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«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).
Enrica Riera, Becciu, il gendarme a Chaouqui «Ecco cosa deve dire Perlasca», in «Domani», 28 aprile 2025. L'HO SEMPRE DETTO: QUESTA "GIUSTIZIA" È CORROTTA! ORA CI SONO LE PROVE! PROBABILMENTE IL PAPA ERA – COME BECCIU – VITTIMA DELL'IMBROGLIO. E SCATTA LA DENUNCIA ALL'ONU! «Chaouqui ha in effetti indotto la donna a convincere Perlasca ad accusare il cardinale sardo, attraverso dettagli e informazioni riservate che al tempo solo gli inquirenti potevano conoscere. (...) Mancava, come si sul dire, la “pistola fumante” di quello che gli avvocati del presulte definiscono «un vero e proprio complotto» fatto all’insaputa anche di Francesco. Ora Domani ha ottenuto e ascoltato un audio presumibilmente mandato dal commissario Stefano De Santis a Chaouqui (o suoi collaboratori) ad agosto del 2020, qualche giorno prima in cui Perlasca, attraverso un memoriale, si pente attaccando Becciu. (...) De Santis non è un gendarme qualunque: insieme a Gianluca Gauzzi ha condotto tutta l’inchiesta sul “processo del secolo”, è a capo della sicurezza vaticana e soprattutto è stato fino a due giorni fa un uomo di assoluta fiducia di Francesco, che lo apprezzava e stimava. L’audio sarà allegato da Raffaele Mincione (anche lui condannato in primo grado nel processo sul palazzo di Sloane Avenue) alla denuncia già fatta in merito alle chat al relatore speciale dell'Onu, Margaret Sutterhwaite, che gestisce l'ufficio che vaglia l'indipendenza dei giudici all'interno dei processi. Chaouqui e De Santis hanno sempre giurato di non conoscersi. La “papessa”, condannata del 2017 per rivelazione di notizie riservate ma rimasta legata a Francesco anche dopo, nel 2023 ha infatti detto al tribunale di non aver mai parlato con il commissario, di non averci mai «preso un caffè», di non averci intrattenuto alcun «rapporto personale e umano». Il commissario a sua volta ha risposto «assolutamente no» quando sono stati gli avvocati di Becciu a chiedergli se la donna lo avesse contattato per le indagini sul cardinale. L’audio - fosse confermata la sua autenticità - sembra provare il contrario. «Francesca, visto che lui (Perlasca ndr) è in possesso del verbale dell’interrogatorio, perché ne ha avuto copia» inizia una voce identica a quella di De Santis, periziata a Londra dagli avvocati di Mincione con esperti che escludono sia stata fatta con l’Ia. «Si leggesse quello, (il suo stesso verbale, ndr) e sottolineasse tutti i punti (…) in cui alla luce degli ultimi eventi, alla luce degli ultimi fatti, alla luce di un lavoro introspettivo che avrà fatto dentro di sé, chiarisca – tanto per qualificare fatti e atti che non lo riguardano ma riguardano altri – una volta per tutte come il sistema di Crasso e Tirabassi, negli anni in cui lui era capo ufficio, ha avuto quello sviluppo… che sicuramente lui ha trovato essendo arrivato dopo Crasso e dopo Tirabassi, ma che non può non sapere. Lui prendesse spunto da quell’interrogatorio e da quelle domande, e chiarisse tutti quei punti e tutti quei “non so” che ha detto in quella sede» Perlasca nel memoriale del 31 agosto 2020 contenete le prime accuse a Becciu, usa proprio la formula suggerita da De Santis a Chaouqui. Sarà un caso ma prima dice di essere giunto «impreparato all’interrogatorio» di quattro mesi prima (dove aveva negato per ore qualsiasi responsabilità del suo ex superiore Becciu) poi specifica di aver cambiato idea grazie al «lavoro di introspezione che sto portando avanti. Dopo il vocale di De Santis e due giorni prima la stesura del memoriale, Chaouqui manda a Ciferri l’elenco delle accuse che Perlasca deve fare contro Becciu, diviso punto per punto: da «come Mincione pagava le percentuali», alla «Diocesi di Ozzieri e birrificio», fino «ai favoreggiamenti ai fratelli per i lavori edili», e «la società in Slovenia» di Cecilia Marogna, altra imputata in Vaticano. Leggendo il memoriale del super testimone, che verrà poi “salvato” dall’inchiesta grazie alla decisione degli inquirenti di far decadere le prime gravi accuse contro di lui, Perlasca sembra fare un copia e incolla del messaggio della Chaouqui. (...) Tra Chaouqui e Ciferri ci sono infatti altre decine di conversazioni che sembrano dimostrare come la papessa vantasse rapporti stretti con la gendarmeria guidata da Diddi. In una chat inedita del 17 settembre 2021 Ciferri è furiosa. «L’uso di Perlasca finisce qui», dice. Due mesi prima Becciu è stato rinviato a giudizio. La donna lamenta che Perlasca sia stato «indotto a parlare sotto pressione» e che le pressioni sarebbero state mosse perché il monsignore non parlasse ai magistrati del ruolo del cardinale Parolin. «Su Parolin (Perlasca, ndr) ha detto» che se vuole può metterlo «in difficoltà su tutto». Una minaccia? Ma ormai Cifferi, con Perlasca salvo e Becciu a processo, dice di volersi «dissociare» da tutto. «Ecco ora tu puoi fare i tuoi giochi, ma cosa pensi di ottenere? Vuoi fare la paladina del Papa, del tribunale, di Parolin? Nessuno te lo vieta. Figurati io, che non sono nessuno!». In altra chat del maggio 2024 Ciferri torna sui rapporti tra Chaouqui e i gendarmi. «Buona domenica! Nei giorni prossimi, chiedi cortesemente alla gendarmeria, a quel “Gianluca” come