Sul "caso Becciu" in generale
Trentanovesima parte
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El Papa vincula la estabilidad institucional del Vaticano al respeto de las garantías procesales en los juicios, in «Infocatolica», 16 marzo 2026. «El Papa León XIV parece estar afrontando el escándalo que ha supuesto para muchos fieles el tratamiento dado en múltiples casos por el Papa Franciso (Becciu, Zanchetta, Rupnik, Gaztelueta, …) especialmente por no haber salvaguardado las más elementales garantía procesales. Al menos en las palabras, las de León suponen un rayo de esperanza.» -
Ivo Pincara, L'interminabile Via Crucis dell'innocente Cardinal Becciu, in «Korazym», 16 marzo 2026. «OGGI SONO PASSATI ESATTAMENTE 2000 GIORNI! 2000 VOLTE LA TERRA È GIRATA SU SE STESSA. MA QUANTO VALE LA VITA DI UN UOMO? ECCO LE TAPPE DELL’INTERMINABILE VIA CRUCIS PERCORSA DALL’INNOCENTE CARDINALE GIOVANNI ANGELO BECCIU» (AP). «Oggi non è solo una ricorrenza: è il bilancio di un’interminabile Via Crucis. 2000 giorni in cui la verità è stata calpestata, la dignità di un uomo è stata messa alla gogna e la giustizia è stata trasformata in uno strumento di potere. Parliamo del caso di S.E.R. il Cardinale Giovanni Angelo Becciu. Un caso che non è più solo una vicenda giudiziaria, ma il simbolo di un sistema che ha smarrito la sua bussola etica. Quello che emerge dai fatti raccolti da chi non ha paura di guardare nell'abisso è agghiacciante: Regole mutate in corsa: L'uso di "rescripta" papali per cambiare le leggi a processo iniziato. Un atto che la giustizia civile internazionale condannerebbe senza appello. Il Complotto è reale: Le migliaia di chat emerse dimostrano una strategia orchestrata da figure come Chaouqui, Ciferri e Perlasca. L'obiettivo era chiaro: impedire a Becciu il Conclave» (Fari Pad). -
Felice Manti, Becciu, processo da rifare per "errori procedurali". Annullate le condanne di primo grado, in «Il Giornale», 17 marzo 2026. «La exit strategy del Vaticano per rimediare alla ingiusta condanna di monsignor Angelo Becciu è quella di decretare la nullità del processo di primo grado che l’ha visto condannato a 5 anni e sei mesi per peculato senza essersi messo in tasca un euro. La Corte d’appello vaticana ha ordinato «la rinnovazione del dibattimento», il deposito in cancelleria di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio e ha fissato al 22 giugno la comparizione delle parti al fine di stabilire il calendario delle udienze. (...) Sul processo del secolo che avrebbe dovuto scoperchiare lo scandalo degli affari londinesi della Santa Sede pesano come un macigno le chat tra Diddi, Genevieve Ciferri e Francesca Chaouqui, dalle quali emergerebbe come il dossier del superteste Alberto Perlasca - ex collaboratore di Becciu e regista delle spregiudicate operazioni finanziarie - sia stato in realtà confezionato dalle due donne per la loro acredine nei confronti di Becciu. Queste conversazioni, richieste dalle difese, non sono mai entrate integralmente nel processo. È uno dei tanti clamorosi errori procedurali che hanno inficiato l’intero processo e che hanno contribuito al linciaggio mediatico dell’ex sostituto della Segreteria di Stato, crocifisso a colpe che non aveva commesso. Il merito va ai suoi legali Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo che mai hanno smesso di difenderlo «dentro» il processo e sui giornali dalle troppe balle messe in giro ad arte da alcuni media come l’Espresso e Report che hanno, con le loro ricostruzioni giornalistiche oggi miseramente smentite, contribuito a decapitare la Chiesa e a ingannare Papa Francesco.» -
Eliana Ruggiero, Processo contro il cardinale Becciu da rifare: la Corte d'Appello ordina un nuovo dibattimento, in «AGI», 17 marzo 2026. «Dalle pagine del provvedimento si delinea una linea interpretativa netta: la tutela del diritto di difesa dell'imputato viene indicata come principio centrale e inderogabile, la cui violazione può determinare la nullità del procedimento. Il Collegio richiama esplicitamente una consolidata tradizione giuridica, sottolineando come la mancata concessione del termine di legge per l'esame della documentazione depositata in cancelleria costituisca una lesione del diritto di difesa. Un principio già affermato in diverse pronunce della giurisprudenza italiana del primo Novecento e qui ripreso come riferimento interpretativo. Legali Becciu, avevamo ragione, violato diritto difesa. "Esprimiamo soddisfazione per l'ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto". Lo affermano gli avvocati del cardinale Angelo Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo. Il diritto alla conoscenza degli atti. Uno dei passaggi più significativi riguarda il diritto dell'imputato e dei suoi difensori ad avere piena conoscenza degli atti. L'ordinanza richiama il canone 1598 del Codice di diritto canonico, stabilendo che il giudice deve consentire alle parti di prendere visione della documentazione, salvo eccezioni limitate e ben definite. Secondo la Corte, questo principio è "profondamente radicato" nell'ordinamento canonico e rappresenta una condizione essenziale per garantire il contraddittorio. In assenza di tale garanzia, il procedimento rischia di essere compromesso nella sua validità. Le conseguenze della nullità e la rinnovazione del dibattimento. L'ordinanza affronta poi un altro punto cruciale: le conseguenze della eventuale nullità. Il Collegio afferma che, in presenza