Clicca sulla casella che ti interessa

Sul sistema giudiziario vaticano (ventottesima parte)                   >>> per la parte precedente clicca qui

«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).


Partendo da due casi narrati nel libro di Daniele e nel vangelo di Giovanni, papa Francesco spiega cos’è la corruzione della giustizia: quella «che era nei giudici di ambedue i casi», sia con l'innocente Susanna sia con la donna adultera, perché «in ambedue i casi i giudici erano corrotti», tanto contro un'innocente quanto contro una peccatrice. Del resto «sempre ci sono stati nel mondo giudici corrotti» e «anche oggi in tutte le parti del mondo ce ne sono». Da parte loro, i corrotti «credono che fanno bene le cose così, si credono con impunità», ha rimarcato Francesco. A Susanna, i giudici dicono: «o fai questo o faremo una falsa testimonianza» contro di te. «Non è il primo caso che nella Bibbia appaiono le false testimonianze», ha affermato il Papa. «Pensiamo a Nabot, quando la regina Gezabele combina tutta quella falsa testimonianza; pensiamo a Gesù, che è condannato a morte con falsa testimonianza; pensiamo a santo Stefano». Ma, ha avvertito il Pontefice facendo riferimento al passo evangelico di Giovanni, «sono corrotti anche i dottori della legge che portano questa donna — scribi, alcuni farisei — e dicono a Gesù: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”». E «anche questi sono giudici». Gli anziani, con Susanna, «avevano perso la testa lasciando che la lussuria si impadronisse di loro». Costoro, invece, «avevano perso la testa facendo crescere in loro un’interpretazione della legge tanto rigida che non lasciava spazio allo Spirito Santo: corruzione di legalità, di legalismo, contro la grazia». «E poi c’è la quarta persona, Gesù: la pienezza della legge», ha spiegato Francesco. E «lui si incontra come maestro della legge davanti a questi che sono maestri della legge: “Tu che ne dici?” gli domandano loro». Ai «falsi giudici che accusavano Susanna» Gesù risponde così «per bocca di Daniele: “Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Così facevate con le donne d’Israele ed esse per paura si univano a voi”». E «all’altro gli dice: “O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi”». «Questa è la corruzione di questi giudici» ha proseguito il Pontefice in riferimento al passo dell’Antico testamento. Invece «agli altri giudici Gesù dice poche cose: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”». In conclusione il Papa ha invitato a pensare a «questa strada, alla malvagità con la quale i nostri vizi giudicano la gente», perché «anche noi giudichiamo nel cuore gli altri» (sintesi della meditazione mattutina di papa Francesco, 3 aprile 2017).

L'operato del Promotore di (In)Giustizia Alessandro Diddi nel "processo del secolo" è connotato da una serie impressionante di negligenze e lacune (abbagli, granchi, errori, omissioni e gravi pecche), nel migliore dei casi. Ma nel sistema giudiziario del Vaticano – dove non vige una conquista della civiltà moderna come la separazione dei poteri – si sono visti anche imbeccamenti calunniosi a certa stampa, «macroscopiche e sconcertanti trasgressioni dei capisaldi elementari del giusto processo» (Geraldina Boni), leggi modificate a procedimento in corso (sempre in sfavore degli imputati: rescripta che «si sono rivelati ingiusti e irrazionali», sempre Boni), magistrati dell'accusa che non obbediscono al giudice, video di testimonianze censurati, verbali pieni di omissis, testimoni che ammettono d'essere stati manipolati (senza che si approfondisca per capire da chi e perché), interrogatori calendarizzati e poi cancellati, messaggi chat tenuti nascosti, una pregiudicata che muove le pedine a proprio piacimento, promotori di giustizia indegni che non ne azzeccano una, giudici che approvano senza battere ciglio... E intollerabili interventi censori sul materiale probatorio. PERCHÉ? Cosa nasconde il Tribunale vaticano? La cosa più grave – a mio parere – è accaduta nel gennaio del 2023: i Giudici, dopo averlo calendarizzato, hanno inspiegabilmente cancellato l'interrogatorio della Chaouqui previsto per il 16 febbraio 2023 (già spostato una volta), nonché il confronto Chaouqui-Ciferri, richiesto dalle difese. In un articolo del 14 gennaio 2023 si legge un'affermazione di Chaouqui, mossa evidentemente da odio: «Io e il papa abbiamo un nostro modo di comunicare informazioni, e non lo spiegherò nei dettagli certo a voi» (QUI). Parlava ai giornalisti che aveva convocato per il suo show, ma… in tribunale non si potrebbe pretendere che spieghi questo “modo di comunicare”? Chi faceva da tramite tra Chaouqui e il papa Francesco? Forse la stessa persona che gli portò l'«Espresso» prima ancora che arrivasse nelle edicole? COME MAI il Promotore di (In)Giustizia Diddi ha nascosto 120 su 126 messaggi intercorsi tra la Chaouqui e la Ciferri? E COME MAI i documenti pontifici e il materiale riservato della Santa Sede detenuti abusivamente dalla Chaouqui, trovati durante una perquisizione effettuata dalla Guardia di Finanza di Roma nel dicembre del 2020, non hanno ancora avuto conseguenze sul piano giuridico? Le contraddizioni emerse sono davvero troppe ed è necessario che tutte le parti dispongano integralmente dei verbali di Perlasca e di tutti i messaggi inoltrati dalla Ciferri, com'era necessario che potessero interrogare approfonditamente la Chaouqui, onde far emergere i retroscena e le motivazioni rancorose delle sue montature. Se non adempie le condizioni minime per il giusto processo, la Giustizia vaticana dimostra di non amare la verità e perde la propria credibilità. E quanto sia importante essere credibili l'ha testimoniato con la vita un magistrato serio e beato: Rosario Livatino. Nel febbraio 2023 papa Francesco ha detto ai magistrati che bisogna «evitare il rischio di "confondere il dito con la luna": il problema non sono i processi, ma i fatti e i comportamenti che li determinano». In questo modo si presume però che quei comportamenti e quei fatti siano veri, contraddicendo ciò che più volte il Papa stesso ha sostenuto in altri contesti, vale a dire che la presunzione di innocenza fino a prova contraria è un diritto umano fondamentale e fa parte delle «armi legali di garanzia. [...] Perché se iniziamo a uscire da quelle garanzie, la giustizia diventa molto manipolabile». Ma se la luna non c'è? Non è forse il senso stesso dei processi quello di verificare se le accuse ipotizzate nel rinvio a giudizio sono vere o false, se sono fondate sulla realtà o su una messinscena? Se bastasse l'esistenza di un processo per dedurre che fatti e comportamenti sono reali, allora non sarebbe nemmeno necessario aspettarne l'esito, sarebbe una perdita di tempo, visto che tutto è già "chiaro" prima; allora Gesù era colpevole a prescindere, e non c'è nulla da discutere, tanto più che era accusato dalla più alta autorità religiosa dell'epoca. Ma CHI ha scritto quel discorso a papa Francesco?, il quale solo poche settimane prima aveva  chiarito lucidamente: «... guardatevi da coloro che creano l’atmosfera per un processo, qualunque esso sia. Lo fanno attraverso i media in modo tale da influenzare coloro che devono giudicare e decidere. Un processo deve essere il più pulito possibile, con tribunali di prima classe che non hanno altro interesse che salvare la pulizia della giustizia». E allora, COM'È POSSIBILE ciò che è accaduto nell'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia negli ultimi anni? E negli stessi giorni in cui è stata pronunciata la sentenza sul "caso Becciu" sono stati rimpolpati gli stipendi dei magistrati vaticani.

