Sul "caso Becciu" in generale
Quarantesima parte
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Giuseppe Nardi, "Jahrhundertverfahren" für nichtig erklärt, in «Katholisches», 18 marzo 2026. «Das Verfahren hatte bereits zuvor erhebliche Zweifel geweckt wegen der direkten Eingriffe durch Franziskus in ein laufendes Verfahren. Enthüllungen über interne Machtkämpfe sowie problematische Ermittlungsmethoden hatten dem Ansehen der vatikanischen Justizbehörden geschadet, wobei die Hauptverantwortung beim Kirchenoberhaupt selbst lag. Kurz vor dem nunmehr erfolgten Urteil hatte Papst Leo XIV. bei der Eröffnung des Gerichtsjahres die Bedeutung rechtsstaatlicher Garantien betont. Faire Verfahren, richterliche Unabhängigkeit und das Recht auf Verteidigung seien zentrale Voraussetzungen für Glaubwürdigkeit und institutionelle Stabilität – Aussagen, die nun als indirekter Verweis auf die Defizite im Fall Becciu verstanden werden können. (...) Ein weiterer Aspekt könnte nun für einiges Kopfzerbrechen sorgen. Sollte Kardinal Becciu in dem neuen Verfahren freigesprochen werden, wäre er zu Unrecht aus dem Konklave im vergangenen Jahr ausgeschlossen worden. Welche Auswirkungen hätte das?» (con qualche informazione falsa: l'Obolo non c'entra nulla con l'ivestimento di Londra). -
Mimmo Muolo (Facebook, 18 marzo 2026): «LA VERITÀ MARATONETA DEL CASO BECCIU. Le bugie hanno la falcata dei centometristi. La verità il passo del maratoneta. Mi è venuta in mente questa similitudine leggendo ieri l’ordinanza della Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano che ha dichiarato la nullità relativa del processo di primo grado a carico del cardinale Angelo Becciu e altri nove imputati (tutti condannati tranne uno) per i fatti legati alla compravendita di un immobile a Londra e altri due filoni di inchiesta. La Corte d’Appello ha disposto che in secondo grado non ci si limiti all’esame degli atti, ma che si debba rinnovare il dibattimento (ad esempio, l’ascolto di alcuni testimoni o la valutazione di determinate prove). E questo perché in primo grado le difese non hanno potuto avere a disposizione la versione integrale di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio. Il procuratore di giustizia, Alessandro Diddi, aveva infatti omissato gran parte di quel materiale, limitando non poco il diritto di difesa. Nel frattempo, grazie alle rivelazioni di un quotidiano, le parti omissate sono state rese di pubblico dominio e hanno portato alla luce un panorama davvero imbarazzante, dal quale emerge molto più che un’ombra di macchinazione ai danni del cardinale Becciu. Macchinazione che avrebbe fatto leva sulla figura di monsignor Alberto Perlasca, all’epoca dei fatti responsabile della sezione amministrativa della Segreteria di Stato (che gestiva gli investimenti, tra i quali anche quello sul palazzo di Londra), prima imputato e poi “retrocesso” a testimone dell’accusa. In una delle chat intercorse tra due donne, che sembrano aver dettato a Perlasca le cose da dire, si afferma tra l’altro: «Se si accorgono che siamo tutti d’accordo, è la fine». Inquietante. Le difese, anche in primo grado, si sono sempre opposte a questo modo di fare di Diddi, chiedendo a più riprese la nullità dell’intero processo. Nullità sempre respinta dal tribunale presieduto da Giuseppe Pignatone. Ora la Corte d’Appello dà almeno parzialmente loro ragione. E in effetti, in presenza di quelle chat, che cambiano radicalmente gli scenari processuali, sarebbe stato difficile perseverare nella discutibile linea di condotta fin qui tenuta dai magistrati vaticani. Non siamo ancora alla riforma della sentenza, che l’ordinanza di ieri per il momento conferma, ma a un significativo cambio di rotta sì. In sostanza, mentre le bugie sono da tempo ferme sul filo di lana dei cento metri, la verità maratoneta continua ad avanzare verso il traguardo. Intanto, però, questo nuovo colpo di scena rafforza le domande che già tempo addietro proponevo. Come è stato possibile per il promotore di giustizia ignorare e addirittura omissare il contenuto di quelle chat? Perché in presenza di quegli scambi ha più volte inveito in special modo contro il cardinale Becciu, accusandolo tra l’altro di condotta processuale riprovevole solo perché si è sempre dichiarato innocente e si è difeso con tutte le armi del diritto a sua disposizione? E come è stato possibile per Pignatone e i due giudici a latere (anche a loro erano state omissate le chat?) arrivare a una sentenza di condanna degli imputati pressoché generalizzata, sia pure con pene minori rispetto a quanto richiesto da Diddi? Soprattutto, questa svolta ci ripresenta più urgente e inquietante che mai la domanda di fondo. Il cosiddetto processo del secolo era un processo ideologico, il cui esito era stato già predeterminato? La verità maratoneta ci darà molte di queste risposte. Speriamo tutte. Oltre naturalmente a fare finalmente luce sulle reali responsabilità degli imputati o sulla loro innocenza. Innocenza sulla quale, nel caso del cardinale Becciu, non ho mai dubitato. E i fatti continuano ad avvalorare la mia convinzione.» Quando la menzogna prende l'ascensore, la verità prende le scale. La verità è lenta, ma arriva! Tutto vero ciò che scrive Mimmo Muolo! (AP) -
Vatikanisches Gericht fordert teilweise Neuverhandlungen des Falls von Kardinal Becciu, in «EWTN», 18 marzo 2026. «Das Gericht stellte fest, dass vier von Papst Franziskus während der Ermittlungen erlassene Dekrete – die Verfahrensregeln änderten und nicht öffentlich verkündet wurden – die Rechtmässigkeit einiger Ermittlungshandlungen untergruben.» -
