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Il processo in Vaticano (diciannovesima parte)     

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«E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi» (Matteo 10,19-20).

> Si leggano anche le scorrettezze compiute dalla Giustizia vaticana.


  1. BulletNico Spuntoni, Chi ha incastrato Angelo Becciu? Indagata Francesca Immacolata Chaouqui, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 7 giugno 2025. SENZA LA TESTIMONIANZA – TAROCCATA – DI PERLASCA, BECCIU NON SAREBBE STATO RINVIATO A GIUDIZIO. «Nella seconda udienza del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato il promotore di giustizia vaticano Alessandro Diddi si era lamentato di chi «vaneggia di prove false». Quattro anni dopo, forse, il dubbio deve essere venuto anche a lui se pochi giorni fa ha deciso di aprire un fascicolo per traffico di influenze, falsa testimonianza e subornazione proprio in relazione a quel procedimento. (...a meno che non lo sapesse bene già prima, nAP) Il promotore vaticano, che nella requisitoria del 18 luglio 2023 aveva detto che il monsignore non era un «testimone manipolato, oltre che manipolabile», ora indaga proprio per accertare se Perlasca è stato manipolato. Di manipolazione parlano apertamente i legali di Becciu, gli avvocati Maria Concetta Marzo e Fabio Viglione, che in una nota hanno evocato «uno sconcertante piano di inquinamento che ha condizionato l’indagine prima e il processo poi». (... ) la notizia del nuovo fascicolo non avvicina ancora la verità su una vicenda che rischia di diventare una macchia nella memoria del pontificato bergogliano. Quel che è certo è che l'indagine aperta dal promotore di giustizia contraddice inequivocabilmente l'editoriale del direttore del Dicastero per la Comunicazione Andrea Tornielli che aveva parlato, dopo una sentenza di solo primo grado, di «processo giusto e trasparenza» per criticare le contestazioni mosse, tra gli altri, dalla difesa di Becciu. Come si può parlare di «trasparenza» se lo stesso promotore di giustizia ora indaga per reati come falsa testimonianza, subornazione e traffico di influenze che sarebbero stati commessi proprio nell'ambito di quel processo?»

  2. BulletAndrea Gagliarducci, Finanze vaticane, lo IOR ritorna a dare un contributo al Santo Padre, in «ACIstampa», 11 giugno 2025. «Non c’è più Papa Francesco, che aveva seguito e approvato il processo di riforma, si potrebbero anche rivalutare i processi (oltre a quelli che riguardano lo IOR, ma c’è anche il processo per la gestione dei fondi della Segreteria di Stato, che nasce da una denuncia dello IOR contro la Segreteria di Stato), e ci si trova di fronte ad un mondo nuovo. Così, torna quest’anno la dicitura degli utili destinati al Santo Padre, e non genericamente alle “opere di religione”, come veniva specificato lo scorso anno, forse anche per superare uno dei problemi che era venuto fuori al processo della gestione dei fondi della Segreteria di Stato, e cioè l’anomalia dello IOR che chiedeva alla Segreteria di Stato la restituzione del denaro che avevano destinato al Santo Padre, quando tra l’altro Papa e Segreteria di Stato sono sinonimi in diritto canonico. (...) Vale la pena notare, però, che lo IOR ha avuto una stagione in cui si cercava il profitto per dare maggiore sostegno alla Santa Sede, e questa era nel triennio 2013-2016.»

  3. BulletFilippo Di Giacomo, Veleni e giustizia tra le mura vaticane, in «Il Venerdì di Repubblica», 13 giugno 2025.

  4. BulletIvo Pincara, L'auspicio di una "restitutio in integrum" per il processo Becciu, in «Korazym», 13 giugno 2025. QUANDO LA GIUSTIZIA È SCANDALOSAMENTE INGIUSTA «... per sanare lo scandalo della giustizia negata nel processo Becciu, Filippo Di Giacomo ricorda, che Papa Leone XIV – che è dottore in diritto canonico – ha a disposizione l’istituto giuridico della restitutio in integrum, locuzione latina che significa “ripristino alla situazione originaria”. Si tratta di un rimedio giuridico volto a riportare le parti in una situazione che era stata alterata da un atto o da un fatto giuridico. In sostanza, la restitutio in integrum mira a cancellare gli effetti di un atto o di un fatto che ha pregiudicato la situazione giuridica di una parte. Nella sua tipica applicazione, l’integrum restitutio era nel diritto romano un provvedimento del magistrato col quale si metteva nel nulla un effetto giuridico verificatosi a danno di una persona, reintegrando lo stato di diritto anteriore al suo verificarsi.»

  5. BulletLeonardo Ventura, Grana sistema giustizia per il Pontefice. Ora arrivano le denunce, in «Il Tempo», 14 giugno 2025. LO SCANDALO PIÙ GIGANTESCO NELLA CHIESA DEGLI ULTIMI SECOLI: QUELLO DELLA MALAGIUSTIZIA. «Quanto sta emergendo con sempre maggiore forza sermbra dar ragione a chi da tempo, soprattutto dopo aver seguito l'evoluzione del processo, sostiene che l'inchiesta sia stata caratterizzata da evidenti anomalie e la condanna del Cardinale Becciu e degli altri imputati sia sostenuta da prove fragili, figlie di un teorema che aveva grande appeal mediatico, ma poca sostanza in termini giuridici. In tanti poi – e non solo all'interno del Vaticano – sono convinti, sopratuto dopo aver scoperto, seguendo il processo, che il Cardinale Becciu non si è appropriato neanche di un centesimo, che si sia trattato di un'operazione studiata a tavolino. Un'operazione "anti-casta", sfruttata per mettere fuori gioco un cardinale divenuto troppo potente. Non è un caso che ormai siano rimasti in pochi a difendere la gestione dell'indagine nei confronti del Cardinale e che proprio lo stesso ufficio del Promotore sia stato costretto ad aprire un'inchiesta contro una testimone della stessa accusa. Né va sottovalutato, poí, quanto emerso nel giudizio londinese in cui la Segreteria di Stato è stata condannata a pagare oltre 3 milioni di sterline a Mincione, non ritenuto responsabile di alcuna frode in danno della Santa sede. L'appello di settembre non sarà solo un giudizio sul Cardinale Becciu, ma dovrà riportare in alto la considerazione di tanti sull'intera gestione del processo. La credibilità del sistema passa anche attraverso la capacità di riconoscere se nell'ambito di un'inchiesta qualcuno ha abusato o si è costruito ruoli da castigamatti, pur di raggiungere l'obiettivo. Perché se testimoni sono stati orientati, gli investigatori hanno agito fuori ruolo e l'accusa ha coperto chi manipolava, allora a essere sotto accusa non sara più un Cardinale, ma la giustizia vaticana stessa.» CHE ORRIBILE PUZZA DI MARCIO IN VATICANO!

