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Sul sistema giudiziario vaticano (trentaquattresima parte)                   >>> per la parte precedente clicca qui

«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).


  1. BulletSante Cavalleri, Caso Becciu, tradita l'ordinanza. La Difesa: "deosito incompleto". E, denunciando l'ennesima violazione, rilancia il tema delle garanzie, in «Faro di Roma», 30 aprile 2026. Crolla la credibilità dello Stato Vaticano? «I legali esprimono “sconcerto” e richiamano un principio cardine di ogni sistema garantista: nessun elemento può essere valutato dal giudice se non è stato previamente messo a disposizione di tutte le parti. Secondo la loro ricostruzione, la presenza di omissis e la mancata produzione di alcuni documenti configurerebbero una violazione dell’ordinanza della Corte, che aveva imposto un deposito integrale, senza margini di selezione. La questione, tuttavia, non si esaurisce in un rilievo tecnico. Essa investe direttamente il ruolo e l’operato dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, guidato da Alessandro Diddi, e pone interrogativi sull’equilibrio tra accusa e difesa nel processo vaticano. La difesa contesta in particolare che siano stati operati filtri sulla base di criteri di “irrilevanza”, una facoltà che la Corte aveva esplicitamente escluso. Un nodo davvero rilevante: il principio del contraddittorio, infatti, non rappresenta un aspetto formale, ma costituisce la base stessa della legittimità del processo. Senza piena conoscenza degli atti, la parità tra le parti rischia di risultare compromessa. Accanto al profilo delle garanzie emerge poi quello dei tempi. Ogni contestazione, ogni possibile eccezione di nullità e ogni deposito ritenuto incompleto rischiano di tradursi in un ulteriore allungamento dell’iter giudiziario. (...) La giustizia vaticana, infatti, si trova davanti a una prova di credibilità. Non è in gioco soltanto l’esito di un singolo procedimento, ma la capacità di garantire coerenza, trasparenza e rispetto delle regole stabilite. (...) una giustizia percepita come incerta nelle sue procedure finisce inevitabilmente per indebolire la propria autorevolezza. Al contrario, in una vicenda tanto esposta e simbolica, appare sempre più urgente arrivare a una conclusione chiara, definitiva e fondata su garanzie pienamente rispettate.» Anche in portoghese. E in spagnolo. E in francese.

  2. BulletProcesso Becciu, 'non depositati gli atti integrali con gli omissis', in «Ansa», 30 aprile 2026. «Si profila così un altro inedito oltre le mura del Tevere: non era mai accaduto nella storia moderna del Vaticano che dei magistrati non ottemperassero alle disposizioni di altri magistrati, di grado oltretutto superiore.»

  3. BulletFari Pad (Facebook 30 aprile 2026): «UN PDG (QUASI) RICUSATO DETTA TEMPIE CONDIZIONI: IL CAPOLAVORO CONTRASTANTE DELLA GIUSTIZIA VATICANA. (...) Siamo di fronte a un paradosso giuridico che passerà alla storia: com'è possibile che un Promotore di Giustizia che ha evitato la ricusazione certa solo grazie a un'astensione tattica dell'ultimo minuto, continui a determinare tempi, modi e condizioni del processo? Il "capolavoro" di Alessandro Diddi è servito. Nonostante l'astensione in Cassazione, la sua regia resta intatta e onnipresente? È lui che ha deciso cosa le difese possono vedere e cosa deve restare sepolto sotto gli omissis dei verbali di Perlasca? È lui che ha tracciato il binario di un processo che ora si avvia verso un appello "sanato" dai vizi formali, ma ancora identico nella ferocia accusatoria? Di fatto, il PDG ha ottenuto due traguardi opposti con una sola mossa: si è sfilato come accusatore formale per proteggere se stesso? Ma ha blindato la condanna finale lasciando in eredità un castello probatorio mutilato e inattaccabile. Ma il vero scacco matto arriva al termine del percorso. Se l'appello dovesse riservare sorprese (assoluzione?), l'ultima parola spetta a una Cassazione che vede schierato il "meglio del meglio" del papato di Bergoglio: i cardinali Farrell, Zuppi, Gambetti, Lojudice e infine Artime nominato da Prevost. In questo scenario, la Verità resta un miraggio. Perché, per dirla con eleganza, in una simile architettura di potere, appare evidente che chi c'è è perché deve esserci per garantire la linea, e chi non c'è è perché la sua assenz è funzionale a che nulla cambi. Siamo davanti a una giustizia dove chi ha inquinato il pozzo se n'è andato, ma costringe tutti gli altri a bere la sua stessa acqua. Un sistema dove accusa e condanna non sono più momenti distinti, ma un unico destino già scritto molto prima di entrare in aula.»

  4. BulletProcesso vaticano, gli avvocati di Becciu contestano il mancato deposito degli atti di indagine, in «La Repubblica», 30 aprile 2026.

  5. BulletIvo Pincara, Processo Becciu. L'Ufficio del Promotore di Giustizia disobbedisce all'ordine della Corte d'Appello e deposita degli atti non integrali con omissis, in «Korazym», 30 aprile 2026. «Nonostante ciò, l’Ufficio del Promotore ha ritenuto di poter mantenere omissis e non depositare atti, richiamando anche valutazioni di non pertinenza e irrilevanza. È esattamente la facoltà selettiva che la Corte ha escluso: l’accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere. Il diritto di difesa, la parità delle parti e il contraddittorio impongono la piena conoscenza degli atti. Sono principi scolpiti nel codice di procedura penale, al cui rispetto la Corte di Appello si è richiamata. Ogni deposito parziale tradisce il senso dell’ordinanza e ripropone il vizio già censurato dalla Corte, con conseguente nullità della citazione a giudizio». (...) non era mai accaduto nella storia moderna del Vaticano che dei magistrati non ottemperassero alle disposizioni di altri magistrati, di grado oltretutto superiore.

