Clicca sulla casella che ti interessa

Clicca sulla casella che ti interessa
Sul sistema giudiziario vaticano (sedicesima parte) >>> per la parte precedente clicca qui
«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).
Maximus Ali Perajaka, Kardinal Becciu Sebut Bukti Baru Menunjukkan Pelanggaran dalam ‘Persidangan Vatikan Abad Ini', in «Katolikku», 17 aprile 2025. Perfino in Indonesia l'hanno capito!
Vittorio Feltri, Quel che non si dice su Becciu, in «Il Giornale», 18 aprile 2025. APPELLO A PAPA FRANCESCO PER IL VENERDÌ SANTO: UN INNOCENTE CROCIFISSO BASTA. «Ci sono frasi che valgono come quelle che nei gialli si chiamano "pistole fumanti". Ecco alcuni messaggi. Scrive Chaouqui: "Se viene fuori che eravamo tutti d'accordo è la fine" (tutti: cioè le due donne e Diddi e la gendarmeria). Scandalizzata dalla immoralità di questa conduzione delle indagini, la Ciferri scrive al vescovo Parra, numero 3 del Vaticano, forse per farsi assolvere: «(La Chaouqui) conosce tutti i dettagli dell'inchiesta vaticana. Da chi, e come attinge queste informazioni sensibili? (...) La sostanza è questa. Il processo è marcio. (...) mi rivolgo al Papa. Non conosco indirizzo più umano di questo. Oggi è il Venerdì Santo: ne basta uno di Cristo in croce. Santo Padre, lei che può, stacchi i chiodi, e tiri giù da quel legno il cardinale Becciu. In questi giornni è diventato chiaro come il sole che c'è stata una macchinazione, di cui anche Lei è stato vittima, inducendola ad applicare una cocifissione preventiva, tanto le prove le parvero inequivocabili. (...) I giornalisti – e i vaticanisti non sono da meno – si conformarono alla regola aurea della sopravvivenza dei mediocri: dar ragione all'accusatore. (...) La prego perciò (...) di eliminare con atto sovrano – un colpo secco di bisturi – questo tumore che è cresciuto in Vaticano a colpi di intrigo. Tiri giù Becciu dalla croce.» Anche online.
Salvatore Izzo, Caso Becciu. Un'indagine costruita a tavolino su falsità per uccidere senza spargimento di sangue un innocente e con lui la credibilità della Santa Sede, in «Faro di Roma», 18 aprile 2025. IL DIAVOLO FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI «Nelle chat di Genoveffa Ciferri, l’amica e protettrice di mons. Perlasca, secretate al processo vaticano sui fondi della Segreteria di Stato e pubblicate in questi giorni dal quotidiano Domani, ce n’è una che smaschera nelle poche righe di un messaggino watshapp la congiura orchestrata ai danni del card. Giovanni Angelo Becciu, ingiustamente condannato per un peculato che non c’è stato, e del Papa, tratto in inganno sul suo conto attraverso una ben orchestrata strategia di camuffamento della verità (di cui in parte è stato vittima pire Perlasca, il quale riteneva che le false accuse gli fossero suggerite da un anziano magistrato, che invece era la signora Chaouqui). (...) Emerge dunque una verità sconcertante: un pm e due persone estranee al processo che si mettono d’accordo su come addestrare il supertestimone dell’accusa. E a imbeccare le due donne, secondo i legali di Mincione guidati da Gian Domenico Caiazza, Andrea Zappalà, Ester Molinaro e Claudio Urciuoli che hanno ottenuto la chat della Ciferri sarebbe stato lo stesso Diddi. (...) Non va dimenticato che Papa Francesco ha paragonato più volte la calunnia e il pettegolezzo all’omicidio, soprattutto nelle sue omelie mattutine a Santa Marta e in varie udienze generali. (...) “La calunnia è un colpo basso, è dire il falso per rovinare il prossimo. […] È un peccato gravissimo, è omicidio.”» IL CULMINE DELL'IPOCRISIA NELLA "GIUSTIZIA" VATICANA. E DANNI INCOMMENSURABILI. Anche in spagnolo.
Luis Badilla e Robert Calvaresi, Card. Becciu, "chat omissate smascherano macchinazione ai miei danni. Il tempo dell'inganno è finito”. Le macchinazioni sporche nel processo contro il card. Becciu, in «Osservazioni casuali», 64, 12-19 aprile 2025. «... evidenzia e dimostra quanto la cosiddetta grande stampa – che a volte con ironia si apostrofa con l'espressione "i giornaloni" – sia, probabilmente a sua insaputa (tutto da verificare però) parte del trappolone o complotto contro il cardinale Angelo G. Becciu. È accaduto dal primo giorno, da quando il Papa defenestrò il porporato nel giro di mezz'ora, e alcuni Telegiornali delle ore 20 avevano la notizia con anticipo. Come con largo anticipo la rivista "L'Espresso", diretta da Marco Da Milano, parte dell'operazione e le menzogne di Massimiliano Coccia, orchestrarono il carnevale mediatico per condannare il card. Becciu prima di un processo. Per questa stampa, la sentenza, era quanto trapelava dal Vaticano. Una qualche domanda, un dubbio, una perplessità, una contro indagine? No. Secondo questa visione era tutto chiaro e definitivo. Ora questa medesima stampa tace, fa finta, sdrammatizza, ignora. Insomma, ancora una volta, con astuzia, si manipola la verità dei fatti usando il silenzio o altri pretesti. Forse si aspettano ancora ordini dall'alto, per far funzionare il proprio cervello.» Luis Badilla e Robert Calvaresi dicono pane al pane e vino al vino, papale papale.
