Sul "caso Becciu" in generale
Quarantatreeesima parte
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Processo Becciu: difesa, atti non depositati; tradita ordinanza, in «Agi», 30 aprile 2026. «Il diritto di difesa, la parità delle parti e il contraddittorio impongono la piena conoscenza degli atti», sottolineano i legali, richiamando i principi del codice di procedura penale. Alla luce di ciò, la difesa ritiene che «ogni deposito parziale tradisce il senso dell’ordinanza» e possa riproporre il vizio già censurato dalla Corte, con la conseguenza - evidenziano - di «una possibile nullità della citazione a giudizio». QUANDO I MAGISTRATI NON LAVORANO PER LA VERITÀ, E ANZI LA NASCONDONO O PEGGIO... -
Felice Manti, Caso Becciu, altro pasticcio di Diddi: depositati atti pieni di omissis, in «Il Giornale», 30 aprile 2026. «L'Ufficio del Promotore di Giustizia disobbedisce all'ordine della Corte d'Appello che deve rifare il processo al cardinale per il palazzo di Londra. Lo sconcerto dei suoi difensori: l'accusa non può decidere quali atti concedere. A differenza di quanto aveva espressamente chiesto la Corte d’Appello, il procuratore di Giustizia del Vaticano ha infatti depositato alcuni atti pieni di omissis. (...) Sappiamo che secondo Diddi l’interrogatorio del superteste Perlasca, il primo responsabile della compravendita del palazzo di Sloane Avenue a Londra la cui frettolosa cessione fece perdere al Vaticano 200 milioni, è diventato in poco tempo il pentito decisivo per incastrare Becciu. Ma i legali del cardinale sono convinti che quel memoriale sia stato in qualche modo concordato con altri soggetti, tra cui la stessa Ciferri e Diddi. (...) Nulla può essere esaminato dal giudice che non sia stato prima messo a disposizione delle parti. Nonostante ciò, l’Ufficio del Promotore ha ritenuto di poter mantenere omissis e non depositare atti, richiamando anche valutazioni di non pertinenza e irrilevanza. È esattamente la facoltà selettiva che la Corte ha escluso: l’accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere». -
Felice Manti, Caso Becciu, altro pasticcio di Diddi: depositati atti pieni di omissis, in «Il Giornale», 30 aprile 2026. «L'Ufficio del Promotore di Giustizia disobbedisce all'ordine della Corte d'Appello che deve rifare il processo al cardinale per il palazzo di Londra. Lo sconcerto dei suoi difensori: l'accusa non può decidere quali atti concedere. A differenza di quanto aveva espressamente chiesto la Corte d’Appello, il procuratore di Giustizia del Vaticano ha infatti depositato alcuni atti pieni di omissis. (...) Sappiamo che secondo Diddi l’interrogatorio del superteste Perlasca, il primo responsabile della compravendita del palazzo di Sloane Avenue a Londra la cui frettolosa cessione fece perdere al Vaticano 200 milioni, è diventato in poco tempo il pentito decisivo per incastrare Becciu. Ma i legali del cardinale sono convinti che quel memoriale sia stato in qualche modo concordato con altri soggetti, tra cui la stessa Ciferri e Diddi. (...) Nulla può essere esaminato dal giudice che non sia stato prima messo a disposizione delle parti. Nonostante ciò, l’Ufficio del Promotore ha ritenuto di poter mantenere omissis e non depositare atti, richiamando anche valutazioni di non pertinenza e irrilevanza. È esattamente la facoltà selettiva che la Corte ha escluso: l’accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere. (...) Ci chiediamo come si possa arrivare ad un equo giudizio in queste condizioni ed a questo punto sollecitiamo l’immediata definizione del processo con l’unico esito possibile: la restituzione agli imputati del loro onore». Vedremo cosa diranno i giudici della Corte d’Appello vaticana a questo ennesimo episodio di compressione dei diritti della difesa». -
Nicole Winfield, Vatican court deadline passes for prosecutors to deposit all evidence in financial trial, in «AP», 30 aprile 2026. Alla fine il mondo intero conoscerà la verità che in Vaticano ancora ci si ostina a nascondere. L'accusa era nulla fin dal 2021! La verità sacrificata sull'altare dell'ipocrisia e della ragion di Stato? Anche in spagnolo. -
Franca Giansoldati, Vaticano, scontro tra magistrati: il Promotore non deposita gli atti omessi come voleva la Corte «in pericolo l'interesse dello Stato», in «Il Messaggero», 30 aprile 2026. La credibilità del Vaticnao in gioco «È un vero e proprio braccio di ferro quello in corso nel sistema giudiziario vaticano sotto il pontificato di Leone XIV. Il nuovo capitolo del processo d’appello sulla compravendita del disgraziato Palazzo di Londra — vicenda che in primo grado ha portato alla condanna di nove imputati, tra cui il cardinale Angelo Becciu — si è consumato questa mattina. Lo scorso 17 marzo la Corte d’Appello aveva ordinato al Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, di depositare in Cancelleria «tutti gli atti del procedimento istruttorio» nella loro versione integrale. Tra questi, le videoregistrazioni complete delle deposizioni del principale testimone d’accusa, monsignor Alberto Perlasca, e le numerose chat finora omissate, mai messe a disposizione delle difese. (...) Una massa documentale che, secondo l’accusa, esporrebbe la Santa Sede a «grave pericolo». (...) Gli avvocati Cataldo Intrieri e Massimo Bassi, difensori di Fabrizio Tirabassi, parlano di «ennesimo rifiuto del Promotore di obbedire al giudice vaticano». «Elementi decisivi vengono sottratti alle difese e riservati ai soli giudici, che peraltro non potranno utilizzarli. Un fatto senza precedenti», affermano, sollevando