  6. BulletPhilippe Marie, EXCLUSIF: La défense du cardinal Becciu accuse le parquet du Vatican de «violer les règles d'un procès équitable», in «Tribune Chretienne», 30 aprile 2026. Anche in spagnolo.

  7. BulletLos fiscales del Vaticano insisten en restingit accesso a pruebas clave en el juicio por inversiones, in «Infobae», 30 aprile 2026. «Los fiscales del Vaticano desafiaron el plazo impuesto por el tribunal de apelaciones para entregar a la defensa todas las pruebas (...). En marzo, el tribunal de apelaciones determinó que la negativa de los fiscales a compartir todas las pruebas con la defensa había invalidado la acusación original. Declaró un juicio nulo parcial y ordenó repetir el proceso, exigiendo además que antes del 30 de abril se depositaran en la cancillería “todos los actos y documentos de la investigación en su versión íntegra”. (...) El caso tuvo repercusiones fuera del Vaticano. La fiscal federal suiza especializada en delitos financieros Annina Scherrer archivó una investigación paralela contra Crasso, luego de que el tribunal vaticano absolviera definitivamente al gestor y a su empresa. En su resolución, Scherrer manifestó “con cierta sorpresa” que sus solicitudes a los fiscales del Vaticano para interrogar a algunos de los testigos habían sido rechazadas, después de haber sido enviadas al secretario de Estado del Vaticano para su evaluación. Señaló que esto evidencia la influencia de la Secretaría de Estado sobre el sistema judicial vaticano, cuya independencia formal está en entredicho.»

  8. BulletAntonio Bargone, Il Pm non è il passacarte dell'accusa. La Corte Costituzionale interviene, in «Il Riformista», 30 aprile 2026. «Il processo non è la ratifica di un teorema: il Pubblico ministero deve valutare le tesi della difesa. E non finisce qui: deve cercare anche gli elementi di prova che possono smentire la sua stessa ipotesi. (...) La Consulta richiama inoltre un altro punto decisivo: le argomentazioni della difesa devono essere valutate sin dalle fasi iniziali del procedimento. Non come un fastidio formale da superare, ma come un elemento essenziale per verificare la tenuta dell’impianto accusatorio.» Ma in Vaticano non è così. Lì la verità non interessa al Pm (o al Pdg). Scandalosamente!

  9. BulletFari Pad (Facebook, 1° maggio 2026): «GIUSTIZIA VATICANA O TEATRINO DELLE OMBRE? IL CASO BECCIU SI TINGE DI MISTERO (E DI GRAVITÀ). (Perché cambiare le carte in tavola tra il primo grado e l'Appello? Sembra quasi che l'Ufficio del Promotore cerchi ogni espediente pur di non consegnare la documentazione integrale dell'accusa.) Mentre la verità sul processo al Cardinale Becciu continua a emergere a pezzi, l'ultimo capitolo firmato da Felice Manti su il Giornale - scoperchia un vaso di Pandora che dovrebbe far tremare i polsi a chiunque creda nello Stato di Diritto. Siamo davanti a un "pasticcio" che non è solo tecnico, ma etico e giuridico. Ecco i fatti che gridano vendetta: L'OMISSIONE SISTEMATICA: Nel processo di primo grado, il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi ha gestito il fascicolo con una selezione arbitraria delle prove. Sono state "tagliate" e omissate chat fondamentali, celate dietro l'esistenza di un "fascicolo processuale fantasma" di cui, dopo anni, non è stato ancora chiarito il contenuto. Come si può condannare un Cardinale di Santa Romana Chiesa se l'accusa nasconde le carte che potrebbero scagionarlo? LA DISOBBEDIENZA ALLA CORTE: Oggi assistiamo a un paradosso senza precedenti. Nonostante l'ordine perentorio della Corte d'Appello di depositare gli atti integrali (senza alcuna selezione), l'Ufficio del Promotore deposita documenti ancora pieni di "omissis". Un atto di aperta sfida verso un organo giudiziario superiore che mina alla base la credibilità di tutto il sistema vaticano. LA SCUSA DEL "BENE PUBBLICO": La ciliegina sulla torta è la motivazione addotta oggi per giustificare questi silenzi: la rivelazione di quegli atti sarebbe "suscettibile di arrecare pericoli gravissimi al bene pubblico". DOMANDA: Quale segreto inconfessabile contengono quelle chat per essere addirittura una minaccia alla tenuta pubblica? Se la giustizia serve a trovare la verità, come può il "bene pubblico" coincidere con il nascondere le prove alla difesa? Dopo anni di fango e sentenze scritte su atti incompleti, è ora che qualcuno risponda di questo fascicolo segreto. Non si può invocare il bene comune per coprire un fallimento procedurale o, peggio, una macchinazione a tavolino. La trasparenza non è un optional, e il diritto alla difesa non può essere sacrificato sull'altare di "pericoli gravissimi" mai spiegati.» La verità non può essere sacrificata sull'"altare dell'ipocrisia" o su quello della "ragion di Stato". Tanto meno se c'è di mezzo una persona. Davvero la storia di Gesù Cristo non ha insegnato nulla ai magistrati del Vaticano? (AP)

  10. BulletBecciu, atti dell'accusa non ancora depositati. La difesa: tradita la corte, in «La Repubblica», 1° maggio 2026.