lo chiami tu (forse Gauzzi, capo della gendarmeria, ndr), oppure a quel De Santis (non ne ricordo il primo nome) insomma a quelli che conosci all’interno, e con cui svolgevi la collaborazione al tempo, se su eventuale richiesta, devo, oppure no, dirmi disponibile a produrre le chat pregresse intercorse, perché come sai quelle documentano la tua collaborazione con questo Organo inquirente durante le indagini, oltre che principalmente con l’Ufficio del promotore nella persona del prof Diddi». Il 7 ottobre 2021 Chaouqui parla con monsignor Perlasca in persona. All’alto prelato la “papessa” confessa, riferendosi ai promotori di giustizia: «Mi hanno chiesto di dare una mano (…) io stavo collaborando alle indagini». Ma dal vocale emergono anche le preoccupazioni di Perlasca, ex braccio destro di Becciu. Chaouqui cerca di calmarlo. «Dopo che ci hanno querelato che fanno? Ci arrestano perché abbiamo calunniato Becciu?», chiosa la lobbista. E Perlasca: «Sinceramente io di questi fastidi non vorrei averne». La paura è che arrivino denunce da parte del porporato. «Eh lo so, e che cosa possiamo fare? Possiamo ucciderlo (Becciu, ndr)?», incalza Chaouqui. Che è sicura: «Ci ho parlato con Diddi e non c’era nulla. Poi magari lui (Becciu, ndr) la querela non la va a fare dall’ufficio del promotore ma presso Pignatone. Se fosse stato Zanotti l’avrei saputo, Milano sta male ed è ricoverato al Gemelli, Diddi mi ha detto che non ce l’ha». La domanda è solo una: come fa la “papessa” a sapere che presso gli uffici dei promotori di giustizia vaticana non sono pervenute querele a suo carico o a carico di Perlasca? «Per qualunque cosa lei mi chiami, tanto lei lo sa. C’ho questo rapporto con i magistrati… se posso essere utile», conclude Chaouqui. In ultimo Domani è riuscito a ottenere due lunghi vocali tra Chaouqui e Ciferri. È il 28 settembre del 2020, Ciferri, a indagini in corso, è quasi certa che Perlasca la farà franca. Loda il lavoro dell’amica: «Con l’operazione tua hai salvato Perlasca e hai fatto dimettere quello». Chaouqui è modesta: «No. I laici nella chiesa hanno ruolo di supporto. Io sono stata un piccolo strumento di questa vicenda. E in cambio abbiamo ottenuto che Perlasca si tirasse fuori da questa storia. Lui sarà prosciolto e avrà tutto quello che gli è stato detto (…) Adesso ci saranno i rinvii a giudizio e lui sarà tenuto fuori da questa storia». Così è andata.»
Rita Cavallaro, Conclave e dossier, l'audio con la Gendarmeria che può riaprire il caso Becciu, in «Il Tempo», 28 aprile 2025. «Nell'audio tra De Santis e Chaouqui, il commissario vaticano direbbe alla Chaouqui cosa dire a Perlasca per la ritrattazione, quella testimonianza che rappresenta la svolta nell'inchiesta contro Becciu e che segue quell'«ultima cena» del 5 settembre 2020 al ristorante romano Lo Scarpone, dove Perlasca invita Becciu e videoregistra la loro conversazione, durante la quale il cardinale, saldo nell’idea della separazione tra Stato e Chiesa, critica la perquisizione autorizzata dal Papa alla Segreteria pontificia. Un’opinione politica buttata lì in un momento conviviale con un amico, che invece verrà fatta ascoltare a Bergoglio, insieme agli altri elementi raccolti nell'inchiesta per far passare Becciu come un ladro. Una trappola inaspettata, quella che Perlasca tende all'amico cardinale, visto che il monsignore, fino al maggio precedente, aveva difeso a spada tratta Becciu, dicendo ai magistrati che il porporato non aveva nulla a che fare con la compravendita del palazzo di Londra. Alla fine di agosto, invece, la situazione cambia. Perlasca prima consegna una memoria piena di accuse senza fondamento nei confronti del suo superiore e, alla fine, diventa il principale accusatore di Becciu. E ora l'audio svelato dell'inchiesta apre ad altri gialli. Al punto tale da rimettere addirittura a posto i pezzi di un grande racconto di spie che non era chiaro, né era stato risolto nel corso del processo del secolo contro Becciu. Perché in quel dibattimento di primo grado, finito con la condanna del porporato a cinque anni di reclusione per due peculati e una truffa aggravata scaturiti dall'affare della compravendita del palazzo di Londra, le difese degli imputati avevano più volte chiesto di desecretare le conversazioni, senza alcun esito.»
Nicole Winfield, As the Vatican prepares a conclave; the status of a once-powerful Italian cardinal looms, in «The Washington Post», 28 aprile 2025. Anche in spagnolo.
Filippo Di Giacomo sulla giustizia vaticana, Rainews, 28 aprile 2025.
Marika Aiello, Caso Becciu, il cardinale pronto a un passo indietro: «Per l'unità della Chiesa», in «Il Sud 24», 28 aprile 2025. «... il conclave comincerebbe in salita perché all’interno del collegio cardinalizio restano comunque diversi esponenti che ritengono questo epilogo ingiusto. Becciu, fino a qualche giorno fa sicuro di essere ammesso tra gli elettori, puntava sul fatto che Papa Francesco, invitandolo agli ultimi concistori, il momento più alto della vita della Chiesa, di fatto lo avesse riabilitato. In ogni caso, l’altro punto sul quale si faceva forza da un punto di vista del diritto canonico, era il fatto che Papa Francesco non avesse mai scritto, nero su bianco, che Becciu non doveva entrare in conclave». Con che coscienza i cardinali...
