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«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).
Processo Becciu aggiornato, pg chiede interpellare il Papa, in «Agi», 5 febbraio 2026.
Salvatore Cernuzio, Processo d'appello, chiusa la fase preliminare. La Corte rimanda per deliberare, in «Vatican News», 5 febbraio 2026. AH, LE ILLAZIONI DELL'ACCUSA! «“Non stiamo giudicando un’azione del Santo Padre, quello che doveva pubblicarli è il promotore di giustizia: dobbiamo discutere se ha commesso un errore nel non pubblicare tali atti”, ha affermato Luigi Panella, difensore di Enrico Crasso. Che ha citato, appunto, San Tommaso quando affermava nella Mirabilis Deus che “la promulgazione è essenziale alla legge… perché la legge abbia forza di obbligare è necessaria la sua conoscibilità”. (...) “Fatico a credere alla giustificazione fornita sulla mancata pubblicazione dei rescritti che sposta in capo al Pontefice la volontà di non pubblicazione, pur senza un provvedimento espresso in tal senso”, ha esordito Massimo Bassi, avvocato di Fabrizio Tirabassi. “La pubblicazione è venuta meno per l’incomprensibile negligenza di qualche funzionario che ora cerca di ascrivere ad altri la responsabilità”. Per Panella, invece, sposando questa tesi “si chiede a questa eccellentissima Corte di dichiarare che in questo Stato unico al mondo, che dovrebbe essere speculum iustitiae, le persone possono essere arrestate e i diritti umani limitati sulla base di leggi tenute segrete”. Un riferimento all’arresto di Torzi nel giugno 2020, quale conseguenza – secondo le difese – dei “poteri straordinari” conferiti al promotore di Giustizia dai rescritti papali. (...) Oltre a questa, anche altre questioni dirimenti come il ruolo di monsignor Alberto Perlasca, ex direttore dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, per nulla “marginale” ma anzi “centrale” in tutta la vicenda giudiziaria. “Non si può marginalizzare Perlasca dicendo ‘ah, ma la sentenza ha detto…’”, ha detto Fabio Viglione, difensore del cardinale Giovanni Angelo Becciu. “Non è solo quello che ha detto, ma quello che non ha detto proprio alla luce della centralità del suo ruolo all’interno dell’Ufficio amministrativo. Una centralità che non gli abbiamo riconosciuto noi, bensì per primo il promotore di Giustizia laddove ha individuato in lui le responsabilità, andando a sequestrare i suoi documenti, i dispositivi elettronici, indagandolo, sequestrandogli i conti”. Poi c’è la faccenda delle chat con Francesca Immacolata Chaoqui e Genoveffa Ciferri che avrebbero “manovrato” lo stesso Perlasca. Per accusa e parti civili le chat sono inutili, perché la sentenza di condanna si è basata su solide prove, e “inammissibili”, considerando anche l’inattendibilità delle persone chiamate in causa. Per le difese dimostrano invece l’esistenza di un “triangolo delle Bermuda” che, ha evidenziato Viglione, ha portato al “famigerato memoriale dell’agosto 2020 tutto incentrato contro il cardinale Becciu”. (...) Centotrentadue i messaggi che la Ciferri aveva inviato a fine novembre 2022 al promotore Diddi. Di questi, hanno asserito oggi gli avvocati, “solo 126” sono stati depositati e “118 sono stati completamente omissati”. Ecco, l’altra questione dominante anche nella settima udienza: il deposito parziale e gli omissis del materiale depositato da Diddi in Cancelleria. Gli avvocati hanno preso ad esempio il video-interrogatorio dello stesso Perlasca con 60 frame tagliati. “Non sappiamo cosa abbia detto!”. Il motivo delle “parti omissate” lo spiegava una nota firmata da un rappresentante della Gendarmeria vaticana citata dai legali in aula: ragioni di interesse investigativo o di non rilevanza e non pertinenza. “Non abbiamo gli atti che il Codice impone” per l’esercizio della difesa, perché qualcuno “ci dice che non li possiamo avere?”, ha lamentato Viglione. (...) La richiesta da parte di tutti i difensori degli imputati è ancora quella della nullità: “Noi dal 27 luglio 2021 (prima udienza, ndr) abbiamo eccepito la nullità e abbiamo continuato a farlo tante volte... Doveva essere sanata nel primo grado, ma non è mai successo, ci trasciniamo una nullità non sanata”, hanno detto i legali. Un’altra strada prospettata dagli avvocati della difesa, in particolare da Cataldo Intrieri, difensore di Tirabassi, è che i giudici consultino Papa Leone XIV. “Questo Pontefice – ha affermato il legale - è un raffinatissimo giurista che può dare un suo parere”. Dall’epoca dei rescritti, a suo dire, molto è cambiato: “Furono fatti nella speranza di stroncare un grave fenomeno criminale, di sventare la truffa del secolo. Di quella truffa oggi non c’è nulla”, ha assicurato Intrieri. “Penso che allora si può rivedere tutto, dopo i tristi episodi emersi forse può avere luogo un esame sereno e pacato. Voi avete il potere, come delegati del Papa e interpreti della legge, di chiedere un parere e una illuminazione per un momento di stasi del processo. Se c’è una strada, quella strada va percorsa”. (...) Per il promotore di giustizia aggiunto, Roberto Zannotti, e il promotore di Giustizia applicato, Settimio Carmignani Caridi, tutte queste eccezioni sono “infondate” e “inutili”. Soprattutto quella dei rescritti: “Nulla depone a favore dell’illazione che Papa Francesco si sia sbagliato o sia stato indotto in errore".» MA NULLA DEPONE A FAVORE DELL'ILLAZIONE DELL'ACCUSA – AGGIUNGO IO, VISTO CHE IL PAPA NON L'HA ESPLICITATO IN ALCUN LUOGO – CHE PAPA FRANCESCO NON VOLESSE CHE QUEI RESCRITTI VENISSERO PUBBLICATI (OGNI UOMO NON SPROVVEDUTO SA CHE UN PROVVEDIMENTO LEGISLATIVO NON PUBBLICATO NON È VALIDO, O È UN IMBROGLIO A DANNO DEL GIUSTO PROCESSO). Anche in spagnolo.
