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Sul sistema giudiziario vaticano (ventisettesima parte)                   >>> per la parte precedente clicca qui
«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).

Antonio Del Furbo, "Segui i soldi e troverai la mafia" (Facebook, 17 gennaio 2026). Una lezione di Falcone che oggi, trentaquattro anni dopo, apre scenari inquietanti proprio dentro i palazzi di giustizia. Nel video affronto il caso di Giuseppe Pignatone: un magistrato potentissimo, oggi indagato per aver insabbiato quel dossier "Mafia-Appalti" caro a Borsellino. Ma c’è un punto che, al netto della sua difesa, mi tormenta: il denaro e il mattone. I fatti raccontano di legami immobiliari tra la sua famiglia e costruttori legati ai clan. La domanda è brutale: poteva non sapere? È credibile che un vertice dell’antimafia ignorasse da chi stava comprando casa? Poteva non sapere che quelle mura appartenevano a personaggi di spicco di Cosa Nostra?
Andrea Gagliarducci, Leo XIV, the long transition, in «Mondayvatican», 19 gennaio 2026. Anche in italiano. «Leone XIV dovrà affrontare diverse questioni irrisolte. Una di queste è il cosiddetto “processo Becciu” sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Leone XIV decise di non intervenire nel processo ma di accettare il corso della giustizia, e la sua decisione di di non fare nulla ha già prodotto alcuni sviluppi drammatici. L’ultimo è la decisione del Promotore di Giustizia Alessandro Diddi di ritirarsi dal processo di appello. Diddi non solo ha visto la sua mozione di appello respinta dall’Alta Corte dello Stato della Città del Vaticano, ma si è anche trovato sotto accusa per una serie di intercettazioni telefoniche che lo mostravano in contatto con individui che facevano pressione anche su un testimone, Mons. Alberto Perlasca. Diddi ha lasciato la scena, la Corte ha già dimostrato come intende amministrare la giustizia e il clima al suo interno è completamente nuovo. Anche qui, l’effetto Leone XIV è all’opera.»
What does the Court of Cassation ruling mean?, in «The Catholic Herald», 19 gennaio 2026.
Andrea Caldart, Processo Becciu: tra giustizia vaticana, ingerenze e vicende personali, in «QuotidianoWeb», 22 gennaio 2026. UN MASCARIAMENTO COMMISSIONATO? «Ma il nodo più delicato resta un altro, ed è quello che molti evitano di affrontare apertamente: il ruolo di Papa Francesco nelle fasi iniziali della vicenda. Il Pontefice scelse di intervenire prima che un giudice si pronunciasse, assumendo come base una ricostruzione giornalistica e traducendola in un atto disciplinare immediato e irreversibile. (...) La domanda che si impone è semplice e al tempo stesso dirompente: perché un Papa ha ritenuto più affidabile una narrazione mediatica rispetto a un accertamento giudiziario? Perché imprimere una svolta drastica quando i fatti erano ancora tutti da verificare? In quel momento, la presunzione di innocenza è stata sacrificata sull’altare dell’opportunità comunicativa. (...) Le successive modifiche normative intervenute a procedimento avviato hanno ulteriormente aggravato questa percezione, alimentando il sospetto che le regole non fossero uguali per tutti, ma adattabili in base al contesto e al clima del momento. Un’impostazione che mal si concilia con qualsiasi idea moderna di giustizia.»
Rita Cavallaro, Quel filo rosso che porta al caso Striano, in «Il Giornale», 23 gennaio 2026.
Davide Mattiello, Il 'bazooka' di Colosimo si abbatte sul caso Striano: ce n'è per tutti o quasi, in «Il Fatto Quotidiano», 23 gennaio 2026.
Marco Viscomi, Crosetto: "Sul caso Striano ancora nessuna risposta alla mie domande sulle indagini", in «Alanews», 24 gennaio 2026.
Francesco Verderami, Crosetto: «Mi sono sentito molto solo. Chi mi ha spiato, per contro di chi ha agito?», in «Corriere della Sera», 24 gennaio 2026. E chi sono i mandanti di Striano in Vaticano? 
Alberto Vacca, Perché Becciu va assolto, in «Sardegna e Libertà», 25 gennaio 2026. «Ero e resto convinto che Becciu sia stato condannato per coprire l’errore d’ira di Papa Francesco e la sua responsabilità, insieme a Parolin, nella vendita, frettolosa e sbagliata, del palazzo di Londra. (...) Il processo in corso a Sassari per peculato è una vergogna indicibile, palcoscenico per avvocati vanitosi e inconcludenti, giuridicamente mostruoso e logicamente kafkiano» (Paolo Maninchedda). «In tutti e tre i casi, la responsabilità penale è stata affermata facendo ricorso a formule congetturali – come il noto principio «non poteva non sapere» – che sostituiscono la prova con la presunzione e ribaltano l’onere probatorio sull’imputato. Un approccio incompatibile con i principi fondamentali del giusto processo. Assolvere il cardinale Becciu non significa negare l’esigenza di trasparenza nella gestione delle finanze vaticane. Significa, al contrario, riaffermare un principio essenziale di civiltà giuridica: non si condanna per deduzione, per opportunità o per equilibrio politico, ma solo sulla base di prove certe e di qualificazioni giuridiche corrette. È ora che il processo d’appello restituisca centralità al diritto e ai fatti. Ed è per questo che, oggi più che mai, l’assoluzione di Becciu non appare solo possibile, ma necessaria» (Alberto Vacca).
Aldo Cazzullo intervista Antonio Di Pietro, Lo scandalo Infinito: dalla Banca Romana a Tangentopoli, in «Una giornata particolare», La7, 25 gennaio 2026. E intanto il giudice del Vaticano Giusepp Pignatone è indagato per favoreggiamento alla mafia in un'indagine attinente al gruppo Gardini e all'inchiesta mafia-appalti, cui stava lavorando Paolo Borsellino prima di essere ucciso. Cosa c'entra lo IOR in questa bruttissima faccenda? "Cui prodest" la condanna di un uomo onesto e scomodo come il card. Becciu? 
