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«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).
Camillo Maffia, Caso Becciu: processo Sloane Avenue, atto secondo. La difesa chiede l'annullamento della sentenza, in «Agenzia Radicale», 25 febbraio 2026. UNA BARBARIE SENZA PRECEDENTI! «Quella subita dal cardinale Becciu rimane una delle più sconcertanti violazioni dei diritti umani in ambito giudiziario che si sia mai verificata sul territorio europeo nella storia recente, e basterebbero i rescripta a renderla tale. Le domande intorno a questo processo restano per ora senza risposta. Non sappiamo chi ha ordito la macchinazione contro Angelo Becciu e anche il modo in cui si è sviluppata rimane pieno di punti oscuri. Ma soprattutto non ne conosciamo gli scopi: colpire il cardinale doveva essere funzionale a un obiettivo che non abbiamo gli strumenti per decifrare senza timore di errore. Non rimane ora che attendere il pronunciamento della Corte in merito alla richiesta di nullità. E c'è da augurarsi che l'accolga, perché se passa il concetto che è legittimo celebrare un processo nel modo in cui si è sviluppato quello di primo grado avremo un'altra mazzata storica alla cultura dello Stato di diritto.»
Fari Pad (da Facebook, 25 febbraio 2026): «In attesa della pronuncia della Corte di Appello Vaticano. Mentre un silenzio quasi tombale sembra essere calato sulle cronache giudiziarie d’Oltretevere, non si può fare a meno di notare il contrasto stridente tra il fragore mediatico dei mesi e anni scorsi e l'attuale, cauta attesa. La vicenda del "palazzo di Londra", che ha portato alla condanna in primo grado per peculato — in un’accezione che molti giuristi e opinionisti hanno definito "senza pecunia" — parrebbe oggi arricchirsi di elementi che ne rimetterebbero in discussione l'intero impianto. I nodi del contendere. Secondo quanto emerso recentemente, la posizione delle difese potrebbe trovare un inaspettato supporto negli esiti della giustizia britannica: La pronuncia della High Court: (a favore di Mincione) La sentenza inglese ha stabilito che l’acquisto di Sloane Avenue 60 è avvenuto in piena regolarità contrattuale, escludendo l'ipotesi di frode che era stata invece il fulcro dell'accusa vaticana. Il conflitto di giurisdizione: Ci si chiede quale valore possa avere una condanna basata su contratti che, per esplicita firma delle parti, avrebbero dovuto sottostare alla giurisdizione britannica e lussemburghese. Il Vaticano avrebbe, in tal modo, esercitato un potere d'imperio su materie regolate da leggi straniere. Le nuove prove: La consegna delle chat da parte di figure chiave come la Ciferri a Mincione potrebbe far emergere una narrazione dei fatti ben diversa da quella sinora proposta dall’informazione mainstream. Una riflessione necessaria: Se queste evidenze venissero confermate in sede di appello, la sentenza di primo grado rischierebbe di apparire come un paradosso giuridico. L’opinione pubblica, alimentata per anni da un'informazione spesso sbilanciata e talvolta accanitasi oltre misura, si troverebbe di fronte a un verdetto che potrebbe essere radicalmente ribaltato. L'auspicio per il futuro: L’augurio è che il cammino verso la verità processuale sia d'ora in avanti accompagnato da un’informazione mediatica che sappia farsi custode di imparzialità e rigore. È fondamentale che il diritto di cronaca torni a nutrirsi della conoscenza profonda dei fatti e della corretta esegesi degli atti, rifuggendo dalle narrazioni precostituite. La giustizia, per essere tale, necessita di un riflesso mediatico che ne rispetti la complessità, garantendo un equilibrio che sia, al contempo, tributo alla verità e presidio di civiltà giuridica. Rimaniamo in attesa che il diritto faccia il suo corso, con la speranza che l'oggettività dei fatti prevalga finalmente su ogni distorsione interpretativa».
Nicole Winfield, El Vaticano retoma el “juicio del siglo” tras reveses embarazosos para la fiscalía en apelación, in «Los Angeles Times», 27 febbraio 2026. Cefa non può diventare Caifa. Altrimenti – se la giustizia esercitata in nome del Papa fosse marcia (come è) – si tornano a crocifiggere innocenti. E si butta al macero il messaggio di Gesù Cristo.
Dario Martini, Striano, per i report era «impeccabile», in «Il Tempo», 1° marzo 2026.
