoria, ma non ha dissipato le ombre che accompagnano l’intero procedimento: l’uso di strumenti normativi eccezionali, la loro applicazione retroattiva, e il ruolo di un promotore di giustizia la cui condotta continua a sollevare interrogativi legittimi. Interrogativi che, al di là delle difese d’ufficio e delle affermazioni di principio, restano sul tavolo e peseranno inevitabilmente sulla credibilità complessiva del processo.»
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M.N., Processo in Vaticano: gli interventi delle parti civili e dei rappresentanti dell'Ufficio del Promotore di Giustizia, in «Sir», 4 febbraio 2026.
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Fari Pad (Facebook 4 febbraio 2026): «In aula esplode il paradosso: "Non nominate il Papa". Ma come è possibile difendersi se il cuore del processo risiede proprio nei 4 Rescritti che hanno cambiato le regole in corso d'opera? Siamo di fronte a una sorta di "Sindrome di Stoccolma" giudiziaria: all'imputato viene forse intimato di voler bene e sottomettersi proprio a chi — forse tratto in inganno — lo ha punito e ha rimosso le sue garanzie legali. Un cortocircuito totale tra devozione filiale e diritto alla difesa. Se la verità è la meta, nessuna firma o Rescripta può essere sottratta al confronto. Senza trasparenza, la giustizia vaticana rischia di perdere la credibilità che il nuovo pontificato di Leone XIV cerca faticosamente di ricostruire. Perché non c'è misericordia senza giustizia, e non c'è giustizia se le carte non sono sul tavolo per tutti.»
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Ivo Pincara, Al Tribunale dello Stato della Città del Vaticano la quinta Udienza del processo di secondo grado sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, in «Korazym», 4 febbraio 2026.
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Salvatore Cernuzio, Processo d'appello, accusa e parti civili: "inammissibili" le eccezioni delle difese, in «Vatian News», 4 febbraio 2026. Oggi i pdg hanno menzionato il Papa a proprio piacimento, affermando fra l'altro (parafraso) "non poteva non sapere", "non poteva non volere"... e altre illazioni simili (il famoso Settimio Carmignani Caridi, con cui ebbi a che fare – lui si nascondeva sotto mentite spoglie – anni fa!). Ma su che razza di fondamenti si basa questa pseudo giustizia? Questa gente si sta giocando la credibilità della Chiesa intera! Io posso testimoniare che il "cerchio magico" attorno a papa Francesco filtrava le informazioni che dovevano arrivare – o per l'appunto non arrivare – fino a lui. Anche quello faceva parte dell'imbroglio?
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Salvatore Cernuzio, Processo d'appello vaticano, le difese chiedono la nullità totale del primo grado, in «Vatican News», 3 febbraio 2026. Neanche ai tempi dell'Inquisizione si modificavano le leggi "ad personam", a procedimento in corso, e mantenendole segrete! E poi i magistrati che si servono delle operazioni illecite di Striano in uno stato estero! Chi sono i mandanti in Vaticano?!! Anche in spagnolo. E in francese. E in portoghese.
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Letizia Lucarelli, Processo Becciu, i rescritti sotto accusa: le difese sfidano l'impianto giuridico del processo, in «Faro di Roma», 3 febbraio 2026. «... gravi criticità nella gestione delle prove digitali: su 239 dispositivi sequestrati, secondo la difesa, non sarebbe stata depositata alcuna copia forense, mentre le poche copie presenti non rispetterebbero gli standard tecnici richiesti. Nonostante l’ammissione del promotore di giustizia di non aver depositato tutto il materiale, ha sostenuto Viglione, il tribunale di primo grado non avrebbe tratto le conseguenze previste. Ulteriori profili di irregolarità sono stati sollevati dagli avvocati Cataldo Intieri e Massimo Bassi, difensori di Tirabassi, che hanno denunciato una violazione del principio di imparzialità, richiamando anche il cosiddetto caso Striano, relativo ad accessi abusivi a banche dati. Secondo le difese, esisterebbe un segmento rilevante dell’indagine che resta tuttora opaco e non conoscibile. Bassi ha inoltre richiamato un principio espresso recentemente da Papa Leone, secondo cui le attività istituzionali devono essere disciplinate da leggi debitamente promulgate e pubblicate, sostenendo che l’inefficacia dei rescritti comporterebbe la nullità del processo di primo grado. Gli avvocati di Mincione, Bruelhart e Di Ruzza si sono associati alle eccezioni sollevate. L’udienza è stata aggiornata a domani, ma una linea appare già chiara: il processo d’appello ruoterà in larga parte attorno alla natura e agli effetti giuridici dei rescritti pontifici, in un delicato equilibrio tra prerogative sovrane, garanzie processuali e credibilità dell’ordinamento giudiziario vaticano.»
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Felice Manti, Appello a Becciu, le difese: "Vogliamo le carte di Striano", in «Il Giornale», 3 febbraio 2026. «Striano non ha risposto all'interrogatorio, non ha detto chi glielo chiese, negli atti si parla di contatti tra lui e membri della gendarmeria vaticana, ma non siamo in grado di dire chi - sottolineano i legali del broker - ma la logica ci dice che a chiedere questi accessi non poteva che essere una persona delle istituzioni a conoscenza di questa storia». D’accordo anche gli avvocati dell’altro finanziere R. M., processato ingiustamente e per questo recentemente risarcito dal Vaticano. «È l’ennesima prova di radicale nullità di questo processo», dice al Giornale Fabio Viglione, che con Maria Concetta Marzo difende il monsignore sardo, che secondo la sentenza non avrebbe comunque intascato una lira dei soldi presuntamente sottratti ai fondi riservati della Segreteria di stato vaticana. I legali di Becciu contestano anche altre nullità nella mancata consegna di atti decisivi per dimostrare l’innocenza del loro assistito, come le chat nelle quali Diddi avrebbe concordato con la Papessa Francesca Chaouqui e la nobildonna ex analista dei Servizi Genevieve Ciferri il memoriale di monsignor Alberto Perlasca che è servito a mascariare il monsignore davanti al vecchio Pontefice.»
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M.N., Processo in Vaticano: prosegue l'analisi delle questioni preliminari presentate dalle difese, in «Sir», 3 febbraio 2026. «... “surreale carta bianca concessa al promotore di giustizia” e (...) “non sono esistiti in 2000 anni di storia della Chiesa rescritti che siano rimasti segreti”»
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Franca Giansoldati, Vaticano, riparte l'appello del maxi Processo Becciu con l'ombra degli strani dossieraggi di Striano, ora i legali chiedono di acquisire gli atti, in «Il Messaggero», 3 febbraio 2026. SEMPRE DETTO: CHI SONO I MANDANTI DI STRIANO DENTRO IL VATICANO? E COME MAI ALESSANDRO DIDDI NEL SETTEMBRE DEL 2024 S'È PRECIPITATO AFFANNOSAMENTE A PERUGIA DA CANTONE?«... finora in aula sono mancate le basi per il cosiddetto «giusto processo». (...) Pur di non subire lo smacco di una formale ricusazione ha ripiegato su un passo indietro volontario. Di conseguenza la Corte d’Appello ora pronunciarsi esclusivamente sui capi di imputazione residui, così come riqualificati dal Tribunale, e non sulle otto accuse originarie, ormai definitivamente smentite, come insisteva Diddi in base al suo impianto accusatorio. Le difese hanno chiesto alla Corte d'Appello che venga acquisita agli atti del processo di secondo grado anche tutta ladocumentazione del procedimento numero 6122/25 istruito dalla Procura di Roma nei confronti di Pasquale Striano, il funzionario della Guardia di Finanza che era in servizio presso la Direzione Nazionale Antimafia ed è accusato di aver effettuato una raffica di accessi a vari registri informatici riservatissimi per fornire dati privati a terzi. Nello scandalo nazionale del dossieraggio – dove sono stati spiati almeno trecento tra politici del centrodestra, vip e imprenditori, trafugando dal sistema dati – risultano anche alcuni personalità vaticane, compreso visure su coloro che poi sarebbero diventati imputati nel Processo di Sloan Avenue. Le date come si diceva all'inizio sono importanti e fanno affiorare non pochi dubbi. Se il 2 luglio 2019 fu depositata la denuncia dello IOR e un mese dopo il Revisore dei Conti vaticano, Cassinis Righini segnalava una certa «attività di intelligence» in base alla quale anche lui apriva un fascicolo, resta da capire per quale motivo Pasquale Striano – funzionario della Guardia di Finanza in Italia - consultava abusivamente in quel periodo banche dati riservatissime su persone che solo in seguito saranno poi oggetto di provvedimenti da parte della magistratura vaticana. L'elenco di chi fu spiato e oggetto di dossieraggi da Striano include, infatti, coloro che si ritroveranno molto in seguito indagati al di là del Tevere. In una memoria depositata stamattina dagli avvocati Cataldo Intrieri e Massimo Bassi, difensori di Fabrizio Tirabassi (funzionario della Segreteria di Stato condannato in primo grado per estorsione e autoriciclaggio) ritengono si sia trattato di «una attività di vero e proprio spionaggio attraverso la commissione di reati in territorio italiano ai danni di numerosi imputati del presente procedimento, delle loro società e di soggetti che avevano rapporti economici con loro, iniziata quando l’esistenza stessa del procedimento era nota solo agli inquirenti». Gli avvocati Intrieri e Bassi annunciano che una analoga segnalazione verrà depositata anche alla Procura di Roma «per le valutazioni e gli approfondimenti di competenza». E' l'ennesimo colpo si scena. A loro dire vi sarebbe, infatti, una lesione giuridica talmente evidente e grave da «richiedere l'annullamento del capo di sentenza». Non solo. «In ragione delle nuove risultanze emerge tuttavia la radicale nullità del procedimento, introdotto da una serie di accertamenti di “intelligence” (come riferisce il Promotore Diddi nella sua nota di apertura fascicolo in data 23 settembre 2019) di cui non solo è opinabile la legittimità alla luce dell’indagine dell’autorità giudiziaria italiana, ma di cui non vi è traccia negli atti». Da quando è scoppiato in Italia il caso Striano dopo la denuncia del ministro Crosetto in molti si interrogano come mai questo funzionario della Guardia di Finanza fosse così di 'casa' anche al di là del Tevere, fino da essere stato avvistato persino in Segreteria di Stato.»
