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Sul sistema giudiziario vaticano (diciottesima parte)                   >>> per la parte precedente clicca qui

«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).


  1. BulletFelice Manti, "La Santa Sede risarcisca il broker", la sentenza su Becciu fa tremare il Vaticano, in «Il Giornale», 2 maggio 2025. «Sbugiardato il Promotore di Giustizia Diddi, accusato da tutti i legali del processo sui fondi vaticani di aver nascosto delle prove. (...) Insomma, un doppio ko per Diddi e l'ennesimo segnale che quello che avrebbe essere "il processo del secolo" nasconda una verità che nessuno riesce più a occultare.»

  2. BulletGiorgio Meletti e Federica Tourn, La versione di Becciu/2: "Speravo che il Papa mi restituisse l'innocenza", in «Appunti di Stefano Feltri / La Scomunica», 2 maggio 2025.

  3. BulletErmes Dovico, Il Papa che verrà, tra nodi da sciogliere e doveri, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 3 maggio 2025. «... speculazioni sui due documenti – uno del settembre 2023 (mesi prima, peraltro, della condanna da parte del Tribunale vaticano) e l’altro durante l’ultimo ricovero di Francesco al Policlinico Gemelli – che avrebbero infine indotto il cardinale sardo a fare un passo indietro, per il bene della Chiesa. Documenti problematici, tant’è che nemmeno sono nominati dalla nota della Congregazione dei cardinali sulla rinuncia di Becciu, come se ci sia la consapevolezza che «quei documenti rappresentano più un problema che la soluzione»; «non si capisce perché se c’era il documento del 2023, si fa firmare al Papa un altro documento al Gemelli», osserva Spuntoni facendo anche presente una fresca indiscrezione da lui ricevuta, secondo cui questo presunto motu proprio del 2025 avrebbe la firma di Francesco per esteso e non la sua semplice iniziale. (...) Ed è un po’ la conseguenza del «rapporto conflittuale che Francesco ha avuto con la giustizia, perché se è vero che un papa può agire contra legem il punto più problematico è pensare che possa agire contra iustitiam». Di certo, a rappresentare un problema è l’idea di due documenti su cui manca l’ufficialità, lasciati solo nelle mani di qualcuno, e capaci di «intervenire così pesantemente sui diritti e doveri di un cardinale». Perciò, il nuovo Papa dovrà recuperare il principio che la sua potestà suprema non può mai andare contro la giustizia.»

  4. BulletSolarino Antonino, Ancora sul card. Becciu, in «Facebook», 3 maggio 2025. «Le idee valgono anche per il prezzo che si è disponibili a pagare per esse.»

  5. BulletAntonio Mastrapasqua, Da Prestipino a Becciu: quando la giustizia di Stato diventa presunzione di colpevolezza, in «Affari Italiani», 3 maggio 2025. «E curioso che lo scatto giustizialista a carico di Prestipino – subito sospeso dal suo incarico – non sia stato mai condiviso dalle sorti di Pignatone, a sua volta indagato (sempre a Caltanissetta) su fatti relativi agli anni in cui Pignatone era capo della Procura di Palermo. La carriera di Pignatone è continuata senza conseguenze. E dopo il pensionamento dai ruoli nello Stato italiano, fino al dicembre 2024 è stato presidente del Tribunale Vaticano. L’ipotesi di reato nei suoi confronti – favoreggiamento alla mafia – non gli aveva impedito una fulgida carriera ai vertici della Giustizia anche oltre Tevere. La giustizia (umana) non è uguale per tutti. Speriamo lo sia quella divina, nonostante qualche incertezza anche in Vaticano.»

  6. BulletCaterina Maniaci, Verso il Conclave tra scandali e una maxi multa da pagare, in «Libero», 3 maggio 2025. MENTRE LA MENZOGNA HA BISOGNO DI UN'INFINITÀ DI PUNTELLI, LA VERITÀ STA IN PIEDI DA SOLA.

  7. BulletCard. Versaldi, 'su fiducia tradita non mi riferivo a Becciu' 'Senza condanna definitiva è da considerarsi innocente', «Ansa», 3 maggio 2025. CHI HA REALMENTE TRADITO IL PAPA? BASTA MENZOGNE DAL VATICANO! «La dichiarazione del cardinale Versaldi è particolarmente rilevante in quanto è il primo cardinale che osa parlare con libertà ad evidenziare forti dubbi sulla regolarità del processo che si è trasformato in una esecuzione in piena regola per il cardinale Becciu. È finito il periodo del terrore dentro le mura vaticane?» M.B.

  8. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, Congregazioni generali del collegio cardinalizio – Comunicati ufficiali, in «Osservazioni casuali», 67, 30 aprile-3 maggio 2025. «Non si capisce perché Francesco non ha detto questo in vita e perché addirittura ha firmato due testi di fatto applicati come “potestà papale post-mortem”, questione delicatissima e molto discutibile. Alla fine il comunicato “auspica che gli organi di giustizia competenti possano accertare definitivamente i fatti”. Queste sono parole grandemente ipocrite e rivelano uno spirito burocratico feroce. Il cardinale Becciu è innocente, e nel processo voluto da Papa Bergoglio, è il Vaticano che deve dimostrare e provare che il porporato è colpevole, con un processo onesto e corretto, riconosciuto tale. Il processo è in corso. C’è una prima sentenza. Ora è in corso il primo appello e c’è ancora alla fine anche un massimo Appello. Perché non difesero il principio della presunzione dell’innocenza? Perché? Qualcuno avrà il coraggio di continuare a predicare il principio della presunta innocenza? La stragrande maggioranza dei cardinali, sostenendo questa dichiarazione si sono pronunciati su cose che non sanno, che non conoscono, che sono occulte. I segreti del card. Parolin (un po’ troppi) La quasi totalità dei cardinali che devono eleggere il nuovo Vescovo di Roma sul caso Becciu non sanno nulla o poco e hanno ricevuto informazioni manipolate. E’ ovvio che nulla sanno della prima fase del processo (segretato) e nulla sull’appello (in corso). E non sanno nulla dei famosi due documenti che Francesco firmò prima di morire, sempre secondo il cardinale Parolin. Sino ad oggi non è stato rivelato il contenuto di queste carte. È sempre il cardinale Parolin, detentore di altri segreti come per esempio gli Accordi con la Cina, quello che fa uso di questi contenuti senza che gli altri sappiamo nulla. Questo comportamento pone dubbi pesanti e legittimi. Quale Chiesa di Cristo si può governare con montagne di documenti segreti che determinato condotte e prospettive dei cattolici nel mondo intero? (...) Ma questo Diddi fino quando continuerà a mentire in nome del in nome del Tribunale vaticano e la giustizia del Papa?»

