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Sul sistema giudiziario vaticano (trentesima parte) >>> per la parte precedente clicca qui
«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).
Filippo Di Giacomo, La Corte d'Appello vaticana annulla la sentenza di primo grado, in «Rainews», 17 marzo 2026. «Gli imputti sono stati seppelliti da teorie molto fantasiose. (...) Ora si ritorna dentro qualcosa che ha l'aria di essere un atto di giustizia; e certamente giustizia sarà».
Trial against Cardinal Becciu to be Repeated? Doubts about Validity of Proceedings, in «Rome Reports», 17 marzo 2026. Anche in spagnolo.
Veruntreuung am Vatikan: Berufungsgericht ordnet neuen Prozess gegen Kardinal an, in «Tages Anzeiger», 17 marzo 2026. «C'è una parte della Chiesa che sta perdendo la faccia. Ma è meglio perdere la faccia che campare sulla menzogna. Ora devono uscire tutte le carte dell'imbroglio che ha crocifisso un innocente. Così ha ordinato la Corte d'Appello.»
Immobilienprozess im Vatikan muss teils neu aufgerollt werden, in «Kathpress», 17 marzo 2026. «Die Anklage hatte in erster Instanz einige Protokolle von Gesprächsaufzeichnungen, durch die die Angeklagten belastet wurden, lediglich mit Schwärzungen vorgelegt. Damit sei das Recht der Angeklagten und der Verteidiger auf volle Einsicht der zu ihren Lasten vorliegenden Akten klar missachtet worden. Aus diesem Grund müssten nun neue Verhandlungen auf der Grundlage des vollständigen Beweismaterials geführt werden, so das Gericht. Die Anwälte des Hauptangeklagten, Kardinal Becciu, zeigten sich gegenüber italienischen Medien hoch zufrieden mit der Entscheidung des Gerichts. Sie hatten bereits während des Verfahrens in erster Instanz moniert, dass das unvollständig vorgelegte Beweismaterial die Rechte der Beschuldigten und die Prinzipien eines fairen Verfahrens verletze. Hochkarätiger Richter. Das vatikanische Berufungsgericht wird von dem aus Spanien stammenden Juraprofessor und Kirchenrechtler Alejandro Arellano (63) geleitet. Der Richter im Rang eines Erzbischofs ist zugleich Dekan des berühmten Kirchengerichts Rota Romana. Vorsitzender Richter in erster Instanz war der pensionierte sizilianische Staatsanwalt und Strafrichter Giuseppe Pignatone (heute 76), der sich einst in seiner Heimat als Mafia-Ankläger einen Namen gemacht hatte. Papst Leo XIV. hatte noch am vergangenen Samstag die Richter und Staatsanwälte im Vatikan bei einem Empfang öffentlich ermahnt, sich streng an rechtsstaatliche Grundsätze zu halten, und gesagt: "Beachtung der Prozessgarantien, die Überparteilichkeit des Richters, die Durchsetzung des Rechts auf Verteidigung und eine vernünftige Prozessdauer (...) sind Bedingungen, damit die Rechtsprechung respektiert wird und zur Stabilität der Institutionen beiträgt." Im Vatikan sei dies besonders wichtig.»
Processo Sloane Avenue, la Corte d'Appello smonta il metodo Diddi, in «Silere non possum», 17 marzo 2026. «Il principio è espresso con chiarezza: “tutto deve essere conosciuto dalle parti e nulla può essere esaminato dal giudice che non sia prima messo a disposizione delle parti”. Una formulazione che richiama direttamente la tradizione processuale canonica e il sistema codicistico vaticano, fondato sul contraddittorio effettivo. La Corte sottolinea che non si tratta di una irregolarità formale, ma di una lesione sostanziale del diritto di difesa. Il processo, così come si è svolto in primo grado, si è basato anche su atti non integralmente conoscibili dalle parti, alcuni dei quali depositati tardivamente o in forma non completa. (...) Un secondo snodo dell’ordinanza riguarda i quattro Rescripta pontifici - datati 2 luglio 2019, 5 luglio 2019, 9 ottobre 2019 e 13 febbraio 2020 - adottati da Papa Francesco nel corso delle indagini. La Corte distingue con attenzione. Alcuni di questi atti vengono ritenuti legittimi e non direttamente incidenti sulla posizione degli imputati, in quanto diretti a regolare aspetti organizzativi o a consentire l’utilizzo processuale di determinate fonti documentali. In questi casi, i giudici escludono che si sia verificata una violazione delle garanzie. Diversa è la valutazione per il Rescriptum del 2 luglio 2019, che autorizzava il Promotore di giustizia a procedere “nelle forme del rito sommario”. Secondo il collegio, questo atto introduceva una deroga significativa al regime ordinario e incideva direttamente sulla struttura del procedimento. Proprio per questa ragione, afferma la Corte, tale Rescriptum “avrebbe dovuto essere pubblicato o, quanto meno, portato a conoscenza di coloro nei cui confronti venivano adottati atti”. La mancata conoscibilità da parte degli interessati rende quindi illegittimi gli atti istruttori che su di esso si sono fondati.»
