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Sul sistema giudiziario vaticano (ventinovesima parte) >>> per la parte precedente clicca qui
«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).
Carlo Cambi, La nuova Chiesa di Prevost, in «Panorama», 2 luglio 2025. «... stanno emergendo particolari scomodi che potebbero indurre il Papa a chiudere tutto con un'indulgenza per evitare che da uno scandalo presunto se ne generi uno vero». L'indulgenza però sarebbe un danno enorme per chi è innocente (AP).
Caso Becciu, i legali presentano denuncia: "Dalle chat emerge un'ingiustizia complessiva", in «Sardegnalive», 4 luglio 2025. «"Un dovere, più che un diritto – affermano gli avvocati – dopo le sconcertanti scoperte che la lettura delle chat ha portato ad emersione. Sono condotte che meritano il vaglio approfondito della competente autorità giudiziaria e che non possono essere sminuite da una pretesa marginalità delle dichiarazioni rese o omesse da testimoni ed imputati".» Se la Chiesa non riconosce la verità, ci penserà l'ONU a farle aprire gli occhi (e sarà molto peggio).
Caso Becciu, secondo i difensori il processo è da rivedere, in «Sassarioggi», 4 luglio 2025.
Nicole Winfield, Pope Leo XIV resumes the tradition of taking a summer vacation. But he's got plenty of homework, in «AP», 5 luglio 2025. «But the trial was itself problematic, with defense claims that basic defense rights weren’t respected since Francis intervened on several occasions in favor of prosecutors. In the months since the verdicts were handed down, there have been new revelations that Vatican gendarmes and prosecutors were apparently in regular touch with a woman who was coaching the star witness into testifying against Becciu. The once-powerful cardinal has denounced the contacts as evidence that his conviction was orchestrated from the start, from the top.» Anche in spagnolo. E in portoghese. E in francese.
La piscina, il campo di padel e alcuni delicatissimi dossier: come passerà le vacanze Papa Leone XIV, in «La Sicilia», 5 luglio 2025. «Tra i faldoni c’è anche il nuovo esposto alle autorità italiane con le chat dalle quali, a detta degli avvocati del cardinale, emergerebbe "l’ingiustizia complessiva del processo".»
Borsellino, trovati i brogliacci delle intercettazioni mafia-appalti, in «Ansa», 5 luglio 2025. A PROPOSITO DI QUEL GIUDICE VATICANO INDAGATO PER FAVOREGGIAMNTO ALLA MAFIA... «L'ipotesi formulata era che Natoli, su input di Pignatone e dell'allora capo della Procura Pietro Giammanco, avesse ordinato la distruzione delle intercettazioni e dei brogliacci dell'inchiesta sull' imprenditore mafioso Antonino Buscemi nel tentativo di affossare gli accertamenti sul costruttore.»
Salvo Palazzolo, Mafia e appalti, la Finanza ritrova i brogliacci delle intercettazioni scomparsi. Natoli si difende, in «La Repubblica», 5 luglio 2025. «Sotto inchiesta per favoreggiamento ci sono gli ex sostituti procuratori Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone, ma anche il generale della Guardia di finanza Stefano Screpanti.»
Giacomo Amadori, Borsellino, ritrovate carte cruciali, in «La Verità», 6 luglio 2025. Uno, Giuseppe Pignatone, ha fatto carriera in Vaticano e ha condannato un innocente.
Mafia e appalti, spuntanto le intercettazioni anni '90, in «Libero», 6 luglio 2025.
Ivana Baiunco, Commissione parlamentare antimafia, il pool stragi nisseno in audizione a Roma, in «Giornale di Sicilia», 6 luglio 2025. «Secondo la procura insieme all’ex procuratore di Palermo Pietro Giammanco, Pignatone avrebbe «istigato» l’allora pm Gioacchino Natoli e il capitano, ora generale della Finanza, Stefano Screpanti, a condurre «un’indagine apparente» sulle presunte infiltrazioni mafiose nelle cave toscane limitando temporalmente la durata delle intercettazioni e il numero dei soggetti da tenere sotto controllo.»
