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  1. BulletLuis Badilla e Roberto Calvaresi, "Caso Becciu": il potere vaticano sui media. Il Vescovo di Roma non ha bisogno di giornalisti amici, in «Osservazioni casuali», 43, 9-16 2024. ... «c'è un'ulteriore dimostrazione che il controllo e la manipolazione di rilevanti pezzi della stampa italiana, e anche di giornalisti di agenzie internazionali — cosa non nuova — fanno parte del cosiddetto "caso Becciu". Sullo scritto firmato dal porporato, condannato in primo grado a oltre cinque anni di galera in un processo pieno zeppo di irregolarità giuridiche, capricci sovranisti e arbitrarietà rancorose e impulsive, possibili solo ove la "giustizia" è monarchica, la stampa in questi giorni si è dolcemente adagiata ai desideri di Santa Marta (...) il porporato viene ritenuto, come dal primo giorno, “colpevole”. (...) Le cosiddette "grandi testate" si sono tenute ipocritamente lontano dall'argomento come hanno fatto la quasi totalità dei "vaticanisti", ormai ridotti a fare "giornalismo di riporto". (...) Questa sala stampa, da molti anni ormai, manipola i fatti e dintorni per diffondere narrazioni non veritiere o comunque distorte, ricamate ad arte, come quando si tenta di far passare che nel giudizio contro il card. Becciu si è trattato di un giusto processo poiché c'erano tutte le garanzie. Perciò, secondo queste singolari considerazioni, il card. Angelo Becciu sarebbe una persona da ritenere definitivamente colpevole. (...) Per il bene della stessa Chiesa di Cristo e per il bene della comunione ecclesiale è ora di mettere fine alle manipolazioni e far emergere la verità.»

  2. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, Il cardinale Angelo Becciu risponde a un articolo scritto a Santa Marta, firmato da un giornalista di Vatican News, che è stato in passato vaticanista de "Il Giornale" e che ora è un affannoso "progressista", in «Osservazioni casuali», 43, 9-16 2024. «L’articolo che il cardinale commenta e rifiuta porta la firma di Andrea Tornielli, vicino al Papa da quando era ancora cardinale Bergoglio. Ha dei passaggi incredibili, impregnati di moralismo ipocrita e di affermazioni palesemente false, e ciò è un qualcosa che non si può silenziare perché un giornalista non può scrivere qualsiasi cosa coprendosi con il Papa. Speriamo che alcune cose che dice Tornielli sulla vicenda del card. Becciu non rappresentino il pensiero del Pontefice seppure l’articolo “spuzza” di Sala stampa di Santa Marta.»

  3. BulletAndrea Gagliarducci, Pope Francis and the change of era, in «Monday Vatican», 18 novembre 2024. «Insomma, ci sono casi di decisioni che sembrano più legate ai media che altro.» Anche in italiano.

  4. BulletVaticano, Calabrò e Diddi, l'avvocato di Buzzi, in «Lettera 43», 21 novembre 2024. Eccallà il losco baratto!

  5. BulletD.P.A., Giusto processo? In quale Stato il rappresentante dell'Accusa presenta libri contro gli imputati?, in «Silere non possum», 27 novembre 2024. «C’è un procedimento in corso, quello Sloane Avenue, dove il Promotore di Giustizia rivestirà un ruolo anche nell’appello (assurdità delle normative introdotte da chi non capisce nulla di diritto). Voi avete mai visto un rappresentante dell’accusa di uno Stato qualsiasi che partecipa ad una presentazione di un libro dove viene offerta una lettura dei fatti che è faziosa, cospirazionista e parziale? Noi no. Si tratta dell'ennesima dimostrazione che quest'uomo, Diddi, continua a fare ciò che vuole alle spalle di uno Stato - il nostro - che lo paga fior fior di quattrini. Alessandro Diddi continua a svolgere la sua attività forense in Italia e continua ad intrattenere rapporti con questi giornalisti che pubblicano notizie e offrono letture che, non si sa proprio come possano averle. Ancora ci chiediamo chi ha chiesto le ricerche a Pasquale Striano?» IL LOSCHISSIMO BARATTO TRA LA MAGISTRATURA VATICANA E UN CERTO TIPO DI "PSEUDO-GIORNALISMO" È SEMPRE PIÙ SPUDORATAMENTE IN BELLA VISTA (PER CHI NON PORTA I PARAOCCHI).

  6. BulletConsip, Torchiaro: "Andrebbero separate le carriere dei pm da quelle dei giornalisti (che si occupano di veline e di veleni)...", in «Il Riformista», 28 novembre 2024.

  7. BulletStakes high as verdict looms in Vatican's 'good faith' London trial, in «The Pillar», 4 dicembre 2024. Dopo una becera e volgarissima campagna di disinformazione e di diffamazione, una testata comincia ad aver paura che la verità venga alla luce? C'è da sperare che i magistrati inglesi siano più onesti e coraggiosi di quelli vaticani.

  8. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, Il primo libro inchiesta sulle accuse e il processo all'ex Sostituto cardinale Giovanni Angelo Becciu. Un oscuro intreccio giuridico-mediatico, in «Osservazioni casuali», 46, 30 novembre-6 dicembre 2024. «Il libro di Nanni è molto interessante e pedagogico perché rivela molte verità nonché sospetti (fondati) del cosiddetto “processo Becciu”. In particolare, vi sono analisi di meccanismi giudiziari intrecciati con quelli dei media per condannare l'accusato, addirittura prima dell'apertura formale del processo. Un'operazione di "character assassination", distruzione della reputazione come si è visto, ricorda l'autore, nel caso famoso del giornalista Enzo Tortora. Nella presentazione del libro si legge: "Nel caso Becciu, in particolare, sono state ravvisate molte anomalie (nel libro se ne trova un lungo elenco): tra queste il cambio, per quattro volte!, delle regole processuali mentre si svolgeva il processo. E la forte impressione di una sentenza già scritta, dato che non era stato riservato alcuno spazio alle circostanze risultate favorevoli al cardinale e comprovanti la sua innocenza. In questo libro, che ha anche risonanze letterarie perché si evocano situazioni e atmosfere da romanzo, pullula una miriade di personaggi. A cominciare dal Papa, fino ai protagonisti di questa vicenda ancora tutta da definire." (Intervista con l'autore - Radio Radicale). Intanto, da tempo - e per fortuna! - abbiamo la "Rassegna stampa sul caso Becciu" di Andrea Paganini: completa, seria, tempestiva e onesta. Per tutti un vero faro, una luce sempre accesa su ciò che altri vorrebbero oscuro e silente.» Beh, che dire? Grazie! E grazie a chi segue questa rassegna stampa e aiuta a far spazio alla verità!