  6. BulletJohn L. Allen Jr., Three headaches awaiting the acute legal mind of Pope Leo XIV, in «Angelus», 16 giugno 2025. COME RIMEDIARE ALLA GIUSTIZIA INGIUSTA? «Although he was sentenced to five-and-a-half years in prison by the Vatican court, Becciu from the beginning has maintained his innocence, and he has a following among many fellow cardinals who spoke to Leo both before and after the conclave, insisting the procedural irregularities under Francis meant that Becciu had been pre-judged and denied a fair trial. Becciu’s appeal before the six-judge Vatican appeals court is set to begin Sept. 22, and it remains to be seen if Leo will issue any tweaks or clarifications intended to bolster perceptions of a fair trial. More basically, the real question is what happens if Leo’s acute legal mind turns to the underlying dilemma raised by the Becciu case, which is how any prosecution can be said to be fair in a system in which the accusing party, meaning the executive branch of government, is also the supreme legislative and judicial authority.» Anche in spagnolo.

  7. BulletGrzegorz Górny, Kardynał Becciu: ekofinansowy hochsztapler czy ofiara spisku? Za kulisami największej afery w historii Watykanu, in «wPolityce.pl», 25/ 2025.

  8. BulletPapst Leo XIV. spricht mit Vatikan-Revisor, in «KathPress», 16 giugno 2025.

  9. BulletFelice Manti, Caso Becciu, spuntano altre chat sulla macchinazione, in «Il Giornale», 23 giugno 2025. LO DICE COLEI CHE HA MONTATO IL COMPLOTTO, ALLA SUA COMARE CIFERRI (L'AMICA DEL TESTIMONE CHIAVE, PERLASCA): «BISOGNA CAPIRE COSA DEVI DIRE... PER EVITARE CHE LE CHAT (QUELLE INVIATE A DIDDI IL FAMOSO 26 NOVEMBRE 2022) SIANO CONSIDERATE ATTENDIBILI OVE MAI SI DECIDESSE DI DESECRETARLE... PERCHÉ IN QUESTO CASO AVREBBE RAGIONE BECCIU... VA DISINNESCATA LA BOMBA...». CHI È CHE IMBECCA LA CHAOQUI? BECCIU NON HA MAI CHIESTO CLEMENZA MA VERITÀ, PROCLAMANDO LA SUA INNOCENZA.

  10. BulletGiancarlo Cavalleri, Pubblicate altre chat che scagionano il cardinale Becciu. Il processo teleguidato dall'esterno, in «Faro di Roma», 23 giugno 2025. QUELLO SCHIFOSO PROCESSO TELEGUIDATO! «Sconcerta tuttavia che a indagare sia colui che dall’inizio ha omissato le chat, pubblictate solo ora perchè depositate dalla difesa di Raffaele Mincione nel suo ricorso, per violazione dei diritti umani, agli organi dell’ONU. Ma Diddi già in aula due anni fa si è dichiarato estraneo alla vicenda, nonostante l’attivo scambio di messaggi con la signora Ciferri, invece di rinunciare al suo ruolo nel processo come sarebbe stato più logico. In ogni caso i nuovi documenti confermano l’esistenza di una strategia per confezionare accuse false a carico di Becciu, con il coinvolgimento di monsignor Alberto Perlasca e del commissario della Gendarmeria Stefano de Santis.» Anche in portoghese. E in spagnolo.

  11. BulletAndrea Caldart, Nuove rivelazioni sul caso Becciu: chat compromettenti e ombre sul processo vaticano, in «La Gazzetta dell'Emilia», 27 giugno 2025. «Il contenuto delle chat è inequivocabile: emerge una strategia ben definita per influenzare l'esito del processo, un elemento che getta pesanti dubbi sull'autenticità delle accuse e sull'intero impianto accusatorio costruito attorno a Becciu. Ancora più inquietante è il ruolo del promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi. È proprio lui ad aver aperto un fascicolo sulle nuove rivelazioni. Tuttavia, Diddi è lo stesso magistrato che, durante le fasi iniziali dell’inchiesta, omise di portare alla luce le chat oggi divenute pubbliche. Documenti che, invece, sono stati depositati solo recentemente dagli avvocati di Mincione nel contesto del ricorso all’ONU. Una posizione, quella di Diddi, che appare quantomeno ambigua: nonostante le comunicazioni dirette con la Ciferri, mai rese note, il promotore ha scelto di non astenersi dal processo, né ha chiarito il proprio coinvolgimento. Già nel 2022, in aula, si era dichiarato estraneo ai rapporti con le persone ora coinvolte nelle rivelazioni, una dichiarazione oggi contestata dai nuovi atti. Altro nodo cruciale è il ruolo di monsignor Alberto Perlasca, inizialmente indagato nella vicenda e in seguito divenuto il principale testimone dell'accusa. Il suo passaggio da indagato a collaboratore avvenne dopo la stesura di un memoriale nel 2020, apparentemente sollecitato dalla stessa Chaouqui. Secondo i nuovi documenti, sarebbe stato proprio questo il punto di svolta per l'accusa nei confronti di Becciu. A questo punto sorge inevitabile una domanda, che va oltre la cronaca giudiziaria: perché tutto questo complotto proprio attorno al cardinale Becciu? Chi aveva interesse a far cadere quello che fino a poco tempo prima era considerato il "numero tre" del Vaticano? E soprattutto, perché con tale accanimento e meticolosità? L’esame critico della vicenda suggerisce che non si è trattato solo di una questione di giustizia amministrativa o di irregolarità contabili. Il profilo del cardinale Becciu – potente, influente, punto di riferimento della Segreteria di Stato – lo rendeva inevitabilmente figura scomoda per molti. Le sue posizioni ferme, le sue nomine, la sua gestione delle risorse potrebbero aver creato frizioni interne con altri poteri, desiderosi di ribilanciare le forze nei sacri palazzi. Non da ultimo va ricordato che risultava tra i papabili, ma alla fine ha deciso lui di escludersi dal conclave. Un fatto appare oggi evidente: qualcuno avrebbe tratto beneficio dalla sua caduta. Non solo in termini ecclesiali, ma anche su un piano di redistribuzione delle leve del potere interno alla Curia. In questo contesto, le nuove chat rivelano una pianificazione, una costruzione mirata di accuse, e – cosa ancora più grave – una giustizia che forse si potrebbe essere piegata a logiche estranee alla verità. Anche il commissario della Gendarmeria vaticana Stefano de Santis, figura tra i nomi emersi nelle recenti carte che delineano un quadro allarmante: un processo influenzato da pressioni esterne, con una rete di complicità interna volta a costruire un impianto accusatorio su basi instabili. La Santa Sede, finora, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito alle ultime rivelazioni, ma il clima che si respira nei palazzi vaticani è quello della crescente inquietudine. A pochi mesi dall'appello decisivo, la figura del cardinale Becciu, fino a oggi travolta dallo scandalo, potrebbe essere rivalutata alla luce di una verità molto più complessa e, forse, manipolata. L'opinione pubblica e gli osservatori internazionali chiedono ora trasparenza e chiarezza. Quel che appare certo è che il caso Becciu non è solo un processo giudiziario, ma un banco di prova per la credibilità della giustizia vaticana stessa.»

