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Il processo in Vaticano (diciottesima parte)     

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«E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi» (Matteo 10,19-20).

> Si leggano anche le scorrettezze compiute dalla Giustizia vaticana.


  1. BulletClaudio Urciuoli e Tommaso Politi, Caso Becciu: la presunta truffa, il peculato, la sentenza. La vera storia del "Processo del Secolo", in «Il Riformista», 19 maggio 2025. «Per questo solo procedimento, Papa Francesco riconosce al Promotore di Giustizia la facoltà di “adottare direttamente”, in deroga alle vigenti disposizioni, qualunque tipo di provvedimento “anche di natura cautelare”. Sulla base di tale deroga il Promotore dispone l’arresto di due indagati, eseguendone poi effettivamente solo uno (Torzi). Il Papa inoltre autorizza il Promotore, solo per questa indagine, a disporre intercettazioni e utilizzare strumenti investigativi non previsti dal codice, ad individuare “le modalità più adeguate” per acquisire e utilizzare le prove raccolte, con termini “prorogabili a seconda delle esigenze istruttorie”. Oltre ai quattro Rescripta, all’alba del processo, il Santo Padre modifica ad hoc anche la legge sull’ordinamento giudiziario, consentendo che, per la prima volta nella storia, un cardinale, Angelo Becciu, venga giudicato da un Tribunale totalmente composto da laici. (...) Pur direttamente coinvolto in ogni fase dell’investimento, con pareri e atti autorizzativi a sua firma, il Promotore Vaticano decide di chiedere l’archiviazione del Capo Ufficio amministrativo della SDS, mons. Alberto Perlasca, che da indagato diventa così il “teste della Corona”. Perlasca punta il dito contro il suo superiore gerarchico card. Becciu e il suo sottoposto, il minutante Fabrizio Tirabassi, ma accusa anche, a vario titolo, il consulente esterno Crasso, il finanziere Mincione, il broker Torzi e i collaboratori di quest’ultimo. Proprio durante le udienze in cui viene ascoltato, si scopre però un retroscena inquietante, la cui portata attende ancora oggi di essere chiarita: le dichiarazioni del monsignore risultano infatti “ispirate” da Francesca Chaouqui, già stretta collaboratrice del Papa ai tempi di Cosea (la Commissione di riforma delle finanze vaticane), poi arrestata e condannata in Vaticano nell’inchiesta nota come Vatileaks 2. Durante le indagini, infatti, la Chaouqui rivela a Genoveffa Ciferri, amica di mons. Perlasca, informazioni particolareggiate sull’inchiesta in corso e veicola quelle che a suo dire sono richieste provenienti direttamente dagli organi inquirenti. Migliaia di messaggi resi noti dalla Ciferri e depositati in un ricorso all’ONU da Mincione; questi atti risultano ancora formalmente secretati in Vaticano dal Promotore ed aperto un nuovo fascicolo che ancora oggi, a tre anni di distanza, giace in indagini. Spunta di recente anche un audio che proverebbe i rapporti, aventi ad oggetto il processo, tra Chaouqui e il Commissario De Santis della Gendarmeria. (...) Palesemente scorretti o assolutamente in linea coi valori di mercato? Accusa, parti civili e difese si scontrano per tutto il dibattimento sui valori finanziari (c.d. NAV) attribuiti al fondo proprietario dell’immobile. Il Tribunale ritiene però che la truffa prospettata dall’accusa non sia configurabile per ragioni giuridiche, prima ancora che legate al metodo di calcolo. Una volta sottoscritto un fondo, infatti, per tutta la sua durata (lock up period) le decisioni sul denaro investito competono al solo gestore, mentre all’investitore resta una legittima aspettativa di guadagno. Non ha dunque senso presupporre un’induzione in errore dell’investitore da parte del gestore per compiere un atto che spetta a quest’ultimo e non al primo. Questa impostazione consente al Tribunale di non statuire sulla correttezza sostanziale delle valutazioni estimative, anche se riconosce che esse erano avvenute usando un parametro consentito (investment value), ancorché favorevole al gestore. Risulta in qualche modo sposata la tesi della difesa che quello della SDS non fosse, banalmente, l’acquisto pro quota di un palazzo, bensì di un progetto di sviluppo immobiliare. D’altro canto, la correttezza delle valutazioni applicate all’investimento è stata confermata da una recente sentenza dell’Alta Corte Inglese, adita da Mincione, ancorché la stessa Corte attribuisca al gestore un deficit informativo sui criteri utilizzati. (...) Il Tribunale confuta anzitutto la tesi del Promotore – di ottima resa mediatica – secondo cui la SDS avrebbe investito l’Obolo di San Pietro, cioè le donazioni caritatevoli al Santo Padre: le risorse rinvenivano infatti da un finanziamento bancario e oltretutto le riserve della SDS risultavano costituite in maniera stratificata nel tempo. Né tantomeno pone in dubbio il potere della SDS di disporre del patrimonio affidatole. Ma c’è un ma. Sussisterebbe infatti il peculato per “uso illecito” dei fondi, in quanto il can. 1284 del codice canonico (fonte del diritto vaticano) prescrive agli amministratori di beni ecclesiastici di “attendere alle loro funzioni con la diligenza di un buon padre di famiglia”: disposizione, questa, che il Tribunale ritiene di per sé ontologicamente ostativa ad investimenti speculativi come quello nei fondi Athena. Una soluzione giuridica piuttosto sorprendente, tenuto conto delle allegazioni delle difese, rivelatrici di una lunga “tradizione” vaticana di investimenti alternativi o in hedge fund, nonché delle dichiarazioni di ben due Segretari di Stato (Bertone e Parolin), rilasciate in anni diversi alle banche investitrici, attestanti la liceità di “qualunque utilizzo” del credito concesso.»