Un magistrato dev’essere come la moglie di Cesare: non solo deve essere onesto, ma anche sembrare onesto. Di più, non solo deve essere corretto, ma non deve lasciare dubbi sulla sua correttezza: non è possibile che un magistrato, disobbedendo al Giudice, tenga nascosto materiale probatorio in un processo; non è possibile che ritagli i video degli interrogatori e oscuri le testimonianze con “omissis” distribuiti a proprio piacimento; non è possibile che protegga testimoni che hanno manipolato o che sono stati manipolati per incastrare altre persone; non è possibile che nasconda 120 su 126 messaggi che gli sono stati inoltrati perché venissero resi noti alla Giustizia; non è possibile che usi strumentalmente la stampa amica o cooptata per mettere alla gogna persone che avrebbero diritto a un giudizio equo ed equilibrato; non è possibile che tratti gli inquisiti in modo differente, portandone alcuni a giudizio e ignorando i reati degli altri, a seconda delle convenienze o dei suoi teoremi precostituiti. Non è possibile, insomma, che sussista neanche il dubbio o l’impressione che abbia nascosto o manipolato la verità, anziché portarla alla luce. E che per cotanta prestazione gli sia stato alzato lo stipendio! E invece, mentre Perlasca – definito da Diddi «incapace e inetto» (il capo dell'Ufficio amministrativo del Vaticano!) – (ri)diventa promotore di giustizia, nella primavera 2024 viene introdotta una sorta di impunità per i magistrati! Chi ha orecchi per intendere tragga le conseguenze. Ne va della credibilità della Chiesa Cattolica, non solo del Vaticano. E intanto:

1) Il Papa legifera anche in Italia (contra legem)? Nel marzo del 2024 scoppia lo "scandalo dossieraggio": emerge che nel luglio del 2019 – nello stesso mese in cui papa Francesco con il secondo dei quattro "rescripta" (modifiche alla legislazione, ovviamente vaticana, adottate unicamente per questo procedimento contro Becciu, in deroga alle comuni regole del processo stabilite per legge!) autorizzò lo IOR e l’ufficio del promotore di giustizia ad adottare strumenti tecnologici di intercettazione contro i «soggetti le cui attività di comunicazione siano ritenuti utili per lo svolgimento delle indagini» (e ciò «con il più assoluto riserbo» e con «le modalità più adeguate per l’acquisizione, utilizzazione e conservazione delle prove raccolte») – Pasquale Striano, luogotenente della Guardia di Finanza italiana in servizio alla Procura nazionale antimafia italiana, effettuò accertamenti non autorizzati (quindi illegittimi) contro varie persone coinvolte nel cosiddetto "processo del secolo" in Vaticano; all'operazione avrebbero partecipato anche un magistrato, Antonio Laudati, e membri dei Servizi segreti (deviati?). Il procuratore di Perugia Raffaele Cantone l'ha definito «un verminaio» e pare che dati segreti siano stati forniti – sempre illegalmente – a Servizi stranieri. Anche a quelli del Vaticano, dove – contrariamente alle indicazioni di Moneyval – agiscono magistrati che lavorano/hanno lavorato pure nella giustizia italiana? La domanda diventa fondamentale: CHI SONO I MANDANTI? Chi era a conoscenza di quel "rescriptum" tenuto segreto? Chi in quel momento sapeva che i promotori di giustizia stavano indagando su Becciu? Erano davvero pochissime persone...! E chi di loro poteva intrattenere un contatto (diretto o indiretto) con Striano? Suvvia, non dovrebbe essere difficile trovare la verità. A meno che chi dovrebbe cercare la verità... la voglia in realtà nascondere. Diddi ora dovrebbe indagare sui mandanti in Vaticano... con UN CONFLITTO DI INTERESSE GRANDE COME UNA MONTAGNA!

2) Come se non bastasse, nell'estate del 2024, quando il Tribunale sta ancora scrivendo le motivazioni della sentenza contro Becciu, emergono intrecci sconcertanti; mentre il promotore di (in)giustiza Diddi difende presunti mafiosi e criminali assortiti, il Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone – anche lui pagato con l'Obolo di San Pietro – risulta indagato dalla Procura di Caltanissetta per favoreggiamento alla mafia e per aver comprato delle case in nero dai mafiosi. Prima di morire, il giudice Paolo Borsellino definì la Procura di Palermo «un nido di vipere»; e profetizzò: «Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia. La mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno i miei colleghi e altri». A chi si riferiva? Chi erano le vipere tra i colleghi di Borsellino? Nessuno sia considerato intoccabile! «La giustizia è una cosa divina, peccato che sia affidata agli uomini», ha detto Pignatone; e come dargli torto? Pignatone è ricattato o ricattabile dalla mafia? Con quale credibilità ora il giudice Pignatone può argomentare la condanna contro un imputato distrutto da una campagna stampa di diffamazione senza precedenti e che presenta tutte le caratteristiche del mascariamento? Un indagato per favoreggiamento alla mafia non può essere il Presidente del Tribunale vaticano e pronunciare sentenze in nome del S. Padre.

3) Nell'aprile del 2025, con la scoperta delle chat tenute colpevolmente nascoste dal promotore di ingiustizia Diddi (chat presentate in una denuncia all'ONU), emergono le prove del complotto imbastito contro Becciu dal trio Chaouqui-Ciferri-Perlasca, apparentemente con la collaborazione dello stesso Diddi, l'«anello debole» della catena (e quindi manipolabile?), il quale mentendo ha sempre detto di non essere stato in contatto con Chaouqui. C'è dietro un loschissimo "do ut des"?

4) Il 12 gennaio 2026, finalmente, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso in appello del Promotore di (in)giustizia Diddi; lui – vigliaccamente – ha aspettato l'ultimo giorno per fare un passo indietro dal processo, avendo nel frattempo ritardato di ulteriori tre mesi l'iter giudiziario: una vergogna!

