Clicca sulla casella che ti interessa

Clicca sulla casella che ti interessa
Sul sistema giudiziario vaticano (trentaseiesima parte) >>> per la parte precedente clicca qui
«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).
Ho fatto una domandina all'IA (AP): 
Vincenzo Bisbiglia, La guerra tra bande nella cybercecurity dietro il caso Striano, in «Il Fatto Quotidiano», 20 giugno 2026. Che razza di gioco sporco conducevano Striano e co.? E chi erano i mandanti dentro il Vaticano?
R.R. e d.L.V., I veri corvi che hanno usato il Papa per [tentare di] mettere a tacere Silere non possum, in «Silere non possum», 20 giugno 2026. «Il diritto vaticano prevede delle norme molto chiare per la notifica degli atti e gli organi giudiziari vaticani non hanno mai notificato nulla rispettando le norme: un'omissione che basta, da sola, a rendere nullo tutto quanto è stato celebrato in questi anni nelle aule di tribunale, in assenza dell'imputato. Il giusto processo, insomma, non è stato in alcun modo garantito. Senza dimenticare che, seppur Diddi non abbia ben chiaro quali sono le norme del processo in generale, avrebbe dovuto agire attraverso i canali di collaborazione fra Stati. Il Vaticano, infatti, non è un “rione romano”. «Certo, il risultato è a nostro favore e dimostra come qualcuno continui a millantare posizioni, convinto di poter ottenere vantaggi solo grazie a onorificenze e premietti incassati negli ultimi tredici anni. Ma va messo agli atti che tutto questo è avvenuto senza il rispetto di alcuna norma di diritto», spiega ancora Perfetti. Il tutto è stato possibile anche per un'altra ragione ben precisa: Alessandro Diddi - che su queste pagine abbiamo più volte spiegato non aver mai studiato né diritto canonico né diritto vaticano - nutre un odio viscerale nei confronti di Silere non possum e del suo direttore. Un odio dalle radici semplici. Non abbiamo mai taciuto gli errori che commette, proprio perché - ed è la sua storia, ci spiace per lui - non ha mai studiato diritto canonico e vaticano. Abbiamo raccontato come è arrivato in Vaticano. E non abbiamo mai avuto paura delle sue intimidazioni, pronunciate alla presenza di avvocati e indagati/imputati nei vari procedimenti di cui ci siamo occupati. Così, anche stavolta, esattamente come nel caso Sloane Avenue, Alessandro Diddi non poteva agire e invece ha agito. E anche qui, come per Tornielli, ciò che emerge è che si agisce a danno della Santa Sede. (...) Davanti a questo, una persona preparata e soprattutto non rancorosa, avrebbe dovuto dire: “Va bene, ci abbiamo provato ma i giudizi ne sanno più di me e quindi la smetto”. Diddi, invece, ha fatto spendere migliaia di euro allo Stato della Città del Vaticano per portare avanti questo processo per ben due anni e si è visto chiudere la porta in faccia da ben tre organi di giudizio. Tutti soldi che vengono sottratti allo Stato, tutti soldi sottratti al Papa, tutti soldi buttati.»
24 giugno 1992. Svelato il "Diario Falcone", in «Progetto San Francesco», 21 giugno 2026. Quei magistrati palermitani... E anche Giuseppe Pignatone, giudice vaticano ricattabile, che ha condannato senza prove un innocente ed è indagato per favoreggiamento alla mafia...
Luca Fazzo, La lista dei 186 nomi nel mirino delle spie. C'è`anche Angelucci, in «Il Giornale», 20 giugno 2026. «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto.» Perfino gli scandalosi "omissis" della perversa malagiustizia vaticana saranno desecretati. E poi: chi sono i mandanti di Striano e Laudati dentro il Vaticano?
"Audizioni non precluse". E ora Conte, de Raho e Scarpinato tremano davvero, in «Il Giornale», 25 giugno 2026. Credo che potrebbero tremare un po' anche alcuni magistrati vaticani: il giudice Giuseppe Pignatone che, con l'amico di Scarpinato Natoli, è indagato per favoreggimanto alla mafia; il pdg Alessandro Diddi, che ha costruito un processo assurdo sul nulla e su operazioni illecite compiute da Pasquale Striano e Antonio Laudati, onde condannare un uomo innocente; altri?