dubbi sulla possibilità di un equo giudizio e chiedendo la chiusura del processo con «la restituzione dell’onore agli imputati». Sulla stessa linea l’avvocato Fabio Viglione, difensore del cardinale Becciu: «L’accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere. Il diritto di difesa e il principio del contraddittorio impongono la piena conoscenza degli atti». Un deposito parziale, aggiunge, «tradisce il senso dell’ordinanza» e rischia di riproporre le stesse criticità già rilevate, con possibili conseguenze sulla validità del procedimento. (...) Tra gli interventi più autorevoli, quello del professor Paolo Cavana, secondo cui «il monarca non è legibus solutus», richiamando la centralità dello ius canonicum e i vincoli giuridici della Santa Sede. Posizioni condivise anche dalla professoressa Geraldina Boni e dai colleghi Manuel Ganarin e Alberto Tomer, autori di un saggio critico pubblicato sulla rivista Stato, Chiese e pluralismo confessionale, la rivista scientifica di riferimento a livello internazionale per tutti i canonisti, i giuristi, i professori delle maggiori università. Una sorta di 'bibbia' per chi si occupa di diritto canonico. La stessa Corte d’Appello — presieduta dall’arcivescovo e canonista Arellano Cedillo, affiancato dai giudici Turrini Vita e Ducci Teri — aveva riconosciuto che nel primo grado si era verificata «una nullità relativa mai sanata», tale da viziare un atto fondamentale del processo. Tra le criticità, anche l’esistenza di un Rescriptum di Papa Francesco, emanato durante la fase istruttoria ma non reso noto alle difese. Con la sua ordinanza, la Corte ha inoltre preso le distanze dalle posizioni espresse nelle memorie degli ex ministri della Giustizia Giovanni Maria Flick e Paola Severino, oggi legali dell’Apsa e della Segreteria di Stato, costituitesi parte civile, che avevano escluso violazioni del giusto processo, ritenendo legittimi i Rescripta e marginale la questione degli omissis. Il confronto resta aperto e sempre più aspro. Sullo sfondo, una questione che va oltre il singolo processo: la credibilità del sistema giudiziario vaticano e il rispetto delle garanzie fondamentali del diritto.» Anche in inglese. E in tedesco. -
Sante Cavalleri, Caso Becciu, tradita l'ordinanza. La Difesa: "deosito incompleto". E, denunciando l'ennesima violazione, rilancia il tema delle garanzie, in «Faro di Roma», 30 aprile 2026. Crolla la credibilità dello Stato Vaticano? «I legali esprimono “sconcerto” e richiamano un principio cardine di ogni sistema garantista: nessun elemento può essere valutato dal giudice se non è stato previamente messo a disposizione di tutte le parti. Secondo la loro ricostruzione, la presenza di omissis e la mancata produzione di alcuni documenti configurerebbero una violazione dell’ordinanza della Corte, che aveva imposto un deposito integrale, senza margini di selezione. La questione, tuttavia, non si esaurisce in un rilievo tecnico. Essa investe direttamente il ruolo e l’operato dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, guidato da Alessandro Diddi, e pone interrogativi sull’equilibrio tra accusa e difesa nel processo vaticano. La difesa contesta in particolare che siano stati operati filtri sulla base di criteri di “irrilevanza”, una facoltà che la Corte aveva esplicitamente escluso. Un nodo davvero rilevante: il principio del contraddittorio, infatti, non rappresenta un aspetto formale, ma costituisce la base stessa della legittimità del processo. Senza piena conoscenza degli atti, la parità tra le parti rischia di risultare compromessa. Accanto al profilo delle garanzie emerge poi quello dei tempi. Ogni contestazione, ogni possibile eccezione di nullità e ogni deposito ritenuto incompleto rischiano di tradursi in un ulteriore allungamento dell’iter giudiziario. (...) La giustizia vaticana, infatti, si trova davanti a una prova di credibilità. Non è in gioco soltanto l’esito di un singolo procedimento, ma la capacità di garantire coerenza, trasparenza e rispetto delle regole stabilite. (...) una giustizia percepita come incerta nelle sue procedure finisce inevitabilmente per indebolire la propria autorevolezza. Al contrario, in una vicenda tanto esposta e simbolica, appare sempre più urgente arrivare a una conclusione chiara, definitiva e fondata su garanzie pienamente rispettate.» Anche in portoghese. E in spagnolo. E in francese. -
Processo Becciu, 'non depositati gli atti integrali con gli omissis', in «Ansa», 30 aprile 2026. «Si profila così un altro inedito oltre le mura del Tevere: non era mai accaduto nella storia moderna del Vaticano che dei magistrati non ottemperassero alle disposizioni di altri magistrati, di grado oltretutto superiore.» -
Quentin Finelli, Fonds du Vatican: la Suisse dénonce des interrogatoires refusés, une enquête entravée, in «Tribune Chretienne», 30 aprile 2026. La Francia segnala che la Svizzera non ammette la malagiustizia vaticana. «Dans un monde où la crédibilité des institutions repose aussi sur leur transparence, l’Église se trouve confrontée à une exigence accrue de clarté. L’affaire des fonds du Vatican, loin d’être close, rappelle combien la gestion des biens temporels engage non seulement des responsabilités juridiques, mais aussi une dimension morale qui touche au témoignage même de l’institution.» -