Vaticano: il processo di appello nel caso Becciu diventa un boomerang per l'accusa, in «Adista», 24 gennaio 2026. «Il processo di appello in corso in Vaticano per la compravendita di un immobile di lusso situato a Londra, in Sloane Avenue, con fondi della Segreteria di Stato, è entrato in una fase nuova e inaspettata. D’altro canto, ha il suo peso anche il passaggio da un papa all’altro, considerato il sistema di potere e giudiziario che sussiste in Vaticano. Ma andiamo con ordine. Lo scorso 12 gennaio, infatti, la Sala stampa della Santa Sede ha diffuso un breve ma estremamente significativo comunicato. «In data odierna – si legge infatti nel testo – la Corte di Cassazione si è pronunciata con due ordinanze in merito ai ricorsi proposti dal Promotore di Giustizia, in un caso prendendo atto della dichiarazione di astensione nel procedimento del Prof. Alessandro Diddi e nell’altro confermando l’inammissibilità dell’appello del Promotore pronunciata dalla Corte di Appello». Quindi la notizia sulla ripresa delle udienze: «La Corte di Appello celebrerà la sua prossima udienza il 3 febbraio prossimo». Terzietà venuta meno. In sostanza due erano i nodi del contendere: in primo luogo la richiesta di ricusazione del capo dell’accusa, il promotore di giustizia vaticano Alessandro Diddi (l’equivalente del pubblico ministero), da parte degli avvocati di quattro imputati: i legali del card. Giovanni Angelo Becciu, di Enrico Crasso, ex consulente della Segreteria di Stato, del finanziere Raffaele Mincione e di Fabrizio Tirabassi, ex dipendente dell’Ufficio amministrativo. Gli avvocati difensori motivavano tale mozione con quello che hanno indicato come un coinvolgimento di Diddi in alcune chat WhatsApp con figure esterne alle indagini che avrebbero però condizionato uno dei testimoni, mons. Alberto Perlasca, ex direttore dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, nelle sue accuse contro Becciu, minando in tal modo il principio della “terzietà” della magistratura e la ricerca della “verità dei fatti”. ...» Una magistratura in combutta con una pregiudicata manipolatrice e con il testimone bugiardo ha fatto condannare un innocente?
Biagio Marzo, Vaticano, dove la separazione delle carriere esiste già, in «Il Riformista», 30 gennaio 2026. In realtà in Vaticano non esiste nemmeno la separazione tra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. 
Riparte il processo Becciu, udienze il 3, 4 e 5 febbraio, in «Ansa», 30 gennaio 2026.
Ermes Antonucci, "Io, magistrato, chiedo scusa per aver ignorato i danni del correntismo e della gogna mediatica". Parla Padalino, in «Il Foglio», 30 gennaio 2026. «Mi scuso per aver ignorato le vittime innocenti della malagiustizia: indagati e imputati, persone comuni e celebri, colpiti dal maglio di una giustizia di parte, autoreferenziale e proiettata verso un delirio di onnipotenza, in grado di distruggere vite e professionalità, calpestando esseri umani, rappresentati come colpevoli e messi alla berlina su giornali e media compiacenti. Mi scuso per aver creduto soltanto nel mio lavoro, ignorando un sistema correntizio che non privilegia il merito, ma il compromesso, la scarsa efficienza, la mediocrità. Mi scuso per aver ignorato i mali e le devastazioni che un sistema fuori controllo ha fatto e continua a fare a troppe persone oneste e perbene”. Aggiungo il commento di Mario Becciu, il fratello del cardinale crocifisso da innocente: «Come non provare profonda empatia e affettuosa solidarietà al magistrato Padalino!  La distruzione delle vite altrui, la gogna mediatica quotidiana, il marchio di corrotti cucito addosso  da stampa e magistratura collusi sappiamo bene cosa siano. Se poi tutto ciò avviene con l’imprimatur papale, il danno è irreversibile.» Ovviamente a me non interessa la campagna referendaria in corso in Italia (sono svizzero). Ma ricordo che in Vaticano non esiste nemmeno la separazione dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. Per cui basta ingannare il Papa, magari con una campagna stampa di mascariamento ben orchestrata e mettertelo contro – anche se tu gli sei sempre stato fedelissimo – per essere condannato dalla massima Autorità legislativa (che quindi può modificare le leggi contro di te a suo piacimento), esecutiva (che quindi può licenziarti su due piedi senza motivazione alcuna, e sottoponendoti alla più violenta gogna mediatica mai vista) e giudiziaria (per cui i giudici sono suoi subalterni, da lui scelti e da lui in ogni istante licenziabili, e non possono non confermare la condanna, anche se non emerge un briciolo di prova contro di te). Una barbarie senza precedenti! 
Luis Badilla e Robert Calvaresi, Leone XIV inaugura l'Anno Giudiziario. Le sue riflessioni sul rapporto tra "la verità della giustizia e la virtù della carità". Cos'è veramente il contraddittorio nel "processo"?, in «Osservazioni Casuali», 104, 24-31 gennaio 2026. «Il processo non è di per sé una tensione tra interessi contrastanti, come a volte viene frainteso, ma è lo strumento indispensabile per discernere la verità e la giustizia nel caso. Il contradittorio nel processo giudiziale, di conseguenza, è un metodo dialogico per l’accertamento del vero. La concretezza del caso, infatti, richiede sempre che siano appurati i fatti e confrontate le ragioni e le prove a favore delle varie posizioni, sulla base delle presunzioni di validità del matrimonio e di innocenza dell’indagato, fino a prova contraria. L’esperienza giuridica maturata testimonia il ruolo imprescindibile del contraddittorio e l’importanza decisiva della fase istruttoria. Il giudice, mantenendo l’indipendenza e l’imparzialità, dovrà dirimere la controversia secondo gli elementi e gli argomenti emersi nel processo. Non osservare questi basilari principi di giustizia – e favorire una disparità ingiustificata nella trattazione di situazioni simili – è una notevole lesione al profilo giuridico della comunione ecclesiale.»