  9. BulletLuigi Bisignani, L'eredità di Bergoglio. Una Chiesa in default, in «Il Tempo», 4 maggio 2025. «È delle ultime ore la vicenda dell'immobile di Sloane Street (Avenue), a Londra, che rende sempre più fragile il caso Becciu. Oltre al danno d'immagine, provocato da un processo che appare taroccato, il Vaticano ha già perso tra i 13 e i 14 milioni di euro. I giudici inglesi lo hanno condannato a coprire le proprie spese legali e a versare oltre 4 milioni di euro al finanziere Raffaele Mincione, che continua a proclamarsi innocente e potrebbe ora chiedere un risarcimento.»

  10. BulletVik van Brantegem, L'ingiusta condanna del Cardinal Becciu e la sua esclusione dal Conclave. Approfondimenti e valutazioni – Prima parte, in «Korazym», 4 maggio 2025. Anche in tedesco.

  11. BulletRoberta Minchillo, La "rinuncia" del cardinale Becciu al Conclave. Il porporato resta fedele alla Chiesa e al Papa, ma continua a dichiarare la sua innocenza (intervista ad Andrea Paganini), in «QuotidianoWeb», 5 maggio 2025.

  12. BulletSalvatore Di Bartolo, Strane cose accadono in Vaticano, in «L'Opinione», 5 maggio 2025.

  13. BulletRita Cavallaro, Parolin, c'è la sua firma sull'ultimo documento dell'affaire Sloane Avenue che ha segnato il caso Becciu, in «Il Tempo», 5 maggio 2025. Scrive Parolin, «sono favorevole alla stipulazione dei contratti». «... in calce al memorandum, che delinea l'uscita dal Fondo del palazzo (che alla fine è costato al Vaticano 40 milioni di euro e che, nei giorni scorsi, ha portato l'Alta Corte inglese a condannare la Santa Sede al risarcimento di 4 milioni di euro di spese processuali nei confronti di Raffaele Mincione, proprietario dell'immobile), c'è la nota scritta a mano da Parolin, con la quale autorizza l'operazione e la stipulazione dei contratti, che avrebbero portato all'acquisto del palazzo attraverso la società lussemburghese Gutt.Sa, di proprietà del broker Gianluigi Torzi. Una decisione che Parolin avrebbe preso, come lui stesso scrive, dopo aver sentito, la sera prima, il parere del monsignore Alberto Perlasca, il grande accusatore di Becciu, e quello di Fabrizio Tirabassi, l'uno a capo e l'altro minutante dell'Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato. Di questa via libera formale della Santa Sede, in tutto questo scandalo non si era mai parlato. Si era sempre ritenuto che l'iniziativa fosse stata presa dai singoli, senza un avvallo formale, al punto che Becciu ha pagato un prezzo alto nel processo del secolo, finito in primo grado con la condanna del cardinale a cinque anni e sei mesi di reclusione per peculato e truffa aggravata, pur se il dibattimento ha dimostrato che il porporato non si è intascato neanche un centesimo. Questo documento, contenuto all'interno del fascicolo sul processo ma mai trapelato, si trova a pagina 97 dell’allegato denominato «All 15 Annotazione di PG Squillace con allegati», che fa parte del secondo faldone di atti depositati dall'ufficio del promotore di giustizia, Alessandro Diddi, il 20 agosto 2021. Un memorandum che mostrerebbe un'altra versione della storia di quel grande scandalo sui fondi extrabilancio dell'Obolo di San Pietro, che servivano per i poveri e invece sarebbero stati usati per fare affari. E ora queste nuove rivelazioni potrebbero riaprire la questione Becciu, che sembrava chiusa dopo le controverse lettere di Papa Francesco, che escludevano il porporato dal Conclave, e con la rinuncia del cardinale, formalizzata nei giorni scorsi.» BECCIU HA SEMPRE DETTO LA VERITÀ. ALTRI NO!

CHE PIETRO PAROLIN - QUELLO CHE ALL'ULTIMO MOMENTO TIRA FUORI DAL CILINDRO DOCUMENTI SIGLATI "F" – FOSSE UNO ABITUATO A NASCONDERE E A MANIPOLARE LA REALTÀ S'ERA CAPITO; MA FINO AL PUNTO DI FARE/LASCIARE CONDANNARE UN INNOCENTE PER SCARICARE LE COLPE SU UN CAPRO ESPIATORIO... DAVVERO È TROPPO!
  1. BulletJaime Gurpegui, El “mal menor” era cómplice: Parolin firmó la operación que arruinó al Vaticano y hundió a Becciu, in «Infovaticana», 5 maggio 2025. «La firma que lo cambia todo.»