Paolo Maninchedda, Caso Becciu: adesso ritroverete il coraggio?, in «Sardegna a Libertà», 18 marzo 2026. «Le ragioni dell’annullamento relativo (cioè non di tutto il processo, ma dell’istruttoria e del dibattimento, al punto che entrambi si svolgeranno di nuovo in Corte d’Appello e non dinanzi al tribunale di primo grado) sono tre: 1) sono state violate le norme del Codice di Procedura Penale vigenti all’epoca dei fatti; 2) gli interventi legislativi, a riforma del processo, messi in atto da papa Francesco durante il processo sono sospettabili di essere in contrasto con l’ordinamento vigente e comunque non erano stati notificati anche alle difese; 3) il Promotore di Giustizia non ha reso disponibili alla difesa tutti gli atti, ma anzi li ha mutilati con omissis e secretazioni. Con tutta evidenza si tratta dei rilievi mossi al processo Becciu, sin dai suoi esordi, da uomini e donne del mondo del diritto e da diversi organi di stampa, rispetto ai quali la giustizia vaticana aveva fatto spallucce in ragione del potere assoluto del Papa che aveva voluto e protetto con suoi atti quel processo, quella procedura manipolata e quella vittima designata, Becciu. Becciu è la più grave colpa morale di papa Francesco. Il processo che lui ha voluto e pesantemente condizionato è stato un episodio pessimo di come la stizza personale possa tramutarsi in pena laddove il sovrano sta sopra la legge. L’esclusione di Becciu dal collegio cardinalizio che ha eletto il nuovo papa è stato l’ultimo atto di una cospirazione che ha nella celebre F. posta, con mano tremante, in clinica dal papa sofferente, in calce all’ordine di tenerlo fuori dal conclave, il suo degno sigillo, degno di un romanzo di Eugene Sue. Tutto ciò (che non è poco) è stato anche la dimostrazione lampante di come l’organizzazione ecclesiastica della chiesa cattolica sia così subordinata al potere papale, incondizionato e incondizionabile, da sacrificare ad esso ogni verità. Quando il cattolicesimo si fa papismo è insopportabile. Il male si affronta, come facciamo tutti, con la fatica di vivere, guardandolo in faccia, chiedendo la Grazia di un aiuto, non mettendo le mutande pulite sulle sporche. Il pronunciamento della Corte d’Appello vaticana significa prima di tutto che papa Leone XIV ha deciso di far fare alla giustizia il suo corso senza interferenze. Questo, però, comporterà una cosa: l’inevitabile coinvolgimento nella “colpa” dell’acquisto e della vendita del palazzo londinese del cardinale Parolin e di altri soggetti dell’entourage del precedente papa. La verità comporterà una profonda ristrutturazione della Curia (e già il ritorno in Polonia dell’elemosiniere del vecchio papa ne è un indizio). Forse comporterà anche altro, magari la fine di processi farlocchi fatti da preti compressi dal potere dei vescovi. Se ne è avuta una prova anche in Sardegna, con un processo di cui non si possono vedere le carte, deciso sulla base della testimonianza di un vescovo emerito non più lucidissimo, portato in giudizio “a spalla” da altri due vescovi in carica, a testimoniare su ciò che avrebbe visto aprendo improvvisamente la porta di una stanza di un convento nel quale vivevano al tempo, (papa Francesco parlava di “frociaggine”, termine che a me non piace, ma che rende l’idea di un contesto), sia il vescovo emerito che il vescovo in carica, più la vittima e il carnefice. Ratzinger avrebbe mandato tutta la pattuglia di fratacchioni, lontano dalla sede “frociante” (uso il termine per irritare, per smuovere); invece, i riti ipocriti, li hanno lasciati tutti qui, ma con una vittima processuale oltre la vittima reale. La cosa che più mi avvilisce, per la fiducia che ho riposto, in passato, nei sacerdoti e nei vescovi, è aver assistito al loro vigliacchissimo silenzio sulla vicenda Becciu. Non un cardinale si è dimesso in dissenso col papa. Non un vescovo si è fatto sentire. I vescovi sardi, molto timidamente e con mille distinguo, hanno dichiarato solo la loro vicinanza al vescovo di Ozieri per essere a processo a Sassari per peculato. Il minimo sindacale. Tutti sappiamo che se la stessa indagine sui conti della curia di Ozieri fosse stata fatta retrospettivamente su Cagliari o su Sassari, se ne sarebbero viste delle belle. Io non sono certo un donatista, ma è indubbio che vedere i vescovi così vigliaccamente subordinati, così indifferenti alla giustizia e così ingaglioffiti sul denaro della Regione, come ha rivelato la vicenda dei soldi alle Caritas, così superficiali nelle politiche culturali (la Facoltà teologica della Sardegna è in declino per colpa loro, però ognuno di loro ha un istituto per le attività culturali, un giornale, uno show estivo, un centro di attività sociale fighissimo e all’avanguardia, tanti social, tanti campi estivi ec. ecc.), tutto questo mi impedisce di considerarli autorevoli, religiosamente autorevoli, e mi porta a iscriverli semplicemente nel baronaggio sardo: loro da una parte, io dall’altra.» -
Procès du cardinal Becciu annulé: la justice du Vatican désavoue la procédure et ordonne un nouveau procès, in «Tribune Chrétienne», 18 marzo 2026. «La décision de la Cour démontre donc que, dès le premier moment, nous avions raison de dénoncer la violation du droit de la défense et d’exiger le respect de la loi afin de célébrer un procès juste. Sur ce point, elle désavoue pleinement le jugement du tribunal. (...) le cardinal Angelo Becciu avait affirmé son innocence dans une interview exclusive accordée à Tribune Chrétienne. Il dénonçait alors un « plan diabolique » destiné à le détruire et rejetait toute accusation d’enrichissement personnel» -
