LA CHIESA AMA O NON AMA LA VERITÀ E LA GIUSTIZIA? Siamo sempre lì, sul Golgota.
LEONE XIV: PACE, DIALOGO, GIUSTIZIA, AMORE, UNITÀ! Confidiamo che... «Il male non prevarrà!»
Nel luglio e nell'agosto 2025, e poi di nuovo nel gennaio 2026 qualcuno (si può ben immaginare chi) ha bloccato il mio account di Facebook, con cui promuovo questa rassegna stampa. La censura non è uno strumento né democratico né cristiano!
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Ivo Pincara, La Corte d'appello non potrà ignorare la realtà dei fatti, in «Korazym», 22 maggio 2026.
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Fari Pad (Facebook, 22 maggio 2026): «In attesa del 22.06.2026: prima udienza della Corte d'Appello Vaticana. Si apre un'autostrada verso l'assoluzione del Cardinale Becciu. Mentre ci si avvicina al secondo grado di giudizio, il castello accusatorio contro il Cardinale Becciu non si sta semplicemente incrinando: sta letteralmente implodendo sotto il peso di rivelazioni e documenti sconcertanti. Quello che emerge non è più solo un processo, ma un groviglio opaco di violazioni procedurali, ingerenze esterne e zone d'ombra che minano alla radice la credibilità dell'intera inchiesta sulla compravendita del palazzo di Sloane Avenue. 1. Il vulnus insanabile: la violazione dell'Art. 355 с.р.p. La recente memoria difensiva sull'omesso deposito del Promotore di Giustizia (PdG), depositata il 13 maggio 2026, mette a nudo una violazione frontale e gravissima dell'articolo 355 del Codice di Procedura Penale. Non è un dettaglio tecnico, è una questione di legalità: il sequestro di atti e documenti operato dalla polizia giudiziaria deve seguire regole rigide di convalida e deposito. Omettere questi passaggi o sottrarre elementi al fascicolo significa violare il diritto costituzionale alla difesa, alterando la parità delle parti e inquinando la trasparenza del processo. Un'anomalia che da sola dovrebbe far crollare qualsiasi pretesa punitiva. 2. Manipolazioni, chat e "suggerimenti" ai testimoni: A questo si aggiunge lo scenario inquietante ricostruito dalle inchieste giornalistiche (...). Una presunta e inaccettabile commistione che vede il commissario della gendarmeria De Santis - braccio destro del PdG Alessandro Diddi - nel ruolo di "suggeritore" occulto nei confronti del testimone chiave, mons. Perlasca, imbeccandolo su cosa dire durante gli interrogatori. Un quadro di pressioni e manipolazioni confermato da una mole impressionante di messaggi e chat: 278 pagine di conversazioni tra la Ciferri e mons. Peña Parra (attuale numero due della Segreteria di Stato, ruolo un tempo ricoperto con indiscutibile onore proprio da Becciu) e altre 42 pagine tra la stessa Ciferri e il prof. Diddi. Una fitta trama ordita per indurre in errore il Pontefice e distruggere la reputazione di Becciu, culminata in condanne di primo grado del tutto ingiuste. (...) 3. La cronologia della vergogna: gli accessi abusivi di Striano. Il quadro diventa ancora più devastante con le rivelazioni sul tenente della Guardia di Finanza Pasquale Striano. Secondo gli atti (capo 57 dell'indagine condotta insieme all'ex pm Laudati), Striano avrebbe effettuato accessi abusivi alle banche dati su figure chiave dell'inchiesta vaticana già a partire dal 19 luglio 2019. Ma c'è un dettaglio temporale macroscopico: il Vaticano annuncerà le perquisizioni solo il 1° ottobre 2019, e i nomi diventeranno pubblici il giorno dopo. Come faceva un finanziere italiano a "indagare" abusivamente su quegli stessi soggetti mesi prima che l'inchiesta vaticana fosse di pubblico dominio? Questo vuoto temporale pesa come una confessione mancata e suggerisce un travaso di informazioni del tutto illegittimo. (...) 4. Il giallo istituzionale dello 007 italiano: addio alle rogatorie. A chiudere il cerchio, la fragorosa dichiarazione dell'avvocato Lodovico Mangiarotti su La Repubblica (17.05.2026), difensore dell'agente segreto italiano Giuseppe Del Deo. Il legale ha confermato che Del Deo non solo aveva un pass d'accesso allo spaccio vaticano mai ritirato, ma che le autorità d'oltretevere avevano chiesto "cooperazione" sul caso Sloane Avenue. (...) L'avvocato di Del Deo, il penalista Lodovico Mangiarotti precisa: «In Vaticano, Del Deo aveva una tessera per accedere allo spaccio e nessuno gliel'ha mai ritirata: è scaduta. Con la Santa Sede non ci sono mai stati problemi. In passato solo interlocuzioni ufficiali, perché le autorità vaticane avevano chiesto di cooperare sul caso Sloane Avenue.» Qui il caso si tinge di giallo istituzionale: Del Deo è un agente dei servizi segreti di uno Stato estero (l'Italia). Qualsiasi cooperazione investigativa con la Santa Sede su una materia così delicata non poteva basarsi su "richieste di cortesia" o interlocuzioni informali. Avrebbe dovuto tassativamente seguire i canali ufficiali della rogatoria internazionale tra Stati sovrani. (...) Chi ha deciso di bypassare i protocolli formali e le leggi internazionali? Sotto quale interesse, e da parte di chi, è arrivata la pressione per coinvolgere direttamente uno 007 italiano fuori da ogni regola? Le parole della difesa aprono scenari inquietanti sui reali motivi dietro questo coinvolgimento e confermano il sospetto di un'indagine condotta al di fuori di ogni binario legale. Sintesi finale: Il processo d'appello del 22 giugno non sarà solo il giudizio sul Cardinale Becciu, ma sara il processo ai metodi usati per condannarlo. Di fronte a omissioni di atti (art. 355 с.р.p.), testimonianze pilotate da investigatori, accessi abusivi preventivi e agenti segreti reclutati fuori dalle rogatorie internazionali (naturalmente dietro opportuna verifica). La Corte d'Appello non potrà ignorare la realtà: l'unica via rimasta per giustizia ed equità è una totale, limpida e doverosa assoluzione» (Fari Pad, Facebook 22 maggio 2026). L'immondo complotto montato contro il card. Becciu, che fa impallidire la malagiustizia montata contro Enzo Tortora o Alfred Dreyfus, intrecciato ai più alti vertici vaticani, rimarrà come una macchia indelebile sulla storia della Chiesa. Becciu è completamente innocente. Vittima, anzi, di un mascariamento mafioso senza precedenti, a livello mondiale. PS: è davvero necessario aspettare un altro mese, con un innocente inchiodato a una croce?
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Il processo Becciu torna a vacillare: denunciano omissioni nelle prove chiave, in «Infovaticanca», 18 maggio 2026. Quando la giustizia occulta la verità... Eppure, ci è stato promesso, sarà la verità a farci liberi.
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Giuseppe Scarpa, Del Deo, sullo 007 l'ombra dei fondi a Montecarlo, in «La Repubblica», 16 maggio 2026. «In Vaticano, Del Deo aveva una tessera per accedere allo spaccio e nessuno gliel'ha mai ritirata: è scaduta. Con la Santa Sede non ci sono mai stati problemi. In passato solo interlocuzioni ufficiali, perché le autorità vaticane avevano chiesto di cooperare sul caso Sloane Avenue.» Ah, ecco. Ora, visto che non c'è stata alcuna rogatoria internazionale, e tanto meno per fare operazioni illecite in Italia, io vorrei sapere il nome e il cognome di queste "autorità vaticane".
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Luigi Bisignani, Leone fa piazza pulita e "archivia" Bergoglio: dopo Giustizia e Ior tocca alla Comunicazione, in «Il Tempo», 17 maggio 2026. «Prevost ha iniziato dalla giustizia, lasciando trionfare il diritto e i principi basilari dell’ordinamento canonico, rallentando così la deriva giustizialista incarnata dal processo Becciu-Mincione, gestito da Diddi, avallato dal Tribunale guidato da Pignatone, e con la Gendarmeria trasformata in braccio operativo.»
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Brunella Bolloli, Per i pm Striano e Laudati devono andare a processo. L'ex finanziere: «Parlerò», in «Libero», 16 maggio 2026. Che Striano e co. abbiamo fatto operazioni illecite anche contro le persone coinvolte nel "processo del secolo" (che in realtà è la farsa del millennio) era noto. Ora bisogna stabilire precisamente chi sono i mandanti dentro il Vaticano, Paese straniero. Vogliamo la verità tutta intera!
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Fari Pad (Facebook, 16 maggio 2026): «La Waterloo della giustizia Vaticana nel "processo del secolo" nello Stato del Vaticano. Libera riflessione: il rinvio a giudizio del luogotenente Pasquale Striano per dossieraggio abusivo-può riguardare il "processo del secolo Card.Becciu"? La storia, seppur a posteriori, parrebbe presentare un conto decisamente salato: il processo di primo grado - pur dinanzi a fatti ancora pienamente da accertare nelle sedi opportune - sembrerebbe essersi manifestato attraverso il ruolo di attori che risulterebbero a vario titolo inquisiti, indagati, rinviati a giudizio o comunque stiorati dal sospetto di trame poco trasparenti e, potenzialmente, persino illecite. Proprio in questo contesto, le difese del maxi processo Becciu hanno chiesto l'acquisizione degli atti della Procura della Repubblica di Roma riguardanti l'ex finanziere Pasquale Striano, per il quale i pm capitolini hanno chiesto il rinvio a giudizio nell'inchiesta sui dossieraggi e gli accessi abusivi. Sussisterebbe infatti il fondato timore che tale attività di dossieraggio possa aver riguardato anche alcuni dei condannati in primo grado nel cosiddetto "processo del secolo contro il Card. Becciu". Un impianto che parrebbe cedere pezzo dopo pezzo nei suoi punti essenziali: Pignatone indagato. Il presidente del Tribunale vaticano Giuseppe Pignatone risulta indagato per gravi reati di mafia. Striano a giudizio: L'ex finanziere Pasquale Striano è stato ufficialmente rinviato a giudizio dalla Procura di Roma per accesso abusivo a sistema informatico e rivelazione di segreti. Il caso Diddi: Il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi afferma di non conoscere Francesca Immacolata Chaouqui. Sarà vero? Intanto, dopo essere stato reso ammissibile di ricusazione dalla Corte d'Appello vaticana, si astiene in Cassazione da rappresentare l'accusa pur di evitare la ricusazione. Il flop internazionale: I giudici britannici e svizzeri continuano a dare torto al Vaticano per quanto concerne la gestione del palazzo di Londra. Il paradosso Perlasca: Monsignor Alberto Perlasca, inizialmente descritto come inetto, incapace e principale responsabile del danno sul palazzo di Londra, viene prosciolto e persino promosso magistrato. Testimonianze manipolate:La ricostruzione dei fatti evidenzia come la testimonianza chiave di Perlasca sia stata manipolata da due pregiudicate, la Chaouqui e Genoveffa Ciferri. Inquinamento delle prove: Emerge l'ombra del commissario della Gendarmeria vaticana, Stefano De Santis, che pare suggerisse direttamente alla teste Chaouqui cosa riferire in aula. Dal 22 giugno 2026 la Corte d'Appello Vaticana sarà chiamata a un compito altissimo: non solo restituire l'onorabilità ingiustamente sottratta a un Principe della Chiesa, il Cardinale Becciu, ma anche ridare quella giusta credibilità istituzionale e morale di cui la Santa Romana Chiesa è stata, pare stoltamente privata.»
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Gaetano Masciullo, Becciu lawyers ask Vatican appeals court halt new trial, in «Live Site», 15 maggio 2026.
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Thomas Colsy, Becciu lawyers accuse Vatican prosecutor of defying court order, in «The Catholic Herald», 15 maggio 2026.
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«Altro che "processo del secolo": in Vaticano va in scena la "farsa del millennio"! Vi immaginate se l'Accusa del "caso Garlasco" non consegnasse alle Difese, ai Giudici e all'Opinione Pubblica le intercettazioni e i verbali degli interrogatori accampando come giustificazione: "Li abbiamo valutati noi e questo basta!"? Ecco, esattamente questo capita in Vaticano nel "caso Becciu", all'interno di un sistema giudiziario marcio, in cui l'Accusa si permette di modificare le leggi a proprio piacimento e di "omissare" tutte le prove che vuole, soprattutto quelle che potrebbero tornare utili alle difese. E quando la Corte – tanto quella di Primo Grado come recentemente quella d'Appello – ordina di consegnare il materiale probatorio integralmente, senza tagli e "omissis", l'Accusa cosa fa? Inaudito: disobbedisce! Uno scandalo senza precedenti nella storia del diritto mondiale (nei Paesi civili)» (Andrea Paganini su FB).
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Nico Spuntoni, "Citazione nulla": il processo Becciu può saltare, in «Il Giornale», 14 maggio 2026.
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La verità sulla vicenda Becciu dà forza internazionale alla Chiesa. Conversazione Felice Manti-Geppi Rippa, in «Agenzia Radicale», 14 maggio 2026. «“Un principio cardine - riporta il sito Faro di Roma - di ogni sistema garantista: nessun elemento può essere valutato dal giudice se non è stato previamente messo a disposizione di tutte le parti. Secondo la loro ricostruzione, la presenza di omissis e la mancata produzione di alcuni documenti configurerebbero una violazione dell’ordinanza della Corte, che aveva imposto un deposito integrale, senza margini di selezione”. (...) La mancata ottemperanza da parte del Promotore all’ordinanza della Corte di procedere al deposito integrale impedisce la piena conoscenza degli atti da parte degli imputati e dei loro difensori e non consente di sanare la nullità e di procedere alla rinnovazione del dibattimento nei termini indicati dalla Corte. Si tratta di violazioni espressamente previste dal codice a pena di nullità, che la Corte di Appello ha stabilito in termini chiari accogliendo le eccezioni difensive. A fronte di tale inadempimento e della conclamata lesione del diritto di difesa che lo stesso ha determinato, i difensori (Gian Domenico Caiazza, Maria Concetta Marzo, Luigi Antonio Paolo Panella, Fabio Viglione e Andrea Zappalà) hanno chiesto alla Corte d’Appello di adottare i provvedimenti conseguenti alla persistente nullità della citazione, atto fondamentale di ogni giudizio.» Mentre sulla stampa "cattolica" continuano l'omertà e l'oscurantismo, vigliacchi se non complici, qualche raggio di luce arriva da parte dei radicali. Che poi furono gli unici a difendere Enzo Tortora in una vicenda simile a quella che ha colpito il card. Becciu.
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Processo Becciu, le difese chiedono la nullità definitiva della citazione, in «Il Dubbio», 14 maggio 2026. Quando i magistrati – pagati anche con l'Obolo di San Pietro – nascondono vigliaccamente le prove... «Nella memoria viene richiamato il fatto che si tratterebbe di violazioni espressamente previste dal codice a pena di nullità. La Corte d’Appello, secondo i difensori, avrebbe già riconosciuto in modo chiaro la rilevanza delle eccezioni sollevate, accogliendole nel precedente provvedimento. Da qui la richiesta di trarre ora le conseguenze processuali dell’inadempimento: dichiarare definitivamente la nullità della citazione a giudizio.»