Leggi su misura e sentenze annunciate: come si fabbrica un colpevole in Vaticano - Il caso Becciu e le sue contraddizioni nel libro di Alberto Vacca, in «Processo Becciu Blogspot», 7 luglio 2025. «La forza del saggio di Vacca risiede nella capacità di documentare, con precisione giuridica e chiarezza narrativa, la genesi e l’evoluzione di un processo che, secondo l’autore, nasce e si sviluppa sotto una profonda influenza pontificia. Sin dalle prime mosse dell’inchiesta – firmate di proprio pugno da papa Francesco – il lettore assiste a una sequenza ininterrotta di atti straordinari, rescripta segreti, deroghe normative e modifiche retroattive della legge. Tutti indirizzati verso un unico obiettivo: portare Becciu a processo e, infine, condannarlo. (...) Il cuore della denuncia di Vacca risiede nel cortocircuito istituzionale che emerge dalle carte: un papa che autorizza, accusa, legifera e giudica – e che nel contempo si nega come testimone alla difesa – mina irrimediabilmente i principi del giusto processo. I quattro rescripta ex audientia, emanati tra il 2019 e il 2020, conferiscono al promotore di giustizia poteri eccezionali, limitando il diritto di difesa e derogando a norme allora in vigore. Il tutto senza alcuna pubblicazione ufficiale, senza contraddittorio, senza trasparenza. (...) Emblematico è anche il ruolo di monsignor Perlasca, testimone-chiave il cui passaggio da imputato a collaboratore dell’accusa è descritto come il risultato di pressioni psicologiche e manipolazioni orchestrate da figure esterne al processo, tra cui spicca Francesca Immacolata Chaouqui. Il libro delinea così un inquietante scenario di ingerenze, vendette personali e giochi di potere, in cui la figura di Becciu emerge sempre più come capro espiatorio di una ristrutturazione interna alle gerarchie curiali.»
Luca Fazzo, Riappaiono carte e nastri di Borsellino. Accuse di insabbiamento, trema Pignatone, in «Il Giornale», 7 luglio 2025. QUEL GIUDICE VATICANO INDAGATO PER FAVOREGGIAMENTO ALLA MAFIA (MENTRE L'ALTRO MAGISTRATO VATICANO, DIDDI, DIFENDE GLI INTERESSI DI PRESUNTI MAFIOSI)...! «Giammanco è morto cinque anni fa, vivi e sotto inchiesta sono invece Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli, che lavoravano con lui, non firmarono l'archiviazione ma sono comunque accusati dell'insabbiamento. Dal riascolto dei nastri si capirà se davvero, come ritiene la Procura di Caltanissetta, i due magistrati decisero di "occultare ogni traccia del rilevante esito delle intercettazioni telefoniche" al fine di aiutare Cosa Nostra, in particolare la famiglia Buscemi di Passo di Rigano. Da una società dei Buscemi, la Raffaello, in quegli anni Pignatone comprò due appartamenti. Una società in affari con i Buscemi, la Sirap, era guidata dal padre di Pignatone. Natoli nei decenni ha fatto carriera, è diventato uomo di punta dell'associazione nazionale magistrati, è stato eletto al Csm per il "Movimento per la giustizia". Pignatone ne ha fatta ancora di più, fino a diventare procuratore della Repubblica a Roma e poi presidente del tribunale Vaticano. L'inchiesta contro di loro va avanti sotto traccia da oltre un anno. (...) Venerdì scorso Natoli - che finora si era avvalso della facoltà di non rispondere - è stato interrogato per dodici ore; nei prossimi giorni dovrebbe toccare a Pignatone.»
Pignatone e le cave: nuova inchiesta tra mafia, giustizia e Borsellino, in «City Notizie», 9 luglio 2025. «Il nodo centrale dell’indagine ruota attorno all’ipotesi che Pignatone, in collaborazione con Natoli e, presumibilmente, con l’allora capitano della Guardia di Finanza, abbia orchestrato un’indagine apparente, caratterizzata da limiti temporali artificiali e da una restrizione deliberata del numero di soggetti monitorati. L’accusa si concentra anche su un presunto impulso fornito da Pignatone a Natoli affinché richiedesse l’archiviazione del procedimento sulle cave, senza un’approfondita analisi delle intercettazioni telefoniche potenzialmente cruciali. La finalità di tale azione, secondo la Procura di Caltanissetta, sarebbe stata quella di proteggere imprenditori con legami mafiosi, come Antonino Buscemi e Francesco Bonura, eludendo così i controlli degli investigatori. Un elemento particolarmente grave contestato è la presunta istigazione alla distruzione delle bobine e dei brogliacci contenenti le intercettazioni, un’azione volta a cancellare ogni traccia delle informazioni raccolte.»
