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Sul sistema giudiziario vaticano (quarantunesima parte)                   >>> per la parte precedente clicca qui

«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).


Partendo da due casi narrati nel libro di Daniele e nel vangelo di Giovanni, papa Francesco spiega cos’è la corruzione della giustizia: quella «che era nei giudici di ambedue i casi», sia con l'innocente Susanna sia con la donna adultera, perché «in ambedue i casi i giudici erano corrotti», tanto contro un'innocente quanto contro una peccatrice. Del resto «sempre ci sono stati nel mondo giudici corrotti» e «anche oggi in tutte le parti del mondo ce ne sono». Da parte loro, i corrotti «credono che fanno bene le cose così, si credono con impunità», ha rimarcato Francesco. A Susanna, i giudici dicono: «o fai questo o faremo una falsa testimonianza» contro di te. «Non è il primo caso che nella Bibbia appaiono le false testimonianze», ha affermato il Papa. «Pensiamo a Nabot, quando la regina Gezabele combina tutta quella falsa testimonianza; pensiamo a Gesù, che è condannato a morte con falsa testimonianza; pensiamo a santo Stefano». Ma, ha avvertito il Pontefice facendo riferimento al passo evangelico di Giovanni, «sono corrotti anche i dottori della legge che portano questa donna — scribi, alcuni farisei — e dicono a Gesù: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”». E «anche questi sono giudici». Gli anziani, con Susanna, «avevano perso la testa lasciando che la lussuria si impadronisse di loro». Costoro, invece, «avevano perso la testa facendo crescere in loro un’interpretazione della legge tanto rigida che non lasciava spazio allo Spirito Santo: corruzione di legalità, di legalismo, contro la grazia». «E poi c’è la quarta persona, Gesù: la pienezza della legge», ha spiegato Francesco. E «lui si incontra come maestro della legge davanti a questi che sono maestri della legge: “Tu che ne dici?” gli domandano loro». Ai «falsi giudici che accusavano Susanna» Gesù risponde così «per bocca di Daniele: “Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Così facevate con le donne d’Israele ed esse per paura si univano a voi”». E «all’altro gli dice: “O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi”». «Questa è la corruzione di questi giudici» ha proseguito il Pontefice in riferimento al passo dell’Antico testamento. Invece «agli altri giudici Gesù dice poche cose: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”». In conclusione il Papa ha invitato a pensare a «questa strada, alla malvagità con la quale i nostri vizi giudicano la gente», perché «anche noi giudichiamo nel cuore gli altri» (sintesi della meditazione mattutina di papa Francesco, 3 aprile 2017).

L'operato del Promotore di (In)Giustizia Alessandro Diddi nel "processo del secolo" è connotato da una serie impressionante di negligenze e lacune (abbagli, granchi, errori, omissioni e gravi pecche), nel migliore dei casi. Ma nel sistema giudiziario del Vaticano – dove non vige una conquista della civiltà moderna come la separazione dei poteri – si sono visti anche imbeccamenti calunniosi a certa stampa, «macroscopiche e sconcertanti trasgressioni dei capisaldi elementari del giusto processo» (Geraldina Boni), leggi modificate a procedimento in corso (sempre in sfavore degli imputati: rescripta che «si sono rivelati ingiusti e irrazionali», sempre Boni), magistrati dell'accusa che non obbediscono al giudice, video di testimonianze censurati, verbali pieni di omissis, testimoni che ammettono d'essere stati manipolati (senza che si approfondisca per capire da chi e perché), interrogatori calendarizzati e poi cancellati, messaggi chat tenuti nascosti, una pregiudicata che muove le pedine a proprio piacimento, promotori di giustizia indegni che non ne azzeccano una, giudici che approvano senza battere ciglio... E intollerabili interventi censori sul materiale probatorio. PERCHÉ? Cosa nasconde il Tribunale vaticano? La cosa più grave – a mio parere – è accaduta nel gennaio del 2023: i Giudici, dopo averlo calendarizzato, hanno inspiegabilmente cancellato l'interrogatorio della Chaouqui previsto per il 16 febbraio 2023 (già spostato una volta), nonché il confronto Chaouqui-Ciferri, richiesto dalle difese. In un articolo del 14 gennaio 2023 si legge un'affermazione di Chaouqui, mossa evidentemente da odio: «Io e il papa abbiamo un nostro modo di comunicare informazioni, e non lo spiegherò nei dettagli certo a voi» (QUI). Parlava ai giornalisti che aveva convocato per il suo show, ma… in tribunale non si potrebbe pretendere che spieghi questo “modo di comunicare”? Chi faceva da tramite tra Chaouqui e il papa Francesco? Forse la stessa persona che gli portò l'«Espresso» prima ancora che arrivasse nelle edicole? COME MAI il Promotore di (In)Giustizia Diddi ha nascosto 120 su 126 messaggi intercorsi tra la Chaouqui e la Ciferri? E COME MAI i documenti pontifici e il materiale riservato della Santa Sede detenuti abusivamente dalla Chaouqui, trovati durante una perquisizione effettuata dalla Guardia di Finanza di Roma nel dicembre del 2020, non hanno ancora avuto conseguenze sul piano giuridico? Le contraddizioni emerse sono davvero troppe ed è necessario che tutte le parti dispongano integralmente dei verbali di Perlasca e di tutti i messaggi inoltrati dalla Ciferri, com'era necessario che potessero interrogare approfonditamente la Chaouqui, onde far emergere i retroscena e le motivazioni rancorose delle sue montature. Se non adempie le condizioni minime per il giusto processo, la Giustizia vaticana dimostra di non amare la verità e perde la propria credibilità. E quanto sia importante essere credibili l'ha testimoniato con la vita un magistrato serio e beato: Rosario Livatino. Nel febbraio 2023 papa Francesco ha detto ai magistrati che bisogna «evitare il rischio di "confondere il dito con la luna": il problema non sono i processi, ma i fatti e i comportamenti che li determinano». In questo modo si presume però che quei comportamenti e quei fatti siano veri, contraddicendo ciò che più volte il Papa stesso ha sostenuto in altri contesti, vale a dire che la presunzione di innocenza fino a prova contraria è un diritto umano fondamentale e fa parte delle «armi legali di garanzia. [...] Perché se iniziamo a uscire da quelle garanzie, la giustizia diventa molto manipolabile». Ma se la luna non c'è? Non è forse il senso stesso dei processi quello di verificare se le accuse ipotizzate nel rinvio a giudizio sono vere o false, se sono fondate sulla realtà o su una messinscena? Se bastasse l'esistenza di un processo per dedurre che fatti e comportamenti sono reali, allora non sarebbe nemmeno necessario aspettarne l'esito, sarebbe una perdita di tempo, visto che tutto è già "chiaro" prima; allora Gesù era colpevole a prescindere, e non c'è nulla da discutere, tanto più che era accusato dalla più alta autorità religiosa dell'epoca. Ma CHI ha scritto quel discorso a papa Francesco?, il quale solo poche settimane prima aveva  chiarito lucidamente: «... guardatevi da coloro che creano l’atmosfera per un processo, qualunque esso sia. Lo fanno attraverso i media in modo tale da influenzare coloro che devono giudicare e decidere. Un processo deve essere il più pulito possibile, con tribunali di prima classe che non hanno altro interesse che salvare la pulizia della giustizia». E allora, COM'È POSSIBILE ciò che è accaduto nell'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia negli ultimi anni? E negli stessi giorni in cui è stata pronunciata la sentenza sul "caso Becciu" sono stati rimpolpati gli stipendi dei magistrati vaticani.