Fari Pad (Facebook, 1° marzo 2026): «In attesa della pronuncia della Corte d'Appello: giustizia o esecuzione sommaria? Mentre il mondo osserva il processo al Cardinale Angelo Becciu, l'analisi di Andrea Caldart solleva dubbi che non possono più essere ignorati. Non stiamo assistendo a un normale dibattimento giudiziario, ma a un pericoloso laboratorio istituzionale dove il confine tra diritto e arbitrio si è fatto fin troppo sottile. Ecco perché questa attesa è carica di sdegno: Un Legislatore che è anche Giudice. Come si può parlare di "giusto processo" in un sistema dove il Papa — che è il legislatore supremo — interviene modificando le norme a processo in corso? La difesa di Becciu ha sollevato eccezioni fondamentali sulla sovranità giudiziaria e sulla legittimità di regole che sembrano cucite addosso all'imputato per assicurarne la caduta. La verità imbavagliata: Caldart lo dice chiaramente: in questo processo sembra mancare la possibilità di dire davvero la verita. In un contesto dominato da gerarchie asfissianti e silenzi imposti, il Cardinale Becciu e diventato il capro espiatorio di una Curia che cerca di rifarsi il look a spese del diritto alla difesa. Oltre la finanza, un regolamento di conti: Dietro i tecnicismi sui fondi ecclesiastici si nasconde una battaglia politica. Becciu non è solo un uomo sotto giudizio, è il simbolo di una Chiesa che, pur parlando di trasparenza, nega ai suoi alti prelati le garanzie minime di un ordinamento civile moderno. Se la Corte d'Appello si limiterà a ratificare una sentenza di primo grado già viziata da anomalie procedurali, non sarà stata fatta giustizia. Sarà stata solo confermata l'ennesima odissea invisibile di chi è stato condannato mediaticamente prima ancora che nelle aule. Non si tratta di contabilità, ma di resistenza. Se in Vaticano la verità non può essere pronunciata liberamente, allora la sentenza è già scritta nel marmo del pregiudizio. Aspettiamo il verdetto, ma con gli occhi ben aperti: la credibilità della Santa Sede è appesa a un filo.»
Dossieraggi, vicenda Striano e prescrizioni europee in materia di antiriciclaggio, in «Tag24», 2 marzo 2026. Una violazione delle prescrizioni europee compiuta non solo dall'Italia, ma anche da parte del Vaticano, visto che alcuni dei mandanti di Striano erano – e ancora sono – dentro le mura vaticane. Che ci faceva Striano in Vaticano? Chi incontrava?
Fari Pad (Facebook, 4 marzo 2026): «UN CARDINALE INNOCENTE È STATO CONDANNATO. Porta con "fede cristiana "la croce sulle spalle. Il processo d'appello vaticano si trova oggi in una fase di stallo che non è frutto di semplici ritardi burocratici, ma di un vero e proprio collasso della coerenza giuridica. Quando il diritto si scontra con l'illogicità e il potere tenta di sovrascrivere i patti, il risultato inevitabile è un "cul-de-sac" senza via d'uscita. Ci si chiede davvero: Quo vadis? Verso quale giustizia ci stiamo dirigendo? Tutto ha origine da un "peccato originale": il rinnegamento di ciò che era stato liberamente pattuito. La Santa Sede, agendo sul mercato internazionale, ha sottoscritto contratto (acquisto palazzo Sloane60) che stabilivano come pattuizione preventiva - la giurisdizione inglese come formula imprescindibile. Oggi, la pretesa di processare internamente fatti che l'Alta Corte di Londra ha già dichiarato leciti e privi di frode espone il Vaticano a conseguenze reputazionali disastrose. Su queste fondamenta tradite si è cercato di poggiare l'impalcatura dell'accusa, ricorrendo a rescritti papali emanati a processo gia iniziato. Ma nel diritto vige una regola ferrea: non si può costruire un tetto prima delle mura che lo sostengono. Senza la base di una legalita certa e preesistente al momento del fatto, ogni tentativo di condanna poggia sul vuoto logico. Un tetto senza mura è destinato a crollare. A rendere l'aria ancor più irrespirabile è l'emersione di manipolazioni che hanno inquinato il "giusto processo". Il peso delle chat occultate e dei messaggi selezionati ad arte dall'accusa ha spezzato l'equilibrio fondamentale tra giudice terzo, difesa e accusa. Se le prove vengono manomesse o "indirizzate" durante il gioco, viene meno la liceità stessa dell'azione penale e il processo si trasforma in arbitrio. Ora, a chiudere il vicolo cieco, subentra il rischio economico reale per le casse vaticane. La vittoria della controparte a Londra apre le porte a richieste di risarcimento colossali per danno reputazionale e violazione dei patti. Incastrata tra l'impossibilità di smentire le procedure speciali e l'evidenza dei fatti internazionali, la via intrapresa porta inevitabilmente a un binario morto. Lo standby attuale è la mossa disperata di chi non ha più percorsi legali percorribili. Chi vivrà, vedrà». Io, finché vivrò, vedrò, e terrò gli occhi ben aperti.