  9. BulletMario Nanni, E se il caso Becciu fosse solo un complotto?, in «La Notizia», 7 dicembre 2024. CERTO CHE ERA ED È UN COMPLOTTO! IL COMPLOTTO PIÙ VOLGARE E CICLOPICO CHE SIA MAI STATO ORGANIZZATO CONTRO UN ESSERE UMANO. E IN FONDO ERA GIÀ CHIARO FIN DALL'INIZIO. CERCHEREMO LA VERITÀ FINO IN FONDO! E IL LIBRO DI MARIO NANNI È UN TASSELLO FONDAMENTALE DI QUESTA RICERCA.

  10. BulletLuigi Bisignani, I porporati preparano la riabilitazione di Becciu, in «Il Tempo», 8 dicembre 2024. «UN PROCESSO PER RAPINA SENZA CHE SIA STATO PORTATO VIA NEPPURE UN CAPELLO.» C'è qualche affermazione infondata e qualche illazione gratuita, nell'articolo di Bisignani. Ma c'è anche qualche verità: il processo a Becciu è stata una crudeltà assurda, come la condanna decisa a priori a tavolino: Becciu è innocente, vittima di uno schifoso complotto. E proprio per questo non vogliamo la grazia: vogliamo giustizia! Becciu è l'uomo più fedele del Papa (e così voglio interpretare il disegno del "Tempo"); ma al mondo intero, con metodi mafiosi, hanno fatto credere il contrario; perfino al Papa! SI TOLGANO AL PIÙ PRESTO GLI "OMISSIS" IMPOSTI DAI MAGISTRATI! SI RENDA PUBBLICO INTEGRALMENTE IL MATERIALE PROBATORIO TENUTO NASCOSTO, A COMINCIARE DAI 120 MESSAGGI DELLA CHAOUQUI! PS: SPERO, CON TUTTO IL CUORE, CHE SIA FRANCESCO A RIMEDIARE AL PROPRIO ERRORE, E NON ALTRI.

  11. BulletProcesso Becciu: pamphlet denuncia, '(In)Giustizia in Vaticano', in «ANSA», 9 dicembre 2024. Dopo quattro anni, due mesi e quindici giorni di brutale e perversa persecuzione mediatico-giudiziaria, la stampa si sveglia? Chissà! I grandi giornaloni faticano ad ammettere di aver compiuto, sull'onda di una macabra gogna mondiale, una campagna schifosa, indegna di un giornalismo serio e onesto.  Ma la verità non muore e presto o tardi verrà alla luce! Questo libro di Mario Nanni è un tassello importante sul cammino della verità.

  12. BulletUna "character assassination" istantanea: il cardinale Becciu appeso per i piedi davanti all'opinione pubblica mondiale, in «Faro di Roma», 2 gennaio 2025. Anche in spagnolo. E in portoghese. E in francese.

  13. Bullet«#Zuckerberg chiude il programma di fact-checking di Meta. Due giorni dopo  #PapaFrancesco, parlando al Corpo diplomatico, lamenta “un generale senso di paura e di sfiducia verso il prossimo e verso il futuro”, “aggravato dal continuo creare e diffondersi di #fakenews”, che “distorcono la realtà dei fatti” e “finiscono per distorcere le coscienze”» (Antonio Spadaro su Facebook, 9 gennaio 2025).  Si tenga presente che la madre di tutte le fake news – che ha distorto la realtà dei fatti, che ha causato un tremendo senso di paura e di sfiducia e che ha distorto le coscienze – è la brutale montatura organizzata contro il cardinale Becciu! La verità ci farà liberi.

  14. BulletPapa Francesco, Messaggio per la LIX giornata mondiale delle comunicazioni sociali, 24 gennaio 2025. «In questo nostro tempo segnato dalla disinformazione e dalla polarizzazione, dove pochi centri di potere controllano una massa di dati e di informazioni senza precedenti, mi rivolgo a voi nella consapevolezza di quanto sia necessario – oggi più che mai – il vostro lavoro di giornalisti e comunicatori. C’è bisogno del vostro impegno coraggioso nel mettere al centro della comunicazione la responsabilità personale e collettiva verso il prossimo. (...) Troppo spesso oggi la comunicazione non genera speranza, ma paura e disperazione, pregiudizio e rancore, fanatismo e addirittura odio. Troppe volte essa semplifica la realtà per suscitare reazioni istintive; usa la parola come una lama; si serve persino di informazioni false o deformate ad arte per lanciare messaggi destinati a eccitare gli animi, a provocare, a ferire. Ho già ribadito più volte la necessità di “disarmare” la comunicazione, di purificarla dall’aggressività. Non porta mai buoni frutti ridurre la realtà a slogan. Vediamo tutti come – dai talk show televisivi alle guerre verbali sui social media – rischi di prevalere il paradigma della competizione, della contrapposizione, della volontà di dominio e di possesso, della manipolazione dell’opinione pubblica.» E il Papa sollecita: «Essere testimoni e promotori di una comunicazione non ostile, che diffonda una cultura della cura, costruisca ponti e penetri nei muri visibili e invisibili del nostro tempo.»

  15. BulletAndrea Gagliarducci, Dieci caratteristiche cattoliche per un giornalista cattolico, in «Vatican Reporting», 24 gennaio 2025. «Il giornalista cattolico ama la Chiesa. Significa che non si tira indietro se deve mettere in luce le cose che non funzionano tra gli uomini di Chiesa, ma lo fa non per denuncia, ma per amore di verità.»