D.L.V. e D.P., Vaticano. Processi pilotati e millantatrici che aleggiano attorno al Papa, in «Silere non possum», 19 aprile 2025. «Tra le decisioni più discutibili prese da Papa Francesco nei primi mesi, spicca quella di affidare un incarico delicatissimo a una donna priva di competenze e rivelatasi una millantatrice: la calabrese Francesca Immacolata Chaouqui. Quest’ultima è stata condannata per reati gravissimi dal Tribunale dello Stato Vaticano. La sentenza fu emessa sotto la presidenza del Dott. Giuseppe Dalla Torre – un magistrato di ben altro spessore rispetto a figure come Pignatone – e risultò così solida e inequivocabile da non essere nemmeno appellata da alcuna delle parti coinvolte. In un messaggio inviato su Facebook al cardinale Angelo Becciu, Francesca Immacolata Chaouqui dichiarava di essere amica di Domenico Giani e Stefano De Santis. Si tratta di una lunga serie di messaggi, dal tono insistente e persecutorio, attraverso i quali la Chaouqui – già condannata in via definitiva – tentava disperatamente di ottenere la Grazia dal Papa per le sue gravissime azioni ai danni del Papa. Nel corso degli anni, Chaouqui si è distinta per una costante sete di visibilità e potere. Ha spesso millantato contatti e relazioni che nella realtà non possedeva, rappresentando uno dei tanti esempi di chi ambisce a entrare nei circuiti vaticani non per vocazione, ma per puro desiderio di affermazione personale. (...) È bene chiarire che oggi non ha più accesso a Casa Santa Marta, ma grazie all’appoggio di uomini come Stefano De Santis, Alessandro Diddi e altri, ha continuato a ricevere informazioni riservate, dando l’impressione di avere un ruolo che in realtà non le spetta. (...) Le conversazioni che pubblichiamo oggi in esclusiva (...) mostrano chiaramente come la Chaouqui abbia mentito anche durante la sua audizione in aula. Una falsità grave, che costituisce un reato e che il Tribunale non potrà ignorare. (...) Papa Francesco è perfettamente consapevole che Francesca Immacolata Chaouqui rappresenta un problema serio. Le sue azioni hanno arrecato danni non solo all’istituzione, ma anche alla sua stessa figura. Tuttavia, nonostante ne conoscesse la pericolosità, l’ha comunque utilizzata per liberarsi di una figura che ormai considerava scomoda. La rabbia della Chaouqui nei confronti del cardinale Angelo Becciu ha raggiunto livelli patologici. La sua è un’ostilità viscerale, carica di rancore. Ricorda la reazione immatura di chi, una volta ottenuto il “giocattolo”, non tollera di vederselo sottratto. Essere stata scoperta, processata e condannata è stato per lei uno smacco intollerabile, una ferita al suo ego. (...) Da anni, Chaouqui utilizza la minaccia e il ricatto come strumenti di pressione. Fa continui riferimenti a presunte rivelazioni, sostiene di sapere molto più di quanto realmente sappia, e costruisce attorno a sé un’aura di potere fondata su illusioni e intimidazioni. I giornali continuano a chiamarla “la papessa” ma il termine corretto è “la millantatrice”. (...) Durante il processo svoltosi in Vaticano, è emerso un fatto di straordinaria gravità: Alessandro Diddi, Promotore di Giustizia, risultava coinvolto nella vicenda su cui egli stesso era chiamato a indagare. Una circostanza che, alla luce del codice di procedura penale che lui non ha mai studiato, avrebbe dovuto comportare la sua immediata ricusazione e la nomina di un sostituto. (...) a muovere i fili, dietro le quinte, c’era ancora una volta Francesca Immacolata Chaouqui. Nelle sue chat, arriva persino a promettere che Perlasca non avrebbe subito alcuna conseguenza legale. (...) Dai messaggi che ora rendiamo pubblici, risulta evidente che Stefano De Santis e Alessandro Diddi condividevano informazioni riservate con Francesca Immacolata Chaouqui. A confermarlo è il fatto che Chaouqui anticipava sistematicamente a Genoveffa Ciferri le mosse del Promotore di Giustizia, al punto che la stessa, preoccupata, scrisse in una chat: “Se viene fuori che eravamo tutti d’accordo, è la fine.” Gli atti di cui parliamo erano stati secretati proprio da Alessandro Diddi, il Promotore di Giustizia coinvolto direttamente nella vicenda. Una decisione gravissima, che solleva interrogativi urgenti: com’è possibile che il Tribunale vaticano abbia consentito tutto questo? Com’è possibile che un promotore possa secretare atti, fingendo di aver avviato un procedimento di cui, a distanza di tempo, non si conosce ancora nulla? E, soprattutto: chi starebbe conducendo le indagini in questo presunto procedimento? Ancora Diddi? Dunque, l’indagato indaga su sé stesso? O forse le indagini sono in mano a Stefano De Santis, lo stesso che ha passato documenti riservati a Francesca Immacolata Chaouqui? Poiché sembra che Alessandro Diddi abbia dimenticato cosa significhi essere un pubblico ufficiale, glielo ricordiamo: il Promotore di Giustizia vaticano lo è a tutti gli effetti. Se un pubblico ufficiale condivide atti di un’indagine delicatissima con una millantatrice o con una giornalista di cui presenta i libri, oppure – peggio ancora – li consegna a un settimanale come L’Espresso, siamo davanti a un reato di estrema gravità. (...) Eppure, da quando la stampa ha iniziato a sollevare domande su questo caso, Diddi ha scelto il silenzio – un atteggiamento in netto contrasto con la sua consueta prontezza nel rilasciare dichiarazioni contro tutto e tutti. La Sala Stampa della Santa Sede, da parte sua, si è trincerata in un mutismo assordante. Nel piccolo Stato vaticano, le voci però non si fermano. Anche Vatican News e l’intera macchina “non comunicativa” di Piazza Pia restano muti, nonostante la portata senza precedenti di quanto sta accadendo. Stupisce, in particolare, il silenzio di Andrea Tornielli (...). Non dimentichiamo che fu proprio lui, forte delle sue “profonde competenze giuridiche”, a definire quello di Sloane Avenue “un processo giusto”. Ora però le alternative sono due: o Alessandro Diddi si dimette immediatamente, oppure si apre una fase che porterà seri grattacapo. Chiunque abbia un procedimento penale in corso in Vaticano non può più essere costretto a subire questo teatrino da processo kafkiano.» Si aggiunga che anche l'inchiesta che, correndo precipitevolissimevolmente da Raffaele Cantone a Perugia (per tappare una falla?), Diddi afferma di aver aperto a proposito dell'operazione di spionaggio e dossieraggio illecito (Striano, Laudati e co.), puzza terribilmente di messinscena: anche lì Diddi finge di indagare su se stesso?