Fari Pad (Facebook, 5 marzo 2026): «PROCESSO BECCIU: IL "PECCATO ORIGINALE" E UN DOSSIER ABUSIVO? L'inchiesta di Rita Cavallaro su Il Tempo scoperchia un vaso di Pandora che va ben oltre le mura vaticane e si intreccia con uno dei più grandi scandali di spionaggio della storia recente italiana: il caso Striano. Stiamo assistendo al crollo di un castello di carte costruito su fondamenta d'argilla? Ecco i punti che non possono più essere ignorati. LE DUE BUGIE AL PAPA: Secondo gli atti, il Santo Padre sarebbe stato indotto a privare il Cardinale Becciu dei suoi diritti basandosi su informazioni rivelatesi false. 100mila euro mai spariti, ma regolarmente presenti nei conti della Diocesi di Ozieri, come confermato dal Vescovo. Chi ha sussurrato queste falsità all'orecchio del Pontefice il 24 settembre 2020? LA PISTA DEGLI "SPIONI": Emerge l'ombra inquietante di Pasquale Striano GF ( guardia di finanza). Com'è possibile che documenti "segretissimi" finissero sulle scrivanie dei giornali prima ancora che negli atti giudiziari? L'accesso abusivo alle banche dati non è più solo un sospetto, ma una realtà investigativa che vede Striano muoversi con disinvoltura tra intelligence e vaticano. LA BATTAGLIA IN APPELLO: Le difese ora parlano chiaro. Se le prove alla base del "processo del secolo" derivano da dossieraggi illeciti, acquisiti senza rogatorie internazionali e in violazione del Giusto Processo, l'intero impianto accusatorio è nullo. Non si può fare giustizia partendo da un'illegalità. LA RIFLESSIONE: Siamo di fronte a un sistema di "spionaggio su commissione" utilizzato per eliminare figure scomode Oltretevere? II Cardinale Becciu è stato vittima di un killeraggio mediatico alimentato da dati manipolati? Chi è il mandante della richiesta? E partita dall'ufficio del Promotore di Giustizia, dalla Gendarmeria oppure dalla Segreteria di Stato? Questa distinzione non è puramente nominale: definisce se l'attività sia stata un'operazione di polizia giudiziaria autorizzata, un'iniziativa autonoma dei servizi di sicurezza o un atto di indirizzo politico-amministrativo. In assenza di una tracciabilità chiara della richiesta iniziale, ogni elemento raccolto rischia di essere configurato come un 'frutto dell'albero avvelenato', minando la validità etica e giuridica della sentenza di primo grado. Mentre la Procura di Roma e quella di Perugia scavano nei file di Striano, la Corte d'Appello Vaticana non potrà ignorare questa illecita "contaminazione" investigativa? La supremazia del diritto deve prevalere sulla strategia "occulta" che artatamente ha formato l'accusa.»
Carmelo Briguglio, Referendum, davvero i mafiosi tifano per il Sì? Dottora Parodi, lasci perdere, in «Il Riformista», 9 marzo 2026. «Io non giocherei la partita del referendum sul terreno mafia-antimafia: è scivolosissimo. Brutto. Giuseppe Pignatone, progressista, ex procuratore capo di Roma, autore dell'inchiesta su "Mafia capitale" che colpì la destra e il sindaco Alemanno, poi risoltasi in un flop, oggi è indagato a Caltanissetta per favoreggiamento a Cosa Nostra – presunto innocente fino a sentenza definitiva di condanna: lo dico forte – come vota? Non è un mafioso. Ma qualcuno potrebbe speculare.»
Salvatore Izzo e Letizia Lucarelli, "Senza vera giustizia non esiste uno Stato". Leone XIV apre l'anno giudiziario vaticano, con qualche implicito chiarimento sull'affaire Becciu, in «Faro di Roma», 14 marzo 2026. «Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (sant'Agostino). «Parole che pur senza citare l’affaire Becciu, manifestano un’attenzione al rispetto delle persone che nel recente passato è sembrato essere stato dimenticato nelle procedure vaticane sulla vicenda del Palazzo di Londra. Significativamente oggi l’apertura dell’anno giudiziario non ha previsto, come sarebbe tradizione, una requisitoria del promotore di giustizia Alessandro Diddi, rimanendo affidata invece al presidente Venerando Marano, per definizione sopra le parti. Del resto la Cassazione vaticana ha stabilito che il processo d’appello per il cardinale Giovanni Angelo Becciu, condannato in primo grado senza alcuna prova di colpevolezza e del quale si attende la riabilitazione, possa proseguire senza la presenza del Promotore di giustizia, che oltretutto ha presentato fuori dai termini i suoi motivi di ricorso, e dunque sarebbe stato fuori luogo affidargli la requisitoria di oggi.»
Iacopo Scaramuzzi, Il Papa: "Non c'è Stato senza giustizia, il processo giusto contribuisce alla credibilità", in «La Repubblica», 14 marzo 2026. «Prevost apre per la prima volta l’anno giudiziario vaticano. E sullo sfondo del processo Becciu sottolinea l’importanza di garantire “l’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi"» Esattamente ciò che non c'è stato nel disastroso e scandalodo "processo del secolo".
Il Papa, 'garantire diritto di difesa e durata ragionevole processi in Vaticano', in «Ansa», 14 marzo 2026. A PROPOSITO DELLA GIUSTIZIA (O DELLA SUA MANCANZA) «L’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi non rappresentano soltanto strumenti tecnici del procedimento giudiziario. Essi costituiscono le condizioni attraverso le quali l’esercizio della funzione giurisdizionale acquista particolare autorevolezza e contribuisce alla stabilità istituzionale. (...) è utile ricordare ancora una volta l’insegnamento di Sant’Agostino: "Senza la giustizia non si può amministrare lo Stato; è impossibile che si abbia il diritto in uno Stato in cui non si ha vera giustizia. L’atto che si compie secondo diritto si compie certamente secondo giustizia ed è impossibile che si compia secondo il diritto l'atto che si compie contro la giustizia. […] Lo Stato in cui non si ha la giustizia non è uno Stato. La giustizia infatti è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo. Dunque non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo stesso al Dio vero". (...) laddove non vi sia una vera giustizia, non può sussistere neppure un autentico diritto, poiché il diritto stesso nasce dal riconoscimento della verità dell’essere e della dignità di ogni persona. La giustizia, così concepita, è la virtù cardinale che ci chiama "a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l’armonia che promuove l’equità nei confronti delle persone e del bene comune"» (Papa Leone XIV).