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Nicole Winfield, Vatican's 'trial of the century' resumes after prosecutors suffer embarassing setbacks on appeal, in «AP», 3 febbraio 2026. «The appeals now proceeds on other defense arguments, with a next line of attack focusing on Francis’ role in the investigation. During the trial, defense attorneys had argued their clients couldn’t receive a fair trial in an absolute monarchy where the pope wields supreme legislative, executive and judicial power, and Francis used those powers during the investigation. At issue are four secret executive decrees Francis signed in 2019 and 2020, during the early days of the investigation, that gave Vatican prosecutors wide-ranging powers, including the unchecked use of wiretapping and the right to deviate from existing laws. The decrees only came to light right before trial and were never officially published. They provided no rationale or time frame for the surveillance, nor oversight of the wiretapping by an independent judge, and were passed specifically for this investigation. Legal scholars have said the secrecy of the laws and their ad hoc nature violated a basic tenet of the right to a fair trial requiring the “equality of arms” between defense and prosecution. In this case, the defense was completely unaware of the prosecution’s new investigative powers. Even Vatican legal officials have privately conceded that Francis’ failure to publish the decrees was deeply problematic. Diddi had argued that Francis’ decrees provided unspecified “guarantees” for the suspects, and the tribunal originally rejected the defense motions arguing they violated the defendants’ fundamental right to a fair trial. In a somewhat convoluted decision, the judges ruled that no violation of the principle of legality had occurred since Francis had made the laws. Under the church’s canon law, the pope can’t be judged by anyone but God. But the pope also can’t promulgate laws that violate divine law, setting up a potential dilemma if the court were to ultimately find that Francis’ decrees violated the defendants’ fundamental rights. The Vatican has insisted that the defendants all received a fair trial.» Anche in spagnolo.
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Philippe Marie, Affaire Becciu: l'interminable procès de l'immeuble de Londres reprend, la justice vaticane face à l'épreuve de vérité, in «Tribune Chrétienne», 3 febbraio 2026. LA PROVA DELLA VERITÀ. «Au-delà des enjeux financiers, le procès en appel s’est chargé d’une dimension explosive, celle de soupçons de manipulation interne. Dans un mémoire adressé à la procure de Rome, le cardinal Becciu et ses avocats dénoncent un « plan diabolique » visant à le faire tomber.Le cœur de cette thèse repose sur le revirement spectaculaire de Mgr Alberto Perlasca, ancien collaborateur du cardinal. Longtemps défenseur de son supérieur, il est devenu en 2020 un témoin clé de l’accusation. Des éléments versés au dossier indiquent qu’il aurait été influencé dans ses déclarations. Des échanges privés ont révélé l’implication de Francesca Immacolata Chaouqui, déjà condamnée dans l’affaire Vatileaks 2, qui aurait transmis à Perlasca, par l’intermédiaire de tiers, des questions préparées et présentées comme émanant d’un magistrat. Perlasca a reconnu avoir reçu ces documents, alimentant les accusations de falsification du processus probatoire.Un autre élément, longtemps resté en marge du débat public, est venu profondément modifier la lecture du dossier. Le 29 octobre 2025, le tribunal du Vatican a condamné l’historien et journaliste Nicola Giampaolo à trois ans et six mois de prison pour calomnie, avec interdiction d’exercer des fonctions publiques pendant la même durée. Figure médiatique régulièrement mise en avant dans certaines émissions d’enquête italiennes, Giampaolo avait diffusé pendant des années des accusations jugées mensongères et gravement diffamatoires contre le cardinal Becciu. Le tribunal l’a condamné à verser des dommages et intérêts au cardinal, au Dicastère pour les Causes des Saints et à l’un de ses responsables, établissant l’existence d’une entreprise de dénigrement délibérée.Cette décision judiciaire jette une lumière nouvelle sur l’environnement médiatique et informationnel dans lequel l’affaire Becciu a été construite et amplifiée. Dans ce contexte tendu et sulfureux , le pape Léon XIV a affirmé à plusieurs reprises que la justice devait être rendue avec transparence et impartialité, sans pressions internes ni règlements de comptes. Il a aussi reçu le cardinal Becciu en audience et exprimé son soutien institutionnel à une justice indépendante, rappelant que la vérité devait être servie dans la charité.Pour le cardinal Becciu, l’enjeu est personnel et vital, obtenir l’annulation d’une condamnation qu’il juge injuste et restaurer son honneur après des années d’exposition médiatique et judiciaire. Pour l’Église, l’enjeu est plus large et plus grave encore : l’affaire de l’immeuble de Londres est devenue un test de crédibilité pour les institutions vaticanes. Elle dira si la justice du Saint-Siège est capable de reconnaître à la fois les fautes réelles, les erreurs de gouvernance, mais aussi les calomnies et les manipulations lorsque celles-ci sont établies.À l’heure où le procès reprend, la justice vaticane se trouve ainsi face à une épreuve de vérité, dont l’issue pèsera durablement sur la confiance des fidèles et sur l’autorité morale de la Curie.»
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Mikael Corre, Procès de l'immeuble de Londres: un révélateur des limites de la justice, in «La Croix», 3 febbraio 2026.
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Geraldina Boni, Manuel Ganarin e Alberto Tomer, L'importanza del principio iura novit curia nello Stato della Città del Vaticano, in «Stato, Chiese e pluralismo confessionale», 2 febbraio 2026. TUTTO DA LEGGERE! Difficile dire se nel "promotore di (in)giustizia" del Vaticano, Alessandro Diddi, prevalga l'incompetenza o l'arroganza. Variante con le mie sottolineature.
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Alberto Vacca, La giustizia oltre la gogna. Il fantasma di Tortora e il calvario giudiziario di Becciu, in «Quer pasticciaccio brutto del processo Becciu», 1° febbraio 2026. «Il processo vaticano che coinvolge il cardinale Becciu è nato formalmente dall’inchiesta sull’acquisto del palazzo di Sloane Avenue a Londra. Tuttavia, il coinvolgimento diretto di Becciu ha preso corpo soprattutto attraverso le accuse di monsignor Alberto Perlasca, suo ex collaboratore, divenute centrali nel processo di primo grado. Dagli atti processuali è ormai emerso chiaramente che tali accuse sono state suggerite a Perlasca da Francesca Chaouqui, mossa dal desiderio di vendicarsi di Becciu per i trascorsi legati al secondo caso Vatileaks del 2015. Il risentimento di Chaouqui nei confronti di Becciu affonda le radici nella sua esperienza all’interno della commissione COSEA, organismo vaticano incaricato di riformare la gestione economica della Santa Sede, operante dal 2013 al 2014. Quando Chaouqui venne proposta come membro della commissione, Becciu si oppose alla sua nomina, segnalando a papa Francesco profili di inopportunità. Questa presa di posizione segnò l’inizio dell’ostilità tra i due. Con l’esplosione del caso Vatileaks, Chaouqui venne prima arrestata, nel novembre 2015, e successivamente condannata dal Tribunale vaticano, nel 2016, a 10 mesi di reclusione – con pena sospesa per cinque anni – per concorso in divulgazione di documenti riservati. Questo evento scatenò una guerra personale di Chaouqui contro Becciu, nei cui confronti cominciò a nutrire un forte rancore, culminato nella sua volontà di screditarlo manipolando la testimonianza di Perlasca. Oltreché per l’acquisto del palazzo di Londra, Becciu è stato chiamato in causa anche per altre due vicende: il finanziamento alla Caritas di Ozieri e il caso della liberazione di una suora rapita in Mali. Tre accuse diverse, ma accomunate dall’inesistenza di prove certe che provino la sussistenza dei reati contestatigli. Il peso delle dichiarazioni e la costruzione del colpevole. Come nel caso Tortora, anche nel processo Becciu il primo grado del giudizio si fonda in larga misura su dichiarazioni accusatorie prive di riscontro oggettivo. Il parallelismo svela però una realtà perfino più amara: il memoriale di Perlasca, pilastro del processo Becciu, ha visto crollare la propria attendibilità proprio a causa di una genesi inquinata da pressioni esterne. (...) Entrambi i casi rivelano gli effetti nefasti di una narrazione mediatica che precede e condiziona l’esito del processo. Tortora fu esposto alla gogna pubblica prima della sentenza definitiva; sorte analoga è toccata a Becciu, colpito da una condanna reputazionale anticipata quando, il 24 settembre 2020, il papa ne dispose le dimissioni da Prefetto dalla Congregazione delle Cause dei Santi sulla scia di una campagna stampa aggressiva. Il secondo grado di giudizio come baluardo della civiltà giuridica. La vicenda di Enzo Tortora rimane il simbolo di come il giudizio di appello rappresenti un passaggio vitale per rimediare alle storture del primo grado. Nel caso del cardinale Becciu, questa necessità appare oggi imperativa, specialmente dopo che la Cassazione vaticana, il 12 gennaio 2026, ha sbarrato la strada al ricorso del Promotore di giustizia. Ciò che resta sul tavolo sono soltanto tre capi d'accusa, la cui tenuta è minata da due vizi di fondo: l'uso di formule congetturali che, ribaltando l’onere della prova, costringono l'imputato a dimostrare la propria innocenza contro illazioni basate su mere presunzioni di colpevolezza, e la violazione del principio che il giudice può pronunciare sentenza di condanna solo se l’imputato risulta colpevole del reato che gli viene contestato al di là di ogni ragionevole dubbio. L’auspicio è che nella Corte d’appello vaticana vi sia un giudice relatore capace di emulare l'esempio del giudice Michele Morello: una figura che sappia mettere in luce ogni singola incongruenza del giudizio di primo grado e accertare finalmente la verità, attraverso un’interpretazione rigorosa dei fatti e delle norme di diritto che reggono il processo. (...) Una condanna basata su congetture e non su prove certe – qual è quella inflitta in primo grado a Becciu – rappresenta una profonda ferita inferta ai principi del giusto processo. Il giudizio d’appello rappresenta uno degli argini più importanti contro l’errore giudiziario. Non serve a confermare ciò che è già stato deciso, ma a verificare se la sentenza di primo grado sia giusta. Un sistema giudiziario dimostra la propria autorevolezza non quando condanna, ma quando sa riconoscere i propri errori, respingere le pressioni esterne e rifiutare riqualificazioni forzate che snaturano le contestazioni originarie. La ricerca del colpevole a ogni costo, sacrificando il diritto di difesa, non è un traguardo, ma una deriva. In questo quadro, l’assoluzione di Becciu non solo è possibile, ma è anche l’unico esito compatibile con la dignità del diritto e con la credibilità della giustizia vaticana. Il parallelismo tra Angelo Becciu ed Enzo Tortora non risiede solo nel calvario mediatico, ma nella strenua difesa della propria dignità. Come il conduttore televisivo quarant’anni fa, Becciu ha attraversato il primo grado del giudizio opponendo la forza dei fatti alla fragilità di un impianto accusatorio che ha ignorato l'evidenza delle carte processuali. Oggi, nell’aula della Corte di appello vaticana, risuona lo stesso disperato appello alla verità: «Sono innocente! Lo gridano le carte, lo gridano i fatti». I giudici vaticani hanno ora l'occasione di dimostrare che quel grido merita, finalmente, di trovare ascolto nel nome della vera giustizia.»
