Sulla causa di beatificazione di Aldo Moro (e sulle altre accuse di Report)
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Piero Sansonetti ("4 di sera", Rete4, 20 agosto 2026): «Report non era un grande giornalismo di inchiesta. Report era un luogo fondamentalmente di linciaggio». Ci racconta poi delle buste gialle che arrivavano sulle scrivanie di certi giornalisti, che tutti sapevano provenire da servizi segreti o da certi magistrati, i quali chiedevano la pubblicazione. Prosegue Sansonetti: «È un giornalismo in cui dominano pezzi minoritari di magistratura corrotta e servizi segreti». C'è una levata di scudi assurda della "categoria giornalistica", forse da parte di quei "tutti" di cui Sigfrido Ranucci dice di conservare le chat. Piero Sansonetti è uno dei pochi giornalisti seri, che ha il coraggio di dire la verità: Report non è giornalismo d'inchiesta. -
Michele Nardi (Facebook, 20 agosto 2026): «Della vicenda Ranucci c'è qualcosa che non quadra. Aveva la scorta. La sua abitazione era sorvegliata costantemente. Come fanno a piazzare una bomba sotto l'auto parcheggiata sotto la sua abitazione senza che nessuno se ne accorga? Dov'era la scorta? Chi era responsabile della Sorveglianza della abitazione? L'ordigno era collegato ad un timer o a un telecomando? Perché nel primo caso come si faceva ad avere la certezza che non avrebbe coinvolto nessuno? Domande banali che un semplice investigatore si sarebbe posto. Spero anche la procura di Roma.» -
«Dell'inchiesta non parlo: per rispetto dei magistrati» (dichiarazione di oggi). Sigfrido Ranucci, mi spieghi, per favore: perché mai i magistrati dovrebbero risentirsene se Lei dicesse il suo parere sull'inchiesta e magari anche su ciò che lei sapeva o intuiva dell'attentato? -
Giorgio Gandola, Ranucci fa pure la vittima: guai a chi lo tocca, in «Panorama», 20 agosto 2026. -
Ranucci e le accuse di molestie, centrodestra all'attacco, in «Ansa», 20 agosto 2026. -
Matteo Marcelli e Giuseppe Muolo, Dal caso Ranucci alla Rai, tutti i passi indietro dell'Italia sull'informazione, in «Avvenire», 21 agosto 2026. Sarebbe ora che "Avvenire" dicesse che Report ha diffuso ignobili calunnie contro un uomo innocente. -
Stefano Giordano, Ranucci: "Se mi tolgono Report, ci divertiamo. Nel mio telefono ho le chat di tutti". Il paladino che querela le domande, in «Il Riformista», 22 agosto 2026. Il mitomane, le minacce, i ricatti. -
Luca Fazzo, "Noto il rapporto tossico tra certe toghe e Ranucci", in «Il Giornale», 22 agosto 2026. -
Paolo Pandolfini, Sigfrido & famiglia: uno racconta, l'altro archivia. I fratelli Ranucci "al lavoro", in «Il Tempo», 22 agosto 2026. Toh! Una guardia di Finanza che lavorava all'Antimafia, proprio come il famoso Pasquale Striano, autore di spionaggi e dossieraggi illeciti organizzati contro le persone coinvolte nel "processo del secolo" (in realtà la farsa del millennio) in Vaticano. E intanto Sigfrido Ranucci, suo fratello, diffondeva ignobili calunnie contro un uomo innocente. -
LA LOGICA "ILLOGICA" DI LAVITOLA (E DI RANUCCI?). In effetti, se Lavitola ha organizzato l'attentato a Ranucci per fargli un piacere... cosa accamperà Ranucci quando dovrà spiegare la diffusione attraverso Report di ignobili calunnie contro un uomo innocente? Ma io preferisco tenermi la logica logica (AP). -
Franco Zanghi (FB, 23 agosto 2026): «Il 7 settembre 2025, quaranta giorni prima della bomba, Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci si incontrano nella villetta di Ranucci a Torvajanica. Secondo l'avvocato Arturo Cola, dichiarazione pubblica all'ANSA del 17 agosto 2026, in quella sede Lavitola avvisò il conduttore dei pericoli che correva per la sua incolumità in ragione di possibili attentati. Dopo il 16 ottobre, Ranucci viene ascoltato più volte dagli inquirenti. Parla del rapporto con Lavitola, delle cene, dei messaggi, delle telefonate. Non parla dell'incontro del 7 settembre. Non riferisce che quaranta giorni prima il suo amico lo aveva avvisato di