di vizi che incidono sul diritto di difesa, il giudice d'appello deve procedere alla rinnovazione del dibattimento. Non si tratta di una scelta discrezionale, ma di un passaggio necessario per ristabilire condizioni processuali adeguate alla ricerca della verità. Il nuovo dibattimento viene descritto come uno strumento indispensabile quando quello precedente risulti "non idoneo" per difetti intrinseci o estrinseci. Il riferimento alla giurisprudenza italiana. (...) Il riconoscimento di possibili vizi legati al diritto di difesa potrebbe incidere profondamente sull'impianto del procedimento e sui suoi sviluppi futuri. Il documento, infatti, non si limita a una valutazione tecnica, ma richiama principi fondamentali del giusto processo, evidenziando come la trasparenza e l'accesso agli atti siano condizioni imprescindibili per la legittimità dell'azione giudiziaria.» -
La Corte d'Appello vaticana: "Il processo Becciu è da rifare", in «Ansa», 17 marzo 2026. «Esprimiamo soddisfazione per l'ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto alla difesa ed a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto". Lo affermano gli avvocati del cardinale Angelo Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo. -
Acquisto di un palazzo a Londra, la corte d'appello vaticana annulla il primo grado del processo al cardinale Angelo Becciu, in «Il Sole 24 Ore», 17 marzo 2026. «Hanno accolto le nostre richieste che sostenevano la necessità che il promotore di giustizia non facesse selezioni di atti, cioè che tutti gli atti dovessero essere depositati», spiega l’avvocato Fabio Viglione, legale difensore del cardinale Becciu. -
Paolo Ardovino, Processo al Cardinale Becciu, clamoroso: tutto da rifare. Ivano Iai: «Siamo più sereni, rivelate le ambiguità delle accuse iniziali», in «La Nuova Sardegna», 17 marzo 2026. «Ora siamo tutti più sereni, guardiamo al procedimento con uno spirito diverso», commenta l’avvocato Ivano Iai, vicino al porporato di Pattada e alla famiglia Becciu, nonché conoscitore del diritto canonico. Un’ordinanza clamorosa? Per Iai no: «Una decisione nell’ordine delle cose. Il tribunale di primo grado aveva compiuto un gravissimo errore ad adottare decisioni in violazione di principi fondamentali». Il procedimento rimane comunque in piedi, «ma a piccoli passi si stanno rivelando tutti i vizi e la confusione iniziali». Prima le dimissioni di Diddi, ora le accuse di primo grado annullate, sembra un castello di carte che crolla: «Un detto sardo dice “In camminu s'acconza barriu”, in partenza c’erano situazioni ambigue e confuse nelle accuse mosse al cardinale. Quando all’accusa crolla una parte così importante, la vicenda inizia a cambiare». -
Franca Giansoldati, Processo Becciu da rifare, colpo di scena della Corte d'Appello vaticana: «Rinnovare il dibattimento», Si ricomincia (quasi) da zero, in «Il Messaggero», 17 marzo 2026. «Ha poi ordinato all'Ufficio del Promotore di Giustizia di «depositare in Cancelleria entro il 30 aprile, tutti gli atti del procedimento istruttorio nella loro versione integrale». Il che significa che finalmente verranno resi noti (e usati in sede dibattimentale) tutte le chat integrali che a suo tempo erano state omissate dal Promotore Alessandro Diddi, così come gli interrogatori che erano stati fatti. Insomma, tutti quegli elementi che erano mancati alle difese ed erano stati alla base di reiterate denunce pubbliche nel corso di oltre due anni di processo. Inoltre la Corte d'Appello guidata dall'arcivescovo Arellano, canonista corazzato, proveniente dalla Rota, ha concesso alle parti un periodo fino al 15 giugno per esaminare i documenti e per preparare le prove a difesa. La prima udienza è stata calendarizzata per il 22 giugno anche se servirà solo a fissare il calendario delle udienze successive. Per la giustizia vaticana si prospetta un'estate piuttosto movimentata e sotto i riflettori. Papa Leone sin dall'inizio del suo magistero e in diverse sedi ha più volte sottolineato che nel settore della giustizia debba parlare solo il diritto canonico, le regole procedurali, gli avvocati delle difese e i magistrati nelle sedi opportune. Ma in questi anni, a detta di illustri canonisti, erano stati sollevati parecchi dubbi al punto da far dire che non vi era stato un giusto processo. (...) Il mese scorso, nell'ultima udienza del processo d'appello, la Corte si era riservata di intervenire su alcuni aspetti assai importanti. A cominciare dall' annosa controversia dei Rescripta papali (i provvedimenti legislativi di Francesco che avevano dato poteri illimitati agli inquirenti a processo iniziato), poi il vulnus delle chat omissate relative al ruolo svolto dietro le quinte da Francesca Immacolata Chaoqui e Genoveffa Ciferri che avrebbero “manovrato” lo stesso Perlasca, ovvero il test principale sul quale si basa tutto l'impianto dell'accusa. Si tratta di ben centotrentadue messaggi che la Ciferri aveva inviato a fine novembre 2022 al promotore Diddi. Di questi solo 126 erano stati depositati e 118 completamente omissati. Infine era stato anche sollevato il peso del dossieraggio svolto in Italia dal finanziere Pasquale Striano sugli imputati ben prima dell'avvio del processo vaticano medesimo. E' anche per questo che i difensori degli imputati avevano eccepito la nullità del processo. (...) Ora si potrebbe ricominciare e tutto si basa su quello che depositerà il Promotore di Giustizia. Le difese interpellata hanno tirato un respiro di sollievo.» AVANTI CONTRO IL MARCIUME (DENTRO E FUORI IL VATICANO)! -