Per Gesù – come per Dante – i «porci» sono, fuor di metafora, le persone indegne (Mt.,7,6; Dante, Inf., VIII; Purg., XIV; Par., XXIX). Del resto il cardinale Julián Herranz, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi e Presidente emerito della Commissione Disciplinare della Curia Romana, aveva già rilevato il rischio legato a questa magistratura: «Un fatto che per esempio danneggia o può danneggiare l’indipendenza della funzione del Papa, e causa pregiudizio all’immagine della Chiesa e del Pontificato, è la fuga di notizie relative a comportamenti delittuosi ancora nella fase istruttoria o sotto processo. Queste fughe, in se stesse illecite, possono risultare ingiustamente ingiuriose per alcune persone, e mettere in pericolo – creando pressioni e divisioni nell’opinione pubblica – l’indipendenza del processo giudiziario. In questo modo si cade nel vizio della corruzione che in alcuni Paesi oggigiorno coinvolge la funzione giudiziaria (paesi anche di famosa tradizione giuridica) e porta alla dipendenza dai poteri mediatici, politici e finanziari della società civile. Il fatto, inoltre, che i tribunali dello Stato Vaticano siano costituiti nella loro maggioranza da giudici e promotori di giustizia procedenti dalla Magistratura di una determinata nazione, fanno dubitare che questo foro sia il più logico e competente per giudicare delitti che per la loro natura afferiscono al bene comune della Chiesa universale e si riferiscono a membri della gerarchia ecclesiastica e organi di governo della Santa Sede».

La domanda è ormai imbarazzante, in Italia come in Vaticano: chi deve indagare e cercare la verità, se le persone sospette, coloro che si comportano in modo equivoco o losco, sono i magistrati e i membri delle forze dell'ordine (Diddi, Pignatone, De Santis, Striano, Laudati, Cafiero De Raho, Natoli, Scarpinato...)?


  1. BulletPresunzione d'innocenza e controversie: il caso Becciu e la figura di Francesca Chouqui, in «Magazine Like», 7 giugno 2025.

  2. BulletCarlo Maria Mazzei, Vaticano, nuovo fascicolo: il prezzo della pazienza, l'uomo che non ha mai osato ribellarsi, in «La C News24», 7 giugno 2025.

  3. BulletVatican Intensifies Probe into Francesca Chaouqui Amid Financial Trial Fallout, in «Gaudium Press», 7 giugno 2025.

  4. BulletAndrea Gagliarducci, Pope Leo XIV: The role of the Curia & the season of trial, in «MondayVatican», 9 giugno 2025. Anche in italiano. «L’approccio di Leone XIV è cauto. Tuttavia, sembra esserci una notevole agitazione intorno a lui. C’è un mondo vaticano che ha vissuto completamente nelle dinamiche del precedente pontificato e ora teme di perdere la propria influenza. Come sempre accade in Vaticano, tutti si sono riposizionati. Anche la stagione dei processi in Vaticano non sarà più la stessa. In Sede Vacante, lo scorso 29 aprile, Francesca Immacolata Chaouqui, l’ex membro della Pontificia commissione referente di studio e di indirizzo sull’organizzazione della struttura economico-amministrativa (COSEA) della Santa Sede, poi processata in Vaticano, è stata convocata in Vaticano con l’accusa di traffico di influenze e manomissione di prove. La notizia è stata diffusa quasi un mese dopo. La convocazione di Chaouqui è seguita alla pubblicazione di intercettazioni telefoniche che hanno rivelato il suo ruolo nella manipolazione delle prove e nella consulenza ai magistrati nel processo riguardante la gestione dei fondi della Segreteria di Stato della Santa Sede, noto come “processo Becciu”. Ma perché l’incriminazione arriva solo ora? Al di là delle intercettazioni, il ruolo di Chaouqui era già emerso durante il “processo Becciu”, quando fu chiamata a testimoniare. All’epoca, le dichiarazioni di Chaouqui non portarono a un arresto né a un sospetto. (...) Allo stesso tempo, attendiamo l’appello per il processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, previsto per il prossimo 22 settembre. Dovrebbe esserlo, perché tutte queste situazioni potrebbero anche indurre a considerare il rinvio dell’appello. Leone XIV ascoltò attentamente tutte queste situazioni e lesse i dossier. Per prendere le decisioni migliori, ha bisogno della Curia, e questo significa che ha bisogno di funzionari curiali non corrotti e di una Segreteria di Stato non invischiata in antagonismi interni. Queste considerazioni, in sintesi, sono state tra quelle che hanno portato alla sostanza dei recenti discorsi. Il Papa, tra le altre cose, non ha ancora una squadra di governo personale. Ha deciso di fidarsi di coloro che ci sono finora.»

  5. BulletNico Spuntoni, Chi ha incastrato Angelo Becciu? Indagata Francesca Immacolata Chaouqui, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 7 giugno 2025. SENZA LA TESTIMONIANZA – TAROCCATA – DI PERLASCA, BECCIU NON SAREBBE STATO RINVIATO A GIUDIZIO. «Nella seconda udienza del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato il promotore di giustizia vaticano Alessandro Diddi si era lamentato di chi «vaneggia di prove false». Quattro anni dopo, forse, il dubbio deve essere venuto anche a lui se pochi giorni fa ha deciso di aprire un fascicolo per traffico di influenze, falsa testimonianza e subornazione proprio in relazione a quel procedimento. (...a meno che non lo sapesse bene già prima, nAP) Il promotore vaticano, che nella requisitoria del 18 luglio 2023 aveva detto che il monsignore non era un «testimone manipolato, oltre che manipolabile», ora indaga proprio per accertare se Perlasca è stato manipolato. Di manipolazione parlano apertamente i legali di Becciu, gli avvocati Maria Concetta Marzo e Fabio Viglione, che in una nota hanno evocato «uno sconcertante piano di inquinamento che ha condizionato l’indagine prima e il processo poi». (... ) la notizia del nuovo fascicolo non avvicina ancora la verità su una vicenda che rischia di diventare una macchia nella memoria del pontificato bergogliano. Quel che è certo è che l'indagine aperta dal promotore di giustizia contraddice inequivocabilmente l'editoriale del direttore del Dicastero per la Comunicazione Andrea Tornielli che aveva parlato, dopo una sentenza di solo primo grado, di «processo giusto e trasparenza» per criticare le contestazioni mosse, tra gli altri, dalla difesa di Becciu. Come si può parlare di «trasparenza» se lo stesso promotore di giustizia ora indaga per reati come falsa testimonianza, subornazione e traffico di influenze che sarebbero stati commessi proprio nell'ambito di quel processo?»

