Sul "caso Becciu" in generale

Quarantaquattresima parte    

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  1. BulletVerità vicenda Becciu dà forza internazionale alla Chiesa. Conversazione Felice Manti-Giuseppe Rippa, in «Agenzia Radicale», 13 maggio 2026. «Esistono tonnellate di documenti che non sono stati resi disponibili alle difese (...); l'Ufficio del promotore ha preferito  nascondere alle difese queste carte, dicendo: "Io non te le posso dare, perché se te le do metto a rischio il Vaticano. (...)». Uno si domanda: cosa c'è di così grave che attenta all'equilibro del potere del Vaticano, ma così innocuo e innocente da non pregiudicare una condanna (...). È pacifico che le due cose non si reggono! Se io so che un'incercettazione o il modo di condurre un interrogatorio al famoso supertestimone mons. Pelasta, che era stato individuato dal Promotore di giustizia come il primo,  vero, unico, principale responsabile di questa compravendita gestita in maniera frettolosa (...); se in queste conversazioni e in questo interrogatorio ci sono delle cose che mettono a rischio il Vaticano, di cosa stiamo parlando? Ci sono delle confessioni rispetto al ruolo che in questa vicenda potrebbero aver avuto delle persone del Vaticano che non sono comparse in questo procedimento? Ci sono nella testimonianza di Perlasca delle questioi che attengono alla Segreteria di Stato (...) che queste difese non devono sapere, che l'opinione pubblica non deve sapere? Le cose che dice Diddi sono di una gravità inaudita e spaventosa! (...) Io credo che siano due comportamenti molto gravi, di cui Diddi dovrà rendere conto a qualcuno. Qui di fatto si tratta di una disobbedienza, di una inapplicazione di un dispositivo, di una decisione della Corte d'Appello vaticana che lui ha in qualche modo aggirato» (Felice Manti). «La credibilità del Vaticano verrebbe compromessa dalla rivelazione di questi "omissis". Ma non c'è già una ridotta credibilità nel momento in cui (...) la ricomposizione, l'annullamento e la chiusura del processo sono un atto necessario proprio per consolidare questo livello di centralità che il Vaticano può avere sul piano internazionale? (...) Il rischio che il Vaticano corre non mi sembra abbia un rilievo perché se si rivelano gli "omissis" si mette a rischio il Vaticano. Il problema è proprio il contrario: che se non si rivelano questi "omissis" è il Vaticano che perde di credibilità, con conseguenze devastanti sul "processo Becciu", sulla crediblità del Vaticano in termini di diritto e contemporaneamente sul fatto che sul piano mondiale viene meno un ancoraggio importante per essere un luogo di certezza del diritto, e quindi di giustizia, che in questo caso è terrena, ma ha anche un'interpretazione che può essere piu vasta» (Giuseppe Rippa). «Questa Segreteria di Stato, questo Vaticano, questo momento storico, ha tanto bisogno di persone come Becciu, che prima di essere infilate in questa vicenda tristissima sono state a loro modo grandi protagonisti della diplomazia vaticana e grandi tessitori di rapporti umani fra paesi ostili (...). Non possiamo permetterci che queste criticità, che queste opacità, che queste ombre restino a lungo, perché veramente rischia di affievolirsi la forza e la potenza della Chiesa in un momento delicatissimo per tutto il pianeta, per tutto il mondo, per tutta l'umanità» (Felice Manti).

  2. BulletLa verità sulla vicenda Becciu dà forza internazionale alla Chiesa. Conversazione Felice Manti-Geppi Rippa, in «Agenzia Radicale», 14 maggio 2026. «“Un principio cardine - riporta il sito Faro di Roma - di ogni sistema garantista: nessun elemento può essere valutato dal giudice se non è stato previamente messo a disposizione di tutte le parti. Secondo la loro ricostruzione, la presenza di omissis e la mancata produzione di alcuni documenti configurerebbero una violazione dell’ordinanza della Corte, che aveva imposto un deposito integrale, senza margini di selezione”. (...) La mancata ottemperanza da parte del Promotore all’ordinanza della Corte di procedere al deposito integrale impedisce la piena conoscenza degli atti da parte degli imputati e dei loro difensori e non consente di sanare la nullità e di procedere alla rinnovazione del dibattimento nei termini indicati dalla Corte. Si tratta di violazioni espressamente previste dal codice a pena di nullità, che la Corte di Appello ha stabilito in termini chiari accogliendo le eccezioni difensive. A fronte di tale inadempimento e della conclamata lesione del diritto di difesa che lo stesso ha determinato, i difensori (Gian Domenico Caiazza, Maria Concetta Marzo, Luigi Antonio Paolo Panella, Fabio Viglione e Andrea Zappalà) hanno chiesto alla Corte d’Appello di adottare i provvedimenti conseguenti alla persistente nullità della citazione, atto fondamentale di ogni giudizio.» Mentre sulla stampa "cattolica" continuano l'omertà e l'oscurantismo, vigliacchi se non complici, qualche raggio di luce arriva da parte dei radicali. Che poi furono gli unici a difendere Enzo Tortora in una vicenda simile a quella che ha colpito il card. Becciu.

  3. BulletProcesso Becciu, le difese chiedono la nullità definitiva della citazione, in «Il Dubbio», 14 maggio 2026. Quando i magistrati – pagati anche con l'Obolo di San Pietro – nascondono vigliaccamente le prove... «Nella memoria viene richiamato il fatto che si tratterebbe di violazioni espressamente previste dal codice a pena di nullità. La Corte d’Appello, secondo i difensori, avrebbe già riconosciuto in modo chiaro la rilevanza delle eccezioni sollevate, accogliendole nel precedente provvedimento. Da qui la richiesta di trarre ora le conseguenze processuali dell’inadempimento: dichiarare definitivamente la nullità della citazione a giudizio.»

