«Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo,

diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.» (Mt 5,11-12)


«Cosa dice la giurisprudenza mondiale? Che se una causa è aperta c’è la presunzione d’innocenza.

Forse non è innocente, ma c’è la presunzione. Una volta ho parlato di un caso in Spagna

di condanna mediatica che ha rovinato la vita di alcuni sacerdoti che poi sono stati riconosciuti innocenti.

Prima di condannare dal punto di vista mediatico, meglio pensarci due volte.» (Papa Francesco)

 

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«Quando si alleano i grandi poteri per auto-conservarsi, il giusto paga per tutti.» (Papa Francesco)


«Il lawfare inizia attraverso i mass media, che denigrano [l'obiettivo] e insinuano il sospetto di un reato. Si creano indagini enormi e per condannare basta il volume di queste indagini, anche se non si trova il reato.» (Papa Francesco)


«Non abbiate paura delle condanne, non preoccupatevi: prima o poi le critiche e le accuse false cadono e i valori superficiali che le sostengono si rivelano per quello che sono, illusioni. (...) Non abbiate paura delle condanne del mondo.» (Papa Francesco)


«A volte, annunciare che la speranza non delude significa andare controcorrente, persino contro l’evidenza di situazioni dolorose che sembrano senza via d’uscita. Ma è proprio in quei momenti che può meglio manifestarsi come il nostro credere e il nostro sperare non vengano da noi, ma da Dio.» (Papa Leone XIV)


«Ci sono momenti in cui raggiungere la verità è doloroso, ma necessario.» (Papa Leone XIV)

Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_2_link_0
Sulle accuse di aver arricchito 
se stesso o propri familiari

> ultime novitàCASO_BECCIU_FAMIGLIA.htmlCASO_BECCIU_FAMIGLIA.htmlCASO_BECCIU_FAMIGLIA_IV.htmlCASO_BECCIU_FAMIGLIA.htmlshapeimage_3_link_0shapeimage_3_link_1shapeimage_3_link_2
Sulla vicenda Marogna 
(impropriamente chiamata "dama del cardinale")
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Sul palazzo di Londra 
in Sloane Avenue 60

> ultime novitàCASO_BECCIU_PALAZZO.htmlCASO_BECCIU_PALAZZO.htmlCASO_BECCIU_PALAZZO_VI.htmlCASO_BECCIU_PALAZZO.htmlshapeimage_5_link_0shapeimage_5_link_1shapeimage_5_link_2
Processi e sentenze di Londra, Roma, Lugano ecc. a proposito della compravendita del palazzo in Sloane Avenue 60CASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlshapeimage_6_link_0shapeimage_6_link_1shapeimage_6_link_2shapeimage_6_link_3
Sulla Messa "in coena Domini" celebrata da papa Francesco 
a casa del cardinale BecciuCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlshapeimage_7_link_0shapeimage_7_link_1shapeimage_7_link_2
Sulla causa di beatificazione 
di Aldo Moro
(e sulle altre accuse di Report)
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Sul sistema giudiziario vaticano


> ultime novitàCASO_BECCIU_GIUSTIZIA.htmlCASO_BECCIU_GIUSTIZIA_XXXIV.htmlCASO_BECCIU_GIUSTIZIA.htmlshapeimage_9_link_0shapeimage_9_link_1
Come vivono tutto questo 
il cardinale Becciu 
e la sua famiglia?
CASO_BECCIU_VITA.htmlCASO_BECCIU_VITA.htmlCASO_BECCIU_VITA.htmlCASO_BECCIU_VITA.htmlshapeimage_10_link_0shapeimage_10_link_1shapeimage_10_link_2
Il rinvio a giudizio
(3-26 luglio 2021)CASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlshapeimage_11_link_0shapeimage_11_link_1
Il Conclave e papa Leone


> ultime novità.CASO_BECCIU_CONCLAVE.htmlCASO_BECCIU_E_PAPA_LEONE_VIII.htmlCASO_BECCIU_CONCLAVE.htmlshapeimage_12_link_0shapeimage_12_link_1
Sulle querele contro «L'Espresso», Perlasca, Ciferri, Chaouqui e co.CASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlshapeimage_13_link_0shapeimage_13_link_1shapeimage_13_link_2
Il processo in Vaticano 


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Il puzzle della verità
(il complotto) 

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Sull'accusa d'aver trasferito 
del denaro in Australia 
e sull'ipotesi di complotto 
contro il card. PellCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlshapeimage_16_link_0shapeimage_16_link_1shapeimage_16_link_2shapeimage_16_link_3
Sull'«Espresso» e co.


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Altro


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Per il seguito clicca sulla casella che ti interessa.

Sul "caso Becciu" in generale


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Il 24 settembre 2020 il cardinale Giovanni Angelo Becciu ha presentato a Papa Francesco la propria rinuncia – forzata – «alla carica di Prefetto della Congregazione dei Santi e dai diritti connessi al Cardinalato». Il card. Pietro Parolin, il più stretto collaboratore del Papa, che ha dato il suo consenso all'acquisto del Palazzo di Londra («sono favorevole alla stipulazione dei contratti»), si è precipitato a dichiarare che lui non ne sapeva nulla. Per più di nove mesi la Santa Sede non ha fornito nessuna spiegazione, ma alcune testate giornalistiche hanno attivato una campagna violentissima e martellante in cui hanno addossato numerose colpe al cardinale sardo. Lui si è proclamato innocente, ha trovato la vicenda surreale e spera che l'equivoco si chiarisca. Per più di altri sette mesi il processo non è entrato in materia, poiché il Promotore di (In)Giustizia Alessandro Diddi non ha obbedito agli ordini del Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone, vale a dire consegnare il materiale probatorio integralmente («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). Ciononostante – e contraddicendosi – il Presidente ha deciso di passare alla fase dibattimentale. Il cardinale ha evidenziato come le accuse orchestrate contro di lui siano assurde, incredibili, grottesche, mostruose. In aula è anzi emerso che il testimone chiave Alberto Perlasca, la cui deposizione in istruttoria risulta piena di omissis, era manipolato; ma il Tribunale ha protetto la manipolatrice, cancellando l'interrogatorio di Francesca Immacolata Chaouqui calendarizzato per il 16 febbraio 2023 e tenendo nascosti 120 su 126 messaggi intercorsi tra lei e Genoveffa Ciferri (l'amica di Perlasca). Perché i magistrati non cercano e non servono la verità? Cosa nascondono?

«Amor mi mosse, che mi fa parlare.» Questa rassegna stampa – compilata per amore della Chiesa – intende aiutare a farsi un'idea compiuta della vicenda, nella certezza che la verità ci renderà liberi. Tutti. I contributi, vagliati con discernimento, propongono letture più o meno condivisibili (non necessariamente tutte concordanti); spero invece di evitare articoli disonesti o calunniosi. Dopo aver subito infinite menzogne, è necessario mettere in circolazione la verità, come è necessario mettere in circolazione sangue sano per salvare un corpo in cui è stata iniettata una quantità enorme di veleno. Sempre nella convinzione della sacralità del principio della presunzione d'innocenza, che papa Francesco ha definito «un diritto umano»; fino a prova contraria. Non si può sorvolare sull'ingiustizia inflitta a un uomo innocente e perbene.

Nell'agosto del 2022, nel settembre del 2023 e poi nel dicembre del 2024 papa Francesco ha invitato il card. Becciu ai Concistori. Ai magistrati ha però detto che bisogna «evitare il rischio di "confondere il dito con la luna": il problema non sono i processi, ma i fatti e i comportamenti che li determinano». Ma se la luna non c'è? E se Becciu fosse davvero innocente, vittima di un colossale complotto?

Papa Francesco può essere stato tratto in inganno e indotto in errore? Può essere stato fatto cadere in una trappola? Può aver condannato un innocente? Nel marzo del 2023 Francesco ha riconosciuto: «A volte mi sale il sangue alla testa. Poi si perde la pazienza e quando si perde la pace si scivola e si commettono errori. Bisogna saper aspettare». Già, vale proprio per tutti. Sia chiaro: chi pretende che qualcuno – fosse anche il Papa – sia sempre infallibile non gli usa misericordia e lavora per una perversa ragion di stato, anziché per la verità, per la Chiesa e per il Papa. L'importante è riconoscerli, gli errori, e agire di conseguenza, vale a dire rimediare, finché non è troppo tardi. Meglio ammettere d'essere stati ingannati che perseverare nell'errore. Che fare, allora? Io il 13 marzo 2023 ho scritto a Papa Francesco. E tu?

Il 26 luglio 2023, dopo due anni di processo e 67 udienze, livido di accanito furore, il PdG Diddi ha chiesto una pena di più di 7 anni di carcere per il cardinale; ma senza fornire un briciolo di prova a sostegno dei suoi teoremi! Il 22 novembre e il 12 dicembre gli avvocati Viglione e Marzo hanno smontato una per una tutte le accuse. Il 16 dicembre il cardinale è stato condannato a 5 anni e 6 mesi di carcere.

Nella Settimana Santa del 2024 Becciu ha scritto una lettera ai suoi confratelli cardinali, ribadendo: «SONO INNOCENTE, NON SONO UN CORROTTO». Il Vaticano con questo processo «ha perso un’occasione unica per mostrare al mondo come amministrare la giustizia nel rispetto dei diritti degli accusati».

Ma nel frattempo è emerso che: 1) Almeno un magistrato italiano e un ufficiale della Guardia di finanza in servizio alla Direzione investigativa antimafia, a quanto pare in collaborazione con membri dei Servizi segreti (deviati?), hanno effettuato spionaggi e dossieraggi illeciti contro le persone coinvolte nel "processo del secolo" (chi sono i mandanti dentro il Vaticano? E come mai Diddi si è precipitato affannosamente a Perugia da Cantone?). 2) Il Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone è indagato per favoreggiamento alla mafia e per aver comprato delle case da mafiosi (a quanto pare pure membri della loggia massonica) pagando in parte in nero! Che credibilità ha questo giudice? E come può, sotto il profilo etico, morale, emettere sentenze in nome del Papa? Pignatone aveva perfettamente rilevato l'anomalia dell'accusa che occultava gran parte del materiale probatorio, tanto che aveva ripetutamente ordinato a Diddi di consegnare tutte le prove, anche quelle utili alle difese; cosa è successo nel 2022 che gli ha fatto "dimenticare" tale determinazione, per cui, contraddicendosi, ha avallato le scorrettezze dell'accusa e ha compiuto un'assurda inversione a U? Qualcuno ha forse dato un ordine a un giudice che, avendo compiuto quanto evidenziato dal procuratore De Luca, era ricattabile? Come spiegare l'assurda giravolta di Pignatone? Becciu poi è stato cacciato per molto meno, e senza neanche un avviso di garanzia! 3) Le sentenze della Giustizia britannica e della Giustizia svizzera hanno radicalmente smentito i teoremi del promotore di (in)giustizia vaticano Alessandro Diddi. 4) È partita la rappresaglia contro coloro che difendono la verità e l'innocenza del card. Becciu. 5) Nell'aprile del 2025, con la scoperta delle chat tenute colpevolmente nascoste dal promotore di ingiustizia Diddi (chat presentate in una denuncia all'ONU), emergono le prove del complotto imbastito contro Becciu dal trio Chaouqui-Ciferri-Perlasca, apparentemente con la collaborazione del commissario della Gendarmeria Stefano De Santis e dello stesso Diddi, l'«anello debole» della catena (e quindi manipolabile?), il quale mentendo ha sempre detto di non essere stato in contatto con Chaouqui. C'è dietro un loschissimo "do ut des"?

La domanda è ormai imbarazzante, in Italia come in Vaticano: chi deve cercare la verità, se le persone sospette, coloro che si comportano in modo equivoco o losco, sono i magistrati e i membri delle forze dell'ordine (Diddi, Pignatone, De Santis, Striano, Laudati, Cafiero De Raho, Natoli, Scarpinato...)?

Francesca Immacolata Chaouqui ha affermato spudoratamente: «SE IO NON FOSSI STATA NOMINATA IN COSEA, PROBABILMENTE (BECCIU) SAREBBE PAPA ADESSO; AL PROSSIMO CONCLAVE MAGARI DIVENTAVA PAPA»; «GRAZIE A ME BECCIU NON DIVENTERÀ PAPA». Ecco l'ammissione di colei che ha ordito il complotto! Ecco l'obiettivo del complotto: manipolare il Conclave e la storia della Chiesa! Non solo: «EH LO SO, E CHE COSA POSSIAMO FARE? POSSIAMO UCCIDERLO (BECCIU, NDR)?», incalza Chaouqui. E ancora: «Nel dubbio dargli la colpa a prescindere», scrive la “papessa” il 29 agosto del 2020. Tradotto: Perlasca dovrà accusare Becciu a ogni costo. «Perché – continua Chaouqui – è meglio un “colpa sua” che un “non so”». «Erano ad un punto morto. Senza di te col ca*** che si faceva l’inchiesta. Siamo seri», scrive alla Ciferri: «Dobbiamo capire cosa devi dire. Per evitare che le chat siano considerate attendibili ove mai si decidesse di desecretarle. Perché in questo caso avrebbe ragione Becciu. Va disinnescata la bomba. Per me vale ciò che ho detto al processo. Non conosco Diddi. Se viene fuori che eravamo tutti d’accordo è la fine»!

Maggio 2025: Becciu non può partecipare al Conclave per volontà di papa Francesco (Parolin presenta post mortem due scritti papali firmati F). Ma tutto fa pensare che nella percezione generale sia stato taroccato il nesso eziologico (causa-effetto): tutto il mondo pensa che Becciu venga escluso dal Conclave per essere stato condannato; in realtà anche le parole della Chaouqui fanno intuire che Becciu è stato condannato (senza un briciolo di prova) proprio al fine di espellerlo dal Conclave. La ragion di stato contro la verità, siamo sempre lì: «... meglio che muoia un solo uomo per il popolo...».

Luglio 2025: la procura di Roma indaga Chaouqui per truffa, estorsione ed esercizio abusivo della professione. Chi sono i suoi complici dentro le mura vaticane?

Il 22 settembre 2025, cinque anni dopo l'inizio della brutale persecuzione, ha preso avvio il processo d'appello. Scandalizza il silenzio complice della stampa "cattolica", sulla scia dell'«immortale anima di don Abbondio». Igino Giordani, uno dei pochissimi cattolici che 100 anni fa hanno avuto il coraggio di opporsi radicalmente al fascismo, non capiva «perché proprio nel campo cattolico debbano tentarsi allevamenti su larga scala di invertebrati»: non è possibile «abdicare alle ragioni primordiali della coscienza e ritirarci in canonica ad aspettare che spiova» (da Rivolta Cattolica, Piero Gobetti ed., 1925). Ma una cosa è certa: se la giustizia e la stampa vaticane non vorranno dire la verità, lo farà la storia.

Intanto, nell'ottobre del 2025, quattro anni e mezzo dopo aver diffuso le sue menzogne attraverso "Report", Nicola Giampaolo è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione per calunnia e a risarcire il card. Becciu con 15'000 euro. Il 12 gennaio 2026, finalmente, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso in appello del Promotore di (in)giustizia Diddi; lui – vigliaccamente – ha aspettato l'ultimo giorno per fare un passo indietro dal processo, avendo nel frattempo ritardato di ulteriori tre mesi l'iter giudiziario: una vergogna! Alcuni esperti canonisti hanno smascherato la scandalosa incompetenza e l'arroganza dell'Ufficio del promotore di giustizia vaticano.

Il 17 marzo 2026 la Corte d'Appello, diretta da Alejandro Arellano Cedillo, ha dichiarato che il processo è in gran parte nullo e quindi da rifare, perché l'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia non ha ancora consegnato integralmente il materiale probatorio (l'ordine di Pignatone del 27 luglio 2021, sempre disatteso); e gli ha dato tempo per consegnare tutto, senza omissis, entro il 30 aprile. E inoltre perché i rescripta di papa Francesco non sono mai stati pubblicati: una legge che non si possa leggere non è una legge valida, almeno dove vigono i diritti umani. In caso contrario si violano i diritti di difesa, compreso quello alla piena conoscenza degli atti, incluse ora le chat di chi ha montato l'imbroglio. In pratica Diddi e i suoi scellerati compari hanno fatto perdere cinque anni di vita a tutte le persone coinvolte in questa brutta messinscena, e milioni dell'Obolo – quelli sì dell'Obolo di San Pietro! – alla Chiesa. Dopo un mese e mezzo, il 30 aprile, Diddi... ha nuovamente disobbedito al Giudice: una sfrontata e plateale presa in giro! Cosa succederà adesso?

Le menzogne e le calunnie – come la malainformazione in genere – fanno un sacco di rumore; ma alla lunga finiscono per implodere. Però quanta sofferenza inflitta a un innocente! Non c'è nulla di più doloroso dell'ingiustizia perpetrata da coloro dai quali ci si aspetta, con fiducia, il massimo del rispetto dei diritti e delle correttezza.                                                                       AP


«Malgrado le apparenze, che ingannano, in realtà, per ciascun figlio di donna l'esistenza è una via crucis: buon per lui se trova un cireneo che lo aiuti a portar la sua croce. Ma fortunato il cireneo, che, aiutando il fratello, aiuta in realtà Cristo.» I.G.

LA CHIESA AMA O NON AMA LA VERITÀ E LA GIUSTIZIA? Siamo sempre lì, sul Golgota.

LEONE XIV: PACE, DIALOGO, GIUSTIZIA, AMORE, UNITÀ! Confidiamo che... «Il male non prevarrà!»

Nel luglio e nell'agosto 2025, e poi di nuovo nel gennaio 2026 qualcuno (si può ben immaginare chi) ha bloccato il mio account di Facebook, con cui promuovo questa rassegna stampa. La censura non è uno strumento né democratico né cristiano!

  1. BulletAvvocati di Becciu accusano il Promotore di Giustizia di non rispettare gli ordini del Tribunale, in «Infovaticana», 2 maggio 2026. «Al di là dei fatti investigati, ciò che è in gioco è la capacità dell’istituzione di garantire un processo veramente giusto e conforme alle garanzie di base del diritto.» Anche in spagnolo.