Fari Pad (Facebook 17 marzo 2026): «LA VERITA TRIONFA SULLE MENZOGNE E SULLA CALUNNIA! ANNULLATA LA CONDANNA AL CARDINALE BECCIU! Oggi è un giorno glorioso per la giustizia! Il castello di carte costruito su accuse infondate e fango mediatico contro il Cardinale Angelo Becciu è crollato miseramente. La Corte d'Appello del Vaticano ha ANNULLATO la condanna di primo grado, riconoscendo clamorosi errori procedurali che hanno inficiato l'intero processo. Per anni abbiamo assistito a un linciaggio mediatico senza precedenti, a tentativi disperati di infangare il nome e l'onore di un uomo di Chiesa che ha sempre servito con dedizione. Ma la verità, quella vera, quella che non si piega alle narrazioni di comodo, ha finalmente avuto la meglio. Le condanne per peculato e truffa sono state spazzate via. Crollano le tesi accusatorie che volevano dipingere il Cardinale come un corrotto. La giustizia ha fatto il suo corso, restituendo dignità a chi è stato ingiustamente perseguitato. A tutti gli amici che hanno seguito ,la travagliata vicenda che ha visto condannato in primo grado S.E.R GIOVANNI ANGELO BECCIU da Pattada -SS Diocesi di Ozieri. CONDIVIDETE IN MASSA QUESTO POST - FB Questo non è solo un trionfo per il Cardinale Becciu, ma per tutti coloro che credono nello Stato di Diritto, nella presunzione di innocenza e nella forza della verità. È una vittoria contro chi usa la calunnia come arma politica e mediatica. Ora, il processo dovrà essere rifatto da zero. E noi siamo certi che la verità continuerà a brillare, smascherando chi ha tramato nell'ombra per colpire un uomo innocente. Condividete questo post per far sapere a tutti che la verità non si ferma! Che la calunnia può ferire, ma non può vincere contro la forza dei fatti.»
Vaticano: Corte d'appello, il processo Becciu è da rifare, in «La Regione», 17 marzo 2026.
Giuseppe Muolo, «Nullità relativa», per il processo Becciu: che cosa succede adesso, in «Avvenire», 17 marzo 2026. «Tra le parti omesse, anche le chat di Genoveffa Ciferri e Francesca Immacolata Chaouqui sul testimone monsignor Alberto Perlasca, ex direttore dell’Ufficio Amministrativo della Segreteria di Stato. Conversazioni che sono state pubblicate mesi fa da Domani e dalle quali sembra emergere un’intesa tra le due donne e anche altre persone. «Se scoprono che eravamo tutti d’accordo è finita», scrive Chaouqui a Ciferri in un messaggio. «Una frase che, da sola, è più che eloquente», commentò il cardinale, che parlò di «una macchinazione ai miei danni» e di «un’indagine costruita a tavolino su falsità». Aspetti su cui da sempre hanno fatto leva i legali del cardinale. Che insieme alle difese degli altri imputati avevano impugnato la sentenza del 16 dicembre 2023 (che aveva condannato il porporato a 5 anni e 6 mesi) , sollevando eccezioni di nullità riguardanti l’intero impianto accusatorio: dal decreto di citazione a giudizio dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, al mancato deposito integrale del fascicolo istruttorio, fino alle ordinanze emesse dal Tribunale di primo grado.»
Antonangelo Liori (Facebook, 17 marzo 2026): «Cardinal Becciu, annullato il processo farsa. Il processo contro il cardinale Angelo Becciu è stato annullato e dovrà ripartire da capo. Perché? Perché le accuse si fondano su "omissis" non su prove, su teorie non su fatti. La corte d'appello vaticana ha quindi resettato tutto con una mitica ordinanza. Cito alcuni fatti singolari: 1) perché il palazzo di Londra è stato venduto nel corso del processo e non è stato esibito il contratto di vendita sul quale si dovrebbe poggiare il cardine dell'accusa? 2) io, che di numeri un po ne mastico, ritengo che il Vaticano non abbia perso un soldo dall'affare di Londra e, addirittura, se non avesse avuto questa sospetta fretta di vendere, avrebbe anche guadagnato molto. 3) Perché gran parte degli imputati sono stati dossierati dal finanziere Striano, principale collaboratore del Procurare Cafiero de Raho ora deputato? ) chi ha condannato Becciu in primo grado? Il giudice Pignatone, che di De Raho è amico. Ma queste ultime due sono solo coincidenze, naturalmente. Io un'idea, leggendo le carte, ce l'ho. Una parte della politica italiana non voleva Angelo Becciu papa. Perché Angelo Becciu era figlio di poveri falegnami di Pattada. Un cardinale pedofilo condannato da Becciu non voleva che Becciu diventasse papa. Un intrigo di invidie, politica e malaffare ha messo nei guai un cardinale perbene. In papa Leone confidiamo. E in Dio confidiamo. Perché verità emerga e giustizia sia fatta. Ma nessuno potrà rendere al cardinal Becciu l'onore perduto.»
Ignazio Ingrao, «Mancato rispetto dei principi del giusto processo», in «TG1», 17 marzo 2026.
Rosario Carello, Sulla nullità relativa del primo grado, in «TG2», 17 marzo 2026.
La Corte d'appello vaticana ordina di rifare il processo Becciu. Condanne annullate, in «Il Foglio», 17 marzo 2026. «Anche da queste dinamiche si comprende perché gran parte dei cardinali elettori, in vista del Conclave dello scorso anno, abbia posato gli occhi su un canonista qual è Robert Prevost.»
