«Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo,

diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.» (Mt 5,11-12)


«Cosa dice la giurisprudenza mondiale? Che se una causa è aperta c’è la presunzione d’innocenza.

Forse non è innocente, ma c’è la presunzione. Una volta ho parlato di un caso in Spagna

di condanna mediatica che ha rovinato la vita di alcuni sacerdoti che poi sono stati riconosciuti innocenti.

Prima di condannare dal punto di vista mediatico, meglio pensarci due volte.» (Papa Francesco)

 

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Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_2_link_0
Sulle accuse di aver arricchito 
se stesso o propri familiari

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Sulla vicenda Marogna 
(impropriamente chiamata "dama del cardinale")
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Sul palazzo di Londra 
in Sloane Avenue 60

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Processi e sentenze di Londra, Roma, Lugano ecc. a proposito della compravendita del palazzo in Sloane Avenue 60CASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlshapeimage_6_link_0shapeimage_6_link_1shapeimage_6_link_2shapeimage_6_link_3
Sulla Messa "in coena Domini" celebrata da papa Francesco 
a casa del cardinale BecciuCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlshapeimage_7_link_0shapeimage_7_link_1shapeimage_7_link_2
Sulla causa di beatificazione 
di Aldo Moro
(e sulle altre accuse di Report)
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Sul sistema giudiziario vaticano


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Come vivono tutto questo 
il cardinale Becciu 
e la sua famiglia?
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Il rinvio a giudizio
(3-26 luglio 2021)CASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlshapeimage_11_link_0shapeimage_11_link_1
Il Conclave e papa Leone


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Sulle querele contro «L'Espresso», Perlasca, Ciferri, Chaouqui e co.CASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlshapeimage_13_link_0shapeimage_13_link_1shapeimage_13_link_2
Il processo in Vaticano 


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Il puzzle della verità
(il complotto) 

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Sull'accusa d'aver trasferito 
del denaro in Australia 
e sull'ipotesi di complotto 
contro il card. PellCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlshapeimage_16_link_0shapeimage_16_link_1shapeimage_16_link_2shapeimage_16_link_3
Sull'«Espresso» e co.


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Altro


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Per il seguito clicca sulla casella che ti interessa.

Sul "caso Becciu" in generale


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Il 24 settembre 2020 il cardinale Giovanni Angelo Becciu ha presentato a Papa Francesco la propria rinuncia – forzata – «alla carica di Prefetto della Congregazione dei Santi e dai diritti connessi al Cardinalato». Il card. Pietro Parolin, il più stretto collaboratore del Papa, che ha dato il suo consenso all'acquisto del Palazzo di Londra («sono favorevole alla stipulazione dei contratti»), si è precipitato a dichiarare che lui non ne sapeva nulla. Per più di nove mesi la Santa Sede non ha fornito nessuna spiegazione, ma alcune testate giornalistiche hanno attivato una campagna violentissima e martellante in cui hanno addossato numerose colpe al cardinale sardo. Lui si è proclamato innocente, ha trovato la vicenda surreale e spera che l'equivoco si chiarisca. Per più di altri sette mesi il processo non è entrato in materia, poiché il Promotore di (In)Giustizia Alessandro Diddi non ha obbedito agli ordini del Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone, vale a dire consegnare il materiale probatorio integralmente («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). Ciononostante – e contraddicendosi – il Presidente ha deciso di passare alla fase dibattimentale. Il cardinale ha evidenziato come le accuse orchestrate contro di lui siano assurde, incredibili, grottesche, mostruose. In aula è anzi emerso che il testimone chiave Alberto Perlasca, la cui deposizione in istruttoria risulta piena di omissis, era manipolato; ma il Tribunale ha protetto la manipolatrice, cancellando l'interrogatorio di Francesca Immacolata Chaouqui calendarizzato per il 16 febbraio 2023 e tenendo nascosti 120 su 126 messaggi intercorsi tra lei e Genoveffa Ciferri (l'amica di Perlasca). Perché i magistrati non cercano e non servono la verità? Cosa nascondono?

«Amor mi mosse, che mi fa parlare.» Questa rassegna stampa – compilata per amore della Chiesa – intende aiutare a farsi un'idea compiuta della vicenda, nella certezza che la verità ci renderà liberi. Tutti. I contributi, vagliati con discernimento, propongono letture più o meno condivisibili (non necessariamente tutte concordanti); spero invece di evitare articoli disonesti o calunniosi. Dopo aver subito infinite menzogne, è necessario mettere in circolazione la verità, come è necessario mettere in circolazione sangue sano per salvare un corpo in cui è stata iniettata una quantità enorme di veleno. Sempre nella convinzione della sacralità del principio della presunzione d'innocenza, che papa Francesco ha definito «un diritto umano»; fino a prova contraria. Non si può sorvolare sull'ingiustizia inflitta a un uomo innocente e perbene.

Nell'agosto del 2022, nel settembre del 2023 e poi nel dicembre del 2024 papa Francesco ha invitato il card. Becciu ai Concistori. Ai magistrati ha però detto che bisogna «evitare il rischio di "confondere il dito con la luna": il problema non sono i processi, ma i fatti e i comportamenti che li determinano». Ma se la luna non c'è? E se Becciu fosse davvero innocente, vittima di un colossale complotto?

Papa Francesco può essere stato tratto in inganno e indotto in errore? Può essere stato fatto cadere in una trappola? Può aver condannato un innocente? Nel marzo del 2023 Francesco ha riconosciuto: «A volte mi sale il sangue alla testa. Poi si perde la pazienza e quando si perde la pace si scivola e si commettono errori. Bisogna saper aspettare». Già, vale proprio per tutti. Sia chiaro: chi pretende che qualcuno – fosse anche il Papa – sia sempre infallibile non gli usa misericordia e lavora per una perversa ragion di stato, anziché per la verità, per la Chiesa e per il Papa. L'importante è riconoscerli, gli errori, e agire di conseguenza, vale a dire rimediare, finché non è troppo tardi. Meglio ammettere d'essere stati ingannati che perseverare nell'errore. Che fare, allora? Io il 13 marzo 2023 ho scritto a Papa Francesco. E tu?

Il 26 luglio 2023, dopo due anni di processo e 67 udienze, livido di accanito furore, il PdG Diddi ha chiesto una pena di più di 7 anni di carcere per il cardinale; ma senza fornire un briciolo di prova a sostegno dei suoi teoremi! Il 22 novembre e il 12 dicembre gli avvocati Viglione e Marzo hanno smontato una per una tutte le accuse. Il 16 dicembre il cardinale è stato condannato a 5 anni e 6 mesi di carcere.

Nella Settimana Santa del 2024 Becciu ha scritto una lettera ai suoi confratelli cardinali, ribadendo: «SONO INNOCENTE, NON SONO UN CORROTTO». Il Vaticano con questo processo «ha perso un’occasione unica per mostrare al mondo come amministrare la giustizia nel rispetto dei diritti degli accusati».

Ma nel frattempo è emerso che: 1) Almeno un magistrato italiano e un ufficiale della Guardia di finanza in servizio alla Direzione investigativa antimafia, a quanto pare in collaborazione con membri dei Servizi segreti (deviati?), hanno effettuato spionaggi e dossieraggi illeciti contro le persone coinvolte nel "processo del secolo" (chi sono i mandanti dentro il Vaticano? E come mai Diddi si è precipitato affannosamente a Perugia da Cantone?). 2) Il Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone è indagato per favoreggiamento alla mafia e per aver comprato delle case da mafiosi (a quanto pare pure membri della loggia massonica) pagando in parte in nero! Che credibilità ha questo giudice? E come può, sotto il profilo etico, morale, emettere sentenze in nome del Papa? Pignatone aveva perfettamente rilevato l'anomalia dell'accusa che occultava gran parte del materiale probatorio, tanto che aveva ripetutamente ordinato a Diddi di consegnare tutte le prove, anche quelle utili alle difese; cosa è successo nel 2022 che gli ha fatto "dimenticare" tale determinazione, per cui, contraddicendosi, ha avallato le scorrettezze dell'accusa e ha compiuto un'assurda inversione a U? Qualcuno ha forse dato un ordine a un giudice che, avendo compiuto quanto evidenziato dal procuratore De Luca, era ricattabile? Come spiegare l'assurda giravolta di Pignatone? Becciu poi è stato cacciato per molto meno, e senza neanche un avviso di garanzia! 3) Le sentenze della Giustizia britannica e della Giustizia svizzera hanno radicalmente smentito i teoremi del promotore di (in)giustizia vaticano Alessandro Diddi. 4) Il falso testimone di Report, Nicola Giampaolo, è stato condannato per calunnia. 5) È partita la rappresaglia contro coloro che difendono la verità e l'innocenza del card. Becciu. 6) Nell'aprile del 2025, con la scoperta delle chat tenute colpevolmente nascoste dal promotore di ingiustizia Diddi (chat presentate in una denuncia all'ONU), emergono le prove del complotto imbastito contro Becciu dal trio Chaouqui-Ciferri-Perlasca, apparentemente con la collaborazione del commissario della Gendarmeria Stefano De Santis e dello stesso Diddi, l'«anello debole» della catena (e quindi manipolabile?), il quale mentendo ha sempre detto di non essere stato in contatto con Chaouqui. C'è dietro un loschissimo "do ut des"?

La domanda è ormai imbarazzante, in Italia come in Vaticano: chi deve cercare la verità, se le persone sospette, coloro che si comportano in modo equivoco o losco, sono i magistrati e i membri delle forze dell'ordine (Alessandro Diddi, Giuseppe Pignatone, Stefano De Santis, Pasquale Striano, Antonio Laudati, Federico Cafiero De Raho, Gioacchino Natoli, Roberto Scarpinato, Giuseppe Del Deo...)?

Francesca Immacolata Chaouqui ha affermato spudoratamente: «SE IO NON FOSSI STATA NOMINATA IN COSEA, PROBABILMENTE (BECCIU) SAREBBE PAPA ADESSO; AL PROSSIMO CONCLAVE MAGARI DIVENTAVA PAPA»; «GRAZIE A ME BECCIU NON DIVENTERÀ PAPA». Ecco l'ammissione di colei che ha ordito il complotto! Ecco l'obiettivo del complotto: manipolare il Conclave e la storia della Chiesa! Non solo: «EH LO SO, E CHE COSA POSSIAMO FARE? POSSIAMO UCCIDERLO (BECCIU, NDR)?», incalza Chaouqui. E ancora: «Nel dubbio dargli la colpa a prescindere», scrive la “papessa” il 29 agosto del 2020. Tradotto: Perlasca dovrà accusare Becciu a ogni costo. «Perché – continua Chaouqui – è meglio un “colpa sua” che un “non so”». «Erano ad un punto morto. Senza di te col ca*** che si faceva l’inchiesta. Siamo seri», scrive alla Ciferri: «Dobbiamo capire cosa devi dire. Per evitare che le chat siano considerate attendibili ove mai si decidesse di desecretarle. Perché in questo caso avrebbe ragione Becciu. Va disinnescata la bomba. Per me vale ciò che ho detto al processo. Non conosco Diddi. Se viene fuori che eravamo tutti d’accordo è la fine»!

Maggio 2025: Becciu non può partecipare al Conclave per volontà di papa Francesco (Parolin presenta post mortem due scritti papali firmati F). Ma tutto fa pensare che nella percezione generale sia stato taroccato il nesso eziologico (causa-effetto): tutto il mondo pensa che Becciu venga escluso dal Conclave per essere stato condannato; in realtà anche le parole della Chaouqui fanno intuire che Becciu è stato condannato (senza un briciolo di prova) proprio al fine di espellerlo dal Conclave. La ragion di stato contro la verità, siamo sempre lì: «... meglio che muoia un solo uomo per il popolo...».

Luglio 2025: la procura di Roma indaga Chaouqui per truffa, estorsione ed esercizio abusivo della professione. Chi sono i suoi complici dentro le mura vaticane?

Il 22 settembre 2025, cinque anni dopo l'inizio della brutale persecuzione, ha preso avvio il processo d'appello. Scandalizza il silenzio complice della stampa "cattolica", sulla scia dell'«immortale anima di don Abbondio». Igino Giordani, uno dei pochissimi cattolici che 100 anni fa hanno avuto il coraggio di opporsi radicalmente al fascismo, non capiva «perché proprio nel campo cattolico debbano tentarsi allevamenti su larga scala di invertebrati»: non è possibile «abdicare alle ragioni primordiali della coscienza e ritirarci in canonica ad aspettare che spiova» (da Rivolta Cattolica, Piero Gobetti ed., 1925). Ma una cosa è certa: se la giustizia e la stampa vaticane non vorranno dire la verità, lo farà la storia.

Intanto, nell'ottobre del 2025, quattro anni e mezzo dopo aver diffuso le sue menzogne attraverso "Report", Nicola Giampaolo è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione per calunnia e a risarcire il card. Becciu con 15'000 euro. Il 12 gennaio 2026, finalmente, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso in appello del Promotore di (in)giustizia Diddi; lui – vigliaccamente – ha aspettato l'ultimo giorno per fare un passo indietro dal processo, avendo nel frattempo ritardato di ulteriori tre mesi l'iter giudiziario: una vergogna! Alcuni esperti canonisti hanno smascherato la scandalosa incompetenza e l'arroganza dell'Ufficio del promotore di giustizia vaticano.

Il 17 marzo 2026 la Corte d'Appello, diretta da Alejandro Arellano Cedillo, ha dichiarato che il processo è in gran parte nullo e quindi da rifare, perché l'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia non ha ancora consegnato integralmente il materiale probatorio (l'ordine di Pignatone del 27 luglio 2021, sempre disatteso); e gli ha dato tempo per consegnare tutto, senza omissis, entro il 30 aprile. E inoltre perché i rescripta di papa Francesco non sono mai stati pubblicati: una legge che non si possa leggere non è una legge valida, almeno dove vigono i diritti umani. In caso contrario si violano i diritti di difesa, compreso quello alla piena conoscenza degli atti, incluse ora le chat di chi ha montato l'imbroglio. In pratica Diddi e i suoi scellerati compari hanno fatto perdere cinque anni di vita a tutte le persone coinvolte in questa brutta messinscena, e milioni dell'Obolo – quelli sì dell'Obolo di San Pietro! – alla Chiesa. Dopo un mese e mezzo, il 30 aprile, Diddi... ha nuovamente disobbedito al Giudice: una sfrontata e plateale presa in giro! Cosa succederà adesso? Che fanno in vaticano? Indagano o insabbiano? Ogni penultimatum concesso alla malagiustizia contribuisce a frantumare la credibilità del Vaticano (e della Chiesa tutta). La verità brucia come il disinfettante, ma è l'unica che ci farà liberi.                                    AP

Sante Messe:

  1. -Pattada, Natale 2020

  2. -Ozieri, Sant'Antioco 2021

  3. -Roma, Epifania 2022

  4. -Roma, Annunciazione del Signore

  5. -Roma, alla Madonna delle Grazie

  6. -Ozieri, Madonna del Rimedio

  7. -Roma, Santa Maria delle Grazie al Trionfale


Qualche contributo

di Andrea Paganini:

> Prima lettera aperta

> Seconda lettera aperta

> Terza lettera aperta

> Ciò che ho capito del caso Becciu

> Lettera a papa Francesco

> Immaginate. Tre anni dopo...

> "Caso Becciu": verso la sentenza

> IL PUZZLE DELLA VERITÀ

> Cosa significa stare con il Papa?

> Chi aiuta il Papa?

> Lettera aperta al dottor Pignatone

> Sul "Caso Becciu" di Mario Nanni

> intervista su rinuncia al Conclave

> Attenzione!


DARE LA VITA PER IL PAPA, FINO ALLE CONSEGUENZE PIÙ ESTREME E ASSURDE, FINO A RIVIVERE L'ABBANDONO PATITO DA GESÙ SULLA CROCE


Pubblicazioni sul tema:






























































> LA SVOLTA: L'EVIDENZA DEL COMPLOTTO!






Le menzogne e le calunnie – come la malainformazione in genere – fanno un sacco di rumore; ma alla lunga finiscono per implodere. Però quanta sofferenza inflitta a un innocente! Non c'è nulla di più doloroso dell'ingiustizia perpetrata da coloro dai quali ci si aspetta, con fiducia, il massimo del rispetto dei diritti e delle correttezza.





«Malgrado le apparenze, che ingannano, in realtà, per ciascun figlio di donna l'esistenza è una via crucis: buon per lui se trova un cireneo che lo aiuti a portar la sua croce. Ma fortunato il cireneo, che, aiutando il fratello, aiuta in realtà Cristo.» I.G.

 

«Quando si alleano i grandi poteri per auto-conservarsi, il giusto paga per tutti.» (Papa Francesco)


«Il lawfare inizia attraverso i mass media, che denigrano [l'obiettivo] e insinuano il sospetto di un reato. Si creano indagini enormi e per condannare basta il volume di queste indagini, anche se non si trova il reato.» (Papa Francesco)


«Non abbiate paura delle condanne, non preoccupatevi: prima o poi le critiche e le accuse false cadono e i valori superficiali che le sostengono si rivelano per quello che sono, illusioni. (...) Non abbiate paura delle condanne del mondo.» (Papa Francesco)


«A volte, annunciare che la speranza non delude significa andare controcorrente, persino contro l’evidenza di situazioni dolorose che sembrano senza via d’uscita. Ma è proprio in quei momenti che può meglio manifestarsi come il nostro credere e il nostro sperare non vengano da noi, ma da Dio.» (Papa Leone XIV)


«Ci sono momenti in cui raggiungere la verità è doloroso, ma necessario.» (Papa Leone XIV)


«Ci sono situazioni nelle quali, per rimanere umani, dobbiamo abbandonare le esitazioni e prendere posizione. Ci sono conflitti in cui non è giusto rimanere neutrali e non basta ritenere di “non essere complici”.» (Papa Leone XIV)

LA CHIESA AMA O NON AMA LA VERITÀ E LA GIUSTIZIA? Siamo sempre lì, sul Golgota.