  2. BulletFari Pad (Facebook, 2 maggio 2026): «LO STATO DI DIRITTO AL BIVIO: IL "CASO VATICANO" E LA MOSTRUOSITA PROCESSUALE (...) Non risulta invece depositato in versione integrale anche l'interrogatorio di monsignor Perlasca (Soltanto I giudici potranno visionare la versione integrale) condotto da Diddi. In questo caso c'è «il mantenimento degli omissis». E questo perché altrimenti si potrebbe parlare di «pericoli gravissimi per il bene e l'interesse pubblico». (...) Quello che sta accadendo nel processo d'appello in Vaticano non è solo un dibattito tecnico tra legali; è lo sgretolamento dei principi cardine del giusto processo. Il rifiuto del Promotore di Giustizia (PdG) di depositare integralmente gli atti, come riportato anche dalle recenti analisi del quotidiano Domani, delinea un'anomalia che definire "mostruosità processuale" non è un'iperbole, ma una constatazione tecnica. L'Attacco alla Parità delle Parti. Il cuore della democrazia processuale risiede nel principio di parità tra le parti . Accusa e Difesa devono avere accesso alle stesse armi. Nel momento in cui il PdG decide di consegnare i documenti solo al Giudice Terzo, sta di fatto: Oscurando la Difesa: Impedendo ai legali di conoscere le prove e ribattere punto su punto. Compromettendo la Terzietà: Trasformando il Giudice nell'unico interlocutore privilegiato dell'accusa, in un dialogo "segreto" che esclude chi deve difendersi. La Scusa del "Segreto di Stato". Addurre il "pericolo per lo Stato" come giustificazione per negare il deposito degli atti è un ritorno a logiche inquisitorie che speravamo superate. Se una prova esiste, deve poter essere discussa. Se è segreta, non può essere usata per condannare. Non esiste una via di mezzo che non calpesti i diritti fondamentali dell'individuo. Quale Giustizia? Se il Promotore di Giustizia diventa un "super-organo" che decide cosa la difesa può o non può vedere, il processo si trasforma in un simulacro. La domanda sorge spontanea: si cerca la Verità o si cerca una conferma a tesi precostituite?»

  3. BulletFari Pad (Facebook, 1° maggio 2026): «GIUSTIZIA VATICANA O TEATRINO DELLE OMBRE? IL CASO BECCIU SI TINGE DI MISTERO (E DI GRAVITÀ). (Perché cambiare le carte in tavola tra il primo grado e l'Appello? Sembra quasi che l'Ufficio del Promotore cerchi ogni espediente pur di non consegnare la documentazione integrale dell'accusa.) Mentre la verità sul processo al Cardinale Becciu continua a emergere a pezzi, l'ultimo capitolo firmato da Felice Manti su il Giornale - scoperchia un vaso di Pandora che dovrebbe far tremare i polsi a chiunque creda nello Stato di Diritto. Siamo davanti a un "pasticcio" che non è solo tecnico, ma etico e giuridico. Ecco i fatti che gridano vendetta: L'OMISSIONE SISTEMATICA: Nel processo di primo grado, il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi ha gestito il fascicolo con una selezione arbitraria delle prove. Sono state "tagliate" e omissate chat fondamentali, celate dietro l'esistenza di un "fascicolo processuale fantasma" di cui, dopo anni, non è stato ancora chiarito il contenuto. Come si può condannare un Cardinale di Santa Romana Chiesa se l'accusa nasconde le carte che potrebbero scagionarlo? LA DISOBBEDIENZA ALLA CORTE: Oggi assistiamo a un paradosso senza precedenti. Nonostante l'ordine perentorio della Corte d'Appello di depositare gli atti integrali (senza alcuna selezione), l'Ufficio del Promotore deposita documenti ancora pieni di "omissis". Un atto di aperta sfida verso un organo giudiziario superiore che mina alla base la credibilità di tutto il sistema vaticano. LA SCUSA DEL "BENE PUBBLICO": La ciliegina sulla torta è la motivazione addotta oggi per giustificare questi silenzi: la rivelazione di quegli atti sarebbe "suscettibile di arrecare pericoli gravissimi al bene pubblico". DOMANDA: Quale segreto inconfessabile contengono quelle chat per essere addirittura una minaccia alla tenuta pubblica? Se la giustizia serve a trovare la verità, come può il "bene pubblico" coincidere con il nascondere le prove alla difesa? Dopo anni di fango e sentenze scritte su atti incompleti, è ora che qualcuno risponda di questo fascicolo segreto. Non si può invocare il bene comune per coprire un fallimento procedurale o, peggio, una macchinazione a tavolino. La trasparenza non è un optional, e il diritto alla difesa non può essere sacrificato sull'altare di "pericoli gravissimi" mai spiegati.» La verità non può essere sacrificata sull'"altare dell'ipocrisia" o su quello della "ragion di Stato". Tanto meno se c'è di mezzo una persona. Davvero la storia di Gesù Cristo non ha insegnato nulla ai magistrati del Vaticano? (AP)

  4. BulletAntonio Bargone, Il Pm non è il passacarte dell'accusa. La Corte Costituzionale interviene, in «Il Riformista», 30 aprile 2026. «Il processo non è la ratifica di un teorema: il Pubblico ministero deve valutare le tesi della difesa. E non finisce qui: deve cercare anche gli elementi di prova che possono smentire la sua stessa ipotesi. (...) La Consulta richiama inoltre un altro punto decisivo: le argomentazioni della difesa devono essere valutate sin dalle fasi iniziali del procedimento. Non come un fastidio formale da superare, ma come un elemento essenziale per verificare la tenuta dell’impianto accusatorio.» Ma in Vaticano non è così. Lì la verità non interessa al Pm (o al Pdg). Scandalosamente!

  5. BulletPFL, Vatican prosecutors defy appeals-court order, in «Catholic Culture», 1° maggio 2026. «Vatican prosecutors have refused to comply with an order from a Vatican appeals court, in the latest stunning development in the long-running “trial of the century.” (...) Since the appeals court has already ruled that withholding the evidence preventing the defendants from receiving a fair trial, the latest announcement by the prosecution would seem, at first glance, to endanger the possibility of a new trial. In that case the Vatican could be forced to end a highly publicized criminal case, spanning more than five years and drawing unprecedented international attention, without producing convictions or answering key questions about the financial misconduct. The “trial of the century” has already caused severe embarrassment for the Vatican, in a process that began with police raids on key Vatican offices, forced the resignation of top Vatican officials, exposed bitter rivalries and charges of spying within Vatican agencies, and ultimately raised questions about the ability of the Vatican to provide defendants with a fair trial. The prosecutors’ refusal to comply with a court order reinforces those questions about the Vatican judicial system.»

  6. BulletIvo Pincara, Processo Becciu. L'Ufficio del Promotore di Giustizia disobbedisce all'ordine della Corte d'Appello e deposita degli atti non integrali con omissis, in «Korazym», 30 aprile 2026. «Nonostante ciò, l’Ufficio del Promotore ha ritenuto di poter mantenere omissis e non depositare atti, richiamando anche valutazioni di non pertinenza e irrilevanza. È esattamente la facoltà selettiva che la Corte ha escluso: l’accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere. Il diritto di difesa, la parità delle parti e il contraddittorio impongono la piena conoscenza degli atti. Sono principi scolpiti nel codice di procedura penale, al cui rispetto la Corte di Appello si è richiamata. Ogni deposito parziale tradisce il senso dell’ordinanza e ripropone il vizio già censurato dalla Corte, con conseguente nullità della citazione a giudizio». (...) non era mai accaduto nella storia moderna del Vaticano che dei magistrati non ottemperassero alle disposizioni di altri magistrati, di grado oltretutto superiore.

  7. BulletFranca Giansoldati, Vaticano, scontro tra magistrati: il Promotore non deposita gli atti omessi come voleva la Corte «in pericolo l'interesse dello Stato», in «Il Messaggero», 30 aprile 2026. La credibilità del Vaticnao in gioco «È un vero e proprio braccio di ferro quello in corso nel sistema giudiziario vaticano sotto il pontificato di Leone XIV. Il nuovo capitolo del processo d’appello sulla compravendita del disgraziato Palazzo di Londra — vicenda che in primo grado ha portato alla condanna di nove imputati, tra cui il cardinale Angelo Becciu — si è consumato questa mattina. Lo scorso 17 marzo la Corte d’Appello aveva ordinato al Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, di depositare in Cancelleria «tutti gli atti del procedimento istruttorio» nella loro versione integrale. Tra questi, le videoregistrazioni complete delle deposizioni del principale testimone d’accusa, monsignor Alberto Perlasca, e le numerose chat finora omissate, mai messe a disposizione delle difese. (...) Una massa documentale che, secondo l’accusa, esporrebbe la Santa Sede a «grave pericolo». (...) Gli avvocati Cataldo Intrieri e Massimo Bassi, difensori di Fabrizio Tirabassi, parlano di «ennesimo rifiuto del Promotore di obbedire al giudice vaticano». «Elementi decisivi vengono sottratti alle difese e riservati ai soli giudici, che peraltro non potranno utilizzarli. Un fatto senza precedenti», affermano, sollevando dubbi sulla possibilità di un equo giudizio e chiedendo la chiusura del processo con «la restituzione dell’onore agli imputati». Sulla stessa linea l’avvocato Fabio Viglione, difensore del cardinale Becciu: «L’accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere. Il diritto di difesa e il principio del contraddittorio impongono la piena conoscenza degli atti». Un deposito parziale, aggiunge, «tradisce il senso dell’ordinanza» e rischia di riproporre le stesse criticità già rilevate, con possibili conseguenze sulla validità del procedimento. (...) Tra gli interventi più autorevoli, quello del professor Paolo Cavana, secondo cui «il monarca non è legibus solutus», richiamando la centralità dello ius canonicum e i vincoli giuridici della Santa Sede. Posizioni condivise anche dalla professoressa Geraldina Boni e dai colleghi Manuel Ganarin e Alberto Tomer, autori di un saggio critico pubblicato sulla rivista Stato, Chiese e pluralismo confessionale, la rivista scientifica di riferimento a livello internazionale per tutti i canonisti, i giuristi, i professori delle maggiori università. Una sorta di 'bibbia' per chi si occupa di diritto canonico. La stessa Corte d’Appello — presieduta dall’arcivescovo e canonista Arellano Cedillo, affiancato dai giudici Turrini Vita e Ducci Teri — aveva riconosciuto che nel primo grado si era verificata «una nullità relativa mai sanata», tale da viziare un atto fondamentale del processo. Tra le criticità, anche l’esistenza di un Rescriptum di Papa Francesco, emanato durante la fase istruttoria ma non reso noto alle difese. Con la sua ordinanza, la Corte ha inoltre preso le distanze dalle posizioni espresse nelle memorie degli ex ministri della Giustizia Giovanni Maria Flick e Paola Severino, oggi legali dell’Apsa e della Segreteria di Stato, costituitesi parte civile, che avevano escluso violazioni del giusto processo, ritenendo legittimi i Rescripta e marginale la questione degli omissis. Il confronto resta aperto e sempre più aspro. Sullo sfondo, una questione che va oltre il singolo processo: la credibilità del sistema giudiziario vaticano e il rispetto delle garanzie fondamentali del diritto.» Anche in inglese. E in tedesco.

  8. BulletFari Pad (Facebook 30 aprile 2026): «UN PDG (QUASI) RICUSATO DETTA TEMPIE CONDIZIONI: IL CAPOLAVORO CONTRASTANTE DELLA GIUSTIZIA VATICANA. (...) Siamo di fronte a un paradosso giuridico che passerà alla storia: com'è possibile che un Promotore di Giustizia che ha evitato la ricusazione certa solo grazie a un'astensione tattica dell'ultimo minuto, continui a determinare tempi, modi e condizioni del processo? Il "capolavoro" di Alessandro Diddi è servito. Nonostante l'astensione in Cassazione, la sua regia resta intatta e onnipresente? È lui che ha deciso cosa le difese possono vedere e cosa deve restare sepolto sotto gli omissis dei verbali di Perlasca? È lui che ha tracciato il binario di un processo che ora si avvia verso un appello "sanato" dai vizi formali, ma ancora identico nella ferocia accusatoria? Di fatto, il PDG ha ottenuto due traguardi opposti con una sola mossa: si è sfilato come accusatore formale per proteggere se stesso? Ma ha blindato la condanna finale lasciando in eredità un castello probatorio mutilato e inattaccabile. Ma il vero scacco matto arriva al termine del percorso. Se l'appello dovesse riservare sorprese (assoluzione?), l'ultima parola spetta a una Cassazione che vede schierato il "meglio del meglio" del papato di Bergoglio: i cardinali Farrell, Zuppi, Gambetti, Lojudice e infine Artime nominato da Prevost. In questo scenario, la Verità resta un miraggio. Perché, per dirla con eleganza, in una simile architettura di potere, appare evidente che chi c'è è perché deve esserci per garantire la linea, e chi non c'è è perché la sua assenz è funzionale a che nulla cambi. Siamo davanti a una giustizia dove chi ha inquinato il pozzo se n'è andato, ma costringe tutti gli altri a bere la sua stessa acqua. Un sistema dove accusa e condanna non sono più momenti distinti, ma un unico destino già scritto molto prima di entrare in aula.»

  9. BulletFelice Manti, Caso Becciu, altro pasticcio di Diddi: depositati atti pieni di omissis, in «Il Giornale», 30 aprile 2026. «L'Ufficio del Promotore di Giustizia disobbedisce all'ordine della Corte d'Appello che deve rifare il processo al cardinale per il palazzo di Londra. Lo sconcerto dei suoi difensori: l'accusa non può decidere quali atti concedere. A differenza di quanto aveva espressamente chiesto la Corte d’Appello, il procuratore di Giustizia del Vaticano ha infatti depositato alcuni atti pieni di omissis. (...) Sappiamo che secondo Diddi l’interrogatorio del superteste Perlasca, il primo responsabile della compravendita del palazzo di Sloane Avenue a Londra la cui frettolosa cessione fece perdere al Vaticano 200 milioni, è diventato in poco tempo il pentito decisivo per incastrare Becciu. Ma i legali del cardinale sono convinti che quel memoriale sia stato in qualche modo concordato con altri soggetti, tra cui la stessa Ciferri e Diddi.  (...) Nulla può essere esaminato dal giudice che non sia stato prima messo a disposizione delle parti. Nonostante ciò, l’Ufficio del Promotore ha ritenuto di poter mantenere omissis e non depositare atti, richiamando anche valutazioni di non pertinenza e irrilevanza. È esattamente la facoltà selettiva che la Corte ha escluso: l’accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere. (...) Ci chiediamo come si possa arrivare ad un equo giudizio in queste condizioni ed a questo punto sollecitiamo l’immediata definizione del processo con l’unico esito possibile: la restituzione agli imputati del loro onore». Vedremo cosa diranno i giudici della Corte d’Appello vaticana a questo ennesimo episodio di compressione dei diritti della difesa».

  10. BulletPhilippe Marie, EXCLUSIF: La défense du cardinal Becciu accuse le parquet du Vatican de «violer les règles d'un procès équitable», in «Tribune Chretienne», 30 aprile 2026. Anche in spagnolo.

  11. BulletLos fiscales del Vaticano insisten en restingit accesso a pruebas clave en el juicio por inversiones, in «Infobae», 30 aprile 2026. «Los fiscales del Vaticano desafiaron el plazo impuesto por el tribunal de apelaciones para entregar a la defensa todas las pruebas (...). En marzo, el tribunal de apelaciones determinó que la negativa de los fiscales a compartir todas las pruebas con la defensa había invalidado la acusación original. Declaró un juicio nulo parcial y ordenó repetir el proceso, exigiendo además que antes del 30 de abril se depositaran en la cancillería “todos los actos y documentos de la investigación en su versión íntegra”. (...) El caso tuvo repercusiones fuera del Vaticano. La fiscal federal suiza especializada en delitos financieros Annina Scherrer archivó una investigación paralela contra Crasso, luego de que el tribunal vaticano absolviera definitivamente al gestor y a su empresa. En su resolución, Scherrer manifestó “con cierta sorpresa” que sus solicitudes a los fiscales del Vaticano para interrogar a algunos de los testigos habían sido rechazadas, después de haber sido enviadas al secretario de Estado del Vaticano para su evaluación. Señaló que esto evidencia la influencia de la Secretaría de Estado sobre el sistema judicial vaticano, cuya independencia formal está en entredicho.»

  12. BulletProcesso Becciu, 'non depositati gli atti integrali con gli omissis', in «Ansa», 30 aprile 2026. «Si profila così un altro inedito oltre le mura del Tevere: non era mai accaduto nella storia moderna del Vaticano che dei magistrati non ottemperassero alle disposizioni di altri magistrati, di grado oltretutto superiore.»

  13. BulletNicole Winfield, Vatican court deadline passes for prosecutors to deposit all evidence in financial trial, in «AP», 30 aprile 2026. Alla fine il mondo intero conoscerà la verità che in Vaticano ancora ci si ostina a nascondere. L'accusa era nulla fin dal 2021! La verità sacrificata sull'altare dell'ipocrisia e della ragion di Stato? Anche in spagnolo.

  14. BulletSante Cavalleri, Caso Becciu, tradita l'ordinanza. La Difesa: "deosito incompleto". E, denunciando l'ennesima violazione, rilancia il tema delle garanzie, in «Faro di Roma», 30 aprile 2026. Crolla la credibilità dello Stato Vaticano? «I legali esprimono “sconcerto” e richiamano un principio cardine di ogni sistema garantista: nessun elemento può essere valutato dal giudice se non è stato previamente messo a disposizione di tutte le parti. Secondo la loro ricostruzione, la presenza di omissis e la mancata produzione di alcuni documenti configurerebbero una violazione dell’ordinanza della Corte, che aveva imposto un deposito integrale, senza margini di selezione. La questione, tuttavia, non si esaurisce in un rilievo tecnico. Essa investe direttamente il ruolo e l’operato dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, guidato da Alessandro Diddi, e pone interrogativi sull’equilibrio tra accusa e difesa nel processo vaticano. La difesa contesta in particolare che siano stati operati filtri sulla base di criteri di “irrilevanza”, una facoltà che la Corte aveva esplicitamente escluso. Un nodo davvero rilevante: il principio del contraddittorio, infatti, non rappresenta un aspetto formale, ma costituisce la base stessa della legittimità del processo. Senza piena conoscenza degli atti, la parità tra le parti rischia di risultare compromessa. Accanto al profilo delle garanzie emerge poi quello dei tempi. Ogni contestazione, ogni possibile eccezione di nullità e ogni deposito ritenuto incompleto rischiano di tradursi in un ulteriore allungamento dell’iter giudiziario. (...) La giustizia vaticana, infatti, si trova davanti a una prova di credibilità. Non è in gioco soltanto l’esito di un singolo procedimento, ma la capacità di garantire coerenza, trasparenza e rispetto delle regole stabilite. (...) una giustizia percepita come incerta nelle sue procedure finisce inevitabilmente per indebolire la propria autorevolezza. Al contrario, in una vicenda tanto esposta e simbolica, appare sempre più urgente arrivare a una conclusione chiara, definitiva e fondata su garanzie pienamente rispettate.» Anche in portoghese. E in spagnolo. E in francese.