Ivo Pincara, Il "processo Becciu" è da rifare per "errori procedurali". La Corte d'appello vaticana annulla le condanne di primo grado, in «Korazym», 17 marzo 2026. «Quindi, finalmente verranno resi noti (e usati in sede dibattimentale) tutte le chat integrali che a suo tempo erano state omissate dal Promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, così come gli interrogatori che erano stati fatti. Così, saranno a disposizione delle difese, tutti gli elementi che erano mancati ed erano stati alla base delle eccezioni nel corso di oltre due anni di processo. Inoltre, è stato fissato al 22 giugno la comparizione delle parti al fine di stabilire il calendario delle udienze. L’ordinanza della Corte d’appello fa notare che ci si trova di fronte ad una situazione inedita perché «nelle pronunce dei giudici vaticani non si rinvengono precedenti che facciano riferimento al deposito parziale del fascicolo istruttorio o al deposito di documenti parzialmente coperti da omissis». È evidente il mancato rispetto del «principio della piena conoscenza di tutti gli atti raccolti durante la fase istruttoria da parte dell’imputato e del suo difensore». Di qui la decisione di «nullità relativa» perché è stato «viziato un atto fondamentale del giudizio, quale è la citazione» e ora «ha come effetto che la Corte d’appello debba ritenere il giudizio e ordinare la rinnovazione del dibattimento avanti a sé». I difensori del Cardinale Angelo Becciu, gli Avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, hanno diramato una nota, in cui hanno dichiarato: «Esprimiamo soddisfazione per l’ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Ha dichiarato che l’Ufficio del Promotore doveva depositare tutti gli atti di indagine e senza omissis. Ha dichiarato anche l’illegittimità di alcuni atti istruttori adottati sulla base del rescritto del 2 luglio 2019, perché adottati sulla base di un atto di natura legislativa, non pubblicato e rimasto segreto agli accusati fino all’inizio del processo. La decisione della Corte, quindi, dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto. E sul punto sconfessa pienamente la sentenza del Tribunale». «La storica decisione della Corte d’appello che per la prima volta nella storia vaticana ha ritenuto inefficace e privo di effetti un rescritto del Papa, per mancata pubblicazione, a nostro avviso comporta come conseguenza la radicale nullità di tutta l’indagine e del processo. Infatti tutti gli atti di indagini, a partire dai discussi interrogatori del super teste Perlasca sono da ritenersi nulli, in quanto la norma papale che conferiva pieni poteri al Promotore Diddi è inefficace. Confidiamo di poter arrivare a una rapida definizione del processo con una sentenza ampiamente assolutoria», hanno commentato gli Avvocati Massimo Bassi e Cataldo Intrieri difensori di Fabrizio Tirabassi.» -
Nicole Winfield, Vatican Appeals court declares mistrial in the 'trial of the century' against a cardinal, in «AP», 17 marzo 2026. «The Vatican appeals tribunal declared a mistrial Tuesday in the Holy See’s big "trial of the century", a stunning blow to both Pope Francis’ legacy and Vatican prosecutors who had put a cardinal and several other people on trial over alleged financial crimes. In a 16-page ruling, the appeals court ruled that Francis and Vatican prosecutors both made procedural errors that nullified the original indictment against Cardinal Angelo Becciu and the others and required a new trial. The court set a June 22 as the date for the new trial begin. Defense lawyers said such a ruling was enormously significant if not historic, since it amounted to a Vatican court declaring that an act of the pope had no effect. (...) At issue was Diddi’s role in a now-infamous set of WhatsApp chats that threw the credibility of the entire trial into question. The chats documented a yearslong, behind-the-scenes effort to target Becciu and suggested questionable conduct by Vatican police, Vatican prosecutors and Francis himself. (...) In his remarks, Leo spoke of justice as a means of fostering unity in the church, insisting that it be aimed at searching for truth and paired with charity. He also spoke about justice as a means of fostering credibility within an institution, remarks interpreted by some as a reference to how the Becciu trial had in some ways damaged the Holy See’s reputation because of its many anomalies. “The observance of procedural safeguards, the impartiality of the judge, the effectiveness of the right of defence and the reasonable duration of proceedings are not merely technical instruments of the judicial process,” Leo said. “They constitute the conditions through which the exercise of the judicial function acquires particular authority and contributes to institutional stability."». Anche in francese. «La décision contre le décret de François pourrait avoir des implications de grande envergure pour tout nouveau procès, car elle remet en cause les actions des procureurs découlant des pouvoirs que François leur a accordés.» «Le respect des garanties procédurales, l’impartialité du juge, l’efficacité du droit à se défendre et la durée raisonnable des procès ne représentent pas seulement des instruments techniques du procédé judiciaire», a déclaré le pape Léon. -
