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Sul sistema giudiziario vaticano (trentatreesima parte)                   >>> per la parte precedente clicca qui

«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).


  1. BulletStefano Giordano, L'indagine insabbiata e via D'Amelio. Magistrati? No, specialisti dell'inerzia. Le offese choc alla famiglia Borsellino: "Tutti senza neuroni", in «Il Riformista», 16 aprile 2026. «Giuseppe Pignatone. Il padre — ricostruisce la Procura — presiedeva l’ESPI, che controllava la SIRAP, snodo del sistema appalti. La famiglia avrebbe acquistato immobili dal gruppo Piazza-Bonura-Buscemi, le imprese dei clan oggetto dell’indagine. De Luca in Antimafia: «Tutti gli errori vanno nella medesima direzione: l’impunità totale di Buscemi e del Gruppo Ferruzzi.» La DDA documenta: indagati che sarebbero stati interrogati senza iscrizione a registro — termini decorsi, atti inutilizzabili —, cautelare su soggetto non iscritto, perquisizioni negate allo SCO. Vi sarebbe poi l’aggiunta manoscritta «e la distruzione dei brogliacci» sul provvedimento di smagnetizzazione, attribuita grafologicamente a Pignatone. Una sua missiva del 1995, scrive la Procura, sarebbe stata «con ogni probabilità precostituita per un futuro utilizzo». L’uomo che sarebbe diventato Procuratore di Roma e Presidente del Tribunale Vaticano.»

  2. BulletGaetano Mineo, La "trattativa" contro l'Antimafia, Intercettazione choc, in «Il Tempo», 16 aprile 2026.

  3. BulletAlba Romano, Le ipotesi della Procura di Caltanissetta su Giuseppe Pignatone e le ripercussioni su Falcone e Borsellino, in «Open», 16 aprile 2026.

  4. BulletGiulia Sorrentino, Gasparri tuona: "La Commissione Antimafia vada avanti e indaghi sul ruolo ambiguo di Natoli e Scarpinato ma anche su Caselli e Pignatone", in «Il Giornale», 16 aprile 2026. «... comportamenti inquietanti di Pignatone. Accusato di aver acquistato degli immobili da persone appartenenti a delle cosche. De Luca ha parlato degli errori di Pignatone che non possono essere attribuiti ad imperizia vista la sua competenza.»

  5. BulletMichele Larosa, Perché nessuno parla dei presunti rapporti del pm di Mafia Capitale Pignatone con Cosa Nostra? Cosa dice la richiesta di archiviazione sul dossier che potrebbe essere il movente della morte di Falcone e Borsellino, in «Mow», 16 aprile 2026. «Quello che emerge in particolare dal tomo depositato dal pm di Caltanissetta Salvatore De Luca come richiesta di archiviazione, oltre alla cattiva gestione del dossier “Mafia e appalti”, è la contiguità fra Pignatone e la sua famiglia con alcuni soggetti condannati per associazione mafiosa. Tutto parte dal “gravissimo errore” - ammesso dallo stesso interessato - commesso dall'allora sostituto procuratore di Palermo, che avrebbe “vanificato l'80% dell'indagine Mafia e appalti”. Parliamo del terzo processo aperto sul dossier, quello del 1993 e affidato nuovamente a Pignatone. I referenti del gruppo Ferruzzi in Sicilia, Giovanni Bini e Lorenzo Panzavolta, vennero interrogati dal pm, senza essere iscritti nel registro degli indagati. L’iscrizione arrivò tardivamente, oltre un anno dopo gli interrogatori, così quando il fascicolo passò ai colleghi Saieva e Boccassini, i termini erano scaduti e le prove inutilizzabili, rendendo inevitabile la terza archiviazione. Gli investigatori di Caltanissetta però hanno maturato la convinzione che non si trattasse di un semplice “errore”, ma di atti ben ponderati dalla vicinanza di Pignatone con soggetti centrali delle indagini.»

  6. BulletErmes Antonucci, "Deluso e addolorato": la reazione di Pignatone alle accuse mosse in commissione Antimafia, in «Il Foglio», 17 aprile 2026. Ma che ne sa Pignatone di gogna mediatico-giudiziaria?

  7. BulletGaetano Mineo, Le nuove intercettazioni choc. Fanno gli angeli, ma in privato insulti a Borsellino, figli e inquirenti, in «Il Tempo», 17 aprile 2026.