Nina Fabrizio, Il Conclave fra tensioni e rischio invalidità: Becciu prepara il passo indietro, in «Quotidiano Nazionale», 29 aprile 2025. «Condannato in primo grado a cinque anni e mezzo per peculato nel processo sui fondi riservati della Santa Sede investiti in operazioni immobiliari a Londra, è emerso di recente che il promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, nel corso del processo ha avuto scambi intensi – anche via chat – con una figura del tutto estranea al dibattimento, come Francesca Immacolata Chaouqui. Quest'ultima sarebbe riuscita a influenzare il "pm" al punto da far sollevare da ogni addebito l'amministratore dei fondi della Segreteria di Stato, monsignor Alberto Perlasca, mentre Becciu è risultato colpevole di quasi tutte le accuse. Un processo manovrato, insomma, che ora gli avrebbe fatto conquistare le simpatie di non pochi confratelli, i quali lo vedono come una vittima e, ieri, lo avrebbero sostenuto e difeso. Proprio loro, però, di fronte alla questione se egli sia o meno ammesso a votare – visto che Francesco lo aveva privato dei diritti connessi al cardinalato solo verbalmente, senza un documento scritto – gli avrebbero chiesto il gesto "nobile" del passo indietro. Si teme infatti un Conclave troppo teso, e Becciu si sarebbe lasciato convincere a desistere, affinché i cardinali possano procedere alla scelta del successore di Pietro con maggiore serenità.
Franca Giansoldati, Becciu si ritira prima del Conclave: non voterà il nuovo Papa. L'annuncio fatto stamattina ai cardinali, in «Il Messaggero», 28 aprile 2025. «Sul processo sul Palazzo di Londra in passato sono affiorate diverse critiche da parte di molti canonisti perché sarebbero mancate, a loro giudizio, le basi del cosiddetto giusto processo. In questi giorni, tra l'altro, stanno uscendo i messaggi finora coperti dal segreto istruttorio tra le due donne (Chaouqui e Ciferri) che avrebbero architettato un piano per farlo condannare. Il quotidiano Il Domani ha pubblicato una nuova puntata di questa ingarbugliata spy story che coinvolgerebbe anche il pm vaticano e la gendarmeria.»


Enrica Riera, Becciu verso la rinuncia al conclave: l'incontro chiave con Parolin, in «Domani», 28 aprile 2025. «SE È COLPA SUA, NON PUÒ ESSERE DI BECCIU»: LO DICONO LORO, QUELLI CHE HANNO MONTATO IL COMPLOTTO! «E spuntano le chat sul segretario di Stato: «Se è colpa sua, non può essere di Becciu» (...) Persino il papa, come ricostruito nei giorni scorsi da Domani, avrebbe firmato prima di morire due lettere mettendo nero su bianco la volontà di escludere il fedelissimo (...). «Nel dubbio dargli la colpa a prescindere», scrive Chaouqui, meglio nota come “papessa”, a Ciferri il 29 agosto del 2020. Tradotto: Perlasca dovrà accusare Becciu a ogni costo. «Perché – continua Chaouqui – è meglio un “colpa sua” che un “non so”». (...) Ma c’è di più. Nelle chat Ciferri e Chaouqui tirano in ballo anche il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, oggi tra i papabili per la successione a Francesco. «Il cardinale Parolin fa la gatta morta, ma... ovviamente molte cose le sa benissimo, e le ha sempre sapute», scrive a gennaio 2021 la sodale di Perlasca alla lobbista. (...) Ma «la linea al momento è di difenderlo, Parolin, purtroppo perché se è colpa di Parolin non è di Becciu», ribatte ancora la lobbista. Difenderlo da cosa o da chi? Per Ciferri non ci sarebbero dubbi: «Parolin ha una parte di responsabilità, se non altro morale, su quanto si svolgeva lì, in quanto ha svolto la parte del cieco e del sordo. Perlasca ha la scusante che era Becciu che lo comandava, ma Parolin che era il capo di tutto, che scusante ha per le sue omissioni?». (...) Ad agosto 2020, il messaggio della “papessa” all’ormai ex amica: «Genevieve state tranquilli, ho contezza diretta e certa che il santo padre, Parolin, Peña Parra e il promotore sono informati della volontà di Perlasca di collaborare alle indagini e ne sono felicissimi. Per loro è vitale il contributo di Perlasca e dal momento che lui ha offerto il suo aiuto loro lo hanno accolto e lo proteggeranno».
A.G., Una lettera al cardinale Becciu. "Perdonaci Eminenza, la Sua palese innocenza dichiara la nostra imperdonabile condanna!", in «Faro di Roma», 29 aprile 2025. SE AVETE UN'ANIMA, VI PREGO, LEGGETE BENE OGNI SINGOLA PAROLA. Questa è una vergognosa sconfitta per l'umanità, oltre che per la Chiesa. Vergogna, magistrati corrotti! Vergogna, giornalisti servili e sputafango! Vergogna, preti e vescovi e cardinali don Abbondio! Vergogna, cattolici da sagrestia! Vergogna, comici da strapazzo! Vergogna, Giuda, Caifa e Pilato! Vergogna, umanità urlante senza cuore e senza ragione! Vergogna, tutti i vigliacchi e gli ignavi che hanno taciuto e si sono voltati dall'altra parte!