Filippo Di Giacomo, La Corte d'Appello vaticana annulla la sentenza di primo grado, in «Rainews», 17 marzo 2026. «Gli imputti sono stati seppelliti da teorie molto fantasiose. (...) Ora si ritorna dentro qualcosa che ha l'aria di essere un atto di giustizia; e certamente giustizia sarà». -
Unexpected: Vatican court rules trial against Cardinal Becciu partially invalid and orders a retrial, in «Zenit», 17 marzo 2026. «Resta da vedere se questa ricalibrazione alla fine rafforzerà o complicherà il caso. Ciò che è chiaro è che il processo – già storico nella portata – è entrato in una nuova fase, che metterà alla prova non solo le prove presentate, ma la resilienza del sistema di giustizia in evoluzione del Vaticano.» -
Trial against Cardinal Becciu to be Repeated? Doubts about Validity of Proceedings, in «Rome Reports», 17 marzo 2026. Anche in spagnolo. -
Immobilienprozess im Vatikan muss teils neu aufgerollt werden, in «Kathpress», 17 marzo 2026. «Die Anklage hatte in erster Instanz einige Protokolle von Gesprächsaufzeichnungen, durch die die Angeklagten belastet wurden, lediglich mit Schwärzungen vorgelegt. Damit sei das Recht der Angeklagten und der Verteidiger auf volle Einsicht der zu ihren Lasten vorliegenden Akten klar missachtet worden. Aus diesem Grund müssten nun neue Verhandlungen auf der Grundlage des vollständigen Beweismaterials geführt werden, so das Gericht. Die Anwälte des Hauptangeklagten, Kardinal Becciu, zeigten sich gegenüber italienischen Medien hoch zufrieden mit der Entscheidung des Gerichts. Sie hatten bereits während des Verfahrens in erster Instanz moniert, dass das unvollständig vorgelegte Beweismaterial die Rechte der Beschuldigten und die Prinzipien eines fairen Verfahrens verletze. Hochkarätiger Richter. Das vatikanische Berufungsgericht wird von dem aus Spanien stammenden Juraprofessor und Kirchenrechtler Alejandro Arellano (63) geleitet. Der Richter im Rang eines Erzbischofs ist zugleich Dekan des berühmten Kirchengerichts Rota Romana. Vorsitzender Richter in erster Instanz war der pensionierte sizilianische Staatsanwalt und Strafrichter Giuseppe Pignatone (heute 76), der sich einst in seiner Heimat als Mafia-Ankläger einen Namen gemacht hatte. Papst Leo XIV. hatte noch am vergangenen Samstag die Richter und Staatsanwälte im Vatikan bei einem Empfang öffentlich ermahnt, sich streng an rechtsstaatliche Grundsätze zu halten, und gesagt: "Beachtung der Prozessgarantien, die Überparteilichkeit des Richters, die Durchsetzung des Rechts auf Verteidigung und eine vernünftige Prozessdauer (...) sind Bedingungen, damit die Rechtsprechung respektiert wird und zur Stabilität der Institutionen beiträgt." Im Vatikan sei dies besonders wichtig.» -
Processo Sloane Avenue, la Corte d'Appello smonta il metodo Diddi, in «Silere non possum», 17 marzo 2026. «Il principio è espresso con chiarezza: “tutto deve essere conosciuto dalle parti e nulla può essere esaminato dal giudice che non sia prima messo a disposizione delle parti”. Una formulazione che richiama direttamente la tradizione processuale canonica e il sistema codicistico vaticano, fondato sul contraddittorio effettivo. La Corte sottolinea che non si tratta di una irregolarità formale, ma di una lesione sostanziale del diritto di difesa. Il processo, così come si è svolto in primo grado, si è basato anche su atti non integralmente conoscibili dalle parti, alcuni dei quali depositati tardivamente o in forma non completa. (...) Un secondo snodo dell’ordinanza riguarda i quattro Rescripta pontifici - datati 2 luglio 2019, 5 luglio 2019, 9 ottobre 2019 e 13 febbraio 2020 - adottati da Papa Francesco nel corso delle indagini. La Corte distingue con attenzione. Alcuni di questi atti vengono ritenuti legittimi e non direttamente incidenti sulla posizione degli imputati, in quanto diretti a regolare aspetti organizzativi o a consentire l’utilizzo processuale di determinate fonti documentali. In questi casi, i giudici escludono che si sia verificata una violazione delle garanzie. Diversa è la valutazione per il Rescriptum del 2 luglio 2019, che autorizzava il Promotore di giustizia a procedere “nelle forme del rito sommario”. Secondo il collegio, questo atto introduceva una deroga significativa al regime ordinario e incideva direttamente sulla struttura del procedimento. Proprio per questa ragione, afferma la Corte, tale Rescriptum “avrebbe dovuto essere pubblicato o, quanto meno, portato a conoscenza di coloro nei cui confronti venivano adottati atti”. La mancata conoscibilità da parte degli interessati rende quindi illegittimi gli atti istruttori che su di esso si sono fondati.» -
Fari Pad (Facebook 17 marzo 2026): «LA VERITA TRIONFA SULLE MENZOGNE E SULLA CALUNNIA! ANNULLATA LA CONDANNA AL CARDINALE BECCIU! Oggi è un giorno glorioso per la giustizia! Il castello di carte costruito su accuse infondate e fango mediatico contro il Cardinale Angelo Becciu è crollato miseramente. La Corte d'Appello del Vaticano ha ANNULLATO la condanna di primo grado, riconoscendo clamorosi errori procedurali che hanno inficiato l'intero processo. Per anni abbiamo assistito a un linciaggio mediatico senza precedenti, a tentativi disperati di infangare il nome e l'onore di un uomo di Chiesa che ha sempre servito con dedizione. Ma la verità, quella vera, quella che non si piega alle narrazioni di comodo, ha finalmente avuto la meglio. Le condanne per peculato e truffa sono state spazzate via. Crollano le tesi accusatorie che volevano dipingere il Cardinale come un corrotto. La giustizia