  15. BulletProcesso vaticano, gli avvocati di Becciu contestano il mancato deposito degli atti di indagine, in «La Repubblica», 30 aprile 2026.

  16. BulletProcesso Becciu, l'accusa non deposita gli atti integrali. I legali del prelato: «Sconcertante», in «L'Unione Sarda», 30 aprile 2026. SCONCERTO! «Oggi scadeva il termine per il deposito integrale degli atti di indagine ordinato all'Ufficio del Promotore dalla Corte di Appello. Ma ciò non è avvenuto». È quanto fanno sapere gli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, difensori del cardinale Angelo Becciu, esprimendo «sconcerto per la determinazione assunta dall'Ufficio del Promotore di Giustizia, che, a nostro avviso, non ha ottemperato all'ordinanza della Corte di Appello dello Stato della Città del Vaticano del 17 marzo 2026». «La Corte – sottolineano Viglione e Marzo – aveva specificamente imposto il deposito integrale di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio, senza alcuna possibilità di selezione per l'Ufficio del Promotore di Giustizia, ribadendo un principio essenziale: nulla può essere esaminato dal Giudice che non sia stato prima messo a disposizione delle parti». «Nonostante ciò - continuano i legali di Becciu -, l'Ufficio del Promotore ha ritenuto di poter mantenere omissis e non depositare atti, richiamando anche valutazioni di non pertinenza e irrilevanza. È esattamente la facoltà selettiva che la Corte ha escluso: l'accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere. Il diritto di difesa, la parità delle parti e il contraddittorio impongono la piena conoscenza degli atti». «Sono principi scolpiti nel codice di procedura penale - concludono Viglione e Marzo -, al cui rispetto la Corte di Appello si è richiamata. Ogni deposito parziale tradisce il senso dell'ordinanza e ripropone il vizio già censurato dalla Corte, con conseguente nullità della citazione a giudizio». Anche in inglese. E in tedesco. E in russo.

  17. BulletProcesso Becciu: difesa, atti non depositati; tradita ordinanza, in «Agi», 30 aprile 2026. «Il diritto di difesa, la parità delle parti e il contraddittorio impongono la piena conoscenza degli atti», sottolineano i legali, richiamando i principi del codice di procedura penale. Alla luce di ciò, la difesa ritiene che «ogni deposito parziale tradisce il senso dell’ordinanza» e possa riproporre il vizio già censurato dalla Corte, con la conseguenza - evidenziano - di «una possibile nullità della citazione a giudizio». QUANDO I MAGISTRATI NON LAVORANO PER LA VERITÀ, E ANZI LA NASCONDONO O PEGGIO...

  18. BulletLe "nobili" ambizioni narcisistiche di Alessandro Diddi, il promotore di (in)giustizia del Vaticano, intervistato da due studenti del Liceo classico Eschilo diffusa in rete il 30 aprile 2026 (sta parlando del "caso Orlandi"). E una perla della logica di Diddi. Qui il promotore di (in)giustizia dimostra d'avere le idee assai confuse: sta parlando di mons. Marcinkus? È Diddi che l'ha creato cardinale, visto che lui è pratico di fare e distare a vanvera? Grottesco!

  19. BulletQuentin Finelli, Fonds du Vatican: la Suisse dénonce des interrogatoires refusés, une enquête entravée, in «Tribune Chretienne», 30 aprile 2026. La Francia segnala che la Svizzera non ammette la malagiustizia vaticana. «Dans un monde où la crédibilité des institutions repose aussi sur leur transparence, l’Église se trouve confrontée à une exigence accrue de clarté. L’affaire des fonds du Vatican, loin d’être close, rappelle combien la gestion des biens temporels engage non seulement des responsabilités juridiques, mais aussi une dimension morale qui touche au témoignage même de l’institution.» Anche in spagnolo.

  20. BulletEnrica Riera, Processo Becciu, l'accusa protegge Diddi e deposita l'interrogatorio del teste Perlasca senza "scoprire" gli omissis. Avvocati furiosi, in «Domani», 30 aprile 2026. «Provo sconcerto e stupore per l’ennesimo rifiuto del promotore di obbedire al giudice vaticano. Come in primo grado elementi di conoscenza delicatissimi, addirittura “suscettibili di arrecare pericoli gravissimi al bene pubblico” vengono sottratti alla conoscenza dei giudici. Ci chiediamo come si possa arrivare ad un equo giudizio in queste condizioni ed a questo punto sollecitiamo l’immediata definizione del processo con l’unico esito possibile : la restituzione agli imputati del loro onore», ha commentato l’avvocato Cataldo Intrieri. Il promotore di (in)giustizia Alessandro Diddi non obbedisce alla Corte d'Appello e aspetta l'ultimo momento per – ancora una volta – prendere in giro tutti. Uno schifo!

  21. BulletAndrea Paganini (da Facebook): «ECCO COSA DEVE SUCCEDERE ENTRO OGGI, 30 APRILE 2026, IN VATICANO (sulla propaganda vaticana, che sostiene servilmente una vergognosa malagiustizia). Il 15 dicembre 2023 (era la vigilia della sentenza del cosiddetto "processo del secolo"), in un'indecente operazione di propaganda e di manipolazione, «Vatican News» volle puntellare il procedimento giudiziario che, con modalità discutibilissime, s'era protratto dentro le mura vaticane per anni. Salvatore Cernuzio – a cui fanno fare il lavoro sporco – sbandierò fra l'altro la «gran mole di documenti e di apparecchi elettronici sequestrati e il confronto degli interrogatori ai testimoni» («124.563 pagine cartacee e in dispositivi informatici e 2.479.062 files analizzati presentati dall’accusa»...). "Dimenticò" però di scrivere che Alessandro Diddi, l'accusatore, aveva occultato gran parte del materiale probatorio, aveva oscurato gran parte degli interrogatori, aveva tagliuzzato a suo piacimento i video delle testimonianze, aveva scelto a proprio gusto tra le prove da presentare tenendo nascoste le altre, che potevano servire alle difese, aveva riempito i documenti di "omissis" sparsi a proprio libido, accomodandosi le informazioni da portare al processo in maniera scorretta e illegale. E lo fece in clamorosa disobbedienza agli ordini impartiti dal Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone, il quale fin dalle primissime udienze nell'estate del 2021 aveva intimato all'Ufficio del promotore di (in)giustizia – lo stesso Diddi – di consegnare il materiale probatorio integralmente («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). Soprattutto Diddi aveva occultato le chat intercorse tra coloro che, manipolando il "testimone chiave" Alberto Perlasca, avevano montato il complotto contro il card. Becciu. Per una simile disobbedienza un magistrato viene punito in un Paese civile. In Vaticano invece viene premiato! Come il Tribunale d'Appello ha appena evidenziato, e contrariamente a quanto scriveva Cernuzio in quell'articolo propagandistico, il procedimento vaticano di primo grado ha brutalmente e vergognosamente violato diritti umani fondamentali, i diritti della difesa, come quello alla presunzione d’innocenza (fino a prova contraria) e quello a un giusto processo. La millantata "giustizia" del Vaticano si è così rivelata in realtà una scandalosa malagiustizia, paragonabile solo a quella di Caifa e di Pilato, circa 2000 anni fa, quando andava di moda crocifiggere innocenti e benefattori. Oggi! E le giustizie inglese, italiana e svizzera, certo meno addomesticabili di quelle di un Paese in cui non esiste la separazione dei poteri, stanno giorno per giorno smentendo tutti i teoremi del sistema vaticano, da quelli dell'Ufficio del promotore di (in)giustizia a quelli della Segreteria di Stato. Ordunque, qualche settimana fa il Tribunale di Appello ha ordinato che tale materiale occultato da Alessandro Diddi, venga consegnato integralmente entro oggi. Entro oggi, entro il 30 aprile 2026 (quasi cinque anni dopo l'ordine disatteso di Pignatone), il promotore di (in)giustizia Alessandro Diddi è obbligato a consegnare tutto il materiale probatorio. INTEGRALMENTE! Noi contiamo i minuti e aspettiamo che si ripari al più preso a un torto senza precedenti nella storia della Chiesa e dell'Umanità.»

  22. BulletGaetano Masciullo, Swiss prosecutors drop Vatican finance case after Holy See reguses key witness cooperation, in «Life Site News», 30 aprile 2026. «Authorities cited a lack of cooperation from the Holy See and flagged concerns that the Secretariat of State influenced proceedings while acting as both accuser and authority in the case.» Come mai il Vaticano non permette che Alberto Perlasca e Edgar Peña Parra testimonino davanti alla giustizia svizzera? Cosa sta nascondendo il Vaticano? Grande vergogna per la Chiesa cattolica!

  23. BulletNico Spuntoni, Il Vaticano non permise alla Svizzera di interrogare Perlasca e Peña Parra, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 30 aprile 2026. ORA PARLA LA GIUSTIZIA SVIZZERA Nel silenzio più assordante – e omertoso, e connivente, e complice – c'è qualcuno che parla. «Quella che Francesco aveva definito «la pentola per la prima volta scoperchiata da dentro» assume sempre più i contorni di un vaso di Pandora per il Vaticano. Stiamo parlando dell’inchiesta sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato che, quasi sette anni dopo, continua a dare dispiaceri all’interno delle sacre mura. L’ultimo è arrivato pochi giorni fa da Lugano nel procedimento parallelo aperto contro Enrico Crasso dal Ministero pubblico della Confederazione su denuncia della Segreteria di Stato di cui era stato a lungo consulente finanziario. L’autorità federale di perseguimento penale non ha riscontrato gli estremi dei reati di amministrazione infedele e di appropriazione indebita nei confronti di Crasso, denunciato il 19 giugno 2020 dal dicastero più importante della Curia per la gestione di alcuni investimenti nel Fondo Centurion già finiti nell’indagine vaticana. (...) Proprio per questa sorta di conflitto d'interessi la magistratura elvetica non ha voluto inviare le domande in Vaticano nè dare informazioni sui fatti. Scherrer, infatti ha scritto che «l'esecuzione degli interrogatori delle persone informate sui fatti (...) sarebbe stata di fondamentale importanza per verificare la veridicità delle dichiarazioni di Crasso. L'esecuzione di tali interrogatori rischiava tuttavia di perdere in modo significativo la sua efficacia qualora, tenuto conto dell'influenza esercitata dall'accusatrice privata e dei suoi interessi nella vicenda, sussistesse il pericolo che, preliminarmente all'interrogatorio, le persone da sentire (...) avrebbero potuto essere informate delle domande che sarebbero state loro rivolte o, quantomeno, dei fatti oggetto d'esame». «Il "Calvario" dei Monsignori: Quando la Giustizia Estera Mette a Nudo le Contraddizioni d'Oltretevere. Le mura vaticane si fanno sempre più strette e, a quanto pare, anche più impermeabili alla trasparenza internazionale. L'ultimo schiaffo arriva dalla Magistratura elvetica: la procuratrice Annina Scherrer ha messo nero su bianco una verità imbarazzante, ovvero l'impossibilità di interrogare figure chiave come mons. Alberto Perlasca e il Sostituto Edgar Peña Parra. La "sorpresa" svizzera davanti al muro alzato dal Vaticano non è solo un intoppo procedurale, ma il sintomo di un sistema che sembra temere il confronto con tribunali non "domestici". Proprio in merito a queste indagini, emerge un paradosso clamoroso: mentre nello Stato del Vaticano Enrico Crasso è stato condannato, la giustizia svizzera ha stabilito che non sussistono estremi di reato per i medesimi fatti. Il precedente londinese: Il crollo di Peña Parra. Forse il Vaticano ha imparato la lezione dai disastri passati? È ancora vivo il ricordo del penoso spettacolo andato in scena a Londra nel luglio 2024. Davanti alla High Court of Justice, il Sostituto Peña Parra ha vissuto quello che può essere definito solo come un "calvario mediatico e giuridico". (...) Sotto lo sguardo esterrefatto del giudice Justice Robin Knowles, abbiamo visto un alto prelato sudato, visibilmente in difficoltà — scortato da un imponente bodyguard e con un aspetto quasi grottesco — costretto ad ammettere l'incredibile: la consapevolezza di fatture false pagate dal suo ufficio e una "leggerezza" disarmante nell'aprire le porte a certi investitori. Un'umiliazione internazionale che ha lasciato il segno. (...) Il caso Perlasca: Testimonianze "pilotate"? Non meno inquietante è la posizione di Monsignor Perlasca. Firmatario del contratto per la seconda parte dell'acquisto dell'immobile di Londra (con delega proprio di Peña Parra), Perlasca incarna il caos gestionale della Segreteria di Stato. Redarguito per falsa testimonianza, ha dovuto rettificare le proprie dichiarazioni, arrivando all'ammissione più grave: la sua deposizione sembra essere stata pilotata da terzi. La riflessione è d'obbligo: II Vaticano sembra ormai stanco — o forse terrorizzato — dal rimediare figuracce internazionali facendo testimoniare i suoi monsignori, e stanco anche di pagare le spese legali come parte soccombente. Tra ammissioni di colpevolezza all'estero e testimonianze ritrattate in casa, la credibilità delle istituzioni finanziarie vaticane è ridotta ai minimi termini. La domanda sorge spontanea: la giustizia vaticana è davvero alla ricerca della verità o è impegnata in un'opera di "contenimento danni" per evitare che altri prelati crollino sotto il peso delle proprie responsabilità davanti a giudici meno accomodanti? E in questo labirinto giudiziario, in un processo che a tratti appare privo di capo e di coda, resta scolpita l'assurda parabola del Cardinale Becciu. In un epilogo che sfida la logica oltre che il diritto, l'alto prelato è stato condannato per peculato senza che sia mai stata provata l'appropriazione di un solo centesimo. Una condanna "algebrica" che pesa come un macigno su un dibattimento dove il rigore giuridico sembra aver ceduto il passo a necessità di ben altra natura» (Fari Pad). Di cosa ha paura la Segretaria di Stato che non vuole collaborare e difende Perlasca e co.? Nota bene: Alberto Perlasca ha fatto carriera... nella magistratura vaticana! Edgar Peña Parra è appena diventato... nunzio in Italia! Anche in spagnolo.

  24. BulletPierre Wolf-Mandroux, Jean-Baptiste de Franssu: «À la Banque du Vatican, je ne m'attendais pas à un tel manque de professionalisme», in «Le Pélerin», 30 aprile 2026. «À mon arrivée en 2014, nous décidons de ne plus émettre de crédits, car l'IOR l'avait beaucoup fait en faveur de structures catholiques qui ne les remboursaient jamais. Elles les considéraient comme des dons. En mars 2019, la secrétairerie d'État nous demande un emprunt de 150 millions d'euros, sans donner de détails. Nous avons dit : « Vous êtes l'État, nous sommes donc prêts à vous prêter cette somme. À condition que vous soyez parfaitement transparents. » Pendant trois mois, nous demandons des documents, sans succès. Nous refusons le prêt. Pataquès. Je suis convoqué à la secrétairerie d'État. « Au nom de quoi le refusez-vous ? » me demande-t-on. Je réponds : « Au nom des règles financières internationales. » Nous obtenons les documents. Nous avons tout de suite compris qu'il y avait malversation. Nous avons alerté le pape. Il a immédiatement réagi. Il a tapé du poing sur la table.» Quindi il problema è sorto quando Becciu non era più nella Segreteria di Stato: quando i suoi successori decisero di comprare il 55% del noto palazzo di Londra...

  25. BulletSvizzera smonta l'accusa del Vaticano contro il suo ex consulente finanziario e indebolisce il caso Becciu, in «Infovaticana», 29 aprile 2026. «Un denunciante che ostacola l’indagine. L’archiviazione del caso non risponde solo alla mancanza di prove, ma anche al comportamento contraddittorio dello stesso Vaticano. Nonostante sia la parte denunciante, la Segreteria di Stato si è rifiutata di collaborare pienamente con la giustizia svizzera. In particolare, ha bloccato la possibilità di interrogare testimoni chiave mediante rogatorie, tra cui monsignor Alberto Perlasca, figura centrale del processo vaticano. Questo comportamento è stato segnalato espressamente dalla procuratrice svizzera, che ha sottolineato l’incoerenza di denunciare e, al contempo, impedire lo sviluppo dell’indagine.» In Vaticano fanno orecchie da mercante, ma la verità non muore. Anche in spagnolo. E in inglese. E in francese. E in tedesco. E in portoghese.

  26. BulletNico Spuntoni, La Svizzera gela il Vaticano: "Sulla gestione fondi non ci furono reati", in «Il Giornale», 28 aprile 2026. Dove la giustizia funziona...! Dopo la giustizia inglese anche quella svizzera smentisce i teoremi della Segreteria di Stato vaticana e bacchetta la (mala)giustizia vaticana. La Segreteria di Stato del Vaticano «ha dovuto però raccogliere un nulla di fatto perché la procuratrice ha risposto un decreto d'abbandono ed ha anche tirato le orecchie alla parte vaticana. Pur essendo accusatrice e denunciante in Svizzera, infatti, la Segreteria di Stato aveva risposto picche alla richiesta degli inquirenti elvetici di interrogare in via rogatoriale alcuni dei protagonisti della vicenda, tra cui monsignor Alberto Perlasca.»