D.V.B., Vaticano. Leone XIV frma la giostra e tuona: «L'amministrazione della giustizia contribuisce alla tutela dell'ordine giuridico e alla credibilità delle istituzioni», in «Silere non possum», 14 marzo 2026. «Leone XIV ha sottolineato l’importanza delle garanzie procedurali, dell’imparzialità del giudice, dell’effettività del diritto di difesa e della ragionevole durata dei processi. Non si tratta di meri strumenti tecnici: sono le condizioni che rendono credibile l’esercizio della giurisdizione e rafforzano la stabilità delle istituzioni. (...) C’è poi un passaggio che interpella anche chi racconta la giustizia. Non si può narrare solo ciò che fa comodo perché l’imputato è un amico o, al contrario, un nemico. Il criterio deve restare sempre la ricerca della verità, secondo parametri di oggettività. Solo così si conserva credibilità. (...) Sul versante vaticano, invece, la domanda resta aperta: chi occupa determinati ruoli sentirà il peso della coscienza fino al punto di comprendere che è tempo di farsi da parte? Perché il tempo del fanta-diritto usato per colpire i nemici, almeno nella volontà del Papa, è finito.»
Rita Salerno, Papa Leone XIV all'apertura dell'anno giudiziario in Vaticano, in «TG2000», TV2000, 14 marzo 2026. «L’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi» sono condizioni imprescindibili nell'amministrazione della giustizia in Vaticano.
Papst Leo XIV. will vorbildliche Justiz im Vatikanstaat, in «Kathpress», 14 marzo 2026.
Franca Giansoldati, Leone XIV, il trasloco loy profile: è tornato al Palazzo Apostolico dopo 13 anni, con lui i 2 segretari. E intanto lancia il monito ai suoi magistrati, in «Il Messaggero», 14 marzo 2026. CI SONO I SERVIZI SEGRETI (DEVIATI?) DIETRO L'OPERAZIONE DI KILLERAGGIO DEL CARD: BECCIU? «Leone XIV ha indicato la bussola al suo sistema giudiziario e non è andato nei dettagli, non ha toccato alcuni casi eclatanti affiorati negli anni precedenti, primo tra tutti il famoso maxi processo per l'immobile di Londra che ha portato alla condanna di dieci persone, tra cui il cardinale Becciu che si è strenuamente difeso in primo grado ribadendo la sua innocenza. Autorevoli canonisti in questi anni sono più volte intervenuti con articoli scientifici spiegando le storture e le incongruenze di un sistema giudiziario definito opaco. Per loro è stato celebrato un processo sbilanciato al punto da far insorgere in blocco anche tutti i legali degli imputati i quali hanno denunciato l'assenza dei requisiti del cosiddetto giusto processo. Intanto le udienze del Processo d'appello in corso si sono misteriosamente incagliate agli inizi di febbraio, ancora in attesa dell'ordinanza della Corte d'Appello su tre punti sollevati dalle difese: l'invalidazione dell'intero processo di primo grado, l'acquisizione delle chat omissate misteriosamente a suo tempo dal Promotore di Giustizia Diddi e l'acquisizione delle scottanti carte del caso Striano, il finanziere che aveva iniziato a fare dossieraggio su molti degli imputati del processo ben prima che iniziasse il processo stesso in Vaticano. Al punto che alcuni difensori, tra cui Cataldo Intrieri, non hanno escluso che dietro questa strana anomalia "vi fossero i servizi segreti per conto del Vaticano".»
Vik van Brantegem, Giustizia vaticana e Stato di diritto. «Senza giustizia non esiste uno Stato». Papa Leone XIV e il messaggio alla magistratura vaticana, in «Korazym», 14 marzo 2026. SARANNO FISCHIATE LE ORECCHIE AD ALESSANDRO DIDDI (IL PRIMO A SINISTRA NELLA FOTO)? «La giustizia non è una questione secondaria ma il fondamento stesso della legittimità delle istituzioni. Nel Libro IV, Capitolo 4 di De civitate Dei Sant’Agostino scrive: «Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia? Quia et latrocinia quid sunt nisi parva regna?» (Tolto la giustizia, che cosa sono gli Stati se non grandi bande di ladri? E le bande di ladri che cosa sono se non piccoli Stati?», con cui voleva sottolineare che uno Stato è legittimo solo se fondato sulla giustizia. Se manca la giustizia, il potere politico non è moralmente diverso da quello di una banda criminale: cambia solo la dimensione e l’organizzazione, non la natura.»
Leo: Arbeit des Vatikantribunals trägt zu Glaubwürdigkeit bei, in «Vatican News», 14 marzo 2026.