  12. BulletAlberto Vacca, Quer pasticciaccio brutto del processo Becciu. Un caso surreale di giustizia ingiusta, Amazon, giugno 2025.

  13. BulletLuigi Bisignani, Papa Leone e il bisturi sulla Curia. Parolin verso il ritorno in laguna, in «Il Tempo», 29 giugno 2025. «Dalle riflessioni emerse durante le Congregazioni generali – incoraggiato da due cardinali giuristi, suoi grandi elettori, come Burke e Versaldi – Prevost ha raccolto diverse “suppliche”. La prima è certamente il ritorno alla più intransigente trasparenza nella giustizia vaticana, mettendo un de profundis all’allegra e scanzonata gestione del processo Becciu, dove damazze, investigatori e segreti si sono intrecciati nel nome di un Papa ormai stanco e vulnerabile. L’appello contro la condanna di Becciu è fissato al 22 settembre, e ci si può attendere di tutto. Parlando più “terra terra”, intanto, torneranno, per così dire "a piede libero", fuori dalle Mura, gli uomini della Gendarmeria vaticana che condussero le indagini contro Becciu: tra loro il commissario Stefano De Santis, oggi al centro di un’inchiesta interna che si preannuncia clamorosa.» Anche in inglese.

  14. BulletFelice Manti, Pizzaballa a Milano e Parolin a Venezia, il risiko di Leone XIV, in «Il Giornale», 29 giugno 2025. «La suggestione della restitutio in integrum per Becciu, una sorta di amnistia mascherata che d’imperio cancellerebbe tutto, avrebbe il sapore della beffa ma eviterebbe di aprire il vaso di Pandora della malandata giustizia vaticana.» Apriamolo, questo vaso di Pandora, apriamolo e rovesciamolo come un calzino: tutto alla luce del sole!

  15. BulletGiuliano Foschini, Becciu denuncia Chaouqui "Incastato dalle sue false prove", in «La Repubblica», 2 luglio 2025. L’ipotesi è quella di truffa ed estorsione. In particolare, si legge nel documento, sarebbe stato «manipolato» il principale teste dell’accusa, monsignor Alberto Perlasca. (...) L’esposto – a seguito di un lungo lavoro degli avvocati Fabio Viglione, Maria Concetta Marzo, Giandomenico Caiazza e Cataldo Intrieri, parallelo alla difesa nel processo vaticano del cardinale e degli altri imputati – ricostruisce la storia sulla base di 325 pagine di messaggi - depositate dalla difesa di Mincione davanti a un processo alle Nazioni Unite. Sono whatsapp che si sono scambiate la stessa Chaouqui e Genoveffa Ciferri, cittadina italiana legata a Perlasca, un passato nei Servizi, nei quali, secondo la difesa, c’è la prova di «istruzioni, pressioni e suggerimenti» che avrebbero indotto il monsignore a cambiare versione. Secondo la denuncia, Chaouqui avrebbe agito «fingendosi un anziano magistrato collaboratore del promotore di giustizia vaticano», sfruttando l’intermediazione di Ciferri. Nel documento si fa anche riferimento a una dazione in denaro.Il 26 novembre 2022, Ciferri scrive in un messaggio indirizzato al promotore di giustizia, Alessandro Diddi: «Per ricompensarla dell’operato che vantava a favore di Perlasca… gli feci recapitare per mano di un sindaco di un paese limitrofo al mio 15 mila euro in una busta. Ne aveva chiesti 30 ma non potei». Sempre nelle chat, si fa riferimento alla consegna di gioielli antichi il 30 novembre 2020 tramite un “architetto”. Ma il passaggio più delicato riguarda il contenuto di un messaggio audio che, secondo i denuncianti, sarebbe stato inviato alla Chaouqui dal commissario della Gendarmeria vaticana, Stefano De Santis. La trascrizione è riportata nella denuncia: «Lui (Perlasca, ndr) è in possesso del verbale dell’interrogatorio… sottolineasse tutti i punti in cui, alla luce degli ultimi eventi… ha in essere di chiarire… come il sistema di Crasso e Tirabassi». Secondo l’esposto, sembrerebbe quindi «che anche il principale inquirente dell’indagine ha dato specifiche indicazioni alla signora Chaouqui affinché le facesse pervenire a monsignor Perlasca».

  16. BulletGiuliano Foschini, Le confidenze della papessa. "Quella cena costruita bene per far confessare l'eminenza", in «La Repubblica», 2 luglio 2025. Nel lungo esposto del cardinale Becciu contro Francesca Immacolata Chaouqui, “la papessa”, come in molti la chiamano fuori dal Vaticano, c’è il racconto di una cena. Che invece sarebbe stata una trappola. Siamo al ristorante Lo Scarpone, a Roma, uno storico locale della città in via di San Pancrazio, al Gianicolo. È il 5 settembre del 2020 e monsignor Perlasca, da sempre legato da un rapporto di grande stima e vicinanza con Becciu, lo invita a cena. «Passiamo una serata rilassante» dice. La cena, secondo quanto ricostruiscono i legali del cardinale, è organizzata da Chaouqui «al solo fine di raccogliere elementi di prova per accusare il cardinale. Dunque, attraverso lo svolgimento di una vera e propria attività di indagine, evidentemente del tutto abusiva, in territorio italiano». Le date sono importanti. Siamo pochi giorni dopo il secondo interrogatorio di Perlasca, quello nel quale presentatosi spontaneamente, senza avvocato, aveva definitivamente inguaiato Becciu. Scrive Ciferri, il 3 settembre, in preparazione dell’appuntamento. «Buongiorno Francesca. Scrivimi per bene quella cosa che desiderano i magistrati». Risposta di Chaouqui: «Buongiorno Genevieve, siamo a un punto molto importante, il cardinale sta artatamente cercando di crearsi un ennesimo alibi, serve una prova definitiva della sua infedeltà. Una cena costruita bene su cui far “confessare” Sua eminenza sarebbe preziosa per gli inquirenti». Lo spiega la stessa Ciferri in uno dei messaggi inviati al promotore Diddi, e messi a disposizione dell’indagine da lui stesso. «Lei si renderà conto che l’incontro fu completamente organizzato e pilotato, passo dopo passo. Addirittura - dice - quando io le palesai che monsignor Perlasca non era molto convinto e voleva quasi recedere, lei fece notare che tutto era ormai stato organizzato a puntino da voi». Secondo quanto racconta Ciferri a prenotare il ristorante è stata la stessa Chaouqui. «Sempre Perlasca - scrive - si preoccupava se fosse opportuno che si alzasse per pagare il conto, in quanto il cardinale avrebbe potuto sbirciare sotto il tavolo e notare la strumentazione di registrazione installata, e lei risponde che era meglio farsi portare il conto a tavola». Subito dopo l’incontro lei ne chiede immediatamente una relazione scritta, ed un audio (...) Perlasca diligentemente lo fa, convinto di aver reso un servizio d’informazione a voi inquirenti». La questione, al di là del merito, pone una serie di problemi procedurali non di poco conto. Perché, se è vero, come scrive Ciferri che Perlasca ha registrato su indicazione degli inquirenti vaticani, è stato creato un grave reato. Perché avrebbero agito in territorio italiano. Non a caso quando Perlasca parla della cena allo Scarpone nell’interrogatorio, il commissario De Santis interviene: «Qualcuno ha paventato l’idea che ci fosse una videoregistrazione, ma non è stato fatto nulla… in Italia non andiamo a fare alcun tipo di attività». «È come se sapessero di che cosa monsignor Perlasca stava parlando, ma allora quando, come e da chi lo hanno saputo?» si chiedono gli avvocati nella denuncia. È una delle risposte che dovrà dare la procura di Roma.