Gaetano Masciullo, Pope Francis ‘secret decrees’ undermined defendants’ rights in Cdl. Becciu trial, lawyers say, in «LifeSite», 5 febbraio 2026. «In a criminal trial, this natural duty means giving each person either the punishment the law requires or declaring their innocence, as the evidence shows. Any attempt to force the outcome would be unjust, because even the Pope is not above natural law, which belongs to divine law.» Nessuno, neanche il Papa (tanto meno lui), può sovvertire il diritto naturale, che poi è la legge divina.
A proposito dei rescritti – modifiche della legge effettuate "ad personam", a procedimento in corso e mantenute segrete, in barba al principio che la legge dev'essere pubblicata e uguale per tutti – ieri s'è sentita una frase importante: «Furono fatti nella speranza di stroncare un grave fenomeno criminale, di sventare la truffa del secolo. Di quella truffa oggi non c’è nulla» (perché il processo di primo grado l'ha smentita), ha assicurato ieri l'avvocato Intrieri. E a ragione. Se non si rimediasse a questo vulnus al diritto (umano e divino) comportato dai rescritti, vulnus ingiustificabile perché contrario al giusto processo, ma da qualcuno giustificato a causa di un teorema poi rivelatosi falso (teorema che di per sé violava il diritto alla presunzione di innocenza), rimarrà una macchia enorme sulla giustizia del Vaticano. E di conseguenza della Chiesa, che qui si gioca la propria credibilità. Il Mondo non tacerà (AP).
Francesco Sales, Processo Becciu alla svolta. La difesa convince la Corte, in «Bee Magazine», 6 febbraio 2026. «La decisione della Corte d’Appello vaticana di sospendere il dibattimento e riservarsi di deliberare sulle questioni preliminari segna un passaggio cruciale nel processo che vede ormai chiaramente come vittima il cardinale Angelo Becciu. Al centro dello snodo non c’è ancora il merito delle imputazioni, ma la tenuta giuridica del procedimento. (...) Il cardinale Becciu ha ribadito in più occasioni la propria innocenza, sostenendo di aver agito sempre in buona fede, nel rispetto delle decisioni condivise e delle finalità istituzionali e umanitarie delle operazioni contestate, senza alcun vantaggio personale. Nel corso del dibattimento sono emersi elementi hanno confermato senza tema di smentite la sua linea: dalla dimostrata assenza di arricchimento personale alla natura collegiale delle decisioni assunte durante il suo mandato, fino alla destinazione tracciabile e documentata delle somme impiegate per iniziative caritative e umanitarie, mai finite – come risulta agli atti – nelle disponibilità del prelato o dei suoi familiari. Anche su alcuni dei passaggi più controversi – dall’investimento londinese, gestito in più fasi e da soggetti diversi, alle iniziative in favore della diocesi di Ozieri e alle operazioni umanitarie per la liberazione di una religiosa rapita – è emerso indiscutibilmente come le scelte contestate si collochino all’interno di un contesto decisionale complesso, condiviso e mai caratterizzato dal perseguimento di interessi personali.» Ma penso che papa Leone XIV vada tenuto fuori, per non rischiare un pasticcio come quello commesso nel precedente pontificato (AP). Il commento di Mario Becciu: «Finalmente qualcuno scrive senza remore ciò che è accaduto nel processo di primo grado: è stato condannato un innocente nonostante le diverse udienze ne abbiano dimostrato ampiamente la non colpevolezza. Peccato che il giornalista tiri in ballo, seppur in funzione di consulto autorevole, Papa Leone. I giudici stanno dimostrando ampiamente di essere autonomi e di voler voltare pagina rispetto a quelli di primo grado. Qualsiasi decisione prenderanno va accolta come autonoma scelta di rispetto del diritto. L’ipotesi dell’annullamento del processo porrà fine all’estenuante via crucis cui persone innocenti sono state sottoposte per troppo tempo. L’ipotesi di prosieguo del processo d’appello sarà accolta anch’essa favorevolmente da chi desidera che i giudici dichiarino finalmente nell’aula del tribunale l’innocenza del cardinale, perché “ il fatto non sussiste”!»
Il vicario di Cristo in terra, Leone XIV e San Egidio, il silenzio del Papa, il processo eterno Becciu, deporre il Papa Francesco, lo scisma lefebvriano, lo scisma tedesco, Può cambiare la morale?, Paolo VI e il latino, in «Infovaticana», 6 febbraio 2026. «La domanda da un milione: Il sistema di giustizia del Vaticano è al confine del collasso? La ferrea difesa dei rescritti papali (leggi modificate durante il processo) serve a puntellare una struttura che rischia di crollare in qualsiasi momento. La credibilità, quella poca che resta, della Santa Sede è in gioco: la giustizia non può essere amministrata con i metodi di un teatro suburbano, con un copione scritto da autori improbabili e improvvisando in modo caotico. Prevarranno le ragioni di Stato o l’inalienabile obbedienza alla coscienza da parte dei giudici impegnati con la verità?»