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Verità vicenda Becciu dà forza internazionale alla Chiesa. Conversazione Felice Manti-Giuseppe Rippa, in «Agenzia Radicale», 13 maggio 2026. «Esistono tonnellate di documenti che non sono stati resi disponibili alle difese (...); l'Ufficio del promotore ha preferito nascondere alle difese queste carte, dicendo: "Io non te le posso dare, perché se te le do metto a rischio il Vaticano. (...)». Uno si domanda: cosa c'è di così grave che attenta all'equilibro del potere del Vaticano, ma così innocuo e innocente da non pregiudicare una condanna (...). È pacifico che le due cose non si reggono! Se io so che un'incercettazione o il modo di condurre un interrogatorio al famoso supertestimone mons. Pelasta, che era stato individuato dal Promotore di giustizia come il primo, vero, unico, principale responsabile di questa compravendita gestita in maniera frettolosa (...); se in queste conversazioni e in questo interrogatorio ci sono delle cose che mettono a rischio il Vaticano, di cosa stiamo parlando? Ci sono delle confessioni rispetto al ruolo che in questa vicenda potrebbero aver avuto delle persone del Vaticano che non sono comparse in questo procedimento? Ci sono nella testimonianza di Perlasca delle questioi che attengono alla Segreteria di Stato (...) che queste difese non devono sapere, che l'opinione pubblica non deve sapere? Le cose che dice Diddi sono di una gravità inaudita e spaventosa! (...) Io credo che siano due comportamenti molto gravi, di cui Diddi dovrà rendere conto a qualcuno. Qui di fatto si tratta di una disobbedienza, di una inapplicazione di un dispositivo, di una decisione della Corte d'Appello vaticana che lui ha in qualche modo aggirato» (Felice Manti). «La credibilità del Vaticano verrebbe compromessa dalla rivelazione di questi "omissis". Ma non c'è già una ridotta credibilità nel momento in cui (...) la ricomposizione, l'annullamento e la chiusura del processo sono un atto necessario proprio per consolidare questo livello di centralità che il Vaticano può avere sul piano internazionale? (...) Il rischio che il Vaticano corre non mi sembra abbia un rilievo perché se si rivelano gli "omissis" si mette a rischio il Vaticano. Il problema è proprio il contrario: che se non si rivelano questi "omissis" è il Vaticano che perde di credibilità, con conseguenze devastanti sul "processo Becciu", sulla crediblità del Vaticano in termini di diritto e contemporaneamente sul fatto che sul piano mondiale viene meno un ancoraggio importante per essere un luogo di certezza del diritto, e quindi di giustizia, che in questo caso è terrena, ma ha anche un'interpretazione che può essere piu vasta» (Giuseppe Rippa). «Questa Segreteria di Stato, questo Vaticano, questo momento storico, ha tanto bisogno di persone come Becciu, che prima di essere infilate in questa vicenda tristissima sono state a loro modo grandi protagonisti della diplomazia vaticana e grandi tessitori di rapporti umani fra paesi ostili (...). Non possiamo permetterci che queste criticità, che queste opacità, che queste ombre restino a lungo, perché veramente rischia di affievolirsi la forza e la potenza della Chiesa in un momento delicatissimo per tutto il pianeta, per tutto il mondo, per tutta l'umanità» (Felice Manti).
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Franca Giansoldati, Processo Becciu, depositata una memoria dai legali degli imputati: «Leso il diritto alla difesa». E chiedono la nullità del processo, in «Il Messaggero», 13 maggio 2026. «Il documento, che il Messaggero ha potuto visionare, contesta apertamente il comportamento dell’accusa vaticana e sostiene che il rifiuto al deposito integrale del materiale istruttorio raccolto durante le indagini (come era stato ordinato dalla Corte d'Appello) costituisca una violazione grave del diritto di difesa tale da rendere insanabile il procedimento. (...) Nella memoria si legge infatti che il promotore «si è rifiutato di ottemperare all’ordine impartito dalla Corte», attribuendosi «illegittimamente il potere di stabilire che cosa sia pertinente ai fini del decidere». Un comportamento che, secondo i legali, sarebbe «esattamente contrario a quello ritenuto conforme alla legge». (...) Il punto più delicato riguarda il materiale sequestrato all’epoca a monsignor Alberto Perlasca, ex funzionario della Segreteria di Stato divenuto poi il principale accusatore del cardinale Becciu. Le difese sostengono che tra gli atti non depositati figurerebbero anche il contenuto dei 31 apparati informatici sequestrati nel corso delle indagini. Tutto materiale che gli imputati ritengono potenzialmente decisivo (...). La questione non riguarda più soltanto il merito delle contestazioni finanziarie legate all’investimento londinese di Sloan Avenue, ma investe ormai direttamente il metodo investigativo e le garanzie processuali adottate dal sistema giudiziario vaticano. (...) Ora però il rischio concreto è che il dibattimento d’appello si trasformi sempre più in un processo sul processo: non più soltanto sulla gestione dei fondi della Santa Sede, ma sulla tenuta stessa delle regole procedurali e delle garanzie difensive dentro il sistema giudiziario vaticano. Per la verità non capisco come mai l'ignobile Alessandro Diddi si permetta di metter becco in una vicenda dalla quale egli dovrebbe essere escluso definitivamente! Anche in tedesco. E in inglese.
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Caso Becciu, la difesa chiede la nullità della citazione a giudizio: «Senza gli atti integrali non si può andare a processo», in «La Nuova Sardegna», 13 maggio 2026.
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Sante Cavalleri, Vaticano, nuova offensiva della difesa nel processo Becciu: chiesta la nullità definitiva della citazione a giudizio, in «Faro di Roma», 13 maggio 2026. «La difesa sottolinea inoltre che le violazioni contestate sarebbero espressamente previste dal codice di procedura vaticano come cause di nullità. Per questo motivo viene chiesto alla Corte di adottare “i provvedimenti conseguenti” rispetto a quella che viene definita una persistente irregolarità processuale. (...) La Corte d’Appello vaticana dovrà ora valutare se il mancato deposito integrale degli atti costituisca effettivamente una violazione tale da compromettere in modo irreparabile il diritto di difesa e determinare la nullità definitiva della citazione a giudizio, come richiesto dai legali degli imputati.» Una vergogna epocale per la Chiesa del nostro tempo, e di tutti i tempi! Una malagiustizia, quella vaticana, che a quella italiana, già terribile, fa un baffo!
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Nico Spuntoni, Caso Becciu, è scontro tra difesa e accusa: "Niente processo senza atti integrali", in «Il Giornale», 13 maggio 2026. Lo scandalo della malagiustizia vaticana! «Alla scadenza dell’ordine della Corte d’appello vaticana di depositare tutti gli atti che hanno portato alla condanna del cardinale Becciu e degli altri nel promesso di primo grado, il promotore di giustizia ha depositato atti in cui comparivano ancora molti omissis. (...) L’ufficio dell’accusa vaticana aveva anche parlato di “fatti e situazioni suscettibili, ove divulgati, di esporre a grave pericolo il bene e l’interesse dello Stato”. Un clamoroso ribaltamento delle parti rispetto a quando nel 2021 era stato l’imputato Becciu ad appellarsi a fatti “costituenti segreto politico concernente la sicurezza dello Stato” per le rivelazioni relative alla disponibilità della Santa Sede a pagare un riscatto per una suora rapita. Tra ciò che non è stato depositato, fanno notare le difese, ci sarebbe anche il materiale proveniente da 31 apparati informatici all’epoca sequestrati a monsignor Alberto Perlasca, il grande accusatore di Becciu. (...) Gli avvocati Gian Domenico Caiazza, Maria Concetta Marzo, Luigi Panella, Fabio Viglione e Andrea Zappalà hanno evidenziato nella memoria che il promotore di giustizia, col suo “rifiuto”, si sarebbe attribuito “illegittimamente il potere di stabilire che cosa sia ‘pertinente ai fini di decidere’”. Un comportamento bollato come “esattamente contrario di quello ritenuto conforme alla legge e ordinato” dalla Corte. I legali prendono poi di mira l’offerta di “consultazione” fatta dall’ufficio dell’accusa vaticana alla Corte e che però non includerebbe la difesa: “una sorta di trattativa riservata con la Corte su quanto depositare”, viene definita e ritenuta “non prevista da alcuna norma di legge, ma anzi contra legem”.» «Si palesa una contraddizione insuperabile: non si può negare all'imputato il diritto di difendersi tramite il segreto e poi, contemporaneamente, invocare quello stesso segreto per negare alla difesa l'accesso ai materiali d'indagine. è un corto circuito dove le regole sembrano cambiare a seconda di chi le invoca, mettendo in discussione l'equilibrio stesso del giusto processo» (Fari Pad). Chi ha manipolato Alberto Perlasca?
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Processo Becciu: legali, chiesta nullità citazione giudizio, in «Agi», 13 maggio 2026.
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Processo Becciu: legali imputati depositano memoria, 'leso il diritto alla difesa', in «Ansa», 13 maggio 2026.
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Ivo Pincara, Caso Becciu. Le difese all'attacco: "La nullità del processo Becciu non è stata sanata", in «Korazym», 13 maggio 2026. «Le difese del Cardinale Giovanni Angelo Becciu, di Enrico Crasso e di Raffaele Mincione hanno depositato presso la Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano una memoria di 7 pagine con cui contestano duramente il mancato deposito integrale degli atti istruttori da parte dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, sostenendo che la nullità della citazione a giudizio, già rilevata dalla Corte il 17 marzo 2026, non sia stata sanata ancora. (...) Le difese definiscono questa posizione “contra legem” e sostengono che nessun atto acquisito nel corso delle indagini possa essere sottratto alla conoscenza delle parti. Particolarmente rilevante, secondo i difensori, sarebbe il mancato deposito del contenuto integrale di numerosi apparati informatici sequestrati, tra cui 31 dispositivi riferiti a Monsignor Alberto Perlasca.»
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Nico Spuntoni, Dalla centralità di Cristo ai dossier delicati: il primo anno del Papa "normalizzatore", in «Il Giornale», 9 maggio 2026. «La mano del canonista si è vista nello stop alla spregiudicatezza giuridica degli ultimi anni e con il clima nuovo nei tribunali vaticani sul grosso pasticcio del processo Becciu. La formazione matematica si è notata nella gestione diretta dei dossier finanziari, con il ridimensionamento dello Ior negli investimenti e la soppressione della superflua commissione per le donazioni.»
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Luis Badilla e Robert Calvaresi, "Caso Becciu": i Promotori di giustizia vaticani il 30 aprile non depositano tutte le prove come ordinato dalla Corte d'Appello, in «Osservazioni Casuali», 118, 2-9 maggio 2026. AH, L'IRREFRENABILE HYBRIS DELLA MALAGIUSTIZIA VATICANA! «Dopo l’Ordinanza del processo d’Appello si aspettava solo che queste decisioni fossero rispettate. Appariva impensabile che potesse accadere ciò che invece abbiamo visto e commentiamo. Cosa c’è dietro? Chi e perché continua ad agire al di sopra della legge? Cosa si vuole nascondere e perché?»
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Andrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, il promotore di giustizia non deposita gli atti, in «ACI», 7 maggio 2026. «Prima la decisione di non ammettere il ricorso del Promotore di Giustizia, arrivato in tempi e forme non conformi, cosa che farà sì le sentenze non potranno che essere eventualmente migliorative. Quindi, la decisione dello stesso promotore di giustizia Alessandro Diddi di uscire di scena di fronte ad una richiesta di ricusazione, mentre l’ufficio del promotore era arrivato a mettere in discussione la legittimità stessa del tribunale di Corte d’Appello riguardo alla decisione di non ammissibilità del ricorso del promotore di giustizia. E infine, la nullità relativa del processo di primo grado, stabilita dalla Corte di Appello, che dichiarava sì, legittimi i rescritti con i quali Papa Francesco era intervenuto nel processo vaticano, ma di fatto ne dichiarava nulle le conseguenze, non essendo stati resi pubblici e dunque avendo lasciato le difese al buio riguardo le indagini. A quel punto, in attesa di ricalendarizzare il processo per una parziale fase istruttoria, la Corte di Appello aveva chiesto al Promotore di Giustizia vaticano di depositare tutti gli atti del processo, senza gli omissis che non avevano permesso alla difesa di avere tutte le informazioni relative alle indagini. Il promotore di Giustizia, però, ha deciso di non aderire alla richiesta, lasciando persino il sospetto – tutto da verificare – di non volere rendere pubblici gli atti per qualche motivo, oppure l’idea di volersi opporre al tribunale per ristabilire la propria legittimità. (..) La dichiarazione del 29 aprile sembra accrescere, piuttosto che risolvere, i dubbi sulle modalità in cui sono state operate le indagini, e sul tipo di materiale raccolto e sistematizzato.»
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El juicio del Vaticano en Londres se acerca a un punto crítico: reveses legales amenazan con un desastre financiero e institucional, in «Zenit», 7 maggio 2026. «… una serie crescente di revocazioni giudiziarie, complicazioni procedurali e sconfitte legali internazionali minacciano di trasformare il caso in una delle crisi istituzionali più dannose che la Santa Sede moderna abbia mai affrontato. Ciò che è in gioco non è solo il futuro dell'emblematico processo per corruzione finanziaria del Vaticano, ma anche la credibilità dell'agenda di riforme che i successivi pontificati hanno cercato di promuovere in risposta a decenni di scandali legati a investimenti opachi, scarsa supervisione e lotte di potere interne. (…) Il caso di Londra ha generato controversie parallele in diversi paesi, e questi processi hanno esposto sempre più le debolezze della strategia del Vaticano. Particolarmente preoccupante per la Segreteria di Stato è l'impressione che ora possa minare le proprie rivendicazioni legali all'estero. Uno degli esempi più chiari è emerso in Svizzera. (…) la procura svizzera ha archiviato il caso perché, secondo quanto riferito, la Segreteria di Stato si è rifiutata di mettere a disposizione testimoni chiave.Tra questi testimoni c'erano monsignor Alberto Perlasca, ex capo dell'ufficio amministrativo della Segreteria, e l'arcivescovo Edgar Peña Parra, uno dei funzionari più alti del dipartimento. Questo rifiuto potrebbe avere conseguenze straordinarie. Rifiutando di cooperare pienamente in un caso avviato di propria iniziativa, il Segretariato non solo ha indebolito la possibilità di recuperare i beni congelati in Svizzera, ma potrebbe anche aver danneggiato la sua credibilità nelle controversie in corso in altri paesi, in particolare nel Regno Unito. (…) Un momento particolarmente dannoso si è verificato quando l'arcivescovo Peña Parra ha testimoniato a Londra che ha approvato consapevolmente una fattura di 5 milioni di euro, pur riconoscendo che era "completamente fittizia". Durante l'interrogatorio, secondo quanto riferito, ha ammesso dubbi sulla sua onestà. Questa testimonianza ha alimentato le argomentazioni dei critici del Vaticano secondo cui lo scandalo potrebbe rivelare non solo una frode esterna contro la Santa Sede, ma anche una grave disfunzione e una condotta discutibile all'interno della stessa Segreteria. (…) Finanziariamente, le implicazioni sono allarmanti. Ma istituzionalmente, la cosa in gioco potrebbe essere ancora maggiore. La credibilità della Santa Sede è già stata gravemente compromessa da anni di rivelazioni sull'opacità finanziaria e sulle rivalità interne negli alti funzionari della Curia Romana. (…) Ancora più dannosa sarebbe la percezione che le persone ritenute responsabili di gravi colpe, sia all'interno che all'esterno delle strutture vaticane, hanno eluso completamente la responsabilità, mentre la stessa Segreteria potrebbe essere ritenuta parzialmente responsabile delle stesse irregolarità che ha affermato di denunciare.»
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Un autogol? Il Vaticano complica il suo stesso caso finanziario e rischia un collasso giudiziario, in «Infovaticana», 7 maggio 2026. Un articolo un po' schizofrenico, perché la fonte "The Pillar" fa parte delle testate che hanno montato il brutale complotto contro l'innocente card. Becciu. Ma ormai anche loro sono arrivati al capolinea: «La situazione si è complicata dopo che il tribunale di appello del Vaticano ha ordinato a marzo di rivedere l’intera indagine e il processo di accusa che hanno dato origine al processo. I magistrati hanno messo in dubbio la validità di diversi atti esecutivi autorizzati personalmente dal papa Francesco per consentire le indagini iniziali. (...) La settimana scorsa, le autorità svizzere hanno archiviato l’indagine contro Enrico Crasso, antico gestore finanziario legato agli investimenti della Segreteria di Stato, perché il Vaticano si è rifiutato di facilitare testimoni chiave per la procedura, tra cui, come ricorda The Pillar, monsignor Alberto Perlasca e l’arcivescovo Edgar Peña Parra. La mossa ha generato sconcerto tra osservatori e giuristi, dato che la stessa Segreteria di Stato starebbe attivamente indebolendo processi giudiziarie promossi originariamente per recuperare fondi e dimostrare di essere stata vittima di frode. La strategia potrebbe inoltre avere conseguenze ancora più costose nei tribunali britannici. (...) durante quei procedimenti sono emersi episodi imbarazzanti per la Santa Sede, come la dichiarazione dell’arcivescovo Edgar Peña Parra che riconosceva di aver autorizzato una fattura di cinque milioni di euro che sapeva “completamente fittizia”. Se il Vaticano continua a rifiutarsi di collaborare pienamente con i tribunali stranieri, i giudici potrebbero interpretare che la stessa Segreteria di Stato ha di fatto abbandonato le sue accuse. Questo aprirebbe la porta a nuove sconfitte giudiziarie e possibili indennizzi milionari contro la Santa Sede. (...) se il processo finisce per crollare, se alcuni dei principali accusati riescono a evitare condanne definitive e se lo stesso Vaticano finisce per affrontare nuove perdite milionarie, lo scandalo potrebbe trasformarsi esattamente nell’opposto: il simbolo più visibile dei limiti, delle contraddizioni e dei fallimenti della riforma finanziaria promossa durante il pontificato di Francesco.»
