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Sul sistema giudiziario vaticano (trentasettesima parte)                   >>> per la parte precedente clicca qui

«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).


Partendo da due casi narrati nel libro di Daniele e nel vangelo di Giovanni, papa Francesco spiega cos’è la corruzione della giustizia: quella «che era nei giudici di ambedue i casi», sia con l'innocente Susanna sia con la donna adultera, perché «in ambedue i casi i giudici erano corrotti», tanto contro un'innocente quanto contro una peccatrice. Del resto «sempre ci sono stati nel mondo giudici corrotti» e «anche oggi in tutte le parti del mondo ce ne sono». Da parte loro, i corrotti «credono che fanno bene le cose così, si credono con impunità», ha rimarcato Francesco. A Susanna, i giudici dicono: «o fai questo o faremo una falsa testimonianza» contro di te. «Non è il primo caso che nella Bibbia appaiono le false testimonianze», ha affermato il Papa. «Pensiamo a Nabot, quando la regina Gezabele combina tutta quella falsa testimonianza; pensiamo a Gesù, che è condannato a morte con falsa testimonianza; pensiamo a santo Stefano». Ma, ha avvertito il Pontefice facendo riferimento al passo evangelico di Giovanni, «sono corrotti anche i dottori della legge che portano questa donna — scribi, alcuni farisei — e dicono a Gesù: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”». E «anche questi sono giudici». Gli anziani, con Susanna, «avevano perso la testa lasciando che la lussuria si impadronisse di loro». Costoro, invece, «avevano perso la testa facendo crescere in loro un’interpretazione della legge tanto rigida che non lasciava spazio allo Spirito Santo: corruzione di legalità, di legalismo, contro la grazia». «E poi c’è la quarta persona, Gesù: la pienezza della legge», ha spiegato Francesco. E «lui si incontra come maestro della legge davanti a questi che sono maestri della legge: “Tu che ne dici?” gli domandano loro». Ai «falsi giudici che accusavano Susanna» Gesù risponde così «per bocca di Daniele: “Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Così facevate con le donne d’Israele ed esse per paura si univano a voi”». E «all’altro gli dice: “O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi”». «Questa è la corruzione di questi giudici» ha proseguito il Pontefice in riferimento al passo dell’Antico testamento. Invece «agli altri giudici Gesù dice poche cose: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”». In conclusione il Papa ha invitato a pensare a «questa strada, alla malvagità con la quale i nostri vizi giudicano la gente», perché «anche noi giudichiamo nel cuore gli altri» (sintesi della meditazione mattutina di papa Francesco, 3 aprile 2017).

L'operato del Promotore di (In)Giustizia Alessandro Diddi nel "processo del secolo" è connotato da una serie impressionante di negligenze e lacune (abbagli, granchi, errori, omissioni e gravi pecche), nel migliore dei casi. Ma nel sistema giudiziario del Vaticano – dove non vige una conquista della civiltà moderna come la separazione dei poteri – si sono visti anche imbeccamenti calunniosi a certa stampa, «macroscopiche e sconcertanti trasgressioni dei capisaldi elementari del giusto processo» (Geraldina Boni), leggi modificate a procedimento in corso (sempre in sfavore degli imputati: rescripta che «si sono rivelati ingiusti e irrazionali», sempre Boni), magistrati dell'accusa che non obbediscono al giudice, video di testimonianze censurati, verbali pieni di omissis, testimoni che ammettono d'essere stati manipolati (senza che si approfondisca per capire da chi e perché), interrogatori calendarizzati e poi cancellati, messaggi chat tenuti nascosti, una pregiudicata che muove le pedine a proprio piacimento, promotori di giustizia indegni che non ne azzeccano una, giudici che approvano senza battere ciglio... E intollerabili interventi censori sul materiale probatorio. PERCHÉ? Cosa nasconde il Tribunale vaticano? La cosa più grave – a mio parere – è accaduta nel gennaio del 2023: i Giudici, dopo averlo calendarizzato, hanno inspiegabilmente cancellato l'interrogatorio della Chaouqui previsto per il 16 febbraio 2023 (già spostato una volta), nonché il confronto Chaouqui-Ciferri, richiesto dalle difese. In un articolo del 14 gennaio 2023 si legge un'affermazione di Chaouqui, mossa evidentemente da odio: «Io e il papa abbiamo un nostro modo di comunicare informazioni, e non lo spiegherò nei dettagli certo a voi» (QUI). Parlava ai giornalisti che aveva convocato per il suo show, ma… in tribunale non si potrebbe pretendere che spieghi questo “modo di comunicare”? Chi faceva da tramite tra Chaouqui e il papa Francesco? Forse la stessa persona che gli portò l'«Espresso» prima ancora che arrivasse nelle edicole? COME MAI il Promotore di (In)Giustizia Diddi ha nascosto 120 su 126 messaggi intercorsi tra la Chaouqui e la Ciferri? E COME MAI i documenti pontifici e il materiale riservato della Santa Sede detenuti abusivamente dalla Chaouqui, trovati durante una perquisizione effettuata dalla Guardia di Finanza di Roma nel dicembre del 2020, non hanno ancora avuto conseguenze sul piano giuridico? Le contraddizioni emerse sono davvero troppe ed è necessario che tutte le parti dispongano integralmente dei verbali di Perlasca e di tutti i messaggi inoltrati dalla Ciferri, com'era necessario che potessero interrogare approfonditamente la Chaouqui, onde far emergere i retroscena e le motivazioni rancorose delle sue montature. Se non adempie le condizioni minime per il giusto processo, la Giustizia vaticana dimostra di non amare la verità e perde la propria credibilità. E quanto sia importante essere credibili l'ha testimoniato con la vita un magistrato serio e beato: Rosario Livatino. Nel febbraio 2023 papa Francesco ha detto ai magistrati che bisogna «evitare il rischio di "confondere il dito con la luna": il problema non sono i processi, ma i fatti e i comportamenti che li determinano». In questo modo si presume però che quei comportamenti e quei fatti siano veri, contraddicendo ciò che più volte il Papa stesso ha sostenuto in altri contesti, vale a dire che la presunzione di innocenza fino a prova contraria è un diritto umano fondamentale e fa parte delle «armi legali di garanzia. [...] Perché se iniziamo a uscire da quelle garanzie, la giustizia diventa molto manipolabile». Ma se la luna non c'è? Non è forse il senso stesso dei processi quello di verificare se le accuse ipotizzate nel rinvio a giudizio sono vere o false, se sono fondate sulla realtà o su una messinscena? Se bastasse l'esistenza di un processo per dedurre che fatti e comportamenti sono reali, allora non sarebbe nemmeno necessario aspettarne l'esito, sarebbe una perdita di tempo, visto che tutto è già "chiaro" prima; allora Gesù era colpevole a prescindere, e non c'è nulla da discutere, tanto più che era accusato dalla più alta autorità religiosa dell'epoca. Ma CHI ha scritto quel discorso a papa Francesco?, il quale solo poche settimane prima aveva  chiarito lucidamente: «... guardatevi da coloro che creano l’atmosfera per un processo, qualunque esso sia. Lo fanno attraverso i media in modo tale da influenzare coloro che devono giudicare e decidere. Un processo deve essere il più pulito possibile, con tribunali di prima classe che non hanno altro interesse che salvare la pulizia della giustizia». E allora, COM'È POSSIBILE ciò che è accaduto nell'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia negli ultimi anni? E negli stessi giorni in cui è stata pronunciata la sentenza sul "caso Becciu" sono stati rimpolpati gli stipendi dei magistrati vaticani.