  8. BulletPaolo Comi, "Devi dire questo e quest'altro" Così Scarpinato istruì Natoli, in «L'Unità», 18 aprile 2026.

  9. BulletLaura Mendola, Le 389 pagine che riscrivono la storia delle stragi: mafia, appalti e misteri irrisolti, in «La Sicilia», 18 aprile 2026. ««"Non diciamo che anche il magistrato migliore non possa fare errori - ha detto il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca in antimafia -Il punto è che in tutta questa vicenda ci troviamo di fronte a pm di eccezionale livello professionale, ma tutti gli errori vanno nella stessa direzione e cioè verso l’impunità di Buscemi e dei vertici di Ferruzzi che operavano in Sicilia". (...) "Quando ho avuto la delega su questo tipo di procedimenti a Palermo ho subito segnalato al dottor Caselli che, nel corso dell’attività, avevamo costatato che esistevano diverse trascrizioni nei registri immobiliari dai quali risultava che dal gruppo Piazza erano stati venduti molti appartamenti alla famiglia Pignatone; a lui, alla moglie al padre, ai fratelli". Eppure il nome di Vincenzo Piazza era noto negli uffici giudiziari palermitani perché ritenuto un imprenditore vicino a Cosa nostra. E quel rapporto di conoscenza con il magistrato che è stato a capo del tribunale del Vaticano era a conoscenza anche dei collaboratori di giustizia.»

  10. BulletRoberto Scarpinato, Antimafia e procuratore fanno strage delle leggi, in «Il Fatto Quotidiano», 19 aprile 2026. «Come è noto, costituisce illecito disciplinare e penale il comportamento del pm che nel processo penale occulti alla difesa le prove a favore dell’indagato. Prove che tuttavia possono essere messe a disposizione degli indagati solo dopo l’avviso di conclusione delle indagini, quando si verifica la discovery e le difese possono acquisire piena cognizione di tutto il materiale probatorio, mettendo in luce dinanzi a un giudice terzo gli elementi che smentiscono, contraddicono o depotenziano la tesi accusatoria». Toh! Varrà anche in Vaticano? Tra il 2020 e il 2025, sotto il giudice Pignatone, indagato per favoreggiamento alla mafia, no. E adesso? Mah, lo sapremo presto.

  11. BulletPaolo Comi, Scarpinato e le istruzioni concordate con Natoli su mafia-appalti: il gigantesco conflitto d'interesse dell'ex procuratore, in «L'Unità», 19 aprile 2026.

  12. BulletGaetano Mineo, Scarpinato dimettiti. Il grillino attacca Il Tempo ma il suo racconto è smentito dall'inchiesta di Caltanissetta, in «Il Tempo», 19 aprile 2026.

  13. BulletCataldo Intrieri, Il caso Borsellino, e la subordinazione del processo penale alla valutazione politica, in «Linkiesta», 20 aprile 2026. «L'ASSURDA GIRAVOLTA DEL GIUDICE PIGNATONE «De Luca ha parlato di abusi e malefatte ascrivibili a Pignatone e al collega Natoli, che archiviarono pretestuosamente una fondamentale inchiesta su “mafia e appalti”, relativa alle connessioni tra criminalità organizzata siciliana e il gruppo Ferruzzi, e ha sostenuto che l’ostinazione solitaria di Borsellino nel continuare l’indagine gli valse la condanna a morte. Pignatone e Natoli sono indagati per il reato di favoreggiamento aggravato dalla finalità di agevolare la mafia. Un’accusa grave, con una sua particolarità: il reato è prescritto da tempo e il fatto che comunque si indaghi sembra sottendere l’individuazione di una responsabilità morale che si ritiene non debba cadere nell’oblio, oltre a costituire un provocatorio invito a rinunciare alla scappatoia del decorso del tempo, pena l’ostracismo sociale. In altri casi e con altri indagati si sprecherebbero articoli e reclami contro la violazione del diritto di difesa. Ma da tempo su Pignatone, ex magistrato più potente d’Italia, sembra essere calata una coltre di disagio e imbarazzo così fitta che rischia di oscurare alcuni aspetti cruciali su cui invece vale la pena soffermarsi. L’uomo ha una personalità sfaccettata: è stato il grande inquisitore di Massimo Carminati nel cupo affresco criminale di un’indagine denominata pomposamente “Mafia Capitale” e poi, in una sorprendente impersonificazione, giudice vaticano nello storico processo al cardinale Giovanni Angelo Becciu. (...) Da giudice nel processo Becciu, ha colto subito la fragilità e l’inconsistenza delle accuse, senza trarne però le conseguenze radicali e dolorose che si sono delineate e disvelate compiutamente nel processo di appello (inquinamenti e depistaggi di vario genere), ma cercando di salvare il salvabile di qualche residua marginale imputazione. Forse il senso di una missione o il condizionamento del vecchio ruolo di inquisitore, chissà.» (C.I.) In realtà, nel processo vaticano, Pignatone aveva perfettamente rilevato l'anomalia dell'accusa che occultava e copriva di "omissis" gran parte del materiale probatorio; tanto che nel 2021 e nel 2022 aveva ripetutamente ordinato a Diddi di consegnare tutte le prove, anche quelle utili alle difese («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). La domanda è piuttosto questa: cosa è successo nel 2022 che gli ha fatto "dimenticare" tale determinazione, per cui sette mesi dopo l'inizio del processo Pignatone, contraddicendosi, ha avallato la scorrettezza dell'accusa e ha compiuto un'assurda inversione a U? Qualcuno ha forse dato un ordine a un giudice ricattabile (che ha comprato case da mafiosi e che ha compiuto ciò che il procuratore De Luca ha evidenziato)? Come spiegare l'assurda giravolta di un giudice come Giuseppe Pignatone?