Ivo Pincara, Processo Becciu. L'Ufficio del Promotore di Giustizia disobbedisce all'ordine della Corte d'Appello e deposita degli atti non integrali con omissis, in «Korazym», 30 aprile 2026. «Nonostante ciò, l’Ufficio del Promotore ha ritenuto di poter mantenere omissis e non depositare atti, richiamando anche valutazioni di non pertinenza e irrilevanza. È esattamente la facoltà selettiva che la Corte ha escluso: l’accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere. Il diritto di difesa, la parità delle parti e il contraddittorio impongono la piena conoscenza degli atti. Sono principi scolpiti nel codice di procedura penale, al cui rispetto la Corte di Appello si è richiamata. Ogni deposito parziale tradisce il senso dell’ordinanza e ripropone il vizio già censurato dalla Corte, con conseguente nullità della citazione a giudizio». (...) non era mai accaduto nella storia moderna del Vaticano che dei magistrati non ottemperassero alle disposizioni di altri magistrati, di grado oltretutto superiore. -
Philippe Marie, EXCLUSIF: La défense du cardinal Becciu accuse le parquet du Vatican de «violer les règles d'un procès équitable», in «Tribune Chretienne», 30 aprile 2026. Anche in spagnolo. -
Gaetano Masciullo, Swiss prosecutors drop Vatican finance case after Holy See reguses key witness cooperation, in «Life Site News», 30 aprile 2026. «Authorities cited a lack of cooperation from the Holy See and flagged concerns that the Secretariat of State influenced proceedings while acting as both accuser and authority in the case.» Come mai il Vaticano non permette che Alberto Perlasca e Edgar Peña Parra testimonino davanti alla giustizia svizzera? Cosa sta nascondendo il Vaticano? Grande vergogna per la Chiesa cattolica! -
Los fiscales del Vaticano insisten en restingit accesso a pruebas clave en el juicio por inversiones, in «Infobae», 30 aprile 2026. «Los fiscales del Vaticano desafiaron el plazo impuesto por el tribunal de apelaciones para entregar a la defensa todas las pruebas (...). En marzo, el tribunal de apelaciones determinó que la negativa de los fiscales a compartir todas las pruebas con la defensa había invalidado la acusación original. Declaró un juicio nulo parcial y ordenó repetir el proceso, exigiendo además que antes del 30 de abril se depositaran en la cancillería “todos los actos y documentos de la investigación en su versión íntegra”. (...) El caso tuvo repercusiones fuera del Vaticano. La fiscal federal suiza especializada en delitos financieros Annina Scherrer archivó una investigación paralela contra Crasso, luego de que el tribunal vaticano absolviera definitivamente al gestor y a su empresa. En su resolución, Scherrer manifestó “con cierta sorpresa” que sus solicitudes a los fiscales del Vaticano para interrogar a algunos de los testigos habían sido rechazadas, después de haber sido enviadas al secretario de Estado del Vaticano para su evaluación. Señaló que esto evidencia la influencia de la Secretaría de Estado sobre el sistema judicial vaticano, cuya independencia formal está en entredicho.» -
Fari Pad (Facebook 30 aprile 2026): «UN PDG (QUASI) RICUSATO DETTA TEMPIE CONDIZIONI: IL CAPOLAVORO CONTRASTANTE DELLA GIUSTIZIA VATICANA. (...) Siamo di fronte a un paradosso giuridico che passerà alla storia: com'è possibile che un Promotore di Giustizia che ha evitato la ricusazione certa solo grazie a un'astensione tattica dell'ultimo minuto, continui a determinare tempi, modi e condizioni del processo? Il "capolavoro" di Alessandro Diddi è servito. Nonostante l'astensione in Cassazione, la sua regia resta intatta e onnipresente? È lui che ha deciso cosa le difese possono vedere e cosa deve restare sepolto sotto gli omissis dei verbali di Perlasca? È lui che ha tracciato il binario di un processo che ora si avvia verso un appello "sanato" dai vizi formali, ma ancora identico nella ferocia accusatoria? Di fatto, il PDG ha ottenuto due traguardi opposti con una sola mossa: si è sfilato come accusatore formale per proteggere se stesso? Ma ha blindato la condanna finale lasciando in eredità un castello probatorio mutilato e inattaccabile. Ma il vero scacco matto arriva al termine del percorso. Se l'appello dovesse riservare sorprese (assoluzione?), l'ultima parola spetta a una Cassazione che vede schierato il "meglio del meglio" del papato di Bergoglio: i cardinali Farrell, Zuppi, Gambetti, Lojudice e infine Artime nominato da Prevost. In questo scenario, la Verità resta un miraggio. Perché, per dirla con eleganza, in una simile architettura di potere, appare evidente che chi c'è è perché deve esserci per garantire la linea, e chi non c'è è perché la sua assenz è funzionale a che nulla cambi. Siamo davanti a una giustizia dove chi ha inquinato il pozzo se n'è andato, ma costringe tutti gli altri a bere la sua stessa acqua. Un sistema dove accusa e condanna non sono più momenti distinti, ma un unico destino già scritto molto prima di entrare in aula.» -
Antonio Bargone, Il Pm non è il passacarte dell'accusa. La Corte Costituzionale interviene, in «Il Riformista», 30 aprile 2026. «Il processo non è la ratifica di un teorema: il Pubblico ministero deve valutare le tesi della difesa. E non finisce qui: deve cercare anche gli elementi di prova che possono smentire la sua stessa ipotesi. (...) La Consulta richiama inoltre un altro punto decisivo: le argomentazioni della difesa devono essere valutate sin dalle fasi iniziali del procedimento. Non come un fastidio formale da superare, ma come un elemento essenziale per verificare la tenuta dell’impianto accusatorio.» Ma in Vaticano non è così. Lì la verità non interessa al Pm (o al Pdg). Scandalosamente! -