Un magistrato dev’essere come la moglie di Cesare: non solo deve essere onesto, ma anche sembrare onesto. Di più, non solo deve essere corretto, ma non deve lasciare dubbi sulla sua correttezza: non è possibile che un magistrato, disobbedendo al Giudice, tenga nascosto materiale probatorio in un processo; non è possibile che ritagli i video degli interrogatori e oscuri le testimonianze con “omissis” distribuiti a proprio piacimento; non è possibile che protegga testimoni che hanno manipolato o che sono stati manipolati per incastrare altre persone; non è possibile che nasconda 120 su 126 messaggi che gli sono stati inoltrati perché venissero resi noti alla Giustizia; non è possibile che usi strumentalmente la stampa amica o cooptata per mettere alla gogna persone che avrebbero diritto a un giudizio equo ed equilibrato; non è possibile che tratti gli inquisiti in modo differente, portandone alcuni a giudizio e ignorando i reati degli altri, a seconda delle convenienze o dei suoi teoremi precostituiti. Non è possibile, insomma, che sussista neanche il dubbio o l’impressione che abbia nascosto o manipolato la verità, anziché portarla alla luce. E che per cotanta prestazione gli sia stato alzato lo stipendio! E invece, mentre Perlasca – definito da Diddi «incapace e inetto» (il capo dell'Ufficio amministrativo del Vaticano!) – (ri)diventa promotore di giustizia, nella primavera 2024 viene introdotta una sorta di impunità per i magistrati! Chi ha orecchi per intendere tragga le conseguenze. Ne va della credibilità della Chiesa Cattolica, non solo del Vaticano. E intanto:

1) Il Papa legifera anche in Italia (contra legem)? Nel marzo del 2024 scoppia lo "scandalo dossieraggio": emerge che nel luglio del 2019 – nello stesso mese in cui papa Francesco con il secondo dei quattro "rescripta" (modifiche alla legislazione, ovviamente vaticana, adottate unicamente per questo procedimento contro Becciu, in deroga alle comuni regole del processo stabilite per legge!) autorizzò lo IOR e l’ufficio del promotore di giustizia ad adottare strumenti tecnologici di intercettazione contro i «soggetti le cui attività di comunicazione siano ritenuti utili per lo svolgimento delle indagini» (e ciò «con il più assoluto riserbo» e con «le modalità più adeguate per l’acquisizione, utilizzazione e conservazione delle prove raccolte») – Pasquale Striano, luogotenente della Guardia di Finanza italiana in servizio alla Procura nazionale antimafia italiana, effettuò accertamenti non autorizzati (quindi illegittimi) contro varie persone coinvolte nel cosiddetto "processo del secolo" in Vaticano; all'operazione avrebbero partecipato anche un magistrato, Antonio Laudati, e membri dei Servizi segreti (deviati?). Il procuratore di Perugia Raffaele Cantone l'ha definito «un verminaio» e pare che dati segreti siano stati forniti – sempre illegalmente – a Servizi stranieri. Anche a quelli del Vaticano, dove – contrariamente alle indicazioni di Moneyval – agiscono magistrati che lavorano/hanno lavorato pure nella giustizia italiana? La domanda diventa fondamentale: CHI SONO I MANDANTI? Chi era a conoscenza di quel "rescriptum" tenuto segreto? Chi in quel momento sapeva che i promotori di giustizia stavano indagando su Becciu? Erano davvero pochissime persone...! E chi di loro poteva intrattenere un contatto (diretto o indiretto) con Striano? Suvvia, non dovrebbe essere difficile trovare la verità. A meno che chi dovrebbe cercare la verità... la voglia in realtà nascondere. Diddi ora dovrebbe indagare sui mandanti in Vaticano... con UN CONFLITTO DI INTERESSE GRANDE COME UNA MONTAGNA!

2) Come se non bastasse, nell'estate del 2024, quando il Tribunale sta ancora scrivendo le motivazioni della sentenza contro Becciu, emergono intrecci sconcertanti; mentre il promotore di (in)giustiza Diddi difende presunti mafiosi e criminali assortiti, il Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone – anche lui pagato con l'Obolo di San Pietro – risulta indagato dalla Procura di Caltanissetta per favoreggiamento alla mafia e per aver comprato delle case in nero dai mafiosi. Prima di morire, il giudice Paolo Borsellino definì la Procura di Palermo «un nido di vipere»; e profetizzò: «Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia. La mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno i miei colleghi e altri». A chi si riferiva? Chi erano le vipere tra i colleghi di Borsellino? Nessuno sia considerato intoccabile! «La giustizia è una cosa divina, peccato che sia affidata agli uomini», ha detto Pignatone; e come dargli torto? Pignatone è ricattato o ricattabile dalla mafia? Con quale credibilità ora il giudice Pignatone può argomentare la condanna contro un imputato distrutto da una campagna stampa di diffamazione senza precedenti e che presenta tutte le caratteristiche del mascariamento? Un indagato per favoreggiamento alla mafia non può essere il Presidente del Tribunale vaticano e pronunciare sentenze in nome del S. Padre.