Becciu, 'si arrivi presto a riconoscimento mia totale innocenza', in «Ansa», 18 marzo 2026. -
Fari Pad (Facbook, 18 marzo 2026): «Mentre il sistema interno si avvita in un processo che la stessa Corte d’Appello definisce ora viziato da lesioni del diritto di difesa, il contesto internazionale ha già emesso il suo verdetto. A Londra, la giustizia britannica non solo ha stabilito l'assenza di frode nell'affare immobiliare, ma ha condannato la Santa Sede al pagamento delle spese legali a favore di Mincione. Ci si trova davanti a un sistema che emana sentenze rischiando di vederle trattate come carta straccia all'estero, avendo ignorato contratti che riconoscono giurisdizioni straniere e la validità degli acquisti effettuati. (…) Il principio cardine di ogni Stato di diritto – il rapporto paritario tra difesa, accusa e giudice terzo – risulterebbe essere stato calpestato in modo irrimediabile. Non vi è giustizia quando l'accusa agisce come arbitro della verità, decidendo quali prove mostrare e quali celare dietro comodi "omissis". Questa asimmetria ha trasformato il primo grado in un simulacro di processo, rendendo la contaminazione del dibattimento un vizio che non può essere sanato da una semplice "rinnovazione": davanti a simili violazioni, il Cardinale Becciu andrebbe semplicemente assolto per l'insostenibilità del rito seguito. (…) Non si può e non si deve chiudere gli occhi davanti all'ipotesi che la condanna sia stata "apparecchiata" a tavolino attraverso un inquinamento delle prove senza precedenti. Qualora venisse accertato che Francesca Immacolata Chaouqui, oltre ad aver manipolato il testimone chiave Perlasca, abbia agito dietro compenso per formare false accuse, ci troveremmo di fronte al punto più basso della storia giudiziaria vaticana. Un'accusa "comprata" o pilotata per colpire un uomo attraverso una vendetta personale travestita da indagine negherebbe l'essenza stessa della missione della Santa Sede. (…) Il nodo indissolubile resta quello dei protagonisti che avrebbero agito nell'ombra per coordinare questo impianto accusatorio. Scambi di messaggi emersi e poi parzialmente occultati, contatti non dichiarati e un presunto coordinamento tra settori degli inquirenti e testimoni suggerirebbero una regia orchestrata per inquinare la genuinità del procedimento. Chi ha permesso o favorito tale sfracelo deve renderne conto con determinazione: non è sufficiente ricominciare il processo, ma è doveroso individuare chi ha tirato i fili di questa presunta macchinazione che ha screditato la Chiesa intera. (…) La decisione della Corte d’Appello conferma che il primo grado è stato un percorso a ostacoli contro la verità, dove i diritti fondamentali sono stati sacrificati in nome di un teorema incapace di reggere alla prova dei fatti e delle sentenze internazionali. Ricominciare da capo appare come un accanimento sterile se il vizio risiede alla radice del sistema accusatorio. È il momento di giungere a una piena assoluzione per il Cardinale e di aprire una vera indagine su chi ha costruito accuse infondate, calpestando la dignità della Giustizia stessa e la verità dei fatti.» -
Nico Spuntoni, Colpo di scena, il processo a Becciu è tutto da rifare, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 18 marzo 2026. «Proprio l'inosservanza delle garanzie procedurali e la mancata effettività del diritto di difesa ha portato la Corte d'Appello presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo a dichiarare la nullità della sentenza di primo grado»; «Un trionfo per le difese, una debacle per l'ufficio del promotore ed in particolare per l'operato di Alessandro Diddi, grande protagonista in primo grado. La Corte ha dato ragione alle due contestazioni che sono state un cavallo di battaglia delle argomentazioni della professoressa ordinaria di Diritto canonico, Diritto ecclesiastico e Storia del diritto canonico presso l'Università di Bologna Geraldina Boni. Nel suo libro scritto con Manuel Ganarin e Alberto Tomer Il processo Becciu. Un’ analisi critica aveva sviscerato sia la questione dell'omesso deposito di numerosi atti sia quella della segretezza dei rescripta, ritenendoli una violazione del diritto di difesa. (...) Il riconoscimento della Corte d'Appello del mancato rispetto del diritto di difesa riporta alla mente l'editoriale che il 30 ottobre 2024 scrisse Andrea Tornielli sui media vaticani per difendere le motivazioni della sentenza di primo grado. Il direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede parlò di Processo giusto e trasparenza. Oggi è un tribunale vaticano a sancire che quel processo non fu giusto e che non ci fu trasparenza perché il rescriptum del 2 luglio 2019 non fu pubblicato e perchè tutti gli atti e documenti non vennero messi a disposizione degli imputati e dei loro difensori. Tornielli scriverà un nuovo editoriale sull'ordinanza di ieri?» Anche in inglese. E in spagnolo. -
François De Tonquedec, Il processo a Becciu è da rifare, in «La Verità», 18 marzo 2026. -