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Luis Badilla e Robert Calvaresi, Leone XIV inaugura l'Anno Giudiziario. Le sue riflessioni sul rapporto tra "la verità della giustizia e la virtù della carità". Cos'è veramente il contraddittorio nel "processo"?, in «Osservazioni Casuali», 104, 24-31 gennaio 2026. «Il processo non è di per sé una tensione tra interessi contrastanti, come a volte viene frainteso, ma è lo strumento indispensabile per discernere la verità e la giustizia nel caso. Il contradittorio nel processo giudiziale, di conseguenza, è un metodo dialogico per l’accertamento del vero. La concretezza del caso, infatti, richiede sempre che siano appurati i fatti e confrontate le ragioni e le prove a favore delle varie posizioni, sulla base delle presunzioni di validità del matrimonio e di innocenza dell’indagato, fino a prova contraria. L’esperienza giuridica maturata testimonia il ruolo imprescindibile del contraddittorio e l’importanza decisiva della fase istruttoria. Il giudice, mantenendo l’indipendenza e l’imparzialità, dovrà dirimere la controversia secondo gli elementi e gli argomenti emersi nel processo. Non osservare questi basilari principi di giustizia – e favorire una disparità ingiustificata nella trattazione di situazioni simili – è una notevole lesione al profilo giuridico della comunione ecclesiale.»
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Ermes Antonucci, "Io, magistrato, chiedo scusa per aver ignorato i danni del correntismo e della gogna mediatica". Parla Padalino, in «Il Foglio», 30 gennaio 2026. «Mi scuso per aver ignorato le vittime innocenti della malagiustizia: indagati e imputati, persone comuni e celebri, colpiti dal maglio di una giustizia di parte, autoreferenziale e proiettata verso un delirio di onnipotenza, in grado di distruggere vite e professionalità, calpestando esseri umani, rappresentati come colpevoli e messi alla berlina su giornali e media compiacenti. Mi scuso per aver creduto soltanto nel mio lavoro, ignorando un sistema correntizio che non privilegia il merito, ma il compromesso, la scarsa efficienza, la mediocrità. Mi scuso per aver ignorato i mali e le devastazioni che un sistema fuori controllo ha fatto e continua a fare a troppe persone oneste e perbene”. Aggiungo il commento di Mario Becciu, il fratello del cardinale crocifisso da innocente: «Come non provare profonda empatia e affettuosa solidarietà al magistrato Padalino! La distruzione delle vite altrui, la gogna mediatica quotidiana, il marchio di corrotti cucito addosso da stampa e magistratura collusi sappiamo bene cosa siano. Se poi tutto ciò avviene con l’imprimatur papale, il danno è irreversibile.» Ovviamente a me non interessa la campagna referendaria in corso in Italia (sono svizzero). Ma ricordo che in Vaticano non esiste nemmeno la separazione dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. Per cui basta ingannare il Papa, magari con una campagna stampa di mascariamento ben orchestrata e mettertelo contro – anche se tu gli sei sempre stato fedelissimo – per essere condannato dalla massima Autorità legislativa (che quindi può modificare le leggi contro di te a suo piacimento), esecutiva (che quindi può licenziarti su due piedi senza motivazione alcuna, e sottoponendoti alla più violenta gogna mediatica mai vista) e giudiziaria (per cui i giudici sono suoi subalterni, da lui scelti e da lui in ogni istante licenziabili, e non possono non confermare la condanna, anche se non emerge un briciolo di prova contro di te). Una barbarie senza precedenti! Vaticano: il processo di appello nel caso Becciu diventa un boomerang per l'accusa, in «Adista», 24 gennaio 2026. «Il processo di appello in corso in Vaticano per la compravendita di un immobile di lusso situato a Londra, in Sloane Avenue, con fondi della Segreteria di Stato, è entrato in una fase nuova e inaspettata. D’altro canto, ha il suo peso anche il passaggio da un papa all’altro, considerato il sistema di potere e giudiziario che sussiste in Vaticano. Ma andiamo con ordine. Lo scorso 12 gennaio, infatti, la Sala stampa della Santa Sede ha diffuso un breve ma estremamente significativo comunicato. «In data odierna – si legge infatti nel testo – la Corte di Cassazione si è pronunciata con due ordinanze in merito ai ricorsi proposti dal Promotore di Giustizia, in un caso prendendo atto della dichiarazione di astensione nel procedimento del Prof. Alessandro Diddi e nell’altro confermando l’inammissibilità dell’appello del Promotore pronunciata dalla Corte di Appello». Quindi la notizia sulla ripresa delle udienze: «La Corte di Appello celebrerà la sua prossima udienza il 3 febbraio prossimo». Terzietà venuta meno. In sostanza due erano i nodi del contendere: in primo luogo la richiesta di ricusazione del capo dell’accusa, il promotore di giustizia vaticano Alessandro Diddi (l’equivalente del pubblico ministero), da parte degli avvocati di quattro imputati: i legali del card. Giovanni Angelo Becciu, di Enrico Crasso, ex consulente della Segreteria di Stato, del finanziere R. M. e di Fabrizio Tirabassi, ex dipendente dell’Ufficio amministrativo. Gli avvocati difensori motivavano tale mozione con quello che hanno indicato come un coinvolgimento di Diddi in alcune chat WhatsApp con figure esterne alle indagini che avrebbero però condizionato uno dei testimoni, mons. Alberto Perlasca, ex direttore dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, nelle sue accuse contro Becciu, minando in tal modo il principio della “terzietà” della magistratura e la ricerca della “verità dei fatti”. ...» Una magistratura in combutta con una pregiudicata manipolatrice e con il testimone bugiardo ha fatto condannare un innocente?
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Ivo Pincara, "Oggi più che mai, l'assoluzione del Cardinal Becciu non appare solo possibile, ma necessaria", in «Korazym», 25 gennaio 2026.
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Alberto Vacca, Perché Becciu va assolto, in «Sardegna e Libertà», 25 gennaio 2026. «Ero e resto convinto che Becciu sia stato condannato per coprire l’errore d’ira di Papa Francesco e la sua responsabilità, insieme a Parolin, nella vendita, frettolosa e sbagliata, del palazzo di Londra. (...) Il processo in corso a Sassari per peculato è una vergogna indicibile, palcoscenico per avvocati vanitosi e inconcludenti, giuridicamente mostruoso e logicamente kafkiano» (Paolo Maninchedda). «In tutti e tre i casi, la responsabilità penale è stata affermata facendo ricorso a formule congetturali – come il noto principio «non poteva non sapere» – che sostituiscono la prova con la presunzione e ribaltano l’onere probatorio sull’imputato. Un approccio incompatibile con i principi fondamentali del giusto processo. Assolvere il cardinale Becciu non significa negare l’esigenza di trasparenza nella gestione delle finanze vaticane. Significa, al contrario, riaffermare un principio essenziale di civiltà giuridica: non si condanna per deduzione, per opportunità o per equilibrio politico, ma solo sulla base di prove certe e di qualificazioni giuridiche corrette. È ora che il processo d’appello restituisca centralità al diritto e ai fatti. Ed è per questo che, oggi più che mai, l’assoluzione di Becciu non appare solo possibile, ma necessaria» (Alberto Vacca).
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Aldo Cazzullo intervista Antonio Di Pietro, Lo scandalo Infinito: dalla Banca Romana a Tangentopoli, in «Una giornata particolare», La7, 25 gennaio 2026. E intanto il giudice del Vaticano Giusepp Pignatone è indagato per favoreggiamento alla mafia in un'indagine attinente al gruppo Gardini e all'inchiesta mafia-appalti, cui stava lavorando Paolo Borsellino prima di essere ucciso. Cosa c'entra lo IOR in questa bruttissima faccenda? "Cui prodest" la condanna di un uomo onesto e scomodo come il card. Becciu?
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Papa Leone XIV, Messaggio di Sua Santità papa Leone XIV per la LX giornata mondiale delle comunicazioni sociali, 24 gennaio 2026. «Sistemi che spacciano una probabilità statistica per conoscenza stanno in realtà offrendoci al massimo delle approssimazioni alla verità, che a volte sono vere e proprie “allucinazioni”. Una mancata verifica delle fonti, insieme alla crisi del giornalismo sul campo che comporta un continuo lavoro di raccolta e verifica di informazioni svolte nei luoghi dove gli eventi accadono, può favorire un terreno ancora più fertile per la disinformazione, provocando un crescente senso di sfiducia, smarrimento e insicurezza.» Come no! L'abbiamo visto plasticamente nelle perversioni e nelle manipolazioni giornalistiche degli ultimi anni.
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Premio Stampa d'Eccellenza a Palazzo Grazioli: qualità, futuro e memoria, in «Rainews», 23 gennaio 2026.
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Franca Giansoldati, Addio a John Allen: vaticanista che spiegava agli americani i retroscena della Santa Sede, dei conclavi e dei Papi, in «Il Messaggero», 22 gennaio 2026. RIP Il giornalista e vaticanista americano John Allen – che ha fornito molti articoli di valore alla mia rassegna stampa sul "caso Becciu" – purtroppo ci ha lasciati. Ha sempre tenuto fermo il principio fondamentale – che è anche un diritto umano – della presunzione d'innocenza, fino a prova contraria. Per questo non ha amato i sotterfugi e le manipolazioni di certi ambienti giornalistici vaticani, oltre che della malagiustizia vaticana.