Pierre Wolf-Mandroux, Jean-Baptiste de Franssu: «À la Banque du Vatican, je ne m'attendais pas à un tel manque de professionalisme», in «Le Pélerin», 30 aprile 2026. «À mon arrivée en 2014, nous décidons de ne plus émettre de crédits, car l'IOR l'avait beaucoup fait en faveur de structures catholiques qui ne les remboursaient jamais. Elles les considéraient comme des dons. En mars 2019, la secrétairerie d'État nous demande un emprunt de 150 millions d'euros, sans donner de détails. Nous avons dit : « Vous êtes l'État, nous sommes donc prêts à vous prêter cette somme. À condition que vous soyez parfaitement transparents. » Pendant trois mois, nous demandons des documents, sans succès. Nous refusons le prêt. Pataquès. Je suis convoqué à la secrétairerie d'État. « Au nom de quoi le refusez-vous ? » me demande-t-on. Je réponds : « Au nom des règles financières internationales. » Nous obtenons les documents. Nous avons tout de suite compris qu'il y avait malversation. Nous avons alerté le pape. Il a immédiatement réagi. Il a tapé du poing sur la table.» Quindi il problema è sorto quando Becciu non era più nella Segreteria di Stato: quando i suoi successori decisero di comprare il 55% del noto palazzo di Londra... -
Fari Pad (Facebook, 1° maggio 2026): «GIUSTIZIA VATICANA O TEATRINO DELLE OMBRE? IL CASO BECCIU SI TINGE DI MISTERO (E DI GRAVITÀ). (Perché cambiare le carte in tavola tra il primo grado e l'Appello? Sembra quasi che l'Ufficio del Promotore cerchi ogni espediente pur di non consegnare la documentazione integrale dell'accusa.) Mentre la verità sul processo al Cardinale Becciu continua a emergere a pezzi, l'ultimo capitolo firmato da Felice Manti su il Giornale - scoperchia un vaso di Pandora che dovrebbe far tremare i polsi a chiunque creda nello Stato di Diritto. Siamo davanti a un "pasticcio" che non è solo tecnico, ma etico e giuridico. Ecco i fatti che gridano vendetta: L'OMISSIONE SISTEMATICA: Nel processo di primo grado, il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi ha gestito il fascicolo con una selezione arbitraria delle prove. Sono state "tagliate" e omissate chat fondamentali, celate dietro l'esistenza di un "fascicolo processuale fantasma" di cui, dopo anni, non è stato ancora chiarito il contenuto. Come si può condannare un Cardinale di Santa Romana Chiesa se l'accusa nasconde le carte che potrebbero scagionarlo? LA DISOBBEDIENZA ALLA CORTE: Oggi assistiamo a un paradosso senza precedenti. Nonostante l'ordine perentorio della Corte d'Appello di depositare gli atti integrali (senza alcuna selezione), l'Ufficio del Promotore deposita documenti ancora pieni di "omissis". Un atto di aperta sfida verso un organo giudiziario superiore che mina alla base la credibilità di tutto il sistema vaticano. LA SCUSA DEL "BENE PUBBLICO": La ciliegina sulla torta è la motivazione addotta oggi per giustificare questi silenzi: la rivelazione di quegli atti sarebbe "suscettibile di arrecare pericoli gravissimi al bene pubblico". DOMANDA: Quale segreto inconfessabile contengono quelle chat per essere addirittura una minaccia alla tenuta pubblica? Se la giustizia serve a trovare la verità, come può il "bene pubblico" coincidere con il nascondere le prove alla difesa? Dopo anni di fango e sentenze scritte su atti incompleti, è ora che qualcuno risponda di questo fascicolo segreto. Non si può invocare il bene comune per coprire un fallimento procedurale o, peggio, una macchinazione a tavolino. La trasparenza non è un optional, e il diritto alla difesa non può essere sacrificato sull'altare di "pericoli gravissimi" mai spiegati.» La verità non può essere sacrificata sull'"altare dell'ipocrisia" o su quello della "ragion di Stato". Tanto meno se c'è di mezzo una persona. Davvero la storia di Gesù Cristo non ha insegnato nulla ai magistrati del Vaticano? (AP) -
PFL, Vatican prosecutors defy appeals-court order, in «Catholic Culture», 1° maggio 2026. «Vatican prosecutors have refused to comply with an order from a Vatican appeals court, in the latest stunning development in the long-running “trial of the century.” (...) Since the appeals court has already ruled that withholding the evidence preventing the defendants from receiving a fair trial, the latest announcement by the prosecution would seem, at first glance, to endanger the possibility of a new trial. In that case the Vatican could be forced to end a highly publicized criminal case, spanning more than five years and drawing unprecedented international attention, without producing convictions or answering key questions about the financial misconduct. The “trial of the century” has already caused severe embarrassment for the Vatican, in a process that began with police raids on key Vatican offices, forced the resignation of top Vatican officials, exposed bitter rivalries and charges of spying within Vatican agencies, and ultimately raised questions about the ability of the Vatican to provide defendants with a fair trial. The prosecutors’ refusal to comply with a court order reinforces those questions about the Vatican judicial system.» Traduzione automatica: «I pubblici ministeri del Vaticano si sono rifiutati di rispettare un ordine di una corte d’appello del Vaticano, nell’ultimo straordinario sviluppo nel lungo “processo del secolo”. (...) Dal momento che la corte d'appello ha già stabilito che trattenere le prove che impediscono agli imputati di ricevere un processo equo, l'ultimo annuncio dell'accusa sembrerebbe, a prima vista, mettere in pericolo la possibilità di un nuovo processo. In quel caso il Vaticano potrebbe essere costretto a porre fine a un procedimento penale altamente pubblicizzato, che copre più di cinque anni e attirando un'attenzione internazionale senza precedenti, senza produrre condanne o rispondere a domande chiave sulla cattiva condotta finanziaria. Il “processo del secolo” ha già causato grave imbarazzo per il Vaticano, in un processo iniziato con le incursioni della polizia negli uffici chiave del Vaticano, ha costretto le dimissioni di alti funzionari vaticani, ha esposto aspre rivalità e accuse di spionaggio all’interno delle agenzie vaticane, e alla fine ha sollevato interrogativi sulla capacità del Vaticano di fornire agli imputati un processo equo. Il rifiuto dei pubblici ministeri di rispettare un ordine del tribunale rafforza tali domande sul sistema giudiziario vaticano.» -