Alberto Vacca, La giustizia oltre la gogna. Il fantasma di Tortora e il calvario giudiziario di Becciu, in «Quer pasticciaccio brutto del processo Becciu», 1° febbraio 2026. «Il processo vaticano che coinvolge il cardinale Becciu è nato formalmente dall’inchiesta sull’acquisto del palazzo di Sloane Avenue a Londra. Tuttavia, il coinvolgimento diretto di Becciu ha preso corpo soprattutto attraverso le accuse di monsignor Alberto Perlasca, suo ex collaboratore, divenute centrali nel processo di primo grado. Dagli atti processuali è ormai emerso chiaramente che tali accuse sono state suggerite a Perlasca da Francesca Chaouqui, mossa dal desiderio di vendicarsi di Becciu per i trascorsi legati al secondo caso Vatileaks del 2015. Il risentimento di Chaouqui nei confronti di Becciu affonda le radici nella sua esperienza all’interno della commissione COSEA, organismo vaticano incaricato di riformare la gestione economica della Santa Sede, operante dal 2013 al 2014. Quando Chaouqui venne proposta come membro della commissione, Becciu si oppose alla sua nomina, segnalando a papa Francesco profili di inopportunità. Questa presa di posizione segnò l’inizio dell’ostilità tra i due. Con l’esplosione del caso Vatileaks, Chaouqui venne prima arrestata, nel novembre 2015, e successivamente condannata dal Tribunale vaticano, nel 2016, a 10 mesi di reclusione – con pena sospesa per cinque anni – per concorso in divulgazione di documenti riservati. Questo evento scatenò una guerra personale di Chaouqui contro Becciu, nei cui confronti cominciò a nutrire un forte rancore, culminato nella sua volontà di screditarlo manipolando la testimonianza di Perlasca. Oltreché per l’acquisto del palazzo di Londra, Becciu è stato chiamato in causa anche per altre due vicende: il finanziamento alla Caritas di Ozieri e il caso della liberazione di una suora rapita in Mali. Tre accuse diverse, ma accomunate dall’inesistenza di prove certe che provino la sussistenza dei reati contestatigli. Il peso delle dichiarazioni e la costruzione del colpevole. Come nel caso Tortora, anche nel processo Becciu il primo grado del giudizio si fonda in larga misura su dichiarazioni accusatorie prive di riscontro oggettivo. Il parallelismo svela però una realtà perfino più amara: il memoriale di Perlasca, pilastro del processo Becciu, ha visto crollare la propria attendibilità proprio a causa di una genesi inquinata da pressioni esterne. (...) Entrambi i casi rivelano gli effetti nefasti di una narrazione mediatica che precede e condiziona l’esito del processo. Tortora fu esposto alla gogna pubblica prima della sentenza definitiva; sorte analoga è toccata a Becciu, colpito da una condanna reputazionale anticipata quando, il 24 settembre 2020, il papa ne dispose le dimissioni da Prefetto dalla Congregazione delle Cause dei Santi sulla scia di una campagna stampa aggressiva. Il secondo grado di giudizio come baluardo della civiltà giuridica. La vicenda di Enzo Tortora rimane il simbolo di come il giudizio di appello rappresenti un passaggio vitale per rimediare alle storture del primo grado. Nel caso del cardinale Becciu, questa necessità appare oggi imperativa, specialmente dopo che la Cassazione vaticana, il 12 gennaio 2026, ha sbarrato la strada al ricorso del Promotore di giustizia. Ciò che resta sul tavolo sono soltanto tre capi d'accusa, la cui tenuta è minata da due vizi di fondo: l'uso di formule congetturali che, ribaltando l’onere della prova, costringono l'imputato a dimostrare la propria innocenza contro illazioni basate su mere presunzioni di colpevolezza, e la violazione del principio che il giudice può pronunciare sentenza di condanna solo se l’imputato risulta colpevole del reato che gli viene contestato al di là di ogni ragionevole dubbio. L’auspicio è che nella Corte d’appello vaticana vi sia un giudice relatore capace di emulare l'esempio del giudice Michele Morello: una figura che sappia mettere in luce ogni singola incongruenza del giudizio di primo grado e accertare finalmente la verità, attraverso un’interpretazione rigorosa dei fatti e delle norme di diritto che reggono il processo. (...) Una condanna basata su congetture e non su prove certe – qual è quella inflitta in primo grado a Becciu – rappresenta una profonda ferita inferta ai principi del giusto processo. Il giudizio d’appello rappresenta uno degli argini più importanti contro l’errore giudiziario. Non serve a confermare ciò che è già stato deciso, ma a verificare se la sentenza di primo grado sia giusta. Un sistema giudiziario dimostra la propria autorevolezza non quando condanna, ma quando sa riconoscere i propri errori, respingere le pressioni esterne e rifiutare riqualificazioni forzate che snaturano le contestazioni originarie. La ricerca del colpevole a ogni costo, sacrificando il diritto di difesa, non è un traguardo, ma una deriva. In questo quadro, l’assoluzione di Becciu non solo è possibile, ma è anche l’unico esito compatibile con la dignità del diritto e con la credibilità della giustizia vaticana. Il parallelismo tra Angelo Becciu ed Enzo Tortora non risiede solo nel calvario mediatico, ma nella strenua difesa della propria dignità. Come il conduttore televisivo quarant’anni fa, Becciu ha attraversato il primo grado del giudizio opponendo la forza dei fatti alla fragilità di un impianto accusatorio che ha ignorato l'evidenza delle carte processuali. Oggi, nell’aula della Corte di appello vaticana, risuona lo stesso disperato appello alla verità: «Sono innocente! Lo gridano le carte, lo gridano i fatti». I giudici vaticani hanno ora l'occasione di dimostrare che quel grido merita, finalmente, di trovare ascolto nel nome della vera giustizia.»
Geraldina Boni, Manuel Ganarin e Alberto Tomer, L'importanza del principio iura novit curia nello Stato della Città del Vaticano, in «Stato, Chiese e pluralismo confessionale», 2 febbraio 2026. TUTTO DA LEGGERE! Difficile dire se nel "promotore di (in)giustizia" del Vaticano, Alessandro Diddi, prevalga l'incompetenza o l'arroganza.  Variante con le mie sottolineature. 