Fari Pad (Facebook, 15 marzo 2026): «Esiste un confine, nel cuore di Roma, dove la modernità si ferma e il diritto regredisce di secoli. Processo Becciu non è solo un caso giudiziario di ammanchi e finanze; è l'epifania di un potere che credevamo estinto: la Teocrazia Assoluta, dove la volontà del Sovrano non incontra argini, ma solo sudditi. L'ABISSO DEL POTERE DIVINO Dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Esistono oggi sistemi come quello dell'Iran o dell'Afghanistan dove la legge religiosa non si limita a regolare la vita privata, ma sovrasta i più elementari diritti umani. In questi regimi, la "verità rivelata" annulla la presunzione d'innocenza, il diritto alla difesa e la trasparenza. Lo Stato della Città del Vaticano, pur con forme diverse, opera sulla stessa frequenza d'onda: è l'ultima monarchia assoluta d'Europa. Qui, il Pontefice detiene la pienezza dei poteri. Nel caso Becciu, abbiamo visto questa prerogativa trasformarsi in azione: il Papa ha emanato i cosiddetti Rescripta, provvedimenti segreti che hanno cambiato le regole del processo mentre era in corso, senza che gli imputati ne conoscessero l'esistenza. Questa non è giustizia; è l'esercizio di un potere che pone il "segreto del Re" al di sopra della dignità dell'uomo. LO SCONTRO TRA DUE MONDI Negli stati occidentali laici, il diritto è un'armatura che protegge l'individuo dall'arbitrio dello Stato. Nelle teocrazie, l'individuo è nudo di fronte alla "ragion divina". Mentre l'Occidente lotta per la separazione dei poteri e per processi giusti e pubblici, nel cuore della cristianità si è consumato un rito dove le prove materiali contano meno della volontà politica del Trono. È il trionfo della supremazia divina che calpesta la certezza del diritto, riducendo l'imputato a una comparsa in un copione già scritto. IL SILENZIO ASSORDANTE DEI GIURISTI ITALIANI L'aspetto più paradossale e amaro è la presenza, come parti civili, di figure che hanno fatto la storia del diritto repubblicano italiano. Paola Severino (già Ministro della Giustizia) e Giovanni Maria Flick (già Ministro e Presidente Emerito della Corte Costituzionale). Com'è possibile che chi ha giurato sulla nostra Costituzione — fondata sulla trasparenza, sul contraddittorio e sui diritti inalienabili dell'uomo — possa oggi legittimare con la propria presenza un tribunale che opera tramite leggi segrete? Come può un ex Presidente della Consulta accettare un sistema dove la difesa è un optional e il Sovrano può intervenire nel merito del giudizio? È un corto circuito morale: le toghe della democrazia che si inchinano ai precetti del potere assoluto. UNA SFIDA ALL'INTELLIGENZA UMANA La vera supremazia dell'intelligenza umana sta nella capacità di sottomettere l'autorità alla Ragione e alla Legge. Accettare che la teocrazia torni a dettare legge nel XXI secolo, usando strumenti normativi invisibili, significa abdicare a secoli di conquiste civili. Se il diritto non è uguale per tutti, e se non è conoscibile da tutti, allora non è giustizia: è solo dominio.» Abuso e oppressione.
Leo: Arbeit des Vatikantribunals tragt zu Glaubwürdigkeit bei, in «Vatican News», 14 marzo 2026.
El Papa vincula la estabilidad institucional del Vaticano al respeto de las garantías procesales en los juicios, in «Infocatolica», 16 marzo 2026. «El Papa León XIV parece estar afrontando el escándalo que ha supuesto para muchos fieles el tratamiento dado en múltiples casos por el Papa Franciso (Becciu, Zanchetta, Rupnik, Gaztelueta, …) especialmente por no haber salvaguardado las más elementales garantía procesales. Al menos en las palabras, las de León suponen un rayo de esperanza.»
Ivo Pincara, L'interminabile Via Crucis dell'innocente Cardinal Becciu, in «Korazym», 16 marzo 2026. «OGGI SONO PASSATI ESATTAMENTE 2000 GIORNI! 2000 VOLTE LA TERRA È GIRATA SU SE STESSA. MA QUANTO VALE LA VITA DI UN UOMO? ECCO LE TAPPE DELL’INTERMINABILE VIA CRUCIS PERCORSA DALL’INNOCENTE CARDINALE GIOVANNI ANGELO BECCIU» (AP). «Oggi non è solo una ricorrenza: è il bilancio di un’interminabile Via Crucis. 2000 giorni in cui la verità è stata calpestata, la dignità di un uomo è stata messa alla gogna e la giustizia è stata trasformata in uno strumento di potere. Parliamo del caso di S.E.R. il Cardinale Giovanni Angelo Becciu. Un caso che non è più solo una vicenda giudiziaria, ma il simbolo di un sistema che ha smarrito la sua bussola etica. Quello che emerge dai fatti raccolti da chi non ha paura di guardare nell'abisso è agghiacciante: Regole mutate in corsa: L'uso di "rescripta" papali per cambiare le leggi a processo iniziato. Un atto che la giustizia civile internazionale condannerebbe senza appello. Il Complotto è reale: Le migliaia di chat emerse dimostrano una strategia orchestrata da figure come Chaouqui, Ciferri e Perlasca. L'obiettivo era chiaro: impedire a Becciu il Conclave» (Fari Pad).
Alessandro Sallusti, Lo Voi, saluti dal sistema Palamara, in «Nicolaporro», 16 marzo 2026.
