Sul "caso Becciu" in generale

Trentottesima parte    

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  1. BulletAndrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, l'appello: terminata la fase preliminare, in «Acistampa», 7 febbraio 2026. La questione dei dossier della Guardia di Finanza entra con prepotenza nel processo sul Palazzo di Londra. «Forse prima o poi l’arcivescovo Alejandro Arellano Cedillo, presidente del Tribunale di Appello Vaticano, si sentirà in dovere di intervenire e spiegare che no, il sistema giudiziario dello Stato di Città del Vaticano non è un sistema totalmente piegato ad ogni capriccio del Papa. Perché, alla fine, la descrizione che hanno fatto gli avvocati di parte civile vaticana e gli stessi promotori di Giustizia delle procedure che hanno portato ad alcune scelte – inclusi quattro rescritti di Papa Francesco che hanno cambiato in corsa le normative del processo – danno questa impressione. (...) Le indagini erano cominciate il 2 luglio su segnalazione del Revisore generale Cassinis Righini, che parlava anche di attività di intelligence svolte. Ma quali attività di intelligence? La difesa di Fabrizio Tirabassi, l’ufficiale vaticano dell’amministrazione della Segreteria di Stato, ha messo in luce in una memoria come ci siano stata una serie di accessi non autorizzati da parte di Pasquale Striano, il finanziere in servizio presso la Direzione Nazionale Antimafia finito nell’occhio del ciclone per avere raccolto varie informazioni fuori dalle indagini. E tra queste informazioni, ben prima che cominciasse anche l’investigazione ufficiale vaticana, c’erano quelle raccolte riguardo gli imputati, in maniera diretta e indiretta. (...) Ha detto l’avvocato Intrieri che gli accessi hanno riguardato “non solo Tirabassi, ma anche Mauriello, Capaldo, Preziosi, e il fondo Centurion (tutti coinvolti a vario titolo nei fatti del processo, ndr). Striano non ha risposto all’interrogatorio, non ha detto chi glielo chiese, negli atti si parla di contatti tra lui e membri della gendarmeria vaticana, ma non siamo in grado di dire chi; ma la logica ci dice che a chiedere questi accessi non poteva che essere una persona delle istituzioni a conoscenza di questa storia; gli accessi sono stati a maggio e poi per tutto giugno (del 2019); (!!!...) È una questione preliminare, non di poco conto, perché mette a rischio anche i crismi del giusto processo, senza contare che le prove raccolte illecitamente sono inammissibili. (...) La replica di promotore di giustizia e parti civili, invece, ha ribadito la validità dei provvedimenti di Papa Francesco ai fini del processo. L’avvocato Roberto Lipari, difensore della parte civile dell’Istituto delle Opere di Religione, la cosiddetta “banca vaticana”, ha descritto come “palesemente infondate” le eccezioni delle difese sui principi del giusto processo, e che i rescripta papali vanno considerati perché il Papa “è fonte insindacabile di potestà legislativa”, ed è “fonte originaria del diritto”, e ha notato che in altri casi il rescriptum è stato usato per “introdurre disposizioni normative”, citando l’esempio di Benedetto XVI nel 2011 per il Regolamento generale della Curia romana e anche Giovanni Paolo II. Il paragone, però, non funziona fino in fondo. Nei casi citati, i rescripta furono pubblicati, e comunque riguardavano normative di regolamento, e non un processo in corso che ha una regola di indagine che viene infranta nel momento in cui viene cambiata. L’avvocato sottolinea che l’unico caso di invalidità dei rescritti è quello per cui siano stati ottenuti “fraudolentemente medianta falsa esposizione di fatti o reticenza dolosa del richiedente” e non è questo il caso. (...) Il promotore di Giustizia applicato Carmignani ha detto che “il processo è andato avanti per cinque anni mentre era vivo Francesco. Se si fosse accorto che gli avevamo detto una cosa per un’altra sarebbe intervenuto”. Un’affermazione, in fondo, un po’ empirica, che potrebbe non trovare riscontro nella realtà. (...) “A nostro parere – dice Panella – è un’affermazione di gravità inaudita: hanno chiesto di trasformare uno Stato unico al mondo in uno Stato in cui si può arrestare in base a leggi segrete; questo hanno chiesto le parti civili: questo Stato che dovrebbe essere speculum iustitiae, voglio citare San Tommaso d’Aquino, una persona straordinaria, ‘la promulgazione è essenziale alla legge’? Perché la legge abbia forza di obbligare è necessaria la sua conoscibilità” (bolla Mirabilis Deus): ieri vi hanno chiesto di trasgredire a San Tommaso d’Acquino e al cristianesimo”. (...) E l’avvocato Viglione ha notato che “Non si può marginalizzare Perlasca dicendo: ‘ma la sentenza ha detto…’. Non è solo ciò che ha detto, ma ciò che non ha detto, proprio alla luce della centralità del suo ruolo. Non è la centralità di chi lo vuole accusare, ma una centralità data dal ruolo all’interno dell’Ufficio amministrativo e di questo processo. Una centralità che non gli abbiamo riconosciuta noi bensì per primo il promotore di Giustizia laddove in primis ha individuato in lui le responsabilità, andando a sequestrare i suoi documenti, i dispositivi elettronici, indagandolo, sequestrandogli i conti”; Bassi (Tirabassi) ha espresso “sconcerto per quanto detto da alcune delle parti civili” ed ha citato in particolare uno degli avvocati delle parti civili che aveva detto: “Non occorre essere san Tommaso o Mosè per capire le ragioni per cui il rescritto non è stato pubblicato”, ed ha replicato indicando gli affreschi sui soffitti dell’aula di tribunale di san Tommaso Mosè, san Bonaventura da Bagnoreggio e Sant’Agostino, per i quali le leggi vanno pubblicate.» L'affermazione di Carmignani, secondo me (AP), non è empirica, bensì aleatoria e anzi facilmente smentibile.