Processo Becciu, scontro sui rescritti papali. Ecco le richieste di difesa e parti civili, in «Il Dubbio», 6 febbraio 2026. «Secondo Intrieri, quei provvedimenti avevano un senso nel contesto originario, ma oggi «non ce l’hanno più», pur avendo prodotto «conseguenze, anche gravi, lesive dei diritti». (...) L’avvocato Panella ha ribadito che «non abbiamo mai rinunciato alla nullità», sottolineando come il vizio non sia mai stato sanato in primo grado. Andrea Zappalà, per la difesa di Mincione, ha aggiunto che «la Corte d’appello svizzera era incredula» nell’apprendere che i rescritti fossero emersi solo in un secondo momento.»
¿Manipularon a Francisco? La estrategia de la defensa en el maxiproceso vaticano, in «RomeReports», 6 febbraio 2026. Anche in inglese. Tutto fa pensare che sia andata realmente così (ma non è vero che altri papi abbiano modificato la legge segretamente; d'altronde Francesco non era un canonista...)
Mikael Corre, Procès Becciu: la justice vaticane est-elle fasciste?, in «La Croix», 7 febbraio 2026. Svegliamoci! La verità è straziante, ma è inutile negarla. Il mondo non tacerà.
Fari Pad (da Facebook, 6 febbraio 2026): «La settima udienza d’appello nel caso Becciu-Sloane Avenue non è stata solo cronaca giudiziaria, ma il momento della verità per l’intero ordinamento d'Oltretevere. La Corte si è riservata di decidere, ma il peso dei temi sollevati mette in discussione la tenuta stessa della sentenza di primo grado. Ecco i nodi che la Corte d'Appello non può più esimersi dal sciogliere: L'Equilibrio Processuale e la figura del Promotore: La repentina decisione di astensione del Promotore di Giustizia, giunta sulla scia di una ricusazione ritenuta ammissibile e ormai imminente, solleva un interrogativo di sistema. Tale scelta appare ancor più problematica alla luce delle ombre nate dal contenuto di alcune comunicazioni: pare in ipotesi ? Qualora il PdG fosse stato connivente con gli interessi delle persone coinvolte nelle chat? Questo potrebbe essere un elemento che scardina la fiducia nella funzione requirente. Il venir meno della necessaria terzietà e del corretto bilanciamento tra accusa, difesa e giudice — triade fondamentale di ogni rito civile e penale — mina l'integrità del procedimento, esponendolo a una inevitabile nullità. (...) Il Vulnus insanabile dei Rescritti: L'utilizzo di strumenti normativi d'eccezione, rimasti sottratti alla conoscenza delle parti nella fase cruciale, configura una lesione gravissima al principio del "giusto processo". Il sacrificio dei diritti fondamentali degli imputati, giustificato dal pretesto di favorire un ipotetico interesse di indagine, costituisce un vizio insanabile. Non si può amministrare la giustizia danneggiando preventivamente il diritto alla difesa: è una contraddizione in termini che invalida l'intero iter. L'inquinamento delle fonti: Le evidenze circa potenziali collusioni volte alla costruzione artificiosa di un impianto accusatorio contro il Cardinale Angelo Becciu impongono una verifica senza sconti. Se l'azione penale non è scaturita da una genuina notizia di reato, ma da un "baratto" di influenze tra soggetti terzi, l’architettura della condanna perde ogni legittimità morale e legale. Il Supremo Legislatore e il Diritto terreno: Invocare l’autorità del Pontefice per "sanare" a posteriori criticità procedurali crea un pericoloso cortocircuito. Il diritto vaticano deve dimostrare di saper coniugare la propria specificità con il rispetto degli standard processuali universali, senza rifugiarsi in prerogative sovrane per coprire lacune tecniche. Una conclusione obbligata: L’interrogativo fondamentale per la Corte è uno soltanto: l’azione dell’Accusa è rimasta entro il perimetro rigoroso del Codice di Procedura Penale e del Codice Penale? Appurato e accertato che tale perimetro è stato travalicato, la Corte ha una sola via d'uscita per preservare l'onore della Giustizia: dare corso alle assoluzioni senza se e senza ma. Quando la legge viene violata nelle sue forme e nei suoi contenuti essenziali, l’unica sentenza conforme a diritto è l’assoluzione del Cardinale.» Questa è e resterà una macchia indelebile sulla storia della Chiesa del nostro secolo. Sarà bene riconoscerlo e rimediare al più presto. La Chiesa ha aspettato secoli per chiedere perdono per gli orrori da lei compiuti nel Medioevo, ma con Giovanni Paolo II ci è arrivata. Ora può farlo senza aspettare secoli, e chiedendo perdono direttamente alle persone offese, ancora vive. Fare gli struzzi è deleterio e autolesionistico (AP).