Franca Giansoldati, Becciu, condanna nulla. «Accuse poco chiare». E le udienze ricominciano, in «Il Messaggero», 18 marzo 2026. «La condanna in primo grado è stata annullata e il processo va parzialmente rifatto. Durante il conclave Papa Leone aveva promesso al Collegio Cardinalizio – quando gli fu segnalato da diversi porporati la presenza di un certo “giustizialismo” strisciante da correggere (dissero proprio così) – che sarebbe stati solo il diritto canonico e le regole procedurali a parlare. (...) Il 30 aprile si vedrà in cosa consiste il materiale “omissato” dal Promotore di giustizia del processo di primo grado, e soprattutto quale impatto avrà l’inefficacia del Rescriptum del 2 luglio 2019 che consentiva a Diddi di procedere con una istruzione sommaria. Gli avvocati Massimo Bassi, Cataldo Intrieri (difensori di Tirabassi), Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo (difensori di Becciu) hanno commentato con favore questa svolta. «Tutti gli atti di indagini, a partire dai discussi interrogatori del super teste Perlasca sono da ritenersi nulli, in quanto la norma papale che conferiva pieni poteri al Promotore Diddi è inefficace. Confidiamo di poter arrivare a una rapida definizione del processo con una sentenza ampiamente assolutoria. Avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto». Anche in spagnolo. E in francese. E in tedesco. -
ANALOGIE E DIFFERENZE TRA IL CASO TORTORA E IL CASO BECCIU. I magistrati e le forze dell'ordine che hanno fatto condannare Enzo Tortora hanno sbagliato. Erano in buona fede? Chissà. I magistrati e le forze dell'ordine che hanno fatto condannare Angelo Becciu hanno sbagliato. Certamente NON erano in buna fede! E anzi hanno contribuito a ordire il complotto. (AP 18 marzo 2026) -
Letizia Lucarelli, Il vescovo di Ozieri sul processo Becciu: chiedono un nuovo dibattimento, l'ordinanza consente finalmente di ristabilire verità, equilibrio e dignità, in «Faro di Roma», 18 marzo 2026. Fare piena luce sui fatti! -
Il cardinale Becciu: 'Ora si riconosca la mia totale innocenza', in «Ansa», 18 marzo 2026. -
Andrea Gagliarducci, Juicio contra Cardenal Becciu gravemente viciado, in «Aciprensa», 18 marzo 2026. Se non rispetta la verità e la giustizia, la Chiesa si gioca la propria credibilità, oltre a quella del Vaticano. -
Iacopo Scaramuzzi, Becciu confida nel nuovo processo. "Innocente, la verità verrà a galla", in «La Repubblica», 19 marzo 2026. Perfino "Repubblica" – che fa ancora parte di quel "Gruppo Gedi" che sei anni fa montò il brutale complotto contro un uomo innocente – si sta svegliando? -
Renato Farina, Caso Becciu. Processo da rifare, la Chiesa è più forte dei suoi errori (e la verità può emergere), in «Il Sussidiario», 19 marzo 2026. NEMMENO L'AUTORITÀ PAPALE PUÒ METTERSI CONTRO LA RAGIONE E LA VERITÀ. GESÙ È IL LOGOS! «La Chiesa porta dentro di sé, da duemila anni, una capacità singolare: può sbagliare nelle sue forme storiche, nelle sue strutture temporali, persino nei suoi atti di governo, e insieme possiede – per grazia – la possibilità di riconoscere l’errore e di correggerlo. (...) La tradizione giuridica è limpida: lex a legendo. La legge viene dal poter essere letta. Se non è promulgata, non è legge. Ed è esattamente questo il punto che la Corte ha riconosciuto. Non siamo davanti a una questione tecnica, ma a un principio elementare di civiltà giuridica: nessuno può difendersi da una norma che non conosce. Chi scrive, lavorando sulle carte, seguendo le trascrizioni dei dibattimenti, entrando nel merito degli atti, ha maturato – per quel che può valere – la convinzione dell’innocenza del cardinale Angelo Becciu e di altri imputati, e insieme l’impressione, sempre più netta, del coinvolgimento di altri soggetti rimasti misteriosamente indenni. (...) L’autorità, se non è conforme alla giustizia, si svuota. Sant’Agostino lo dice con una radicalità che non ammette attenuazioni: remota iustitia, quid sunt regna nisi magna latrocinia? Senza giustizia, gli Stati non sono che grandi associazioni di briganti. Vale per ogni potere, e dunque anche per quello che nella Chiesa si esercita nelle forme temporali. In questo quadro si comprende meglio anche la posizione di Papa Leone XIV. Egli non è intervenuto, neppure di striscio, per condizionare il processo. Ha fatto qualcosa di più essenziale: ha richiamato, anche recentemente, la magistratura vaticana al rispetto della giustizia e dei criteri del giusto processo, indicando – in piena sintonia con Agostino – che senza giustizia non esiste legittimo esercizio dell’autorità. Non ha imposto esiti. Ha chiesto che si rispettino le condizioni perché la verità possa emergere. È una linea profondamente razionale, e perciò ecclesiale. Papa Francesco, dal canto suo, ha portato sulle spalle il peso di una riforma necessaria, cercando trasparenza nella gestione economica della Santa Sede. Questo sforzo va riconosciuto con lealtà. Ma proprio per questo, la ricerca della verità non può svolgersi fuori dalle forme della giustizia: verità e giustizia stanno o cadono insieme.» -
Americo Mascarucci, Il "Caso Becciu", altra macchia indelebile sul pontificato di Bergoglio, in «Stilum Curiae», 19 marzo 2026. Anche in spagnolo. -