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Andrea Caldart, Processo Becciu: tra giustizia vaticana, ingerenze e vicende personali, in «QuotidianoWeb», 22 gennaio 2026. UN MASCARIAMENTO COMMISSIONATO? «Ma il nodo più delicato resta un altro, ed è quello che molti evitano di affrontare apertamente: il ruolo di Papa Francesco nelle fasi iniziali della vicenda. Il Pontefice scelse di intervenire prima che un giudice si pronunciasse, assumendo come base una ricostruzione giornalistica e traducendola in un atto disciplinare immediato e irreversibile. (...) La domanda che si impone è semplice e al tempo stesso dirompente: perché un Papa ha ritenuto più affidabile una narrazione mediatica rispetto a un accertamento giudiziario? Perché imprimere una svolta drastica quando i fatti erano ancora tutti da verificare? In quel momento, la presunzione di innocenza è stata sacrificata sull’altare dell’opportunità comunicativa. (...) Le successive modifiche normative intervenute a procedimento avviato hanno ulteriormente aggravato questa percezione, alimentando il sospetto che le regole non fossero uguali per tutti, ma adattabili in base al contesto e al clima del momento. Un’impostazione che mal si concilia con qualsiasi idea moderna di giustizia.»
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Andrea Gagliarducci, Leo XIV, the long transition, in «Mondayvatican», 19 gennaio 2026. Anche in italiano. «Leone XIV dovrà affrontare diverse questioni irrisolte. Una di queste è il cosiddetto “processo Becciu” sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Leone XIV decise di non intervenire nel processo ma di accettare il corso della giustizia, e la sua decisione di di non fare nulla ha già prodotto alcuni sviluppi drammatici. L’ultimo è la decisione del Promotore di Giustizia Alessandro Diddi di ritirarsi dal processo di appello. Diddi non solo ha visto la sua mozione di appello respinta dall’Alta Corte dello Stato della Città del Vaticano, ma si è anche trovato sotto accusa per una serie di intercettazioni telefoniche che lo mostravano in contatto con individui che facevano pressione anche su un testimone, Mons. Alberto Perlasca. Diddi ha lasciato la scena, la Corte ha già dimostrato come intende amministrare la giustizia e il clima al suo interno è completamente nuovo. Anche qui, l’effetto Leone XIV è all’opera.»
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Alberto Vacca, Perché il cardinale Becciu va assolto. Le accuse non reggono alla prova dei fatti, 17 gennaio 2026. «Un dato preliminare, spesso oscurato nel dibattito pubblico, è decisivo: tutte le otto accuse formulate dal promotore di giustizia nella loro originaria impostazione sono state giudicate infondate dal Tribunale. Nessuna di esse ha retto nella forma in cui era stata costruita dall’accusa. Solo tre capi di imputazione sono stati ritenuti astrattamente rilevanti, ma esclusivamente dopo una profonda e radicale riqualificazione giuridica operata dal Tribunale, che ha sostituito alle contestazioni originarie un diverso inquadramento normativo dei fatti. Questo dato, da solo, certifica il fallimento dell’impianto accusatorio del promotore di giustizia e ridimensiona fortemente la portata della condanna pronunciata in primo grado. (...) Il promotore di giustizia aveva costruito l’azione penale su otto capi d’imputazione, ampliando progressivamente il perimetro del processo ben oltre le contestazioni iniziali. Tuttavia, il Tribunale ha dichiarato cinque accuse del tutto infondate, pronunciando assoluzioni con formula piena. Le restanti tre accuse – relative al palazzo di Londra, alle donazioni alla Caritas di Ozieri e ai fondi destinati alla liberazione di suor Gloria Cecilia Narváez – non sono state accolte nella formulazione del promotore, ma sono state completamente riscritte dal Tribunale, che ha abbandonato le qualificazioni originarie per costruire un nuovo impianto giuridico funzionale alla condanna. È un passaggio cruciale: se il Tribunale si fosse limitato alle imputazioni proposte dal promotore di giustizia, nessuna condanna sarebbe stata possibile. (...) Di conseguenza, la Corte d’Appello è ora chiamata a pronunciarsi esclusivamente sui tre capi di imputazione residui, così come riqualificati dal Tribunale, e non sulle otto accuse originarie, ormai definitivamente smentite. (...) Resta tuttavia il nodo centrale: il canone 1284 disciplina obblighi di corretta amministrazione e responsabilità di natura gestionale, ma non tipizza una fattispecie penale né consente di fondare una responsabilità criminale in assenza di un dolo specifico, di un danno certo e di una violazione puntuale di norme penali determinate. La valutazione del rischio dell’investimento è stata inoltre compiuta ex post, sulla base dell’esito negativo dell’operazione, trasformando una scelta amministrativa discrezionale in una responsabilità penale retroattiva, in evidente contrasto con i principi fondamentali del diritto penale. Quanto alle donazioni alla Caritas di Ozieri è pacifico che i fondi siano stati destinati a un ente ecclesiastico e utilizzati per finalità caritative. Non è mai stata provata alcuna appropriazione né un vantaggio personale per Becciu o per i suoi familiari. (...) Infine, nel caso dei fondi destinati alla liberazione della suora rapita in Mali, il Tribunale ha escluso il peculato ma ha riqualificato il fatto come truffa aggravata, ipotizzando che Becciu abbia indotto in errore i vertici vaticani. Anche qui, però, manca qualsiasi prova del dolo, così come qualsiasi evidenza di un interesse personale. Tutti i pagamenti furono effettuati nel contesto di un’operazione autorizzata ai massimi livelli e finalizzata a salvare una vita. (...) In tutti e tre i casi, la responsabilità penale è stata affermata facendo ricorso a formule congetturali – come il noto principio «non poteva non sapere» – che sostituiscono la prova con la presunzione e ribaltano l’onere probatorio sull’imputato. Un approccio incompatibile con i principi fondamentali del giusto processo. Assolvere il cardinale Becciu non significa negare l’esigenza di trasparenza nella gestione delle finanze vaticane. Significa, al contrario, riaffermare un principio essenziale di civiltà giuridica: non si condanna per deduzione, per opportunità o per equilibrio politico, ma solo sulla base di prove certe e di qualificazioni giuridiche corrette. È ora che il processo d’appello restituisca centralità al diritto e ai fatti. Ed è per questo che, oggi più che mai, l’assoluzione di Becciu non appare solo possibile, ma necessaria.»
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IL METODO DIDDI. È un metodo: quando sai che i tuoi assurdi teoremi si stanno frantumando contro il muro della verità, dopo aver causato tanti danni malvagi per anni e anni, anziché ammettere d'aver avuto torto, fai un passo indietro, ti nascondi dietro il paravento, passi la mano, vigliaccamente. Oggi come 5 anni fa. È un metodo, il metodo Diddi, di Alessandro Diddi: una resa senza onore, espressione del peggiore andazzo che ha amministrato la malagiustizia negli ultimi sei anni in Vaticano!
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Luis Badilla e Robert Calvaresi, Corte di Cassazione del Vaticano: decisioni sul Procuratore di giustizia Alessandro Diddi e sull'inammissibilità del suo appello. "Ora piena innocenza pe ril card. Becciu", in «Osservazioni Casuali», 102, 10-17 gennaio 2026. E ORA, DOPO L'ALLONTANAMENTO DI DIDDI? «Questo breve comunicato, in sostanza, è un primo solido indizio che il “caso Becciu”, la cui sentenza in primo grado è in appello, con alta probabilità sarà indirizzato verso criteri e metodi di verità e giustizia e ciò dovrebbe mettere fine alle accuse architettate contro il porporato e fare entrare in questa storia la luce della trasparenza. È il momento di chiedersi: ma cosa c’era dietro a questo strano processo? Anzi, su quali basi Alessandro Diddi ha potuto spadroneggiare con acrobazie di ogni tipo? Chi e come condizionò negativamente alcune decisioni di Papa Francesco? Qual è il vero ruolo che hanno avuto il famigerato mons. Alberto Perlasca, il sostituto mons. Edgardo Peña Parra nonché lo stesso Segretario di Stato, card. Pietro Parolin? In questa storia non basta dichiarare senza equivoci la piena innocenza del cardinale Giovanni Angelo Becciu. Non basta qualsiasi tipo di risarcimento, soprattutto morale ed ecclesiale. Occorre dare alla giustizia vaticana una credibilità convincente e universalmente accettata. Occorre riformare l’ordinamento giudiziario vaticano. Quindi servono risposte precise a molte delle domande proposte.»
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Filomena Indaco, Diddi si astiene dal processo d'appello: svolta nel caso Becciu, in «Il Giornale Popolare», 16 gennaio 2025. «Cadono le maschere? Si astiene chi non ha argomenti. O chi vede che i propri argomenti menzogneri si frantumano al contatto con la verità, e teme una bocciatura su tutta la linea da parte della Corte superiore. E se ne va alla chetichella, con la coda fra le gambe, chi ha parecchi scheletri nell'armadio» (AP).
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Séisme judiciaire au Vatican: la Cour de cassation verrouille le dossier Becciu, in «Actualités», 15 gennaio 2026. «Au-delà des individus, c’est la crédibilité du système judiciaire du Vatican qui est en jeu. Le pape François avait investi un fort capital politique dans ce procès, souhaitant en faire le symbole d’une « maison propre » et d’une tolérance zéro envers la corruption financière. Cependant, l’agressivité procédurale du Promoteur de justice avait fini par susciter un malaise, même au sein de la Curie. En bloquant l’appel du procureur, la Cour suprême envoie un message clair : la lutte contre la corruption ne peut se faire au détriment des normes du droit.»
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Solarino Antonino, Nella giustizia in Vaticano si può tornare a credere, in «Facebook», 14 gennaio 2026. «Dopo anni di ingiustizia e di sofferenza inflitta ad innocenti, dopo quattro rescripta con norme retroattive a vantaggio dell'accusa e a danno degli imputati, dopo le prove occultate a danno degli imputati, dopo le promozioni di colpevoli in cambio di bugie, dopo le testimonianze messe in bocca a testimoni da parte dei vertici della gendarmeria (a proposito a quando la rimozione?), dopo le scorrettezze di promotori di giustizia preoccupati di mettere in scena show personali e di presidenti di tribunali indagati per mafia, dopo l'assurdita di condanne senza prove a persone a cui viene negato, dal papa precedente, il sacro diritto ad appellarsi, la corte di appello e la cassazione stanno provando a ricostruire dalle macerie " grazie anche ad un Papa che non interferisce e rispetta l'autonomia dei giudici. Attendiamo con fiducia il processo di appello al cardinale Becciu. Siamo sicuri che la sua innocenza verrà fuori, dopo la ridicola condanna che gli è stata inflitta per peculato nonostante lo stesso tribunale abbia ammesso che mai il cardinale si sia appropriato di un solo euro.»