  2. BulletCataldo Intrieri, Vaticano, dove il "giusto processo" è impossibile. Quando il diritto si scontra con il potere assoluto, in «Il Riformista», 19 maggio 2025. «Il Vaticano è costituito da due entità distinte, ancorché rappresentate e governate da un’unica guida politica e spirituale: la Santa Sede, faro e rappresentanza della comunità cattolica mondiale, e lo Stato della Città del Vaticano, fazzoletto territoriale nato a seguito dell’accordo dei Patti lateranensi del 1929 per garantire, anche fisicamente, l’indipendenza effettiva della Chiesa, entrambe con proprie norme e codici. Il codice canonico racchiude il complesso di norme ispirate a princìpi religiosi che regolano l’amministrazione delle istituzioni ecclesiastiche e dei suoi rappresentanti, i codici ordinari costituiscono il corpo delle leggi civili e penali che si applicano all’interno del minuscolo Stato. Il Codice penale è un derivato dell’ultimo codice dello Stato liberale, varato dal guardasigilli Zanardelli nel 1890 ed ancora in vigore al tempo dei Patti lateranensi prima di essere sostituito da quello fascista, ed ha subìto continue modifiche ed aggiornamenti particolarmente intensificatisi nel pontificato di Papa Francesco. (...) Una legislazione “ad personam” applicata “in malam partem” solo agli imputati di un unico processo è difficilmente compatibile anche con i princìpi di uguaglianza del “diritto divino” invocati dal Promotore di giustizia e con la asserita incontestabilità dell’operato del Pontefice (Prima Sedes a nemine iudicatur) sì da autorizzare dubbi sulla sua effettiva efficacia anche presso la dottrina più accreditata, che si è spinta ad ipotizzare una sorta di vera e propria “inesistenza” degli atti. È legittimo che il giurista laico si chieda se possano convivere i meccanismi del giusto processo all’interno di un ordinamento che non contempli la divisione dei poteri ma sia organizzato sul modello di monarchia assoluta. (...) L’esperienza mostra i rischi legati a possibili se non inevitabili interferenze sugli esiti processuali delle finalità politiche dettate dal governo dell’istituzione (si pensi all’esigenza pur nobile di moralizzare e bonificare gli apparati amministrativi). E tuttavia sbaglierebbe chi volesse ridurre il confronto culturale ad un puro conflitto tra vecchio e nuovo, tra autoritarismo e liberalismo. “L’estrema ingiustizia non è legge”, diceva un secolo fa Gustav Radbruch, a sottolineare l’esigenza che diritto e morale convivano. Il punto è come. (...) Forse la risposta sta nell’invito di Cristo a separare gli strumenti di Cesare dalle finalità divine. L’art. 22 della convenzione lateranense stabilisce la facoltà della Santa Sede di delegare all’autorità giudiziaria italiana l’accertamento dei reati ancorché commessi nel suo territorio.»

  3. BulletLuigi Panella, I rescripta di Papa Francesco sottratti alla conoscenza degli imputati, quel potere incondizionato di modificare la legge, in «Il Riformista», 19 maggio 2025. «Tali Rescripta, non pubblicati negli Acta Apostolicae Sedis e inizialmente sottratti alla conoscenza degli imputati, hanno stabilito una procedura penale di eccezione solo per questa causa in deroga alle previsioni del codice di procedura penale vaticano. Le richieste del Promotore di Giustizia per l’ottenimento di tali Rescripta non risultano in atti. (...) A fronte delle reiterate eccezioni delle difese, il Tribunale vaticano ha sostenuto che attraverso i Rescripta la “Suprema Autorità, detentrice (anche) del potere legislativo, ha disposto direttamente la disciplina normativa da applicare” in questo particolare procedimento penale e che tali “leggi emanate dal titolare del potere legislativo nello Stato” sarebbero insindacabili da chiunque in forza del principio canonistico “Prima Sedes a nemine iudicatur”. Come evidenziato anche dalla dottrina, è stata recepita e teorizzata dal Tribunale una concezione assolutista del potere sovrano che non trova più alcun riscontro negli ordinamenti giuridici moderni e contemporanei rispettosi dei diritti umani. Tale concezione annulla ogni divisione o separazione dei poteri e priva i giudici di ogni indipendenza rispetto al soggetto sovrano, la cui volontà, comunque manifestata, è legge. È stato pertanto riconosciuto alla “Suprema Autorità” il potere incondizionato di modificare ad libitum, in segreto e con riferimento alla singola causa, la disciplina legislativa a scapito dei diritti degli imputati, annullando le garanzie stabilite dalla legge persino in materia di tutela della libertà personale e della libertà di comunicazione, con sottrazione del processo all’applicazione delle norme del codice di procedura penale vaticano, in cui l’art. 350 bis prevede che “ogni imputato ha diritto ad un giudizio da svolgersi secondo le norme del presente codice”. Ciò risulta in grave contrasto con i più elementari princìpi dello stato di diritto e del giusto processo, parte integrante dello ius divinum secondo il Magistero dei Sommi Pontefici.»

  4. BulletNico Spuntoni, Tra le righe di Leone XIV la svolta sul diritto vaticano, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 26 maggio 2025. «Come ha detto l'ex radicale Giuseppe Rippa, si è verificata  una «italianizzazione della struttura giudiziaria vaticana» che ha partorito il pasticcio del processo al cardinale Angelo Becciu e che tra le sue implicazioni ha avuto anche un crescente ruolo della componente mediatica. (...) nella mente di Leone XIV sono ancora fresche le lamentele fatte dai cardinali durante le congregazioni generali ed in particolare gli strascichi poco edificanti del caso Becciu. I cardinali stranieri che poco sapevano della vicenda, arrivati a Roma con qualche pregiudizio, sono infine rimasti scandalizzati dalla modalità con cui il loro confratello sardo è stato «liquidato». Non ci sono logiche di appartenenza dietro a quest'insofferenza se si pensa che uno dei più indignati per il trattamento riservato a Becciu è stato un giovane cardinale ultra-bergogliano, autore dell'intervento più progressista durante il pre-conclave. Che la questione non sia stata irrilevante lo si è visto anche dal responso della Sistina.» Quando una magistratura marcia incontra una macchina della comunicazione vaticana altrettanto marcia... Anche in francese.