Un magistrato dev’essere come la moglie di Cesare: non solo deve essere onesto, ma anche sembrare onesto. Di più, non solo deve essere corretto, ma non deve lasciare dubbi sulla sua correttezza: non è possibile che un magistrato, disobbedendo al Giudice, tenga nascosto materiale probatorio in un processo; non è possibile che ritagli i video degli interrogatori e oscuri le testimonianze con “omissis” distribuiti a proprio piacimento; non è possibile che protegga testimoni che hanno manipolato o che sono stati manipolati per incastrare altre persone; non è possibile che nasconda 120 su 126 messaggi che gli sono stati inoltrati perché venissero resi noti alla Giustizia; non è possibile che usi strumentalmente la stampa amica o cooptata per mettere alla gogna persone che avrebbero diritto a un giudizio equo ed equilibrato; non è possibile che tratti gli inquisiti in modo differente, portandone alcuni a giudizio e ignorando i reati degli altri, a seconda delle convenienze o dei suoi teoremi precostituiti. Non è possibile, insomma, che sussista neanche il dubbio o l’impressione che abbia nascosto o manipolato la verità, anziché portarla alla luce. E che per cotanta prestazione gli sia stato alzato lo stipendio! E invece, mentre Perlasca – definito da Diddi «incapace e inetto» (il capo dell'Ufficio amministrativo del Vaticano!) – (ri)diventa promotore di giustizia, nella primavera 2024 viene introdotta una sorta di impunità per i magistrati! Chi ha orecchi per intendere tragga le conseguenze. Ne va della credibilità della Chiesa Cattolica, non solo del Vaticano. E intanto:

1) Il Papa legifera anche in Italia (contra legem)? Nel marzo del 2024 scoppia lo "scandalo dossieraggio": emerge che nel luglio del 2019 – nello stesso mese in cui papa Francesco con il secondo dei quattro "rescripta" (modifiche alla legislazione, ovviamente vaticana, adottate unicamente per questo procedimento contro Becciu, in deroga alle comuni regole del processo stabilite per legge!) autorizzò lo IOR e l’ufficio del promotore di giustizia ad adottare strumenti tecnologici di intercettazione contro i «soggetti le cui attività di comunicazione siano ritenuti utili per lo svolgimento delle indagini» (e ciò «con il più assoluto riserbo» e con «le modalità più adeguate per l’acquisizione, utilizzazione e conservazione delle prove raccolte») – Pasquale Striano, luogotenente della Guardia di Finanza italiana in servizio alla Procura nazionale antimafia italiana, effettuò accertamenti non autorizzati (quindi illegittimi) contro varie persone coinvolte nel cosiddetto "processo del secolo" in Vaticano; all'operazione avrebbero partecipato anche un magistrato, Antonio Laudati, e membri dei Servizi segreti (deviati?). Il procuratore di Perugia Raffaele Cantone l'ha definito «un verminaio» e pare che dati segreti siano stati forniti – sempre illegalmente – a Servizi stranieri. Anche a quelli del Vaticano, dove – contrariamente alle indicazioni di Moneyval – agiscono magistrati che lavorano/hanno lavorato pure nella giustizia italiana? La domanda diventa fondamentale: CHI SONO I MANDANTI? Chi era a conoscenza di quel "rescriptum" tenuto segreto? Chi in quel momento sapeva che i promotori di giustizia stavano indagando su Becciu? Erano davvero pochissime persone...! E chi di loro poteva intrattenere un contatto (diretto o indiretto) con Striano? Suvvia, non dovrebbe essere difficile trovare la verità. A meno che chi dovrebbe cercare la verità... la voglia in realtà nascondere. Diddi ora dovrebbe indagare sui mandanti in Vaticano... con UN CONFLITTO DI INTERESSE GRANDE COME UNA MONTAGNA!

