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Sul sistema giudiziario vaticano (trentunesima parte)                   >>> per la parte precedente clicca qui

«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).


  1. BulletNico Spuntoni, Colpo di scena, il processo a Becciu è tutto da rifare, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 18 marzo 2026. «Proprio l'inosservanza delle garanzie procedurali e la mancata effettività del diritto di difesa ha portato la Corte d'Appello presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo a dichiarare la nullità della sentenza di primo grado»; «Un trionfo per le difese, una debacle per l'ufficio del promotore ed in particolare per l'operato di Alessandro Diddi, grande protagonista in primo grado. La Corte ha dato ragione alle due contestazioni che sono state un cavallo di battaglia delle argomentazioni della professoressa ordinaria di Diritto canonico, Diritto ecclesiastico e Storia del diritto canonico presso l'Università di Bologna Geraldina Boni. Nel suo libro scritto con Manuel Ganarin e Alberto Tomer Il processo Becciu. Un’ analisi critica aveva sviscerato sia la questione dell'omesso deposito di numerosi atti sia quella della segretezza dei rescripta, ritenendoli una violazione del diritto di difesa. (...) Il riconoscimento della Corte d'Appello del mancato rispetto del diritto di difesa riporta alla mente l'editoriale che il 30 ottobre 2024 scrisse Andrea Tornielli sui media vaticani per difendere le motivazioni della sentenza di primo grado. Il direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede parlò di Processo giusto e trasparenza. Oggi è un tribunale vaticano a sancire che quel processo non fu giusto e che non ci fu trasparenza perché il rescriptum del 2 luglio 2019 non fu pubblicato e perchè tutti gli atti e documenti non vennero messi a disposizione degli imputati e dei loro difensori. Tornielli scriverà un nuovo editoriale sull'ordinanza di ieri?» Anche in inglese. E in spagnolo.

  2. BulletANALOGIE E DIFFERENZE TRA IL CASO TORTORA E IL CASO BECCIU. I magistrati e le forze dell'ordine che hanno fatto condannare Enzo Tortora hanno sbagliato. Erano in buona fede? Chissà. I magistrati e le forze dell'ordine che hanno fatto condannare Angelo Becciu hanno sbagliato. Certamente NON erano in buna fede! E anzi hanno contribuito a ordire il complotto. (AP 18 marzo 2026)

  3. BulletFranca Giansoldati, Becciu, condanna nulla. «Accuse poco chiare». E le udienze ricominciano, in «Il Messaggero», 18 marzo 2026. «La condanna in primo grado è stata annullata e il processo va parzialmente rifatto. Durante il conclave Papa Leone aveva promesso al Collegio Cardinalizio – quando gli fu segnalato da diversi porporati la presenza di un certo “giustizialismo” strisciante da correggere (dissero proprio così) – che sarebbe stati solo il diritto canonico e le regole procedurali a parlare. (...) Il 30 aprile si vedrà in cosa consiste il materiale “omissato” dal Promotore di giustizia del processo di primo grado, e soprattutto quale impatto avrà l’inefficacia del Rescriptum del 2 luglio 2019 che consentiva a Diddi di procedere con una istruzione sommaria. Gli avvocati Massimo Bassi, Cataldo Intrieri (difensori di Tirabassi), Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo (difensori di Becciu) hanno commentato con favore questa svolta. «Tutti gli atti di indagini, a partire dai discussi interrogatori del super teste Perlasca sono da ritenersi nulli, in quanto la norma papale che conferiva pieni poteri al Promotore Diddi è inefficace. Confidiamo di poter arrivare a una rapida definizione del processo con una sentenza ampiamente assolutoria. Avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto». Anche in spagnolo. E in francese. E in tedesco.

  4. BulletAndrea Gagliarducci, Juicio contra Cardenal Becciu gravemente viciado, in «Aciprensa», 18 marzo 2026. Se non rispetta la verità e la giustizia, la Chiesa si gioca la propria credibilità, oltre a quella del Vaticano.

  5. BulletIacopo Scaramuzzi, Becciu confida nel nuovo processo. "Innocente, la verità verrà a galla", in «La Repubblica», 19 marzo 2026. Perfino "Repubblica" – che fa ancora parte di quel "Gruppo Gedi" che sei anni fa montò il brutale complotto contro un uomo innocente – si sta svegliando?

  6. BulletRenato Farina, Caso Becciu. Processo da rifare, la Chiesa è più forte dei suoi errori (e la verità può emergere), in «Il Sussidiario», 19 marzo 2026. NEMMENO L'AUTORITÀ PAPALE PUÒ METTERSI CONTRO LA RAGIONE E LA VERITÀ. GESÙ È IL LOGOS! «La Chiesa porta dentro di sé, da duemila anni, una capacità singolare: può sbagliare nelle sue forme storiche, nelle sue strutture temporali, persino nei suoi atti di governo, e insieme possiede – per grazia – la possibilità di riconoscere l’errore e di correggerlo. (...) La tradizione giuridica è limpida: lex a legendo. La legge viene dal poter essere letta. Se non è promulgata, non è legge. Ed è esattamente questo il punto che la Corte ha riconosciuto. Non siamo davanti a una questione tecnica, ma a un principio elementare di civiltà giuridica: nessuno può difendersi da una norma che non conosce. Chi scrive, lavorando sulle carte, seguendo le trascrizioni dei dibattimenti, entrando nel merito degli atti, ha maturato – per quel che può valere – la convinzione dell’innocenza del cardinale Angelo Becciu e di altri imputati, e insieme l’impressione, sempre più netta, del coinvolgimento di altri soggetti rimasti misteriosamente indenni. (...) L’autorità, se non è conforme alla giustizia, si svuota. Sant’Agostino lo dice con una radicalità che non ammette attenuazioni: remota iustitia, quid sunt regna nisi magna latrocinia? Senza giustizia, gli Stati non sono che grandi associazioni di briganti. Vale per ogni potere, e dunque anche per quello che nella Chiesa si esercita nelle forme temporali. In questo quadro si comprende meglio anche la posizione di Papa Leone XIV. Egli non è intervenuto, neppure di striscio, per condizionare il processo. Ha fatto qualcosa di più essenziale: ha richiamato, anche recentemente, la magistratura vaticana al rispetto della giustizia e dei criteri del giusto processo, indicando – in piena sintonia con Agostino – che senza giustizia non esiste legittimo esercizio dell’autorità. Non ha imposto esiti. Ha chiesto che si rispettino le condizioni perché la verità possa emergere. È una linea profondamente razionale, e perciò ecclesiale. Papa Francesco, dal canto suo, ha portato sulle spalle il peso di una riforma necessaria, cercando trasparenza nella gestione economica della Santa Sede. Questo sforzo va riconosciuto con lealtà. Ma proprio per questo, la ricerca della verità non può svolgersi fuori dalle forme della giustizia: verità e giustizia stanno o cadono insieme.»