Avvocati di Becciu accusano il Promotore di Giustizia di non rispettare gli ordini del Tribunale, in «Infovaticana», 2 maggio 2026. «Al di là dei fatti investigati, ciò che è in gioco è la capacità dell’istituzione di garantire un processo veramente giusto e conforme alle garanzie di base del diritto.» Anche in spagnolo. -
Fari Pad (Facebook, 2 maggio 2026): «LO STATO DI DIRITTO AL BIVIO: IL "CASO VATICANO" E LA MOSTRUOSITA PROCESSUALE (...) Non risulta invece depositato in versione integrale anche l'interrogatorio di monsignor Perlasca (Soltanto I giudici potranno visionare la versione integrale) condotto da Diddi. In questo caso c'è «il mantenimento degli omissis». E questo perché altrimenti si potrebbe parlare di «pericoli gravissimi per il bene e l'interesse pubblico». (...) Quello che sta accadendo nel processo d'appello in Vaticano non è solo un dibattito tecnico tra legali; è lo sgretolamento dei principi cardine del giusto processo. Il rifiuto del Promotore di Giustizia (PdG) di depositare integralmente gli atti, come riportato anche dalle recenti analisi del quotidiano Domani, delinea un'anomalia che definire "mostruosità processuale" non è un'iperbole, ma una constatazione tecnica. L'Attacco alla Parità delle Parti. Il cuore della democrazia processuale risiede nel principio di parità tra le parti . Accusa e Difesa devono avere accesso alle stesse armi. Nel momento in cui il PdG decide di consegnare i documenti solo al Giudice Terzo, sta di fatto: Oscurando la Difesa: Impedendo ai legali di conoscere le prove e ribattere punto su punto. Compromettendo la Terzietà: Trasformando il Giudice nell'unico interlocutore privilegiato dell'accusa, in un dialogo "segreto" che esclude chi deve difendersi. La Scusa del "Segreto di Stato". Addurre il "pericolo per lo Stato" come giustificazione per negare il deposito degli atti è un ritorno a logiche inquisitorie che speravamo superate. Se una prova esiste, deve poter essere discussa. Se è segreta, non può essere usata per condannare. Non esiste una via di mezzo che non calpesti i diritti fondamentali dell'individuo. Quale Giustizia? Se il Promotore di Giustizia diventa un "super-organo" che decide cosa la difesa può o non può vedere, il processo si trasforma in un simulacro. La domanda sorge spontanea: si cerca la Verità o si cerca una conferma a tesi precostituite?» -
Becciu's lawyers accuse the Promoter of Justice of failing to comply with court orders, in «Clerical Whispers», 3 maggio 2026. «According to lawyers Fabio Viglione and Maria Concetta Marzo, “nothing can be examined by the judge that has not been previously made available to the parties,” so any filtering of evidence compromises the validity of the process. The complaint comes after the Court of Appeal of the State of the Vatican City decreed the total nullity of the trial and ordered its repetition from the beginning. The decision, adopted on March 17, annulled all proceedings, including the convictions handed down in December 2023 - among them that of Becciu himself for embezzlement, after detecting structural flaws in the procedure, especially in access to evidence and the formation of the file. (...) Although Leo XIV has not intervened in the process, the repetition of the trial places him before a case inherited from Francis that tests the solidity of the Vatican judicial system. Beyond the facts investigated, what is at stake is the institution’s capacity to guarantee a truly fair process and in accordance with the basic guarantees of law.» -
Americo Mascarucci, Caso Becciu. Il Papa garantisca un processo equo, non una condanna a priori, in «Silum Curiae», 4 maggio 2026. «… secondo l’accusa gli omissis non andrebbero a pregiudicare il diritto della difesa. Ma chi lo stabilisce? Come può essere giusto un processo in cui è l’accusa a stabilire se determinate prove sono rilevanti o meno, sostituendosi ai giudici vaticani che hanno invece contestato proprio il potere discrezionale del Promotore di Giustizia? (…) A pensare male si fa peccato ma si ha tanto il legittimo sospetto che dietro tanta reticenza ci possa essere il timore che la produzione integrale degli atti possa portare a smontare le accuse a carico di Becciu, e magari a scoprire che a volere la sua caduta è stato proprio il pontefice argentino, colui che lo ha condannato prima ancora del processo e ha fatto di tutto, con i rescripta contestati e annullati, per incastrare il suo ex collaboratore.» Meglio sbarazzare il campo dai dubbi, anche per non alimentare polemiche distruttive! Non possiamo aver paura della verità: "Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio" (Rm 8,28) -
Mario Barbato, Caso Orlandi, il Vaticano dice basta: "La verità non è più raggiungibile", in «Fidelity News», 4 maggio 2026. Allora Diddi aveva millantato? -