Philippe Marie, Affaire Becciu: l'interminable procès de l'immeuble de Londres reprend, la justice vaticane face à l'épreuve de vérité, in «Tribune Chrétienne», 3 febbraio 2026. LA PROVA DELLA VERITÀ. «Au-delà des enjeux financiers, le procès en appel s’est chargé d’une dimension explosive, celle de soupçons de manipulation interne. Dans un mémoire adressé à la procure de Rome, le cardinal Becciu et ses avocats dénoncent un « plan diabolique » visant à le faire tomber.Le cœur de cette thèse repose sur le revirement spectaculaire de Mgr Alberto Perlasca, ancien collaborateur du cardinal. Longtemps défenseur de son supérieur, il est devenu en 2020 un témoin clé de l’accusation. Des éléments versés au dossier indiquent qu’il aurait été influencé dans ses déclarations. Des échanges privés ont révélé l’implication de Francesca Immacolata Chaouqui, déjà condamnée dans l’affaire Vatileaks 2, qui aurait transmis à Perlasca, par l’intermédiaire de tiers, des questions préparées et présentées comme émanant d’un magistrat. Perlasca a reconnu avoir reçu ces documents, alimentant les accusations de falsification du processus probatoire.Un autre élément, longtemps resté en marge du débat public, est venu profondément modifier la lecture du dossier. Le 29 octobre 2025, le tribunal du Vatican a condamné l’historien et journaliste Nicola Giampaolo à trois ans et six mois de prison pour calomnie, avec interdiction d’exercer des fonctions publiques pendant la même durée. Figure médiatique régulièrement mise en avant dans certaines émissions d’enquête italiennes, Giampaolo avait diffusé pendant des années des accusations jugées mensongères et gravement diffamatoires contre le cardinal Becciu. Le tribunal l’a condamné à verser des dommages et intérêts au cardinal, au Dicastère pour les Causes des Saints et à l’un de ses responsables, établissant l’existence d’une entreprise de dénigrement délibérée.Cette décision judiciaire jette une lumière nouvelle sur l’environnement médiatique et informationnel dans lequel l’affaire Becciu a été construite et amplifiée. Dans ce contexte tendu et sulfureux , le pape Léon XIV a affirmé à plusieurs reprises que la justice devait être rendue avec transparence et impartialité, sans pressions internes ni règlements de comptes. Il a aussi reçu le cardinal Becciu en audience et exprimé son soutien institutionnel à une justice indépendante, rappelant que la vérité devait être servie dans la charité.Pour le cardinal Becciu, l’enjeu est personnel et vital, obtenir l’annulation d’une condamnation qu’il juge injuste et restaurer son honneur après des années d’exposition médiatique et judiciaire. Pour l’Église, l’enjeu est plus large et plus grave encore : l’affaire de l’immeuble de Londres est devenue un test de crédibilité pour les institutions vaticanes. Elle dira si la justice du Saint-Siège est capable de reconnaître à la fois les fautes réelles, les erreurs de gouvernance, mais aussi les calomnies et les manipulations lorsque celles-ci sont établies.À l’heure où le procès reprend, la justice vaticane se trouve ainsi face à une épreuve de vérité, dont l’issue pèsera durablement sur la confiance des fidèles et sur l’autorité morale de la Curie.»
Letizia Lucarelli, Processo Becciu, i rescritti sotto accusa: le difese sfidano l'impianto giuridico del processo, in «Faro di Roma», 3 febbraio 2026. «... gravi criticità nella gestione delle prove digitali: su 239 dispositivi sequestrati, secondo la difesa, non sarebbe stata depositata alcuna copia forense, mentre le poche copie presenti non rispetterebbero gli standard tecnici richiesti. Nonostante l’ammissione del promotore di giustizia di non aver depositato tutto il materiale, ha sostenuto Viglione, il tribunale di primo grado non avrebbe tratto le conseguenze previste. Ulteriori profili di irregolarità sono stati sollevati dagli avvocati Cataldo Intieri e Massimo Bassi, difensori di Tirabassi, che hanno denunciato una violazione del principio di imparzialità, richiamando anche il cosiddetto caso Striano, relativo ad accessi abusivi a banche dati. Secondo le difese, esisterebbe un segmento rilevante dell’indagine che resta tuttora opaco e non conoscibile. Bassi ha inoltre richiamato un principio espresso recentemente da Papa Leone, secondo cui le attività istituzionali devono essere disciplinate da leggi debitamente promulgate e pubblicate, sostenendo che l’inefficacia dei rescritti comporterebbe la nullità del processo di primo grado. Gli avvocati di Mincione, Bruelhart e Di Ruzza si sono associati alle eccezioni sollevate. L’udienza è stata aggiornata a domani, ma una linea appare già chiara: il processo d’appello ruoterà in larga parte attorno alla natura e agli effetti giuridici dei rescritti pontifici, in un delicato equilibrio tra prerogative sovrane, garanzie processuali e credibilità dell’ordinamento giudiziario vaticano.» 