Enrica Riera, I pm del papa ammettono «Striano? I nostri servizi potrebbero averlo usato», in «Domani», 7 febbraio 2026. «In ragione dei mancati chiarimenti da parte di Striano non è dato sapere ad oggi chi abbia commissionato gli accessi abusivi certamente trattasi di un committente ben a conoscenza di una delicatissima indagine; ancora alle prime fasi e che poteva essere conosciuta solo da soggetti all'interno delle istituzioni vaticane, scrivono ancora gli avvocati. Che segnalano come in alcune comunicazioni su WhatsApp Striano parlando con un altra persona, Mattea Esposito, cita più volte tal "Frank". (...) «Le non sorprendenti considerazioni del promotore Zannotti confermano tutti i dubbi e le anomalie di questo processo che abbiamo denunciato nel corso degli anni. Il processo Becciu è una grave anomalia che va solo cancellata e deve portare a una seria riflessione le istituzioni vaticane», hanno concluso Intrieri e Basso. Ora la Corte si riserva di deliberare su tutte le questioni sollevate: dalla richiesta di invalidare l'intero processo, a quella di acquisire le carte della procura di Roma sul caso Striano a quelle relative alle chat che hanno coinvolto Chaouqui Ciferri, Perlasca e membri della Gendarmeria.» Oh, finalmente! Io l'avevo sempre detto e scritto. Chi sono i mandanti di Striano e delle sue operazioni illecite dentro il Vaticano? Chi ha voluto incastrare un innocente? Vi ricordate come il pdg vaticano, Alessandro Diddi, si precipitò affannosamente dal procuratore Raffaele Cantone allo scoppio dello scandalo Striano? C'era magari da nascondere qualcosa? Poi l'inchiesta venne trasferita a Roma...
Francesco Musacchio, Giustizia, processo rinviato perché giudice e pm sono moglie e marito, in «Il Tempo», 7 febbraio 2026. Figurati che in Vaticano l'Accusatore e il Giudice possono essere... la stessa persona!
Andrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, l'appello: terminata la fase preliminare, in «Acistampa», 7 febbraio 2026. La questione dei dossier della Guardia di Finanza entra con prepotenza nel processo sul Palazzo di Londra. «Forse prima o poi l’arcivescovo Alejandro Arellano Cedillo, presidente del Tribunale di Appello Vaticano, si sentirà in dovere di intervenire e spiegare che no, il sistema giudiziario dello Stato di Città del Vaticano non è un sistema totalmente piegato ad ogni capriccio del Papa. Perché, alla fine, la descrizione che hanno fatto gli avvocati di parte civile vaticana e gli stessi promotori di Giustizia delle procedure che hanno portato ad alcune scelte – inclusi quattro rescritti di Papa Francesco che hanno cambiato in corsa le normative del processo – danno questa impressione. (...) Le indagini erano cominciate il 2 luglio su segnalazione del Revisore generale Cassinis Righini, che parlava anche di attività di intelligence svolte. Ma quali attività di intelligence? La difesa di Fabrizio Tirabassi, l’ufficiale vaticano dell’amministrazione della Segreteria di Stato, ha messo in luce in una memoria come ci siano stata una serie di accessi non autorizzati da parte di Pasquale Striano, il finanziere in servizio presso la Direzione Nazionale Antimafia finito nell’occhio del ciclone per avere raccolto varie informazioni fuori dalle indagini. E tra queste informazioni, ben prima che cominciasse anche l’investigazione ufficiale vaticana, c’erano quelle raccolte riguardo gli imputati, in maniera diretta e indiretta. (...) Ha detto l’avvocato Intrieri che gli accessi hanno riguardato “non solo Tirabassi, ma anche Mauriello, Capaldo, Preziosi, e il fondo Centurion (tutti coinvolti a vario titolo nei fatti del processo, ndr). Striano non ha risposto all’interrogatorio, non ha detto chi glielo chiese, negli atti si parla di contatti tra lui e membri della gendarmeria vaticana, ma non siamo in grado di dire chi; ma la logica ci dice che a chiedere questi accessi non poteva che essere una persona delle istituzioni a conoscenza di questa storia; gli accessi sono stati a maggio e poi per tutto giugno (del 2019); (!!!...) È una questione preliminare, non di poco conto, perché mette a rischio anche i crismi del giusto processo, senza contare che le prove raccolte illecitamente sono inammissibili. (...) La replica di promotore di giustizia e parti civili, invece, ha ribadito la validità dei provvedimenti di Papa Francesco ai fini del processo. L’avvocato Roberto Lipari, difensore della parte civile dell’Istituto delle Opere di Religione, la cosiddetta “banca vaticana”, ha descritto come “palesemente infondate” le eccezioni delle difese sui principi del giusto processo, e che i rescripta papali vanno considerati perché il Papa “è fonte insindacabile di potestà legislativa”, ed è “fonte originaria del diritto”, e ha notato che in altri casi il rescriptum è stato usato per “introdurre disposizioni normative”, citando l’esempio di Benedetto XVI nel 2011 per il Regolamento generale della Curia romana e anche Giovanni Paolo II. Il paragone, però, non funziona fino in fondo. Nei casi citati, i rescripta furono pubblicati, e comunque riguardavano normative di regolamento, e non un processo in corso che ha una regola di indagine che viene infranta nel momento in cui viene cambiata. L’avvocato sottolinea che l’unico caso di invalidità dei rescritti è quello per cui siano stati ottenuti “fraudolentemente medianta falsa esposizione di fatti o reticenza dolosa del richiedente” e non è questo il caso. (...) Il promotore di Giustizia applicato Carmignani ha detto che “il processo è andato avanti per cinque anni mentre era vivo Francesco. Se si fosse accorto che gli avevamo detto una cosa per un’altra sarebbe intervenuto”. Un’affermazione, in fondo, un po’ empirica, che potrebbe non trovare riscontro nella realtà. (...) “A nostro parere – dice Panella – è un’affermazione di gravità inaudita: hanno chiesto di trasformare uno Stato unico al mondo in uno Stato in cui si può arrestare in base a leggi segrete; questo hanno chiesto le parti civili: questo Stato che dovrebbe essere speculum iustitiae, voglio citare San Tommaso d’Aquino, una persona straordinaria, ‘la promulgazione è essenziale alla legge’? Perché la legge abbia forza di obbligare è necessaria la sua conoscibilità” (bolla Mirabilis Deus): ieri vi hanno chiesto di trasgredire a San Tommaso d’Acquino e al cristianesimo”. (...) E l’avvocato Viglione ha notato che “Non si può marginalizzare Perlasca dicendo: ‘ma la sentenza ha detto…’. Non è solo ciò che ha detto, ma ciò che non ha detto, proprio alla luce della centralità del suo ruolo. Non è la centralità di chi lo vuole accusare, ma una centralità data dal ruolo all’interno dell’Ufficio amministrativo e di questo processo. Una centralità che non gli abbiamo riconosciuta noi bensì per primo il promotore di Giustizia laddove in primis ha individuato in lui le responsabilità, andando a sequestrare i suoi documenti, i dispositivi elettronici, indagandolo, sequestrandogli i conti”; Bassi (Tirabassi) ha espresso “sconcerto per quanto detto da alcune delle parti civili” ed ha citato in particolare uno degli avvocati delle parti civili che aveva detto: “Non occorre essere san Tommaso o Mosè per capire le ragioni per cui il rescritto non è stato pubblicato”, ed ha replicato indicando gli affreschi sui soffitti dell’aula di tribunale di san Tommaso Mosè, san Bonaventura da Bagnoreggio e Sant’Agostino, per i quali le leggi vanno pubblicate.» L'affermazione di Carmignani, secondo me (AP), non è empirica, bensì aleatoria e anzi facilmente smentibile.