Fiammetta Nesta, L'imparzialità e la terzietà del giudice nel processo penale vaticano, in «Vox Canonica», 29 giugno 2026. «Il principio del giusto processo, solennemente sancito a livello internazionale dall’articolo 10 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dall’articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, trova nel binomio della terzietà e dell’imparzialità del giudice il suo nucleo fondante. Nello Stato della Città del Vaticano l’enucleazione e l’effettiva operatività di tali garanzie hanno storicamente dovuto confrontarsi con una struttura ordinamentale sui generis, tanto che la Santa Sede non ha né firmato né ratificato la CEDU, sebbene abbia manifestato i sentimenti sottesi di rispetto della dignità e dell’integrità umana. (...) Lo Stato vaticano si configura come una monarchia assoluta elettiva all’interno della quale il Sommo Pontefice accentra nella propria persona la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della Legge Fondamentale. (...) la vigenza del Codice Finocchiaro-Aprile continua a sollevare interrogativi dottrinali sulla distinzione tra chi raccoglie la prova e chi la valuta in dibattimento, essendo un codice prevalentemente di stampo inquisitorio. (...) Nonostante lo sforzo legislativo profuso nel tentativo di allineare lo Stato vaticano agli standard transnazionali, assistiamo, soprattutto in processi particolarmente delicati, all’uso dei Rescripta. Essi sono dei provvedimenti singolari ad casum emanati dal Romano Pontefice che, in via del tutto eccezionale e in deroga alle comuni regole del processo stabilite per legge, modificano i poteri del Promotore di Giustizia, organo dell’accusa, su esplicita richiesta di quest’ultimo, potenzialmente a scapito delle garanzie degli imputati: questi provvedimenti possono essere adottati senza la loro previa pubblicazione, in contrasto con il principio di legalità, che impone la previa pubblicazione degli atti aventi forza di legge prima della loro entrata in vigore sia nell’ordinamento vaticano che in quello canonico. Un secondo profilo di criticità riguarda lo statuto dei magistrati e l’assenza di un organo indipendente di autogoverno della magistratura, analogo ai Consigli Superiori della Magistratura presenti in Italia o in altri ordinamenti europei. Nello SCV le nomine, le promozioni, i trasferimenti e i procedimenti disciplinari dei magistrati sono integralmente rimessi alla volontà del Sommo Pontefice, che li esercita tramite i propri dicasteri o con provvedimenti diretti. (...) I principi di terzietà e imparzialità del giudice non sono considerati concetti alieni o incompatibili con la natura dello SCV, bensì si dimostrano elementi costitutivi essenziali per la credibilità internazionale e la tenuta etica della giurisdizione della Santa Sede. Il percorso intrapreso mostra il passaggio progressivo da un modello di stampo marcatamente inquisitorio a un modello sui generis, in cui la ricerca della verità processuale deve necessariamente coniugarsi con il rispetto intangibile dei diritti della difesa e con le esigenze di uno Stato dipendente dal Romano Pontefice. L’assimilazione dei parametri del costituzionalismo europeo incontra quindi un limite invalicabile nella natura ecclesiologica dello Stato della Città del Vaticano. La terzietà del giudice vaticano non potrà mai configurarsi come una totale separazione dal vertice sovrano, poiché il legame di dipendenza strutturale dal Vicario di Cristo permane come asse portante dell’intero sistema. La vera scommessa del futuro consisterà nella capacità dei magistrati e del legislatore vaticano di dimostrare, nella prassi quotidiana delle aule di giustizia, che l’obbedienza alla legge e l’equidistanza dalle parti costituiscono lo strumento più alto per attuare quella giustizia che, per la Chiesa, resta una dimensione inscindibile della carità, senza però dimenticare il fine verso cui tende l’ordinamento vaticano, che ha come primo criterio di riferimento interpretativo il diritto canonico stesso.» Bei pensieri. Ma tutto da dimostrare, nella pratica!
Andrea Paganini (FB, 30 giugno 2026): «Ormai è evidente per il mondo intero che Becciu è la vittima innocente di un brutale complotto. Manca solo una cosa: il Vaticano deve riconoscerlo. Oggi, 30 giugno 2026, scade l'ennesimo ultimatum posto all'accusa per la consegna del materiale probatorio abusivamente occultato. I Pdg obbediranno ai Giudici? Finora non l'hanno fatto. E così la malagiustizia in Vaticano ha fatto il brutto e il cattivo tempo a proprio piacimento, da sei anni a questa parte. La finiamo?»
Giuseppe Giordano, Caso Becciu, il giudizio d'appello diventa un esame di coscienza della giustizia vaticana, in «Capitalist», 1° luglio 2026. PROCESSO AL PROCESSO (E AL VATICANO). Ah, se solo avessero ascoltato – e rimediato alle porcherie – già cinque anni fa! Ora l'intero sistema (giudiziario) vaticano entra in crisi e la malagiustizia esercitata contro un innocente si trasforma in un boomerang. Ma la verità è più importante di qualsiasi ragion di stato.