  4. Bullet
    «Altro che "processo del secolo": in Vaticano va in scena la "farsa del millennio"! Vi immaginate se l'Accusa del "caso Garlasco" non consegnasse alle Difese, ai Giudici e all'Opinione Pubblica le intercettazioni e i verbali degli interrogatori accampando come giustificazione: "Li abbiamo valutati noi e questo basta!"? Ecco, esattamente questo capita in Vaticano nel "caso Becciu", all'interno di un sistema giudiziario marcio, in cui l'Accusa si permette di modificare le leggi a proprio piacimento e di "omissare" tutte le prove che vuole, soprattutto quelle che potrebbero tornare utili alle difese. E quando la Corte – tanto quella di Primo Grado come recentemente quella d'Appello – ordina di consegnare il materiale probatorio integralmente, senza tagli e "omissis", l'Accusa cosa fa? Inaudito: disobbedisce! Uno scandalo senza precedenti nella storia del diritto mondiale (nei Paesi civili)» (Andrea Paganini su FB).
  5. BulletNico Spuntoni, "Citazione nulla": il processo Becciu può saltare, in «Il Giornale», 14 maggio 2026.

  6. BulletThomas Colsy, Becciu lawyers accuse Vatican prosecutor of defying court order, in «The Catholic Herald», 15 maggio 2026.

  7. BulletGaetano Masciullo, Becciu lawyers ask Vatican appeals court halt new trial, in «Live Site», 15 maggio 2026.

  8. BulletFari Pad (Facebook, 16 maggio 2026): «La Waterloo della giustizia Vaticana nel "processo del secolo" nello Stato del Vaticano. Libera riflessione: il rinvio a giudizio del luogotenente Pasquale Striano per dossieraggio abusivo-può riguardare il "processo del secolo Card.Becciu"? La storia, seppur a posteriori, parrebbe presentare un conto decisamente salato: il processo di primo grado - pur dinanzi a fatti ancora pienamente da accertare nelle sedi opportune - sembrerebbe essersi manifestato attraverso il ruolo di attori che risulterebbero a vario titolo inquisiti, indagati, rinviati a giudizio o comunque stiorati dal sospetto di trame poco trasparenti e, potenzialmente, persino illecite. Proprio in questo contesto, le difese del maxi processo Becciu hanno chiesto l'acquisizione degli atti della Procura della Repubblica di Roma riguardanti l'ex finanziere Pasquale Striano, per il quale i pm capitolini hanno chiesto il rinvio a giudizio nell'inchiesta sui dossieraggi e gli accessi abusivi. Sussisterebbe infatti il fondato timore che tale attività di dossieraggio possa aver riguardato anche alcuni dei condannati in primo grado nel cosiddetto "processo del secolo contro il Card. Becciu". Un impianto che parrebbe cedere pezzo dopo pezzo nei suoi punti essenziali: Pignatone indagato. Il presidente del Tribunale vaticano Giuseppe Pignatone risulta indagato per gravi reati di mafia. Striano a giudizio: L'ex finanziere Pasquale Striano è stato ufficialmente rinviato a giudizio dalla Procura di Roma per accesso abusivo a sistema informatico e rivelazione di segreti. Il caso Diddi: Il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi afferma di non conoscere Francesca Immacolata Chaouqui. Sarà vero? Intanto, dopo essere stato reso ammissibile di ricusazione dalla Corte d'Appello vaticana, si astiene in Cassazione da rappresentare l'accusa pur di evitare la ricusazione. Il flop internazionale: I giudici britannici e svizzeri continuano a dare torto al Vaticano per quanto concerne la gestione del palazzo di Londra. Il paradosso Perlasca: Monsignor Alberto Perlasca, inizialmente descritto come inetto, incapace e principale responsabile del danno sul palazzo di Londra, viene prosciolto e persino promosso magistrato. Testimonianze manipolate:La ricostruzione dei fatti evidenzia come la testimonianza chiave di Perlasca sia stata manipolata da due pregiudicate, la Chaouqui e Genoveffa Ciferri. Inquinamento delle prove: Emerge l'ombra del commissario della Gendarmeria vaticana, Stefano De Santis, che pare suggerisse direttamente alla teste Chaouqui cosa riferire in aula. Dal 22 giugno 2026 la Corte d'Appello Vaticana sarà chiamata a un compito altissimo: non solo restituire l'onorabilità ingiustamente sottratta a un Principe della Chiesa, il Cardinale Becciu, ma anche ridare quella giusta credibilità istituzionale e morale di cui la Santa Romana Chiesa è stata, pare stoltamente privata.»

  9. BulletBrunella Bolloli, Per i pm Striano e Laudati devono andare a processo. L'ex finanziere: «Parlerò», in «Libero», 16 maggio 2026. Che Striano e co. abbiamo fatto operazioni illecite anche contro le persone coinvolte nel "processo del secolo" (che in realtà è la farsa del millennio) era noto. Ora bisogna stabilire precisamente chi sono i mandanti dentro il Vaticano, Paese straniero. Vogliamo la verità tutta intera!

  10. BulletLuigi Bisignani, Leone fa piazza pulita e "archivia" Bergoglio: dopo Giustizia e Ior tocca alla Comunicazione, in «Il Tempo», 17 maggio 2026. «Prevost ha iniziato dalla giustizia, lasciando trionfare il diritto e i principi basilari dell’ordinamento canonico, rallentando così la deriva giustizialista incarnata dal processo Becciu-Mincione, gestito da Diddi, avallato dal Tribunale guidato da Pignatone, e con la Gendarmeria trasformata in braccio operativo.»

  11. BulletGiuseppe Scarpa, Del Deo, sullo 007 l'ombra dei fondi a Montecarlo, in «La Repubblica», 16 maggio 2026. «In Vaticano, Del Deo aveva una tessera per accedere allo spaccio e nessuno gliel'ha mai ritirata: è scaduta. Con la Santa Sede non ci sono mai stati problemi. In passato solo interlocuzioni ufficiali, perché le autorità vaticane avevano chiesto di cooperare sul caso Sloane Avenue.» Ah, ecco. Ora, visto che non c'è stata alcuna rogatoria internazionale, e tanto meno per fare operazioni illecite in Italia, io vorrei sapere il nome e il cognome di queste "autorità vaticane".

  12. BulletIl processo Becciu torna a vacillare: denunciano omissioni nelle prove chiave, in «Infovaticanca», 18 maggio 2026. Quando la giustizia occulta la verità... Eppure, ci è stato promesso, sarà la verità a farci liberi.