  5. BulletFelice Manti, La misericordia di Leone XIV sull'escluso Becciu, in «Il Giornale», 27 maggio 2025. MISERICORDIA? A NOI BASTEREBBERO VERITÀ E GIUSTIZIA. «Per quella condanna da cui si proclama innocente, vittima di una macchinazione che trova ogni giorno più conferme, Becciu si era auto escluso da un Conclave al quale aveva più che diritto a partecipare. Lo aveva fatto ufficialmente in ossequio alla volontà di Papa Francesco, espressa in due lettere successive alla cacciata di Becciu dala Curia del 2020 ed esibite fuori dal Conclave a pochi intimi dal Segretario di Stato Pietro Parolin, sulla cui autenticità aveva espresso qualche dubbio persino il cardinale Giuseppe Versaldi, prefetto emerito della Congregazione per l’educazione cattolica ed ex presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, uno dei tanti favorevoli alla sua partecipazione al Conclave («finché non c’è la sentenza definitiva uno è innocente»), anche lui convinto come tanti in Vaticano che dietro la condanna per peculato senza pecunia - lo dice la sentenza, Becciu non ha intascato una lira per sé - ci sia stato un complotto. Lo dicono le chat via whatsapp desecretate e senza omissis pubblicate nelle scorse settimane dal Domani (e intercettate anche dal Giornale) tra il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi (pm del processo all’ex sostituto), la lobbista Francesca Immacolata Chaouqui voluta da Francesco nella Commissione per la trasparenza finanziaria Cosea nel 2013 e condannata nel 2017 a 10 mesi per rivelazione di notizie riservate nel processo Vatileaks II e infine Genevieve Ciferri, sodale e amica del supertestimone Alberto Perlasca, diventato in una notte da collaboratore a spietato accusatore. Sarebbero loro ad aver imbeccato Perlasca. Sono le conversazioni acquisite dal relatore speciale dell’Onu Margaret Satterhwaite, a capo dell’ufficio che vaglia l’indipendenza dei giudici all’interno dei processi, su denuncia dei legali del finanziere italo-inglese Raffaele Mincione, anch’egli condannato dal Vaticano (ingiustamente, dicono i giudici inglesi a cui si è rivolto) per la presunta speculazione finita male dietro la compravendita del palazzo di Sloane Square a Londra. In quelle conversazioni si parla di un memoriale che sarebbe stato preparato a tavolino da Diddi e da due persone estranee al processo per incastrare Becciu e salvare altri, non solo Perlasca. Chi ha seguito il processo ha capito subito che quella non era farina del sacco dell’ex braccio destro dell’alto prelato sardo, più volte «stanato» dalle domande dei legali di Becciu Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo. All’inizio delle indagini era stato interrogato per 11 ore dal Promotore di giustizia, gli erano stati sequestrati i conti presso Ior e banche italiane, era stato sollevato dal suo incarico di Promotore aggiunto presso la Segnatura, allontanato da Santa Marta, con cittadinanza e stipendio revocati. Una volta consegnato Becciu ai giudici con questo dossier, Perlasca è finito assolto da tutte le accuse e riabilitato in Vaticano con un incarico di prestigio e i conti dissequestrati, a differenza dell’ex prefetto della Congregazione delle cause dei Santi Becciu. Amen. Di «criticità macroscopiche nella gestione del processo» ce ne sono decine, come il peso dei quattro «rescripta» pontifici che hanno modificato la legge a processo in corso, come ha più volte ribadito Geraldina Boni, ordinaria di Diritto ecclesiastico all’Alma Mater di Bologna, già autrice di un parere pro veritate che ha messo in luce la deriva giustizialista di questo processo, piene di «zone d’ombra» e di «bizzarre asserzioni, frutto di incompetenza canonica» da parte dei magistrati del Papa. Altro che «giusto processo», secondo la studiosa ci sarebbe stata persino un’interferenza dei giudici con «il diritto divino naturale», con «rischi concreti per lo Stato pontificio stesso» e senza che la condanna avesse compromesso il diritto di Becciu a partecipare al Conclave. Come ha scritto il Giornale c’è un’indagine su queste e su altre conversazioni «perse», omissate e mai acquisite a processo, vedi gli 8 messaggi su 126 di una particolare chat resi estensibili alle parti dal tribunale vaticano presieduto all’epoca da Giuseppe Pignatone, diventato cittadino di Sua Santità assieme allo stesso Diddi, qualche giorno prima della sentenza di condanna di Becciu, grazie a un motu proprio del Papa scoperto in anticipo dal «Giornale», che ha permesso loro di cumulare anche stipendio e pensione vaticana con gli emolumenti italiani. Ci sarebbe anche un filone sulla possibile subornazione del testimone e su diverse potenziali false testimonianze. «Se viene fuori che eravamo tutti d’accordo è la fine», «il processo a Becciu è nullo», si dicono le due donne. L’indagine verrà riaperta? Non lo sappiamo. Ma dalla conversazione tra Leone XIV e Becciu potrebbe venire fuori un’altra verità sul sedicente «processo del secolo» che ha inchiodato Becciu a una sentenza di colpevolezza che ha ormai perso ogni credibilità.»

  6. BulletFrancesco Peloso, Speranza Becciu: il papa vuole studiare le carte del processo, in «Domani», 27 maggio 2025. «... il pontefice ha quindi manifestato in tal modo una volontà chiara di ascoltare le ragioni di Becciu. Anche perché vuole scongiurare l’idea, diffusasi nell’opinione pubblica, che il Vaticano sia il luogo dove vengono violati i diritti della difesa. Per questo si prenderà il tempo che serve per studiarsi con cura le carte processuali.» MI PARE CHE LEONE XIV SIA UNO CHE, PRIMA DI DECIDERE, VUOLE CAPIRE BENE. E QUESTO È MOLTO POSITIVO.

  7. BulletS.I., Il cardinale Becciu ricevuto da Leone XIV. Un incontro che testimonia come il nuovo Papa non intenda farsi condizionare da calunnie e complotti contro il porporato, in «Faro di Roma», 27 maggio 2025. «L’udienza rappresenta certamente un segnale di particolare rilevanza, considerando la travagliata vicenda giudiziaria e mediatica che ha coinvolto il porporato sardo, che ha subito una pesante condanna dal Tribunale Vaticano pur non avendo commesso alcun reato ed essendo invece stata provata la sua innocenza da ultimo anche da intercettazioni telefoniche che hanno individuato un complotto ai suoi danni. Nessuna comunicazione ufficiale è stata diffusa sul contenuto del colloquio di oggi, ma alcune fonti parlano di una volontà del Papa di “ascolto e prossimità” nei confronti del cardinale Becciu, ed è evidente che Leone XIV non intende farsi condizionare dalla campagna mediatica contro il porporato sardo che a causa di questa, pur non essendovi tenuto, ha rinunciato a partecipare al Conclave con un gesto di grande umiltà e amore alla Chiesa cui il nuovo Papa è sembrato voler rispondere oggi con un gesto di apertura che, al di là dei risvolti giuridici, appare carico di significato umano ed ecclesiale.» Anche in portoghese. E in spagnolo.

  8. BulletGiuliano Foschini e Iacopo Scaramuzzi, Becciu dal Papa: "È andata bene" la speranza di un nuovo processo, in «La Repubblica», 28 maggio 2025. Si sveglia perfino il Gruppo Gedi (complice del brutale complotto che ha messo in croce un innocente)? Le calunnie fanno molto rumore, ma la verità resta in piedi fino alla fine.

