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Sul sistema giudiziario vaticano (trentaseiesima parte) >>> per la parte precedente clicca qui
«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).
Ho fatto una domandina all'IA (AP): 
Vincenzo Bisbiglia, La guerra tra bande nella cybercecurity dietro il caso Striano, in «Il Fatto Quotidiano», 20 giugno 2026. Che razza di gioco sporco conducevano Striano e co.? E chi erano i mandanti dentro il Vaticano?
R.R. e d.L.V., I veri corvi che hanno usato il Papa per [tentare di] mettere a tacere Silere non possum, in «Silere non possum», 20 giugno 2026. «Il diritto vaticano prevede delle norme molto chiare per la notifica degli atti e gli organi giudiziari vaticani non hanno mai notificato nulla rispettando le norme: un'omissione che basta, da sola, a rendere nullo tutto quanto è stato celebrato in questi anni nelle aule di tribunale, in assenza dell'imputato. Il giusto processo, insomma, non è stato in alcun modo garantito. Senza dimenticare che, seppur Diddi non abbia ben chiaro quali sono le norme del processo in generale, avrebbe dovuto agire attraverso i canali di collaborazione fra Stati. Il Vaticano, infatti, non è un “rione romano”. «Certo, il risultato è a nostro favore e dimostra come qualcuno continui a millantare posizioni, convinto di poter ottenere vantaggi solo grazie a onorificenze e premietti incassati negli ultimi tredici anni. Ma va messo agli atti che tutto questo è avvenuto senza il rispetto di alcuna norma di diritto», spiega ancora Perfetti. Il tutto è stato possibile anche per un'altra ragione ben precisa: Alessandro Diddi - che su queste pagine abbiamo più volte spiegato non aver mai studiato né diritto canonico né diritto vaticano - nutre un odio viscerale nei confronti di Silere non possum e del suo direttore. Un odio dalle radici semplici. Non abbiamo mai taciuto gli errori che commette, proprio perché - ed è la sua storia, ci spiace per lui - non ha mai studiato diritto canonico e vaticano. Abbiamo raccontato come è arrivato in Vaticano. E non abbiamo mai avuto paura delle sue intimidazioni, pronunciate alla presenza di avvocati e indagati/imputati nei vari procedimenti di cui ci siamo occupati. Così, anche stavolta, esattamente come nel caso Sloane Avenue, Alessandro Diddi non poteva agire e invece ha agito. E anche qui, come per Tornielli, ciò che emerge è che si agisce a danno della Santa Sede. (...) Davanti a questo, una persona preparata e soprattutto non rancorosa, avrebbe dovuto dire: “Va bene, ci abbiamo provato ma i giudizi ne sanno più di me e quindi la smetto”. Diddi, invece, ha fatto spendere migliaia di euro allo Stato della Città del Vaticano per portare avanti questo processo per ben due anni e si è visto chiudere la porta in faccia da ben tre organi di giudizio. Tutti soldi che vengono sottratti allo Stato, tutti soldi sottratti al Papa, tutti soldi buttati.»
24 giugno 1992. Svelato il "Diario Falcone", in «Progetto San Francesco», 21 giugno 2026. Quei magistrati palermitani... E anche Giuseppe Pignatone, giudice vaticano ricattabile, che ha condannato senza prove un innocente ed è indagato per favoreggiamento alla mafia...
Luca Fazzo, La lista dei 186 nomi nel mirino delle spie. C'è`anche Angelucci, in «Il Giornale», 20 giugno 2026. «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto.» Perfino gli scandalosi "omissis" della perversa malagiustizia vaticana saranno desecretati. E poi: chi sono i mandanti di Striano e Laudati dentro il Vaticano?
"Audizioni non precluse". E ora Conte, de Raho e Scarpinato tremano davvero, in «Il Giornale», 25 giugno 2026. Credo che potrebbero tremare un po' anche alcuni magistrati vaticani: il giudice Giuseppe Pignatone che, con l'amico di Scarpinato Natoli, è indagato per favoreggimanto alla mafia; il pdg Alessandro Diddi, che ha costruito un processo assurdo sul nulla e su operazioni illecite compiute da Pasquale Striano e Antonio Laudati, onde condannare un uomo innocente; altri?