  16. BulletPresentazione: la giustizia nello Stato Città del Vaticano e il Caso Becciu, in «QuaderniRadicaliTV», 2 febbraio 2025. «Lo Stato Città del Vaticano non ha una giustizia. Definirla "medievale" è un'ingiustizia per il Medioevo: il Medioevo aveva già profondi strumenti di segmentazione di una civiltà giuridica»; «Che cosa pensa quella parte che non ama il Papa? Di andare a giocare una partita altra: di andare a colpire chi gli è stato leale» (Giuseppe Rippa). «Nella giustizia così com'è stata amministrata nel "caso Becciu" si riversano tutte le eredità negative della malagiustizia italiana. E di conseguenza è stato immediato il collegamento con la vicenda Tortora, ma anche con tutta la filiera di questi ultimi trent'anni di malagiustizia che vedono la giustizia pericolosamente in crisi. (...) la giustizia è un pilastro della democrazia e se cede quel pilastro cede tutto. (...) Le caratteristiche sono sempre le stesse: 1) creazione di un alone denigratorio attorno alla persona che viene scelta come bersaglio precedentemente; 2) diffusione di dati tendenziosi; 3) e poi scatta l'attività inquirente grazie all'intervento di quelli che io chiamo i sicofanti, cioè i maldicenti collaboratori di giustizia che prontamente idealizzano il progetto, mettono in piedi l'accusa. E la stessa cosa è successa nel "caso Becciu". (...) Abbiamo assistito a un'azione dell'informazione che è stata un'azione da giornalismo travestito. Perché vedere (...) che l'informazione sul caso Becciu sia agganciata anche alla vicenda di dossieraggi abusivi della Dia e ad altri fattori (...) che possono addirittura condizionare gli eventi con le loro azioni ci ha molto allarmati...» (Luigi O. Rintallo). «Questa vicenda del cardinale Becciu è una via di mezzo tra il vaso di pandora, che si è scoperto via via attraverso le udienze, e l'apprendista stregone. (...) Io sono convintamente innocentista, ma non perché mi è simpatico il cardinale Becciu, che nemmeno conoscevo: perché leggendo le carte ho visto... qui veramente è uno schifo, veramente è una cosa indicibile. (...) Questo è il caso di una giustizia negata! (...) per colpa di alcuni combinati disposti di spifferi, maldicenze, da parte di personaggi di infimo ordine che ancora frequentano gli ambulacri vaticani e – ahimè – qualcuno ha ancora pure il saluto del Papa, e poi anche per uno scontro di potere al massimo livello, per cui il processo diventa una mascheratura di qualcosa di più profondo e di più grave. (...) Il Papa più di una volta dice ai giornalisti: "Non scherzate con la dignità dell'uomo quando date le notizie, perché una notizia sbagliata può ammazzare un uomo". Quante volte è stato ammazzato il cardinale Becciu? (...) La stampa in questa vicenda ha molti peccati da farsi perdonare!» (Mario Nanni). «Siamo di fronte a un'aberrazione totale, una negazione assoluta dello stato di diritto intesa a qualsiasi livello. Se uno fa un processo e rifiuta totalmente le leggi dello stato di diritto, si racconta una barzelletta da solo. (...) Nell'inquisizione, quando l'imputato era torturato, interrogato, percosso... e veniva portato in processo, doveva ripetere tutto quello che aveva detto sotto tortura. (...) Qui siamo sotto il livello dell'inquisizione in termini di diritti dell'imputato. (...) È talmente pazzesco! (...) Stiamo parlando di una sceneggiata mal scritta (...). Perché Pignatone è diventato il capo della giustizia vaticana? (...) Pignatone è stato il grande rivale di Falcone, come tutti ricordiamo. Sicilia su Sicilia! Tanta Sicilia che si intreccia con nodi sempre più stretti da assomigliare a cappi al collo (...)» (Giovanni Minoli). 

  17. BulletLuca Fazzo, Mr. Report perde le staffe ma le carte lo inchiodano, e Felice Manti, «Il Fatto» scivola sulla velina e accusa il Ros sbagliato, in «Il Giornale», 5 febbraio 2025. Ma cosa mi dici mai! «... E quali sono i legami con il presunto dossieraggio contro i vertici dello Stato (...) gestito dall'ex sostituto antimafia Antonio Laudati, dal finanziere Pasquale Striano e da alcuni giornalisti del Domani? A quando una bella Norimberga del sedicente giornalismo investigativo?» Qualcuno cerca di nascondere la questione sotto il tappeto, ma noi non dimentichiamo e continuiamo a chiedere: chi sono i mandanti di Striano e co. dentro il Vaticano?

  18. BulletSloane Avenue, il giudice britannico: Mincione non ha agito in buona fede, in «Vatican News», 21 febbraio 2025. OGGI LA STAMPA DEL VATICANO E LA SOLITA PORTAVOCE DI ALESSANDRO DIDDI (M.A.C.) DIMOSTRANO SPUDORATAMENTE LA PROPRIA DISONESTÀ. TACENDO LA VERITÀ RENDONO UN PESSIMO SERVIZIO AL PAPA E ALLA CHIESA TUTTA.

  19. BulletAndrea Zambrano, "Non pregate contro", lo sciacallaggio mediatico colpisce i cardinali, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 27 febbraio 2025.

  20. BulletPapa, card. Becciu: "Nostre preghiere stanno avendo effetto, prematuro parlare di dimissioni", in «ADNkronos», 27 febbraio 2025. «Sfido chiunque a trovare non una frase ma una parola di critica da parte mia verso il Papa. E tuttavia esprimere qualche idea da parte di qualche cardinale non è andare contro il Papa ma aiutarlo nel governo della Chiesa. Nella Chiesa regna la libertà dei figli di Dio.»