Franca Giansoldati, Processo Becciu, la Corte d'Appello richiama ancora Diddi: ignorato il termine del 30 giugno, in «Il Messaggero», 3 luglio 2026. PENSAVO FOSSE UN ULTIMATUM. E invece era l'ennesimo penultimatum! Nelle primissime udienze del 2021 il Giudice del Vaticano Giuseppe Pignatone aveva ordinato al Pdg di consegnare tutto il materiale probatorio, integralmente, anche i documenti utili alla difesa: «Non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti». Cinque anni fa! Il pdg Alessandro Diddi ha sempre disobbedito a questo ordine del giudice; e il Giudice Pignatone ha chiuso tutti e due gli occhi e s'è inchinato all'ingiustizia di turno. Qualche mese fa il Giudice di Appello Alejandro Arellano Cedillo ha ordinato, per l'ennesima volta, al pdg di consegnare il materiale probatorio integralmente. Ha fissato un termine per la consegna: il 30 aprile. Data non rispettata! Poi ha dato un'altra data, il 30 giugno 2026. E anche questa non è stata rispettata! I Pdg hanno detto che non hanno avuto abbastanza tempo per preparare il materiale... HANNO AVUTO A DISPOSIZIONE 5 ANNI! E ora? Cosa farà la Corte? Un ultimatum? O un penultimatim? O finalmente una decisione risolutoria? Certo è l'ennesimo abuso dei pdg! «Ennesimo colpo di scena nel processo d'appello sul caso del Palazzo di Londra. Il promotore di giustizia Alessandro Diddi non ha rispettato il termine fissato dalla Corte d'Appello e scaduto il 30 giugno, entro il quale avrebbe dovuto ridefinire l'intero impianto accusatorio, indicando con precisione i reati ancora contestati ai singoli imputati e le prove poste a sostegno di ciascuna imputazione. Un adempimento disposto dai giudici dopo aver rilevato che le accuse, a seguito della sentenza di primo grado e delle decisioni intervenute nei mesi successivi, non coincidono più con quelle formulate all'inizio del processo. (...) Nella sua ricostruzione, infatti, Diddi sostiene che, dopo la sentenza di primo grado e dopo l'inammissibilità del suo appello incidentale, i capi d'imputazione si sono ridotti e modificati. Tuttavia questa nuova formulazione delle accuse non è mai stata formalizzata. Per i giudici non è più possibile continuare a fare riferimento alle richieste di rinvio a giudizio depositate nel 2021 e successivamente integrate durante il dibattimento di primo grado. Se il quadro accusatorio è cambiato, deve essere chiarito quali contestazioni siano effettivamente rimaste in piedi e quali prove le sostengano, così da garantire il pieno esercizio del diritto di difesa. La Corte ha inoltre preso atto che lo stesso promotore considera ormai irrilevante una parte della documentazione raccolta durante le indagini e che, contemporaneamente, invoca il canone 1598 del Codice di diritto canonico per giustificare il mancato deposito integrale di alcuni atti, sostenendo che la loro divulgazione potrebbe arrecare «gravissimi pericoli al bene e all'interesse pubblico». Una tesi che non ha convinto i giudici, i quali hanno modificato la precedente ordinanza imponendo un nuovo passaggio preliminare: entro il 30 giugno il promotore avrebbe dovuto indicare puntualmente le imputazioni ancora contestate ai singoli imputati e le relative fonti di prova. Quel termine è ormai scaduto senza che l'ordine della Corte sia stato eseguito. Resta ora da capire quali saranno le conseguenze processuali di questo ulteriore mancato adempimento.» Ma Diddi, nonostante sia stato (auto)estromesso dal processo, è ancora lui che muove tutte le pedine?
Caso Becciu, scade il termine per l'accusa: il promotore Diddi "manca" la scadenza, in «Sardegnalive», 4 luglio 2026. Un'ulteriore svolta scuote il processo d’appello sulla compravendita del Palazzo di Londra. Il promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, non ha rispettato il termine perentorio fissato dalla Corte d’Appello per lo scorso 30 giugno. Entro quella data, il magistrato inquirente avrebbe dovuto ridefinire interamente l’impianto accusatorio, specificando i reati ancora contestati ai singoli imputati e le relative prove a supporto. La decisione dei giudici era arrivata dopo aver constatato che, tra la sentenza di primo grado e le successive evoluzioni procedurali, le accuse originarie si erano pesantemente ridimensionate e non coincidevano più con il quadro attuale. Il mancato adempimento da parte dell'accusa rischia ora di far saltare il calendario processuale e offre un formidabile assist alle difese, che denunciano da tempo la violazione del diritto al pieno contraddittorio. (...) Il braccio di ferro si è infiammato su due fronti. Il primo è l'ordinanza di marzo: Il 17 marzo scorso, la Corte d’Appello ha ordinato all'Ufficio del promotore di giustizia di depositare la versione integrale di tutti gli atti e i documenti dell'istruttoria. Il secondo il "nodo" Perlasca e il Diritto Canonico: Il 29 aprile, Diddi ha depositato le chat WhatsApp di Genoveffa Ciferri e le videoregistrazioni degli interrogatori del testimone chiave, monsignor Alberto Perlasca. Tuttavia, nei video permanevano vistosi "omissis". L'accusa ha giustificato il mancato deposito integrale di alcuni atti invocando il canone 1598 del Codice di diritto canonico, sostenendo che la loro divulgazione avrebbe arrecato «gravissimi pericoli al bene e all’interesse pubblico». La Corte d'Appello non ha ritenuto convincenti le giustificazioni di Diddi basate sul diritto canonico e sul pericolo per l'interesse pubblico. I giudici hanno stabilito che non era più possibile procedere senza chiarezza: se il quadro accusatorio era cambiato, l'accusa doveva formalizzarlo chiaramente per garantire il diritto di difesa. Da qui l'ordine, rimasto inevaso, di ridefinire tutto entro il 30 giugno.
A Palermo il cuore di controllo delle attività criminali, in «Domani», 5 luglio 2026.