  27. BulletStefano Giordano, La prescrizione è un diritto, ma non diventi un ostacolo sulla via che porta alla verità, in «Il Riformista», 28 aprile 2026. «Uomini che hanno servito lo Stato ai suoi livelli più alti hanno un’altra strada davanti, più dignitosa della prescrizione: rinunciarvi. Mori e De Donno lo hanno fatto. Hanno preteso il processo, hanno scelto il contraddittorio, hanno voluto essere giudicati nel merito. La prescrizione è un diritto; ma per chi ha incarnato le istituzioni, invocarla è qualcosa di diverso dal difendersi nel merito — dal dimostrare la propria estraneità ai fatti. È una scelta. E anche le scelte si giudicano. Le vittime del 1992 — e i loro figli, che da trent’anni attendono risposte — meritano che nessuno si metta di traverso, in nome di un garantismo a intermittenza, sulla strada di quella verità.» Il ruolo di Giuseppe Pignatone è davvero troppo importante per ricorrere alla prescrizione. Deve sbarazzare il campo da ogni possibile dubbio. E di dubbi sul suo comportamento ne sono sorti davvero tanti negli ultimi anni! O a chi faceva comodo avere un giudice ricattabile in Vaticano? Magari per far condannare un innocente?

  28. BulletGerri Iar., Stragi del 199, il dossier mafia e appalti e il caso Pignatone: le ombre che trent'anni dopo pesano ancora sulla verità, in «Calabria7», 26 aprile 2026. «La mafia si evolve, magari evita di sparare, ma per potere sopravvivere ha bisogno sempre di quell’area grigia, costituita da uomini di potere che ne assicurano il mantenimento in vita, i cosiddetti “pupari”, per usare un termine siciliano, utilizzato anche dal Procuratore Pignatone quando era a Reggio Calabria. (...) Nessuno avrebbe mai immaginato che un’indagine così importante, condotta dal Ros dei Carabinieri, avesse subìto una sorta di boicottaggio da parte di uomini delle istituzioni. Pur non volendo entrare nel merito delle attività fatte, anzi non fatte, dalla Procura di Palermo, ovvero non avere tenuto conto di alcuni dati di fatto evidenziati nell’informativa, propedeutici ai successivi e necessari approfondimenti, ha fatto scaturire inevitabilmente qualche dubbio. Se a tutto ciò si abbina il fatto che venne archiviata, tra le altre, la posizione di un indagato che aveva venduto una serie di immobili alla famiglia del dottore Pignatone ad un prezzo ribassato, mentre la restante somma, corrispondente al reale valore degli immobili, secondo le affermazioni dello stesso dottore Pignatone fu pagata in “nero”, allora il quadro è particolarmente allarmante. Premesso che vale per tutti la presunzione di innocenza, nella richiesta di archiviazione della Procura di Caltanissetta si legge testualmente: “In altre parole, anche in base ai dati risultanti da una consulenza tecnica di parte del suo dante causa dell’epoca, Giuseppe PIGNATONE avrebbe pagato, per l’appartamento acquistato in via Turr, un prezzo sensibilmente inferiore (di circa un terzo) a quello di mercato”. Sempre nella stessa richiesta di archiviazione è stato evidenziato: “anche supponendo di poter accogliere l’argomentazione, più favorevole al dottore PIGNATONE, secondo la quale il prezzo dichiarato nell’atto di compravendita dell’immobile era, in realtà, inferiore rispetto a quello effettivamente corrisposto, con la stessa il dottore PIGNATONE ammette, palesemente, di essersi prestato a consentire un’evasione fiscale ad una società la cui compagine e i cui rappresentanti erano da anni considerati “in odore di mafia”; evasione fiscale concordata con BUSCEMI Salvatore, capo mandamento di Passo di Rigano. La circostanza assume sicuramente estremo rilievo in relazione all’immagine del dottore PIGNATONE “agli occhi di cosa nostra”, con tutto ciò che ne poteva conseguire circa le “chiacchiere” che circolavano sul suo conto in ambito mafioso”. (...) All’epoca dei fatti il dottore Pignatone era Sostituto Procuratore a Palermo, particolarmente legato al Procuratore di Palermo, Pietro Giammanco. Figlio di Francesco, già Onorevole della Repubblica appartenente al partito della Democrazia Cristiana, il dottore Pignatone ha sviluppato la maggior parte della carriera in Sicilia, per poi approdare come Procuratore a Reggio e successivamente a Roma. A Roma è stato anche presidente del Tribunale del Vaticano dopo aver lasciato la nostra magistratura. E’ stato, insieme ad altri colleghi, il PM che si è interessato del noto rapporto “mafia e appalti” redatto dal Ros. Sul punto il Procuratore di Caltanissetta ha affermato, in commissione antimafia, che l’indagine fu caratterizzata da “errori” ed aggiunge: “ tutti gli errori vanno nella medesima direzione che a conti fatti è l’impunità totale di Buscemi Antonino e del gruppo Ferruzzi”. Dai Buscemi il dottore Pignatone aveva acquistato 4 immobili, mentre altri 20 vennero acquistati da altri familiari del Magistrato. Pignatone, nel periodo in cui ha svolto le funzioni di Procuratore a Reggio Calabria, da Aprile 2008 sino al momento in cui è decollato alla volta di Procuratore di Roma, è stato incensato, almeno da una parte della stampa, come colui che avrebbe rotto definitamente gli intrecci tra istituzione e ‘ndrangheta. (...) Se metà di quello detto dal Procuratore di Caltanisetta in Commissione Antimafia fosse vero, siamo di fronte a fatti sconvolgenti che la Nazione ha necessità di conoscere, sperando che Pignatone ed altri magistrati coinvolti si facciano giudicare in nome del popolo italiano, in un aula di Tribunale, non avvalendosi dell’istituto della “prescrizione”. Sarebbe un affronto storico alla verità che tutti gli italiani cercano da anni». Ecco perché il giudice vaticano Giuseppe Pignatone – che ha condannato un uomo innocente senza un briciolo di prova – era ricattabile, e quindi faceva comodo a qualcuno.

  29. BulletMarco Scotti, Processo Becciu, la svolta dell'appello: "Violato il diritto di difesa, processo da rifare", in «Affari Italiani», 24 aprile 2026. Malagiustizia in salsa vaticana (o mafiosa?).

  30. BulletValeria Pacelli, Spioni al lavoro in Vaticano sul caso del palazzo inglese, in «Il Fatto Quotidiano», 24 aprile 2026. I nodi vengono al pettine. Chi ha giocato sporco – e facendo crocifiggere un innocente – in Vaticano?

  31. BulletErmes Antonucci, Gli scandali sugli accessi abusivi sono figli della cultura dello sputtanamento, in «Il Foglio», 24 aprile 2026. «Sarebbe superficiale ridurre i casi Striano, Equalize, “squadra Fiore” e i tanti altri episodi di accessi abusivi a una mera questione di infedeltà da parte di militari o agenti dei servizi. Analizzati da una prospettiva più ampia, infatti, questi casi (in attesa dei dovuti accertamenti giudiziari) mostrano di avere un elemento in comune: sono figli della cultura dello sputtanamento che da oltre trent’anni domina il paese.» Tutto vero. Ma nel caso che ha preso di mira l'innocente card. Becciu c'è di più: ci sono dei mandanti ben precisi, dentro il Vaticano. E quindi ci sono dei corrotti dentro il sistema della "giustizia". Almeno un magistrato italiano e un ufficiale della Guardia di finanza in servizio alla Direzione investigativa antimafia, a quanto pare in collaborazione con membri dei Servizi segreti (deviati?), hanno effettuato spionaggi e dossieraggi illeciti contro le persone coinvolte nel "processo del secolo" in Vaticano (chi sono i mandanti dentro il Vaticano? E come mai Diddi si è precipitato affannosamente a Perugia da Cantone?) Uno scandalo epocale!

  32. BulletIs a Vatican office 'investigating' Benedict's resignation?, in «The Pillar», 22 aprile 2026. «... la cosa di Alessandro Diddi è che è stato conosciuto per godere di un po’ di attenzione dei media. È stato una specie di avvocato difensore della mafia in Italia prima di trasferirsi nella procura della Città del Vaticano, e la sua gestione del processo per crimini finanziari in Vaticano è apparsa ad alcuni osservatori come più efficace alle pubbliche relazioni rispetto all'azione penale vera e propria. Infatti, il suo lavoro su quel cosiddetto “processo del secolo” in Vaticano ha più volte visto la sua condotta cadere sotto esame, fino al punto in cui è stato costretto a ricusarsi dal caso in appello. È anche noto per aprire file su casi destinati a portare titoli, anche se quasi certamente non un risultato. (...) Una fonte ha osservato che “se c’è un circo, [Diddi] deve essere in ogni anello”. Essendo stato rimbalzato dal suo caso più famoso dalla corte d'appello dello stato della città, che ora si sta proponendo di dare un nuovo sguardo forense alla sua condotta del caso, alcuni osservatori - solo alcuni, intendiamoci - potrebbero chiedersi se Diddi stia cercando un modo per tornare sotto i riflettori con la teoria del complotto "Benevacantismo".» Adesso se ne rendono conto gli sparafango di «Pillar», che hanno contribuito in modo determinante a montare il complotto? Che schifo!

  33. BulletPapa Leone, 'da Francesco il Vangelo di sempre con un linguaggio nuovo', in «Ansa», 21 aprile 2026. E, mentre ormai sono emerse le prove del complotto montato contro di lui, innocente, don Angelino – uno che il Vangelo lo prende sul serio fino alle estreme conseguenze – ha concelebrato la Messa per papa Francesco, ha pregato per lui. Come sempre.

  34. BulletD.L.E., Francesco, un anno dopo: oltre le lacrime dei giornalai, il peso di un'eredità lacerata, in «Silere non possum», 21 aprile 2025. È un articolo eccessivamente duro. Ma contiene anche qualche verità. E della verità non dobbiamo avere paura. «I quattro rescritti segreti firmati fra 2019 e 2020 – quelli che portarono alla luce l'esistenza di un regime giudiziario speciale dentro lo Stato della Città del Vaticano – rimangono il simbolo di una stagione in cui il principio di legalità fu piegato alla volontà del monarca. E il sistema mediatico, che in questa giornata celebra il proprio Dio, aveva fatto quadrato in cambio di qualche contentino. Il Papa agiva come un despota che i giornalisti denunciano nelle repubbliche orientali, ma in Vaticano si erano fatti papisti.  (...) Qui occorre pronunciare quella parola che tanto infastidisce i “professionisti della disinformazione”: ipocrisia. Bernanos, nel Diario di un curato di campagna, osservava che l'ingiustizia fatta in nome della Chiesa ferisce due volte: la vittima e la fede di chi assiste. Sotto il pontificato di Francesco, la distanza fra il discorso ufficiale e la prassi divenne a tratti abissale.»

  35. BulletEzio Mauro e Alberto Melloni, Francesco: Cronache di un papato, in «LA7», 20 aprile 2026. «L'investimento, che dal punto di vista tecnico è difficile ritenere azzardato, perché un palazzo nel centro di Londra, se anche lo paghi molto, dipende quando lo vendi...»; «è emerso molto chiaramente che nel formare alcune di queste commissioni papa Francesco o chi l'ha consigliato ha fatto errori di casting piuttosto clamorose (cfr. Chaouqui)». (Alberto Melloni).

  36. BulletCataldo Intrieri, Il caso Borsellino, e la subordinazione del processo penale alla valutazione politica, in «Linkiesta», 20 aprile 2026. «L'ASSURDA GIRAVOLTA DEL GIUDICE PIGNATONE «De Luca ha parlato di abusi e malefatte ascrivibili a Pignatone e al collega Natoli, che archiviarono pretestuosamente una fondamentale inchiesta su “mafia e appalti”, relativa alle connessioni tra criminalità organizzata siciliana e il gruppo Ferruzzi, e ha sostenuto che l’ostinazione solitaria di Borsellino nel continuare l’indagine gli valse la condanna a morte. Pignatone e Natoli sono indagati per il reato di favoreggiamento aggravato dalla finalità di agevolare la mafia. Un’accusa grave, con una sua particolarità: il reato è prescritto da tempo e il fatto che comunque si indaghi sembra sottendere l’individuazione di una responsabilità morale che si ritiene non debba cadere nell’oblio, oltre a costituire un provocatorio invito a rinunciare alla scappatoia del decorso del tempo, pena l’ostracismo sociale. In altri casi e con altri indagati si sprecherebbero articoli e reclami contro la violazione del diritto di difesa. Ma da tempo su Pignatone, ex magistrato più potente d’Italia, sembra essere calata una coltre di disagio e imbarazzo così fitta che rischia di oscurare alcuni aspetti cruciali su cui invece vale la pena soffermarsi. L’uomo ha una personalità sfaccettata: è stato il grande inquisitore di Massimo Carminati nel cupo affresco criminale di un’indagine denominata pomposamente “Mafia Capitale” e poi, in una sorprendente impersonificazione, giudice vaticano nello storico processo al cardinale Giovanni Angelo Becciu. (...) Da giudice nel processo Becciu, ha colto subito la fragilità e l’inconsistenza delle accuse, senza trarne però le conseguenze radicali e dolorose che si sono delineate e disvelate compiutamente nel processo di appello (inquinamenti e depistaggi di vario genere), ma cercando di salvare il salvabile di qualche residua marginale imputazione. Forse il senso di una missione o il condizionamento del vecchio ruolo di inquisitore, chissà.» (C.I.) In realtà, nel processo vaticano, Pignatone aveva perfettamente rilevato l'anomalia dell'accusa che occultava e copriva di "omissis" gran parte del materiale probatorio; tanto che nel 2021 e nel 2022 aveva ripetutamente ordinato a Diddi di consegnare tutte le prove, anche quelle utili alle difese («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). La domanda è piuttosto questa: cosa è successo nel 2022 che gli ha fatto "dimenticare" tale determinazione, per cui sette mesi dopo l'inizio del processo Pignatone, contraddicendosi, ha avallato la scorrettezza dell'accusa e ha compiuto un'assurda inversione a U? Qualcuno ha forse dato un ordine a un giudice ricattabile (che ha comprato case da mafiosi e che ha compiuto ciò che il procuratore De Luca ha evidenziato)? Come spiegare l'assurda giravolta di un giudice come Giuseppe Pignatone?

  37. BulletIl Vaticano indaga su Chaouqui e riapre i dubbi sul caso Becciu, in «Infovaticana», 19 aprile 2026. L'inchiesta era stata aperta tanto tempo fa. Ma poi non se n'è più saputo nulla. Speriamo che non sia stata un paravento e che non si sia arenata.  Anche in spagnolo. E in inglese. E in francese. E in tedesco. E in portoghese.

  38. BulletRoberto Scarpinato, Antimafia e procuratore fanno strage delle leggi, in «Il Fatto Quotidiano», 19 aprile 2026. «Come è noto, costituisce illecito disciplinare e penale il comportamento del pm che nel processo penale occulti alla difesa le prove a favore dell’indagato. Prove che tuttavia possono essere messe a disposizione degli indagati solo dopo l’avviso di conclusione delle indagini, quando si verifica la discovery e le difese possono acquisire piena cognizione di tutto il materiale probatorio, mettendo in luce dinanzi a un giudice terzo gli elementi che smentiscono, contraddicono o depotenziano la tesi accusatoria». Toh! Varrà anche in Vaticano? Tra il 2020 e il 2025, sotto il giudice Pignatone, indagato per favoreggiamento alla mafia, no. E adesso? Mah, lo sapremo presto.

  39. BulletLaura Mendola, Le 389 pagine che riscrivono la storia delle stragi: mafia, appalti e misteri irrisolti, in «La Sicilia», 18 aprile 2026. ««"Non diciamo che anche il magistrato migliore non possa fare errori - ha detto il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca in antimafia -Il punto è che in tutta questa vicenda ci troviamo di fronte a pm di eccezionale livello professionale, ma tutti gli errori vanno nella stessa direzione e cioè verso l’impunità di Buscemi e dei vertici di Ferruzzi che operavano in Sicilia". (...) "Quando ho avuto la delega su questo tipo di procedimenti a Palermo ho subito segnalato al dottor Caselli che, nel corso dell’attività, avevamo costatato che esistevano diverse trascrizioni nei registri immobiliari dai quali risultava che dal gruppo Piazza erano stati venduti molti appartamenti alla famiglia Pignatone; a lui, alla moglie al padre, ai fratelli". Eppure il nome di Vincenzo Piazza era noto negli uffici giudiziari palermitani perché ritenuto un imprenditore vicino a Cosa nostra. E quel rapporto di conoscenza con il magistrato che è stato a capo del tribunale del Vaticano era a conoscenza anche dei collaboratori di giustizia.»