Felice Manti, Becciu, processo da rifare per "errori procedurali". Annullate le condanne di primo grado, in «Il Giornale», 17 marzo 2026. «La exit strategy del Vaticano per rimediare alla ingiusta condanna di monsignor Angelo Becciu è quella di decretare la nullità del processo di primo grado che l’ha visto condannato a 5 anni e sei mesi per peculato senza essersi messo in tasca un euro. La Corte d’appello vaticana ha ordinato «la rinnovazione del dibattimento», il deposito in cancelleria di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio e ha fissato al 22 giugno la comparizione delle parti al fine di stabilire il calendario delle udienze. (...) Sul processo del secolo che avrebbe dovuto scoperchiare lo scandalo degli affari londinesi della Santa Sede pesano come un macigno le chat tra Diddi, Genevieve Ciferri e Francesca Chaouqui, dalle quali emergerebbe come il dossier del superteste Alberto Perlasca - ex collaboratore di Becciu e regista delle spregiudicate operazioni finanziarie - sia stato in realtà confezionato dalle due donne per la loro acredine nei confronti di Becciu. Queste conversazioni, richieste dalle difese, non sono mai entrate integralmente nel processo. È uno dei tanti clamorosi errori procedurali che hanno inficiato l’intero processo e che hanno contribuito al linciaggio mediatico dell’ex sostituto della Segreteria di Stato, crocifisso a colpe che non aveva commesso. Il merito va ai suoi legali Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo che mai hanno smesso di difenderlo «dentro» il processo e sui giornali dalle troppe balle messe in giro ad arte da alcuni media come l’Espresso e Report che hanno, con le loro ricostruzioni giornalistiche oggi miseramente smentite, contribuito a decapitare la Chiesa e a ingannare Papa Francesco.»
Eliana Ruggiero, Processo contro il cardinale Becciu da rifare: la Corte d'Appello ordina un nuovo dibattimento, in «AGI», 17 marzo 2026. «Dalle pagine del provvedimento si delinea una linea interpretativa netta: la tutela del diritto di difesa dell'imputato viene indicata come principio centrale e inderogabile, la cui violazione può determinare la nullità del procedimento. Il Collegio richiama esplicitamente una consolidata tradizione giuridica, sottolineando come la mancata concessione del termine di legge per l'esame della documentazione depositata in cancelleria costituisca una lesione del diritto di difesa. Un principio già affermato in diverse pronunce della giurisprudenza italiana del primo Novecento e qui ripreso come riferimento interpretativo. Legali Becciu, avevamo ragione, violato diritto difesa. "Esprimiamo soddisfazione per l'ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto". Lo affermano gli avvocati del cardinale Angelo Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo. Il diritto alla conoscenza degli atti. Uno dei passaggi più significativi riguarda il diritto dell'imputato e dei suoi difensori ad avere piena conoscenza degli atti. L'ordinanza richiama il canone 1598 del Codice di diritto canonico, stabilendo che il giudice deve consentire alle parti di prendere visione della documentazione, salvo eccezioni limitate e ben definite. Secondo la Corte, questo principio è "profondamente radicato" nell'ordinamento canonico e rappresenta una condizione essenziale per garantire il contraddittorio. In assenza di tale garanzia, il procedimento rischia di essere compromesso nella sua validità. Le conseguenze della nullità e la rinnovazione del dibattimento. L'ordinanza affronta poi un altro punto cruciale: le conseguenze della eventuale nullità. Il Collegio afferma che, in presenza di vizi che incidono sul diritto di difesa, il giudice d'appello deve procedere alla rinnovazione del dibattimento. Non si tratta di una scelta discrezionale, ma di un passaggio necessario per ristabilire condizioni processuali adeguate alla ricerca della verità. Il nuovo dibattimento viene descritto come uno strumento indispensabile quando quello precedente risulti "non idoneo" per difetti intrinseci o estrinseci. Il riferimento alla giurisprudenza italiana. (...) Il riconoscimento di possibili vizi legati al diritto di difesa potrebbe incidere profondamente sull'impianto del procedimento e sui suoi sviluppi futuri. Il documento, infatti, non si limita a una valutazione tecnica, ma richiama principi fondamentali del giusto processo, evidenziando come la trasparenza e l'accesso agli atti siano condizioni imprescindibili per la legittimità dell'azione giudiziaria.»