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Andrea Gagliarducci, Fiscal del Vaticano se aparta mientras avanza la apelación del juicio por propiedad en Londres, in «Aciprensa», 14 gennaio 2026. Anche in inglese.
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Mario Mossa, Facebook, 14 gennaio 2026. «Il Promotore di Giustizia del Vaticano è stato cacciato a pedate nel sedere. Certo non lo leggerete scritto proprio così, ma siccome posso evitare l'etichetta e sono in grado di ridurre alla sintesi estrema le determinazioni della Corte di Cassazione (composta, fra gli altri, dal cardinale Zuppi), la sostanza è questa. Il Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, dopo aver ottenuto la condanna del cardinale Becciu a 5 anni e mezzo, voleva fare l'accusatore anche in appello, forse nella speranza di ottenere quanto aveva chiesto in primo grado: 7 anni e 3 mesi. I cardinali della suprema corte vaticana, nella forma che si addice alla loro veste, in pratica gli hanno detto: ti diamo l'opportunità di andartene prima che ti mandiamo via noi. E così ha fatto. Indubbiamente intendeva ottenere una nuova condanna. Solo che nel frattempo sono risultate chiarissime alcune cose (già evidenti per alcuni, fra i quali mi onoro di essere) con cui Diddi è riuscito a eseguire un disegno che non aveva come obiettivo la verità, ma spazzar via un alto prelato che aveva alzato un po' troppo la cresta. E come? Inventando reati inesistenti, come la questione della speculazione milionaria di Sloane Avenue. Per quello sciagurato investimento il cardinale Becciu è stato condannato per peculato. E quale peculato, visto che lo stesso giudice Pignatone ha scritto (in stridente contrasto perfino con la logica) che il porporato di Pattada non ha intascato un soldo? Peculato per omessa vigilanza. Viene da ridere, vero? E con quali prove? Semplice. Inventate quelle a favore dell'accusa e nascoste quelle che avrebbero favorito la difesa. Come le oltre 100 chat omesse, in cui risultava chiara l'architettura fasulla dell'accusa. Con testimoni discutibili e ben istruiti e con un imputato, monsignor Perlasca, diventato l'arma più potente del Promotore. Queste cose le scrivo da un paio d'anni. Ora confido nel trionfo della verità. Anche se il disegno inquinato è stato ormai compiuto ugualmente. Ma almeno sarà salva la dignità, così malamente infangata, di don Angelino, come non hanno mai smesso di chiamarlo a Pattada e a Ozieri. Manca un pezzo. Perché? Questo lo sanno lassù e qualcuno quaggiù. È molto improbabile che si giunga un giorno alla risposta. Posso azzardare un'ipotesi. C'è stato almeno un mandante. Diddi ha più l'aria del sicario.»
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Francesco Peloso, Le chat e l'astensione. Il caso Becciu segna il tramonto di Diddi, in «Domani», 14 gennaio 2026.
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T.G., Diddi piange in Cassazione ma il processo non è il suo show, in «Silere non possum», 13 gennaio 2026. «... la sua permanenza nel procedimento era del tutto incompatibile con l’esercizio sereno e imparziale delle funzioni requirenti: in un processo in cui tali rapporti e interlocuzioni assumono rilievo, Diddi non può continuare a operare come Promotore di Giustizia. Che l’avvocato romano fosse pienamente consapevole della gravità di quelle conversazioni lo conferma un dato preciso: alle difese venne di fatto impedito di accedere a quegli atti. In coordinamento con Giuseppe Pignatone, oggi coinvolto in procedimenti penali italiani nei quali vengono ipotizzati legami con la criminalità organizzata, il contenuto delle chat fu reso praticamente inaccessibile perché omissato quasi integralmente, privando le parti della possibilità di verificarne portata e implicazioni. (...) Alessandro Diddi ha trasformato il ruolo di Promotore di Giustizia di uno Stato peculiarissimo in un palcoscenico inaccettabile. (...) Un Promotore di Giustizia non è un protagonista ferito. Non è un imputato della reputazione. Non è una parte che chiede tutela emotiva. È un organo che esercita una funzione pubblica, in nome dello Stato, e la sua credibilità sta nella sobrietà, nell’impersonalità, nella distanza dal narcisismo processuale. Qui invece si legge l’opposto: l’istituzione piegata al carattere, il ruolo confuso con l’ego, la procedura percepita come un affronto. E il risultato è un atto che - al netto delle formule - suona come una supplica: “guardate cosa mi state facendo”. La Cassazione, con l’Ordinanza 24/25, prende atto dell’astensione e sospende, di fatto, la decisione sulla ricusazione perché l’astensione rende superfluo quel passaggio. Ma le carte restano. E restano come fotografia di un metodo: quando chi dovrebbe rappresentare lo Stato del Papa porta davanti al Collegio, composto in maggioranza da cardinali, la categoria dell’“amarezza”, non sta solo sbagliando tono. Sta mostrando di non aver compreso che la legge non è il suo palcoscenico e che un Promotore di Giustizia non è la star del processo penale. È chiaro che, alla luce di quanto sta accadendo, il Santo Padre Leone XIV dovrà presto mettere mano anche a questo ufficio.» Anche in inglese.
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Andrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, il promotore si fa da parte, il processo continua, in «Acistampa», 13 gennaio 2026. «Alessandro Diddi ha deciso di astenersi dal processo, uscendo di scena proprio quando probabilmente molto di ciò che era avvenuto in primo grado sarebbe stato considerato inaccettabile nel secondo. (...) Si era arrivati alle udienze dell’appello con un pregresso complesso da gestire presso la Santa Sede. Prima di tutto, c’era la spada di Damocle della decisione della Commercial Court di Londra, sollecitata da R. M.. Questi aveva chiesto alla Commercial Court londinese di pronunciarsi in merito alla sua buona fede, alla sua presunta condotta fraudolenta, alla sua presunta truffa. E la Corte ha accettato le tesi di Mincione in 29 dichiarazioni su 31 (...). Quindi, in estate erano state pubblicate alcune intercettazioni che avevano mostrato se non altro una pressione su uno dei testimoni, monsignor Alberto Perlasca, e che coinvolgevano il promotore di Giustizia Diddi. Questi era stato ricettore lui stesso dei messaggi. (...) Le sentenze saranno ribaltate? Oppure si arriverà a dichiarare persino nullo il processo di primo grado?»
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Vik van Brantegem, Il processo Becciu e la giustizia vaticana. Le parole di un vaticanista fuori dal coro, in «Korazym», 13 gennaio 2026.
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Ignazio Ingrao, Inammissibile il ricorso in appello del promotore di giustizia, in «TG1», Rai1, 13 gennaio 2026.
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Felice Manti, In Vaticano il processo riparte senza Diddi. E ora Becciu spera, in «Il Giornale», 13 gennaio 2026. «Il "processo del secolo" ai fondi della Segreteria di Stato vaticana ricomincia da zero in appello. La Cassazione composta dai cardinali Kevin Farrel (presidente del collegio), Matteo Zuppi e Angel Artime, con le due giudici applicate Chiara Minelli e Patrizia Piccialli, ha demolito il castello accusatorio del Promotore di giustizia Alessandro Diddi, che si dimostra ancora una volta digiuno di diritto canonico, e ha confermato le assoluzioni del primo grado contro cui l'avvocato romano si era opposto, senza ragione e fuori tempo massimo. Una sconfitta per Diddi, che all'ultimo secondo ha comunicato alla corte di volersi astenere dal rappresentare l'accusa anche in appello. Una mossa inaspettata, un passo di lato improvviso che serve a evitare una ricusazione data per certa e serve soprattutto a seppellire l'ipotesi del complotto per far condannare monsignor Angelo Becciu (che in primo grado si è beccato cinque anni e sei mesi per peculato "senza aver intascato un quattrino"), escludendo dal processo le chat tra Francesca Chaoqui, Genevieve Ciferri e alcuni gendarmi vaticani. Per la difesa del cardinale, autoesclusosi dal Conclave che ha eletto Papa Leone XIV è un segnale importante che apre alla possibilità di una sostanziale revisione della condanna che lui e i legali Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo reputano ingiusta. Complici i quattro rescripta voluti da Papa Francesco che hanno cambiato in corsa le regole processuali, Diddi era riuscito a far condannare l'ex numero due della Segreteria di Stato già "scomunicato" da Bergoglio e costretto alla rinuncia cardinalizia per alcune accuse rivelatesi - da sentenza - del tutto false, contenute in un'inchiesta dell'Espresso ripresa anche da Report. Come l'aver dato soldi dell'Obolo di San Pietro alla coop del fratello in Sardegna, colpa più grave agli occhi del Papa rispetto alla voragine da 200 milioni nelle casse vaticane, prosciugate dallo sciagurato affare del palazzo di Sloane Square, strapagato e venduto in perdita dopo una complicata alchimia finanziaria tra Roma e Londra e alcune spregiudicate operazioni comunque "benedette" dal Santo Padre e autorizzate dal segretario di Stato Pietro Parolin su consiglio di monsignor Perlasca, trasformato da imputato a testimone chiave attraverso un discusso memoriale scritto a più mani anche dalla Chaouqui e dalla Ciferri. Becciu è rimasto l'unico capro espiatorio di un processo nel quale altri personaggi sono stati infangati ingiustamente, come il broker R. M., che ha ottenuto dall'Alta corte di Londra un risarcimento da 3,5 milioni di euro già liquidati dal Vaticano o monsignor Mauro Carlino, ex collaboratore di Becciu ormai assolto in via definitiva. "Accogliamo con soddisfazione la decisione della Cassazione che rende definitive le assoluzioni per le accuse già ritenute infondate in primo grado. Confidiamo che l'appello possa affermare l'innocenza del cardinale Becciu in modo completo, anche per le residue contestazioni", recita la nota dei legali del cardinale. Il "processo del secolo" che avrebbe dovuto ripulire l'immagine del Vaticano dagli scandali finanziari e da una gestione allegra delle finanze si sta rivelando un boomerang per la Chiesa.»