  2. BulletAndrea Gagliarducci, After Pope Francis, a Church to be rebuilt?, in «MondayVatican», 5 maggio 2025. Anche in italiano. «Becciu avrebbe potuto essere dichiarato colpevole di terzo grado, ma non avrebbe perso il diritto di voto. Perché mischiare le questioni di un processo penale con quelle relative al diritto ecclesiastico che regola il Conclave? Perché mischiare diritto canonico e diritto penale? (...) Anche la gestione del caso Becciu è discutibile. In definitiva, perché Parolin non ha presentato privatamente le lettere del Papa a Becciu, in un incontro da tenersi con il Camerlengo e il Decano del Collegio Cardinalizio per decidere il da farsi? Perché ciò non è stato fatto prima delle Congregazioni Generali, evitando così lunghe discussioni tra i cardinali? A un certo punto, tutto sembra essere stato gestito piuttosto… alla leggera.»

  3. BulletParolin firma il documento inedito sull'acquisizione del palazzo di Londra e il caso Becciu, in «ADNkronos», 5 maggio 2025.

  4. BulletRita Cavallaro, Il documento segreto che riabilita Becciu: la firma del cardinale Parolin sull'affare di Londra, in «L'Identità», 6 maggio 2025. CONTRO LA LOGICA ILLOGICA DEL LUPO C'È POCO DA FARE PER L'AGNELLO. ANCHE SE HA TUTTE LE RAGIONI DEL MONDO. UNA MACCHIA INDELEBILE SULLA CHIESA!

  5. BulletGianluigi Nuzzi, L'ombra di Becciu, in «La Stampa», 6 maggio 2025. SE PERFINO NUZZI – CHE È TUTTO DIRE – PRENDE IN CONSIDERAZIONE LA REALTÀ (QUELLA VERA, NON QUELLA CHE CI HANNO FATTO CREDERE), QUALCOSA VORRÀ PUR DIRE!

  6. BulletStefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn, La Scomunica: verso il Conclave, 6 maggio 2025. «... due processi cruciali dell'era di Papa Frnacesco: quello a rovescio, che parte dalla condanna e poi cerca le prove, al cardinale Angelo Becciu, e quello che non c'è`stato, che si è`perso nelle nebbie, all'ormai ex gesuita Marko Rupnik.»

  7. BulletFelice Manti, Si (ri)apre l'indagine vaticana sulle chat del processo Becciu, in «Il Giornale», 7 maggio 2025. «Sono due anni che c'è un'indagine su queste conversazioni «omissate» dallo stesso Diddi. Nel corso del processo, era emerso che Perlasca aveva riferito a De Santis che avrebbe incontrato Becciu alla famosa cena del 5 settembre 2020 al ristorante romano Lo Scarpone, al Gianicolo. Per quale motivo l'avrebbe informato? Era parte della «macchinazione» che oggi lamentano i legali di Becciu? Le due donne millantano anche un ruolo di Pietro Parolin: «Fa la gatta morta, ma... molte cose le sa benissimo, e le ha sempre sapute», dice la Ciferri. Ma che c'entra lui? Come documentato dal Tempo, c'è la sua firma sul via libera all'affare del palazzo di Londra che ha portato alla condanna di Becciu. Il memorandum sull'affarre di Sloane Avenue, nato su idea Credit Suisse di Londra, è datato 25 novembre 2018, quando Becciu era alla Congregazione dei santi. Eppure sarebbe stato costretto al passo indietro sul Conclave «per assecondare la volontà di Papa Francesco», suggellata nelle due lettere firmate F e diffuse dallo stesso Parolin. Le chat - 2.500 pagine circa di fitte conversazioni - sono state consegnate dalla Ciferri al broker Raffaele Mincione, infangato da un processo a suo dire «ingiusto», tanto da rivolgersi all'Onu. Nei giorni scorsi il finanziere ha anche ottenuto la condanna della Santa Sede a rifondere 1,5 milioni di spese legali dopo la condanna decisa dal Tribunale vaticano diretto da Giuseppe Pignatone. «Becciu è stato escluso dal Conclave perché condannato o è stato condannato per farlo fuori dal Conclave?», è la domanda che circola da giorni in Vaticano.» SI SVEGLIANO ALL'ULTIMO MINUTO IN VATICANO? SE LA MAGISTRATURA DEVE INDAGARE SULL'OPERATO DELLA MAGISTRATURA E DELLA GENDARMERIA...

  8. BulletPaqujto Farina, Conclave – Oggi i principi della Chiesa si ritirano in Cappella Sistina, in «Newsarde», 7 maggio 2025. «... la giustizia vaticana potrebbe (ri)aprire un fascicolo dopo la pubblicazione delle chat contenute nel telefonino di Genevieve Ciferri, dalle quali emergerebbe che le prove contenute nel dossier di monsignor Alberto Perlasca, amico della donna, collaboratore di Becciu e in seguito suo acerrimo accusatore e teste chiave nel processo, sarebbero state concordate con la «papessa» Francesca Chaouqui, il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi e il commissario della Gendarmeria Stefano De Santis. Un autentico complotto, insomma, la qual cosa impone una nuova indagine, più onesta e cristallina di quella condotta sinora, sul famigerato acquisto londinese in Sloane Avenue, nato su idea della Credit Suisse di Londra, datato 25 novembre 2018, sulla quale c’era il benestare del Cardinale-Segretario di Stato, Pietro Parolin. (...) Ma la domanda che corre nelle sacre navate e cappelle vaticane è questa: “Becciu è stato escluso perché condannato oppure, viceversa, preventivamente condannato per estrometterlo dal Conclave?”» ECCO PERCHé IL PDG DIDDI NON INDAGA... SU SE STESSO!

