
COMPONI IL PUZZLE
(Il COMPLOTTO)
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«Erano ad un punto morto. Senza di te col ca*** che si faceva l’inchiesta. Siamo seri», scrive su WhatsApp Francesca Immacolata Chaouqui, la lobbista, meglio nota come “papessa”. Chaouqui, in quel momento, sta parlando con Genoveffa “Genevieve” Ciferri, grande amica del monsignor Alberto Perlasca, a sua volta grande accusatore di Becciu. «Se viene fuori che eravamo tutti d'accordo è la fine.»
Francesca Immacolata Chaouqui ha affermato spudoratamente: «SE IO NON FOSSI STATA NOMINATA IN COSEA, (BECCIU) PROBABILMENTE SAREBBE PAPA ADESSO; AL PROSSIMO CONCLAVE MAGARI DIVENTAVA PAPA»; «GRAZIE A ME BECCIU NON DIVENTERÀ PAPA». Ecco l'ammissione di colei che ha ordito il complotto! Ecco il fine dell'operazione.
Tutto fa pensare che nella percezione generale sia stato taroccato il nesso eziologico (causa-effetto): tutto il mondo pensa che Becciu venga escluso dal Conclave per essere stato condannato; in realtà anche le parole della Chaouqui fanno intuire che Becciu è stato condannato (senza un briciolo di prova) proprio al fine di espellerlo dal Conclave. La ragion di stato contro la verità, siamo sempre lì: «... meglio che muoia un solo uomo per il popolo...».
Ma si veda anche il caso di Nicola Giampaolo, cha ha diffuso le sue calunnie attraverso la trasmissione "Report", nonché l'obbrobriosa campagna di diffamazione imbastita da «L'Espresso».
Nico Spuntoni, Caso Becciu, è scontro tra difesa e accusa: "Niente processo senza atti integrali", in «Il Giornale», 13 maggio 2026. Lo scandalo della malagiustizia vaticana! «Alla scadenza dell’ordine della Corte d’appello vaticana di depositare tutti gli atti che hanno portato alla condanna del cardinale Becciu e degli altri nel promesso di primo grado, il promotore di giustizia ha depositato atti in cui comparivano ancora molti omissis. (...) L’ufficio dell’accusa vaticana aveva anche parlato di “fatti e situazioni suscettibili, ove divulgati, di esporre a grave pericolo il bene e l’interesse dello Stato”. Un clamoroso ribaltamento delle parti rispetto a quando nel 2021 era stato l’imputato Becciu ad appellarsi a fatti “costituenti segreto politico concernente la sicurezza dello Stato” per le rivelazioni relative alla disponibilità della Santa Sede a pagare un riscatto per una suora rapita. Tra ciò che non è stato depositato, fanno notare le difese, ci sarebbe anche il materiale proveniente da 31 apparati informatici all’epoca sequestrati a monsignor Alberto Perlasca, il grande accusatore di Becciu. (...) Gli avvocati Gian Domenico Caiazza, Maria Concetta Marzo, Luigi Panella, Fabio Viglione e Andrea Zappalà hanno evidenziato nella memoria che il promotore di giustizia, col suo “rifiuto”, si sarebbe attribuito “illegittimamente il potere di stabilire che cosa sia ‘pertinente ai fini di decidere’”. Un comportamento bollato come “esattamente contrario di quello ritenuto conforme alla legge e ordinato” dalla Corte. I legali prendono poi di mira l’offerta di “consultazione” fatta dall’ufficio dell’accusa vaticana alla Corte e che però non includerebbe la difesa: “una sorta di trattativa riservata con la Corte su quanto depositare”, viene definita e ritenuta “non prevista da alcuna norma di legge, ma anzi contra legem”.» «Si palesa una contraddizione insuperabile: non si può negare all'imputato il diritto di difendersi tramite il segreto e poi, contemporaneamente, invocare quello stesso segreto per negare alla difesa l'accesso ai materiali d'indagine. è un corto circuito dove le regole sembrano cambiare a seconda di chi le invoca, mettendo in discussione l'equilibrio stesso del giusto processo» (Fari Pad). Chi ha manipolato Alberto Perlasca?