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Gaetano Masciullo, Vatican prosecutors defy court order in Becciu retrial, withhold key witness transcript, in «Life Site», 5 maggio 2026.
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Prevost y Benedicto XVI, ¿De qué lado está León XIV?, el Tucho y su «Fiducia Supplicans», la confusión de los fieles, la plena comunión, Magnifica Humanitas, la dimisión de Moscú, la fundación de El Cairo, la homosexualidad en la Iglesia, Rubio y el Vaticano, el conejo de Toledo, San Pío V, in «Infovaticana», 5 maggio 2026. «¿Qué hay detrás del caso Becciu? ¿Por qué insiste el Promotor de Justicia del Vaticano en reproducir documentos con partes censuradas a pesar de la solicitud explícita de los jueces de apelación de que se depositen en su totalidad? ¿Por qué no existe el deseo de permitir que la defensa lleve a cabo su trabajo estando plenamente informada de todos los cargos que llevaron a la condena de Becciu en primera instancia, gracias también a la rescripta de Bergoglio, que otorgaba poderes excepcionales a los investigadores y que los jueces de apelación anularon efectivamente porque no se pusieron en conocimiento de la defensa a tiempo? Según la Oficina del Promotor de Justicia, revelar la totalidad de los documentos supondría «riesgos extremadamente graves para el bien y el interés público» y aforma que las omisiones no perjudicarían el derecho a la defensa. Llegados a este punto, solo podemos esperar la intervención del Papa León XIV para restablecer las condiciones de un juicio justo.»
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Garlasco, il commento di suor Monia, in «Quarta Repubblica», 4 maggio 2026. «Sono mesi che vivo in una situazione di angoscia. Non avrei mai pensato che dopo il “caso Tortora” avremmo ripetuto gli stessi errori. (…) Noi dobbiamo credere, nonostante tutto, che la magistratura e la procura faranno sempre seriamente il loro lavoro. Perché se noi li delegittimiamo, che cosa ci resta quando verremo indagati?» Suor Anna Monia Alfieri. Ebbene, cara suor Anna Monia, purtroppo in Vaticano c’è una magistratura marcia, che ha messo in campo – consapevolmente – una terribile malagiustizia. Ci rendiamo conto, noi cattolici, che questo mette in gioco vergognosamente la credibilità della Chiesa cattolica?
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Americo Mascarucci, Caso Becciu. Il Papa garantisca un processo equo, non una condanna a priori, in «Silum Curiae», 4 maggio 2026. «… secondo l’accusa gli omissis non andrebbero a pregiudicare il diritto della difesa. Ma chi lo stabilisce? Come può essere giusto un processo in cui è l’accusa a stabilire se determinate prove sono rilevanti o meno, sostituendosi ai giudici vaticani che hanno invece contestato proprio il potere discrezionale del Promotore di Giustizia? (…) A pensare male si fa peccato ma si ha tanto il legittimo sospetto che dietro tanta reticenza ci possa essere il timore che la produzione integrale degli atti possa portare a smontare le accuse a carico di Becciu, e magari a scoprire che a volere la sua caduta è stato proprio il pontefice argentino, colui che lo ha condannato prima ancora del processo e ha fatto di tutto, con i rescripta contestati e annullati, per incastrare il suo ex collaboratore.» Meglio sbarazzare il campo dai dubbi, anche per non alimentare polemiche distruttive! Non possiamo aver paura della verità: "Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio" (Rm 8,28)
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Becciu's lawyers accuse the Promoter of Justice of failing to comply with court orders, in «Clerical Whispers», 3 maggio 2026. «According to lawyers Fabio Viglione and Maria Concetta Marzo, “nothing can be examined by the judge that has not been previously made available to the parties,” so any filtering of evidence compromises the validity of the process. The complaint comes after the Court of Appeal of the State of the Vatican City decreed the total nullity of the trial and ordered its repetition from the beginning. The decision, adopted on March 17, annulled all proceedings, including the convictions handed down in December 2023 - among them that of Becciu himself for embezzlement, after detecting structural flaws in the procedure, especially in access to evidence and the formation of the file. (...) Although Leo XIV has not intervened in the process, the repetition of the trial places him before a case inherited from Francis that tests the solidity of the Vatican judicial system. Beyond the facts investigated, what is at stake is the institution’s capacity to guarantee a truly fair process and in accordance with the basic guarantees of law.»
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Avvocati di Becciu accusano il Promotore di Giustizia di non rispettare gli ordini del Tribunale, in «Infovaticana», 2 maggio 2026. «Al di là dei fatti investigati, ciò che è in gioco è la capacità dell’istituzione di garantire un processo veramente giusto e conforme alle garanzie di base del diritto.» Anche in spagnolo.
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Fari Pad (Facebook, 2 maggio 2026): «LO STATO DI DIRITTO AL BIVIO: IL "CASO VATICANO" E LA MOSTRUOSITA PROCESSUALE (...) Non risulta invece depositato in versione integrale anche l'interrogatorio di monsignor Perlasca (Soltanto I giudici potranno visionare la versione integrale) condotto da Diddi. In questo caso c'è «il mantenimento degli omissis». E questo perché altrimenti si potrebbe parlare di «pericoli gravissimi per il bene e l'interesse pubblico». (...) Quello che sta accadendo nel processo d'appello in Vaticano non è solo un dibattito tecnico tra legali; è lo sgretolamento dei principi cardine del giusto processo. Il rifiuto del Promotore di Giustizia (PdG) di depositare integralmente gli atti, come riportato anche dalle recenti analisi del quotidiano Domani, delinea un'anomalia che definire "mostruosità processuale" non è un'iperbole, ma una constatazione tecnica. L'Attacco alla Parità delle Parti. Il cuore della democrazia processuale risiede nel principio di parità tra le parti . Accusa e Difesa devono avere accesso alle stesse armi. Nel momento in cui il PdG decide di consegnare i documenti solo al Giudice Terzo, sta di fatto: Oscurando la Difesa: Impedendo ai legali di conoscere le prove e ribattere punto su punto. Compromettendo la Terzietà: Trasformando il Giudice nell'unico interlocutore privilegiato dell'accusa, in un dialogo "segreto" che esclude chi deve difendersi. La Scusa del "Segreto di Stato". Addurre il "pericolo per lo Stato" come giustificazione per negare il deposito degli atti è un ritorno a logiche inquisitorie che speravamo superate. Se una prova esiste, deve poter essere discussa. Se è segreta, non può essere usata per condannare. Non esiste una via di mezzo che non calpesti i diritti fondamentali dell'individuo. Quale Giustizia? Se il Promotore di Giustizia diventa un "super-organo" che decide cosa la difesa può o non può vedere, il processo si trasforma in un simulacro. La domanda sorge spontanea: si cerca la Verità o si cerca una conferma a tesi precostituite?»
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Fari Pad (Facebook, 1° maggio 2026): «GIUSTIZIA VATICANA O TEATRINO DELLE OMBRE? IL CASO BECCIU SI TINGE DI MISTERO (E DI GRAVITÀ). (Perché cambiare le carte in tavola tra il primo grado e l'Appello? Sembra quasi che l'Ufficio del Promotore cerchi ogni espediente pur di non consegnare la documentazione integrale dell'accusa.) Mentre la verità sul processo al Cardinale Becciu continua a emergere a pezzi, l'ultimo capitolo firmato da Felice Manti su il Giornale - scoperchia un vaso di Pandora che dovrebbe far tremare i polsi a chiunque creda nello Stato di Diritto. Siamo davanti a un "pasticcio" che non è solo tecnico, ma etico e giuridico. Ecco i fatti che gridano vendetta: L'OMISSIONE SISTEMATICA: Nel processo di primo grado, il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi ha gestito il fascicolo con una selezione arbitraria delle prove. Sono state "tagliate" e omissate chat fondamentali, celate dietro l'esistenza di un "fascicolo processuale fantasma" di cui, dopo anni, non è stato ancora chiarito il contenuto. Come si può condannare un Cardinale di Santa Romana Chiesa se l'accusa nasconde le carte che potrebbero scagionarlo? LA DISOBBEDIENZA ALLA CORTE: Oggi assistiamo a un paradosso senza precedenti. Nonostante l'ordine perentorio della Corte d'Appello di depositare gli atti integrali (senza alcuna selezione), l'Ufficio del Promotore deposita documenti ancora pieni di "omissis". Un atto di aperta sfida verso un organo giudiziario superiore che mina alla base la credibilità di tutto il sistema vaticano. LA SCUSA DEL "BENE PUBBLICO": La ciliegina sulla torta è la motivazione addotta oggi per giustificare questi silenzi: la rivelazione di quegli atti sarebbe "suscettibile di arrecare pericoli gravissimi al bene pubblico". DOMANDA: Quale segreto inconfessabile contengono quelle chat per essere addirittura una minaccia alla tenuta pubblica? Se la giustizia serve a trovare la verità, come può il "bene pubblico" coincidere con il nascondere le prove alla difesa? Dopo anni di fango e sentenze scritte su atti incompleti, è ora che qualcuno risponda di questo fascicolo segreto. Non si può invocare il bene comune per coprire un fallimento procedurale o, peggio, una macchinazione a tavolino. La trasparenza non è un optional, e il diritto alla difesa non può essere sacrificato sull'altare di "pericoli gravissimi" mai spiegati.» La verità non può essere sacrificata sull'"altare dell'ipocrisia" o su quello della "ragion di Stato". Tanto meno se c'è di mezzo una persona. Davvero la storia di Gesù Cristo non ha insegnato nulla ai magistrati del Vaticano? (AP)
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Antonio Bargone, Il Pm non è il passacarte dell'accusa. La Corte Costituzionale interviene, in «Il Riformista», 30 aprile 2026. «Il processo non è la ratifica di un teorema: il Pubblico ministero deve valutare le tesi della difesa. E non finisce qui: deve cercare anche gli elementi di prova che possono smentire la sua stessa ipotesi. (...) La Consulta richiama inoltre un altro punto decisivo: le argomentazioni della difesa devono essere valutate sin dalle fasi iniziali del procedimento. Non come un fastidio formale da superare, ma come un elemento essenziale per verificare la tenuta dell’impianto accusatorio.» Ma in Vaticano non è così. Lì la verità non interessa al Pm (o al Pdg). Scandalosamente!
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PFL, Vatican prosecutors defy appeals-court order, in «Catholic Culture», 1° maggio 2026. «Vatican prosecutors have refused to comply with an order from a Vatican appeals court, in the latest stunning development in the long-running “trial of the century.” (...) Since the appeals court has already ruled that withholding the evidence preventing the defendants from receiving a fair trial, the latest announcement by the prosecution would seem, at first glance, to endanger the possibility of a new trial. In that case the Vatican could be forced to end a highly publicized criminal case, spanning more than five years and drawing unprecedented international attention, without producing convictions or answering key questions about the financial misconduct. The “trial of the century” has already caused severe embarrassment for the Vatican, in a process that began with police raids on key Vatican offices, forced the resignation of top Vatican officials, exposed bitter rivalries and charges of spying within Vatican agencies, and ultimately raised questions about the ability of the Vatican to provide defendants with a fair trial. The prosecutors’ refusal to comply with a court order reinforces those questions about the Vatican judicial system.»
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Ivo Pincara, Processo Becciu. L'Ufficio del Promotore di Giustizia disobbedisce all'ordine della Corte d'Appello e deposita degli atti non integrali con omissis, in «Korazym», 30 aprile 2026. «Nonostante ciò, l’Ufficio del Promotore ha ritenuto di poter mantenere omissis e non depositare atti, richiamando anche valutazioni di non pertinenza e irrilevanza. È esattamente la facoltà selettiva che la Corte ha escluso: l’accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere. Il diritto di difesa, la parità delle parti e il contraddittorio impongono la piena conoscenza degli atti. Sono principi scolpiti nel codice di procedura penale, al cui rispetto la Corte di Appello si è richiamata. Ogni deposito parziale tradisce il senso dell’ordinanza e ripropone il vizio già censurato dalla Corte, con conseguente nullità della citazione a giudizio». (...) non era mai accaduto nella storia moderna del Vaticano che dei magistrati non ottemperassero alle disposizioni di altri magistrati, di grado oltretutto superiore.
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Franca Giansoldati, Vaticano, scontro tra magistrati: il Promotore non deposita gli atti omessi come voleva la Corte «in pericolo l'interesse dello Stato», in «Il Messaggero», 30 aprile 2026. La credibilità del Vaticnao in gioco «È un vero e proprio braccio di ferro quello in corso nel sistema giudiziario vaticano sotto il pontificato di Leone XIV. Il nuovo capitolo del processo d’appello sulla compravendita del disgraziato Palazzo di Londra — vicenda che in primo grado ha portato alla condanna di nove imputati, tra cui il cardinale Angelo Becciu — si è consumato questa mattina. Lo scorso 17 marzo la Corte d’Appello aveva ordinato al Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, di depositare in Cancelleria «tutti gli atti del procedimento istruttorio» nella loro versione integrale. Tra questi, le videoregistrazioni complete delle deposizioni del principale testimone d’accusa, monsignor Alberto Perlasca, e le numerose chat finora omissate, mai messe a disposizione delle difese. (...) Una massa documentale che, secondo l’accusa, esporrebbe la Santa Sede a «grave pericolo». (...) Gli avvocati Cataldo Intrieri e Massimo Bassi, difensori di Fabrizio Tirabassi, parlano di «ennesimo rifiuto del Promotore di obbedire al giudice vaticano». «Elementi decisivi vengono sottratti alle difese e riservati ai soli giudici, che peraltro non potranno utilizzarli. Un fatto senza precedenti», affermano, sollevando dubbi sulla possibilità di un equo giudizio e chiedendo la chiusura del processo con «la restituzione dell’onore agli imputati». Sulla stessa linea l’avvocato Fabio Viglione, difensore del cardinale Becciu: «L’accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere. Il diritto di difesa e il principio del contraddittorio impongono la piena conoscenza degli atti». Un deposito parziale, aggiunge, «tradisce il senso dell’ordinanza» e rischia di riproporre le stesse criticità già rilevate, con possibili conseguenze sulla validità del procedimento. (...) Tra gli interventi più autorevoli, quello del professor Paolo Cavana, secondo cui «il monarca non è legibus solutus», richiamando la centralità dello ius canonicum e i vincoli giuridici della Santa Sede. Posizioni condivise anche dalla professoressa Geraldina Boni e dai colleghi Manuel Ganarin e Alberto Tomer, autori di un saggio critico pubblicato sulla rivista Stato, Chiese e pluralismo confessionale, la rivista scientifica di riferimento a livello internazionale per tutti i canonisti, i giuristi, i professori delle maggiori università. Una sorta di 'bibbia' per chi si occupa di diritto canonico. La stessa Corte d’Appello — presieduta dall’arcivescovo e canonista Arellano Cedillo, affiancato dai giudici Turrini Vita e Ducci Teri — aveva riconosciuto che nel primo grado si era verificata «una nullità relativa mai sanata», tale da viziare un atto fondamentale del processo. Tra le criticità, anche l’esistenza di un Rescriptum di Papa Francesco, emanato durante la fase istruttoria ma non reso noto alle difese. Con la sua ordinanza, la Corte ha inoltre preso le distanze dalle posizioni espresse nelle memorie degli ex ministri della Giustizia Giovanni Maria Flick e Paola Severino, oggi legali dell’Apsa e della Segreteria di Stato, costituitesi parte civile, che avevano escluso violazioni del giusto processo, ritenendo legittimi i Rescripta e marginale la questione degli omissis. Il confronto resta aperto e sempre più aspro. Sullo sfondo, una questione che va oltre il singolo processo: la credibilità del sistema giudiziario vaticano e il rispetto delle garanzie fondamentali del diritto.» Anche in inglese. E in tedesco.