Ivo Pincara, Le chat depositate all'ONU e rese note da Domani sono l'equivalente di una bomba atomica. I grandi giornali e i telegiornali tacciono. La Santa Sede tace, in «Korazym», 19 aprile 2025. GLI OMISSIS E IL GRAVISSIMO PECCATO DI OMISSIONE. Quello del Vaticano – e dei "giornaloni" – è un silenzio vile o un silenzio complice? Don Abbondio, don Rodrigo o Azzeccagarbugli? Oh, cadranno i sepolcri e grideranno le pietre!
Giovanni Maria Vian, Un populista sul trono di Pietro: le riforme di Bergoglio rimangono incompiute, in «Domani», 21 aprile 2025. «Papa Francesco lascia una chiesa polarizzata. Il suo pontificato è stato segnato da uno stile di governo solitario e autocratico. Portando all’estremo l’esercizio assoluto del potere papale cresciuto nei secoli, ha reso indispensabile e urgente una riforma del papato. (...) Approfittando di questo contesto indubbiamente critico il papa ha perseguito lo svuotamento del potere e dell’autonomia finanziaria della Segreteria di stato, organismo che dal 1967, anno dell’importante riforma curiale di Paolo Vi era il vero cuore della curia romana, ridisegnata invece in modo confuso dagli uomini di Francesco. Questo è anche lo scenario del cosiddetto processo contro il cardinale Angelo Becciu, durante il quale il pontefice è intervenuto con ben quattro provvedimenti (tecnicamente detti rescripta) per modificare il quadro legislativo del processo stesso. Questo uso di fatto politico della giustizia civile vaticana ha suscitato molte critiche internazionali e quelle di due cardinali anziani, ma di primissimo piano e di orientamenti diversi tra loro: il giurista spagnolo Julián Herranz e il teologo tedesco Walter Kasper. Anche perché nella storia quasi centenaria del piccolo stato vaticano – dove è ignorata la divisione dei poteri che risale a Montesquieu – l’attività del tribunale era stata prudentemente sempre poco praticata.»
Andrea Gagliarducci, Pope Francis, five paradoxes of this pontificate, in «MondayVatican», 21 aprile 2025. «Papa Francesco non è andato alla periferia. Ha creato un nuovo centro. Qui sta il primo grande paradosso. La sua lotta contro la corte papale, contro quello che considerava lo stato profondo del Vaticano, lo portò a creare un sistema diverso, parallelo e ugualmente profondo, con la differenza che il sistema intorno a Papa Francesco, liberato dalle regole di formalità e istituzionalità, era meno trasparente di quello precedente. Papa Francesco fu, in qualche modo, una vittima della sua riforma e una vittima degli uomini che scelse per portarla avanti. (...) A pensarci bene, vittima probabilmente non è la parola giusta. Papa Francesco lo ha dimostrato con i significativi processi vaticani: visibile e quasi umiliante nei casi che coinvolgono persone che non avevano più la sua fiducia, come quello sulla gestione dei fondi in Vaticano, che ha coinvolto il cardinale Becciu, o quello che coinvolge il cardinale Cipriani Thorne, arcivescovo emerito di Lima; invisibile e per niente trasparente in quelli che coinvolgono persone che avevano la sua fiducia, o almeno la sua stima - gli ultimi, più sensazionali casi, hanno coinvolto p. Marko Rupnik e l'arcivescovo Zanchetta, entrambi protetti e persino perdonati anche quando tutto ha dimostrato il contrario. Nel pontificato di Papa Francesco, tutto era asimmetrico perché tutto è stato in qualche modo deciso sul posto. È il modello della riforma in corso: prima c'è stata l'era delle commissioni, poi l'era del motu proprio e poi l'era degli aggiustamenti del motu proprio...» Anche in italiano.
Sante Cavalleri, Papa Francesco sarà esposto in San Pietro mercoledì quindi a bara già chiusa. Cardinali potranno riammettere Becciu al Conclave, in «Faro di Roma», 21 aprile 2025. «In tema di Congregazioni Generali, già nella prima riunione il cardinale Giovanni Angelo Becciu potrà essere ammesso al Conclave in quanto sono emerse prove di una congiura ai suoi danni.»
Morto Papa Francesco, Becciu: "Ora è nella luce e conosce la verità dei fatti", in «ADNkronos», 21 aprile 2025. «Non posso nascondere che il cambiamento repentino del suo giudizio nei miei confronti, con le note conseguenze che ne derivarono, hanno provocato in me un dolore immenso che ho cercato di accettare come una prova del Signore – dice Becciu – Mi consola aver tenuto, malgrado tutto, il rapporto che si addice a chi, ricevendo il cardinalato, ha giurato di dare la propria vita per il Papa. Ora egli è nella luce e conosce la verità dei fatti. Mi unisco a tutta la Chiesa nell’elevare preghiere di suffragio a Dio per la sua anima.» Così soffre e vive un cristiano, anche quando rivive in sé la passione di Gesù.