2) Come se non bastasse, nell'estate del 2024, quando il Tribunale sta ancora scrivendo le motivazioni della sentenza contro Becciu, emergono intrecci sconcertanti; mentre il promotore di (in)giustiza Diddi difende presunti mafiosi e criminali assortiti, il Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone – anche lui pagato con l'Obolo di San Pietro – risulta indagato dalla Procura di Caltanissetta per favoreggiamento alla mafia e per aver comprato delle case in nero dai mafiosi. Prima di morire, il giudice Paolo Borsellino definì la Procura di Palermo «un nido di vipere»; e profetizzò: «Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia. La mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno i miei colleghi e altri». A chi si riferiva? Chi erano le vipere tra i colleghi di Borsellino? Nessuno sia considerato intoccabile! «La giustizia è una cosa divina, peccato che sia affidata agli uomini», ha detto Pignatone; e come dargli torto? Pignatone è ricattato o ricattabile dalla mafia? Con quale credibilità ora il giudice Pignatone può argomentare la condanna contro un imputato distrutto da una campagna stampa di diffamazione senza precedenti e che presenta tutte le caratteristiche del mascariamento? Un indagato per favoreggiamento alla mafia non può essere il Presidente del Tribunale vaticano e pronunciare sentenze in nome del S. Padre.

3) Nell'aprile del 2025, con la scoperta delle chat tenute colpevolmente nascoste dal promotore di ingiustizia Diddi (chat presentate in una denuncia all'ONU), emergono le prove del complotto imbastito contro Becciu dal trio Chaouqui-Ciferri-Perlasca, apparentemente con la collaborazione dello stesso Diddi, l'«anello debole» della catena (e quindi manipolabile?), il quale mentendo ha sempre detto di non essere stato in contatto con Chaouqui. C'è dietro un loschissimo "do ut des"?

4) Il 12 gennaio 2026, finalmente, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso in appello del Promotore di (in)giustizia Diddi; lui – vigliaccamente – ha aspettato l'ultimo giorno per fare un passo indietro dal processo, avendo nel frattempo ritardato di ulteriori tre mesi l'iter giudiziario: una vergogna!

5) Il 17 marzo 2026 la Corte d'Appello, diretta da Alejandro Arellano Cedillo, ha dichiarato che il processo è in gran parte da rifare, perché l'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia non ha ancora consegnato integralmente il materiale probatorio e inoltre perché i rescripta di papa Francesco non sono mai stati pubblicati: una legge che non si possa leggere non è una legge valida, almeno dove vigono i diritti umani. Oppure si violano i diritti di difesa, compreso quello alla piena conoscenza degli atti, incluse ora le chat di chi ha montato l'imbroglio.

Per Gesù – come per Dante – i «porci» sono, fuor di metafora, le persone indegne (Mt.,7,6; Dante, Inf., VIII; Purg., XIV; Par., XXIX). Del resto il cardinale Julián Herranz, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi e Presidente emerito della Commissione Disciplinare della Curia Romana, aveva già rilevato il rischio legato a questa magistratura: «Un fatto che per esempio danneggia o può danneggiare l’indipendenza della funzione del Papa, e causa pregiudizio all’immagine della Chiesa e del Pontificato, è la fuga di notizie relative a comportamenti delittuosi ancora nella fase istruttoria o sotto processo. Queste fughe, in se stesse illecite, possono risultare ingiustamente ingiuriose per alcune persone, e mettere in pericolo – creando pressioni e divisioni nell’opinione pubblica – l’indipendenza del processo giudiziario. In questo modo si cade nel vizio della corruzione che in alcuni Paesi oggigiorno coinvolge la funzione giudiziaria (paesi anche di famosa tradizione giuridica) e porta alla dipendenza dai poteri mediatici, politici e finanziari della società civile. Il fatto, inoltre, che i tribunali dello Stato Vaticano siano costituiti nella loro maggioranza da giudici e promotori di giustizia procedenti dalla Magistratura di una determinata nazione, fanno dubitare che questo foro sia il più logico e competente per giudicare delitti che per la loro natura afferiscono al bene comune della Chiesa universale e si riferiscono a membri della gerarchia ecclesiastica e organi di governo della Santa Sede».

La domanda è ormai imbarazzante, in Italia come in Vaticano: chi deve indagare e cercare la verità, se le persone sospette, coloro che si comportano in modo equivoco o losco, sono i magistrati e i membri delle forze dell'ordine (Diddi, Pignatone, De Santis, Striano, Laudati, Cafiero De Raho, Natoli, Scarpinato...)?


  1. BulletAngela Bruni, Dossieraggi: relazione Antimafia, scenario inquietante e su De Raho deficit indagini, in «Il Tempo», 24 febbraio 2026.

  2. BulletRelazione Antimafia: «Dai pm indagini carenti su De Raho», in «Il Sole 24 Ore», 24 febbraio 2026.

  3. BulletFederico D'Ambrosio, Dossieraggio, la commissione Antimafia e il dito puntato contro Cafiero De Raho. È scontro con l'opposizione, in «Open», 24 febbraio 2026.

  4. BulletDossieraggi, la Commissione Antimafia approva la relazione della maggioranza, in «Il Difforme», 24 febbraio 2026.

  5. BulletDossieraggi, approvata la relazione della commissione antimafia. "Fa emergere responsabilità`di de Raho". Gasparri: "Il Pd ribalta la verità", in «Il Giornale», 24 febbraio 2026.

  6. BulletL'Antimafia: "Dai pm indagini carenti su De Raho", in «TGcom24», 24 febbraio 2026.

  7. BulletElena De Vincenzo, La Commissione Antimafia ha approvato la relazione di maggioranza sulla vicenda dossieraggi, in «TG1», Rai1, 24 febbraio 2026. In Vaticano fanno orecchie da mercante, ma la domanda è sempre quella: chi sono i mandanti di Striano e co. dentro il Vaticano?

  8. BulletValentina Errante, La relazione dell'Antimafia su De Raho: «Indagini carenti sul caso Striano», in «Il Messaggero», 25 febbraio 2026.