Fari Pad (da Facebook, 7 febbraio 2026): «IL DOSSIERAGGIO STRIANO E IL NODO BECCIU: SE LA "MADRE" È CERTA, CHI È IL "PADRE"? Mentre i faldoni dell’inchiesta di Perugia si gonfiano, emerge un dato inquietante che scuote i rapporti tra Italia e Vaticano. Parliamo di Pasquale Striano, delle migliaia di accessi abusivi e di un metodo che sembra aver ignorato i confini tra Stati. (...) È ormai accertato che il finanziere Striano abbia effettuato una mole impressionante di ricerche nelle banche dati. Nel caso del processo al Cardinale Becciu, queste attività si sono intrecciate con intercettazioni e scambi di messaggi che hanno poi formato l'ossatura dell'accusa. Ma qui c'è il "corto circuito" giuridico. Il problema della Sovranità: Italia e Vaticano sono due Stati sovrani e autonomi. Per scambiarsi prove, intercettazioni o atti giudiziari esiste una procedura solenne: ROGATORIA INTERNAZIONALE. Scavalcare questo passaggio non è un errore burocratico, è una violazione della sovranità. Se i dati sono stati acquisiti "aggirando" i canali ufficiali, siamo di fronte a un'attività di dossieraggio puro che mina le basi del giusto processo. Il "punto indefettibile": Chi ha commissionato il lavoro? Se Striano è la "mano" (la madre certa), resta l'enorme buco nero sulla mente (il padre incerto). Chi ha dato l'input per "puntare" Becciu o i suoi soci (di sventura)? Chi ha autorizzato o richiesto flussi di informazioni che dovevano passare per canali diplomatici e che invece hanno viaggiato su binari paralleli e occulti? Si può accettare che prove nate da accessi abusivi o fuori dai trattati internazionali decidano le sorti di un processo? Conclusione: La trasparenza non è un optional. Se si accetta che un apparato dello Stato Italiano possa "sbirciare" o intercettare per conto di (o in collaborazione con) un altro Stato senza rogatorie, si apre un precedente pericolosissimo. La giustizia non può nascere dall'illegalità. Ci dicono che "la madre è sempre certa", e i dossier sono lì a dimostrarlo. Ma finché non avremo il coraggio di cercare i "padri" – i mandanti che hanno scavalcato le leggi e i confini – la verità resterà dimezzata.»
Nicole Winfield, Pope Francis’ problematic secret decrees in spotlight in Vatican’s ‘trial of the century’, in «BusinessMIrror», 8 febbraio 2026. «On the one hand, popes can only be judged by God. On the other, Francis stands accused of issuing decrees that violated the God-given rights of the defendants. (...) At issue is Diddi’s role in a now-infamous set of WhatsApp chats that have thrown the credibility of the entire trial into question. The chats, which document a yearslong, behind-the-scenes effort to target Becciu, suggest questionable conduct by Vatican police, Vatican prosecutors and Francis himself. (...) Legal scholars have said the secrecy of the laws and their ad hoc nature violated a basic tenet of the right to a fair trial requiring the “equality of arms” between defense and prosecution. (...) Zanchetti argued that even in Iran and Russia, laws must be published, and that the failure to do so risks “making the Vatican’s procedural code fascist.” He said he wasn’t accusing Francis directly of wrongdoing, but said the late pope had been misled by prosecutors who requested the decrees. (...) Zanchetti offered the appeals tribunal a way to avoid a finding against Francis, suggesting that the judges could find that the decrees were merely administrative acts that, because they were never published, are considered “ineffective.” Such a finding could render the evidence gathered under them inadmissible, but would avoid a finding that Francis himself violated divinely inspired norms guaranteeing the dignity and rights of the defendants.» Ah, se attorno a papa Francesco non ci fosse stato un cerchio magico che filtrava tutte le informazioni, e in definitiva manipolava il Papa! Ah, se anziché di adulatori e lusingatori (che in genere vanno a braccetto con i calunniatori), papa Francesco si fosse circondato di persone oneste, capaci di parresia e disinteressatamente intenzionate ad aiutarlo! Ah, se solo papa Francesco avesse, ad esempio, letto la mia lettera e non fosse stata fermata dalla rete di certi funzionari della Segreteria di Stato... Beh, il Papa avrebbe potuto rimediare a un suo gravissimo errore. Ora è troppo tardi. Ora la Chiesa è nei guai fino al collo.