Salvatore Izzo, Processo Becciu. "Leso il diritto di difesa", annullato il dibattimento del primo grado, si ricomincia dall'inizio. La Giustizia trionfa in Vaticano, in «Faro di Roma», 17 marzo 2026. «... la tutela del diritto di difesa dell’imputato viene indicata come principio centrale e inderogabile, la cui violazione può determinare la nullità del procedimento. (...) Uno dei passaggi più significativi riguarda il diritto dell’imputato e dei suoi difensori ad avere piena conoscenza degli atti. L’ordinanza richiama il canone 1598 del Codice di diritto canonico, stabilendo che il giudice deve consentire alle parti di prendere visione della documentazione».
Mark Hallam, Vatican declares partial mistrial in cardinal's fraud case, in «Dw.com», 17 marzo 2026.
Unexpected: Vatican court rules trial against Cardinal Becciu partially invalid and orders a retrial, in «Zenit», 17 marzo 2026. «Resta da vedere se questa ricalibrazione alla fine rafforzerà o complicherà il caso. Ciò che è chiaro è che il processo – già storico nella portata – è entrato in una nuova fase, che metterà alla prova non solo le prove presentate, ma la resilienza del sistema di giustizia in evoluzione del Vaticano.»
Mara Lapia, Se non esiste la giustizia esiste solo una sua becera parodia. E sulla gogna organizzata contro Becciu, in Facebook, 17 marzo 2026. «Mara Lapia, già deputata al Parlamento italiano. «Negli ultimi anni abbiamo assistito una vera e propria gogna processuale e mediatica ai danni di un uomo: un uomo delle istituzioni e un uomo di Chiesa, che oggi scopriamo essere stato sottoposto a un processo profondamente viziato ed ingiusto. Parliamo tanto in questi giorni di giustizia. Ebbene la Corte d’Appello vaticana è stata chiarissima: quel processo non si doveva svolgere in quel modo. È stato violato un principio fondamentale dello stato di diritto: quello della piena conoscenza degli atti da parte dell’imputato e della sua difesa. In altre parole è stato compromesso, il diritto di difendersi per il cardinale Becciu, un sardo. E quando viene meno questo diritto non esiste più la giustizia, ma esiste solo una sua becera parodia. Eppure, mentre mentre tutto questo stava accadendo, abbiamo assistito in silenzio o, peggio, partecipando a una condanna pubblica anticipata. Il cardinale è stato esposto ad attacchi profondamente delegittimatori. Oggi, alla luce di quanto stabilito, dobbiamo avere l’onestà intellettuale di dire che quella gogna è stata ingiusta. Ricordiamolo, ché a causa di quel processo e di quella prima condanna, oggi riconosciuta come viziata, il cardinale è stato addirittura escluso dal Conclave, una cosa gravissima per un cardinale: una conseguenza gravissima che ha pagato in prima persona e che nessuna sentenza potrà mai cancellare completamente. Però c’è una riflessione che vi invito a fare, che ancora più amara e che da sarda io sento il profondo dovere di fare. Noi dobbiamo smetterla di essere i primi a colpire i nostri conterranei e di farci la guerra tra noi, di aspettare il momento opportuno per attaccarci. Dobbiamo proprio smetterla di unirci al coro delle accuse senza conoscere davvero i fatti. Perché questo è successo! Perché molti, e lo dico con cognizione di causa, avrebbero potuto capire fin dall’inizio che qualcosa non tornava. Moltissimi giuristi, avvocati, tra cui anche io, avevamo già rilevato le criticità profonde di quel procedimento. Avevano già compreso in molti che si stava consumando una grave ingiustizia. Nessuno ha mosso niente e allora forse per molti sarebbe stato più giusto tacere, studiare approfondire e aspettare. Questa vicenda ci insegna che la giustizia non può essere piegata alla pressione mediatica. Non può dare retta a persone non credibili e non può diventare spettacolo e non può trasformarsi in una condanna preventiva! Oggi non è solo il giorno in cui emerge una verità processuale nei confronti di un cardinale. È il giorno in cui dobbiamo interrogarci tutti, come cittadini, come sardi e come operatori del diritto, su quanto sia facile distruggere una persona e quanto sia poi difficile restituirle pienamente la dignità che le è stata tolta. Soprattutto vorrei dire questo: che oggi è il giorno in cui dobbiamo ricordare che senza rispetto delle regole senza rispetto dei diritti della difesa non esiste giustizia; esiste solo una profonda e crudele e ingiustizia, quella che fino ad oggi ha subito il cardinale Becciu.»
Salvatore Cernuzio, Processo vaticano, decretata "nullità relativa" del primo grado. Si riapre dibattimento, in «Vatican News», 17 marzo 2026. Ah, la coda di paglia del giornalismo vaticano! «Poi la trasparenza totale sugli atti depositati dall'Ufficio del Promotore di Giustizia e un programma serrato per garantire il diritto di difesa e la regolarità del procedimento giudiziario.» Regolarità che quindi per tutti questi anni – contrariamente a quanto ha scritto «Vatican News» – non c'è stata, con gravissime violazioni di diritti umani fondamentali, in Vaticano (AP). «Il collegio giudicante, composto anche dai giudici Riccardo Turrini Vita e Massimo Massella Ducci Teri, ha dunque scelto la via della massima garanzia procedurale, così da sanare quelle che vengono indicate "criticità" rilevate dai legali degli imputati.» Falso, e ipocrita da parte di «Vatican News»! Non sono rilevate "criticità" da parte dei legali degli imputati. Sono scorrettezze rilevate dalla Corte d'Appello vaticana. Sarà possibile sanarle, dopo sei anni di malagiustizia? ALTRO CHE "PROCESSO GIUSTO E TRASPARENZA", COME AVEVA MILLANTATO IL DIRETTORE EDITORIALE DEL VATICANO, ANDREA TORNIELLI! SOLO VERGOGNA. La verità – e non la ragion di Stato – ci farà liberi.