Andrea Ricci, Ex procuratore di Roma Giuseppe Pignatone indagato per favoreggiamento alla mafia nell'inchiesta su appalti e infiltrazioni, in «Unita.tv» 9 luglio 2025. «Secondo alcune ricostruzioni sostenute dalla famiglia Borsellino quel processo sulle infiltrazioni mafiose negli appalti potrebbe essere stata la causa scatenante dell’attentato mortale al magistrato palermitano. L’ipotesi suggerisce che Borsellino fosse stato ucciso proprio perché stava cercando evidenze importanti da portare avanti nella lotta contro Cosa nostra nei grandi lavori pubblici italiani.»
Saul Caia, Mafia, Pignatone interrogato per 9 ore, in «Il Fatto Quotidiano», 10 luglio 2025.
Processo Becciu: un gran caos condito da intrighi vari?, in «Catt.ch», 15 luglio 2025. Dopo lungo letargo si sveglia la Chiesa svizzera?
Luigi Bisignani, Dalla purga di Bergoglio alla «pulizia» di Prevost. Così Leone XIV potrebbe «congelare» il caso Becciu per riformare la Giustizia, in «Il Tempo», 14 luglio 2025. «Le micce del possibile rinvio? La prima, la più evidente, è il gran pasticcio delle chat scagionanti, una omissata nel primo grado di giudizio e altre emerse solo nelle ultime settimane, e un audio inequivocabile di un inquirente. Protagonista: l’investigatore principale del processo, il gendarme Stefano De Santis, da sempre braccio operativo del promotore di giustizia Alessandro Diddi. Per alcune fonti interne, De Santis potrebbe autosospendersi, anticipando la mossa del Papa e facilitando così un rinvio “mascherato”. E, nel farlo, salverebbe per ora la testa del comandante della Gendarmeria, Gianluca Gauzzi Broccoletti, che – pur essendo umbro – non potrà continuare all’infinito a recitare l’adagio siciliano “nenti sacciu, nenti vitti e nenti vogghiu sapiri”. La seconda miccia riguarda la Corte d’appello vaticana – composta da un prelato della Rota e due uditori rotali – e la Corte di cassazione, formata da tre cardinali. Tutti assai digiuni di diritto civile, penale e procedurale. Il risultato? Confermano in automatico le sentenze, senza reale discussione. Un eventuale appello a Becciu rischia di replicare la sceneggiata del primo grado. Con un’aggravante: raddoppiare il danno economico e mediatico di un processo che doveva rappresentare il simbolo della moralizzazione di Francesco e che, invece, si sta trasformando in un boomerang. Tra il risarcimento già versato al finanziere Raffaele Mincione, che ha ottenuto giustizia nel Regno Unito, e le spese legali, la Santa Sede ha già sborsato circa 12 milioni di euro. E non è che l’inizio. Papa Leone XIV ora pretende vera trasparenza. Ha ordinato un rendiconto dettagliato di tutte le voci di spesa: parcelle agli avvocati, investigazioni, pedinamenti, intercettazioni, sorveglianze, affidate a società esterne. Una macchina costosissima e – secondo fonti vaticane – opaca e imbarazzante. Se Broccoletti, il comandante della Gendarmeria, riuscirà a restare fuori dalla linea di fuoco, De Santis rischia di diventare il primo capro espiatorio del nuovo corso. Ma il bersaglio vero è Alessandro Diddi, sempre più isolato. La favola della “vittoria vaticana” in Inghilterra è evaporata. E anche le residue speranze di rivalsa presso le Nazioni Unite sembrano destinate al naufragio. In gioco non c’è solo il destino di un processo, ma la tenuta economica e politica della Segreteria di Stato. E dopo Londra, Prevost non vuole una condanna Onu sulla coscienza. (...) E restano, sul tavolo, alla luce delle chat emerse negli ultimi tempi, le domande scomode: perché Diddi ha omissato le chat che avrebbero potuto assolvere Becciu?» 15 MILIONI DI EURO DEI FEDELI SPESI PER NON DIMOSTRARE PROPRIO NULLA. SE NON L'ASSOLUTA MANCANZA DI PROVE CONTRO IL CARD. BECCIU, VITTIMA INNOCENTE DI UN BRUTALE COMPLOTTO. PER NON PARLARE DEI MILIONI SPESI DALLA CAMPAGNA DI MASCARIAMENTO MONDIALE; E DELL'INGANNO DI MENZOGNE E CALUNNIE DI CUI È VITTIMA LA CHIESA E L'UMANITÀ INTERA. COSÌ VA SPESO L'OBOLO DI SAN PIETRO, PER UNA MAGISTRATURA CORROTTA? UNA VERGOGNA UNIVERSALE E IRRIMEDIABILE! Basta porcherie da parte della magistratura e della gendarmeria vaticane!