Ilaria Sacchettoni, Attentato a Ranucci, i sospetti del pm: il mandante è Valter Lavitola. Il conduttore di Report: «Siamo amici, sono sconvolto», in «Corriere della Sera», 7 luglio 2026. TOH, VALTER LAVITOLA! Ma cosa mi dici mai! Dieci domandine. ➤ Chi è il legale di Valter Lavitola? * Alessandro Diddi, il Promotore di (in)giustizia del Vaticano, l'accanito accusatore del card. Becciu. ➤ Con chi va a cena Valter Lavitola? * Con Sigfrido Ranucci (Report) e con un sacerdote amico del segretario di papa Francesco. ➤ Cosa fa Sigfrido Ranucci (Report)? * Diffonde calunnie del tutto prive di fondamento contro il card. Becciu (la Corte d'Appello ha confermato la condanna di Nicola Giampaolo, l'"informatore" di Report, per calunnia). ➤ Chi altri sceglie Report come "informatrice"? * Francesca Immacolata Chaoqui, la pregiudicata in contatto con papa Francesco che nutre un odio viscerale contro il card. Becciu. ➤ Cosa ha fatto la Chaoqui? * Ha manipolato Alberto Perlasca, il testimone chiave del "processo del secolo", che ha raccontato il falso in Tribunale contro il card. Becciu. ➤ Cosa fa il pdg Diddi? Protegge la Chaoqui, facendo cancellare il suo interrogatorio, e Perlasca. ➤ Cosa fa ora Perlasca? * Viene stralciato dalla lista degli indagati e papa Francesco lo ha (ri)nominato membro della Magistratura vaticana. ➤ Cosa fa poi Valter Lavitola? * Organizza un attentato di stampo mafioso contro l'automobile di Ranucci. ➤ Cosa fa nel frattempo il pdg Diddi? * Occulta a piacimento e riempie di "omissis" il materiale probatorio del "processo del secolo", affinché le difese non conoscano le prove a loro utili. ➤ Cosa fa il pdg Diddi in seguito, benché ormai siano emerse le prove del complotto (mafioso?) organizzato contro l'innocente card. Becciu? * Disobbedisce ripetutamente all'ordine della Corte – tanto di primo grado quanto d'Appello – di consegnare integralmente il materiale probatorio. UNISCI I PUNTINI E TROVA... UN LEGITTIMO SOSPETTO? Ma che begli ambientini frequentano i magistrati del Vaticano, come Giuseppe Pignatone, indagato per favoreggiamento alla mafia, ed Alessandro Diddi, legale di Lavitola!
L.V., «Vai avanti con il Vaticano». La spia del GRU, l'ex agente italiano e l'obolo a Papa Francesco, in «Silere non possum», 8 luglio 2026. UHM! «... gli avevano detto per iscritto di andare avanti «con il Vaticano», lui lo aveva fatto, arrivando a dover dare «un obolo a papa Francesco». Fermiamoci su questa frase, perché va letta con attenzione. Cosa dice: che l'intelligence militare russa avrebbe assegnato al proprio informatore italiano un incarico riguardante il Vaticano; che l'incarico era formalizzato per iscritto; che Piras vi avrebbe dato seguito sostenendo delle spese, tra cui una qualche forma di offerta o donazione - questo il senso più plausibile di «obolo» - collocabile negli anni del pontificato di Francesco, dunque prima del maggio 2025. Ciò che resta ignoto è il contenuto concreto dell’attività indicata come svolta «con il Vaticano». Le carte finora note non chiariscono se si trattasse di raccogliere informazioni sulla diplomazia pontificia, di costruire accessi negli ambienti curiali attraverso donazioni e frequentazioni, di monitorare persone o uffici, di fornire notizie su soggetti ritenuti sensibili, oppure di seguire o intercettare prelati, laici o giornalisti. Non è neppure chiaro a chi sia stato materialmente versato quell’«obolo». Non è chiaro se vi fosse una qualche forma di collaborazione con uomini della Gendarmeria. Sono elementi che inquietano, soprattutto per chi conosce il clima e le dinamiche che, negli anni scorsi, si sono sviluppate attorno a Santa Marta anche per impulso diretto del Papa. Il quadro richiama inevitabilmente altre inchieste ancora aperte, a partire da quelle che coinvolgono Pasquale Striano e altri soggetti. Tutte questioni sulle quali le autorità che dovrebbero indagare non hanno ancora fornito elementi certi.»