S.I., L'ingiustizia è compiuta. Il card. Becciu pur proclamandosi innocente (come è provato dai recenti documenti) ha rinunciato a partecipare al Conclave, in «Faro di Roma», 29 aprile 2025. Anche in spagnolo. E in portoghese. E in francese.
P.A.S., Verso il Conclave: cosa è successo nella sesta Congregazione generale?, in «Silere non possum», 29 aprile 2025. «"Certo, ci sarà da riflettere in Sistina anche su questo atto che rischia di essere molto politico. Pensiamo se fosse stato commesso da altri Papi e non da Francesco che aveva il favore della stampa. Siamo tornati ai tempi in cui il Pontefice agiva politicamente e per interessi ben diversi da quelli della Chiesa. Se passa questa scelta senza alcuna riflessione, allora qualunque Papa potrà escludere tutti i cardinali creati dai predecessori in un futuro Conclave, ad esempio. Come è stato fatto notare, infatti, il fatto che potesse partecipare ai Concistori in abito corale e ora non può partecipare al Conclave significa proprio togliergli quel diritto/dovere che permette l'elezione di un Papa, ovvero una scelta con conseguenze politiche. Significa anche dire: divido i diritti e doveri. Ne hai alcuni ma non altri. Questo è ciò che Francesco ha fatto in questi anni e qualcuno ha osato dire che il Papa è libero di fare ciò che vuole. No, non è così. Il Pontefice è sottomesso al diritto divino e al Vangelo. Non scherziamo, altrimenti rischiamo di perdere di credibilità sul serio", spiega il porporato di curia.»
Il processo Becciu e l'audio che agista il Vaticano, in «Domani», 29 aprile 2025.
Bruno Vespa, Paola Miletich, Giulio Mainetti, Angelo Bagnasco, Alberto Melloni, Massimo Franco, Rosanna Virgili, in «Porta a Porta», 29 aprile 2025. Tutto vero, tranne il punto sul "perdono": si perdonano i colpevoli, non gli innocenti.
Alessandro Sortino e Marco Occhipinti, Giallo Vaticano: chi ha fatto fuori il cardinale?, in «Le Iene», Italia1, 29 aprile 2025. LA SPIEGAZIONE DELL'IMBROGLIO Francesca Immacolata Chaouqui afferma che Becciu faceva "cose losche", basandosi su quanto sostiene il grande accusatore Perlasca (al processo non c'è altra "prova"). Solo che, al capo dell'Ufficio amministrativo Perlasca, l'idea di addossare quelle colpe al suo superiore Becciu, l'aveva insufflata proprio lei, la "Papessa", manipolandolo con minacce, ricatti e allettamenti. Perlasca, che aveva appena perso il lavoro, è l'"utile idiota" che, in cambio delle sue menzogne, viene scagionato da ogni colpa, benché fosse il vero responsabile dei traffici incriminati, e anzi ottiene la promessa di un posto di lavoro attraente («io di questo sono certa e sicura», sostiene la Chaouqui): profezia che puntualmente si avvera, visto che Perlasca sarà assunto nella magistratura vaticana. Chaouqui – mossa unicamente da uno spirito di vendetta – risulta insomma essere l'alfa e l'omega dell'intera operazione. La domanda a questo punto è: fino a dove arriva l'influenza di questa donna? Come e perché dispone di tanto potere? Sta forse ricattando qualcuno? Con lei, dice, «nessuno è al sicuro». Evidentemente l'imbroglio si basa su un loschissimo "do ut des" in cui la salvezza di Perlasca viene concessa in cambio della cacciata e della condanna di Becciu, conseguendo così la vendetta della Chaouqui: «un'opera ciclopica», dicono. Al processo le testimonianze di Chaouqui e di Perlasca risultano per questo piene di perfide menzogne. La Ciferri da parte sua, stravagante amica di Perlasca, funge da trait d'union tra i due. E gli inquirenti? Da quanto risulta in questo video, il commissario De Santis suggeriva a Chaouqui ciò che Perlasca avrebbe dovuto dire al processo: una manipolazione di testimone, che poi era un modo per scagionare il vero colpevole. Da parte sua Chaouqui, mentendo, afferma di non avere nulla a che vedere con il magistrato Diddi e con lo stesso De Santis: «Io non conosco Diddi, non ho niente a che fare con la gendarmeria, non ho niente a che fare con il processo», si precipita a dichiarare. Solo che al processo Perlasca va in panico e non regge la pressione, perde completamente credibilità. Ecco perché l'amica Ciferri in quei giorni inonda di messaggi chat lo stesso Diddi: perché, a torto o a ragione, è convinta che il magistrato sia una pedina dell'imbroglio (Chaouqui sostiene d'avere una stretta collaborazione con lui, e realmente le conferme sono moltissime) e lo vuole quindi sollecitare a difendere maggiormente il suo sodale Perlasca. E Diddi che fa? Clamoroso: occulta – gravissimamente – i messaggi che risulterebbero utili alla difesa di Becciu e, benché ci sia una notizia di reato, non istruisce alcuna indagine contro la Chaouqui, perché – ammette lui stesso – «in un modo o nell'altro potrei avere un duplice ruolo»: uno scandaloso conflitto di interessi. Inoltre il magistrato mente affermando d'aver bloccato immediatamente la Ciferri sul suo telefonino. Al bravo giornalista Alessandro Sortino, che lo smaschera, dice: «Ma se lei conosce le cose, perché mi fa le domande?», proprio come risponderebbe un imputato colto in castagna. E il giudice Pignatone, perché accetta i giochi sporchi di Diddi? E che ruolo svolgono Parolin, Peña Parra e il "cerchio magico" attorno al Papa in tutto questo? La Ciferri afferma inoltre che la Chaouqui – come Giuda era strato pagato con 30 denari – le ha chiesto 30'000 euro per cotanto servizio di intermediaria con la magistratura; lei ne avrebbe pagati solo 15'000, recapitati attraverso un sindaco della zona. La "Papessa" lo nega – «non ho mai preso un centesimo; non ho mai preso soldi, questo è sicuro» –; ma il sindaco conferma d'averle consegnato il "pacco". Giustamente il giornalista Sortino si domanda: «Ma perché Chaouqui non è mai stata chiamata in Vaticano a deporre?». Poniamoci anche noi questa domanda e cerchiamo una risposta convincente! «Papa Francesco nei suoi ultimi anni di vita potrebbe essere stato vittima di un inganno? Ci potrebbe essere stato un complotto per far fuori uno dei cardinali più influenti per l’elezione del nuovo Papa?» Intanto, contro la malagiustizia vaticana, è stata presentata una denuncia all'ONU! Condividiamo, gente, diffondiamo questo video nel mondo intero! E guardate chi c'è al fianco di Diddi: Maria Antonietta Calabrò, la "giornalista" servile e velenosa che – complice di una magistratura corrotta, facendosi portavoce di Diddi – ha montato la più violenta e volgare campagna di diffamazione contro un essere umano innocente.