Viajes y nombramientos del Papa León XIV, ¿seguimos con el dogma del cambio climático?, el laberinto Becciu, «De Francisco a León», los ocurrentes, Juan Pablo II el grande, los exóticos planes de verano, tiempo de mártires, in «Infovaticana», 16 luglio 2025. «Las nuevas revelaciones sobre el proceso Becciu están provocando debates y suscitando dudas sobre todo el funcionamiento de la magistratura vaticana. Entre los documentos presentados ante la ONU por el financiero Raffaele Mincione, han surgido mensajes comprometedores que datan de 2023 entre la Chaoqui y la Ciferri. En estas conversaciones, ambas mujeres abordan explícitamente el objetivo de evitar la absolución de Becciu en apelación, prevista para el 22 de septiembre. El Promotor de Justicia del Vaticano, Alessandro Diddi, ha abierto un expediente sobre los chats que exculpan al cardenal Becciu al demostrar que el juicio fue teledirigido. Los nuevos documentos parecen confirmar la existencia de un plan para inventar acusaciones falsas contra Becciu, en el que estaban involucrados Perlasca y el comisario de la Gendarmería Vaticana, Stefano de Santis. Las revelaciones llevaron a Mincione a solicitar al Promotor que procesara a Chaoqui por perjurio. También surgieron acusaciones de soborno de testigos y tráfico de influencias, vinculadas a un supuesto intercambio de dinero entre Ciferri y Chaoqui. Una grabación de audio de 77 segundos, en posesión de Mincione, podría demostrar la participación del Comisionado De Santis, quien presuntamente asesoró a Chaoqui sobre cómo dirigir el testimonio de Perlasca.»
Niccolò Magnani, Processo Becciu 'congelato' dal Vaticano? / Bisignani: "Papa Leone XIV vuole prima riformare la Giustizia", in «Il Sussidiario», 16 luglio 2025. «... il Papa vorrebbe arrivare a fare “pulizia” dagli elementi opachi all’interno della Giustizia nella Santa Sede, in particolare dal gendarme collaboratore del Promotore che sarebbe stato il protagonista di quelle chat “omesse” al processo perché potenzialmente scagionanti Becciu. (...) capire perché Diddi avrebbe omesso quelle potenziali prove è il punto d’origine per capire come eventualmente rivoluzionare la struttura della Giustizia.»
Libro: 'Quer pasticciaccio brutto del processo Becciu', di Alberto Vacca. L'autore conversa con Giuseppe Rippa, in «Agenzia Radicale», 18 luglio 2025. Questa vicenda giudiziaria rappresenta «in pieno il concentrato degli effetti deleteri provocati dal combinato disposto di un’azione penale esercitata al di fuori dell’alveo del diritto, sull’onda travolgente di uno spregiudicato utilizzo mediatico della gogna volta a calpestare le persone in spregio alla verità. (...) Il risultato? Hanno paragonato il caso Becciu a due altre vicende di ingiustizia e di gogna gratuita e ingiusta: il caso Dreyfus e il caso Tortora. Nel caso Becciu, in particolare, sono state ravvisate molte anomalie (nel libro se ne trova un lungo elenco): tra queste il cambio, per quattro volte!, delle regole processuali mentre si svolgeva il processo. “… E la forte impressione di una sentenza già scritta, dato che non era stato riservato alcuno spazio alle circostanze risultate favorevoli al cardinale e comprovanti la sua innocenza. In questo libro, che ha anche risonanze letterarie perché si evocano situazioni e atmosfere da romanzo, pullula una miriade di personaggi… “. (...) “ Il processo Becciu - dice Vacca - ha segnato un punto di svolta nella storia della Chiesa moderna: mai prima d’ora un cardinale era stato giudicato e condannato da un tribunale composto da laici. Un processo viziato sin dall’inizio da un pregiudizio colpevolista. Un impianto accusatorio che si dilata senza rigore, prove inconsistenti e una sentenza che ha fatto discutere per le sue ambiguità e per le forzature giuridiche che l’hanno resa possibile…”. Il libro di Alberto Vacca ricostruisce, con rigore e spirito critico, le tappe fondamentali dell’intero iter processuale, ne analizza le incongruenze e i paradossi, e mette in discussione l’equità di un sistema che appare più intento a giustificare decisioni già prese che a garantire un autentico contraddittorio. Un testo che non si limita a raccontare i fatti, ma li interroga, li smonta, e li ricompone per restituire al lettore una visione completa e inquietante di come la giustizia possa diventare strumento di potere.»