Vittorio Feltri, L'Inquisizione contro Becciu è sconfitta. Io l'ho difeso (in solitaria) e oggi esulto, in «Il Giornale», 19 marzo 2026. UNA PAGINA DI GIORNALISMO SERIO (in contrasto con la vigliaccheria imbrattacarte; per non parlare dei criminali mascariatori). Il cardinale fatto a pezzi senza diritto alla difesa. Un abominio. «Legge viene da leggere. Lo aveva scritto san Tommaso nella Summa Teologica. La norma, se non puoi leggerla, non è legge: è arbitrio. Non serve essere Severino e Flick per capirlo. Eppure proprio i grandi giuristi appena citati, già ministri della Giustizia italiani, ingaggiati come avvocati dalle parti civili vaticane, hanno taciuto, mentre un uomo veniva inchiodato al pubblico ludibrio. Torniamo a quel 24 settembre 2020, alle 18:05, a Santa Marta: un articolo dell'Espresso — non ancora in edicola — già sulla scrivania del Papa, un'udienza di venti minuti, e poi la caduta immediata senza contraddittorio. Una crocifissione preventiva, come l'ha definita Alberto Melloni. Da quel momento Becciu non è più un indagato, ma un colpevole. Come lo sceriffo di Nottingham, e il resto del mondo si sente Robin Hood. E nessuno osa alitare un dubbio. Nessuno tra i grandi giornali, nessuno tra quelli ecclesiastici, per timore di sembrare contro Francesco; nessuno tra gli intellettuali che pure amano erigersi a coscienza critica del Paese. La sparizione dello spirito critico è stata la vera anomalia. Quando tutti dicono la stessa cosa, non è perché hanno capito: è perché hanno smesso di guardare. E intanto c'era un dettaglio che gridava. Gli articoli dell'Espresso pubblicati con una scansione temporale che precedeva gli eventi stessi: pagine create prima delle dimissioni obbligate. Come facevano a sapere? Qui il problema non è il complottismo: è l'anti complottismo, quella posa da superiorità che impedisce di vedere anche l'evidenza. I complotti qualche volta esistono. (…) Unanimismo peloso. Provai a scandagliare. Finalmente ebbi tra le mani il lavoro di chi, mettendosi al fianco del prelato disonorato, si era reso conto dal primo istante dell'inghippo: l'avvocato di Verona Natale Callipari. (…) Come faceva / Espresso a scrivere delle dimissioni otto ore in anticipo sui fatti? (…) Questi scoop incontrarono il meticoloso silenzio del coro unico dei vaticanisti e dei rispettivi direttori. (…) So che il paragone con il caso Tortora viene ripetuto spesso fuori luogo. Non in questo caso. A me è capitato di rivivere la stessa solitudine della mia ribellione davanti a un panorama identico: accuse mostruose, unanimità mediatica, distruzione preventiva. Con una differenza: qui tutto accadeva non in un tribunale napoletano, con pentiti di camorra pluriassassini, ma in un quadro dove pareva che gli accusatori portassero l'aureola. Invece di rendere più scrupolosi, questa apparenza di santità infallibile aveva reso tutti ciechi e soddisfatti. A parte gli errori sesquipedali della magistratura vaticana di primo grado al completo, da questa ordinanza clamorosa risulta intaccata la figura di papa Francesco. Mi ostino a ritenerlo anch'egli una vittima. Abbandonato e solo. Sovrano assoluto sulla carta, ma in realtà esposto a un meccanismo tecnico-giuridico che si è mosso da sé, senza controllo. (…) anche il Papa è legato alla ragionevolezza e alla giustizia. Non può fare qualunque cosa solo perché può. Deve restare dentro il diritto. Ed è qui che nasce la domanda: perché nessun cardinale-canonista ha aiutato il Papa? Perché uomini di Chiesa formati nel diritto canonico, custodi di una tradizione giuridica millenaria, sono rimasti in silenzio, lasciando che a parlare fossero quasi solo i tecnici dell'accusa, mentre il Papa veniva esposto al rischio di decisioni giuridicamente fragili e simbolicamente devastanti? I critici del processo sono stati dipinti - e io in cima alla lista - come avversari del Papa, mentre erano, piuttosto, amici del Papa e della verità. E pesa, in questo clima, il servilismo di troppi, e gli osanna ecclesiastici tributati al direttore dell' Espresso Marco Damilano, premiato con la nomina a primo relatore del sinodo diocesano di Roma alla presenza di Papa Francesco (e quindi gratificato di un sontuoso contratto in Rai). E così finisce tra i rovi quello che doveva essere il processo del secolo. Torquemada ha perso. Certo, si andrà avanti. Il processo ricomincerà a giugno. Ma finalmente ad armi pari. Senza norme segrete. Le carte finora occultate canteranno. E stavolta non saranno ritagliate per il comodo dei persecutori. I giornali vaticani e Avvenire, quotidiano dei vescovi, intanto, minimizzano l'accaduto, nessun mea culpa ha scosso pubblicamente il petto di prelati o giornalisti, ma sarebbe pretendere troppo. Leone XIV come e quando ridarà a Becciu l'onore perduto, i diritti e i doveri di cardinale? Passeranno anni. Non può e non vuole influenzare il corso della giustizia, e già questo – visto l'interventismo precedente - è rivoluzionario.» Bisogna riconoscere che fu quasi l'unico giornalista a difendere Enzo Tortora – uomo onesto – quando tutta l'Italia scagliava vagonate di fango. Allora. E a difendere Angelo Becciu – uomo onesto e cristiano esemplare – quando il mondo intero, Papa compreso (certo ingannato), lo insulta(va) e lo perseguita(va) sommergendolo con montagne di menzogne e di calunnie. Oggi. L'umanità manipolata diventa una bestia. E la mafia ne approfitta. Anche online. -
Tommaso Cerno, Cardinale Becciu, in «2 di picche», Rai2, 19 marzo 2026. «Che cosa sta succedendo quindi dietro le Sacre Mura? Che cosa Papa Leone si trova davanti? La necessità di raccontare al mondo che il Vaticano ha processato un cardinale senza ragione, perché il suo predecessore era stato portato a credere cose che non erano avvenute? Sarebbe molto grave scoprire che il processo contro Angelo Becciu era un tentativo di attaccare papa Francesco. Oppure è un altro “caso Tortora” avvenuto dietro i Sacri Portoni? Un caso in cui chi lo accusava sapeva bene che l’obiettivo non era quel cardinale, ma era la Chiesa.» -