  11. BulletPFL, Vatican prosecutors defy appeals-court order, in «Catholic Culture», 1° maggio 2026. «Vatican prosecutors have refused to comply with an order from a Vatican appeals court, in the latest stunning development in the long-running “trial of the century.” (...) Since the appeals court has already ruled that withholding the evidence preventing the defendants from receiving a fair trial, the latest announcement by the prosecution would seem, at first glance, to endanger the possibility of a new trial. In that case the Vatican could be forced to end a highly publicized criminal case, spanning more than five years and drawing unprecedented international attention, without producing convictions or answering key questions about the financial misconduct. The “trial of the century” has already caused severe embarrassment for the Vatican, in a process that began with police raids on key Vatican offices, forced the resignation of top Vatican officials, exposed bitter rivalries and charges of spying within Vatican agencies, and ultimately raised questions about the ability of the Vatican to provide defendants with a fair trial. The prosecutors’ refusal to comply with a court order reinforces those questions about the Vatican judicial system.»PFL, Vatican prosecutors defy appeals-court order, in «Catholic Culture», 1° maggio 2026. «Vatican prosecutors have refused to comply with an order from a Vatican appeals court, in the latest stunning development in the long-running “trial of the century.” (...) Since the appeals court has already ruled that withholding the evidence preventing the defendants from receiving a fair trial, the latest announcement by the prosecution would seem, at first glance, to endanger the possibility of a new trial. In that case the Vatican could be forced to end a highly publicized criminal case, spanning more than five years and drawing unprecedented international attention, without producing convictions or answering key questions about the financial misconduct. The “trial of the century” has already caused severe embarrassment for the Vatican, in a process that began with police raids on key Vatican offices, forced the resignation of top Vatican officials, exposed bitter rivalries and charges of spying within Vatican agencies, and ultimately raised questions about the ability of the Vatican to provide defendants with a fair trial. The prosecutors’ refusal to comply with a court order reinforces those questions about the Vatican judicial system.» Traduzione automatica: «I pubblici ministeri del Vaticano si sono rifiutati di rispettare un ordine di una corte d’appello del Vaticano, nell’ultimo straordinario sviluppo nel lungo “processo del secolo”. (...) Dal momento che la corte d'appello ha già stabilito che trattenere le prove che impediscono agli imputati di ricevere un processo equo, l'ultimo annuncio dell'accusa sembrerebbe, a prima vista, mettere in pericolo la possibilità di un nuovo processo. In quel caso il Vaticano potrebbe essere costretto a porre fine a un procedimento penale altamente pubblicizzato, che copre più di cinque anni e attirando un'attenzione internazionale senza precedenti, senza produrre condanne o rispondere a domande chiave sulla cattiva condotta finanziaria. Il “processo del secolo” ha già causato grave imbarazzo per il Vaticano, in un processo iniziato con le incursioni della polizia negli uffici chiave del Vaticano, ha costretto le dimissioni di alti funzionari vaticani, ha esposto aspre rivalità e accuse di spionaggio all’interno delle agenzie vaticane, e alla fine ha sollevato interrogativi sulla capacità del Vaticano di fornire agli imputati un processo equo. Il rifiuto dei pubblici ministeri di rispettare un ordine del tribunale rafforza tali domande sul sistema giudiziario vaticano.»

  12. BulletLas defensas del caso Becciu denuncian un «hecho sin precedentes»: el Promotor desobedece a la Corte de Apelación, in «Infocatolica», 1° maggio 2026. Los abogados Fabio Viglione y Maria Concetta Marzo, defensores del Cardenal Giovanni Angelo Becciu, han expresado su «estupor» ante la decisión. «La Corte había impuesto específicamente el depósito íntegro de todos los actos y documentos del procedimiento instructorio, sin posibilidad alguna de selección por parte del Promotor de Justicia», señalan, y subrayan que «la acusación no puede decidir unilateralmente qué actos tiene derecho a conocer la defensa». A su juicio, cualquier depósito parcial «traiciona el sentido de la ordenanza y reproduce el vicio ya censurado por la Corte, con la consiguiente nulidad de la citación a juicio».

  13. BulletAvvocati di Becciu accusano il Promotore di Giustizia di non rispettare gli ordini del Tribunale, in «Infovaticana», 2 maggio 2026. «Al di là dei fatti investigati, ciò che è in gioco è la capacità dell’istituzione di garantire un processo veramente giusto e conforme alle garanzie di base del diritto.» Anche in spagnolo.

  14. BulletFari Pad (Facebook, 2 maggio 2026): «LO STATO DI DIRITTO AL BIVIO: IL "CASO VATICANO" E LA MOSTRUOSITA PROCESSUALE (...) Non risulta invece depositato in versione integrale anche l'interrogatorio di monsignor Perlasca (Soltanto I giudici potranno visionare la versione integrale) condotto da Diddi. In questo caso c'è «il mantenimento degli omissis». E questo perché altrimenti si potrebbe parlare di «pericoli gravissimi per il bene e l'interesse pubblico». (...) Quello che sta accadendo nel processo d'appello in Vaticano non è solo un dibattito tecnico tra legali; è lo sgretolamento dei principi cardine del giusto processo. Il rifiuto del Promotore di Giustizia (PdG) di depositare integralmente gli atti, come riportato anche dalle recenti analisi del quotidiano Domani, delinea un'anomalia che definire "mostruosità processuale" non è un'iperbole, ma una constatazione tecnica. L'Attacco alla Parità delle Parti. Il cuore della democrazia processuale risiede nel principio di parità tra le parti . Accusa e Difesa devono avere accesso alle stesse armi. Nel momento in cui il PdG decide di consegnare i documenti solo al Giudice Terzo, sta di fatto: Oscurando la Difesa: Impedendo ai legali di conoscere le prove e ribattere punto su punto. Compromettendo la Terzietà: Trasformando il Giudice nell'unico interlocutore privilegiato dell'accusa, in un dialogo "segreto" che esclude chi deve difendersi. La Scusa del "Segreto di Stato". Addurre il "pericolo per lo Stato" come giustificazione per negare il deposito degli atti è un ritorno a logiche inquisitorie che speravamo superate. Se una prova esiste, deve poter essere discussa. Se è segreta, non può essere usata per condannare. Non esiste una via di mezzo che non calpesti i diritti fondamentali dell'individuo. Quale Giustizia? Se il Promotore di Giustizia diventa un "super-organo" che decide cosa la difesa può o non può vedere, il processo si trasforma in un simulacro. La domanda sorge spontanea: si cerca la Verità o si cerca una conferma a tesi precostituite?»