  9. BulletMatteo Caione, La visione laica di Violante: «Bergoglio figura di rottura tra tante luci e qualche ombra», in «Quotidiano di Puglia», 8 maggio 2025. Qui il pdf. «Come tutte le azioni umane ci sono aspetti positivi e negativi. Francesco è stato certamente un elemento di rottura, non sempre positivo. E mi riferisco in particolare, e lo segnalo da giurista, a come ha cambiato le regole in corso del processo sul caso Becciu: è un fatto francamente difficilmente accettabile, cambiare le regole per avere un certo tipo di esito piuttosto che un altro» (Luciano Violante). VERRÀ IL GIORNO IN CUI TUTTI – PAPA COMPRESO – SI INGINOCCHIERANNO DAVANTI AL CARD. BECCIU PER CHIEDERGLI PERDONO.

  10. BulletAngela Ambrogetti, Tra il bene e il male, il diritto tra ordinamento italiano e canonico, in «Ewtn», 8 maggio 2025. «Non conosciamo la fonte della comunicazione divulgata, né se si tratti di un documento, l’epoca della sua redazione e quale natura esso rivesta. Se si tratta di un documento autentico in cui sarebbe depositata la volontà del papa di escludere il cardinale dal conclave, osservo che nella Costituzione Apostolica Romano Pontifici eligendo di Paolo VI vi era una norma che andava in senso esattamente contrario alla presunta decisione di papa Francesco. L’art. 35 suonava così: “Nessun Cardinale elettore potrà essere escluso dall’elezione, attiva e passiva, del Sommo Pontefice, a causa o col pretesto di qualunque scomunica, sospensione, interdetto o di altro impedimento ecclesiastico; queste censure dovranno ritenersi sospese soltanto agli effetti di tale elezione”. L’articolo seguente sanciva l’esclusione dei cardinali canonicamente deposti o che abbiano rinunciato, con il consenso del papa, alla dignità cardinalizia. Ne consegue che il diritto di voto in conclave è strettamente legato alla dignità cardinalizia, che non mi risulta sia stata tolta al card. Becciu, il quale comunque non è incorso in alcuna scomunica o interdetto, che comunque sarebbero sospesi. Il n. 35 della Costituzione vigente UniversiDominici gregis, di Giovanni Paolo II, recita: “Nessun Cardinale elettore potrà essere escluso dall’elezione sia attiva che passiva per nessun motivo o pretesto, fermo restando quanto prescritto al n. 40 e al n. 75 di questa Costituzione”. Dunque, sostanzialmente la stessa prescrizione di Paolo VI, anche se molto più sobria. (...) la minore tutela del diritto di difesa non proviene solo dalla cattiva volontà o dalla scarsa preparazione degli operatori del diritto nella Chiesa, ma dal fatto che il processo penale canonico presenti ancora un carattere marcatamente inquisitorio, quando invece gli ordinamenti dei paesi democratici più avanzati hanno gradualmente purificato gli elementi di carattere inquisitorio per assumere caratteri più marcatamente garantisti per gli imputati, come accade negli ordinamenti processuali a carattere accusatorio. (...) Il diritto di difesa è il diritto di opporre le proprie ragioni a discolpa o diminuzione delle responsabilità dell’imputato, assistito da una difesa che occupi nel processo un posto di parità rispetto alla pubblica accusa. S. Alfonso, già nella metà del settecento, scriveva che il giudice non può condannare l’accusato, se per scienza privata sa esser colpevole, ma lo può condannare solo secundum allegata et probata. Nelle cause criminali si deve sempre porre a favore del reo, quando vi sono ragioni probabili in sua difesa (in dubio, pro reo). Il reo, poi, “può resistere positivamente per liberarsi dalle mani de’ birri, se condannato a morte può lecitamente fuggire dalla carcere” e poi, infine, una chicca che lascia interdetti per la modernità del suo pensiero: “Essendo poi lecito al reo il fuggire, è lecito ancora agli altri il somministragli le funi, le lime o altri stromenti a poter fuggire …”. Allora si trattava spesso del diritto di difesa della propria vita. Giudichi il lettore se da allora ad oggi vi sia stato un vero progresso nella tutela del diritto alla difesa. (...) Non è sufficiente proclamare il diritto di difesa, occorre renderlo effettivo creando i meccanismi processuali che lo salvaguardino, senza far difetto alla ricerca della verità e delle responsabilità individuali.» IL CARDINALE BECCIU – INNOCENTE MESSO IN CROCE – HA AMATO LA CHIESA, FINO ALLE ESTREME CONSEGUENZE.