Becciu: «Sconcerto per la morte del Papa, con Francesco sempre collaborazione leale», in «L'Unione Sarda», 21 aprile 2025. Anche in tedesco. E in inglese.
Andrea Gagliarducci, Conclave, l'ombra di Becciu sul voto: l'incognita del suo ingresso, in «Il Messaggero», 22 aprile 2025. «Giovanni Paolo II ha confermato la disposizione per cui nessun cardinale elettore può essere escluso dall’elezione sia attiva sia passiva per nessun motivo o pretesto. La norma intende – spiega Boni – "evitare risolutamente che si presentino occasioni di scisma e discordie in un momento così delicato nella vita della Chiesa, vulnerabile perché priva del suo capo". E, dunque, "sicuramente la pena temporale inflitta a Becciu dalla sentenza di primo grado non può in alcun modo essere invocata per impedirgli di entrare in conclave". A maggior ragione se si considera che "la condanna di Becciu potrebbe cadere in sede di appello, dimostrando l’inconsistenza di tutte le accuse che gli sono state addebitate; e, in tal caso, risalterebbe patente come egli sarebbe stato vittima di un grave abuso al quale andrebbe immediatamente posto rimedio per restaurare la giustizia violata".»
Jean-Baptiste Noé, François, le dernier des péronistes, in «Conflicts», 22 aprile 2025. «... des procès sans respect des normes juridiques, dont celui du cardinal Becciu est le plus emblématique.»
Andrea Riccardi, Ignazio Ingrao, Massimo Franco, Gian Franco Svidercoschi e Antonio Spadaro, ospiti di Bruno Vespa a «Porta a Porta», Rai1, 21 aprile 2025. «Il Papa gli ha tolto i diritti del cadinalato. Ma il voto è un dovere o un diritto?»
Papa: Becciu, 'intatte le mie prerogative', in «Ansa», 22 aprile 2025.
Conclave, il cardinale Becciu: «Ho il diritto di votare». Ma non risulta nell'elenco degli elettori, in «Il Messaggero», 22 aprile 2025. «Secondo quanto risulta, già a febbraio due importanti canonisti avrebbero sollecitato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, affinché chiedesse una decisione scritta al Papa sui diritti cardinalizi di Becciu. Parolin avrebbe scelto di non intervenire, sostenendo che "il Papa sa bene come procedere".»
Felice Manti, Becciu in Conclave? Ecco perché votare è un suo diritto, in «Il Giornale», 22 aprile 2025. «Al di là della sua innocenza, da sempre professata e confermata dalla macchinazione ai suoi danni emersa dalla pubblicazione delle chat tra i suoi accusatori ("Se scoprono che siamo d’accordo il processo salta"), la parola fine spetta alla stessa congregazione generale.»
Giovanni Maria Vian, Verso il conclave. I cardinali alle prese con il caso becciu, in «Domani», 23 aprile 2025. «Solo successivamente è stato aperto il processo, ora al centro di una severa "analisi critica" in libro di grande interesse – innanzi tutto per il collegio cardinalizio, ma non solo – scritto dai tre giuristi Geraldina Boni, Manuel Ganarin e Alberto Tomer (Il «processo Becciu», Marietti1820). Si è così potuto parlare di una condanna preventiva del prelato sardo, sottoposto a giudizio insieme ad altri, tanto che più correttamente bisognerebbe parlare di processo di Londra. Becciu è stato poi condannato in primo grado, ma con accuse non provate in modo convincente e nel corso di un procedimento nel quale il papa è intervenuto personalmente – con un esercizio senza precedenti dei suoi poteri assoluti anche come capo di stato – firmando quattro provvedimenti per spianare la strada all’accusa. Processo che è stato contrassegnato da vicende clamorose documentate con puntualità da un sito svizzero (www.andreapaganini.ch/CASO_BECCIU.html) e di recente da questo giornale. Suscitando così critiche soprattutto in ambito internazionale ma anche all’interno della curia romana. Con franchezza era intervenuto un giurista autorevole, il novantacinquenne cardinale Julián Herranz, importante esponente dell’Opus Dei, con un appunto consegnato allo stesso pontefice già il 4 dicembre 2020 e che si può leggere anche in italiano nel suo Due papi (Piemme). La pubblicazione del breve testo è stata poi autorizzata dallo stesso papa Francesco, che del libro ha voluto scrivere personalmente – a differenza di tanti altri testi, solo approvati e firmati – la prefazione. A proposito del cardinale Becciu il suo confratello spagnolo ha scritto una frase rivelatrice, e cioè che la sua rinuncia era relativa ai suoi «diritti, ma non ai suoi doveri», tra i quali il principale riguarda proprio l’elezione del papa. Da ieri intanto il prelato sardo alle congregazioni generali sta partecipando. Ma Becciu entrerà in conclave?»