Ignazio Ingrao, Sul Conclave e sulla rinuncia del card. Becciu, in «TG1», 29 aprile 2025. «Male non fare, paura non avere»? In genere lo dicono i colpevoli.
Franca Giansoldati, Becciu: «Obbedisco a Francesco», scelta per non spaccare il Conclave e la promessa (mancata) del Papa, in «Il Messaggero», 30 aprile 2025. «I documenti in questione (che non sono indirizzati al Collegio Cardinalizio e nemmeno notificati all'interessato secondo la prassi canonica) a detta di una folta schiera di canonisti rappresentano solo le volontà del pontefice ma non hanno in sé valore legale. Tanto però a Becciu è bastato. Ha visto che in gioco c'era la volontà del Papa. Lo stesso Papa che ha sempre servito lealmente e nel quale ha sempre creduto, fino all'ultimo, sperando in una sua riabilitazione completa. (...) Il fatto è che poco tempo prima del ricovero ospedaliero il Pontefice ebbe una conversazione riservata con Becciu dalla quale ebbe rassicurazioni sulla sua riabilitazione. Doveva essere una cosa prossima, bisognava solo trovare il modo. E Becciu ci sperava, ne era convinto, ha sempre gridato la sua innocenza e per lui sarebbe stato un risarcimento personale dopo quello che aveva subito. L'ha sempre chiamata la mia Via Crucis. (...) A Becciu deve essere crollato il mondo addosso, lui che la Chiesa l'ha sempre voluta unita, non poteva essere l'oggetto di altre spaccature e da uomo delle istituzioni si è inginocchiato alla volontà del Papa nonostante le promesse che gli aveva fatto. E così è stato. «Penso che la sua sia stata una nobile decisione, molto responsabile. Credo che si debba dargli atto che ha messo al di sopra della sua situazione il bene della Chiesa. Era una situazione difficilissima. Chapeau» commentava ieri il cardinale Fernando Filoni uscendo a passi veloci dal Vaticano. (...) Nel frattempo continuano ad uscire rivelazioni inedite sulla vicenda al punto da far ipotizzare quasi un complotto ai danni del cardinale. Documenti esclusivi, registrazioni audio, prima sul Domani e poi sulle Iene. E la domanda che la gente si chiede è se Papa Francesco nei suoi ultimi anni di vita potrebbe essere stato vittima di un inganno? E se potrebbe esserci davvero stato un complotto per far fuori uno dei cardinali più influenti per l'elezione del nuovo Papa? Sono i retroscena di presunte manovre sotterranee che avrebbero alterato addirittura il processo contro Becciu, costruendo un impianto accusatorio studiato a tavolino. Il diretto interessato non ha dubbi di sorta: «Queste chat confermano la mia convinzione che c'era gente che aveva cercato di indurre il Papa contro di me, che aveva cercato di ingannare il Papa».
Alba Romano, Il cardinale Becciu e la «macchinazione contro di lui» al suo processo. Le Iene pubblicano audio e chiamate che coinvolgono Chaouqui, in «Open», 30 aprile 2025. «Chaouqui: «Qualunque cosa monsignore lei mi chiami, lei lo sa io c’ho questo rapporto con i magistrati se posso essere utile per qualsiasi cosa sono qua»; «Nonostante la gravità delle informazioni ricevute, ricostruisce il programma, il promotore 4 giorni dopo, alla prima udienza utile, deposita le chat che però vengono omissate, cioè secretate, blocca la donna sul telefono e impedisce alla difesa del cardinale Becciu di disporne pienamente.»