LEONE XIV: PACE, DIALOGO, GIUSTIZIA, AMORE, UNITÀ! Confidiamo che... «Il male non prevarrà!»

Nel luglio e nell'agosto 2025, e poi di nuovo nel gennaio 2026 qualcuno (si può ben immaginare chi) ha bloccato il mio account di Facebook, con cui promuovo questa rassegna stampa. La censura non è uno strumento né democratico né cristiano!

  1. Bullet Antonio Atte, Attentato a Ranucci, il giornalista: "Non rinnego l'amicizia con Lavitola, in Parlamento tanti massoni", in «Adnkronos», 9 luglio 2026. Eh, sono giustificazioni!

  2. BulletInchiesta per spionaggio che ha coinvolto due ex agenti italiani... e l'interesse della Russia per il Vaticano, in «TG5», 9 luglio 2026. Uhm, ci sono dentro anche i servizi segreti (deviati?) russi, oltre che italiani? Che cos'era quell'"obolo per papa Francesco"? Chi doveva essere sacrificato sull'"altare dell'ipocrisia"?

  3. BulletAldo Torchiaro, Chi ha piazzato la bomba a casa Ranucci? L'amicizia col presunto attentatore Lavitola e le nostre foto che non voleva far circolare, in «Il Riformista», 8 luglio 2026. Il "noto prelato", monsignor Fusco, amico del segretario di papa Francesco, che incontrava Lavitola e Ranucci...! «Da ieri circolano su tutte le agenzie di stampa, le testate e le principali emittenti le fotografie che Il Riformista ha pubblicato il 23 maggio 2023. Le avevo realizzate nella sera della domenica 21 quando trovai riuniti allo stesso tavolo, in un’atmosfera di frizzi e lazzi, l’allora vicedirettore Rai, Ranucci, l’imprenditore dal rocambolesco passato giudiziario, Lavitola e un sorridente Monsignor Fusco, che per la Santa Sede si era occupato del caso Becciu. Materia incandescente, quella dello scandalo degli acquisti immobiliari londinesi di Sloane Avenue che in una serie di puntate del 2021 era stata servita calda, non al ristorante di Lavitola ma nella cucina televisiva di Ranucci.

  4. BulletAndrea Caldart, Becciu, Marogna e il grande silenzio: chi doveva essere davvero protetto?, in «Gazzetta dell'Emilia», 8 luglio 2026. «La richiesta della Corte di acquisire integralmente gli atti, senza tagli e senza omissioni, e il mancato deposito di documenti decisivi aprono un fronte che va oltre il destino processuale di Becciu. Perché se mancano pezzi fondamentali, allora viene meno la credibilità stessa dell’intera accusa. (...) Dietro ogni inchiesta ci sono persone, vite, famiglie, madri, e troppo spesso questo dettaglio viene sacrificato sull’altare del clamore. La gogna mediatica non si cancella con una sentenza. Il marchio resta. La reputazione distrutta resta. Il dolore subito resta. (...) Perché tanta violenza giudiziaria e comunicativa? Perché concentrare tutto su Becciu e su chi gli stava intorno? Nel grande gioco del potere, colpire un uomo può servire a proteggere un sistema. Isolare un nome può servire a evitare che altri nomi emergano. Creare uno scandalo può servire a spostare lo sguardo altrove. E allora il sospetto si fa largo: e se tutto questo fosse stato un enorme meccanismo di copertura? Se il bersaglio non fosse stato scelto solo per punire, ma per contenere? Chi ha tratto vantaggio reale dall’operazione londinese? Chi ha orientato certe ricostruzioni? Chi ha guadagnato politicamente, economicamente o istituzionalmente? Sono domande che oggi pesano più delle accuse. Il nuovo corso vaticano di Papa Leone XIV sembra voler riportare il diritto al centro, chiedendo trasparenza piena e atti completi. È un passaggio fondamentale. Perché senza verità documentale non può esistere giustizia, e senza giustizia, resta soltanto il potere. Forse il caso Becciu non è solo la storia di un cardinale travolto, forse è il racconto di come si costruisce un colpevole quando ci potrebbe essere il bisogno di nascondere altro.»

  5. BulletLodovica Bulian, Attentato a Ranucci, indagato l'imprenditore Lavitola: "È il mandante". Il caso della cena dei due con un noto prelato, in «Il Giornale», 7 luglio 2026. Che ci faceva quel «noto prelato», vicino al segretario di papa Francesco, insieme a Valter Lavitola e a Sigfrido Ranucci?

  6. BulletIlaria Sacchettoni, Attentato a Ranucci, i sospetti del pm: il mandante è Valter Lavitola. Il conduttore di Report: «Siamo amici, sono sconvolto», in «Corriere della Sera», 7 luglio 2026. TOH, VALTER LAVITOLA! Ma cosa mi dici mai! Dieci domandine. ➤ Chi è il legale di Valter Lavitola?  * Alessandro Diddi, il Promotore di (in)giustizia del Vaticano, l'accanito accusatore del card. Becciu. ➤ Con chi va a cena Valter Lavitola? * Con Sigfrido Ranucci (Report) e con un sacerdote amico del segretario di papa Francesco. ➤ Cosa fa Sigfrido Ranucci (Report)?  *  Diffonde calunnie del tutto prive di fondamento contro il card. Becciu (la Corte d'Appello ha confermato la condanna di Nicola Giampaolo, l'"informatore" di Report, per calunnia).  ➤ Chi altri sceglie Report come "informatrice"?  * Francesca Immacolata Chaoqui, la pregiudicata in contatto con papa Francesco che nutre un odio viscerale contro il card. Becciu. ➤ Cosa ha fatto la Chaoqui? *  Ha manipolato Alberto Perlasca, il testimone chiave del "processo del secolo", che ha raccontato il falso in Tribunale contro il card. Becciu. ➤ Cosa fa il pdg Diddi?  Protegge la Chaoqui, facendo cancellare il suo interrogatorio, e Perlasca. ➤ Cosa fa ora Perlasca? * Viene stralciato dalla lista degli indagati e papa Francesco lo ha (ri)nominato membro della Magistratura vaticana. ➤ Cosa fa poi Valter Lavitola? * Organizza un attentato di stampo mafioso contro l'automobile di Ranucci. ➤ Cosa fa nel frattempo il pdg Diddi? * Occulta a piacimento e riempie di "omissis" il materiale probatorio del "processo del secolo", affinché le difese non conoscano le prove a loro utili. ➤ Cosa fa il pdg Diddi in seguito, benché ormai siano emerse le prove del complotto (mafioso?) organizzato contro l'innocente card. Becciu? * Disobbedisce ripetutamente all'ordine della Corte – tanto di primo grado quanto d'Appello – di consegnare integralmente il materiale probatorio.  UNISCI I PUNTINI E TROVA... UN LEGITTIMO SOSPETTO? Ma che begli ambientini frequentano i magistrati del Vaticano, come Giuseppe Pignatone, indagato per favoreggiamento alla mafia, ed Alessandro Diddi, legale di Lavitola!

  7. BulletCaso Becciu, scade il termine per l'accusa: il promotore Diddi "manca" la scadenza, in «Sardegnalive», 4 luglio 2026. Un'ulteriore svolta scuote il processo d’appello sulla compravendita del Palazzo di Londra. Il promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, non ha rispettato il termine perentorio fissato dalla Corte d’Appello per lo scorso 30 giugno. Entro quella data, il magistrato inquirente avrebbe dovuto ridefinire interamente l’impianto accusatorio, specificando i reati ancora contestati ai singoli imputati e le relative prove a supporto. La decisione dei giudici era arrivata dopo aver constatato che, tra la sentenza di primo grado e le successive evoluzioni procedurali, le accuse originarie si erano pesantemente ridimensionate e non coincidevano più con il quadro attuale. Il mancato adempimento da parte dell'accusa rischia ora di far saltare il calendario processuale e offre un formidabile assist alle difese, che denunciano da tempo la violazione del diritto al pieno contraddittorio. (...) Il braccio di ferro si è infiammato su due fronti. Il primo è l'ordinanza di marzo: Il 17 marzo scorso, la Corte d’Appello ha ordinato all'Ufficio del promotore di giustizia di depositare la versione integrale di tutti gli atti e i documenti dell'istruttoria. Il secondo il "nodo" Perlasca e il Diritto Canonico: Il 29 aprile, Diddi ha depositato le chat WhatsApp di Genoveffa Ciferri e le videoregistrazioni degli interrogatori del testimone chiave, monsignor Alberto Perlasca. Tuttavia, nei video permanevano vistosi "omissis". L'accusa ha giustificato il mancato deposito integrale di alcuni atti invocando il canone 1598 del Codice di diritto canonico, sostenendo che la loro divulgazione avrebbe arrecato «gravissimi pericoli al bene e all’interesse pubblico». La Corte d'Appello non ha ritenuto convincenti le giustificazioni di Diddi basate sul diritto canonico e sul pericolo per l'interesse pubblico. I giudici hanno stabilito che non era più possibile procedere senza chiarezza: se il quadro accusatorio era cambiato, l'accusa doveva formalizzarlo chiaramente per garantire il diritto di difesa. Da qui l'ordine, rimasto inevaso, di ridefinire tutto entro il 30 giugno.

  8. BulletFranca Giansoldati, Processo Becciu, la Corte d'Appello richiama ancora Diddi: ignorato il termine del 30 giugno, in «Il Messaggero», 3 luglio 2026. PENSAVO FOSSE UN ULTIMATUM. E invece era l'ennesimo penultimatum! Nelle primissime udienze del 2021 il Giudice del Vaticano Giuseppe Pignatone aveva ordinato al Pdg di consegnare tutto il materiale probatorio, integralmente, anche i documenti utili alla difesa: «Non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti». Cinque anni fa! Il pdg Alessandro Diddi ha sempre disobbedito a questo ordine del giudice; e il Giudice Pignatone ha chiuso tutti e due gli occhi e s'è inchinato all'ingiustizia di turno. Qualche mese fa il Giudice di Appello Alejandro Arellano Cedillo ha ordinato, per l'ennesima volta, al pdg di consegnare il materiale probatorio integralmente. Ha fissato un termine per la consegna: il 30 aprile. Data non rispettata! Poi ha dato un'altra data, il 30 giugno 2026. E anche questa non è stata rispettata! I Pdg hanno detto che non hanno avuto abbastanza tempo per preparare il materiale... HANNO AVUTO A DISPOSIZIONE 5 ANNI! E ora? Cosa farà la Corte? Un ultimatum? O un penultimatim? O finalmente una decisione risolutoria? Certo è l'ennesimo abuso dei pdg! «Ennesimo colpo di scena nel processo d'appello sul caso del Palazzo di Londra. Il promotore di giustizia Alessandro Diddi non ha rispettato il termine fissato dalla Corte d'Appello e scaduto il 30 giugno, entro il quale avrebbe dovuto ridefinire l'intero impianto accusatorio, indicando con precisione i reati ancora contestati ai singoli imputati e le prove poste a sostegno di ciascuna imputazione. Un adempimento disposto dai giudici dopo aver rilevato che le accuse, a seguito della sentenza di primo grado e delle decisioni intervenute nei mesi successivi, non coincidono più con quelle formulate all'inizio del processo. (...) Nella sua ricostruzione, infatti, Diddi sostiene che, dopo la sentenza di primo grado e dopo l'inammissibilità del suo appello incidentale, i capi d'imputazione si sono ridotti e modificati. Tuttavia questa nuova formulazione delle accuse non è mai stata formalizzata. Per i giudici non è più possibile continuare a fare riferimento alle richieste di rinvio a giudizio depositate nel 2021 e successivamente integrate durante il dibattimento di primo grado. Se il quadro accusatorio è cambiato, deve essere chiarito quali contestazioni siano effettivamente rimaste in piedi e quali prove le sostengano, così da garantire il pieno esercizio del diritto di difesa. La Corte ha inoltre preso atto che lo stesso promotore considera ormai irrilevante una parte della documentazione raccolta durante le indagini e che, contemporaneamente, invoca il canone 1598 del Codice di diritto canonico per giustificare il mancato deposito integrale di alcuni atti, sostenendo che la loro divulgazione potrebbe arrecare «gravissimi pericoli al bene e all'interesse pubblico». Una tesi che non ha convinto i giudici, i quali hanno modificato la precedente ordinanza imponendo un nuovo passaggio preliminare: entro il 30 giugno il promotore avrebbe dovuto indicare puntualmente le imputazioni ancora contestate ai singoli imputati e le relative fonti di prova. Quel termine è ormai scaduto senza che l'ordine della Corte sia stato eseguito. Resta ora da capire quali saranno le conseguenze processuali di questo ulteriore mancato adempimento.» Ma Diddi, nonostante sia stato (auto)estromesso dal processo, è ancora lui che muove tutte le pedine?

  9. BulletGiuseppe Giordano, Caso Becciu, il giudizio d'appello diventa un esame di coscienza della giustizia vaticana, in «Capitalist», 1° luglio 2026. PROCESSO AL PROCESSO (E AL VATICANO). Ah, se solo avessero ascoltato – e rimediato alle porcherie – già cinque anni fa! Ora l'intero sistema (giudiziario) vaticano entra in crisi e la malagiustizia esercitata contro un innocente si trasforma in un boomerang. Ma la verità è più importante di qualsiasi ragion di stato.

  10. BulletAlexander Folz, Vatikanisches Berufungsgericht bestätigt Urteil gegen Ankläger von Kardinal Becciu, in «CNA», 1° luglio 2026.

  11. BulletAndrea Paganini (FB, 30 giugno 2026): «Ormai è evidente per il mondo intero che Becciu è la vittima innocente di un brutale complotto. Manca solo una cosa: il Vaticano deve riconoscerlo. Oggi, 30 giugno 2026, scade l'ennesimo ultimatum posto all'accusa per la consegna del materiale probatorio abusivamente occultato. I Pdg obbediranno ai Giudici? Finora non l'hanno fatto. E così la malagiustizia in Vaticano ha fatto il brutto e il cattivo tempo a proprio piacimento, da sei anni a questa parte. La finiamo?»

  12. BulletFiammetta Nesta, L'imparzialità e la terzietà del giudice nel processo penale vaticano, in «Vox Canonica», 29 giugno 2026. Bei pensieri. Ma tutto da dimostrare, nella pratica! «Il principio del giusto processo, solennemente sancito a livello internazionale dall’articolo 10 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dall’articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, trova nel binomio della terzietà e dell’imparzialità del giudice il suo nucleo fondante. Nello Stato della Città del Vaticano l’enucleazione e l’effettiva operatività di tali garanzie hanno storicamente dovuto confrontarsi con una struttura ordinamentale sui generis, tanto che la Santa Sede non ha né firmato né ratificato la CEDU, sebbene abbia manifestato i sentimenti sottesi di rispetto della dignità e dell’integrità umana. (...) Lo Stato vaticano si configura come una monarchia assoluta elettiva all’interno della quale il Sommo Pontefice accentra nella propria persona la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della Legge Fondamentale. (...) la vigenza del Codice Finocchiaro-Aprile continua a sollevare interrogativi dottrinali sulla distinzione tra chi raccoglie la prova e chi la valuta in dibattimento, essendo un codice prevalentemente di stampo inquisitorio. (...) Nonostante lo sforzo legislativo profuso nel tentativo di allineare lo Stato vaticano agli standard transnazionali, assistiamo, soprattutto in processi particolarmente delicati, all’uso dei Rescripta. Essi sono dei provvedimenti singolari ad casum emanati dal Romano Pontefice che, in via del tutto eccezionale e in deroga alle comuni regole del processo stabilite per legge, modificano i poteri del Promotore di Giustizia, organo dell’accusa, su esplicita richiesta di quest’ultimo, potenzialmente a scapito delle garanzie degli imputati: questi provvedimenti possono essere adottati senza la loro previa pubblicazione, in contrasto con il principio di legalità, che impone la previa pubblicazione degli atti aventi forza di legge prima della loro entrata in vigore sia nell’ordinamento vaticano che in quello canonico. Un secondo profilo di criticità riguarda lo statuto dei magistrati e l’assenza di un organo indipendente di autogoverno della magistratura, analogo ai Consigli Superiori della Magistratura presenti in Italia o in altri ordinamenti europei. Nello SCV le nomine, le promozioni, i trasferimenti e i procedimenti disciplinari dei magistrati sono integralmente rimessi alla volontà del Sommo Pontefice, che li esercita tramite i propri dicasteri o con provvedimenti diretti. (...) I principi di terzietà e imparzialità del giudice non sono considerati concetti alieni o incompatibili con la natura dello SCV, bensì si dimostrano elementi costitutivi essenziali per la credibilità internazionale e la tenuta etica della giurisdizione della Santa Sede. Il percorso intrapreso mostra il passaggio progressivo da un modello di stampo marcatamente inquisitorio a un modello sui generis, in cui la ricerca della verità processuale deve necessariamente coniugarsi con il rispetto intangibile dei diritti della difesa e con le esigenze di uno Stato dipendente dal Romano Pontefice. L’assimilazione dei parametri del costituzionalismo europeo incontra quindi un limite invalicabile nella natura ecclesiologica dello Stato della Città del Vaticano. La terzietà del giudice vaticano non potrà mai configurarsi come una totale separazione dal vertice sovrano, poiché il legame di dipendenza strutturale dal Vicario di Cristo permane come asse portante dell’intero sistema. La vera scommessa del futuro consisterà nella capacità dei magistrati e del legislatore vaticano di dimostrare, nella prassi quotidiana delle aule di giustizia, che l’obbedienza alla legge e l’equidistanza dalle parti costituiscono lo strumento più alto per attuare quella giustizia che, per la Chiesa, resta una dimensione inscindibile della carità, senza però dimenticare il fine verso cui tende l’ordinamento vaticano, che ha come primo criterio di riferimento interpretativo il diritto canonico stesso.» Tutto da dimostare, nella pratica!