  17. BulletMarco Mintillo, Il cardinale Becciu presenta un esposto alla procura di Roma per truffa ed estorsione dopo la condanna vaticana, in «Gaeta.it», 2 luglio 2025. «Francesca Immacolata Chaouqui è stata al centro di altre inchieste legate alla Santa Sede. In questo esposto emerge un ritratto di lei che supera i confini del Vaticano: si parla di attività svolte in Italia per modificare testimonianze e orientare il procedimento. L’accusa più forte riguarda la manipolazione del principale testimone, monsignor Alberto Perlasca. Perlasca, che ha fornito elementi chiave a carico di Becciu, sarebbe stato spinto a cambiare la sua versione sotto la pressione di Chaouqui e della sua rete. L’esposto descrive chaouqui come una figura che, fingendo di essere vicina a magistrati vaticani, avrebbe indotto testimonianze orientate a favorire l’accusa.»

  18. BulletBecciu denuncia Chaouqui: «Un complotto per incastrarmi», in «L'Unione Sarda», 2 luglio 2025. Anche in inglese.

  19. BulletElisa Romano, Il cardinale Becciu presenta esposto a Roma: accuse di truffa ed estorsione contro Chaouqui nel caso fondi vaticani, in «Unita.tv», 2 luglio 2025.

  20. BulletBecciu denuncia Chaouqui: «Ha messo in atto un complotto per incastrarmi», in «La Nuova Sardegna», 2 luglio 2025.

  21. BulletMaria Verderame, Il cardinale Becciu denuncia Chaouqui: "Complotto contro di me", in «Sassarioggi», 2 luglio 2025.

  22. BulletAlice Amerio, Becciu denuncia Chaouqui alla Procura di Roma: «Tentativo di manipolare il processo vaticano", in «Torino Cronaca», 2 luglio 2025.

  23. BulletGiammarco Pio Isoldi, Becciu contro Chaouqui: il cardinale presenta un esposto alla Procura di Roma «Un complotto per incastrarmi», in «Open», 2 luglio 2025.

  24. BulletBecciu presenta un esposto alla Procura di Roma: "Complotto contro di me", in «Rainews», 2 luglio 2025.

  25. BulletCaso Becciu, il cardinale denuncia Francesca Chaouqui: «Mi ha incastrato», in «Lettera 43», 2 luglio 2025.

  26. BulletBecciu contro Vaticano: emergenza manipolazioni giudiziarie, in «Citinotizie», 2 luglio 2025.

  27. BulletCardinal Becciu denounces a "conspiracy to condemn him" before the Prosecutor's Office in Rome, in «Rome Reports», 2 luglio 2025. Anche in spagnolo.

  28. BulletLa forma de gobernar del Papa León XIV, el timo de la ‘Traditiones Custodes, la justicia climática, el sagrado Canón Romano, Torreciudad, el orgullo y la humildad, negar la comunión, in «Infovaticana», 2 luglio 2025.