El juicio contra el cardenal Becciu podría repetirse por dudas sobre la validez del proceso, in «Rome Reports», 17 marzo 2026. Anche in inglese.
Vatikan öffnet Verfahren neu: Kardinal Becciu erhält zweite Chance vor Gericht, in «Online-Zeitung-Deutschland», 17 marzo 2026. «Die Entscheidung des Vatikan-Gerichts wirft ein Schlaglicht auf die Schwächen der eigenen Justiz. Wenn ein Verfahren gegen einen so prominenten Angeklagten wegen formaler Fehler neu aufgerollt werden muss, stellt sich zwangsläufig die Frage nach Transparenz und Rechtsstaatlichkeit innerhalb der Kirche. Der Fall Becciu ist längst mehr als ein Finanzskandal – er ist ein Test für die Glaubwürdigkeit der vatikanischen Institutionen. Sollte sich der Eindruck bestätigen, dass Verfahren nicht sauber geführt wurden, könnte das Vertrauen weiter beschädigt werden. Gleichzeitig zeigt die Wiederaufnahme aber auch, dass Korrekturen möglich sind – und genau darin liegt eine Chance.»
Giorgio Meletti, La Corte d'Appello vaticana dice che sul caso più importante è tutto da rifare. Il vero problema è il potere assoluto del Papa, in «Appunti» di Stefano Feltri, 17 marzo 2026. «Bergoglio ha voluto un tribunale per i regolamenti di conti interni, al punto da fare un Rescriptum per il quale il pubblico ministero nelle indagini poteva procedere con il “rito sommario” anziché con “istruzione formale”. Solo che questa legge, notate bene, è rimasta segreta: cioè, gli imputati sono stati indagati e processati sulla base di una legge che conoscevano solo il Papa e l’ufficio del pubblico ministero (Giorgio Meletti) (…) la giustizia della Città del Vaticano è ormai ufficialmente una commedia all’italiana e che il merito dell’inarrestabile deriva farsesca è in gran parte del compianto papa Francesco: la sua grande simpatia e popolarità non basteranno ad attenuare il giudizio degli storici. (…) il rischio di riforma della decisione umilia il presidente del tribunale che ha emesso quella sentenza scombiccherata, l’ex procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone, che corona la sua lunga carriera incassando uno dei più terrificanti schiaffoni mai dati a un magistrato. Partiamo dalla prima questione. Separiamo il fatto religioso, che fa riferimento a un’istituzione chiamata Santa sede, dall’esistenza di uno Stato vero e proprio che si chiama Città del Vaticano e non è la stessa cosa, è un’altra istituzione. L’articolo 1 della sua Legge fondamentale recita: «Il Sommo Pontefice, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario». Insomma, il potere assoluto del re Luigi XVI contro il quale fu fatta oltre due secoli fa la Rivoluzione francese era meno assoluto di quello del papa. (…) Ricorda nell’ordinanza il presidente della Corte d’Appello Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Alejandro Arellano Cedillo che nel tribunale vaticano vige il codice di procedura penale Finocchiaro-Aprile, introdotto dal parlamento italiano nel 1913, mentre i rapporti tra Stato e Chiesa erano regolati ancora dal Non Expedit, con cui Pio IX, mortalmente offeso con Vittorio Emanuele II che gli aveva portato via la natia Senigallia, vietò ai cattolici di partecipare alla vita politica dell’Italia unita. Buffo, no? Il Vaticano adotta il codice di procedura penale fatto dal Parlamento dello Stato usurpatore in cui i cattolici per ordine del Papa nemmeno entrano. Non solo. In Italia il codice Finocchiaro-Aprile viene sostituito nel 1930 dal codice Rocco, il codice fascista, ma la Chiesa fa finta di niente. Nel 1989 il codice Rocco viene sostituito dal nuovo codice di procedura penale legato al nome di Giuliano Vassalli. Anche stavolta la Chiesa fa finta di niente, e tiene in vigore il codice del 1913. In nome di Sua Santità. Il dottore Giuseppe Pignatone, pubblico ministero per una vita per la Repubblica italiana, passa senza incertezze dalla giustizia “in nome del popolo italiano” a quella “in nome di Sua Santità”, solo che, quando (dopo la pensione) diventa presidente del tribunale del Vaticano sembra non essersi accorto pienamente di quale fosse il codice di procedura penale che era chiamato ad applicare. Questo è quanto sostiene l’ordinanza che in 16 pagine ha rimesso in discussione la regolarità del procedimento e di conseguenza una sentenza di 819 pagine. L’effetto comico è irresistibile. Gli imputati avevano eccepito all’inizio del processo, alcuni anni fa, che il pubblico ministero, nel chiedere il giudizio, non aveva depositato tutti i documenti in suo possesso, a tutela della segretezza di altre indagini. E che questo violava il principio del giusto processo. Pignatone ha risposto, in una delle pagine più spassose, evocando il maxiprocesso di Palermo alla mafia. Ha scritto così: «Replicando poi ad alcune affermazioni delle Difese, il Tribunale rilevava che anche in Italia, sia nella vigenza del c.d. Codice Rocco che dell’attuale, è sempre