  6. BulletFilippo Di Giacomo, Veleni e giustizia tra le mura vaticane, in «Il Venerdì di Repubblica», 13 giugno 2025.

  7. BulletIvo Pincara, L'auspicio di una "restitutio in integrum" per il processo Becciu, in «Korazym», 13 giugno 2025. QUANDO LA GIUSTIZIA È SCANDALOSAMENTE INGIUSTA «... per sanare lo scandalo della giustizia negata nel processo Becciu, Filippo Di Giacomo ricorda, che Papa Leone XIV – che è dottore in diritto canonico – ha a disposizione l’istituto giuridico della restitutio in integrum, locuzione latina che significa “ripristino alla situazione originaria”. Si tratta di un rimedio giuridico volto a riportare le parti in una situazione che era stata alterata da un atto o da un fatto giuridico. In sostanza, la restitutio in integrum mira a cancellare gli effetti di un atto o di un fatto che ha pregiudicato la situazione giuridica di una parte. Nella sua tipica applicazione, l’integrum restitutio era nel diritto romano un provvedimento del magistrato col quale si metteva nel nulla un effetto giuridico verificatosi a danno di una persona, reintegrando lo stato di diritto anteriore al suo verificarsi.»

  8. BulletLeonardo Ventura, Grana sistema giustizia per il Pontefice. Ora arrivano le denunce, in «Il Tempo», 14 giugno 2025. LO SCANDALO PIÙ GIGANTESCO NELLA CHIESA DEGLI ULTIMI SECOLI: QUELLO DELLA MALAGIUSTIZIA. «Quanto sta emergendo con sempre maggiore forza sermbra dar ragione a chi da tempo, soprattutto dopo aver seguito l'evoluzione del processo, sostiene che l'inchiesta sia stata caratterizzata da evidenti anomalie e la condanna del Cardinale Becciu e degli altri imputati sia sostenuta da prove fragili, figlie di un teorema che aveva grande appeal mediatico, ma poca sostanza in termini giuridici. In tanti poi – e non solo all'interno del Vaticano – sono convinti, sopratuto dopo aver scoperto, seguendo il processo, che il Cardinale Becciu non si è appropriato neanche di un centesimo, che si sia trattato di un'operazione studiata a tavolino. Un'operazione "anti-casta", sfruttata per mettere fuori gioco un cardinale divenuto troppo potente. Non è un caso che ormai siano rimasti in pochi a difendere la gestione dell'indagine nei confronti del Cardinale e che proprio lo stesso ufficio del Promotore sia stato costretto ad aprire un'inchiesta contro una testimone della stessa accusa. Né va sottovalutato, poí, quanto emerso nel giudizio londinese in cui la Segreteria di Stato è stata condannata a pagare oltre 3 milioni di sterline a Mincione, non ritenuto responsabile di alcuna frode in danno della Santa sede. L'appello di settembre non sarà solo un giudizio sul Cardinale Becciu, ma dovrà riportare in alto la considerazione di tanti sull'intera gestione del processo. La credibilità del sistema passa anche attraverso la capacità di riconoscere se nell'ambito di un'inchiesta qualcuno ha abusato o si è costruito ruoli da castigamatti, pur di raggiungere l'obiettivo. Perché se testimoni sono stati orientati, gli investigatori hanno agito fuori ruolo e l'accusa ha coperto chi manipolava, allora a essere sotto accusa non sara più un Cardinale, ma la giustizia vaticana stessa.» CHE ORRIBILE PUZZA DI MARCIO IN VATICANO!

  9. BulletJohn L. Allen Jr., Three headaches awaiting the acute legal mind of Pope Leo XIV, in «Angelus», 16 giugno 2025. COME RIMEDIARE ALLA GIUSTIZIA INGIUSTA? «Although he was sentenced to five-and-a-half years in prison by the Vatican court, Becciu from the beginning has maintained his innocence, and he has a following among many fellow cardinals who spoke to Leo both before and after the conclave, insisting the procedural irregularities under Francis meant that Becciu had been pre-judged and denied a fair trial. Becciu’s appeal before the six-judge Vatican appeals court is set to begin Sept. 22, and it remains to be seen if Leo will issue any tweaks or clarifications intended to bolster perceptions of a fair trial. More basically, the real question is what happens if Leo’s acute legal mind turns to the underlying dilemma raised by the Becciu case, which is how any prosecution can be said to be fair in a system in which the accusing party, meaning the executive branch of government, is also the supreme legislative and judicial authority.» Anche in spagnolo.

  10. BulletPapst Leo XIV. regiert anders, in «KathPress», 16 giugno 2025.

  11. BulletGrzegorz Górny, Kardynał Becciu: ekofinansowy hochsztapler czy ofiara spisku? Za kulisami największej afery w historii Watykanu, in «wPolityce.pl», 25/ 2025.

  12. BulletDamiano Aliprandi, Antimafia e Mario Mori, così rispondo a Report e alla sua "fonte autorevole", in «Il Dubbio», 18 giugno 2025.

  13. BulletBorsellino, 5 giorni prima della strage, ai colleghi: «Approfondite mafia-appalti!», in «Progetto San Francesco», 20 giugno 2025.

  14. BulletD.E.D., Attorno al Papa giochi di potere. Leone XIV resiste agli avvoltoi, in «Silere non possum», 20 giugno 2025. Broccoletti...

  15. BulletStefano Feltri, Giorgio Meletti, Federica Tourn, La Scomunica – Episodio 10: Il conto da pagare, in  Appunti  di Stefano Feltri, 20 giugno 2025. «QUANDO LA "GIUSTIZIA" PROTEGGE I COLPEVOLI E CONDANNA GLI INNOCENTI... Anche in questa puntata si parla del «processo farsesco» messo in piedi da una giustizia corrotta contro l'innocente Angelo Becciu. A volte la verità fa male, molto male; ma – come ha detto recentemente papa Leone XIV – riconoscerla e accettarla è l'unica via per uscire dall'ingiustizia, per guardare avanti senza restare complici e per... essere liberati. Ne va della credibilità della Chiesa, come spiega Luis Badilla.

  16. BulletBorsellino, 5 giorni prima della strage, ai colleghi: «Approfondite mafia-appalti!», in «Progetto San Francesco», 20 giugno 2025.

  17. BulletFelice Manti, Caso Becciu, spuntano altre chat sulla macchinazione, in «Il Giornale», 23 giugno 2025. LO DICE COLEI CHE HA MONTATO IL COMPLOTTO, ALLA SUA COMARE CIFERRI (L'AMICA DEL TESTIMONE CHIAVE, PERLASCA): «BISOGNA CAPIRE COSA DEVI DIRE... PER EVITARE CHE LE CHAT (QUELLE INVIATE A DIDDI IL FAMOSO 26 NOVEMBRE 2022) SIANO CONSIDERATE ATTENDIBILI OVE MAI SI DECIDESSE DI DESECRETARLE... PERCHÉ IN QUESTO CASO AVREBBE RAGIONE BECCIU... VA DISINNESCATA LA BOMBA...». CHI È CHE IMBECCA LA CHAOQUI? BECCIU NON HA MAI CHIESTO CLEMENZA MA VERITÀ, PROCLAMANDO LA SUA INNOCENZA.