  13. BulletAndrea Paganini (FB 28 giugno 2026): «Esattamente 8 anni fa, il 28 giugno 2018, Giovanni Angelo Becciu diventava cardinale per decisione di papa Francesco. Due anni dopo, manipolato, lo stesso papa Francesco lo condannò brutalmente senza un briciolo di prova contro di lui, sull'onda di una reazione impulsiva e di una campagna di diffamazione – killeraggio mediatico, mascariamento mafioso – senza precedenti nella storia. Tutto il processo che da allora si protrae assurdamente non è altro che il tentativo grottesco di puntellare – in modo illecito e contro ogni diritto umano – quella decisione papale e anticristiana. Becciu, nonostante questa crocifissione preventiva compiuta quasi 2000 anni dopo quella di Cristo e nonostante un calvario indicibile, ha continuato a vivere come prima, dando prova del suo amore incondizionato per Gesù Crocifisso e Abbandonato: come uno che il Vangelo lo prende sul serio fino in fondo e lo pratica senza ambiguità. In fedeltà a Dio, all'Umanità, alla Chiesa, al Papa. Io sono fiero di lui. Con immensa ammirazione.»

  14. BulletCalunniò il card. Becciu durante la trasmissione Report. Condannato anche in appello il promotore della causa di beatificazione di Moro, in «Faro di Roma», 27 giugno 2026.

  15. BulletVik van Brantegem, Condanna definitiva del testimone di Report, Nicola Giampaolo. Altro crollo nel castello accusatorio contro il Cardinal Becciu, in «Korazym», 26 giugno 2026. «Il Difensore del Cardinal Becciu, l’Avvocato Fabio Viglione, che si era costituito parte civile chiedendo e ottenendo il risarcimento del danno, ha commentato: «Il Cardinal Becciu ha molto sofferto per queste accuse fantasiose. La pronuncia odierna fotografa nitidamente il carattere calunnioso delle stesse, così come pienamente affermato dalla sentenza di primo grado che oggi è stata integralmente confermata dai giudici d’appello con riferimento a questi fatti. È una sentenza che mette un punto fermo su una vicenda paradossale nella quale il Cardinal Becciu era stato trascinato ingiustamente, diventando bersaglio di una grave calunnia». Anche in spagnolo.

  16. BulletLa Corte d'Appello Vaticana conferma la condanna al testimone di Report: «Calunniò Becciu», in «L'Unione Sarda», 26 giugno 2026. «SERVIZIO PUBBLICO O TAXI PER CALUNNIATORI? È inaccettabile che la TV pubblica (Rai 3) dia spazio e amplifichi la voce di un calunniatore come Gianpaolo, il "falso postulatore", moltiplicando a dismisura gli effetti di una calunnia contro il Cardinale Becciu. Conduttori come Ranucci e Mottola non possono comportarsi come "taxi", facendo salire a bordo chiunque senza assumersi la responsabilità della gravità delle affermazioni fatte (Gianpaolo) trasmesse. Chi infanga le istituzioni e le persone non può godere di una simile vetrina senza che ci siano conseguenze. Il servizio pubblico deve informare, non diventare cassa di risonanza per i calunniatori» (Fari Pad su FB). Mentre i giornali con la coda di paglia si incaponiscono in un colpevole silenzio, la verità avanza. Lentamente, ma avanza.

  17. BulletLuca Romano, La giustizia vaticana torna a dare ragione a Becciu. "Fu calunniato da Nicola Giampaolo", in «Il Giornale», 26 giugno 2026.

  18. BulletAndrea Paganini (FB 25 giugno 2026): «Oggi sono passate esattamente 300 settimane. Esattamente 2'100 giorni dal 24 settembre del 2020, il giovedì in cui un uomo innocente è stato brutalmente condannato dal Papa, dalla Chiesa, dal mondo intero, sull'onda della campagna di diffamazione – killeraggio mediatico, character assassination, mascariamento mafioso – più violenta della storia. Ormai è chiaro come la luce del sole: il card. Becciu è completamente innocente, vittima di un perverso complotto. Io, certo che la verità vale più della ragion di Stato e che anzi ci farà liberi, non mi stancherò di lavorare perché la verità venga alla luce. Un cristiano non può aver paura della verità, e tanto meno nasconderla. Quanto durano 300 settimane? Quanto vale la vita di un uomo?»

  19. BulletFari Pad (Facebook 20 giugno 2026): «Il caso Striano al centro del nodo giuridico: i perimetri dei poteri concessi da Bergoglio a Diddi. STATO DI DIRITTO AL COLLASSO? SE IL DOSSIERAGGIO ENTRA NEL PROCESSO VATICANO. Libere riflessioni sugli accessi abusivi del finanziere Pasquale Striano sulla vicenda che vede condannato in primo grado il Cardinale Becciu. Perché, le difese richiedono l'accertamento dei fatti? È stato violato il "giusto processo"? Nel tortuoso percorso del processo d'appello in Vaticano, sta emergendo una verità amara: l'istanza di legalità, di trasparenza e di rispetto delle regole non sembrerebbe arrivare dagli uffici inquirenti, bensì pare, dalle richieste pressanti dei collegi difensivi. Sono gli avvocati degli imputati a dover esigere il rispetto del codice, di fronte a zone d'ombra che definire inquietanti sarebbe un eufemismo. Al centro di questo gravissimo problema giuridico si collocherebbe proprio la figura del finanziere Pasquale Striano e la nota vicenda degli accessi abusivi alle banche dati. Un nodo cruciale che l'accusa vaticana avrebbe ignorato o liquidato con troppa fretta, ma che le difese stanno invece richiedendo con forza di approfondire, pretendendo che si faccia piena luce sull'origine dei dati utilizzati per far partire l'inchiesta. Il fulcro del problema risiede nel superamento di confini che non sono solo procedurali, ma internazionali. Ci si troverebbe di fronte al paradosso di accessi illeciti e dossieraggi che avrebbero violato non solo i diritti dei singoli, ma i rapporti legali e di sovranità che regolano le relazioni tra due Stati distinti, come l'Italia e la Città del Vaticano. Appare assolutamente impensabile e inverosimile che Papa Francesco avesse autorizzato o potesse minimamente immaginare una simile deriva metodologica. I decreti sovrani (rescripta) concessi dal Pontefice al Promotore di Giustizia Alessandro Diddi avrebbero dovuto muoversi all'interno di un perimetro investigativo legittimo, e non certo trasformarsi in una "carta bianca" capace di giustificare l'utilizzo o la tolleranza di pratiche illegittime compiute a monte delle indagini. Se l'ufficio dell'accusa avesse deliberatamente ignorato l'origine illecita di tali accessi, o se peggio ne avesse beneficiato senza disporre accertamenti su chi materialmente abbia ordinato quelle intrusioni oltretevere o in Italia, ci troveremmo davanti a una palese violazione del principio del giusto processo. La giustizia non può nascere dall'illegalità. Se chi la deve tutelare preferisse non indagare sui metodi con cui sono state confezionate le accuse, allora lo Stato di Diritto verrebbe meno. Ed è per questo che la battaglia delle difese per la nullità del primo grado non sarebbe un semplice cavillo, ma una necessaria difesa della legalità internazionale». La giustizia non può nascere dall'illegalità; in questo caso poi non si cercava la giustizia, bensì – consapevolmente – l'ingiustizia.

  20. BulletProcès Becciu: vers le naufrage?, in «Golias», 17 giugno 2026. Verso il naufragio automasochista? Si avvicina la nemesi storica in Vaticano? La Storia sarà impietosa. «Il "processo del secolo" sta crollando su se stesso? La giustizia del Vaticano sarà finalmente riuscita a dimostrare che non è una giustizia? Nel momento in cui lo svolgimento del processo, le sue modalità di funzionamento, i suoi meccanismi - accusa, tribunale, interventi del papa - sono messi in discussione, e si mettono in discussione contro la loro volontà, alcuni si chiedono: è il momento di fare il processo del processo, o si potrà finalmente tenere il processo detto dell'edificio di Londra?» «Le "procès du siècle" est-il en train de s’effondrer sur lui-même? La justice du Vatican va-t-elle finalement avoir réussi à démontrer qu’elle n’en est pas une? Au moment où la tenue du procès, ses modes de fonctionnement, ses rouages – accusation, tribunal, interventions du pape - sont mis en question, et se mettent eux-mêmes en question sans le vouloir, certains s’interrogent: est-il temps de faire le procès du procès, ou bien va-t-on pouvoir tenir enfin le procès dit de l’immeuble de Londres?» Nulla è più importante della verità e del rispetto delle persone.

  21. Bullet Michele Finizio, La Basilicata delle "fratellanze" tra aristocrazia e nobiltà, in «Basilicata24», 15 giugno 2026. Un imbroglione, un calunniatore. «Il Tribunale ha riconosciuto Nicola Giampaolo colpevole di calunnia nei confronti di padre Bogusław Turek, sottosegretario dello stesso Dicastero, del cardinale Angelo Becciu e dello stesso Dicastero delle Cause dei Santi, rappresentato dal suo prefetto, il cardinale Marcello Semeraro. La pena inflitta dal Tribunale Vaticano è di 3 anni e 6 mesi di reclusione, con interdizione dai pubblici uffici per lo stesso periodo. Giampaolo è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali ed al risarcimento danni a favore delle parti civili». Facciamo pulizia, in Italia e in Vaticano!
  22. BulletD.N.I e F.V., La cricca di Tornielli demonizzava EWTN. Oggi Leone XIV la mette sopra di lui, in «Silere non possum», 4 giugno 2026. «Poi è arrivato il processo d’appello del caso Sloane Avenue. Tornielli aveva scritto, durante il pontificato di Francesco, un editoriale in difesa del processo di primo grado; lui, che faceva spettacoli di magia a Chioggia, si è messo a parlare di diritto in un editoriale delirante. La Corte d’Appello ha poi smontato quella sentenza battendo proprio sui punti che Tornielli difendeva. È così che, piano piano, ha iniziato a sgretolarsi il castello di sabbia.» Un episodio in cui il giornalismo – cattolico e non – ha toccato il fondo della propria volgare decadenza.

  23. BulletSante Cavalleri, Una giovane donna, Maria Montserrat Alvarado, guiderà il Dicastero per la Comunicazione al posto di Paolo Ruffini che va in pensione. È stata anchorman e poi Ceo di EWTN, impero mediatico cattolico in USA spesso critico su Papa Francesco, in «Faro di Roma», 3 giugno 2026. La situazione – nella (mala)giustizia e nella (mala)informazione vaticane – è effettivamente gravissima. Attenzione, comunque, a non buttare il bambino con l'acqua sporca!

  24. Bullet«Nicodemo faceva parte del Sinedrio, il Consiglio dei capi d’Israele. Quando nel Sinedrio sentì parole di disprezzo verso Gesù, invitò tutti ad ascoltarlo prima di condannarlo» (Leone XIV, 31 maggio 2026). Contro la violazione del diritto umano alla presunzione d'innocenza, da parte di chi condanna precipitosamente, impulsivamente e in modo disinformato. E condannando anche innocenti!

  25. BulletVik van Brantegem, Le lezioni di Tucidide e Manzoni applicate al caso Becciu, in «Korazym», 31 mggio 2026. Tucidide e Manzoni – citati nei miei post FB – sono diventati fecondi! Dalla "Storia della colonna infame" di Manzoni ho tratto anche qualche altro pensiero: «Que' giudici condannaron degl'innocenti, che essi, con la più ferma persuasione dell'efficacia dell'unzioni, e con una legislazione che ammetteva la tortura, potevano riconoscere innocenti; e che anzi, per trovarli colpevoli, per respingere il vero che ricompariva ogni momento, in mille forme, e da mille parti, con caratteri chiari allora com'ora, come sempre, dovettero fare continui sforzi d'ingegno, e ricorrere a espedienti, dei quali non potevano ignorare l'ingiustizia»; «... il timor di mancare a un’aspettativa generale, di parer meno abili se scoprivano degl’innocenti, di voltar contra di sé le grida della moltitudine, col non ascoltarle; il timore fors’anche di gravi pubblici mali che ne potessero avvenire: timore di men turpe apparenza, ma ugualmente perverso, e non meno miserabile, quando sottentra al timore, veramente nobile e veramente sapiente, di commettere l’ingiustizia.»

  26. BulletFari Pad (Facebook 30 maggio 2026): «IL GATTOPARDO IN VATICANO: CAMBIARE TUTTO PER NON CAMBIARE NULLA. L'ordinanza della Corte d'Appello Vaticana del 25 maggio 2026 offre lo spunto per una libera riflessione su un cortocircuito che appare, a tutti gli effetti, un esercizio di stile per guadagnare tempo. Nel recepire formalmente le istanze delle difese, la Corte ha scelto di non rispondere direttamente alla cruciale eccezione di nullità della citazione dei capi d'accusa (ex art. 355 cpp) sollevata dai legali, che lamentavano la mancata consegna degli atti omissati. Di fatto, disponendo una nuova richiesta per ciò che era gia scaduto il 30 aprile, si assiste a una sorta di "gatto che si morde la coda": una Corte in evidente affanno che si arrampica sugli specchi alla ricerca di una boccata d'ossigeno, preferendo reiterare un ordine già disatteso piuttosto che sanzionarne la violazione. Ordinanza iniziale del 17 Marzo 2026 con termine al 30.04.2026 (1*) (...)Nella motivazione della citata ordinanza, codesta Ecc.ma Corte ha puntualmente richiamato la dottrina consolidata riferita al Codice Finocchiaro-Aprile, la quale pacificamente riconosceva la necessità che il pubblico ministero depositasse tutti gli atti del procedimento, nessuno escluso (...) (2*) Se la regola stabilita nell'ordinanza del 17 marzo voleva che venissero depositati tutti gli atti di accusa in forma integrale, "nessuno escluso"; entro il termine perentorio del 30 aprile, l'azione gattopardesca compiuta il 25 maggio nel concedere nuove proroghe finisce per depotenziare l'autorità del provvedimento originario. Tutto cambia nella forma, ma nulla cambia nella sostanza processuale. COSA DOVEVA SUCCEDERE IL 22 GIUGNO? La Corte avrebbe dovuto pronunciarsi sull'istanza difensiva dello scorso 13 maggio. Gli avvocati del Cardinale Becciu, di Crasso e di Mincione hanno chiesto la nullità dell'atto di citazione in giudizio. Il motivo? L'Ufficio del Promotore di Giustizia (l'accusa) ha disubbidito ai giudici, continuando a nascondere atti d'indagine fondamentali, coperti da misteriosi "omissis". Il vulnus insanabile: la violazione dell'Art. 355 c.p.p. La recente memoria difensiva sull'omesso deposito del Promotore di Giustizia (PdG), depositata il 13 maggio 2026, mette a nudo una violazione frontale e gravissima dell'articolo 355 del Codice di Procedura Penale. Non é un dettaglio tecnico, è una questione di legalita: il sequestro di atti e documenti operato dalla polizia giudiziaria deve seguire regole rigide di convalida e deposito. Omettere questi passaggi o sottrarre elementi al fascicolo significa violare il diritto costituzionale alla difesa, alterando la parità delle parti e inquinando la trasparenza del processo. Un'anomalia che da sola dovrebbe far crollare qualsiasi pretesa punitiva. (3*) A questo scenario di rinvii si aggiunge un ulteriore paradosso, che si muove su un binario parallelo ma altrettanto emblematico. La Corte ha giustificato la sua linea sostenendo di aver recepito le istanze difensive, un atteggiamento che richiama quanto accaduto con l’ammissibilità della ricusazione del Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi. Quest'ultimo, pur essendosi appellato alla Cassazione vaticana, ha confermato la sua astensione dal processo prima ancora che la medesima si pronunciasse. Tuttavia, in questo gioco di specchi e di ruoli, il Promotore rimane formalmente alla guida dell'intero Ufficio. Una formula che, ancora una volta, sembra incarnare perfettamente il motto di sapore lampedusiano: cambiare la superficie per preservare intatta la struttura.» Anche il giudice Pignatone, cinque anni fa, aveva ripetuto moltissime volte l'ordine di consegnare il materiale probatorio in modo integrale («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). Per ben sette mesi. E poi che ha fatto? Ha rinunciato (AP).

  27. BulletVik van Brantegem, Il processo vaticano al Cardinal Becciu, una vergogna incancellabile e danno incalcolabile per la Chiesa, in «Korazym», 29 maggio 2026. Una Chiesa automasochista? Più la Chiesa rinvia lo svelamento della verità, più si fa del male. «Per quanto tempo ancora dobbiamo restare in attesa che la giustizia venga resuscitata nello Stato della Città del Vaticano? (...) E i tempi si allungano sempre di più. Pare di assistere ad una Processione danzante di Echternach, in cui i pellegrini avanzano al ritmo di una polka tradizionale, eseguendo una caratteristica sequenza: tre passi in avanti e due passi indietro, compiendo così cinque passi per avanzare di un solo passo. (...) Il deposito integrale degli atti è stato uno degli aspetti più controversi del cosiddetto processo giunto al secondo grado, ed è stato uno degli aspetti centrali nel primo pronunciamento della Corte d’appello il 17 marzo scorso quando la Corte presieduta dal Decano della Rota romana, Mons. Alejandro Arellano Cedillo, aveva decretato la “nullità relativa” del primo grado e ordinato “la rinnovazione del dibattimento” con il deposito in Cancelleria di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio. Obbligo inadempiuto da parte del Promotore di Giustizia al primo termine del 30 aprile scorso. Va ricordato che tutte le ordinanze finora emesse dalla Corte d’appello vaticana sconfessano l’operato del Promotore di Giustizia e dei giudici di primo grado. Le reazioni suscitate dall’ennesimo rinvio e dalle persistenti omissioni documentali convergono su alcuni punti fondamentali: la denuncia di gravi violazioni del diritto di difesa; l’accusa di avere occultato elementi istruttori rilevanti, comprese chat e documenti ritenuti decisivi; la contestazione dei continui mutamenti delle motivazioni addotte dall’accusa per giustificare il mancato accesso agli atti; il sospetto che i rinvii servano a evitare una pronuncia che potrebbe travolgere l’impianto accusatorio del primo grado. (...) «Processo al Card. Becciu. Finalmente c’è un giudice in Vaticano che persegue giustizia e verità e rispetta i diritti della difesa. Una verità che abbiamo sempre gridato è che Angelo Becciu è stato “crocifisso” con prove occultate, capi di imputazione cambiati rispetto a quelli iniziali, rescripta papali retroattivi e non pubblicati, testimoni manipolati e gratificati con promozioni, collusioni tra Promotore di Giustizia e testimoni, Presidente di tribunale con una storia personale piena di ombre» (Antonino Solarino). «Appare chiaro che la Nomenklatura della ormai pseudo giustizia Vaticana, non riesce a trovare il bandolo della sempre più intricata matassa creata dalla Cricca che ha ordito le infamanti accuse peraltro avvallate da Franceschiello probabilmente è puerilmente caduto nella rete dei Pupari che avevano interesse a mettere fuori causa il Porporato Pattadese come di fatto è accaduto secondo il loro intento. Continuo ad essere stupito come il Procuratore di Giustizia delle mura Papali abbia sistematicamente dilatato i tempi, non fornendo alla Corte del Riesame le documentazioni richieste, soprattutto complete nella loro interezza senza omissioni e rimaneggiamenti. Hanno ulteriormente posticipato a settembre si spera la discussione finale della logorante causa, forse aspettando che illuminazioni divine aprano gli occhi e si spera anche il cuore di chi di dovere, dovrà decidere finalmente di mettere la parola fine alla torbida vicenda che continua a tenere in apprensione noi tutti per Angelo Becciu e la sua famiglia» (Giovanni Dettori).»