Fiammetta Nesta, L'imparzialità e la terzietà del giudice nel processo penale vaticano, in «Vox Canonica», 29 giugno 2026. «Il principio del giusto processo, solennemente sancito a livello internazionale dall’articolo 10 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dall’articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, trova nel binomio della terzietà e dell’imparzialità del giudice il suo nucleo fondante. Nello Stato della Città del Vaticano l’enucleazione e l’effettiva operatività di tali garanzie hanno storicamente dovuto confrontarsi con una struttura ordinamentale sui generis, tanto che la Santa Sede non ha né firmato né ratificato la CEDU, sebbene abbia manifestato i sentimenti sottesi di rispetto della dignità e dell’integrità umana. (...) Lo Stato vaticano si configura come una monarchia assoluta elettiva all’interno della quale il Sommo Pontefice accentra nella propria persona la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della Legge Fondamentale. (...) la vigenza del Codice Finocchiaro-Aprile continua a sollevare interrogativi dottrinali sulla distinzione tra chi raccoglie la prova e chi la valuta in dibattimento, essendo un codice prevalentemente di stampo inquisitorio. (...) Nonostante lo sforzo legislativo profuso nel tentativo di allineare lo Stato vaticano agli standard transnazionali, assistiamo, soprattutto in processi particolarmente delicati, all’uso dei Rescripta. Essi sono dei provvedimenti singolari ad casum emanati dal Romano Pontefice che, in via del tutto eccezionale e in deroga alle comuni regole del processo stabilite per legge, modificano i poteri del Promotore di Giustizia, organo dell’accusa, su esplicita richiesta di quest’ultimo, potenzialmente a scapito delle garanzie degli imputati: questi provvedimenti possono essere adottati senza la loro previa pubblicazione, in contrasto con il principio di legalità, che impone la previa pubblicazione degli atti aventi forza di legge prima della loro entrata in vigore sia nell’ordinamento vaticano che in quello canonico. Un secondo profilo di criticità riguarda lo statuto dei magistrati e l’assenza di un organo indipendente di autogoverno della magistratura, analogo ai Consigli Superiori della Magistratura presenti in Italia o in altri ordinamenti europei. Nello SCV le nomine, le promozioni, i trasferimenti e i procedimenti disciplinari dei magistrati sono integralmente rimessi alla volontà del Sommo Pontefice, che li esercita tramite i propri dicasteri o con provvedimenti diretti. (...) I principi di terzietà e imparzialità del giudice non sono considerati concetti alieni o incompatibili con la natura dello SCV, bensì si dimostrano elementi costitutivi essenziali per la credibilità internazionale e la tenuta etica della giurisdizione della Santa Sede. Il percorso intrapreso mostra il passaggio progressivo da un modello di stampo marcatamente inquisitorio a un modello sui generis, in cui la ricerca della verità processuale deve necessariamente coniugarsi con il rispetto intangibile dei diritti della difesa e con le esigenze di uno Stato dipendente dal Romano Pontefice. L’assimilazione dei parametri del costituzionalismo europeo incontra quindi un limite invalicabile nella natura ecclesiologica dello Stato della Città del Vaticano. La terzietà del giudice vaticano non potrà mai configurarsi come una totale separazione dal vertice sovrano, poiché il legame di dipendenza strutturale dal Vicario di Cristo permane come asse portante dell’intero sistema. La vera scommessa del futuro consisterà nella capacità dei magistrati e del legislatore vaticano di dimostrare, nella prassi quotidiana delle aule di giustizia, che l’obbedienza alla legge e l’equidistanza dalle parti costituiscono lo strumento più alto per attuare quella giustizia che, per la Chiesa, resta una dimensione inscindibile della carità, senza però dimenticare il fine verso cui tende l’ordinamento vaticano, che ha come primo criterio di riferimento interpretativo il diritto canonico stesso.» Bei pensieri. Ma tutto da dimostrare, nella pratica!
Andrea Paganini (FB, 30 giugno 2026): «Ormai è evidente per il mondo intero che Becciu è la vittima innocente di un brutale complotto. Manca solo una cosa: il Vaticano deve riconoscerlo. Oggi, 30 giugno 2026, scade l'ennesimo ultimatum posto all'accusa per la consegna del materiale probatorio abusivamente occultato. I Pdg obbediranno ai Giudici? Finora non l'hanno fatto. E così la malagiustizia in Vaticano ha fatto il brutto e il cattivo tempo a proprio piacimento, da sei anni a questa parte. La finiamo?»