Fari Pad (da Facebook, 8 febbraio 2026): «Il caso dossieraggio Striano. Emerge un quadro sempre più inquietante attorno alla genesi del "processo del secolo" in Vaticano. Le ultime rivelazioni sul caso dossieraggio alla DNA aprono una voragine sulla legittimità delle prove che hanno portato alla condanna del Cardinale Becciu e degli altri imputati. I FATTI: UNA CRONOLOGIA CHE NON QUADRA: Come sottolineato da Andrea Paganini e dalle inchieste giornalistiche più recenti, tra il 19 e il 22 luglio 2019 il luogotenente Pasquale Striano effettuava accessi abusivi ai dati riservati di Mincione, Torzi e Tirabassi. In quel momento, i loro nomi erano totalmente ignoti alla stampa. LA DOMANDA CRUCIALE: Chi ha chiesto a Striano di indagare? La logica è schiacciante: solo qualcuno all'interno delle istituzioni vaticane, già a conoscenza dell'indagine coperta dal segreto, poteva indicare quei nomi. Si parla di contatti tra Striano e membri della Gendarmeria Vaticana? IL "VULNUS" GIURIDICO: ADDIO AL GIUSTO PROCESSO: Se l'accusa si è mossa fuori dai canali ufficiali, siamo davanti a una violazione gravissima. Nessuna rogatoria internazionale: invece di seguire le procedure legali tra Stati, si è scelta la "scorciatoia" del dossieraggio abusivo. Prove inammissibili: Secondo i principi cardine del diritto, le prove raccolte illecitamente non possono entrare in un processo. Processo nullo: Senza il rispetto delle garanzie difensive e delle procedure internazionali, il giudizio di primo grado rischia di essere radicalmente nullo. Le ombre dei "Rescripta" papali, che autorizzavano deroghe alle norme vigenti, non possono giustificare l'illegalità compiuta in territorio italiano. Come scrive Korazym, è una questione preliminare che mette a rischio i crismi del giusto processo. Se il castello accusatorio poggia su atti di "spionaggio" su commissione e non su indagini legittime, l'Appello non potrà far finta di nulla. La giustizia non si esprime attraverso i dossier abusivi.»
A proposito di Epstein, Bannon e co., e dei loro complotti contro papa Francesco e la Chiesa tutta: non c'è modo più efficace, per colpire la Chiesa, che quello di ingannare perversamente il suo Vertice, di farlo cadere in una trappola, di aizzarlo contro il suo collaboratore più valido e fedele e di organizzare una campagna di mascariamento in stile mafioso senza precedenti: Colpe di fulmini.
Gherardo Colombo intervistato da Fabio Fazio, in «Che tempo che fa», Nove, 8 febbraio 2026. A proposito dell'assenza di garanzie fondamentali nella giustizia del Vaticano, Gherardo Colombo: «In Italia il pubblico ministero ha l'obbligo di cercare ed acquisire anche le prove a favore dell'imputato. E, se l'impiutato è innocente, ha l'obbligo di chiederne l'assoluzione davanti al giudice». Ebbene, in Vaticano non è così. Il pdg può perfino disobbedire al giudice e occultare le prove che gli risultano scomode (come le famose chat della Chaouqui e co. o gli interrogatori occultati dagli abbondanti "omissis"). E negli ultimi anni abbiamo assistito a pdg mossi esclusivamente da odio e livore, anziché da sete di verità e giustizia. A proposito del "caso Tortora" (che presenta numerosissime analogie con il "caso Becciu", dall'improvviso brutale scatenarsi della bufera mediatico-giudiziaria al testimone bugiardo, e oltre): «Oggi la posizione dell'imputato colpito da una misura di custodia cautelare, è valutata ma molto molto di più, perché le regole dicono che c'è per esempio il Tribunale del riesame. Allora non c'era. (...) L'attività del pubblico ministero è molto più controllata dal giudice rispetto ad allora» (sempre Gherardo Colombo). Ebbene, in Vaticano non è così: basta un colpo di testa del pdg – che con papa Francesco è stato dotato di prerogative nuove, mantenute segrete, sempre in sfavore dei cittadini – per far cadere una pena anche assurda addosso a un indagato/imputato, magari innocente. PS: il dibattito sul referendum in Italia non mi riguarda (io sono svizzero).