  28. BulletBecciu, la Corte approfondisce le eccezioni sollevate dalla difesa, in «Il Dubbio», 28 maggio 2026. Dopo sei anni di malagiustizia, la Corte prende tempo. O perde tempo? «"La Corte, che già aveva preso atto della fondatezza delle istanze difensive, condividendole, ha manifestato la volontà di approfondire e consentire il massimo grado di verifica delle questioni. Siamo fiduciosi perché riteniamo fondate sia le argomentazioni giuridiche in ordine alle eccepite violazioni processuali, sia quelle sostanziali a sostegno dell’assoluta innocenza del Cardinale Becciu", afferma Viglione. (...) Il cardinale Becciu ha sempre respinto gli addebiti, ribadendo la propria estraneità ai fatti contestati e rivendicando la correttezza del proprio operato durante gli anni trascorsi ai vertici della Segreteria di Stato.» La verità brucia, ma è l'unica che può salvare!

  29. BulletProcesso Becciu, al 30/6 il nuovo termine per il deposito degli atti, in «Ansa», 28 maggio 2026.

  30. BulletSalvatore Izzo, Il cardinale Becciu deve aspettare ancora perché la sua innocenza sia riconosciuta dalla Magistratura del Vaticano ma ogni passaggio giudiziario sta rafforzando la sua Difesa, in «Faro di Roma»« 27 maggio 2026. «Si apre una nuova fase nella vicenda giudiziaria che coinvolge il cardinale Angelo Becciu, sulla cui totale innocenza non sussistono ormai dubbi. (...) Al centro delle obiezioni avanzate dagli avvocati vi sarebbero anomalie procedurali, criticità nella conduzione dell’inchiesta e aspetti ritenuti suscettibili di incidere sul pieno esercizio del diritto di difesa, come dimostra anche quanto emerso dalle chat tra la Ciferri e la Chaouqui che raccontano il complotto per danneggiare il cardinale con false accuse basate su false prove e false testimonianze. (...) Il cardinale Becciu, dal canto suo, ha sempre respinto ogni accusa, rivendicando la correttezza del proprio operato negli anni trascorsi ai vertici della Segreteria di Stato e sostenendo la propria totale estraneità rispetto agli addebiti contestati. In più occasioni il porporato ha ribadito di confidare nella possibilità che emerga la verità dei fatti e che venga riconosciuta la propria innocenza.»

  31. BulletVik van Brantegem, Processo Becciu in appello: il "processo sul processo" che scuote la giustizia vaticana, in «Korazym», 27 maggio 2026. Un porcile nella magistratura vaticana? «Con un provvedimento depositato nei giorni scorsi, la Corte ha fissato al 30 giugno 2026 il termine entro cui il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi dovrà finalmente depositare integralmente gli atti sui quali si fonda l’accusa, comprese chat, videoregistrazioni e documenti che durante il primo grado erano stati trasmessi solo parzialmente o con ampi omissis. (...) La situazione appare paradossale e senza precedenti: ci si trova ormai in pieno giudizio d’appello, dopo una condanna di primo grado pronunciata dal Tribunale presieduto da Giuseppe Pignatone, e tuttavia la Corte è costretta ancora oggi a chiedere chiarimenti fondamentali sull’impianto accusatorio e sulle prove effettivamente utilizzabili. È inevitabile che sorga una domanda inquietante: su quali basi si è formata la sentenza di primo grado, se solo ora si pretende una piena disclosure degli atti, prima di procedere in secondo grado? (...) Le difese sostengono da tempo che il mancato deposito integrale degli atti costituisca una grave violazione sia dell’articolo 355 del Codice di procedura penale vaticano sia del canone 1598 del Codice di Diritto Canonico, che tutela il diritto degli imputati a conoscere pienamente gli elementi d’accusa. Da qui la richiesta di dichiarare nullo l’intero procedimento. (...) la questione investe direttamente la credibilità del sistema giudiziario vaticano e la tenuta delle garanzie difensive, quindi di un giusto processo, all’interno dello Stato della Città del Vaticano. Se il nodo centrale diventa la corretta formazione della prova, la completezza degli atti e il rispetto del diritto di difesa, allora il giudizio d’appello finirà inevitabilmente per concentrarsi non più soltanto sugli imputati, ma sul metodo stesso con cui l’intero procedimento è stato istruito (dal Promotore di Giustizia vaticano Alessandro Diddi) e celebrato (dal Tribunale vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone).»

  32. BulletFranca Giansoldati, Processo Becciu la Corte d'Appello stringe il cerchio attorno al Promotore Diddi, nuova ordinanza e a settembre riprende il processo, in «Il Messaggero», 26 maggio 2026. «Con una ordinanza depositata due giorni fa, i giudici d’appello hanno imposto al pm un termine perentorio — il 30 giugno — per chiarire in modo definitivo quali siano oggi le accuse ancora contestate agli imputati e su quali prove concrete si fondino. La richiesta della Corte non è soltanto formale. Dopo la sentenza di primo grado firmata da Giuseppe Pignatone un anno fa, l’impianto accusatorio costruito dall’ufficio del Promotore di giustizia è infatti uscito profondamente ridimensionato. Molti dei reati contestati inizialmente sono caduti o sono stati drasticamente ridotti, soprattutto quelli legati alla controversa compravendita del palazzo londinese di Sloan Avenue, il cuore dell’intero procedimento. (...) La nuova ordinanza appare quindi come una vera messa all’angolo dell’accusa. Stavolta la Corte obbliga Diddi non soltanto a depositare il materiale ancora coperto da omissis, ma anche a rendere finalmente intellegibile la struttura residua del processo dopo la sentenza Pignatone: quali imputazioni restano, contro chi, e sostenute da quali elementi probatori. (...) Il rischio concreto è che il processo d’appello si trasformi progressivamente in un “processo sul processo”: non più soltanto sulla gestione dei fondi della Santa Sede, ma sulla tenuta stessa delle regole procedurali e delle garanzie difensive dentro il sistema giudiziario vaticano.» Non capisco cosa c'entri ancora l'ignobile Alessandro Diddi in questa vicenda (dovrebbe esserne escluso definitivamente e dovrebbe aver passato tutto il materiale probatorio ai suoi successori, oltre che alle difese...!). E intanto ancora perdono tempo! Puzza terribilmente di "penultimatum" (e di credibilità perduta). Stanno ancora giocando con la vita delle persone innocenti? Anche in francese. E in tedesco.

  33. BulletPapa Leone XIV, Magnifica humanitas: «L’uso delle piattaforme digitali e dei sistemi di IA accelera i profondi cambiamenti nella comunicazione pubblica e politica. Strumenti che potrebbero favorire il confronto e la partecipazione vengono spesso impiegati per costruire narrazioni distorte e confondere i confini tra vero e falso, mescolando dati e opinioni. La disinformazione non nasce con l’IA, ma trova oggi in essa un moltiplicatore potente. La possibilità di manipolare contenuti, immagini e filmati espone i cittadini a prospettive parziali o fuorvianti. Il problema riguarda la dimensione culturale e morale, poiché la qualità della comunicazione pubblica dipende direttamente dalla fiducia sociale e incide su di essa. Un’informazione veritiera, infatti, non nasce da un controllo centralizzato o automatizzato. Nel discorso pubblico, la verità dei fatti possiede una dimensione razionale, poiché richiede verifica, riscontro delle fonti e responsabilità argomentativa; ma è ancor più relazionale: si costruisce attraverso legami di fiducia e pratiche condivise, in un confronto onesto con gli altri e con il mondo. Solo la ricerca condivisa della verità dei fatti, assunta come bene comune, può fondare una comunicazione giusta.» (132) «Coloro che dispongono di potenti risorse tecniche ed economiche – e, con esse, anche di molte risorse umane per intervenire – hanno un’importante capacità di indurre cambiamenti culturali e, in ultima analisi, di convincere un numero significativo di persone su quale sia la verità sull’essere umano, sul mondo, sul senso dell’esistenza, sulla famiglia, persino su Dio. Questo è puro potere privo di verità, che impone sottilmente o apertamente ciò che vuole che gli altri considerino vero. Dietro tutto ciò vi è una radice malata difficile da riconoscere: il fatto che "l’uomo moderno è erroneamente convinto di essere il solo autore di se stesso, della sua vita e della società. È questa una presunzione, conseguente alla chiusura egoistica in se stessi". Perciò egli pensa di poter costruire la realtà e che ciò che meglio si adatta alle sue pretese sia valido» (133). «La ricerca della verità è un elemento essenziale per la democrazia, che è essa stessa uno strumento di partecipazione al bene comune. Quando la domanda su ciò che è vero perde di interesse e prende piede un pragmatismo che si accontenta di ciò che appare utile o efficace, la vita democratica si indebolisce. Essa, infatti, non vive soltanto di regole e procedure, ma anzitutto di un rapporto leale con i fatti e di un reale orientamento al bene delle persone e del corpo sociale. Il disinteresse per la verità porta lentamente ma inesorabilmente a scivolare verso il totalitarismo, per il quale, come ha scritto la filosofa Hannah Arendt, i sudditi ideali non sono tanto quelli ideologicamente convinti, ma «la gente per la quale la distinzione tra fatto e finzione (cioè, la realtà dell’esperienza) e la distinzione tra vero e falso (cioè, i canoni del pensiero) non esistono più» (134). ... «la verità è un bene comune e non una proprietà di chi ha potere o visibilità. Occorre quindi promuovere un’ecologia della comunicazione: sul versante delle regole pubbliche, ciò significa stabilire norme che rendano più trasparenti le logiche con cui i contenuti vengono selezionati e amplificati e che tutelino i dati personali; sul versante sociale e culturale, invece, implica il rafforzamento dei corpi intermedi, un giornalismo serio e luoghi di confronto in cui contino l’argomentazione e la verifica più che la reazione immediata» (137). «Anche le comunità cristiane devono impegnarsi in una comunicazione trasparente e nella ricerca leale dei fatti. Purtroppo, non sempre è stato così. Abbiamo assistito con vergogna alla faticosa scoperta di verità dolorose anche su membri della Chiesa e su realtà ecclesiali. In particolare, alcuni giornalisti appassionati della verità hanno avuto un ruolo fondamentale nel portare alla luce ingiustizie e abusi. A loro vorrei ripetere la parole che ha detto Papa Francesco parlando ai vaticanisti: "Vi ringrazio anche per quanto raccontate su ciò che nella Chiesa non va, per quanto ci aiutate a non nasconderlo sotto il tappeto e per la voce che avete dato alle vittime di abuso". Tuttavia, la vigilanza e la trasparenza sono anzitutto una grave responsabilità della Chiesa stessa e non dobbiamo attendere che altri ci costringano ad affrontare verità scomode su noi stessi» (138). «In un tempo in cui la verità viene spesso piegata agli interessi e alle strategie comunicative, il mondo dell’educazione assume un rilievo decisivo. Ma le rapide trasformazioni tecnologiche mettono in luce quanto siamo impreparati sul piano educativo. La pervasività dei media digitali genera una cultura dell’immediatezza e dell’iperstimolazione, che alimenta stanchezza, noia e apatia di fronte alla fatica necessaria per cercare la verità» (139). La pace «è vera solo se fondata sulla giustizia» (159). «Abbiamo una possibilità reale di contribuire al bene ogni volta che diciamo la verità, che diamo un consiglio saggio, che sosteniamo chi ha bisogno di conforto, che denunciamo un’ingiustizia, che diamo voce a chi non ne ha» (214). «Tutti, a qualsiasi livello, possiamo contribuire al fondamento della pace, che è la giustizia». La vera pace «nasce dalla giustizia». «Non stanchiamoci dunque di cercare la giustizia!» (215). «Ci sono situazioni nelle quali, per rimanere umani, dobbiamo abbandonare le esitazioni e prendere posizione. Ci sono conflitti in cui non è giusto rimanere neutrali e non basta ritenere di “non essere complici”. (...) Gli eventi dolorosi hanno bisogno sia di storia che di memoria, l’una per cercare di raccontare i fatti, l’altra per testimoniare i vissuti» (216). «Restiamo fedeli alla verità! Vivendo immersi in flussi incessanti di informazioni, opinioni, immagini, sappiamo quanto sia facile orientare decisioni e preferenze attraverso algoritmi sempre più raffinati. In questo scenario è importante custodire un cuore che ama la verità, che desidera ciò che è giusto più dei contenuti di maggiore richiamo, che cerca la sapienza più dell’impatto immediato» (237).

  34. BulletGiuseppe Marinaro e Donata Calabrese, Trentaquattro anni dalle stragi di Capaci e di via D'Amelio, il depostaggio infinito, in «Agi», 23 maggio 2026. Magistrati – uno dei quali è il giudice vaticano che ha condannato un innocente – sotto inchiesta: «Rimane aperto il fascicolo a carico degli ex magistrati Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone, indagati per favoreggiamento a Cosa nostra per aver contribuito, secondo i pm, a insabbiare, nei primi anni Novanta, una tranche dell’inchiesta Mafia e Appalti. L'accusa sostiene che nel 1992, su presunto input dell'allora procuratore di Palermo Pietro Giammanco, Pignatone avrebbe istigato Natoli e Screpanti a condurre un’indagine apparente.»

  35. BulletIvo Pincara, La Corte d'appello non potrà ignorare la realtà dei fatti, in «Korazym», 22 maggio 2026.

  36. BulletFari Pad (Facebook, 22 maggio 2026): «In attesa del 22.06.2026: prima udienza della Corte d'Appello Vaticana. Si apre un'autostrada verso l'assoluzione del Cardinale Becciu. Mentre ci si avvicina al secondo grado di giudizio, il castello accusatorio contro il Cardinale Becciu non si sta semplicemente incrinando: sta letteralmente implodendo sotto il peso di rivelazioni e documenti sconcertanti. Quello che emerge non è più solo un processo, ma un groviglio opaco di violazioni procedurali, ingerenze esterne e zone d'ombra che minano alla radice la credibilità dell'intera inchiesta sulla compravendita del palazzo di Sloane Avenue. 1. Il vulnus insanabile: la violazione dell'Art. 355 с.р.p. La recente memoria difensiva sull'omesso deposito del Promotore di Giustizia (PdG), depositata il 13 maggio 2026, mette a nudo una violazione frontale e gravissima dell'articolo 355 del Codice di Procedura Penale. Non è un dettaglio tecnico, è una questione di legalità: il sequestro di atti e documenti operato dalla polizia giudiziaria deve seguire regole rigide di convalida e deposito. Omettere questi passaggi o sottrarre elementi al fascicolo significa violare il diritto costituzionale alla difesa, alterando la parità delle parti e inquinando la trasparenza del processo. Un'anomalia che da sola dovrebbe far crollare qualsiasi pretesa punitiva. 2. Manipolazioni, chat e "suggerimenti" ai testimoni: A questo si aggiunge lo scenario inquietante ricostruito dalle inchieste giornalistiche (...). Una presunta e inaccettabile commistione che vede il commissario della gendarmeria De Santis - braccio destro del PdG Alessandro Diddi - nel ruolo di "suggeritore" occulto nei confronti del testimone chiave, mons. Perlasca, imbeccandolo su cosa dire durante gli interrogatori. Un quadro di pressioni e manipolazioni confermato da una mole impressionante di messaggi e chat: 278 pagine di conversazioni tra la Ciferri e mons. Peña Parra (attuale numero due della Segreteria di Stato, ruolo un tempo ricoperto con indiscutibile onore proprio da Becciu) e altre 42 pagine tra la stessa Ciferri e il prof. Diddi. Una fitta trama ordita per indurre in errore il Pontefice e distruggere la reputazione di Becciu, culminata in condanne di primo grado del tutto ingiuste. (...) 3. La cronologia della vergogna: gli accessi abusivi di Striano. Il quadro diventa ancora più devastante con le rivelazioni sul tenente della Guardia di Finanza Pasquale Striano. Secondo gli atti (capo 57 dell'indagine condotta insieme all'ex pm Laudati), Striano avrebbe effettuato accessi abusivi alle banche dati su figure chiave dell'inchiesta vaticana già a partire dal 19 luglio 2019. Ma c'è un dettaglio temporale macroscopico: il Vaticano annuncerà le perquisizioni solo il 1° ottobre 2019, e i nomi diventeranno pubblici il giorno dopo. Come faceva un finanziere italiano a "indagare" abusivamente su quegli stessi soggetti mesi prima che l'inchiesta vaticana fosse di pubblico dominio? Questo vuoto temporale pesa come una confessione mancata e suggerisce un travaso di informazioni del tutto illegittimo. (...) 4. Il giallo istituzionale dello 007 italiano: addio alle rogatorie. A chiudere il cerchio, la fragorosa dichiarazione dell'avvocato Lodovico Mangiarotti su La Repubblica (17.05.2026), difensore dell'agente segreto italiano Giuseppe Del Deo. Il legale ha confermato che Del Deo non solo aveva un pass d'accesso allo spaccio vaticano mai ritirato, ma che le autorità d'oltretevere avevano chiesto "cooperazione" sul caso Sloane Avenue. (...) L'avvocato di Del Deo, il penalista Lodovico Mangiarotti precisa: «In Vaticano, Del Deo aveva una tessera per accedere allo spaccio e nessuno gliel'ha mai ritirata: è scaduta. Con la Santa Sede non ci sono mai stati problemi. In passato solo interlocuzioni ufficiali, perché le autorità vaticane avevano chiesto di cooperare sul caso Sloane Avenue.» Qui il caso si tinge di giallo istituzionale: Del Deo è un agente dei servizi segreti di uno Stato estero (l'Italia). Qualsiasi cooperazione investigativa con la Santa Sede su una materia così delicata non poteva basarsi su "richieste di cortesia" o interlocuzioni informali. Avrebbe dovuto tassativamente seguire i canali ufficiali della rogatoria internazionale tra Stati sovrani. (...) Chi ha deciso di bypassare i protocolli formali e le leggi internazionali? Sotto quale interesse, e da parte di chi, è arrivata la pressione per coinvolgere direttamente uno 007 italiano fuori da ogni regola? Le parole della difesa aprono scenari inquietanti sui reali motivi dietro questo coinvolgimento e confermano il sospetto di un'indagine condotta al di fuori di ogni binario legale. Sintesi finale: Il processo d'appello del 22 giugno non sarà solo il giudizio sul Cardinale Becciu, ma sara il processo ai metodi usati per condannarlo. Di fronte a omissioni di atti (art. 355 с.р.p.), testimonianze pilotate da investigatori, accessi abusivi preventivi e agenti segreti reclutati fuori dalle rogatorie internazionali (naturalmente dietro opportuna verifica). La Corte d'Appello non potrà ignorare la realtà: l'unica via rimasta per giustizia ed equità è una totale, limpida e doverosa assoluzione» (Fari Pad, Facebook 22 maggio 2026). L'immondo complotto montato contro il card. Becciu, che fa impallidire la malagiustizia montata contro Enzo Tortora o Alfred Dreyfus, intrecciato ai più alti vertici vaticani, rimarrà come una macchia indelebile sulla storia della Chiesa. Becciu è completamente innocente. Vittima, anzi, di un mascariamento mafioso senza precedenti, a livello mondiale. PS: è davvero necessario aspettare un altro mese, con un innocente inchiodato a una croce?