Andrea Caldart, Becciu, Marogna e il grande silenzio: chi doveva essere davvero protetto?, in «Gazzetta dell'Emilia», 8 luglio 2026. «La richiesta della Corte di acquisire integralmente gli atti, senza tagli e senza omissioni, e il mancato deposito di documenti decisivi aprono un fronte che va oltre il destino processuale di Becciu. Perché se mancano pezzi fondamentali, allora viene meno la credibilità stessa dell’intera accusa. (...) Dietro ogni inchiesta ci sono persone, vite, famiglie, madri, e troppo spesso questo dettaglio viene sacrificato sull’altare del clamore. La gogna mediatica non si cancella con una sentenza. Il marchio resta. La reputazione distrutta resta. Il dolore subito resta. (...) Perché tanta violenza giudiziaria e comunicativa? Perché concentrare tutto su Becciu e su chi gli stava intorno? Nel grande gioco del potere, colpire un uomo può servire a proteggere un sistema. Isolare un nome può servire a evitare che altri nomi emergano. Creare uno scandalo può servire a spostare lo sguardo altrove. E allora il sospetto si fa largo: e se tutto questo fosse stato un enorme meccanismo di copertura? Se il bersaglio non fosse stato scelto solo per punire, ma per contenere? Chi ha tratto vantaggio reale dall’operazione londinese? Chi ha orientato certe ricostruzioni? Chi ha guadagnato politicamente, economicamente o istituzionalmente? Sono domande che oggi pesano più delle accuse. Il nuovo corso vaticano di Papa Leone XIV sembra voler riportare il diritto al centro, chiedendo trasparenza piena e atti completi. È un passaggio fondamentale. Perché senza verità documentale non può esistere giustizia, e senza giustizia, resta soltanto il potere. Forse il caso Becciu non è solo la storia di un cardinale travolto, forse è il racconto di come si costruisce un colpevole quando ci potrebbe essere il bisogno di nascondere altro.»
Inchiesta per spionaggio che ha coinvolto due ex agenti italiani... e l'interesse della Russia per il Vaticano, in «TG5», 9 luglio 2026. Uhm, ci sono dentro anche i servizi segreti (deviati?) russi, oltre che italiani? Che cos'era quell'"obolo per papa Francesco"? Chi doveva essere sacrificato sull'"altare dell'ipocrisia"?
Rita Cavallaro, Le strane coincidenze con gli accessi abusivi di Striano, in «Il Giornale», 14 luglio 2026. Toh: Striano, Lavitola, Ranucci! Coincidenze? Io, in questi casi, ho imparato a non credere al caso.
Marco Musiello, Giustizia e processo penale: come il ruolo centrale dell'imputato e la chiave di lettura della difesa definiscono la sentenza, in «Easy News 24», 14 luglio 2026. «... bisogna accertare se il fatto sia realmente accaduto, se vi sia stata una reale consapevolezza o se, al contrario, la volontà del soggetto sia stata manipolata da terzi per trarne un vantaggio personale.»
Luca Fazzo, Luca Fazzo: "Da Ranucci teorema senza prove. È ossessionato da me ma io non lo conosco", in «Il Giornale», 16 luglio 2026. «Cred'ïo ch'ei credette ch'io credesse...» Ranucci ha ben presente come lavorava – illecitamente – Pasquale Striano, il finanziere che operava illecitamente per confezionare dossier micidiali atti a incastrare innocenti. Tanto che ipotizza che qualcuno potrebbe aver pensato – «Cred'ïo ch'ei credette ch'io credesse» – che suo fratello, finanziere, svolgesse lo stesso "lavoro sporco" di Striano... per lui.
Andrea Ossino e Giuseppe Scarpa, Caso Ranucci, per gli attentatori del giornalista era pronto l'avvocato di Lavitola, in «La Repubblica», 16 luglio 2026. «C’era una strategia precostituita: un difensore individuato in anticipo che – per assurdo – adesso diventa un punto di collegamento tra tutti i protagonisti di questa storia. Perché tutti - era l’indicazione - avrebbero dovuto rivolgersi a lui. È Sergio Cola, principe del foro ed ex parlamentare di An. (...) Ma oggi questo particolare assume un peso ulteriore. Perché l’avvocato a cui avrebbero dovuto rivolgersi gli uomini del commando era stato suggerito dall’intermediario ed è lo stesso che adesso assiste Valter Lavitola, il faccendiere accusato di essere il mandante dell’attentato. Tutto era stato predisposto prima degli arresti e delle perquisizioni. (...) La scelta del legale «non rispondeva a una libera determinazione degli indagati», è la frase chiave. Nelle conversazioni captate anche il costo dell’assistenza legale risulta già risolto. «Viene pagato da quelli là». Lo definiscono «il più forte di Napoli». Negli anni ha patrocinato colletti bianchi ed esponenti della criminalità organizzata, compresi appartenenti al clan Russo, lo stesso per cui lavorava Gomes Clesio Tavares, incaricato del recupero crediti mediante intimidazione e violenza. Ma il reticolo predisposto, secondo la procura, va oltre la scelta del difensore. Comprende una linea difensiva già confezionata. In caso di arresto gli esecutori materiali avrebbero dovuto dire di essere stati incaricati da un albanese conosciuto a Ostia nell’ambito di traffici di droga. (...) «Ci sono anche dei politici di mezzo, conviene mettersi d’accordo». (...) Alla fine le indagini hanno ricostruito un quadro lineare: gli esecutori venuti dall’Irpinia, l’intermediario scappato in Africa e il mandante: Valter Lavitola. Con una struttura che, ben prima dell’intervento dell’autorità giudiziaria, aveva già predisposto ogni segmento della successiva strategia: il difensore, la parola convenzionale e la narrazione da offrire agli investigatori.» MA GUARDA UN PO': COLA E DIDDI, DIDDI E COLA! Forse io dovevo fare il detective. Fatto sta che ora scopro che... Chi è l'avvocato di coloro che, a quanto pare, hanno tramato lo pseudo attentato a Sigfrido Ranucci? Sergio Cola, vale a dire un sodale di Alessandro Diddi, colui che, oltre che avvocato di Lavitola (in passato), è stato ed è tuttora il promotore di (in)giustizia del Vaticano: colui che prima ha accusato il card. Becciu con una montagna di falsità, poi è stato (auto)allontanato dal processo per le sue trame oscure, ma poi rispunta sempre fuori perché continua a essere il promotore di (in)giustizia in Vaticano. Tutto questo mentre Ranucci diffondeva gravi calunnie contro lo stesso Becciu; e poi incontrava regolarmente Lavitola, nel suo ristorante, anche con mons. Gianni Fusco, amico di Parolin! Ma quanto è piccolo il mondo! E tutto si tiene, tutto è collegato! Cola e Diddi, Diddi e Cola!