  13. BulletFari Pad (Facebook, 22 maggio 2026): «In attesa del 22.06.2026: prima udienza della Corte d'Appello Vaticana. Si apre un'autostrada verso l'assoluzione del Cardinale Becciu. Mentre ci si avvicina al secondo grado di giudizio, il castello accusatorio contro il Cardinale Becciu non si sta semplicemente incrinando: sta letteralmente implodendo sotto il peso di rivelazioni e documenti sconcertanti. Quello che emerge non è più solo un processo, ma un groviglio opaco di violazioni procedurali, ingerenze esterne e zone d'ombra che minano alla radice la credibilità dell'intera inchiesta sulla compravendita del palazzo di Sloane Avenue. 1. Il vulnus insanabile: la violazione dell'Art. 355 с.р.p. La recente memoria difensiva sull'omesso deposito del Promotore di Giustizia (PdG), depositata il 13 maggio 2026, mette a nudo una violazione frontale e gravissima dell'articolo 355 del Codice di Procedura Penale. Non è un dettaglio tecnico, è una questione di legalità: il sequestro di atti e documenti operato dalla polizia giudiziaria deve seguire regole rigide di convalida e deposito. Omettere questi passaggi o sottrarre elementi al fascicolo significa violare il diritto costituzionale alla difesa, alterando la parità delle parti e inquinando la trasparenza del processo. Un'anomalia che da sola dovrebbe far crollare qualsiasi pretesa punitiva. 2. Manipolazioni, chat e "suggerimenti" ai testimoni: A questo si aggiunge lo scenario inquietante ricostruito dalle inchieste giornalistiche (...). Una presunta e inaccettabile commistione che vede il commissario della gendarmeria De Santis - braccio destro del PdG Alessandro Diddi - nel ruolo di "suggeritore" occulto nei confronti del testimone chiave, mons. Perlasca, imbeccandolo su cosa dire durante gli interrogatori. Un quadro di pressioni e manipolazioni confermato da una mole impressionante di messaggi e chat: 278 pagine di conversazioni tra la Ciferri e mons. Peña Parra (attuale numero due della Segreteria di Stato, ruolo un tempo ricoperto con indiscutibile onore proprio da Becciu) e altre 42 pagine tra la stessa Ciferri e il prof. Diddi. Una fitta trama ordita per indurre in errore il Pontefice e distruggere la reputazione di Becciu, culminata in condanne di primo grado del tutto ingiuste. (...) 3. La cronologia della vergogna: gli accessi abusivi di Striano. Il quadro diventa ancora più devastante con le rivelazioni sul tenente della Guardia di Finanza Pasquale Striano. Secondo gli atti (capo 57 dell'indagine condotta insieme all'ex pm Laudati), Striano avrebbe effettuato accessi abusivi alle banche dati su figure chiave dell'inchiesta vaticana già a partire dal 19 luglio 2019. Ma c'è un dettaglio temporale macroscopico: il Vaticano annuncerà le perquisizioni solo il 1° ottobre 2019, e i nomi diventeranno pubblici il giorno dopo. Come faceva un finanziere italiano a "indagare" abusivamente su quegli stessi soggetti mesi prima che l'inchiesta vaticana fosse di pubblico dominio? Questo vuoto temporale pesa come una confessione mancata e suggerisce un travaso di informazioni del tutto illegittimo. (...) 4. Il giallo istituzionale dello 007 italiano: addio alle rogatorie. A chiudere il cerchio, la fragorosa dichiarazione dell'avvocato Lodovico Mangiarotti su La Repubblica (17.05.2026), difensore dell'agente segreto italiano Giuseppe Del Deo. Il legale ha confermato che Del Deo non solo aveva un pass d'accesso allo spaccio vaticano mai ritirato, ma che le autorità d'oltretevere avevano chiesto "cooperazione" sul caso Sloane Avenue. (...) L'avvocato di Del Deo, il penalista Lodovico Mangiarotti precisa: «In Vaticano, Del Deo aveva una tessera per accedere allo spaccio e nessuno gliel'ha mai ritirata: è scaduta. Con la Santa Sede non ci sono mai stati problemi. In passato solo interlocuzioni ufficiali, perché le autorità vaticane avevano chiesto di cooperare sul caso Sloane Avenue.» Qui il caso si tinge di giallo istituzionale: Del Deo è un agente dei servizi segreti di uno Stato estero (l'Italia). Qualsiasi cooperazione investigativa con la Santa Sede su una materia così delicata non poteva basarsi su "richieste di cortesia" o interlocuzioni informali. Avrebbe dovuto tassativamente seguire i canali ufficiali della rogatoria internazionale tra Stati sovrani. (...) Chi ha deciso di bypassare i protocolli formali e le leggi internazionali? Sotto quale interesse, e da parte di chi, è arrivata la pressione per coinvolgere direttamente uno 007 italiano fuori da ogni regola? Le parole della difesa aprono scenari inquietanti sui reali motivi dietro questo coinvolgimento e confermano il sospetto di un'indagine condotta al di fuori di ogni binario legale. Sintesi finale: Il processo d'appello del 22 giugno non sarà solo il giudizio sul Cardinale Becciu, ma sara il processo ai metodi usati per condannarlo. Di fronte a omissioni di atti (art. 355 с.р.p.), testimonianze pilotate da investigatori, accessi abusivi preventivi e agenti segreti reclutati fuori dalle rogatorie internazionali (naturalmente dietro opportuna verifica). La Corte d'Appello non potrà ignorare la realtà: l'unica via rimasta per giustizia ed equità è una totale, limpida e doverosa assoluzione» (Fari Pad, Facebook 22 maggio 2026). L'immondo complotto montato contro il card. Becciu, che fa impallidire la malagiustizia montata contro Enzo Tortora o Alfred Dreyfus, intrecciato ai più alti vertici vaticani, rimarrà come una macchia indelebile sulla storia della Chiesa. Becciu è completamente innocente. Vittima, anzi, di un mascariamento mafioso senza precedenti, a livello mondiale. PS: è davvero necessario aspettare un altro mese, con un innocente inchiodato a una croce?

  14. BulletIvo Pincara, La Corte d'appello non potrà ignorare la realtà dei fatti, in «Korazym», 22 maggio 2026.

  15. BulletGiuseppe Marinaro e Donata Calabrese, Trentaquattro anni dalle stragi di Capaci e di via D'Amelio, il depostaggio infinito, in «Agi», 23 maggio 2026. Magistrati – uno dei quali è il giudice vaticano che ha condannato un innocente – sotto inchiesta: «Rimane aperto il fascicolo a carico degli ex magistrati Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone, indagati per favoreggiamento a Cosa nostra per aver contribuito, secondo i pm, a insabbiare, nei primi anni Novanta, una tranche dell’inchiesta Mafia e Appalti. L'accusa sostiene che nel 1992, su presunto input dell'allora procuratore di Palermo Pietro Giammanco, Pignatone avrebbe istigato Natoli e Screpanti a condurre un’indagine apparente.»