  21. BulletArmando Proietti, Salute del Papa: le preghiere dei cardinali e le dichiarazioni di Becciu, in «Gaeta.it», 27 febbraio 2025. Davvero certi "giornalisti" non hanno null'altro da fare che ricamare storie assurde e squallide? Il card. Becciu – che ha sempre pregato per il Papa e che gli è sempre stato fedele – risponde con parresia: «Nei giorni scorsi, Becciu, che ha già affrontato un processo legato a uno scandalo finanziario, ha manifestato il suo disappunto per quelli che ha definito “retroscena” che trasformano eventi di preghiera in una lotta tra pro e contro Bergoglio. “Si tratta di un’operazione di basso gusto e poco cristiana,” ha dichiarato. Con queste parole, il cardinale ha cercato di ripristinare un clima di rispetto e di sacralità che dovrebbe caratterizzare tali momenti, evidenziando l’importanza di mantenere il focus sulla preghiera piuttosto che sulle divisioni interne.(...) In un’epoca in cui la libertà di parola all’interno della Chiesa è un tema caldo, Becciu ha richiamato all’idea che ognuno ha diritto di esprimere le proprie opinioni. L’importante è che queste siano portate avanti in uno spirito di amore e rispetto. "Nella Chiesa regna la libertà dei figli di Dio" ha concluso, sottolineando l’importanza di un dialogo costruttivo e aperto tra i membri della Chiesa senza il rischio di divisioni e conflitti. La sua dichiarazione invita infine a riflettere su come la fede e le opinioni personali possano coesistere in armonia, mantenendo centrale la figura del Papa e il suo ruolo all’interno della comunità cristiana.»

  22. BulletNico Spuntoni, Se anche pregare per il Santo Padre diventa una colpa, in «Il Tempo», 27 febbraio 2025.

  23. BulletL.M., Conclave. Becciu, dentro o fuori? L'ennesimo pasticcio di Francesco, in «Silere non possum», 28 febbraio 2025. ... «il Papa era stato persuaso da Alessandro Diddi, avvocato italiano e Promotore di Giustizia in Vaticano, sebbene non abbia mai ottenuto alcun titolo in diritto canonico e vaticano, a firmare quattro rescripta che modificavano la normativa procedural penale dello Stato della Città del Vaticano mentre le indagini erano già in corso. Le accuse mosse contro Becciu e altri indagati sono comparse, per caso, sulle pagine del settimanale italiano L’Espresso. Considerando che i documenti erano esclusivamente nelle mani dell’Ufficio del Promotore, non è difficile intuire chi possa averli trasmessi ai giornalisti. Nel 2024, ulteriori sviluppi hanno rivelato che sulla posizione di Becciu e di altri indagati nel procedimento vaticano erano stati effettuati da Pasquale Striano accessi non autorizzati nella banca dati delle Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS), senza l’approvazione della magistratura italiana. Anche in questo caso, il responsabile di tali richieste d’accesso risulta facilmente individuabile. (...) il Pontefice ha preso una decisione contro un suo cardinale senza permettergli nemmeno di difendersi e dimostrare la propria innocenza. Il processo non era ancora iniziato, e le indagini non erano nemmeno concluse, eppure il Papa ha imposto a Becciu di rinunciare ai diritti legati al cardinalato. Non gli è stato chiesto di rinunciare ai doveri, ma solo ai suoi diritti»...

  24. BulletCHI CONSIGLIA – BENE O MALE – IL PAPA? CHI LO AIUTA A RIMEDIARE A UNO SBAGLIO MADORNALE CHE MACCHIA TERRIBILMENTE IL SUO PONTIFICATO? TANTO SE BECCIU PARTECIPERÀ AL CONCLAVE QUANTO SE NON PARTECIPERÀ, LA CONSEGUENZA SARÀ UNA FERITA IMMENSA PER L'INTERA CHIESA. A MENO CHE SIA IL PAPA STESSO A RIMEDIARE AL SUO SBAGLIO DEL 24 SETTEMBRE 2020. IL TEMPO PER AGIRE È LIMITATO, MA C'È.

  25. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, La sentenza di Londra nel caso di Sloane Avenue. I giudici sconfessano il Vaticano: «Mincione non frodò». Vatican News manipola la verità, in «Osservazioni casuali», 57, 22 febbraio-1° marzo 2025.

  26. BulletAndrea Gagliarducci, Pope Francis: Financial woes part of legacy, in «MondayVatican», 3 marzo 2025. Anche in italiano. «... bisognava anche considerare che la campagna mediatica contro le finanze della Santa Sede, scatenatasi in particolare negli ultimi anni del pontificato di Papa Benedetto XVI, era dovuta proprio al fatto che la Santa Sede aveva, passo dopo passo, creato un sistema finanziario autonomo, funzionale e internazionalmente riconosciuto. In realtà, Papa Benedetto XVI aveva avviato processi di riforma che avevano anche sganciato la Santa Sede dal privilegiato rapporto bilaterale con l’Italia, proiettandola invece tra le nazioni virtuose d’Europa. Basterebbe leggere i resoconti del Comitato Moneyval del Consiglio d’Europa di quegli anni, per rendersi conto del lavoro svolto dalla Santa Sede e di quanto fosse notevolmente all’avanguardia. Perché allora questo lavoro di costruzione è stato attaccato? Innanzitutto, sembra che l’influenza dell’opinione pubblica sia stata fondamentale e poi sia ricaduta sul desiderio un po’ propagandistico di Papa Francesco di avere una Chiesa “povera per i poveri”. Questo slogan funziona solo quando non si sa davvero come funziona una macchina complessa come la Chiesa e la sua carità. La Chiesa è povera perché non tiene nulla per sé. Ma non può essere povera nella struttura, nell’organizzazione o nella professionalità.»

  27. BulletMincione-Vaticano, per l'immobile in Sloane Avenue lo scontro prosegue sul web, in «Wall Street Italia», 5 marzo 2025. «La lettura accurata del dispositivo della Corte non lascia dubbi; il finanziere italo inglese esce a testa alta da questa vicenda piena di intrighi e di colpi di scena.» Ma una certa stampa – cattolica a non, servile e clericale in ogni caso – continua a dimostrare la propria disonestà e il proprio squallore.