Tu mi alzi la palla, io la schiaccio, in FB, 19 luglio 2026. E intanto Natoli e Pignatone – il giudice del Vaticano che ha condannato un innocente con un processo farsa – sono indagati per favoreggiamento alla mafia.
Borsellino, 34 anni senza verità: le indagini non si fermano, in «Grandangolo Agrigento», 19 luglio 2026. «Rimane aperto il fascicolo a carico degli ex magistrati Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone, indagati per favoreggiamento a Cosa nostra per aver contribuito, secondo i pm, a insabbiare, nei primi anni Novanta, una tranche dell’inchiesta mafia e appalti. L’accusa sostiene che nel 1992, su presunto input dell’allora procuratore di Palermo Pietro Giammanco, Pignatone avrebbe istigato Natoli e l’allora capitano della Guardia di Finanza Stefano Screpanti a condurre un’indagine apparente. Accuse respinte dai due magistrati.»
Antonella Baccaro, Applausi e comizi comuni. Quei rapporti «stretti» tra Report e i 5 Stelle, in «Corriere della Sera», 19 luglio 2026. E, insieme a Sigfrido Ranucci che ha diffuso calunnie contro l'innocente Becciu, rispuntano 1) Federico Cafiero De Raho, il superiore di Pasquale Striano, colui che effettuò le operazioni illecite per incastrare l'innocente Becciu; e 2) Roberto Scarpinato, l'amico di Gioacchino Natoli, indagato per favoreggimento alla mafia insieme a Giuseppe Pignatone (il cui fanclub osanna Ranucci), il giudice vaticano che, in un processo già dichiarato taroccato perché non rispettoso dei diritti della difesa, ha condannato l'innocente Becciu. Il tutto mentre, nell'anniversario della strage di Via D'Amelio, i figli di Paolo Borsellino devono difendersi da attacchi osceni. Pure coincidenze?
Felice Manti, I veri mandanti e i finti amici di Borsellino, in «Il Giornale», 19 luglio 2026. «C'è una verità indicibile dietro le accuse di favoreggiamento alla mafia che hanno compromesso la storia e la credibilità della Procura di Palermo e dei suoi più autorevoli componenti, finiti anche in Parlamento come l'ex Pg Roberto Scarpinato, pizzicato a concordare l'audizione a Palazzo San Macuto con Gioacchino Natoli ("Dobbiamo sotterrarli di carte", dicevano al telefono) o come l'ex procuratore Giuseppe Pignatone, in affari con quella borghesia mafiosa che potrebbe aver confezionato il tritolo, rimasta quasi indisturbata.»
Giuliano Cazzola, Caso Ranucci, il romanzo continua: quando gli inquirenti si spingono oltre, in «Il Riformista», 19 luglio 2026. Solo in una "Terra di nessuno"!
Chiara Colosimo e Piero Sansonetti a «Filorosso» di Antoniono Monteleone, 20 luglio 2026. Diteci almeno la verità storica sul "nido di vipere" nella Procura di Palermo e sul'omicidio di Paolo Borsellino! Chiara Colosimo e Piero Sansonetti a "Filorosso" di Antonino Monteleone, ieri sera. Sul giudice Giuseppe Pignatone (allora alla Procura di Palermo), che ha condannato un innocente in un processo farsa in Vaticano, nel frattempo indagato per favoreggiamento alla mafia – connivente? – e già da allora ricattabile.
Alessandro Diddi, Roggero, Moretti, Castellucci e Minetti: i cittadini non capiscono più`questa giustizia..., in «Il Dubbio», 21 luglio 2026. Scandalizza che da quel pulpito parli Alessandro Diddi, il promotore di (in)giustizia vaticano che ha infilato una serie infinita di sbagli, omissioni, cantonate, "omissis", incompetenze... Nel caso migliore; perché pare che vi siano anche connivenze, omertà, complicità e peggio. E tutto per condannare in maniera brutale un uomo innocente. Vergogna infinita per il Vaticano e per la Chiesa tutta. La verità ci farà liberi, non la gogna o la più bestiale "opinione pubblica", seguita e alimentata da Diddi. Diddi pagherà mai i suoi debiti?