3) Nell'aprile del 2025, con la scoperta delle chat tenute colpevolmente nascoste dal promotore di ingiustizia Diddi (chat presentate in una denuncia all'ONU), emergono le prove del complotto imbastito contro Becciu dal trio Chaouqui-Ciferri-Perlasca, apparentemente con la collaborazione dello stesso Diddi, l'«anello debole» della catena (e quindi manipolabile?), il quale mentendo ha sempre detto di non essere stato in contatto con Chaouqui. C'è dietro un loschissimo "do ut des"?

4) Il 12 gennaio 2026, finalmente, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso in appello del Promotore di (in)giustizia Diddi; lui – vigliaccamente – ha aspettato l'ultimo giorno per fare un passo indietro dal processo, avendo nel frattempo ritardato di ulteriori tre mesi l'iter giudiziario: una vergogna!

Per Gesù – come per Dante – i «porci» sono, fuor di metafora, le persone indegne (Mt.,7,6; Dante, Inf., VIII; Purg., XIV; Par., XXIX). Del resto il cardinale Julián Herranz, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi e Presidente emerito della Commissione Disciplinare della Curia Romana, aveva già rilevato il rischio legato a questa magistratura: «Un fatto che per esempio danneggia o può danneggiare l’indipendenza della funzione del Papa, e causa pregiudizio all’immagine della Chiesa e del Pontificato, è la fuga di notizie relative a comportamenti delittuosi ancora nella fase istruttoria o sotto processo. Queste fughe, in se stesse illecite, possono risultare ingiustamente ingiuriose per alcune persone, e mettere in pericolo – creando pressioni e divisioni nell’opinione pubblica – l’indipendenza del processo giudiziario. In questo modo si cade nel vizio della corruzione che in alcuni Paesi oggigiorno coinvolge la funzione giudiziaria (paesi anche di famosa tradizione giuridica) e porta alla dipendenza dai poteri mediatici, politici e finanziari della società civile. Il fatto, inoltre, che i tribunali dello Stato Vaticano siano costituiti nella loro maggioranza da giudici e promotori di giustizia procedenti dalla Magistratura di una determinata nazione, fanno dubitare che questo foro sia il più logico e competente per giudicare delitti che per la loro natura afferiscono al bene comune della Chiesa universale e si riferiscono a membri della gerarchia ecclesiastica e organi di governo della Santa Sede».

La domanda è ormai imbarazzante, in Italia come in Vaticano: chi deve indagare e cercare la verità, se le persone sospette, coloro che si comportano in modo equivoco o losco, sono i magistrati e i membri delle forze dell'ordine (Diddi, Pignatone, De Santis, Striano, Laudati, Cafiero De Raho, Natoli, Scarpinato...)?


  1. BulletCassazione vaticana su processo Becciu, inammissibile il ricorso del pg, in «Ansa», 12 gennaio 2026.

  2. BulletStefania Carboni, Vaticano, il passo indietro del Promotore di Giustizia Diddi: si astiene dal processo sul Palazzo di Londra (dove è coinvolto il cardinale Becciu), in «Open», 12 gennaio 2026.

  3. BulletSante Cavalleri, Il pg Diddi fuori dal processo Becciu. Coraggiosa decisione della Cassazione Vaticana che ha respinto il suo appello, in «Faro di Roma», 12 gennaio 2026. «... la Suprema Corte – presieduta dal cardinale Kevin Farrell e composta dai cardinali Matteo Zuppi e Ángel Fernández Artime, affiancati dai giudici applicati Chiara Minelli e Patrizia Piccialli – ha dichiarato inammissibile il ricorso del Promotore di Giustizia e ha sancito la definitività della sentenza del Tribunale vaticano del 16 dicembre 2023 nella parte in cui non riconosce la responsabilità penale degli imputati, persone fisiche e giuridiche. Si tratta di una decisione di grande peso giuridico e simbolico. La Corte, infatti, ha ribadito con chiarezza che l’azione penale, pur necessaria e doverosa, non può mai prevalere sulle regole del processo, né può forzare i limiti posti dall’ordinamento e dalle garanzie fondamentali. Il richiamo all’articolo 520 del Codice di procedura penale e l’esclusione di qualsiasi “abnormità” nella decisione della Corte di Appello mostrano una Cassazione attenta al diritto, non alle pressioni. (...) In un contesto mediatico spesso incline a leggere i processi vaticani in chiave politica o simbolica, la Cassazione ha invece scelto la strada più difficile: quella dell’autonomia e del rigore giuridico. Dichiarare inammissibile il ricorso dell’accusa e rendere definitiva una decisione assolutoria parziale non è mai un atto comodo, soprattutto in procedimenti così esposti all’attenzione pubblica e internazionale. Proprio per questo la pronuncia va letta come un atto di coraggio istituzionale. I giudici supremi hanno dimostrato che nello Stato della Città del Vaticano la giustizia non è orientata al risultato, ma al rispetto delle regole; non al consenso, ma alla legalità; non alla forza dell’accusa, ma all’equilibrio tra accusa e difesa.» Anche in portoghese. E in francese. E in spagnolo.

  4. BulletImmeuble de Londres: le promoteur de justice contraint de se retirer du procès en appel, in «I.media», 12 gennaio 2026.

  5. BulletScandale de l'immeuble de Londres: pourquoi le Promoteur de justice s'est-il retiré du procès en appel?, in «Tribune Chrétienne», 12 gennaio 2026.