Garlasco, il commento di suor Monia, in «Quarta Repubblica», 4 maggio 2026. «Sono mesi che vivo in una situazione di angoscia. Non avrei mai pensato che dopo il “caso Tortora” avremmo ripetuto gli stessi errori. (…) Noi dobbiamo credere, nonostante tutto, che la magistratura e la procura faranno sempre seriamente il loro lavoro. Perché se noi li delegittimiamo, che cosa ci resta quando verremo indagati?» Suor Anna Monia Alfieri. Ebbene, cara suor Anna Monia, purtroppo in Vaticano c’è una magistratura marcia, che ha messo in campo – consapevolmente – una terribile malagiustizia. Ci rendiamo conto, noi cattolici, che questo mette in gioco vergognosamente la credibilità della Chiesa cattolica? -
Prevost y Benedicto XVI, ¿De qué lado está León XIV?, el Tucho y su «Fiducia Supplicans», la confusión de los fieles, la plena comunión, Magnifica Humanitas, la dimisión de Moscú, la fundación de El Cairo, la homosexualidad en la Iglesia, Rubio y el Vaticano, el conejo de Toledo, San Pío V, in «Infovaticana», 5 maggio 2026. «¿Qué hay detrás del caso Becciu? ¿Por qué insiste el Promotor de Justicia del Vaticano en reproducir documentos con partes censuradas a pesar de la solicitud explícita de los jueces de apelación de que se depositen en su totalidad? ¿Por qué no existe el deseo de permitir que la defensa lleve a cabo su trabajo estando plenamente informada de todos los cargos que llevaron a la condena de Becciu en primera instancia, gracias también a la rescripta de Bergoglio, que otorgaba poderes excepcionales a los investigadores y que los jueces de apelación anularon efectivamente porque no se pusieron en conocimiento de la defensa a tiempo? Según la Oficina del Promotor de Justicia, revelar la totalidad de los documentos supondría «riesgos extremadamente graves para el bien y el interés público» y aforma que las omisiones no perjudicarían el derecho a la defensa. Llegados a este punto, solo podemos esperar la intervención del Papa León XIV para restablecer las condiciones de un juicio justo.» -
Un autogol? Il Vaticano complica il suo stesso caso finanziario e rischia un collasso giudiziario, in «Infovaticana», 7 maggio 2026. Un articolo un po' schizofrenico, perché la fonte "The Pillar" fa parte delle testate che hanno montato il brutale complotto contro l'innocente card. Becciu. Ma ormai anche loro sono arrivati al capolinea: «La situazione si è complicata dopo che il tribunale di appello del Vaticano ha ordinato a marzo di rivedere l’intera indagine e il processo di accusa che hanno dato origine al processo. I magistrati hanno messo in dubbio la validità di diversi atti esecutivi autorizzati personalmente dal papa Francesco per consentire le indagini iniziali. (...) La settimana scorsa, le autorità svizzere hanno archiviato l’indagine contro Enrico Crasso, antico gestore finanziario legato agli investimenti della Segreteria di Stato, perché il Vaticano si è rifiutato di facilitare testimoni chiave per la procedura, tra cui, come ricorda The Pillar, monsignor Alberto Perlasca e l’arcivescovo Edgar Peña Parra. La mossa ha generato sconcerto tra osservatori e giuristi, dato che la stessa Segreteria di Stato starebbe attivamente indebolendo processi giudiziarie promossi originariamente per recuperare fondi e dimostrare di essere stata vittima di frode. La strategia potrebbe inoltre avere conseguenze ancora più costose nei tribunali britannici. (...) durante quei procedimenti sono emersi episodi imbarazzanti per la Santa Sede, come la dichiarazione dell’arcivescovo Edgar Peña Parra che riconosceva di aver autorizzato una fattura di cinque milioni di euro che sapeva “completamente fittizia”. Se il Vaticano continua a rifiutarsi di collaborare pienamente con i tribunali stranieri, i giudici potrebbero interpretare che la stessa Segreteria di Stato ha di fatto abbandonato le sue accuse. Questo aprirebbe la porta a nuove sconfitte giudiziarie e possibili indennizzi milionari contro la Santa Sede. (...) se il processo finisce per crollare, se alcuni dei principali accusati riescono a evitare condanne definitive e se lo stesso Vaticano finisce per affrontare nuove perdite milionarie, lo scandalo potrebbe trasformarsi esattamente nell’opposto: il simbolo più visibile dei limiti, delle contraddizioni e dei fallimenti della riforma finanziaria promossa durante il pontificato di Francesco.» -
Andrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, il promotore di giustizia non deposita gli atti, in «ACI», 7 maggio 2026. «Prima la decisione di non ammettere il ricorso del Promotore di Giustizia, arrivato in tempi e forme non conformi, cosa che farà sì le sentenze non potranno che essere eventualmente migliorative. Quindi, la decisione dello stesso promotore di giustizia Alessandro Diddi di uscire di scena di fronte ad una richiesta di ricusazione, mentre l’ufficio del promotore era arrivato a mettere in discussione la legittimità stessa del tribunale di Corte d’Appello riguardo alla decisione di non ammissibilità del ricorso del promotore di giustizia. E infine, la nullità relativa del processo di primo grado, stabilita dalla Corte di Appello, che dichiarava sì, legittimi i rescritti con i quali Papa Francesco era intervenuto nel processo vaticano, ma di fatto ne dichiarava nulle le conseguenze, non essendo stati resi pubblici e dunque avendo lasciato le difese al buio riguardo le indagini. A quel punto, in attesa di ricalendarizzare il processo per una parziale fase istruttoria, la Corte di Appello aveva chiesto al Promotore di Giustizia vaticano di depositare tutti gli atti del processo, senza gli omissis che non avevano permesso alla difesa di avere tutte le informazioni relative alle indagini. Il promotore di Giustizia, però, ha deciso di non aderire alla richiesta, lasciando persino il sospetto – tutto da verificare – di non volere rendere pubblici gli atti per qualche motivo, oppure l’idea di volersi opporre al tribunale per ristabilire la propria legittimità. (..) La dichiarazione del 29 aprile sembra accrescere, piuttosto che risolvere, i dubbi sulle modalità in cui sono state operate le indagini, e sul tipo di materiale raccolto e sistematizzato.» -