  40. BulletGiacomo Amadori, Per i pm il giudice più potente d'Italia era contiguo alla mafia: media muti, in «La Verità», 16 aprile 2026. Ancora su Giuseppe Pignatone, il giudice vaticano indagato per favoreggiamento alla mafia (e quindi ricattabile) che ha condannato un innocente. «Ciò che stupisce è che sulle presunte relazioni pericolose, anzi pericolosissime, di colui che è stato per quasi tre lustri il magistrato più potente d’Italia (con la benedizione del presidente Giorgio Napolitano) e del Vaticano (Francesco lo volle come presidente del Tribunale della Santa sede) giornali e trasmissioni tv non si scaldano. Preferiscono sorvolare. Forse perché per troppo tempo la stampa progressista (su cui Pignatone firmava dotti editoriali) si è ben guardata dal metterne in discussione il lavoro (…). E anche quando scoppiò il caso di Luca Palamara, di cui Pignatone era una sorta di fratello maggiore, i cronisti tennero ben distinte le due posizioni. Ma a tirare giù dal piedistallo il magistrato siciliano ci stanno pensando i colleghi della Procura di Caltanissetta. Per esempio con le 385 pagine di richiesta di archiviazione della Procura di Caltanissetta del 10 aprile 2026 del fascicolo contro ignoti che ha investigato la causa delle stragi del 1992, giungendo alla conclusione che, tra queste, ci sia anche la cattiva gestione del procedimento Mafia e appalti. Nel riferire l’altro ieri in Commissione Antimafia il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca ha parlato di «un gravissimo errore» commesso dall’allora sostituto procuratore di Palermo Pignatone, ammesso da lui stesso, che avrebbe «vanificato l’80% dell’indagine Mafia e appalti». Per coloro che conoscono gli atti è ben chiaro che De Luca abbia fatto riferimento all’omessa iscrizione di indagati eccellenti (sentiti come semplici testimoni) riferita dai pubblici ministeri Ilda Boccassini e Roberto Saieva. Oggi gli inquirenti hanno maturato la convinzione che non di «errore» si sia trattato, ma di atti ben ponderati al punto che gli stessi pubblici ministeri nisseni hanno sottolineato «alcune contiguità» di Pignatone «con soggetti appartenenti al mondo mafioso/imprenditoriale dell’epoca», evidenziando come «questo elemento ha certamente inciso rispetto alla sovraesposizione dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino», considerata prodromica alla loro eliminazione da parte della Piovra mafiosa. Una vicinanza che sarebbe dimostrata non solo dagli «errori» compiuti da Pignatone nel più importante procedimento di mafia a lui assegnato, ma anche dai 24 immobili acquistati dalla famiglia Pignatone nella palermitana via Turr dalla società Raffaello degli imprenditori mafiosi Vincenzo Piazza, Francesco Bonura e Salvatore Buscemi. La Procura evidenzia che «Piazza, suo cognato Aurelio Giovanni Chiovaro, i fratelli Salvatore e Antonino Buscemi e Bonura sono stati, negli anni, tutti condannati per associazione mafiosa con pene definitive» e che Piazza, Bonura e Salvatore Buscemi erano massoni della loggia Dante Alighieri. Sui legami tra Pignatone e questi signori gli inquirenti valorizzano le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Angelo Siino, Giovanni Brusca (lodato, per il suo ruolo, da Pignatone sulla Repubblica) e Salvatore Cancemi che, a partire dagli anni Novanta, hanno iniziato a riferire ai magistrati che l’ex giudice del Papa era «a disposizione» dei fratelli Buscemi o «nelle mani» di Vincenzo Piazza. Un’ipotesi negata con forza dalla difesa di Pignatone, ma ritenuta attendibile da De Luca e dai suoi colleghi. Nella richiesta di archiviazione si legge che «non si può in alcun modo convenire sul fatto che gli accertamenti svolti abbiano smentito le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia» e ciò perché «non soltanto sono stati acclarati rapporti patrimoniali di Giuseppe Pignatone sia con i Buscemi che con Piazza, ma le contiguità del nucleo familiare del magistrato con quest’ultimo soggetto iniziano ben prima dell’acquisto dell’immobile di via Turr, atteso che […] fin dal 1964, il nucleo familiare di Francesco Pignatone, padre di Giuseppe, ha vissuto in un immobile costruito da Rosolino Piazza, padre di Vincenzo». (…) La Procura di Caltanissetta, come in tutte le indagini di mafia, ha svolto investigazioni sulla famiglia di origine di Pignatone accertando che alle nozze del padre Francesco, celebratesi a San Cataldo il 12 novembre 1947, era stato testimone di nozze Calogero Volpe futuro deputato della Democrazia cristiana per circa un ventennio e definito da Wikipedia «politico, medico e mafioso italiano». La Procura di Caltanissetta ricorda che nella relazione d’opposizione del 4 febbraio 1976 in Commissione parlamentare Antimafia «Calogero Volpe veniva indicato come estremamente vicino a contesti mafiosi» e veniva definito «il cervello politico del si stema di potere mafioso in provincia di Caltanissetta». Tra i grandi elettori del parlamentare ci sarebbe stato anche il boss di Riesi Giuseppe Di Cristina, morto ammazzato nel 1978. Nel documento veniva anche puntualizzato che Volpe «sarebbe stato presente a un comizio tenuto dall’onorevole Pignatone e voluto da don Calò Vizzini, perché si celebrasse l’ideale e le virtù della mafia-politica». Nel 1964, quando Pignatone ha 15 anni, la sua famiglia si trasferisce a Palermo, nella palazzina dei Piazza. Dei 14 appartamenti divisi su sette piani quattro risultavano di pertinenza della famiglia Pignatone, sei della famiglia Piazza e soltanto i restanti quattro appartenevano a soggetti diversi. Quasi una comune politico-mafiosa. Nel 1980 i Pignatone si spostano in via Turr. In un’intercettazione del 2024 Bonura ha esclamato: «Se ne sono comprate proprietà da Piazza, da noi… ma proprio un mare! Oltre l’appartamento che aveva Pignatone c’ha magazzini, c’ha uffici, ha tante cose!». Confutando la difesa di Pignatone, i pm nisseni annotano che già all’epoca degli acquisti «era evidente che le figure di Vincenzo Piazza e dei soci Francesco Bonura e Salvatore Buscemi, fossero, già al tempo, accostate alla criminalità organizzata». Per quelle compravendite, alla fine degli anni Novanta, Pignatone è stato indagato e archiviato. Anche grazie alla consegna delle matrici degli assegni con cui avrebbe effettuato il pagamento del suo immobile (un pentito aveva parlato di regalo della mafia). Dopo oltre 25 anni i magistrati nisseni non sembrano condividere la scelta del gip che aveva archiviato il caso: «Non si comprende la ragione per la quale Pignatone abbia conservato documentazione totalmente non probante, come le matrici, e non, invece, copia dei titoli che a esse corrispondono o, addirittura, una quietanza dei pagamenti effettuati». E sottolineano «le discrasie tra gli importi delle fatture» emesse dalla società immobiliare Raffaello, controllata dalla mafia, e «le somme indicate nelle matrici», quasi sempre diverse. Addirittura per due assegni da 14 e 6 milioni non si sono trovati i corrispondenti documenti contabili. Senza contare che alcuni pagamenti sarebbero stati emessi in favore di Salvatore Buscemi e non della società venditrice. Una scelta così stigmatizzata nella richiesta di archiviazione: «Non si comprende a che titolo 2 dei 7 assegni emessi a saldo del prezzo pattuito dovessero essere intestati a Salvatore Buscemi, se si considera che la società venditrice degli immobili era una società di capitali che, come tale, è un soggetto giuridico diverso sia dal suo amministratore che dai soci che ne detengono il capitale». Secondo una consulenza ordinata dalla Procura, alla fine, «Pignatone avrebbe pagato, per l’appartamento acquistato in via Turr, un prezzo sensibilmente inferiore (di circa un terzo) a quello di mercato» e una parte, come ammesso dallo stesso Pignatone nell’interrogatorio, di tale incongruo prezzo sarebbe stata versata in nero. (…) Una scelta borderline che secondo i magistrati avrebbe portato a conseguenze nefaste per il buon nome dell’ex collega: «Pignatone ammette, palesemente, di essersi prestato a consentire un’evasione fiscale ad una società la cui compagine e i cui rappresentanti erano da anni considerati “in odore di mafia”; evasione fiscale concordata con Salvatore Buscemi, capo mandamento di Passo di Rigano. La circostanza assume sicuramente estremo rilievo in relazione all’immagine del dottor Pignatone “agli occhi di Cosa nostra”, con tutto ciò che ne poteva conseguire circa le “chiacchiere” che circolavano sul suo conto in ambito mafioso». Ma da Caltanissetta altre bordate sono state riservate alla gestione del procedimento Mafia e appalti. L’aspetto forse più inquietante emerso è la disposizione di smagnetizzare le intercettazioni e di distruggere i brogliacci impartita da Pignatone e da Gioacchino Natoli (i due restano indagati per favoreggiamento della mafia in un fascicolo stralciato da quello per cui è stata chiesta l’archiviazione) nel procedimento relativo alle infiltrazioni del clan Buscemi/Bonura nella gestione della cave di marmo di Carrara. La Procura di Caltanissetta in questi mesi ha accertato che, in realtà, l’ordine di distruzione di Pignatone e Natoli, per un caso fortuito, non è stato eseguito dagli uffici e ciò ha consentito il riascolto di quelle conversazioni che fornivano elementi utili perfino alla ricostruzione di un duplice omicidio che coinvolgeva Bonura, vale a dire l’uomo che aveva venduto 24 immobili ai Pignatone. Gli inquirenti sono arrivati alla conclusione che la distruzione delle intercettazioni per liberare spazio sulle bobine non fosse una prassi consolidata e che, comunque, per farlo sarebbe bastato distruggere il materiale collegato a fascicoli passati in giudicato e proveniente da procedimenti ordinari. Invece a Palermo il solo Pignatone in tutta la Procura del capoluogo siciliano, tra il 1991 e il 1993, avrebbe fatto distruggere prove di inchieste di mafia archiviate e non concluse in modo definitivo. Nella richiesta di archiviazione la preoccupante ricostruzione viene suggellata con le dichiarazioni rilasciate nel giugno 1992 dalla giornalista Liana Milella. Falcone, prima di morire, le aveva consegnato i suoi diari «per dimostrare il suo “isolamento” nel periodo di permanenza alla Procura di Palermo» dove non poteva più «lavorare efficacemente […] a causa della contrapposizione che si era venuta a creare con il procuratore Giammanco e con i sostituti procuratori più vicini a quest’ultimo, tra i quali in particolare il dottor Lo Forte e il dottor Pignatone». Tutto questo non è bastato a evitare che Pignatone diventasse, per usare le parole di unsuo giovane collega perugino, «un monumento della magistratura italiana». E Pignatone era editorialista del gruppo Gedi...

  41. BulletGiulia Sorrentino, Gasparri tuona: "La Commissione Antimafia vada avanti e indaghi sul ruolo ambiguo di Natoli e Scarpinato ma anche su Caselli e Pignatone", in «Il Giornale», 16 aprile 2026. «... comportamenti inquietanti di Pignatone. Accusato di aver acquistato degli immobili da persone appartenenti a delle cosche. De Luca ha parlato degli errori di Pignatone che non possono essere attribuiti ad imperizia vista la sua competenza.»

  42. BulletMarco Scotto, Il processo Becciu e la fine di una narrazione: perché oggi tutto va riscritto, in «Affari Italiani», 15 aprile 2026. «... la presunzione di innocenza è rimasta schiacciata sotto il peso di una condanna anticipata. Ben prima dell’inizio del dibattimento, infatti, una parte consistente della stampa aveva già emesso il proprio verdetto: quello di un alto prelato che si sarebbe appropriato di denaro della Chiesa per operazioni speculative. Una storia che sembrava già scritta, con un colpevole designato e un’opinione pubblica pronta a seguirne la narrazione. (...) La vera cesura arriva però con il giudizio d’appello. La Corte vaticana ha accolto le eccezioni delle difese, rilevando vizi procedurali gravi: dal mancato deposito integrale degli atti di indagine alle problematiche legate ai Rescripta pontifici.  (...) Il processo dovrà essere rifatto da capo. Non per indulgenza, ma perché l’impianto originario presentava vizi strutturali tali da comprometterne la legittimità. (...) In questo contesto assume un peso particolare l’atteggiamento del cardinale Becciu, che non si è mai sottratto al processo: ha partecipato a tutte le udienze, si è sottoposto a interrogatori lunghi e complessi, ha mantenuto una linea difensiva tecnica e misurata, affidata agli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo. Una strategia fondata su un punto fermo: dimostrare l’assenza di condotte appropriative. Una linea sobria, mai urlata, ma sostenuta con assoluta fermezza. Durante il dibattimento sono emerse crepe significative nell’impianto accusatorio, anche grazie all’analisi delle testimonianze e delle comunicazioni tra i soggetti coinvolti. Uno dei momenti più clamorosi fu l’arrivo, nella notte, delle famose chat depositate in aula: messaggi che confermavano le intuizioni della difesa e gettavano nuova luce sul ruolo del testimone chiave, l’ex capo dell’ufficio amministrativo. Siamo lontani dal linciaggio iniziale. Resta un processo da celebrare nuovamente. E soprattutto, resta una verità da accertare — questa volta nel pieno rispetto delle regole.»

  43. BulletTonino Laghi, Sulle stragi i pm fecero «indagini apparenti», in «La Verità», 15 aprile 2026. Se la giustizia – italiana e vaticana – è nelle mani di personaggi loschi e sospetti...

  44. BulletDamiani Aliprandi, «La gestione del dossier mafia-appalti garantì un'impunità totale...», in «Il Dubbio», 15 aprile 2026. Di soggetti come Giuseppe Pignatone si è fidato papa Francesco, per amministrare la giustizia in Vaticano? «Fu Borsellino a riceverle e le assegnò a Lo Forte e Pignatone. Da notare che entrambi erano titolari del dossier mafia-appalti. Quelle carte, però, furono trasmesse a Natoli. Alla fine, il procedimento venne archiviato e le bobine smagnetizzate, mentre i brogliacci furono distrutti su ordine scritto dello stesso Natoli: si tratta del primo provvedimento in assoluto di quel tipo depositato nella Dda di Palermo. De Luca lo definisce un meccanismo che può potenzialmente diventare un «buco nero» dove far sparire le intercettazioni senza lasciare traccia. Abbiamo quindi, nello stesso arco temporale, due archiviazioni di due procedimenti che, invece di unirsi, hanno viaggiato su due binari diversi. La terza strada è il procedimento 1500-93, riaperto da Pignatone nel 1993 a seguito di ulteriori trasmissioni da Massa Carrara. Anche qui le indagini ci furono, ma un gravissimo errore procedurale le vanificò. I referenti del gruppo Ferruzzi in Sicilia, Giovanni Bini e Lorenzo Panzavolta, vennero interrogati senza essere iscritti nel registro degli indagati. L’iscrizione arrivò tardivamente, oltre un anno dopo gli interrogatori. Quando il fascicolo passò ai colleghi Saieva e Boccassini, questi trovarono i termini scaduti e le prove inutilizzabili, rendendo inevitabile l’archiviazione. Lo stesso procuratore Patronaggio ha riferito alla Procura di Caltanissetta di essere stato «l’utile idiota» in quella vicenda.»

  45. BulletLaura Distefano, Il fuoco incrociato delle toghe sulle stragi. L'amarezza del legale dei figli di Borsellino: «La verità è un diritto», in «La Sicilia», 15 aprile 2026. Perché papa Francesco si è fidato di un soggetto ricattabile come Giuseppe Pignatone? «La procura di Caltanissetta punta il dito su tre toghe: Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli, entrambi indagati per favoreggiamento alla mafia (il fascicolo a loro carico, a differenza di quello a carico di ignoti, è ancora aperto) e l'ex capo della procura Pietro Giammanco, nel frattempo deceduto. «Non diciamo che anche il magistrato migliore non possa fare errori - ha detto De Luca - Il punto è che in tutta questa vicenda ci troviamo di fronte a pm di eccezionale livello professionale, ma tutti gli errori vanno nella stessa direzione e cioè verso l’impunità di Buscemi e dei vertici di Ferruzzi che operavano in Sicilia».

  46. BulletGiuseppe Bianconi, Il pm accusa: «Così fu insabbiata l'indagine su mafia e appalti. La strage di via D'Amelio fu una concausa», in «Corriere della Sera», 15 aprile 2026. Ancora sul giudice del Vaticano, Giuseppe Pignatone, che – ricattabile! – ha condannato un innocente: «"La gestione del rapporto mafia-appalti, e in generale il tema mafia-appalti, è una delle concause della strage di via D’Amelio", l’autobomba che il 19 luglio 1992 uccise il procuratore aggiunto di Palermo Paolo Borsellino e 5 agenti di scorta; e il procuratore dell’epoca Pietro Giammanco (morto nel 2018), spalleggiato dagli allora sostituti procuratori Giuseppe Pignatone che era uno dei suoi principali collaboratori e Gioacchino Natoli che ne trasse vantaggi nella carriera in magistratura, insabbiarono l’inchiesta che invece stava tanto a cuore a Borsellino.»

  47. BulletFenesia Calluso, Il Procuratore De Luca parla alla Commissione Antimafia, in «Tg1», 14 aprile 2026. Davvero quei magistrati erano "I MIGLIORI"? Figurarsi allora gli altri! Giuseppe Pignatone è il giudice che in Vaticano ha condannato un innocente!

  48. BulletLuca Arnau, Dossieraggi all'Antimafia, Striano spiava anche il Vaticano: i nomi cercati prima degli scandali e il sospetto di una rete che sapeva tutto in anticipo, in «La Capitale», 14 aprile 2026. «Ed è proprio la cronologia a rendere la vicenda potenzialmente devastante. Perché le ricerche, secondo l’accusa, sarebbero iniziate il 19 luglio 2019. Ma il Vaticano annuncerà le perquisizioni solo il primo ottobre. E i nomi coinvolti diventeranno pubblici il giorno seguente. In mezzo c’è un vuoto temporale che pesa come una confessione mancata. (...) Come se qualcuno volesse vedere arrivare il terremoto prima che la terra iniziasse a tremare. E se davvero è andata così, allora il problema non è soltanto giudiziario. È istituzionale. È quasi strutturale. (...) C’è il sospetto che l’accesso alle informazioni non fosse fine a sé stesso, ma servisse a muoversi prima degli altri. Anticipare, conoscere, forse persino orientare. (...) Se i nomi del Vaticano venivano cercati prima che il caso esplodesse, allora qualcuno si muoveva su una linea di vantaggio che non avrebbe mai dovuto esistere. E se questo è successo davvero, non siamo davanti a un’anomalia burocratica o a una semplice deviazione individuale. Siamo davanti a un uso clandestino del sapere, alla privatizzazione del segreto, a un pezzo di apparato che smette di servire lo Stato e comincia a servire altro.» Ma se, come sembra, era tutta una montatura...

  49. BulletFelice Manti, La doppia verità di Scarpinato smontata in Antimafia, in «Il Giornale», 14 aprile 2026. «Le "false indagini, piene di anomalie" portano la firma di Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli, entrambi indagati per favoreggiamento alla mafia assieme all’ex capo della Procura Pietro Giammanco (oggi deceduto), considerato inaffidabile da Falcone e Borsellino che peraltro sciolse il pool antimafia e a cui Scarpinato era particolarmente legato. Tutti pm di eccezionale livello professionale commettono tutti lo stesso errore: risparmiare imprenditori amici (con cui qualcuno come Pignatone fece anche affari) "attraverso indagini nascoste ai vertici dell’ufficio, intercettazioni ignorate se non smagnetizzate, deleghe alla Finanza anziché al Ros", spiega De Luca.»