Paolo Gentilucci, Conclave: il caso del Cardinale Becciu, in «Altalex», 30 aprile 2025. «Nessun cardinale elettore potrà essere escluso dall'elezione sia attiva che passiva per nessun motivo o pretesto, come prescrive l'articolo 35 della Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis”. (...) il voto in Conclave non è solo come un diritto ma un dovere, nei cui confronti è preclusa ogni ipotesi di astensione o di rifiuto”. Si deve aggiungere che la condanna temporale inflitta a Becciu dal Tribunale vaticano “potrebbe venir meno in fase di appello, a maggior ragione in quanto frutto di una vicenda giudiziaria che ha sollevato dubbi sul rispetto del giusto processo”. (...) La questione riguarda la validità di questi documenti papali. C’è una scuola di pensiero la quale sostiene che, una volta morto il Pontefice, ogni documento non pubblicato non ha valore di legge. Al massimo, può essere considerata un’ultima volontà e si può decidere quanto tenerla in considerazione. L’altro orientamento invece sottolinea che un documento papale, seppur non promulgato, vale sempre come documento ufficiale. (...) Di fatto, però, non c’è un documento scritto del cardinale, né una sanzione formale di Papa Francesco concernente la perdita delle sue prerogative di cardinale. (...) Resta un punto cruciale: il fatto di aver mantenuto segreti i documenti che impedirebbero al cardinale Becciu di partecipare al Conclave sarebbe, quanto meno, una decisione controversa. Resta un punto cruciale: il fatto di aver mantenuto segreti i documenti che impedirebbero al cardinale Becciu di partecipare al Conclave sarebbe, quanto meno, una decisione controversa. Se, invece, gli scritti del Papa si richiamano al reato per cui il prelato è stato condannato in primo grado, potrebbe essere precluso al cardinale Becciu il diritto di difesa e il diritto al giusto processo. (...) Il foglio dattiloscritto di Papa Francesco siglato con una “F” che il cardinale Parolin ha prodotto solo al terzo giorno di congregazione era dunque indirizzato direttamente al collegio dei cardinali? In caso contrario il suo valore potrebbe essere messo in discussione. (...) Un’altra questione dibattuta concerne la circostanza che il Papa avrebbe accettato la rinuncia di Becciu perché il cardinale aveva subito un procedimento penale da parte di un tribunale di Stato conclusosi solo in primo grado con una condanna. Pertanto, si rischierebbe di escludere dal voto il cardinale per questioni di carattere penale senza che vi sia alcun impedimento o sanzione canonica. Lo Stato della Città del Vaticano avrebbe così la predominanza sulla sede apostolica in contrasto con la tradizione dei Padri della Chiesa.»
Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn, Al nemico neppure giustizia, in «La Scomunica». LA SCANDALOSA «DEGENERAZIONE DEL POTERE RELIGIOSO», CHE IL MONDO NON VEDE, E LA «GESTIONE SCHIZOFRENICA DELLA GIUSTIZIA». ... con la morte nel cuore.
Enrica Riera, Conclave, i cardinali: «Apprezziamo il gesto di Becciu. Ora si accertino i fatti». Il legale di Mincione: Processo falsato, in «Domani», 30 aprile 2025. «Secondo Becciu e i suoi legali il procedimento sulla gestione dei fondi vaticani sarebbe stato pregiudicato: lo dimostrerebbero le chat e gli audio, pubblicati nei giorni scorsi da Domani e depositati all’Onu, in cui la lobbista Francesca Immacolata Chaouqui e la sodale di monsignor Alberto Perlasca, grande accusatore di Becciu, Genoveffa Ciferri, si scambiano informazioni che, al tempo, solo gli inquirenti avrebbero potuto conoscere. Oggi il Times, ricostruisce tutta la vicenda, aggiungendo alcuni particolari. In particolare il giornale britannico ha intervistato l'esperto di diritto internazionale Rodney Dixon KC, che assiste il finanziere Raffaele Mincione, anche lui condannato nel “processo del secolo”: è stato proprio Mincione, tramite gli avvocati, a depositare il nuovo materiale investigativo all’Onu, compreso l’audio in cui Stefano De Santis, commissario della gendarmeria vaticana, sembrerebbe consigliare a Chaouqui quanto Perlasca avrebbe dovuto scrivere all’interno del memoriale d’accusa contro Becciu. La registrazione «sembra indirizzare il modo in cui monsignor Perlasca ha fatto il suo lavoro e indicare come monsignor Perlasca dovrebbe modificare le sue prove», ha detto Dixon al Times. «Le nuove prove sottolineano in modo drammatico la gravità del fallimento dell’Ufficio del Promotore di Giustizia [del Vaticano] di divulgare le informazioni rilevanti alla luce delle garanzie di una difesa completa previste dal diritto internazionale dei diritti umani», ha continuato.» UNA CHIESA MASOCHISTA?
Nicole Winfield, Prelados agradecen al cardenal Becciu por retirarse del cónclave, in «AP», 30 aprile 2025. Anche in inglese.