  9. BulletAntonio Di Pietro: «L'inchiesta "mani pulite" ha una madre, che si chiama "mafia e appalti". (...) Sono state fermate entrambe da magistati, a Palermo ammazzando chi se ne doveva occupare, a Milano delegittimando chi se ne doveva occupare. Quindi questa idea che la politica fermi la giustizia a mio avviso non è vera: l'ha fermata non la politica, l'han fermata i magistrati!», in «Restart, Rai3, 25 febbraio 2026.

  10. BulletFabio Amendolara, «De Raho tollerava i dossieraggi per ottenere vantaggi di carriera», in «La Verità», 25 febbraio 2026.

  11. BulletCamillo Maffia, Caso Becciu: processo Sloane Avenue, atto secondo. La difesa chiede l'annullamento della sentenza, in «Agenzia Radicale», 25 febbraio 2026. UNA BARBARIE SENZA PRECEDENTI! «Quella subita dal cardinale Becciu rimane una delle più sconcertanti violazioni dei diritti umani in ambito giudiziario che si sia mai verificata sul territorio europeo nella storia recente, e basterebbero i rescripta a renderla tale. Le domande intorno a questo processo restano per ora senza risposta. Non sappiamo chi ha ordito la macchinazione contro Angelo Becciu e anche il modo in cui si è sviluppata rimane pieno di punti oscuri. Ma soprattutto non ne conosciamo gli scopi: colpire il cardinale doveva essere funzionale a un obiettivo che non abbiamo gli strumenti per decifrare senza timore di errore. Non rimane ora che attendere il pronunciamento della Corte in merito alla richiesta di nullità. E c'è da augurarsi che l'accolga, perché se passa il concetto che è legittimo celebrare un processo nel modo in cui si è sviluppato quello di primo grado avremo un'altra mazzata storica alla cultura dello Stato di diritto.»

  12. BulletFari Pad (da Facebook, 25 febbraio 2026): «In attesa della pronuncia della Corte di Appello Vaticano. ​Mentre un silenzio quasi tombale sembra essere calato sulle cronache giudiziarie d’Oltretevere, non si può fare a meno di notare il contrasto stridente tra il fragore mediatico dei mesi e anni  scorsi e l'attuale, cauta attesa. La vicenda del "palazzo di Londra", che ha portato alla condanna in primo grado per peculato — in un’accezione che molti giuristi  e opinionisti hanno definito "senza pecunia" — parrebbe oggi arricchirsi di elementi che ne rimetterebbero in discussione l'intero impianto. I nodi del contendere. ​Secondo quanto emerso recentemente, la posizione delle difese potrebbe trovare un inaspettato supporto negli esiti della giustizia britannica: La pronuncia della High Court: (a favore di Mincione) La sentenza inglese ha stabilito che l’acquisto di Sloane Avenue 60 è avvenuto in piena regolarità contrattuale, escludendo l'ipotesi di frode che era stata invece il fulcro dell'accusa vaticana. Il conflitto di giurisdizione: Ci si chiede quale valore possa avere una condanna basata su contratti che, per esplicita firma delle parti, avrebbero dovuto sottostare alla giurisdizione britannica e lussemburghese. Il Vaticano avrebbe, in tal modo, esercitato un potere d'imperio su materie regolate da leggi straniere. Le nuove prove: La consegna delle chat da parte di figure chiave come la Ciferri a Mincione potrebbe far emergere una narrazione dei fatti ben diversa da quella sinora proposta dall’informazione mainstream. Una riflessione necessaria: ​Se queste evidenze venissero confermate in sede di appello, la sentenza di primo grado rischierebbe di apparire come un paradosso giuridico. L’opinione pubblica, alimentata per anni da un'informazione spesso sbilanciata e talvolta accanitasi oltre misura, si troverebbe di fronte a un verdetto che potrebbe essere radicalmente ribaltato.  L'auspicio per il futuro: ​L’augurio è che il cammino verso la verità processuale sia d'ora in avanti accompagnato da un’informazione mediatica che sappia farsi custode di imparzialità e rigore. È fondamentale che il diritto di cronaca torni a nutrirsi della conoscenza profonda dei fatti e della corretta esegesi degli atti, rifuggendo dalle narrazioni precostituite. La giustizia, per essere tale, necessita di un riflesso mediatico che ne rispetti la complessità, garantendo un equilibrio che sia, al contempo, tributo alla verità e presidio di civiltà giuridica. Rimaniamo in attesa che il diritto faccia il suo corso, con la speranza che l'oggettività dei fatti prevalga finalmente su ogni distorsione interpretativa».

  13. BulletNicole Winfield, El Vaticano retoma el “juicio del siglo” tras reveses embarazosos para la fiscalía en apelación, in «Los Angeles Times», 27 febbraio 2026. Cefa non può diventare Caifa. Altrimenti – se la giustizia esercitata in nome del Papa fosse marcia (come è) – si tornano a crocifiggere innocenti. E si butta al macero il messaggio di Gesù Cristo.

  14. BulletCaso Striano, Colosimo difende la relazione e respinge le accuse di parzialità, in «Il Dubbio», 27 febbraio 2026.

  15. BulletDario Martini, Picco di accessi abusivi con de raho alla guida della procura Antimafia, in «Il Tempo», 27 febbraio 2026.

  16. BulletGaetano Mineo, E il deputato M5S sbrocca minacciando azioni legali contro i parlamentari. Ma gli esperti lo bocciano, in «Il Tempo», 27 febbraio 2026.

  17. BulletDario Martini, Striano, per i report era «impeccabile», in «Il Tempo», 1° marzo 2026.

  18. BulletAndrea Caldart, Becciu e il processo Vaticano: tra scandalo e ridefinizione dei confini della giustizia ecclesiastica, in «QuotidianoWeb», 1° marzo 2026.