Borsellino 33 anni fa, la verità processuale oscurata dal depistaggio, in «Ansa», 18 luglio 2025. «Attorno a questa tesi, condivisa dalla famiglia Borsellino, si muove adesso la Procura di Caltanissetta che ha aperto un'inchiesta sugli ex pm Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli e sul generale della Guardia di Finanza Stefano Screpanti. Non avrebbero valorizzato, dice l'accusa, alcune intercettazioni che, dopo essere state a suo tempo archiviate per essere distrutte, sono state ritrovate negli archivi impolverati.»
Egidio Morici, Borsellino. 33 anni dopo, il "nuovo" traditore riaccende la guerra delle piste, in «Tp24», 23 luglio 2025. «L’inchiesta sul dossier Mafia-Appalti è stata invece riaperta nel luglio 2022 dalla Procura di Caltanissetta, 30 anni dopo la sua archiviazione avvenuta nell’agosto 1992, con l’obiettivo di capire se sia stato il vero movente della strage di via D’Amelio. E qui abbiamo Giuseppe Pignatone, ex procuratore di Roma, indagato per favoreggiamento alla mafia, con l’accusa di aver istigato l’archiviazione dell’indagine su delle cave legate a imprenditori mafiosi.»
Alessandro Cucciola, Il tradimento di Borsellino: l'archiviazione del dossier "mafia-appalti", in «L'Opinione», 25 luglio 2025. «Recentemente, insieme a Gioacchino Natoli, già presidente della Corte di appello di Palermo, Giuseppe Pignatone è stato indagato per favoreggiamento a Cosa nostra in relazione a un presunto insabbiamento di una indagine relativa alle infiltrazioni di alcune famiglie mafiose nella gestione delle cave di marmo in Toscana e nella gestione illecita degli appalti pubblici era stato evidenziato nel rapporto del Ros del febbraio 1991.»
Andrea Gagliarducci, Leo XIV and the aftermath of the previous pontificate, in «MondayVatican», 28 luglio 2025. «Se i giudici del Vaticano stesso non considerano la Santa Sede all'interno del suo specifico sistema giuridico, come possono i processi essere considerati equi? (…) l'eredità della stagione dei processi è proprio un malinteso del sistema giuridico del Vaticano. O, in alcuni casi, un attacco implacabile al sistema giuridico vaticano da parte di coloro che avrebbero dovuto difenderlo. L'appello nel cosiddetto "processo Becciu" dovrebbe iniziare il 22 settembre. Il processo, che è un'indagine in tre parti che coinvolge la gestione dei fondi del Segretariato di Stato, riguarda il caso più in generale. Anche quel processo aveva dimostrato diversi difetti nella comprensione della questione da parte del Vaticano. In effetti, era un processo derivante da una denuncia presentata dall'Istituto per le Opere di Religione (la cosiddetta Banca Vaticana) contro la Segreteria di Stato. Durante il processo, l'Istituto stesso aveva persino chiesto che la Segreteria di Stato rimborsasse i fondi destinati al Papa. Questa richiesta era assurda perché, secondo il diritto canonico, il Papa è la Santa Sede, e il Papa e la Segreteria di Stato sono sinonimi. L'appello inizierà dopo che un altro procedimento ha esposto una serie di intercettazioni che hanno mostrato prove di manipolazione nella testimonianza del processo, e dopo che l'Alta Corte di Londra ha stabilito che la Santa Sede deve rimborsare il finanziere Raffaele Mincione il 50 per cento delle sue spese legali. (…) Nel caso del processo Becciu, affrontiamo il paradosso che il Promotore della Giustizia, Alessandro Diddi, che ha impugnato la sentenza di primo grado, fungerà anche da accusa nel procedimento d'appello. Questi sembrano tutti dettagli tecnici, e lo sono. Tuttavia, ci aiutano a capire lo stato delle cose che Papa Leone XIV ha ereditato dal pontificato di Francesco, da qui le sfide che Leone deve davvero affrontare all'inizio del suo. Leone XIV deve ripristinare forza e credibilità a un sistema giudiziario che ha perso entrambe negli ultimi anni. La stagione dei processi ha, in qualche modo, significato la Vaticanizzazione della Santa Sede. È ora di ripristinare un adeguato equilibrio e la priorità della Santa Sede rispetto allo Stato della Città del Vaticano» (traduzione automatica).