  29. BulletCardinal Becciu: Vengeful 'Popess' framed me in Vatican fraud trial, in «The Times», 2 luglio 2025.

  30. BulletGiancarlo Cavalleri, Il card. Becciu chiede solo giustizia: "sono innocente, vittima di una macchinazione, indaghi la magistratura italiana", in «Faro di Roma», 2 luglio 2025. «Il documento depositato in procura ipotizza che Chaouqui e i suoi collaboratori possano essere responsabili di reati molto gravi come la truffa e l’estorsione. Un’accusa che si estende anche alle modalità con cui, secondo Becciu, si sarebbe cercato di pilotare l’inchiesta nei suoi confronti, violando la correttezza procedurale e minando l’indipendenza della magistratura. (...) le conversazioni emerse metterebbero in luce pressioni esercitate soprattutto nei confronti del promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi. (...) Secondo le ricostruzioni che stanno emergendo da più fonti difensive, in particolare quelle degli avvocati di Raffaele Mincione e Fabrizio Tirabassi – coimputati nel processo –, le conversazioni tra Chaouqui e Ciferri delineerebbero una trama parallela, fatta di pressioni, suggerimenti pilotati e interferenze dirette sul principale testimone dell’accusa, mons. Alberto Perlasca. Sarebbe stato proprio grazie alle sollecitazioni coordinate dalle due donne che Perlasca avrebbe modificato la sua versione iniziale, facendo deragliare l’intera inchiesta verso una direzione prestabilita. Ma ciò che più colpisce è il ruolo che queste chat sembrano attribuire al promotore di giustizia, Alessandro Diddi. In alcuni passaggi, riferiti nelle carte consegnate anche alle Nazioni Unite, Chaouqui e Ciferri si esprimono con tono confidenziale e a tratti direttivo, dando l’impressione di godere di un canale privilegiato con la pubblica accusa. In una dinamica che ricorda più una strategia d’influenza che un legittimo contributo informativo, emergono messaggi nei quali si ipotizzano le domande da porre a Perlasca, si discute di come “orientare” la sua memoria e si anticipano le mosse del tribunale. L’effetto di questo scambio, ora oggetto di un esposto del cardinale Becciu alla Procura di Roma, sarebbe stato quello di ingannare la magistratura vaticana, offrendole una narrazione artefatta ma apparentemente coerente, costruita ad arte da soggetti esterni all’inchiesta. Il danno, secondo le difese, sarebbe duplice: da un lato si sarebbe falsata la ricostruzione dei fatti, dall’altro si sarebbe minata la credibilità stessa della giustizia vaticana, rendendola – suo malgrado – strumento di un’operazione che nulla ha a che vedere con l’autonomia e l’imparzialità. L’elemento che più inquieta è che tutte queste chat erano già in possesso di alcune difese sin dal 2022, ma sarebbero state ignorate o ritenute irrilevanti dalla magistratura vaticana. Solo ora, con la loro piena pubblicazione e analisi, comincia a delinearsi una seconda verità, nella quale Becciu e i suoi coimputati non appaiono più come ideatori di trame illecite, ma come vittime di una strategia manipolatoria condotta da soggetti esterni al perimetro giudiziario, ma in grado di condizionarlo in profondità. (...) Il processo al cardinale Angelo Becciu, condannato in primo grado dal Tribunale vaticano nel dicembre 2023 per truffa e peculato, sta assumendo sempre più i contorni di un’operazione opaca, nella quale si moltiplicano i segnali di una verità artefatta. (...) Becciu afferma che simili rivelazioni «confermano quanto da me denunciato sin dall’inizio e che, in gran parte, il processo ha già dimostrato». Il porporato punta il dito contro «scelte discutibili adottate dal tribunale, su sollecitazione dell’ufficio del promotore di giustizia, che hanno consentito a queste conversazioni di rimanere segrete». Secondo lui, si è volutamente mantenuto nel cono d’ombra un materiale potenzialmente esplosivo, che avrebbe potuto ribaltare l’intero impianto accusatorio. (...) A questo punto, è lecito domandarsi: fu il processo a seguire la decisione presa dal Papa o, al contrario, fu proprio quell’incontro del 2020 a innescare una macchina giudiziaria costruita per giustificare una punizione già impartita? All’origine di tutto, ricorda Becciu, c’era l’accusa di aver fatto destinare fondi vaticani a una cooperativa legata al fratello, accusa su cui persino il Tribunale – pur condannando – ha dovuto riconoscere la possibile finalità sociale dell’iniziativa, contestando solo la modalità. È davvero bastato questo per estromettere un prefetto e privarlo delle prerogative cardinalizie? L’impressione crescente è che il processo a Becciu non sia stato l’approdo di un’inchiesta autonoma e rigorosa, ma il prodotto di una catena di decisioni influenzate da dinamiche esterne, chat compromettenti e pressioni che oggi – a distanza di anni – rischiano di disintegrare la credibilità non solo della giustizia vaticana, ma dell’intera gestione interna della Santa Sede. La reazione delle autorità vaticane per ora è di massimo riserbo, mentre il cardinale Becciu ha dichiarato di sentirsi “tradito” e “profondamente ferito” dalla scoperta di quelle conversazioni, che confermerebbero le sue accuse di complotto. Intanto, il Vaticano si trova a dover affrontare non solo le conseguenze di un processo controverso, ma anche l’ombra lunga di una possibile distorsione della giustizia, alimentata da chat informali e da relazioni opache che minacciano di travolgere l’intero impianto accusatorio costruito negli ultimi anni.» Anche in portoghese. E in spagnolo.

  31. BulletCarlo Cambi, La nuova Chiesa di Prevost, in «Panorama», 2 luglio 2025. «... stanno emergendo particolari scomodi che potebbero indurre il Papa a chiudere tutto con un'indulgenza per evitare che da uno scandalo presunto se ne generi uno vero». L'indulgenza però sarebbe un danno enorme per chi è innocente (AP).

  32. BulletGiuliano Foschini, "Si finse magistrato, Ecco come Chaouqui manipolò Perlasca", in «La Repubblica», 3 luglio 2025.

  33. BulletCaso Becciu, i legali presentano denuncia: "Dalle chat emerge un'ingiustizia complessiva", in «Sardegnalive», 4 luglio 2025. «"Un dovere, più che un diritto – affermano gli avvocati – dopo le sconcertanti scoperte che la lettura delle chat ha portato ad emersione. Sono condotte che meritano il vaglio approfondito della competente autorità giudiziaria e che non possono essere sminuite da una pretesa marginalità delle dichiarazioni rese o omesse da testimoni ed imputati".» Se la Chiesa non riconosce la verità, ci penserà l'ONU a farle aprire gli occhi (e sarà molto peggio).

  34. BulletCaso Becciu, secondo i difensori il processo è da rivedere, in «Sassarioggi», 4 luglio 2025.

  35. BulletBecciu pasa al ataque y acusa a Francesca Chaouqui de manipular el proceso que acabó con su condena por estafa y malversación, in «Religiòn Digital», 4 luglio 2025.

  36. BulletNicole Winfield, Pope Leo XIV resumes the tradition of taking a summer vacation. But he's got plenty of homework, in «AP», 5 luglio 2025. «But the trial was itself problematic, with defense claims that basic defense rights weren’t respected since Francis intervened on several occasions in favor of prosecutors. In the months since the verdicts were handed down, there have been new revelations that Vatican gendarmes and prosecutors were apparently in regular touch with a woman who was coaching the star witness into testifying against Becciu. The once-powerful cardinal has denounced the contacts as evidence that his conviction was orchestrated from the start, from the top.» Anche in spagnolo. E in portoghese. E in francese.

  37. BulletLa piscina, il campo di padel e alcuni delicatissimi dossier: come passerà le vacanze Papa Leone XIV, in «La Sicilia», 5 luglio 2025. «Tra i faldoni c’è anche il nuovo esposto alle autorità italiane con le chat dalle quali, a detta degli avvocati del cardinale, emergerebbe "l’ingiustizia complessiva del processo".»