Fari Pad (Facebook 17 marzo 2026): «Il nuovo corso di Leone XIV: Stop al teorema del sospetto, ora la verità per il Cardinale Becciu. L’inaugurazione dell’anno giudiziario vaticano del 14 marzo 2026 ha segnato un punto di rottura definitivo con un passato fatto di troppe ombre. Le parole di Papa Leone XIV — "Senza vera giustizia non esiste uno Stato" — non sono state un semplice esercizio di retorica, ma una durissima critica a una stagione processuale segnata da forzature e violazioni del diritto che hanno scosso la credibilità della Santa Sede. Il tramonto del "Metodo Diddi" e l'ombra delle responsabilità personali. Il segnale più clamoroso della giornata è stata l'estromissione del Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, dalla consueta relazione inaugurale, affidata invece alla terzietà del Presidente del Tribunale, Venerando Marano. Questa scelta non rappresenta solo un cambio di protocollo, ma un segnale inequivocabile: l'allontanamento di Diddi prelude a un esame profondo che potrebbe spingersi fino all'accertamento delle responsabilità personali per le gravi anomalie che hanno inquinato la formazione di un sano e giusto processo. Il sistema che ha portato alla condanna di primo grado del Cardinale Becciu appare oggi sotto una luce inquietante, rivelando un meccanismo di indagine profondamente compromesso: Le chat omissate: La sistematica esclusione di messaggi chiave per la difesa ha minato il principio del contraddittorio, suggerendo una selezione arbitraria delle prove volta a costruire una colpevolezza "a tavolino" anziché ricercare la verità dei fatti. La manipolazione dei testimoni. Emergono ombre pesantissime sul Commissario della Gendarmeria Stefano De Santis, braccio destro di Diddi. Il suo coinvolgimento nella presunta manipolazione del teste chiave, Mons. Alberto Perlasca, solleva interrogativi devastanti sulla genuinità dell'intero impianto accusatorio. L'ombara del dossieraggio: le ipotesi su De Santis, Striano e i rapporti diplomatici. Uno dei punti più oscuri e delicati riguarda la gestione delle indagini sul caso Sloane 60, dove sarebbe emerso un inquietante scenario di dossieraggio abusivo ai danni degli imputati. Il presunto coinvolgimento di Striano: Secondo quanto ipotizzato, le indagini potrebbero rivelare il ruolo dell'agente della Guardia di Finanza Pasquale Striano, la cui attività di accesso alle banche dati sarebbe stata funzionale alla costruzione di dossier extra-giudiziari. Sotto la regia del binomio Diddi-De Santis, queste operazioni sarebbero state condotte in totale spregio delle norme internazionali, agendo senza le necessarie rogatorie e violando i rapporti diplomatici con lo Stato Italiano. Un'intelligence fuori controllo: Questo agire al di fuori dei binari della cooperazione giudiziaria internazionale avrebbe trasformato l'ufficio del Promotore in un centro di intelligence senza controllo, calpestando i diritti fondamentali della difesa e i trattati bilaterali. Papa Leone XIV, richiamando la lezione di San Tommaso d’Aquino, ha ricordato che la giustizia consiste nel "dare a ciascuno il suo". Nel caso del Cardinale Becciu, dare il suo significa restituire onore a un uomo condannato in assenza di prove certe e nel mezzo di una tempesta di anomalie procedurali. La decisione della Cassazione vaticana di far proseguire l'appello senza la presenza del Promotore di Giustizia — il quale ha presentato i motivi di ricorso fuori dai termini — è l'ultimo tassello di un mosaico di giustizia che si sta finalmente ricomponendo. Il ritorno a una magistratura che rispetti la dignità della persona fa sperare in una imminente e piena assoluzione del Cardinale».
La Corte d'Appello vaticana: "Il processo Becciu è da rifare", in «Ansa», 17 marzo 2026. «Esprimiamo soddisfazione per l'ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto alla difesa ed a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto". Lo affermano gli avvocati del cardinale Angelo Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo.
Acquisto di un palazzo a Londra, la corte d'appello vaticana annulla il primo grado del processo al cardinale Angelo Becciu, in «Il Sole 24 Ore», 17 marzo 2026. «Hanno accolto le nostre richieste che sostenevano la necessità che il promotore di giustizia non facesse selezioni di atti, cioè che tutti gli atti dovessero essere depositati», spiega l’avvocato Fabio Viglione, legale difensore del cardinale Becciu.
Franca Giansoldati, Processo Becciu da rifare, colpo di scena della Corte d'Appello vaticana: «Rinnovare il dibattimento», Si ricomincia (quasi) da zero, in «Il Messaggero», 17 marzo 2026. «Ha poi ordinato all'Ufficio del Promotore di Giustizia di «depositare in Cancelleria entro il 30 aprile, tutti gli atti del procedimento istruttorio nella loro versione integrale». Il che significa che finalmente verranno resi noti (e usati in sede dibattimentale) tutte le chat integrali che a suo tempo erano state omissate dal Promotore Alessandro Diddi, così come gli interrogatori che erano stati fatti. Insomma, tutti quegli elementi che erano mancati alle difese ed erano stati alla base di reiterate denunce pubbliche nel corso di oltre due anni di processo. Inoltre la Corte d'Appello guidata dall'arcivescovo Arellano, canonista corazzato, proveniente dalla Rota, ha concesso alle parti un periodo fino al 15 giugno per esaminare i documenti e per preparare le prove a difesa. La prima udienza è stata calendarizzata per il 22 giugno anche se servirà solo a fissare il calendario delle udienze successive. Per la giustizia vaticana si prospetta un'estate piuttosto movimentata e sotto i riflettori. Papa Leone sin dall'inizio del suo magistero e in diverse sedi ha più volte sottolineato che nel settore della giustizia debba parlare solo il diritto canonico, le regole procedurali, gli avvocati delle difese e i magistrati nelle sedi opportune. Ma in questi anni, a detta di illustri canonisti, erano stati sollevati parecchi dubbi al punto da far dire che non vi era stato un giusto processo. (...) Il mese scorso, nell'ultima udienza del processo d'appello, la Corte si era riservata di intervenire su alcuni aspetti assai importanti. A cominciare dall' annosa controversia dei Rescripta papali (i provvedimenti legislativi di Francesco che avevano dato poteri illimitati agli inquirenti a processo iniziato), poi il vulnus delle chat omissate relative al ruolo svolto dietro le quinte da Francesca Immacolata Chaoqui e Genoveffa Ciferri che avrebbero “manovrato” lo stesso Perlasca, ovvero il test principale sul quale si basa tutto l'impianto dell'accusa. Si tratta di ben centotrentadue messaggi che la Ciferri aveva inviato a fine novembre 2022 al promotore Diddi. Di questi solo 126 erano stati depositati e 118 completamente omissati. Infine era stato anche sollevato il peso del dossieraggio svolto in Italia dal finanziere Pasquale Striano sugli imputati ben prima dell'avvio del processo vaticano medesimo. E' anche per questo che i difensori degli imputati avevano eccepito la nullità del processo. (...) Ora si potrebbe ricominciare e tutto si basa su quello che depositerà il Promotore di Giustizia. Le difese interpellata hanno tirato un respiro di sollievo.» AVANTI CONTRO IL MARCIUME (DENTRO E FUORI IL VATICANO)!