  15. BulletBecciu's lawyers accuse the Promoter of Justice of failing to comply with court orders, in «Clerical Whispers», 3 maggio 2026. «According to lawyers Fabio Viglione and Maria Concetta Marzo, “nothing can be examined by the judge that has not been previously made available to the parties,” so any filtering of evidence compromises the validity of the process. The complaint comes after the Court of Appeal of the State of the Vatican City decreed the total nullity of the trial and ordered its repetition from the beginning. The decision, adopted on March 17, annulled all proceedings, including the convictions handed down in December 2023 - among them that of Becciu himself for embezzlement, after detecting structural flaws in the procedure, especially in access to evidence and the formation of the file. (...) Although Leo XIV has not intervened in the process, the repetition of the trial places him before a case inherited from Francis that tests the solidity of the Vatican judicial system. Beyond the facts investigated, what is at stake is the institution’s capacity to guarantee a truly fair process and in accordance with the basic guarantees of law.»

  16. BulletAmerico Mascarucci, Caso Becciu. Il Papa garantisca un processo equo, non una condanna a priori, in «Silum Curiae», 4 maggio 2026. «… secondo l’accusa gli omissis non andrebbero a pregiudicare il diritto della difesa. Ma chi lo stabilisce? Come può essere giusto un processo in cui è l’accusa a stabilire se determinate prove sono rilevanti o meno, sostituendosi ai giudici vaticani che hanno invece contestato proprio il potere discrezionale del Promotore di Giustizia? (…) A pensare male si fa peccato ma si ha tanto il legittimo sospetto che dietro tanta reticenza ci possa essere il timore che la produzione integrale degli atti possa portare a smontare le accuse a carico di Becciu, e magari a scoprire che a volere la sua caduta è stato proprio il pontefice argentino, colui che lo ha condannato prima ancora del processo e ha fatto di tutto, con i rescripta contestati e annullati, per incastrare il suo ex collaboratore.» Meglio sbarazzare il campo dai dubbi, anche per non alimentare polemiche distruttive! Non possiamo aver paura della verità: "Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio" (Rm 8,28)

  17. BulletMario Barbato, Caso Orlandi, il Vaticano dice basta: "La verità non è più raggiungibile", in «Fidelity News», 4 maggio 2026. Allora Diddi aveva millantato?

  18. BulletGarlasco, il commento di suor Monia, in «Quarta Repubblica», 4 maggio 2026. «Sono mesi che vivo in una situazione di angoscia. Non avrei mai pensato che dopo il “caso Tortora” avremmo ripetuto gli stessi errori. (…) Noi dobbiamo credere, nonostante tutto, che la magistratura e la procura faranno sempre seriamente il loro lavoro. Perché se noi li delegittimiamo, che cosa ci resta quando verremo indagati?» Suor Anna Monia Alfieri. Ebbene, cara suor Anna Monia, purtroppo in Vaticano c’è una magistratura marcia, che ha messo in campo – consapevolmente – una terribile malagiustizia. Ci rendiamo conto, noi cattolici, che questo mette in gioco vergognosamente la credibilità della Chiesa cattolica?

  19. BulletGaetano Masciullo, Vatican prosecutors defy court order in Becciu retrial, withhold key witness transcript, in «Life Site», 5 maggio 2026.

  20. BulletPrevost y Benedicto XVI, ¿De qué lado está León XIV?, el Tucho y su «Fiducia Supplicans», la confusión de los fieles, la plena comunión, Magnifica Humanitas, la dimisión de Moscú, la fundación de El Cairo, la homosexualidad en la Iglesia, Rubio y el Vaticano, el conejo de Toledo, San Pío V, in «Infovaticana», 5 maggio 2026. «¿Qué hay detrás del caso Becciu? ¿Por qué insiste el Promotor de Justicia del Vaticano en reproducir documentos con partes censuradas a pesar de la solicitud explícita de los jueces de apelación de que se depositen en su totalidad? ¿Por qué no existe el deseo de permitir que la defensa lleve a cabo su trabajo estando plenamente informada de todos los cargos que llevaron a la condena de Becciu en primera instancia, gracias también a la rescripta de Bergoglio, que otorgaba poderes excepcionales a los investigadores y que los jueces de apelación anularon efectivamente porque no se pusieron en conocimiento de la defensa a tiempo? Según la Oficina del Promotor de Justicia, revelar la totalidad de los documentos supondría «riesgos extremadamente graves para el bien y el interés público» y aforma que las omisiones no perjudicarían el derecho a la defensa. Llegados a este punto, solo podemos esperar la intervención del Papa León XIV para restablecer las condiciones de un juicio justo.»

  21. BulletEd. Condon, Is the Vatican about to lose millions more on the London property fiasco?, in «The Pillar», 5 maggio 2026. «The Pillar», ha condotto una campagna di diffamazione schifosa, che in termini mafiosi si chiama mascariamento. Ora non menziona più Becciu, ma... sono arrivati al capolinea?