Ivana Baiunco, Stragi del '92, De Luca mette una pietra sopra alla pista nera: tutti i collaboratori inattendibili, in «Giornale di Sicilia», 19 febbraio 2026. A chi faceva comodo disporre di un giudice ricattabile? «Sul filone mafia appalti e il coinvolgimento secondo la procura dell’ex magistrato Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone – indagati – il procuratore De Luca aveva detto: «Non abbiamo prova che ci furono elementi corruttivi sul conto di Giuseppe Pignatone e Pietro Giammanco. Ma alcuni collaboratori li hanno chiamati in causa. Pignatone lo ha definito ‘Chiacchiericcio’. E’ possibile che abbia ragione, ma bisogna verificare se i dottori Pignatone e Giammanco, all’epoca sostituto e procuratore capo, abbiano avuto comportamenti inopportuni. Ovvero comportamenti che possano avere indotto i mafiosi a pensare che la procura di Palermo avesse un vertice malleabile». Il magistrato Pignatone è indagato per la vicenda dell’entrata nel gruppo Ferruzzi di Raul Gardini da parte dei fratelli Antonino e Salvatore Buscemi, imprenditori vicini a Totò Riina, e del boss Francesco Bonura. L’indagine venne archiviata nel 1992 dalla procura di Palermo e adesso il pool di Caltanissetta guidato da Salvatore De Luca sostiene che Pignatone, all’epoca sostituto, insieme al capo Pietro Giammanco (morto nel 2018), al collega Gioacchino Natoli e al il generale della guardia di finanza Stefano Screpanti abbiano in realtà deciso di coprire il tutto, stroncando sul nascere il filone mafia-appalti.»
Felice Manti, "Il pentito di Report mai stati credibili". Crolla pure il teorema sulle stragi del 1992, in «Il Giornale», 11 febbraio 2026. Ancora una volta Report e co. hanno dato voce a testimoni bugiardi. E intanto il giudice vaticano Giuseppe Pignatone resta indagato per reati gravissimi. «Forse perché Caltanissetta sta cercando i mandanti delle stragi nel "covo di vipere" (Borsellino dixit) della Procura di Palermo di allora; nei colleghi che archiviarono frettolosamente il dossier mafia-appalti cinque giorni prima che il magistrato morisse ("e senza informarlo", sostiene il legale della famiglia Fabio Trizzino) come Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato, oggi in Antimafia da senatore M5s; in quelli che facevano affari con i boss in odore di mafia come Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli indagati per favoreggiamento alla mafia...»
Fari Pad (Facebook, 11 febbraio 2026): «DOVE VUOLE ANDARE LA GIUSTIZIA VATICANA? BOCCIATA DAL GIUDIZIO INTERNAZIONALE. Quello a cui stiamo assistendo non è solo un processo, ma il naufragio della credibilità estera dello Stato Vaticano. Queste sono le possibili conseguenze derivate da una sentenza di primo grado assurda. Un verdetto che si pone totalmente al di fuori della comprensione giuridica internazionale. La settima udienza del ricorso ha confermato lo stallo: un sistema che si scontra frontalmente con le norme del vivere civile tra le nazioni, incagliato su quei "rescripta" (decreti sovrani) che hanno cambiato le regole a partita in corso. Il verdetto di Londra: "Nessuna frode". Mentre il Vaticano condannava, l’Alta Corte Britannica (High Court) riportava tutti sul piano terreno. Con le sentenze Baumgartner/Torzi e quella definitiva sul caso Mincione, i giudici inglesi hanno stabilito che non vi è stata frode. Non solo: la Santa Sede è stata degradata al punto da essere condannata a pagare le ingenti spese processuali. Se il diritto internazionale dice che non c'è reato, che valore ha la sentenza vaticana? Poco o niente. Il Cardinale Becciu: un "paravento" di Stato? Il sospetto, sempre più concreto, è che il Cardinale sia stato usato come capro espiatorio. Una condanna utile a coprire le responsabilità di chi ha realmente firmato e autorizzato la seconda parte dell'acquisto del palazzo di Sloane Avenue 60. Colpire un simbolo per salvare il sistema? Sentenze di carta: Una giustizia che si basa sull'eccezione e non sulla regola non può essere esportata. Se le corti internazionali non riconoscono il verdetto perché viola il "giusto processo", il Vaticano rimane un'isola arcaica, chiusa in un integralismo giuridico che subordina la legge alla fede o alla volontà individuale del Sovrano. Il dilemma di Papa Leone XIV: Il nuovo Pontefice, fine giurista, eredita macerie legali. Papa Leone vuole davvero rimanere credibile e accettato nel contesto internazionale? Può permettere che il sapere giuridico sia subordinato a interessi di parte, rendendo il Vaticano simile a quegli integralismi religiosi dove la dottrina annienta il diritto? Se la Corte di Appello non troverà il coraggio di annullare queste forzature, al di là delle schermaglie dibattimentali. Il Vaticano confermerà di aver scelto la via dell'isolaento, dove la giustizia è solo un riflesso della volontà precostituita dal sovrano assoluto e non della verità del diritto».
Alessandro Cucciolla, La verità non può più essere un "nido di vipere", in «L'Opinione», 12 febbraio 2026. «Chi sono i colleghi che hanno tradito Paolo Borsellino? E chi lo sta tradendo ancora oggi?»