  11. BulletGiuliano Foschini, Il Conclave visto da Becciu: "Il mio passo indietro per la serenità (dei cardinali)", in «La Repubblica», 8 maggio 2025. «La messa in una chiesetta al Trionfale, come un semplice parroco. L’attesa, e la fiducia, per la scelta del nuovo Papa. La “sofferenza” per quello che è successo. La consapevolezza che, se questo Conclave si sta tenendo senza polemiche, è anche grazie al suo “passo indietro”. Ma anche una “grande serenità: la mia coscienza è tranquilla. Non ho mai incassato un soldo, non ho favorito familiari, ho sempre e soltanto lavorato per la Santa Sede: quegli investimenti, che mi erano stati proposti da altri, dovevano servire soltanto ad aiutare il Vaticano”. C’è un 134esimo cardinale che avrebbe potuto essere nella Sistina e che, invece, ha gli occhi al cielo in attesa di sapere quando e chi sarà il nuovo Papa. E’ il cardinale Angelo Becciu che, dopo la decisione di Papa Francesco, documentata in una lettera firmata poco prima di morire, aveva perso il suo diritto di entrare nella Sistina. Su quel documento Becciu avrebbe potuto aprire un caso […]. Ma ha raccolto l’invito dei suoi colleghi cardinali – in particolare di Pietro Parolin e del decano del collegio cardinalizio, Giovanni Battista Re – e ha deciso di “obbedire, avendo a cuore il bene della Chiesa, come ho sempre fatto, alla volontà di Papa Francesco di non entrare in Conclave, pur rimanendo convinto della mia innocenza". Tutto nasce dalla condanna per peculato avuta in primo grado per la storia del palazzo di Sloan Avenue, l’immobile acquistato a Londra dal Vaticano e che si è rivelato un pessimo affare per la Santa Sede. Becciu aveva dato il via libera all’operazione “perché lo studio che si occupava di questo investimento”, ha raccontato più volte il cardinale, “mi aveva assicurato che era un buon investimento e non mi aveva balenato il minimo rischio”. In sentenza i giudici – che hanno riconosciuto come Becciu non abbia guadagnato un euro dall’operazione – gli hanno però contestato di non essersi comportato come “un bravo padre di famiglia”. Un punto però che gli avvocati di Becciu – Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo – sono convinti di poter smontare facilmente nell’appello che comincerà alla fine dell’anno visto che operazioni simili erano state fatte anche prima della vicenda londinese. E che il tutto era stato proposto e raccomandato a Becciu come un affare sicuro. Ma il futuro del cardinale sardo non passa soltanto per il tribunale vaticano. Perché proprio la sua scelta di evitare la conta, di non “macchiare la serenità del Conclave”, potrebbe portare a una sua riabilitazione in tempi molto più brevi. Molti cardinali sono infatti convinti dell’innocenza di Becciu. O comunque della necessità del perdono, ancor più dopo la sua scelta del passo di lato, per alcuni versi inevitabile ma che comunque è stata assai apprezzata. […] “È un bravo prete ed è sempre stato leale con il Papa. Io mi occupo di dottrina e non di finanze ma sono convinto della sua innocenza” aveva detto a Repubblica l’influentissimo cardinale tedesco, Gherard Muller. Spiegando della necessità che debba “essere riabilitato. Noi ci aspettiamo che il prossimo Papa lo faccia subito. Però saremo noi a chiederlo”. […]»

  12. BulletMieli incensa Prevost e attacca Bergoglio: "Un superlaureato, non uno delle chiacchiere a vanvera e del pacifismo da bandiera bianca". Su La7, in «Il Fatto Quotidiano», 9 maggio 2025. «Bergoglio è stato una persona eccezionale, però all'inizio chiamava dei collaboratori a casaccio, maschi e femmine, non si capiva con che criterio saltavano fuori. Non ci sarà un caso come il "caso Becciu", gestito in una maniera che dire approssimativa è dir poco...»

  13. BulletCarlo Cambi, Finanza vaticana: i 30 denari di papa Bergoglio, in «Panorama», 10 maggio 2025. «Fa un certo effetto che Francesco sia stato preso in mezzo in un chiacchiericcio, quello che lui – a parole – aborriva. Pare strano, ma le finanze vaticane sono state governate con questo chiacchiericcio. Becciu viene silurato perché convinto da monsignor Alberto Perlasca – che diverrà il suo accusatore, oggi reintegrato in curia – a comprare un palazzo a Londra (...) Uno scandalo immobiliare: processo, tutti sapevano, ma sono condannati solo quelli che il Papa estromette.»

  14. BulletGiovanni Maria Vian, Sant'Agostino e universalismo, le radici del pontificato di Leone XIV, in «Domani», 10 maggio 2025. Parolin sapeva che Becciu era innocente, ma... «E sul cardinale veneto devono avere pesato anche le ombre del criticatissimo processo vaticano e la vicenda del confratello Angelo Becciu, escluso dal conclave. Tutto questo è sfuggito però alla stragrande maggioranza dei media, da quanto si è sentito e si è letto durante la sede vacante. L’informazione, soprattutto in Italia, ma non solo, è stata infatti strabordante e ossessiva, infondata e acritica come mai prima.» La stampa tifosa che sosteneva spudoratamente  Parolin probabilmente lo faceva in modo interessato: lui avrebbe potuto continuare a tener nascoste le scorrettezze compiute in Vaticano contro il cardinale sardo, con la complicità di una perversa campagna stampa di mascariamento. Inoltre Parolin risulta ricattabile (vedansi le chat Chaouqui-Ciferri).

  15. BulletLuigi Bisignani, La Chiesa italiana è finita. Può andare in pace, in «Il Tempo», 11 maggio 2025. «Il metodo è stato spietato: punire uno per ammonire tutti. Il caso Becciu è la parabola perfetta. Colpito, umiliato, processato con Francesco sempre vigile nel negare sia la misericordia che il garantismo. Il processo si è rivelato un'operazione più politica che giudiziaria. Il messaggio era chiaro: chiunque emerga troppo, o abbia seguito o carisma, verrà neutralizzato. È stato il gesuitismo applicato al governo della Chiesa, con buona pace del Vangelo.» AHIMÉ, SOPRATTUTTO È MANCATO IL GARANTISMO (eppure Gesù era stato chiaro: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?»)