  50. BulletRita Cavallaro, Striano dietro le "spiate" sul Vaticano. L'ex finanziere verso il rinvio a giudizio, in «Il Giornale», 14 aprile 2026. «Dai colloqui sono emersi elementi che hanno spinto i magistrati a richiedere altre verifiche, grazie alle quali è stato accertato come ci siano sempre Striano&Co dietro le spiate sul Vaticano che hanno fatto deflagrare lo scandalo sul cardinale Angelo Becciu per la compravendita del palazzo di Londra, confluito nel processo del secolo. Tra il 2019 e 2020 Striano, in qualità di «tenente della Guardia di Finanza ed ufficiale di polizia giudiziaria in servizio esclusivo presso la Procura Nazionale Antimafia, assegnato al 'Gruppo Sos' ed esecutore materiale degli accessi abusivi», si legge nell'atto, «effettuava accessi su banche date in uso al Corpo della Guardia di Finanza traendo informazioni» su diverse persone coinvolte nell'inchiesta vaticana, tra cui il finanziere Francesco Mincione.»

  51. BulletRoberto Greco, Stragi del '92: Il "nodo" Mafia-Appalti verso l'archiviazione. Ma la verità resta un puzzle incompleto, in «L'Altroparlante», 14 aprile 2026. «La Procura di Caltanissetta continua infatti a indagare su figure di spicco della magistratura dell’epoca, tra cui l’ex procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e l’ex magistrato Gioacchino Natoli. L’ipotesi al vaglio è pesante: aver favorito l’insabbiamento di parti del dossier mafia-appalti nei primi anni ’90. Questa “inchiesta nell’inchiesta” cerca di chiarire se vi fu una volontà deliberata di “smontare” il lavoro del ROS, omettendo atti o ritardando perquisizioni che avrebbero potuto cambiare la storia della lotta alla mafia.»

  52. BulletFrancesca Galici, Stragi '92, Gasparri: "Per il pm De Luca l'inchiesta mafia e appalti è stata concausa decisiva", in «Il Giornale», 14 aprile 2026. «De Luca (...) “ha denunciato gravi errori investigativi di Pignatone, richiamati con precisione e riguardanti proprio mafia e appalti” e “ha poi ricordato gli ingenti acquisti immobiliari di Pignatone e famiglia presso società di persone appartenenti a vere e proprie cosche”. (...) La posizione di Pignatone e Natoli, quindi, “è oggetto di altro procedimento, ancora pendente. Un procedimento che riguarda mancate indagini sulla famiglia Buscemi e sul gruppo Ferruzzi. Questo reato di favoreggiamento è ormai prescritto. Tuttavia, il comportamento di Pignatone e Natoli è considerato connesso alla vicenda della strage: l’inerzia investigativa, denunciata ancora una volta in modo circostanziata da De Luca, avrebbe rafforzato l’isolamento di Borsellino, sempre più in pericolo perché era l'unico in Procura intenzionato ad andare in fondo alle indagini sugli appalti, agendo in modo ben diverso rispetto ad altri suoi colleghi”»

  53. BulletPm De Luca: "Mafia-appalti concausa della strage di via D'Amelio", in «LiveSicilia», 14 aprile 2026. «De Luca ha denunciato gravi errori investigativi di Pignatone, richiamati con precisione e riguardanti proprio mafia e appalti. De Luca ha poi ricordato gli ingenti acquisti immobiliari di Pignatone e famiglia presso società di persone appartenenti a vere e proprie cosche»

  54. BulletAndrea Ossino, Dossieraggi all'Antimafia. Striano spiava il Vaticano "Scandali noti in anticipo", in «La Repubblica», 14 aprile 2026. La domanda è sempre la stessa: chi erano – e sono – i mandanti dentro il Vaticano?

  55. BulletVincenzo Bisbiglia, Striano, "spiati" pure i coimputati di Becciu, in «Il Fatto Quotidiano», 14 aprile 2026. Che razza di marciume c'è dietro il complotto che ha incastrato l'innocente Becciu?

  56. BulletStragi del '92, i pm chiedono l'archiviazione dell'indagine mafia-appalti, in «Ansa», 14 aprile 2026. A proposito del giudice vaticano che ha condannato, senza una prova, il card. Becciu. «Secondo gli inquirenti, l'ex pm Natoli, su istigazione di Pignatone, svolgendo una inchiesta solo apparente, avrebbe aiutato gli imprenditori mafiosi Antonino Buscemi e Francesco Bonura, l'imprenditore e politico Ernesto Di Fresco e gli imprenditori Raoul Gardini, Lorenzo Panzavolta e Giovanni Bini (gli ultimi tre al vertice del Gruppo Ferruzzi) a sfuggire alle indagini anche ordinando la distruzione (in realtà mai avvenuta) dei brogliacci di alcune intercettazioni. Una sorta di depistaggio che sarebbe stato organizzato per impedire a magistrati come Paolo Borsellino di andare a fondo sugli interessi di Cosa nostra sui lavori pubblici.»

  57. BulletNiccolò Magnani, Stragi Falcone-Borsellino, pm: archiviazione Mafia-appalti / La 'pista' esiste, mancano i nomi: cosa succede, in «Il Sussidiario», 13 aprile 2026. «Resta apertissimo il filone d’inchiesta contro gli ex magistrati Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone, indagati per favoreggiamento aggravato per aver – secondo l’accusa – favorito la mafia siciliana, insabbiando il dossier Mafia-appalti dopo le morti nelle Stragi del 1992. »

  58. BulletAurelie Nimarin, Giustizia vaticana o sentenza pilotata?, in «Faro di Roma», 9 aprile 2026. Vi prego, se credete che la giustizia sia un valore importante, leggete questo testo con attenzione, frase per frase, parola per parola. E facciamolo sapere al mondo intero! «L’uguaglianza davanti alla legge non esiste laddove la legge viene adattata alle esigenze del momento. (…) In questo contesto vale la pena ricordare l’avvertimento di Hannah Arendt: "I più grandi crimini non sono commessi da demoni, ma da persone comuni che hanno accettato un ordine delle cose in cui il crimine non appare più come crimine". Sembra che proprio una simile mentalità, durante il pontificato di Francesco, abbia messo radici profonde: verso l’esterno una retorica morale centralizzata, e verso l’interno regole flessibili, interventi personali, meccanismi straordinari e cerchie di fiducia. (…) La firma di un ordinamento giuridico sano è la prevedibilità: si sa chi decide, in base a quale legge, con quale procedura, con quali garanzie e entro quali limiti. La firma di un sistema malato è l’improvvisazione: oggi vale una cosa, domani un’altra; oggi si richiama la regola, domani l’eccezione; oggi si parla di diritto, domani di “interesse superiore”. (…) Se nel “processo del secolo” è stato possibile compromettere standard procedurali fondamentali, modificare con atti pontifici il quadro dell’indagine e negare alla difesa ciò che le spetta per legge, allora è legittimo dubitare anche del più ampio modo di operare degli organismi vaticani di quel periodo. (...) Ciò non significa che ogni sentenza sia invalida, né che ogni decisione dei dicasteri vaticani sia stata frutto di corruzione. Ma significa che è stata incrinata la premessa fondamentale della fiducia. E quando viene meno la fiducia nell’ordinamento giuridico, ogni decisione comincia ad apparire come il risultato di relazioni, e non della norma. (…) relazioni, improvvisazione e una cultura corruttiva del favore non possono essere un modo accettabile di governare la Chiesa. La Chiesa può sopravvivere allo scandalo di un singolo uomo. Più difficilmente sopravvive allo scandalo di un sistema. E con la massima difficoltà sopravvive al momento in cui i fedeli e l’opinione pubblica giungono alla conclusione che ai suoi vertici non si sia giudicato secondo diritto, ma secondo interesse, relazioni, equilibri di lealtà e volontà di chi aveva accesso alle leve del potere.  (...) Nella Settimana Santa la Chiesa fa memoria di ciò che non dovrebbe mai dimenticare: il suo Signore non fu vittima di un processo giusto, ma di un’ingiustizia rivestita della forma di un tribunale. Cristo non fu condannato perché la verità fu sconfitta dagli argomenti, ma perché l’interesse fu più forte del diritto e la paura più forte della coscienza. Per questo la Settimana Santa non è soltanto un tempo di devota memoria, ma anche un tempo di serio esame di coscienza per la Chiesa — non solo per i singoli, ma anche per le sue istituzioni, i tribunali, i dicasteri e le strutture arcidiocesane e diocesane. La Chiesa che contempla Cristo davanti a Pilato deve avere il coraggio di interrogare se stessa: dove siamo e abbiamo forse anche noi permesso che l’interesse prevalesse sul diritto, che il potere sostituisse la giustizia e che l’esito diventasse più importante della verità? Ma il Venerdì Santo non è l’ultima parola. L’ultima parola non appartiene né all’ingiustizia, né alla menzogna, né alla manipolazione, né ai processi pilotati. L’ultima parola è la Pasqua, la vittoria della verità sulla menzogna, della giustizia sull’arbitrio, della luce sulle tenebre e della vita sulla morte.»

  59. BulletPaolo Rudelli ya es Sustituto, presión de Estados Unidos al Vaticano, León XIV suspende el proceso de Jorge Novak, ¿anular el pontificado del Papa Francisco?, el caso Fontgombault, la Iglesia Católica y Orbán, el viaje a España, la visita apostólica a Heiligenkreuz, el desconcierto de los conversos, in «Infovaticana», 9 aprile 2026. «El problema radica en el modelo de gobierno, un modelo en el que las normas no se perciben como límites al poder, sino como instrumentos de poder. (...) La igualdad ante la ley no existe cuando la ley se adapta a las necesidades del momento es la confirmación judicial de que la imparcialidad del juicio se ha visto comprometida, la lógica de resistencia, ocultamiento y control del acceso a los documentos continúa. «Los mayores crímenes no los cometen los demonios, sino la gente común que ha aceptado un orden de cosas en el que el crimen ya no se percibe como crimen». Esta es una mentalidad ha echado raíces profundas durante el pontificado de Francisco: una retórica moral centralizada en el exterior y reglas flexibles, intervenciones personales, mecanismos extraordinarios y círculos de confianza en el interior. No hace falta argumentar que todas las decisiones de los tribunales vaticanos o los dicasterios durante ese período fueron corruptas para plantear una cuestión mucho más seria: ¿cuántas de esas decisiones se tomaron en un contexto donde las relaciones, la confianza, los canales informales y la proximidad al centro del poder eran más valiosos que un procedimiento canónico claro y justo?»

  60. BulletNew Digest e Jacob Neu, Promulgation and Lawmaking: a Comment on The Vatican's Becciu Case, in «The New Digest», 9 aprile 2026. Può Dio disegnare un cerchio quadrato? Figurarsi un Papa! E un Papa laureato in matematica e in diritto canonico lo sa bene. «Is God able to make a square circle? No, He cannot, because to do so violates the principle of non-contradiction. To come to any other conclusion would be pure nominalism, and our conclusion that square circles are impossible even for God does not contradict the fact of God’s omnipotence. The same applies to the Rescript. If the definition of “law” has any meaning, the Court of Appeal cannot decline to apply that definition, even when considering Papal actions. In summary, even in a system of combined powers under an absolute monarch, “law” still retains its essence as reasoned ordinances directed to the common good, issued by him having care of the community, and promulgated. The Court of Appeal’s decision is the correct one, and I think it would have been more scandalous had it arrived at a different decision.» Del resto gli scandalosi articoli di Ed Condon non sorprendono affatto: «The Pillar» è – insieme a «L'Espresso», a Maria Antonietta Calabrò ecc. – uno dei pilastri del brutale complotto (mascariamento) ordito contro l'innocente card. Becciu.

  61. BulletSandro Magister, Giustizia sarà fatta. Ma sui casi di Rupnik e "Lute" il passo di Leone è incerto, in «Settimo Cielo», 8 aprile 2026. Se la giustizia è marcia, l'intero corpo dello Stato è minacciato dal pus. «Il 17 marzo la corte d’appello dello Stato della Città del Vaticano ha decretato la “nullità relativa” del processo di primo grado e ordinato la “rinnovazione del dibattimento”, con il deposito di tutti gli atti e documenti a disposizione degli imputati. Tutto ciò in obbedienza ai principi cardine enunciati tre giorni prima dal papa nell’aprire il nuovo anno giudiziario : “l’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa”, ritenuti tutti gravemente violati nel primo processo.» Anche in francese. E in inglese. E in spagnolo.

  62. BulletLuigi Bisignani, I retroscena sulla nomina di Peña Parra: il caso del Nunzio, la croce di Leone, in «Il Tempo», 5 aprile 2026. Quell'intrallazzatore di Peña Parra! «... a Londra davanti alla High Court of Justice, luglio 2024, presieduta da Justice Robin Knowles, per più udienze, sudato e visibilmente in difficoltà, con accanto un bodyguard imponente e con le ciglia che parevano truccate, ammise di essere a conoscenza di fatture false pagate dal suo ufficio e di aver aperto la porta a investitori accreditati con leggerezza. Il giudice inglese esterrefatto assistette a quel penoso calvario. Il primo giorno Peña Parra rispose in inglese. Successivamente preferì avere accanto un interprete, forse per prendere tempo nelle risposte, non riuscendo a districarsi nel pasticcio in cui si era ficcato. La situazione emerse poi chiaramente durante il processo vaticano, in cui gendarmeria e testimoni, sotto la regia, probabilmente della Segreteria di Stato, finirono per confondere perfino il Santo Padre. Un «papocchio» a cui Prevost sta cercando di porre rimedio, come del resto era del tutto evidente perfino durante il dibattito nelle Congregazioni Generali quando a sorpresa il Segretario di Stato parlò di uno scritto di Bergoglio, mai prima ufficializzato, in cui veniva sorprendentemente chiesta la rinuncia di Becciu al Conclave. Ma occorre fare un passo indietro nel settembre del 2020. In occasione dell’udienza in cui Becciu fu dimissionato da Francesco, l’elemento più anomalo non fu tanto la coincidenza con l’uscita dell’articolo su L’Espresso, quanto il fatto che le informazioni pare fossero giunte al pontefice attraverso un militare della Guardia di Finanza, poi trasmesse pare proprio anche a Peña Parra. L’Ufficio del Sostituto sembra avesse un report già sei mesi prima dell’avvio formale delle indagini vaticane, contenente anche informazioni provenienti da accessi illeciti effettuati da Pasquale Striano, il finanziere sotto inchiesta dell’indagine «Dossieropoli», al centro di mille intrighi su numerosi soggetti poi coinvolti nel processo contro il porporato di Pattada. Tra i nomi «attenzionati» figuravano politici, imprenditori e figure pubbliche. Tutti i dubbi su questa opaca vicenda, che sembra un plot di Dan Brown tra spie, Mata Hari all’ombra dell’Aise e apparecchiature di criptazioni israeliane, potranno forse essere chiariti dopo il deposito integrale di tutti gli atti di indagine ordinato dalla Corte di appello vaticana all’Ufficio del promotore di giustizia. La questione è incandescente e quindi non è da escludere che la richiesta della Corte non sarà rispettata, con conseguente invalidità dell’intero processo per grave violazione del diritto alla difesa, diritti sacrosanti che proprio Prevost ha ribadito solennemente in due occasioni pubbliche. (...) Pesano, a sentir gli spifferi della terza loggia del Palazzo Apostolico, le ombre su modalità operative e su rapporti maturati in quegli anni: contatti con il Tribunale e ambienti della gendarmeria vaticana, interlocuzioni con apparati di intelligence e legami con settori della Guardia di Finanza, in un intreccio mai chiarito fino in fondo. Elementi che in parecchi funzionari, dell’una e dall’altra parte, sollevano più di una perplessità sulla sua idoneità a rappresentare la Santa Sede proprio in Italia. A ciò si aggiungono la gestione dei fondi della Segreteria di Stato e i danni economici rilevanti, tra cui i costi legali - nell’ordine di decine di milioni di euro tra avvocati e informatori a vario titolo - legati alla vicenda londinese. Peña Parra è comunque, almeno in questo, il primo Sostituto del dopoguerra a non aver ricevuto la porpora e uno dei pochi a essere stato di fatto rimosso per essere destinato a una nunziatura. Resta altresì una questione di fondo: questa nomina rischia di esporre il governo italiano a un evidente imbarazzo, costringendolo a vigilare da subito sui rapporti del nuovo nunzio con gli apparati più delicati dello Stato.»

  63. BulletVittorio Pelligra, Quando la giustizia tradisce sé stessa, in «Il Sole 24 Ore», 5 aprile 2026. «Tutto procede secondo un copione riconoscibile. C’è chi ha il potere di decidere, c’è una procedura che si dispiega, c’è perfino una forma di consenso collettivo che accompagna l’esito finale. Nulla sembra consegnato al puro arbitrio. E tuttavia, proprio lì, nel punto in cui l’ordine mostra il suo volto più compatto e più solenne, dove la giustizia formale sembra trionfare si consuma uno dei più radicali fallimenti della giustizia sostanziale che la nostra memoria custodisca. (...) Ed è qui che la simbologia della Pasqua cristiana introduce una frattura decisiva. Perché il racconto evangelico non si arresta alla condanna. Non consegna la vittima alla sua funzione pacificatrice. Non permette che il sacrificio si chiuda con l’ordine ristabilito e il potere riconfermato, come si sono chiusi tanti altri sacrifici nella storia. Introduce invece un dopo. E questo dopo non coincide con la semplice riabilitazione dell’innocente. Non c’è appello, non c’è revisione del giudizio, non c’è una sentenza correttiva emessa da un tribunale superiore. La resurrezione non aggiusta il meccanismo. Lo smentisce radicalmente.»

  64. BulletAntonangelo Liori (Facebook, 5 aprile 2026): «Auguri cardinale, in nome della verità. Voglio fare oggi auguri speciali al cardinale Angelo Becciu. Per un motivo essenziale. Deve essere terribile per un uomo di chiesa mantenere intatta la propria fede dopo aver scoperto che quella istituzione alla quale lui si vocò era una tana di vipere. Mi metto nei suoi panni. Ragazzino figlio di povera gente di un paesino sardo entrare in seminario pieno di entusiasmo. E percorrere una strada radiosa nella sua fede, confortato dall'affetto di quanti lo conoscevano e stimavano. Poi finire in una trappola ordita da una sorta di consorteria da romanzo di Dan Brown. Conosco gli atti alla perfezione. Sì, qualcuno ha lucrato. E dagli atti sappiamo chi è stato. Non certamente monsignor Becciu. Sì, ci sono stati molti serpenti e traditori. Ma certamente non Angelo Becciu, vittima di congiure. Ci sono stati legami sporchi fra l'intelligence italiana e le consorterie vaticane. Ma il cardinal Becciu è di Pattada, ha un'idea semplice del bene e del male. E questo lo ha tradito. Papa Francesco - visto che non si parla male dei morti - fu, diciamo così, ingenuo: pensava più alle sentenze dei giornali che a quelle divine. Ma papa Leone sembra uomo di diverso stampo, di grande calibro e qualità. Non segue l'opinione pubblica ma la fede della sua chiesa. Auguri, cardinal Becciu: questa Pasqua faccia risorgere la verità.»