  28. BulletPatrizia Floder Reitter, Bimbi ammazzati dai cattolici? Spesi 216 milioni per trovare nulla, in «La Verità», 15 marzo 2025. In Canada sono stati spesi 216,5 milioni di dollari per indagare su un'accusa tremenda scagliata contro la Chiesa cattolica, ma non s'è trovato assolutamente nulla: erano calunnie montate da un'assurda campagna giornalistica che hanno ingannato perfino il Papa. Tutto fa pensare che anche nel "caso Becciu" qualcuno abbia ingannato il Papa, e poi il mondo intero, solo per far condannare – fra l'altro senza un briciolo di prova – un uomo innocente. E quanto è costato il "processo del secolo", tenendo conto che i magistrati come Diddi e Pignatone sono pagati con l'Obolo di San Pietro?

  29. BulletD.J.A. e d.E.I, Quando la sete di potere oscura la missione: dietro le quinte del Dicastero per la Comunicazione, in «Silere non possum», 2 aprile 2025. Non credo che il problema sia legato al "laicato"; ma c'è – sì – un problema di decadenza del giornalismo, anche "cattolico" (AP).

  30. BulletP.L.S., Vaticano. La legge fantasma del Papa. Gravi violazioni dei diritti umani, in «Silere non possum», 8 aprile 2025. «Il Vaticano è diventato una terra franca, anche perché certi personaggi hanno imparato bene come conquistare il favore della stampa. I giornalisti, infatti, non raccontano nulla di ciò che realmente accade tra le mura leonine, ormai sedotti – e in molti casi, comprati – con piccoli privilegi: biglietti per i musei, accessi alle celebrazioni, interviste esclusive, passeggiate nei giardini vaticani e perfino fotine nella Cappella Sistina.»

  31. BulletR.R. e P.C., "Evangelicamente ricchi": il miracolo degli stipendi a Piazza Pia, in «Silere non possum», 9 aprile 2025.

  32. BulletEnrica Riera, Il lato oscuro del processo Becciu. Le chat che preoccupano il Vaticano, in «Domani», 14 aprile 2025. MA, SE LA GIUSTIZIA È CORROTTA, ALLORA TUTTO CAMBIA! «Se viene fuori che eravamo tutti d'accordo è la fine.» Eh già, visto che se lo dicono tra di loro – nei 120 messaggi oscurati dalla "giustizia" vaticana che, anziché cercare la verità, l'ha nascosta – c'è da credergli, stavolta! Le carte del processo depositate all’ONU. In Vaticano la lotta alla corruzione, tanto cara al Pontefice, la si è combattuta con atti corruttivi, pur di condannare un innocente! A chi crede che la verità ci farà liberi avevo detto che si trattava di un pugno nello stomaco!

  33. BulletIvo Pincara, "Se viene fuori che eravamo tutti d'accordo è la fine", in «Korazym», 14 aprile 2025. LA FINE DELL'INGANNO MONDIALE? Comunicato del Cardinale Giovanni Angelo Becciu «La lettura dei messaggi pubblicati oggi sul quotidiano Domani non può che suscitare profondo sconcerto. Tali rivelazioni confermano quanto da me denunciato sin dall’inizio e che, in gran parte, il processo ha già dimostrato. Solo scelte discutibili adottate dal Tribunale, su sollecitazione dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, hanno consentito a queste conversazioni di rimanere segrete. Sin dal primo momento ho parlato di una macchinazione ai miei danni: un’indagine costruita a tavolino su falsità, che cinque anni fa ha ingiustamente devastato la mia vita e mi ha esposto a una gogna di proporzioni mondiali. Ora, finalmente, spero che il tempo dell’inganno sia giunto al termine. Come si legge in uno dei messaggi riportati: “Se scoprono che eravamo tutti d’accordo è finita”. Una frase che, da sola, è più che eloquente. Da questa mattina, molte persone mi stanno contattando, indignate e scandalizzate, dopo aver letto questi ulteriori messaggi. Rimane un’amarezza profonda nel constatare che individui capaci di tali nefandezze nei confronti di un Cardinale – o indifferenti di fronte a esse – continuino a ricoprire ruoli di prestigio in Vaticano. Ho già conferito mandato ai miei avvocati, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, di intraprendere ogni azione giudiziaria necessaria per fare piena luce su condotte così sconcertanti, che nulla hanno a che fare con la ricerca della verità. Card. Giovanni Angelo Becciu»

  34. BulletPaolo Maninchedda, Il Papa e Becciu: la costruzione del colpevole, in «Sardegna e Libertà», 15 aprile 2025. Tutta da leggere, con attenzione!

  35. BulletIvo Pincara, 17 aprile 2025: Nuove chat che compromettono il Sostituto della Segreteria di Stato e il Promotore di Giustizia vaticano + Un post del 17 aprile 2024 e un riassunto del "caso Becciu", in «Korazym», 17 aprile 2025. Grazie!

  36. BulletVittorio Feltri, Quel che non si dice su Becciu, in «Il Giornale», 18 aprile 2025. APPELLO A PAPA FRANCESCO PER IL VENERDÌ SANTO: UN INNOCENTE CROCIFISSO BASTA. «Ci sono frasi che valgono come quelle che nei gialli si chiamano "pistole fumanti". Ecco alcuni messaggi. Scrive Chaouqui: "Se viene fuori che eravamo tutti d'accordo è la fine" (tutti: cioè le due donne e Diddi e la gendarmeria). Scandalizzata dalla immoralità di questa conduzione delle indagini, la Ciferri scrive al vescovo Parra, numero 3 del Vaticano, forse per farsi assolvere: «(La Chaouqui) conosce tutti i dettagli dell'inchiesta vaticana. Da chi, e come attinge queste informazioni sensibili? (...) La sostanza è questa. Il processo è marcio. (...) mi rivolgo al Papa. Non conosco indirizzo più umano di questo. Oggi è il Venerdì Santo: ne basta uno di Cristo in croce. Santo Padre, lei che può, stacchi i chiodi, e tiri giù da quel legno il cardinale Becciu. In questi giornni è diventato chiaro come il sole che c'è stata una macchinazione, di cui anche Lei è stato vittima, inducendola ad applicare una cocifissione preventiva, tanto le prove le parvero inequivocabili. (...) I giornalisti – e i vaticanisti non sono da meno – si conformarono alla regola aurea della sopravvivenza dei mediocri: dar ragione all'accusatore. (...) La prego perciò (...) di eliminare con atto sovrano – un colpo secco di bisturi – questo tumore che è cresciuto in Vaticano a colpi di intrigo. Tiri giù Becciu dalla croce.» Anche online.