  6. BulletImmeuble de Londres: le promoteur de justice doit se ritirer du procès en appel, in «Cath.ch», 12 gennaio 2026.

  7. BulletVaticano: Legali, 'soddisfatti da Cassazione, ora piena innocenza per Becciu', in «Ansa», 12 gennaio 2026. «Da cinque anni e mezzo aspettiamo verità e giustizia. E un innocente è stato appeso a una croce. I metodi dell'Inquisizione che abbiamo visto nel "Nome della Rosa" contro Guglielmo di Baskerville (veri o falsi che fossero) erano acqua di rose in confronto alla bestialità della malagiustizia vaticana vista negli ultimi anni.»

  8. BulletIl passo indietro di Diddi e la prova decisiva per la giustizia vaticana, in «Infovaticana», 12 gennaio 2026. «Il ritiro di Diddi: un gesto obbligato. Come ha riferito Il Messaggero, Alessandro Diddi ha fatto un passo indietro. Non per una questione minore, ma per evitare che il processo collassi sotto il peso delle ricusazioni, sospetti e tensioni accumulate. La sua astensione nel procedimento relativo al Palazzo di Londra comporta, di fatto, la sua uscita definitiva dal caso più controverso della giustizia vaticana recente. (...) Un processo carico di anomalie (...) Durante il processo sono emersi elementi inquietanti: testimonianze contraddittorie, ipotesi di registrazioni illegali sul suolo italiano, l’intervento di personaggi che agivano dietro le quinte e il sospetto persistente che l’istruzione fosse stata guidata più da obiettivi politici che da una rigorosa ricerca della verità. Tutto ciò è stato aggravato dagli interventi diretti del pontificato precedente, che ha modificato le regole del processo mediante rescritti, a detrimento delle garanzie della difesa. Quella eredità pesa oggi sulla giustizia vaticana. La Cassazione come test del nuovo pontificato. Per questo la decisione della Corte di Cassazione —composta da cardinali— è stata percepita dentro e fuori la Chiesa come una prova decisiva del nuovo corso sotto Leone XIV. Non si tratta solo di un adempimento giuridico: in gioco c’è la credibilità del sistema giudiziario del Vaticano. (...) Ciò che si è ottenuto è qualcosa di precedente e fondamentale: ripristinare un minimo di ordine processuale affinché l’appello possa celebrarsi con garanzie.» Anche in spagnolo.

  9. BulletSalvatore Cernuzio, Processo vaticano, la Cassazione prende atto della astensione di Diddi, in «Vatican News», 12 gennaio 2026. Anche in spagnolo.

  10. BulletIl processo a Monsignor Becciu, il Promotore di giustizia si ritira dal procedimento, in «Rainews», 12 gennaio 2026.

  11. BulletIl passo indietro di Diddi dal processo Becciu e le altre pillole del giorno, in «Lettera 43», 12 gennaio 2026.

  12. BulletGiusy Iorlano, Vaticano, processo d'appello sul palazzo di Londra: stop della Cassazione al ricorso di Alessandro Diddi, in «Milano Finanza», 12 gennaio 2026.

  13. BulletIacopo Scaramuzzi, Processo Becciu, il procuratore fa un passo indietro: l'appello prosegue senza Diddi, in «La repubblica», 12 gennaio 2026. «Accusa sotto accusa. (...) Al cuore dell’istanza di ricusazione sono i messaggi whatsapp scambiati tra Diddi e Genoveffa Ciferri o tra quest’ultima e Francesca Immacolata Chaouqui, testimoni al processo di primo grado, dai quali emerge, secondo gli avvocati, che “durante la fase delle indagini relative al presente procedimento, dopo il primo interrogatorio di Mons. Alberto Perlasca (collaboratore di Becciu nella compravendita del palazzo di Londra, ndr.) del 29 aprile 2020 e durante il processo dinanzi al Tribunale, è stata compiuta un’attività volta a dirigere e influenzare Mons. Perlasca, dapprima quale indagato e successivamente quale teste dell’Accusa, affinché rendesse dichiarazioni contro S.E.R. Cardinale Angelo Becciu e gli altri odierni indagati, con la promessa/prospettazione che solo in tal modo non avrebbe subito il processo e la sua posizione sarebbe stata archiviata (come poi effettivamente è avvenuto)”. (...) Oltre all’istanza di ricusazione, la Cassazione ha analizzato una seconda ordinanza relativa all’appello che lo stesso Diddi aveva presentato avverso la sentenza di primo grado pronunciata dall’allora presidente del tribunale Giuseppe Pignatone, che aveva parzialmente smontato l’impianto accusatorio del promotore di giustizia. La corte d’appello aveva già respinto l’appello della pubblica accusa, inoltrando però la certificazione di questa decisione al supremo tribunale. La doppia decisione. Ora la sala stampa della Santa Sede riferisce in un comunicato che la corte di Cassazione “si è pronunciata con due ordinanze in merito ai ricorsi proposti dal Promotore di Giustizia, in un caso prendendo atto della dichiarazione di astensione nel procedimento del Prof. Alessandro Diddi e nell’altro confermando l’inammissibilità dell’appello del Promotore pronunciata dalla Corte di Appello”.» Sono passati ti tempi della campagna di mascarimanento promossa dal Gruppo Gedi?

  14. BulletIvo Pincara, Ulteriore tegola sulla testa del Promotore di Giustizia Vaticano, Alessandro Diddi: fuori dal processo Becciu, in «Korazym», 12 gennaio 2026.

  15. BulletPaolo Ardovino, Processo Becciu, colpo di scena: il Promotore di giustizia si astiene e fa un passo indietro, in «La Nuova Sardegna», 12 gennaio 2026. Iai: «Decisione eclatante che avrà conseguenze anche sul processo di Sassari» «Tutti gli sviluppi che provengono dal tribunale vaticano sono influenti sul nostro processo – sostiene Ivano Iai, avvocato di quattro degli imputati –. Un intervento così eclatante come l'astensione di Diddi ci dà maggiore serenità, ci permette di continuare nel processo sardo con un atteggiamento diverso, dove le possibili ambiguità sono sopite dal fatto che le parti che gestiranno il processo sono oggi affrancate da qualsiasi elemento di incompatibilità. Sapere che la situazione in Vaticano non è più coperta da veli di ambiguità ha importanti conseguenze a livello emotivo». Sulle motivazioni che possano aver portato Alessandro Diddi alla dichiarazione di astensione, Iai sostiene: «A mio avviso è stata fatta una riflessione da parte del Promotore di Giustizia che potesse probabilmente preservare i rapporti istituzionali e la memoria del papa defunto che lo aveva nominati. Esporsi al possibile rischio di una ricusazione accolta avrebbe potuto determinare anche una sconfessione del vecchio pontefice, mentre un’astensione è un atteggiamento diplomaticamente più severo ed equilibrato per una ricomposizione delle posizioni». 