  7. BulletFelice Manti presenta il Giornale, 19 marzo 2026.

  8. BulletAmerico Mascarucci, Il "Caso Becciu", altra macchia indelebile sul pontificato di Bergoglio, in «Stilum Curiae», 19 marzo 2026. Anche in spagnolo.

  9. BulletVittorio Feltri, L'Inquisizione contro Becciu è sconfitta. Io l'ho difeso (in solitaria) e oggi esulto, in «Il Giornale», 19 marzo 2026. UNA PAGINA DI GIORNALISMO SERIO (in contrasto con la vigliaccheria imbrattacarte; per non parlare dei criminali mascariatori). Il cardinale fatto a pezzi senza diritto alla difesa. Un abominio. «Legge viene da leggere. Lo aveva scritto san Tommaso nella Summa Teologica. La norma, se non puoi leggerla, non è legge: è arbitrio. Non serve essere Severino e Flick per capirlo. Eppure proprio i grandi giuristi appena citati, già ministri della Giustizia italiani, ingaggiati come avvocati dalle parti civili vaticane, hanno taciuto, mentre un uomo veniva inchiodato al pubblico ludibrio. Torniamo a quel 24 settembre 2020, alle 18:05, a Santa Marta: un articolo dell'Espresso — non ancora in edicola — già sulla scrivania del Papa, un'udienza di venti minuti, e poi la caduta immediata senza contraddittorio. Una crocifissione preventiva, come l'ha definita Alberto Melloni. Da quel momento Becciu non è più un indagato, ma un colpevole. Come lo sceriffo di Nottingham, e il resto del mondo si sente Robin Hood. E nessuno osa alitare un dubbio. Nessuno tra i grandi giornali, nessuno tra quelli ecclesiastici, per timore di sembrare contro Francesco; nessuno tra gli intellettuali che pure amano erigersi a coscienza critica del Paese. La sparizione dello spirito critico è stata la vera anomalia. Quando tutti dicono la stessa cosa, non è perché hanno capito: è perché hanno smesso di guardare. E intanto c'era un dettaglio che gridava. Gli articoli dell'Espresso pubblicati con una scansione temporale che precedeva gli eventi stessi: pagine create prima delle dimissioni obbligate. Come facevano a sapere? Qui il problema non è il complottismo: è l'anti complottismo, quella posa da superiorità che impedisce di vedere anche l'evidenza. I complotti qualche volta esistono. (…) Unanimismo peloso. Provai a scandagliare. Finalmente ebbi tra le mani il lavoro di chi, mettendosi al fianco del prelato disonorato, si era reso conto dal primo istante dell'inghippo: l'avvocato di Verona Natale Callipari. (…) Come faceva / Espresso a scrivere delle dimissioni otto ore in anticipo sui fatti? (…) Questi scoop incontrarono il meticoloso silenzio del coro unico dei vaticanisti e dei rispettivi direttori. (…) So che il paragone con il caso Tortora viene ripetuto spesso fuori luogo. Non in questo caso. A me è capitato di rivivere la stessa solitudine della mia ribellione davanti a un panorama identico: accuse mostruose, unanimità mediatica, distruzione preventiva. Con una differenza: qui tutto accadeva non in un tribunale napoletano, con pentiti di camorra pluriassassini, ma in un quadro dove pareva che gli accusatori portassero l'aureola. Invece di rendere più scrupolosi, questa apparenza di santità infallibile aveva reso tutti ciechi e soddisfatti. A parte gli errori sesquipedali della magistratura vaticana di primo grado al completo, da questa ordinanza clamorosa risulta intaccata la figura di papa Francesco. Mi ostino a ritenerlo anch'egli una vittima. Abbandonato e solo. Sovrano assoluto sulla carta, ma in realtà esposto a un meccanismo tecnico-giuridico che si è mosso da sé, senza controllo. (…) anche il Papa è legato alla ragionevolezza e alla giustizia. Non può fare qualunque cosa solo perché può. Deve restare dentro il diritto. Ed è qui che nasce la domanda: perché nessun cardinale-canonista ha aiutato il Papa? Perché uomini di Chiesa formati nel diritto canonico, custodi di una tradizione giuridica millenaria, sono rimasti in silenzio, lasciando che a parlare fossero quasi solo i tecnici dell'accusa, mentre il Papa veniva esposto al rischio di decisioni giuridicamente fragili e simbolicamente devastanti? I critici del processo sono stati dipinti - e io in cima alla lista - come avversari del Papa, mentre erano, piuttosto, amici del Papa e della verità. E pesa, in questo clima, il servilismo di troppi, e gli osanna ecclesiastici tributati al direttore dell' Espresso Marco Damilano, premiato con la nomina a primo relatore del sinodo diocesano di Roma alla presenza di Papa Francesco (e quindi gratificato di un sontuoso contratto in Rai). E così finisce tra i rovi quello che doveva essere il processo del secolo. Torquemada ha perso. Certo, si andrà avanti. Il processo ricomincerà a giugno. Ma finalmente ad armi pari. Senza norme segrete. Le carte finora occultate canteranno. E stavolta non saranno ritagliate per il comodo dei persecutori. I giornali vaticani e Avvenire, quotidiano dei vescovi, intanto, minimizzano l'accaduto, nessun mea culpa ha scosso pubblicamente il petto di prelati o giornalisti, ma sarebbe pretendere troppo. Leone XIV come e quando ridarà a Becciu l'onore perduto, i diritti e i doveri di cardinale? Passeranno anni. Non può e non vuole influenzare il corso della giustizia, e già questo – visto l'interventismo precedente - è rivoluzionario.» Bisogna riconoscere che fu quasi l'unico giornalista a difendere Enzo Tortora – uomo onesto – quando tutta l'Italia scagliava vagonate di fango. Allora. E a difendere Angelo Becciu – uomo onesto e cristiano esemplare – quando il mondo intero, Papa compreso (certo ingannato), lo insulta(va) e lo perseguita(va) sommergendolo con montagne di menzogne e di calunnie. Oggi. L'umanità manipolata diventa una bestia. E la mafia ne approfitta. Anche online.