  65. BulletGood Friday's celebrates thr Passion of the Lord, in «Reuters», 3 aprile 2026. Visto, eccome! Per qualcuno il Sabato Santo dura un giorno. Per altri anni e anni, tanti giorni quanti i Sabati Santi della storia. Ma di chi sa patire e amare è la vittoria: la Pasqua arriva.

  66. BulletLuca Arnau, Papa Leone cambia la Curia e incorona Parolin: finisce l'era delle ombre, in Vaticano parte la resa dei conti, in «La Capitale», 3 aprile 2026. Mah. «Su Peña Parra, poi, continua ad allungarsi anche l’ombra delle vicende legate al processo Becciu. Nessuno oggi può dire con certezza quale sarà il peso futuro del suo nome nelle carte e nelle ricostruzioni giudiziarie, ma il solo fatto che il tema resti lì, sospeso, basta a rendere la sua posizione molto meno solida di quanto il trasferimento potrebbe far pensare. In altre parole: il problema non è soltanto dove va. Il problema è ciò da cui viene allontanato e ciò che potrebbe ancora riemergere.»

  67. BulletVictor Grimaldi Céspedes, Mujeres, Bunga bunga y las sombras romanas, in «Noticias Sin», 3 aprile 2026.

  68. BulletCarlo Cambi, Il lato oscuro del caso Becciu, in «Panorama», 1° aprile 2026. «La Chaouqui interloquisce con Genoveffa Ciferri, "protettrice" di monsignor Alberto Perlasca, l'uomo che materialmente ha trattato il palazzone di Sloane Avenue e che è diventato in un batter d'occhio da primo accusato a primo accusatore. Monsignor Becciu una volta pubblicate dal quotidiano Domani queste e-mail di cui Diddi era al corrente, ma non ha riversato nel processo perché avrebbero indebolito la testimnianza di accusa di Perlasca – primo collaboratore del cardinale –, ha parlato apertamente di complotto. (...) C'è un aspetto molto oscuro della vicenda però: perché agenti dei servizi segreti italiani hanno agito su richiesta del cardinale Edgar Peña Parra, il successore di Becciu in Segreteria di Stato, in Vaticano? Che rapporti aveva la Chaouqui con questi agenti e con Diddi? E soprattutto perché Pasquale Striano, lo spione della Guardia di Finanza "protetto" da Faderico Cafiero De Raho, ha dossierato Becciu e tutti gli uomini d'affari che entrano nel processo?»

  69. BulletGiulio Nova, Es war ein unfairer Prozess, in «Die Tagespost», 1° aprile 2026. È STATO UN PROCESSO INGIUSTO. Tutto il contrario di un "processo giusto" e "trasparente", come millantavano certi "giornalisti" asserviti alla malagiustizia vaticana. Una macchia indelebile sulla storia della Chiesa! «Da un lato, perché l’allora procuratore vaticano Alessandro Diddi, chiamato “Promotore di giustizia”, non ha presentato integralmente il “fascicolo di indagine” ma solo “documenti che erano stati parzialmente oscurati”. Parti irriconoscibili includono anche messaggi di chat di Genoveffa Ciferri e Francesca Immacolata Chaouqui sul testimone principale dell'accusa, monsignor Alberto Perlasca, l'ex direttore dell'ufficio amministrativo della Segreteria di Stato. Ciferri era uno stretto confidente di Perlasca e Chaouqui ha avuto un ruolo inglorioso nel processo a Vatileaks II. Secondo la difesa, queste chat, che non sono state depositate nei file di prova, dimostrerebbero il ruolo che Chaouqui e Ciferri si dice abbiano interpretato dietro le quinte “manipolando” Perlasca stesso, i principali testimoni su cui si basa l’intera incriminazione. (...) la «mancanza di pubblicazione tempestiva» di uno dei rescritti pontifici ha comportato la conseguente nullità di tutti gli atti adottati dal pubblico ministero sulla base di tale ingiunzione. (...) La Corte cerca di preservare il volto di Papa Francesco. Così facendo, la corte ha cercato di preservare il volto di Papa Francesco facendo passare ogni responsabilità per l'omissione del rescritto all'accusa. E per farlo, trova: se è vero che il Papa non aveva ordinato la pubblicazione del rescritto, così è altrettanto vero che non aveva ordinato di non pubblicarlo.» (traduzione automatica)

  70. BulletAurelie Nimarin, Vatikanska pravda ili režirana presuda?, in «Autograf.hr», 31 marzo 2026. La malagiustizia che ha ucciso Cristo assomiglia molto alla malagiustizia che ha crocifisso Becciu. Grande articolo dalla Croazia, tutto da leggere! «In questi giorni della Settimana Santa, la Chiesa cattolica ritorna di nuovo al mistero della passione, della condanna e della morte di Gesù Cristo. Torna sulla scena di un processo ingiusto, al silenzio della verità di fronte all'interesse, a un tribunale che non cercava giustizia, ma a confermare la decisione già presa. Ecco perché il caso del cardinale Giovanni Angelo Becciu, che è tornato al centro del pubblico in questi giorni, non è solo un problema legale o istituzionale, ma diventa anche una dolorosa questione della Chiesa. (...) Ma qual è la retorica della riforma se le regole cambiano quando diventano un fastidio? Qual è il valore di invocare misericordia e giustizia se i documenti chiave vengono negati nel processo più importante del decennio? Che senso ha chiedere costantemente “sinodalità” e “ascolto” se nei procedimenti legali reali l’imputato non ottiene la piena possibilità di difesa? La corte d'appello non solo ha rivelato l'omissione procedurale, ma ha anche rivelato che l'intero processo è stato guidato dalla logica delle scorciatoie straordinarie, dalle norme che sono state bypassate, dalle procedure che si sono allungate e dagli interventi con cui l'esito è diventato più importante della legalità. È particolarmente grave che la stessa corte d'appello abbia preso in considerazione le riscrizioni papali emesse nel corso dell'inchiesta. (...) Il problema è nel modello di governo. In un modello in cui le regole sono percepite non come il limite del potere, ma come uno strumento di potere. In un modello in cui il Papa interviene, cambia procedura, amplia i poteri dell'accusa, dando l'impressione che l'obiettivo sia più importante della forma. Ma la forma giusta non è una decorazione. La forma è una garanzia contro l’arbitrio. (...) Cristo non è stato condannato perché la verità è stata sconfitta da argomenti, ma perché l’interesse era più forte del diritto e la paura era più forte della coscienza. (...) La Chiesa che osserva Cristo davanti a Pilato deve avere la forza di chiederci, dove e se abbiamo permesso che prevalesse l’interesse, che il potere sostituisse la giustizia, e che renda il risultato più importante della verità? Ma il Venerdì Santo non è l’ultima parola. L’ultima parola non ha né ingiustizia, né menzogna, né manipolazione, né processi diretti. L’ultima parola ha la Pasqua, la vittoria della verità sulla menzogna, la giustizia sull’arbitrio, la luce sulle tenebre e la vita sulla morte. Che questa Pasqua sia felice e benedetta a tutti, nella speranza che la vittoria del Cristo Risorto sia sia una vittoria della verità, della legge e della giustizia, sia nella Chiesa che nel mondo» (traduzione automatica).

  71. BulletLo que está detrás de la anulación del juicio Becciu: mucho más que finanzas vaticanas mal administradas, in «Gaudium Press», 30 marzo 2026. «Para comprender la raíz de las críticas, conviene recurrir a una analogía imperfecta pero ilustrativa. En un sistema republicano, los poderes están distribuidos y equilibrados; en el Vaticano, en cambio, el Papa concentra en sí atribuciones que, en otros regímenes, estarían separadas entre el jefe de Estado y el presidente de una Corte Suprema. Eso significa que no solo interpreta la ley, sino que también puede modificarla durante el transcurso de un proceso. Es precisamente ese punto el que alimenta las objeciones: la percepción de que, bajo la autoridad del Papa Francisco, habrían sido introducidas alteraciones normativas con impacto directo en el juicio en curso, creando la impresión —para muchos críticos— de que el desenlace ya estaba, al menos en parte, delineado antes de la conclusión formal del proceso. En un Estado de derecho democrático, tal superposición entre legislar, juzgar y gobernar sería considerada inadmisible, pues comprometería el principio de neutralidad judicial. En el contexto vaticano, sin embargo, donde la soberanía del pontífice no encuentra límites institucionales equivalentes, la cuestión no es de legalidad estricta, sino de legitimidad percibida. (...) Si el nuevo juicio confirmará o no las condenas anteriores es todavía incierto. Pero una cosa ya está clara: el caso Becciu redefinió las reglas del juego. Y quizás, como toda crisis verdadera, haya revelado algo más profundo que los hechos que lo originaron: la tensión permanente entre autoridad y justicia en el corazón de la Iglesia.»

  72. BulletFari Pad (Facebook, 30 marzo 2026): «PROCESSO BECCIU: TRA ERRORE PROCEDURALE E POSSIBILE MACCHINAZIONE ISTITUZIONALE. «Il dottore Giuseppe Pignatone, pubblico ministero per una vita per la Repubblica italiana, passa senza incertezze dalla giustizia "in nome del popolo italiano" a quella "in nome di Sua Santità", solo che, quando (dopo la pensione) diventa presidente del tribunale del Vaticano sembra non essersi accorto pienamente di quale fosse il codice di procedura penale che era chiamato ad applicare. Questo è quanto sostiene l'ordinanza che in 16 pagine ha rimesso in discussione la regolarità del procedimento e di conseguenza una sentenza di 819 pagine. (...)» L'analisi di Giorgio Meletti sulla sentenza e sugli ultimi sviluppi procedurali mette in luce un bivio giuridico senza precedenti. Non si tratta solo di una discussione tecnica, ma della tenuta stessa dello Stato di Diritto in Vaticano. IL PRIMO VULNUS: LA SENTENZA PIGNATONE. Il punto di partenza è un dato di fatto: il Presidente Pignatone avrebbe emesso la sentenza disattendendo il codice di procedura penale in vigore al momento dei fatti (…). La strategia della "Sanatoria": La Corte sembrerebbe intenzionata a trattare questa mancanza come una nullità relativa, ipotizzando di poter "ripartire" dal punto in cui le chat erano state omissate per sanare il vizio procedurale. IL VERO NODO: LA RICUSAZIONE DEL PROMOTORE DIDDI. Tuttavia, esiste un secondo livello, ben più profondo, che scaturisce dall'istanza di ricusazione presentata contro il Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi. È la stessa Corte ad aver ritenuto che le chat allegate a tale istanza ne abbiano determinato l'ammissibilità. Se venisse accertata la veridicità di tali messaggi, ci troveremmo di fronte a uno scenario radicale: il coinvolgimento di figure chiave. Le chat coinvolgerebbero l'ex capo della Gendarmeria Stefano De Santis, il Sostituto Edgar Peña Parra, oltre a Mons. Perlasca e Francesca Chaouqui. L'ipotesi della coordinazione: tali scambi parrebbero suggerire un possibile coordinamento tra organi inquirenti e testimoni che, in aula, avevano dichiarato sotto giuramento di non conoscersi o di non aver collaborato. (…) UNA RIFLESSIONE LOGICA SULLA NULLITA. Qualora venisse confermata una simile "macchinazione"' – ovvero una somma di intenti tra soggetti istituzionali e organi inquirenti per orientare l'esito del processo – la conseguenza giuridica cambierebbe radicalmente: 1) Non saremmo più davanti a una semplice "nullità relativa" riparabile tornando indietro di qualche passo. 2) Si profilerebbe una nullità strutturale e insanabile, un inquinamento delle prove e delle testimonianze, che renderebbe il processo nullo alla radice. CONCLUSIONE: L'accertamento del ruolo svolto da De Santis, Peña Parra, Perlasca e Chaouqui diventa dunque il perno dell'intera vicenda. Se il processo fosse stato manipolato "dietro le quinte", nessuna sanatoria tecnica potrebbe restituire legittimità a una condanna nata in un simile contesto. Il diritto non può essere una farsa: o è garanzia per tutti, o non è giustizia.»

  73. BulletHans Brockmans, Vernietiging van veroordeling kardinaal Becciu is blaam voor paus Franciscus, in «Doorbraak», 29 marzo 2026.

  74. BulletLudwig Ring-Eifel, Ein Vatikan-Richter ruft verstorbener Papst zur Ordnung, in «Domradio.de», 27 marzo 2026. UN CAPO DI STATO NON È ONNIPOTENTE; E TANTO MENO INFALLIBILE. NEMMENO SE IL VATICANO NON HA SOTTOSCRITTO LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI. Figurarsi se – manipolato? – il Papa condanna un innocente! Ma cosa accade se Cefa diventa Caifa? Un giudice vaticano richiama all'ordine il papa defunto. «Das vatikanische Gericht in erster Instanz habe grundlegende Rechte der Angeklagten und der Verteidigung verletzt, so der Richter. (…) "Die Beachtung der Prozessgarantien, die Überparteilichkeit des Richters, die Durchsetzung des Rechts auf Verteidigung und eine vernünftige Prozessdauer (...) sind Bedingungen, damit die Rechtsprechung respektiert wird und zur Stabilität der Institutionen beiträgt." Dass diese vom Papst postulierten hehren Prinzipien der Rechtsstaatlichkeit in der Rechtsprechung des von ihm regierten Zwergstaats nun auch tatsächlich angewendet werden, war die erste Überraschung, die in der Anordnung des spanischen Kirchenjuristen enthalten war. Die zweite betraf die nachträgliche Kritik am Agieren von Papst Franziskus in dem "vatikanischen Jahrhundertprozess", der im Dezember 2023 mit langjährigen Haftstrafen für Kardinal Angelo Becciu und weitere Angeklagte endete: Hier stellte Arellano fest, dass selbst der Papst als Souverän des Vatikanstaats dessen Regelwerk nicht übertreten darf. (…) Auf den ersten 10 von 16 Seiten legt die Anordnung dar, dass die Rechte der Angeklagten im sogenannten Londoner Immobilienprozess schon dadurch in unzulässiger Weise verletzt wurden, dass der Verteidigung Gesprächs- und Abhörprotokolle nur auszugsweise zur Einsicht gegeben wurden. Es widerspreche allen verfahrensrechtlichen Grundsätzen, wenn den Angeklagten belastendes Material nicht vollständig zur Kenntnis gebracht werde. (…)  Hinzu kamen dann die Regeländerungen durch die päpstlichen Reskripte in den Jahren 2019 und 2020; sie werden auf den verbleibenden sechs Seiten der richterlichen Anordnung diskutiert. Spannend ist dabei die grundsätzliche Abwägung: Argumente der Verteidiger, wonach der Papst mit seinen Regeländerungen im laufenden Verfahren gegen die Menschenrechtskonvention des Europarats verstoßen habe, verwarf das Gericht als nicht einschlägig. Der Grund: Der Vatikan hat diese Konvention nie ratifiziert, sie gilt also dort nicht. Auch ein Papst muss Regeln beachten. Was aber sehr wohl gilt, ist die eigene rechtliche Grundordnung (Ordinamento) des Vatikanstaats. Und die sieht vor, dass auch die vom Papst entschiedenen Gesetzesänderungen in angemessener Weise veröffentlicht werden müssen, damit sie Gültigkeit erlangen. Genau dies sei aber bei dem päpstlichen Reskript vom 2. Juli 2019, das gesetzesändernder und damit rechtsetzender Natur gewesen sei, nicht geschehen.»

  75. BulletMario Mossa (Facebook, 26 marzo 2026): «Il processo a Sassari contro il vescovo di Ozieri, Corrado Melis e un fratello del Cardinale Becciu, Tonino, senza fare troppi giri, ruota su una sola questione. Un vescovo è un pubblico ufficiale? Deve rendere conto allo Stato italiano di come impiega l'8 per mille? Deve farsi rilasciare la ricevuta da un bisognoso a cui, attraverso la Caritas, ha comprato una bombola? Se la risposta a queste domande è no il processo non ha alcun fondamento. Per capire meglio il meccanismo dell'8 per mille, con una semplificazione, bisogna sapere che lo Stato consegna il denaro alla Cei, che lo distribuisce alle diocesi. Alla fine la Cei deve solo dichiarare che ha effettivamente speso l'importo. Non deve spiegare nel dettaglio come. Una cosa anche di buon senso e di coerenza su come si faccia la carità. In silenzio e senza identità. Oppure bisogna rispondere a un'altra domanda. Più difficile. Perché non vengono processati tutti i vescovi italiani?» «Eh, già! Il punto è che nessuno ha intascato un centesimo e nessun centesimo è stato sprecato, anzi emerge che il lavoro gratuito svolto dalle persone sedute sul banco degli imputati – vittime di malagiustizia – è enorme. E quindi coloro che hanno montato il complotto contro gli innocenti vedono franare i loro teoremi maligni. E non sanno più a cosa aggrapparsi!» (AP). «Il Vescovo di Ozieri è a processo perché in tempi di “Crucifige! Crucifige!” ha commesso un grave reato. Ha difeso nel processo farsa in Vaticano e pubblicamente il cardinale Becciu» (Mario Becciu).

  76. BulletChristian Schubert, Der Papst bekommt einen neuen Bankier, in «Frankfurter Allgemeine Zeitung», 26 marzo 2026. «Wenig professionell zeigt sich ebenfalls die Rechtsprechung des Vatikans: Wie in der vergangenen Woche bekannt wurde, muss das Verfahren im Londoner Immobilienskandal wieder aufgerollt werden.»

  77. BulletQUALCUNO, prima o poi, dovrà spiegare come mai chi s'è comportato bene l'ha punito e chi s'è comportato male l'ha premiato (AP).