  19. BulletFari Pad (Facebook, 1° marzo 2026): «In attesa della pronuncia della Corte d'Appello: giustizia o esecuzione sommaria? Mentre il mondo osserva il processo al Cardinale Angelo Becciu, l'analisi di Andrea Caldart solleva dubbi che non possono più essere ignorati. Non stiamo assistendo a un normale dibattimento giudiziario, ma a un pericoloso laboratorio istituzionale dove il confine tra diritto e arbitrio si è fatto fin troppo sottile. Ecco perché questa attesa è carica di sdegno: Un Legislatore che è anche Giudice. Come si può parlare di "giusto processo" in un sistema dove il Papa — che è il legislatore supremo — interviene modificando le norme a processo in corso? La difesa di Becciu ha sollevato eccezioni fondamentali sulla sovranità giudiziaria e sulla legittimità di regole che sembrano cucite addosso all'imputato per assicurarne la caduta. La verità imbavagliata: Caldart lo dice chiaramente: in questo processo sembra mancare la possibilità di dire davvero la verita. In un contesto dominato da gerarchie asfissianti e silenzi imposti, il Cardinale Becciu e diventato il capro espiatorio di una Curia che cerca di rifarsi il look a spese del diritto alla difesa. Oltre la finanza, un regolamento di conti: Dietro i tecnicismi sui fondi ecclesiastici si nasconde una battaglia politica. Becciu non è solo un uomo sotto giudizio, è il simbolo di una Chiesa che, pur parlando di trasparenza, nega ai suoi alti prelati le garanzie minime di un ordinamento civile moderno. Se la Corte d'Appello si limiterà a ratificare una sentenza di primo grado già viziata da anomalie procedurali, non sarà stata fatta giustizia. Sarà stata solo confermata l'ennesima odissea invisibile di chi è stato condannato mediaticamente prima ancora che nelle aule. Non si tratta di contabilità, ma di resistenza. Se in Vaticano la verità non può essere pronunciata liberamente, allora la sentenza è già scritta nel marmo del pregiudizio. Aspettiamo il verdetto, ma con gli occhi ben aperti: la credibilità della Santa Sede è appesa a un filo.»

  20. BulletDossieraggi, vicenda Striano e prescrizioni europee in materia di antiriciclaggio, in «Tag24», 2 marzo 2026. Una violazione delle prescrizioni europee compiuta non solo dall'Italia, ma anche da parte del Vaticano, visto che alcuni dei mandanti di Striano erano – e ancora sono – dentro le mura vaticane. Che ci faceva Striano in Vaticano? Chi incontrava?

  21. BulletGiacomo Amadori, Evapora il caso Palamara. Ma quelli che l'hanno creato sono a difesa del «Sistema», in «La Verità», 3 marzo 2026.

  22. BulletFari Pad (Facebook, 4 marzo 2026): «UN CARDINALE INNOCENTE È STATO CONDANNATO. Porta con "fede cristiana "la croce sulle spalle. Il processo d'appello vaticano si trova oggi in una fase di stallo che non è frutto di semplici ritardi burocratici, ma di un vero e proprio collasso della coerenza giuridica. Quando il diritto si scontra con l'illogicità e il potere tenta di sovrascrivere i patti, il risultato inevitabile è un "cul-de-sac" senza via d'uscita. Ci si chiede davvero: Quo vadis? Verso quale giustizia ci stiamo dirigendo? Tutto ha origine da un "peccato originale": il rinnegamento di ciò che era stato liberamente pattuito. La Santa Sede, agendo sul mercato internazionale, ha sottoscritto contratto (acquisto palazzo Sloane60) che stabilivano come pattuizione preventiva - la giurisdizione inglese come formula imprescindibile. Oggi, la pretesa di processare internamente fatti che l'Alta Corte di Londra ha già dichiarato leciti e privi di frode espone il Vaticano a conseguenze reputazionali disastrose. Su queste fondamenta tradite si è cercato di poggiare l'impalcatura dell'accusa, ricorrendo a rescritti papali emanati a processo gia iniziato. Ma nel diritto vige una regola ferrea: non si può costruire un tetto prima delle mura che lo sostengono. Senza la base di una legalita certa e preesistente al momento del fatto, ogni tentativo di condanna poggia sul vuoto logico. Un tetto senza mura è destinato a crollare. A rendere l'aria ancor più irrespirabile è l'emersione di manipolazioni che hanno inquinato il "giusto processo". Il peso delle chat occultate e dei messaggi selezionati ad arte dall'accusa ha spezzato l'equilibrio fondamentale tra giudice terzo, difesa e accusa. Se le prove vengono manomesse o "indirizzate" durante il gioco, viene meno la liceità stessa dell'azione penale e il processo si trasforma in arbitrio. Ora, a chiudere il vicolo cieco, subentra il rischio economico reale per le casse vaticane. La vittoria della controparte a Londra apre le porte a richieste di risarcimento colossali per danno reputazionale e violazione dei patti. Incastrata tra l'impossibilità di smentire le procedure speciali e l'evidenza dei fatti internazionali, la via intrapresa porta inevitabilmente a un binario morto. Lo standby attuale è la mossa disperata di chi non ha più percorsi legali percorribili. Chi vivrà, vedrà». Io, finché vivrò, vedrò, e terrò gli occhi ben aperti.