  10. BulletIvo Pincara, Processo Becciu: tutto da rifare. Ulteriori riflessioni a seguito dell'Ordinanza della Corte d'appello vaticana del 17 marzo 2026, in «Korazym», 19 marzo 2026.

  11. BulletTommaso Cerno, Cardinale Becciu, in «2 di picche», Rai2, 19 marzo 2026. «Che cosa sta succedendo quindi dietro le Sacre Mura? Che cosa Papa Leone si trova davanti? La necessità di raccontare al mondo che il Vaticano ha processato un cardinale senza ragione, perché il suo predecessore era stato portato a credere cose che non erano avvenute? Sarebbe molto grave scoprire che il processo contro Angelo Becciu era un tentativo di attaccare papa Francesco. Oppure è un altro “caso Tortora” avvenuto dietro i Sacri Portoni? Un caso in cui chi lo accusava sapeva bene che l’obiettivo non era quel cardinale, ma era la Chiesa.»

  12. BulletJosé Francisco Serrano Oceja, El Caso Becciu, ?revisionismo judicial de algo màs?, in «Religiòn Confidencial», 19 marzo 2026.

  13. BulletFranca Giansoldati, Becciu, si profila scontro tra magistrati giudicanti e inquirenti: il Promotore ha impugnato l'ordinanza della Corte d'Appello, in «Il Messaggero», 20 marzo 2026. COSA HANNO DA NASCONDERE I MAGISTRATI CHE HANNO MESTATO NEL TORBIDO? «Perchè tanta attenzione su queste carte? Perchè in ballo c'è una corposa e imbarazzante corrispondenza avvenuta durante la fase istruttoria tra la pr Immacolata Chaouqui e Genoveffa Ciferri, amica del teste principale d'accusa, cioè monsignor Alberto Perlasca. Proprio i passaggi secretati da Diddi hanno fatto sorgere più di un dubbio sulle possibili manipolazioni nella redazione del memoriale servito al Promotore come base per l’accusa. «Se si scopre che eravamo tutti d’accordo è la fine», si legge in uno dei messaggi. E adesso che l'Ufficio del Promotore di Giustizia si è riservato «la impugnazione dell'ordinanza» cosa accadrà, che effetti avrà? I fari ora sono tutti puntati sulla prossima mossa della Corte formata dal presidente arcivescovo (e canonista) Arellano Cedillo e dai due magistrati togati Turrini Vita e Ducci Teri. Nell'ultima ordinanza i magistrati hanno dato prova di grande autonomia e libertà, decidendo di accogliere le eccezioni presentate dalle difese che lamentavano da tempop enormi lacune procedurali. La Corte d'Appello ha ammesso che «nel corso del giudizio di primo grado si è verificata una nullità relativa mai sanata» cosa che ha inevitabilmente «viziato un atto fondamentale del giudizio». Un altro grande vulnus affrontato ha riguardato uno dei Rescriptum di Papa Francesco emanato in fase istruttoria e tenuto nascosto alle difese. Cosa che ha impedito loro di difendersi appieno. Grazie a questo atto normativo il pontefice (legislatore supremo) assegnava, tra l'altro, una serie di poteri pieni al Promotore Diddi, al punto da fare dire a diversi illustri canonisti che in Vaticano non si rispettavano i criteri per un giusto processo. Con l'ultima ordinanza la Corte d'Appello ha sconfessato persino le due corpose e dotte Memorie depositate alcuni mesi fa in Cancelleria dagli ex ministri italiani della Giustizia Giovanni Maria Flick e Paola Severino, attuali difensori dell'Apsa e della Segreteria di Stato (che nel processo si sono costituite sono parte civile). A parere di questi giuristi non vi sarebbe mai stata, invece, la violazione dei principi del giusto processo sostenendo invece che tutto si è svolto in modo corretto e paritario sotto ogni punto di vista, che i Rescripta del Pontefice restano atti legittimi e la questione degli omissis praticamente inesistente. «Resta fermo il potere/dovere del Promotore, sotto la propria responsabilità, di selezionare i soli atti pertinenti all'accusa, salvaguardando eventuali ragioni di segretezza connesse alla pendenza di altre indagini» sostengono i due avvocati, difendendo a spada tratta l'esistenza del giusto processo vaticano.» Anche in tedesco. E in francese. E in inglese. E in spagnolo.