El juicio del Vaticano en Londres se acerca a un punto crítico: reveses legales amenazan con un desastre financiero e institucional, in «Zenit», 7 maggio 2026. «… una serie crescente di revocazioni giudiziarie, complicazioni procedurali e sconfitte legali internazionali minacciano di trasformare il caso in una delle crisi istituzionali più dannose che la Santa Sede moderna abbia mai affrontato. Ciò che è in gioco non è solo il futuro dell'emblematico processo per corruzione finanziaria del Vaticano, ma anche la credibilità dell'agenda di riforme che i successivi pontificati hanno cercato di promuovere in risposta a decenni di scandali legati a investimenti opachi, scarsa supervisione e lotte di potere interne. (…) Il caso di Londra ha generato controversie parallele in diversi paesi, e questi processi hanno esposto sempre più le debolezze della strategia del Vaticano. Particolarmente preoccupante per la Segreteria di Stato è l'impressione che ora possa minare le proprie rivendicazioni legali all'estero. Uno degli esempi più chiari è emerso in Svizzera. (…) la procura svizzera ha archiviato il caso perché, secondo quanto riferito, la Segreteria di Stato si è rifiutata di mettere a disposizione testimoni chiave.Tra questi testimoni c'erano monsignor Alberto Perlasca, ex capo dell'ufficio amministrativo della Segreteria, e l'arcivescovo Edgar Peña Parra, uno dei funzionari più alti del dipartimento. Questo rifiuto potrebbe avere conseguenze straordinarie. Rifiutando di cooperare pienamente in un caso avviato di propria iniziativa, il Segretariato non solo ha indebolito la possibilità di recuperare i beni congelati in Svizzera, ma potrebbe anche aver danneggiato la sua credibilità nelle controversie in corso in altri paesi, in particolare nel Regno Unito. (…) Un momento particolarmente dannoso si è verificato quando l'arcivescovo Peña Parra ha testimoniato a Londra che ha approvato consapevolmente una fattura di 5 milioni di euro, pur riconoscendo che era "completamente fittizia". Durante l'interrogatorio, secondo quanto riferito, ha ammesso dubbi sulla sua onestà. Questa testimonianza ha alimentato le argomentazioni dei critici del Vaticano secondo cui lo scandalo potrebbe rivelare non solo una frode esterna contro la Santa Sede, ma anche una grave disfunzione e una condotta discutibile all'interno della stessa Segreteria. (…) Finanziariamente, le implicazioni sono allarmanti. Ma istituzionalmente, la cosa in gioco potrebbe essere ancora maggiore. La credibilità della Santa Sede è già stata gravemente compromessa da anni di rivelazioni sull'opacità finanziaria e sulle rivalità interne negli alti funzionari della Curia Romana. (…) Ancora più dannosa sarebbe la percezione che le persone ritenute responsabili di gravi colpe, sia all'interno che all'esterno delle strutture vaticane, hanno eluso completamente la responsabilità, mentre la stessa Segreteria potrebbe essere ritenuta parzialmente responsabile delle stesse irregolarità che ha affermato di denunciare.» -
Luis Badilla e Robert Calvaresi, "Caso Becciu": i Promotori di giustizia vaticani il 30 aprile non depositano tutte le prove come ordinato dalla Corte d'Appello, in «Osservazioni Casuali», 118, 2-9 maggio 2026. AH, L'IRREFRENABILE HYBRIS DELLA MALAGIUSTIZIA VATICANA! «Dopo l’Ordinanza del processo d’Appello si aspettava solo che queste decisioni fossero rispettate. Appariva impensabile che potesse accadere ciò che invece abbiamo visto e commentiamo. Cosa c’è dietro? Chi e perché continua ad agire al di sopra della legge? Cosa si vuole nascondere e perché?» -
Nico Spuntoni, Dalla centralità di Cristo ai dossier delicati: il primo anno del Papa "normalizzatore", in «Il Giornale», 9 maggio 2026. «La mano del canonista si è vista nello stop alla spregiudicatezza giuridica degli ultimi anni e con il clima nuovo nei tribunali vaticani sul grosso pasticcio del processo Becciu. La formazione matematica si è notata nella gestione diretta dei dossier finanziari, con il ridimensionamento dello Ior negli investimenti e la soppressione della superflua commissione per le donazioni.» -