  18. BulletGiancarlo Cavalleri, Pubblicate altre chat che scagionano il cardinale Becciu. Il processo teleguidato dall'esterno, in «Faro di Roma», 23 giugno 2025. QUELLO SCHIFOSO PROCESSO TELEGUIDATO! «Sconcerta tuttavia che a indagare sia colui che dall’inizio ha omissato le chat, pubblictate solo ora perchè depositate dalla difesa di Raffaele Mincione nel suo ricorso, per violazione dei diritti umani, agli organi dell’ONU. Ma Diddi già in aula due anni fa si è dichiarato estraneo alla vicenda, nonostante l’attivo scambio di messaggi con la signora Ciferri, invece di rinunciare al suo ruolo nel processo come sarebbe stato più logico. In ogni caso i nuovi documenti confermano l’esistenza di una strategia per confezionare accuse false a carico di Becciu, con il coinvolgimento di monsignor Alberto Perlasca e del commissario della Gendarmeria Stefano de Santis.» Anche in portoghese. E in spagnolo.

  19. BulletDamiano Aliprandi, Il grande bluff di Report sul "burattinaio" dell'Antimafia, in «Il Dubbio», 23 giugno 2025.

  20. BulletPaolo Comi, Sigfrido Ranucci e il blitz di Report: viola il segreto per screditare i testimoni contro la ricerca della verità, in «L'Unità», 24 giugno 2025.

  21. BulletPino Nano, Mario Nanni grande Maestro di giornalismo e di vita, in «Giornalisti Italia», 26 giugno 2025. Poi è stata la volta del cardinale Angelo Becciu, a cui Mario Nanni ha dedicato poco prima di morire forse il suo libro di inchiesta più importante “Il Caso Becciu, Ingiustizia in Vaticano”, un libro di grande coraggio e pieno di mille verità inedite, «legate ad un processo – ha sottolineato il Cardinale Becciu – che mi ha visto vittima sacrificale di una campagna mediatica denigratoria di confini e di livelli inimmaginabili. Oggi grazie anche all’inchiesta pubblica di Mario Nanni molte verità incominciano a venir fuori e presto spero di vedere fatta completa giustizia sulla mia storia di uomo e di pastore della Chiesa».

  22. BulletAndrea Caldart, Nuove rivelazioni sul caso Becciu: chat compromettenti e ombre sul processo vaticano, in «La Gazzetta dell'Emilia», 27 giugno 2025. «Il contenuto delle chat è inequivocabile: emerge una strategia ben definita per influenzare l'esito del processo, un elemento che getta pesanti dubbi sull'autenticità delle accuse e sull'intero impianto accusatorio costruito attorno a Becciu. Ancora più inquietante è il ruolo del promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi. È proprio lui ad aver aperto un fascicolo sulle nuove rivelazioni. Tuttavia, Diddi è lo stesso magistrato che, durante le fasi iniziali dell’inchiesta, omise di portare alla luce le chat oggi divenute pubbliche. Documenti che, invece, sono stati depositati solo recentemente dagli avvocati di Mincione nel contesto del ricorso all’ONU. Una posizione, quella di Diddi, che appare quantomeno ambigua: nonostante le comunicazioni dirette con la Ciferri, mai rese note, il promotore ha scelto di non astenersi dal processo, né ha chiarito il proprio coinvolgimento. Già nel 2022, in aula, si era dichiarato estraneo ai rapporti con le persone ora coinvolte nelle rivelazioni, una dichiarazione oggi contestata dai nuovi atti. Altro nodo cruciale è il ruolo di monsignor Alberto Perlasca, inizialmente indagato nella vicenda e in seguito divenuto il principale testimone dell'accusa. Il suo passaggio da indagato a collaboratore avvenne dopo la stesura di un memoriale nel 2020, apparentemente sollecitato dalla stessa Chaouqui. Secondo i nuovi documenti, sarebbe stato proprio questo il punto di svolta per l'accusa nei confronti di Becciu. A questo punto sorge inevitabile una domanda, che va oltre la cronaca giudiziaria: perché tutto questo complotto proprio attorno al cardinale Becciu? Chi aveva interesse a far cadere quello che fino a poco tempo prima era considerato il "numero tre" del Vaticano? E soprattutto, perché con tale accanimento e meticolosità? L’esame critico della vicenda suggerisce che non si è trattato solo di una questione di giustizia amministrativa o di irregolarità contabili. Il profilo del cardinale Becciu – potente, influente, punto di riferimento della Segreteria di Stato – lo rendeva inevitabilmente figura scomoda per molti. Le sue posizioni ferme, le sue nomine, la sua gestione delle risorse potrebbero aver creato frizioni interne con altri poteri, desiderosi di ribilanciare le forze nei sacri palazzi. Non da ultimo va ricordato che risultava tra i papabili, ma alla fine ha deciso lui di escludersi dal conclave. Un fatto appare oggi evidente: qualcuno avrebbe tratto beneficio dalla sua caduta. Non solo in termini ecclesiali, ma anche su un piano di redistribuzione delle leve del potere interno alla Curia. In questo contesto, le nuove chat rivelano una pianificazione, una costruzione mirata di accuse, e – cosa ancora più grave – una giustizia che forse si potrebbe essere piegata a logiche estranee alla verità. Anche il commissario della Gendarmeria vaticana Stefano de Santis, figura tra i nomi emersi nelle recenti carte che delineano un quadro allarmante: un processo influenzato da pressioni esterne, con una rete di complicità interna volta a costruire un impianto accusatorio su basi instabili. La Santa Sede, finora, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito alle ultime rivelazioni, ma il clima che si respira nei palazzi vaticani è quello della crescente inquietudine. A pochi mesi dall'appello decisivo, la figura del cardinale Becciu, fino a oggi travolta dallo scandalo, potrebbe essere rivalutata alla luce di una verità molto più complessa e, forse, manipolata. L'opinione pubblica e gli osservatori internazionali chiedono ora trasparenza e chiarezza. Quel che appare certo è che il caso Becciu non è solo un processo giudiziario, ma un banco di prova per la credibilità della giustizia vaticana stessa.»

  23. BulletAlberto Vacca, Quer pasticciaccio brutto del processo Becciu. Un caso surreale di giustizia ingiusta, Amazon, giugno 2025.

  24. BulletGiacomo Amadori, Mentre indagava su via D'Amelio, gli perquisivano casa, in «La Verità», 28 giugno 2025. Che interessi in comune hanno mafia e massoneria? E di nuovo c'entra quel giudice vaticano indagato per favoreggiamento alla mafia...