Giuseppe Giordano, Caso Becciu, il giudizio d'appello diventa un esame di coscienza della giustizia vaticana, in «Capitalist», 1° luglio 2026. PROCESSO AL PROCESSO (E AL VATICANO). Ah, se solo avessero ascoltato – e rimediato alle porcherie – già cinque anni fa! Ora l'intero sistema (giudiziario) vaticano entra in crisi e la malagiustizia esercitata contro un innocente si trasforma in un boomerang. Ma la verità è più importante di qualsiasi ragion di stato.
Franca Giansoldati, Processo Becciu, la Corte d'Appello richiama ancora Diddi: ignorato il termine del 30 giugno, in «Il Messaggero», 3 luglio 2026. PENSAVO FOSSE UN ULTIMATUM. E invece era l'ennesimo penultimatum! Nelle primissime udienze del 2021 il Giudice del Vaticano Giuseppe Pignatone aveva ordinato al Pdg di consegnare tutto il materiale probatorio, integralmente, anche i documenti utili alla difesa: «Non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti». Cinque anni fa! Il pdg Alessandro Diddi ha sempre disobbedito a questo ordine del giudice; e il Giudice Pignatone ha chiuso tutti e due gli occhi e s'è inchinato all'ingiustizia di turno. Qualche mese fa il Giudice di Appello Alejandro Arellano Cedillo ha ordinato, per l'ennesima volta, al pdg di consegnare il materiale probatorio integralmente. Ha fissato un termine per la consegna: il 30 aprile. Data non rispettata! Poi ha dato un'altra data, il 30 giugno 2026. E anche questa non è stata rispettata! I Pdg hanno detto che non hanno avuto abbastanza tempo per preparare il materiale... HANNO AVUTO A DISPOSIZIONE 5 ANNI! E ora? Cosa farà la Corte? Un ultimatum? O un penultimatim? O finalmente una decisione risolutoria? Certo è l'ennesimo abuso dei pdg! «Ennesimo colpo di scena nel processo d'appello sul caso del Palazzo di Londra. Il promotore di giustizia Alessandro Diddi non ha rispettato il termine fissato dalla Corte d'Appello e scaduto il 30 giugno, entro il quale avrebbe dovuto ridefinire l'intero impianto accusatorio, indicando con precisione i reati ancora contestati ai singoli imputati e le prove poste a sostegno di ciascuna imputazione. Un adempimento disposto dai giudici dopo aver rilevato che le accuse, a seguito della sentenza di primo grado e delle decisioni intervenute nei mesi successivi, non coincidono più con quelle formulate all'inizio del processo. (...) Nella sua ricostruzione, infatti, Diddi sostiene che, dopo la sentenza di primo grado e dopo l'inammissibilità del suo appello incidentale, i capi d'imputazione si sono ridotti e modificati. Tuttavia questa nuova formulazione delle accuse non è mai stata formalizzata. Per i giudici non è più possibile continuare a fare riferimento alle richieste di rinvio a giudizio depositate nel 2021 e successivamente integrate durante il dibattimento di primo grado. Se il quadro accusatorio è cambiato, deve essere chiarito quali contestazioni siano effettivamente rimaste in piedi e quali prove le sostengano, così da garantire il pieno esercizio del diritto di difesa. La Corte ha inoltre preso atto che lo stesso promotore considera ormai irrilevante una parte della documentazione raccolta durante le indagini e che, contemporaneamente, invoca il canone 1598 del Codice di diritto canonico per giustificare il mancato deposito integrale di alcuni atti, sostenendo che la loro divulgazione potrebbe arrecare «gravissimi pericoli al bene e all'interesse pubblico». Una tesi che non ha convinto i giudici, i quali hanno modificato la precedente ordinanza imponendo un nuovo passaggio preliminare: entro il 30 giugno il promotore avrebbe dovuto indicare puntualmente le imputazioni ancora contestate ai singoli imputati e le relative fonti di prova. Quel termine è ormai scaduto senza che l'ordine della Corte sia stato eseguito. Resta ora da capire quali saranno le conseguenze processuali di questo ulteriore mancato adempimento.» Ma Diddi, nonostante sia stato (auto)estromesso dal processo, è ancora lui che muove tutte le pedine?