  37. BulletIl processo Becciu torna a vacillare: denunciano omissioni nelle prove chiave, in «Infovaticanca», 18 maggio 2026. Quando la giustizia occulta la verità... Eppure, ci è stato promesso, sarà la verità a farci liberi.

  38. BulletGiuseppe Scarpa, Del Deo, sullo 007 l'ombra dei fondi a Montecarlo, in «La Repubblica», 16 maggio 2026. «In Vaticano, Del Deo aveva una tessera per accedere allo spaccio e nessuno gliel'ha mai ritirata: è scaduta. Con la Santa Sede non ci sono mai stati problemi. In passato solo interlocuzioni ufficiali, perché le autorità vaticane avevano chiesto di cooperare sul caso Sloane Avenue.» Ah, ecco. Ora, visto che non c'è stata alcuna rogatoria internazionale, e tanto meno per fare operazioni illecite in Italia, io vorrei sapere il nome e il cognome di queste "autorità vaticane".

  39. BulletLuigi Bisignani, Leone fa piazza pulita e "archivia" Bergoglio: dopo Giustizia e Ior tocca alla Comunicazione, in «Il Tempo», 17 maggio 2026. «Prevost ha iniziato dalla giustizia, lasciando trionfare il diritto e i principi basilari dell’ordinamento canonico, rallentando così la deriva giustizialista incarnata dal processo Becciu-Mincione, gestito da Diddi, avallato dal Tribunale guidato da Pignatone, e con la Gendarmeria trasformata in braccio operativo.»

  40. BulletBrunella Bolloli, Per i pm Striano e Laudati devono andare a processo. L'ex finanziere: «Parlerò», in «Libero», 16 maggio 2026. Che Striano e co. abbiamo fatto operazioni illecite anche contro le persone coinvolte nel "processo del secolo" (che in realtà è la farsa del millennio) era noto. Ora bisogna stabilire precisamente chi sono i mandanti dentro il Vaticano, Paese straniero. Vogliamo la verità tutta intera!

  41. BulletFari Pad (Facebook, 16 maggio 2026): «La Waterloo della giustizia Vaticana nel "processo del secolo" nello Stato del Vaticano. Libera riflessione: il rinvio a giudizio del luogotenente Pasquale Striano per dossieraggio abusivo-può riguardare il "processo del secolo Card.Becciu"? La storia, seppur a posteriori, parrebbe presentare un conto decisamente salato: il processo di primo grado - pur dinanzi a fatti ancora pienamente da accertare nelle sedi opportune - sembrerebbe essersi manifestato attraverso il ruolo di attori che risulterebbero a vario titolo inquisiti, indagati, rinviati a giudizio o comunque stiorati dal sospetto di trame poco trasparenti e, potenzialmente, persino illecite. Proprio in questo contesto, le difese del maxi processo Becciu hanno chiesto l'acquisizione degli atti della Procura della Repubblica di Roma riguardanti l'ex finanziere Pasquale Striano, per il quale i pm capitolini hanno chiesto il rinvio a giudizio nell'inchiesta sui dossieraggi e gli accessi abusivi. Sussisterebbe infatti il fondato timore che tale attività di dossieraggio possa aver riguardato anche alcuni dei condannati in primo grado nel cosiddetto "processo del secolo contro il Card. Becciu". Un impianto che parrebbe cedere pezzo dopo pezzo nei suoi punti essenziali: Pignatone indagato. Il presidente del Tribunale vaticano Giuseppe Pignatone risulta indagato per gravi reati di mafia. Striano a giudizio: L'ex finanziere Pasquale Striano è stato ufficialmente rinviato a giudizio dalla Procura di Roma per accesso abusivo a sistema informatico e rivelazione di segreti. Il caso Diddi: Il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi afferma di non conoscere Francesca Immacolata Chaouqui. Sarà vero? Intanto, dopo essere stato reso ammissibile di ricusazione dalla Corte d'Appello vaticana, si astiene in Cassazione da rappresentare l'accusa pur di evitare la ricusazione. Il flop internazionale: I giudici britannici e svizzeri continuano a dare torto al Vaticano per quanto concerne la gestione del palazzo di Londra. Il paradosso Perlasca: Monsignor Alberto Perlasca, inizialmente descritto come inetto, incapace e principale responsabile del danno sul palazzo di Londra, viene prosciolto e persino promosso magistrato. Testimonianze manipolate:La ricostruzione dei fatti evidenzia come la testimonianza chiave di Perlasca sia stata manipolata da due pregiudicate, la Chaouqui e Genoveffa Ciferri. Inquinamento delle prove: Emerge l'ombra del commissario della Gendarmeria vaticana, Stefano De Santis, che pare suggerisse direttamente alla teste Chaouqui cosa riferire in aula. Dal 22 giugno 2026 la Corte d'Appello Vaticana sarà chiamata a un compito altissimo: non solo restituire l'onorabilità ingiustamente sottratta a un Principe della Chiesa, il Cardinale Becciu, ma anche ridare quella giusta credibilità istituzionale e morale di cui la Santa Romana Chiesa è stata, pare stoltamente privata.»

  42. BulletGaetano Masciullo, Becciu lawyers ask Vatican appeals court halt new trial, in «Live Site», 15 maggio 2026.

  43. BulletThomas Colsy, Becciu lawyers accuse Vatican prosecutor of defying court order, in «The Catholic Herald», 15 maggio 2026.

  44. Bullet
    «Altro che "processo del secolo": in Vaticano va in scena la "farsa del millennio"! Vi immaginate se l'Accusa del "caso Garlasco" non consegnasse alle Difese, ai Giudici e all'Opinione Pubblica le intercettazioni e i verbali degli interrogatori accampando come giustificazione: "Li abbiamo valutati noi e questo basta!"? Ecco, esattamente questo capita in Vaticano nel "caso Becciu", all'interno di un sistema giudiziario marcio, in cui l'Accusa si permette di modificare le leggi a proprio piacimento e di "omissare" tutte le prove che vuole, soprattutto quelle che potrebbero tornare utili alle difese. E quando la Corte – tanto quella di Primo Grado come recentemente quella d'Appello – ordina di consegnare il materiale probatorio integralmente, senza tagli e "omissis", l'Accusa cosa fa? Inaudito: disobbedisce! Uno scandalo senza precedenti nella storia del diritto mondiale (nei Paesi civili)» (Andrea Paganini su FB).
  45. BulletNico Spuntoni, "Citazione nulla": il processo Becciu può saltare, in «Il Giornale», 14 maggio 2026.

  46. BulletLa verità sulla vicenda Becciu dà forza internazionale alla Chiesa. Conversazione Felice Manti-Geppi Rippa, in «Agenzia Radicale», 14 maggio 2026. «“Un principio cardine - riporta il sito Faro di Roma - di ogni sistema garantista: nessun elemento può essere valutato dal giudice se non è stato previamente messo a disposizione di tutte le parti. Secondo la loro ricostruzione, la presenza di omissis e la mancata produzione di alcuni documenti configurerebbero una violazione dell’ordinanza della Corte, che aveva imposto un deposito integrale, senza margini di selezione”. (...) La mancata ottemperanza da parte del Promotore all’ordinanza della Corte di procedere al deposito integrale impedisce la piena conoscenza degli atti da parte degli imputati e dei loro difensori e non consente di sanare la nullità e di procedere alla rinnovazione del dibattimento nei termini indicati dalla Corte. Si tratta di violazioni espressamente previste dal codice a pena di nullità, che la Corte di Appello ha stabilito in termini chiari accogliendo le eccezioni difensive. A fronte di tale inadempimento e della conclamata lesione del diritto di difesa che lo stesso ha determinato, i difensori (Gian Domenico Caiazza, Maria Concetta Marzo, Luigi Antonio Paolo Panella, Fabio Viglione e Andrea Zappalà) hanno chiesto alla Corte d’Appello di adottare i provvedimenti conseguenti alla persistente nullità della citazione, atto fondamentale di ogni giudizio.» Mentre sulla stampa "cattolica" continuano l'omertà e l'oscurantismo, vigliacchi se non complici, qualche raggio di luce arriva da parte dei radicali. Che poi furono gli unici a difendere Enzo Tortora in una vicenda simile a quella che ha colpito il card. Becciu.

  47. BulletProcesso Becciu, le difese chiedono la nullità definitiva della citazione, in «Il Dubbio», 14 maggio 2026. Quando i magistrati – pagati anche con l'Obolo di San Pietro – nascondono vigliaccamente le prove... «Nella memoria viene richiamato il fatto che si tratterebbe di violazioni espressamente previste dal codice a pena di nullità. La Corte d’Appello, secondo i difensori, avrebbe già riconosciuto in modo chiaro la rilevanza delle eccezioni sollevate, accogliendole nel precedente provvedimento. Da qui la richiesta di trarre ora le conseguenze processuali dell’inadempimento: dichiarare definitivamente la nullità della citazione a giudizio.»

  48. BulletVerità vicenda Becciu dà forza internazionale alla Chiesa. Conversazione Felice Manti-Giuseppe Rippa, in «Agenzia Radicale», 13 maggio 2026. «Esistono tonnellate di documenti che non sono stati resi disponibili alle difese (...); l'Ufficio del promotore ha preferito  nascondere alle difese queste carte, dicendo: "Io non te le posso dare, perché se te le do metto a rischio il Vaticano. (...)». Uno si domanda: cosa c'è di così grave che attenta all'equilibro del potere del Vaticano, ma così innocuo e innocente da non pregiudicare una condanna (...). È pacifico che le due cose non si reggono! Se io so che un'incercettazione o il modo di condurre un interrogatorio al famoso supertestimone mons. Pelasta, che era stato individuato dal Promotore di giustizia come il primo,  vero, unico, principale responsabile di questa compravendita gestita in maniera frettolosa (...); se in queste conversazioni e in questo interrogatorio ci sono delle cose che mettono a rischio il Vaticano, di cosa stiamo parlando? Ci sono delle confessioni rispetto al ruolo che in questa vicenda potrebbero aver avuto delle persone del Vaticano che non sono comparse in questo procedimento? Ci sono nella testimonianza di Perlasca delle questioi che attengono alla Segreteria di Stato (...) che queste difese non devono sapere, che l'opinione pubblica non deve sapere? Le cose che dice Diddi sono di una gravità inaudita e spaventosa! (...) Io credo che siano due comportamenti molto gravi, di cui Diddi dovrà rendere conto a qualcuno. Qui di fatto si tratta di una disobbedienza, di una inapplicazione di un dispositivo, di una decisione della Corte d'Appello vaticana che lui ha in qualche modo aggirato» (Felice Manti). «La credibilità del Vaticano verrebbe compromessa dalla rivelazione di questi "omissis". Ma non c'è già una ridotta credibilità nel momento in cui (...) la ricomposizione, l'annullamento e la chiusura del processo sono un atto necessario proprio per consolidare questo livello di centralità che il Vaticano può avere sul piano internazionale? (...) Il rischio che il Vaticano corre non mi sembra abbia un rilievo perché se si rivelano gli "omissis" si mette a rischio il Vaticano. Il problema è proprio il contrario: che se non si rivelano questi "omissis" è il Vaticano che perde di credibilità, con conseguenze devastanti sul "processo Becciu", sulla crediblità del Vaticano in termini di diritto e contemporaneamente sul fatto che sul piano mondiale viene meno un ancoraggio importante per essere un luogo di certezza del diritto, e quindi di giustizia, che in questo caso è terrena, ma ha anche un'interpretazione che può essere piu vasta» (Giuseppe Rippa). «Questa Segreteria di Stato, questo Vaticano, questo momento storico, ha tanto bisogno di persone come Becciu, che prima di essere infilate in questa vicenda tristissima sono state a loro modo grandi protagonisti della diplomazia vaticana e grandi tessitori di rapporti umani fra paesi ostili (...). Non possiamo permetterci che queste criticità, che queste opacità, che queste ombre restino a lungo, perché veramente rischia di affievolirsi la forza e la potenza della Chiesa in un momento delicatissimo per tutto il pianeta, per tutto il mondo, per tutta l'umanità» (Felice Manti).

  49. BulletFranca Giansoldati, Processo Becciu, depositata una memoria dai legali degli imputati: «Leso il diritto alla difesa». E chiedono la nullità del processo, in «Il Messaggero», 13 maggio 2026. «Il documento, che il Messaggero ha potuto visionare, contesta apertamente il comportamento dell’accusa vaticana e sostiene che il rifiuto al deposito integrale del materiale istruttorio raccolto durante le indagini (come era stato ordinato dalla Corte d'Appello) costituisca una violazione grave del diritto di difesa tale da rendere insanabile il procedimento. (...) Nella memoria si legge infatti che il promotore «si è rifiutato di ottemperare all’ordine impartito dalla Corte», attribuendosi «illegittimamente il potere di stabilire che cosa sia pertinente ai fini del decidere». Un comportamento che, secondo i legali, sarebbe «esattamente contrario a quello ritenuto conforme alla legge». (...) Il punto più delicato riguarda il materiale sequestrato all’epoca a monsignor Alberto Perlasca, ex funzionario della Segreteria di Stato divenuto poi il principale accusatore del cardinale Becciu. Le difese sostengono che tra gli atti non depositati figurerebbero anche il contenuto dei 31 apparati informatici sequestrati nel corso delle indagini. Tutto materiale che gli imputati ritengono potenzialmente decisivo (...).  La questione non riguarda più soltanto il merito delle contestazioni finanziarie legate all’investimento londinese di Sloan Avenue, ma investe ormai direttamente il metodo investigativo e le garanzie processuali adottate dal sistema giudiziario vaticano. (...) Ora però il rischio concreto è che il dibattimento d’appello si trasformi sempre più in un processo sul processo: non più soltanto sulla gestione dei fondi della Santa Sede, ma sulla tenuta stessa delle regole procedurali e delle garanzie difensive dentro il sistema giudiziario vaticano. Per la verità non capisco come mai l'ignobile Alessandro Diddi si permetta di metter becco in una vicenda dalla quale egli dovrebbe essere escluso definitivamente! Anche in tedesco. E in inglese.

  50. BulletCaso Becciu, la difesa chiede la nullità della citazione a giudizio: «Senza gli atti integrali non si può andare a processo», in «La Nuova Sardegna», 13 maggio 2026.

  51. BulletSante Cavalleri, Vaticano, nuova offensiva della difesa nel processo Becciu: chiesta la nullità definitiva della citazione a giudizio, in «Faro di Roma», 13 maggio 2026. «La difesa sottolinea inoltre che le violazioni contestate sarebbero espressamente previste dal codice di procedura vaticano come cause di nullità. Per questo motivo viene chiesto alla Corte di adottare “i provvedimenti conseguenti” rispetto a quella che viene definita una persistente irregolarità processuale. (...) La Corte d’Appello vaticana dovrà ora valutare se il mancato deposito integrale degli atti costituisca effettivamente una violazione tale da compromettere in modo irreparabile il diritto di difesa e determinare la nullità definitiva della citazione a giudizio, come richiesto dai legali degli imputati.» Una vergogna epocale per la Chiesa del nostro tempo, e di tutti i tempi! Una malagiustizia, quella vaticana, che a quella italiana, già terribile, fa un baffo!