  9. BulletFranca Giansoldati, Il caso Becciu è sul tavolo di Leone XIV, a settembre l'appello ma stavolta il diritto canonico sarà rispettato, in «Il Messaggero», 28 maggio 2025. «In aula in diversi intervennero per far notare che negli ultimi anni in Vaticano si era assistito ad una «fase giustizialista» (usarono proprio questa parola) e che il diritto canonico era stato sovente messo in un cantuccio. Davanti ai documenti papali fino a quel momento segreti (quello siglato a marzo e un secondo datato 2023) tirati fuori dal cardinale Pietro Parolin, Becciu prese atto della volontà papale a non partecipare all'elezione. In quel frangente l'atmosfera era piuttosto tesa e per non spaccare ulteriormente l'assemblea scelse di fare un passo indietro rispettando i voleri di Francesco. Condannato l'anno scorso per peculato e truffa in un processo che attende ancora il giudizio di secondo grado (previsto per settembre), Becciu non ha mai smesso di professare in ogni sede la sua innocenza, ribadendo la sua estraneità da ogni coinvolgimento nello scandalo della disastrosa vendita delle quote del Palazzo di Sloane Avenue, avvenuti quanto lui ormai non era già più Sostituto ma era al Dicastero dei Santi. In una recente intervista al Messaggero il cardinale Giuseppe Versaldi, uno dei diversi porporati che durante il conclave difese il diritto di Becciu a partecipare al voto nella Sistina dicendo che non era stato l'unico ad aver preso la parola per affrontare la grande questione del «diritto naturale della difesa», una chiara allusione al giusto processo e alla mole di messaggi whatsapp che furono «occultati alle difese». Questione non da poco perchè in quella corposa documentazione – pubblicata integralmente dal Domani – si delineano i contorni di una specie di congiura in piena regola ordita per incastrare il cardinale sardo (cosa che Becciu ha sempre evocato: «contro di me ordito un complotto»). (...) Probabilmente l'aspetto più significativo di questa nuova fase della Chiesa riguarda la presenza di un Papa esperto di diritto canonico, con alle spalle una robusta esperienza accademia e gestionale all'interno dell'ordine agostiniano, avendo diretto per ben 12 anni questo ordine religioso. Un cardinale elettore, dietro anonimato, ieri suggeriva al Messaggero che la rigorosa formazione accademica di Leone XIV terrà ben distinto il suo ruolo di legislatore supremo da quello di giudice supremo, lasciando sempre la parola agli organi competenti ma con una attenzione particolare all'applicazione rigorosa e piena del diritto canonico.» STAVOLTA SARÀ UN GIUSTO PROCESSO? Anche in tedesco.

  10. BulletVik van Brantegem, Si riaccende la speranza di un giusto processo per il Cardinal Becciu, in «Korazym», 28 maggio 2025.

  11. BulletPietro Santoro, Church pocket/64: la Chiesa noiosa di papa Leone XIV; il caso Becciu, in «Merateonline», 30 maggio 2025. «Il caso Becciu rischia di diventare per Prevost una patata bollente dello stesso calibro di quello di Rupnik (...): da un lato un cardinale perseguitato, dall'altro un abusatore protetto oltre ogni limite.» NO AL GIUSTIZIALISMO POPULISTA!

  12. BulletJohn L. Allen Jr., The deep structural reform awaiting Leo XIV beneath the Becciu soap opera, in «Crux», 1° giugno 2025. SE IL PAPA PREDICA BENE E RAZZOLA MALE IN FATTO DI GIUSTIZIA... «Nel frattempo, l'equità del processo legale contro Becciu è stata oggetto di profonda controversia, anche durante le discussioni tra i cardinali che hanno portato al recente conclave. Molti hanno espresso l'opinione, che ha anche un ampio seguito nei media italiani e tra i principali giuristi italiani, secondo cui Becciu è stato vittima di un processo ingiusto. Diversi cardinali hanno persino simpatizzato con la sua iniziale insistenza sul fatto che avrebbe dovuto essere in grado di partecipare alle elezioni per scegliere il successore di Francesco. (…) Per la scienza: è possibile che qualsiasi azione penale o civile possa soddisfare le aspettative contemporanee di equità e giusto processo in un sistema in cui non vi è separazione dei poteri e in cui il capo dell'esecutivo è anche l'autorità legislativa e giudiziaria suprema? Formulata in questo modo, la domanda si risponde quasi da sola. Il problema, quindi, è che se Leone vuole evitare casi futuri simili a quelli di Becciu, quale riforma del sistema giuridico sarebbe necessaria per isolarlo dalle accuse di ciò che gli italiani chiamano giustizialismo, ovvero l'imposizione della giustizia draconiana da parte del potere esecutivo senza garanzie di giusto processo? Si presentano due ampie possibilità. In primo luogo, Leone XIV potrebbe finalmente completare gli affari incompiuti del 1870 e disinvestire il papato da tutte le rimanenti rivendicazioni sul suo status vestigiale di monarchia temporale creando una magistratura veramente indipendente per lo Stato della Città del Vaticano. Per essere chiari, non stiamo parlando di limitare il potere del papa sulla fede e sulla morale, che rimarrebbe assoluto. Invece, il suggerimento è che il suo potere temporale sarebbe volontariamente limitato quando si tratta di amministrazione della giustizia civile e penale sul territorio vaticano, compreso proprio il tipo di presunti crimini finanziari per i quali Becciu è stato condannato. (…) Una tale abnegazione non porrebbe alcuna crisi dottrinale. Nemmeno la concezione più radicale dell'infallibilità papale ha mai sostenuto che i papi sono preservati dall'errore quando si tratta di bilancio, per esempio, o del diritto del lavoro. Supponiamo, tuttavia, che un tale passo sia visto come un ponte troppo lontano in termini di ricostruzione del papato moderno. C'è un'altra alternativa che potrebbe rafforzare la fiducia nel giusto processo quando i funzionari del Vaticano sono accusati di crimini? Come succede, sì. Papa Leone potrebbe finalmente avvalersi di una disposizione contenuta nell'articolo 22 dei Patti Lateransi del 1929, che regolavano le relazioni tra il Vaticano e il governo di un'Italia unificata in seguito al crollo dello Stato Pontificio. Quell'articolo recita: “Su richiesta della Santa Sede, e per delega che può essere data dalla stessa in singoli casi o su base permanente, l'Italia provvederà all'interno del suo territorio per la punizione dei crimini commessi nella Città del Vaticano ...” In altre parole, il Vaticano potrebbe effettivamente affidare la responsabilità di conduzioni penali al sistema giudiziario italiano e lavarsi le mani dell'intera faccenda. Di conseguenza, almeno, nessuno potrebbe accusare un papa o i suoi pubblici ministeri nominati di mettere i pollici sulla bilancia della giustizia al fine di produrre risultati predeterminati. Certo, dato lo stato irregolare della giustizia penale italiana, alcuni potrebbero chiedersi se sia davvero una soluzione desiderabile. Nessun sistema, tuttavia, è perfetto, e almeno questo non esporrebbe il pontefice alle accuse di predicare una cosa quando si tratta di un giusto processo e dell'imparzialità della magistratura ma di praticarne un'altra.» (trad. autimatica) PS: bisogna tuttavia tenere presente che i magistrati vaticani Diddi (che risulta in combutta con Chaouqui e co.) e Pignatone (giudice indagato per favoreggiamento alla mafia)... sono magistrati in realtà italiani. Bah! Anche in italiano. E in portoghese.