ha fatto il suo corso, restituendo dignità a chi è stato ingiustamente perseguitato. A tutti gli amici che hanno seguito ,la travagliata vicenda che ha visto condannato in primo grado S.E.R GIOVANNI ANGELO BECCIU da Pattada -SS Diocesi di Ozieri. CONDIVIDETE IN MASSA QUESTO POST - FB Questo non è solo un trionfo per il Cardinale Becciu, ma per tutti coloro che credono nello Stato di Diritto, nella presunzione di innocenza e nella forza della verità. È una vittoria contro chi usa la calunnia come arma politica e mediatica. Ora, il processo dovrà essere rifatto da zero. E noi siamo certi che la verità continuerà a brillare, smascherando chi ha tramato nell'ombra per colpire un uomo innocente. Condividete questo post per far sapere a tutti che la verità non si ferma! Che la calunnia può ferire, ma non può vincere contro la forza dei fatti.» -
Giuseppe Muolo, «Nullità relativa», per il processo Becciu: che cosa succede adesso, in «Avvenire», 17 marzo 2026. «Tra le parti omesse, anche le chat di Genoveffa Ciferri e Francesca Immacolata Chaouqui sul testimone monsignor Alberto Perlasca, ex direttore dell’Ufficio Amministrativo della Segreteria di Stato. Conversazioni che sono state pubblicate mesi fa da Domani e dalle quali sembra emergere un’intesa tra le due donne e anche altre persone. «Se scoprono che eravamo tutti d’accordo è finita», scrive Chaouqui a Ciferri in un messaggio. «Una frase che, da sola, è più che eloquente», commentò il cardinale, che parlò di «una macchinazione ai miei danni» e di «un’indagine costruita a tavolino su falsità». Aspetti su cui da sempre hanno fatto leva i legali del cardinale. Che insieme alle difese degli altri imputati avevano impugnato la sentenza del 16 dicembre 2023 (che aveva condannato il porporato a 5 anni e 6 mesi) , sollevando eccezioni di nullità riguardanti l’intero impianto accusatorio: dal decreto di citazione a giudizio dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, al mancato deposito integrale del fascicolo istruttorio, fino alle ordinanze emesse dal Tribunale di primo grado.» -
Antonangelo Liori (Facebook, 17 marzo 2026): «Cardinal Becciu, annullato il processo farsa. Il processo contro il cardinale Angelo Becciu è stato annullato e dovrà ripartire da capo. Perché? Perché le accuse si fondano su "omissis" non su prove, su teorie non su fatti. La corte d'appello vaticana ha quindi resettato tutto con una mitica ordinanza. Cito alcuni fatti singolari: 1) perché il palazzo di Londra è stato venduto nel corso del processo e non è stato esibito il contratto di vendita sul quale si dovrebbe poggiare il cardine dell'accusa? 2) io, che di numeri un po ne mastico, ritengo che il Vaticano non abbia perso un soldo dall'affare di Londra e, addirittura, se non avesse avuto questa sospetta fretta di vendere, avrebbe anche guadagnato molto. 3) Perché gran parte degli imputati sono stati dossierati dal finanziere Striano, principale collaboratore del Procurare Cafiero de Raho ora deputato? ) chi ha condannato Becciu in primo grado? Il giudice Pignatone, che di De Raho è amico. Ma queste ultime due sono solo coincidenze, naturalmente. Io un'idea, leggendo le carte, ce l'ho. Una parte della politica italiana non voleva Angelo Becciu papa. Perché Angelo Becciu era figlio di poveri falegnami di Pattada. Un cardinale pedofilo condannato da Becciu non voleva che Becciu diventasse papa. Un intrigo di invidie, politica e malaffare ha messo nei guai un cardinale perbene. In papa Leone confidiamo. E in Dio confidiamo. Perché verità emerga e giustizia sia fatta. Ma nessuno potrà rendere al cardinal Becciu l'onore perduto.» -
Ignazio Ingrao, «Mancato rispetto dei principi del giusto processo», in «TG1», 17 marzo 2026. -
Rosario Carello, Sulla nullità relativa del primo grado, in «TG2», 17 marzo 2026. -
Giorgio Meletti, La Corte d'Appello vaticana dice che sul caso più importante è tutto da rifare. Il vero problema è il potere assoluto del Papa, in «Appunti» di Stefano Feltri, 17 marzo 2026. «Bergoglio ha voluto un tribunale per i regolamenti di conti interni, al punto da fare un Rescriptum per il quale il pubblico ministero nelle indagini poteva procedere con il “rito sommario” anziché con “istruzione formale”. Solo che questa legge, notate bene, è rimasta segreta: cioè, gli imputati sono stati indagati e processati sulla base di una legge che conoscevano solo il Papa e l’ufficio del pubblico ministero (Giorgio Meletti) (…) la giustizia della Città del Vaticano è ormai ufficialmente una commedia all’italiana e che il merito dell’inarrestabile deriva farsesca è in gran parte del compianto papa Francesco: la sua grande simpatia e popolarità non basteranno ad attenuare il giudizio degli storici. (…) il rischio di riforma della decisione umilia il presidente del tribunale che ha emesso quella sentenza scombiccherata, l’ex procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone, che corona la sua lunga carriera incassando uno dei più terrificanti schiaffoni mai dati a un magistrato. Partiamo dalla prima questione. Separiamo il fatto religioso, che fa riferimento a un’istituzione chiamata Santa sede, dall’esistenza di uno Stato vero e proprio che si chiama Città del Vaticano e non è la stessa cosa, è un’altra istituzione. L’articolo 1 della sua Legge fondamentale recita: «Il Sommo Pontefice, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario». Insomma, il potere assoluto del re Luigi XVI contro il quale fu fatta