Caso Becciu, scade il termine per l'accusa: il promotore Diddi "manca" la scadenza, in «Sardegnalive», 4 luglio 2026. Un'ulteriore svolta scuote il processo d’appello sulla compravendita del Palazzo di Londra. Il promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, non ha rispettato il termine perentorio fissato dalla Corte d’Appello per lo scorso 30 giugno. Entro quella data, il magistrato inquirente avrebbe dovuto ridefinire interamente l’impianto accusatorio, specificando i reati ancora contestati ai singoli imputati e le relative prove a supporto. La decisione dei giudici era arrivata dopo aver constatato che, tra la sentenza di primo grado e le successive evoluzioni procedurali, le accuse originarie si erano pesantemente ridimensionate e non coincidevano più con il quadro attuale. Il mancato adempimento da parte dell'accusa rischia ora di far saltare il calendario processuale e offre un formidabile assist alle difese, che denunciano da tempo la violazione del diritto al pieno contraddittorio. (...) Il braccio di ferro si è infiammato su due fronti. Il primo è l'ordinanza di marzo: Il 17 marzo scorso, la Corte d’Appello ha ordinato all'Ufficio del promotore di giustizia di depositare la versione integrale di tutti gli atti e i documenti dell'istruttoria. Il secondo il "nodo" Perlasca e il Diritto Canonico: Il 29 aprile, Diddi ha depositato le chat WhatsApp di Genoveffa Ciferri e le videoregistrazioni degli interrogatori del testimone chiave, monsignor Alberto Perlasca. Tuttavia, nei video permanevano vistosi "omissis". L'accusa ha giustificato il mancato deposito integrale di alcuni atti invocando il canone 1598 del Codice di diritto canonico, sostenendo che la loro divulgazione avrebbe arrecato «gravissimi pericoli al bene e all’interesse pubblico». La Corte d'Appello non ha ritenuto convincenti le giustificazioni di Diddi basate sul diritto canonico e sul pericolo per l'interesse pubblico. I giudici hanno stabilito che non era più possibile procedere senza chiarezza: se il quadro accusatorio era cambiato, l'accusa doveva formalizzarlo chiaramente per garantire il diritto di difesa. Da qui l'ordine, rimasto inevaso, di ridefinire tutto entro il 30 giugno.
A Palermo il cuore di controllo delle attività criminali, in «Domani», 5 luglio 2026.
Ilaria Sacchettoni, Attentato a Ranucci, i sospetti del pm: il mandante è Valter Lavitola. Il conduttore di Report: «Siamo amici, sono sconvolto», in «Corriere della Sera», 7 luglio 2026. TOH, VALTER LAVITOLA! Ma cosa mi dici mai! Dieci domandine. ➤ Chi è il legale di Valter Lavitola? * Alessandro Diddi, il Promotore di (in)giustizia del Vaticano, l'accanito accusatore del card. Becciu. ➤ Con chi va a cena Valter Lavitola? * Con Sigfrido Ranucci (Report) e con un sacerdote amico del segretario di papa Francesco. ➤ Cosa fa Sigfrido Ranucci (Report)? * Diffonde calunnie del tutto prive di fondamento contro il card. Becciu (la Corte d'Appello ha confermato la condanna di Nicola Giampaolo, l'"informatore" di Report, per calunnia). ➤ Chi altri sceglie Report come "informatrice"? * Francesca Immacolata Chaoqui, la pregiudicata in contatto con papa Francesco che nutre un odio viscerale contro il card. Becciu. ➤ Cosa ha fatto la Chaoqui? * Ha manipolato Alberto Perlasca, il testimone chiave del "processo del secolo", che ha raccontato il falso in Tribunale contro il card. Becciu. ➤ Cosa fa il pdg Diddi? Protegge la Chaoqui, facendo cancellare il suo interrogatorio, e Perlasca. ➤ Cosa fa ora Perlasca? * Viene stralciato dalla lista degli indagati e papa Francesco lo ha (ri)nominato membro della Magistratura vaticana. ➤ Cosa fa poi Valter Lavitola? * Organizza un attentato di stampo mafioso contro l'automobile di Ranucci. ➤ Cosa fa nel frattempo il pdg Diddi? * Occulta a piacimento e riempie di "omissis" il materiale probatorio del "processo del secolo", affinché le difese non conoscano le prove a loro utili. ➤ Cosa fa il pdg Diddi in seguito, benché ormai siano emerse le prove del complotto (mafioso?) organizzato contro l'innocente card. Becciu? * Disobbedisce ripetutamente all'ordine della Corte – tanto di primo grado quanto d'Appello – di consegnare integralmente il materiale probatorio. UNISCI I PUNTINI E TROVA... UN LEGITTIMO SOSPETTO? Ma che begli ambientini frequentano i magistrati del Vaticano, come Giuseppe Pignatone, indagato per favoreggiamento alla mafia, ed Alessandro Diddi, legale di Lavitola!