Ivo Pincara, Il "processo Becciu" è da rifare per "errori procedurali". La Corte d'appello vaticana annulla le condanne di primo grado, in «Korazym», 17 marzo 2026. «Quindi, finalmente verranno resi noti (e usati in sede dibattimentale) tutte le chat integrali che a suo tempo erano state omissate dal Promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, così come gli interrogatori che erano stati fatti. Così, saranno a disposizione delle difese, tutti gli elementi che erano mancati ed erano stati alla base delle eccezioni nel corso di oltre due anni di processo. Inoltre, è stato fissato al 22 giugno la comparizione delle parti al fine di stabilire il calendario delle udienze. L’ordinanza della Corte d’appello fa notare che ci si trova di fronte ad una situazione inedita perché «nelle pronunce dei giudici vaticani non si rinvengono precedenti che facciano riferimento al deposito parziale del fascicolo istruttorio o al deposito di documenti parzialmente coperti da omissis». È evidente il mancato rispetto del «principio della piena conoscenza di tutti gli atti raccolti durante la fase istruttoria da parte dell’imputato e del suo difensore». Di qui la decisione di «nullità relativa» perché è stato «viziato un atto fondamentale del giudizio, quale è la citazione» e ora «ha come effetto che la Corte d’appello debba ritenere il giudizio e ordinare la rinnovazione del dibattimento avanti a sé». I difensori del Cardinale Angelo Becciu, gli Avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, hanno diramato una nota, in cui hanno dichiarato: «Esprimiamo soddisfazione per l’ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Ha dichiarato che l’Ufficio del Promotore doveva depositare tutti gli atti di indagine e senza omissis. Ha dichiarato anche l’illegittimità di alcuni atti istruttori adottati sulla base del rescritto del 2 luglio 2019, perché adottati sulla base di un atto di natura legislativa, non pubblicato e rimasto segreto agli accusati fino all’inizio del processo. La decisione della Corte, quindi, dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto. E sul punto sconfessa pienamente la sentenza del Tribunale». «La storica decisione della Corte d’appello che per la prima volta nella storia vaticana ha ritenuto inefficace e privo di effetti un rescritto del Papa, per mancata pubblicazione, a nostro avviso comporta come conseguenza la radicale nullità di tutta l’indagine e del processo. Infatti tutti gli atti di indagini, a partire dai discussi interrogatori del super teste Perlasca sono da ritenersi nulli, in quanto la norma papale che conferiva pieni poteri al Promotore Diddi è inefficace. Confidiamo di poter arrivare a una rapida definizione del processo con una sentenza ampiamente assolutoria», hanno commentato gli Avvocati Massimo Bassi e Cataldo Intrieri difensori di Fabrizio Tirabassi.»
Nicole Winfield, Vatican Appeals court declares mistrial in the 'trial of the century' against a cardinal, in «AP», 17 marzo 2026. «The Vatican appeals tribunal declared a mistrial Tuesday in the Holy See’s big "trial of the century", a stunning blow to both Pope Francis’ legacy and Vatican prosecutors who had put a cardinal and several other people on trial over alleged financial crimes. In a 16-page ruling, the appeals court ruled that Francis and Vatican prosecutors both made procedural errors that nullified the original indictment against Cardinal Angelo Becciu and the others and required a new trial. The court set a June 22 as the date for the new trial begin. Defense lawyers said such a ruling was enormously significant if not historic, since it amounted to a Vatican court declaring that an act of the pope had no effect. (...) At issue was Diddi’s role in a now-infamous set of WhatsApp chats that threw the credibility of the entire trial into question. The chats documented a yearslong, behind-the-scenes effort to target Becciu and suggested questionable conduct by Vatican police, Vatican prosecutors and Francis himself. (...) In his remarks, Leo spoke of justice as a means of fostering unity in the church, insisting that it be aimed at searching for truth and paired with charity. He also spoke about justice as a means of fostering credibility within an institution, remarks interpreted by some as a reference to how the Becciu trial had in some ways damaged the Holy See’s reputation because of its many anomalies. “The observance of procedural safeguards, the impartiality of the judge, the effectiveness of the right of defence and the reasonable duration of proceedings are not merely technical instruments of the judicial process,” Leo said. “They constitute the conditions through which the exercise of the judicial function acquires particular authority and contributes to institutional stability."». Anche in francese. «La décision contre le décret de François pourrait avoir des implications de grande envergure pour tout nouveau procès, car elle remet en cause les actions des procureurs découlant des pouvoirs que François leur a accordés.» «Le respect des garanties procédurales, l’impartialité du juge, l’efficacité du droit à se défendre et la durée raisonnable des procès ne représentent pas seulement des instruments techniques du procédé judiciaire», a déclaré le pape Léon.














