  16. BulletCaso Becciu, Diddi lascia il processo: la Cassazione rende inammissibile il ricorso, in «Il Dubbio», 13 gennaio 2026.

  17. BulletVatican City high appeal court rejects prosecutor's appeal in Becciu case, in «Crux», 13 gennaio 2026. «A lower court of appeal had already dismissed Diddi’s request, and the higher court has confirmed that decision, removing pressure from defendants and – observers say – casting further shadow on Diddi, whose conduct throughout the protracted and Byzantine legal saga has been the subject of intense scrutiny and occasionally searing criticism. A three-judge panel led by Spanish Archbishop Alejandro Arellano Cedillo is hearing the Becciu appeal. Arellano is the dean of the Roman Rota, the Vatican’s highest ordinary judicial tribunal in the Church’s canonical court system. (...) Becciu has consistently maintained his innocence and continues to do so now. For purposes of the appeal, the charges against him have been phrased as “embezzlement” and “fraud,” even though in the first trial the judges conceded there was no evidence Becciu ever profited personally from the disputed transactions.»

  18. BulletMario Farina, Il Pdg Diddi: l'acrobata della procedura che si rifugia nel cavillo per salvare se stesso, in «Facebook», 13 gennaio 2026. «C'è chi la chiama strategia e chi, più propriamente, la vede come una manovra per nascondere possibili responsabilità dietro il paravento dell'architettura giudiziaria. Il Promotore di Giustizia Diddi è riuscito a evitare la ricusazione con un’acrobazia procedurale degna di nota: prima si rivolge alla Cassazione, poi fa marcia indietro, togliendo di fatto alla Corte di Cassazione il potere di decidere sulla sua 'ricusazione'. ​Perché questa fuga? La risposta è semplice: una ricusazione confermata sarebbe stata fatale. Avrebbe demolito l'intera accusa contro il Cardinale Becciu, rendendola invalida non solo nella forma, ma anche nella sostanza. ​Rifugiarsi dietro i tempi e i tecnicismi può servire a salvare la propria posizione nel breve periodo, ma non cancella le ombre. ​L'uso del tempo a danno dell'imputato e della verità pur anche allontanata, con aggravio di credibilità e spese per la Santa  Sede. ​L'evitamento del giudizio sulla propria imparzialità. ​Il sospetto di una complicità o di responsabilità personali che la procedura può posticipare, ma non cancellare. ​La giustizia dovrebbe essere una casa di vetro, non un labirinto di specchi dove l'accusa gioca a nascondino con la verità.» Lo squallore della malagiustizia vaticana!

  19. BulletD.M.E., Sloane Avenue. Diddi travolto dalla Cassazione: ricorso respinto e astensione obbligata, in «Silere non possum», 12 gennaio 2026. «La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso proposto dal Promotore di Giustizia e dichiara la definitività della sentenza pronunciata dal Tribunale dello Stato». Parole taglienti che scendono come una lama sul capo del Promotore di Giustizia Alessandro Diddi. Il 9 gennaio 2026 la Corte di Cassazione dello Stato della Città del Vaticano ha chiuso uno dei capitoli più delicati e controversi della recente stagione giudiziaria vaticana. La decisione è contenuta nell’ordinanza n. 25/25, adottata dal Collegio presieduto dal cardinale Kevin Farrell e composto dal cardinale Matteo Zuppi, dal cardinale Ángel Fernández Artime, dalla giudice Chiara Minelli e dalla giudice Patrizia Piccialli. (...) Una bocciatura senza attenuanti. La Cassazione non entra nel merito delle imputazioni, ma colpisce il cuore dell’azione dell’accusa: la totale assenza di motivi di impugnazione specifici. Nell’ordinanza si legge che il Promotore di Giustizia «si è limitato ad allegare alla dichiarazione di appello la requisitoria svolta dinanzi al Tribunale, senza “presentare” i motivi di impugnazione, come previsto dall’art. 131 c.p.p.». Un passaggio particolarmente significativo chiarisce che la specificità dei motivi «è essenziale per circoscrivere i temi di fatto e di diritto sui quali dovrà svolgersi la discussione tra le parti e l’esame del giudice di appello». Non si tratta, dunque, di un vizio formale, ma di una carenza strutturale dell’impugnazione, che impedisce al giudice di comprendere quali punti della sentenza siano contestati e perché. È umiliante, per lo Stato della Città del Vaticano, dover osservare che il proprio organo di accusa dimostri in questo modo di non aver conoscenza del codice di procedura penale dello Stato. La Corte sottolinea inoltre che i cosiddetti motivi “aggiunti” sono stati depositati fuori termine, quando ormai ogni possibilità di sanatoria era preclusa. Da qui la conclusione: l’appello del Promotore di Giustizia è inammissibile e non può essere riesaminato. (...) Il risultato è definitivo: la sentenza del Tribunale dello Stato del 16 dicembre 2023, nella parte in cui non ha riconosciuto la responsabilità penale degli imputati, diventa irrevocabile. Si tratta di una sconfitta senza precedenti per l’organo d’accusa dello Stato, ma soprattutto di una constatazione amara e difficile da eludere: ingenti risorse economiche sono state impiegate per sostenere iniziative processuali prive di un adeguato fondamento giuridico, con un impatto rilevante e tutt’altro che marginale sul bilancio dello Stato della Città del Vaticano. Alessandro Diddi fuori dal processo. (...) Anche qui la decisione è istruttiva. La Corte prende atto che, proprio il giorno fissato per la decisione sulla ricusazione, Diddi ha depositato una dichiarazione di astensione. Un atto che, come afferma la Corte, «esime questa Corte, allo stato, dall’assumere ogni decisione in ordine alla ricusazione». In altre parole: nessuna valutazione nel merito in quanto Diddi ha provveduto ad abbandonare il processo da solo. «Qualcuno ha fatto capire al Promotore di uscire dal processo per il bene dell’Istituzione. Questo teatro non poteva più andare avanti», ha commentato un porporato facendo intendere che Diddi non goda più delle protezioni che aveva con Papa Francesco. (...) consapevole dell’esito prevedibile davanti alla Cassazione, il Promotore ha preferito depositare l’astensione, sottraendosi a una pronuncia che avrebbe compromesso in modo definitivo la sua credibilità. Un problema di credibilità istituzionale. Questi due provvedimenti, letti insieme, restituiscono un quadro preoccupante. Non si tratta solo di una sconfitta processuale, ma della conferma di una inadeguatezza strutturale nel ruolo di Promotore di Giustizia. Errori gravi, come la mancata formulazione dei motivi di appello, hanno un costo altissimo in termini di economia processuale e producono un danno diretto alla credibilità dello Stato della Città del Vaticano. Il nodo, però, è ancora più profondo. Alessandro Diddi non è titolato a ricoprire il ruolo che esercita: non ha mai conseguito alcun titolo in diritto canonico né in diritto vaticano. Eppure, gli è stata affidata una funzione che richiede competenze altamente specialistiche e una conoscenza rigorosa dell’ordinamento in cui si opera. L’esito di queste vicende mostra con chiarezza quanto sia deleterio affidare ruoli chiave a professionisti privi di un’adeguata formazione. La giustizia vaticana paga oggi il prezzo di scelte che hanno privilegiato altri criteri rispetto alla competenza, producendo anni di contenziosi, costi elevati e un logoramento della fiducia internazionale nelle istituzioni dello Stato. La Cassazione, con la sobrietà che le è propria, non pronuncia giudizi politici. Ma le sue ordinanze parlano da sole. E raccontano una stagione in cui l’improvvisazione e l’inadeguatezza hanno lasciato segni profondi, difficili da cancellare.»