stato possibile depositare in dibattimento atti recanti omissis: basti pensare a tutti i grandi processi di criminalità organizzata, a cominciare dal maxiprocesso di Palermo, in cui le dichiarazioni dei “collaboratori di giustizia” sono state e sono tuttora omissate per tutelare le esigenze investigative sui fatti che non costituivano oggetto delle imputazioni». Ha proprio scritto così. Solo che la Corte di Appello gli fa notare che il processo, da lui presieduto per anni e sigillato con 819 pagine di sentenza, si doveva svolgere secondo le regole del codice precedente, il Finocchiaro-Aprile del 1913, scritto settant’anni prima del maxiprocesso, e in cui non vi è traccia della facoltà per il pubblico ministero di omissare alcunché, come autorevolmente rimarcato anche dal grande giurista Ludovico Mortara. Il quale ha fatto in tempo a battezzare la figuraccia di Pignatone pur essendo morto novant’anni prima. Insomma, il processo traballa perché Pignatone non ha accolto le legittime eccezioni delle difese facendo riferimento a un codice di procedura penale sbagliato. Se avesse letto quello giusto avrebbe visto che i documenti omissati sono indicati esplicitamente come anomalie del processo. Piccola notazione finale. Nei Patti Lateranensi (1929) c’è scritto che, siccome uno Stato così piccolo come il Vaticano non ha senso che tenga in piedi una magistratura e un carcere, per i reati commessi al suo interno lo Stato italiano sarà così gentile da mettere a disposizione la sua magistratura, la sua polizia giudiziaria e le sue carceri. Infatti il 13 maggio del 1981 Mehmet Ali Ağca sparò a Karol Wojtyla all’interno del colonnato del Bernini, cioè in territorio vaticano, ma le indagini e il processo furono fatti dalla magistratura italiana e l’ambiguo attentatore turco fu tenuto per anni nelle carceri italiane. Il tribunale per regolare i conti. Nessuno si era mai posto il problema, fino a quando Jorge Bergoglio nominò un magistrato di chiara fama e lungo curriculum come Pignatone a capo di un tribunale che nessuno sapeva fino ad allora a che cosa servisse. Poi l’abbiamo capito. Bergoglio ha voluto un tribunale per i regolamenti di conti interni, al punto da fare un Rescriptum (una legge, in base al potere assoluto di cui sopra) per il quale il pubblico ministero nelle indagini poteva procedere con il “rito sommario” anziché con “istruzione formale”. Solo che questa legge, notate bene, è rimasta segreta: cioè, gli imputati sono stati indagati e processati sulla base di una legge che conoscevano solo il Papa e l’ufficio del pubblico ministero (anche qui, non sparate sul pianista: l’ha scritto Sua Eccellenza Reverendissima).»
Luigi Bisignani, Becciu, tutto da rifare. C'è un giudice Oltretevere, in «Il Tempo», 18 marzo 2026. «È tornato un giudice Oltretevere, finalmente. Non a Berlino ma proprio lì, dove per anni la giustizia ha somigliato più a un laboratorio creativo che a un tribunale. La Corte d'Appello vaticana ha fatto ciò che il primo grado non ha saputo fare: spegnere la macchina della propaganda e riaccendere quella del diritto. Dopo la ricusazione di Alessandro Diddi — cui è seguita, all’ultimo momento, la sua astensione — e l’inammissibilità del suo appello, arriva una decisione che pesa: condanne annullate, tutto da rifare. E non per qualche cavillio, ma per vizi strutturali. Fascicoli incompleti, documenti mutilati dagli omissis, atti spuntati a metà percorso, leggi inventate in modo estemporaneo ed esibite, al pari dei peggiori bari, come carte truccate per la bisogna. (...) Come se le regole fossero un dettaglio negoziabile. E quando le regole diventano opzionali, la sentenza è già compromessa. Il Tribunale presieduto da Pignatone, chiamato a incarnare il rigore, esce da questa vicenda con le ossa rotte. Il metodo e l’impianto accusatorio che ha avallato si rivelano fragili proprio dove dovevano essere inattaccabili: nel rispetto delle garanzie. E senza garanzie, il rigore è solo una posa. (...) E allora la domanda finale è inevitabile: se un Rescriptum mai pubblicato incide sulla validità degli atti fino a far crollare un intero processo, che ne è degli altri atti analoghi? Anche di quelli firmati in extremis, magari per incidere su diritti fondamentali, come la partecipazione del cardinale Angelo Becciu a un conclave?»
Nico Spuntoni, Vaticano contagiato dalla malagiustizia: tutto da rifare il processo a Becciu. I legali: diritti violati, in «Il Giornale», 18 marzo 2026. «Non è una bestemmia laica affermare che la vicenda del cardinale Angelo Becciu è il caso Tortora vaticano. (...) La corte presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo ha riconosciuto la lesione del diritto di difesa nel primo processo, dal momento che l'accusa ha potuto nascondere alle difese una parte consistente del materiale di indagine nonostante il codice vaticano di procedura penale lo vietasse.»
Andrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, la nullità relativa riapre i giochi, in «Acistampa», 18 marzo 2026. «In pratica, la Corte di Appello vaticana ha accettato gran parte delle “eccezioni di nullità” presentate dalle difese. I giudici hanno per questo chiesto la “rinnovazione del dibattimento”, che tuttavia non comporta “la nullità complessiva dell’intero giudizio di primo grado: del dibattimento come della sentenza”, i quali – si legge nel documento - “infatti mantengono i propri effetti”. (...) Tutte queste le premesse che hanno portato all’ordinanza del Tribunale di Appello, presieduto dall’arcivescovo Alejandro Arellano Cedillo. (...) Tuttavia, la Corte ha trovato una eccezione di nullità valida di fronte alla questione dei quattro rescritti di Papa Francesco, entrati in vigore durante il processo, che ne hanno cambiato le regole in corsa. I rescritti sono stati redatti il 2 luglio 2019, 5 luglio 2019, il 9 ottobre 2019 e il 13 febbraio 2020. Con i rescritti, Papa Francesco sospendeva gli obblighi di segnalazione all’Autorità di Informazione Finanziaria, stabiliti dalla legge 18 del 2013; disponeva l’autorizzazione all’uso di qualsiasi strumento di intercettazione necessario; autorizzava l’utilizzo di qualsiasi materiale sequestrato senza che vi si potesse opporre il vincolo di segretezza; e confermava per altri sessanta giorni le prerogative speciali date al Promotore di Giustizia. (...) Secondo la Corte di appello vaticana “non può sottacersi che il testo del Rescriptum non detta disposizioni particolari relative alla sua pubblicazione, fase integrativa dell'efficacia di un atto di tale natura, discrezionalmente disciplinabile dal Supremo Legislatore”, e nemmeno “nel provvedimento è stato ritenuto opportuno disporre che il testo dovesse rimanere segreto”. (...) Sono considerazioni che portano i giudici a deliberare che “la mancata pubblicazione del Rescriptum in data 2 luglio 2019 abbia inciso sulla legittimità di alcuni atti istruttori adottati sulla base dello stesso”. (...) Ora, le probabilità che tutto l’impianto accusatorio cada sono sicuramente più alte.» Anche in inglese.
Giuseppe Nardi, "Jahrhundertverfahren" für nichtig erklärt, in «Katholisches», 18 marzo 2026. «Das Verfahren hatte bereits zuvor erhebliche Zweifel geweckt wegen der direkten Eingriffe durch Franziskus in ein laufendes Verfahren. Enthüllungen über interne Machtkämpfe sowie problematische Ermittlungsmethoden hatten dem Ansehen der vatikanischen Justizbehörden geschadet, wobei die Hauptverantwortung beim Kirchenoberhaupt selbst lag. Kurz vor dem nunmehr erfolgten Urteil hatte Papst Leo XIV. bei der Eröffnung des Gerichtsjahres die Bedeutung rechtsstaatlicher Garantien betont. Faire Verfahren, richterliche Unabhängigkeit und das Recht auf Verteidigung seien zentrale Voraussetzungen für Glaubwürdigkeit und institutionelle Stabilität – Aussagen, die nun als indirekter Verweis auf die Defizite im Fall Becciu verstanden werden können. (...) Ein weiterer Aspekt könnte nun für einiges Kopfzerbrechen sorgen. Sollte Kardinal Becciu in dem neuen Verfahren freigesprochen werden, wäre er zu Unrecht aus dem Konklave im vergangenen Jahr ausgeschlossen worden. Welche Auswirkungen hätte das?» (con qualche informazione falsa: l'Obolo non c'entra nulla con l'ivestimento di Londra).
Mimmo Muolo (Facebook, 18 marzo 2026): «LA VERITÀ MARATONETA DEL CASO BECCIU. Le bugie hanno la falcata dei centometristi. La verità il passo del maratoneta. Mi è venuta in mente questa similitudine leggendo ieri l’ordinanza della Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano che ha dichiarato la nullità relativa del processo di primo grado a carico del cardinale Angelo Becciu e altri nove imputati (tutti condannati tranne uno) per i fatti legati alla compravendita di un immobile a Londra e altri due filoni di inchiesta. La Corte d’Appello ha disposto che in secondo grado non ci si limiti all’esame degli atti, ma che si debba rinnovare il dibattimento (ad esempio, l’ascolto di alcuni testimoni o la valutazione di determinate prove). E questo perché in primo grado le difese non hanno potuto avere a disposizione la versione integrale di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio. Il procuratore di giustizia, Alessandro Diddi, aveva infatti omissato gran parte di quel materiale, limitando non poco il diritto di difesa. Nel frattempo, grazie alle rivelazioni di un quotidiano, le parti omissate sono state rese di pubblico dominio e hanno portato alla luce un panorama davvero imbarazzante, dal quale emerge molto più che un’ombra di macchinazione ai danni del cardinale Becciu. Macchinazione che avrebbe fatto leva sulla figura di monsignor Alberto Perlasca, all’epoca dei fatti responsabile della sezione amministrativa della Segreteria di Stato (che gestiva gli investimenti, tra i quali anche quello sul palazzo di Londra), prima imputato e poi “retrocesso” a testimone dell’accusa. In una delle chat intercorse tra due donne, che sembrano aver dettato a Perlasca le cose da dire, si afferma tra l’altro: «Se si accorgono che siamo tutti d’accordo, è la fine». Inquietante. Le difese, anche in primo grado, si sono sempre opposte a questo modo di fare di Diddi, chiedendo a più riprese la nullità dell’intero processo. Nullità sempre respinta dal tribunale presieduto da Giuseppe Pignatone. Ora la Corte d’Appello dà almeno parzialmente loro ragione. E in effetti, in presenza di quelle