  16. BulletPapa Leone XIV, Magnifica humanitas: «L’uso delle piattaforme digitali e dei sistemi di IA accelera i profondi cambiamenti nella comunicazione pubblica e politica. Strumenti che potrebbero favorire il confronto e la partecipazione vengono spesso impiegati per costruire narrazioni distorte e confondere i confini tra vero e falso, mescolando dati e opinioni. La disinformazione non nasce con l’IA, ma trova oggi in essa un moltiplicatore potente. La possibilità di manipolare contenuti, immagini e filmati espone i cittadini a prospettive parziali o fuorvianti. Il problema riguarda la dimensione culturale e morale, poiché la qualità della comunicazione pubblica dipende direttamente dalla fiducia sociale e incide su di essa. Un’informazione veritiera, infatti, non nasce da un controllo centralizzato o automatizzato. Nel discorso pubblico, la verità dei fatti possiede una dimensione razionale, poiché richiede verifica, riscontro delle fonti e responsabilità argomentativa; ma è ancor più relazionale: si costruisce attraverso legami di fiducia e pratiche condivise, in un confronto onesto con gli altri e con il mondo. Solo la ricerca condivisa della verità dei fatti, assunta come bene comune, può fondare una comunicazione giusta.» (132) «Coloro che dispongono di potenti risorse tecniche ed economiche – e, con esse, anche di molte risorse umane per intervenire – hanno un’importante capacità di indurre cambiamenti culturali e, in ultima analisi, di convincere un numero significativo di persone su quale sia la verità sull’essere umano, sul mondo, sul senso dell’esistenza, sulla famiglia, persino su Dio. Questo è puro potere privo di verità, che impone sottilmente o apertamente ciò che vuole che gli altri considerino vero. Dietro tutto ciò vi è una radice malata difficile da riconoscere: il fatto che "l’uomo moderno è erroneamente convinto di essere il solo autore di se stesso, della sua vita e della società. È questa una presunzione, conseguente alla chiusura egoistica in se stessi". Perciò egli pensa di poter costruire la realtà e che ciò che meglio si adatta alle sue pretese sia valido» (133). «La ricerca della verità è un elemento essenziale per la democrazia, che è essa stessa uno strumento di partecipazione al bene comune. Quando la domanda su ciò che è vero perde di interesse e prende piede un pragmatismo che si accontenta di ciò che appare utile o efficace, la vita democratica si indebolisce. Essa, infatti, non vive soltanto di regole e procedure, ma anzitutto di un rapporto leale con i fatti e di un reale orientamento al bene delle persone e del corpo sociale. Il disinteresse per la verità porta lentamente ma inesorabilmente a scivolare verso il totalitarismo, per il quale, come ha scritto la filosofa Hannah Arendt, i sudditi ideali non sono tanto quelli ideologicamente convinti, ma «la gente per la quale la distinzione tra fatto e finzione (cioè, la realtà dell’esperienza) e la distinzione tra vero e falso (cioè, i canoni del pensiero) non esistono più» (134). ... «la verità è un bene comune e non una proprietà di chi ha potere o visibilità. Occorre quindi promuovere un’ecologia della comunicazione: sul versante delle regole pubbliche, ciò significa stabilire norme che rendano più trasparenti le logiche con cui i contenuti vengono selezionati e amplificati e che tutelino i dati personali; sul versante sociale e culturale, invece, implica il rafforzamento dei corpi intermedi, un giornalismo serio e luoghi di confronto in cui contino l’argomentazione e la verifica più che la reazione immediata» (137). «Anche le comunità cristiane devono impegnarsi in una comunicazione trasparente e nella ricerca leale dei fatti. Purtroppo, non sempre è stato così. Abbiamo assistito con vergogna alla faticosa scoperta di verità dolorose anche su membri della Chiesa e su realtà ecclesiali. In particolare, alcuni giornalisti appassionati della verità hanno avuto un ruolo fondamentale nel portare alla luce ingiustizie e abusi. A loro vorrei ripetere la parole che ha detto Papa Francesco parlando ai vaticanisti: "Vi ringrazio anche per quanto raccontate su ciò che nella Chiesa non va, per quanto ci aiutate a non nasconderlo sotto il tappeto e per la voce che avete dato alle vittime di abuso". Tuttavia, la vigilanza e la trasparenza sono anzitutto una grave responsabilità della Chiesa stessa e non dobbiamo attendere che altri ci costringano ad affrontare verità scomode su noi stessi» (138). «In un tempo in cui la verità viene spesso piegata agli interessi e alle strategie comunicative, il mondo dell’educazione assume un rilievo decisivo. Ma le rapide trasformazioni tecnologiche mettono in luce quanto siamo impreparati sul piano educativo. La pervasività dei media digitali genera una cultura dell’immediatezza e dell’iperstimolazione, che alimenta stanchezza, noia e apatia di fronte alla fatica necessaria per cercare la verità» (139). La pace «è vera solo se fondata sulla giustizia» (159). «Abbiamo una possibilità reale di contribuire al bene ogni volta che diciamo la verità, che diamo un consiglio saggio, che sosteniamo chi ha bisogno di conforto, che denunciamo un’ingiustizia, che diamo voce a chi non ne ha» (214). «Tutti, a qualsiasi livello, possiamo contribuire al fondamento della pace, che è la giustizia». La vera pace «nasce dalla giustizia». «Non stanchiamoci dunque di cercare la giustizia!» (215). «Ci sono situazioni nelle quali, per rimanere umani, dobbiamo abbandonare le esitazioni e prendere posizione. Ci sono conflitti in cui non è giusto rimanere neutrali e non basta ritenere di “non essere complici”. (...) Gli eventi dolorosi hanno bisogno sia di storia che di memoria, l’una per cercare di raccontare i fatti, l’altra per testimoniare i vissuti» (216). «Restiamo fedeli alla verità! Vivendo immersi in flussi incessanti di informazioni, opinioni, immagini, sappiamo quanto sia facile orientare decisioni e preferenze attraverso algoritmi sempre più raffinati. In questo scenario è importante custodire un cuore che ama la verità, che desidera ciò che è giusto più dei contenuti di maggiore richiamo, che cerca la sapienza più dell’impatto immediato» (237).