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Fari Pad (Facebook 30 aprile 2026): «UN PDG (QUASI) RICUSATO DETTA TEMPIE CONDIZIONI: IL CAPOLAVORO CONTRASTANTE DELLA GIUSTIZIA VATICANA. (...) Siamo di fronte a un paradosso giuridico che passerà alla storia: com'è possibile che un Promotore di Giustizia che ha evitato la ricusazione certa solo grazie a un'astensione tattica dell'ultimo minuto, continui a determinare tempi, modi e condizioni del processo? Il "capolavoro" di Alessandro Diddi è servito. Nonostante l'astensione in Cassazione, la sua regia resta intatta e onnipresente? È lui che ha deciso cosa le difese possono vedere e cosa deve restare sepolto sotto gli omissis dei verbali di Perlasca? È lui che ha tracciato il binario di un processo che ora si avvia verso un appello "sanato" dai vizi formali, ma ancora identico nella ferocia accusatoria? Di fatto, il PDG ha ottenuto due traguardi opposti con una sola mossa: si è sfilato come accusatore formale per proteggere se stesso? Ma ha blindato la condanna finale lasciando in eredità un castello probatorio mutilato e inattaccabile. Ma il vero scacco matto arriva al termine del percorso. Se l'appello dovesse riservare sorprese (assoluzione?), l'ultima parola spetta a una Cassazione che vede schierato il "meglio del meglio" del papato di Bergoglio: i cardinali Farrell, Zuppi, Gambetti, Lojudice e infine Artime nominato da Prevost. In questo scenario, la Verità resta un miraggio. Perché, per dirla con eleganza, in una simile architettura di potere, appare evidente che chi c'è è perché deve esserci per garantire la linea, e chi non c'è è perché la sua assenz è funzionale a che nulla cambi. Siamo davanti a una giustizia dove chi ha inquinato il pozzo se n'è andato, ma costringe tutti gli altri a bere la sua stessa acqua. Un sistema dove accusa e condanna non sono più momenti distinti, ma un unico destino già scritto molto prima di entrare in aula.»
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Felice Manti, Caso Becciu, altro pasticcio di Diddi: depositati atti pieni di omissis, in «Il Giornale», 30 aprile 2026. «L'Ufficio del Promotore di Giustizia disobbedisce all'ordine della Corte d'Appello che deve rifare il processo al cardinale per il palazzo di Londra. Lo sconcerto dei suoi difensori: l'accusa non può decidere quali atti concedere. A differenza di quanto aveva espressamente chiesto la Corte d’Appello, il procuratore di Giustizia del Vaticano ha infatti depositato alcuni atti pieni di omissis. (...) Sappiamo che secondo Diddi l’interrogatorio del superteste Perlasca, il primo responsabile della compravendita del palazzo di Sloane Avenue a Londra la cui frettolosa cessione fece perdere al Vaticano 200 milioni, è diventato in poco tempo il pentito decisivo per incastrare Becciu. Ma i legali del cardinale sono convinti che quel memoriale sia stato in qualche modo concordato con altri soggetti, tra cui la stessa Ciferri e Diddi. (...) Nulla può essere esaminato dal giudice che non sia stato prima messo a disposizione delle parti. Nonostante ciò, l’Ufficio del Promotore ha ritenuto di poter mantenere omissis e non depositare atti, richiamando anche valutazioni di non pertinenza e irrilevanza. È esattamente la facoltà selettiva che la Corte ha escluso: l’accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere. (...) Ci chiediamo come si possa arrivare ad un equo giudizio in queste condizioni ed a questo punto sollecitiamo l’immediata definizione del processo con l’unico esito possibile: la restituzione agli imputati del loro onore». Vedremo cosa diranno i giudici della Corte d’Appello vaticana a questo ennesimo episodio di compressione dei diritti della difesa».
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Philippe Marie, EXCLUSIF: La défense du cardinal Becciu accuse le parquet du Vatican de «violer les règles d'un procès équitable», in «Tribune Chretienne», 30 aprile 2026. Anche in spagnolo.
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Los fiscales del Vaticano insisten en restingit accesso a pruebas clave en el juicio por inversiones, in «Infobae», 30 aprile 2026. «Los fiscales del Vaticano desafiaron el plazo impuesto por el tribunal de apelaciones para entregar a la defensa todas las pruebas (...). En marzo, el tribunal de apelaciones determinó que la negativa de los fiscales a compartir todas las pruebas con la defensa había invalidado la acusación original. Declaró un juicio nulo parcial y ordenó repetir el proceso, exigiendo además que antes del 30 de abril se depositaran en la cancillería “todos los actos y documentos de la investigación en su versión íntegra”. (...) El caso tuvo repercusiones fuera del Vaticano. La fiscal federal suiza especializada en delitos financieros Annina Scherrer archivó una investigación paralela contra Crasso, luego de que el tribunal vaticano absolviera definitivamente al gestor y a su empresa. En su resolución, Scherrer manifestó “con cierta sorpresa” que sus solicitudes a los fiscales del Vaticano para interrogar a algunos de los testigos habían sido rechazadas, después de haber sido enviadas al secretario de Estado del Vaticano para su evaluación. Señaló que esto evidencia la influencia de la Secretaría de Estado sobre el sistema judicial vaticano, cuya independencia formal está en entredicho.»
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Processo Becciu, 'non depositati gli atti integrali con gli omissis', in «Ansa», 30 aprile 2026. «Si profila così un altro inedito oltre le mura del Tevere: non era mai accaduto nella storia moderna del Vaticano che dei magistrati non ottemperassero alle disposizioni di altri magistrati, di grado oltretutto superiore.»
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Nicole Winfield, Vatican court deadline passes for prosecutors to deposit all evidence in financial trial, in «AP», 30 aprile 2026. Alla fine il mondo intero conoscerà la verità che in Vaticano ancora ci si ostina a nascondere. L'accusa era nulla fin dal 2021! La verità sacrificata sull'altare dell'ipocrisia e della ragion di Stato? Anche in spagnolo.
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Sante Cavalleri, Caso Becciu, tradita l'ordinanza. La Difesa: "deosito incompleto". E, denunciando l'ennesima violazione, rilancia il tema delle garanzie, in «Faro di Roma», 30 aprile 2026. Crolla la credibilità dello Stato Vaticano? «I legali esprimono “sconcerto” e richiamano un principio cardine di ogni sistema garantista: nessun elemento può essere valutato dal giudice se non è stato previamente messo a disposizione di tutte le parti. Secondo la loro ricostruzione, la presenza di omissis e la mancata produzione di alcuni documenti configurerebbero una violazione dell’ordinanza della Corte, che aveva imposto un deposito integrale, senza margini di selezione. La questione, tuttavia, non si esaurisce in un rilievo tecnico. Essa investe direttamente il ruolo e l’operato dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, guidato da Alessandro Diddi, e pone interrogativi sull’equilibrio tra accusa e difesa nel processo vaticano. La difesa contesta in particolare che siano stati operati filtri sulla base di criteri di “irrilevanza”, una facoltà che la Corte aveva esplicitamente escluso. Un nodo davvero rilevante: il principio del contraddittorio, infatti, non rappresenta un aspetto formale, ma costituisce la base stessa della legittimità del processo. Senza piena conoscenza degli atti, la parità tra le parti rischia di risultare compromessa. Accanto al profilo delle garanzie emerge poi quello dei tempi. Ogni contestazione, ogni possibile eccezione di nullità e ogni deposito ritenuto incompleto rischiano di tradursi in un ulteriore allungamento dell’iter giudiziario. (...) La giustizia vaticana, infatti, si trova davanti a una prova di credibilità. Non è in gioco soltanto l’esito di un singolo procedimento, ma la capacità di garantire coerenza, trasparenza e rispetto delle regole stabilite. (...) una giustizia percepita come incerta nelle sue procedure finisce inevitabilmente per indebolire la propria autorevolezza. Al contrario, in una vicenda tanto esposta e simbolica, appare sempre più urgente arrivare a una conclusione chiara, definitiva e fondata su garanzie pienamente rispettate.» Anche in portoghese. E in spagnolo. E in francese.
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Processo vaticano, gli avvocati di Becciu contestano il mancato deposito degli atti di indagine, in «La Repubblica», 30 aprile 2026.
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Processo Becciu, l'accusa non deposita gli atti integrali. I legali del prelato: «Sconcertante», in «L'Unione Sarda», 30 aprile 2026. SCONCERTO! «Oggi scadeva il termine per il deposito integrale degli atti di indagine ordinato all'Ufficio del Promotore dalla Corte di Appello. Ma ciò non è avvenuto». È quanto fanno sapere gli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, difensori del cardinale Angelo Becciu, esprimendo «sconcerto per la determinazione assunta dall'Ufficio del Promotore di Giustizia, che, a nostro avviso, non ha ottemperato all'ordinanza della Corte di Appello dello Stato della Città del Vaticano del 17 marzo 2026». «La Corte – sottolineano Viglione e Marzo – aveva specificamente imposto il deposito integrale di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio, senza alcuna possibilità di selezione per l'Ufficio del Promotore di Giustizia, ribadendo un principio essenziale: nulla può essere esaminato dal Giudice che non sia stato prima messo a disposizione delle parti». «Nonostante ciò - continuano i legali di Becciu -, l'Ufficio del Promotore ha ritenuto di poter mantenere omissis e non depositare atti, richiamando anche valutazioni di non pertinenza e irrilevanza. È esattamente la facoltà selettiva che la Corte ha escluso: l'accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere. Il diritto di difesa, la parità delle parti e il contraddittorio impongono la piena conoscenza degli atti». «Sono principi scolpiti nel codice di procedura penale - concludono Viglione e Marzo -, al cui rispetto la Corte di Appello si è richiamata. Ogni deposito parziale tradisce il senso dell'ordinanza e ripropone il vizio già censurato dalla Corte, con conseguente nullità della citazione a giudizio». Anche in inglese. E in tedesco. E in russo.
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Processo Becciu: difesa, atti non depositati; tradita ordinanza, in «Agi», 30 aprile 2026. «Il diritto di difesa, la parità delle parti e il contraddittorio impongono la piena conoscenza degli atti», sottolineano i legali, richiamando i principi del codice di procedura penale. Alla luce di ciò, la difesa ritiene che «ogni deposito parziale tradisce il senso dell’ordinanza» e possa riproporre il vizio già censurato dalla Corte, con la conseguenza - evidenziano - di «una possibile nullità della citazione a giudizio». QUANDO I MAGISTRATI NON LAVORANO PER LA VERITÀ, E ANZI LA NASCONDONO O PEGGIO...
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Le "nobili" ambizioni narcisistiche di Alessandro Diddi, il promotore di (in)giustizia del Vaticano, intervistato da due studenti del Liceo classico Eschilo diffusa in rete il 30 aprile 2026 (sta parlando del "caso Orlandi"). E una perla della logica di Diddi. Qui il promotore di (in)giustizia dimostra d'avere le idee assai confuse: sta parlando di mons. Marcinkus? È Diddi che l'ha creato cardinale, visto che lui è pratico di fare e distare a vanvera? Grottesco!
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Quentin Finelli, Fonds du Vatican: la Suisse dénonce des interrogatoires refusés, une enquête entravée, in «Tribune Chretienne», 30 aprile 2026. La Francia segnala che la Svizzera non ammette la malagiustizia vaticana. «Dans un monde où la crédibilité des institutions repose aussi sur leur transparence, l’Église se trouve confrontée à une exigence accrue de clarté. L’affaire des fonds du Vatican, loin d’être close, rappelle combien la gestion des biens temporels engage non seulement des responsabilités juridiques, mais aussi une dimension morale qui touche au témoignage même de l’institution.» Anche in spagnolo.
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Enrica Riera, Processo Becciu, l'accusa protegge Diddi e deposita l'interrogatorio del teste Perlasca senza "scoprire" gli omissis. Avvocati furiosi, in «Domani», 30 aprile 2026. «Provo sconcerto e stupore per l’ennesimo rifiuto del promotore di obbedire al giudice vaticano. Come in primo grado elementi di conoscenza delicatissimi, addirittura “suscettibili di arrecare pericoli gravissimi al bene pubblico” vengono sottratti alla conoscenza dei giudici. Ci chiediamo come si possa arrivare ad un equo giudizio in queste condizioni ed a questo punto sollecitiamo l’immediata definizione del processo con l’unico esito possibile : la restituzione agli imputati del loro onore», ha commentato l’avvocato Cataldo Intrieri. Il promotore di (in)giustizia Alessandro Diddi non obbedisce alla Corte d'Appello e aspetta l'ultimo momento per – ancora una volta – prendere in giro tutti. Uno schifo!
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Andrea Paganini (da Facebook): «ECCO COSA DEVE SUCCEDERE ENTRO OGGI, 30 APRILE 2026, IN VATICANO (sulla propaganda vaticana, che sostiene servilmente una vergognosa malagiustizia). Il 15 dicembre 2023 (era la vigilia della sentenza del cosiddetto "processo del secolo"), in un'indecente operazione di propaganda e di manipolazione, «Vatican News» volle puntellare il procedimento giudiziario che, con modalità discutibilissime, s'era protratto dentro le mura vaticane per anni. Salvatore Cernuzio – a cui fanno fare il lavoro sporco – sbandierò fra l'altro la «gran mole di documenti e di apparecchi elettronici sequestrati e il confronto degli interrogatori ai testimoni» («124.563 pagine cartacee e in dispositivi informatici e 2.479.062 files analizzati presentati dall’accusa»...). "Dimenticò" però di scrivere che Alessandro Diddi, l'accusatore, aveva occultato gran parte del materiale probatorio, aveva oscurato gran parte degli interrogatori, aveva tagliuzzato a suo piacimento i video delle testimonianze, aveva scelto a proprio gusto tra le prove da presentare tenendo nascoste le altre, che potevano servire alle difese, aveva riempito i documenti di "omissis" sparsi a proprio libido, accomodandosi le informazioni da portare al processo in maniera scorretta e illegale. E lo fece in clamorosa disobbedienza agli ordini impartiti dal Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone, il quale fin dalle primissime udienze nell'estate del 2021 aveva intimato all'Ufficio del promotore di (in)giustizia – lo stesso Diddi – di consegnare il materiale probatorio integralmente («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). Soprattutto Diddi aveva occultato le chat intercorse tra coloro che, manipolando il "testimone chiave" Alberto Perlasca, avevano montato il complotto contro il card. Becciu. Per una simile disobbedienza un magistrato viene punito in un Paese civile. In Vaticano invece viene premiato! Come il Tribunale d'Appello ha appena evidenziato, e contrariamente a quanto scriveva Cernuzio in quell'articolo propagandistico, il procedimento vaticano di primo grado ha brutalmente e vergognosamente violato diritti umani fondamentali, i diritti della difesa, come quello alla presunzione d’innocenza (fino a prova contraria) e quello a un giusto processo. La millantata "giustizia" del Vaticano si è così rivelata in realtà una scandalosa malagiustizia, paragonabile solo a quella di Caifa e di Pilato, circa 2000 anni fa, quando andava di moda crocifiggere innocenti e benefattori. Oggi! E le giustizie inglese, italiana e svizzera, certo meno addomesticabili di quelle di un Paese in cui non esiste la separazione dei poteri, stanno giorno per giorno smentendo tutti i teoremi del sistema vaticano, da quelli dell'Ufficio del promotore di (in)giustizia a quelli della Segreteria di Stato. Ordunque, qualche settimana fa il Tribunale di Appello ha ordinato che tale materiale occultato da Alessandro Diddi, venga consegnato integralmente entro oggi. Entro oggi, entro il 30 aprile 2026 (quasi cinque anni dopo l'ordine disatteso di Pignatone), il promotore di (in)giustizia Alessandro Diddi è obbligato a consegnare tutto il materiale probatorio. INTEGRALMENTE! Noi contiamo i minuti e aspettiamo che si ripari al più preso a un torto senza precedenti nella storia della Chiesa e dell'Umanità.»