  14. BulletPino Nano, Vaticano. La Corte ha stabilito che il Cardinale Becciu non si è appropriato neanche di un centesimo, in «Prima Notizia 24», 20 marzo 2026. La parola degli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo: «Nei giorni scorsi il Cardinale Becciu, pur non rilasciando interviste, ha voluto ringraziare i suoi avvocati “che, sin dal primo momento, si sono tenacemente battuti per far affermare i principi di diritto che la Corte ha riconosciuto”. Ma anche nei commenti rilasciati a caldo, va detto, i due penalisti hanno sempre tenuto un atteggiamento di massima sobrietà. (...) Il punto centrale, che avevamo denunciato sin dal primo momento, era l’esistenza di una profonda asimmetria tra accusa e difesa: da un lato, un ufficio requirente che disponeva dell’intero patrimonio conoscitivo raccolto nella fase istruttoria; dall’altro, le difese costrette a muoversi dentro un perimetro informativo incompleto, frammentario e, per alcuni atti, persino oscurato da omissis. In altre parole, avevamo segnalato che il processo era nato e si era sviluppato in una condizione di squilibrio strutturale, incompatibile con un contraddittorio autentico, che ponesse la difesa su un piano di parità con l’accusa. (...) la Corte ha fatto propria questa impostazione. Con una motivazione ampia accurata e molto netta, ha escluso, esaminando la normativa di riferimento, che il Promotore di Giustizia potesse vantare un potere discrezionale di selezione degli atti da depositare, cioè la facoltà di scegliere quali documenti rendere conoscibili alla difesa e quali invece trattenere, sulla base di una valutazione unilaterale di utilità o rilevanza. Era precisamente questo il principio che avevamo contestato in udienza, osservando che il fascicolo processuale non può diventare una sorta di antologia costruita dall’accusa, ma deve restare un compendio integrale, nel quale la difesa sia posta in condizione di orientarsi liberamente, senza accessi filtrati, consegne parziali o conoscenze condizionate dalla volontà della controparte. (...) La conoscenza piena del materiale istruttorio non è una concessione dell’accusa, né un favore rimesso alla sua benevolenza, ma un diritto che il codice presidia in via immediata. (...) Guardiamo con fiducia al nuovo processo che riteniamo possa consentire al Cardinale di dimostrare la sua innocenza, dopo troppi anni di ingiusta sofferenza e di esposizione mediatica negativa, che tanto ha influito nella narrativa di questa vicenda giudiziaria.»

  15. BulletSi riapre il caso Becciu in Vaticano: Papa Leone ai giornalisti, no alla guerra come videogioco, in «EWTN», 20 marzo 2026.

  16. BulletHacia una Monarquía Constitucional: Caso Becciu en Vaticano | Descifrando a León, una mirada única al Vaticano y al Papa León XIV, in «Decifrando a Leon», 20 marzo 2026. «... una crisis de identidad en el sistema legal de la Santa Sede. ¿Es el Vaticano una monarquía absoluta donde el Papa está por encima de la ley, o está transitando hacia un modelo constitucional donde el proceso es sagrado? (...) El "Culebrón Becciu" promete más capítulos, pero lo sucedido esta semana en el tribunal vaticano marca un hito: la ley, para ser ley, debe ser pública y el proceso, para ser justo, debe ser impecable. En el Vaticano de León XIV, la monarquía absoluta parece estar aprendiendo, por las malas, las reglas del Estado de Derecho.»

  17. BulletIvo Pincara, Il attesa del nuovo processo, con fiducia che la verità sarà accertata, in «Korazym», 20 marzo 2026.

  18. BulletAntonio Di Pietro, in TV2000, 20 marzo 2026. «Il pubblico ministero, mi spiace dirlo, è come il becchino: deve arrivare dopo il reato, non può arrivare prima. Ai miei tempi, nei tempi di ManiPulite, si cercava chi aveva commesso un reato, mentre adesso si cerca molto spesso se qualcuno mediaticamente esposto ha commesso un reato. C'è una bella differenza.» Vale anche in Vaticano.

  19. BulletSantiago Martín, León: Entre la verdad y la crisis: comunión a divorciados y un juicio bajo sospecha en el Vaticano, in «Magnificat.tv», 20 marzo 2026.

  20. BulletVaticano Update – News aus Rom mit Rudolf Gehrig, 20 marzo 2026.

  21. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, Papa Leone: "L'amministrazione della giustizia deve contribuire alla tutela dell'ordine giuridico e alla credibilità delle istituzioni", in «Osservazioni casuali», 14-21 marzo 2026.

  22. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, "Caso Becciu" (+ altri): processo da rifare. La Corte d'Appello vaticana decreta la "nullità relativa" del giudizio di primo grado e chiede la "rinnovazione del dibattimento". Una svolta, in «Osservazioni casuali», 14-21 marzo 2026. «Promemoria. Per ricordare quanto i media vaticani hanno scritto sul "caso Becciu" quando l'ordine era screditare il cardinale ex Prefetto. Ora, dopo l’Ordinanza della Corte d’appello i testi dei media vaticani sono tutti molto tecnici e aderenti alle 16 pagine del dispositivo. Nessun commento. Nessuna lezione morale o moralizzante. Nessuna conclusioni dottrinale. Nessuna editoriale. Dall’inizio del caso i media vaticani si sono caratterizzati per giustificare e difendere ciò che appariva palesemente illegale e offensivo dei diritti della difesa. Sin dagli inizi i media del Vaticano hanno condannato il cardinale Becciu non perché fosse così ma perché Papa Francesco avevo deciso tutto per conto suo identificando la legge con i suoi impulsi e disegni personali. Ora gli analisti giuridici di Papa Francesco tacciono.» ALTRO CHE "PROCESSO GIUSTO E TRASPARENZA" COME AVEVA SCRITTO CON SPUDORATA SUPPONENZA ANDREA TORNIELLI! Una macchia indelebile sulla storia del giornalismo pseudo-cattolico, servile alla malagiustizia, all'ingiustizia, che tifa per Barabba!

  23. BulletIvo Pincara, L'opacità degli inquirenti vaticani nel "caso Becciu". Vogliamo la verità, nient'altro che la verità, in «Korazym», 21 marzo 2026.

  24. BulletMichael Haynes, Leo XIV returns to the Apostolic Palace as tensions rise elsewhere, in «The Catholic Herald», 21 marzo 2026. «Interpreting Tuesday’s verdict leads to the uncomfortable truth that what is actually on trial now is Pope Francis’s legacy, since the Court of Appeal has highlighted a rescript the late Pope signed as being part of the problem. During the trial, arguments were made that Francis changed the laws governing the trial, thus undermining the process, and Tuesday’s verdict supports this premise. Francis famously seemed to have a flexible approach to the rigour of the law, and this fiasco is a victim of his style. Consequently, the prosecution must refile evidence by the end of April, leading to a rehearing in June. According to the well-sourced Vaticanist Nico Spuntoni, although the March 17 verdict does not say so, such a partial retrial could in fact lead to the redoing of the entire process, thus favouring Becciu and his fellow defendants. As a canonist, Leo will appreciate the delicacies of the situation and the potential for building a precedent by which papal actions are subjugated to the Vatican court’s judgement at every turn. Perhaps it was with this in mind that, a few days earlier, he addressed judges from the tribunal of the Vatican City State to highlight the intimate link between justice and charity. ‘The administration of justice is not, in fact, limited to the resolution of disputes,’ the Pope said , ‘but contributes to the protection of the legal order and the credibility of institutions.’»