  17. BulletFranca Giansoldati, Processo Becciu la Corte d'Appello stringe il cerchio attorno al Promotore Diddi, nuova ordinanza e a settembre riprende il processo, in «Il Messaggero», 26 maggio 2026. «Con una ordinanza depositata due giorni fa, i giudici d’appello hanno imposto al pm un termine perentorio — il 30 giugno — per chiarire in modo definitivo quali siano oggi le accuse ancora contestate agli imputati e su quali prove concrete si fondino. La richiesta della Corte non è soltanto formale. Dopo la sentenza di primo grado firmata da Giuseppe Pignatone un anno fa, l’impianto accusatorio costruito dall’ufficio del Promotore di giustizia è infatti uscito profondamente ridimensionato. Molti dei reati contestati inizialmente sono caduti o sono stati drasticamente ridotti, soprattutto quelli legati alla controversa compravendita del palazzo londinese di Sloan Avenue, il cuore dell’intero procedimento. (...) La nuova ordinanza appare quindi come una vera messa all’angolo dell’accusa. Stavolta la Corte obbliga Diddi non soltanto a depositare il materiale ancora coperto da omissis, ma anche a rendere finalmente intellegibile la struttura residua del processo dopo la sentenza Pignatone: quali imputazioni restano, contro chi, e sostenute da quali elementi probatori. (...) Il rischio concreto è che il processo d’appello si trasformi progressivamente in un “processo sul processo”: non più soltanto sulla gestione dei fondi della Santa Sede, ma sulla tenuta stessa delle regole procedurali e delle garanzie difensive dentro il sistema giudiziario vaticano.» Non capisco cosa c'entri ancora l'ignobile Alessandro Diddi in questa vicenda (dovrebbe esserne escluso definitivamente e dovrebbe aver passato tutto il materiale probatorio ai suoi successori, oltre che alle difese...!). E intanto ancora perdono tempo! Puzza terribilmente di "penultimatum" (e di credibilità perduta). Stanno ancora giocando con la vita delle persone innocenti? Anche in francese. E in tedesco.

  18. BulletVik van Brantegem, Processo Becciu in appello: il "processo sul processo" che scuote la giustizia vaticana, in «Korazym», 27 maggio 2026. Un porcile nella magistratura vaticana? «Con un provvedimento depositato nei giorni scorsi, la Corte ha fissato al 30 giugno 2026 il termine entro cui il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi dovrà finalmente depositare integralmente gli atti sui quali si fonda l’accusa, comprese chat, videoregistrazioni e documenti che durante il primo grado erano stati trasmessi solo parzialmente o con ampi omissis. (...) La situazione appare paradossale e senza precedenti: ci si trova ormai in pieno giudizio d’appello, dopo una condanna di primo grado pronunciata dal Tribunale presieduto da Giuseppe Pignatone, e tuttavia la Corte è costretta ancora oggi a chiedere chiarimenti fondamentali sull’impianto accusatorio e sulle prove effettivamente utilizzabili. È inevitabile che sorga una domanda inquietante: su quali basi si è formata la sentenza di primo grado, se solo ora si pretende una piena disclosure degli atti, prima di procedere in secondo grado? (...) Le difese sostengono da tempo che il mancato deposito integrale degli atti costituisca una grave violazione sia dell’articolo 355 del Codice di procedura penale vaticano sia del canone 1598 del Codice di Diritto Canonico, che tutela il diritto degli imputati a conoscere pienamente gli elementi d’accusa. Da qui la richiesta di dichiarare nullo l’intero procedimento. (...) la questione investe direttamente la credibilità del sistema giudiziario vaticano e la tenuta delle garanzie difensive, quindi di un giusto processo, all’interno dello Stato della Città del Vaticano. Se il nodo centrale diventa la corretta formazione della prova, la completezza degli atti e il rispetto del diritto di difesa, allora il giudizio d’appello finirà inevitabilmente per concentrarsi non più soltanto sugli imputati, ma sul metodo stesso con cui l’intero procedimento è stato istruito (dal Promotore di Giustizia vaticano Alessandro Diddi) e celebrato (dal Tribunale vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone).»

  19. BulletSalvatore Izzo, Il cardinale Becciu deve aspettare ancora perché la sua innocenza sia riconosciuta dalla Magistratura del Vaticano ma ogni passaggio giudiziario sta rafforzando la sua Difesa, in «Faro di Roma»« 27 maggio 2026. «Si apre una nuova fase nella vicenda giudiziaria che coinvolge il cardinale Angelo Becciu, sulla cui totale innocenza non sussistono ormai dubbi. (...) Al centro delle obiezioni avanzate dagli avvocati vi sarebbero anomalie procedurali, criticità nella conduzione dell’inchiesta e aspetti ritenuti suscettibili di incidere sul pieno esercizio del diritto di difesa, come dimostra anche quanto emerso dalle chat tra la Ciferri e la Chaouqui che raccontano il complotto per danneggiare il cardinale con false accuse basate su false prove e false testimonianze. (...) Il cardinale Becciu, dal canto suo, ha sempre respinto ogni accusa, rivendicando la correttezza del proprio operato negli anni trascorsi ai vertici della Segreteria di Stato e sostenendo la propria totale estraneità rispetto agli addebiti contestati. In più occasioni il porporato ha ribadito di confidare nella possibilità che emerga la verità dei fatti e che venga riconosciuta la propria innocenza.»

  20. BulletProcesso Becciu, al 30/6 il nuovo termine per il deposito degli atti, in «Ansa», 28 maggio 2026.

  21. BulletBecciu, la Corte approfondisce le eccezioni sollevate dalla difesa, in «Il Dubbio», 28 maggio 2026. Dopo sei anni di malagiustizia, la Corte prende tempo. O perde tempo? «"La Corte, che già aveva preso atto della fondatezza delle istanze difensive, condividendole, ha manifestato la volontà di approfondire e consentire il massimo grado di verifica delle questioni. Siamo fiduciosi perché riteniamo fondate sia le argomentazioni giuridiche in ordine alle eccepite violazioni processuali, sia quelle sostanziali a sostegno dell’assoluta innocenza del Cardinale Becciu", afferma Viglione. (...) Il cardinale Becciu ha sempre respinto gli addebiti, ribadendo la propria estraneità ai fatti contestati e rivendicando la correttezza del proprio operato durante gli anni trascorsi ai vertici della Segreteria di Stato.» La verità brucia, ma è l'unica che può salvare!