  2. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, Udienze del secondo grado del cosiddetto "caso Becciu". Tutte le difese chiedono la nullità totale del primo grado. Sintesi delle udienze del 3 e 4 febbraio. Annullata l'udienza del 6 febbraio, in «Osservazioni casuali», 105, 31 gennaio-7 febbraio 2026.

  3. BulletFari Pad (da Facebook, 7 febbraio 2026): «IL DOSSIERAGGIO STRIANO E IL NODO BECCIU: SE LA "MADRE" È CERTA, CHI È IL "PADRE"? Mentre i faldoni dell’inchiesta di Perugia si gonfiano, emerge un dato inquietante che scuote i rapporti tra Italia e Vaticano. Parliamo di Pasquale Striano, delle migliaia di accessi abusivi e di un metodo che sembra aver ignorato i confini tra Stati. (...) È ormai accertato che il finanziere Striano abbia effettuato una mole impressionante di ricerche nelle banche dati. Nel caso del processo al Cardinale Becciu, queste attività si sono intrecciate con intercettazioni e scambi di messaggi che hanno poi formato l'ossatura dell'accusa. Ma qui c'è il "corto circuito" giuridico. Il problema della Sovranità: Italia e Vaticano sono due Stati sovrani e autonomi. Per scambiarsi prove, intercettazioni o atti giudiziari esiste una procedura solenne: ROGATORIA INTERNAZIONALE. Scavalcare questo passaggio non è un errore burocratico, è una violazione della sovranità. Se i dati sono stati acquisiti "aggirando" i canali ufficiali, siamo di fronte a un'attività di dossieraggio puro che mina le basi del giusto processo. Il "punto indefettibile": Chi ha commissionato il lavoro? Se Striano è la "mano" (la madre certa), resta l'enorme buco nero sulla mente (il padre incerto). Chi ha dato l'input per "puntare" Becciu o i suoi soci (di sventura)? Chi ha autorizzato o richiesto flussi di informazioni che dovevano passare per canali diplomatici e che invece hanno viaggiato su binari paralleli e occulti? Si può accettare che prove nate da accessi abusivi o fuori dai trattati internazionali decidano le sorti di un processo? Conclusione: La trasparenza non è un optional. Se si accetta che un apparato dello Stato Italiano possa "sbirciare" o intercettare per conto di (o in collaborazione con) un altro Stato senza rogatorie, si apre un precedente pericolosissimo. La giustizia non può nascere dall'illegalità. Ci dicono che "la madre è sempre certa", e i dossier sono lì a dimostrarlo. Ma finché non avremo il coraggio di cercare i "padri" – i mandanti che hanno scavalcato le leggi e i confini – la verità resterà dimezzata.»

  4. BulletAndrea Gagliarducci, I dossier della Guardia di Finanza e il ruolo del Papa della Giustizia vaticana entrano con prepotenza nel processo d'appello sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, in «Korazym», 7 febbraio 2026.

  5. BulletNicole Winfield, Pope Francis’ problematic secret decrees in spotlight in Vatican’s ‘trial of the century’, in «BusinessMIrror», 8 febbraio 2026. «On the one hand, popes can only be judged by God. On the other, Francis stands accused of issuing decrees that violated the God-given rights of the defendants. (...) At issue is Diddi’s role in a now-infamous set of WhatsApp chats that have thrown the credibility of the entire trial into question. The chats, which document a yearslong, behind-the-scenes effort to target Becciu, suggest questionable conduct by Vatican police, Vatican prosecutors and Francis himself. (...) Legal scholars have said the secrecy of the laws and their ad hoc nature violated a basic tenet of the right to a fair trial requiring the “equality of arms” between defense and prosecution. (...) Zanchetti argued that even in Iran and Russia, laws must be published, and that the failure to do so risks “making the Vatican’s procedural code fascist.” He said he wasn’t accusing Francis directly of wrongdoing, but said the late pope had been misled by prosecutors who requested the decrees. (...) Zanchetti offered the appeals tribunal a way to avoid a finding against Francis, suggesting that the judges could find that the decrees were merely administrative acts that, because they were never published, are considered “ineffective.” Such a finding could render the evidence gathered under them inadmissible, but would avoid a finding that Francis himself violated divinely inspired norms guaranteeing the dignity and rights of the defendants.» Ah, se attorno a papa Francesco non ci fosse stato un cerchio magico che filtrava tutte le informazioni, e in definitiva manipolava il Papa! Ah, se anziché di adulatori e lusingatori (che in genere vanno a braccetto con i calunniatori), papa Francesco si fosse circondato di persone oneste, capaci di parresia e disinteressatamente intenzionate ad aiutarlo! Ah, se solo papa Francesco avesse, ad esempio, letto la mia lettera e non fosse stata fermata dalla rete di certi funzionari della Segreteria di Stato... Beh, il Papa avrebbe potuto rimediare a un suo gravissimo errore.  Ora è troppo tardi. Ora la Chiesa è nei guai fino al collo.

  6. BulletFari Pad (da Facebook, 8 febbraio 2026): «Il caso dossieraggio Striano. Emerge un quadro sempre più inquietante attorno alla genesi del "processo del secolo" in Vaticano. Le ultime rivelazioni sul caso dossieraggio alla DNA aprono una voragine sulla legittimità delle prove che hanno portato alla condanna del Cardinale Becciu e degli altri imputati. I FATTI: UNA CRONOLOGIA CHE NON QUADRA: Come sottolineato da Andrea Paganini e dalle inchieste giornalistiche più recenti, tra il 19 e il 22 luglio 2019 il luogotenente Pasquale Striano effettuava accessi abusivi ai dati riservati di Mincione, Torzi e Tirabassi. In quel momento, i loro nomi erano totalmente ignoti alla stampa. LA DOMANDA CRUCIALE: Chi ha chiesto a Striano di indagare? La logica è schiacciante: solo qualcuno all'interno delle istituzioni vaticane, già a conoscenza dell'indagine coperta dal segreto, poteva indicare quei nomi. Si parla di contatti tra Striano e membri della Gendarmeria Vaticana? IL "VULNUS" GIURIDICO: ADDIO AL GIUSTO PROCESSO: Se l'accusa si è mossa fuori dai canali ufficiali, siamo davanti a una violazione gravissima. Nessuna rogatoria internazionale: invece di seguire le procedure legali tra Stati, si è scelta la "scorciatoia" del dossieraggio abusivo. Prove inammissibili: Secondo i principi cardine del diritto, le prove raccolte illecitamente non possono entrare in un processo. Processo nullo: Senza il rispetto delle garanzie difensive e delle procedure internazionali, il giudizio di primo grado rischia di essere radicalmente nullo. Le ombre dei "Rescripta" papali, che autorizzavano deroghe alle norme vigenti, non possono giustificare l'illegalità compiuta in territorio italiano. Come scrive Korazym, è una questione preliminare che mette a rischio i crismi del giusto processo. Se il castello accusatorio poggia su atti di "spionaggio" su commissione e non su indagini legittime, l'Appello non potrà far finta di nulla. La giustizia non si esprime attraverso i dossier abusivi.»