Luca Sablone, Conclave, spunta il favorito. Alfieri: "So su chi scommettere. Becciu? È stato saggio, ma messo ai margini prima di una sentenza definitiva", in «Il Riformista», 30 aprile 2025. Becciu ha fatto un passo indietro. Ora come cambiano gli equilibri nel Conclave? «È stato saggio. Ma c’è un elemento che merita di essere attenzionato: Becciu è stato messo ai margini prima di una sentenza definitiva. Questo rischia di danneggiare la sua reputazione e di minare il principio di presunzione di innocenza. E se poi dovesse essere assolto? Chi gli restituirà l’onore e la dignità che gli sono stati tolti? Fossi stato in Parolin, non avrei innescato il caso Becciu». Francesco Alfieri (filosofo)
Nico Spuntoni, Becciu, il caso scuote il Conclave. Paura per Parolin, arrivano i medici, in «Il Tempo», 1° maggio 2025. «... non c’è traccia di alcun riferimento ai famosi due documenti attribuiti al Papa che sono stati portati nella quinta congregazione generale e che hanno sollevato le perplessità pubbliche del cardinale Giuseppe Versaldi, incredulo per la loro mancata pubblicazione. Anche perché, come abbiamo svelato ieri, il secondo è stato presentato addirittura come un "motu proprio" ed è risalente al ricovero al Gemelli di Francesco lo scorso marzo. La dichiarazione ufficiale della congregazione lega la mancata partecipazione di Becciu in conclave al suo generoso gesto di farsi da parte mentre non fa alcun accenno all’applicazione delle disposizioni papali contenute nei due documenti. Un’assenza significativa specialmente alla luce dell’acceso dibattito sulla validità di quelle carte. (...) Possibile che il Papa, sostenitore della presunzione d’innocenza in una dichiarazione fatta in volo nel 2021 proprio a proposito del suo ex collaboratore, abbia disposto in punto di morte una punizione così severa sulla base di una sentenza di un tribunale secolare non ancora definitiva? Insomma, la congregazione dei cardinali non si è limitata a riconoscere l’onore delle armi a Becciu, ma in qualche modo ne ha stabilito una riabilitazione pubblica che i media vaticani avevano finora negato come dimostra emblematicamente un editoriale dello scorso 30 ottobre firmato da Andrea Tornielli su Vatican News. Il direttore editoriale del dicastero per la comunicazione della Santa Sede aveva usato toni perentori nel presentare quello vaticano come un processo giusto e all’insegna della trasparenza, non risparmiando anche osservazioni moralisteggianti in base alle quali sarebbe stato «positivo che all’interno dello stesso sistema della Santa Sede si siano sviluppati gli "anticorpi" che hanno permesso di portare alla luce i fatti oggetto del processo, nella speranza che non si ripetano più». Alla luce di quello che sta emergendo sulla genesi del memoriale di monsignor Alberto Perlasca, teste chiave del coinvolgimento di Becciu, l’editoriale di Tornielli sembra davvero invecchiato male. (...) Il paradosso è che la vicenda processuale di Becciu, dopo l’Appello, potrebbe finire in quella stessa Corte di Cassazione vaticana presieduta dal cardinale Kevin Joseph Farrell, ovvero colui che in quanto camerlengo di Santa Romana Chiesa sarebbe stato destinatario dei due documenti sul conclave e li ha tenuti nel cassetto fino alla recente rivelazione. Non solo: Farrell è anche membro dell’Apsa che si era costituita parte civile nel procedimento penale conclusosi in primo grado con la condanna per peculato e truffa a Becciu. Circostanze che fanno alzare il sopracciglio sull’opportunità che sia lui a poter dire l’ultima sulla sentenza d’Appello nel caso in cui ci dovesse essere un ricorso. In ogni caso, toccherà al nuovo Papa eventualmente confermarlo in quel ruolo dove Francesco lo ha voluto nonostante sia privo di competenze giuridiche idonee e nonostante i numerosi altri incarichi rivestiti in Curia.» MA QUANTO FETORE DI MARCIO! Anche in spagnolo.
Caso Angelo Becciu, i legali del processo Vaticano: no alla distorsione della verità, in «Milano Finanza», 1° maggio 2025. Diddi un esperto bugiardo? «I legali (Massimo Bassi, Gian Domenico Caiazza, Cataldo Intrieri, Maria Concetta Marzo, Ester Molinaro, Luigi Panella, Claudio Urciuoli, Francesco Verri, Fabio Viglione, Mario Zanchetti e Andrea Zappalà) affermano che, nonostante Diddi abbia dichiarato che le conversazioni pubblicate dai media fossero «già note» e acquisite agli atti, in realtà solo otto messaggi WhatsApp (su un totale di 126 inviati da Genoveffa Ciferri, amica del testimone chiave monsignor Alberto Perlasca) sono stati «ufficialmente messi a disposizione delle difese, e per di più con parti omissate». Gli altri 118 messaggi, proseguono i legali, sarebbero stati esclusi dal fascicolo con la motivazione che rientrano in un nuovo procedimento separato, su cui però non si hanno informazioni concrete. I difensori, spiegano nella nota, avevano chiesto che questi messaggi venissero inclusi senza omissis, ma il Tribunale ha respinto la richiesta, lasciando la decisione interamente nelle mani del Promotore. I legali contestano anche quanto dichiarato da Diddi in due recenti interviste (al TG1 e al programma Le Iene), in cui ha affermato di aver interrotto subito la comunicazione con Ciferri una volta compreso il contesto. In realtà, secondo la difesa, il blocco sarebbe avvenuto solo dopo quattro giorni e dopo aver ricevuto anche un lungo messaggio vocale con riferimenti specifici a strategie processuali. Oltre alla conversazione tra Diddi e Ciferri, i difensori segnalano l’esistenza di una chat molto corposa (oltre 3.000 pagine) tra la stessa Ciferri e Francesca Immacolata Chaouqui, nonché di un’ulteriore chat tra Ciferri e monsignor Edgar Peña Parra. Queste conversazioni, pur essendo state offerte al Promotore durante le indagini, sarebbero state da lui rifiutate. In conclusione i legali denunciano quella che secondo loro è stata una gestione selettiva delle prove e chiedono «trasparenza, corretto accesso agli atti e rispetto delle garanzie processuali, a tutela del diritto alla difesa e della verità processuale».