  14. BulletAntonio Pagliano, Stragi del 1992 – Inchiesta mafia-appalti, le "anomalie" e le domande che non si possono archiviare, in «Il Sussidiario», 20 aprile 2026. «Una storia che avrebbe un termine ricorrente: “anomalie procedimentali”, fra cui, volendone citare solo alcune: l’illecita divulgazione del contenuto del dossier; il conflitto di interesse mai affrontato del dottor Pignatone, il cui padre era presidente dell’ESPI, l’unico socio azionista della SIRAP, la società al centro dell’inchiesta; l’omesso omissis sulla parte dell’informativa che dovette essere depositata al riesame sulla parte che riguardava proprio il Buscemi, che non rientrava fra i soggetti arrestati; l’omessa autorizzazione alle perquisizioni nei confronti di Siino, Lipari e Buscemi; l’inoltro, un giorno dopo le udienze al riesame, da parte del procuratore Giammanco all’allora ministro della Giustizia Claudio Martelli, della versione integrale dell’informativa del ROS, tant’è che Martelli restituì tutto al mittente, nel rilevare la singolarità dell’inoltro di atti coperti da segreto; infine la richiesta di archiviazione del procedimento mafia-appalti nei riguardi di Buscemi, Pino Lipari e altri mafiosi, archiviazione che successivamente i collaboratori di giustizia Siino, Brusca e Cancemi hanno riferito essere stato un trattamento giudiziario e processuale “particolare”.»

  15. BulletD.L.E., Francesco, un anno dopo: oltre le lacrime dei giornalai, il peso di un'eredità lacerata, in «Silere non possum», 21 aprile 2025. È un articolo eccessivamnte duro. Ma contiene anche qualche verità. E della verità non dobbiamo avere paura. «I quattro rescritti segreti firmati fra 2019 e 2020 – quelli che portarono alla luce l'esistenza di un regime giudiziario speciale dentro lo Stato della Città del Vaticano – rimangono il simbolo di una stagione in cui il principio di legalità fu piegato alla volontà del monarca. E il sistema mediatico, che in questa giornata celebra il proprio Dio, aveva fatto quadrato in cambio di qualche contentino. Il Papa agiva come un despota che i giornalisti denunciano nelle repubbliche orientali, ma in Vaticano si erano fatti papisti.  (...) Qui occorre pronunciare quella parola che tanto infastidisce i “professionisti della disinformazione”: ipocrisia. Bernanos, nel Diario di un curato di campagna, osservava che l'ingiustizia fatta in nome della Chiesa ferisce due volte: la vittima e la fede di chi assiste. Sotto il pontificato di Francesco, la distanza fra il discorso ufficiale e la prassi divenne a tratti abissale.»

  16. BulletStefano Giordano, Lo sbotto di Caselli: "Dobbiamo proprio prenderci tutta 'sta m... addosso da Trizzino e Colosimo? Inventiamoci qualcosa", in «Il Riformista», 21 aprile 2026. «Certe verità non si temono, quando sono infondate: si ignorano. Ci si dà pena di organizzare qualcosa solo quando si teme che arrivino al punto. Fatevi furbi, pensate. Noi, signor Procuratore, la verità non la organizziamo. La pretendiamo.»

  17. BulletEzio Mauro e Alberto Melloni, Francesco: Cronache di un papato, in «LA7», 20 aprile 2026. «L'investimento, che dal punto di vista tecnico è difficile ritenere azzardato, perché un palazzo nel centro di Londra, se anche lo paghi molto, dipende quando lo vendi...»; «è emerso molto chiaramente che nel formare alcune di queste commissioni papa Francesco o chi l'ha consigliato ha fatto errori di casting piuttosto clamorose (cfr. Chaouqui)». (Alberto Melloni).

  18. BulletDario Martini, Le nostre sei domande a Scarpinato: tutto ciÒ che il senatore M5S deve chiarire, in «Il Tempo», 21 aprile 2026.

Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_3_link_0
Sull'accusa d'aver trasferito 
del denaro in Australia 
e sull'ipotesi di complotto 
contro il card. PellCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlshapeimage_4_link_0shapeimage_4_link_1shapeimage_4_link_2shapeimage_4_link_3
Sulle accuse di aver arricchito 
se stesso o propri familiari

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Sulla vicenda Marogna 
(impropriamente chiamata "dama del cardinale")
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Sul palazzo di Londra 
in Sloane Avenue 60

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Processi e sentenze di Londra, di Roma ecc. a proposito della compravendita del palazzo 
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Sulla Messa "in coena Domini" celebrata da papa Francesco 
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Sulla causa di beatificazione 
di Aldo Moro
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Sul sistema giudiziario vaticano


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Come vivono tutto questo 
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Sul "caso Becciu" in generale


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