  7. BulletA proposito di Epstein, Bannon e co., e dei loro complotti contro papa Francesco e la Chiesa tutta: non c'è modo più efficace, per colpire la Chiesa, che quello di ingannare perversamente il suo Vertice, di farlo cadere in una trappola, di aizzarlo contro il suo collaboratore più valido e fedele e di organizzare una campagna di mascariamento in stile mafioso senza precedenti: Colpe di fulmini.

  8. BulletGherardo Colombo intervistato da Fabio Fazio, in «Che tempo che fa», Nove, 8 febbraio 2026. A proposito dell'assenza di garanzie fondamentali nella giustizia del Vaticano, Gherardo Colombo: «In Italia il pubblico ministero ha l'obbligo di cercare ed acquisire anche le prove a favore dell'imputato. E, se l'impiutato è innocente, ha l'obbligo di chiederne l'assoluzione davanti al giudice». Ebbene, in Vaticano non è così. Il pdg può perfino disobbedire al giudice e occultare le prove che gli risultano scomode (come le famose chat della Chaouqui e co. o gli interrogatori occultati dagli abbondanti "omissis"). E negli ultimi anni abbiamo assistito a pdg mossi esclusivamente da odio e livore, anziché da sete di verità e giustizia. A proposito del "caso Tortora" (che presenta numerosissime analogie con il "caso Becciu", dall'improvviso brutale scatenarsi della bufera mediatico-giudiziaria al testimone bugiardo, e oltre): «Oggi la posizione dell'imputato colpito da una misura di custodia cautelare, è valutata ma molto molto di più, perché le regole dicono che c'è per esempio il Tribunale del riesame. Allora non c'era. (...) L'attività del pubblico ministero è molto più controllata dal giudice rispetto ad allora» (sempre Gherardo Colombo). Ebbene, in Vaticano non è così: basta un colpo di testa del pdg – che con papa Francesco è stato dotato di prerogative nuove, mantenute segrete, sempre in sfavore dei cittadini – per far cadere una pena anche assurda addosso a un indagato/imputato, magari innocente. PS: il dibattito sul referendum in Italia non mi riguarda (io sono svizzero).

  9. BulletMincione vince anche con Elkann: via gli articoli di Repubblica sul caso Vaticano a Londra, in «Piccasilly Uomo», 11 febbraio 2026. «L’affondo su Elkann arriva dopo la semi-vittoria dello scorso anno sullo stesso Vaticano: i giudici inglesi hanno riconosciuto che Mincione non mise in piedi un complotto contro la Santa Sede, imponendo alla Curia di rimborsare le spese legali, una cifra enorme di 4 milioni di Euro (...) i vari successi, questo ormai è il terzo, ridimensionano notevolmente la cattiva fama che si era costruita attorno a Mincione». Se non c'era truffa, i truffatori veri non sono forse coloro che hanno montato – dentro e fuori il Vaticano – la Character assassination, il mascariamento in stile mafioso? Se non c'era truffa, i truffatori non sono forse coloro che hanno montato – dentro e fuori il Vaticano – la Character assassination, il mascariamento in stile mafioso? E intanto papa Francesco accoglieva GEDI con il tappeto rosso...!

  10. BulletFari Pad (Facebook, 11 febbraio 2026): «DOVE VUOLE ANDARE LA GIUSTIZIA VATICANA? BOCCIATA DAL GIUDIZIO INTERNAZIONALE. Quello a cui stiamo assistendo non è solo un processo, ma il naufragio della credibilità estera dello Stato Vaticano. Queste sono le possibili conseguenze derivate da una sentenza di primo grado assurda. Un verdetto che si pone totalmente al di fuori della comprensione giuridica internazionale. La settima udienza del ricorso ha confermato lo stallo: un sistema che si scontra frontalmente con le norme del vivere civile tra le nazioni, incagliato su quei "rescripta" (decreti sovrani) che hanno cambiato le regole a partita in corso. Il verdetto di Londra: "Nessuna frode". Mentre il Vaticano condannava, l’Alta Corte Britannica (High Court) riportava tutti sul piano terreno. Con le sentenze Baumgartner/Torzi e quella definitiva sul caso Mincione, i giudici inglesi hanno stabilito che non vi è stata frode. Non solo: la Santa Sede è stata degradata al punto da essere condannata a pagare le ingenti spese processuali. Se il diritto internazionale dice che non c'è reato, che valore ha la sentenza vaticana? Poco o niente. Il Cardinale Becciu: un "paravento" di Stato? Il sospetto, sempre più concreto, è che il Cardinale sia stato usato come capro espiatorio. Una condanna utile a coprire le responsabilità di chi ha realmente firmato e autorizzato la seconda parte dell'acquisto del palazzo di Sloane Avenue 60. Colpire un simbolo per salvare il sistema? Sentenze di carta: Una giustizia che si basa sull'eccezione e non sulla regola non può essere esportata. Se le corti internazionali non riconoscono il verdetto perché viola il "giusto processo", il Vaticano rimane un'isola arcaica, chiusa in un integralismo giuridico che subordina la legge alla fede o alla volontà individuale del Sovrano. Il dilemma di Papa Leone XIV: Il nuovo Pontefice, fine giurista, eredita macerie legali. Papa Leone vuole davvero rimanere credibile e accettato nel contesto internazionale? Può permettere che il sapere giuridico sia subordinato a interessi di parte, rendendo il Vaticano simile a quegli integralismi religiosi dove la dottrina annienta il diritto? Se la Corte di Appello non troverà il coraggio di annullare queste forzature, al di là delle schermaglie dibattimentali. Il Vaticano confermerà di aver scelto la via dell'isolaento, dove la giustizia è solo un riflesso della volontà precostituita dal sovrano assoluto e non della verità del diritto».