possibili attentati. Questo silenzio apre due scenari. Se Lavitola mente, Ranucci avrebbe tutto l'interesse a smentirlo: nessuna smentita è arrivata. Se Lavitola dice la verità, Ranucci aveva un'informazione rilevante per la Procura e non l'ha riferita. Il Gip è esplicito: nessun elemento dimostra che Ranucci sapesse dell'attentato prima che accadesse. Resta parte lesa. Ma c'è una differenza tra non sapere dell'attentato e non riferire agli inquirenti che quaranta giorni prima qualcuno ti aveva parlato di possibili attentati. Sono due cose diverse. La seconda non richiede complicità. Richiede solo una risposta.» -
Anna Limpido, Superman Ranucci, il libro boomerang e il suo racconto hot con la stagista: se non è reato, è ipocrisia, in «Il Riformista», 24 agosto 2026. «Questa dinamica autoconfessata o autoromanzata da Ranucci ricade a ben vedere in una brutta abitudine lavorativa di donne soggiogate dai capricci (anche sessuali) dai propri datori di lavoro che non hanno niente a che vedere con le bravate, vezzi o giochini. Sono discriminazioni di genere se non addirittura vere e proprie molestie o violenze sessuali con conseguenze civili e penali contro le quali le donne, le Consigliere di Parità, associazioni e Tribunali si battono da anni perché la normalizzazione maschile non le rubrichi a mere goliardate. Copiosa giurisprudenza ha stabilito che il timore di perdere il posto di lavoro, di subire ritorsioni o di non ottenere una promozione, annulli la libertà di scelta della vittima ove l’assenso dato per paura del licenziamento, o il timore reverenziale di non essere confermata, non è considerato un valido consenso. Possibile che lui, il nostro Superman che ha sbattuto nelle sue inchieste di “Report” molti sotterfugi (veri o presunti) anche sessuali di tanti politici, proprio lui sia portatore degli stessi vizi? Se non è reato (e non ne sapremo mai in assenza di denuncia) è senz’altro ipocrisia.» -
Vincenzo Vitale, Ranucci amico di Lavitola e "moralizzatore", in «L'Opinione», 24 agosto 2026. -
Aldo Torchiaro, Tosi e i video su Ranucci: "Sono autentici. Ora Report cambi guida, lui difficilmente poteva non sapere della bomba di Lavitola per farlo diventare premier", in «Il Riformista», 25 agosto 2026. Ranucci «parla anche delle sue presunte protezioni, dei rapporti fortissimi che ha con alcune procure e con i servizi segreti.» -
Metodo Report, Ranucci e il sistema delle buste anonime, in «Il Riformista», 25 agosto 2026. -
Enrica Riera e Nello Trocchia, Bombe, parole e omissioni. Faro sui silenzi di Ranucci, in «Domani», 25 agosto 2026. Sempre molto opaca questa vicenda. Quante falsità, quante menzogne, quante omissioni. -
Ranucci: "Se potessi andare a cena con Riina, ci andrei", in «L'aria che tira», La7, 26 agosto 2026. -
Sigfrido Ranucci non ne sta uscendo bene, in «Il Post», 26 agosto 2026. -
Michele Larosa, "Lavitola entrava e usciva dalla Rai. E anche altre minacce ricevute da Ranucci sono misteriose". L'intervista al giornalista che per primo ha svelato l'amicizia tra Ranucci e Lavitola, Aldo Torchiaro del Riformista. Che dice cose pesantissime, in «Mow», 26 agosto 2026. Una storia sempre più fosca e più losca. E, toh, c'entra ancora Del Deo, autore di operazioni illecite con/per il Vaticano! «Al DIS c'era stata la guerra tra Mancini e Del Deo. Mancini era il vice di Del Deo, sostanzialmente il tesoriere dei servizi segreti, il capo del controspionaggio ha anche la funzione di supervisore amministrativo. Lui controllava i fondi dei servizi, che come sai sono un buco nero da molti milioni di euro, e oggi Del Deo è sotto inchiesta per distrazione di fondi neri. C'era stato un forte attrito tra i due, e al culmine di questo attrito viene organizzata questa trappola per Mancini, che viene fatto fuori. Tra l'altro per nessun motivo. Perché per un dirigente del DIS incontrare uomini politici era il lavoro quotidiano. Incontrare l'ex presidente del Consiglio, che aveva la responsabilità sul DIS, era assolutamente