  78. BulletAndrea Gagliarducci, Finanze Vaticane, cambio della guardia allo IOR: Pauly nuovo presidente, in «Acistampa», 25 marzo 2026. «In realtà, le ultime valutazioni del MONYEVAL sull’Istituto delle Opere di Religione sono caratterizzate da luci e ombre. (...) Il rapporto aveva comunque luci ed ombre: attaccava fortemente la Santa Sede per aver ignorato la possibilità che i suoi dipendenti possano abusare dei loro uffici del sistema finanziario vaticano per il loro profitto; sottolineava il rischio di conflitti di interesse per promotori di giustizia e giudici del Tribunale vaticano, perché non lavorano a tempo pieno per la Santa Sede; criticava lo stesso promotore di Giustizia per il modo in cui sono state eseguite le indagini sull'ormai famoso caso dell'investimento di Londra della Segreteria di Stato.»

  79. BulletRégine et Guy Ringwald, Vatican: le procès Becciu invalidé, in «Golias», 25 marzo 2026.

  80. BulletIvo Pincara, Cinque anni e mezzo: Fede, giustizia e verità nel "caso Becciu", in «Korazym», 24 marzo 2026. «Il tempo trascorso non ha attenuato interrogativi e tensioni, ma ha piuttosto reso più evidente la necessità di distinguere tra verità e narrazione, tra giustizia e apparenza. In questo contesto, la testimonianza personale si intreccia con una più ampia riflessione sulla Fede, sulla perseveranza e sulla ricerca della verità, anche quando questa appare offuscata o distorta. Il caso del Cardinale Giovanni Angelo Becciu continua a suscitare interrogativi profondi, non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello umano e spirituale. (IP) "Io sono sempre più convinto che il card. Becciu sia la vittima innocente di una colossale montatura tramata ad arte da menti malvagie, per far male alla Chiesa e per far cadere il Papa in una trappola: una diabolica polpetta avvelenata. Chi più di Becciu assomiglia a Gesù crocifisso e abbandonato, vittima innocente di malvagie calunnie? Eppure lui percorre la sua via crucis fino in fondo, senza ribellarsi, accettando la volontà di Dio con dignità e fiduciosa serenità. E pregando per il Papa. Voglio andare fino in fondo anch’io, a questa via. Voglio accompagnarlo, per quel poco che posso, come un minuscolo cireneo. Quattro anni e mezzo. Ma quant’è lunga, ancora, la via crucis? Che finisca presto!" (AP)»

  81. Bullet«Immaginate cosa succederebbe in un paese in cui non solo non c'è la separazione delle carriere dei magistrati, ma non c'è nemmeno la separazione dei tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. Immaginate che il Capo dello Stato – che è pure il Magistrato Supremo – abbia firmato una denuncia contro di voi, che quindi vi  abbia già condannato prima del processo. E immaginate che quel Capo di Stato sia pure il Legislatore Supremo, che quindi possa modificare le leggi a suo piacimento per raggiungere il suo obiettivo, anche a procedimento in corso (procedimento che quindi sarebbe solo un paravento, uno specchietto per le allodole). Immaginate di vivere in Vaticano. Immaginate di essere innocenti» (AP).

  82. BulletAndrea Gagliarducci, Leo XIV: Toward the definition of a pontificate, in «MondayVatican», 23 marzo 2026. «... the court order—is not even a decision of Leo XIV, but more likely a consequence of the change of pontificate, where there is no longer a Pope to intervene during the process and somehow shape its outcome. (…) First, the documentation made available by the Promoter of Justice (the Vatican prosecutor ) was riddled with redactions, making it difficult to contextualize. These redactions were later revealed when they were published in a different, related investigation, which also revealed a relationship between the Promoter of Justice and two individuals who had influence over Monsignor Alberto Perlasca. This latter was first a defendant, then a key witness, and ultimately considered only a person informed of the facts in the trial. The second issue is that Pope Francis published four rescripts during the investigations that changed the laws on the fly. These rescripts had remained confidential and were disclosed only during the trial, making the defense’s work even more complex.(…) The ruling immediately appeared highly questionable, also because the reasoning, in some cases, did not demonstrate “proven” guilt.» Anche in francese. Anche in tedesco. E in italiano.

  83. BulletNiwa Limbu, Vatican prosecutor moves to challenge appeal ruling in Cardinal Becciu case, in «The Catholic Herald», 23 marzo 2026.

  84. BulletAnnullation du procès du cardinal Becciu: le Promoteur de justice pourrait refuser de livrer tout les preuves, in «Tribune Chrétienne», 23 marzo 2026.

  85. BulletJavier Ruiz Arregui, El caso Becciu da un giro: el Vaticano anula el juicio y lo repetirá, in «Iglesias Noticias», 23 marzo 2026.

  86. BulletIvo Pincara, Cinque anni dopo. Il nodo irrisolto del processo Becciu: le prove mancanti, la verità sospesa e la crisi della giustizia vaticana, in «Korazym», 22 marzo 2026.

  87. Bullet Andrea Paganini, Attenzione!, 22 marzo 2026. «Il 27 luglio del 2021 – quasi cinque anni fa, durante la primissima udienza del "processo del secolo" – il Giudice del Vaticano Giuseppe Pignatone ordinò all'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia di consegnare immediatamente alle parti «anche le mancanti sezioni del fascicolo - che consta in tutto di 28mila pagina, i supporti informatici, le registrazioni degli interrogatori», come eccepito dalle difese degli imputati. (...) Particolarmente ampio fu l'intervento dell'avvocato Luigi Panella, difensore di un altro imputato, il quale chiese la nullità della richiesta e del decreto di citazione a giudizio, sia per la mancata consegna alle parti di una corposa parte del fascicolo, sia contestando la compatibilità del procedimento con i principi del «giusto processo». In particolare i quattro «rescritti» del Pontefice concessi per svolgere operazioni, tra cui le misure cautelari emesse dal promotore di giustizia senza il vaglio di un giudice istruttore, configuravano un quadro di «assoluta discrezionalità» nel derogare alla legislazione vigente («non accade in nessuna legislazione del mondo»), che sospendeva persino il principio dell'«habeas corpus» sulle restrizioni della libertà personale, costituendo «questo Tribunale come un Tribunale speciale», con una «procedura penale ad hoc», che «sospende alla certezza del diritto». Ecco: oggi siamo ancora esattamente – e vergognosamente – a quel medesimo punto di cinque anni fa! Sì, perché il 10 agosto 2021 il Promotore di (In)Giustizia Alessandro Diddi si oppose all'ordine del giudice. (...) E il Promotore di (In)Giustizia Diddi continuò a opporsi a quell'ordine per ben sette mesi. E poi che successe? Diddi cedette? Finalmente obbedì? No: cedette – sotto quali pressioni? – il Giudice Giuseppe Pignatone – nel frattempo indagato per favoreggiamento alla mafia! – e rinunciò al suo ordine! Incredibile, no? Ebbene, oggi siamo esattamente allo stesso punto; solo che ora l'ordine di consegnare tutte le prove (anche quelle scomode per l'accusa) è stato impartito dal Giudice del Processo d'Appello, mons. Alejandro Arellano Cedillo. Sentite: il 15 dicembre 2023, il giorno prima della sentenza di condanna del card. Becciu (una condanna assurda, senza un briciolo di prova), «Vatican News», da sempre aprioristicamente colpevolista, nel senso che spesso non ha contemplato il diritto umano alla presunzione d'innocenza, millantava la correttezza del procedimento penale imbastito per condannare un innocente: «124.563 pagine cartacee e in dispositivi informatici e 2.479.062 files analizzati presentati dall’accusa, 20.150 pagine (...). Numeri alti che restituiscono l’ampiezza e l’accuratezza del dibattimento che il Tribunale vaticano ha voluto fossero sin dall’inizio la cifra del processo per la gestione dei fondi della Santa Sede. Processo – il più lungo e articolato che si sia mai celebrato tra le mura leonine - definito il “century trial”, il processo del secolo...». Ecco, Signori della Stampa Vaticana e Signori dell'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia: esattamente questi documenti, finalmente, dopo tanti anni di persecuzione di un innocente, devono essere consegnati alle difese. È chiaro? Non basta parlare di «giusto processo» e di «trasparenza». Il giudice ha confermato ciò che da sempre sosteniamo: questo processo era una farsa che non ha garantito affatto i requisiti minimi per il diritto umano al giusto processo. E di trasparenza non s'è vista nemmeno l'ombra (ma non perché fosse trasparente, perché non c'era).»
  88. BulletEscalation nel caso Becciu: dopo la nullità del processo, il Promotore potrebbe non consegnare prove chiave, in «Infovaticana», 22 marzo 2026. Anche in spagnolo. E in inglese. E in francese. E in tedesco. E in portoghese.

  89. BulletGianfranco Pala, «Hanno teso una rete ai miei piedi, hanno scavato davanti a me una fossa, e vi sono caduti», in «Voce del Logudoro», 22 marzo 2026. «... il fallimento dei piani dei nemici, ammesso che un cristiano possa avere dei nemici, che finiscono per colpire chi li ha orchestrati. Infatti, via via che il processo andava avanti, appariva sempre più chiaramente che era stato architettato con abile astuzia, un vero complotto, come pochi se ne vedevano, tra le mura leonine, dai tempi più bui della storia della Chiesa.»

  90. BulletDon Corrado Melis, Una verità attesa: giustizia, dignità e speranza, in «Voce del Logudoro», 22 marzo 2026. «Da qui emerge con forza un’esi-genza non più rinviabile: fare piena luce sui fatti. Una chiarezza completa, libera da ombre e ambiguità, capace di restituire dignità e ristabilire equi-librio. Non si tratta di affrettare i tempi in modo superficiale, ma di evitare ulteriori ritardi che peserebbero su una vicenda già segnata da lunga sof-ferenza. Solo così potrà realizzarsi una giustizia autentica, capace di resti-tuire ciò che è stato messo alla prova e di ricomporre ciò che è stato ferito. Questa attesa non è impazienza, ma espressione di un bisogno profondo di giustizia, maturato nel tempo e ali-mentato dalla fiducia che la luce non possa essere definitivamente oscurata. È la voce composta di chi ha soppor-tato e ha continuato a credere. Il fatto che il processo debba essere sostanzialmente rinnovato, con pieno accesso agli atti e possibilità effettiva di difesa, restituisce al giudizio il suo necessario equilibrio. Si apre così una fase nuova, che può permettere final-mente una valutazione completa e serena.»

  91. BulletDopo sei anni di persecuzione giudiziaria e mediatica, le accuse sono sempre più... sbriciolate contro il moro della realtà! Ora, tenendo presente che il processo è di per sè già una pena per l'imputato – figurarsi per un imputato innocente! –, faccio notare che i promotori di (in)giustizia del Vaticano – i famigerati Alessandro Diddi e compagni di scelleratezze – non solo hanno infilato una porcheria dopo l'altra, ma hanno spudoratamente fatto perdere tempo all'iter giudiziario, in ogni momento possibile: 1) Hanno fatto perdere 7 mesi all'inizio del processo, perché non hanno obbedito al Giudice Giuseppe Pignatone, che già nell'estate del 2021 aveva ordinato loro di consegnare l'intero materiale probatorio  («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). Poi, contraddicendosi (e sotto quali pressioni?) Pignatone s'è rimangiato la parola e ha permesso a Diddi e co. di occultare le prove che risultavano scomode per i loro teoremi. 2) Nel febbraio scorso Diddi s'è ritirato dal processo (non poteva fare altrimenti), ma l'ha fatto l'ultimo giorno possibile, appena prima di essere cacciato dai giudici, mentre avrebbe dovuto farlo almeno tre mesi prima, senza far perdere tempo inutilmente. E ora che devono, nuovamente, consegnare il materiale probatorio in forma integrale, vedremo se "tirano su le brache" (come si dice in dialetto) o se ancora meneranno il can per l'aia, disobbedendo perfino ai Giudici d'Appello. Becciu – che non teme affatto la verità, anzi la ama – non è mai mancato in Aula e non ha mai fatto perdere nemmeno un minuto. Anche questo è in indicatore che fa intuire chi sta dalla parte della verità e chi, invece, specula sulle calende greche e gioca con le vite delle persone: uno schifo! Facciano presto, adesso! (AP, 21 marzo 2026)

  92. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, "Caso Becciu" (+ altri): processo da rifare. La Corte d'Appello vaticana decreta la "nullità relativa" del giudizio di primo grado e chiede la "rinnovazione del dibattimento". Una svolta, in «Osservazioni casuali», 14-21 marzo 2026. «Promemoria. Per ricordare quanto i media vaticani hanno scritto sul "caso Becciu" quando l'ordine era screditare il cardinale ex Prefetto. Ora, dopo l’Ordinanza della Corte d’appello i testi dei media vaticani sono tutti molto tecnici e aderenti alle 16 pagine del dispositivo. Nessun commento. Nessuna lezione morale o moralizzante. Nessuna conclusioni dottrinale. Nessuna editoriale. Dall’inizio del caso i media vaticani si sono caratterizzati per giustificare e difendere ciò che appariva palesemente illegale e offensivo dei diritti della difesa. Sin dagli inizi i media del Vaticano hanno condannato il cardinale Becciu non perché fosse così ma perché Papa Francesco avevo deciso tutto per conto suo identificando la legge con i suoi impulsi e disegni personali. Ora gli analisti giuridici di Papa Francesco tacciono.» ALTRO CHE "PROCESSO GIUSTO E TRASPARENZA" COME AVEVA SCRITTO CON SPUDORATA SUPPONENZA ANDREA TORNIELLI! Una macchia indelebile sulla storia del giornalismo pseudo-cattolico, servile alla malagiustizia, all'ingiustizia, che tifa per Barabba!

  93. BulletMichael Haynes, Leo XIV returns to the Apostolic Palace as tensions rise elsewhere, in «The Catholic Herald», 21 marzo 2026. «Interpreting Tuesday’s verdict leads to the uncomfortable truth that what is actually on trial now is Pope Francis’s legacy, since the Court of Appeal has highlighted a rescript the late Pope signed as being part of the problem. During the trial, arguments were made that Francis changed the laws governing the trial, thus undermining the process, and Tuesday’s verdict supports this premise. Francis famously seemed to have a flexible approach to the rigour of the law, and this fiasco is a victim of his style. Consequently, the prosecution must refile evidence by the end of April, leading to a rehearing in June. According to the well-sourced Vaticanist Nico Spuntoni, although the March 17 verdict does not say so, such a partial retrial could in fact lead to the redoing of the entire process, thus favouring Becciu and his fellow defendants. As a canonist, Leo will appreciate the delicacies of the situation and the potential for building a precedent by which papal actions are subjugated to the Vatican court’s judgement at every turn. Perhaps it was with this in mind that, a few days earlier, he addressed judges from the tribunal of the Vatican City State to highlight the intimate link between justice and charity. ‘The administration of justice is not, in fact, limited to the resolution of disputes,’ the Pope said , ‘but contributes to the protection of the legal order and the credibility of institutions.’»

  94. BulletNico Spuntoni, Becciu celebra la sua "rivincita". L'omelia sul patrono degli innocenti, in «Il Giornale», 20 marzo 2026. E mentre ancora circolano le calunnie degli scorpioni – "in cauda venenum" – Becciu fa come san Giuseppe davanti a Maria: «obbedisce alla propria coscienza e non si lascia intimorire dal giudizio altrui» (vale a dire dal fango dei mascariatori mafiosi).

  95. BulletFranca Giansoldati, Becciu, si profila scontro tra magistrati giudicanti e inquirenti: il Promotore ha impugnato l'ordinanza della Corte d'Appello, in «Il Messaggero», 20 marzo 2026. COSA HANNO DA NASCONDERE I MAGISTRATI CHE HANNO MESTATO NEL TORBIDO? «Perchè tanta attenzione su queste carte? Perchè in ballo c'è una corposa e imbarazzante corrispondenza avvenuta durante la fase istruttoria tra la pr Immacolata Chaouqui e Genoveffa Ciferri, amica del teste principale d'accusa, cioè monsignor Alberto Perlasca. Proprio i passaggi secretati da Diddi hanno fatto sorgere più di un dubbio sulle possibili manipolazioni nella redazione del memoriale servito al Promotore come base per l’accusa. «Se si scopre che eravamo tutti d’accordo è la fine», si legge in uno dei messaggi. E adesso che l'Ufficio del Promotore di Giustizia si è riservato «la impugnazione dell'ordinanza» cosa accadrà, che effetti avrà? I fari ora sono tutti puntati sulla prossima mossa della Corte formata dal presidente arcivescovo (e canonista) Arellano Cedillo e dai due magistrati togati Turrini Vita e Ducci Teri. Nell'ultima ordinanza i magistrati hanno dato prova di grande autonomia e libertà, decidendo di accogliere le eccezioni presentate dalle difese che lamentavano da tempop enormi lacune procedurali. La Corte d'Appello ha ammesso che «nel corso del giudizio di primo grado si è verificata una nullità relativa mai sanata» cosa che ha inevitabilmente «viziato un atto fondamentale del giudizio». Un altro grande vulnus affrontato ha riguardato uno dei Rescriptum di Papa Francesco emanato in fase istruttoria e tenuto nascosto alle difese. Cosa che ha impedito loro di difendersi appieno. Grazie a questo atto normativo il pontefice (legislatore supremo) assegnava, tra l'altro, una serie di poteri pieni al Promotore Diddi, al punto da fare dire a diversi illustri canonisti che in Vaticano non si rispettavano i criteri per un giusto processo. Con l'ultima ordinanza la Corte d'Appello ha sconfessato persino le due corpose e dotte Memorie depositate alcuni mesi fa in Cancelleria dagli ex ministri italiani della Giustizia Giovanni Maria Flick e Paola Severino, attuali difensori dell'Apsa e della Segreteria di Stato (che nel processo si sono costituite sono parte civile). A parere di questi giuristi non vi sarebbe mai stata, invece, la violazione dei principi del giusto processo sostenendo invece che tutto si è svolto in modo corretto e paritario sotto ogni punto di vista, che i Rescripta del Pontefice restano atti legittimi e la questione degli omissis praticamente inesistente. «Resta fermo il potere/dovere del Promotore, sotto la propria responsabilità, di selezionare i soli atti pertinenti all'accusa, salvaguardando eventuali ragioni di segretezza connesse alla pendenza di altre indagini» sostengono i due avvocati, difendendo a spada tratta l'esistenza del giusto processo vaticano.» Anche in tedesco. E in francese. E in inglese. E in spagnolo.