  20. BulletFelice Manti, In Vaticano il processo riparte senza Diddi. E ora Becciu spera, in «Il Giornale», 13 gennaio 2026. «Il "processo del secolo" ai fondi della Segreteria di Stato vaticana ricomincia da zero in appello. La Cassazione composta dai cardinali Kevin Farrel (presidente del collegio), Matteo Zuppi e Angel Artime, con le due giudici applicate Chiara Minelli e Patrizia Piccialli, ha demolito il castello accusatorio del Promotore di giustizia Alessandro Diddi, che si dimostra ancora una volta digiuno di diritto canonico, e ha confermato le assoluzioni del primo grado contro cui l'avvocato romano si era opposto, senza ragione e fuori tempo massimo. Una sconfitta per Diddi, che all'ultimo secondo ha comunicato alla corte di volersi astenere dal rappresentare l'accusa anche in appello. Una mossa inaspettata, un passo di lato improvviso che serve a evitare una ricusazione data per certa e serve soprattutto a seppellire l'ipotesi del complotto per far condannare monsignor Angelo Becciu (che in primo grado si è beccato cinque anni e sei mesi per peculato "senza aver intascato un quattrino"), escludendo dal processo le chat tra Francesca Chaoqui, Genevieve Ciferri e alcuni gendarmi vaticani. Per la difesa del cardinale, autoesclusosi dal Conclave che ha eletto Papa Leone XIV è un segnale importante che apre alla possibilità di una sostanziale revisione della condanna che lui e i legali Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo reputano ingiusta. Complici i quattro rescripta voluti da Papa Francesco che hanno cambiato in corsa le regole processuali, Diddi era riuscito a far condannare l'ex numero due della Segreteria di Stato già "scomunicato" da Bergoglio e costretto alla rinuncia cardinalizia per alcune accuse rivelatesi - da sentenza - del tutto false, contenute in un'inchiesta dell'Espresso ripresa anche da Report. Come l'aver dato soldi dell'Obolo di San Pietro alla coop del fratello in Sardegna, colpa più grave agli occhi del Papa rispetto alla voragine da 200 milioni nelle casse vaticane, prosciugate dallo sciagurato affare del palazzo di Sloane Square, strapagato e venduto in perdita dopo una complicata alchimia finanziaria tra Roma e Londra e alcune spregiudicate operazioni comunque "benedette" dal Santo Padre e autorizzate dal segretario di Stato Pietro Parolin su consiglio di monsignor Perlasca, trasformato da imputato a testimone chiave attraverso un discusso memoriale scritto a più mani anche dalla Chaouqui e dalla Ciferri. Becciu è rimasto l'unico capro espiatorio di un processo nel quale altri personaggi sono stati infangati ingiustamente, come il broker Raffaele Mincione, che ha ottenuto dall'Alta corte di Londra un risarcimento da 3,5 milioni di euro già liquidati dal Vaticano o monsignor Mauro Carlino, ex collaboratore di Becciu ormai assolto in via definitiva. "Accogliamo con soddisfazione la decisione della Cassazione che rende definitive le assoluzioni per le accuse già ritenute infondate in primo grado. Confidiamo che l'appello possa affermare l'innocenza del cardinale Becciu in modo completo, anche per le residue contestazioni", recita la nota dei legali del cardinale. Il "processo del secolo" che avrebbe dovuto ripulire l'immagine del Vaticano dagli scandali finanziari e da una gestione allegra delle finanze si sta rivelando un boomerang per la Chiesa.»

  21. BulletIgnazio Ingrao, Inammissibile il ricorso in appello del promotore di giustizia, in «TG1», Rai1, 13 gennaio 2026.

  22. BulletVik van Brantegem, Il processo Becciu e la giustizia vaticana. Le parole di un vaticanista fuori dal coro, in «Korazym», 13 gennaio 2026.