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Gaetano Masciullo, Swiss prosecutors drop Vatican finance case after Holy See reguses key witness cooperation, in «Life Site News», 30 aprile 2026. «Authorities cited a lack of cooperation from the Holy See and flagged concerns that the Secretariat of State influenced proceedings while acting as both accuser and authority in the case.» Come mai il Vaticano non permette che Alberto Perlasca e Edgar Peña Parra testimonino davanti alla giustizia svizzera? Cosa sta nascondendo il Vaticano? Grande vergogna per la Chiesa cattolica!
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Nico Spuntoni, Il Vaticano non permise alla Svizzera di interrogare Perlasca e Peña Parra, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 30 aprile 2026. ORA PARLA LA GIUSTIZIA SVIZZERA Nel silenzio più assordante – e omertoso, e connivente, e complice – c'è qualcuno che parla. «Quella che Francesco aveva definito «la pentola per la prima volta scoperchiata da dentro» assume sempre più i contorni di un vaso di Pandora per il Vaticano. Stiamo parlando dell’inchiesta sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato che, quasi sette anni dopo, continua a dare dispiaceri all’interno delle sacre mura. L’ultimo è arrivato pochi giorni fa da Lugano nel procedimento parallelo aperto contro Enrico Crasso dal Ministero pubblico della Confederazione su denuncia della Segreteria di Stato di cui era stato a lungo consulente finanziario. L’autorità federale di perseguimento penale non ha riscontrato gli estremi dei reati di amministrazione infedele e di appropriazione indebita nei confronti di Crasso, denunciato il 19 giugno 2020 dal dicastero più importante della Curia per la gestione di alcuni investimenti nel Fondo Centurion già finiti nell’indagine vaticana. (...) Proprio per questa sorta di conflitto d'interessi la magistratura elvetica non ha voluto inviare le domande in Vaticano nè dare informazioni sui fatti. Scherrer, infatti ha scritto che «l'esecuzione degli interrogatori delle persone informate sui fatti (...) sarebbe stata di fondamentale importanza per verificare la veridicità delle dichiarazioni di Crasso. L'esecuzione di tali interrogatori rischiava tuttavia di perdere in modo significativo la sua efficacia qualora, tenuto conto dell'influenza esercitata dall'accusatrice privata e dei suoi interessi nella vicenda, sussistesse il pericolo che, preliminarmente all'interrogatorio, le persone da sentire (...) avrebbero potuto essere informate delle domande che sarebbero state loro rivolte o, quantomeno, dei fatti oggetto d'esame». «Il "Calvario" dei Monsignori: Quando la Giustizia Estera Mette a Nudo le Contraddizioni d'Oltretevere. Le mura vaticane si fanno sempre più strette e, a quanto pare, anche più impermeabili alla trasparenza internazionale. L'ultimo schiaffo arriva dalla Magistratura elvetica: la procuratrice Annina Scherrer ha messo nero su bianco una verità imbarazzante, ovvero l'impossibilità di interrogare figure chiave come mons. Alberto Perlasca e il Sostituto Edgar Peña Parra. La "sorpresa" svizzera davanti al muro alzato dal Vaticano non è solo un intoppo procedurale, ma il sintomo di un sistema che sembra temere il confronto con tribunali non "domestici". Proprio in merito a queste indagini, emerge un paradosso clamoroso: mentre nello Stato del Vaticano Enrico Crasso è stato condannato, la giustizia svizzera ha stabilito che non sussistono estremi di reato per i medesimi fatti. Il precedente londinese: Il crollo di Peña Parra. Forse il Vaticano ha imparato la lezione dai disastri passati? È ancora vivo il ricordo del penoso spettacolo andato in scena a Londra nel luglio 2024. Davanti alla High Court of Justice, il Sostituto Peña Parra ha vissuto quello che può essere definito solo come un "calvario mediatico e giuridico". (...) Sotto lo sguardo esterrefatto del giudice Justice Robin Knowles, abbiamo visto un alto prelato sudato, visibilmente in difficoltà — scortato da un imponente bodyguard e con un aspetto quasi grottesco — costretto ad ammettere l'incredibile: la consapevolezza di fatture false pagate dal suo ufficio e una "leggerezza" disarmante nell'aprire le porte a certi investitori. Un'umiliazione internazionale che ha lasciato il segno. (...) Il caso Perlasca: Testimonianze "pilotate"? Non meno inquietante è la posizione di Monsignor Perlasca. Firmatario del contratto per la seconda parte dell'acquisto dell'immobile di Londra (con delega proprio di Peña Parra), Perlasca incarna il caos gestionale della Segreteria di Stato. Redarguito per falsa testimonianza, ha dovuto rettificare le proprie dichiarazioni, arrivando all'ammissione più grave: la sua deposizione sembra essere stata pilotata da terzi. La riflessione è d'obbligo: II Vaticano sembra ormai stanco — o forse terrorizzato — dal rimediare figuracce internazionali facendo testimoniare i suoi monsignori, e stanco anche di pagare le spese legali come parte soccombente. Tra ammissioni di colpevolezza all'estero e testimonianze ritrattate in casa, la credibilità delle istituzioni finanziarie vaticane è ridotta ai minimi termini. La domanda sorge spontanea: la giustizia vaticana è davvero alla ricerca della verità o è impegnata in un'opera di "contenimento danni" per evitare che altri prelati crollino sotto il peso delle proprie responsabilità davanti a giudici meno accomodanti? E in questo labirinto giudiziario, in un processo che a tratti appare privo di capo e di coda, resta scolpita l'assurda parabola del Cardinale Becciu. In un epilogo che sfida la logica oltre che il diritto, l'alto prelato è stato condannato per peculato senza che sia mai stata provata l'appropriazione di un solo centesimo. Una condanna "algebrica" che pesa come un macigno su un dibattimento dove il rigore giuridico sembra aver ceduto il passo a necessità di ben altra natura» (Fari Pad). Di cosa ha paura la Segretaria di Stato che non vuole collaborare e difende Perlasca e co.? Nota bene: Alberto Perlasca ha fatto carriera... nella magistratura vaticana! Edgar Peña Parra è appena diventato... nunzio in Italia! Anche in spagnolo.
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Pierre Wolf-Mandroux, Jean-Baptiste de Franssu: «À la Banque du Vatican, je ne m'attendais pas à un tel manque de professionalisme», in «Le Pélerin», 30 aprile 2026. «À mon arrivée en 2014, nous décidons de ne plus émettre de crédits, car l'IOR l'avait beaucoup fait en faveur de structures catholiques qui ne les remboursaient jamais. Elles les considéraient comme des dons. En mars 2019, la secrétairerie d'État nous demande un emprunt de 150 millions d'euros, sans donner de détails. Nous avons dit : « Vous êtes l'État, nous sommes donc prêts à vous prêter cette somme. À condition que vous soyez parfaitement transparents. » Pendant trois mois, nous demandons des documents, sans succès. Nous refusons le prêt. Pataquès. Je suis convoqué à la secrétairerie d'État. « Au nom de quoi le refusez-vous ? » me demande-t-on. Je réponds : « Au nom des règles financières internationales. » Nous obtenons les documents. Nous avons tout de suite compris qu'il y avait malversation. Nous avons alerté le pape. Il a immédiatement réagi. Il a tapé du poing sur la table.» Quindi il problema è sorto quando Becciu non era più nella Segreteria di Stato: quando i suoi successori decisero di comprare il 55% del noto palazzo di Londra...
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Svizzera smonta l'accusa del Vaticano contro il suo ex consulente finanziario e indebolisce il caso Becciu, in «Infovaticana», 29 aprile 2026. «Un denunciante che ostacola l’indagine. L’archiviazione del caso non risponde solo alla mancanza di prove, ma anche al comportamento contraddittorio dello stesso Vaticano. Nonostante sia la parte denunciante, la Segreteria di Stato si è rifiutata di collaborare pienamente con la giustizia svizzera. In particolare, ha bloccato la possibilità di interrogare testimoni chiave mediante rogatorie, tra cui monsignor Alberto Perlasca, figura centrale del processo vaticano. Questo comportamento è stato segnalato espressamente dalla procuratrice svizzera, che ha sottolineato l’incoerenza di denunciare e, al contempo, impedire lo sviluppo dell’indagine.» In Vaticano fanno orecchie da mercante, ma la verità non muore. Anche in spagnolo. E in inglese. E in francese. E in tedesco. E in portoghese.
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Nico Spuntoni, La Svizzera gela il Vaticano: "Sulla gestione fondi non ci furono reati", in «Il Giornale», 28 aprile 2026. Dove la giustizia funziona...! Dopo la giustizia inglese anche quella svizzera smentisce i teoremi della Segreteria di Stato vaticana e bacchetta la (mala)giustizia vaticana. La Segreteria di Stato del Vaticano «ha dovuto però raccogliere un nulla di fatto perché la procuratrice ha risposto un decreto d'abbandono ed ha anche tirato le orecchie alla parte vaticana. Pur essendo accusatrice e denunciante in Svizzera, infatti, la Segreteria di Stato aveva risposto picche alla richiesta degli inquirenti elvetici di interrogare in via rogatoriale alcuni dei protagonisti della vicenda, tra cui monsignor Alberto Perlasca.»
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Stefano Giordano, La prescrizione è un diritto, ma non diventi un ostacolo sulla via che porta alla verità, in «Il Riformista», 28 aprile 2026. «Uomini che hanno servito lo Stato ai suoi livelli più alti hanno un’altra strada davanti, più dignitosa della prescrizione: rinunciarvi. Mori e De Donno lo hanno fatto. Hanno preteso il processo, hanno scelto il contraddittorio, hanno voluto essere giudicati nel merito. La prescrizione è un diritto; ma per chi ha incarnato le istituzioni, invocarla è qualcosa di diverso dal difendersi nel merito — dal dimostrare la propria estraneità ai fatti. È una scelta. E anche le scelte si giudicano. Le vittime del 1992 — e i loro figli, che da trent’anni attendono risposte — meritano che nessuno si metta di traverso, in nome di un garantismo a intermittenza, sulla strada di quella verità.» Il ruolo di Giuseppe Pignatone è davvero troppo importante per ricorrere alla prescrizione. Deve sbarazzare il campo da ogni possibile dubbio. E di dubbi sul suo comportamento ne sono sorti davvero tanti negli ultimi anni! O a chi faceva comodo avere un giudice ricattabile in Vaticano? Magari per far condannare un innocente?
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Gerri Iar., Stragi del 199, il dossier mafia e appalti e il caso Pignatone: le ombre che trent'anni dopo pesano ancora sulla verità, in «Calabria7», 26 aprile 2026. «La mafia si evolve, magari evita di sparare, ma per potere sopravvivere ha bisogno sempre di quell’area grigia, costituita da uomini di potere che ne assicurano il mantenimento in vita, i cosiddetti “pupari”, per usare un termine siciliano, utilizzato anche dal Procuratore Pignatone quando era a Reggio Calabria. (...) Nessuno avrebbe mai immaginato che un’indagine così importante, condotta dal Ros dei Carabinieri, avesse subìto una sorta di boicottaggio da parte di uomini delle istituzioni. Pur non volendo entrare nel merito delle attività fatte, anzi non fatte, dalla Procura di Palermo, ovvero non avere tenuto conto di alcuni dati di fatto evidenziati nell’informativa, propedeutici ai successivi e necessari approfondimenti, ha fatto scaturire inevitabilmente qualche dubbio. Se a tutto ciò si abbina il fatto che venne archiviata, tra le altre, la posizione di un indagato che aveva venduto una serie di immobili alla famiglia del dottore Pignatone ad un prezzo ribassato, mentre la restante somma, corrispondente al reale valore degli immobili, secondo le affermazioni dello stesso dottore Pignatone fu pagata in “nero”, allora il quadro è particolarmente allarmante. Premesso che vale per tutti la presunzione di innocenza, nella richiesta di archiviazione della Procura di Caltanissetta si legge testualmente: “In altre parole, anche in base ai dati risultanti da una consulenza tecnica di parte del suo dante causa dell’epoca, Giuseppe PIGNATONE avrebbe pagato, per l’appartamento acquistato in via Turr, un prezzo sensibilmente inferiore (di circa un terzo) a quello di mercato”. Sempre nella stessa richiesta di archiviazione è stato evidenziato: “anche supponendo di poter accogliere l’argomentazione, più favorevole al dottore PIGNATONE, secondo la quale il prezzo dichiarato nell’atto di compravendita dell’immobile era, in realtà, inferiore rispetto a quello effettivamente corrisposto, con la stessa il dottore PIGNATONE ammette, palesemente, di essersi prestato a consentire un’evasione fiscale ad una società la cui compagine e i cui rappresentanti erano da anni considerati “in odore di mafia”; evasione fiscale concordata con BUSCEMI Salvatore, capo mandamento di Passo di Rigano. La circostanza assume sicuramente estremo rilievo in relazione all’immagine del dottore PIGNATONE “agli occhi di cosa nostra”, con tutto ciò che ne poteva conseguire circa le “chiacchiere” che circolavano sul suo conto in ambito mafioso”. (...) All’epoca dei fatti il dottore Pignatone era Sostituto Procuratore a Palermo, particolarmente legato al Procuratore di Palermo, Pietro Giammanco. Figlio di Francesco, già Onorevole della Repubblica appartenente al partito della Democrazia Cristiana, il dottore Pignatone ha sviluppato la maggior parte della carriera in Sicilia, per poi approdare come Procuratore a Reggio e successivamente a Roma. A Roma è stato anche presidente del Tribunale del Vaticano dopo aver lasciato la nostra magistratura. E’ stato, insieme ad altri colleghi, il PM che si è interessato del noto rapporto “mafia e appalti” redatto dal Ros. Sul punto il Procuratore di Caltanissetta ha affermato, in commissione antimafia, che l’indagine fu caratterizzata da “errori” ed aggiunge: “ tutti gli errori vanno nella medesima direzione che a conti fatti è l’impunità totale di Buscemi Antonino e del gruppo Ferruzzi”. Dai Buscemi il dottore Pignatone aveva acquistato 4 immobili, mentre altri 20 vennero acquistati da altri familiari del Magistrato. Pignatone, nel periodo in cui ha svolto le funzioni di Procuratore a Reggio Calabria, da Aprile 2008 sino al momento in cui è decollato alla volta di Procuratore di Roma, è stato incensato, almeno da una parte della stampa, come colui che avrebbe rotto definitamente gli intrecci tra istituzione e ‘ndrangheta. (...) Se metà di quello detto dal Procuratore di Caltanisetta in Commissione Antimafia fosse vero, siamo di fronte a fatti sconvolgenti che la Nazione ha necessità di conoscere, sperando che Pignatone ed altri magistrati coinvolti si facciano giudicare in nome del popolo italiano, in un aula di Tribunale, non avvalendosi dell’istituto della “prescrizione”. Sarebbe un affronto storico alla verità che tutti gli italiani cercano da anni». Ecco perché il giudice vaticano Giuseppe Pignatone – che ha condannato un uomo innocente senza un briciolo di prova – era ricattabile, e quindi faceva comodo a qualcuno.
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Marco Scotti, Processo Becciu, la svolta dell'appello: "Violato il diritto di difesa, processo da rifare", in «Affari Italiani», 24 aprile 2026. Malagiustizia in salsa vaticana (o mafiosa?).
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Valeria Pacelli, Spioni al lavoro in Vaticano sul caso del palazzo inglese, in «Il Fatto Quotidiano», 24 aprile 2026. I nodi vengono al pettine. Chi ha giocato sporco – e facendo crocifiggere un innocente – in Vaticano?