  52. BulletNico Spuntoni, Caso Becciu, è scontro tra difesa e accusa: "Niente processo senza atti integrali", in «Il Giornale», 13 maggio 2026. Lo scandalo della malagiustizia vaticana! «Alla scadenza dell’ordine della Corte d’appello vaticana di depositare tutti gli atti che hanno portato alla condanna del cardinale Becciu e degli altri nel promesso di primo grado, il promotore di giustizia ha depositato atti in cui comparivano ancora molti omissis. (...) L’ufficio dell’accusa vaticana aveva anche parlato di “fatti e situazioni suscettibili, ove divulgati, di esporre a grave pericolo il bene e l’interesse dello Stato”. Un clamoroso ribaltamento delle parti rispetto a quando nel 2021 era stato l’imputato Becciu ad appellarsi a fatti “costituenti segreto politico concernente la sicurezza dello Stato” per le rivelazioni relative alla disponibilità della Santa Sede a pagare un riscatto per una suora rapita. Tra ciò che non è stato depositato, fanno notare le difese, ci sarebbe anche il materiale proveniente da 31 apparati informatici all’epoca sequestrati a monsignor Alberto Perlasca, il grande accusatore di Becciu. (...) Gli avvocati Gian Domenico Caiazza, Maria Concetta Marzo, Luigi Panella, Fabio Viglione e Andrea Zappalà hanno evidenziato nella memoria che il promotore di giustizia, col suo “rifiuto”, si sarebbe attribuito “illegittimamente il potere di stabilire che cosa sia ‘pertinente ai fini di decidere’”. Un comportamento bollato come “esattamente contrario di quello ritenuto conforme alla legge e ordinato” dalla Corte. I legali prendono poi di mira l’offerta di “consultazione” fatta dall’ufficio dell’accusa vaticana alla Corte e che però non includerebbe la difesa: “una sorta di trattativa riservata con la Corte su quanto depositare”, viene definita e ritenuta “non prevista da alcuna norma di legge, ma anzi contra legem”.» «Si palesa una contraddizione insuperabile: non si può negare all'imputato il diritto di difendersi tramite il segreto e poi, contemporaneamente, invocare quello stesso segreto per negare alla difesa l'accesso ai materiali d'indagine. è un corto circuito dove le regole sembrano cambiare a seconda di chi le invoca, mettendo in discussione l'equilibrio stesso del giusto processo» (Fari Pad). Chi ha manipolato Alberto Perlasca?

  53. BulletProcesso Becciu: legali, chiesta nullità citazione giudizio, in «Agi», 13 maggio 2026.

  54. BulletProcesso Becciu: legali imputati depositano memoria, 'leso il diritto alla difesa', in «Ansa», 13 maggio 2026.

  55. BulletIvo Pincara, Caso Becciu. Le difese all'attacco: "La nullità del processo Becciu non è stata sanata", in «Korazym», 13 maggio 2026. «Le difese del Cardinale Giovanni Angelo Becciu, di Enrico Crasso e di Raffaele Mincione hanno depositato presso la Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano una memoria di 7 pagine con cui contestano duramente il mancato deposito integrale degli atti istruttori da parte dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, sostenendo che la nullità della citazione a giudizio, già rilevata dalla Corte il 17 marzo 2026, non sia stata sanata ancora. (...) Le difese definiscono questa posizione “contra legem” e sostengono che nessun atto acquisito nel corso delle indagini possa essere sottratto alla conoscenza delle parti. Particolarmente rilevante, secondo i difensori, sarebbe il mancato deposito del contenuto integrale di numerosi apparati informatici sequestrati, tra cui 31 dispositivi riferiti a Monsignor Alberto Perlasca.»

  56. BulletNico Spuntoni, Dalla centralità di Cristo ai dossier delicati: il primo anno del Papa "normalizzatore", in «Il Giornale», 9 maggio 2026. «La mano del canonista si è vista nello stop alla spregiudicatezza giuridica degli ultimi anni e con il clima nuovo nei tribunali vaticani sul grosso pasticcio del processo Becciu. La formazione matematica si è notata nella gestione diretta dei dossier finanziari, con il ridimensionamento dello Ior negli investimenti e la soppressione della superflua commissione per le donazioni.»

  57. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, "Caso Becciu": i Promotori di giustizia vaticani il 30 aprile non depositano tutte le prove come ordinato dalla Corte d'Appello, in «Osservazioni Casuali», 118, 2-9 maggio 2026. AH, L'IRREFRENABILE HYBRIS DELLA MALAGIUSTIZIA VATICANA! «Dopo l’Ordinanza del processo d’Appello si aspettava solo che queste decisioni fossero rispettate. Appariva impensabile che potesse accadere ciò che invece abbiamo visto e commentiamo. Cosa c’è dietro? Chi e perché continua ad agire al di sopra della legge? Cosa si vuole nascondere e perché?»

  58. BulletAndrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, il promotore di giustizia non deposita gli atti, in «ACI», 7 maggio 2026. «Prima la decisione di non ammettere il ricorso del Promotore di Giustizia, arrivato in tempi e forme non conformi, cosa che farà sì le sentenze non potranno che essere eventualmente migliorative. Quindi, la decisione dello stesso promotore di giustizia Alessandro Diddi di uscire di scena di fronte ad una richiesta di ricusazione, mentre l’ufficio del promotore era arrivato a mettere in discussione la legittimità stessa del tribunale di Corte d’Appello riguardo alla decisione di non ammissibilità del ricorso del promotore di giustizia. E infine, la nullità relativa del processo di primo grado, stabilita dalla Corte di Appello, che dichiarava sì, legittimi i rescritti con i quali Papa Francesco era intervenuto nel processo vaticano, ma di fatto ne dichiarava nulle le conseguenze, non essendo stati resi pubblici e dunque avendo lasciato le difese al buio riguardo le indagini. A quel punto, in attesa di ricalendarizzare il processo per una parziale fase istruttoria, la Corte di Appello aveva chiesto al Promotore di Giustizia vaticano di depositare tutti gli atti del processo, senza gli omissis che non avevano permesso alla difesa di avere tutte le informazioni relative alle indagini. Il promotore di Giustizia, però, ha deciso di non aderire alla richiesta, lasciando persino il sospetto – tutto da verificare – di non volere rendere pubblici gli atti per qualche motivo, oppure l’idea di volersi opporre al tribunale per ristabilire la propria legittimità. (..) La dichiarazione del 29 aprile sembra accrescere, piuttosto che risolvere, i dubbi sulle modalità in cui sono state operate le indagini, e sul tipo di materiale raccolto e sistematizzato.»

  59. BulletEl juicio del Vaticano en Londres se acerca a un punto crítico: reveses legales amenazan con un desastre financiero e institucional, in «Zenit», 7 maggio 2026. «… una serie crescente di revocazioni giudiziarie, complicazioni procedurali e sconfitte legali internazionali minacciano di trasformare il caso in una delle crisi istituzionali più dannose che la Santa Sede moderna abbia mai affrontato. Ciò che è in gioco non è solo il futuro dell'emblematico processo per corruzione finanziaria del Vaticano, ma anche la credibilità dell'agenda di riforme che i successivi pontificati hanno cercato di promuovere in risposta a decenni di scandali legati a investimenti opachi, scarsa supervisione e lotte di potere interne. (…) Il caso di Londra ha generato controversie parallele in diversi paesi, e questi processi hanno esposto sempre più le debolezze della strategia del Vaticano. Particolarmente preoccupante per la Segreteria di Stato è l'impressione che ora possa minare le proprie rivendicazioni legali all'estero. Uno degli esempi più chiari è emerso in Svizzera. (…) la procura svizzera ha archiviato il caso perché, secondo quanto riferito, la Segreteria di Stato si è rifiutata di mettere a disposizione testimoni chiave.Tra questi testimoni c'erano monsignor Alberto Perlasca, ex capo dell'ufficio amministrativo della Segreteria, e l'arcivescovo Edgar Peña Parra, uno dei funzionari più alti del dipartimento. Questo rifiuto potrebbe avere conseguenze straordinarie. Rifiutando di cooperare pienamente in un caso avviato di propria iniziativa, il Segretariato non solo ha indebolito la possibilità di recuperare i beni congelati in Svizzera, ma potrebbe anche aver danneggiato la sua credibilità nelle controversie in corso in altri paesi, in particolare nel Regno Unito. (…) Un momento particolarmente dannoso si è verificato quando l'arcivescovo Peña Parra ha testimoniato a Londra che ha approvato consapevolmente una fattura di 5 milioni di euro, pur riconoscendo che era "completamente fittizia". Durante l'interrogatorio, secondo quanto riferito, ha ammesso dubbi sulla sua onestà. Questa testimonianza ha alimentato le argomentazioni dei critici del Vaticano secondo cui lo scandalo potrebbe rivelare non solo una frode esterna contro la Santa Sede, ma anche una grave disfunzione e una condotta discutibile all'interno della stessa Segreteria. (…) Finanziariamente, le implicazioni sono allarmanti. Ma istituzionalmente, la cosa in gioco potrebbe essere ancora maggiore. La credibilità della Santa Sede è già stata gravemente compromessa da anni di rivelazioni sull'opacità finanziaria e sulle rivalità interne negli alti funzionari della Curia Romana. (…) Ancora più dannosa sarebbe la percezione che le persone ritenute responsabili di gravi colpe, sia all'interno che all'esterno delle strutture vaticane, hanno eluso completamente la responsabilità, mentre la stessa Segreteria potrebbe essere ritenuta parzialmente responsabile delle stesse irregolarità che ha affermato di denunciare.»

  60. BulletUn autogol? Il Vaticano complica il suo stesso caso finanziario e rischia un collasso giudiziario, in «Infovaticana», 7 maggio 2026. Un articolo un po' schizofrenico, perché la fonte "The Pillar" fa parte delle testate che hanno montato il brutale complotto contro l'innocente card. Becciu. Ma ormai anche loro sono arrivati al capolinea: «La situazione si è complicata dopo che il tribunale di appello del Vaticano ha ordinato a marzo di rivedere l’intera indagine e il processo di accusa che hanno dato origine al processo. I magistrati hanno messo in dubbio la validità di diversi atti esecutivi autorizzati personalmente dal papa Francesco per consentire le indagini iniziali. (...) La settimana scorsa, le autorità svizzere hanno archiviato l’indagine contro Enrico Crasso, antico gestore finanziario legato agli investimenti della Segreteria di Stato, perché il Vaticano si è rifiutato di facilitare testimoni chiave per la procedura, tra cui, come ricorda The Pillar, monsignor Alberto Perlasca e l’arcivescovo Edgar Peña Parra. La mossa ha generato sconcerto tra osservatori e giuristi, dato che la stessa Segreteria di Stato starebbe attivamente indebolendo processi giudiziarie promossi originariamente per recuperare fondi e dimostrare di essere stata vittima di frode. La strategia potrebbe inoltre avere conseguenze ancora più costose nei tribunali britannici. (...) durante quei procedimenti sono emersi episodi imbarazzanti per la Santa Sede, come la dichiarazione dell’arcivescovo Edgar Peña Parra che riconosceva di aver autorizzato una fattura di cinque milioni di euro che sapeva “completamente fittizia”. Se il Vaticano continua a rifiutarsi di collaborare pienamente con i tribunali stranieri, i giudici potrebbero interpretare che la stessa Segreteria di Stato ha di fatto abbandonato le sue accuse. Questo aprirebbe la porta a nuove sconfitte giudiziarie e possibili indennizzi milionari contro la Santa Sede. (...) se il processo finisce per crollare, se alcuni dei principali accusati riescono a evitare condanne definitive e se lo stesso Vaticano finisce per affrontare nuove perdite milionarie, lo scandalo potrebbe trasformarsi esattamente nell’opposto: il simbolo più visibile dei limiti, delle contraddizioni e dei fallimenti della riforma finanziaria promossa durante il pontificato di Francesco.»

  61. BulletGaetano Masciullo, Vatican prosecutors defy court order in Becciu retrial, withhold key witness transcript, in «Life Site», 5 maggio 2026.

  62. BulletPrevost y Benedicto XVI, ¿De qué lado está León XIV?, el Tucho y su «Fiducia Supplicans», la confusión de los fieles, la plena comunión, Magnifica Humanitas, la dimisión de Moscú, la fundación de El Cairo, la homosexualidad en la Iglesia, Rubio y el Vaticano, el conejo de Toledo, San Pío V, in «Infovaticana», 5 maggio 2026. «¿Qué hay detrás del caso Becciu? ¿Por qué insiste el Promotor de Justicia del Vaticano en reproducir documentos con partes censuradas a pesar de la solicitud explícita de los jueces de apelación de que se depositen en su totalidad? ¿Por qué no existe el deseo de permitir que la defensa lleve a cabo su trabajo estando plenamente informada de todos los cargos que llevaron a la condena de Becciu en primera instancia, gracias también a la rescripta de Bergoglio, que otorgaba poderes excepcionales a los investigadores y que los jueces de apelación anularon efectivamente porque no se pusieron en conocimiento de la defensa a tiempo? Según la Oficina del Promotor de Justicia, revelar la totalidad de los documentos supondría «riesgos extremadamente graves para el bien y el interés público» y aforma que las omisiones no perjudicarían el derecho a la defensa. Llegados a este punto, solo podemos esperar la intervención del Papa León XIV para restablecer las condiciones de un juicio justo.»

  63. BulletGarlasco, il commento di suor Monia, in «Quarta Repubblica», 4 maggio 2026. «Sono mesi che vivo in una situazione di angoscia. Non avrei mai pensato che dopo il “caso Tortora” avremmo ripetuto gli stessi errori. (…) Noi dobbiamo credere, nonostante tutto, che la magistratura e la procura faranno sempre seriamente il loro lavoro. Perché se noi li delegittimiamo, che cosa ci resta quando verremo indagati?» Suor Anna Monia Alfieri. Ebbene, cara suor Anna Monia, purtroppo in Vaticano c’è una magistratura marcia, che ha messo in campo – consapevolmente – una terribile malagiustizia. Ci rendiamo conto, noi cattolici, che questo mette in gioco vergognosamente la credibilità della Chiesa cattolica?

  64. BulletAmerico Mascarucci, Caso Becciu. Il Papa garantisca un processo equo, non una condanna a priori, in «Silum Curiae», 4 maggio 2026. «… secondo l’accusa gli omissis non andrebbero a pregiudicare il diritto della difesa. Ma chi lo stabilisce? Come può essere giusto un processo in cui è l’accusa a stabilire se determinate prove sono rilevanti o meno, sostituendosi ai giudici vaticani che hanno invece contestato proprio il potere discrezionale del Promotore di Giustizia? (…) A pensare male si fa peccato ma si ha tanto il legittimo sospetto che dietro tanta reticenza ci possa essere il timore che la produzione integrale degli atti possa portare a smontare le accuse a carico di Becciu, e magari a scoprire che a volere la sua caduta è stato proprio il pontefice argentino, colui che lo ha condannato prima ancora del processo e ha fatto di tutto, con i rescripta contestati e annullati, per incastrare il suo ex collaboratore.» Meglio sbarazzare il campo dai dubbi, anche per non alimentare polemiche distruttive! Non possiamo aver paura della verità: "Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio" (Rm 8,28)

  65. BulletBecciu's lawyers accuse the Promoter of Justice of failing to comply with court orders, in «Clerical Whispers», 3 maggio 2026. «According to lawyers Fabio Viglione and Maria Concetta Marzo, “nothing can be examined by the judge that has not been previously made available to the parties,” so any filtering of evidence compromises the validity of the process. The complaint comes after the Court of Appeal of the State of the Vatican City decreed the total nullity of the trial and ordered its repetition from the beginning. The decision, adopted on March 17, annulled all proceedings, including the convictions handed down in December 2023 - among them that of Becciu himself for embezzlement, after detecting structural flaws in the procedure, especially in access to evidence and the formation of the file. (...) Although Leo XIV has not intervened in the process, the repetition of the trial places him before a case inherited from Francis that tests the solidity of the Vatican judicial system. Beyond the facts investigated, what is at stake is the institution’s capacity to guarantee a truly fair process and in accordance with the basic guarantees of law.»

  66. BulletAvvocati di Becciu accusano il Promotore di Giustizia di non rispettare gli ordini del Tribunale, in «Infovaticana», 2 maggio 2026. «Al di là dei fatti investigati, ciò che è in gioco è la capacità dell’istituzione di garantire un processo veramente giusto e conforme alle garanzie di base del diritto.» Anche in spagnolo.

  67. BulletFari Pad (Facebook, 2 maggio 2026): «LO STATO DI DIRITTO AL BIVIO: IL "CASO VATICANO" E LA MOSTRUOSITA PROCESSUALE (...) Non risulta invece depositato in versione integrale anche l'interrogatorio di monsignor Perlasca (Soltanto I giudici potranno visionare la versione integrale) condotto da Diddi. In questo caso c'è «il mantenimento degli omissis». E questo perché altrimenti si potrebbe parlare di «pericoli gravissimi per il bene e l'interesse pubblico». (...) Quello che sta accadendo nel processo d'appello in Vaticano non è solo un dibattito tecnico tra legali; è lo sgretolamento dei principi cardine del giusto processo. Il rifiuto del Promotore di Giustizia (PdG) di depositare integralmente gli atti, come riportato anche dalle recenti analisi del quotidiano Domani, delinea un'anomalia che definire "mostruosità processuale" non è un'iperbole, ma una constatazione tecnica. L'Attacco alla Parità delle Parti. Il cuore della democrazia processuale risiede nel principio di parità tra le parti . Accusa e Difesa devono avere accesso alle stesse armi. Nel momento in cui il PdG decide di consegnare i documenti solo al Giudice Terzo, sta di fatto: Oscurando la Difesa: Impedendo ai legali di conoscere le prove e ribattere punto su punto. Compromettendo la Terzietà: Trasformando il Giudice nell'unico interlocutore privilegiato dell'accusa, in un dialogo "segreto" che esclude chi deve difendersi. La Scusa del "Segreto di Stato". Addurre il "pericolo per lo Stato" come giustificazione per negare il deposito degli atti è un ritorno a logiche inquisitorie che speravamo superate. Se una prova esiste, deve poter essere discussa. Se è segreta, non può essere usata per condannare. Non esiste una via di mezzo che non calpesti i diritti fondamentali dell'individuo. Quale Giustizia? Se il Promotore di Giustizia diventa un "super-organo" che decide cosa la difesa può o non può vedere, il processo si trasforma in un simulacro. La domanda sorge spontanea: si cerca la Verità o si cerca una conferma a tesi precostituite?»