  22. BulletAndrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, il promotore di giustizia non deposita gli atti, in «ACI», 7 maggio 2026. «Prima la decisione di non ammettere il ricorso del Promotore di Giustizia, arrivato in tempi e forme non conformi, cosa che farà sì le sentenze non potranno che essere eventualmente migliorative. Quindi, la decisione dello stesso promotore di giustizia Alessandro Diddi di uscire di scena di fronte ad una richiesta di ricusazione, mentre l’ufficio del promotore era arrivato a mettere in discussione la legittimità stessa del tribunale di Corte d’Appello riguardo alla decisione di non ammissibilità del ricorso del promotore di giustizia. E infine, la nullità relativa del processo di primo grado, stabilita dalla Corte di Appello, che dichiarava sì, legittimi i rescritti con i quali Papa Francesco era intervenuto nel processo vaticano, ma di fatto ne dichiarava nulle le conseguenze, non essendo stati resi pubblici e dunque avendo lasciato le difese al buio riguardo le indagini. A quel punto, in attesa di ricalendarizzare il processo per una parziale fase istruttoria, la Corte di Appello aveva chiesto al Promotore di Giustizia vaticano di depositare tutti gli atti del processo, senza gli omissis che non avevano permesso alla difesa di avere tutte le informazioni relative alle indagini. Il promotore di Giustizia, però, ha deciso di non aderire alla richiesta, lasciando persino il sospetto – tutto da verificare – di non volere rendere pubblici gli atti per qualche motivo, oppure l’idea di volersi opporre al tribunale per ristabilire la propria legittimità. (..) La dichiarazione del 29 aprile sembra accrescere, piuttosto che risolvere, i dubbi sulle modalità in cui sono state operate le indagini, e sul tipo di materiale raccolto e sistematizzato.»

  23. BulletUn autogol? Il Vaticano complica il suo stesso caso finanziario e rischia un collasso giudiziario, in «Infovaticana», 7 maggio 2026. Un articolo un po' schizofrenico, perché la fonte "The Pillar" fa parte delle testate che hanno montato il brutale complotto contro l'innocente card. Becciu. Ma ormai anche loro sono arrivati al capolinea: «La situazione si è complicata dopo che il tribunale di appello del Vaticano ha ordinato a marzo di rivedere l’intera indagine e il processo di accusa che hanno dato origine al processo. I magistrati hanno messo in dubbio la validità di diversi atti esecutivi autorizzati personalmente dal papa Francesco per consentire le indagini iniziali. (...) La settimana scorsa, le autorità svizzere hanno archiviato l’indagine contro Enrico Crasso, antico gestore finanziario legato agli investimenti della Segreteria di Stato, perché il Vaticano si è rifiutato di facilitare testimoni chiave per la procedura, tra cui, come ricorda The Pillar, monsignor Alberto Perlasca e l’arcivescovo Edgar Peña Parra. La mossa ha generato sconcerto tra osservatori e giuristi, dato che la stessa Segreteria di Stato starebbe attivamente indebolendo processi giudiziarie promossi originariamente per recuperare fondi e dimostrare di essere stata vittima di frode. La strategia potrebbe inoltre avere conseguenze ancora più costose nei tribunali britannici. (...) durante quei procedimenti sono emersi episodi imbarazzanti per la Santa Sede, come la dichiarazione dell’arcivescovo Edgar Peña Parra che riconosceva di aver autorizzato una fattura di cinque milioni di euro che sapeva “completamente fittizia”. Se il Vaticano continua a rifiutarsi di collaborare pienamente con i tribunali stranieri, i giudici potrebbero interpretare che la stessa Segreteria di Stato ha di fatto abbandonato le sue accuse. Questo aprirebbe la porta a nuove sconfitte giudiziarie e possibili indennizzi milionari contro la Santa Sede. (...) se il processo finisce per crollare, se alcuni dei principali accusati riescono a evitare condanne definitive e se lo stesso Vaticano finisce per affrontare nuove perdite milionarie, lo scandalo potrebbe trasformarsi esattamente nell’opposto: il simbolo più visibile dei limiti, delle contraddizioni e dei fallimenti della riforma finanziaria promossa durante il pontificato di Francesco.»

  24. BulletEl juicio del Vaticano en Londres se acerca a un punto crítico: reveses legales amenazan con un desastre financiero e institucional, in «Zenit», 7 maggio 2026. «… una serie crescente di revocazioni giudiziarie, complicazioni procedurali e sconfitte legali internazionali minacciano di trasformare il caso in una delle crisi istituzionali più dannose che la Santa Sede moderna abbia mai affrontato. Ciò che è in gioco non è solo il futuro dell'emblematico processo per corruzione finanziaria del Vaticano, ma anche la credibilità dell'agenda di riforme che i successivi pontificati hanno cercato di promuovere in risposta a decenni di scandali legati a investimenti opachi, scarsa supervisione e lotte di potere interne. (…) Il caso di Londra ha generato controversie parallele in diversi paesi, e questi processi hanno esposto sempre più le debolezze della strategia del Vaticano. Particolarmente preoccupante per la Segreteria di Stato è l'impressione che ora possa minare le proprie rivendicazioni legali all'estero. Uno degli esempi più chiari è emerso in Svizzera. (…) la procura svizzera ha archiviato il caso perché, secondo quanto riferito, la Segreteria di Stato si è rifiutata di mettere a disposizione testimoni chiave.Tra questi testimoni c'erano monsignor Alberto Perlasca, ex capo dell'ufficio amministrativo della Segreteria, e l'arcivescovo Edgar Peña Parra, uno dei funzionari più alti del dipartimento. Questo rifiuto potrebbe avere conseguenze straordinarie. Rifiutando di cooperare pienamente in un caso avviato di propria iniziativa, il Segretariato non solo ha indebolito la possibilità di recuperare i beni congelati in Svizzera, ma potrebbe anche aver danneggiato la sua credibilità nelle controversie in corso in altri paesi, in particolare nel Regno Unito. (…) Un momento particolarmente dannoso si è verificato quando l'arcivescovo Peña Parra ha testimoniato a Londra che ha approvato consapevolmente una fattura di 5 milioni di euro, pur riconoscendo che era "completamente fittizia". Durante l'interrogatorio, secondo quanto riferito, ha ammesso dubbi sulla sua onestà. Questa testimonianza ha alimentato le argomentazioni dei critici del Vaticano secondo cui lo scandalo potrebbe rivelare non solo una frode esterna contro la Santa Sede, ma anche una grave disfunzione e una condotta discutibile all'interno della stessa Segreteria. (…) Finanziariamente, le implicazioni sono allarmanti. Ma istituzionalmente, la cosa in gioco potrebbe essere ancora maggiore. La credibilità della Santa Sede è già stata gravemente compromessa da anni di rivelazioni sull'opacità finanziaria e sulle rivalità interne negli alti funzionari della Curia Romana. (…) Ancora più dannosa sarebbe la percezione che le persone ritenute responsabili di gravi colpe, sia all'interno che all'esterno delle strutture vaticane, hanno eluso completamente la responsabilità, mentre la stessa Segreteria potrebbe essere ritenuta parzialmente responsabile delle stesse irregolarità che ha affermato di denunciare.»