Franca Giansoldati, Vaticano, riparte l'appello del maxi Processo Becciu con l'ombra degli strani dossieraggi di Striano, ora i legali chiedono di acquisire gli atti, in «Il Messaggero», 3 febbraio 2026. SEMPRE DETTO: CHI SONO I MANDANTI DI STRIANO DENTRO IL VATICANO? E COME MAI ALESSANDRO DIDDI NEL SETTEMBRE DEL 2024 S'È PRECIPITATO AFFANNOSAMENTE A PERUGIA DA CANTONE?«... finora in aula sono mancate le basi per il cosiddetto «giusto processo». (...) Pur di non subire lo smacco di una formale ricusazione ha ripiegato su un passo indietro volontario. Di conseguenza la Corte d’Appello ora pronunciarsi esclusivamente sui capi di imputazione residui, così come riqualificati dal Tribunale, e non sulle otto accuse originarie, ormai definitivamente smentite, come insisteva Diddi in base al suo impianto accusatorio. Le difese hanno chiesto alla Corte d'Appello che venga acquisita agli atti del processo di secondo grado anche tutta ladocumentazione del procedimento numero 6122/25 istruito dalla Procura di Roma nei confronti di Pasquale Striano, il funzionario della Guardia di Finanza che era in servizio presso la Direzione Nazionale Antimafia ed è accusato di aver effettuato una raffica di accessi a vari registri informatici riservatissimi per fornire dati privati a terzi. Nello scandalo nazionale del dossieraggio – dove sono stati spiati almeno trecento tra politici del centrodestra, vip e imprenditori, trafugando dal sistema dati – risultano anche alcuni personalità vaticane, compreso visure su coloro che poi sarebbero diventati imputati nel Processo di Sloan Avenue. Le date come si diceva all'inizio sono importanti e fanno affiorare non pochi dubbi.  Se il 2 luglio 2019 fu depositata la denuncia dello IOR e un mese dopo il Revisore dei Conti vaticano, Cassinis Righini segnalava una certa «attività di intelligence» in base alla quale anche lui apriva un fascicolo, resta da capire per quale motivo Pasquale Striano – funzionario della Guardia di Finanza in Italia - consultava abusivamente in quel periodo banche dati riservatissime su persone che solo in seguito saranno poi oggetto di provvedimenti da parte della magistratura vaticana. L'elenco di chi fu spiato e oggetto di dossieraggi da Striano include, infatti, coloro che si ritroveranno molto in seguito indagati al di là del Tevere. In una memoria depositata stamattina dagli avvocati Cataldo Intrieri e Massimo Bassi, difensori di Fabrizio Tirabassi (funzionario della Segreteria di Stato condannato in primo grado per estorsione e autoriciclaggio) ritengono si sia trattato di «una attività di vero e proprio spionaggio attraverso la commissione di reati in territorio italiano ai danni di numerosi imputati del presente procedimento, delle loro società e di soggetti che avevano rapporti economici con loro, iniziata quando l’esistenza stessa del procedimento era nota solo agli inquirenti». Gli avvocati Intrieri e Bassi annunciano che una analoga segnalazione verrà depositata anche alla Procura di Roma «per le valutazioni e gli approfondimenti di competenza». E' l'ennesimo colpo si scena. A loro dire vi sarebbe, infatti, una lesione giuridica talmente evidente e grave da «richiedere l'annullamento del capo di sentenza». Non solo. «In ragione delle nuove risultanze emerge tuttavia la radicale nullità del procedimento, introdotto da una serie di accertamenti di “intelligence” (come riferisce il Promotore Diddi nella sua nota di apertura fascicolo in data 23 settembre 2019) di cui non solo è opinabile la legittimità alla luce dell’indagine dell’autorità giudiziaria italiana, ma di cui non vi è traccia negli atti». Da quando è scoppiato in Italia il caso Striano dopo la denuncia del ministro Crosetto in molti si interrogano come mai questo funzionario della Guardia di Finanza fosse così di 'casa' anche al di là del Tevere, fino da essere stato avvistato persino in Segreteria di Stato.»
Nicole Winfield, Vatican's 'trial of the century' resumes after prosecutors suffer embarassing setbacks on appeal, in «AP», 3 febbraio 2026. «The appeals now proceeds on other defense arguments, with a next line of attack focusing on Francis’ role in the investigation. During the trial, defense attorneys had argued their clients couldn’t receive a fair trial in an absolute monarchy where the pope wields supreme legislative, executive and judicial power, and Francis used those powers during the investigation. At issue are four secret executive decrees Francis signed in 2019 and 2020, during the early days of the investigation, that gave Vatican prosecutors wide-ranging powers, including the unchecked use of wiretapping and the right to deviate from existing laws. The decrees only came to light right before trial and were never officially published. They provided no rationale or time frame for the surveillance, nor oversight of the wiretapping by an independent judge, and were passed specifically for this investigation. Legal scholars have said the secrecy of the laws and their ad hoc nature violated a basic tenet of the right to a fair trial requiring the “equality of arms” between defense and prosecution. In this case, the defense was completely unaware of the prosecution’s new investigative powers. Even Vatican legal officials have privately conceded that Francis’ failure to publish the decrees was deeply problematic. Diddi had argued that Francis’ decrees provided unspecified “guarantees” for the suspects, and the tribunal originally rejected the defense motions arguing they violated the defendants’ fundamental right to a fair trial. In a somewhat convoluted decision, the judges ruled that no violation of the principle of legality had occurred since Francis had made the laws. Under the church’s canon law, the pope can’t be judged by anyone but God. But the pope also can’t promulgate laws that violate divine law, setting up a potential dilemma if the court were to ultimately find that Francis’ decrees violated the defendants’ fundamental rights. The Vatican has insisted that the defendants all received a fair trial.» Anche in spagnolo.
Mikael Corre, Procès de l'immeuble de Londres: un révélateur des limites de la justice, in «La Croix», 3 febbraio 2026.
Salvatore Cernuzio, Processo d'appello vaticano, le difese chiedono la nullità totale del primo grado, in «Vatican News», 3 febbraio 2026. Neanche ai tempi dell'Inquisizione si modificavano le leggi "ad personam", a procedimento in corso, e mantenendole segrete! E poi i magistrati che si servono delle operazioni illecite di Striano in uno stato estero! Chi sono i mandanti in Vaticano?!! Anche in spagnolo. E in francese. E in portoghese.
M.N., Processo in Vaticano: prosegue l'analisi delle questioni preliminari presentate dalle difese, in «Sir», 3 febbraio 2026. «... “surreale carta bianca concessa al promotore di giustizia” e (...) “non sono esistiti in 2000 anni di storia della Chiesa rescritti che siano rimasti segreti”» 
I legali di Becciu, annullare la sentenza sui fondi della Santa Sede. "Rescritti" e dossieraggi di Striano, tutte le criticità avanzate, in «Ansa», 3 febbraio 2026.