  11. BulletFari Pad (da Facebook 13 febbraio 2026): «Il "Triangolo delle Responsabilità": Un'Immunità che Appare Inspiegabile? Dall'analisi dei fatti emergerebbe una filiera decisionale che, sotto il profilo del diritto, solleverebbe dubbi circa l'equità del trattamento riservato ai protagonisti: L'Istruttoria di Perlasca: Parrebbe che Mons. Alberto Perlasca abbia materialmente istruito la pratica dell'investimento. Eppure, da figura centrale dell'indagine, sarebbe passato al ruolo di "super-testimone", uscendo indenne dalle contestazioni del Promotore di Giustizia. La Delega di Peña Parra: Risulterebbe che Mons. Edgar Peña Parra abbia concesso la delega formale per la firma dei contratti di acquisto. Nonostante la sua gestione parrebbe aver coinciso con la fase delle perdite più ingenti, anch'egli sembrerebbe essere rimasto fuori dal perimetro delle responsabilità penali. Il Verdetto di Londra vs. Condanna Becciu: Ci si chiede: se per i giudici inglesi i contratti sono validi e non vi è stata frode diretta, come può il cardinale Becciu essere stato condannato per "cattiva gestione" in relazione a quegli stessi atti? Se l'istruttore (Perlasca) e il delegante (Peña Parra) sono considerati "candidi", su quali basi poggerebbe la colpevolezza del solo Becciu? Le ultime Udienze e la crisi di credibilità: Le indiscrezioni per il coinvolgimento in chat del Commissario De Santis e di Mons. Peña Parra parrebbero delineare un quadro devastante sotto il profilo della credibilità internazionale. La scelta di sottoporre la Santa Sede al giudizio di una corte straniera, rinunciando alla propria prerogativa sovrana, sembrerebbe aver prodotto un danno d'immagine incalcolabile. (...) In questo scenario, la parola dovrebbe tornare esclusivamente al Diritto Scritto, Sancito e Conosciuto, unico garante dell'uguaglianza delle parti. L'orizzonte del ragionevole dubbio: Dinanzi a tali incertezze, non si può che confidare nel più alto auspicio sulla richiesta del parere al Santo Padre: che la giustizia possa rifulgere attraverso l'applicazione del diritto al di là di ogni ragionevole dubbio. Un desiderio, quello del Pontefice, che richiama il cuore stesso della dottrina: non vi può essere vera giustizia se il dubbio persiste o se il diritto scritto viene piegato a interpretazioni parziali. Eguaglianza davanti alla legge: Il diritto non può essere a geometria variabile. Se le medesime azioni portano a condanne per alcuni e all'immunità per altri, il rischio è che la giustizia vaticana possa apparire come un esercizio di discrezionalità piuttosto che di diritto certo e uguale per tutti. Conclusione: Pare che la verità giudiziaria fatichi a coincidere con l'evidenza dei documenti. Se il diritto non è uguale per tutti — dal Cardinale al Monsignore — ciò che rischia di crollare non è solo un palazzo a Londra, ma la fiducia universale nel sistema giuridico della Chiesa. La speranza è che il "Diritto Scritto" prevalga finalmente su ogni strategia processuale o mediatica».

  12. BulletSimona Siri, Epstein-Bannon, complotto contro Francesco, in «La Stampa», 15 febbraio 2026.

  13. BulletIrene Soave, Trame anti Vaticano negli Epstein files. E Bannon disse: Francesco deve cadere, in «Corriere della Sera», 15 febbraio 2026. Io non so se tra gli artefici del complotto ci siano anche loro (le date coincidono). Ma chi voleva far cadere papa Francesco, senza dubbio l'ha fatto cadere in una trappola diabolica. E lui, per motivi che si possono intuire, non fu in grado di uscirne.

  14. BulletAnna Lombardi, Bannon chiese aiuto a Epstein "Così cadrà Papa Francesco", in «La Repubblica», 15 febbraio 2026.

  15. BulletIacopo Scaramuzzi, Cardinali, giornalisti e prelati la rete ultraconservatrice che tramava contro Bergoglio, in «La Repubblica», 15 febbraio 2026.

  16. BulletLa Torre di Babele – Tortora, dove siamo rimasti?, in «La7», 16 febbraio 2026. Enzo Tortora come Angelo Becciu. Qui l'intera trasmissione. La Chiesa sa correggere i propri errori, evidentissimi? O deve aspettare secoli e secoli? «C'è sempre il modo per rimediare. Vale per la giustizia – ovviamente dovrebbe essere un po' più veloce (...) –, ma vale anche per noi, vale anche per chi ha avuto quel pensiero» (Gaia Tortora). Il Vaticano vuole rimediare alla propria malagiustizia? E la Chiesa tutta sa correggere i propri errori, evidentissimi? O deve aspettare secoli e secoli?

  17. BulletSalvo Sottile, Chiara Colosimo, Carmine Gazzanni su Giuseppe Pignatone e i suoi legami con ambienti mafiosi, in «Farwest», Rai3, 17 febbraio 2026. A chi faceva comodo disporre di un giudice ricattabile – e ricattato? – in Vaticano? Serviva a far condannare un innocente? Giuseppe Pignatone faceva parte del "nido di vipere" della Procura di Palermo di cui parlava Paolo Borsellino? E ha occultato le prove – manipolando al giustizia – sulla strage di via D'Amelio e sull'inchiesta mafia-appalti?