Rafael Tavares, El desafío canónico heredado por León XIV, in «Gaudium Press», 31 luglio 2025.
Enrica Riera, Chaouqui-Becciu, i pm indagano per truffa. Così l'inchiesta può inguaiare il Vaticano, in «Domani», 1° agosto 2025. «Truffa, estorsione ed esercizio abusivo della professione. La procura capitolina accelera. E dopo la denuncia presentata da Angelo Becciu, il cardinale “licenziato” da Bergoglio, nei confronti della lobbista Francesca Immacolata Chaouqui, indaga ora sulle presunte «macchinazioni» messe in piedi per inchiodare il porporato sardo, condannato in primo grado dalla giustizia vaticana a cinque anni e sei mesi per truffa e peculato. L’inchiesta italiana, oltre alla posizione di Chaouqui, potrebbe rispondere a una serie di domande a cui il Vaticano non vuole rispondere. Come venne gestito davvero quel processo? In che modo furono raccolte le prove “regine” che incastrarono l’ex braccio destro di papa Francesco? (...) Chat e audio, pubblicati nei mesi scorsi da Domani, depositati all’Onu dalla difesa del finanziere Raffaele Mincione – altro condannato del “processo del secolo” – in grado di mettere in dubbio la reale terzietà della giustizia d’Oltretevere. Più in particolare, i messaggi e i vocali in questione dimostrerebbero che Chaouqui, nonostante fosse stata condannata nel processo Vatileaks II, avrebbe “imbeccato” il grande accusatore del cardinale, monsignor Alberto Perlasca, attraverso una sodale di quest’ultimo, Genoveffa “Genevieve” Ciferri. E l’avrebbe fatto tramite l’uso di informazioni riservatissime, informazioni che soltanto i promotori di giustizia dell’epoca, Alessandro Diddi e Gian Piero Milani, insieme alla gendarmeria vaticana, potevano conoscere. Per queste ragioni la lobbista, meglio nota come “papessa”, è stata indagata dal tribunale vaticano, con le accuse di traffico di influenze, subornazione e falsa testimonianza resa in dibattimento. Tra le accuse, quella di essersi fatta dare 15mila euro da Ciferri per mediare la posizione di Perlasca (inizialmente indagato, poi salvato dal processo) con i promotori di giustizia. L’inchiesta italiana, più di quella vaticana che controlla, potrebbe essere un problema per il nuovo pontefice, papa Leone XIV. Che dovrà riflettere su che fare rispetto a quel processo Becciu, se l’“inquinamento” venisse confermato dalle indagini. I magistrati di Roma vogliono illuminare molte zone d’ombra della vicenda. Al centro delle loro verifiche non ci sarebbe solo il memoriale di Perlasca, che sarebbe stato costruito ad arte da Chaouqui fintasi un «vecchio magistrato», ma pure l’episodio del ristorante “Scarpone”, una delle prove del legame tra la stessa Chaouqui e gli inquirenti: nelle chat emerge infatti che sarebbe stata la lobbista a prenotare un tavolo e spingere Ciferri a persuadere Perlasca a invitare Becciu a cena: «Per farlo parlare e riferire al riguardo». Ciferri e Perlasca alla fine, al tempo, si erano convinti, ma il monsignore aveva fatto un passaggio preventivo in gendarmeria per avvertirli dell’appuntamento in trattoria. «Io dissi, forse a Stefano De Santis (il commissario della gendarmeria, ndr): “Guardate che io questa sera farò questa cosa qui”… Pensavo che un’azione di intercettazione avrebbero potuto farla», dice Perlasca. «Mi risposero: “Buongiorno, va bene, grazie”. E andai». Giustizia imparziale? Stando alle chat, pertanto, certamente la gendarmeria avrebbe ricoperto un ruolo poco chiaro. Al momento tuttavia i pm, sia quelli del Vaticano sia quelli di Roma, avrebbero acceso