Fari Pad (Facebook, 22 maggio 2026): «In attesa del 22.06.2026: prima udienza della Corte d'Appello Vaticana. Si apre un'autostrada verso l'assoluzione del Cardinale Becciu. Mentre ci si avvicina al secondo grado di giudizio, il castello accusatorio contro il Cardinale Becciu non si sta semplicemente incrinando: sta letteralmente implodendo sotto il peso di rivelazioni e documenti sconcertanti. Quello che emerge non è più solo un processo, ma un groviglio opaco di violazioni procedurali, ingerenze esterne e zone d'ombra che minano alla radice la credibilità dell'intera inchiesta sulla compravendita del palazzo di Sloane Avenue. 1. Il vulnus insanabile: la violazione dell'Art. 355 с.р.p. La recente memoria difensiva sull'omesso deposito del Promotore di Giustizia (PdG), depositata il 13 maggio 2026, mette a nudo una violazione frontale e gravissima dell'articolo 355 del Codice di Procedura Penale. Non è un dettaglio tecnico, è una questione di legalità: il sequestro di atti e documenti operato dalla polizia giudiziaria deve seguire regole rigide di convalida e deposito. Omettere questi passaggi o sottrarre elementi al fascicolo significa violare il diritto costituzionale alla difesa, alterando la parità delle parti e inquinando la trasparenza del processo. Un'anomalia che da sola dovrebbe far crollare qualsiasi pretesa punitiva. 2. Manipolazioni, chat e "suggerimenti" ai testimoni: A questo si aggiunge lo scenario inquietante ricostruito dalle inchieste giornalistiche (...). Una presunta e inaccettabile commistione che vede il commissario della gendarmeria De Santis - braccio destro del PdG Alessandro Diddi - nel ruolo di "suggeritore" occulto nei confronti del testimone chiave, mons. Perlasca, imbeccandolo su cosa dire durante gli interrogatori. Un quadro di pressioni e manipolazioni confermato da una mole impressionante di messaggi e chat: 278 pagine di conversazioni tra la Ciferri e mons. Peña Parra (attuale numero due della Segreteria di Stato, ruolo un tempo ricoperto con indiscutibile onore proprio da Becciu) e altre 42 pagine tra la stessa Ciferri e il prof. Diddi. Una fitta trama ordita per indurre in errore il Pontefice e distruggere la reputazione di Becciu, culminata in condanne di primo grado del tutto ingiuste. (...) 3. La cronologia della vergogna: gli accessi abusivi di Striano. Il quadro diventa ancora più devastante con le rivelazioni sul tenente della Guardia di Finanza Pasquale Striano. Secondo gli atti (capo 57 dell'indagine condotta insieme all'ex pm Laudati), Striano avrebbe effettuato accessi abusivi alle banche dati su figure chiave dell'inchiesta vaticana già a partire dal 19 luglio 2019. Ma c'è un dettaglio temporale macroscopico: il Vaticano annuncerà le perquisizioni solo il 1° ottobre 2019, e i nomi diventeranno pubblici il giorno dopo. Come faceva un finanziere italiano a "indagare" abusivamente su quegli stessi soggetti mesi prima che l'inchiesta vaticana fosse di pubblico dominio? Questo vuoto temporale pesa come una confessione mancata e suggerisce un travaso di informazioni del tutto illegittimo. (...) 4. Il giallo istituzionale dello 007 italiano: addio alle rogatorie. A chiudere il cerchio, la fragorosa dichiarazione dell'avvocato Lodovico Mangiarotti su La Repubblica (17.05.2026), difensore dell'agente segreto italiano Giuseppe Del Deo. Il legale ha confermato che Del Deo non solo aveva un pass d'accesso allo spaccio vaticano mai ritirato, ma che le autorità d'oltretevere avevano chiesto "cooperazione" sul caso Sloane Avenue. (...) L'avvocato di Del Deo, il penalista Lodovico Mangiarotti precisa: «In Vaticano, Del Deo aveva una tessera per accedere allo spaccio e nessuno gliel'ha mai ritirata: è scaduta. Con la Santa Sede non ci sono mai stati problemi. In passato solo interlocuzioni ufficiali, perché le autorità vaticane avevano chiesto di cooperare sul caso Sloane Avenue.» Qui il caso si tinge di giallo istituzionale: Del Deo è un agente dei servizi segreti di uno Stato estero (l'Italia). Qualsiasi cooperazione investigativa con la Santa Sede su una materia così delicata non poteva basarsi su "richieste di cortesia" o interlocuzioni informali. Avrebbe dovuto tassativamente seguire i canali ufficiali della rogatoria internazionale tra Stati sovrani. (...) Chi ha deciso di bypassare i protocolli formali e le leggi internazionali? Sotto quale interesse, e da parte di chi, è arrivata la pressione per coinvolgere direttamente uno 007 italiano fuori da ogni regola? Le parole della difesa aprono scenari inquietanti sui reali motivi dietro questo coinvolgimento e confermano il sospetto di un'indagine condotta al di fuori di ogni binario legale. Sintesi finale: Il processo d'appello del 22 giugno non sarà solo il giudizio sul Cardinale Becciu, ma sara il processo ai metodi usati per condannarlo. Di fronte a omissioni di atti (art. 355 с.р.p.), testimonianze pilotate da investigatori, accessi abusivi preventivi e agenti segreti reclutati fuori dalle rogatorie internazionali (naturalmente dietro opportuna verifica). La Corte d'Appello non potrà ignorare la realtà: l'unica via rimasta per giustizia ed equità è una totale, limpida e doverosa assoluzione» (Fari Pad, Facebook 22 maggio 2026). L'immondo complotto montato contro il card. Becciu, che fa impallidire la malagiustizia montata contro Enzo Tortora o Alfred Dreyfus, intrecciato ai più alti vertici vaticani, rimarrà come una macchia indelebile sulla storia della Chiesa. Becciu è completamente innocente. Vittima, anzi, di un mascariamento mafioso senza precedenti, a livello mondiale. PS: è davvero necessario aspettare un altro mese, con un innocente inchiodato a una croce?