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Mario Farina, Il Pdg Diddi: l'acrobata della procedura che si rifugia nel cavillo per salvare se stesso, in «Facebook», 13 gennaio 2026. «C'è chi la chiama strategia e chi, più propriamente, la vede come una manovra per nascondere possibili responsabilità dietro il paravento dell'architettura giudiziaria. Il Promotore di Giustizia Diddi è riuscito a evitare la ricusazione con un’acrobazia procedurale degna di nota: prima si rivolge alla Cassazione, poi fa marcia indietro, togliendo di fatto alla Corte di Cassazione il potere di decidere sulla sua 'ricusazione'. Perché questa fuga? La risposta è semplice: una ricusazione confermata sarebbe stata fatale. Avrebbe demolito l'intera accusa contro il Cardinale Becciu, rendendola invalida non solo nella forma, ma anche nella sostanza. Rifugiarsi dietro i tempi e i tecnicismi può servire a salvare la propria posizione nel breve periodo, ma non cancella le ombre. L'uso del tempo a danno dell'imputato e della verità pur anche allontanata, con aggravio di credibilità e spese per la Santa Sede. L'evitamento del giudizio sulla propria imparzialità. Il sospetto di una complicità o di responsabilità personali che la procedura può posticipare, ma non cancellare. La giustizia dovrebbe essere una casa di vetro, non un labirinto di specchi dove l'accusa gioca a nascondino con la verità.» Lo squallore della malagiustizia vaticana!
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Vatican City high appeal court rejects prosecutor's appeal in Becciu case, in «Crux», 13 gennaio 2026. «A lower court of appeal had already dismissed Diddi’s request, and the higher court has confirmed that decision, removing pressure from defendants and – observers say – casting further shadow on Diddi, whose conduct throughout the protracted and Byzantine legal saga has been the subject of intense scrutiny and occasionally searing criticism. A three-judge panel led by Spanish Archbishop Alejandro Arellano Cedillo is hearing the Becciu appeal. Arellano is the dean of the Roman Rota, the Vatican’s highest ordinary judicial tribunal in the Church’s canonical court system. (...) Becciu has consistently maintained his innocence and continues to do so now. For purposes of the appeal, the charges against him have been phrased as “embezzlement” and “fraud,” even though in the first trial the judges conceded there was no evidence Becciu ever profited personally from the disputed transactions.»
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D.M.E., Sloane Avenue. Diddi travolto dalla Cassazione: ricorso respinto e astensione obbligata, in «Silere non possum», 12 gennaio 2026. «La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso proposto dal Promotore di Giustizia e dichiara la definitività della sentenza pronunciata dal Tribunale dello Stato». Parole taglienti che scendono come una lama sul capo del Promotore di Giustizia Alessandro Diddi. Il 9 gennaio 2026 la Corte di Cassazione dello Stato della Città del Vaticano ha chiuso uno dei capitoli più delicati e controversi della recente stagione giudiziaria vaticana. La decisione è contenuta nell’ordinanza n. 25/25, adottata dal Collegio presieduto dal cardinale Kevin Farrell e composto dal cardinale Matteo Zuppi, dal cardinale Ángel Fernández Artime, dalla giudice Chiara Minelli e dalla giudice Patrizia Piccialli. (...) Una bocciatura senza attenuanti. La Cassazione non entra nel merito delle imputazioni, ma colpisce il cuore dell’azione dell’accusa: la totale assenza di motivi di impugnazione specifici. Nell’ordinanza si legge che il Promotore di Giustizia «si è limitato ad allegare alla dichiarazione di appello la requisitoria svolta dinanzi al Tribunale, senza “presentare” i motivi di impugnazione, come previsto dall’art. 131 c.p.p.». Un passaggio particolarmente significativo chiarisce che la specificità dei motivi «è essenziale per circoscrivere i temi di fatto e di diritto sui quali dovrà svolgersi la discussione tra le parti e l’esame del giudice di appello». Non si tratta, dunque, di un vizio formale, ma di una carenza strutturale dell’impugnazione, che impedisce al giudice di comprendere quali punti della sentenza siano contestati e perché. È umiliante, per lo Stato della Città del Vaticano, dover osservare che il proprio organo di accusa dimostri in questo modo di non aver conoscenza del codice di procedura penale dello Stato. La Corte sottolinea inoltre che i cosiddetti motivi “aggiunti” sono stati depositati fuori termine, quando ormai ogni possibilità di sanatoria era preclusa. Da qui la conclusione: l’appello del Promotore di Giustizia è inammissibile e non può essere riesaminato. (...) Il risultato è definitivo: la sentenza del Tribunale dello Stato del 16 dicembre 2023, nella parte in cui non ha riconosciuto la responsabilità penale degli imputati, diventa irrevocabile. Si tratta di una sconfitta senza precedenti per l’organo d’accusa dello Stato, ma soprattutto di una constatazione amara e difficile da eludere: ingenti risorse economiche sono state impiegate per sostenere iniziative processuali prive di un adeguato fondamento giuridico, con un impatto rilevante e tutt’altro che marginale sul bilancio dello Stato della Città del Vaticano. Alessandro Diddi fuori dal processo. (...) Anche qui la decisione è istruttiva. La Corte prende atto che, proprio il giorno fissato per la decisione sulla ricusazione, Diddi ha depositato una dichiarazione di astensione. Un atto che, come afferma la Corte, «esime questa Corte, allo stato, dall’assumere ogni decisione in ordine alla ricusazione». In altre parole: nessuna valutazione nel merito in quanto Diddi ha provveduto ad abbandonare il processo da solo. «Qualcuno ha fatto capire al Promotore di uscire dal processo per il bene dell’Istituzione. Questo teatro non poteva più andare avanti», ha commentato un porporato facendo intendere che Diddi non goda più delle protezioni che aveva con Papa Francesco. (...) consapevole dell’esito prevedibile davanti alla Cassazione, il Promotore ha preferito depositare l’astensione, sottraendosi a una pronuncia che avrebbe compromesso in modo definitivo la sua credibilità. Un problema di credibilità istituzionale. Questi due provvedimenti, letti insieme, restituiscono un quadro preoccupante. Non si tratta solo di una sconfitta processuale, ma della conferma di una inadeguatezza strutturale nel ruolo di Promotore di Giustizia. Errori gravi, come la mancata formulazione dei motivi di appello, hanno un costo altissimo in termini di economia processuale e producono un danno diretto alla credibilità dello Stato della Città del Vaticano. Il nodo, però, è ancora più profondo. Alessandro Diddi non è titolato a ricoprire il ruolo che esercita: non ha mai conseguito alcun titolo in diritto canonico né in diritto vaticano. Eppure, gli è stata affidata una funzione che richiede competenze altamente specialistiche e una conoscenza rigorosa dell’ordinamento in cui si opera. L’esito di queste vicende mostra con chiarezza quanto sia deleterio affidare ruoli chiave a professionisti privi di un’adeguata formazione. La giustizia vaticana paga oggi il prezzo di scelte che hanno privilegiato altri criteri rispetto alla competenza, producendo anni di contenziosi, costi elevati e un logoramento della fiducia internazionale nelle istituzioni dello Stato. La Cassazione, con la sobrietà che le è propria, non pronuncia giudizi politici. Ma le sue ordinanze parlano da sole. E raccontano una stagione in cui l’improvvisazione e l’inadeguatezza hanno lasciato segni profondi, difficili da cancellare.»
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Vaticano: Legali, 'soddisfatti da Cassazione, ora piena innocenza per Becciu', in «Ansa», 12 gennaio 2026. «Da cinque anni e mezzo aspettiamo verità e giustizia. E un innocente è stato appeso a una croce. I metodi dell'Inquisizione che abbiamo visto nel "Nome della Rosa" contro Guglielmo di Baskerville (veri o falsi che fossero) erano acqua di rose in confronto alla bestialità della malagiustizia vaticana vista negli ultimi anni. »
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Sante Cavalleri, Il pg Diddi fuori dal processo Becciu. Coraggiosa decisione della Cassazione Vaticana che ha respinto il suo appello, in «Faro di Roma», 12 gennaio 2026. «... la Suprema Corte – presieduta dal cardinale Kevin Farrell e composta dai cardinali Matteo Zuppi e Ángel Fernández Artime, affiancati dai giudici applicati Chiara Minelli e Patrizia Piccialli – ha dichiarato inammissibile il ricorso del Promotore di Giustizia e ha sancito la definitività della sentenza del Tribunale vaticano del 16 dicembre 2023 nella parte in cui non riconosce la responsabilità penale degli imputati, persone fisiche e giuridiche. Si tratta di una decisione di grande peso giuridico e simbolico. La Corte, infatti, ha ribadito con chiarezza che l’azione penale, pur necessaria e doverosa, non può mai prevalere sulle regole del processo, né può forzare i limiti posti dall’ordinamento e dalle garanzie fondamentali. Il richiamo all’articolo 520 del Codice di procedura penale e l’esclusione di qualsiasi “abnormità” nella decisione della Corte di Appello mostrano una Cassazione attenta al diritto, non alle pressioni. (...) In un contesto mediatico spesso incline a leggere i processi vaticani in chiave politica o simbolica, la Cassazione ha invece scelto la strada più difficile: quella dell’autonomia e del rigore giuridico. Dichiarare inammissibile il ricorso dell’accusa e rendere definitiva una decisione assolutoria parziale non è mai un atto comodo, soprattutto in procedimenti così esposti all’attenzione pubblica e internazionale. Proprio per questo la pronuncia va letta come un atto di coraggio istituzionale. I giudici supremi hanno dimostrato che nello Stato della Città del Vaticano la giustizia non è orientata al risultato, ma al rispetto delle regole; non al consenso, ma alla legalità; non alla forza dell’accusa, ma all’equilibrio tra accusa e difesa.» Anche in portoghese. E in francese. E in spagnolo.
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Ivo Pincara, Ulteriore tegola sulla testa del Promotore di Giustizia Vaticano, Alessandro Diddi: fuori dal processo Becciu, in «Korazym», 12 gennaio 2026.