un faro contro la sola Chaouqui. Il promotore Alessandro Diddi, a processo ancora aperto, aveva ricevuto da Ciferri le chat compromettenti di Chaouqui. Invece di renderle pubbliche e depositarle, il pm del papa aveva aperto un fascicolo ad hoc, omissando quasi integralmente tutti i messaggi in modo che le difese ne fossero all’oscuro. Non solo. Domani qualche mese fa ha pubblicato un audio del 2020 in cui il commissario della gendarmeria Stefano De Santis istruiva Chaouqui in merito a quanto Perlasca avrebbe dovuto scrivere all’interno del famoso memoriale dell’estate di cinque anni fa. Quello contenente, cioè, le prime e gravi accuse nei confronti del cardinale a cui Francesco, subito dopo, ha tolto ogni diritto connesso al cardinalato. Fonti vaticane dicono ora che sul comportamento del poliziotto che di fatto ha condotto tutta l’inchiesta su Becciu e Mincione il papa ha chiesto una relazione dettagliata, per capire i rischi reali dell’appello, che inizierà il 22 settembre. L’inchiesta romana intanto è invece solo all’inizio. Scaturita dalla denuncia di Becciu e da quelle di Mincione e degli altri condannati del “processo del secolo”, come Enrico Crasso e Fabrizio Tirabassi.» VOGLIAMO LA VERITÀ, FINO IN FONDO; ANCHE SE FA MALE! UNA MEDICINA COME LA VERITÀ PUÒ ESSERE AMARA, MA È L'UNICA CHE PUÒ SALVARE IL CORPO (ECCLESIALE) DAL MARCIUME.
D.R.A., Chaouqui, fine della farsa, in «Silere non possum», 3 agosto 2025. Anche in inglese. E in spagnolo.
Niccolò Magnani, Vaticano smentisce Chaouqui (e 'Domani'): "mai ricevuta da Papa Leone XIV" / Nuova svolta sul processo Becciu, in «Il Sussidiario», 4 agosto 2025. «Il posto in Vaticano non è più “garantito” per la donna che rischia nel processo di appello sul caso del Palazzo di Londra di essere particolarmente coinvolta.(...) Ovviamente il tema non può non avere relazioni con la possibile seconda fase dell’immenso caso-Becciu, specie dopo che il cardinale sardo ha denunciato Chaouqui accusandola di aver macchinato l’intera vicenda dei fondi Segreteria di Stato contro di lui e gli altri indagati. Le famose chat fatte uscire dalla difesa di Mincione (altro indagato e condannato sul caso Becciu, ndr) hanno di fatto scoperchiato un nuovo vaso di Pandora, questa volta contro i pm del processo in Vaticano: vengono accusati di aver omesso chat fondamentali per dettagliare una possibile macchinazione ai danni dell’imputato Angelo Becciu» (NB: in realtà quasi tutto l'articolo di «Domani» era corretto).
Papa Leone XIV affronta l'eredità giudiziaria del precedente pontificato, in «Attualità», 6 agosto 2025. Anche in inglese. E in francese.
Brunella Bolloli, «Le parole del Papa su Gaza sono verso chi soffre. Non si strumentalizzino», in «Libero», 8 agosto 2025. «La vicenda che riguarda il cardinale Becciu (e non solo) è uno degli episodi più travagliati del pontificato di Francesco. La sua buona intenzione di fare giustizia e trasparenza in Vaticano si è scontrata con manovre subdole da parte di persone malintenzionate le cui trame stanno venendo alla luce in questi ultimi mesi. I miei interventi sul caso (peraltro non unici) sono stati motivati dall'intenzione di fare giustizia vera e smascherare gli inquinamenti delle prove con interventi (...) a Papa Francesco sia nel modo di procedere sia nel merito delle accuse. Sono certo che Papa Leone XIV (che è anche buon canonista) saprà agire prontamente per giungere alla verità secondo giustizia e carità» (card. Giuseppe Versaldi).














