Fari Pad (da Facebook 13 febbraio 2026): «Il "Triangolo delle Responsabilità": Un'Immunità che Appare Inspiegabile? Dall'analisi dei fatti emergerebbe una filiera decisionale che, sotto il profilo del diritto, solleverebbe dubbi circa l'equità del trattamento riservato ai protagonisti: L'Istruttoria di Perlasca: Parrebbe che Mons. Alberto Perlasca abbia materialmente istruito la pratica dell'investimento. Eppure, da figura centrale dell'indagine, sarebbe passato al ruolo di "super-testimone", uscendo indenne dalle contestazioni del Promotore di Giustizia. La Delega di Peña Parra: Risulterebbe che Mons. Edgar Peña Parra abbia concesso la delega formale per la firma dei contratti di acquisto. Nonostante la sua gestione parrebbe aver coinciso con la fase delle perdite più ingenti, anch'egli sembrerebbe essere rimasto fuori dal perimetro delle responsabilità penali. Il Verdetto di Londra vs. Condanna Becciu: Ci si chiede: se per i giudici inglesi i contratti sono validi e non vi è stata frode diretta, come può il cardinale Becciu essere stato condannato per "cattiva gestione" in relazione a quegli stessi atti? Se l'istruttore (Perlasca) e il delegante (Peña Parra) sono considerati "candidi", su quali basi poggerebbe la colpevolezza del solo Becciu? Le ultime Udienze e la crisi di credibilità: Le indiscrezioni per il coinvolgimento in chat del Commissario De Santis e di Mons. Peña Parra parrebbero delineare un quadro devastante sotto il profilo della credibilità internazionale. La scelta di sottoporre la Santa Sede al giudizio di una corte straniera, rinunciando alla propria prerogativa sovrana, sembrerebbe aver prodotto un danno d'immagine incalcolabile. (...) In questo scenario, la parola dovrebbe tornare esclusivamente al Diritto Scritto, Sancito e Conosciuto, unico garante dell'uguaglianza delle parti. L'orizzonte del ragionevole dubbio: Dinanzi a tali incertezze, non si può che confidare nel più alto auspicio sulla richiesta del parere al Santo Padre: che la giustizia possa rifulgere attraverso l'applicazione del diritto al di là di ogni ragionevole dubbio. Un desiderio, quello del Pontefice, che richiama il cuore stesso della dottrina: non vi può essere vera giustizia se il dubbio persiste o se il diritto scritto viene piegato a interpretazioni parziali. Eguaglianza davanti alla legge: Il diritto non può essere a geometria variabile. Se le medesime azioni portano a condanne per alcuni e all'immunità per altri, il rischio è che la giustizia vaticana possa apparire come un esercizio di discrezionalità piuttosto che di diritto certo e uguale per tutti. Conclusione: Pare che la verità giudiziaria fatichi a coincidere con l'evidenza dei documenti. Se il diritto non è uguale per tutti — dal Cardinale al Monsignore — ciò che rischia di crollare non è solo un palazzo a Londra, ma la fiducia universale nel sistema giuridico della Chiesa. La speranza è che il "Diritto Scritto" prevalga finalmente su ogni strategia processuale o mediatica».
Salvo Sottile, Chiara Colosimo, Carmine Gazzanni su Giuseppe Pignatone e i suoi legami con ambienti mafiosi, in «Farwest», Rai3, 17 febbraio 2026. A chi faceva comodo disporre di un giudice ricattabile – e ricattato? – in Vaticano? Serviva a far condannare un innocente? Giuseppe Pignatone faceva parte del "nido di vipere" della Procura di Palermo di cui parlava Paolo Borsellino? E ha occultato le prove – manipolando al giustizia – sulla strage di via D'Amelio e sull'inchiesta mafia-appalti?
«Le spiego una cosa fondamentale per capire cosa è successo in Italia negli ultimi vent'anni: Un procuratore della Repubblica in gamba, se ha nel suo ufficio un paio di sostituti svegli, un ufficiale di polizia giudiziaria che fa le indagini sul campo altrettanto bravo e ammanicato con i Servizi segreti, e se questi signori hanno rapporti stretti con un paio di giornalisti di testate importanti - e soprattutto con il giudice che deve decidere i processi, frequentandone magari l'abitazione... Ecco, se si crea una situazione del genere, quel gruppo e quella procura, mi creda, hanno più potere del Parlamento, del premier e del governo intero. Soprattutto perché fanno parte di un "Sistema" che lì li ha messi e per questo li lascia fare, oltre ovviamente difenderli». Tratto dal libro Il Sistema, di Luca Palamara. In Italia? O in Vaticano? «Ipoteticamente, cosa potrebbero realizzare, agendo in sinergia, figure come il Promotore Diddi, il Commissario De Santis e un esponente della Guardia di Finanza Pasquale Striano?» (Fari Pad) E una gerarchia di giornalisti servili.
Mario Becciu (da Facebook, 18 febbraio 2026): «Chissà cosa ne pensano del referendum sulla giustizia gli esimi ex Ministri della Repubblica Italiana Severino e Flick, addirittura quest’ultimo già ministro della giustizia, in quanto espertissimi di ‘giusto processo’ in salsa vaticana! (...) Ma la cosa più assurda è che hanno utilizzato in sede processuale il concetto di “giusto processo“ conquista delle società più avanzate e dell’odierna giurisprudenza internazionale all’interno del sistema giudiziario di una monarchia assoluta dove il monarca è intervenuto pesantemente per far condannare l’imputato eccelente. Guarda caso innocente, come sta emergendo in modo sempre più evidente». Già! In certe salse pasticciate – dove non esiste la separazione dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario – se il Capo dello stato, magari manipolato o ingannato, ti accusa (firmando una denuncia scritta da altri), sei già automaticamente condannato dal Supremo Magistrato, che modifica pure le leggi a proprio piacimento, anche senza prove (AP).
Relazione Antimafia: «Dai pm indagini carenti su De Raho», in «Il Sole 24 Ore», 24 febbraio 2026.
L'Antimafia: "Dai pm indagini carenti su De Raho", in «TGcom24», 24 febbraio 2026.
Elena De Vincenzo, La Commissione Antimafia ha approvato la relazione di maggioranza sulla vicenda dossieraggi, in «TG1», Rai1, 24 febbraio 2026. In Vaticano fanno orecchie da mercante, ma la domanda è sempre quella: chi sono i mandanti di Striano e co. dentro il Vaticano?














