  37. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, Card. Becciu, "chat omissate smascherano macchinazione ai miei danni. Il tempo dell'inganno è finito”. Le macchinazioni sporche nel processo contro il card. Becciu, in «Osservazioni casuali», 64, 12-19 aprile 2025. «... evidenzia e dimostra quanto la cosiddetta grande stampa – che a volte con ironia si apostrofa con l'espressione "i giornaloni" – sia, probabilmente a sua insaputa (tutto da verificare però) parte del trappolone o complotto contro il cardinale Angelo G. Becciu. È accaduto dal primo giorno, da quando il Papa defenestrò il porporato nel giro di mezz'ora, e alcuni Telegiornali delle ore 20 avevano la notizia con anticipo. Come con largo anticipo la rivista "L'Espresso", diretta da Marco Da Milano, parte dell'operazione e le menzogne di Massimiliano Coccia, orchestrarono il carnevale mediatico per condannare il card. Becciu prima di un processo. Per questa stampa, la sentenza, era quanto trapelava dal Vaticano. Una qualche domanda, un dubbio, una perplessità, una contro indagine? No. Secondo questa visione era tutto chiaro e definitivo. Ora questa medesima stampa tace, fa finta, sdrammatizza, ignora. Insomma, ancora una volta, con astuzia, si manipola la verità dei fatti usando il silenzio o altri pretesti. Forse si aspettano ancora ordini dall'alto, per far funzionare il proprio cervello.» Luis Badilla e Robert Calvaresi dicono pane al pane e vino al vino, papale papale.

  38. BulletD.L.V. e D.P., Vaticano. Processi pilotati e millantatrici che aleggiano attorno al Papa, in «Silere non possum», 19 aprile 2025. «Tra le decisioni più discutibili prese da Papa Francesco nei primi mesi, spicca quella di affidare un incarico delicatissimo a una donna priva di competenze e rivelatasi una millantatrice: la calabrese Francesca Immacolata Chaouqui. Quest’ultima è stata condannata per reati gravissimi dal Tribunale dello Stato Vaticano. La sentenza fu emessa sotto la presidenza del Dott. Giuseppe Dalla Torre – un magistrato di ben altro spessore rispetto a figure come Pignatone – e risultò così solida e inequivocabile da non essere nemmeno appellata da alcuna delle parti coinvolte. In un messaggio inviato su Facebook al cardinale Angelo Becciu, Francesca Immacolata Chaouqui dichiarava di essere amica di Domenico Giani e Stefano De Santis. Si tratta di una lunga serie di messaggi, dal tono insistente e persecutorio, attraverso i quali la Chaouqui – già condannata in via definitiva – tentava disperatamente di ottenere la Grazia dal Papa per le sue gravissime azioni ai danni del Papa. Nel corso degli anni, Chaouqui si è distinta per una costante sete di visibilità e potere. Ha spesso millantato contatti e relazioni che nella realtà non possedeva, rappresentando uno dei tanti esempi di chi ambisce a entrare nei circuiti vaticani non per vocazione, ma per puro desiderio di affermazione personale. (...) È bene chiarire che oggi non ha più accesso a Casa Santa Marta, ma grazie all’appoggio di uomini come Stefano De Santis, Alessandro Diddi e altri, ha continuato a ricevere informazioni riservate, dando l’impressione di avere un ruolo che in realtà non le spetta. (...) Le conversazioni che pubblichiamo oggi in esclusiva (...) mostrano chiaramente come la Chaouqui abbia mentito anche durante la sua audizione in aula. Una falsità grave, che costituisce un reato e che il Tribunale non potrà ignorare. (...) Papa Francesco è perfettamente consapevole che Francesca Immacolata Chaouqui rappresenta un problema serio. Le sue azioni hanno arrecato danni non solo all’istituzione, ma anche alla sua stessa figura. Tuttavia, nonostante ne conoscesse la pericolosità, l’ha comunque utilizzata per liberarsi di una figura che ormai considerava scomoda. La rabbia della Chaouqui nei confronti del cardinale Angelo Becciu ha raggiunto livelli patologici. La sua è un’ostilità viscerale, carica di rancore. Ricorda la reazione immatura di chi, una volta ottenuto il “giocattolo”, non tollera di vederselo sottratto. Essere stata scoperta, processata e condannata è stato per lei uno smacco intollerabile, una ferita al suo ego. (...) Da anni, Chaouqui utilizza la minaccia e il ricatto come strumenti di pressione. Fa continui riferimenti a presunte rivelazioni, sostiene di sapere molto più di quanto realmente sappia, e costruisce attorno a sé un’aura di potere fondata su illusioni e intimidazioni. I giornali continuano a chiamarla “la papessa” ma il termine corretto è “la millantatrice”. (...) Durante il processo svoltosi in Vaticano, è emerso un fatto di straordinaria gravità: Alessandro Diddi, Promotore di Giustizia, risultava coinvolto nella vicenda su cui egli stesso era chiamato a indagare. Una circostanza che, alla luce del codice di procedura penale che lui non ha mai studiato, avrebbe dovuto comportare la sua immediata ricusazione e la nomina di un sostituto. (...) a muovere i fili, dietro le quinte, c’era ancora una volta Francesca Immacolata Chaouqui. Nelle sue chat, arriva persino a promettere che Perlasca non avrebbe subito alcuna conseguenza legale. (...) Dai messaggi che ora rendiamo pubblici, risulta evidente che Stefano De Santis e Alessandro Diddi condividevano informazioni riservate con Francesca Immacolata Chaouqui. A confermarlo è il fatto che Chaouqui anticipava sistematicamente a Genoveffa Ciferri le mosse del Promotore di Giustizia, al punto che la stessa, preoccupata, scrisse in una chat: “Se viene fuori che eravamo tutti d’accordo, è la fine.” Gli atti di cui parliamo erano stati secretati proprio da Alessandro Diddi, il Promotore di Giustizia coinvolto direttamente nella vicenda. Una decisione gravissima, che solleva interrogativi urgenti: com’è possibile che il Tribunale vaticano abbia consentito tutto questo? Com’è possibile che un promotore possa secretare atti, fingendo di aver avviato un procedimento di cui, a distanza di tempo, non si conosce ancora nulla? E, soprattutto: chi starebbe conducendo le indagini in questo presunto procedimento? Ancora Diddi? Dunque, l’indagato indaga su sé stesso? O forse le indagini sono in mano a Stefano De Santis, lo stesso che ha passato documenti riservati a Francesca Immacolata Chaouqui? Poiché sembra che Alessandro Diddi abbia dimenticato cosa significhi essere un pubblico ufficiale, glielo ricordiamo: il Promotore di Giustizia vaticano lo è a tutti gli effetti. Se un pubblico ufficiale condivide atti di un’indagine delicatissima con una millantatrice o con una giornalista di cui presenta i libri, oppure – peggio ancora – li consegna a un settimanale come L’Espresso, siamo davanti a un reato di estrema gravità. (...) Eppure, da quando la stampa ha iniziato a sollevare domande su questo caso, Diddi ha scelto il silenzio – un atteggiamento in netto contrasto con la sua consueta prontezza nel rilasciare dichiarazioni contro tutto e tutti. La Sala Stampa della Santa Sede, da parte sua, si è trincerata in un mutismo assordante. Nel piccolo Stato vaticano, le voci però non si fermano. Anche Vatican News e l’intera macchina “non comunicativa” di Piazza Pia restano muti, nonostante la portata senza precedenti di quanto sta accadendo. Stupisce, in particolare, il silenzio di Andrea Tornielli (...). Non dimentichiamo che fu proprio lui, forte delle sue “profonde competenze giuridiche”, a definire quello di Sloane Avenue “un processo giusto”. Ora però le alternative sono due: o Alessandro Diddi si dimette immediatamente, oppure si apre una fase che porterà seri grattacapo. Chiunque abbia un procedimento penale in corso in Vaticano non può più essere costretto a subire questo teatrino da processo kafkiano.» Si aggiunga che anche l'inchiesta che, correndo precipitevolissimevolmente da Raffaele Cantone a Perugia (per tappare una falla?), Diddi afferma di aver aperto a proposito dell'operazione di spionaggio e dossieraggio illecito (Striano, Laudati e co.), puzza terribilmente di messinscena: anche lì Diddi finge di indagare su se stesso?