  25. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, "Caso Becciu": i Promotori di giustizia vaticani il 30 aprile non depositano tutte le prove come ordinato dalla Corte d'Appello, in «Osservazioni Casuali», 118, 2-9 maggio 2026. AH, L'IRREFRENABILE HYBRIS DELLA MALAGIUSTIZIA VATICANA! «Dopo l’Ordinanza del processo d’Appello si aspettava solo che queste decisioni fossero rispettate. Appariva impensabile che potesse accadere ciò che invece abbiamo visto e commentiamo. Cosa c’è dietro? Chi e perché continua ad agire al di sopra della legge? Cosa si vuole nascondere e perché?»

  26. BulletGaetano Mineo, Mafia e appalti. Quel ponte tra grande industria e Cosa Nostra, in «Il Tempo», 8 maggio 2026.

  27. BulletNico Spuntoni, Dalla centralità di Cristo ai dossier delicati: il primo anno del Papa "normalizzatore", in «Il Giornale», 9 maggio 2026. «La mano del canonista si è vista nello stop alla spregiudicatezza giuridica degli ultimi anni e con il clima nuovo nei tribunali vaticani sul grosso pasticcio del processo Becciu. La formazione matematica si è notata nella gestione diretta dei dossier finanziari, con il ridimensionamento dello Ior negli investimenti e la soppressione della superflua commissione per le donazioni.»

  28. BulletGiancarlo Cavalleri, A Ostia sequestrato e torturato il figlio dell'ex finanziere Pasquale Striano: dietro il blitz un milione di euro scomparso, in «Faro di Roma», 12 maggio 2026.

  29. BulletAndrea Ossino, Sequestri e torture a Ostia, tra le vittime anche il figlio dell'ex finanziere Pasquale Striano, in «La Repubblica», 13 maggio 2026.

  30. BulletVincenzo Bisbiglia, Il figlio di Striano sequestrato e torturato a Ostia, in «Il Fatto Quotidiano», 13 maggio 2026.

  31. BulletRinaldo Frignani, Ostia, sequestri di persona con torture e estorsioni: 6 arresti. Fra le vittime il figlio di Striano, il finanziere accusato di dossieraggio, in «Corriere della Sera», 13 maggio 2026.

  32. BulletFederica Pozzi, Ostia, sequestri e pestaggi per riavere il milione sparito. «Rapito anche Striano jr», in «Il Messaggero», 13 maggio 2026.

  33. BulletOstia, rapito e torturato con la fidanzata: "Di chi è il figlio", una storia agghiacciante, in «Libero», 13 maggio 2026.

  34. BulletNico Spuntoni, Caso Becciu, è scontro tra difesa e accusa: "Niente processo senza atti integrali", in «Il Giornale», 13 maggio 2026. Lo scandalo della malagiustizia vaticana! «Alla scadenza dell’ordine della Corte d’appello vaticana di depositare tutti gli atti che hanno portato alla condanna del cardinale Becciu e degli altri nel promesso di primo grado, il promotore di giustizia ha depositato atti in cui comparivano ancora molti omissis. (...) L’ufficio dell’accusa vaticana aveva anche parlato di “fatti e situazioni suscettibili, ove divulgati, di esporre a grave pericolo il bene e l’interesse dello Stato”. Un clamoroso ribaltamento delle parti rispetto a quando nel 2021 era stato l’imputato Becciu ad appellarsi a fatti “costituenti segreto politico concernente la sicurezza dello Stato” per le rivelazioni relative alla disponibilità della Santa Sede a pagare un riscatto per una suora rapita. Tra ciò che non è stato depositato, fanno notare le difese, ci sarebbe anche il materiale proveniente da 31 apparati informatici all’epoca sequestrati a monsignor Alberto Perlasca, il grande accusatore di Becciu. (...) Gli avvocati Gian Domenico Caiazza, Maria Concetta Marzo, Luigi Panella, Fabio Viglione e Andrea Zappalà hanno evidenziato nella memoria che il promotore di giustizia, col suo “rifiuto”, si sarebbe attribuito “illegittimamente il potere di stabilire che cosa sia ‘pertinente ai fini di decidere’”. Un comportamento bollato come “esattamente contrario di quello ritenuto conforme alla legge e ordinato” dalla Corte. I legali prendono poi di mira l’offerta di “consultazione” fatta dall’ufficio dell’accusa vaticana alla Corte e che però non includerebbe la difesa: “una sorta di trattativa riservata con la Corte su quanto depositare”, viene definita e ritenuta “non prevista da alcuna norma di legge, ma anzi contra legem”.» «Si palesa una contraddizione insuperabile: non si può negare all'imputato il diritto di difendersi tramite il segreto e poi, contemporaneamente, invocare quello stesso segreto per negare alla difesa l'accesso ai materiali d'indagine. è un corto circuito dove le regole sembrano cambiare a seconda di chi le invoca, mettendo in discussione l'equilibrio stesso del giusto processo» (Fari Pad). Chi ha manipolato Alberto Perlasca?