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Ermes Antonucci, Gli scandali sugli accessi abusivi sono figli della cultura dello sputtanamento, in «Il Foglio», 24 aprile 2026. «Sarebbe superficiale ridurre i casi Striano, Equalize, “squadra Fiore” e i tanti altri episodi di accessi abusivi a una mera questione di infedeltà da parte di militari o agenti dei servizi. Analizzati da una prospettiva più ampia, infatti, questi casi (in attesa dei dovuti accertamenti giudiziari) mostrano di avere un elemento in comune: sono figli della cultura dello sputtanamento che da oltre trent’anni domina il paese.» Tutto vero. Ma nel caso che ha preso di mira l'innocente card. Becciu c'è di più: ci sono dei mandanti ben precisi, dentro il Vaticano. E quindi ci sono dei corrotti dentro il sistema della "giustizia". Almeno un magistrato italiano e un ufficiale della Guardia di finanza in servizio alla Direzione investigativa antimafia, a quanto pare in collaborazione con membri dei Servizi segreti (deviati?), hanno effettuato spionaggi e dossieraggi illeciti contro le persone coinvolte nel "processo del secolo" in Vaticano (chi sono i mandanti dentro il Vaticano? E come mai Diddi si è precipitato affannosamente a Perugia da Cantone?) Uno scandalo epocale!
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Is a Vatican office 'investigating' Benedict's resignation?, in «The Pillar», 22 aprile 2026. «... la cosa di Alessandro Diddi è che è stato conosciuto per godere di un po’ di attenzione dei media. È stato una specie di avvocato difensore della mafia in Italia prima di trasferirsi nella procura della Città del Vaticano, e la sua gestione del processo per crimini finanziari in Vaticano è apparsa ad alcuni osservatori come più efficace alle pubbliche relazioni rispetto all'azione penale vera e propria. Infatti, il suo lavoro su quel cosiddetto “processo del secolo” in Vaticano ha più volte visto la sua condotta cadere sotto esame, fino al punto in cui è stato costretto a ricusarsi dal caso in appello. È anche noto per aprire file su casi destinati a portare titoli, anche se quasi certamente non un risultato. (...) Una fonte ha osservato che “se c’è un circo, [Diddi] deve essere in ogni anello”. Essendo stato rimbalzato dal suo caso più famoso dalla corte d'appello dello stato della città, che ora si sta proponendo di dare un nuovo sguardo forense alla sua condotta del caso, alcuni osservatori - solo alcuni, intendiamoci - potrebbero chiedersi se Diddi stia cercando un modo per tornare sotto i riflettori con la teoria del complotto "Benevacantismo".» Adesso se ne rendono conto gli sparafango di «Pillar», che hanno contribuito in modo determinante a montare il complotto? Che schifo!
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Papa Leone, 'da Francesco il Vangelo di sempre con un linguaggio nuovo', in «Ansa», 21 aprile 2026. E, mentre ormai sono emerse le prove del complotto montato contro di lui, innocente, don Angelino – uno che il Vangelo lo prende sul serio fino alle estreme conseguenze – ha concelebrato la Messa per papa Francesco, ha pregato per lui. Come sempre.
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D.L.E., Francesco, un anno dopo: oltre le lacrime dei giornalai, il peso di un'eredità lacerata, in «Silere non possum», 21 aprile 2025. È un articolo eccessivamente duro. Ma contiene anche qualche verità. E della verità non dobbiamo avere paura. «I quattro rescritti segreti firmati fra 2019 e 2020 – quelli che portarono alla luce l'esistenza di un regime giudiziario speciale dentro lo Stato della Città del Vaticano – rimangono il simbolo di una stagione in cui il principio di legalità fu piegato alla volontà del monarca. E il sistema mediatico, che in questa giornata celebra il proprio Dio, aveva fatto quadrato in cambio di qualche contentino. Il Papa agiva come un despota che i giornalisti denunciano nelle repubbliche orientali, ma in Vaticano si erano fatti papisti. (...) Qui occorre pronunciare quella parola che tanto infastidisce i “professionisti della disinformazione”: ipocrisia. Bernanos, nel Diario di un curato di campagna, osservava che l'ingiustizia fatta in nome della Chiesa ferisce due volte: la vittima e la fede di chi assiste. Sotto il pontificato di Francesco, la distanza fra il discorso ufficiale e la prassi divenne a tratti abissale.»
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Ezio Mauro e Alberto Melloni, Francesco: Cronache di un papato, in «LA7», 20 aprile 2026. «L'investimento, che dal punto di vista tecnico è difficile ritenere azzardato, perché un palazzo nel centro di Londra, se anche lo paghi molto, dipende quando lo vendi...»; «è emerso molto chiaramente che nel formare alcune di queste commissioni papa Francesco o chi l'ha consigliato ha fatto errori di casting piuttosto clamorose (cfr. Chaouqui)». (Alberto Melloni).
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Cataldo Intrieri, Il caso Borsellino, e la subordinazione del processo penale alla valutazione politica, in «Linkiesta», 20 aprile 2026. «L'ASSURDA GIRAVOLTA DEL GIUDICE PIGNATONE «De Luca ha parlato di abusi e malefatte ascrivibili a Pignatone e al collega Natoli, che archiviarono pretestuosamente una fondamentale inchiesta su “mafia e appalti”, relativa alle connessioni tra criminalità organizzata siciliana e il gruppo Ferruzzi, e ha sostenuto che l’ostinazione solitaria di Borsellino nel continuare l’indagine gli valse la condanna a morte. Pignatone e Natoli sono indagati per il reato di favoreggiamento aggravato dalla finalità di agevolare la mafia. Un’accusa grave, con una sua particolarità: il reato è prescritto da tempo e il fatto che comunque si indaghi sembra sottendere l’individuazione di una responsabilità morale che si ritiene non debba cadere nell’oblio, oltre a costituire un provocatorio invito a rinunciare alla scappatoia del decorso del tempo, pena l’ostracismo sociale. In altri casi e con altri indagati si sprecherebbero articoli e reclami contro la violazione del diritto di difesa. Ma da tempo su Pignatone, ex magistrato più potente d’Italia, sembra essere calata una coltre di disagio e imbarazzo così fitta che rischia di oscurare alcuni aspetti cruciali su cui invece vale la pena soffermarsi. L’uomo ha una personalità sfaccettata: è stato il grande inquisitore di Massimo Carminati nel cupo affresco criminale di un’indagine denominata pomposamente “Mafia Capitale” e poi, in una sorprendente impersonificazione, giudice vaticano nello storico processo al cardinale Giovanni Angelo Becciu. (...) Da giudice nel processo Becciu, ha colto subito la fragilità e l’inconsistenza delle accuse, senza trarne però le conseguenze radicali e dolorose che si sono delineate e disvelate compiutamente nel processo di appello (inquinamenti e depistaggi di vario genere), ma cercando di salvare il salvabile di qualche residua marginale imputazione. Forse il senso di una missione o il condizionamento del vecchio ruolo di inquisitore, chissà.» (C.I.) In realtà, nel processo vaticano, Pignatone aveva perfettamente rilevato l'anomalia dell'accusa che occultava e copriva di "omissis" gran parte del materiale probatorio; tanto che nel 2021 e nel 2022 aveva ripetutamente ordinato a Diddi di consegnare tutte le prove, anche quelle utili alle difese («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). La domanda è piuttosto questa: cosa è successo nel 2022 che gli ha fatto "dimenticare" tale determinazione, per cui sette mesi dopo l'inizio del processo Pignatone, contraddicendosi, ha avallato la scorrettezza dell'accusa e ha compiuto un'assurda inversione a U? Qualcuno ha forse dato un ordine a un giudice ricattabile (che ha comprato case da mafiosi e che ha compiuto ciò che il procuratore De Luca ha evidenziato)? Come spiegare l'assurda giravolta di un giudice come Giuseppe Pignatone?
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Il Vaticano indaga su Chaouqui e riapre i dubbi sul caso Becciu, in «Infovaticana», 19 aprile 2026. L'inchiesta era stata aperta tanto tempo fa. Ma poi non se n'è più saputo nulla. Speriamo che non sia stata un paravento e che non si sia arenata. Anche in spagnolo. E in inglese. E in francese. E in tedesco. E in portoghese.
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Roberto Scarpinato, Antimafia e procuratore fanno strage delle leggi, in «Il Fatto Quotidiano», 19 aprile 2026. «Come è noto, costituisce illecito disciplinare e penale il comportamento del pm che nel processo penale occulti alla difesa le prove a favore dell’indagato. Prove che tuttavia possono essere messe a disposizione degli indagati solo dopo l’avviso di conclusione delle indagini, quando si verifica la discovery e le difese possono acquisire piena cognizione di tutto il materiale probatorio, mettendo in luce dinanzi a un giudice terzo gli elementi che smentiscono, contraddicono o depotenziano la tesi accusatoria». Toh! Varrà anche in Vaticano? Tra il 2020 e il 2025, sotto il giudice Pignatone, indagato per favoreggiamento alla mafia, no. E adesso? Mah, lo sapremo presto.
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Laura Mendola, Le 389 pagine che riscrivono la storia delle stragi: mafia, appalti e misteri irrisolti, in «La Sicilia», 18 aprile 2026. ««"Non diciamo che anche il magistrato migliore non possa fare errori - ha detto il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca in antimafia -Il punto è che in tutta questa vicenda ci troviamo di fronte a pm di eccezionale livello professionale, ma tutti gli errori vanno nella stessa direzione e cioè verso l’impunità di Buscemi e dei vertici di Ferruzzi che operavano in Sicilia". (...) "Quando ho avuto la delega su questo tipo di procedimenti a Palermo ho subito segnalato al dottor Caselli che, nel corso dell’attività, avevamo costatato che esistevano diverse trascrizioni nei registri immobiliari dai quali risultava che dal gruppo Piazza erano stati venduti molti appartamenti alla famiglia Pignatone; a lui, alla moglie al padre, ai fratelli". Eppure il nome di Vincenzo Piazza era noto negli uffici giudiziari palermitani perché ritenuto un imprenditore vicino a Cosa nostra. E quel rapporto di conoscenza con il magistrato che è stato a capo del tribunale del Vaticano era a conoscenza anche dei collaboratori di giustizia.»
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Giacomo Amadori, Per i pm il giudice più potente d'Italia era contiguo alla mafia: media muti, in «La Verità», 16 aprile 2026. Ancora su Giuseppe Pignatone, il giudice vaticano indagato per favoreggiamento alla mafia (e quindi ricattabile) che ha condannato un innocente. «Ciò che stupisce è che sulle presunte relazioni pericolose, anzi pericolosissime, di colui che è stato per quasi tre lustri il magistrato più potente d’Italia (con la benedizione del presidente Giorgio Napolitano) e del Vaticano (Francesco lo volle come presidente del Tribunale della Santa sede) giornali e trasmissioni tv non si scaldano. Preferiscono sorvolare. Forse perché per troppo tempo la stampa progressista (su cui Pignatone firmava dotti editoriali) si è ben guardata dal metterne in discussione il lavoro (…). E anche quando scoppiò il caso di Luca Palamara, di cui Pignatone era una sorta di fratello maggiore, i cronisti tennero ben distinte le due posizioni. Ma a tirare giù dal piedistallo il magistrato siciliano ci stanno pensando i colleghi della Procura di Caltanissetta. Per esempio con le 385 pagine di richiesta di archiviazione della Procura di Caltanissetta del 10 aprile 2026 del fascicolo contro ignoti che ha investigato la causa delle stragi del 1992, giungendo alla conclusione che, tra queste, ci sia anche la cattiva gestione del procedimento Mafia e appalti. Nel riferire l’altro ieri in Commissione Antimafia il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca ha parlato di «un gravissimo errore» commesso dall’allora sostituto procuratore di Palermo Pignatone, ammesso da lui stesso, che avrebbe «vanificato l’80% dell’indagine Mafia e appalti». Per coloro che conoscono gli atti è ben chiaro che De Luca abbia fatto riferimento all’omessa iscrizione di indagati eccellenti (sentiti come semplici testimoni) riferita dai pubblici ministeri Ilda Boccassini e Roberto Saieva. Oggi gli inquirenti hanno maturato la convinzione che non di «errore» si sia trattato, ma di atti ben ponderati al punto che gli stessi pubblici ministeri nisseni hanno sottolineato «alcune contiguità» di Pignatone «con soggetti appartenenti al mondo mafioso/imprenditoriale dell’epoca», evidenziando come «questo elemento ha certamente inciso rispetto alla sovraesposizione dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino», considerata prodromica alla loro eliminazione da parte della Piovra mafiosa. Una vicinanza che sarebbe dimostrata non solo dagli «errori» compiuti da Pignatone nel più importante procedimento di mafia a lui assegnato, ma anche dai 24 immobili acquistati dalla famiglia Pignatone nella palermitana via Turr dalla società Raffaello degli imprenditori mafiosi Vincenzo Piazza, Francesco Bonura e Salvatore Buscemi. La Procura evidenzia che «Piazza, suo cognato Aurelio Giovanni Chiovaro, i fratelli Salvatore e Antonino Buscemi e Bonura sono stati, negli anni, tutti condannati per associazione mafiosa con pene definitive» e che Piazza, Bonura e Salvatore Buscemi erano massoni della loggia Dante Alighieri. Sui legami tra Pignatone e questi signori gli inquirenti valorizzano le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Angelo Siino, Giovanni Brusca (lodato, per il suo ruolo, da Pignatone sulla Repubblica) e Salvatore Cancemi che, a partire dagli anni Novanta, hanno iniziato a riferire ai magistrati che l’ex giudice del Papa era «a disposizione» dei fratelli Buscemi o «nelle mani» di Vincenzo Piazza. Un’ipotesi negata con forza dalla difesa di Pignatone, ma ritenuta attendibile da De Luca e dai suoi colleghi. Nella richiesta di archiviazione si legge che «non si può in alcun modo convenire sul fatto che gli accertamenti svolti abbiano smentito le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia» e ciò perché «non soltanto sono stati acclarati rapporti patrimoniali di Giuseppe Pignatone sia con i Buscemi che con Piazza, ma le contiguità del nucleo familiare del magistrato con quest’ultimo soggetto iniziano ben prima dell’acquisto dell’immobile di via Turr, atteso che […] fin dal 1964, il nucleo familiare di Francesco Pignatone, padre di Giuseppe, ha vissuto in un immobile costruito da Rosolino Piazza, padre di Vincenzo». (…) La Procura di Caltanissetta, come in tutte le indagini di mafia, ha svolto investigazioni sulla famiglia di origine di Pignatone accertando che alle nozze del padre Francesco, celebratesi a San Cataldo il 12 novembre 1947, era stato testimone di nozze Calogero Volpe futuro deputato della Democrazia cristiana per circa un ventennio e definito da Wikipedia «politico, medico e mafioso italiano». La Procura di Caltanissetta ricorda che nella relazione d’opposizione del 4 febbraio 1976 in Commissione parlamentare Antimafia «Calogero Volpe veniva indicato come estremamente vicino a contesti mafiosi» e veniva definito «il cervello politico del si stema di potere mafioso in provincia di Caltanissetta». Tra i grandi elettori del parlamentare ci sarebbe stato anche il boss di Riesi Giuseppe Di Cristina, morto ammazzato nel 1978. Nel documento veniva anche puntualizzato che Volpe «sarebbe stato presente a un comizio tenuto dall’onorevole Pignatone e voluto da don Calò Vizzini, perché si celebrasse l’ideale e le virtù della mafia-politica». Nel 1964, quando Pignatone ha 15 anni, la sua famiglia si trasferisce a Palermo, nella palazzina dei Piazza. Dei 14 appartamenti divisi su sette piani quattro risultavano di pertinenza della famiglia Pignatone, sei della famiglia Piazza e soltanto i restanti quattro appartenevano a soggetti diversi. Quasi una comune politico-mafiosa. Nel 1980 i Pignatone si spostano in via Turr. In un’intercettazione del 2024 Bonura ha esclamato: «Se ne sono comprate proprietà da Piazza, da noi… ma proprio un mare! Oltre l’appartamento che aveva Pignatone c’ha magazzini, c’ha uffici, ha tante cose!». Confutando la difesa di Pignatone, i pm nisseni annotano che già all’epoca degli acquisti «era evidente che le figure di Vincenzo Piazza e dei soci Francesco Bonura e Salvatore Buscemi, fossero, già al tempo, accostate alla criminalità organizzata». Per quelle compravendite, alla fine degli anni Novanta, Pignatone è stato indagato e archiviato. Anche grazie alla consegna delle matrici degli assegni con cui avrebbe effettuato il pagamento del suo immobile (un pentito aveva parlato di regalo della mafia). Dopo oltre 25 anni i magistrati nisseni non sembrano condividere la scelta del gip che aveva archiviato il caso: «Non si comprende la ragione per la quale Pignatone abbia conservato documentazione totalmente non probante, come le matrici, e non, invece, copia dei titoli che a esse corrispondono o, addirittura, una quietanza dei pagamenti effettuati». E sottolineano «le discrasie tra gli importi delle fatture» emesse dalla società immobiliare Raffaello, controllata dalla mafia, e «le somme indicate nelle matrici», quasi sempre diverse. Addirittura per due assegni da 14 e 6 milioni non si sono trovati i corrispondenti documenti contabili. Senza contare che alcuni pagamenti sarebbero stati emessi in favore di Salvatore Buscemi e non della società venditrice. Una scelta così stigmatizzata nella richiesta di archiviazione: «Non si comprende a che titolo 2 dei 7 assegni emessi a saldo del prezzo pattuito dovessero essere intestati a Salvatore Buscemi, se si considera che la società venditrice degli immobili era una società di capitali che, come tale, è un soggetto giuridico diverso sia dal suo amministratore che dai soci che ne detengono il capitale». Secondo una consulenza ordinata dalla Procura, alla fine, «Pignatone avrebbe pagato, per l’appartamento acquistato in via Turr, un prezzo sensibilmente inferiore (di circa un terzo) a quello di mercato» e una parte, come ammesso dallo stesso Pignatone nell’interrogatorio, di tale incongruo prezzo sarebbe stata versata in nero. (…) Una scelta borderline che secondo i magistrati avrebbe portato a conseguenze nefaste per il buon nome dell’ex collega: «Pignatone ammette, palesemente, di essersi prestato a consentire un’evasione fiscale ad una società la cui compagine e i cui rappresentanti erano da anni considerati “in odore di mafia”; evasione fiscale concordata con Salvatore Buscemi, capo mandamento di Passo di Rigano. La circostanza assume sicuramente estremo rilievo in relazione all’immagine del dottor Pignatone “agli occhi di Cosa nostra”, con tutto ciò che ne poteva conseguire circa le “chiacchiere” che circolavano sul suo conto in ambito mafioso». Ma da Caltanissetta altre bordate sono state riservate alla gestione del procedimento Mafia e appalti. L’aspetto forse più inquietante emerso è la disposizione di smagnetizzare le intercettazioni e di distruggere i brogliacci impartita da Pignatone e da Gioacchino Natoli (i due restano indagati per favoreggiamento della mafia in un fascicolo stralciato da quello per cui è stata chiesta l’archiviazione) nel procedimento relativo alle infiltrazioni del clan Buscemi/Bonura nella gestione della cave di marmo di Carrara. La Procura di Caltanissetta in questi mesi ha accertato che, in realtà, l’ordine di distruzione di Pignatone e Natoli, per un caso fortuito, non è stato eseguito dagli uffici e ciò ha consentito il riascolto di quelle conversazioni che fornivano elementi utili perfino alla ricostruzione di un duplice omicidio che coinvolgeva Bonura, vale a dire l’uomo che aveva venduto 24 immobili ai Pignatone. Gli inquirenti sono arrivati alla conclusione che la distruzione delle intercettazioni per liberare spazio sulle bobine non fosse una prassi consolidata e che, comunque, per farlo sarebbe bastato distruggere il materiale collegato a fascicoli passati in giudicato e proveniente da procedimenti ordinari. Invece a Palermo il solo Pignatone in tutta la Procura del capoluogo siciliano, tra il 1991 e il 1993, avrebbe fatto distruggere prove di inchieste di mafia archiviate e non concluse in modo definitivo. Nella richiesta di archiviazione la preoccupante ricostruzione viene suggellata con le dichiarazioni rilasciate nel giugno 1992 dalla giornalista Liana Milella. Falcone, prima di morire, le aveva consegnato i suoi diari «per dimostrare il suo “isolamento” nel periodo di permanenza alla Procura di Palermo» dove non poteva più «lavorare efficacemente […] a causa della contrapposizione che si era venuta a creare con il procuratore Giammanco e con i sostituti procuratori più vicini a quest’ultimo, tra i quali in particolare il dottor Lo Forte e il dottor Pignatone». Tutto questo non è bastato a evitare che Pignatone diventasse, per usare le parole di unsuo giovane collega perugino, «un monumento della magistratura italiana». E Pignatone era editorialista del gruppo Gedi...