  23. BulletFari Pad (Facebook, 5 marzo 2026): «PROCESSO BECCIU: IL "PECCATO ORIGINALE" E UN DOSSIER ABUSIVO? L'inchiesta di Rita Cavallaro su Il Tempo scoperchia un vaso di Pandora che va ben oltre le mura vaticane e si intreccia con uno dei più grandi scandali di spionaggio della storia recente italiana: il caso Striano. Stiamo assistendo al crollo di un castello di carte costruito su fondamenta d'argilla? Ecco i punti che non possono più essere ignorati. LE DUE BUGIE AL PAPA: Secondo gli atti, il Santo Padre sarebbe stato indotto a privare il Cardinale Becciu dei suoi diritti basandosi su informazioni rivelatesi false. 100mila euro mai spariti, ma regolarmente presenti nei conti della Diocesi di Ozieri, come confermato dal Vescovo. Chi ha sussurrato queste falsità all'orecchio del Pontefice il 24 settembre 2020? LA PISTA DEGLI "SPIONI": Emerge l'ombra inquietante di Pasquale Striano GF ( guardia di finanza). Com'è possibile che documenti "segretissimi" finissero sulle scrivanie dei giornali prima ancora che negli atti giudiziari? L'accesso abusivo alle banche dati non è più solo un sospetto, ma una realtà investigativa che vede Striano muoversi con disinvoltura tra intelligence e vaticano. LA BATTAGLIA IN APPELLO: Le difese ora parlano chiaro. Se le prove alla base del "processo del secolo" derivano da dossieraggi illeciti, acquisiti senza rogatorie internazionali e in violazione del Giusto Processo, l'intero impianto accusatorio è nullo. Non si può fare giustizia partendo da un'illegalità. LA RIFLESSIONE: Siamo di fronte a un sistema di "spionaggio su commissione" utilizzato per eliminare figure scomode Oltretevere? II Cardinale Becciu è stato vittima di un killeraggio mediatico alimentato da dati manipolati? Chi è il mandante della richiesta? E partita dall'ufficio del Promotore di Giustizia, dalla Gendarmeria oppure dalla Segreteria di Stato? Questa distinzione non è puramente nominale: definisce se l'attività sia stata un'operazione di polizia giudiziaria autorizzata, un'iniziativa autonoma dei servizi di sicurezza o un atto di indirizzo politico-amministrativo. In assenza di una tracciabilità chiara della richiesta iniziale, ogni elemento raccolto rischia di essere configurato come un 'frutto dell'albero avvelenato', minando la validità etica e giuridica della sentenza di primo grado. Mentre la Procura di Roma e quella di Perugia scavano nei file di Striano, la Corte d'Appello Vaticana non potrà ignorare questa illecita "contaminazione" investigativa? La supremazia del diritto deve prevalere sulla strategia "occulta" che artatamente ha formato l'accusa.»

  24. BulletGaetano Mineo, Antimafia, conflitto d'interesse di Scarpinato e de Raho. Nordio: «Serve la legge», in «Il Tempo», 5 marzo 2026.

  25. BulletCarmelo Briguglio, Referendum, davvero i mafiosi tifano per il Sì? Dottora Parodi, lasci perdere, in «Il Riformista», 9 marzo 2026. «Io non giocherei la partita del referendum sul terreno mafia-antimafia: è scivolosissimo. Brutto. Giuseppe Pignatone, progressista, ex procuratore capo di Roma, autore dell'inchiesta su "Mafia capitale" che colpì la destra e il sindaco Alemanno, poi risoltasi in un flop, oggi è indagato a Caltanissetta per favoreggiamento a Cosa Nostra – presunto innocente fino a sentenza definitiva di condanna: lo dico forte – come vota? Non è un mafioso. Ma qualcuno potrebbe speculare.»

  26. BulletSalvatore Izzo e Letizia Lucarelli, "Senza vera giustizia non esiste uno Stato". Leone XIV apre l'anno giudiziario vaticano, con qualche implicito chiarimento sull'affaire Becciu, in «Faro di Roma», 14 marzo 2026. «Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (sant'Agostino). «Parole che pur senza citare l’affaire Becciu, manifestano un’attenzione al rispetto delle persone che nel recente passato è sembrato essere stato dimenticato nelle procedure vaticane sulla vicenda del Palazzo di Londra. Significativamente oggi l’apertura dell’anno giudiziario non ha previsto, come sarebbe tradizione, una requisitoria del promotore di giustizia Alessandro Diddi, rimanendo affidata invece al presidente Venerando Marano, per definizione sopra le parti. Del resto la Cassazione vaticana ha stabilito che il processo d’appello per il cardinale Giovanni Angelo Becciu, condannato in primo grado senza alcuna prova di colpevolezza e del quale si attende la riabilitazione, possa proseguire senza la presenza del Promotore di giustizia, che oltretutto ha presentato fuori dai termini i suoi motivi di ricorso, e dunque sarebbe stato fuori luogo affidargli la requisitoria di oggi.»

  27. BulletIacopo Scaramuzzi, Il Papa: "Non c'è Stato senza giustizia, il processo giusto contribuisce alla credibilità", in «La Repubblica», 14 marzo 2026. «Prevost apre per la prima volta l’anno giudiziario vaticano. E sullo sfondo del processo Becciu sottolinea l’importanza di garantire “l’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi"» Esattamente ciò che non c'è stato nel disastroso e scandalodo "processo del secolo".

  28. BulletIl Papa, 'garantire diritto di difesa e durata ragionevole processi in Vaticano', in «Ansa», 14 marzo 2026. A PROPOSITO DELLA GIUSTIZIA (O DELLA SUA MANCANZA) «L’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi non rappresentano soltanto strumenti tecnici del procedimento giudiziario. Essi costituiscono le condizioni attraverso le quali l’esercizio della funzione giurisdizionale acquista particolare autorevolezza e contribuisce alla stabilità istituzionale. (...) è utile ricordare ancora una volta l’insegnamento di Sant’Agostino: "Senza la giustizia non si può amministrare lo Stato; è impossibile che si abbia il diritto in uno Stato in cui non si ha vera giustizia. L’atto che si compie secondo diritto si compie certamente secondo giustizia ed è impossibile che si compia secondo il diritto l'atto che si compie contro la giustizia. […] Lo Stato in cui non si ha la giustizia non è uno Stato. La giustizia infatti è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo. Dunque non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo stesso al Dio vero".  (...) laddove non vi sia una vera giustizia, non può sussistere neppure un autentico diritto, poiché il diritto stesso nasce dal riconoscimento della verità dell’essere e della dignità di ogni persona.  La giustizia, così concepita, è la virtù cardinale che ci chiama "a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l’armonia che promuove l’equità nei confronti delle persone e del bene comune"» (Papa Leone XIV).