  16. BulletRégine et Guy Ringwald, En marge du procès Becciu: Mincione a-t-il gagné un procès à Londres?, in «Golas», 14 maggio 2025. QUANDO LA "GIUSTIZIA" VIENE CONDANNATA PER LA SUA INGIUSTIZIA «... abbiamo descritto in queste colonne la montatura veramente incredibile (ma vera) che aveva permesso di organizzare l'accusa contro il cardinale Becciu tramite chat, coinvolgendo il procuratore stesso e, inoltre, le autorità ancora discretamente nascoste. Qualcuno, oltre a Becciu, che non ha perso l'occasione di denunciare il carattere anomalo del processo (lo avevamo segnalato), è R.M., il finanziere che è stato l'interlocutore e il partner del Vaticano in questo caso e che, anche lui, fa appello contro la pena detentiva a cui è stato condannato. Ora è il protagonista di un processo che aveva intentato davanti a una corte di giustizia britannica (ha la doppia cittadinanza). Mincione aveva chiesto che la corte riconoscesse di non essere stato colpevole di alcuna azione illegale, né di alcuna frode nel caso dell'edificio di Londra. Il tribunale si è pronunciato il 21 febbraio. Risulta dalla sentenza che in effetti, non si può imputare a Mincione né atto illegale né frode, ma che non aveva agito in buona fede. Alla pronuncia della sentenza, grida vittoria: niente di illegale, niente frode. E il Vaticano, da parte sua, grida vittoria: Mincione non era in buona fede. Aveva nascosto delle informazioni e giocato sul valore dell'edificio. Chi potrà trarne vantaggio durante il processo d'appello (previsto a settembre)? Quindi tutti hanno vinto. Sì, ma c'è del nuovo. Il 28 aprile, la sentenza è seguita da una sentenza civile: il Vaticano è condannato a circa 4 milioni di euro, di cui 1,5 milioni da saldare subito (entro un mese) per risarcire Mincione delle sue spese giudiziarie (l'importo definitivo resta da calcolare). Ancora una performance giudiziaria dei servizi della Segreteria di Stato, e un punto segnato contro la sentenza in primo grado del processo dell'edificio di Londra. E ancora un po' più di oscurità su un caso in cui più si guarda, meno si vede chiaramente» (trad. automatica).

  17. BulletSimona Musco, Accuse false, toghe "bruciate": Perugia riscrive il caso Palamara, in «Il Dubbio», 13 maggio 2025.

  18. BulletAntimafia, Gasparri: "Clamorosa testimonianza di Mori su Leoluca Orlando, Guido Lo Forte, Giuseppe Pignatone e altri", in «Affari Italiani», 13 maggio 2025. «Possiamo riscrivere la lista dei buoni e dei cattivi.»

  19. BulletFelice Manti, Mori contro i magistrati suoi accusatori. "Erano vicini ai boss, tutti sapevano", in «Il Giornale», 14 maggio 2025. Altre ombre sul giudice vaticano indagato per favoreggiamento alla mafia?

  20. BulletLuca Fazzo, Ribaltone sul caso Palamara: Amara indagato per calunnia, in «Il Giornale», 15 maggio 2025.

  21. BulletPaolo Comi, L'altra verità di Mario Mori indigesta a Scarpinato: "È depistaggio istituzionale", in «L'Unità», 15 maggio 2025.

  22. BulletFelice Manti, I veleni sparsi dall'avvocato hanno intossicato dieci procure, in «Il Giornale», 15 maggio 2025.

  23. BulletFranca Giansoldati, Cardinale Versaldi: ecco come è avanzata la candidatura di Prevost al Conclave, «sarà un buon Papa», in «Il Messaggero», 18 maggio 2025. GIUSTIZIALISMO ALLA VATICANA (DOVE MANCA IL DIRITTO NATURALE ALLA DIFESA): Lei l'unico che ha avuto il coraggio di affrontare l'abnorme caso giudiziario relativo al cardinale Becciu... «A dire il vero non sono stato l'unico. Non ho difeso tanto la persona, Becciu, che conosco come tanti altri cardinali, ma si tratta del diritto naturale della difesa. Io sono anche un membro della Segnatura Apostolica e, in passato, a volte mi capitava di parlare con Francesco di questioni giuridiche. Lui mi diceva che non si intendeva di tecnicismi, di procedure formali. Gli ricordavo che le procedure formali toccano però i diritti fondamentali e naturali e che se si toglie il diritto alla difesa occultando documenti o cose di questo genere, la procedura diventa sostanza. Cosa che poi è affiorata con la pubblicazione di tutti quei messaggi di whatsapp proprio in questi giorni, a proposito del caso Becciu».  È vero che ci sono diversi cardinali che hanno lamentato un clima troppo giustizialista? «Qualcosa del genere ho ascoltato. Che bisogna rimettere mano al diritto penale.»

  24. BulletLorenzo Zilletti, Processo penale e poteri divini, quando l'ultima parola è del Papa "per conto di Dio", in «Il Riformista», 18 maggio 2025. «In Vaticano le regole del processo possono essere in ogni momento riscritte “ad hoc” dal Pontefice. Proprio come è accaduto nel “processo del secolo”. (...) Un’inquietudine che cresce all’ennesima potenza quando si apprende che a sollecitare l’adozione dei rescripta può essere il promotore di giustizia, ossia quello che dalle nostre parti – varcata Porta Pia – viene chiamato pubblico ministero…»