  25. BulletLuigi Bisignani, Papa Leone e il bisturi sulla Curia. Parolin verso il ritorno in laguna, in «Il Tempo», 29 giugno 2025. «Dalle riflessioni emerse durante le Congregazioni generali – incoraggiato da due cardinali giuristi, suoi grandi elettori, come Burke e Versaldi – Prevost ha raccolto diverse “suppliche”. La prima è certamente il ritorno alla più intransigente trasparenza nella giustizia vaticana, mettendo un de profundis all’allegra e scanzonata gestione del processo Becciu, dove damazze, investigatori e segreti si sono intrecciati nel nome di un Papa ormai stanco e vulnerabile. L’appello contro la condanna di Becciu è fissato al 22 settembre, e ci si può attendere di tutto. Parlando più “terra terra”, intanto, torneranno, per così dire "a piede libero", fuori dalle Mura, gli uomini della Gendarmeria vaticana che condussero le indagini contro Becciu: tra loro il commissario Stefano De Santis, oggi al centro di un’inchiesta interna che si preannuncia clamorosa.» Anche in inglese.

  26. BulletFelice Manti, Pizzaballa a Milano e Parolin a Venezia, il risiko di Leone XIV, in «Il Giornale», 29 giugno 2025. «La suggestione della restitutio in integrum per Becciu, una sorta di amnistia mascherata che d’imperio cancellerebbe tutto, avrebbe il sapore della beffa ma eviterebbe di aprire il vaso di Pandora della malandata giustizia vaticana.» Apriamolo, questo vaso di Pandora, apriamolo e rovesciamolo come un calzino: tutto alla luce del sole!

  27. BulletGiuliano Foschini, Becciu denuncia Chaouqui "Incastato dalle sue false prove", in «La Repubblica», 2 luglio 2025. L’ipotesi è quella di truffa ed estorsione. In particolare, si legge nel documento, sarebbe stato «manipolato» il principale teste dell’accusa, monsignor Alberto Perlasca. (...) L’esposto – a seguito di un lungo lavoro degli avvocati Fabio Viglione, Maria Concetta Marzo, Giandomenico Caiazza e Cataldo Intrieri, parallelo alla difesa nel processo vaticano del cardinale e degli altri imputati – ricostruisce la storia sulla base di 325 pagine di messaggi - depositate dalla difesa di Mincione davanti a un processo alle Nazioni Unite. Sono whatsapp che si sono scambiate la stessa Chaouqui e Genoveffa Ciferri, cittadina italiana legata a Perlasca, un passato nei Servizi, nei quali, secondo la difesa, c’è la prova di «istruzioni, pressioni e suggerimenti» che avrebbero indotto il monsignore a cambiare versione. Secondo la denuncia, Chaouqui avrebbe agito «fingendosi un anziano magistrato collaboratore del promotore di giustizia vaticano», sfruttando l’intermediazione di Ciferri. Nel documento si fa anche riferimento a una dazione in denaro.Il 26 novembre 2022, Ciferri scrive in un messaggio indirizzato al promotore di giustizia, Alessandro Diddi: «Per ricompensarla dell’operato che vantava a favore di Perlasca… gli feci recapitare per mano di un sindaco di un paese limitrofo al mio 15 mila euro in una busta. Ne aveva chiesti 30 ma non potei». Sempre nelle chat, si fa riferimento alla consegna di gioielli antichi il 30 novembre 2020 tramite un “architetto”. Ma il passaggio più delicato riguarda il contenuto di un messaggio audio che, secondo i denuncianti, sarebbe stato inviato alla Chaouqui dal commissario della Gendarmeria vaticana, Stefano De Santis. La trascrizione è riportata nella denuncia: «Lui (Perlasca, ndr) è in possesso del verbale dell’interrogatorio… sottolineasse tutti i punti in cui, alla luce degli ultimi eventi… ha in essere di chiarire… come il sistema di Crasso e Tirabassi». Secondo l’esposto, sembrerebbe quindi «che anche il principale inquirente dell’indagine ha dato specifiche indicazioni alla signora Chaouqui affinché le facesse pervenire a monsignor Perlasca».

  28. BulletGiuliano Foschini, Le confidenze della papessa. "Quella cena costruita bene per far confessare l'eminenza", in «La Repubblica», 2 luglio 2025. Nel lungo esposto del cardinale Becciu contro Francesca Immacolata Chaouqui, “la papessa”, come in molti la chiamano fuori dal Vaticano, c’è il racconto di una cena. Che invece sarebbe stata una trappola. Siamo al ristorante Lo Scarpone, a Roma, uno storico locale della città in via di San Pancrazio, al Gianicolo. È il 5 settembre del 2020 e monsignor Perlasca, da sempre legato da un rapporto di grande stima e vicinanza con Becciu, lo invita a cena. «Passiamo una serata rilassante» dice. La cena, secondo quanto ricostruiscono i legali del cardinale, è organizzata da Chaouqui «al solo fine di raccogliere elementi di prova per accusare il cardinale. Dunque, attraverso lo svolgimento di una vera e propria attività di indagine, evidentemente del tutto abusiva, in territorio italiano». Le date sono importanti. Siamo pochi giorni dopo il secondo interrogatorio di Perlasca, quello nel quale presentatosi spontaneamente, senza avvocato, aveva definitivamente inguaiato Becciu. Scrive Ciferri, il 3 settembre, in preparazione dell’appuntamento. «Buongiorno Francesca. Scrivimi per bene quella cosa che desiderano i magistrati». Risposta di Chaouqui: «Buongiorno Genevieve, siamo a un punto molto importante, il cardinale sta artatamente cercando di crearsi un ennesimo alibi, serve una prova definitiva della sua infedeltà. Una cena costruita bene su cui far “confessare” Sua eminenza sarebbe preziosa per gli inquirenti». Lo spiega la stessa Ciferri in uno dei messaggi inviati al promotore Diddi, e messi a disposizione dell’indagine da lui stesso. «Lei si renderà conto che l’incontro fu completamente organizzato e pilotato, passo dopo passo. Addirittura - dice - quando io le palesai che monsignor Perlasca non era molto convinto e voleva quasi recedere, lei fece notare che tutto era ormai stato organizzato a puntino da voi». Secondo quanto racconta Ciferri a prenotare il ristorante è stata la stessa Chaouqui. «Sempre Perlasca - scrive - si preoccupava se fosse opportuno che si alzasse per pagare il conto, in quanto il cardinale avrebbe potuto sbirciare sotto il tavolo e notare la strumentazione di registrazione installata, e lei risponde che era meglio farsi portare il conto a tavola». Subito dopo l’incontro lei ne chiede immediatamente una relazione scritta, ed un audio (...) Perlasca diligentemente lo fa, convinto di aver reso un servizio d’informazione a voi inquirenti». La questione, al di là del merito, pone una serie di problemi procedurali non di poco conto. Perché, se è vero, come scrive Ciferri che Perlasca ha registrato su indicazione degli inquirenti vaticani, è stato creato un grave reato. Perché avrebbero agito in territorio italiano. Non a caso quando Perlasca parla della cena allo Scarpone nell’interrogatorio, il commissario De Santis interviene: «Qualcuno ha paventato l’idea che ci fosse una videoregistrazione, ma non è stato fatto nulla… in Italia non andiamo a fare alcun tipo di attività». «È come se sapessero di che cosa monsignor Perlasca stava parlando, ma allora quando, come e da chi lo hanno saputo?» si chiedono gli avvocati nella denuncia. È una delle risposte che dovrà dare la procura di Roma.