  18. Bullet«Le spiego una cosa fondamentale per capire cosa è successo in Italia negli ultimi vent'anni: Un procuratore della Repubblica in gamba, se ha nel suo ufficio un paio di sostituti svegli, un ufficiale di polizia giudiziaria che fa le indagini sul campo altrettanto bravo e ammanicato con i Servizi segreti, e se questi signori hanno rapporti stretti con un paio di giornalisti di testate importanti - e soprattutto con il giudice che deve decidere i processi, frequentandone magari l'abitazione... Ecco, se si crea una situazione del genere, quel gruppo e quella procura, mi creda, hanno più potere del Parlamento, del premier e del governo intero. Soprattutto perché fanno parte di un "Sistema" che lì li ha messi e per questo li lascia fare, oltre ovviamente difenderli». Tratto dal libro Il Sistema, di Luca Palamara. In Italia? O in Vaticano? «Ipoteticamente, cosa potrebbero realizzare, agendo in sinergia, figure come il Promotore Diddi, il Commissario De Santis e un esponente della Guardia di Finanza Pasquale Striano?» (Fari Pad) E una gerarchia di giornalisti servili.

  19. BulletMario Becciu (da Facebook, 18 febbraio 2026): «Chissà cosa ne pensano del referendum sulla giustizia gli esimi ex Ministri della Repubblica Italiana Severino e Flick, addirittura quest’ultimo già ministro della giustizia, in quanto espertissimi di ‘giusto processo’ in salsa vaticana! (...) Ma la cosa più assurda è che hanno utilizzato in sede processuale il concetto di “giusto processo“ conquista delle società più avanzate e dell’odierna giurisprudenza internazionale all’interno del sistema giudiziario di una monarchia assoluta dove il monarca è intervenuto pesantemente per far condannare l’imputato eccelente. Guarda caso innocente, come sta emergendo in modo sempre più evidente». Già! In certe salse pasticciate – dove non esiste la separazione dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario – se il Capo dello stato, magari manipolato o ingannato, ti accusa (firmando una denuncia scritta da altri), sei già automaticamente condannato dal Supremo Magistrato, che modifica pure le leggi a proprio piacimento, anche senza prove (AP).

  20. BulletPapa Leone XIV: «Certo, il peccato è personale, ma prende forma negli ambienti reali e virtuali che frequentiamo, negli atteggiamenti con cui reciprocamente ci condizioniamo, non di rado all’interno di vere e proprie “strutture di peccato” di ordine economico, culturale, politico e persino religioso. Opporre all’idolatria il Dio vivente – ci insegna la Scrittura – significa osare la libertà e ritrovarla attraverso un esodo, un cammino. Non più paralizzati, rigidi, sicuri nelle proprie posizioni, ma radunati per muoversi e cambiare. Come è raro trovare adulti che si ravvedono, persone, imprese e istituzioni che ammettono di avere sbagliato!» (18 febbraio 2026)

  21. BulletElena De Vincenzo, La Commissione Antimafia ha approvato la relazione di maggioranza sulla vicenda dossieraggi, in «TG1», Rai1, 24 febbraio 2026. In Vaticano fanno orecchie da mercante, ma la domanda è sempre quella: chi sono i mandanti di Striano e co. dentro il Vaticano?

  22. BulletCamillo Maffia, Caso Becciu: processo Sloane Avenue, atto secondo. La difesa chiede l'annullamento della sentenza, in «Agenzia Radicale», 25 febbraio 2026. UNA BARBARIE SENZA PRECEDENTI! «Quella subita dal cardinale Becciu rimane una delle più sconcertanti violazioni dei diritti umani in ambito giudiziario che si sia mai verificata sul territorio europeo nella storia recente, e basterebbero i rescripta a renderla tale. Le domande intorno a questo processo restano per ora senza risposta. Non sappiamo chi ha ordito la macchinazione contro Angelo Becciu e anche il modo in cui si è sviluppata rimane pieno di punti oscuri. Ma soprattutto non ne conosciamo gli scopi: colpire il cardinale doveva essere funzionale a un obiettivo che non abbiamo gli strumenti per decifrare senza timore di errore. Non rimane ora che attendere il pronunciamento della Corte in merito alla richiesta di nullità. E c'è da augurarsi che l'accolga, perché se passa il concetto che è legittimo celebrare un processo nel modo in cui si è sviluppato quello di primo grado avremo un'altra mazzata storica alla cultura dello Stato di diritto.»