prassi. (...) Ranucci. Però l'ho visto molte volte, e a seconda di chi vedevo seduto con lui intuivo di cosa si sarebbe occupato Report. (...) Nel 2023 io ero cliente del ristorante, stavo cenando fuori, fumo quindi mi siedo volentieri nel dehors all'aperto. Fra i tavoli all'interno c'era un tavolo, che era quello che il proprietario del ristorante aveva eletto un po' a suo ufficio, il suo salotto per ricevere, per fare relazioni. Al tavolo vedo di nuovo Ranucci, vedo di nuovo Laura Cianfoni, ma questa volta con loro c'è anche un personaggio che mi accende la lampadina: don Gianni Fusco. Don Gianni Fusco è un monsignore che per la Santa Sede si è occupato di istruire l'accusa contro Becciu, nel caso Becciu-Marogna, il palazzo comprato a Sloane Avenue a Londra. Allora io, più incuriosito dalla presenza di don Gianni Fusco che da quella di Ranucci in verità, e notando al tavolo accanto gli uomini della scorta di Ranucci, capisco che se entro e li interrompo rovino tutto, allora decido di mettermi fuori a fotografarli. Fingo quindi una telefonata con l'auricolare, mi alzo e faccio mezzo giro passando lungo la vetrina. Loro non fanno una piega e in tre o quattro minuti realizzo una trentina di scatti e due o tre video. Poi pubblico. (...) Prendere una carta della Procura e renderla nota è l'esatto contrario del fare un'inchiesta. L'inchiesta è quando nessuno ti parla, la Finanza non ti riceve e la Procura non conferma: in quel caso la puoi chiamare inchiesta. Se hai una fonte autorevole che ti passa carte o intercettazioni, non è inchiesta, è avere un canale privilegiato con alcuni magistrati, che è l'esatto contrario. Il fatto che centinaia di indagati negli anni abbiano saputo di essere tali grazie ai servizi di Report è indicativo di questo. (...) Bisognerebbe riguardare tutte le denunce fatte da Ranucci nel corso degli anni, quelle per cui gli è stata assegnata la scorta, a che cosa sono dovute? Noi stiamo dicendo che oggi la scorta è stata aumentata abusivamente per effetto di un gesto folle di Lavitola, ma nel 2021 cosa è successo? Una busta con un proiettile, sempre anonima. Nel 2020? Una scritta su un muro vicino alla Rai. Con tutte le telecamere che ci sono a Roma, nessuno ha mai saputo chi l'avesse fatta. Ora che capiamo che l'ultimo episodio è stato inventato da qualcuno a lui vicino, sarebbe utile capire se, risalendo agli ultimi cinque o sei anni, ci siano stati altri episodi simili, piccoli atti dimostrativi, innocui, senza vittime né feriti. La simulazione di reato è comunque un reato: mandare un proiettile a qualcuno, una minaccia di stampo mafioso, sono cose serie. E aggiungo: possibile che a un giornalista d'inchiesta così esperto, che conosce le procure, amico della Guardia di Finanza, nessuno abbia mai dato una mano a trovare gli autori di queste ripetute minacce? Come mai non c'è mai stato un nome dietro a nessuna di esse?» Uhm, non tutto mi sebra corretto; ad esempio, sarà vero ciò che Torchiaro dice di mons. Fusco? Mah! Certo Fusco, nei giorni del Conclave, era, per sua stessa ammissione, un tifoso sfegatato di Pietro Parolin. E già questo è molto sospetto. -
Ranucci: "Se potessi andare a cena con Totò Riina ci andrei", in «Adnkronos», 26 agosto 2026. Quando lo squallore non ha freni. -
Ranucci non arretra, il faro di Bruxelles sulla vicenda, in «Ansa», 26 agosto 2026. -
Ranucci, Vauro: "Non sto con lui, partecipa al teatro delle vanità", in «Adnkronos», 26 agosto 2026. -

Quelle amicizie intime di Sigfrido Ranucci... -
Sigfrido Ranucci, manipolatore e approfittatore egocentrico. Sullo pseudo attentato organizzatogli dal suo amico fraterno Valter Lavitola, Ranucci IN PUBBLICO si è detto preoccupato per lo «spessore criminale di elevatissima pericolosità» degli esecutori: «Mi inquieta lo spessore criminale». IN PRIVATO invece, commentando lo stesso pseudo attentato con il suo amico Lavitola (il mandante reo confesso), Ranucci dice che i quattro attentatori erano degli «scalzacani» (persone sempliciotte e imbranate). Oh, quante manipolazioni nel suo agire, privato e pubblico! Un personaggio squallido e pericoloso. E i pecoroni lo seguono come i famosi topi il pifferaio magico. Credendo anche alle ignobili calunnie diffuse da Report contro un innocente. -