Franca Giansoldati, Becciu, si profila scontro tra magistrati giudicanti e inquirenti: il Promotore ha impugnato l'ordinanza della Corte d'Appello, in «Il Messaggero», 20 marzo 2026. COSA HANNO DA NASCONDERE I MAGISTRATI CHE HANNO MESTATO NEL TORBIDO? «Perchè tanta attenzione su queste carte? Perchè in ballo c'è una corposa e imbarazzante corrispondenza avvenuta durante la fase istruttoria tra la pr Immacolata Chaouqui e Genoveffa Ciferri, amica del teste principale d'accusa, cioè monsignor Alberto Perlasca. Proprio i passaggi secretati da Diddi hanno fatto sorgere più di un dubbio sulle possibili manipolazioni nella redazione del memoriale servito al Promotore come base per l’accusa. «Se si scopre che eravamo tutti d’accordo è la fine», si legge in uno dei messaggi. E adesso che l'Ufficio del Promotore di Giustizia si è riservato «la impugnazione dell'ordinanza» cosa accadrà, che effetti avrà? I fari ora sono tutti puntati sulla prossima mossa della Corte formata dal presidente arcivescovo (e canonista) Arellano Cedillo e dai due magistrati togati Turrini Vita e Ducci Teri. Nell'ultima ordinanza i magistrati hanno dato prova di grande autonomia e libertà, decidendo di accogliere le eccezioni presentate dalle difese che lamentavano da tempop enormi lacune procedurali. La Corte d'Appello ha ammesso che «nel corso del giudizio di primo grado si è verificata una nullità relativa mai sanata» cosa che ha inevitabilmente «viziato un atto fondamentale del giudizio». Un altro grande vulnus affrontato ha riguardato uno dei Rescriptum di Papa Francesco emanato in fase istruttoria e tenuto nascosto alle difese. Cosa che ha impedito loro di difendersi appieno. Grazie a questo atto normativo il pontefice (legislatore supremo) assegnava, tra l'altro, una serie di poteri pieni al Promotore Diddi, al punto da fare dire a diversi illustri canonisti che in Vaticano non si rispettavano i criteri per un giusto processo. Con l'ultima ordinanza la Corte d'Appello ha sconfessato persino le due corpose e dotte Memorie depositate alcuni mesi fa in Cancelleria dagli ex ministri italiani della Giustizia Giovanni Maria Flick e Paola Severino, attuali difensori dell'Apsa e della Segreteria di Stato (che nel processo si sono costituite sono parte civile). A parere di questi giuristi non vi sarebbe mai stata, invece, la violazione dei principi del giusto processo sostenendo invece che tutto si è svolto in modo corretto e paritario sotto ogni punto di vista, che i Rescripta del Pontefice restano atti legittimi e la questione degli omissis praticamente inesistente. «Resta fermo il potere/dovere del Promotore, sotto la propria responsabilità, di selezionare i soli atti pertinenti all'accusa, salvaguardando eventuali ragioni di segretezza connesse alla pendenza di altre indagini» sostengono i due avvocati, difendendo a spada tratta l'esistenza del giusto processo vaticano.» Anche in tedesco. E in francese. E in inglese. E in spagnolo. -
Nico Spuntoni, Becciu celebra la sua "rivincita". L'omelia sul patrono degli innocenti, in «Il Giornale», 20 marzo 2026. E mentre ancora circolano le calunnie degli scorpioni – "in cauda venenum" – Becciu fa come san Giuseppe davanti a Maria: «obbedisce alla propria coscienza e non si lascia intimorire dal giudizio altrui» (vale a dire dal fango dei mascariatori mafiosi). -
Giuseppe Brienza, Un anno dall'addio a Mario Nanni, giornalista parlamentare e cronista del "processo del secolo", in «Korazym», 20 marzo 2026. Mario Nanni mi contattò nell'autunno del 2024. Era un uomo autentico, vero, assetato di verità. Un uomo con un sano coraggio civile. Il suo libro più importante venne presentato un anno fa a Roma. (AP) -
Pino Nano, Vaticano. La Corte ha stabilito che il Cardinale Becciu non si è appropriato neanche di un centesimo, in «Prima Notizia 24», 20 marzo 2026. La parola degli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo: «Nei giorni scorsi il Cardinale Becciu, pur non rilasciando interviste, ha voluto ringraziare i suoi avvocati “che, sin dal primo momento, si sono tenacemente battuti per far affermare i principi di diritto che la Corte ha riconosciuto”. Ma anche nei commenti rilasciati a caldo, va detto, i due penalisti hanno sempre tenuto un atteggiamento di massima sobrietà. (...) Il punto centrale, che avevamo denunciato sin dal primo momento, era l’esistenza di una profonda asimmetria tra accusa e difesa: da un lato, un ufficio requirente che disponeva dell’intero patrimonio conoscitivo raccolto nella fase istruttoria; dall’altro, le difese costrette a muoversi dentro un perimetro informativo incompleto, frammentario e, per alcuni atti, persino oscurato da omissis. In altre parole, avevamo segnalato che il processo era nato e si era sviluppato in una condizione di squilibrio strutturale, incompatibile con un contraddittorio autentico, che ponesse la difesa su un piano di parità con l’accusa. (...) la Corte ha fatto propria questa impostazione. Con una motivazione ampia accurata e molto netta, ha escluso, esaminando la normativa di riferimento, che il Promotore di Giustizia potesse vantare un potere discrezionale di selezione degli atti da depositare, cioè la facoltà di scegliere quali documenti rendere conoscibili alla difesa e quali invece trattenere, sulla base di una valutazione unilaterale di utilità o rilevanza. Era precisamente questo il principio che avevamo contestato in udienza, osservando che il fascicolo processuale non può diventare una sorta di antologia costruita dall’accusa, ma deve restare un compendio integrale, nel quale la difesa sia posta in condizione di orientarsi liberamente, senza accessi filtrati, consegne parziali o conoscenze condizionate dalla volontà della controparte. (...) La conoscenza piena del materiale istruttorio non è una concessione dell’accusa, né un favore rimesso alla sua benevolenza, ma un diritto che il codice presidia in via immediata. (...) Guardiamo con fiducia al nuovo processo che riteniamo possa consentire al Cardinale di dimostrare la sua innocenza, dopo troppi anni di ingiusta sofferenza e di esposizione mediatica negativa, che tanto ha influito nella narrativa di questa vicenda giudiziaria.» -