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Giulia Sorrentino, Gasparri tuona: "La Commissione Antimafia vada avanti e indaghi sul ruolo ambiguo di Natoli e Scarpinato ma anche su Caselli e Pignatone", in «Il Giornale», 16 aprile 2026. «... comportamenti inquietanti di Pignatone. Accusato di aver acquistato degli immobili da persone appartenenti a delle cosche. De Luca ha parlato degli errori di Pignatone che non possono essere attribuiti ad imperizia vista la sua competenza.»
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Marco Scotto, Il processo Becciu e la fine di una narrazione: perché oggi tutto va riscritto, in «Affari Italiani», 15 aprile 2026. «... la presunzione di innocenza è rimasta schiacciata sotto il peso di una condanna anticipata. Ben prima dell’inizio del dibattimento, infatti, una parte consistente della stampa aveva già emesso il proprio verdetto: quello di un alto prelato che si sarebbe appropriato di denaro della Chiesa per operazioni speculative. Una storia che sembrava già scritta, con un colpevole designato e un’opinione pubblica pronta a seguirne la narrazione. (...) La vera cesura arriva però con il giudizio d’appello. La Corte vaticana ha accolto le eccezioni delle difese, rilevando vizi procedurali gravi: dal mancato deposito integrale degli atti di indagine alle problematiche legate ai Rescripta pontifici. (...) Il processo dovrà essere rifatto da capo. Non per indulgenza, ma perché l’impianto originario presentava vizi strutturali tali da comprometterne la legittimità. (...) In questo contesto assume un peso particolare l’atteggiamento del cardinale Becciu, che non si è mai sottratto al processo: ha partecipato a tutte le udienze, si è sottoposto a interrogatori lunghi e complessi, ha mantenuto una linea difensiva tecnica e misurata, affidata agli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo. Una strategia fondata su un punto fermo: dimostrare l’assenza di condotte appropriative. Una linea sobria, mai urlata, ma sostenuta con assoluta fermezza. Durante il dibattimento sono emerse crepe significative nell’impianto accusatorio, anche grazie all’analisi delle testimonianze e delle comunicazioni tra i soggetti coinvolti. Uno dei momenti più clamorosi fu l’arrivo, nella notte, delle famose chat depositate in aula: messaggi che confermavano le intuizioni della difesa e gettavano nuova luce sul ruolo del testimone chiave, l’ex capo dell’ufficio amministrativo. Siamo lontani dal linciaggio iniziale. Resta un processo da celebrare nuovamente. E soprattutto, resta una verità da accertare — questa volta nel pieno rispetto delle regole.»
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Tonino Laghi, Sulle stragi i pm fecero «indagini apparenti», in «La Verità», 15 aprile 2026. Se la giustizia – italiana e vaticana – è nelle mani di personaggi loschi e sospetti...
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Damiani Aliprandi, «La gestione del dossier mafia-appalti garantì un'impunità totale...», in «Il Dubbio», 15 aprile 2026. Di soggetti come Giuseppe Pignatone si è fidato papa Francesco, per amministrare la giustizia in Vaticano? «Fu Borsellino a riceverle e le assegnò a Lo Forte e Pignatone. Da notare che entrambi erano titolari del dossier mafia-appalti. Quelle carte, però, furono trasmesse a Natoli. Alla fine, il procedimento venne archiviato e le bobine smagnetizzate, mentre i brogliacci furono distrutti su ordine scritto dello stesso Natoli: si tratta del primo provvedimento in assoluto di quel tipo depositato nella Dda di Palermo. De Luca lo definisce un meccanismo che può potenzialmente diventare un «buco nero» dove far sparire le intercettazioni senza lasciare traccia. Abbiamo quindi, nello stesso arco temporale, due archiviazioni di due procedimenti che, invece di unirsi, hanno viaggiato su due binari diversi. La terza strada è il procedimento 1500-93, riaperto da Pignatone nel 1993 a seguito di ulteriori trasmissioni da Massa Carrara. Anche qui le indagini ci furono, ma un gravissimo errore procedurale le vanificò. I referenti del gruppo Ferruzzi in Sicilia, Giovanni Bini e Lorenzo Panzavolta, vennero interrogati senza essere iscritti nel registro degli indagati. L’iscrizione arrivò tardivamente, oltre un anno dopo gli interrogatori. Quando il fascicolo passò ai colleghi Saieva e Boccassini, questi trovarono i termini scaduti e le prove inutilizzabili, rendendo inevitabile l’archiviazione. Lo stesso procuratore Patronaggio ha riferito alla Procura di Caltanissetta di essere stato «l’utile idiota» in quella vicenda.»
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Laura Distefano, Il fuoco incrociato delle toghe sulle stragi. L'amarezza del legale dei figli di Borsellino: «La verità è un diritto», in «La Sicilia», 15 aprile 2026. Perché papa Francesco si è fidato di un soggetto ricattabile come Giuseppe Pignatone? «La procura di Caltanissetta punta il dito su tre toghe: Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli, entrambi indagati per favoreggiamento alla mafia (il fascicolo a loro carico, a differenza di quello a carico di ignoti, è ancora aperto) e l'ex capo della procura Pietro Giammanco, nel frattempo deceduto. «Non diciamo che anche il magistrato migliore non possa fare errori - ha detto De Luca - Il punto è che in tutta questa vicenda ci troviamo di fronte a pm di eccezionale livello professionale, ma tutti gli errori vanno nella stessa direzione e cioè verso l’impunità di Buscemi e dei vertici di Ferruzzi che operavano in Sicilia».
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Giuseppe Bianconi, Il pm accusa: «Così fu insabbiata l'indagine su mafia e appalti. La strage di via D'Amelio fu una concausa», in «Corriere della Sera», 15 aprile 2026. Ancora sul giudice del Vaticano, Giuseppe Pignatone, che – ricattabile! – ha condannato un innocente: «"La gestione del rapporto mafia-appalti, e in generale il tema mafia-appalti, è una delle concause della strage di via D’Amelio", l’autobomba che il 19 luglio 1992 uccise il procuratore aggiunto di Palermo Paolo Borsellino e 5 agenti di scorta; e il procuratore dell’epoca Pietro Giammanco (morto nel 2018), spalleggiato dagli allora sostituti procuratori Giuseppe Pignatone che era uno dei suoi principali collaboratori e Gioacchino Natoli che ne trasse vantaggi nella carriera in magistratura, insabbiarono l’inchiesta che invece stava tanto a cuore a Borsellino.»
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Fenesia Calluso, Il Procuratore De Luca parla alla Commissione Antimafia, in «Tg1», 14 aprile 2026. Davvero quei magistrati erano "I MIGLIORI"? Figurarsi allora gli altri! Giuseppe Pignatone è il giudice che in Vaticano ha condannato un innocente!
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Luca Arnau, Dossieraggi all'Antimafia, Striano spiava anche il Vaticano: i nomi cercati prima degli scandali e il sospetto di una rete che sapeva tutto in anticipo, in «La Capitale», 14 aprile 2026. «Ed è proprio la cronologia a rendere la vicenda potenzialmente devastante. Perché le ricerche, secondo l’accusa, sarebbero iniziate il 19 luglio 2019. Ma il Vaticano annuncerà le perquisizioni solo il primo ottobre. E i nomi coinvolti diventeranno pubblici il giorno seguente. In mezzo c’è un vuoto temporale che pesa come una confessione mancata. (...) Come se qualcuno volesse vedere arrivare il terremoto prima che la terra iniziasse a tremare. E se davvero è andata così, allora il problema non è soltanto giudiziario. È istituzionale. È quasi strutturale. (...) C’è il sospetto che l’accesso alle informazioni non fosse fine a sé stesso, ma servisse a muoversi prima degli altri. Anticipare, conoscere, forse persino orientare. (...) Se i nomi del Vaticano venivano cercati prima che il caso esplodesse, allora qualcuno si muoveva su una linea di vantaggio che non avrebbe mai dovuto esistere. E se questo è successo davvero, non siamo davanti a un’anomalia burocratica o a una semplice deviazione individuale. Siamo davanti a un uso clandestino del sapere, alla privatizzazione del segreto, a un pezzo di apparato che smette di servire lo Stato e comincia a servire altro.» Ma se, come sembra, era tutta una montatura...
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Felice Manti, La doppia verità di Scarpinato smontata in Antimafia, in «Il Giornale», 14 aprile 2026. «Le "false indagini, piene di anomalie" portano la firma di Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli, entrambi indagati per favoreggiamento alla mafia assieme all’ex capo della Procura Pietro Giammanco (oggi deceduto), considerato inaffidabile da Falcone e Borsellino che peraltro sciolse il pool antimafia e a cui Scarpinato era particolarmente legato. Tutti pm di eccezionale livello professionale commettono tutti lo stesso errore: risparmiare imprenditori amici (con cui qualcuno come Pignatone fece anche affari) "attraverso indagini nascoste ai vertici dell’ufficio, intercettazioni ignorate se non smagnetizzate, deleghe alla Finanza anziché al Ros", spiega De Luca.»
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Rita Cavallaro, Striano dietro le "spiate" sul Vaticano. L'ex finanziere verso il rinvio a giudizio, in «Il Giornale», 14 aprile 2026. «Dai colloqui sono emersi elementi che hanno spinto i magistrati a richiedere altre verifiche, grazie alle quali è stato accertato come ci siano sempre Striano&Co dietro le spiate sul Vaticano che hanno fatto deflagrare lo scandalo sul cardinale Angelo Becciu per la compravendita del palazzo di Londra, confluito nel processo del secolo. Tra il 2019 e 2020 Striano, in qualità di «tenente della Guardia di Finanza ed ufficiale di polizia giudiziaria in servizio esclusivo presso la Procura Nazionale Antimafia, assegnato al 'Gruppo Sos' ed esecutore materiale degli accessi abusivi», si legge nell'atto, «effettuava accessi su banche date in uso al Corpo della Guardia di Finanza traendo informazioni» su diverse persone coinvolte nell'inchiesta vaticana, tra cui il finanziere Francesco Mincione.»
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Roberto Greco, Stragi del '92: Il "nodo" Mafia-Appalti verso l'archiviazione. Ma la verità resta un puzzle incompleto, in «L'Altroparlante», 14 aprile 2026. «La Procura di Caltanissetta continua infatti a indagare su figure di spicco della magistratura dell’epoca, tra cui l’ex procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e l’ex magistrato Gioacchino Natoli. L’ipotesi al vaglio è pesante: aver favorito l’insabbiamento di parti del dossier mafia-appalti nei primi anni ’90. Questa “inchiesta nell’inchiesta” cerca di chiarire se vi fu una volontà deliberata di “smontare” il lavoro del ROS, omettendo atti o ritardando perquisizioni che avrebbero potuto cambiare la storia della lotta alla mafia.»
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Francesca Galici, Stragi '92, Gasparri: "Per il pm De Luca l'inchiesta mafia e appalti è stata concausa decisiva", in «Il Giornale», 14 aprile 2026. «De Luca (...) “ha denunciato gravi errori investigativi di Pignatone, richiamati con precisione e riguardanti proprio mafia e appalti” e “ha poi ricordato gli ingenti acquisti immobiliari di Pignatone e famiglia presso società di persone appartenenti a vere e proprie cosche”. (...) La posizione di Pignatone e Natoli, quindi, “è oggetto di altro procedimento, ancora pendente. Un procedimento che riguarda mancate indagini sulla famiglia Buscemi e sul gruppo Ferruzzi. Questo reato di favoreggiamento è ormai prescritto. Tuttavia, il comportamento di Pignatone e Natoli è considerato connesso alla vicenda della strage: l’inerzia investigativa, denunciata ancora una volta in modo circostanziata da De Luca, avrebbe rafforzato l’isolamento di Borsellino, sempre più in pericolo perché era l'unico in Procura intenzionato ad andare in fondo alle indagini sugli appalti, agendo in modo ben diverso rispetto ad altri suoi colleghi”»
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Pm De Luca: "Mafia-appalti concausa della strage di via D'Amelio", in «LiveSicilia», 14 aprile 2026. «De Luca ha denunciato gravi errori investigativi di Pignatone, richiamati con precisione e riguardanti proprio mafia e appalti. De Luca ha poi ricordato gli ingenti acquisti immobiliari di Pignatone e famiglia presso società di persone appartenenti a vere e proprie cosche»
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Andrea Ossino, Dossieraggi all'Antimafia. Striano spiava il Vaticano "Scandali noti in anticipo", in «La Repubblica», 14 aprile 2026. La domanda è sempre la stessa: chi erano – e sono – i mandanti dentro il Vaticano?