  29. BulletMarco Mintillo, Il cardinale Becciu presenta un esposto alla procura di Roma per truffa ed estorsione dopo la condanna vaticana, in «Gaeta.it», 2 luglio 2025. «Francesca Immacolata Chaouqui è stata al centro di altre inchieste legate alla Santa Sede. In questo esposto emerge un ritratto di lei che supera i confini del Vaticano: si parla di attività svolte in Italia per modificare testimonianze e orientare il procedimento. L’accusa più forte riguarda la manipolazione del principale testimone, monsignor Alberto Perlasca. Perlasca, che ha fornito elementi chiave a carico di Becciu, sarebbe stato spinto a cambiare la sua versione sotto la pressione di Chaouqui e della sua rete. L’esposto descrive chaouqui come una figura che, fingendo di essere vicina a magistrati vaticani, avrebbe indotto testimonianze orientate a favorire l’accusa.»

  30. BulletBecciu denuncia Chaouqui: «Un complotto per incastrarmi», in «L'Unione Sarda», 2 luglio 2025. Anche in inglese.

  31. BulletElisa Romano, Il cardinale Becciu presenta esposto a Roma: accuse di truffa ed estorsione contro Chaouqui nel caso fondi vaticani, in «Unita.tv», 2 luglio 2025.

  32. BulletBecciu denuncia Chaouqui: «Ha messo in atto un complotto per incastrarmi», in «La Nuova Sardegna», 2 luglio 2025.

  33. BulletMaria Verderame, Il cardinale Becciu denuncia Chaouqui: "Complotto contro di me", in «Sassarioggi», 2 luglio 2025.

  34. BulletAlice Amerio, Becciu denuncia Chaouqui alla Procura di Roma: «Tentativo di manipolare il processo vaticano", in «Torino Cronaca», 2 luglio 2025.

  35. BulletGiammarco Pio Isoldi, Becciu contro Chaouqui: il cardinale presenta un esposto alla Procura di Roma «Un complotto per incastrarmi», in «Open», 2 luglio 2025.

  36. BulletBecciu presenta un esposto alla Procura di Roma: "Complotto contro di me", in «Rainews», 2 luglio 2025.

  37. BulletCaso Becciu, il cardinale denuncia Francesca Chaouqui: «Mi ha incastrato», in «Lettera 43», 2 luglio 2025.

  38. BulletBecciu contro Vaticano: emergenza manipolazioni giudiziarie, in «Citinotizie», 2 luglio 2025.

  39. BulletCardinal Becciu denounces a "conspiracy to condemn him" before the Prosecutor's Office in Rome, in «Rome Reports», 2 luglio 2025. Anche in spagnolo.

  40. BulletLa forma de gobernar del Papa León XIV, el timo de la ‘Traditiones Custodes, la justicia climática, el sagrado Canón Romano, Torreciudad, el orgullo y la humildad, negar la comunión, in «Infovaticana», 2 luglio 2025.

  41. BulletCardinal Becciu: Vengeful 'Popess' framed me in Vatican fraud trial, in «The Times», 2 luglio 2025.

  42. BulletGiancarlo Cavalleri, Il card. Becciu chiede solo giustizia: "sono innocente, vittima di una macchinazione, indaghi la magistratura italiana", in «Faro di Roma», 2 luglio 2025. «Il documento depositato in procura ipotizza che Chaouqui e i suoi collaboratori possano essere responsabili di reati molto gravi come la truffa e l’estorsione. Un’accusa che si estende anche alle modalità con cui, secondo Becciu, si sarebbe cercato di pilotare l’inchiesta nei suoi confronti, violando la correttezza procedurale e minando l’indipendenza della magistratura. (...) le conversazioni emerse metterebbero in luce pressioni esercitate soprattutto nei confronti del promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi. (...) Secondo le ricostruzioni che stanno emergendo da più fonti difensive, in particolare quelle degli avvocati di Raffaele Mincione e Fabrizio Tirabassi – coimputati nel processo –, le conversazioni tra Chaouqui e Ciferri delineerebbero una trama parallela, fatta di pressioni, suggerimenti pilotati e interferenze dirette sul principale testimone dell’accusa, mons. Alberto Perlasca. Sarebbe stato proprio grazie alle sollecitazioni coordinate dalle due donne che Perlasca avrebbe modificato la sua versione iniziale, facendo deragliare l’intera inchiesta verso una direzione prestabilita. Ma ciò che più colpisce è il ruolo che queste chat sembrano attribuire al promotore di giustizia, Alessandro Diddi. In alcuni passaggi, riferiti nelle carte consegnate anche alle Nazioni Unite, Chaouqui e Ciferri si esprimono con tono confidenziale e a tratti direttivo, dando l’impressione di godere di un canale privilegiato con la pubblica accusa. In una dinamica che ricorda più una strategia d’influenza che un legittimo contributo informativo, emergono messaggi nei quali si ipotizzano le domande da porre a Perlasca, si discute di come “orientare” la sua memoria e si anticipano le mosse del tribunale. L’effetto di questo scambio, ora oggetto di un esposto del cardinale Becciu alla Procura di Roma, sarebbe stato quello di ingannare la magistratura vaticana, offrendole una narrazione artefatta ma apparentemente coerente, costruita ad arte da soggetti esterni all’inchiesta. Il danno, secondo le difese, sarebbe duplice: da un lato si sarebbe falsata la ricostruzione dei fatti, dall’altro si sarebbe minata la credibilità stessa della giustizia vaticana, rendendola – suo malgrado – strumento di un’operazione che nulla ha a che vedere con l’autonomia e l’imparzialità. L’elemento che più inquieta è che tutte queste chat erano già in possesso di alcune difese sin dal 2022, ma sarebbero state ignorate o ritenute irrilevanti dalla magistratura vaticana. Solo ora, con la loro piena pubblicazione e analisi, comincia a delinearsi una seconda verità, nella quale Becciu e i suoi coimputati non appaiono più come ideatori di trame illecite, ma come vittime di una strategia manipolatoria condotta da soggetti esterni al perimetro giudiziario, ma in grado di condizionarlo in profondità. (...) Il processo al cardinale Angelo Becciu, condannato in primo grado dal Tribunale vaticano nel dicembre 2023 per truffa e peculato, sta assumendo sempre più i contorni di un’operazione opaca, nella quale si moltiplicano i segnali di una verità artefatta. (...) Becciu afferma che simili rivelazioni «confermano quanto da me denunciato sin dall’inizio e che, in gran parte, il processo ha già dimostrato». Il porporato punta il dito contro «scelte discutibili adottate dal tribunale, su sollecitazione dell’ufficio del promotore di giustizia, che hanno consentito a queste conversazioni di rimanere segrete». Secondo lui, si è volutamente mantenuto nel cono d’ombra un materiale potenzialmente esplosivo, che avrebbe potuto ribaltare l’intero impianto accusatorio. (...) A questo punto, è lecito domandarsi: fu il processo a seguire la decisione presa dal Papa o, al contrario, fu proprio quell’incontro del 2020 a innescare una macchina giudiziaria costruita per giustificare una punizione già impartita? All’origine di tutto, ricorda Becciu, c’era l’accusa di aver fatto destinare fondi vaticani a una cooperativa legata al fratello, accusa su cui persino il Tribunale – pur condannando – ha dovuto riconoscere la possibile finalità sociale dell’iniziativa, contestando solo la modalità. È davvero bastato questo per estromettere un prefetto e privarlo delle prerogative cardinalizie? L’impressione crescente è che il processo a Becciu non sia stato l’approdo di un’inchiesta autonoma e rigorosa, ma il prodotto di una catena di decisioni influenzate da dinamiche esterne, chat compromettenti e pressioni che oggi – a distanza di anni – rischiano di disintegrare la credibilità non solo della giustizia vaticana, ma dell’intera gestione interna della Santa Sede. La reazione delle autorità vaticane per ora è di massimo riserbo, mentre il cardinale Becciu ha dichiarato di sentirsi “tradito” e “profondamente ferito” dalla scoperta di quelle conversazioni, che confermerebbero le sue accuse di complotto. Intanto, il Vaticano si trova a dover affrontare non solo le conseguenze di un processo controverso, ma anche l’ombra lunga di una possibile distorsione della giustizia, alimentata da chat informali e da relazioni opache che minacciano di travolgere l’intero impianto accusatorio costruito negli ultimi anni.» Anche in portoghese. E in spagnolo.