  25. BulletDopo sei anni di persecuzione giudiziaria e mediatica, le accuse sono sempre più... sbriciolate contro il moro della realtà! Ora, tenendo presente che il processo è di per sè già una pena per l'imputato – figurarsi per un imputato innocente! –, faccio notare che i promotori di (in)giustizia del Vaticano – i famigerati Alessandro Diddi e compagni di scelleratezze – non solo hanno infilato una porcheria dopo l'altra, ma hanno spudoratamente fatto perdere tempo all'iter giudiziario, in ogni momento possibile: 1) Hanno fatto perdere 7 mesi all'inizio del processo, perché non hanno obbedito al Giudice Giuseppe Pignatone, che già nell'estate del 2021 aveva ordinato loro di consegnare l'intero materiale probatorio  («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). Poi, contraddicendosi (e sotto quali pressioni?) Pignatone s'è rimangiato la parola e ha permesso a Diddi e co. di occultare le prove che risultavano scomode per i loro teoremi. 2) Nel febbraio scorso Diddi s'è ritirato dal processo (non poteva fare altrimenti), ma l'ha fatto l'ultimo giorno possibile, appena prima di essere cacciato dai giudici, mentre avrebbe dovuto farlo almeno tre mesi prima, senza far perdere tempo inutilmente. E ora che devono, nuovamente, consegnare il materiale probatorio in forma integrale, vedremo se "tirano su le brache" (come si dice in dialetto) o se ancora meneranno il can per l'aia, disobbedendo perfino ai Giudici d'Appello. Becciu – che non teme affatto la verità, anzi la ama – non è mai mancato in Aula e non ha mai fatto perdere nemmeno un minuto. Anche questo è in indicatore che fa intuire chi sta dalla parte della verità e chi, invece, specula sulle calende greche e gioca con le vite delle persone: uno schifo! Facciano presto, adesso! (AP, 21 marzo 2026)

  26. Bullet Andrea Paganini, Attenzione!, 22 marzo 2026. «Il 27 luglio del 2021 – quasi cinque anni fa, durante la primissima udienza del "processo del secolo" – il Giudice del Vaticano Giuseppe Pignatone ordinò all'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia di consegnare immediatamente alle parti «anche le mancanti sezioni del fascicolo - che consta in tutto di 28mila pagina, i supporti informatici, le registrazioni degli interrogatori», come eccepito dalle difese degli imputati. (...) Particolarmente ampio fu l'intervento dell'avvocato Luigi Panella, difensore di un altro imputato, il quale chiese la nullità della richiesta e del decreto di citazione a giudizio, sia per la mancata consegna alle parti di una corposa parte del fascicolo, sia contestando la compatibilità del procedimento con i principi del «giusto processo». In particolare i quattro «rescritti» del Pontefice concessi per svolgere operazioni, tra cui le misure cautelari emesse dal promotore di giustizia senza il vaglio di un giudice istruttore, configuravano un quadro di «assoluta discrezionalità» nel derogare alla legislazione vigente («non accade in nessuna legislazione del mondo»), che sospendeva persino il principio dell'«habeas corpus» sulle restrizioni della libertà personale, costituendo «questo Tribunale come un Tribunale speciale», con una «procedura penale ad hoc», che «sospende alla certezza del diritto». Ecco: oggi siamo ancora esattamente – e vergognosamente – a quel medesimo punto di cinque anni fa! Sì, perché il 10 agosto 2021 il Promotore di (In)Giustizia Alessandro Diddi si oppose all'ordine del giudice. (...) E il Promotore di (In)Giustizia Diddi continuò a opporsi a quell'ordine per ben sette mesi. E poi che successe? Diddi cedette? Finalmente obbedì? No: cedette – sotto quali pressioni? – il Giudice Giuseppe Pignatone – nel frattempo indagato per favoreggiamento alla mafia! – e rinunciò al suo ordine! Incredibile, no? Ebbene, oggi siamo esattamente allo stesso punto; solo che ora l'ordine di consegnare tutte le prove (anche quelle scomode per l'accusa) è stato impartito dal Giudice del Processo d'Appello, mons. Alejandro Arellano Cedillo. Sentite: il 15 dicembre 2023, il giorno prima della sentenza di condanna del card. Becciu (una condanna assurda, senza un briciolo di prova), «Vatican News», da sempre aprioristicamente colpevolista, nel senso che spesso non ha contemplato il diritto umano alla presunzione d'innocenza, millantava la correttezza del procedimento penale imbastito per condannare un innocente: «124.563 pagine cartacee e in dispositivi informatici e 2.479.062 files analizzati presentati dall’accusa, 20.150 pagine (...). Numeri alti che restituiscono l’ampiezza e l’accuratezza del dibattimento che il Tribunale vaticano ha voluto fossero sin dall’inizio la cifra del processo per la gestione dei fondi della Santa Sede. Processo – il più lungo e articolato che si sia mai celebrato tra le mura leonine - definito il “century trial”, il processo del secolo...». Ecco, Signori della Stampa Vaticana e Signori dell'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia: esattamente questi documenti, finalmente, dopo tanti anni di persecuzione di un innocente, devono essere consegnati alle difese. È chiaro? Non basta parlare di «giusto processo» e di «trasparenza». Il giudice ha confermato ciò che da sempre sosteniamo: questo processo era una farsa che non ha garantito affatto i requisiti minimi per il diritto umano al giusto processo. E di trasparenza non s'è vista nemmeno l'ombra (ma non perché fosse trasparente, perché non c'era).»
  27. BulletEscalation nel caso Becciu: dopo la nullità del processo, il Promotore potrebbe non consegnare prove chiave, in «Infovaticana», 22 marzo 2026. Anche in spagnolo. E in inglese. E in francese. E in tedesco. E in portoghese.