  22. BulletVik van Brantegem, Il processo vaticano al Cardinal Becciu, una vergogna incancellabile e danno incalcolabile per la Chiesa, in «Korazym», 29 maggio 2026. Una Chiesa automasochista? Più la Chiesa rinvia lo svelamento della verità, più si fa del male. «Per quanto tempo ancora dobbiamo restare in attesa che la giustizia venga resuscitata nello Stato della Città del Vaticano? (...) E i tempi si allungano sempre di più. Pare di assistere ad una Processione danzante di Echternach, in cui i pellegrini avanzano al ritmo di una polka tradizionale, eseguendo una caratteristica sequenza: tre passi in avanti e due passi indietro, compiendo così cinque passi per avanzare di un solo passo. (...) Il deposito integrale degli atti è stato uno degli aspetti più controversi del cosiddetto processo giunto al secondo grado, ed è stato uno degli aspetti centrali nel primo pronunciamento della Corte d’appello il 17 marzo scorso quando la Corte presieduta dal Decano della Rota romana, Mons. Alejandro Arellano Cedillo, aveva decretato la “nullità relativa” del primo grado e ordinato “la rinnovazione del dibattimento” con il deposito in Cancelleria di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio. Obbligo inadempiuto da parte del Promotore di Giustizia al primo termine del 30 aprile scorso. Va ricordato che tutte le ordinanze finora emesse dalla Corte d’appello vaticana sconfessano l’operato del Promotore di Giustizia e dei giudici di primo grado. Le reazioni suscitate dall’ennesimo rinvio e dalle persistenti omissioni documentali convergono su alcuni punti fondamentali: la denuncia di gravi violazioni del diritto di difesa; l’accusa di avere occultato elementi istruttori rilevanti, comprese chat e documenti ritenuti decisivi; la contestazione dei continui mutamenti delle motivazioni addotte dall’accusa per giustificare il mancato accesso agli atti; il sospetto che i rinvii servano a evitare una pronuncia che potrebbe travolgere l’impianto accusatorio del primo grado. (...) «Processo al Card. Becciu. Finalmente c’è un giudice in Vaticano che persegue giustizia e verità e rispetta i diritti della difesa. Una verità che abbiamo sempre gridato è che Angelo Becciu è stato “crocifisso” con prove occultate, capi di imputazione cambiati rispetto a quelli iniziali, rescripta papali retroattivi e non pubblicati, testimoni manipolati e gratificati con promozioni, collusioni tra Promotore di Giustizia e testimoni, Presidente di tribunale con una storia personale piena di ombre» (Antonino Solarino). «Appare chiaro che la Nomenklatura della ormai pseudo giustizia Vaticana, non riesce a trovare il bandolo della sempre più intricata matassa creata dalla Cricca che ha ordito le infamanti accuse peraltro avvallate da Franceschiello probabilmente è puerilmente caduto nella rete dei Pupari che avevano interesse a mettere fuori causa il Porporato Pattadese come di fatto è accaduto secondo il loro intento. Continuo ad essere stupito come il Procuratore di Giustizia delle mura Papali abbia sistematicamente dilatato i tempi, non fornendo alla Corte del Riesame le documentazioni richieste, soprattutto complete nella loro interezza senza omissioni e rimaneggiamenti. Hanno ulteriormente posticipato a settembre si spera la discussione finale della logorante causa, forse aspettando che illuminazioni divine aprano gli occhi e si spera anche il cuore di chi di dovere, dovrà decidere finalmente di mettere la parola fine alla torbida vicenda che continua a tenere in apprensione noi tutti per Angelo Becciu e la sua famiglia» (Giovanni Dettori).»

  23. BulletFari Pad (Facebook 30 maggio 2026): «IL GATTOPARDO IN VATICANO: CAMBIARE TUTTO PER NON CAMBIARE NULLA. L'ordinanza della Corte d'Appello Vaticana del 25 maggio 2026 offre lo spunto per una libera riflessione su un cortocircuito che appare, a tutti gli effetti, un esercizio di stile per guadagnare tempo. Nel recepire formalmente le istanze delle difese, la Corte ha scelto di non rispondere direttamente alla cruciale eccezione di nullità della citazione dei capi d'accusa (ex art. 355 cpp) sollevata dai legali, che lamentavano la mancata consegna degli atti omissati. Di fatto, disponendo una nuova richiesta per ciò che era gia scaduto il 30 aprile, si assiste a una sorta di "gatto che si morde la coda": una Corte in evidente affanno che si arrampica sugli specchi alla ricerca di una boccata d'ossigeno, preferendo reiterare un ordine già disatteso piuttosto che sanzionarne la violazione. Ordinanza iniziale del 17 Marzo 2026 con termine al 30.04.2026 (1*) (...)Nella motivazione della citata ordinanza, codesta Ecc.ma Corte ha puntualmente richiamato la dottrina consolidata riferita al Codice Finocchiaro-Aprile, la quale pacificamente riconosceva la necessità che il pubblico ministero depositasse tutti gli atti del procedimento, nessuno escluso (...) (2*) Se la regola stabilita nell'ordinanza del 17 marzo voleva che venissero depositati tutti gli atti di accusa in forma integrale, "nessuno escluso"; entro il termine perentorio del 30 aprile, l'azione gattopardesca compiuta il 25 maggio nel concedere nuove proroghe finisce per depotenziare l'autorità del provvedimento originario. Tutto cambia nella forma, ma nulla cambia nella sostanza processuale. COSA DOVEVA SUCCEDERE IL 22 GIUGNO? La Corte avrebbe dovuto pronunciarsi sull'istanza difensiva dello scorso 13 maggio. Gli avvocati del Cardinale Becciu, di Crasso e di Mincione hanno chiesto la nullità dell'atto di citazione in giudizio. Il motivo? L'Ufficio del Promotore di Giustizia (l'accusa) ha disubbidito ai giudici, continuando a nascondere atti d'indagine fondamentali, coperti da misteriosi "omissis". Il vulnus insanabile: la violazione dell'Art. 355 c.p.p. La recente memoria difensiva sull'omesso deposito del Promotore di Giustizia (PdG), depositata il 13 maggio 2026, mette a nudo una violazione frontale e gravissima dell'articolo 355 del Codice di Procedura Penale. Non é un dettaglio tecnico, è una questione di legalita: il sequestro di atti e documenti operato dalla polizia giudiziaria deve seguire regole rigide di convalida e deposito. Omettere questi passaggi o sottrarre elementi al fascicolo significa violare il diritto costituzionale alla difesa, alterando la parità delle parti e inquinando la trasparenza del processo. Un'anomalia che da sola dovrebbe far crollare qualsiasi pretesa punitiva. (3*) A questo scenario di rinvii si aggiunge un ulteriore paradosso, che si muove su un binario parallelo ma altrettanto emblematico. La Corte ha giustificato la sua linea sostenendo di aver recepito le istanze difensive, un atteggiamento che richiama quanto accaduto con l’ammissibilità della ricusazione del Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi. Quest'ultimo, pur essendosi appellato alla Cassazione vaticana, ha confermato la sua astensione dal processo prima ancora che la medesima si pronunciasse. Tuttavia, in questo gioco di specchi e di ruoli, il Promotore rimane formalmente alla guida dell'intero Ufficio. Una formula che, ancora una volta, sembra incarnare perfettamente il motto di sapore lampedusiano: cambiare la superficie per preservare intatta la struttura.» Anche il giudice Pignatone, cinque anni fa, aveva ripetuto moltissime volte l'ordine di consegnare il materiale probatorio in modo integrale («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). Per ben sette mesi. E poi che ha fatto? Ha rinunciato (AP).