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Vincenzo Bisbiglia, Striano, "spiati" pure i coimputati di Becciu, in «Il Fatto Quotidiano», 14 aprile 2026. Che razza di marciume c'è dietro il complotto che ha incastrato l'innocente Becciu?
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Stragi del '92, i pm chiedono l'archiviazione dell'indagine mafia-appalti, in «Ansa», 14 aprile 2026. A proposito del giudice vaticano che ha condannato, senza una prova, il card. Becciu. «Secondo gli inquirenti, l'ex pm Natoli, su istigazione di Pignatone, svolgendo una inchiesta solo apparente, avrebbe aiutato gli imprenditori mafiosi Antonino Buscemi e Francesco Bonura, l'imprenditore e politico Ernesto Di Fresco e gli imprenditori Raoul Gardini, Lorenzo Panzavolta e Giovanni Bini (gli ultimi tre al vertice del Gruppo Ferruzzi) a sfuggire alle indagini anche ordinando la distruzione (in realtà mai avvenuta) dei brogliacci di alcune intercettazioni. Una sorta di depistaggio che sarebbe stato organizzato per impedire a magistrati come Paolo Borsellino di andare a fondo sugli interessi di Cosa nostra sui lavori pubblici.»
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Niccolò Magnani, Stragi Falcone-Borsellino, pm: archiviazione Mafia-appalti / La 'pista' esiste, mancano i nomi: cosa succede, in «Il Sussidiario», 13 aprile 2026. «Resta apertissimo il filone d’inchiesta contro gli ex magistrati Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone, indagati per favoreggiamento aggravato per aver – secondo l’accusa – favorito la mafia siciliana, insabbiando il dossier Mafia-appalti dopo le morti nelle Stragi del 1992. »
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Aurelie Nimarin, Giustizia vaticana o sentenza pilotata?, in «Faro di Roma», 9 aprile 2026. Vi prego, se credete che la giustizia sia un valore importante, leggete questo testo con attenzione, frase per frase, parola per parola. E facciamolo sapere al mondo intero! «L’uguaglianza davanti alla legge non esiste laddove la legge viene adattata alle esigenze del momento. (…) In questo contesto vale la pena ricordare l’avvertimento di Hannah Arendt: "I più grandi crimini non sono commessi da demoni, ma da persone comuni che hanno accettato un ordine delle cose in cui il crimine non appare più come crimine". Sembra che proprio una simile mentalità, durante il pontificato di Francesco, abbia messo radici profonde: verso l’esterno una retorica morale centralizzata, e verso l’interno regole flessibili, interventi personali, meccanismi straordinari e cerchie di fiducia. (…) La firma di un ordinamento giuridico sano è la prevedibilità: si sa chi decide, in base a quale legge, con quale procedura, con quali garanzie e entro quali limiti. La firma di un sistema malato è l’improvvisazione: oggi vale una cosa, domani un’altra; oggi si richiama la regola, domani l’eccezione; oggi si parla di diritto, domani di “interesse superiore”. (…) Se nel “processo del secolo” è stato possibile compromettere standard procedurali fondamentali, modificare con atti pontifici il quadro dell’indagine e negare alla difesa ciò che le spetta per legge, allora è legittimo dubitare anche del più ampio modo di operare degli organismi vaticani di quel periodo. (...) Ciò non significa che ogni sentenza sia invalida, né che ogni decisione dei dicasteri vaticani sia stata frutto di corruzione. Ma significa che è stata incrinata la premessa fondamentale della fiducia. E quando viene meno la fiducia nell’ordinamento giuridico, ogni decisione comincia ad apparire come il risultato di relazioni, e non della norma. (…) relazioni, improvvisazione e una cultura corruttiva del favore non possono essere un modo accettabile di governare la Chiesa. La Chiesa può sopravvivere allo scandalo di un singolo uomo. Più difficilmente sopravvive allo scandalo di un sistema. E con la massima difficoltà sopravvive al momento in cui i fedeli e l’opinione pubblica giungono alla conclusione che ai suoi vertici non si sia giudicato secondo diritto, ma secondo interesse, relazioni, equilibri di lealtà e volontà di chi aveva accesso alle leve del potere. (...) Nella Settimana Santa la Chiesa fa memoria di ciò che non dovrebbe mai dimenticare: il suo Signore non fu vittima di un processo giusto, ma di un’ingiustizia rivestita della forma di un tribunale. Cristo non fu condannato perché la verità fu sconfitta dagli argomenti, ma perché l’interesse fu più forte del diritto e la paura più forte della coscienza. Per questo la Settimana Santa non è soltanto un tempo di devota memoria, ma anche un tempo di serio esame di coscienza per la Chiesa — non solo per i singoli, ma anche per le sue istituzioni, i tribunali, i dicasteri e le strutture arcidiocesane e diocesane. La Chiesa che contempla Cristo davanti a Pilato deve avere il coraggio di interrogare se stessa: dove siamo e abbiamo forse anche noi permesso che l’interesse prevalesse sul diritto, che il potere sostituisse la giustizia e che l’esito diventasse più importante della verità? Ma il Venerdì Santo non è l’ultima parola. L’ultima parola non appartiene né all’ingiustizia, né alla menzogna, né alla manipolazione, né ai processi pilotati. L’ultima parola è la Pasqua, la vittoria della verità sulla menzogna, della giustizia sull’arbitrio, della luce sulle tenebre e della vita sulla morte.»
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Paolo Rudelli ya es Sustituto, presión de Estados Unidos al Vaticano, León XIV suspende el proceso de Jorge Novak, ¿anular el pontificado del Papa Francisco?, el caso Fontgombault, la Iglesia Católica y Orbán, el viaje a España, la visita apostólica a Heiligenkreuz, el desconcierto de los conversos, in «Infovaticana», 9 aprile 2026. «El problema radica en el modelo de gobierno, un modelo en el que las normas no se perciben como límites al poder, sino como instrumentos de poder. (...) La igualdad ante la ley no existe cuando la ley se adapta a las necesidades del momento es la confirmación judicial de que la imparcialidad del juicio se ha visto comprometida, la lógica de resistencia, ocultamiento y control del acceso a los documentos continúa. «Los mayores crímenes no los cometen los demonios, sino la gente común que ha aceptado un orden de cosas en el que el crimen ya no se percibe como crimen». Esta es una mentalidad ha echado raíces profundas durante el pontificado de Francisco: una retórica moral centralizada en el exterior y reglas flexibles, intervenciones personales, mecanismos extraordinarios y círculos de confianza en el interior. No hace falta argumentar que todas las decisiones de los tribunales vaticanos o los dicasterios durante ese período fueron corruptas para plantear una cuestión mucho más seria: ¿cuántas de esas decisiones se tomaron en un contexto donde las relaciones, la confianza, los canales informales y la proximidad al centro del poder eran más valiosos que un procedimiento canónico claro y justo?»
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New Digest e Jacob Neu, Promulgation and Lawmaking: a Comment on The Vatican's Becciu Case, in «The New Digest», 9 aprile 2026. Può Dio disegnare un cerchio quadrato? Figurarsi un Papa! E un Papa laureato in matematica e in diritto canonico lo sa bene. «Is God able to make a square circle? No, He cannot, because to do so violates the principle of non-contradiction. To come to any other conclusion would be pure nominalism, and our conclusion that square circles are impossible even for God does not contradict the fact of God’s omnipotence. The same applies to the Rescript. If the definition of “law” has any meaning, the Court of Appeal cannot decline to apply that definition, even when considering Papal actions. In summary, even in a system of combined powers under an absolute monarch, “law” still retains its essence as reasoned ordinances directed to the common good, issued by him having care of the community, and promulgated. The Court of Appeal’s decision is the correct one, and I think it would have been more scandalous had it arrived at a different decision.» Del resto gli scandalosi articoli di Ed Condon non sorprendono affatto: «The Pillar» è – insieme a «L'Espresso», a Maria Antonietta Calabrò ecc. – uno dei pilastri del brutale complotto (mascariamento) ordito contro l'innocente card. Becciu.
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Sandro Magister, Giustizia sarà fatta. Ma sui casi di Rupnik e "Lute" il passo di Leone è incerto, in «Settimo Cielo», 8 aprile 2026. Se la giustizia è marcia, l'intero corpo dello Stato è minacciato dal pus. «Il 17 marzo la corte d’appello dello Stato della Città del Vaticano ha decretato la “nullità relativa” del processo di primo grado e ordinato la “rinnovazione del dibattimento”, con il deposito di tutti gli atti e documenti a disposizione degli imputati. Tutto ciò in obbedienza ai principi cardine enunciati tre giorni prima dal papa nell’aprire il nuovo anno giudiziario : “l’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa”, ritenuti tutti gravemente violati nel primo processo.» Anche in francese. E in inglese. E in spagnolo.
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Luigi Bisignani, I retroscena sulla nomina di Peña Parra: il caso del Nunzio, la croce di Leone, in «Il Tempo», 5 aprile 2026. Quell'intrallazzatore di Peña Parra! «... a Londra davanti alla High Court of Justice, luglio 2024, presieduta da Justice Robin Knowles, per più udienze, sudato e visibilmente in difficoltà, con accanto un bodyguard imponente e con le ciglia che parevano truccate, ammise di essere a conoscenza di fatture false pagate dal suo ufficio e di aver aperto la porta a investitori accreditati con leggerezza. Il giudice inglese esterrefatto assistette a quel penoso calvario. Il primo giorno Peña Parra rispose in inglese. Successivamente preferì avere accanto un interprete, forse per prendere tempo nelle risposte, non riuscendo a districarsi nel pasticcio in cui si era ficcato. La situazione emerse poi chiaramente durante il processo vaticano, in cui gendarmeria e testimoni, sotto la regia, probabilmente della Segreteria di Stato, finirono per confondere perfino il Santo Padre. Un «papocchio» a cui Prevost sta cercando di porre rimedio, come del resto era del tutto evidente perfino durante il dibattito nelle Congregazioni Generali quando a sorpresa il Segretario di Stato parlò di uno scritto di Bergoglio, mai prima ufficializzato, in cui veniva sorprendentemente chiesta la rinuncia di Becciu al Conclave. Ma occorre fare un passo indietro nel settembre del 2020. In occasione dell’udienza in cui Becciu fu dimissionato da Francesco, l’elemento più anomalo non fu tanto la coincidenza con l’uscita dell’articolo su L’Espresso, quanto il fatto che le informazioni pare fossero giunte al pontefice attraverso un militare della Guardia di Finanza, poi trasmesse pare proprio anche a Peña Parra. L’Ufficio del Sostituto sembra avesse un report già sei mesi prima dell’avvio formale delle indagini vaticane, contenente anche informazioni provenienti da accessi illeciti effettuati da Pasquale Striano, il finanziere sotto inchiesta dell’indagine «Dossieropoli», al centro di mille intrighi su numerosi soggetti poi coinvolti nel processo contro il porporato di Pattada. Tra i nomi «attenzionati» figuravano politici, imprenditori e figure pubbliche. Tutti i dubbi su questa opaca vicenda, che sembra un plot di Dan Brown tra spie, Mata Hari all’ombra dell’Aise e apparecchiature di criptazioni israeliane, potranno forse essere chiariti dopo il deposito integrale di tutti gli atti di indagine ordinato dalla Corte di appello vaticana all’Ufficio del promotore di giustizia. La questione è incandescente e quindi non è da escludere che la richiesta della Corte non sarà rispettata, con conseguente invalidità dell’intero processo per grave violazione del diritto alla difesa, diritti sacrosanti che proprio Prevost ha ribadito solennemente in due occasioni pubbliche. (...) Pesano, a sentir gli spifferi della terza loggia del Palazzo Apostolico, le ombre su modalità operative e su rapporti maturati in quegli anni: contatti con il Tribunale e ambienti della gendarmeria vaticana, interlocuzioni con apparati di intelligence e legami con settori della Guardia di Finanza, in un intreccio mai chiarito fino in fondo. Elementi che in parecchi funzionari, dell’una e dall’altra parte, sollevano più di una perplessità sulla sua idoneità a rappresentare la Santa Sede proprio in Italia. A ciò si aggiungono la gestione dei fondi della Segreteria di Stato e i danni economici rilevanti, tra cui i costi legali - nell’ordine di decine di milioni di euro tra avvocati e informatori a vario titolo - legati alla vicenda londinese. Peña Parra è comunque, almeno in questo, il primo Sostituto del dopoguerra a non aver ricevuto la porpora e uno dei pochi a essere stato di fatto rimosso per essere destinato a una nunziatura. Resta altresì una questione di fondo: questa nomina rischia di esporre il governo italiano a un evidente imbarazzo, costringendolo a vigilare da subito sui rapporti del nuovo nunzio con gli apparati più delicati dello Stato.»
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Vittorio Pelligra, Quando la giustizia tradisce sé stessa, in «Il Sole 24 Ore», 5 aprile 2026. «Tutto procede secondo un copione riconoscibile. C’è chi ha il potere di decidere, c’è una procedura che si dispiega, c’è perfino una forma di consenso collettivo che accompagna l’esito finale. Nulla sembra consegnato al puro arbitrio. E tuttavia, proprio lì, nel punto in cui l’ordine mostra il suo volto più compatto e più solenne, dove la giustizia formale sembra trionfare si consuma uno dei più radicali fallimenti della giustizia sostanziale che la nostra memoria custodisca. (...) Ed è qui che la simbologia della Pasqua cristiana introduce una frattura decisiva. Perché il racconto evangelico non si arresta alla condanna. Non consegna la vittima alla sua funzione pacificatrice. Non permette che il sacrificio si chiuda con l’ordine ristabilito e il potere riconfermato, come si sono chiusi tanti altri sacrifici nella storia. Introduce invece un dopo. E questo dopo non coincide con la semplice riabilitazione dell’innocente. Non c’è appello, non c’è revisione del giudizio, non c’è una sentenza correttiva emessa da un tribunale superiore. La resurrezione non aggiusta il meccanismo. Lo smentisce radicalmente.»
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Antonangelo Liori (Facebook, 5 aprile 2026): «Auguri cardinale, in nome della verità. Voglio fare oggi auguri speciali al cardinale Angelo Becciu. Per un motivo essenziale. Deve essere terribile per un uomo di chiesa mantenere intatta la propria fede dopo aver scoperto che quella istituzione alla quale lui si vocò era una tana di vipere. Mi metto nei suoi panni. Ragazzino figlio di povera gente di un paesino sardo entrare in seminario pieno di entusiasmo. E percorrere una strada radiosa nella sua fede, confortato dall'affetto di quanti lo conoscevano e stimavano. Poi finire in una trappola ordita da una sorta di consorteria da romanzo di Dan Brown. Conosco gli atti alla perfezione. Sì, qualcuno ha lucrato. E dagli atti sappiamo chi è stato. Non certamente monsignor Becciu. Sì, ci sono stati molti serpenti e traditori. Ma certamente non Angelo Becciu, vittima di congiure. Ci sono stati legami sporchi fra l'intelligence italiana e le consorterie vaticane. Ma il cardinal Becciu è di Pattada, ha un'idea semplice del bene e del male. E questo lo ha tradito. Papa Francesco - visto che non si parla male dei morti - fu, diciamo così, ingenuo: pensava più alle sentenze dei giornali che a quelle divine. Ma papa Leone sembra uomo di diverso stampo, di grande calibro e qualità. Non segue l'opinione pubblica ma la fede della sua chiesa. Auguri, cardinal Becciu: questa Pasqua faccia risorgere la verità.»
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QUALCUNO, prima o poi, dovrà spiegare come mai chi s'è comportato bene l'ha punito e chi s'è comportato male l'ha premiato (AP).