  38. BulletLos desafíos ocultos que enfrenta el Papa León XIV en su primer verano, in «Mex Noticias», 6 luglio 2025.

  39. BulletLeggi su misura e sentenze annunciate: come si fabbrica un colpevole in Vaticano - Il caso Becciu e le sue contraddizioni nel libro di Alberto Vacca, in «Processo Becciu Blogspot», 7 luglio 2025. «La forza del saggio di Vacca risiede nella capacità di documentare, con precisione giuridica e chiarezza narrativa, la genesi e l’evoluzione di un processo che, secondo l’autore, nasce e si sviluppa sotto una profonda influenza pontificia. Sin dalle prime mosse dell’inchiesta – firmate di proprio pugno da papa Francesco – il lettore assiste a una sequenza ininterrotta di atti straordinari, rescripta segreti, deroghe normative e modifiche retroattive della legge. Tutti indirizzati verso un unico obiettivo: portare Becciu a processo e, infine, condannarlo. (...) Il cuore della denuncia di Vacca risiede nel cortocircuito istituzionale che emerge dalle carte: un papa che autorizza, accusa, legifera e giudica – e che nel contempo si nega come testimone alla difesa – mina irrimediabilmente i principi del giusto processo. I quattro rescripta ex audientia, emanati tra il 2019 e il 2020, conferiscono al promotore di giustizia poteri eccezionali, limitando il diritto di difesa e derogando a norme allora in vigore. Il tutto senza alcuna pubblicazione ufficiale, senza contraddittorio, senza trasparenza. (...) Emblematico è anche il ruolo di monsignor Perlasca, testimone-chiave il cui passaggio da imputato a collaboratore dell’accusa è descritto come il risultato di pressioni psicologiche e manipolazioni orchestrate da figure esterne al processo, tra cui spicca Francesca Immacolata Chaouqui. Il libro delinea così un inquietante scenario di ingerenze, vendette personali e giochi di potere, in cui la figura di Becciu emerge sempre più come capro espiatorio di una ristrutturazione interna alle gerarchie curiali.»

  40. BulletProcesso Becciu: un gran caos condito da intrighi vari?, in «Catt.ch», 15 luglio 2025. Dopo lungo letargo si sveglia la Chiesa svizzera?

  41. BulletLuigi Bisignani, Dalla purga di Bergoglio alla «pulizia» di Prevost. Così Leone XIV potrebbe «congelare» il caso Becciu per riformare la Giustizia, in «Il Tempo», 14 luglio 2025. «Le micce del possibile rinvio? La prima, la più evidente, è il gran pasticcio delle chat scagionanti, una omissata nel primo grado di giudizio e altre emerse solo nelle ultime settimane, e un audio inequivocabile di un inquirente. Protagonista: l’investigatore principale del processo, il gendarme Stefano De Santis, da sempre braccio operativo del promotore di giustizia Alessandro Diddi. Per alcune fonti interne, De Santis potrebbe autosospendersi, anticipando la mossa del Papa e facilitando così un rinvio “mascherato”. E, nel farlo, salverebbe per ora la testa del comandante della Gendarmeria, Gianluca Gauzzi Broccoletti, che – pur essendo umbro – non potrà continuare all’infinito a recitare l’adagio siciliano “nenti sacciu, nenti vitti e nenti vogghiu sapiri”. La seconda miccia riguarda la Corte d’appello vaticana – composta da un prelato della Rota e due uditori rotali – e la Corte di cassazione, formata da tre cardinali. Tutti assai digiuni di diritto civile, penale e procedurale. Il risultato? Confermano in automatico le sentenze, senza reale discussione. Un eventuale appello a Becciu rischia di replicare la sceneggiata del primo grado. Con un’aggravante: raddoppiare il danno economico e mediatico di un processo che doveva rappresentare il simbolo della moralizzazione di Francesco e che, invece, si sta trasformando in un boomerang. Tra il risarcimento già versato al finanziere Raffaele Mincione, che ha ottenuto giustizia nel Regno Unito, e le spese legali, la Santa Sede ha già sborsato circa 12 milioni di euro. E non è che l’inizio. Papa Leone XIV ora pretende vera trasparenza. Ha ordinato un rendiconto dettagliato di tutte le voci di spesa: parcelle agli avvocati, investigazioni, pedinamenti, intercettazioni, sorveglianze, affidate a società esterne. Una macchina costosissima e – secondo fonti vaticane – opaca e imbarazzante. Se Broccoletti, il comandante della Gendarmeria, riuscirà a restare fuori dalla linea di fuoco, De Santis rischia di diventare il primo capro espiatorio del nuovo corso. Ma il bersaglio vero è Alessandro Diddi, sempre più isolato. La favola della “vittoria vaticana” in Inghilterra è evaporata. E anche le residue speranze di rivalsa presso le Nazioni Unite sembrano destinate al naufragio. In gioco non c’è solo il destino di un processo, ma la tenuta economica e politica della Segreteria di Stato. E dopo Londra, Prevost non vuole una condanna Onu sulla coscienza. (...) E restano, sul tavolo, alla luce delle chat emerse negli ultimi tempi, le domande scomode: perché Diddi ha omissato le chat che avrebbero potuto assolvere Becciu?» 15 MILIONI DI EURO DEI FEDELI SPESI PER NON DIMOSTRARE PROPRIO NULLA. SE NON L'ASSOLUTA MANCANZA DI PROVE CONTRO IL CARD. BECCIU, VITTIMA INNOCENTE DI UN BRUTALE COMPLOTTO. PER NON PARLARE DEI MILIONI SPESI DALLA CAMPAGNA DI MASCARIAMENTO MONDIALE; E DELL'INGANNO DI MENZOGNE E CALUNNIE DI CUI È VITTIMA LA CHIESA E L'UMANITÀ INTERA. COSÌ VA SPESO L'OBOLO DI SAN PIETRO, PER UNA MAGISTRATURA CORROTTA? UNA VERGOGNA UNIVERSALE E IRRIMEDIABILE! Basta porcherie da parte della magistratura e della gendarmeria vaticane!

  42. BulletNiccolò Magnani, Processo Becciu 'congelato' dal Vaticano? / Bisignani: "Papa Leone XIV vuole prima riformare la Giustizia", in «Il Sussidiario», 16 luglio 2025. «... il Papa vorrebbe arrivare a fare “pulizia” dagli elementi opachi all’interno della Giustizia nella Santa Sede, in particolare dal gendarme collaboratore del Promotore che sarebbe stato il protagonista di quelle chat “omesse” al processo perché potenzialmente scagionanti Becciu. (...) capire perché Diddi avrebbe omesso quelle potenziali prove è il punto d’origine per capire come eventualmente rivoluzionare la struttura della Giustizia.»

  43. BulletPaolo Cavana, G. Boni, M. Ganarin, A. Tomer, Il "Processo Becciu". Un'analisi critica, in «Il Regno», 14/2025, 17 luglio 2025.

  44. BulletGiuseppe Nardi, Papst Leo XIV. in Castel Gandolfo: Urlaub mit Aktenstudium, in «Katholisches.info», 17 luglio 2025.