  13. BulletIgnazio Ingrao, Il Tribunale vaticano apre un indagine su Francesca Immacolata Chaouqui per “falsa testimoninza, traffico di influenze  e subornazione di testimone, in «Tg1», 4 giugno 2025. DOPO QUASI CINQUE ANNI DI PERSECUZIONI DI UN INNOCENTE, FINALMENTE CI AVVICINIAMO ALLA VERITÀ. ERA OVVIO! MA ERA OVVIO GIÀ DA QUASI CINQUE ANNI! ORA SI SVEGLIA LA "GIUSTIZIA" VATICANA? IL PARADOSSO – ANCHE QUESTO GIÀ CHIARISSIMO DA QUASI CINQUE ANNI – È CHE IL PROMOTORE DI GIUSTIZIA DIDDI A QUESTO PUNTO DOVREBBE INDAGARE... SU SE STESSO E SUL COMMISSARRIO DELLA GENDARMERIA VATICANA! SUL PERVERSO IMBROGLIO CHE HA MESSO IN TRAPPOLA PERFINO PAPA FRANCESCO SI LEGGA IL PUZZLE! «È scandaloso un promotore di Giustizia che indaga solo dopo il clamore mediatico su cose che lui ben conosceva e che ha tenute nascoste» (Solarino Antonino).

  14. BulletCaso Becciu, Tribunale Vaticano apre fascicolo contro Chaouqui, in «Il Tempo», 4 giugno 2025.

  15. BulletIl tribunale Vaticano apre un fascicolo sul caso Becciu contro Francesca Chaouqui, in «La Repubblica», 4 giugno 2025.

  16. BulletVaticano, Tg1: aperto fascicolo su caso Becciu contro Chaouqui, in «ADNkronos», 4 giugno 2025.

  17. BulletSara Gatti, Nuovo sviluppo nel processo per l'acquisto dell'immobile a Londra con fondi vaticani: coinvolta Chaouqui, in «Gaeta.it», 4 maggio 2025.

  18. BulletCaso Becciu. il Vaticano apre un fascicolo nei confronti di Francesca Chaouqui, in «Lettera 43», 4 giugno 2025.

  19. BulletFelice Manti, Processo a Becciu, indagata la Chaouqui, in «Il Giornale», 4 giugno 2025. «Bugie a processo e teste subornato contro il prelato costretto a rinunciare al Conclave»

  20. BulletPiero Bonito Oliva, Scandalo Vaticano, Francesca Chaouqui indagata: "Ha cercato di influenzare il testimone chiave contro Becciu", in «Dire», 4 giugno 2025. «Secondo quanto appreso dal Tg1, la prima imputazione riguarda l’accusa di aver ricevuto denaro da un’altra testimone del processo, allo scopo di influenzare e condizionare monsignor Alberto Perlasca, considerato il principale accusatore di Becciu. Il secondo capo d’imputazione contesta a Chaouqui una falsa testimonianza resa durante il dibattimento, mentre il terzo, di subornazione, le attribuisce il tentativo di indurre un altro testimone a rilasciare dichiarazioni mendaci

  21. BulletCaso Becciu: indagata Francesca Immacolata Chaouqui, in «La Nuova Sardegna», 4 giugno 2025.

  22. BulletCaso Becciu, aperto un fascicolo su Francesca Chaouqui: «Pagata per influenzare Perlasca», in «L'Unione Sarda», 4 giugno 2025.

  23. BulletFelice Manti, Processo Becciu, Chaouqui indagata. "Influenzava il super testimone", in «Il Giornale», 5 giugno 2025. «Da queste conversazioni, agli atti di un processo all'Onu intentato dal finanziere inglese Raffaele Mincione (che ha già ottenuto 1,5 milioni di risarcimento dalla Santa Sede per la sua condanna al processo, come deciso da un tribunale inglese) emergerebbe una macchinazione ai danni di Becciu - da sempre denunciata dai legali Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo - per estrometterlo dai suoi uffici e inimicargli i rapporti con Francesco, a cui Becciu è rimasto comunque fedele, tanto che Francesco avrebbe deciso di mettere per iscritto la sua volontà di estrometterlo dal collegio cardinalizio in due lettere firmate «F», esibite da Pietro Parolin appena prima del Conclave ma su cui più di un alto prelato avrebbe espresso perplessità.»

  24. BulletD.R.S., Chaouqui. La donna che tradì Bergoglio torna alla ribalta: e ora è indagata, in «Silere non possum», 4 giugno 2025. L'ECATOMBE DELLA GIUSTIZIA VATICANA «Il 22 dicembre 2016, la condanna definitiva per Choauqui, alla quale non fecero neppure appello dato il fatto che era una decisione motivata perfettamente, anzi, fin troppo clemente. Da allora, Chaouqui ha chiesto ripetutamente la grazia, sempre negata da Francesco. Tuttavia, questa donna non si è mai arresa e ha sempre millantato conoscenze e contatti. Basti ricordare i suoi rapporti con Stefano De Santis, Commissario della Gendarmeria Vaticana, con il quale strinse contatti da quando fu incarcerata. Negli ultimi mesi sono emersi messaggi e audio compromettenti, intercorsi tra Chaouqui, De Santis e Genevieve Ciferri, che quest’ultima ha poi inviato ad Alessandro Diddi. Dai messaggi emerge un quadro inquietante: Chaouqui anticipava le mosse del Promotore di Giustizia e sapeva in anteprima gli sviluppi processuali, in particolare quelli legati al processo contro il cardinale Angelo Becciu. Un processo in cui Becciu è stato attaccato, anche da Alessandro Diddi, senza alcun rispetto per la sua dignità episcopale. A diffondere, per prima, la notizia dell’indagine su Chaouqui è stata Maria Antonietta Calabrò, definita da più parti come la “portavoce di Alessandro Diddi”. Giornalista da tempo impegnata in una sistematica campagna mediatica contro il cardinale Becciu, Calabrò è nota per aver promosso incessantemente un libro che altro non è se non un copia e incolla di quanto le è stato riferito direttamente da Diddi. La sua posizione è smaccatamente schierata a favore del Promotore di Giustizia, un dettaglio che mina ulteriormente la già flebile credibilità del personaggio. Come se non bastasse, Diddi ha partecipato alla presentazione del libro di Calabrò, uno degli imputati che Diddi ha processato. Una scena indegna persino della magistratura italiana, oggi spesso criticata per l’eccessiva esposizione mediatica. Proprio durante quella presentazione, alcuni giornalisti andarono a fare delle domande al Promotore di Giustizia, il quale affermò alcune cose false smentite anche dai fatti. Diddi, il quale non ha mai ottenuto competenze in diritto canonico o in quello vaticano, ha sempre agito con fare spavaldo e da sbruffone. Sia in aula nel processo Becciu, sia in altri procedimenti facendo interrogatori a dipendenti che venivano illegalmente arrestati. Nel suo curriculum non esiste alcuna traccia di formazione specifica negli ambiti richiesti per poter esercitare nello Stato della Città del Vaticano. Eppure guida l’Ufficio che dovrebbe rappresentare l’equilibrio e la giustizia dello Stato del Papa. Durante il processo Sloane Avenue, quando vennero portate alla luce le chat tra Chaouqui e De Santis, Diddi omissò i messaggi, impedendo alle difese di leggerli, in un abuso di potere gravissimo. Dichiarò di aver aperto un fascicolo sulla vicenda, ma oggi — a distanza di tempo — si scopre che l’indagine su Chaouqui è partita solo ora, segno che anche su questo punto aveva mentito. La domanda allora sorge spontanea: chi indaga su tutto questo? Diddi stesso? Lo stesso Diddi coinvolto nei fatti? È una situazione paradossale, da Corea del Nord, dove colui che dovrebbe essere imparziale addirittura è parte del problema. È urgente che Alessandro Diddi si dimetta immediatamente e che l’indagine venga affidata a terze parti imparziali, in grado di accertare le responsabilità penali e disciplinari che verosimilmente toccano anche lui. Una cosa è certa: un’indagine condotta da Alessandro Diddid non può avere alcuna credibilità. Si tratta di un avvocato romano che risulta indagato dalla procura per aver abbandonato un’aula di tribunale in Calabria mentre era difensore di alcuni imputati. Ora, con questa mossa mediatica, pare voler fare colpo su Papa Leone XIV, il quale è chiamato a decidere sul suo futuro e su quello di Stefano De Santis, ormai sparito dall’entourage pontificio — non guida più neppure l’auto del Papa. Il vento è cambiato. E qualcuno ha paura di perdere il proprio posto.» È davvero una farsa da scompisciarsi che a dare la notizia sia la "portavoce" di Diddi, protagonista del "giornalismo" più vergognoso prodotto dal consorzio umano.