Hacia una Monarquía Constitucional: Caso Becciu en Vaticano | Descifrando a León, una mirada única al Vaticano y al Papa León XIV, in «Decifrando a Leon», 20 marzo 2026. «... una crisis de identidad en el sistema legal de la Santa Sede. ¿Es el Vaticano una monarquía absoluta donde el Papa está por encima de la ley, o está transitando hacia un modelo constitucional donde el proceso es sagrado? (...) El "Culebrón Becciu" promete más capítulos, pero lo sucedido esta semana en el tribunal vaticano marca un hito: la ley, para ser ley, debe ser pública y el proceso, para ser justo, debe ser impecable. En el Vaticano de León XIV, la monarquía absoluta parece estar aprendiendo, por las malas, las reglas del Estado de Derecho.» -
Luis Badilla e Robert Calvaresi, "Caso Becciu" (+ altri): processo da rifare. La Corte d'Appello vaticana decreta la "nullità relativa" del giudizio di primo grado e chiede la "rinnovazione del dibattimento". Una svolta, in «Osservazioni casuali», 14-21 marzo 2026. «Promemoria. Per ricordare quanto i media vaticani hanno scritto sul "caso Becciu" quando l'ordine era screditare il cardinale ex Prefetto. Ora, dopo l’Ordinanza della Corte d’appello i testi dei media vaticani sono tutti molto tecnici e aderenti alle 16 pagine del dispositivo. Nessun commento. Nessuna lezione morale o moralizzante. Nessuna conclusioni dottrinale. Nessuna editoriale. Dall’inizio del caso i media vaticani si sono caratterizzati per giustificare e difendere ciò che appariva palesemente illegale e offensivo dei diritti della difesa. Sin dagli inizi i media del Vaticano hanno condannato il cardinale Becciu non perché fosse così ma perché Papa Francesco avevo deciso tutto per conto suo identificando la legge con i suoi impulsi e disegni personali. Ora gli analisti giuridici di Papa Francesco tacciono.» ALTRO CHE "PROCESSO GIUSTO E TRASPARENZA" COME AVEVA SCRITTO CON SPUDORATA SUPPONENZA ANDREA TORNIELLI! Una macchia indelebile sulla storia del giornalismo pseudo-cattolico, servile alla malagiustizia, all'ingiustizia, che tifa per Barabba! -
Michael Haynes, Leo XIV returns to the Apostolic Palace as tensions rise elsewhere, in «The Catholic Herald», 21 marzo 2026. «Interpreting Tuesday’s verdict leads to the uncomfortable truth that what is actually on trial now is Pope Francis’s legacy, since the Court of Appeal has highlighted a rescript the late Pope signed as being part of the problem. During the trial, arguments were made that Francis changed the laws governing the trial, thus undermining the process, and Tuesday’s verdict supports this premise. Francis famously seemed to have a flexible approach to the rigour of the law, and this fiasco is a victim of his style. Consequently, the prosecution must refile evidence by the end of April, leading to a rehearing in June. According to the well-sourced Vaticanist Nico Spuntoni, although the March 17 verdict does not say so, such a partial retrial could in fact lead to the redoing of the entire process, thus favouring Becciu and his fellow defendants. As a canonist, Leo will appreciate the delicacies of the situation and the potential for building a precedent by which papal actions are subjugated to the Vatican court’s judgement at every turn. Perhaps it was with this in mind that, a few days earlier, he addressed judges from the tribunal of the Vatican City State to highlight the intimate link between justice and charity. ‘The administration of justice is not, in fact, limited to the resolution of disputes,’ the Pope said , ‘but contributes to the protection of the legal order and the credibility of institutions.’» -
Dopo sei anni di persecuzione giudiziaria e mediatica, le accuse sono sempre più... sbriciolate contro il moro della realtà! Ora, tenendo presente che il processo è di per sè già una pena per l'imputato – figurarsi per un imputato innocente! –, faccio notare che i promotori di (in)giustizia del Vaticano – i famigerati Alessandro Diddi e compagni di scelleratezze – non solo hanno infilato una porcheria dopo l'altra, ma hanno spudoratamente fatto perdere tempo all'iter giudiziario, in ogni momento possibile: 1) Hanno fatto perdere 7 mesi all'inizio del processo, perché non hanno obbedito al Giudice Giuseppe Pignatone, che già nell'estate del 2021 aveva ordinato loro di consegnare l'intero materiale probatorio («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). Poi, contraddicendosi (e sotto quali pressioni?) Pignatone s'è rimangiato la parola e ha permesso a Diddi e co. di occultare le prove che risultavano scomode per i loro teoremi. 2) Nel febbraio scorso Diddi s'è ritirato dal processo (non poteva fare altrimenti), ma l'ha fatto l'ultimo giorno possibile, appena prima di essere cacciato dai giudici, mentre avrebbe dovuto farlo almeno tre mesi prima, senza far perdere tempo inutilmente. E ora che devono, nuovamente, consegnare il materiale probatorio in forma integrale, vedremo se "tirano su le brache" (come si dice in dialetto) o se ancora meneranno il can per l'aia, disobbedendo perfino ai Giudici d'Appello. Becciu – che non teme affatto la verità, anzi la ama – non è mai mancato in Aula e non ha mai fatto perdere nemmeno un minuto. Anche questo è in indicatore che fa intuire chi sta dalla parte della verità e chi, invece, specula sulle calende greche e gioca con le vite delle persone: uno schifo! Facciano presto, adesso! (AP, 21 marzo 2026) -