  29. BulletD.V.B., Vaticano. Leone XIV frma la giostra e tuona: «L'amministrazione della giustizia contribuisce alla tutela dell'ordine giuridico e alla credibilità delle istituzioni», in «Silere non possum», 14 marzo 2026. «Leone XIV ha sottolineato l’importanza delle garanzie procedurali, dell’imparzialità del giudice, dell’effettività del diritto di difesa e della ragionevole durata dei processi. Non si tratta di meri strumenti tecnici: sono le condizioni che rendono credibile l’esercizio della giurisdizione e rafforzano la stabilità delle istituzioni. (...) C’è poi un passaggio che interpella anche chi racconta la giustizia. Non si può narrare solo ciò che fa comodo perché l’imputato è un amico o, al contrario, un nemico. Il criterio deve restare sempre la ricerca della verità, secondo parametri di oggettività. Solo così si conserva credibilità. (...) Sul versante vaticano, invece, la domanda resta aperta: chi occupa determinati ruoli sentirà il peso della coscienza fino al punto di comprendere che è tempo di farsi da parte? Perché il tempo del fanta-diritto usato per colpire i nemici, almeno nella volontà del Papa, è finito.»

  30. BulletRita Salerno, Papa Leone XIV all'apertura dell'anno giudiziario in Vaticano, in «TG2000», TV2000, 14 marzo 2026. «L’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi» sono condizioni imprescindibili nell'amministrazione della giustizia in Vaticano.

  31. BulletPapst Leo XIV. will vorbildliche Justiz im Vatikanstaat, in «Kathpress», 14 marzo 2026.

  32. BulletFranca Giansoldati, Leone XIV, il trasloco loy profile: è tornato al Palazzo Apostolico dopo 13 anni, con lui i 2 segretari. E intanto lancia il monito ai suoi magistrati, in «Il Messaggero», 14 marzo 2026. CI SONO I SERVIZI SEGRETI (DEVIATI?) DIETRO L'OPERAZIONE DI KILLERAGGIO DEL CARD: BECCIU? «Leone XIV ha indicato la bussola al suo sistema giudiziario e non è andato nei dettagli, non ha toccato alcuni casi eclatanti affiorati negli anni precedenti, primo tra tutti il famoso maxi processo per l'immobile di Londra che ha portato alla condanna di dieci persone, tra cui il cardinale Becciu che si è strenuamente difeso in primo grado ribadendo la sua innocenza. Autorevoli canonisti in questi anni sono più volte intervenuti con articoli scientifici spiegando le storture e le incongruenze di un sistema giudiziario definito opaco. Per loro è stato celebrato un processo sbilanciato al punto da far insorgere in blocco anche tutti i legali degli imputati i quali hanno denunciato l'assenza dei requisiti del cosiddetto giusto processo. Intanto le udienze del Processo d'appello in corso si sono misteriosamente incagliate agli inizi di febbraio, ancora in attesa dell'ordinanza della Corte d'Appello su tre punti sollevati dalle difese: l'invalidazione dell'intero processo di primo grado, l'acquisizione delle chat omissate misteriosamente a suo tempo dal Promotore di Giustizia Diddi e l'acquisizione delle scottanti carte del caso Striano, il finanziere che aveva iniziato a fare dossieraggio su molti degli imputati del processo ben prima che iniziasse il processo stesso in Vaticano. Al punto che alcuni difensori, tra cui Cataldo Intrieri, non hanno escluso che dietro questa strana anomalia "vi fossero i servizi segreti per conto del Vaticano".»

  33. BulletVik van Brantegem, Giustizia vaticana e Stato di diritto. «Senza giustizia non esiste uno Stato». Papa Leone XIV e il messaggio alla magistratura vaticana, in «Korazym», 14 marzo 2026. SARANNO FISCHIATE LE ORECCHIE AD ALESSANDRO DIDDI (IL PRIMO A SINISTRA NELLA FOTO)? «La giustizia non è una questione secondaria ma il fondamento stesso della legittimità delle istituzioni. Nel Libro IV, Capitolo 4 di De civitate Dei Sant’Agostino scrive: «Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia? Quia et latrocinia quid sunt nisi parva regna?» (Tolto la giustizia, che cosa sono gli Stati se non grandi bande di ladri? E le bande di ladri che cosa sono se non piccoli Stati?», con cui voleva sottolineare che uno Stato è legittimo solo se fondato sulla giustizia. Se manca la giustizia, il potere politico non è moralmente diverso da quello di una banda criminale: cambia solo la dimensione e l’organizzazione, non la natura.»