oltre due secoli fa la Rivoluzione francese era meno assoluto di quello del papa. (…) Ricorda nell’ordinanza il presidente della Corte d’Appello Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Alejandro Arellano Cedillo che nel tribunale vaticano vige il codice di procedura penale Finocchiaro-Aprile, introdotto dal parlamento italiano nel 1913, mentre i rapporti tra Stato e Chiesa erano regolati ancora dal Non Expedit, con cui Pio IX, mortalmente offeso con Vittorio Emanuele II che gli aveva portato via la natia Senigallia, vietò ai cattolici di partecipare alla vita politica dell’Italia unita. Buffo, no? Il Vaticano adotta il codice di procedura penale fatto dal Parlamento dello Stato usurpatore in cui i cattolici per ordine del Papa nemmeno entrano. Non solo. In Italia il codice Finocchiaro-Aprile viene sostituito nel 1930 dal codice Rocco, il codice fascista, ma la Chiesa fa finta di niente. Nel 1989 il codice Rocco viene sostituito dal nuovo codice di procedura penale legato al nome di Giuliano Vassalli. Anche stavolta la Chiesa fa finta di niente, e tiene in vigore il codice del 1913. In nome di Sua Santità. Il dottore Giuseppe Pignatone, pubblico ministero per una vita per la Repubblica italiana, passa senza incertezze dalla giustizia “in nome del popolo italiano” a quella “in nome di Sua Santità”, solo che, quando (dopo la pensione) diventa presidente del tribunale del Vaticano sembra non essersi accorto pienamente di quale fosse il codice di procedura penale che era chiamato ad applicare. Questo è quanto sostiene l’ordinanza che in 16 pagine ha rimesso in discussione la regolarità del procedimento e di conseguenza una sentenza di 819 pagine. L’effetto comico è irresistibile. Gli imputati avevano eccepito all’inizio del processo, alcuni anni fa, che il pubblico ministero, nel chiedere il giudizio, non aveva depositato tutti i documenti in suo possesso, a tutela della segretezza di altre indagini. E che questo violava il principio del giusto processo. Pignatone ha risposto, in una delle pagine più spassose, evocando il maxiprocesso di Palermo alla mafia. Ha scritto così: «Replicando poi ad alcune affermazioni delle Difese, il Tribunale rilevava che anche in Italia, sia nella vigenza del c.d. Codice Rocco che dell’attuale, è sempre stato possibile depositare in dibattimento atti recanti omissis: basti pensare a tutti i grandi processi di criminalità organizzata, a cominciare dal maxiprocesso di Palermo, in cui le dichiarazioni dei “collaboratori di giustizia” sono state e sono tuttora omissate per tutelare le esigenze investigative sui fatti che non costituivano oggetto delle imputazioni». Ha proprio scritto così. Solo che la Corte di Appello gli fa notare che il processo, da lui presieduto per anni e sigillato con 819 pagine di sentenza, si doveva svolgere secondo le regole del codice precedente, il Finocchiaro-Aprile del 1913, scritto settant’anni prima del maxiprocesso, e in cui non vi è traccia della facoltà per il pubblico ministero di omissare alcunché, come autorevolmente rimarcato anche dal grande giurista Ludovico Mortara. Il quale ha fatto in tempo a battezzare la figuraccia di Pignatone pur essendo morto novant’anni prima. Insomma, il processo traballa perché Pignatone non ha accolto le legittime eccezioni delle difese facendo riferimento a un codice di procedura penale sbagliato. Se avesse letto quello giusto avrebbe visto che i documenti omissati sono indicati esplicitamente come anomalie del processo. Piccola notazione finale. Nei Patti Lateranensi (1929) c’è scritto che, siccome uno Stato così piccolo come il Vaticano non ha senso che tenga in piedi una magistratura e un carcere, per i reati commessi al suo interno lo Stato italiano sarà così gentile da mettere a disposizione la sua magistratura, la sua polizia giudiziaria e le sue carceri. Infatti il 13 maggio del 1981 Mehmet Ali Ağca sparò a Karol Wojtyla all’interno del colonnato del Bernini, cioè in territorio vaticano, ma le indagini e il processo furono fatti dalla magistratura italiana e l’ambiguo attentatore turco fu tenuto per anni nelle carceri italiane. Il tribunale per regolare i conti. Nessuno si era mai posto il problema, fino a quando Jorge Bergoglio nominò un magistrato di chiara fama e lungo curriculum come Pignatone a capo di un tribunale che nessuno sapeva fino ad allora a che cosa servisse. Poi l’abbiamo capito. Bergoglio ha voluto un tribunale per i regolamenti di conti interni, al punto da fare un Rescriptum (una legge, in base al potere assoluto di cui sopra) per il quale il pubblico ministero nelle indagini poteva procedere con il “rito sommario” anziché con “istruzione formale”. Solo che questa legge, notate bene, è rimasta segreta: cioè, gli imputati sono stati indagati e processati sulla base di una legge che conoscevano solo il Papa e l’ufficio del pubblico ministero (anche qui, non sparate sul pianista: l’ha scritto Sua Eccellenza Reverendissima).» -
Salvatore Izzo, Processo Becciu. "Leso il diritto di difesa", annullato il dibattimento del primo grado, si ricomincia dall'inizio. La Giustizia trionfa in Vaticano, in «Faro di Roma», 17 marzo 2026. «... la tutela del diritto di difesa dell’imputato viene indicata come principio centrale e inderogabile, la cui violazione può determinare la nullità del procedimento. (...) Uno dei passaggi più significativi riguarda il diritto dell’imputato e dei suoi difensori ad avere piena conoscenza degli atti. L’ordinanza richiama il canone 1598 del Codice di diritto canonico, stabilendo che il giudice deve consentire alle parti di prendere visione della documentazione». Anche in spagnolo. E in francese. -