  25. BulletClaudio Urciuoli e Tommaso Politi, Caso Becciu: la presunta truffa, il peculato, la sentenza. La vera storia del "Processo del Secolo", in «Il Riformista», 19 maggio 2025. «Per questo solo procedimento, Papa Francesco riconosce al Promotore di Giustizia la facoltà di “adottare direttamente”, in deroga alle vigenti disposizioni, qualunque tipo di provvedimento “anche di natura cautelare”. Sulla base di tale deroga il Promotore dispone l’arresto di due indagati, eseguendone poi effettivamente solo uno (Torzi). Il Papa inoltre autorizza il Promotore, solo per questa indagine, a disporre intercettazioni e utilizzare strumenti investigativi non previsti dal codice, ad individuare “le modalità più adeguate” per acquisire e utilizzare le prove raccolte, con termini “prorogabili a seconda delle esigenze istruttorie”. Oltre ai quattro Rescripta, all’alba del processo, il Santo Padre modifica ad hoc anche la legge sull’ordinamento giudiziario, consentendo che, per la prima volta nella storia, un cardinale, Angelo Becciu, venga giudicato da un Tribunale totalmente composto da laici. (...) Pur direttamente coinvolto in ogni fase dell’investimento, con pareri e atti autorizzativi a sua firma, il Promotore Vaticano decide di chiedere l’archiviazione del Capo Ufficio amministrativo della SDS, mons. Alberto Perlasca, che da indagato diventa così il “teste della Corona”. Perlasca punta il dito contro il suo superiore gerarchico card. Becciu e il suo sottoposto, il minutante Fabrizio Tirabassi, ma accusa anche, a vario titolo, il consulente esterno Crasso, il finanziere Mincione, il broker Torzi e i collaboratori di quest’ultimo. Proprio durante le udienze in cui viene ascoltato, si scopre però un retroscena inquietante, la cui portata attende ancora oggi di essere chiarita: le dichiarazioni del monsignore risultano infatti “ispirate” da Francesca Chaouqui, già stretta collaboratrice del Papa ai tempi di Cosea (la Commissione di riforma delle finanze vaticane), poi arrestata e condannata in Vaticano nell’inchiesta nota come Vatileaks 2. Durante le indagini, infatti, la Chaouqui rivela a Genoveffa Ciferri, amica di mons. Perlasca, informazioni particolareggiate sull’inchiesta in corso e veicola quelle che a suo dire sono richieste provenienti direttamente dagli organi inquirenti. Migliaia di messaggi resi noti dalla Ciferri e depositati in un ricorso all’ONU da Mincione; questi atti risultano ancora formalmente secretati in Vaticano dal Promotore ed aperto un nuovo fascicolo che ancora oggi, a tre anni di distanza, giace in indagini. Spunta di recente anche un audio che proverebbe i rapporti, aventi ad oggetto il processo, tra Chaouqui e il Commissario De Santis della Gendarmeria. (...) Palesemente scorretti o assolutamente in linea coi valori di mercato? Accusa, parti civili e difese si scontrano per tutto il dibattimento sui valori finanziari (c.d. NAV) attribuiti al fondo proprietario dell’immobile. Il Tribunale ritiene però che la truffa prospettata dall’accusa non sia configurabile per ragioni giuridiche, prima ancora che legate al metodo di calcolo. Una volta sottoscritto un fondo, infatti, per tutta la sua durata (lock up period) le decisioni sul denaro investito competono al solo gestore, mentre all’investitore resta una legittima aspettativa di guadagno. Non ha dunque senso presupporre un’induzione in errore dell’investitore da parte del gestore per compiere un atto che spetta a quest’ultimo e non al primo. Questa impostazione consente al Tribunale di non statuire sulla correttezza sostanziale delle valutazioni estimative, anche se riconosce che esse erano avvenute usando un parametro consentito (investment value), ancorché favorevole al gestore. Risulta in qualche modo sposata la tesi della difesa che quello della SDS non fosse, banalmente, l’acquisto pro quota di un palazzo, bensì di un progetto di sviluppo immobiliare. D’altro canto, la correttezza delle valutazioni applicate all’investimento è stata confermata da una recente sentenza dell’Alta Corte Inglese, adita da Mincione, ancorché la stessa Corte attribuisca al gestore un deficit informativo sui criteri utilizzati. (...) Il Tribunale confuta anzitutto la tesi del Promotore – di ottima resa mediatica – secondo cui la SDS avrebbe investito l’Obolo di San Pietro, cioè le donazioni caritatevoli al Santo Padre: le risorse rinvenivano infatti da un finanziamento bancario e oltretutto le riserve della SDS risultavano costituite in maniera stratificata nel tempo. Né tantomeno pone in dubbio il potere della SDS di disporre del patrimonio affidatole. Ma c’è un ma. Sussisterebbe infatti il peculato per “uso illecito” dei fondi, in quanto il can. 1284 del codice canonico (fonte del diritto vaticano) prescrive agli amministratori di beni ecclesiastici di “attendere alle loro funzioni con la diligenza di un buon padre di famiglia”: disposizione, questa, che il Tribunale ritiene di per sé ontologicamente ostativa ad investimenti speculativi come quello nei fondi Athena. Una soluzione giuridica piuttosto sorprendente, tenuto conto delle allegazioni delle difese, rivelatrici di una lunga “tradizione” vaticana di investimenti alternativi o in hedge fund, nonché delle dichiarazioni di ben due Segretari di Stato (Bertone e Parolin), rilasciate in anni diversi alle banche investitrici, attestanti la liceità di “qualunque utilizzo” del credito concesso.»