  39. BulletD.M.T., I cardinali: "Mai più un sud americano". La fabbrica delle fake news vaticane, in «Silere non possum», 23 aprile 2025. DA LEGGERE, CON ATTENZIONE, QUESTO ARTICOLO. Ormai la maschera è caduta, signori Calabrò, Coccia, Diddi, Chaouqui, Perlasca, Pignatone, Ciferri e co.! (ps: io però amo i latinoamericani)

  40. BulletFilippo Di Giacomo, «SI DICEVA IL FALSO PRIMA O SI DICE IL FALSO ADESSO?», Rainews, 27 aprile 2025. «... le finanze della santa sede non sono così mal messe come appariva dagli ultimi bilanci pubblicati» e il "caso Becciu" assomiglia a tanti altri casi di alti prelati fatti dimettere «senza sapere perché! Il problema della (in)giustizia è un problema fondamentale». Oggi abbiamo sentito il brano del Vangelo su san Tommaso: oh, quanto sarebbe bello se tutti – giornalisti, magistrati, clero di tutti i livelli – credessero e testimoniassero solo dopo aver constatato, verificato i fatti! Anziché diffondere menzogne, diffamazioni e calunnie senza freni!

  41. BulletAlessandro Sortino e Marco Occhipinti, Giallo Vaticano: chi ha fatto fuori il cardinale?, in «Le Iene», Italia1, 29 aprile 2025. LA SPIEGAZIONE DELL'IMBROGLIO Francesca Immacolata Chaouqui afferma che Becciu faceva "cose losche", basandosi su quanto sostiene il grande accusatore Perlasca (al processo non c'è altra "prova"). Solo che, al capo dell'Ufficio amministrativo Perlasca, l'idea di addossare quelle colpe al suo superiore Becciu, l'aveva insufflata proprio lei, la "Papessa", manipolandolo con minacce, ricatti e allettamenti. Perlasca, che aveva appena perso il lavoro, è l'"utile idiota" che, in cambio delle sue menzogne, viene scagionato da ogni colpa, benché fosse il vero responsabile dei traffici incriminati, e anzi ottiene la promessa di un posto di lavoro attraente («io di questo sono certa e sicura», sostiene la Chaouqui): profezia che puntualmente si avvera, visto che Perlasca sarà assunto nella magistratura vaticana. Chaouqui – mossa unicamente da uno spirito di vendetta – risulta insomma essere l'alfa e l'omega dell'intera operazione. La domanda a questo punto è: fino a dove arriva l'influenza di questa donna? Come e perché dispone di tanto potere? Sta forse ricattando qualcuno? Con lei, dice, «nessuno è al sicuro». Evidentemente l'imbroglio si basa su un loschissimo "do ut des" in cui la salvezza di Perlasca viene concessa in cambio della cacciata e della condanna di Becciu, conseguendo così la vendetta della Chaouqui: «un'opera ciclopica», dicono. Al processo le testimonianze di Chaouqui e di Perlasca risultano per questo piene di perfide menzogne. La Ciferri da parte sua, stravagante amica di Perlasca, funge da trait d'union tra i due. E gli inquirenti? Da quanto risulta in questo video, il commissario De Santis suggeriva a Chaouqui ciò che Perlasca avrebbe dovuto dire al processo: una manipolazione di testimone, che poi era un modo per scagionare il vero colpevole. Da parte sua Chaouqui, mentendo, afferma di non avere nulla a che vedere con il magistrato Diddi e con lo stesso De Santis: «Io non conosco Diddi, non ho niente a che fare con la gendarmeria, non ho niente a che fare con il processo», si precipita a dichiarare. Solo che al processo Perlasca va in panico e non regge la pressione, perde completamente credibilità. Ecco perché l'amica Ciferri in quei giorni inonda di messaggi chat lo stesso Diddi: perché, a torto o a ragione, è convinta che il magistrato sia una pedina dell'imbroglio (Chaouqui sostiene d'avere una stretta collaborazione con lui, e realmente le conferme sono moltissime) e lo vuole quindi sollecitare a difendere maggiormente il suo sodale Perlasca. E Diddi che fa? Clamoroso: occulta – gravissimamente – i messaggi che risulterebbero utili alla difesa di Becciu e, benché ci sia una notizia di reato, non istruisce alcuna indagine contro la Chaouqui, perché – ammette lui stesso – «in un modo o nell'altro potrei avere un duplice ruolo»: uno scandaloso conflitto di interessi. Inoltre il magistrato mente affermando d'aver bloccato immediatamente la Ciferri sul suo telefonino. Al bravo giornalista Alessandro Sortino, che lo smaschera, dice: «Ma se lei conosce le cose, perché mi fa le domande?», proprio come risponderebbe un imputato colto in castagna. E il giudice Pignatone, perché accetta i giochi sporchi di Diddi? E che ruolo svolgono Parolin, Peña Parra e il "cerchio magico" attorno al Papa in tutto questo? La Ciferri afferma inoltre che la Chaouqui – come Giuda era strato pagato con 30 denari – le ha chiesto 30'000 euro per cotanto servizio di intermediaria con la magistratura; lei ne avrebbe pagati solo 15'000, recapitati attraverso un sindaco della zona. La "Papessa" lo nega – «non ho mai preso un centesimo; non ho mai preso soldi, questo è sicuro» –; ma il sindaco conferma d'averle consegnato il "pacco". Giustamente il giornalista Sortino si domanda: «Ma perché Chaouqui non è mai stata chiamata in Vaticano a deporre?». Poniamoci anche noi questa domanda e cerchiamo una risposta convincente! «Papa Francesco nei suoi ultimi anni di vita potrebbe essere stato vittima di un inganno? Ci potrebbe essere stato un complotto per far fuori uno dei cardinali più influenti per l’elezione del nuovo Papa?» Intanto, contro la malagiustizia vaticana, è stata presentata una denuncia all'ONU! Condividiamo, gente, diffondiamo questo video nel mondo intero! E guardate chi c'è al fianco di Diddi: Maria Antonietta Calabrò, la "giornalista" servile e velenosa che – complice di  una magistratura corrotta, facendosi portavoce di Diddi – ha montato la più violenta e volgare campagna di diffamazione contro un essere umano innocente.

  42. BulletA CINQUE GIORNI DAL CONCLAVE, DALL’INGHILTERRA ARRIVA LA BOMBA: L’ALTA CORTE DI GIUSTIZIA DI SUA MAESTÀ HA CONDANNATO LA SEGRETERIA DI STATO DELLA SANTA SEDE A RISARCIRE CON PIÙ DI 4 MILIONI DI EURO IL FINANZIERE RAFFAELE MINCIONE – SI TRATTA DEL “RIMBORSO SPESE” SOSTENUTE DALLO STESSO E DAL SUO FONDO DI INVESTIMENTO, “INGIUSTAMENTE ACCUSATI DI DISONESTÀ, FRODE E COSPIRAZIONE” PER L’ACQUISTO DELL’IMMOBILE IN SLOANE SQUARE, A LONDRA, PER 275 MILIONI DI STERLINE, in «Dagospia», 2 maggio 2025. SE N'È ACCORTA PERFINO DAGOSPIA. SOLO IN VATICANO – E LA STAMPA "CATTOLICA" – FANNO FINTA DI NIENTE E FANNO PASSARE IL VERO SCANDALO – QUELLO DELLA MALAGIUSTIZIA – SOTTO SILENZIO. IL TUTTO PER CROCIFIGGERE UN INNOCENTE. VERGOGNOSO!

  43. BulletRiccardo Cascioli, Malore, Becciu e Cina: il sistema fa quadrato attorno a Parolin, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 5 maggio 2025. «Il potere che manovra la grande stampa sta facendo sparire o negare le notizie che potrebbero danneggiare l'ex segretario di Stato vaticano nella corsa al pontificato.»

  44. BulletGiovanni Maria Vian, Sant'Agostino e universalismo, le radici del pontificato di Leone XIV, in «Domani», 10 maggio 2025. Parolin sapeva che Becciu era innocente, ma... «E sul cardinale veneto devono avere pesato anche le ombre del criticatissimo processo vaticano e la vicenda del confratello Angelo Becciu, escluso dal conclave. Tutto questo è sfuggito però alla stragrande maggioranza dei media, da quanto si è sentito e si è letto durante la sede vacante. L’informazione, soprattutto in Italia, ma non solo, è stata infatti strabordante e ossessiva, infondata e acritica come mai prima.» La stampa tifosa che sosteneva Parolin spudoratamente – cieca e servile – probabilmente lo faceva in modo interessato: lui avrebbe potuto continuare a tener nascoste le porcherie compiute in Vaticano contro il cardinale sardo, con la complicità di una perversa campagna stampa di mascariamento. Inoltre Parolin risulta ricattabile (vedansi le chat Chaouqui-Ciferri).

  45. BulletMimmo Muolo, Il Papa: disarmiamo la comunicazione da odio, pregiudizi e fanatismi, in «Avvenire», 12 maggio 2025.


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