Caso Becciu, processo da rifare per il palazzo acquistato a Londra, in «Il Difforme», 17 marzo 2026. «I giudici vaticani hanno accolto le dispense sollevate dagli avvocati difensori, che contestavano vizi procedurali nell’avvio del processo. In particolare, sono stati ritenuti irregolari la citazione diretta a giudizio da parte dell’Ufficio del Promotore di giustizia, i successivi decreti del presidente del tribunale e le ordinanze adottate nel corso del procedimento, fino alla sentenza finale.» -
El juicio contra el cardenal Becciu podría repetirse por dudas sobre la validez del proceso, in «Rome Reports», 17 marzo 2026. Anche in inglese. -
Veruntreuung am Vatikan: Berufungsgericht ordnet neuen Prozess gegen Kardinal an, in «Tages Anzeiger», 17 marzo 2026. «C'è una parte della Chiesa che sta perdendo la faccia. Ma è meglio perdere la faccia che campare sulla menzogna. Ora devono uscire tutte le carte dell'imbroglio che ha crocifisso un innocente. Così ha ordinato la Corte d'Appello.» -
Salvatore Cernuzio, Processo vaticano, decretata "nullità relativa" del primo grado. Si riapre dibattimento, in «Vatican News», 17 marzo 2026. Ah, la coda di paglia del giornalismo vaticano! «Poi la trasparenza totale sugli atti depositati dall'Ufficio del Promotore di Giustizia e un programma serrato per garantire il diritto di difesa e la regolarità del procedimento giudiziario.» Regolarità che quindi per tutti questi anni – contrariamente a quanto ha scritto «Vatican News» – non c'è stata, con gravissime violazioni di diritti umani fondamentali, in Vaticano (AP). «Il collegio giudicante, composto anche dai giudici Riccardo Turrini Vita e Massimo Massella Ducci Teri, ha dunque scelto la via della massima garanzia procedurale, così da sanare quelle che vengono indicate "criticità" rilevate dai legali degli imputati.» Falso, e ipocrita da parte di «Vatican News»! Non sono rilevate "criticità" da parte dei legali degli imputati. Sono scorrettezze rilevate dalla Corte d'Appello vaticana. Sarà possibile sanarle, dopo sei anni di malagiustizia? ALTRO CHE "PROCESSO GIUSTO E TRASPARENZA", COME AVEVA MILLANTATO IL DIRETTORE EDITORIALE DEL VATICANO, ANDREA TORNIELLI! SOLO VERGOGNA. La verità – e non la ragion di Stato – ci farà liberi. -
Vatikan öffnet Verfahren neu: Kardinal Becciu erhält zweite Chance vor Gericht, in «Online-Zeitung-Deutschland», 17 marzo 2026. «Die Entscheidung des Vatikan-Gerichts wirft ein Schlaglicht auf die Schwächen der eigenen Justiz. Wenn ein Verfahren gegen einen so prominenten Angeklagten wegen formaler Fehler neu aufgerollt werden muss, stellt sich zwangsläufig die Frage nach Transparenz und Rechtsstaatlichkeit innerhalb der Kirche. Der Fall Becciu ist längst mehr als ein Finanzskandal – er ist ein Test für die Glaubwürdigkeit der vatikanischen Institutionen. Sollte sich der Eindruck bestätigen, dass Verfahren nicht sauber geführt wurden, könnte das Vertrauen weiter beschädigt werden. Gleichzeitig zeigt die Wiederaufnahme aber auch, dass Korrekturen möglich sind – und genau darin liegt eine Chance.» -
Mara Lapia, Se non esiste la giustizia esiste solo una sua becera parodia. E sulla gogna organizzata contro Becciu, in Facebook, 17 marzo 2026. «Mara Lapia, già deputata al Parlamento italiano. «Negli ultimi anni abbiamo assistito una vera e propria gogna processuale e mediatica ai danni di un uomo: un uomo delle istituzioni e un uomo di Chiesa, che oggi scopriamo essere stato sottoposto a un processo profondamente viziato ed ingiusto. Parliamo tanto in questi giorni di giustizia. Ebbene la Corte d’Appello vaticana è stata chiarissima: quel processo non si doveva svolgere in quel modo. È stato violato un principio fondamentale dello stato di diritto: quello della piena conoscenza degli atti da parte dell’imputato e della sua difesa. In altre parole è stato compromesso, il diritto di difendersi per il cardinale Becciu, un sardo. E quando viene meno questo diritto non esiste più la giustizia, ma esiste solo una sua becera parodia. Eppure, mentre mentre tutto questo stava accadendo, abbiamo assistito in silenzio o, peggio, partecipando a una condanna pubblica anticipata. Il cardinale è stato esposto ad attacchi profondamente delegittimatori. Oggi, alla luce di quanto stabilito, dobbiamo avere l’onestà intellettuale di dire che quella gogna è stata ingiusta. Ricordiamolo, ché a causa di quel processo e di quella prima condanna, oggi riconosciuta come viziata, il cardinale è stato addirittura escluso dal Conclave, una cosa gravissima per un cardinale: una conseguenza gravissima che ha pagato in prima persona e che nessuna sentenza potrà mai cancellare completamente. Però c’è una riflessione che vi invito a fare, che ancora più amara e che da sarda io sento il profondo dovere di fare. Noi dobbiamo smetterla di essere i primi a colpire i nostri conterranei e di farci la guerra tra noi, di aspettare il momento opportuno per attaccarci. Dobbiamo proprio smetterla di unirci al coro delle accuse senza conoscere davvero i fatti. Perché questo è successo! Perché molti, e lo dico con cognizione di causa, avrebbero potuto capire fin dall’inizio che qualcosa non tornava. Moltissimi giuristi, avvocati, tra cui anche io, avevamo già rilevato le criticità profonde di