Papst Franziskus' Geheimdekrete belasten Prozess gegen Ex-Kardinal, in «Rheinische Post», 3 febbraio 2026. «Franziskus habe unbeabsichtigt die Grundrechte ihrer Mandanten verletzt. Er habe vier geheime Dekrete erlassen, die der Staatsanwaltschaft eine „surreale Blankovollmacht“ für Ermittlungen eingeräumt hätten. Ein solches Vorgehen erinnere an einen faschistischen Staat, in dem Gesetze nicht veröffentlicht würden. (...) Die Berufung konzentriert sich jetzt auf die Rolle von Franziskus in den Ermittlungen. Während des Prozesses argumentierten die Verteidiger, ihre Mandanten könnten in einer absoluten Monarchie, in der der Papst die höchste legislative, exekutive und judikative Macht innehabe, kein faires Verfahren erhalten. Sie verweisen auf vier geheime Dekrete, die Franziskus 2019 und 2020, in der Anfangsphase der Ermittlungen, unterzeichnete. Diese hätten den vatikanischen Staatsanwälten weitreichende Befugnisse eingeräumt (...) Am Dienstag argumentierte Anwalt Mario Zanchetti, der gesamte Prozess müsse aufgrund der geheimen Dekrete für ungültig erklärt werden. Sein Mandant, ein Börsenmakler, wurde ohne Haftbefehl zehn Tage lang in einer Kaserne des Vatikans festgehalten. Zanchetti argumentierte, selbst im Iran und in Russland müssten Gesetze veröffentlicht werden. (...) Der Anwalt bot dem Berufungsgericht einen Weg an, ein Urteil gegen Franziskus zu vermeiden: Er schlug vor, die Richter könnten die Dekrete lediglich als Verwaltungsakte einstufen, die als unwirksam gelten, weil sie nie veröffentlicht wurden. Eine solche Feststellung könnte die auf ihrer Grundlage gesammelten Beweise zwar unzulässig machen. Gleichzeitig würde aber die Feststellung verhindert, dass Franziskus gegen göttlich inspirierte Normen verstoßen habe, die die Würde und die Rechte der Angeklagten gewährleisten.»
Felice Manti, Appello a Becciu, le difese: "Vogliamo le carte di Striano", in «Il Giornale», 3 febbraio 2026. «Striano non ha risposto all'interrogatorio, non ha detto chi glielo chiese, negli atti si parla di contatti tra lui e membri della gendarmeria vaticana, ma non siamo in grado di dire chi - sottolineano i legali del broker - ma la logica ci dice che a chiedere questi accessi non poteva che essere una persona delle istituzioni a conoscenza di questa storia». D’accordo anche gli avvocati dell’altro finanziere Raffaele Mincione, processato ingiustamente e per questo recentemente risarcito dal Vaticano. «È l’ennesima prova di radicale nullità di questo processo», dice al Giornale Fabio Viglione, che con Maria Concetta Marzo difende il monsignore sardo, che secondo la sentenza non avrebbe comunque intascato una lira dei soldi presuntamente sottratti ai fondi riservati della Segreteria di stato vaticana. I legali di Becciu contestano anche altre nullità nella mancata consegna di atti decisivi per dimostrare l’innocenza del loro assistito, come le chat nelle quali Diddi avrebbe concordato con la Papessa Francesca Chaouqui e la nobildonna ex analista dei Servizi Genevieve Ciferri il memoriale di monsignor Alberto Perlasca che è servito a mascariare il monsignore davanti al vecchio Pontefice.»
Nicole Winfield, Se reanuda el juicio del siglo en el Vaticano por el éscandalo financiero del cardenal Becciu, in «Infobae», 3 febbraio 2026.
Processo vaticano, le difese: "Striano si informava sugli imputati, vogliamo saperne di più", in «La Repubblica», 3 febbraio 2026. «“Se il rescritto è una legge, persino in Iran o Russia le leggi devono essere pubblicate, non è possibile che una cosa la chiamiamo legge e non è stata pubblicata; se invece si tratta di atti amministrativi”, ha detto, “io ritengo che la via d’uscita per questa Corte sia dichiarare l’inefficacia dei rescritti”.»
Claire Giangravé, Francis' actions scrutinized as Vatican appeals court reviews finance trial, in «RNS», 3 febbraio 2026. 
Salvatore Izzo, Processo Becciu: le parti civili e i promotori di giustizia difendono i rescritti papali e il pg Diddi. Ma restano tutte le riserve sulla legittimità di un processo che in primo grado aveva assunto il profilo di una persecuzione contro il cardinale sardo, in «Faro di Roma», 4 febbraio 2026. «La sesta udienza ha confermato la centralità dei rescritti papali e la difesa del capo Diddi come elementi fondamentali per la regolarità e la trasparenza del procedimento. Ma in questo modo ha anche aperto un varco alle difese in quanto se tali tesi dell’accusa sui rescritti e i passi improvvidi di Diddi per incastrare il card. Becciu si dimostreranno illegittimi, il castello processuale verrà giù come la frana di Niscemi. Restano aperti interrogativi seri sul piano delle garanzie e dell’equità processuale. La sesta udienza del processo d’appello sul caso Becciu si è chiusa con una difesa corale e compatta dell’impianto accusatorio, dei rescritti papali e dell’operato dell’Ufficio del Promotore di Giustizia. Una compattezza che, tuttavia, proprio per la sua graniticità, lascia aperti interrogativi seri sul piano delle garanzie e dell’equità processuale. Con tutto il rispetto dovuto alla memoria di Papa Francesco e al suo ruolo di supremo legislatore dello Stato della Città del Vaticano, resta un dato difficilmente eludibile: i rescritti oggetto di accesa discussione hanno inciso in modo determinante sulle regole di un procedimento già in corso, producendo effetti che, nella sostanza, appaiono retroattivi. Non si tratta di mettere in discussione la potestà normativa del Pontefice, ma di interrogarsi sulla compatibilità di tali interventi con i principi fondamentali del giusto processo, specie quando le norme incidono su poteri investigativi, strumenti cautelari e limiti alla difesa a procedimento avviato. La linea sostenuta oggi dalle parti civili e dai promotori di giustizia aggiunti tende a neutralizzare questo nodo, riducendolo a una questione puramente formale di insindacabilità degli atti pontifici. Ma l’insindacabilità non può automaticamente tradursi in inattaccabilità sul piano delle garanzie processuali, soprattutto quando la modifica delle regole avviene in corso d’opera e riguarda direttamente la posizione degli imputati. Ancora più problematica appare la figura del promotore di Giustizia Alessandro Diddi. La sua astensione dal giudizio d’appello, presentata oggi come gesto di opportunità e garanzia, non cancella il profilo di una condotta che, per modalità e continuità, assume tratti oggettivamente persecutori nei confronti del cardinale Becciu. Le chat emerse e ormai ampiamente documentate – anche attraverso un corposo lavoro giornalistico pubblicato su FarodiRoma – delineano un quadro che va ben oltre la fisiologia dell’azione penale, mostrando un coinvolgimento diretto e personale del magistrato in dinamiche che minano l’apparenza di imparzialità. La minimizzazione di tali elementi, liquidati come irrilevanti o strumentali, rischia di apparire più come una rimozione che come una risposta nel merito. In un processo che ambisce a essere esemplare, non solo per l’esito ma per il metodo, il sospetto di un accanimento selettivo verso un imputato di primo piano non può essere archiviato con formule di stile. L’udienza di oggi ha dunque segnato un punto fermo nella strategia accusatoria, ma non ha dissipato le ombre che accompagnano l’intero procedimento: l’uso di strumenti normativi eccezionali, la loro applicazione retroattiva, e il ruolo di un promotore di giustizia la cui condotta continua a sollevare interrogativi legittimi. Interrogativi che, al di là delle difese d’ufficio e delle affermazioni di principio, restano sul tavolo e peseranno inevitabilmente sulla credibilità complessiva del processo.»