  23. BulletFari Pad (da Facebook, 25 febbraio 2026): «In attesa della pronuncia della Corte di Appello Vaticano. ​Mentre un silenzio quasi tombale sembra essere calato sulle cronache giudiziarie d’Oltretevere, non si può fare a meno di notare il contrasto stridente tra il fragore mediatico dei mesi e anni  scorsi e l'attuale, cauta attesa. La vicenda del "palazzo di Londra", che ha portato alla condanna in primo grado per peculato — in un’accezione che molti giuristi  e opinionisti hanno definito "senza pecunia" — parrebbe oggi arricchirsi di elementi che ne rimetterebbero in discussione l'intero impianto. I nodi del contendere. ​Secondo quanto emerso recentemente, la posizione delle difese potrebbe trovare un inaspettato supporto negli esiti della giustizia britannica: La pronuncia della High Court: (a favore di Mincione) La sentenza inglese ha stabilito che l’acquisto di Sloane Avenue 60 è avvenuto in piena regolarità contrattuale, escludendo l'ipotesi di frode che era stata invece il fulcro dell'accusa vaticana. Il conflitto di giurisdizione: Ci si chiede quale valore possa avere una condanna basata su contratti che, per esplicita firma delle parti, avrebbero dovuto sottostare alla giurisdizione britannica e lussemburghese. Il Vaticano avrebbe, in tal modo, esercitato un potere d'imperio su materie regolate da leggi straniere. Le nuove prove: La consegna delle chat da parte di figure chiave come la Ciferri a Mincione potrebbe far emergere una narrazione dei fatti ben diversa da quella sinora proposta dall’informazione mainstream. Una riflessione necessaria: ​Se queste evidenze venissero confermate in sede di appello, la sentenza di primo grado rischierebbe di apparire come un paradosso giuridico. L’opinione pubblica, alimentata per anni da un'informazione spesso sbilanciata e talvolta accanitasi oltre misura, si troverebbe di fronte a un verdetto che potrebbe essere radicalmente ribaltato.  L'auspicio per il futuro: ​L’augurio è che il cammino verso la verità processuale sia d'ora in avanti accompagnato da un’informazione mediatica che sappia farsi custode di imparzialità e rigore. È fondamentale che il diritto di cronaca torni a nutrirsi della conoscenza profonda dei fatti e della corretta esegesi degli atti, rifuggendo dalle narrazioni precostituite. La giustizia, per essere tale, necessita di un riflesso mediatico che ne rispetti la complessità, garantendo un equilibrio che sia, al contempo, tributo alla verità e presidio di civiltà giuridica. Rimaniamo in attesa che il diritto faccia il suo corso, con la speranza che l'oggettività dei fatti prevalga finalmente su ogni distorsione interpretativa».

  24. BulletNicole Winfield, El Vaticano retoma el “juicio del siglo” tras reveses embarazosos para la fiscalía en apelación, in «Los Angeles Times», 27 febbraio 2026. Cefa non può diventare Caifa. Altrimenti – se la giustizia esercitata in nome del Papa fosse marcia (come è) – si tornano a crocifiggere innocenti. E si butta al macero il messaggio di Gesù Cristo.

  25. BulletAndrea Caldart, Becciu e il processo Vaticano: tra scandalo e ridefinizione dei confini della giustizia ecclesiastica, in «QuotidianoWeb», 1° marzo 2026.

  26. BulletFari Pad (Facebook, 1° marzo 2026): «In attesa della pronuncia della Corte d'Appello: giustizia o esecuzione sommaria? Mentre il mondo osserva il processo al Cardinale Angelo Becciu, l'analisi di Andrea Caldart solleva dubbi che non possono più essere ignorati. Non stiamo assistendo a un normale dibattimento giudiziario, ma a un pericoloso laboratorio istituzionale dove il confine tra diritto e arbitrio si è fatto fin troppo sottile. Ecco perché questa attesa è carica di sdegno: Un Legislatore che è anche Giudice. Come si può parlare di "giusto processo" in un sistema dove il Papa — che è il legislatore supremo — interviene modificando le norme a processo in corso? La difesa di Becciu ha sollevato eccezioni fondamentali sulla sovranità giudiziaria e sulla legittimità di regole che sembrano cucite addosso all'imputato per assicurarne la caduta. La verità imbavagliata: Caldart lo dice chiaramente: in questo processo sembra mancare la possibilità di dire davvero la verita. In un contesto dominato da gerarchie asfissianti e silenzi imposti, il Cardinale Becciu e diventato il capro espiatorio di una Curia che cerca di rifarsi il look a spese del diritto alla difesa. Oltre la finanza, un regolamento di conti: Dietro i tecnicismi sui fondi ecclesiastici si nasconde una battaglia politica. Becciu non è solo un uomo sotto giudizio, è il simbolo di una Chiesa che, pur parlando di trasparenza, nega ai suoi alti prelati le garanzie minime di un ordinamento civile moderno. Se la Corte d'Appello si limiterà a ratificare una sentenza di primo grado già viziata da anomalie procedurali, non sarà stata fatta giustizia. Sarà stata solo confermata l'ennesima odissea invisibile di chi è stato condannato mediaticamente prima ancora che nelle aule. Non si tratta di contabilità, ma di resistenza. Se in Vaticano la verità non può essere pronunciata liberamente, allora la sentenza è già scritta nel marmo del pregiudizio. Aspettiamo il verdetto, ma con gli occhi ben aperti: la credibilità della Santa Sede è appesa a un filo.»

  27. Bullet«La realtà è superiore all'idea» (papa Francesco). Già! Anche perché le idee possono essere sbagliate, pregiudizi, inganni, trappole. Come senza ombra di dubbio è avvenuto ai danni del card. Becciu: l'idea, diffusa universalmente con una violentissima campagna di diffamazione (mascariamento, character assassination), l'ha condannato come colpevole, ma la realtà – i fatti – lo dimostrano completamente innocente, anzi vittima di un brutale complotto (AP).

  28. BulletDossieraggi, vicenda Striano e prescrizioni europee in materia di antiriciclaggio, in «Tag24», 2 marzo 2026. Una violazione delle prescrizioni europee compiuta non solo dall'Italia, ma anche da parte del Vaticano, visto che alcuni dei mandanti di Striano erano – e ancora sono – dentro le mura vaticane. Che ci faceva Striano in Vaticano? Chi incontrava?

  29. BulletA proposito dei raccomandati, degli ambiziosi, dei lusingatori e degli adulatori che – come ho sempre detto – vanno a braccetto dei bugiardi e dei calunniatori, i quali (gli uni e gli altri) possono ingannare e mettere in trappola perfino un Papa: Mons. Varden ha parlato alla Curia vaticana, e al Papa, del trattato "De Consideratione" di Bernardo di Chiaravalle, il quale «affronta anche le difficoltà legate alla persona del Papa, inclusi i compiti giuridici che spesso lo sovraccaricano. Bernardo ricorda che il Papa non è solo il successore degli apostoli, ma anche l’erede del mondo intero, sul quale non esercita un dominio, poiché l’unico vero Signore è Cristo. Per questo, il pontefice è chiamato a convertire, ammonire gli eretici e correggere gli ambiziosi. Bernardo non risparmia critiche al clero e al popolo romano, esortando il Papa a scegliere con attenzione i suoi collaboratori, evitando gli ambiziosi, i raccomandati e gli adulatori. «Le qualità che Bernardo gli chiede di cercare e coltivare sono valide in ogni tempo: servono collaboratori “di provata integrità, disponibili all’obbedienza, pazienti e miti; […] di sicura fede cattolica, fedeli nel ministero; amanti della concordia, della pace e dell’unità; […] prudenti nel consiglio, […] sagaci nell’amministrazione, […], modesti nel parlare”», ha detto Varden questa mattina». Eh, già. Bernardo aveva visto lontano. C'è da rimediare a un errore gigantesco.