Nico Spuntoni, «Ecco perché Becciu poteva (e doveva) partecipare al conclave»i (intervista alla professoressa Geraldina Boni), in «La Nuova Bussola Quotidiana», 1° maggio 2025. «Professoressa, secondo lei Becciu aveva il diritto di partecipare al conclave? «L'unica attestazione che comprimeva i suoi diritti connessi al cardinalato è quella contenuta nella sezione Rinunce e nomine sul Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede del 24 settembre 2020, tra l’altro laconica e un poco imprecisa. Si è trattato di una rinuncia che, malgrado il vocabolo sembri implicare una libera volontarietà dell’atto, non è stata spontanea ma comandata verbalmente da Francesco, sebbene Becciu si proclami da sempre innocente rispetto a quello di cui è stato imputato. Nell’accettazione pontificia ci sono numerosi profili di incertezza perché non si menziona il conclave né si priva espressamente Becciu della dignità cardinalizia, lasciando in tal modo aperta la possibilità che la situazione potesse evolvere e risolversi diversamente. In seguito, tra l’altro, Francesco, con significativi gesti concludenti, ha riammesso in alcune circostanze emblematiche Becciu al concistoro e alle celebrazioni pontificie, pubblicamente a partire da fine agosto 2022.» Che interpretazione dovevano assumere questi gesti agli occhi dei cardinali nelle congregazioni generali? «Questi gesti avrebbero potuto far presumere che la ʻsanzioneʼ inflitta fosse stata di fatto addirittura superata per volontà dello stesso Sommo Pontefice. Comunque, in applicazione della Costituzione Apostolica Universi Dominici gregis, il collegio dei cardinali, chiamato a dirimere la questione dubbia, avrebbe dovuto tener conto dei confini indefiniti e ambigui della rinuncia verosimilmente imposta a Becciu e dare fedelmente esecuzione a quanto stabilisce il diritto canonico che impone, laddove si sia dinanzi a disposizioni che comminano una pena o limitano il libero esercizio dei diritti, una loro interpretazione stretta. Dunque andava ammesso al voto in conclave. (...) Semmai è doveroso interrogarsi sull’ingiustificata segretezza delle lettere, neppure notificate al loro principale destinatario. (...) non so se la decisione di Bergoglio risultasse espressamente motivata. Certamente sarebbe espressione di mera autocrazia stabilire l’esclusione dal conclave senza neppure spiegarne le ragioni: un atto lesivo della dignità di Becciu, anzitutto come uomo. Non si può immaginare questo atto di arbitrio da parte del Papa che si è proclamato araldo della misericordia. D’altro canto, se le ragioni esplicitate dovessero essere state quelle che spinsero probabilmente il Papa a imporre a Becciu «la rinuncia ai diritti connessi al cardinalato» e per le quali è stato condannato dal Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, si vulnererebbe la presunzione di innocenza e si anticiperebbe la condanna definitiva senza assicurargli il diritto di difesa e quello al giusto processo, garantiti dal diritto divino.»
Procès Becciu: Les mystères d'une messagerie, in «Golias», 1° maggio 2025.
Luisella Scrosati, Rispettare il diritto per garantire la giustizia ed evitare l'assolutismo, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 2 maggio 2025. «Che Francesco sia più volte entrato in conflitto con la giustizia, con quel dare a ciascuno il suo che struttura la vita di ogni compagine sociale, inclusa la Chiesa, è piuttosto evidente nel caso del processo che ha coinvolto il cardinale Angelo Becciu; il Papa non si è fatto alcun problema a cambiare le regole del gioco a processo iniziato, infilando ben quattro rescripta, come se nulla fosse. Al cardinale sardo, colpevole o innocente che sia, non è stato concesso un trattamento equo, rispettoso della sua dignità di uomo e di principe della Chiesa. Anomalie che sollevano più di un dubbio circa la legittimità del processo ed allontanano pericolosamente la giustizia vaticana dai parametri internazionali, trasformando la sovranità della Città del Vaticano in un’oscura eccezione giustizialista.»
Esclusivo: ingannarono papa Francesco? L'accusa shock di Becciu, in «FL web», 2 maggio 2025.
Angelo Di Natale, Papa Francesco, gigante politico fuori dalla sua Chiesa, ma incapace all'interno di distinguere il bene dal male, in «In Sicilia Report», 2 maggio 2025. Ahimé, la verità brucia!
Vaticano, Alta Corte inglese condanna Santa Sede a pagare oltre 4 milioni euro al finanziere Raffaele Mincione, in «Il Messaggero», 2 maggio 2025. LA PROVVIDENZA HA TEMPI TUTTI SUOI: PROVVIDENZIALI! OGGI UNA BOMBA DA LONDRA: LA SEGRETERIA DI STATO DEL VATICANO È CONDANNATA A RIMBORSARE RAFFAELE MINCIONE – COIMPUTATO DEL CARD. BECCIU NEL "PROCESSO DEL SECOLO" – CON OLTRE 4 MILIONI DI EURO, A TITOLO DI PARZIALE RIMBORSO IN QUANTO INGIUSTAMENTE ACCUSATO DI DISONESTÀ, FRODE E COSPIRAZIONE DA PARTE DI ALTI FUNZIONARI DELLA SANTA SEDE! INSOMMA: 1) LA GIUSTIZIA VATICANA – ALESSANDRO DIDDI E CO. – MENTIVA! 2) LA STAMPA (FILO)VATICANA – "VATICAN NEWS", ANDREA TORNIELLI, "OSSERVATORE ROMANO", "MARIA ANTONIETTA CALABRÒ" ECC. – MENTIVA! 3) LA CONSEGUENZA LOGICA È CHE BECCIU NON POTEVA ESSERE IN COMBUTTA CON MINCIONE, E QUINDI È INNOCENTE PURE LUI! 4) UNA VERGOGNA COLOSSALE PER LA CHIESA CATTOLICA (O PER I SUOI VERTICI)! 5) AH, CHE PECCATO CHE IL CARD. BECCIU – VITTIMA COME MINCIONE DELLA MALAGIUSTIZIA VATICANA E LA CUI INNOCENZA RISULTA SEMPRE PIÙ EVIDENTE – NON SIA CITTADINO BRITANNICO, ALTRIMENTI NE VEDREMMO DELLE BELLE!














