  28. BulletIvo Pincara, Cinque anni dopo. Il nodo irrisolto del processo Becciu: le prove mancanti, la verità sospesa e la crisi della giustizia vaticana, in «Korazym», 22 marzo 2026.

  29. BulletDon Corrado Melis, Una verità attesa: giustizia, dignità e speranza, in «Voce del Logudoro», 22 marzo 2026. «Da qui emerge con forza un’esi-genza non più rinviabile: fare piena luce sui fatti. Una chiarezza completa, libera da ombre e ambiguità, capace di restituire dignità e ristabilire equi-librio. Non si tratta di affrettare i tempi in modo superficiale, ma di evitare ulteriori ritardi che peserebbero su una vicenda già segnata da lunga sof-ferenza. Solo così potrà realizzarsi una giustizia autentica, capace di resti-tuire ciò che è stato messo alla prova e di ricomporre ciò che è stato ferito. Questa attesa non è impazienza, ma espressione di un bisogno profondo di giustizia, maturato nel tempo e ali-mentato dalla fiducia che la luce non possa essere definitivamente oscurata. È la voce composta di chi ha soppor-tato e ha continuato a credere. Il fatto che il processo debba essere sostanzialmente rinnovato, con pieno accesso agli atti e possibilità effettiva di difesa, restituisce al giudizio il suo necessario equilibrio. Si apre così una fase nuova, che può permettere final-mente una valutazione completa e serena.»

  30. BulletLe profil du pontificat de Léon XIV, la justice impossible du Vatican, Les prêtresses sont-elles indispensables ?, le patriarche de Géorgie, Vesco au marathon de Rome, Quo vadis, humanitas ? et Teilhard, in «Infovaticana», 23 marzo 2026. Anche in italiano. E in inglese. E in spagnolo. E in tedesco. E in portoghese.

  31. BulletAndrea Gagliarducci, Leo XIV: Toward the definition of a pontificate, in «MondayVatican», 23 marzo 2026. «... the court order—is not even a decision of Leo XIV, but more likely a consequence of the change of pontificate, where there is no longer a Pope to intervene during the process and somehow shape its outcome. (…) First, the documentation made available by the Promoter of Justice (the Vatican prosecutor ) was riddled with redactions, making it difficult to contextualize. These redactions were later revealed when they were published in a different, related investigation, which also revealed a relationship between the Promoter of Justice and two individuals who had influence over Monsignor Alberto Perlasca. This latter was first a defendant, then a key witness, and ultimately considered only a person informed of the facts in the trial. The second issue is that Pope Francis published four rescripts during the investigations that changed the laws on the fly. These rescripts had remained confidential and were disclosed only during the trial, making the defense’s work even more complex.(…) The ruling immediately appeared highly questionable, also because the reasoning, in some cases, did not demonstrate “proven” guilt.» Anche in francese. Anche in tedesco. E in italiano.

  32. Bullet«Immaginate cosa succederebbe in un paese in cui non solo non c'è la separazione delle carriere dei magistrati, ma non c'è nemmeno la separazione dei tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. Immaginate che il Capo dello Stato – che è pure il Magistrato Supremo – abbia firmato una denuncia contro di voi, che quindi vi  abbia già condannato prima del processo. E immaginate che quel Capo di Stato sia pure il Legislatore Supremo, che quindi possa modificare le leggi a suo piacimento per raggiungere il suo obiettivo, anche a procedimento in corso (procedimento che quindi sarebbe solo un paravento, uno specchietto per le allodole). Immaginate di vivere in Vaticano. Immaginate di essere innocenti» (AP).

  33. BulletAnnullation du procès du cardinal Becciu: le Promoteur de justice pourrait refuser de livrer tout les preuves, in «Tribune Chrétienne», 23 marzo 2026.

  34. BulletNiwa Limbu, Vatican prosecutor moves to challenge appeal ruling in Cardinal Becciu case, in «The Catholic Herald», 23 marzo 2026.

  35. BulletTras anulaciòn del juicio Becciu, ahora el caso Rupnik: peculiaridades victimisantes de un proceso eterno, in «Gaudiumpress», 24 marzo 2026.

  36. BulletP.G.B., Randazzo al Dicastero per i Testi Legislativi: la scelta di Leone XIV per rilanciare il diritto nella Chiesa, in «Silere non possum», 25 marzo 2026.

  37. BulletCrisis en la Iglesia: Anulan el juicio al Card. Becciu, Reabren Amoris laetitia y Ordenados Casados, in «Magnificat TV», 25 marzo 2026. Anche in francese.

  38. BulletBecciu Trial: Vatican Acknowledges Procedural Flaw, in «News», 25 marzo 2026. Anche in francese. E in spagnolo. Vizio di procedura; prove nascoste e messaggi compromettenti; sisma costituzionale.

  39. BulletRégine et Guy Ringwald, Vatican: le procès Becciu invalidé, in «Golias», 25 marzo 2026.

  40. BulletBecciu Trial: Vatican Acknowledges Procedural Flaw, in «News», 25 marzo 2026. Anche in francese. E in spagnolo.

  41. BulletChristian Schubert, Der Papst bekommt einen neuen Bankier, in «Frankfurter Allgemeine Zeitung», 26 marzo 2026. «Wenig professionell zeigt sich ebenfalls die Rechtsprechung des Vatikans: Wie in der vergangenen Woche bekannt wurde, muss das Verfahren im Londoner Immobilienskandal wieder aufgerollt werden.»