Fabrizio Caccia, «So qual è il movente», «gli sputerei in faccia» il «codice» di Lavitola tra messaggi e interviste, in «Corriere della Sera», 22 luglio 2026. «Se il racconto è vero, la domanda è inevitabile: come può Ranucci entrare a gamba tesa in un’inchiesta della Dda e parlare per due ore con il principale indagato? Ne ha poi riferito agli inquirenti? Oppure il conduttore è legibus solutus, libero di interrogare da casa propria gli indagati e di tenere per sé ogni informazione potenzialmente utile alle indagini? E ancora: da quale utenza ha chiamato Lavitola, considerando che durante la perquisizione gli erano stati sequestrati tre telefoni e altri dispositivi? La conversazione è stata intercettata o acquisita dagli inquirenti? Quali informazioni sono state scambiate? Sono domande che riguardano la tutela dell’indagine, la correttezza dei comportamenti e la credibilità del Servizio pubblico. (...) Avverte l’ex senatore del Pd Stefano Esposito: "Ranucci, dopo la standing ovation ricevuta dall’assemblea dell’Anm, non verrà mai inquisito né condannato da alcuna procura o tribunale italiano". Una previsione tranchant. Ma non è detto che il clima intorno al conduttore di Report resti generosamente amichevole ancora a lungo.»
Ingroia, Borsellino e mafia-appalti, in «Progetto San Francesco», 25 luglio 2026. “Pignatone? Magistrato antitetico a Falcone e Borsellino. Implacabile con i deboli, indulgente con i forti”. «Giuseppe Pignatone ha incarnato un modello di magistrato antitetico rispetto a quello trasmesso da Falcone e Borsellino nella valutazione della rilevanza penale delle condotte. Questo nonostante per la sua preparazione tecnica e investigativa sia stato uno dei migliori. Falcone e Borsellino erano uomini, e magistrati, autonomi e indipendenti fino all’isolamento a difesa delle loro idee. Pignatone, invece, interpretava il ruolo di magistrato secondo principi di compatibilità rispetto al sistema, alla politica. Non esagero quando dico che è stato un magistrato che ha incarnato il modello del doppio-pesismo: implacabile con i più deboli della mafia militare e indulgente con i potenti (soprattutto nella valutazione delle relazioni esterne della mafia con il mondo dell’imprenditoria e della politica).»
Strage via D'Amelio, la verità sul depistaggio, FB, 25 luglio 2026. Anche il giudice vaticano Giuseppe Pignatone, che ha condannato un innocente in un processo farsa, è accusato di aver favorito la mafia
Giuseppe Pignatone e mafia-appalti, in «Progetto San Francesco», 26 luglio 2026. Ancora sul giudice vaticano che ha condannato un innocente in un processo farsa.
Andrea Paganini (Facebook, 27 luglio 2026): «Esattamente cinque anni fa, il 27 luglio 2021, iniziava il processo più assurdo e grottesco della storia. Cosa ha ottenuto l'accusa in cinque volte 365 giorni di persecuzione mediatico-giudiziaria? Un buco nell'acqua. E una sentenza di primo grado senza un briciolo di prova, emessa da un giudice ricattabile e indagato per favoreggiamento alla mafia; sentenza ormai dichiarata praticamente nulla dalla Corte d'Appello, perché il processo non ha rispettato i requisiti minimi di rispetto dei diritti umani alla difesa: i promotori di (in)giustizia – disobbedendo agli ordini di cinque anni fa – hanno nascosto le prove decisive, che potevano tornare utili agli imputati, a proprio piacimento, e inoltre papa Francesco ha firmato delle leggi ad hoc (altro che "La legge è uguale per tutti"!) mantenute segrete (leggi che non si possono leggere!). Non è che l'opinione pubblica mondiale – e lo stesso Papa – sia stata vittima di un'opera di distrazione di massa, anzi di diffamazione e di calunnia, di cui è diventata compice, ai danni di un capro espiatorio innocente? E intanto un innocente è ancora appeso alla croce. PS: Il Papa, dopo un anno di processo, diceva: "La Chiesa guarisca, non si difenda dalla verità". E invece... che orrore e che macchia sulla storia della Chiesa!»
Andrea Paganini (Facebook, 27 luglio 2026): «DUE DOMANDINE: 1) Di chi parlava Sigfrido Ranucci nell'ormai famoso audio mandato a Valentina Pelliccia, uscito in questi giorni? Di Antonello Montante, condannato in via definitiva per corruzione e per aver gestito un sistema di spionaggio e dossieraggio. 2) Quale nome emerge dall'agenda di Montante? Quello di Giuseppe Pignatone, il giudice vaticano che ha condannato un innocente in un processo farsa e che ora è indagato per favoreggiamento alla mafia.»