chat, che cambiano radicalmente gli scenari processuali, sarebbe stato difficile perseverare nella discutibile linea di condotta fin qui tenuta dai magistrati vaticani. Non siamo ancora alla riforma della sentenza, che l’ordinanza di ieri per il momento conferma, ma a un significativo cambio di rotta sì. In sostanza, mentre le bugie sono da tempo ferme sul filo di lana dei cento metri, la verità maratoneta continua ad avanzare verso il traguardo. Intanto, però, questo nuovo colpo di scena rafforza le domande che già tempo addietro proponevo. Come è stato possibile per il promotore di giustizia ignorare e addirittura omissare il contenuto di quelle chat? Perché in presenza di quegli scambi ha più volte inveito in special modo contro il cardinale Becciu, accusandolo tra l’altro di condotta processuale riprovevole solo perché si è sempre dichiarato innocente e si è difeso con tutte le armi del diritto a sua disposizione? E come è stato possibile per Pignatone e i due giudici a latere (anche a loro erano state omissate le chat?) arrivare a una sentenza di condanna degli imputati pressoché generalizzata, sia pure con pene minori rispetto a quanto richiesto da Diddi? Soprattutto, questa svolta ci ripresenta più urgente e inquietante che mai la domanda di fondo. Il cosiddetto processo del secolo era un processo ideologico, il cui esito era stato già predeterminato?La verità maratoneta ci darà molte di queste risposte. Speriamo tutte. Oltre naturalmente a fare finalmente luce sulle reali responsabilità degli imputati o sulla loro innocenza. Innocenza sulla quale, nel caso del cardinale Becciu, non ho mai dubitato. E i fatti continuano ad avvalorare la mia convinzione.» Quando la menzogna prende l'ascensore, la verità prende le scale. La verità è lenta, ma arriva! Tutto vero ciò che scrive Mimmo Muolo! (AP)
Vatikanisches Gericht fordert teilweise Neuverhandlungen des Falls von Kardinal Becciu, in «EWTN», 18 marzo 2026. «Das Gericht stellte fest, dass vier von Papst Franziskus während der Ermittlungen erlassene Dekrete – die Verfahrensregeln änderten und nicht öffentlich verkündet wurden – die Rechtmässigkeit einiger Ermittlungshandlungen untergruben.»
Paolo Maninchedda, Caso Becciu: adesso ritroverete il coraggio?, in «Sardegna a Libertà», 18 marzo 2026. «Le ragioni dell’annullamento relativo (cioè non di tutto il processo, ma dell’istruttoria e del dibattimento, al punto che entrambi si svolgeranno di nuovo in Corte d’Appello e non dinanzi al tribunale di primo grado) sono tre: 1) sono state violate le norme del Codice di Procedura Penale vigenti all’epoca dei fatti; 2) gli interventi legislativi, a riforma del processo, messi in atto da papa Francesco durante il processo sono sospettabili di essere in contrasto con l’ordinamento vigente e comunque non erano stati notificati anche alle difese; 3) il Promotore di Giustizia non ha reso disponibili alla difesa tutti gli atti, ma anzi li ha mutilati con omissis e secretazioni. Con tutta evidenza si tratta dei rilievi mossi al processo Becciu, sin dai suoi esordi, da uomini e donne del mondo del diritto e da diversi organi di stampa, rispetto ai quali la giustizia vaticana aveva fatto spallucce in ragione del potere assoluto del Papa che aveva voluto e protetto con suoi atti quel processo, quella procedura manipolata e quella vittima designata, Becciu. Becciu è la più grave colpa morale di papa Francesco. Il processo che lui ha voluto e pesantemente condizionato è stato un episodio pessimo di come la stizza personale possa tramutarsi in pena laddove il sovrano sta sopra la legge. L’esclusione di Becciu dal collegio cardinalizio che ha eletto il nuovo papa è stato l’ultimo atto di una cospirazione che ha nella celebre F. posta, con mano tremante, in clinica dal papa sofferente, in calce all’ordine di tenerlo fuori dal conclave, il suo degno sigillo, degno di un romanzo di Eugene Sue. Tutto ciò (che non è poco) è stato anche la dimostrazione lampante di come l’organizzazione ecclesiastica della chiesa cattolica sia così subordinata al potere papale, incondizionato e incondizionabile, da sacrificare ad esso ogni verità. Quando il cattolicesimo si fa papismo è insopportabile. Il male si affronta, come facciamo tutti, con la fatica di vivere, guardandolo in faccia, chiedendo la Grazia di un aiuto, non mettendo le mutande pulite sulle sporche. Il pronunciamento della Corte d’Appello vaticana significa prima di tutto che papa Leone XIV ha deciso di far fare alla giustizia il suo corso senza interferenze. Questo, però, comporterà una cosa: l’inevitabile coinvolgimento nella “colpa” dell’acquisto e della vendita del palazzo londinese del cardinale Parolin e di altri soggetti dell’entourage del precedente papa. La verità comporterà una profonda ristrutturazione della Curia (e già il ritorno in Polonia dell’elemosiniere del vecchio papa ne è un indizio). Forse comporterà anche altro, magari la fine di processi farlocchi fatti da preti compressi dal potere dei vescovi. Se ne è avuta una prova anche in Sardegna, con un processo di cui non si possono vedere le carte, deciso sulla base della testimonianza di un vescovo emerito non più lucidissimo, portato in giudizio “a spalla” da altri due vescovi in carica, a testimoniare su ciò che avrebbe visto aprendo improvvisamente la porta di una stanza di un convento nel quale vivevano al tempo, (papa Francesco parlava di “frociaggine”, termine che a me non piace, ma che rende l’idea di