  25. BulletGianmarco Aimi, Francesca Immacolata Chaouqui, la donna che sussurrava ai potenti tra Vaticano e showbiz. Ma la "Papessa", tra Becciu, Emanuela Orlandi, Papa Francesca, Fedez e Morgan, è lobbista, spin doctor o "agente del caos"?, in «Mow», 5 giugno 2025.

  26. BulletNico Spuntoni, Caso del palazzo di Londra. Il Vaticano indaga su Chaouqui, in «Il Tempo», 5 giugno 2025. «Al termine dell'udienza dle 30 novembre 2022 con il deposito delle chat di Ciferri che tiravano in ballo Chaouqui, il promotore di giustizia vaticano aveva annunciato l'apertura di un fascicolo parallelo. Per quasi tre anni non ci sono state notizie di evoluzioni su quel filone. Ieri la notizia di un fascicolo su Chaouqui che ha al centro proprio il suo rapporto con Ciferri e il suo presunto ruolo nel convincere Perlasca a testimoniare contro Becciu.»

  27. BulletCardinale Becciu, si riapre il caso con nuove accuse a Chaouqui, in «Sassarioggi», 5 giugno 2025.

  28. BulletChaouqui indagata, la difesa di Becciu: «La verità viene a galla, macchinazione contro il cardinale», in «L'Unione Sarda», 5 giugno 2025. «Uno sconcertante piano di inquinamento che ha condizionato l’indagine e il processo»

  29. BulletCaso Becciu, i legali: "La verità inizia a venire a galla, si faccia piena luce", in «Il Tempo», 5 giugno 2025. «L’indagine sembra confermare quanto in parte emerso durante il processo. Già all’alba dell’inchiesta si parlò di macchinazioni in danno del Cardinale Becciu per costruire accuse infondate ai suoi danni, ma si registrava un clima da gogna mediatica che non consentiva alcun tipo di difesa. Poi la verità ha cominciato a farsi largo nel corso del processo evidenziando uno sconcertante piano di inquinamento che ha condizionato l’indagine prima e il processo poi.» «L’innocenza del Cardinale Becciu è pienamente supportata dalle prove raccolte nel processo, peraltro confermate dagli inquietanti documenti pubblicati di recente da alcuni organi di informazione. Ci auguriamo che si ricostruisca approfonditamente la verità e che si faccia piena luce su tutte le condotte di cui il Cardinale è stato vittima. Senza dimenticare che oggi, finanche la sentenza di primo grado – che abbiamo già provveduto ad impugnare – ha certificato che il Cardinale Becciu non si è appropriato “neanche di un centesimo”»

  30. BulletIvo Pincara, Chaouqui indagata in Vaticano. Legali del Cardinal Becciu: la verità viene a galla. Uno sconcertante piano di inquinamento dell'indagine e del processo, in «Korazym», 5 giugno 2025.