Salvatore Izzo, Il cardinale Becciu deve aspettare ancora perché la sua innocenza sia riconosciuta dalla Magistratura del Vaticano ma ogni passaggio giudiziario sta rafforzando la sua Difesa, in «Faro di Roma»« 27 maggio 2026. «Si apre una nuova fase nella vicenda giudiziaria che coinvolge il cardinale Angelo Becciu, sulla cui totale innocenza non sussistono ormai dubbi. (...) Al centro delle obiezioni avanzate dagli avvocati vi sarebbero anomalie procedurali, criticità nella conduzione dell’inchiesta e aspetti ritenuti suscettibili di incidere sul pieno esercizio del diritto di difesa, come dimostra anche quanto emerso dalle chat tra la Ciferri e la Chaouqui che raccontano il complotto per danneggiare il cardinale con false accuse basate su false prove e false testimonianze. (...) Il cardinale Becciu, dal canto suo, ha sempre respinto ogni accusa, rivendicando la correttezza del proprio operato negli anni trascorsi ai vertici della Segreteria di Stato e sostenendo la propria totale estraneità rispetto agli addebiti contestati. In più occasioni il porporato ha ribadito di confidare nella possibilità che emerga la verità dei fatti e che venga riconosciuta la propria innocenza.»
«Nicodemo faceva parte del Sinedrio, il Consiglio dei capi d’Israele. Quando nel Sinedrio sentì parole di disprezzo verso Gesù, invitò tutti ad ascoltarlo prima di condannarlo» (Leone XIV, 31 maggio 2026). Contro la violazione del diritto umano alla presunzione d'innocenza, da parte di chi condanna precipitosamente, impulsivamente e in modo disinformato. E condannando anche innocenti!
Ho fatto una domandina all'IA (AP): 
Andrea Paganini (FB 25 giugno 2026): «Oggi sono passate esattamente 300 settimane. Esattamente 2'100 giorni dal 24 settembre del 2020, il giovedì in cui un uomo innocente è stato brutalmente condannato dal Papa, dalla Chiesa, dal mondo intero, sull'onda della campagna di diffamazione – killeraggio mediatico, character assassination, mascariamento mafioso – più violenta della storia. Ormai è chiaro come la luce del sole: il card. Becciu è completamente innocente, vittima di un perverso complotto. Io, certo che la verità vale più della ragion di Stato e che anzi ci farà liberi, non mi stancherò di lavorare perché la verità venga alla luce. Un cristiano non può aver paura della verità, e tanto meno nasconderla. Quanto durano 300 settimane? Quanto vale la vita di un uomo?»