L.V., «Vai avanti con il Vaticano». La spia del GRU, l'ex agente italiano e l'obolo a Papa Francesco, in «Silere non possum», 8 luglio 2026. UHM! «... gli avevano detto per iscritto di andare avanti «con il Vaticano», lui lo aveva fatto, arrivando a dover dare «un obolo a papa Francesco». Fermiamoci su questa frase, perché va letta con attenzione. Cosa dice: che l'intelligence militare russa avrebbe assegnato al proprio informatore italiano un incarico riguardante il Vaticano; che l'incarico era formalizzato per iscritto; che Piras vi avrebbe dato seguito sostenendo delle spese, tra cui una qualche forma di offerta o donazione - questo il senso più plausibile di «obolo» - collocabile negli anni del pontificato di Francesco, dunque prima del maggio 2025. Ciò che resta ignoto è il contenuto concreto dell’attività indicata come svolta «con il Vaticano». Le carte finora note non chiariscono se si trattasse di raccogliere informazioni sulla diplomazia pontificia, di costruire accessi negli ambienti curiali attraverso donazioni e frequentazioni, di monitorare persone o uffici, di fornire notizie su soggetti ritenuti sensibili, oppure di seguire o intercettare prelati, laici o giornalisti. Non è neppure chiaro a chi sia stato materialmente versato quell’«obolo». Non è chiaro se vi fosse una qualche forma di collaborazione con uomini della Gendarmeria. Sono elementi che inquietano, soprattutto per chi conosce il clima e le dinamiche che, negli anni scorsi, si sono sviluppate attorno a Santa Marta anche per impulso diretto del Papa. Il quadro richiama inevitabilmente altre inchieste ancora aperte, a partire da quelle che coinvolgono Pasquale Striano e altri soggetti. Tutte questioni sulle quali le autorità che dovrebbero indagare non hanno ancora fornito elementi certi.»
Andrea Caldart, Becciu, Marogna e il grande silenzio: chi doveva essere davvero protetto?, in «Gazzetta dell'Emilia», 8 luglio 2026. «La richiesta della Corte di acquisire integralmente gli atti, senza tagli e senza omissioni, e il mancato deposito di documenti decisivi aprono un fronte che va oltre il destino processuale di Becciu. Perché se mancano pezzi fondamentali, allora viene meno la credibilità stessa dell’intera accusa. (...) Dietro ogni inchiesta ci sono persone, vite, famiglie, madri, e troppo spesso questo dettaglio viene sacrificato sull’altare del clamore. La gogna mediatica non si cancella con una sentenza. Il marchio resta. La reputazione distrutta resta. Il dolore subito resta. (...) Perché tanta violenza giudiziaria e comunicativa? Perché concentrare tutto su Becciu e su chi gli stava intorno? Nel grande gioco del potere, colpire un uomo può servire a proteggere un sistema. Isolare un nome può servire a evitare che altri nomi emergano. Creare uno scandalo può servire a spostare lo sguardo altrove. E allora il sospetto si fa largo: e se tutto questo fosse stato un enorme meccanismo di copertura? Se il bersaglio non fosse stato scelto solo per punire, ma per contenere? Chi ha tratto vantaggio reale dall’operazione londinese? Chi ha orientato certe ricostruzioni? Chi ha guadagnato politicamente, economicamente o istituzionalmente? Sono domande che oggi pesano più delle accuse. Il nuovo corso vaticano di Papa Leone XIV sembra voler riportare il diritto al centro, chiedendo trasparenza piena e atti completi. È un passaggio fondamentale. Perché senza verità documentale non può esistere giustizia, e senza giustizia, resta soltanto il potere. Forse il caso Becciu non è solo la storia di un cardinale travolto, forse è il racconto di come si costruisce un colpevole quando ci potrebbe essere il bisogno di nascondere altro.»
Inchiesta per spionaggio che ha coinvolto due ex agenti italiani... e l'interesse della Russia per il Vaticano, in «TG5», 9 luglio 2026. Uhm, ci sono dentro anche i servizi segreti (deviati?) russi, oltre che italiani? Che cos'era quell'"obolo per papa Francesco"? Chi doveva essere sacrificato sull'"altare dell'ipocrisia"?














