  68. BulletFari Pad (Facebook, 1° maggio 2026): «GIUSTIZIA VATICANA O TEATRINO DELLE OMBRE? IL CASO BECCIU SI TINGE DI MISTERO (E DI GRAVITÀ). (Perché cambiare le carte in tavola tra il primo grado e l'Appello? Sembra quasi che l'Ufficio del Promotore cerchi ogni espediente pur di non consegnare la documentazione integrale dell'accusa.) Mentre la verità sul processo al Cardinale Becciu continua a emergere a pezzi, l'ultimo capitolo firmato da Felice Manti su il Giornale - scoperchia un vaso di Pandora che dovrebbe far tremare i polsi a chiunque creda nello Stato di Diritto. Siamo davanti a un "pasticcio" che non è solo tecnico, ma etico e giuridico. Ecco i fatti che gridano vendetta: L'OMISSIONE SISTEMATICA: Nel processo di primo grado, il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi ha gestito il fascicolo con una selezione arbitraria delle prove. Sono state "tagliate" e omissate chat fondamentali, celate dietro l'esistenza di un "fascicolo processuale fantasma" di cui, dopo anni, non è stato ancora chiarito il contenuto. Come si può condannare un Cardinale di Santa Romana Chiesa se l'accusa nasconde le carte che potrebbero scagionarlo? LA DISOBBEDIENZA ALLA CORTE: Oggi assistiamo a un paradosso senza precedenti. Nonostante l'ordine perentorio della Corte d'Appello di depositare gli atti integrali (senza alcuna selezione), l'Ufficio del Promotore deposita documenti ancora pieni di "omissis". Un atto di aperta sfida verso un organo giudiziario superiore che mina alla base la credibilità di tutto il sistema vaticano. LA SCUSA DEL "BENE PUBBLICO": La ciliegina sulla torta è la motivazione addotta oggi per giustificare questi silenzi: la rivelazione di quegli atti sarebbe "suscettibile di arrecare pericoli gravissimi al bene pubblico". DOMANDA: Quale segreto inconfessabile contengono quelle chat per essere addirittura una minaccia alla tenuta pubblica? Se la giustizia serve a trovare la verità, come può il "bene pubblico" coincidere con il nascondere le prove alla difesa? Dopo anni di fango e sentenze scritte su atti incompleti, è ora che qualcuno risponda di questo fascicolo segreto. Non si può invocare il bene comune per coprire un fallimento procedurale o, peggio, una macchinazione a tavolino. La trasparenza non è un optional, e il diritto alla difesa non può essere sacrificato sull'altare di "pericoli gravissimi" mai spiegati.» La verità non può essere sacrificata sull'"altare dell'ipocrisia" o su quello della "ragion di Stato". Tanto meno se c'è di mezzo una persona. Davvero la storia di Gesù Cristo non ha insegnato nulla ai magistrati del Vaticano? (AP)

  69. BulletAntonio Bargone, Il Pm non è il passacarte dell'accusa. La Corte Costituzionale interviene, in «Il Riformista», 30 aprile 2026. «Il processo non è la ratifica di un teorema: il Pubblico ministero deve valutare le tesi della difesa. E non finisce qui: deve cercare anche gli elementi di prova che possono smentire la sua stessa ipotesi. (...) La Consulta richiama inoltre un altro punto decisivo: le argomentazioni della difesa devono essere valutate sin dalle fasi iniziali del procedimento. Non come un fastidio formale da superare, ma come un elemento essenziale per verificare la tenuta dell’impianto accusatorio.» Ma in Vaticano non è così. Lì la verità non interessa al Pm (o al Pdg). Scandalosamente!

  70. BulletPFL, Vatican prosecutors defy appeals-court order, in «Catholic Culture», 1° maggio 2026. «Vatican prosecutors have refused to comply with an order from a Vatican appeals court, in the latest stunning development in the long-running “trial of the century.” (...) Since the appeals court has already ruled that withholding the evidence preventing the defendants from receiving a fair trial, the latest announcement by the prosecution would seem, at first glance, to endanger the possibility of a new trial. In that case the Vatican could be forced to end a highly publicized criminal case, spanning more than five years and drawing unprecedented international attention, without producing convictions or answering key questions about the financial misconduct. The “trial of the century” has already caused severe embarrassment for the Vatican, in a process that began with police raids on key Vatican offices, forced the resignation of top Vatican officials, exposed bitter rivalries and charges of spying within Vatican agencies, and ultimately raised questions about the ability of the Vatican to provide defendants with a fair trial. The prosecutors’ refusal to comply with a court order reinforces those questions about the Vatican judicial system.»

  71. BulletIvo Pincara, Processo Becciu. L'Ufficio del Promotore di Giustizia disobbedisce all'ordine della Corte d'Appello e deposita degli atti non integrali con omissis, in «Korazym», 30 aprile 2026. «Nonostante ciò, l’Ufficio del Promotore ha ritenuto di poter mantenere omissis e non depositare atti, richiamando anche valutazioni di non pertinenza e irrilevanza. È esattamente la facoltà selettiva che la Corte ha escluso: l’accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere. Il diritto di difesa, la parità delle parti e il contraddittorio impongono la piena conoscenza degli atti. Sono principi scolpiti nel codice di procedura penale, al cui rispetto la Corte di Appello si è richiamata. Ogni deposito parziale tradisce il senso dell’ordinanza e ripropone il vizio già censurato dalla Corte, con conseguente nullità della citazione a giudizio». (...) non era mai accaduto nella storia moderna del Vaticano che dei magistrati non ottemperassero alle disposizioni di altri magistrati, di grado oltretutto superiore.

  72. BulletFranca Giansoldati, Vaticano, scontro tra magistrati: il Promotore non deposita gli atti omessi come voleva la Corte «in pericolo l'interesse dello Stato», in «Il Messaggero», 30 aprile 2026. La credibilità del Vaticnao in gioco «È un vero e proprio braccio di ferro quello in corso nel sistema giudiziario vaticano sotto il pontificato di Leone XIV. Il nuovo capitolo del processo d’appello sulla compravendita del disgraziato Palazzo di Londra — vicenda che in primo grado ha portato alla condanna di nove imputati, tra cui il cardinale Angelo Becciu — si è consumato questa mattina. Lo scorso 17 marzo la Corte d’Appello aveva ordinato al Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, di depositare in Cancelleria «tutti gli atti del procedimento istruttorio» nella loro versione integrale. Tra questi, le videoregistrazioni complete delle deposizioni del principale testimone d’accusa, monsignor Alberto Perlasca, e le numerose chat finora omissate, mai messe a disposizione delle difese. (...) Una massa documentale che, secondo l’accusa, esporrebbe la Santa Sede a «grave pericolo». (...) Gli avvocati Cataldo Intrieri e Massimo Bassi, difensori di Fabrizio Tirabassi, parlano di «ennesimo rifiuto del Promotore di obbedire al giudice vaticano». «Elementi decisivi vengono sottratti alle difese e riservati ai soli giudici, che peraltro non potranno utilizzarli. Un fatto senza precedenti», affermano, sollevando dubbi sulla possibilità di un equo giudizio e chiedendo la chiusura del processo con «la restituzione dell’onore agli imputati». Sulla stessa linea l’avvocato Fabio Viglione, difensore del cardinale Becciu: «L’accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere. Il diritto di difesa e il principio del contraddittorio impongono la piena conoscenza degli atti». Un deposito parziale, aggiunge, «tradisce il senso dell’ordinanza» e rischia di riproporre le stesse criticità già rilevate, con possibili conseguenze sulla validità del procedimento. (...) Tra gli interventi più autorevoli, quello del professor Paolo Cavana, secondo cui «il monarca non è legibus solutus», richiamando la centralità dello ius canonicum e i vincoli giuridici della Santa Sede. Posizioni condivise anche dalla professoressa Geraldina Boni e dai colleghi Manuel Ganarin e Alberto Tomer, autori di un saggio critico pubblicato sulla rivista Stato, Chiese e pluralismo confessionale, la rivista scientifica di riferimento a livello internazionale per tutti i canonisti, i giuristi, i professori delle maggiori università. Una sorta di 'bibbia' per chi si occupa di diritto canonico. La stessa Corte d’Appello — presieduta dall’arcivescovo e canonista Arellano Cedillo, affiancato dai giudici Turrini Vita e Ducci Teri — aveva riconosciuto che nel primo grado si era verificata «una nullità relativa mai sanata», tale da viziare un atto fondamentale del processo. Tra le criticità, anche l’esistenza di un Rescriptum di Papa Francesco, emanato durante la fase istruttoria ma non reso noto alle difese. Con la sua ordinanza, la Corte ha inoltre preso le distanze dalle posizioni espresse nelle memorie degli ex ministri della Giustizia Giovanni Maria Flick e Paola Severino, oggi legali dell’Apsa e della Segreteria di Stato, costituitesi parte civile, che avevano escluso violazioni del giusto processo, ritenendo legittimi i Rescripta e marginale la questione degli omissis. Il confronto resta aperto e sempre più aspro. Sullo sfondo, una questione che va oltre il singolo processo: la credibilità del sistema giudiziario vaticano e il rispetto delle garanzie fondamentali del diritto.» Anche in inglese. E in tedesco.

  73. BulletFari Pad (Facebook 30 aprile 2026): «UN PDG (QUASI) RICUSATO DETTA TEMPIE CONDIZIONI: IL CAPOLAVORO CONTRASTANTE DELLA GIUSTIZIA VATICANA. (...) Siamo di fronte a un paradosso giuridico che passerà alla storia: com'è possibile che un Promotore di Giustizia che ha evitato la ricusazione certa solo grazie a un'astensione tattica dell'ultimo minuto, continui a determinare tempi, modi e condizioni del processo? Il "capolavoro" di Alessandro Diddi è servito. Nonostante l'astensione in Cassazione, la sua regia resta intatta e onnipresente? È lui che ha deciso cosa le difese possono vedere e cosa deve restare sepolto sotto gli omissis dei verbali di Perlasca? È lui che ha tracciato il binario di un processo che ora si avvia verso un appello "sanato" dai vizi formali, ma ancora identico nella ferocia accusatoria? Di fatto, il PDG ha ottenuto due traguardi opposti con una sola mossa: si è sfilato come accusatore formale per proteggere se stesso? Ma ha blindato la condanna finale lasciando in eredità un castello probatorio mutilato e inattaccabile. Ma il vero scacco matto arriva al termine del percorso. Se l'appello dovesse riservare sorprese (assoluzione?), l'ultima parola spetta a una Cassazione che vede schierato il "meglio del meglio" del papato di Bergoglio: i cardinali Farrell, Zuppi, Gambetti, Lojudice e infine Artime nominato da Prevost. In questo scenario, la Verità resta un miraggio. Perché, per dirla con eleganza, in una simile architettura di potere, appare evidente che chi c'è è perché deve esserci per garantire la linea, e chi non c'è è perché la sua assenz è funzionale a che nulla cambi. Siamo davanti a una giustizia dove chi ha inquinato il pozzo se n'è andato, ma costringe tutti gli altri a bere la sua stessa acqua. Un sistema dove accusa e condanna non sono più momenti distinti, ma un unico destino già scritto molto prima di entrare in aula.»

  74. BulletFelice Manti, Caso Becciu, altro pasticcio di Diddi: depositati atti pieni di omissis, in «Il Giornale», 30 aprile 2026. «L'Ufficio del Promotore di Giustizia disobbedisce all'ordine della Corte d'Appello che deve rifare il processo al cardinale per il palazzo di Londra. Lo sconcerto dei suoi difensori: l'accusa non può decidere quali atti concedere. A differenza di quanto aveva espressamente chiesto la Corte d’Appello, il procuratore di Giustizia del Vaticano ha infatti depositato alcuni atti pieni di omissis. (...) Sappiamo che secondo Diddi l’interrogatorio del superteste Perlasca, il primo responsabile della compravendita del palazzo di Sloane Avenue a Londra la cui frettolosa cessione fece perdere al Vaticano 200 milioni, è diventato in poco tempo il pentito decisivo per incastrare Becciu. Ma i legali del cardinale sono convinti che quel memoriale sia stato in qualche modo concordato con altri soggetti, tra cui la stessa Ciferri e Diddi.  (...) Nulla può essere esaminato dal giudice che non sia stato prima messo a disposizione delle parti. Nonostante ciò, l’Ufficio del Promotore ha ritenuto di poter mantenere omissis e non depositare atti, richiamando anche valutazioni di non pertinenza e irrilevanza. È esattamente la facoltà selettiva che la Corte ha escluso: l’accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere. (...) Ci chiediamo come si possa arrivare ad un equo giudizio in queste condizioni ed a questo punto sollecitiamo l’immediata definizione del processo con l’unico esito possibile: la restituzione agli imputati del loro onore». Vedremo cosa diranno i giudici della Corte d’Appello vaticana a questo ennesimo episodio di compressione dei diritti della difesa».

  75. BulletPhilippe Marie, EXCLUSIF: La défense du cardinal Becciu accuse le parquet du Vatican de «violer les règles d'un procès équitable», in «Tribune Chretienne», 30 aprile 2026. Anche in spagnolo.

  76. BulletLos fiscales del Vaticano insisten en restingit accesso a pruebas clave en el juicio por inversiones, in «Infobae», 30 aprile 2026. «Los fiscales del Vaticano desafiaron el plazo impuesto por el tribunal de apelaciones para entregar a la defensa todas las pruebas (...). En marzo, el tribunal de apelaciones determinó que la negativa de los fiscales a compartir todas las pruebas con la defensa había invalidado la acusación original. Declaró un juicio nulo parcial y ordenó repetir el proceso, exigiendo además que antes del 30 de abril se depositaran en la cancillería “todos los actos y documentos de la investigación en su versión íntegra”. (...) El caso tuvo repercusiones fuera del Vaticano. La fiscal federal suiza especializada en delitos financieros Annina Scherrer archivó una investigación paralela contra Crasso, luego de que el tribunal vaticano absolviera definitivamente al gestor y a su empresa. En su resolución, Scherrer manifestó “con cierta sorpresa” que sus solicitudes a los fiscales del Vaticano para interrogar a algunos de los testigos habían sido rechazadas, después de haber sido enviadas al secretario de Estado del Vaticano para su evaluación. Señaló que esto evidencia la influencia de la Secretaría de Estado sobre el sistema judicial vaticano, cuya independencia formal está en entredicho.»

  77. BulletProcesso Becciu, 'non depositati gli atti integrali con gli omissis', in «Ansa», 30 aprile 2026. «Si profila così un altro inedito oltre le mura del Tevere: non era mai accaduto nella storia moderna del Vaticano che dei magistrati non ottemperassero alle disposizioni di altri magistrati, di grado oltretutto superiore.»

  78. BulletNicole Winfield, Vatican court deadline passes for prosecutors to deposit all evidence in financial trial, in «AP», 30 aprile 2026. Alla fine il mondo intero conoscerà la verità che in Vaticano ancora ci si ostina a nascondere. L'accusa era nulla fin dal 2021! La verità sacrificata sull'altare dell'ipocrisia e della ragion di Stato? Anche in spagnolo.

  79. BulletSante Cavalleri, Caso Becciu, tradita l'ordinanza. La Difesa: "deosito incompleto". E, denunciando l'ennesima violazione, rilancia il tema delle garanzie, in «Faro di Roma», 30 aprile 2026. Crolla la credibilità dello Stato Vaticano? «I legali esprimono “sconcerto” e richiamano un principio cardine di ogni sistema garantista: nessun elemento può essere valutato dal giudice se non è stato previamente messo a disposizione di tutte le parti. Secondo la loro ricostruzione, la presenza di omissis e la mancata produzione di alcuni documenti configurerebbero una violazione dell’ordinanza della Corte, che aveva imposto un deposito integrale, senza margini di selezione. La questione, tuttavia, non si esaurisce in un rilievo tecnico. Essa investe direttamente il ruolo e l’operato dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, guidato da Alessandro Diddi, e pone interrogativi sull’equilibrio tra accusa e difesa nel processo vaticano. La difesa contesta in particolare che siano stati operati filtri sulla base di criteri di “irrilevanza”, una facoltà che la Corte aveva esplicitamente escluso. Un nodo davvero rilevante: il principio del contraddittorio, infatti, non rappresenta un aspetto formale, ma costituisce la base stessa della legittimità del processo. Senza piena conoscenza degli atti, la parità tra le parti rischia di risultare compromessa. Accanto al profilo delle garanzie emerge poi quello dei tempi. Ogni contestazione, ogni possibile eccezione di nullità e ogni deposito ritenuto incompleto rischiano di tradursi in un ulteriore allungamento dell’iter giudiziario. (...) La giustizia vaticana, infatti, si trova davanti a una prova di credibilità. Non è in gioco soltanto l’esito di un singolo procedimento, ma la capacità di garantire coerenza, trasparenza e rispetto delle regole stabilite. (...) una giustizia percepita come incerta nelle sue procedure finisce inevitabilmente per indebolire la propria autorevolezza. Al contrario, in una vicenda tanto esposta e simbolica, appare sempre più urgente arrivare a una conclusione chiara, definitiva e fondata su garanzie pienamente rispettate.» Anche in portoghese. E in spagnolo. E in francese.

  80. BulletProcesso vaticano, gli avvocati di Becciu contestano il mancato deposito degli atti di indagine, in «La Repubblica», 30 aprile 2026.