  24. Bullet«Nicodemo faceva parte del Sinedrio, il Consiglio dei capi d’Israele. Quando nel Sinedrio sentì parole di disprezzo verso Gesù, invitò tutti ad ascoltarlo prima di condannarlo» (Leone XIV, 31 maggio 2026). Contro la violazione del diritto umano alla presunzione d'innocenza, da parte di chi condanna precipitosamente, impulsivamente e in modo disinformato. E condannando anche innocenti!

  25. BulletVik van Brantegem, Le lezioni di Tucidide e Manzoni applicate al caso Becciu, in «Korazym», 31 mggio 2026. Tucidede e Manzoni – citati nei miei post FB – sono diventati fecondi! Dalla "Storia della colonna infame" di Manzoni ho tratto anche qualche altro pensiero: «Que' giudici condannaron degl'innocenti, che essi, con la più ferma persuasione dell'efficacia dell'unzioni, e con una legislazione che ammetteva la tortura, potevano riconoscere innocenti; e che anzi, per trovarli colpevoli, per respingere il vero che ricompariva ogni momento, in mille forme, e da mille parti, con caratteri chiari allora com'ora, come sempre, dovettero fare continui sforzi d'ingegno, e ricorrere a espedienti, dei quali non potevano ignorare l'ingiustizia»; «... il timor di mancare a un’aspettativa generale, di parer meno abili se scoprivano degl’innocenti, di voltar contra di sé le grida della moltitudine, col non ascoltarle; il timore fors’anche di gravi pubblici mali che ne potessero avvenire: timore di men turpe apparenza, ma ugualmente perverso, e non meno miserabile, quando sottentra al timore, veramente nobile e veramente sapiente, di commettere l’ingiustizia.»

  26. BulletSante Cavalleri, Una giovane donna, Maria Montserrat Alvarado, guiderà il Dicastero per la Comunicazione al posto di Paolo Ruffini che va in pensione. È stata anchorman e poi Ceo di EWTN, impero mediatico cattolico in USA spesso critico su Papa Francesco, in «Faro di Roma», 3 giugno 2026. La situazione – nella (mala)giustizia e nella (mala)informazione vaticane – è effettivamente gravissima. Attenzione, comunque, a non buttare il bambino con l'acqua sporca!

  27. BulletD.N.I e F.V., La cricca di Tornielli demonizzava EWTN. Oggi Leone XIV la mette sopra di lui, in «Silere non possum», 4 giugno 2026. «Poi è arrivato il processo d’appello del caso Sloane Avenue. Tornielli aveva scritto, durante il pontificato di Francesco, un editoriale in difesa del processo di primo grado; lui, che faceva spettacoli di magia a Chioggia, si è messo a parlare di diritto in un editoriale delirante. La Corte d’Appello ha poi smontato quella sentenza battendo proprio sui punti che Tornielli difendeva. È così che, piano piano, ha iniziato a sgretolarsi il castello di sabbia.» Un episodio in cui il giornalismo – cattolico e non – ha toccato il fondo della propria volgare decadenza.

  28. BulletMichele Finizio, La Basilicata delle "fratellanze" tra aristocrazia e nobiltà, in «Basilicata24», 15 giugno 2026. Un imbroglione, un calunniatore. «Il Tribunale ha riconosciuto Nicola Giampaolo colpevole di calunnia nei confronti di padre Bogusław Turek, sottosegretario dello stesso Dicastero, del cardinale Angelo Becciu e dello stesso Dicastero delle Cause dei Santi, rappresentato dal suo prefetto, il cardinale Marcello Semeraro. La pena inflitta dal Tribunale Vaticano è di 3 anni e 6 mesi di reclusione, con interdizione dai pubblici uffici per lo stesso periodo. Giampaolo è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali ed al risarcimento danni a favore delle parti civili». Facciamo pulizia, in Italia e in Vaticano!