Ranucci mente anche sulla telefonata della Gabanelli?, in «Esperia»» 27 agosto 2026. Ranucci il manipolatore? -
Ranucci, Esperia 'pesca' filmato del 2024: "Collegò la cattura di Messina Denaro al compleanno di Meloni", in «Startup Business», 27 agosto 2026. Il solito "metodo Report"! -
Gli arrestati ai pm: 'Non conosciamo Lavitola, né Ranucci, solo Tavares', in «Ansa», 27 agosto 2026. -
Capolavoro di FdI: fare di Ranucci un martire, in «Il Foglio», 27 agosto 2026. -
Piccola riflessione amara. La Rai fatica a congedare (non a condannare, semplicemente a congedare) Sigfrido Ranucci, un personaggio che ne ha combinate di tutti i colori, perfino diffondendo calunnie contro un innocente. Il Vaticano – nello specifico papa Francesco – non ha esitato un secondo a cacciare con infamia, esponendolo alla più violenta gogna mondiale, il card. Becciu, un uomo onesto e fedele nel frattempo rivelatosi completamente innocente e anzi vittima di un brutale complotto, cui anche lo stesso Ranucci ha partecipato. Ed esclusivamente sulla base di chiacchiericcio, di menzogne, di calunnie. Meditate gente, meditate. E svegliatevi, don Abbondio! (AP) -
Ranucci, Esperia: "Nel libro dice che Gabanelli lo chiamò mentre salvava un uomo, ma spunta un video con un'altra versione". La replica del conduttore, in «Adnkronos», 28 agosto 2026. La giustificazione di un propalatore di balle! Ohé, Ranucci, vuoi dire che nel tuo "spettacolo teatrale" autobiografico ti puoi permettere di dire porcherie "artefatte" e anche di raccontare balle? Ah, ecco, basta saperlo, perché anche il tuo Report sa tanto di "spettacolo teatrale", e più precisamente di farsa tragicomica o grottesca! -
Caso Ranucci, Valter Lavitola e il safari in Africa extra lusso due settimane dopo l'attentato al giornalista di Report, in «Corriere della Sera», 28 agosto 2026. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. -
Vincenzo De Luca, Camorrismo giornalistico: già undici anni fa, in FB, 28 agosto 2026. «Beh, quando ha ragione ha ragione. -
Così già 4 anni fa parlava di Report e Sigfrido Ranucci Piero Sansonetti, FB, 28 agosto 2026. -
La reazione di Ranucci al cambiamento alla guida di "Report" è l'espressione di un'arroganza incommensurabile. E di un ego spropositato. -
«Ogni libertà comporta anche una responsabilità. La libertà di stampa – di cui Sigfrido Ranucci ha sempre goduto – comporta anche una responsabilità deontologica. Lui ha dimostrato di non esserne all'altezza, ne ha abusato, ha manipolato la realtà e il suo pubblico, ha diffuso menzogne e ignobili calunnie» (AP su FB).
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Andrea Ossino, Terreni, carbon credit e safari: tutti gli affari africani di Lavitola e il mistero dei soldi, «La Repubblica», 29 agosto 2026. La bella gente di cui Ranucci si circonda. -

L'educazione non si impara da un giorno all'altro. Chi non ce l'ha non può mica darsela. La decadenza e la manipolazione fatta passare per informazione seria. Ranucci insulta chi l'ha trattato con i guanti bianchi e pure chi deve subentrargli – con tutti i guai che erediterà per colpa sua – prima ancora della prima puntata. E poi dice che con la sua partenza è distrutto "Report": «Muoia Sansone con tutti i filistei! Dopo di me il diluvio». -
La professoressa Maria Grazia Modena parla delle inchieste di Sigfrido Ranucci in merito al suo caso personale dal quale ne è uscita del tutto immacolata. Un'altra vittima innocente – l'ennesima! – dei linciaggi di Ranucci e del "metodo Report". -
Aldo Torchiaro, Il Silenzio degli Innocenzi, in «Lo Speciale», 30 agosto 2026. -
Giorgio Gandola, Ranucci non sa più chi è ma si sente Dio, in «La Verità», 30 agosto 2026.


















