D.M.T., I cardinali: "Mai più un sud americano". La fabbrica delle fake news vaticane, in «Silere non possum», 23 aprile 2025. DA LEGGERE, CON ATTENZIONE, QUESTO ARTICOLO. Ormai la maschera è caduta, signori Calabrò, Coccia, Diddi, Chaouqui, Perlasca, Pignatone, Ciferri e co.! (ps: io però amo i latinoamericani)
Alberto Melloni, Il rito del conclave, il mistero e lo Spirito Santo (che ha già deciso), in «Corriere della Sera», 23 aprile 2025. «... la Chiesa cattolica non è pensabile senza il suo sistema di norme, di cui deve continuamente imparare a fidarsi (ma non troppo) e a diffidare (senza esagerare). La loro grigia pesantezza istituzionale, infatti, può affumicare il seme evangelico; ma senza il loro guardrail perfino il ministero di unità del Papa può diventare spaesato arbitrio. Le Norme conclavarie setacciate dal tempo, nella fattispecie, sono preziose perché pensate fuori dall’attualità. Come quelle che ammettono in Conclave anche un cardinale scomunicato; e che dunque oggi non esonerano Angelo Becciu dal voto. Dato che il Papa non gli ha tolto la berretta (come fece Pio XI col cardinale Billot) gli tocca adempiere in Conclave un dovere, molto più forte di rivendicazioni buone o bislacche di diritti.»
Alberto Vacca, Il cardinale Becciu e il Conclave: il diritto sospeso che può decidere il futuro del papato. Un interrogativo che scuote la Chiesa: Becciu potrà votare il nuovo papa?, in «La Provincia del Sulcis Iglesiente», 23 aprile 2025. «Nel diritto canonico, la partecipazione al conclave non è facoltativa, ma obbligatoria: è un diritto-dovere dei cardinali sotto gli 80 anni. Lo dice la Universi Dominici Gregis, all’art. 33: «Il diritto di eleggere il Romano Pontefice spetta unicamente ai Cardinali di Santa Romana Chiesa […]». Il verbo «spetta» non è scelto a caso. In ambito giuridico canonico (e non solo), «spettare» indica un diritto che è proprio, esclusivo, e non rinunciabile senza giusta causa. Ma in ambito ecclesiale, ciò che «spetta» non è solo una facoltà da esercitare a piacimento: è anche un dovere verso la Chiesa, un obbligo, perché collegato direttamente al bene supremo della comunità ecclesiale, cioè l’elezione del nuovo pontefice. In questo senso, partecipare al conclave non è semplicemente un diritto personale del cardinale, ma un atto dovuto in quanto membro del Collegio cardinalizio, e parte integrante della funzione ecclesiale affidatagli dal papa al momento della sua creazione cardinalizia. A rafforzare questa interpretazione interviene l’art. 35 della stessa costituzione: «Nessun Cardinale elettore potrà essere escluso dall’elezione sia attiva che passiva per nessun motivo o pretesto […]».
Alberto Vacca, Il cardinale Becciu e il Conclave: il diritto sospeso che può decidere il futuro del papato. Un interrogativo che scuote la Chiesa: Becciu potrà votare il nuovo papa?, in «La Provincia del Sulcis Iglesiente», 23 aprile 2025. «Nel diritto canonico, la partecipazione al conclave non è facoltativa, ma obbligatoria: è un diritto-dovere dei cardinali sotto gli 80 anni. Lo dice la Universi Dominici Gregis, all’art. 33: «Il diritto di eleggere il Romano Pontefice spetta unicamente ai Cardinali di Santa Romana Chiesa […]». Il verbo «spetta» non è scelto a caso. In ambito giuridico canonico (e non solo), «spettare» indica un diritto che è proprio, esclusivo, e non rinunciabile senza giusta causa. Ma in ambito ecclesiale, ciò che «spetta» non è solo una facoltà da esercitare a piacimento: è anche un dovere verso la Chiesa, un obbligo, perché collegato direttamente al bene supremo della comunità ecclesiale, cioè l’elezione del nuovo pontefice. In questo senso, partecipare al conclave non è semplicemente un diritto personale del cardinale, ma un atto dovuto in quanto membro del Collegio cardinalizio, e parte integrante della funzione ecclesiale affidatagli dal papa al momento della sua creazione cardinalizia. A rafforzare questa interpretazione interviene l’art. 35 della stessa costituzione: «Nessun Cardinale elettore potrà essere escluso dall’elezione sia attiva che passiva per nessun motivo o pretesto […]» (...) se Becciu venisse escluso ingiustamente, e in seguito assolto, l’intero conclave potrebbe essere nullo. (...) La Chiesa è spirituale, sì, ma è anche istituzione visibile e giuridica, e ha bisogno di atti chiari, scritti, coerenti. (...) Nel 1559, il cardinale Giovanni Morone – accusato di eresia e incarcerato – fu liberato e ammesso al conclave con il voto favorevole dei cardinali. Quel conclave elesse papa Pio IV. Un precedente storico che mostra come la collegialità può risolvere conflitti senza ledere la comunione.»
Maria d'Arienzo, Un nuovo "caso Becciu" scombussola il prossimo conclave, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 24 aprile 2025. «Su tali aspetti si dovrà pronunciare la Congregazione generale, che, dunque, potrebbe anche orientarsi verso l’ammissione di Becciu al conclave anche in considerazione della circostanza che la sentenza di condanna del Tribunale vaticano è di primo grado e vige nell’ordinamento vaticano il principio della presunzione di innocenza sancito dall’art. 350 bis del codice di procedura penale vaticano introdotto dall’art. 35 della Legge vaticana n. IX dell’11 luglio 2013. La scelta di ammettere Becciu, inoltre, potrebbe assumere particolare valore simbolico durante l’anno giubilare in corso, chiamato, come si evince dalla stessa bolla d’indizione Spes non confundit, a permettere a tutti di «scoprire quanto sia illimitata la misericordia di Dio».
Antonino D'Anna, Becciu, colpo di scena: i cardinale escluso da Bergoglio potrà votare per eleggere il nuovo Papa, in «Affari Italiani», 23 aprile 2025. «Becciu può votare, le norme canoniche glielo permettono dal momento che ha mantenuto il ruolo cardinalizio e perché del resto Jorge Mario Bergoglio non ha mai preso un provvedimento definitivo su di lui, facendolo anzi partecipare a incontri pubblici e concistori.»