  35. BulletIvo Pincara, Caso Becciu. Le difese all'attacco: "La nullità del processo Becciu non è stata sanata", in «Korazym», 13 maggio 2026. «Le difese del Cardinale Giovanni Angelo Becciu, di Enrico Crasso e di Raffaele Mincione hanno depositato presso la Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano una memoria di 7 pagine con cui contestano duramente il mancato deposito integrale degli atti istruttori da parte dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, sostenendo che la nullità della citazione a giudizio, già rilevata dalla Corte il 17 marzo 2026, non sia stata sanata ancora. (...) Le difese definiscono questa posizione “contra legem” e sostengono che nessun atto acquisito nel corso delle indagini possa essere sottratto alla conoscenza delle parti. Particolarmente rilevante, secondo i difensori, sarebbe il mancato deposito del contenuto integrale di numerosi apparati informatici sequestrati, tra cui 31 dispositivi riferiti a Monsignor Alberto Perlasca.»

  36. BulletProcesso Becciu: legali imputati depositano memoria, 'leso il diritto alla difesa', in «Ansa», 13 maggio 2026.

  37. BulletFranca Giansoldati, Processo Becciu, depositata una memoria dai legali degli imputati: «Leso il diritto alla difesa». E chiedono la nullità del processo, in «Il Messaggero», 13 maggio 2026. «Il documento, che il Messaggero ha potuto visionare, contesta apertamente il comportamento dell’accusa vaticana e sostiene che il rifiuto al deposito integrale del materiale istruttorio raccolto durante le indagini (come era stato ordinato dalla Corte d'Appello) costituisca una violazione grave del diritto di difesa tale da rendere insanabile il procedimento. (...) Nella memoria si legge infatti che il promotore «si è rifiutato di ottemperare all’ordine impartito dalla Corte», attribuendosi «illegittimamente il potere di stabilire che cosa sia pertinente ai fini del decidere». Un comportamento che, secondo i legali, sarebbe «esattamente contrario a quello ritenuto conforme alla legge». (...) Il punto più delicato riguarda il materiale sequestrato all’epoca a monsignor Alberto Perlasca, ex funzionario della Segreteria di Stato divenuto poi il principale accusatore del cardinale Becciu. Le difese sostengono che tra gli atti non depositati figurerebbero anche il contenuto dei 31 apparati informatici sequestrati nel corso delle indagini. Tutto materiale che gli imputati ritengono potenzialmente decisivo (...).  La questione non riguarda più soltanto il merito delle contestazioni finanziarie legate all’investimento londinese di Sloan Avenue, ma investe ormai direttamente il metodo investigativo e le garanzie processuali adottate dal sistema giudiziario vaticano. (...) Ora però il rischio concreto è che il dibattimento d’appello si trasformi sempre più in un processo sul processo: non più soltanto sulla gestione dei fondi della Santa Sede, ma sulla tenuta stessa delle regole procedurali e delle garanzie difensive dentro il sistema giudiziario vaticano. Per la verità non capisco come mai l'ignobile Alessandro Diddi si permetta di metter becco in una vicenda dalla quale egli dovrebbe essere escluso definitivamente! Anche in tedesco. E in inglese.

  38. BulletProcesso Becciu: legali, chiesta nullità citazione giudizio, in «Agi», 13 maggio 2026.

  39. BulletSante Cavalleri, Vaticano, nuova offensiva della difesa nel processo Becciu: chiesta la nullità definitiva della citazione a giudizio, in «Faro di Roma», 13 maggio 2026. «La difesa sottolinea inoltre che le violazioni contestate sarebbero espressamente previste dal codice di procedura vaticano come cause di nullità. Per questo motivo viene chiesto alla Corte di adottare “i provvedimenti conseguenti” rispetto a quella che viene definita una persistente irregolarità processuale. (...) La Corte d’Appello vaticana dovrà ora valutare se il mancato deposito integrale degli atti costituisca effettivamente una violazione tale da compromettere in modo irreparabile il diritto di difesa e determinare la nullità definitiva della citazione a giudizio, come richiesto dai legali degli imputati.» Una vergogna epocale per la Chiesa del nostro tempo, e di tutti i tempi! Una malagiustizia, quella vaticana, che a quella italiana, già terribile, fa un baffo!