Nico Spuntoni, Caso Becciu, è scontro tra difesa e accusa: "Niente processo senza atti integrali", in «Il Giornale», 13 maggio 2026. Lo scandalo della malagiustizia vaticana! «Alla scadenza dell’ordine della Corte d’appello vaticana di depositare tutti gli atti che hanno portato alla condanna del cardinale Becciu e degli altri nel promesso di primo grado, il promotore di giustizia ha depositato atti in cui comparivano ancora molti omissis. (...) L’ufficio dell’accusa vaticana aveva anche parlato di “fatti e situazioni suscettibili, ove divulgati, di esporre a grave pericolo il bene e l’interesse dello Stato”. Un clamoroso ribaltamento delle parti rispetto a quando nel 2021 era stato l’imputato Becciu ad appellarsi a fatti “costituenti segreto politico concernente la sicurezza dello Stato” per le rivelazioni relative alla disponibilità della Santa Sede a pagare un riscatto per una suora rapita. Tra ciò che non è stato depositato, fanno notare le difese, ci sarebbe anche il materiale proveniente da 31 apparati informatici all’epoca sequestrati a monsignor Alberto Perlasca, il grande accusatore di Becciu. (...) Gli avvocati Gian Domenico Caiazza, Maria Concetta Marzo, Luigi Panella, Fabio Viglione e Andrea Zappalà hanno evidenziato nella memoria che il promotore di giustizia, col suo “rifiuto”, si sarebbe attribuito “illegittimamente il potere di stabilire che cosa sia ‘pertinente ai fini di decidere’”. Un comportamento bollato come “esattamente contrario di quello ritenuto conforme alla legge e ordinato” dalla Corte. I legali prendono poi di mira l’offerta di “consultazione” fatta dall’ufficio dell’accusa vaticana alla Corte e che però non includerebbe la difesa: “una sorta di trattativa riservata con la Corte su quanto depositare”, viene definita e ritenuta “non prevista da alcuna norma di legge, ma anzi contra legem”.» «Si palesa una contraddizione insuperabile: non si può negare all'imputato il diritto di difendersi tramite il segreto e poi, contemporaneamente, invocare quello stesso segreto per negare alla difesa l'accesso ai materiali d'indagine. è un corto circuito dove le regole sembrano cambiare a seconda di chi le invoca, mettendo in discussione l'equilibrio stesso del giusto processo» (Fari Pad). Chi ha manipolato Alberto Perlasca? -
Ivo Pincara, Caso Becciu. Le difese all'attacco: "La nullità del processo Becciu non è stata sanata", in «Korazym», 13 maggio 2026. «Le difese del Cardinale Giovanni Angelo Becciu, di Enrico Crasso e di Raffaele Mincione hanno depositato presso la Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano una memoria di 7 pagine con cui contestano duramente il mancato deposito integrale degli atti istruttori da parte dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, sostenendo che la nullità della citazione a giudizio, già rilevata dalla Corte il 17 marzo 2026, non sia stata sanata ancora. (...) Le difese definiscono questa posizione “contra legem” e sostengono che nessun atto acquisito nel corso delle indagini possa essere sottratto alla conoscenza delle parti. Particolarmente rilevante, secondo i difensori, sarebbe il mancato deposito del contenuto integrale di numerosi apparati informatici sequestrati, tra cui 31 dispositivi riferiti a Monsignor Alberto Perlasca.» -
Franca Giansoldati, Processo Becciu, depositata una memoria dai legali degli imputati: «Leso il diritto alla difesa». E chiedono la nullità del processo, in «Il Messaggero», 13 maggio 2026. «Il documento, che il Messaggero ha potuto visionare, contesta apertamente il comportamento dell’accusa vaticana e sostiene che il rifiuto al deposito integrale del materiale istruttorio raccolto durante le indagini (come era stato ordinato dalla Corte d'Appello) costituisca una violazione grave del diritto di difesa tale da rendere insanabile il procedimento. (...) Nella memoria si legge infatti che il promotore «si è rifiutato di ottemperare all’ordine impartito dalla Corte», attribuendosi «illegittimamente il potere di stabilire che cosa sia pertinente ai fini del decidere». Un comportamento che, secondo i legali, sarebbe «esattamente contrario a quello ritenuto conforme alla legge». (...) Il punto più delicato riguarda il materiale sequestrato all’epoca a monsignor Alberto Perlasca, ex funzionario della Segreteria di Stato divenuto poi il principale accusatore del cardinale Becciu. Le difese sostengono che tra gli atti non depositati figurerebbero anche il contenuto dei 31 apparati informatici sequestrati nel corso delle indagini. Tutto materiale che gli imputati ritengono potenzialmente decisivo (...). La questione non riguarda più soltanto il merito delle contestazioni finanziarie legate all’investimento londinese di Sloan Avenue, ma investe ormai direttamente il metodo investigativo e le garanzie processuali adottate dal sistema giudiziario vaticano. (...) Ora però il rischio concreto è che il dibattimento d’appello si trasformi sempre più in un processo sul processo: non più soltanto sulla gestione dei fondi della Santa Sede, ma sulla tenuta stessa delle regole procedurali e delle garanzie difensive dentro il sistema giudiziario vaticano. Per la verità non capisco come mai l'ignobile Alessandro Diddi si permetta di metter becco in una vicenda dalla quale egli dovrebbe essere escluso definitivamente! Anche in tedesco. E in inglese. -
Sante Cavalleri, Vaticano, nuova offensiva della difesa nel processo Becciu: chiesta la nullità definitiva della citazione a giudizio, in «Faro di Roma», 13 maggio 2026. «La difesa sottolinea inoltre che le violazioni contestate sarebbero espressamente previste dal codice di procedura vaticano come cause di nullità. Per questo motivo viene chiesto alla Corte di adottare “i provvedimenti conseguenti” rispetto a quella che viene definita una persistente irregolarità processuale. (...) La Corte d’Appello vaticana dovrà ora valutare se il mancato deposito integrale degli atti costituisca effettivamente una violazione tale da compromettere in modo irreparabile il diritto di difesa e determinare la nullità definitiva della citazione a giudizio, come richiesto dai legali degli imputati.» Una vergogna epocale per la Chiesa del nostro tempo, e di tutti i tempi! Una malagiustizia, quella vaticana, che a quella italiana, già terribile, fa un baffo!
















