Caterina Maniaci, Il documento dei cardinali che già pensavano al successore di Francesco, in «Libero», 24 aprile 2025. «È stato rimosso dal suo incarico senza prova. Mai giustizia.» «Anche il testo di Pell cita il caso Becciu: il prelato sardo non sarebbe stato trattato con giustizia.»
Giammaria Lavena, Conclave: le tensioni fra Parolin e Becciu pongono quesiti. Cosa succede? Scenari e precedenti, in «SardegnaLive», 24 aprile 2025. «Di recente, le rivelazioni pubblicate dal quotidiano Domani, il 14 aprile 2025, riguardanti nuove intercettazioni e chat inedite nel caso giudiziario che coinvolge il cardinale, gettano nuovi interrogativi sulla vicenda. Queste conversazioni, precedentemente omesse dai magistrati vaticani, sollevano infatti dubbi sulla trasparenza dell'indagine e sulla legittimità delle accuse mosse contro Becciu. Le conversazioni pubblicate includono messaggi tra Francesca Immacolata Chaouqui, lobbista coinvolta nel caso, e Genoveffa Ciferri, collaboratrice di monsignor Alberto Perlasca. In uno dei messaggi, Chaouqui scrive: “Se scoprono che eravamo tutti d’accordo è finita”, suggerendo una possibile concertazione tra le parti coinvolte nell'inchiesta. Altri messaggi rivelano dettagli riservati sull'inchiesta e sugli interrogatori, precedentemente non divulgati. Il cardinale Becciu ha definito queste rivelazioni come la conferma di una "macchinazione" ai suoi danni, denunciando un'indagine "costruita su falsità". Ha sottolineato che tali conversazioni avrebbero dovuto essere rese pubbliche durante il processo e ha annunciato l'intenzione di intraprendere azioni legali per fare luce su queste condotte. Un nuovo tassello sull'imponente vicenda giudiziaria che nei prossimi mesi scriverà nuove pagine: dagli sviluppi sul contrasto pe r il Conclave al processo d'appello previsto per il 22 settembre.»
Massimiliano Piga, Il caso Becciu e la questione della partecipazione al Conclave del 2005: un'analisi canonica e giuridica, in «Gazzetta Sarda», 24 aprile 2025. «Tuttavia, il processo d’appello in corso e le recenti rivelazioni su presunte irregolarità investigative potrebbero influenzare la percezione della sua innocenza o colpevolezza. Le chat tra Francesca Chaouqui e Genoveffa Ciferri, emerse nel 2025, hanno gettato ombre sul processo originale, suggerendo un coordinamento tra accusatori e il promotore di giustizia Alessandro Diddi. Becciu ha denunciato una “macchinazione ai suoi danni”, annunciando ricorsi internazionali per violazione dei diritti umani. Se tali accuse venissero validate, potrebbero riaprire il caso e, ipoteticamente, portare a una revisione dello status cardinalizio. (...) La sua esclusione dal Conclave, sebbene giuridicamente solida, solleva interrogativi sulla trasparenza dei processi decisionali vaticani e sul bilanciamento tra presunzione di innocenza e reputazione istituzionale.»
Antonino D'Anna, Papa Francesco, la verità dietro il cardinale Becciu. L'esperto: "Voterà al Conclave, ecco perché", in «Affari Italiani», 24 aprile 2025. «E siccome Papa Francesco, prima della sua morte, non ha preso provvedimenti definitivi contro Becciu (che anzi è stato da lui ammesso ai Concistori, alle riunioni cioè in cui il Papa crea nuovi cardinali o discute con loro i problemi della Chiesa), saranno i confratelli, le altre eminenze che stanno arrivando a Roma in questi giorni, a sciogliere il nodo della partecipazione di Becciu. (...) La conferma del titolo sembra però attestare la sua perdurante appartenenza al Collegio cardinalizio, che si evince anche dalla successiva ammissione, disposta dallo stesso Papa Francesco, del Card. Becciu ai Concistori (assemblee di cardinali) e a solenni celebrazioni liturgiche presiedute dal pontefice. Se ne può desumere che la rinuncia ai diritti connessi al cardinalato, oggetto di tale comunicazione, vale tutt’al più per i diritti o prerogative individuali, non per quelli connessi alla sua qualità di membro del Collegio cardinalizio, diversamente non avrebbe senso avergli confermato il titolo cardinalizio. E il principale compito del Collegio cardinalizio, non mero diritto dei singoli Cardinali ma del Collegio nella sua interezza, è l’elezione del Pontefice, oltre al governo della Chiesa universale sede vacante. Sarebbe un grave precedente se una sentenza del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano avesse forza di precludere ad un Cardinale l’esercizio dei suoi diritti come membro del Collegio cardinalizio, che è un organo costituzionale della Chiesa universale, non dello Stato vaticano. (...) Da ultimo, va ricordato che Giovanni Paolo II, nella costituzione apostolica Universi Dominici gregis che tuttora regola il Conclave, ha confermato la disposizione, risalente nei secoli, per la quale nessun cardinale elettore potrà essere escluso dall’elezione sia attiva sia passiva per nessun motivo o pretesto (n. 35)». SI ESPRIMONO ANCHE GLI ESPERTI DI DIRITTO CANONICO: PAOLO CAVANA.