  40. BulletVerità vicenda Becciu dà forza internazionale alla Chiesa. Conversazione Felice Manti-Giuseppe Rippa, in «Agenzia Radicale», 13 maggio 2026. «Esistono tonnellate di documenti che non sono stati resi disponibili alle difese (...); l'Ufficio del promotore ha preferito  nascondere alle difese queste carte, dicendo: "Io non te le posso dare, perché se te le do metto a rischio il Vaticano. (...)». Uno si domanda: cosa c'è di così grave che attenta all'equilibro del potere del Vaticano, ma così innocuo e innocente da non pregiudicare una condanna (...). È pacifico che le due cose non si reggono! Se io so che un'incercettazione o il modo di condurre un interrogatorio al famoso supertestimone mons. Pelasta, che era stato individuato dal Promotore di giustizia come il primo,  vero, unico, principale responsabile di questa compravendita gestita in maniera frettolosa (...); se in queste conversazioni e in questo interrogatorio ci sono delle cose che mettono a rischio il Vaticano, di cosa stiamo parlando? Ci sono delle confessioni rispetto al ruolo che in questa vicenda potrebbero aver avuto delle persone del Vaticano che non sono comparse in questo procedimento? Ci sono nella testimonianza di Perlasca delle questioi che attengono alla Segreteria di Stato (...) che queste difese non devono sapere, che l'opinione pubblica non deve sapere? Le cose che dice Diddi sono di una gravità inaudita e spaventosa! (...) Io credo che siano due comportamenti molto gravi, di cui Diddi dovrà rendere conto a qualcuno. Qui di fatto si tratta di una disobbedienza, di una inapplicazione di un dispositivo, di una decisione della Corte d'Appello vaticana che lui ha in qualche modo aggirato» (Felice Manti). «La credibilità del Vaticano verrebbe compromessa dalla rivelazione di questi "omissis". Ma non c'è già una ridotta credibilità nel momento in cui (...) la ricomposizione, l'annullamento e la chiusura del processo sono un atto necessario proprio per consolidare questo livello di centralità che il Vaticano può avere sul piano internazionale? (...) Il rischio che il Vaticano corre non mi sembra abbia un rilievo perché se si rivelano gli "omissis" si mette a rischio il Vaticano. Il problema è proprio il contrario: che se non si rivelano questi "omissis" è il Vaticano che perde di credibilità, con conseguenze devastanti sul "processo Becciu", sulla crediblità del Vaticano in termini di diritto e contemporaneamente sul fatto che sul piano mondiale viene meno un ancoraggio importante per essere un luogo di certezza del diritto, e quindi di giustizia, che in questo caso è terrena, ma ha anche un'interpretazione che può essere piu vasta» (Giuseppe Rippa). «Questa Segreteria di Stato, questo Vaticano, questo momento storico, ha tanto bisogno di persone come Becciu, che prima di essere infilate in questa vicenda tristissima sono state a loro modo grandi protagonisti della diplomazia vaticana e grandi tessitori di rapporti umani fra paesi ostili (...). Non possiamo permetterci che queste criticità, che queste opacità, che queste ombre restino a lungo, perché veramente rischia di affievolirsi la forza e la potenza della Chiesa in un momento delicatissimo per tutto il pianeta, per tutto il mondo, per tutta l'umanità» (Felice Manti).

  41. BulletCaso Becciu, la difesa chiede la nullità della citazione a giudizio: «Senza gli atti integrali non si può andare a processo», in «La Nuova Sardegna», 13 maggio 2026.

  42. BulletLa verità sulla vicenda Becciu dà forza internazionale alla Chiesa. Conversazione Felice Manti-Geppi Rippa, in «Agenzia Radicale», 14 maggio 2026. «“Un principio cardine - riporta il sito Faro di Roma - di ogni sistema garantista: nessun elemento può essere valutato dal giudice se non è stato previamente messo a disposizione di tutte le parti. Secondo la loro ricostruzione, la presenza di omissis e la mancata produzione di alcuni documenti configurerebbero una violazione dell’ordinanza della Corte, che aveva imposto un deposito integrale, senza margini di selezione”. (...) La mancata ottemperanza da parte del Promotore all’ordinanza della Corte di procedere al deposito integrale impedisce la piena conoscenza degli atti da parte degli imputati e dei loro difensori e non consente di sanare la nullità e di procedere alla rinnovazione del dibattimento nei termini indicati dalla Corte. Si tratta di violazioni espressamente previste dal codice a pena di nullità, che la Corte di Appello ha stabilito in termini chiari accogliendo le eccezioni difensive. A fronte di tale inadempimento e della conclamata lesione del diritto di difesa che lo stesso ha determinato, i difensori (Gian Domenico Caiazza, Maria Concetta Marzo, Luigi Antonio Paolo Panella, Fabio Viglione e Andrea Zappalà) hanno chiesto alla Corte d’Appello di adottare i provvedimenti conseguenti alla persistente nullità della citazione, atto fondamentale di ogni giudizio.» Mentre sulla stampa "cattolica" continuano l'omertà e l'oscurantismo, vigliacchi se non complici, qualche raggio di luce arriva da parte dei radicali. Che poi furono gli unici a difendere Enzo Tortora in una vicenda simile a quella che ha colpito il card. Becciu.

  43. BulletProcesso Becciu, le difese chiedono la nullità definitiva della citazione, in «Il Dubbio», 14 maggio 2026. Quando i magistrati – pagati anche con l'Obolo di San Pietro – nascondono vigliaccamente le prove... «Nella memoria viene richiamato il fatto che si tratterebbe di violazioni espressamente previste dal codice a pena di nullità. La Corte d’Appello, secondo i difensori, avrebbe già riconosciuto in modo chiaro la rilevanza delle eccezioni sollevate, accogliendole nel precedente provvedimento. Da qui la richiesta di trarre ora le conseguenze processuali dell’inadempimento: dichiarare definitivamente la nullità della citazione a giudizio.»

  44. Bullet
    «Altro che "processo del secolo": in Vaticano va in scena la "farsa del millennio"! Vi immaginate se l'Accusa del "caso Garlasco" non consegnasse alle Difese, ai Giudici e all'Opinione Pubblica le intercettazioni e i verbali degli interrogatori accampando come giustificazione: "Li abbiamo valutati noi e questo basta!"? Ecco, esattamente questo capita in Vaticano nel "caso Becciu", all'interno di un sistema giudiziario marcio, in cui l'Accusa si permette di modificare le leggi a proprio piacimento e di "omissare" tutte le prove che vuole, soprattutto quelle che potrebbero tornare utili alle difese. E quando la Corte – tanto quella di Primo Grado come recentemente quella d'Appello – ordina di consegnare il materiale probatorio integralmente, senza tagli e "omissis", l'Accusa cosa fa? Inaudito: disobbedisce! Uno scandalo senza precedenti nella storia del diritto mondiale (nei Paesi civili)» (Andrea Paganini su FB).
  45. BulletNico Spuntoni, "Citazione nulla": il processo Becciu può saltare, in «Il Giornale», 14 maggio 2026.

  46. BulletBiagio Marzio, Intercettazioni a strascico: serve un punto di equilibrio tra sicurezza e libertà, in «Il Riformista», 14 maggio 2026. Chi sono esattamente i mandanti dentro il Vaticano?


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e sull'ipotesi di complotto 
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