  23. BulletAndrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, il promotore si fa da parte, il processo continua, in «Acistampa», 13 gennaio 2026. «Alessandro Diddi ha deciso di astenersi dal processo, uscendo di scena proprio quando probabilmente molto di ciò che era avvenuto in primo grado sarebbe stato considerato inaccettabile nel secondo. (...) Si era arrivati alle udienze dell’appello con un pregresso complesso da gestire presso la Santa Sede. Prima di tutto, c’era la spada di Damocle della decisione della Commercial Court di Londra, sollecitata da Raffaele Mincione. Questi aveva chiesto alla Commercial Court londinese di pronunciarsi in merito alla sua buona fede, alla sua presunta condotta fraudolenta, alla sua presunta truffa. E la Corte ha accettato le tesi di Mincione in 29 dichiarazioni su 31 (...). Quindi, in estate erano state pubblicate alcune intercettazioni che avevano mostrato se non altro una pressione su uno dei testimoni, monsignor Alberto Perlasca, e che coinvolgevano il promotore di Giustizia Diddi. Questi era stato ricettore lui stesso dei messaggi. (...) Le sentenze saranno ribaltate? Oppure si arriverà a dichiarare persino nullo il processo di primo grado?»

  24. BulletT.G., Diddi piange in Cassazione ma il processo non è il suo show, in «Silere non possum», 13 gennaio 2026. «... la sua permanenza nel procedimento era del tutto incompatibile con l’esercizio sereno e imparziale delle funzioni requirenti: in un processo in cui tali rapporti e interlocuzioni assumono rilievo, Diddi non può continuare a operare come Promotore di Giustizia. Che l’avvocato romano fosse pienamente consapevole della gravità di quelle conversazioni lo conferma un dato preciso: alle difese venne di fatto impedito di accedere a quegli atti. In coordinamento con Giuseppe Pignatone, oggi coinvolto in procedimenti penali italiani nei quali vengono ipotizzati legami con la criminalità organizzata, il contenuto delle chat fu reso praticamente inaccessibile perché omissato quasi integralmente, privando le parti della possibilità di verificarne portata e implicazioni. (...) Alessandro Diddi ha trasformato il ruolo di Promotore di Giustizia di uno Stato peculiarissimo in un palcoscenico inaccettabile. (...) Un Promotore di Giustizia non è un protagonista ferito. Non è un imputato della reputazione. Non è una parte che chiede tutela emotiva. È un organo che esercita una funzione pubblica, in nome dello Stato, e la sua credibilità sta nella sobrietà, nell’impersonalità, nella distanza dal narcisismo processuale. Qui invece si legge l’opposto: l’istituzione piegata al carattere, il ruolo confuso con l’ego, la procedura percepita come un affronto. E il risultato è un atto che - al netto delle formule - suona come una supplica: “guardate cosa mi state facendo”. La Cassazione, con l’Ordinanza 24/25, prende atto dell’astensione e sospende, di fatto, la decisione sulla ricusazione perché l’astensione rende superfluo quel passaggio. Ma le carte restano. E restano come fotografia di un metodo: quando chi dovrebbe rappresentare lo Stato del Papa porta davanti al Collegio, composto in maggioranza da cardinali, la categoria dell’“amarezza”, non sta solo sbagliando tono. Sta mostrando di non aver compreso che la legge non è il suo palcoscenico e che un Promotore di Giustizia non è la star del processo penale. È chiaro che, alla luce di quanto sta accadendo, il Santo Padre Leone XIV dovrà presto mettere mano anche a questo ufficio.» Anche in inglese.

  25. BulletAndrea Gagliarducci, Fiscal del Vaticano se aparta mientras avanza la apelación del juicio por propiedad en Londres, in «Aciprensa», 14 gennaio 2026. Anche in inglese.

  26. BulletFrancesco Peloso, Le chat e l'astensione. Il caso Becciu segna il tramonto di Diddi, in «Domani», 14 gennaio 2026.

  27. BulletSolarino Antonino, Nella giustizia in Vaticano si può tornare a credere, in «Facebook», 14 gennaio 2026. «Dopo anni di ingiustizia e di sofferenza inflitta ad innocenti, dopo quattro rescripta con norme retroattive a vantaggio dell'accusa e a danno degli imputati, dopo le prove occultate a danno degli imputati, dopo le promozioni di colpevoli in cambio di bugie, dopo le testimonianze messe in bocca a testimoni da parte dei vertici della gendarmeria (a proposito a quando la rimozione?), dopo le scorrettezze di promotori di giustizia preoccupati di mettere in scena show personali e di presidenti di tribunali indagati per mafia, dopo l'assurdita di condanne senza prove a persone a cui viene negato, dal papa precedente, il sacro diritto ad appellarsi, la corte di appello e la cassazione stanno provando a ricostruire dalle macerie " grazie anche ad un Papa che non interferisce e rispetta l'autonomia dei giudici. Attendiamo con fiducia il processo di appello al cardinale Becciu. Siamo sicuri che la sua innocenza verrà fuori, dopo la ridicola condanna che gli è stata inflitta per peculato nonostante lo stesso tribunale abbia ammesso che mai il cardinale si sia appropriato di un solo euro.»

  28. BulletDossieraggi, Pasquale Striano e le "zone grigie": la relazione della Commissione antimafia, in «TGcom24», 14 gennaio 2026.

  29. BulletLino Sasso, Dossier e zone d'ombra: il nome di Cafiero de raho nel cuore della relazione della commissione Antimafia, in «L'Identità», 14 gennaio 2026.