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Paolo Ardovino, Processo Becciu, colpo di scena: il Promotore di giustizia si astiene e fa un passo indietro, in «La Nuova Sardegna», 12 gennaio 2026. Iai: «Decisione eclatante che avrà conseguenze anche sul processo di Sassari» «Tutti gli sviluppi che provengono dal tribunale vaticano sono influenti sul nostro processo – sostiene Ivano Iai, avvocato di quattro degli imputati –. Un intervento così eclatante come l'astensione di Diddi ci dà maggiore serenità, ci permette di continuare nel processo sardo con un atteggiamento diverso, dove le possibili ambiguità sono sopite dal fatto che le parti che gestiranno il processo sono oggi affrancate da qualsiasi elemento di incompatibilità. Sapere che la situazione in Vaticano non è più coperta da veli di ambiguità ha importanti conseguenze a livello emotivo». Sulle motivazioni che possano aver portato Alessandro Diddi alla dichiarazione di astensione, Iai sostiene: «A mio avviso è stata fatta una riflessione da parte del Promotore di Giustizia che potesse probabilmente preservare i rapporti istituzionali e la memoria del papa defunto che lo aveva nominati. Esporsi al possibile rischio di una ricusazione accolta avrebbe potuto determinare anche una sconfessione del vecchio pontefice, mentre un’astensione è un atteggiamento diplomaticamente più severo ed equilibrato per una ricomposizione delle posizioni».
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Cassazione vaticana su processo Becciu, inammissibile il ricorso del pg, in «Ansa», 12 gennaio 2026.
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Processo Becciu: Pg Diddi si astiene, respinto suo ricorso, in «Agi», 12 gennaio 2026.
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Comunicato stampa della Sala stampa vaticana, 12 gennaio 2026.
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Salvatore Cernuzio, Processo vaticano, la Cassazione prende atto della astensione di Diddi, in «Vatican News», 12 gennaio 2026. Anche in spagnolo. E in francese.
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Iacopo Scaramuzzi, Processo Becciu, il procuratore fa un passo indietro: l'appello prosegue senza Diddi, in «La repubblica», 12 gennaio 2026. «Accusa sotto accusa. (...) Al cuore dell’istanza di ricusazione sono i messaggi whatsapp scambiati tra Diddi e Genoveffa Ciferri o tra quest’ultima e Francesca Immacolata Chaouqui, testimoni al processo di primo grado, dai quali emerge, secondo gli avvocati, che “durante la fase delle indagini relative al presente procedimento, dopo il primo interrogatorio di Mons. Alberto Perlasca (collaboratore di Becciu nella compravendita del palazzo di Londra, ndr.) del 29 aprile 2020 e durante il processo dinanzi al Tribunale, è stata compiuta un’attività volta a dirigere e influenzare Mons. Perlasca, dapprima quale indagato e successivamente quale teste dell’Accusa, affinché rendesse dichiarazioni contro S.E.R. Cardinale Angelo Becciu e gli altri odierni indagati, con la promessa/prospettazione che solo in tal modo non avrebbe subito il processo e la sua posizione sarebbe stata archiviata (come poi effettivamente è avvenuto)”. (...) Oltre all’istanza di ricusazione, la Cassazione ha analizzato una seconda ordinanza relativa all’appello che lo stesso Diddi aveva presentato avverso la sentenza di primo grado pronunciata dall’allora presidente del tribunale Giuseppe Pignatone, che aveva parzialmente smontato l’impianto accusatorio del promotore di giustizia. La corte d’appello aveva già respinto l’appello della pubblica accusa, inoltrando però la certificazione di questa decisione al supremo tribunale. La doppia decisione. Ora la sala stampa della Santa Sede riferisce in un comunicato che la corte di Cassazione “si è pronunciata con due ordinanze in merito ai ricorsi proposti dal Promotore di Giustizia, in un caso prendendo atto della dichiarazione di astensione nel procedimento del Prof. Alessandro Diddi e nell’altro confermando l’inammissibilità dell’appello del Promotore pronunciata dalla Corte di Appello”.» Sono passati ti tempi della campagna di mascarimanento promossa dal Gruppo Gedi?
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M.N., Processo in Vaticano: dichiarato "inammissibile" l'appello del promotore di giustizia, prossima udienza il 3 febbraio, in «Sir», 12 gennaio 2026.
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Il passo indietro di Diddi e la prova decisiva per la giustizia vaticana, in «Infovaticana», 12 gennaio 2026. «Il ritiro di Diddi: un gesto obbligato. Come ha riferito Il Messaggero, Alessandro Diddi ha fatto un passo indietro. Non per una questione minore, ma per evitare che il processo collassi sotto il peso delle ricusazioni, sospetti e tensioni accumulate. La sua astensione nel procedimento relativo al Palazzo di Londra comporta, di fatto, la sua uscita definitiva dal caso più controverso della giustizia vaticana recente. (...) Un processo carico di anomalie (...) Durante il processo sono emersi elementi inquietanti: testimonianze contraddittorie, ipotesi di registrazioni illegali sul suolo italiano, l’intervento di personaggi che agivano dietro le quinte e il sospetto persistente che l’istruzione fosse stata guidata più da obiettivi politici che da una rigorosa ricerca della verità. Tutto ciò è stato aggravato dagli interventi diretti del pontificato precedente, che ha modificato le regole del processo mediante rescritti, a detrimento delle garanzie della difesa. Quella eredità pesa oggi sulla giustizia vaticana. La Cassazione come test del nuovo pontificato. Per questo la decisione della Corte di Cassazione —composta da cardinali— è stata percepita dentro e fuori la Chiesa come una prova decisiva del nuovo corso sotto Leone XIV. Non si tratta solo di un adempimento giuridico: in gioco c’è la credibilità del sistema giudiziario del Vaticano. (...) Ciò che si è ottenuto è qualcosa di precedente e fondamentale: ripristinare un minimo di ordine processuale affinché l’appello possa celebrarsi con garanzie.» Anche in spagnolo.
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Felice Manti, Processo a Becciu, Diddi si astiene per non farsi cacciare, in «Il Giornale», 12 gennaio 2026. «Meglio un passo di lato che una sconfessione definitiva. Il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi non rappresenterà più l'accusa nel processo d'appello a monsignor Angelo Becciu: lo ha deciso lui stesso offrendo alla Cassazione vaticana la sua astensione. Una scelta last minute inaspettata alla vigilia del verdetto atteso per venerdì scorso, che ha sollevato la Corte dall'onere di doverlo dichiarare incompatibile, dopo la mole di conversazioni avute con la "Papessa" Francesca Chaouqui - nemica di Becciu dopo la sua condanna nel caso Vatileaks - e Genevieve Ciferri, amica del superteste Alberto Perlasca, vero regista nella Segreteria di Stato dell'operazione immobiliare a Sloane Avenue che ha causato un buco da 200 milioni nelle casse vaticane. Becciu è stato condannato a 5 anni e sei mesi per peculato senza essersi messo in tasca un euro anche a causa di un memoriale che, stando a 3mila pagine di chat tra Diddi, la Ciferri, la Chaouqui e alcuni gendarmi vaticani, sarebbe stato concordato per scagionare Perlasca e incastrare al suo posto Becciu, che per questa condanna è stato costretto ad auto escludersi dal Conclave che ha eletto Papa Leone XIV. (...) La Cassazione vaticana ha anche demolito il ricorso di Diddi contro alcune assoluzioni in primo grado del 16 dicembre 2023. La verità su Becciu e l'intero processo si avvicina: si riparte in aula il prossimo 3 febbraio, a rappresentare l'accusa sarà l'aggiunto Roberto Zannotti.»
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Enrica Riera, Processo Becciu, il promotore Diddi fa un passo indietro, in «Domani», 12 gennaio 2026. «Dietro la decisione di Diddi, ci sarebbero evidentemente le famose conversazioni su WhatsApp, pubblicate da Domani e intercorse fra Giovanna Ciferri, Francesca Immacolata Chaouqui e il promotore: le chat, secondo le difese, avrebbero avuto lo scopo di condizionare uno dei testimoni chiave del processo, monsignor Alberto Perlasca, ex direttore dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di stato, nelle sue accuse contro il cardinale Becciu. Cosa che, avevano affermato sempre i legali della difesa nella richieste di ricusazione, confermerebbe un «ineliminabile interesse personale» del promotore che ne minerebbe «totalmente la terzietà», requisito indefettibile affinché Diddi possa svolgere correttamente la sua funzione di «ricercare la verità dei fatti». (...) Per quanto emerso nelle chat la giustizia d’Oltretevere, come già raccontato, ha aperto un fascicolo contro Chaouqui: la lobbista è accusata di traffico di influenze perché avrebbe ricevuto denaro da Ciferri, nella specie 15mila euro, ma anche per subornazione per la presunta induzione di Perlasca a dare false dichiarazioni nel processo del secolo e, ancora, per falsa testimonianza resa in dibattimento.» Alessandro Diddi – vigliaccamente – ha aspettato l'ultimo giorno per fare un passo indietro dal processo, avendo nel frattempo ritardato di ulteriori tre mesi l'iter giudiziario: una vergogna!