  26. BulletCataldo Intrieri, Vaticano, dove il "giusto processo" è impossibile. Quando il diritto si scontra con il potere assoluto, in «Il Riformista», 19 maggio 2025. «Il Vaticano è costituito da due entità distinte, ancorché rappresentate e governate da un’unica guida politica e spirituale: la Santa Sede, faro e rappresentanza della comunità cattolica mondiale, e lo Stato della Città del Vaticano, fazzoletto territoriale nato a seguito dell’accordo dei Patti lateranensi del 1929 per garantire, anche fisicamente, l’indipendenza effettiva della Chiesa, entrambe con proprie norme e codici. Il codice canonico racchiude il complesso di norme ispirate a princìpi religiosi che regolano l’amministrazione delle istituzioni ecclesiastiche e dei suoi rappresentanti, i codici ordinari costituiscono il corpo delle leggi civili e penali che si applicano all’interno del minuscolo Stato. Il Codice penale è un derivato dell’ultimo codice dello Stato liberale, varato dal guardasigilli Zanardelli nel 1890 ed ancora in vigore al tempo dei Patti lateranensi prima di essere sostituito da quello fascista, ed ha subìto continue modifiche ed aggiornamenti particolarmente intensificatisi nel pontificato di Papa Francesco. (...) Una legislazione “ad personam” applicata “in malam partem” solo agli imputati di un unico processo è difficilmente compatibile anche con i princìpi di uguaglianza del “diritto divino” invocati dal Promotore di giustizia e con la asserita incontestabilità dell’operato del Pontefice (Prima Sedes a nemine iudicatur) sì da autorizzare dubbi sulla sua effettiva efficacia anche presso la dottrina più accreditata, che si è spinta ad ipotizzare una sorta di vera e propria “inesistenza” degli atti. È legittimo che il giurista laico si chieda se possano convivere i meccanismi del giusto processo all’interno di un ordinamento che non contempli la divisione dei poteri ma sia organizzato sul modello di monarchia assoluta. (...) L’esperienza mostra i rischi legati a possibili se non inevitabili interferenze sugli esiti processuali delle finalità politiche dettate dal governo dell’istituzione (si pensi all’esigenza pur nobile di moralizzare e bonificare gli apparati amministrativi). E tuttavia sbaglierebbe chi volesse ridurre il confronto culturale ad un puro conflitto tra vecchio e nuovo, tra autoritarismo e liberalismo. “L’estrema ingiustizia non è legge”, diceva un secolo fa Gustav Radbruch, a sottolineare l’esigenza che diritto e morale convivano. Il punto è come. (...) Forse la risposta sta nell’invito di Cristo a separare gli strumenti di Cesare dalle finalità divine. L’art. 22 della convenzione lateranense stabilisce la facoltà della Santa Sede di delegare all’autorità giudiziaria italiana l’accertamento dei reati ancorché commessi nel suo territorio.»

  27. BulletGeraldina Boni e Alberto Tomer, Diritto vaticano e diritto canonico: due edifici distinti, ma comunicanti. Lì si nasconde il giusto processo, in «Il Riformista», 19 maggio 2025. IL RISCHIO DI UNA GIUSTIZIA INGIUSTA «I due ordinamenti menzionati rappresentano perciò due edifici distinti, ma comunicanti, essendo il diritto canonico, per la precisione, a fornire gli assi portanti su cui anche quello vaticano deve necessariamente poggiare. Questi assi, in particolare, corrispondono alla componente divina di tale diritto, rispetto ai limiti derivanti dalla quale neppure il Sommo Pontefice può considerarsi un sovrano legibus solutus. In relazione all’ordinamento vaticano, anzi, allontanarsi da tale paradigma significherebbe non solo rinunciare alle garanzie proprie dello Stato di diritto, ma piegare l’esercizio della sovranità sulla Città vaticana a una funzione estranea e deviata, finendo irreparabilmente per compromettere la ragione della sua stessa esistenza. (...) la persona del giudice, di cui è imperativo assicurare l’imparzialità e la terzietà. In questo senso, se i membri della magistratura operano ovviamente in nome del Santo Padre, non lo fanno in quanto suoi meri “delegati personali”, bensì in virtù di un ufficio autonomo e con proprie attribuzioni stabilite dal diritto. Ancora: espressamente la vigente normativa prevede che i medesimi magistrati siano soggetti soltanto alla legge, senza che in detta disciplina compaia più alcun riferimento della dipendenza gerarchica degli stessi dal Pontefice. D’altro canto, però, non per questo l’atipica architettura in parola è sottratta a rischi di cedimenti. I magistrati vaticani – per restare nel solco tracciato – non costituiscono d’altronde un ordine a sé stante, venendo nominati dallo stesso Pontefice: il quale è quindi chiamato ad autolimitarsi e a confermare le numerose tutele poste a presidio della loro posizione, a partire dalla stabilità dell’incarico, guardandosi poi dal vulnerarne la libertà di giudicare tramite interventi che possano condizionarli. Negli ultimi anni, purtroppo, non sono mancate riforme discutibili che hanno pregiudicato la “tenuta” della magistratura vaticana. Si pensi alla figura del promotore di giustizia, cui è affidata la funzione di pubblico ministero: se fino al 2021 vi era un promotore di giustizia autonomo per ogni grado di giudizio, a partire da tale data il relativo ufficio esercita le proprie funzioni nei tre gradi, con il rischio che l’intero impianto accusatorio si appiattisca sulla tesi sostenuta in prima istanza. O, in modo ancora più evidente, si considerino gli ingiustificati cambiamenti apportati nel 2023 all’assetto della Corte di Cassazione, le modifiche alla cui composizione sono state altresì accompagnate dalla previsione della decadenza dei componenti designati secondo le disposizioni previgenti, impattando sui procedimenti in corso, con buona pace del principio di precostituzione del giudice. Un esempio palmare, stavolta non “strutturale” ma tanto macroscopico nella lesione del principio di legalità da non poter essere ignorato, lo abbiamo avuto poi con quei rescritti che, nel biennio 2019-2020, sono stati concessi in via riservata al suddetto promotore di giustizia, attribuendogli poteri fino ad allora sconosciuti nell’ambito della vicenda più famigerata che abbia interessato la giustizia vaticana, , di cui ci siamo occupati diffusamente nel volume Il «processo Becciu». Un’analisi critica, recentemente edito da Marietti1820. In definitiva, dunque, se qualsiasi accusa di intrinseca inconciliabilità tra i fondamenti dello Stato della Città del Vaticano e la tutela dei princìpi del giusto processo appare, se aprioristica, pretestuosa, è altrettanto vero che spetta al sovrano cui è affidata la pienezza della potestà di governo farsi solertemente carico della responsabilità che nessuna ombra possa essere gettata sull’operato della giustizia vaticana. È, anche questa, una sfida importante con cui il “nuovo corso” appena inaugurato da Papa Leone XIV non potrà fare a meno di confrontarsi.»


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Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_3_link_0
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