Giovanni Maria Vian, Conclave, giallo su Becciu: spuntano le lettere del papa, in «Domani», 25 aprile 2025. «Nel 2020 vengono presentate al pontefice accuse di peculato nei confronti di Becciu, che in un’udienza di lavoro con Bergoglio viene drammaticamente privato dei diritti connessi al cardinalato. La clamorosa decisione papale precede di quasi un anno l’inizio di un complicato e lungo processo davanti al tribunale dello stato vaticano che riguarda anche una decina di persone per un investimento immobiliare londinese. Si tratta di una misura senza precedenti nei confronti del cardinale, che lo storico Alberto Melloni – certo non ostile al pontefice scomparso e ora autore di un libro delle elezioni papali (Marietti1820) – ha definito abrasivamente «crocifissione preventiva». Alla fine nel 2023 arriva per Becciu la condanna in primo grado a cinque anni e mezzo. Ma dopo un procedimento tortuoso molto criticato, come mostra con ricchezza di elementi e argomentazioni il libro, appena uscito, dei giuristi Geraldina Boni, Manuel Ganarin e Alberto Tomer (Marietti1820), e come risulta da un sito svizzer (https://www.andreapaganini.ch/CASO_BECCIU.html) che segue sin dall’inizio il caso Becciu raccogliendo centinaia di articoli. Nel frattempo il prelato, che è in attesa del processo di appello, era stato tuttavia invitato da papa Francesco a partecipare a liturgie e cerimonie come gli altri cardinali. (...) Becciu sta partecipando sin dall’inizio alle congregazioni generali e il suo caso è esploso per la sua richiesta di entrare in conclave come elettore. Da due diverse fonti risulta che in un primo tempo il decano del collegio, il novantunenne bresciano Giovanni Battista Re, non avendo disposizioni scritte da parte del pontefice defunto, gli avrebbe detto di essere favorevole. Secondo queste notizie, nelle ore successive Re, curiale di lunga esperienza che ha il compito di condurre le congregazioni generali, avrebbe incontrato il collega statunitense di origini irlandesi Kevin Joseph Farrell, che per un ventennio è stato membro dei legionari di Cristo. Il settantasettenne prelato – che ricopre il ruolo antichissimo di camerlengo di Santa romana chiesa e in questa veste presiede alla sede vacante – avrebbe comunicato al cardinale decano la volontà di papa Francesco, espressagli tempo fa soltanto a voce, che Becciu non entrasse in conclave. A questo punto le due fonti riferiscono che Re avrebbe chiesto al collega sardo un passo indietro. Becciu però gli avrebbe detto di non essere disposto a farlo. Poi in congregazione generale, informazioni su questo nodo sarebbero state chieste da un cardinale e il decano avrebbe risposto che c’era un accordo tra lui e il prelato sardo. Immediatamente il cardinale Becciu avrebbe replicato, esponendo punto per punto i fatti e confermando l’intenzione di non rinunciare al suo dovere di eleggere il papa, non essendovi un documento del pontefice a dimostrare l’affermazione del camerlengo. Il quale sarebbe rimasto in silenzio. Molto saggiamente allora i cardinali avrebbero deciso di trattare la questione più avanti, quando tra l’altro i presenti saranno più numerosi degli oltre cento di questi primi giorni. A sostenere l’opportunità della decisione è una teoria molto suggestiva, elaborata da canonisti e teologi medievali. Secondo uno di loro, Egidio Romano, «la potestà papale rimane nella chiesa, ossia nel collegio dei cardinali». A fargli eco è Agostino Trionfo, detto l’Anconitano, quando afferma che la «potestà del papa è perpetua» ma nello stesso tempo «non può perpetuarsi nel papa, poiché anch’egli muore, alla stregua degli altri uomini».
Franca Giansoldati, Cardinale Mueller, «non ancora emersa personalità forte, difficile dire se sarà un conclave breve o lungo», in «Il Messaggero», 26 aprile 2025. «Il caso Becciu si sta trasformando in una bella grana. C'è chi pensa debba partecipare al conclave, considerando la costituzione apostolica Universi Dominici Gregis e il diritto canonico. Altri che ritengono sia corretto lasciarlo fuori poiché esisterebbero due fogli in cui Francesco manifesta questa volontà. Gli stessi canonisti sono spaccati. Come si può risolvere?» «Penso secondo la giustizia. La mia opinione è che sia stato trattato assai male. L'ho anche detto pubblicamente diverse volte. Non si può maltrattare così un cardinale e Becciu non ha commesso un crimine come altri imputati in quel processo. Io però non sono un giurista e non so come si possa dirimere questo nodo. Tuttavia, posso dire, che personalmente lo ritengo una persona onesta, dedicata alla Chiesa. Poi ognuno ha i suoi limiti e possiamo pure aprire una discussione. Lo conosco da 13 anni e ho sempre avuto una buona impressione di lui. Mi spiace che il suo caso sia rimasto irrisolto. La situazione giuridica non è chiara e sarà un caso da dipanare».
Maurizio Pizzuto, Il cardinale Becciu può entrare in Conclave nonostante la condanna: perché nessuno può fermarlo, in «Il Riformista», 26 aprile 2025. «Nel diritto civile come in quello canonico, la presunzione d’innocenza resta un principio fondamentale. La condanna inflitta dal Tribunale vaticano non è definitiva: il cardinale Becciu ha già annunciato appello, e finché non si esauriscono tutti i gradi di giudizio, egli rimane formalmente innocente. Nel frattempo, nessuna norma impedisce a un cardinale imputato o condannato in primo grado di esercitare i suoi diritti e doveri ecclesiastici. (...) Il cardinale non è solo un alto funzionario della Curia, ma un testimone della fede chiamato a discernere, con preghiera e coscienza, la guida della Chiesa universale. Il conclave non è un’aula di tribunale ma una riunione spirituale in cui conta la fede, la comunione ecclesiale e il senso di responsabilità. In questo senso, anche un cardinale sotto processo può essere ritenuto capace di partecipare, proprio perché il suo giudizio non si basa sulla reputazione pubblica ma sul suo rapporto con Dio e la Chiesa. (...) Angelo Becciu, pur condannato in primo grado, conserva tutti i requisiti canonici per entrare in conclave. La sua presenza – se e quando sarà convocato – non sarà uno scandalo, ma il segno della complessità del diritto ecclesiale, della prudenza istituzionale e del rispetto per un processo ancora in corso. La Chiesa non è un tribunale mediatico: è una madre che sa attendere la verità con pazienza e giustizia.» Senza contare che la "giustizia" vaticana si è dimostrata corrotta!