  45. BulletLibro: 'Quer pasticciaccio brutto del processo Becciu', di Alberto Vacca. L'autore conversa con Giuseppe Rippa, in «Agenzia Radicale», 18 luglio 2025. Questa vicenda giudiziaria rappresenta «in pieno il concentrato degli effetti deleteri provocati dal combinato disposto di un’azione penale esercitata al di fuori dell’alveo del diritto, sull’onda travolgente di uno spregiudicato utilizzo mediatico della gogna volta a calpestare le persone in spregio alla verità. (...) Il risultato? Hanno paragonato il caso Becciu a due altre vicende di ingiustizia e di gogna gratuita e ingiusta: il caso Dreyfus e il caso Tortora. Nel caso Becciu, in particolare, sono state ravvisate molte anomalie (nel libro se ne trova un lungo elenco): tra queste il cambio, per quattro volte!, delle regole processuali mentre si svolgeva il processo. “… E la forte impressione di una sentenza già scritta, dato che non era stato riservato alcuno spazio alle circostanze risultate favorevoli al cardinale e comprovanti la sua innocenza. In questo libro, che ha anche risonanze letterarie perché si evocano situazioni e atmosfere da romanzo, pullula una miriade di personaggi… “. (...) Il processo Becciu - dice Vacca - ha segnato un punto di svolta nella storia della Chiesa moderna: mai prima d’ora un cardinale era stato giudicato e condannato da un tribunale composto da laici. Un processo viziato sin dall’inizio da un pregiudizio colpevolista. Un impianto accusatorio che si dilata senza rigore, prove inconsistenti e una sentenza che ha fatto discutere per le sue ambiguità e per le forzature giuridiche che l’hanno resa possibile…”. Il libro di Alberto Vacca ricostruisce, con rigore e spirito critico, le tappe fondamentali dell’intero iter processuale, ne analizza le incongruenze e i paradossi, e mette in discussione l’equità di un sistema che appare più intento a giustificare decisioni già prese che a garantire un autentico contraddittorio. Un testo che non si limita a raccontare i fatti, ma li interroga, li smonta, e li ricompone per restituire al lettore una visione completa e inquietante di come la giustizia possa diventare strumento di potere.»

  46. BulletLeón XIV y la cuna de San Agustín, empiezan los problemas: Gaza y Polonia, los casos Becciu y Brülhart en Vaticano, el desarrollo sostenible y los 2030, ‘land art’, 405 curas made in USA, el agradable Bätzing, Dolce & Gabbana, el sufrido pueblo de Dios, in «Infovaticana», 18 luglio 2025.

  47. BulletBecciu a la espera: el Papa considera cambios en el sistema judicial antes de reanudar el juicio, in «Infovaticana», 18 luglio 2025.

  48. BulletNach der Rückkehr in den Vatikan muss der Papst viel entscheiden, in «Kathpress», 25 luglio 2025. Anche in inglese.

  49. BulletAndrea Gagliarducci, Leo XIV and the aftermath of the previous pontificate, in «MondayVatican», 28 luglio 2025. «Se i giudici del Vaticano stesso non considerano la Santa Sede all'interno del suo specifico sistema giuridico, come possono i processi essere considerati equi? (…) l'eredità della stagione dei processi è proprio un malinteso del sistema giuridico del Vaticano. O, in alcuni casi, un attacco implacabile al sistema giuridico vaticano da parte di coloro che avrebbero dovuto difenderlo. L'appello nel cosiddetto "processo Becciu" dovrebbe iniziare il 22 settembre. Il processo, che è un'indagine in tre parti che coinvolge la gestione dei fondi del Segretariato di Stato, riguarda il caso più in generale. Anche quel processo aveva dimostrato diversi difetti nella comprensione della questione da parte del Vaticano. In effetti, era un processo derivante da una denuncia presentata dall'Istituto per le Opere di Religione (la cosiddetta Banca Vaticana) contro la Segreteria di Stato. Durante il processo, l'Istituto stesso aveva persino chiesto che la Segreteria di Stato rimborsasse i fondi destinati al Papa. Questa richiesta era assurda perché, secondo il diritto canonico, il Papa è la Santa Sede, e il Papa e la Segreteria di Stato sono sinonimi. L'appello inizierà dopo che un altro procedimento ha esposto una serie di intercettazioni che hanno mostrato prove di manipolazione nella testimonianza del processo, e dopo che l'Alta Corte di Londra ha stabilito che la Santa Sede deve rimborsare il finanziere Raffaele Mincione il 50 per cento delle sue spese legali. (…) Nel caso del processo Becciu, affrontiamo il paradosso che il Promotore della Giustizia, Alessandro Diddi, che ha impugnato la sentenza di primo grado, fungerà anche da accusa nel procedimento d'appello. Questi sembrano tutti dettagli tecnici, e lo sono. Tuttavia, ci aiutano a capire lo stato delle cose che Papa Leone XIV ha ereditato dal pontificato di Francesco, da qui le sfide che Leone deve davvero affrontare all'inizio del suo. Leone XIV deve ripristinare forza e credibilità a un sistema giudiziario che ha perso entrambe negli ultimi anni. La stagione dei processi ha, in qualche modo, significato la Vaticanizzazione della Santa Sede. È ora di ripristinare un adeguato equilibrio e la priorità della Santa Sede rispetto allo Stato della Città del Vaticano» (traduzione automatica).