  31. BulletFranca Giansoldati, Il tribunale Vaticano apre un fascicolo contro Francesca Chaouqui per il caso Becciu, in «Il Messaggero», 5 giugno 2025. «La “Papessa” è finita di nuovo nei guai in Vaticano: il tribunale di Papa Leone XIV ha aperto un fascicolo sul ruolo avuto dalla pr Francesca Immacolata Chaouqui in quello che ormai sembra essere una specie di complotto ai danni del cardinale Angelo Becciu. La vicenda assai ingarbugliata e ricca di passaggi a dir poco inquietanti, è affiorata in tutta la sua evidenza a seguito della morte di Papa Francesco, quando durante la sede vacante sono stati pubblicati gli ormai famosi oltre cento messaggi Whatsapp che quando era in corso il processo per il palazzo di Londra il promotore di Giustizia vaticano, Alessandro Diddi, decise di secretare e non mostrare nemmeno alle difese degli imputati, impedendo loro di difendersi compiutamente, a dispetto delle vive proteste degli avvocati che denunciarono reiteratamente scarse garanzie per un giusto processo. Tutto ha inizio il primo settembre 2020 quando la pr Chaouqui – già consulente dell'organismo vaticano Cosea, e già condannata al processo Vatileaks2 per divulgazione di documenti riservati benché Papa Bergoglio le sospese poi la pena - anticipava alla signora Genoveffa Ciferri tutto quello che poi, puntualmente, si sarebbe verificato nei mesi a seguire. E  cioè la caduta in disgrazia dell'allora potentissimo cardinale Becciu, la sua punizione papale che arrivò a togliergli i diritti del cardinalato, fino alla formale condanna e al maxi processo dal quale Becciu sarebbe poi stato condannato. Come faceva a sapere tutto questo Chaouqui? (...) Raffaele Mincione (uno dei dieci imputati e condannati in primo grado per il Palazzo di Londra) depositava all'Onu tutte le chat del 2020, di cui fino a quel momento era in possesso la signora Ciferri, conservate presso un notaio di Rieti. Chat che se lette in sequenza sollevano parecchi dubbi sulla deposizione di monsignor Perlasca che servì come base per l'intero impianto accusatorio dell'intero processo (per il Palazzo di Londra). Ulteriori chat, anch'esse secretate dai magistrati del Papa, sono state pubblicate dal Domani e dalla trasmissione Le Iene. Ed è in base a questo flusso incredibile di comunicazioni che appare assai lacunosa  la deposizione di monsignor Perlasca: il monsignore, ex capo ufficio finanziario nella Segreteria di Stato avrebbe prodotto un memoriale anche in base ai suggerimenti che Chaouqui affidava a Ciferri e che quest'ultima, a sua volta, travasava all'amico Perlasca per dare ai magistrati ciò che gli veniva consigliato. (...) Chaouqui, stretta collaboratrice di Papa Bergoglio e già condannata a 10 mesi per lo scandalo Vatileaks adesso è indagata in Vaticano per traffico di influenze (per aver ricevuto del denaro da Genevieve Ciferri per subornare il principale accusatore di Becciu, monsignor Alberto Perlasca). Inoltre, stando a quanto ha confermato il TG1, è anche accusata di falsa testimonianza resa in tribunale, durante il processo per il Palazzo di Londra. Chaouqui era stata chiamata a testimoniare circa i suoi presunti rapporti con Ciferri, con il gendarme Stefano De Santis, con lo stesso magistrato Diddi. Nel frattempo la trasmissione le Iene ha pure pubblicato un audio in cui si sente una conversazione tra Chaouqui e il gendarme De Santis in cui è quest'ultimo a suggerire cosa far dire a Perlasca.  La decisione del Promotore di Giustizia vaticano, Diddi di aprire un fascicolo sui reati commessi da Chaouqui per inquinare il processo contro il cardinale Becciu e gli altri imputati, secondo l'avvocato Cataldi Intrieri, difensore di Tirabassi, sarebbe « tardiva e giunge a distanza di ben tre anni da quando monsignor Perlasca, il testimone indotto a dire il falso, li aveva già denunciati alle autorità giudiziarie vaticane che erano rimaste inerti sino ad oggi. Il Promotore dimenticava peraltro di procedere contro altri soggetti che all’interno degli uffici inquirenti avevano prestato ascolto alla signora Chaouqui, come risulta dalle registrazioni pubblicate dal Domani. Nutriamo molti dubbi sugli effetti di questo tardivo risveglio per l’evidente conflitto di interessi dell’ufficio del Promotore di giustizia che è parte in causa». A suo parere di questa vicenda se ne dovrebbe occupare anche la Procura di Roma «perché altre condotte illecite ascrivibili alla signora Chaouqui ed ai suoi complici sono state compiute in Italia ed in tal senso prenderemo le opportune iniziative». Chiara allusione ad una registrazione tra Becciu e monsignor Perlasca, avvenuta alla pizzeria Lo Scarpone, al Gianicolo presumibilmente organizzata dalla Gendarmeria vaticana.» Anche in tedesco. E in inglese. E in francese.

  32. BulletIl pm vaticano sta indagando la Chaouqui per il ruolo di burattinaio che ha avuto nel processo a Becciu, in «Faro di Roma», 5 giugno 2025.

  33. BulletStefano Feltri, La scomunica / Presunzione di innocenza (8), om «La scomunica», 5 giugno 2025. GARANTISTI CON I COLPEVOLI E GIUSTIZIALISTI CON GLI INNOCENTI? Perché il diritto umano alla presunzione d'innocenza, nel caso del card. Becciu, è stato sacrificato sull'"altare dell'ipocrisia"? E perché papa francesco si scaglia contro il chiacchiericcio e poi gli dà credito e lo alimenta in maniera smisurata?

  34. BulletIvo Pincara, La Scomunica – Episodio 8. La presunzione di innocenza che non è per tutti, in «Korazym», 6 giugno 2025.

  35. BulletEnrica Riera, Caso Becciu e chat. I Vaticano si "copre" indagando Chaouqui, in «Domani», 6 giugno 2026. PERCHÉ SOLO LEI? «Aperto un fascicolo contro la lobbista. Esclusi gli inquirenti che, in base ad audio e messaggi, avrebbero aiutato la “papessa” a inchiodare il porporato sardo. «Se viene fuori che eravamo tutti d’accordo è la fine». Così Francesca Immacolata Chaouqui si rivolgeva, su WhatsApp, a Genoveffa Ciferri. La lobbista, condannata nel processo Vatileaks II, commentava con la sodale di monsignor Alberto Perlasca le trame che, stando alle chat svelate da Domani nei mesi scorsi e depositate all’Onu dal finanziere Raffaele Mincione, avrebbero portato alla condanna in primo grado del cardinale Angelo Becciu per peculato e truffa. Nella pratica la “papessa” sarebbe stata fondamentale per inchiodare il porporato, imbeccando, tramite Ciferri e l’uso di informazioni che solo promotori di giustizia e gendarmeria vaticana potevano conoscere, il grande accusatore dell’ex braccio destro di papa Francesco. Una sola indagata, dunque, è finita sotto la lente del tribunale vaticano a causa di una vicenda che, in realtà, in base alle ricostruzioni di questo giornale, non avrebbe coinvolto esclusivamente la lobbista originaria della Calabria, ma pure i pubblici ministeri del pontefice, tra cui Alessandro Diddi che, a processo ancora aperto, ha ricevuto da Ciferri chat compromettenti di Chaouqui. Invece di renderle pubbliche e depositarle, il pm del papa ha aperto un fascicolo ad hoc, omissando quasi integralmente tutti i messaggi. Scelta che, secondo gli avvocati delle difese, è stata fatta per non inficiare l’andamento del processo. Non solo, non è chiaro se il Vaticano abbia fatto qualcosa nei confronti del capo della gendarmeria Stefano De Santis, di cui Domani ha pubblicato un audio del 2020. Audio in cui il commissario istruiva Chaouqui in merito a quanto Perlasca avrebbe dovuto scrivere all’interno dell’ormai famoso memoriale dell’estate di cinque anni fa. Quello contenente, cioè, le prime e gravi accuse nei confronti del cardinale a cui Francesco, subito dopo, ha tolto ogni diritto connesso al cardinalato. «La decisione del promotore di giustizia di aprire un fascicolo sui reati commessi dalla signora Chaouqui per inquinare il processo contro il cardinale Becciu e gli altri imputati è tardiva e giunge a distanza di ben tre anni», commenta l’avvocato Cataldo Intrieri, che difende Fabrizio Tirabassi, tra i coinvolti nel processo contro Becciu. Il legale continua: «Il promotore dimentica di procedere contro altri soggetti che all’interno degli uffici inquirenti hanno prestato ascolto a Chaouqui come risulta dalle registrazioni pubblicate da Domani. C’è un conflitto di interessi e riteniamo che della vicenda debba occuparsi la procura di Roma». Perché il tribunale vaticano ha deciso di agire solo nei confronti della lobbista che, secondo Ciferri, chiese «30mila euro (ricevendone a quanto pare 15mila, ndr) come ricompensa del suo operato?» Perché le difese dei condannati in primo grado, da Becciu a Mincione, stanno affilando le armi per l’appello che inizierà a settembre, e che si baserà soprattutto sull’origine di un processo che, in qualsiasi altro paese civile, sarebbe stato, dopo la pubblicazione della chat, probabilmente inficiato. (...) La vicenda Chaoqui-Ciferri-De Santis ha messo definitivamente in dubbio la reale terzietà degli uffici degli inquirenti vaticani, oltre alla genuinità dell’atto di accusa di Perlasca, che sembrerebbe essere stato dettato da certi condizionamenti da parte dell’accusa per il tramite della “papessa”. Non è tutto. Nelle loro conversazioni, Chaouqui, davanti a Ciferri, si mostrava sempre informatissima. A novembre del 2020 ad esempio era certa. «Perlasca verrà prosciolto. Su questo non ci sono dubbi. Se per tranquillizzarlo vuoi parlare con Diddi o con la gendarmeria non c’è problema», scriveva. Così è andata. Perlasca è stato prosciolto, mentre Becciu condannato. Anche Ciferri era sorpresa: «Fantastico come tu faccia a sapere queste indiscrezioni!». Poi, ancora. «Con l’operazione tua hai salvato Perlasca e hai fatto dimettere quello (Becciu, ndr)», diceva Ciferri, in un vocale del 28 settembre 2020, ottenuto da questo giornale, a Chaouqui. Che ribatteva: «Io sono stata un piccolo strumento di questa vicenda». Strumento in mano a chi? Chissà se il tribunale d’Otretevere ha intenzione di scoprirlo.»