Ilaria Sacchettoni, Attentato a Ranucci, i sospetti del pm: il mandante è Valter Lavitola. Il conduttore di Report: «Siamo amici, sono sconvolto», in «Corriere della Sera», 7 luglio 2026. TOH, VALTER LAVITOLA! Ma cosa mi dici mai! Dieci domandine. ➤ Chi è il legale di Valter Lavitola? * Alessandro Diddi, il Promotore di (in)giustizia del Vaticano, l'accanito accusatore del card. Becciu. ➤ Con chi va a cena Valter Lavitola? * Con Sigfrido Ranucci (Report) e con un sacerdote amico del segretario di papa Francesco. ➤ Cosa fa Sigfrido Ranucci (Report)? * Diffonde calunnie del tutto prive di fondamento contro il card. Becciu (la Corte d'Appello ha confermato la condanna di Nicola Giampaolo, l'"informatore" di Report, per calunnia). ➤ Chi altri sceglie Report come "informatrice"? * Francesca Immacolata Chaoqui, la pregiudicata in contatto con papa Francesco che nutre un odio viscerale contro il card. Becciu. ➤ Cosa ha fatto la Chaoqui? * Ha manipolato Alberto Perlasca, il testimone chiave del "processo del secolo", che ha raccontato il falso in Tribunale contro il card. Becciu. ➤ Cosa fa il pdg Diddi? Protegge la Chaoqui, facendo cancellare il suo interrogatorio, e Perlasca. ➤ Cosa fa ora Perlasca? * Viene stralciato dalla lista degli indagati e papa Francesco lo ha (ri)nominato membro della Magistratura vaticana. ➤ Cosa fa poi Valter Lavitola? * Organizza un attentato di stampo mafioso contro l'automobile di Ranucci. ➤ Cosa fa nel frattempo il pdg Diddi? * Occulta a piacimento e riempie di "omissis" il materiale probatorio del "processo del secolo", affinché le difese non conoscano le prove a loro utili. ➤ Cosa fa il pdg Diddi in seguito, benché ormai siano emerse le prove del complotto (mafioso?) organizzato contro l'innocente card. Becciu? * Disobbedisce ripetutamente all'ordine della Corte – tanto di primo grado quanto d'Appello – di consegnare integralmente il materiale probatorio. UNISCI I PUNTINI E TROVA... UN LEGITTIMO SOSPETTO? Ma che begli ambientini frequentano i magistrati del Vaticano, come Giuseppe Pignatone, indagato per favoreggiamento alla mafia, ed Alessandro Diddi, legale di Lavitola!
Andrea Ossino e Giuseppe Scarpa, Caso Ranucci, per gli attentatori del giornalista era pronto l'avvocato di Lavitola, in «La Repubblica», 16 luglio 2026. «C’era una strategia precostituita: un difensore individuato in anticipo che – per assurdo – adesso diventa un punto di collegamento tra tutti i protagonisti di questa storia. Perché tutti - era l’indicazione - avrebbero dovuto rivolgersi a lui. È Sergio Cola, principe del foro ed ex parlamentare di An. (...) Ma oggi questo particolare assume un peso ulteriore. Perché l’avvocato a cui avrebbero dovuto rivolgersi gli uomini del commando era stato suggerito dall’intermediario ed è lo stesso che adesso assiste Valter Lavitola, il faccendiere accusato di essere il mandante dell’attentato. Tutto era stato predisposto prima degli arresti e delle perquisizioni. (...) La scelta del legale «non rispondeva a una libera determinazione degli indagati», è la frase chiave. Nelle conversazioni captate anche il costo dell’assistenza legale risulta già risolto. «Viene pagato da quelli là». Lo definiscono «il più forte di Napoli». Negli anni ha patrocinato colletti bianchi ed esponenti della criminalità organizzata, compresi appartenenti al clan Russo, lo stesso per cui lavorava Gomes Clesio Tavares, incaricato del recupero crediti mediante intimidazione e violenza. Ma il reticolo predisposto, secondo la procura, va oltre la scelta del difensore. Comprende una linea difensiva già confezionata. In caso di arresto gli esecutori materiali avrebbero dovuto dire di essere stati incaricati da un albanese conosciuto a Ostia nell’ambito di traffici di droga. (...) «Ci sono anche dei politici di mezzo, conviene mettersi d’accordo». (...) Alla fine le indagini hanno ricostruito un quadro lineare: gli esecutori venuti dall’Irpinia, l’intermediario scappato in Africa e il mandante: Valter Lavitola. Con una struttura che, ben prima dell’intervento dell’autorità giudiziaria, aveva già predisposto ogni segmento della successiva strategia: il difensore, la parola convenzionale e la narrazione da offrire agli investigatori.» MA GUARDA UN PO': COLA E DIDDI, DIDDI E COLA! Forse io dovevo fare il detective. Fatto sta che ora scopro che... Chi è l'avvocato di coloro che, a quanto pare, hanno tramato lo pseudo attentato a Sigfrido Ranucci? Sergio Cola, vale a dire un sodale di Alessandro Diddi, colui che, oltre che avvocato di Lavitola (in passato), è stato ed è tuttora il promotore di (in)giustizia del Vaticano: colui che prima ha accusato il card. Becciu con una montagna di falsità, poi è stato (auto)allontanato dal processo per le sue trame oscure, ma poi rispunta sempre fuori perché continua a essere il promotore di (in)giustizia in Vaticano. Tutto questo mentre Ranucci diffondeva gravi calunnie contro lo stesso Becciu; e poi incontrava regolarmente Lavitola, nel suo ristorante, anche con mons. Gianni Fusco, amico di Parolin! Ma quanto è piccolo il mondo! E tutto si tiene, tutto è collegato! Cola e Diddi, Diddi e Cola!















