  50. BulletEnrica Riera, Chaouqui-Becciu, i pm indagano per truffa. Così l'inchiesta può inguaiare il Vaticano, in «Domani», 1° agosto 2025. «Truffa, estorsione ed esercizio abusivo della professione. La procura capitolina accelera. E dopo la denuncia presentata da Angelo Becciu, il cardinale “licenziato” da Bergoglio, nei confronti della lobbista Francesca Immacolata Chaouqui, indaga ora sulle presunte «macchinazioni» messe in piedi per inchiodare il porporato sardo, condannato in primo grado dalla giustizia vaticana a cinque anni e sei mesi per truffa e peculato. L’inchiesta italiana, oltre alla posizione di Chaouqui, potrebbe rispondere a una serie di domande a cui il Vaticano non vuole rispondere. Come venne gestito davvero quel processo? In che modo furono raccolte le prove “regine” che incastrarono l’ex braccio destro di papa Francesco? (...) Chat e audio, pubblicati nei mesi scorsi da Domani, depositati all’Onu dalla difesa del finanziere Raffaele Mincione – altro condannato del “processo del secolo” – in grado di mettere in dubbio la reale terzietà della giustizia d’Oltretevere. Più in particolare, i messaggi e i vocali in questione dimostrerebbero che Chaouqui, nonostante fosse stata condannata nel processo Vatileaks II, avrebbe “imbeccato” il grande accusatore del cardinale, monsignor Alberto Perlasca, attraverso una sodale di quest’ultimo, Genoveffa “Genevieve” Ciferri. E l’avrebbe fatto tramite l’uso di informazioni riservatissime, informazioni che soltanto i promotori di giustizia dell’epoca, Alessandro Diddi e Gian Piero Milani, insieme alla gendarmeria vaticana, potevano conoscere. Per queste ragioni la lobbista, meglio nota come “papessa”, è stata indagata dal tribunale vaticano, con le accuse di traffico di influenze, subornazione e falsa testimonianza resa in dibattimento. Tra le accuse, quella di essersi fatta dare 15mila euro da Ciferri per mediare la posizione di Perlasca (inizialmente indagato, poi salvato dal processo) con i promotori di giustizia. L’inchiesta italiana, più di quella vaticana che controlla, potrebbe essere un problema per il nuovo pontefice, papa Leone XIV. Che dovrà riflettere su che fare rispetto a quel processo Becciu, se l’“inquinamento” venisse confermato dalle indagini. I magistrati di Roma vogliono illuminare molte zone d’ombra della vicenda. Al centro delle loro verifiche non ci sarebbe solo il memoriale di Perlasca, che sarebbe stato costruito ad arte da Chaouqui fintasi un «vecchio magistrato», ma pure l’episodio del ristorante “Scarpone”, una delle prove del legame tra la stessa Chaouqui e gli inquirenti: nelle chat emerge infatti che sarebbe stata la lobbista a prenotare un tavolo e spingere Ciferri a persuadere Perlasca a invitare Becciu a cena: «Per farlo parlare e riferire al riguardo». Ciferri e Perlasca alla fine, al tempo, si erano convinti, ma il monsignore aveva fatto un passaggio preventivo in gendarmeria per avvertirli dell’appuntamento in trattoria. «Io dissi, forse a Stefano De Santis (il commissario della gendarmeria, ndr): “Guardate che io questa sera farò questa cosa qui”… Pensavo che un’azione di intercettazione avrebbero potuto farla», dice Perlasca. «Mi risposero: “Buongiorno, va bene, grazie”. E andai». Giustizia imparziale? Stando alle chat, pertanto, certamente la gendarmeria avrebbe ricoperto un ruolo poco chiaro. Al momento tuttavia i pm, sia quelli del Vaticano sia quelli di Roma, avrebbero acceso un faro contro la sola Chaouqui. Il promotore Alessandro Diddi, a processo ancora aperto, aveva ricevuto da Ciferri le chat compromettenti di Chaouqui. Invece di renderle pubbliche e depositarle, il pm del papa aveva aperto un fascicolo ad hoc, omissando quasi integralmente tutti i messaggi in modo che le difese ne fossero all’oscuro. Non solo. Domani qualche mese fa ha pubblicato un audio del 2020 in cui il commissario della gendarmeria Stefano De Santis istruiva Chaouqui in merito a quanto Perlasca avrebbe dovuto scrivere all’interno del famoso memoriale dell’estate di cinque anni fa. Quello contenente, cioè, le prime e gravi accuse nei confronti del cardinale a cui Francesco, subito dopo, ha tolto ogni diritto connesso al cardinalato. Fonti vaticane dicono ora che sul comportamento del poliziotto che di fatto ha condotto tutta l’inchiesta su Becciu e Mincione il papa ha chiesto una relazione dettagliata, per capire i rischi reali dell’appello, che inizierà il 22 settembre. L’inchiesta romana intanto è invece solo all’inizio. Scaturita dalla denuncia di Becciu e da quelle di Mincione e degli altri condannati del “processo del secolo”, come Enrico Crasso e Fabrizio Tirabassi.» VOGLIAMO LA VERITÀ, FINO IN FONDO; ANCHE SE FA MALE! UNA MEDICINA COME LA VERITÀ PUÒ ESSERE AMARA, MA È L'UNICA CHE PUÒ SALVARE IL CORPO (ECCLESIALE) DAL MARCIUME.

  51. BulletD.R.A., Chaouqui, fine della farsa, in «Silere non possum», 3 agosto 2025. Anche in inglese. E in spagnolo.

  52. BulletNiccolò Magnani, Vaticano smentisce Chaouqui (e 'Domani'): "mai ricevuta da Papa Leone XIV" / Nuova svolta sul processo Becciu, in «Il Sussidiario», 4 agosto 2025. «Il posto in Vaticano non è più “garantito” per la donna che rischia nel processo di appello sul caso del Palazzo di Londra di essere particolarmente coinvolta.(...) Ovviamente il tema non può non avere relazioni con la possibile seconda fase dell’immenso caso-Becciu, specie dopo che il cardinale sardo ha denunciato Chaouqui accusandola di aver macchinato l’intera vicenda dei fondi Segreteria di Stato contro di lui e gli altri indagati. Le famose chat fatte uscire dalla difesa di Mincione (altro indagato e condannato sul caso Becciu, ndr) hanno di fatto scoperchiato un nuovo vaso di Pandora, questa volta contro i pm del processo in Vaticano: vengono accusati di aver omesso chat fondamentali per dettagliare una possibile macchinazione ai danni dell’imputato Angelo Becciu» (NB: in realtà quasi tutto l'articolo di «Domani» era corretto).

  53. BulletPapa Leone XIV affronta l'eredità giudiziaria del precedente pontificato, in «Attualità», 6 agosto 2025. Anche in inglese. E in francese.


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Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_3_link_0
Sull'accusa d'aver trasferito 
del denaro in Australia 
e sull'ipotesi di complotto 
contro il card. PellCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlshapeimage_4_link_0shapeimage_4_link_1shapeimage_4_link_2shapeimage_4_link_3
Sulle accuse di aver arricchito 
se stesso o propri familiari

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Sulla vicenda Marogna 
(impropriamente chiamata "dama del cardinale")
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Sul palazzo di Londra 
in Sloane Avenue 60

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Processi e sentenze di Londra, di Roma ecc. a proposito della compravendita del palazzo 
in Sloane Avenue 60CASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlshapeimage_8_link_0shapeimage_8_link_1shapeimage_8_link_2shapeimage_8_link_3
Sulla Messa "in coena Domini" celebrata da papa Francesco 
a casa del cardinale BecciuCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlshapeimage_9_link_0shapeimage_9_link_1shapeimage_9_link_2
Sulla causa di beatificazione 
di Aldo Moro
(e sulle altre accuse di Report)
CASO_BECCIU_MORO.htmlCASO_BECCIU_MORO.htmlCASO_BECCIU_MORO.htmlCASO_BECCIU_MORO.htmlshapeimage_10_link_0shapeimage_10_link_1shapeimage_10_link_2
Sul sistema giudiziario vaticano


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Come vivono tutto questo 
il cardinale Becciu 
e la sua famiglia?
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Il rinvio a giudizio
(3-26 luglio 2021)CASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlshapeimage_13_link_0shapeimage_13_link_1
Il Conclave e papa Leone


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Sulle querele contro «L'Espresso», Perlasca, Ciferri, Chaouqui e co.CASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlshapeimage_15_link_0shapeimage_15_link_1shapeimage_15_link_2
Il puzzle della verità
(il complotto) 

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Sull'«Espresso» e co.


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Sul "caso Becciu" in generale


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Il processo in Vaticano 


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