  81. BulletProcesso Becciu, l'accusa non deposita gli atti integrali. I legali del prelato: «Sconcertante», in «L'Unione Sarda», 30 aprile 2026. SCONCERTO! «Oggi scadeva il termine per il deposito integrale degli atti di indagine ordinato all'Ufficio del Promotore dalla Corte di Appello. Ma ciò non è avvenuto». È quanto fanno sapere gli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, difensori del cardinale Angelo Becciu, esprimendo «sconcerto per la determinazione assunta dall'Ufficio del Promotore di Giustizia, che, a nostro avviso, non ha ottemperato all'ordinanza della Corte di Appello dello Stato della Città del Vaticano del 17 marzo 2026». «La Corte – sottolineano Viglione e Marzo – aveva specificamente imposto il deposito integrale di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio, senza alcuna possibilità di selezione per l'Ufficio del Promotore di Giustizia, ribadendo un principio essenziale: nulla può essere esaminato dal Giudice che non sia stato prima messo a disposizione delle parti». «Nonostante ciò - continuano i legali di Becciu -, l'Ufficio del Promotore ha ritenuto di poter mantenere omissis e non depositare atti, richiamando anche valutazioni di non pertinenza e irrilevanza. È esattamente la facoltà selettiva che la Corte ha escluso: l'accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere. Il diritto di difesa, la parità delle parti e il contraddittorio impongono la piena conoscenza degli atti». «Sono principi scolpiti nel codice di procedura penale - concludono Viglione e Marzo -, al cui rispetto la Corte di Appello si è richiamata. Ogni deposito parziale tradisce il senso dell'ordinanza e ripropone il vizio già censurato dalla Corte, con conseguente nullità della citazione a giudizio». Anche in inglese. E in tedesco. E in russo.

  82. BulletProcesso Becciu: difesa, atti non depositati; tradita ordinanza, in «Agi», 30 aprile 2026. «Il diritto di difesa, la parità delle parti e il contraddittorio impongono la piena conoscenza degli atti», sottolineano i legali, richiamando i principi del codice di procedura penale. Alla luce di ciò, la difesa ritiene che «ogni deposito parziale tradisce il senso dell’ordinanza» e possa riproporre il vizio già censurato dalla Corte, con la conseguenza - evidenziano - di «una possibile nullità della citazione a giudizio». QUANDO I MAGISTRATI NON LAVORANO PER LA VERITÀ, E ANZI LA NASCONDONO O PEGGIO...

  83. BulletLe "nobili" ambizioni narcisistiche di Alessandro Diddi, il promotore di (in)giustizia del Vaticano, intervistato da due studenti del Liceo classico Eschilo diffusa in rete il 30 aprile 2026 (sta parlando del "caso Orlandi"). E una perla della logica di Diddi. Qui il promotore di (in)giustizia dimostra d'avere le idee assai confuse: sta parlando di mons. Marcinkus? È Diddi che l'ha creato cardinale, visto che lui è pratico di fare e distare a vanvera? Grottesco!

  84. BulletQuentin Finelli, Fonds du Vatican: la Suisse dénonce des interrogatoires refusés, une enquête entravée, in «Tribune Chretienne», 30 aprile 2026. La Francia segnala che la Svizzera non ammette la malagiustizia vaticana. «Dans un monde où la crédibilité des institutions repose aussi sur leur transparence, l’Église se trouve confrontée à une exigence accrue de clarté. L’affaire des fonds du Vatican, loin d’être close, rappelle combien la gestion des biens temporels engage non seulement des responsabilités juridiques, mais aussi une dimension morale qui touche au témoignage même de l’institution.» Anche in spagnolo.

  85. BulletEnrica Riera, Processo Becciu, l'accusa protegge Diddi e deposita l'interrogatorio del teste Perlasca senza "scoprire" gli omissis. Avvocati furiosi, in «Domani», 30 aprile 2026. «Provo sconcerto e stupore per l’ennesimo rifiuto del promotore di obbedire al giudice vaticano. Come in primo grado elementi di conoscenza delicatissimi, addirittura “suscettibili di arrecare pericoli gravissimi al bene pubblico” vengono sottratti alla conoscenza dei giudici. Ci chiediamo come si possa arrivare ad un equo giudizio in queste condizioni ed a questo punto sollecitiamo l’immediata definizione del processo con l’unico esito possibile : la restituzione agli imputati del loro onore», ha commentato l’avvocato Cataldo Intrieri. Il promotore di (in)giustizia Alessandro Diddi non obbedisce alla Corte d'Appello e aspetta l'ultimo momento per – ancora una volta – prendere in giro tutti. Uno schifo!

  86. BulletAndrea Paganini (da Facebook): «ECCO COSA DEVE SUCCEDERE ENTRO OGGI, 30 APRILE 2026, IN VATICANO (sulla propaganda vaticana, che sostiene servilmente una vergognosa malagiustizia). Il 15 dicembre 2023 (era la vigilia della sentenza del cosiddetto "processo del secolo"), in un'indecente operazione di propaganda e di manipolazione, «Vatican News» volle puntellare il procedimento giudiziario che, con modalità discutibilissime, s'era protratto dentro le mura vaticane per anni. Salvatore Cernuzio – a cui fanno fare il lavoro sporco – sbandierò fra l'altro la «gran mole di documenti e di apparecchi elettronici sequestrati e il confronto degli interrogatori ai testimoni» («124.563 pagine cartacee e in dispositivi informatici e 2.479.062 files analizzati presentati dall’accusa»...). "Dimenticò" però di scrivere che Alessandro Diddi, l'accusatore, aveva occultato gran parte del materiale probatorio, aveva oscurato gran parte degli interrogatori, aveva tagliuzzato a suo piacimento i video delle testimonianze, aveva scelto a proprio gusto tra le prove da presentare tenendo nascoste le altre, che potevano servire alle difese, aveva riempito i documenti di "omissis" sparsi a proprio libido, accomodandosi le informazioni da portare al processo in maniera scorretta e illegale. E lo fece in clamorosa disobbedienza agli ordini impartiti dal Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone, il quale fin dalle primissime udienze nell'estate del 2021 aveva intimato all'Ufficio del promotore di (in)giustizia – lo stesso Diddi – di consegnare il materiale probatorio integralmente («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). Soprattutto Diddi aveva occultato le chat intercorse tra coloro che, manipolando il "testimone chiave" Alberto Perlasca, avevano montato il complotto contro il card. Becciu. Per una simile disobbedienza un magistrato viene punito in un Paese civile. In Vaticano invece viene premiato! Come il Tribunale d'Appello ha appena evidenziato, e contrariamente a quanto scriveva Cernuzio in quell'articolo propagandistico, il procedimento vaticano di primo grado ha brutalmente e vergognosamente violato diritti umani fondamentali, i diritti della difesa, come quello alla presunzione d’innocenza (fino a prova contraria) e quello a un giusto processo. La millantata "giustizia" del Vaticano si è così rivelata in realtà una scandalosa malagiustizia, paragonabile solo a quella di Caifa e di Pilato, circa 2000 anni fa, quando andava di moda crocifiggere innocenti e benefattori. Oggi! E le giustizie inglese, italiana e svizzera, certo meno addomesticabili di quelle di un Paese in cui non esiste la separazione dei poteri, stanno giorno per giorno smentendo tutti i teoremi del sistema vaticano, da quelli dell'Ufficio del promotore di (in)giustizia a quelli della Segreteria di Stato. Ordunque, qualche settimana fa il Tribunale di Appello ha ordinato che tale materiale occultato da Alessandro Diddi, venga consegnato integralmente entro oggi. Entro oggi, entro il 30 aprile 2026 (quasi cinque anni dopo l'ordine disatteso di Pignatone), il promotore di (in)giustizia Alessandro Diddi è obbligato a consegnare tutto il materiale probatorio. INTEGRALMENTE! Noi contiamo i minuti e aspettiamo che si ripari al più preso a un torto senza precedenti nella storia della Chiesa e dell'Umanità.»

  87. BulletGaetano Masciullo, Swiss prosecutors drop Vatican finance case after Holy See reguses key witness cooperation, in «Life Site News», 30 aprile 2026. «Authorities cited a lack of cooperation from the Holy See and flagged concerns that the Secretariat of State influenced proceedings while acting as both accuser and authority in the case.» Come mai il Vaticano non permette che Alberto Perlasca e Edgar Peña Parra testimonino davanti alla giustizia svizzera? Cosa sta nascondendo il Vaticano? Grande vergogna per la Chiesa cattolica!

  88. BulletNico Spuntoni, Il Vaticano non permise alla Svizzera di interrogare Perlasca e Peña Parra, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 30 aprile 2026. ORA PARLA LA GIUSTIZIA SVIZZERA Nel silenzio più assordante – e omertoso, e connivente, e complice – c'è qualcuno che parla. «Quella che Francesco aveva definito «la pentola per la prima volta scoperchiata da dentro» assume sempre più i contorni di un vaso di Pandora per il Vaticano. Stiamo parlando dell’inchiesta sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato che, quasi sette anni dopo, continua a dare dispiaceri all’interno delle sacre mura. L’ultimo è arrivato pochi giorni fa da Lugano nel procedimento parallelo aperto contro Enrico Crasso dal Ministero pubblico della Confederazione su denuncia della Segreteria di Stato di cui era stato a lungo consulente finanziario. L’autorità federale di perseguimento penale non ha riscontrato gli estremi dei reati di amministrazione infedele e di appropriazione indebita nei confronti di Crasso, denunciato il 19 giugno 2020 dal dicastero più importante della Curia per la gestione di alcuni investimenti nel Fondo Centurion già finiti nell’indagine vaticana. (...) Proprio per questa sorta di conflitto d'interessi la magistratura elvetica non ha voluto inviare le domande in Vaticano nè dare informazioni sui fatti. Scherrer, infatti ha scritto che «l'esecuzione degli interrogatori delle persone informate sui fatti (...) sarebbe stata di fondamentale importanza per verificare la veridicità delle dichiarazioni di Crasso. L'esecuzione di tali interrogatori rischiava tuttavia di perdere in modo significativo la sua efficacia qualora, tenuto conto dell'influenza esercitata dall'accusatrice privata e dei suoi interessi nella vicenda, sussistesse il pericolo che, preliminarmente all'interrogatorio, le persone da sentire (...) avrebbero potuto essere informate delle domande che sarebbero state loro rivolte o, quantomeno, dei fatti oggetto d'esame». «Il "Calvario" dei Monsignori: Quando la Giustizia Estera Mette a Nudo le Contraddizioni d'Oltretevere. Le mura vaticane si fanno sempre più strette e, a quanto pare, anche più impermeabili alla trasparenza internazionale. L'ultimo schiaffo arriva dalla Magistratura elvetica: la procuratrice Annina Scherrer ha messo nero su bianco una verità imbarazzante, ovvero l'impossibilità di interrogare figure chiave come mons. Alberto Perlasca e il Sostituto Edgar Peña Parra. La "sorpresa" svizzera davanti al muro alzato dal Vaticano non è solo un intoppo procedurale, ma il sintomo di un sistema che sembra temere il confronto con tribunali non "domestici". Proprio in merito a queste indagini, emerge un paradosso clamoroso: mentre nello Stato del Vaticano Enrico Crasso è stato condannato, la giustizia svizzera ha stabilito che non sussistono estremi di reato per i medesimi fatti. Il precedente londinese: Il crollo di Peña Parra. Forse il Vaticano ha imparato la lezione dai disastri passati? È ancora vivo il ricordo del penoso spettacolo andato in scena a Londra nel luglio 2024. Davanti alla High Court of Justice, il Sostituto Peña Parra ha vissuto quello che può essere definito solo come un "calvario mediatico e giuridico". (...) Sotto lo sguardo esterrefatto del giudice Justice Robin Knowles, abbiamo visto un alto prelato sudato, visibilmente in difficoltà — scortato da un imponente bodyguard e con un aspetto quasi grottesco — costretto ad ammettere l'incredibile: la consapevolezza di fatture false pagate dal suo ufficio e una "leggerezza" disarmante nell'aprire le porte a certi investitori. Un'umiliazione internazionale che ha lasciato il segno. (...) Il caso Perlasca: Testimonianze "pilotate"? Non meno inquietante è la posizione di Monsignor Perlasca. Firmatario del contratto per la seconda parte dell'acquisto dell'immobile di Londra (con delega proprio di Peña Parra), Perlasca incarna il caos gestionale della Segreteria di Stato. Redarguito per falsa testimonianza, ha dovuto rettificare le proprie dichiarazioni, arrivando all'ammissione più grave: la sua deposizione sembra essere stata pilotata da terzi. La riflessione è d'obbligo: II Vaticano sembra ormai stanco — o forse terrorizzato — dal rimediare figuracce internazionali facendo testimoniare i suoi monsignori, e stanco anche di pagare le spese legali come parte soccombente. Tra ammissioni di colpevolezza all'estero e testimonianze ritrattate in casa, la credibilità delle istituzioni finanziarie vaticane è ridotta ai minimi termini. La domanda sorge spontanea: la giustizia vaticana è davvero alla ricerca della verità o è impegnata in un'opera di "contenimento danni" per evitare che altri prelati crollino sotto il peso delle proprie responsabilità davanti a giudici meno accomodanti? E in questo labirinto giudiziario, in un processo che a tratti appare privo di capo e di coda, resta scolpita l'assurda parabola del Cardinale Becciu. In un epilogo che sfida la logica oltre che il diritto, l'alto prelato è stato condannato per peculato senza che sia mai stata provata l'appropriazione di un solo centesimo. Una condanna "algebrica" che pesa come un macigno su un dibattimento dove il rigore giuridico sembra aver ceduto il passo a necessità di ben altra natura» (Fari Pad). Di cosa ha paura la Segretaria di Stato che non vuole collaborare e difende Perlasca e co.? Nota bene: Alberto Perlasca ha fatto carriera... nella magistratura vaticana! Edgar Peña Parra è appena diventato... nunzio in Italia! Anche in spagnolo.

  89. BulletPierre Wolf-Mandroux, Jean-Baptiste de Franssu: «À la Banque du Vatican, je ne m'attendais pas à un tel manque de professionalisme», in «Le Pélerin», 30 aprile 2026. «À mon arrivée en 2014, nous décidons de ne plus émettre de crédits, car l'IOR l'avait beaucoup fait en faveur de structures catholiques qui ne les remboursaient jamais. Elles les considéraient comme des dons. En mars 2019, la secrétairerie d'État nous demande un emprunt de 150 millions d'euros, sans donner de détails. Nous avons dit : « Vous êtes l'État, nous sommes donc prêts à vous prêter cette somme. À condition que vous soyez parfaitement transparents. » Pendant trois mois, nous demandons des documents, sans succès. Nous refusons le prêt. Pataquès. Je suis convoqué à la secrétairerie d'État. « Au nom de quoi le refusez-vous ? » me demande-t-on. Je réponds : « Au nom des règles financières internationales. » Nous obtenons les documents. Nous avons tout de suite compris qu'il y avait malversation. Nous avons alerté le pape. Il a immédiatement réagi. Il a tapé du poing sur la table.» Quindi il problema è sorto quando Becciu non era più nella Segreteria di Stato: quando i suoi successori decisero di comprare il 55% del noto palazzo di Londra...

  90. BulletSvizzera smonta l'accusa del Vaticano contro il suo ex consulente finanziario e indebolisce il caso Becciu, in «Infovaticana», 29 aprile 2026. «Un denunciante che ostacola l’indagine. L’archiviazione del caso non risponde solo alla mancanza di prove, ma anche al comportamento contraddittorio dello stesso Vaticano. Nonostante sia la parte denunciante, la Segreteria di Stato si è rifiutata di collaborare pienamente con la giustizia svizzera. In particolare, ha bloccato la possibilità di interrogare testimoni chiave mediante rogatorie, tra cui monsignor Alberto Perlasca, figura centrale del processo vaticano. Questo comportamento è stato segnalato espressamente dalla procuratrice svizzera, che ha sottolineato l’incoerenza di denunciare e, al contempo, impedire lo sviluppo dell’indagine.» In Vaticano fanno orecchie da mercante, ma la verità non muore. Anche in spagnolo. E in inglese. E in francese. E in tedesco. E in portoghese.

  91. BulletNico Spuntoni, La Svizzera gela il Vaticano: "Sulla gestione fondi non ci furono reati", in «Il Giornale», 28 aprile 2026. Dove la giustizia funziona...! Dopo la giustizia inglese anche quella svizzera smentisce i teoremi della Segreteria di Stato vaticana e bacchetta la (mala)giustizia vaticana. La Segreteria di Stato del Vaticano «ha dovuto però raccogliere un nulla di fatto perché la procuratrice ha risposto un decreto d'abbandono ed ha anche tirato le orecchie alla parte vaticana. Pur essendo accusatrice e denunciante in Svizzera, infatti, la Segreteria di Stato aveva risposto picche alla richiesta degli inquirenti elvetici di interrogare in via rogatoriale alcuni dei protagonisti della vicenda, tra cui monsignor Alberto Perlasca.»

  92. BulletStefano Giordano, La prescrizione è un diritto, ma non diventi un ostacolo sulla via che porta alla verità, in «Il Riformista», 28 aprile 2026. «Uomini che hanno servito lo Stato ai suoi livelli più alti hanno un’altra strada davanti, più dignitosa della prescrizione: rinunciarvi. Mori e De Donno lo hanno fatto. Hanno preteso il processo, hanno scelto il contraddittorio, hanno voluto essere giudicati nel merito. La prescrizione è un diritto; ma per chi ha incarnato le istituzioni, invocarla è qualcosa di diverso dal difendersi nel merito — dal dimostrare la propria estraneità ai fatti. È una scelta. E anche le scelte si giudicano. Le vittime del 1992 — e i loro figli, che da trent’anni attendono risposte — meritano che nessuno si metta di traverso, in nome di un garantismo a intermittenza, sulla strada di quella verità.» Il ruolo di Giuseppe Pignatone è davvero troppo importante per ricorrere alla prescrizione. Deve sbarazzare il campo da ogni possibile dubbio. E di dubbi sul suo comportamento ne sono sorti davvero tanti negli ultimi anni! O a chi faceva comodo avere un giudice ricattabile in Vaticano? Magari per far condannare un innocente?

  93. BulletQUALCUNO, prima o poi, dovrà spiegare come mai chi s'è comportato bene l'ha punito e chi s'è comportato male l'ha premiato (AP).