quel procedimento. Avevano già compreso in molti che si stava consumando una grave ingiustizia. Nessuno ha mosso niente e allora forse per molti sarebbe stato più giusto tacere, studiare approfondire e aspettare. Questa vicenda ci insegna che la giustizia non può essere piegata alla pressione mediatica. Non può dare retta a persone non credibili e non può diventare spettacolo e non può trasformarsi in una condanna preventiva! Oggi non è solo il giorno in cui emerge una verità processuale nei confronti di un cardinale. È il giorno in cui dobbiamo interrogarci tutti, come cittadini, come sardi e come operatori del diritto, su quanto sia facile distruggere una persona e quanto sia poi difficile restituirle pienamente la dignità che le è stata tolta. Soprattutto vorrei dire questo: che oggi è il giorno in cui dobbiamo ricordare che senza rispetto delle regole senza rispetto dei diritti della difesa non esiste giustizia; esiste solo una profonda e crudele e ingiustizia, quella che fino ad oggi ha subito il cardinale Becciu.» -
Luigi Bisignani, Becciu, tutto da rifare. C'è un giudice Oltretevere, in «Il Tempo», 18 marzo 2026. «È tornato un giudice Oltretevere, finalmente. Non a Berlino ma proprio lì, dove per anni la giustizia ha somigliato più a un laboratorio creativo che a un tribunale. La Corte d'Appello vaticana ha fatto ciò che il primo grado non ha saputo fare: spegnere la macchina della propaganda e riaccendere quella del diritto. Dopo la ricusazione di Alessandro Diddi — cui è seguita, all’ultimo momento, la sua astensione — e l’inammissibilità del suo appello, arriva una decisione che pesa: condanne annullate, tutto da rifare. E non per qualche cavillio, ma per vizi strutturali. Fascicoli incompleti, documenti mutilati dagli omissis, atti spuntati a metà percorso, leggi inventate in modo estemporaneo ed esibite, al pari dei peggiori bari, come carte truccate per la bisogna. (...) Come se le regole fossero un dettaglio negoziabile. E quando le regole diventano opzionali, la sentenza è già compromessa. Il Tribunale presieduto da Pignatone, chiamato a incarnare il rigore, esce da questa vicenda con le ossa rotte. Il metodo e l’impianto accusatorio che ha avallato si rivelano fragili proprio dove dovevano essere inattaccabili: nel rispetto delle garanzie. E senza garanzie, il rigore è solo una posa. (...) E allora la domanda finale è inevitabile: se un Rescriptum mai pubblicato incide sulla validità degli atti fino a far crollare un intero processo, che ne è degli altri atti analoghi? Anche di quelli firmati in extremis, magari per incidere su diritti fondamentali, come la partecipazione del cardinale Angelo Becciu a un conclave?» -
Nico Spuntoni, Vaticano contagiato dalla malagiustizia: tutto da rifare il processo a Becciu. I legali: diritti violati, in «Il Giornale», 18 marzo 2026. «Non è una bestemmia laica affermare che la vicenda del cardinale Angelo Becciu è il caso Tortora vaticano. (...) La corte presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo ha riconosciuto la lesione del diritto di difesa nel primo processo, dal momento che l'accusa ha potuto nascondere alle difese una parte consistente del materiale di indagine nonostante il codice vaticano di procedura penale lo vietasse.» -
Andrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, la nullità relativa riapre i giochi, in «Acistampa», 18 marzo 2026. «In pratica, la Corte di Appello vaticana ha accettato gran parte delle “eccezioni di nullità” presentate dalle difese. I giudici hanno per questo chiesto la “rinnovazione del dibattimento”, che tuttavia non comporta “la nullità complessiva dell’intero giudizio di primo grado: del dibattimento come della sentenza”, i quali – si legge nel documento - “infatti mantengono i propri effetti”. (...) Tutte queste le premesse che hanno portato all’ordinanza del Tribunale di Appello, presieduto dall’arcivescovo Alejandro Arellano Cedillo. (...) Tuttavia, la Corte ha trovato una eccezione di nullità valida di fronte alla questione dei quattro rescritti di Papa Francesco, entrati in vigore durante il processo, che ne hanno cambiato le regole in corsa. I rescritti sono stati redatti il 2 luglio 2019, 5 luglio 2019, il 9 ottobre 2019 e il 13 febbraio 2020. Con i rescritti, Papa Francesco sospendeva gli obblighi di segnalazione all’Autorità di Informazione Finanziaria, stabiliti dalla legge 18 del 2013; disponeva l’autorizzazione all’uso di qualsiasi strumento di intercettazione necessario; autorizzava l’utilizzo di qualsiasi materiale sequestrato senza che vi si potesse opporre il vincolo di segretezza; e confermava per altri sessanta giorni le prerogative speciali date al Promotore di Giustizia. (...) Secondo la Corte di appello vaticana “non può sottacersi che il testo del Rescriptum non detta disposizioni particolari relative alla sua pubblicazione, fase integrativa dell'efficacia di un atto di tale natura, discrezionalmente disciplinabile dal Supremo Legislatore”, e nemmeno “nel provvedimento è stato ritenuto opportuno disporre che il testo dovesse rimanere segreto”. (...) Sono considerazioni che portano i giudici a deliberare che “la mancata pubblicazione del Rescriptum in data 2 luglio 2019 abbia inciso sulla legittimità di alcuni atti istruttori adottati sulla base dello stesso”. (...) Ora, le probabilità che tutto l’impianto accusatorio cada sono sicuramente più alte.» Anche in inglese.
















