  36. BulletIvo Pincara, Perché solo lei? Perché solo ora?, in «Korazym», 6 giugno 2025. «... perché viene indagata solo una mitomane diabolica e non i suoi probabili complici all’interno della magistratura e della Gendarmeria vaticana?»

  37. BulletNico Spuntoni, Chi ha "incastrato" il Cardinale Becciu?, in «Spreaker», 6 giugno 2025.

  38. BulletFelice Manti, Becciu e Chaouqui: le ombre sul processo, in «Il Giornale», 6 giugno 2025. «... «se scoprono che ci siamo messi d'accordo salta il processo»« «macchinazioni e giochi di potere lontanissime dalla trasparenza che Papa Francesco predicava. La condanna ampiamente anticipata via stampa (sette numeri dell'Espresso, decine di articoli e servizi televisivi su Report, La7 eccetera) e un processo cambiato in corsa quattro volte, ben lontano dall'essere «giusto» hanno mascariato la Chiesa e la sua missione anziché innescare una virtuosa pulizia interna. Di uno «sconcertante piano di inquinamento che ha condizionato l'indagine prima e il processo poi» si lamentano ancora ieri i legali del prelato sardo Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo. Colpa anche di personaggi più o meno comprimari di un circoletto magico non sempre all'altezza del difficilissimo compito e di una misericordia predicata ma mai realizzata. A Becciu è capitata la maschera del Male e un copione scritto peggio, in mezzo c'è chi come il presidente Giuseppe Pignatone che ne è uscito con una insperata cittadinanza vaticana, altri come l'ufficiale Gdf Pasquale Striano che avrebbero indagato su mandato e autorità di chi ancora non si è capito, fino alla stessa Papessa Chaouqui, uscita malconcia dalla condanna a 10 mesi per Vatileaks».

  39. BulletElise Ann Allen, At one month, Pop Leo XIV amploys unique style of continuity, balance, in «Crux», 9 giugno 2025.

  40. BulletLeón XIV un papa que no insulta y es agradecido, Milei en Vaticano, el fin de la cuestión romana, los cómplices del proceso Becciu, de obispos y conferencias, Spadaro y su Francisco II, in «Infovaticana», 7 giugno 2025.

  41. BulletPresunzione d'innocenza e controversie: il caso Becciu e la figura di Francesca Chouqui, in «Magazine Like», 7 giugno 2025.

  42. BulletVatican Intensifies Probe into Francesca Chaouqui Amid Financial Trial Fallout, in «Gaudium Press», 7 giugno 2025.

  43. BulletAndrea Gagliarducci, Pope Leo XIV: The role of the Curia & the season of trial, in «MondayVatican», 9 giugno 2025. Anche in italiano. «L’approccio di Leone XIV è cauto. Tuttavia, sembra esserci una notevole agitazione intorno a lui. C’è un mondo vaticano che ha vissuto completamente nelle dinamiche del precedente pontificato e ora teme di perdere la propria influenza. Come sempre accade in Vaticano, tutti si sono riposizionati. Anche la stagione dei processi in Vaticano non sarà più la stessa. In Sede Vacante, lo scorso 29 aprile, Francesca Immacolata Chaouqui, l’ex membro della Pontificia commissione referente di studio e di indirizzo sull’organizzazione della struttura economico-amministrativa (COSEA) della Santa Sede, poi processata in Vaticano, è stata convocata in Vaticano con l’accusa di traffico di influenze e manomissione di prove. La notizia è stata diffusa quasi un mese dopo. La convocazione di Chaouqui è seguita alla pubblicazione di intercettazioni telefoniche che hanno rivelato il suo ruolo nella manipolazione delle prove e nella consulenza ai magistrati nel processo riguardante la gestione dei fondi della Segreteria di Stato della Santa Sede, noto come “processo Becciu”. Ma perché l’incriminazione arriva solo ora? Al di là delle intercettazioni, il ruolo di Chaouqui era già emerso durante il “processo Becciu”, quando fu chiamata a testimoniare. All’epoca, le dichiarazioni di Chaouqui non portarono a un arresto né a un sospetto. (...) Allo stesso tempo, attendiamo l’appello per il processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, previsto per il prossimo 22 settembre. Dovrebbe esserlo, perché tutte queste situazioni potrebbero anche indurre a considerare il rinvio dell’appello. Leone XIV ascoltò attentamente tutte queste situazioni e lesse i dossier. Per prendere le decisioni migliori, ha bisogno della Curia, e questo significa che ha bisogno di funzionari curiali non corrotti e di una Segreteria di Stato non invischiata in antagonismi interni. Queste considerazioni, in sintesi, sono state tra quelle che hanno portato alla sostanza dei recenti discorsi. Il Papa, tra le altre cose, non ha ancora una squadra di governo personale. Ha deciso di fidarsi di coloro che ci sono finora.»


                            >>> vai alla continuazione (diciannovesima parte del processo)

Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_3_link_0
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del denaro in Australia 
e sull'ipotesi di complotto 
contro il card. PellCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlshapeimage_4_link_0shapeimage_4_link_1shapeimage_4_link_2shapeimage_4_link_3
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