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Franca Giansoldati, Vaticano, via il Promotore di Giustizia: Diddi f amarcia indietro e si «astiene» dal processo Becciu, era ormai incompatibile, in «Il Messaggero», 12 gennaio 2026. «E' la sua uscita di scena definitiva. IN questo modo Diddi offre la possibilità al processo vaticano di riprendere l'iter in appello senza subire ulteriori contraccolpi, senza le tensioni continue e la montagna di sospetti che sinora si erano intrecciati in questa ingarbugliata vicenda processuale che ha portato alla condanna - in primo grado - di nove persone tra cui il cardinale Angelo Becciu il quale si era però sempre proclamato innocente. Per certi versi la decisione della Cassazione (composta dai cardinali Farrell, Zuppi e Artime) costituiva una sorta di test collaterale sul pontificato in corso, e sulla sua capacità effettiva di garantire in Vaticano processi giusti, cosa che finora è sempre stata contestata con forza non solo dalle difese degli imputati ma da una folta schiera di giuristi, canonisti e cardinali. L'appello del processo per il Palazzo di Londra si era aperto in ottobre in modo piuttosto scoppiettante. Le difese di quattro degli imputati, il cardinale Angelo Becciu, i finanzieri Enrico Crasso e R.M. e l'ex funzionario della Segreteria di Stato, Fabrizio Tirabassi avevano ricusato il Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi per avere avuto «un interesse nel procedimento» come si evince dai tanti messaggi intercorsi tra la pr Francesca Chaouqui e Genoveffa Ciferri, le due donne che hanno ispirato ispirato su differenti livelli, il memoriale di monsignor Alberto Perlasca, principale accusatore del cardinale Becciu. In pratica Chaouqui, avrebbe manipolato il monsignore (per il tramite di Ciferri) agendo dietro le quinte e in contatto con il Promotore di Giustizia Diddi. Per la Corte d'Appello, formata dallo spagnolo monsignor Alejandro Arellano Cedillo (proveniente dai vertici della Rota Romana) e da due giudici laici, la richiesta era stata giudicata ammissibile e ora a Corte di Cassazione (formata dai cardinali, Zuppi, Lojudice, Gambetti, Farrell e da Artime) pronunciarsi in merito. (...) Dentro e fuori la Chiesa l'appello del cosiddetto processo Becciu viene considerato il primo, consistente, test del nuovo corso per misurare trasparenza e coerenza nell'amministrazione della giustizia da parte di Leone XIV. Il Papa ha in un paio di circostanze fatto sapere che non si sarebbe intromesso in alcun modo, cosa che, invece, non fece il suo predecessore entrando a gamba tesa con quattro rescripta per modificare la gestione delle indagini a processo in corso, ai danni del le difese e del cosiddetto “giusto processo”. La vicenda era partita dalla richiesta di un prestito della Segreteria di Stato allo Ior per un totale di 150 milioni di euro per riacquistare le quote della società che controllava un immobile di pregio a Londra. Da lì si è sviluppata una vicenda carica di zone d'ombra, giochi di potere, opacità. In primo grado sono affiorate persino false testimonianze, con agenti segreti più volte tirati in ballo, ipotesi di registrazioni illegali sul suolo italiano da parte di gendarmi vaticani, la presenza di suggeritori dietro le quinte per manipolare il principale accusatore del cardinale Becciu, un tempo responsabile dell'ufficio finanziario: monsignor Alberto Perlasca. Il primo legale che ha voluto commentare questo evento è Cataldo Intrieri che assieme a Massimo Bassi, difensori di Tirabassi, ritengono «saggia la decisione del professor Diddi, a conferma della legittimità delle questioni poste dalla difesa sulle oscure trame di depistaggio durante le indagini volute per la vicenda di Sloane avenue. Ora non resta che trarne le dovute conseguenze . Una pagina buia che confidiamo si chiuda presto e definitivamente». Anche in francese. E in tedesco. E in spagnolo. E in inglese.
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D.L.C., Sloane Avenue. Alessandro Diddi prende un'altra porta in faccia in Cassazione, in «Silere non possum», 12 gennaio 2026.
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C'È UN GIUDICE A BERLINO (E PARE ANCHE IN VATICANO)! IL PROMOTORE DI INGIUSTIZIA ALESSANDRO DIDDI SPEDITO A CASA CON LA CODA FRA LE GAMBE, PER INTANTO. A QUESTO PUNTO SARÀ LA STORIA A GIUDICARE LO SCHIFO CHE HA PARTORITO. Dopo cinque o sei anni di scandalosa malagiustizia e di persecuzione di un innocente, ora la Chiesa – dopo lunghissimo letargo, nel migliore dei casi – comincia ad aprire gli occhi. Meglio tardi che mai. Avanti!
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Leone XIV con i giovani di Roma e i volontari del giubileo, anno santo francescano, il concistoro termina negli abusi, illegali in Spagna, la giustizia del Vaticano, Parolin e Maduro, Venezuela, ¿un Papa Anti Trump?, rivolta in Persia, tre anni senza Pell, in «Infovaticana», 11 gennaio 2026. «Il Vaticano sconvolto dal caso Becciu. La Corte di Cassazione del Vaticano ha impiegato alcuni giorni in più per decidere se impugnare il promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, ed escluderlo dal processo Becciu. Un groviglio di pratiche elaborate su misura per «salvare» il vero responsabile delle decisioni, grazie a una serie di norme (segrete) modificate sul momento in relazione alle intercettazioni telefoniche e alla riservatezza dell’indagine. Questa faccenda ha segnato la fine del pontificato del Papa Francesco e ha influenzato il Conclave che ha eletto Leone XIV. Agli occhi di numerosi osservatori che seguono il caso con interesse, il processo Becciu è stato tutto tranne che «giusto». Già sappiamo che il sistema giudiziario del Vaticano non si può paragonare nemmeno lontanamente agli cosiddetti stati di diritto moderni. Il Papa Leone, a differenza del suo predecessore, ha già dichiarato che non desidera interferire nella decisione: «quella è compito dei giudici d’appello e degli avvocati difensori». Essendo l’autorità ‘suprema’ in Vaticano ‘non può non intervenire’, persino la dichiarata decisione di non intervenire è una forma di intervento. Le ombre che circondano Pignatone, il giudice della prima parte del processo, accusato di collaborare con la mafia, non aiutano nemmeno. Siamo ancora molto lontani dal restaurare l’immagine di un Vaticano trasparente, che con questo processo ha minato ulteriormente la sua credibilità.» Anche in inglese. E in spagnolo. E in portoghese. E in francese.
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Felice Manti, "Via Diddi dall'Appello". Sono i giorni decisivi alla Cassazione vaticana, in «Il Giornale», 10 gennaio 2026. La Corte di Cassazione del Vaticano – tre cardinali e due giudici applicate, non tutti senza conflitti d'interesse – ama la verità o le antepone la ragion di Stato? Lo sapremo presto. «Chat con persone estranee al processo, dossier confezionati su misura per "salvare" il vero responsabile delle decisioni, anche grazie a una serie di norme (segrete) cambiate in corsa su intercettazioni e segreto istruttorio pur di ottenere la condanna di monsignor Angelo Becciu dal tribunale vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone. Sono passate le 20 quando è chiaro a tutti che la Cassazione del Vaticano si è presa - un po' a sorpresa - qualche giorno in più per decidere se ricusare il Promotore di Giustizia vaticana Alessandro Diddi ed escluderlo dal processo di appello per il processo sulla compravendita di un palazzo a Sloane Avenue a Londra in cui è stato condannato Becciu. Una vicenda che ha segnato il pontificato di Bergoglio e ha condizionato il Conclave che ha eletto Leone XIV. Secondo i legali del monsignore sardo, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, Diddi non può nuovamente rappresentare l'accusa contro Becciu (come prevederebbe il diritto canonico) dopo le rivelazioni contenute in oltre 3mila pagine di chat tra lo stesso Promotore di giustizia, due gendarmi che avrebbero partecipato alle indagini, l'ex analista del Dis Genevieve Ciferri, amica del principale testimone d'accusa monsignor Alberto Perlasca (ex collaboratore di Becciu e colui che avrebbe pianificato l'affare londinese) e la "Papessa" Francesca Chaouqui, nemica storica del cardinale autoesclusosi dal Conclave dopo il caso Vatileaks. Dalla lettura di queste conversazioni - secretate e tenute nascoste alle difese - emerge chiaramente che la stessa testimonianza di Perlasca e molte delle accuse a Becciu (mai pienamente dimostrate nella sentenza di condanna per peculato a 5 anni e sei mesi) sarebbe state concertate e che le due donne erano in possesso di informazioni riservate che solo gli inquirenti potevano conoscere, tanto che agli occhi di numerosi osservatori come l'esperta di Diritto canonico Geraldina Boni, il processo a Becciu sarebbe stato tutt'altro che "giusto". (...) Non aiutano neanche le ombre su Pignatone, accusato di aver favorito la mafia. Se Diddi venisse ricusato sarebbe l'ennesimo affondo contro un processo che, anziché restituire l'immagine di un Vaticano trasparente, ne ha ulteriormente affossato la credibilità.» Anche in spagnolo.
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Lucas Alonso, Becciu exige rectificaciones a Religión Digital, in «Iglesia Noticias», 9 gennaio 2026. A volte è necessario rispondere alle farneticazioni – menzogne, insinuazioni, calunnie – di certi pseudo giornalisti. Evidentemente l'arte mafiosa del mascariamento è diffusa anche nella penisola iberica.
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Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, Réplica de los abogados del cardenal Becciu a un artículo de Ángel Aznárez, in «Religion Digital», 8 gennaio 2026.
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Andrea Gagliarducci, Leone XIV, quali le riforme in vista?, in «Acistampa», 7 gennaio 2026. «... si attende il 9 gennaio la decisione della Cassazione vaticana (anche questa, riformata da Papa Francesco, e attualmente composta da un collegio dei cardinali Farrell, Zuppi, Lojudice e Gambetti) riguardo la ricusazione del Promotore di Giustizia Alessandro Diddi richiesta dai difensori degli imputati al processo di appello sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato.»
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Giovanni Maria Vian, Affollato, collegiale, rivolto al futuro: il primo concistoro di papa Leone, in «Domani», 4 gennaio 2026. Anche in portoghese: «Mas há mais. Devido ao aumento progressivo e significativo da expectativa de vida, imprevisível há poucas décadas, o Colégio Cardinalício está agora, pela primeira vez, dividido em duas partes exatamente iguais: 122 eleitores e um número igual de cardeais com mais de oitenta anos, além de Angelo Becciu, de setenta e sete anos, que acabou numa espécie de limbo. Devido a uma questão financeira ainda não esclarecida, cujo julgamento vem se arrastando há anos no tribunal do estado do Vaticano, o Papa Francisco decidiu excluir do conclave o cardeal, outrora seu colaborador próximo. Considerada controversa e problemática por muitos, a decisão de Bergoglio não foi superada pelos cardeais reunidos após a morte do Papa, e a espinhosa questão, praticamente sem precedentes, só pôde ser resolvida com a renúncia do prelado sardo de participar do conclave. À sua explícita apreciação pelo gesto de Becciu, o Colégio Cardinalício acrescentou — na mesma declaração sobre o número de eleitores e com outra crítica implícita aos procedimentos autocráticos de Bergoglia — a esperança de que "os órgãos de justiça competentes possam apurar definitivamente os fatos".»