  30. BulletMario Mossa, Facebook, 14 gennaio 2026. «Il Promotore di Giustizia del Vaticano è stato cacciato a pedate nel sedere. Certo non lo leggerete scritto proprio così, ma siccome posso evitare l'etichetta e sono in grado di ridurre alla sintesi estrema le determinazioni della Corte di Cassazione (composta, fra gli altri, dal cardinale Zuppi), la sostanza è questa. Il Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, dopo aver ottenuto la condanna del cardinale Becciu a 5 anni e mezzo, voleva fare l'accusatore anche in appello, forse nella speranza di ottenere quanto aveva chiesto in primo grado: 7 anni e 3 mesi. I cardinali della suprema corte vaticana, nella forma che si addice alla loro veste, in pratica gli hanno detto: ti diamo l'opportunità di andartene prima che ti mandiamo via noi. E così ha fatto.  Indubbiamente intendeva ottenere una nuova condanna. Solo che nel frattempo sono risultate chiarissime alcune cose (già evidenti per alcuni, fra i quali mi onoro di essere) con cui Diddi è riuscito a eseguire un disegno che non aveva come obiettivo la verità, ma spazzar via un alto prelato che aveva alzato un po' troppo la cresta. E come? Inventando reati inesistenti, come la questione della speculazione milionaria di Sloane Avenue. Per quello sciagurato investimento il cardinale Becciu è stato condannato per peculato. E quale peculato, visto che lo stesso giudice Pignatone ha scritto (in stridente contrasto perfino con la logica) che il porporato di Pattada non ha intascato un soldo? Peculato per omessa vigilanza. Viene da ridere, vero? E con quali prove? Semplice. Inventate quelle a favore dell'accusa e nascoste quelle che avrebbero favorito la difesa. Come le oltre 100 chat omesse, in cui risultava chiara l'architettura fasulla dell'accusa. Con testimoni discutibili e ben istruiti e con un imputato, monsignor Perlasca, diventato l'arma più potente del Promotore. Queste cose le scrivo da un paio d'anni. Ora confido nel trionfo della verità. Anche se il disegno inquinato è stato ormai compiuto ugualmente.  Ma almeno sarà salva la dignità, così malamente infangata, di don Angelino, come non hanno mai smesso di chiamarlo a Pattada e a Ozieri. Manca un pezzo. Perché? Questo lo sanno lassù e qualcuno quaggiù. È molto improbabile che si giunga un giorno alla risposta. Posso azzardare un'ipotesi. C'è stato almeno un mandante. Diddi ha più l'aria del sicario.»

  31. BulletSéisme judiciaire au Vatican: la Cour de cassation verrouille le dossier Becciu, in «Actualités», 15 gennaio 2026. «Au-delà des individus, c’est la crédibilité du système judiciaire du Vatican qui est en jeu. Le pape François avait investi un fort capital politique dans ce procès, souhaitant en faire le symbole d’une « maison propre » et d’une tolérance zéro envers la corruption financière. Cependant, l’agressivité procédurale du Promoteur de justice avait fini par susciter un malaise, même au sein de la Curie. En bloquant l’appel du procureur, la Cour suprême envoie un message clair : la lutte contre la corruption ne peut se faire au détriment des normes du droit.»

  32. BulletLuca Fazzo, L'Antimafia inchioda De Raho. "Sapeva del metodo Striano", in «Il Giornale», 15 gennaio 2026.

  33. BulletFrancesco Bechis, Dossieraggi, il "j'accuse" della destra, in «Il Messaggero», 15 gennaio 2026. Chi sono i mandanti dentro il Vaticano?

  34. Bullet"Antimafia, quadro inquietante sulle responsabilità di Cafiero De Raho", in «Il Giornale», 15 gennaio 2026.

  35. BulletDario Martini, Dossieraggio, Colosimo affonda De Raho (M5S): "Sapeva tutto", in «Il Tempo», 15 gennaio 2026.

  36. BulletBrunella Bolloli, L'Antimafia accusa De Raho: «Sapeva degli accessi illeciti», in «Libero», 15 gennaio 2026.

  37. BulletLuigi Albano, Colosimo: "De Raho non è indagato, ma le responsabilità nel caso Striano sono evidenti", in «Secolo d'Italia», 15 gennaio 2026.

  38. BulletFilomena Indaco, Diddi si astiene dal processo d'appello: svolta nel caso Becciu, in «Il Giornale Popolare», 16 gennaio 2025. «Cadono le maschere? Si astiene chi non ha argomenti. O chi vede che i propri argomenti menzogneri si frantumano al contatto con la verità, e teme una bocciatura su tutta la linea da parte della Corte superiore. E se ne va alla chetichella, con la coda fra le gambe, chi ha parecchi scheletri nell'armadio» (AP).

  39. BulletRita Cavallaro, Il sistema Striano: 10 anni di spiate per le inchieste anti centrodestra, in «Il Giornale», 16 gennaio 2026.

  40. BulletFilippo Facci, Il nuovo potere da Report a Striano. Quel mare di dati usati per infangare, in «Il Giornale», 16 gennaio 2026.


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Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_3_link_0
Sull'accusa d'aver trasferito 
del denaro in Australia 
e sull'ipotesi di complotto 
contro il card. PellCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlshapeimage_4_link_0shapeimage_4_link_1shapeimage_4_link_2shapeimage_4_link_3
Sulle accuse di aver arricchito 
se stesso o propri familiari

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Sulla vicenda Marogna 
(impropriamente chiamata "dama del cardinale")
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Sul palazzo di Londra 
in Sloane Avenue 60

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Processi e sentenze di Londra, di Roma ecc. a proposito della compravendita del palazzo 
in Sloane Avenue 60CASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlshapeimage_8_link_0shapeimage_8_link_1shapeimage_8_link_2shapeimage_8_link_3
Sulla Messa "in coena Domini" celebrata da papa Francesco 
a casa del cardinale BecciuCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlshapeimage_9_link_0shapeimage_9_link_1shapeimage_9_link_2
Sulla causa di beatificazione 
di Aldo Moro
(e sulle altre accuse di Report)
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Sul sistema giudiziario vaticano


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Come vivono tutto questo 
il cardinale Becciu 
e la sua famiglia?
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Il rinvio a giudizio
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Il Conclave e papa Leone


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Sulle querele contro «L'Espresso», Perlasca, Ciferri, Chaouqui e co.CASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlshapeimage_15_link_0shapeimage_15_link_1shapeimage_15_link_2
Il puzzle della verità
(il complotto) 

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Sull'«Espresso» e co.


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Altro


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Sul "caso Becciu" in generale


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Il processo in Vaticano 


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