M.N., Processo in Vaticano: gli interventi delle parti civili e dei rappresentanti dell'Ufficio del Promotore di Giustizia, in «Sir», 4 febbraio 2026.
Salvatore Cernuzio, Processo d'appello, accusa e parti civili: "inammissibili" le eccezioni delle difese, in «Vatian News», 4 febbraio 2026. Oggi i pdg hanno menzionato il Papa a proprio piacimento, affermando fra l'altro (parafraso) "non poteva non sapere", "non poteva non volere"... e altre illazioni simili (il famoso Settimio Carmignani Caridi, con cui ebbi a che fare  – lui era sotto mentite spoglie – anni fa!). Ma che razza di fondamenti ha questa pseudo giustizia? Questa gente si sta giocando la credibilità della Chiesa intera! Io posso testimoniare che il "cerchio magico" attorno al Papa filtrava le informazioni che dovevano arrivare – o per l'appunto non arrivare – fino a lui. Anche quello faceva parte dell'imbroglio?
Fari Pad (Facebook 4 febbraio 2026): «In aula esplode il paradosso: "Non nominate il Papa". Ma come è possibile difendersi se il cuore del processo risiede proprio nei 4 Rescritti che hanno cambiato le regole in corso d'opera? Siamo di fronte a una sorta di "Sindrome di Stoccolma" giudiziaria: all'imputato viene forse intimato di voler bene e sottomettersi proprio a chi — forse tratto in inganno — lo ha punito e ha rimosso le sue garanzie legali. Un cortocircuito totale tra devozione filiale e diritto alla difesa. Se la verità è la meta, nessuna firma o Rescripta può essere sottratta al confronto. Senza trasparenza, la giustizia vaticana rischia di perdere la credibilità che il nuovo pontificato di Leone XIV cerca faticosamente di ricostruire. Perché non c'è misericordia senza giustizia, e non c'è giustizia se le carte non sono sul tavolo per tutti.»
Ivo Pincara, Al Tribunale dello Stato della Città del Vaticano la quinta Udienza del processo di secondo grado sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, in «Korazym», 4 febbraio 2026.
Fari Pad (da Facebook, 4 febbraio 2026): «TRA ACROBAZIE GIURIDICHE E TEATRINO DI PERIFERIA. L’udienza di oggi cerca di salvare il salvabile, ma la realtà dei fatti è sempre più difficile da mascherare. Il castello accusatorio traballa sotto il peso di anomalie che nulla hanno a che fare con un giusto processo. IL CASO DIDDI: LA GIRAVOLTA FINALE. Dopo che la Corte d’Appello aveva dichiarato ammissibile l’istanza di ricusazione nei suoi confronti, abbiamo assistito all’ennesima "acrobazia": Diddi, con una mossa strategica davanti alla Cassazione, ha dichiarato di astenersi. Un passo indietro che sa di manovra per evitare un verdetto di esclusione ancora più pesante, ma che non cancella l’anomalia di una gestione accusatoria che ha assunto tratti oggettivamente persecutori. CHAT DA "TEATRINO": ALTRO CHE IRRILEVANTI! Si tenta di liquidare come "irrilevanti" le chat emerse dallo scoop del quotidiano il Domani -come da una "sceneggiatura oggi le comiche" , ma il contenuto è imbarazzante (appurata la veridicità ?). Il mix tra il commissario della Gendarmeria Stefano De Santis, una teste pregiudicata come la Chaouqui e la Ciferri, insieme allo stesso Diddi e in aggiunta il Sostituto Segreteria di Stato Pena Parra, delinea un quadro che sembra uscito da un copione di bassa lega. È accettabile che la giustizia vaticana si muova su questi binari di "combutte" e messaggi sottobanco che appaiono come accordi finalizzati ad ottenere prova probatoria inesistente? Infatti, il Pdg Diddi apre un fascicolo penale nel merito : le parti civili, cosa fanno (APSA)? Nel leggere il resoconto del sito vaticanista Il Faro di Roma, udienza odierna, ho rilevato la doppiezza delirante delle parti civili (APSA). Da un lato, nel contrastare le difese, ritengono le "chat irrilevanti"; dall'altro, contrastano parimenti l'operato del Promotore di Giustizia Diddi che, nel merito della vicenda, ha aperto un fascicolo penale contro la Chaouqui per subornazione di testimone (Perlasca). Vedo, quindi, le parti civili agire su due fronti opposti: difesa e accusa. Roba da capogiro! IL SISTEMA DELLA GIUSTIZIA VATICANA SULL'ORLO DELLA FRANA? La difesa a oltranza dei rescritti papali (leggi cambiate a processo in corso) serve a tenere in piedi una struttura che rischia di crollare da un momento all'altro. Se le tesi dell'accusa e i passi improvvidi di Diddi per incastrare il Cardinale Becciu venissero dichiarati illegittimi, l'intero processo verrebbe giù come la frana dI Niscemi. In un processo che ambisce a essere esemplare, non possono esserci ombre di accanimento selettivo. La credibilità della Santa Sede è in gioco: non si può amministrare la giustizia con i metodi di un teatrino di periferia con un copione scritto da autori improbabili-e arraffazzonato alla "meno peggio".» O LA VERITÀ O LA RAGION DI STATO: QUI LA CHIESA SI GIOCA LA PROPRIA CREDIBILITÀ.