  29. Bullet Procès Becciu: vers le naufrage?, in «Golias», 17 giugno 2026. Verso il naufragio automasochista? Si avvicina la nemesi storica in Vaticano? La Storia sarà impietosa. «Il "processo del secolo" sta crollando su se stesso? La giustizia del Vaticano sarà finalmente riuscita a dimostrare che non è una giustizia? Nel momento in cui lo svolgimento del processo, le sue modalità di funzionamento, i suoi meccanismi - accusa, tribunale, interventi del papa - sono messi in discussione, e si mettono in discussione contro la loro volontà, alcuni si chiedono: è il momento di fare il processo del processo, o si potrà finalmente tenere il processo detto dell'edificio di Londra?» «Le "procès du siècle" est-il en train de s’effondrer sur lui-même? La justice du Vatican va-t-elle finalement avoir réussi à démontrer qu’elle n’en est pas une? Au moment où la tenue du procès, ses modes de fonctionnement, ses rouages – accusation, tribunal, interventions du pape - sont mis en question, et se mettent eux-mêmes en question sans le vouloir, certains s’interrogent: est-il temps de faire le procès du procès, ou bien va-t-on pouvoir tenir enfin le procès dit de l’immeuble de Londres?» Nulla è più importante della verità e del rispetto delle persone.
  30. BulletFari Pad (Facebook 20 giugno 2026): «Il caso Striano al centro del nodo giuridico: i perimetri dei poteri concessi da Bergoglio a Diddi. STATO DI DIRITTO AL COLLASSO? SE IL DOSSIERAGGIO ENTRA NEL PROCESSO VATICANO. Libere riflessioni sugli accessi abusivi del finanziere Pasquale Striano sulla vicenda che vede condannato in primo grado il Cardinale Becciu. Perché, le difese richiedono l'accertamento dei fatti? È stato violato il "giusto processo"? Nel tortuoso percorso del processo d'appello in Vaticano, sta emergendo una verità amara: l'istanza di legalità, di trasparenza e di rispetto delle regole non sembrerebbe arrivare dagli uffici inquirenti, bensì pare, dalle richieste pressanti dei collegi difensivi. Sono gli avvocati degli imputati a dover esigere il rispetto del codice, di fronte a zone d'ombra che definire inquietanti sarebbe un eufemismo. Al centro di questo gravissimo problema giuridico si collocherebbe proprio la figura del finanziere Pasquale Striano e la nota vicenda degli accessi abusivi alle banche dati. Un nodo cruciale che l'accusa vaticana avrebbe ignorato o liquidato con troppa fretta, ma che le difese stanno invece richiedendo con forza di approfondire, pretendendo che si faccia piena luce sull'origine dei dati utilizzati per far partire l'inchiesta. Il fulcro del problema risiede nel superamento di confini che non sono solo procedurali, ma internazionali. Ci si troverebbe di fronte al paradosso di accessi illeciti e dossieraggi che avrebbero violato non solo i diritti dei singoli, ma i rapporti legali e di sovranità che regolano le relazioni tra due Stati distinti, come l'Italia e la Città del Vaticano. Appare assolutamente impensabile e inverosimile che Papa Francesco avesse autorizzato o potesse minimamente immaginare una simile deriva metodologica. I decreti sovrani (rescripta) concessi dal Pontefice al Promotore di Giustizia Alessandro Diddi avrebbero dovuto muoversi all'interno di un perimetro investigativo legittimo, e non certo trasformarsi in una "carta bianca" capace di giustificare l'utilizzo o la tolleranza di pratiche illegittime compiute a monte delle indagini. Se l'ufficio dell'accusa avesse deliberatamente ignorato l'origine illecita di tali accessi, o se peggio ne avesse beneficiato senza disporre accertamenti su chi materialmente abbia ordinato quelle intrusioni oltretevere o in Italia, ci troveremmo davanti a una palese violazione del principio del giusto processo. La giustizia non può nascere dall'illegalità. Se chi la deve tutelare preferisse non indagare sui metodi con cui sono state confezionate le accuse, allora lo Stato di Diritto verrebbe meno. Ed è per questo che la battaglia delle difese per la nullità del primo grado non sarebbe un semplice cavillo, ma una necessaria difesa della legalità internazionale». La giustizia non può nascere dall'illegalità; in questo caso poi non si cercava la giustizia, bensì – consapevolmente – l'ingiustizia.

  31. BulletR.R. e d.L.V., I veri corvi che hanno usato il Papa per [tentare di] mettere a tacere Silere non possum, in «Silere non possum», 20 giugno 2026. «Il diritto vaticano prevede delle norme molto chiare per la notifica degli atti e gli organi giudiziari vaticani non hanno mai notificato nulla rispettando le norme: un'omissione che basta, da sola, a rendere nullo tutto quanto è stato celebrato in questi anni nelle aule di tribunale, in assenza dell'imputato. Il giusto processo, insomma, non è stato in alcun modo garantito. Senza dimenticare che, seppur Diddi non abbia ben chiaro quali sono le norme del processo in generale, avrebbe dovuto agire attraverso i canali di collaborazione fra Stati. Il Vaticano, infatti, non è un “rione romano”. «Certo, il risultato è a nostro favore e dimostra come qualcuno continui a millantare posizioni, convinto di poter ottenere vantaggi solo grazie a onorificenze e premietti incassati negli ultimi tredici anni. Ma va messo agli atti che tutto questo è avvenuto senza il rispetto di alcuna norma di diritto», spiega ancora Perfetti. Il tutto è stato possibile anche per un'altra ragione ben precisa: Alessandro Diddi - che su queste pagine abbiamo più volte spiegato non aver mai studiato né diritto canonico né diritto vaticano - nutre un odio viscerale nei confronti di Silere non possum e del suo direttore. Un odio dalle radici semplici. Non abbiamo mai taciuto gli errori che commette, proprio perché - ed è la sua storia, ci spiace per lui - non ha mai studiato diritto canonico e vaticano. Abbiamo raccontato come è arrivato in Vaticano. E non abbiamo mai avuto paura delle sue intimidazioni, pronunciate alla presenza di avvocati e indagati/imputati nei vari procedimenti di cui ci siamo occupati. Così, anche stavolta, esattamente come nel caso Sloane Avenue, Alessandro Diddi non poteva agire e invece ha agito. E anche qui, come per Tornielli, ciò che emerge è che si agisce a danno della Santa Sede. (...) Davanti a questo, una persona preparata e soprattutto non rancorosa, avrebbe dovuto dire: “Va bene, ci abbiamo provato ma i giudizi ne sanno più di me e quindi la smetto”. Diddi, invece, ha fatto spendere migliaia di euro allo Stato della Città del Vaticano per portare avanti questo processo per ben due anni e si è visto chiudere la porta in faccia da ben tre organi di giudizio. Tutti soldi che vengono sottratti allo Stato, tutti soldi sottratti al Papa, tutti soldi buttati.»

 

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