Gian Domenico Caiazza, Il metodo Ranucci davanti allo specchio dei propri errori, in «Il Foglio», 27 luglio 2026. «... facciamo tutti un tifo sfrenato perché queste querele ranucciane centrino l’obiettivo: smascherare le fonti della illecita fuga di notizie investigative. Sarebbe, diciamoci la verità, la prima volta, non ci risultano precedenti. E’ un reato abrogato de facto, nel senso che le indagini sulle possibili gole profonde nemmeno vengono mai avviate dalle competenti procure (e sì che sarebbero investigazioni molto semplici, la cerchia dei sospettati sarebbe naturalmente ristrettissima). Ma non siamo né gelosi né invidiosi, anzi! La scoperta e la condanna, per la prima volta, delle fonti che hanno consegnato a organi di stampa copie di atti investigativi coperti da segreto, per mano del comandante in capo del giornalismo investigativo italiano, beh, concedetemelo, sarebbe un evento di travolgente, impagabile bellezza.» E che dire delle "fonti investigative" (zeppe di bufale) fatte uscire all'"Espresso" da dentro il Vaticano? Uno schifo!
Sergio Mattarella, 30 luglio 2026: «Non si adatti la legge ai singoli casi. Sarebbe l’abdicazione dello Stato». Quello si fa solo in Vaticano, dove il Legislatore – in barba al principio "La legge è uguale per tutti" – scrive "rescripta" ad personam e li mantiene segreti (leggi che non si possono... leggere). E per incastrare un innocente. Scandaloso.
Caso Rupnik: «¿Cómo se puede ser creíbles en un proceso en el que las víctimas no saben ni los nombres de los jueces?», in «Infovaticana», 30 luglio 2026. «El marasmo al que sometió el Papa Francisco a la administración de justicia en la Iglesia está dinamitando la confianza de los fieles. Desde la concepción bananera del derecho procesal en el que se iban inventando normas sobre la marcha como con Becciu a la violación de los más mínimos derechos fundamentales de cualquier acusado y que simplemente no son reclamables porque el Vaticano no ha firmado el tratado de DDHH. La labor que tiene León XIV por delante, como Papa y como canonista, es titánica en lo material y muy difícil en lo sentimental porque muchas de las tropelías afectan directamente a su predecesor. Las primeras actuaciones en varios casos heredados han levantado algo de esperanza.»
Rita Cavallaro, Le scomode verità che emergono dalle indagini sugli attentati contro Ranucci e Cappellari, in «Il Giornale», 30 luglio 2026. Sulla mancanza di deontologia professionale di Report e co. Fari Pad (Facebook 31 luglio 2026): «Il bluff attorno a Report: quando tre indizi fanno una prova (Agatha Cristie). Attorno alla trasmissione e alle figure di Ranucci e Cappellari si sta sgretolando una narrazione. Le indagini e le sentenze disegnano un quadro ben diverso dal martirio giornalistico: 1. La realtà manipolata (I finti attentati): L'ipotesi investigativa che le minacce non siano un attacco alla stampa, ma invece pare che sia una farsa costruite ad arte per fare vittimismo e cercare visibilità- oppure per proiettare Ranucci come protagonista in un palcoscenico politico? 2. Le frequentazioni ambigue (Il caso Lavitola - indagato): I contatti e le trame sotto indagine con personaggi spregiudicati come Valter Lavitola. Quando l'inchiesta frequenta i faccendieri, il confine tra informazione e dossieraggio scompare. 3. La cassa di risonanza ai calunniatori (Il caso Becciu): Un fatto già accertato. L'aver dato spazio e credibilità a Giampaolo, poi condannato dal Tribunale Vaticano per aver calunniato il Cardinale Becciu. La conclusione è semplice: finti martiri, relazioni opache e calunnie certificate spacciate per scoop. Il servizio pubblico non è sopra la legge né esente da critiche. Chi paga il canone merita giornalismo vero e rigore, non veleni e "farse"- pare imbastite a tavolino?»
Via D'Amelio: la ricostruzione storica di Fabio Trizzino in Commissione Antimafia, in «Progetto San Francesco», 31 luglio 2026. Tra quegli strani colleghi di Paolo Borsellino a Palermo: «... ne ho trovato traccia nella richiesta di archiviazione della dottoressa Gilda Loforti, con riferimento a una dichiarazione frutto di un cattivo ricordo del dottor Pignatone, con riferimento alla riunione dell’8-10 luglio in cui Borsellino sarebbe stato informato dell’archiviazione. Ebbene, a pagina 79 di quel verbale che finalmente siamo riusciti a trovare, il dottor Pignatone dichiara che in quella riunione, svoltasi tra l’8 e il 10 luglio, si parlò delle archiviazionie il dottor Borsellino quindi ne era al corrente. Piccolo particolare, il dottor Borsellino dal 6 al 9 si trovava a Francoforte a Mannheim e poi risiede a Roma fino al 12 luglio. Questo emerge dalla sua agenda grigia ed emerge come inconfutabilmente e oggettivamente accertato nell’ambito dei processi sulla strage di via D’Amelio. Quindi il dottor Pignatone ricorda male, Borsellino alla riunione o dell’8 o del 10 luglio non ci poteva essere perché era in Germania e il 10 era a Roma.» Su quel giudice vaticano indagato per favoreggiamento alla mafia, Giuseppe Pignatone, che ha condannato un innocente in un processo farsa.















