un contesto), sia il vescovo emerito che il vescovo in carica, più la vittima e il carnefice. Ratzinger avrebbe mandato tutta la pattuglia di fratacchioni, lontano dalla sede “frociante” (uso il termine per irritare, per smuovere); invece, i riti ipocriti, li hanno lasciati tutti qui, ma con una vittima processuale oltre la vittima reale. La cosa che più mi avvilisce, per la fiducia che ho riposto, in passato, nei sacerdoti e nei vescovi, è aver assistito al loro vigliacchissimo silenzio sulla vicenda Becciu. Non un cardinale si è dimesso in dissenso col papa. Non un vescovo si è fatto sentire. I vescovi sardi, molto timidamente e con mille distinguo, hanno dichiarato solo la loro vicinanza al vescovo di Ozieri per essere a processo a Sassari per peculato. Il minimo sindacale. Tutti sappiamo che se la stessa indagine sui conti della curia di Ozieri fosse stata fatta retrospettivamente su Cagliari o su Sassari, se ne sarebbero viste delle belle. Io non sono certo un donatista, ma è indubbio che vedere i vescovi così vigliaccamente subordinati, così indifferenti alla giustizia e così ingaglioffiti sul denaro della Regione, come ha rivelato la vicenda dei soldi alle Caritas, così superficiali nelle politiche culturali (la Facoltà teologica della Sardegna è in declino per colpa loro, però ognuno di loro ha un istituto per le attività culturali, un giornale, uno show estivo, un centro di attività sociale fighissimo e all’avanguardia, tanti social, tanti campi estivi ec. ecc.), tutto questo mi impedisce di considerarli autorevoli, religiosamente autorevoli, e mi porta a iscriverli semplicemente nel baronaggio sardo: loro da una parte, io dall’altra.»
Procès du cardinal Becciu annulé: la justice du Vatican désavoue la procédure et ordonne un nouveau procès, in «Tribune Chrétienne», 18 marzo 2026. «La décision de la Cour démontre donc que, dès le premier moment, nous avions raison de dénoncer la violation du droit de la défense et d’exiger le respect de la loi afin de célébrer un procès juste. Sur ce point, elle désavoue pleinement le jugement du tribunal. (...) le cardinal Angelo Becciu avait affirmé son innocence dans une interview exclusive accordée à Tribune Chrétienne. Il dénonçait alors un « plan diabolique » destiné à le détruire et rejetait toute accusation d’enrichissement personnel.»
Fari Pad (Facebook, 18 marzo 2026): «Mentre il sistema interno si avvita in un processo che la stessa Corte d’Appello definisce ora viziato da lesioni del diritto di difesa, il contesto internazionale ha già emesso il suo verdetto. A Londra, la giustizia britannica non solo ha stabilito l'assenza di frode nell'affare immobiliare, ma ha condannato la Santa Sede al pagamento delle spese legali a favore di Mincione. Ci si trova davanti a un sistema che emana sentenze rischiando di vederle trattate come carta straccia all'estero, avendo ignorato contratti che riconoscono giurisdizioni straniere e la validità degli acquisti effettuati. (…) Il principio cardine di ogni Stato di diritto – il rapporto paritario tra difesa, accusa e giudice terzo – risulterebbe essere stato calpestato in modo irrimediabile. Non vi è giustizia quando l'accusa agisce come arbitro della verità, decidendo quali prove mostrare e quali celare dietro comodi "omissis". Questa asimmetria ha trasformato il primo grado in un simulacro di processo, rendendo la contaminazione del dibattimento un vizio che non può essere sanato da una semplice "rinnovazione": davanti a simili violazioni, il Cardinale Becciu andrebbe semplicemente assolto per l'insostenibilità del rito seguito. (…) Non si può e non si deve chiudere gli occhi davanti all'ipotesi che la condanna sia stata "apparecchiata" a tavolino attraverso un inquinamento delle prove senza precedenti. Qualora venisse accertato che Francesca Immacolata Chaouqui, oltre ad aver manipolato il testimone chiave Perlasca, abbia agito dietro compenso per formare false accuse, ci troveremmo di fronte al punto più basso della storia giudiziaria vaticana. Un'accusa "comprata" o pilotata per colpire un uomo attraverso una vendetta personale travestita da indagine negherebbe l'essenza stessa della missione della Santa Sede. (…) Il nodo indissolubile resta quello dei protagonisti che avrebbero agito nell'ombra per coordinare questo impianto accusatorio. Scambi di messaggi emersi e poi parzialmente occultati, contatti non dichiarati e un presunto coordinamento tra settori degli inquirenti e testimoni suggerirebbero una regia orchestrata per inquinare la genuinità del procedimento. Chi ha permesso o favorito tale sfracelo deve renderne conto con determinazione: non è sufficiente ricominciare il processo, ma è doveroso individuare chi ha tirato i fili di questa presunta macchinazione che ha screditato la Chiesa intera. (…) La decisione della Corte d’Appello conferma che il primo grado è stato un percorso a ostacoli contro la verità, dove i diritti fondamentali sono stati sacrificati in nome di un teorema incapace di reggere alla prova dei fatti e delle sentenze internazionali. Ricominciare da capo appare come un accanimento sterile se il vizio risiede alla radice del sistema accusatorio. È il momento di giungere a una piena assoluzione per il Cardinale e di aprire una vera indagine su chi ha costruito accuse infondate, calpestando la dignità della Giustizia stessa e la verità dei fatti.»
François De Tonquedec, Il processo a Becciu è da rifare, in «La Verità», 18 marzo 2026.