Andrea Paganini, Attenzione!, 22 marzo 2026. «Il 27 luglio del 2021 – quasi cinque anni fa, durante la primissima udienza del "processo del secolo" – il Giudice del Vaticano Giuseppe Pignatone ordinò all'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia di consegnare immediatamente alle parti «anche le mancanti sezioni del fascicolo - che consta in tutto di 28mila pagina, i supporti informatici, le registrazioni degli interrogatori», come eccepito dalle difese degli imputati. (...) Particolarmente ampio fu l'intervento dell'avvocato Luigi Panella, difensore di un altro imputato, il quale chiese la nullità della richiesta e del decreto di citazione a giudizio, sia per la mancata consegna alle parti di una corposa parte del fascicolo, sia contestando la compatibilità del procedimento con i principi del «giusto processo». In particolare i quattro «rescritti» del Pontefice concessi per svolgere operazioni, tra cui le misure cautelari emesse dal promotore di giustizia senza il vaglio di un giudice istruttore, configuravano un quadro di «assoluta discrezionalità» nel derogare alla legislazione vigente («non accade in nessuna legislazione del mondo»), che sospendeva persino il principio dell'«habeas corpus» sulle restrizioni della libertà personale, costituendo «questo Tribunale come un Tribunale speciale», con una «procedura penale ad hoc», che «sospende alla certezza del diritto». Ecco: oggi siamo ancora esattamente – e vergognosamente – a quel medesimo punto di cinque anni fa! Sì, perché il 10 agosto 2021 il Promotore di (In)Giustizia Alessandro Diddi si oppose all'ordine del giudice. (...) E il Promotore di (In)Giustizia Diddi continuò a opporsi a quell'ordine per ben sette mesi. E poi che successe? Diddi cedette? Finalmente obbedì? No: cedette – sotto quali pressioni? – il Giudice Giuseppe Pignatone – nel frattempo indagato per favoreggiamento alla mafia! – e rinunciò al suo ordine! Incredibile, no? Ebbene, oggi siamo esattamente allo stesso punto; solo che ora l'ordine di consegnare tutte le prove (anche quelle scomode per l'accusa) è stato impartito dal Giudice del Processo d'Appello, mons. Alejandro Arellano Cedillo. Sentite: il 15 dicembre 2023, il giorno prima della sentenza di condanna del card. Becciu (una condanna assurda, senza un briciolo di prova), «Vatican News», da sempre aprioristicamente colpevolista, nel senso che spesso non ha contemplato il diritto umano alla presunzione d'innocenza, millantava la correttezza del procedimento penale imbastito per condannare un innocente: «124.563 pagine cartacee e in dispositivi informatici e 2.479.062 files analizzati presentati dall’accusa, 20.150 pagine (...). Numeri alti che restituiscono l’ampiezza e l’accuratezza del dibattimento che il Tribunale vaticano ha voluto fossero sin dall’inizio la cifra del processo per la gestione dei fondi della Santa Sede. Processo – il più lungo e articolato che si sia mai celebrato tra le mura leonine - definito il “century trial”, il processo del secolo...». Ecco, Signori della Stampa Vaticana e Signori dell'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia: esattamente questi documenti, finalmente, dopo tanti anni di persecuzione di un innocente, devono essere consegnati alle difese. È chiaro? Non basta parlare di «giusto processo» e di «trasparenza». Il giudice ha confermato ciò che da sempre sosteniamo: questo processo era una farsa che non ha garantito affatto i requisiti minimi per il diritto umano al giusto processo. E di trasparenza non s'è vista nemmeno l'ombra (ma non perché fosse trasparente, perché non c'era).» -
Escalation nel caso Becciu: dopo la nullità del processo, il Promotore potrebbe non consegnare prove chiave, in «Infovaticana», 22 marzo 2026. Anche in spagnolo. E in inglese. E in francese. E in tedesco. E in portoghese. -
Don Corrado Melis, Una verità attesa: giustizia, dignità e speranza, in «Voce del Logudoro», 22 marzo 2026. «Da qui emerge con forza un’esi-genza non più rinviabile: fare piena luce sui fatti. Una chiarezza completa, libera da ombre e ambiguità, capace di restituire dignità e ristabilire equi-librio. Non si tratta di affrettare i tempi in modo superficiale, ma di evitare ulteriori ritardi che peserebbero su una vicenda già segnata da lunga sof-ferenza. Solo così potrà realizzarsi una giustizia autentica, capace di resti-tuire ciò che è stato messo alla prova e di ricomporre ciò che è stato ferito. Questa attesa non è impazienza, ma espressione di un bisogno profondo di giustizia, maturato nel tempo e ali-mentato dalla fiducia che la luce non possa essere definitivamente oscurata. È la voce composta di chi ha soppor-tato e ha continuato a credere. Il fatto che il processo debba essere sostanzialmente rinnovato, con pieno accesso agli atti e possibilità effettiva di difesa, restituisce al giudizio il suo necessario equilibrio. Si apre così una fase nuova, che può permettere final-mente una valutazione completa e serena.»
















