Procès Becciu: le procureur abandonne la partie, in «Golias», 4 febbraio 2026.
Caso Becciu, colpo di scena in tribunale: Corte congela l'udienza e valuta l'intero processo, in «Sardegnalive», 5 febbraio 2026.
Quentin Finelli, Juicio en en Vaticano: la injerencia de Francisco, en el centro del debate jurídico, in «ACNmex», 5 febbraio 2026. «Mencionan específicamente la presentación parcial de ciertos documentos, omisiones justificadas por requisitos de confidencialidad y la existencia de comunicaciones privadas entre varias personas involucradas en el caso. La defensa también solicitó que se añadieran al expediente de apelación documentos de una investigación penal en curso en Italia, relativa al acceso no autorizado a bases de datos confidenciales por parte de un funcionario italiano. Según la defensa, estas pruebas podrían arrojar luz sobre el contexto más amplio en el que se llevaron a cabo ciertas investigaciones, aun cuando estos hechos quedan fuera del marco estricto de los procedimientos vaticanos.»
"Pope Francis’ role” becomes central theme in new phase of trial against Cardinal Becciu and others, in «Zenit», 5 febbraio 2026. «Fabio Viglione, lawyer for Cardinal Giovanni Angelo Becciu, spoke of a structural imbalance between prosecution and defense, pointing out that of 239 seized electronic devices, not a single full copy had been provided to defense teams. Only 16 partial extracts were filed, none of which, he said, met legal standards. (...) Adding another layer of controversy is the so-called “Striano affair.” Pasquale Striano, a former Italian financial police officer, is under investigation in Rome for allegedly accessing institutional databases more than 40,000 times to gather confidential information on politicians, business leaders, and public figures. Defense attorneys revealed that all major defendants in the Vatican trial appear among those whose data were accessed—some as early as May 2019, months before the IOR (the Vatican bank) filed the complaint that triggered the Holy See investigation.» Anche in spagnolo.
Katherine Girguis, Vatican 'trial of the century' resumes after prosecution setbacks, in «Juristnews», 5 febbraio 2026. «In the continuation of the appeal, the defense argued that the original investigation into the case was flawed. In 2019, Pope Francis issued the “Rescripta,” four secret decrees granting Vatican prosecutors broad powers in the early stages of the investigation, including wiretapping and the right to deviate from existing laws. The defense claimed that these power violated defendants’ right to a fair trial. The argument revealed tension between traditional criminal law and canon law. No legal violation had technically occurred because the Pope issued the order. However, the Pope also shouldn’t create laws that violate defendants’ God-given rights, setting up a potential dilemma if a court finds the decrees violated defendants’ rights. In January, the High Court of Cessation announced that it would accept the chief prosecutor’s resignation mid-trial. The resignation came after exposed WhatsApp messages suggested the prosecutor engaged in questionable conduct related to evidence and witnesses, with witnesses influencing the main complainant that sparked the original investigation.» 

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Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_4_link_0
Sull'accusa d'aver trasferito 
del denaro in Australia 
e sull'ipotesi di complotto 
contro il card. PellCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlshapeimage_5_link_0shapeimage_5_link_1shapeimage_5_link_2shapeimage_5_link_3
Sulla vicenda Marogna 
(impropriamente chiamata "dama del cardinale")
CASO_BECCIU_MAROGNA.htmlCASO_BECCIU_MAROGNA.htmlCASO_BECCIU_MAROGNA.htmlCASO_BECCIU_MAROGNA.htmlshapeimage_6_link_0shapeimage_6_link_1shapeimage_6_link_2
Sul palazzo di Londra 
in Sloane Avenue 60

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Sulla Messa "in coena Domini" celebrata da papa Francesco 
a casa del cardinale BecciuCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlshapeimage_8_link_0shapeimage_8_link_1shapeimage_8_link_2
Sulla causa di beatificazione 
di Aldo Moro
(e sulle altre accuse di Report)
CASO_BECCIU_MORO.htmlCASO_BECCIU_MORO.htmlCASO_BECCIU_MORO.htmlCASO_BECCIU_MORO.htmlshapeimage_9_link_0shapeimage_9_link_1shapeimage_9_link_2
Sul sistema giudiziario vaticano


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Come vivono tutto questo 
il cardinale Becciu 
e la sua famiglia?
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Il rinvio a giudizio
(3-26 luglio 2021)CASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlshapeimage_12_link_0shapeimage_12_link_1
Il Conclave e papa Leone


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Sulle querele contro «L'Espresso», Perlasca, Ciferri, Chaouqui e co.CASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlshapeimage_14_link_0shapeimage_14_link_1shapeimage_14_link_2
Il puzzle della verità
(il complotto) 

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Sull'«Espresso» e co.


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Sul "caso Becciu" in generale


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Il processo in Vaticano 


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Processi e sentenze di Londra, Roma, Lugano ecc. a proposito della compravendita del palazzo in Sloane Avenue 60CASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlCASO_BECCIU_LONDRA.htmlshapeimage_20_link_0shapeimage_20_link_1shapeimage_20_link_2shapeimage_20_link_3
Sulle accuse di aver arricchito 
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