  30. BulletFari Pad (Facebook, 4 marzo 2026): «UN CARDINALE INNOCENTE È STATO CONDANNATO. Porta con "fede cristiana "la croce sulle spalle. Il processo d'appello vaticano si trova oggi in una fase di stallo che non è frutto di semplici ritardi burocratici, ma di un vero e proprio collasso della coerenza giuridica. Quando il diritto si scontra con l'illogicità e il potere tenta di sovrascrivere i patti, il risultato inevitabile è un "cul-de-sac" senza via d'uscita. Ci si chiede davvero: Quo vadis? Verso quale giustizia ci stiamo dirigendo? Tutto ha origine da un "peccato originale": il rinnegamento di ciò che era stato liberamente pattuito. La Santa Sede, agendo sul mercato internazionale, ha sottoscritto contratto (acquisto palazzo Sloane60) che stabilivano come pattuizione preventiva - la giurisdizione inglese come formula imprescindibile. Oggi, la pretesa di processare internamente fatti che l'Alta Corte di Londra ha già dichiarato leciti e privi di frode espone il Vaticano a conseguenze reputazionali disastrose. Su queste fondamenta tradite si è cercato di poggiare l'impalcatura dell'accusa, ricorrendo a rescritti papali emanati a processo gia iniziato. Ma nel diritto vige una regola ferrea: non si può costruire un tetto prima delle mura che lo sostengono. Senza la base di una legalita certa e preesistente al momento del fatto, ogni tentativo di condanna poggia sul vuoto logico. Un tetto senza mura è destinato a crollare. A rendere l'aria ancor più irrespirabile è l'emersione di manipolazioni che hanno inquinato il "giusto processo". Il peso delle chat occultate e dei messaggi selezionati ad arte dall'accusa ha spezzato l'equilibrio fondamentale tra giudice terzo, difesa e accusa. Se le prove vengono manomesse o "indirizzate" durante il gioco, viene meno la liceità stessa dell'azione penale e il processo si trasforma in arbitrio. Ora, a chiudere il vicolo cieco, subentra il rischio economico reale per le casse vaticane. La vittoria della controparte a Londra apre le porte a richieste di risarcimento colossali per danno reputazionale e violazione dei patti. Incastrata tra l'impossibilità di smentire le procedure speciali e l'evidenza dei fatti internazionali, la via intrapresa porta inevitabilmente a un binario morto. Lo standby attuale è la mossa disperata di chi non ha più percorsi legali percorribili. Chi vivrà, vedrà». Io, finché vivrò, vedrò, e terrò gli occhi ben aperti.

  31. BulletFari Pad (Facebook, 5 marzo 2026): «PROCESSO BECCIU: IL "PECCATO ORIGINALE" E UN DOSSIER ABUSIVO? L'inchiesta di Rita Cavallaro su Il Tempo scoperchia un vaso di Pandora che va ben oltre le mura vaticane e si intreccia con uno dei più grandi scandali di spionaggio della storia recente italiana: il caso Striano. Stiamo assistendo al crollo di un castello di carte costruito su fondamenta d'argilla? Ecco i punti che non possono più essere ignorati. LE DUE BUGIE AL PAPA: Secondo gli atti, il Santo Padre sarebbe stato indotto a privare il Cardinale Becciu dei suoi diritti basandosi su informazioni rivelatesi false. 100mila euro mai spariti, ma regolarmente presenti nei conti della Diocesi di Ozieri, come confermato dal Vescovo. Chi ha sussurrato queste falsità all'orecchio del Pontefice il 24 settembre 2020? LA PISTA DEGLI "SPIONI": Emerge l'ombra inquietante di Pasquale Striano GF ( guardia di finanza). Com'è possibile che documenti "segretissimi" finissero sulle scrivanie dei giornali prima ancora che negli atti giudiziari? L'accesso abusivo alle banche dati non è più solo un sospetto, ma una realtà investigativa che vede Striano muoversi con disinvoltura tra intelligence e vaticano. LA BATTAGLIA IN APPELLO: Le difese ora parlano chiaro. Se le prove alla base del "processo del secolo" derivano da dossieraggi illeciti, acquisiti senza rogatorie internazionali e in violazione del Giusto Processo, l'intero impianto accusatorio è nullo. Non si può fare giustizia partendo da un'illegalità. LA RIFLESSIONE: Siamo di fronte a un sistema di "spionaggio su commissione" utilizzato per eliminare figure scomode Oltretevere? II Cardinale Becciu è stato vittima di un killeraggio mediatico alimentato da dati manipolati? Chi è il mandante della richiesta? E partita dall'ufficio del Promotore di Giustizia, dalla Gendarmeria oppure dalla Segreteria di Stato? Questa distinzione non è puramente nominale: definisce se l'attività sia stata un'operazione di polizia giudiziaria autorizzata, un'iniziativa autonoma dei servizi di sicurezza o un atto di indirizzo politico-amministrativo. In assenza di una tracciabilità chiara della richiesta iniziale, ogni elemento raccolto rischia di essere configurato come un 'frutto dell'albero avvelenato', minando la validità etica e giuridica della sentenza di primo grado. Mentre la Procura di Roma e quella di Perugia scavano nei file di Striano, la Corte d'Appello Vaticana non potrà ignorare questa illecita "contaminazione" investigativa? La supremazia del diritto deve prevalere sulla strategia "occulta" che artatamente ha formato l'accusa.»