  42. BulletLudwig Ring-Eifel, Ein Vatikan-Richter ruft verstorbener Papst zur Ordnung, in «Domradio.de», 27 marzo 2026. UN CAPO DI STATO NON È ONNIPOTENTE; E TANTO MENO INFALLIBILE. NEMMENO SE IL VATICANO NON HA SOTTOSCRITTO LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI. Figurarsi se – manipolato? – il Papa condanna un innocente! Ma cosa accade se Cefa diventa Caifa? Un giudice vaticano richiama all'ordine il papa defunto. «Das vatikanische Gericht in erster Instanz habe grundlegende Rechte der Angeklagten und der Verteidigung verletzt, so der Richter. (…) "Die Beachtung der Prozessgarantien, die Überparteilichkeit des Richters, die Durchsetzung des Rechts auf Verteidigung und eine vernünftige Prozessdauer (...) sind Bedingungen, damit die Rechtsprechung respektiert wird und zur Stabilität der Institutionen beiträgt." Dass diese vom Papst postulierten hehren Prinzipien der Rechtsstaatlichkeit in der Rechtsprechung des von ihm regierten Zwergstaats nun auch tatsächlich angewendet werden, war die erste Überraschung, die in der Anordnung des spanischen Kirchenjuristen enthalten war. Die zweite betraf die nachträgliche Kritik am Agieren von Papst Franziskus in dem "vatikanischen Jahrhundertprozess", der im Dezember 2023 mit langjährigen Haftstrafen für Kardinal Angelo Becciu und weitere Angeklagte endete: Hier stellte Arellano fest, dass selbst der Papst als Souverän des Vatikanstaats dessen Regelwerk nicht übertreten darf. (…) Auf den ersten 10 von 16 Seiten legt die Anordnung dar, dass die Rechte der Angeklagten im sogenannten Londoner Immobilienprozess schon dadurch in unzulässiger Weise verletzt wurden, dass der Verteidigung Gesprächs- und Abhörprotokolle nur auszugsweise zur Einsicht gegeben wurden. Es widerspreche allen verfahrensrechtlichen Grundsätzen, wenn den Angeklagten belastendes Material nicht vollständig zur Kenntnis gebracht werde. (…)  Hinzu kamen dann die Regeländerungen durch die päpstlichen Reskripte in den Jahren 2019 und 2020; sie werden auf den verbleibenden sechs Seiten der richterlichen Anordnung diskutiert. Spannend ist dabei die grundsätzliche Abwägung: Argumente der Verteidiger, wonach der Papst mit seinen Regeländerungen im laufenden Verfahren gegen die Menschenrechtskonvention des Europarats verstoßen habe, verwarf das Gericht als nicht einschlägig. Der Grund: Der Vatikan hat diese Konvention nie ratifiziert, sie gilt also dort nicht. Auch ein Papst muss Regeln beachten. Was aber sehr wohl gilt, ist die eigene rechtliche Grundordnung (Ordinamento) des Vatikanstaats. Und die sieht vor, dass auch die vom Papst entschiedenen Gesetzesänderungen in angemessener Weise veröffentlicht werden müssen, damit sie Gültigkeit erlangen. Genau dies sei aber bei dem päpstlichen Reskript vom 2. Juli 2019, das gesetzesändernder und damit rechtsetzender Natur gewesen sei, nicht geschehen.»

  43. BulletImrich Gazda,Vatikánska sedma Nečakaný zvrat v kauze kardinála Becciua: vatikánsky súd povedal, že pápež pochybil, in «Postoj», 28 marzo 2026. La Corte d'Appello vaticana ha stabilito che il processo al cardinale Angelo Becciu, condannato a cinque anni e mezzo di carcere per frode finanziaria nel 2023, deve essere ripetuto. Ciò è dovuto a gravi comportamenti procedurali da parte della procura vaticana.

  44. BulletHans Brockmans, Vernietiging van veroordeling kardinaal Becciu is blaam voor paus Franciscus, in «Doorbraak», 29 marzo 2026.

  45. BulletFari Pad (Facebook, 30 marzo 2026): «PROCESSO BECCIU: TRA ERRORE PROCEDURALE E POSSIBILE MACCHINAZIONE ISTITUZIONALE. «Il dottore Giuseppe Pignatone, pubblico ministero per una vita per la Repubblica italiana, passa senza incertezze dalla giustizia "in nome del popolo italiano" a quella "in nome di Sua Santità", solo che, quando (dopo la pensione) diventa presidente del tribunale del Vaticano sembra non essersi accorto pienamente di quale fosse il codice di procedura penale che era chiamato ad applicare. Questo è quanto sostiene l'ordinanza che in 16 pagine ha rimesso in discussione la regolarità del procedimento e di conseguenza una sentenza di 819 pagine. (...)» L'analisi di Giorgio Meletti sulla sentenza e sugli ultimi sviluppi procedurali mette in luce un bivio giuridico senza precedenti. Non si tratta solo di una discussione tecnica, ma della tenuta stessa dello Stato di Diritto in Vaticano. IL PRIMO VULNUS: LA SENTENZA PIGNATONE. Il punto di partenza è un dato di fatto: il Presidente Pignatone avrebbe emesso la sentenza disattendendo il codice di procedura penale in vigore al momento dei fatti (…). La strategia della "Sanatoria": La Corte sembrerebbe intenzionata a trattare questa mancanza come una nullità relativa, ipotizzando di poter "ripartire" dal punto in cui le chat erano state omissate per sanare il vizio procedurale. IL VERO NODO: LA RICUSAZIONE DEL PROMOTORE DIDDI. Tuttavia, esiste un secondo livello, ben più profondo, che scaturisce dall'istanza di ricusazione presentata contro il Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi. È la stessa Corte ad aver ritenuto che le chat allegate a tale istanza ne abbiano determinato l'ammissibilità. Se venisse accertata la veridicità di tali messaggi, ci troveremmo di fronte a uno scenario radicale: il coinvolgimento di figure chiave. Le chat coinvolgerebbero l'ex capo della Gendarmeria Stefano De Santis, il Sostituto Edgar Peña Parra, oltre a Mons. Perlasca e Francesca Chaouqui. L'ipotesi della coordinazione: tali scambi parrebbero suggerire un possibile coordinamento tra organi inquirenti e testimoni che, in aula, avevano dichiarato sotto giuramento di non conoscersi o di non aver collaborato. (…) UNA RIFLESSIONE LOGICA SULLA NULLITA. Qualora venisse confermata una simile "macchinazione"' – ovvero una somma di intenti tra soggetti istituzionali e organi inquirenti per orientare l'esito del processo – la conseguenza giuridica cambierebbe radicalmente: 1) Non saremmo più davanti a una semplice "nullità relativa" riparabile tornando indietro di qualche passo. 2) Si profilerebbe una nullità strutturale e insanabile, un inquinamento delle prove e delle testimonianze, che renderebbe il processo nullo alla radice. CONCLUSIONE: L'accertamento del ruolo svolto da De Santis, Peña Parra, Perlasca e Chaouqui diventa dunque il perno dell'intera vicenda. Se il processo fosse stato manipolato "dietro le quinte", nessuna sanatoria tecnica potrebbe restituire legittimità a una condanna nata in un simile contesto. Il diritto non può essere una farsa: o è garanzia per tutti, o non è giustizia.»