>> Per il seguito clicca qui.

Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_3_link_0
Sull'accusa d'aver trasferito 
del denaro in Australia 
e sull'ipotesi di complotto 
contro il card. PellCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlshapeimage_4_link_0shapeimage_4_link_1shapeimage_4_link_2shapeimage_4_link_3
Sulle accuse di aver arricchito 
se stesso o propri familiari

> ultime novitàCASO_BECCIU_FAMIGLIA.htmlCASO_BECCIU_FAMIGLIA.htmlCASO_BECCIU_FAMIGLIA_IV.htmlCASO_BECCIU_FAMIGLIA.htmlshapeimage_5_link_0shapeimage_5_link_1shapeimage_5_link_2
Sulla vicenda Marogna 
(impropriamente chiamata "dama del cardinale")
CASO_BECCIU_MAROGNA.htmlCASO_BECCIU_MAROGNA.htmlCASO_BECCIU_MAROGNA.htmlCASO_BECCIU_MAROGNA.htmlshapeimage_6_link_0shapeimage_6_link_1shapeimage_6_link_2
Sul palazzo di Londra 
in Sloane Avenue 60

> ultime novitàCASO_BECCIU_PALAZZO.htmlCASO_BECCIU_PALAZZO.htmlCASO_BECCIU_PALAZZO_VI.htmlCASO_BECCIU_PALAZZO.htmlshapeimage_7_link_0shapeimage_7_link_1shapeimage_7_link_2
Processi e sentenze di Londra, di Roma ecc. a proposito della compravendita del palazzo 
in Sloane Avenue 60CASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlshapeimage_8_link_0shapeimage_8_link_1shapeimage_8_link_2shapeimage_8_link_3
Sulla Messa "in coena Domini" celebrata da papa Francesco 
a casa del cardinale BecciuCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlshapeimage_9_link_0shapeimage_9_link_1shapeimage_9_link_2
Sulla causa di beatificazione 
di Aldo Moro
(e sulle altre accuse di Report)
CASO_BECCIU_MORO.htmlCASO_BECCIU_MORO.htmlCASO_BECCIU_MORO.htmlCASO_BECCIU_MORO.htmlshapeimage_10_link_0shapeimage_10_link_1shapeimage_10_link_2
Sul sistema giudiziario vaticano


> ultime novitàCASO_BECCIU_GIUSTIZIA.htmlCASO_BECCIU_GIUSTIZIA_XLI.htmlCASO_BECCIU_GIUSTIZIA.htmlshapeimage_11_link_0shapeimage_11_link_1
Come vivono tutto questo 
il cardinale Becciu 
e la sua famiglia?
CASO_BECCIU_VITA.htmlCASO_BECCIU_VITA.htmlCASO_BECCIU_VITA.htmlCASO_BECCIU_VITA.htmlshapeimage_12_link_0shapeimage_12_link_1shapeimage_12_link_2
Il rinvio a giudizio
(3-26 luglio 2021)CASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlshapeimage_13_link_0shapeimage_13_link_1
Il Conclave e papa Leone


> ultime novità.CASO_BECCIU_CONCLAVE.htmlCASO_BECCIU_E_PAPA_LEONE_VIII.htmlCASO_BECCIU_CONCLAVE.htmlshapeimage_14_link_0shapeimage_14_link_1
Sulle querele contro «L'Espresso», Perlasca, Ciferri, Chaouqui e co.CASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlshapeimage_15_link_0shapeimage_15_link_1shapeimage_15_link_2
Il puzzle della verità
(il complotto) 

> ultime novitàCASO_BECCIU_COMPLOTTO.htmlCASO_BECCIU_COMPLOTTO.htmlCASO_BECCIU_COMPLOTTO_VII.htmlCASO_BECCIU_COMPLOTTO.htmlshapeimage_16_link_0shapeimage_16_link_1shapeimage_16_link_2
Sull'«Espresso» e co.


> ultime novitàCASO_BECCIU_ESPRESSO.htmlCASO_BECCIU_ESPRESSO_VI.htmlCASO_BECCIU_ESPRESSO.htmlshapeimage_17_link_0shapeimage_17_link_1
Altro


> ultime novità.CASO_BECCIU_ALTRO.htmlCASO_BECCIU_ALTRO_IV.htmlCASO_BECCIU_ALTRO.htmlshapeimage_18_link_0shapeimage_18_link_1
Sul "caso Becciu" in generale


> ultime novitàhttps://www.andreapaganini.ch/CASO_BECCIU_I.htmlCASO_BECCIU_XXXIX.htmlhttps://www.andreapaganini.ch/CASO_BECCIU_I.htmlshapeimage_19_link_0shapeimage_19_link_1
Il processo in Vaticano 


> ultime novitàCASO_BECCIU_PROCESSO.htmlCASO_BECCIU_PROCESSO_XXV.htmlCASO_BECCIU_PROCESSO.htmlshapeimage_20_link_0shapeimage_20_link_1