  32. BulletLa scelta rivoluzionaria di Leone XIV: ecco chi ha chiamato al suo fianco, in «Silere non possum», 5 marzo 2026. «Francesco ha voluto al suo fianco proprio quel corpo che, prima dell’elezione di Bergoglio, non poteva neppure accedere al Palazzo Apostolico. Quella scelta, negli anni, ha prodotto i suoi risultati. Abbiamo visto i diversi scandali emersi: dai buchi nella sicurezza, al coinvolgimento dei commissari negli scandali con pregiudicate, ai commissari che fanno dossieraggio su prelati e cardinali, fino allo scandalo di Domenico Giani e alla sua cacciata dallo Stato con il collocamento alll’Ordine di Malta come “contentino per tenerlo zitto”. E tanti altri non sono neppure emersi. A Zanetti, Francesco affiancò poi la figura, ben controversa, di Stefano De Santis, spesso al suo servizio come autista: e con la pregiudicata Chaoqui si è visto che cosa sia accaduto. Santa Marta era diventata un teatro di dossieraggio e di soldi che uscivano ed entravano dalla cassaforte del Papa. Un teatro imbarazzante

  33. BulletAlexis Tereszcuk, Fact Check: The Vatican Did NOT Close Secret Archives Over Epstein Files, in «Yahoo!news», 13 marzo 2026. E intanto continua la volgarissima e bugiardissima campagna di diffamazione, altrimenti detta mascariamento o character assassination. Schifo!

  34. BulletSalvatore Izzo e Letizia Lucarelli, "Senza vera giustizia non esiste uno Stato". Leone XIV apre l'anno giudiziario vaticano, con qualche implicito chiarimento sull'affaire Becciu, in «Faro di Roma», 14 marzo 2026. «Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (sant'Agostino). «Parole che pur senza citare l’affaire Becciu, manifestano un’attenzione al rispetto delle persone che nel recente passato è sembrato essere stato dimenticato nelle procedure vaticane sulla vicenda del Palazzo di Londra. Significativamente oggi l’apertura dell’anno giudiziario non ha previsto, come sarebbe tradizione, una requisitoria del promotore di giustizia Alessandro Diddi, rimanendo affidata invece al presidente Venerando Marano, per definizione sopra le parti. Del resto la Cassazione vaticana ha stabilito che il processo d’appello per il cardinale Giovanni Angelo Becciu, condannato in primo grado senza alcuna prova di colpevolezza e del quale si attende la riabilitazione, possa proseguire senza la presenza del Promotore di giustizia, che oltretutto ha presentato fuori dai termini i suoi motivi di ricorso, e dunque sarebbe stato fuori luogo affidargli la requisitoria di oggi.»

  35. BulletIacopo Scaramuzzi, Il Papa: "Non c'è Stato senza giustizia, il processo giusto contribuisce alla credibilità", in «La Repubblica», 14 marzo 2026. «Prevost apre per la prima volta l’anno giudiziario vaticano. E sullo sfondo del processo Becciu sottolinea l’importanza di garantire “l’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi"» Esattamente ciò che non c'è stato nel disastroso e scandalodo "processo del secolo".

  36. BulletIl Papa, 'garantire diritto di difesa e durata ragionevole processi in Vaticano', in «Ansa», 14 marzo 2026. A PROPOSITO DELLA GIUSTIZIA (O DELLA SUA MANCANZA) «L’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi non rappresentano soltanto strumenti tecnici del procedimento giudiziario. Essi costituiscono le condizioni attraverso le quali l’esercizio della funzione giurisdizionale acquista particolare autorevolezza e contribuisce alla stabilità istituzionale. (...) è utile ricordare ancora una volta l’insegnamento di Sant’Agostino: "Senza la giustizia non si può amministrare lo Stato; è impossibile che si abbia il diritto in uno Stato in cui non si ha vera giustizia. L’atto che si compie secondo diritto si compie certamente secondo giustizia ed è impossibile che si compia secondo il diritto l'atto che si compie contro la giustizia. […] Lo Stato in cui non si ha la giustizia non è uno Stato. La giustizia infatti è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo. Dunque non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo stesso al Dio vero".  (...) laddove non vi sia una vera giustizia, non può sussistere neppure un autentico diritto, poiché il diritto stesso nasce dal riconoscimento della verità dell’essere e della dignità di ogni persona.  La giustizia, così concepita, è la virtù cardinale che ci chiama "a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l’armonia che promuove l’equità nei confronti delle persone e del bene comune"» (Papa Leone XIV).

  37. BulletD.V.B., Vaticano. Leone XIV frma la giostra e tuona: «L'amministrazione della giustizia contribuisce alla tutela dell'ordine giuridico e alla credibilità delle istituzioni», in «Silere non possum», 14 marzo 2026. «Leone XIV ha sottolineato l’importanza delle garanzie procedurali, dell’imparzialità del giudice, dell’effettività del diritto di difesa e della ragionevole durata dei processi. Non si tratta di meri strumenti tecnici: sono le condizioni che rendono credibile l’esercizio della giurisdizione e rafforzano la stabilità delle istituzioni. (...) C’è poi un passaggio che interpella anche chi racconta la giustizia. Non si può narrare solo ciò che fa comodo perché l’imputato è un amico o, al contrario, un nemico. Il criterio deve restare sempre la ricerca della verità, secondo parametri di oggettività. Solo così si conserva credibilità. (...) Sul versante vaticano, invece, la domanda resta aperta: chi occupa determinati ruoli sentirà il peso della coscienza fino al punto di comprendere che è tempo di farsi da parte? Perché il tempo del fanta-diritto usato per colpire i nemici, almeno nella volontà del Papa, è finito.»

  38. BulletRita Salerno, Papa Leone XIV all'apertura dell'anno giudiziario in Vaticano, in «TG2000», TV2000, 14 marzo 2026. «L’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi» sono condizioni imprescindibili nell'amministrazione della giustizia in Vaticano.


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