  46. BulletLo que está detrás de la anulación del juicio Becciu: mucho más que finanzas vaticanas mal administradas, in «Gaudium Press», 30 marzo 2026. «Para comprender la raíz de las críticas, conviene recurrir a una analogía imperfecta pero ilustrativa. En un sistema republicano, los poderes están distribuidos y equilibrados; en el Vaticano, en cambio, el Papa concentra en sí atribuciones que, en otros regímenes, estarían separadas entre el jefe de Estado y el presidente de una Corte Suprema. Eso significa que no solo interpreta la ley, sino que también puede modificarla durante el transcurso de un proceso. Es precisamente ese punto el que alimenta las objeciones: la percepción de que, bajo la autoridad del Papa Francisco, habrían sido introducidas alteraciones normativas con impacto directo en el juicio en curso, creando la impresión —para muchos críticos— de que el desenlace ya estaba, al menos en parte, delineado antes de la conclusión formal del proceso. En un Estado de derecho democrático, tal superposición entre legislar, juzgar y gobernar sería considerada inadmisible, pues comprometería el principio de neutralidad judicial. En el contexto vaticano, sin embargo, donde la soberanía del pontífice no encuentra límites institucionales equivalentes, la cuestión no es de legalidad estricta, sino de legitimidad percibida. (...) Si el nuevo juicio confirmará o no las condenas anteriores es todavía incierto. Pero una cosa ya está clara: el caso Becciu redefinió las reglas del juego. Y quizás, como toda crisis verdadera, haya revelado algo más profundo que los hechos que lo originaron: la tensión permanente entre autoridad y justicia en el corazón de la Iglesia.»

  47. BulletAurelie Nimarin, Vatikanska pravda ili režirana presuda?, in «Autograf.hr», 31 marzo 2026. La malagiustizia che ha ucciso Cristo assomiglia molto alla malagiustizia che ha crocifisso Becciu. Grande articolo dalla Croazia, tutto da leggere! «In questi giorni della Settimana Santa, la Chiesa cattolica ritorna di nuovo al mistero della passione, della condanna e della morte di Gesù Cristo. Torna sulla scena di un processo ingiusto, al silenzio della verità di fronte all'interesse, a un tribunale che non cercava giustizia, ma a confermare la decisione già presa. Ecco perché il caso del cardinale Giovanni Angelo Becciu, che è tornato al centro del pubblico in questi giorni, non è solo un problema legale o istituzionale, ma diventa anche una dolorosa questione della Chiesa. (...) Ma qual è la retorica della riforma se le regole cambiano quando diventano un fastidio? Qual è il valore di invocare misericordia e giustizia se i documenti chiave vengono negati nel processo più importante del decennio? Che senso ha chiedere costantemente “sinodalità” e “ascolto” se nei procedimenti legali reali l’imputato non ottiene la piena possibilità di difesa? La corte d'appello non solo ha rivelato l'omissione procedurale, ma ha anche rivelato che l'intero processo è stato guidato dalla logica delle scorciatoie straordinarie, dalle norme che sono state bypassate, dalle procedure che si sono allungate e dagli interventi con cui l'esito è diventato più importante della legalità. È particolarmente grave che la stessa corte d'appello abbia preso in considerazione le riscrizioni papali emesse nel corso dell'inchiesta. (...) Il problema è nel modello di governo. In un modello in cui le regole sono percepite non come il limite del potere, ma come uno strumento di potere. In un modello in cui il Papa interviene, cambia procedura, amplia i poteri dell'accusa, dando l'impressione che l'obiettivo sia più importante della forma. Ma la forma giusta non è una decorazione. La forma è una garanzia contro l’arbitrio. (...) Cristo non è stato condannato perché la verità è stata sconfitta da argomenti, ma perché l’interesse era più forte del diritto e la paura era più forte della coscienza. (...) La Chiesa che osserva Cristo davanti a Pilato deve avere la forza di chiederci, dove e se abbiamo permesso che prevalesse l’interesse, che il potere sostituisse la giustizia, e che renda il risultato più importante della verità? Ma il Venerdì Santo non è l’ultima parola. L’ultima parola non ha né ingiustizia, né menzogna, né manipolazione, né processi diretti. L’ultima parola ha la Pasqua, la vittoria della verità sulla menzogna, la giustizia sull’arbitrio, la luce sulle tenebre e la vita sulla morte. Che questa Pasqua sia felice e benedetta a tutti, nella speranza che la vittoria del Cristo Risorto sia sia una vittoria della verità, della legge e della giustizia, sia nella Chiesa che nel mondo» (traduzione automatica).


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Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_3_link_0
Sull'accusa d'aver trasferito 
del denaro in Australia 
e sull'ipotesi di complotto 
contro il card. PellCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlshapeimage_4_link_0shapeimage_4_link_1shapeimage_4_link_2shapeimage_4_link_3
Sulle accuse di aver arricchito 
se stesso o propri familiari

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Processi e sentenze di Londra, di Roma ecc. a proposito della compravendita del palazzo 
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