Vik van Brantegem, Something is rotten in the State of Vatican, in «Korazym», 27 aprile 2025. «Mentre Parolin fa uscire dal cilindro magico 2 lettere dattiloscritte a firma sospetta “F”, non ci dimentichiamo del “caso Striano” dopo che Raffaele Cantone ha denunciato il verminaio sui dossier e sugli accessi illeciti alle SOS, il Promotore di giustizia vaticano Alessandro Diddi si precipita a Perugia da Cantone, si precipita! In uno scenario inquietante nel quale Becciu, in territorio italiano presso il ristorante Lo scarpone, viene attirato nel trappolone dall’esca Perlasca, dove la Gendarmeria ha organizzato, su mandato dei superiori, una intercettazione ambientale che De Santis tiene a escludere proprio durante il processo farsa a Becciu affermando: “La Gendarmeria non fa attività in Italia”, abbiamo potuto accertare che gli accessi illeciti del finanziere Striano avvengono prima del processo speciale di un tribunale speciale a Becciu, in quel luglio/agosto del 2019, proprio dal Vaticano dove tutto ha inizio. Questa ė la prova provata di un accordo segreto tra servizi italiani deviati e servizi vaticani deviati. Attività illecite, che non sono supportate da accordi bilaterali ufficiali tra Santa Sede e Italia, che il giornalista Fittipaldi vuole far credere nella sua deposizione alla Commissione bicamerale d’inchiesta che gli accessi di Striano non sono avvenuti da stati esteri e che per assurdo quegli accessi li avrebbe potuti richiedere Papa Francesco in persona. Confidiamo nella saggezza e nella capacità dei cardinali di avere orecchie per intendere e occhi per vedere la verità dei fatti, che dal 24 settembre 2020 alcune menti raffinatissime vogliono occultare al mondo.»
Sante Cavalleri, La misericordia di Papa Francesco nell'omelia di Parolin ai 200 mila ragazzi. Un appello che andrebbe rivolto ai cardinali a tutela dell'innocente Becciu, in «Faro di Roma», 27 aprile 2025. L'appello alla misericordia di Parolin «sulla linea del Papa scomparso ci aspettiamo che sia raccolto dai cardinali per ammettere in Conclave il card. Becciu, ingiustamente accusato e condannato da innocente in un processo farsa nel quale la Segreteria di Stato si era costituita parte civile, mentre l’Apsa si era convinta che non fosse colpevole (pagando però tale scelta coraggiosa con la testa del suo presidente, mons. Nunzio Galantino)».
Filippo Di Giacomo, «SI DICEVA IL FALSO PRIMA O SI DICE IL FALSO ADESSO?», Rainews, 27 aprile 2025. «... le finanze della santa sede non sono così mal messe come appariva dagli ultimi bilanci pubblicati» e il "caso Becciu" assomiglia a tanti altri casi di alti prelati fatti dimettere «senza sapere perché! Il problema della (in)giustizia è un problema fondamentale». Oggi abbiamo sentito il brano del Vangelo su san Tommaso: oh, quanto sarebbe bello se tutti – giornalisti, magistrati, clero di tutti i livelli – credessero e testimoniassero solo dopo aver constatato, verificato i fatti! Anziché diffondere menzogne, diffamazioni e calunnie senza freni!
Enrica Riera, L'incontro segreto, i consigli degli "amici" e il silenzio dei porporati: cosa (e chi) ha convinto Becciu a rinunciare al Conclave, in «Domani», 28 aprile 2025. «Ieri sera, domenica 27 aprile, ci sarebbe stato un incontro segreto tra lo stesso Becciu e il cardinale Pietro Parolin: il segretario di Stato, nel corso di questa riunione, avrebbe ribadito al porporato l'autenticità delle lettere di Bergoglio. Davanti alla volontà papale – queste sarebbero state le parole di Parolin a Becciu – la Congregazione dei cardinali non ne avrebbe mai autorizzato la partecipazione al Conclave. Tuttavia, dopo l'incontro serale, questa mattina, Becciu, nel corso della Congregazione dei cardinali, avrebbe comunque tenuto il punto sulle sue posizioni, richiamando anche le chat e gli audio pubblicati da Domani al procedimento al termine del quale è stato condannato: per il cardinale e i suoi legali, pronti a presentare un esposto in procura a Roma, quei messaggi tra la lobbista Francesca Immacolata Chaouqui e la sodale del grande accusatore di Becciu, Genoveffa "Genevieve" Ciferri, sarebbero la prova di un processo irrimediabilmente falsato. Come faceva la lobbista in particolare a conoscere dettagli investigativi in possesso dei soli promotori di giustizia e dei gendarmi vaticani? Una domanda che resta aperta e getta ombre sulla reale terzietà della giustizia d'Oltretevere. Intanto nel corso della Congregazione in pochissimi avrebbero preso le difese di Becciu...»














