  34. BulletLeo: Arbeit des Vatikantribunals trägt zu Glaubwürdigkeit bei, in «Vatican News», 14 marzo 2026.

  35. BulletFari Pad (Facebook, 15 marzo 2026): «Esiste un confine, nel cuore di Roma, dove la modernità si ferma e il diritto regredisce di secoli. Processo Becciu non è solo un caso giudiziario di ammanchi e finanze; è l'epifania di un potere che credevamo estinto: la Teocrazia Assoluta, dove la volontà del Sovrano non incontra argini, ma solo sudditi. L'ABISSO DEL POTERE DIVINO Dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Esistono oggi sistemi come quello dell'Iran o dell'Afghanistan dove la legge religiosa non si limita a regolare la vita privata, ma sovrasta i più elementari diritti umani. In questi regimi, la "verità rivelata" annulla la presunzione d'innocenza, il diritto alla difesa e la trasparenza. Lo Stato della Città del Vaticano, pur con forme diverse, opera sulla stessa frequenza d'onda: è l'ultima monarchia assoluta d'Europa. Qui, il Pontefice detiene la pienezza dei poteri. Nel caso Becciu, abbiamo visto questa prerogativa trasformarsi in azione: il Papa ha emanato i cosiddetti Rescripta, provvedimenti segreti che hanno cambiato le regole del processo mentre era in corso, senza che gli imputati ne conoscessero l'esistenza. Questa non è giustizia; è l'esercizio di un potere che pone il "segreto del Re" al di sopra della dignità dell'uomo. LO SCONTRO TRA DUE MONDI Negli stati occidentali laici, il diritto è un'armatura che protegge l'individuo dall'arbitrio dello Stato. Nelle teocrazie, l'individuo è nudo di fronte alla "ragion divina". Mentre l'Occidente lotta per la separazione dei poteri e per processi giusti e pubblici, nel cuore della cristianità si è consumato un rito dove le prove materiali contano meno della volontà politica del Trono. È il trionfo della supremazia divina che calpesta la certezza del diritto, riducendo l'imputato a una comparsa in un copione già scritto. IL SILENZIO ASSORDANTE DEI GIURISTI ITALIANI L'aspetto più paradossale e amaro è la presenza, come parti civili, di figure che hanno fatto la storia del diritto repubblicano italiano. Paola Severino (già Ministro della Giustizia) e Giovanni Maria Flick (già Ministro e Presidente Emerito della Corte Costituzionale). Com'è possibile che chi ha giurato sulla nostra Costituzione — fondata sulla trasparenza, sul contraddittorio e sui diritti inalienabili dell'uomo — possa oggi legittimare con la propria presenza un tribunale che opera tramite leggi segrete? Come può un ex Presidente della Consulta accettare un sistema dove la difesa è un optional e il Sovrano può intervenire nel merito del giudizio? È un corto circuito morale: le toghe della democrazia che si inchinano ai precetti del potere assoluto. UNA SFIDA ALL'INTELLIGENZA UMANA La vera supremazia dell'intelligenza umana sta nella capacità di sottomettere l'autorità alla Ragione e alla Legge. Accettare che la teocrazia torni a dettare legge nel XXI secolo, usando strumenti normativi invisibili, significa abdicare a secoli di conquiste civili. Se il diritto non è uguale per tutti, e se non è conoscibile da tutti, allora non è giustizia: è solo dominio.» Abuso e oppressione.

  36. BulletLeo: Arbeit des Vatikantribunals tragt zu Glaubwürdigkeit bei, in «Vatican News», 14 marzo 2026.

  37. BulletEl Papa vincula la estabilidad institucional del Vaticano al respeto de las garantías procesales en los juicios, in «Infocatolica», 16 marzo 2026. «El Papa León XIV parece estar afrontando el escándalo que ha supuesto para muchos fieles el tratamiento dado en múltiples casos por el Papa Franciso (Becciu, Zanchetta, Rupnik, Gaztelueta, …) especialmente por no haber salvaguardado las más elementales garantía procesales. Al menos en las palabras, las de León suponen un rayo de esperanza.»

  38. BulletIvo Pincara, L'interminabile Via Crucis dell'innocente Cardinal Becciu, in «Korazym», 16 marzo 2026. «OGGI SONO PASSATI ESATTAMENTE 2000 GIORNI! 2000 VOLTE LA TERRA È GIRATA SU SE STESSA. MA QUANTO VALE LA VITA DI UN UOMO? ECCO LE TAPPE DELL’INTERMINABILE VIA CRUCIS PERCORSA DALL’INNOCENTE CARDINALE GIOVANNI ANGELO BECCIU» (AP). «Oggi non è solo una ricorrenza: è il bilancio di un’interminabile Via Crucis. 2000 giorni in cui la verità è stata calpestata, la dignità di un uomo è stata messa alla gogna e la giustizia è stata trasformata in uno strumento di potere. Parliamo del caso di S.E.R. il Cardinale Giovanni Angelo Becciu. Un caso che non è più solo una vicenda giudiziaria, ma il simbolo di un sistema che ha smarrito la sua bussola etica. Quello che emerge dai fatti raccolti da chi non ha paura di guardare nell'abisso è agghiacciante: Regole mutate in corsa: L'uso di "rescripta" papali per cambiare le leggi a processo iniziato. Un atto che la giustizia civile internazionale condannerebbe senza appello. ​Il Complotto è reale: Le migliaia di chat emerse dimostrano una strategia orchestrata da figure come Chaouqui, Ciferri e Perlasca. L'obiettivo era chiaro: impedire a Becciu il Conclave» (Fari Pad).

  39. BulletAlessandro Sallusti, Lo Voi, saluti dal sistema Palamara, in «Nicolaporro», 16 marzo 2026.

  40. BulletFelice Manti, Becciu, processo da rifare per "errori procedurali". Annullate le condanne di primo grado, in «Il Giornale», 17 marzo 2026. «La exit strategy del Vaticano per rimediare alla ingiusta condanna di monsignor Angelo Becciu è quella di decretare la nullità del processo di primo grado che l’ha visto condannato a 5 anni e sei mesi per peculato senza essersi messo in tasca un euro. La Corte d’appello vaticana ha ordinato «la rinnovazione del dibattimento», il deposito in cancelleria di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio e ha fissato al 22 giugno la comparizione delle parti al fine di stabilire il calendario delle udienze. (...) Sul processo del secolo che avrebbe dovuto scoperchiare lo scandalo degli affari londinesi della Santa Sede pesano come un macigno le chat tra Diddi, Genevieve Ciferri e Francesca Chaouqui, dalle quali emergerebbe come il dossier del superteste Alberto Perlasca - ex collaboratore di Becciu e regista delle spregiudicate operazioni finanziarie - sia stato in realtà confezionato dalle due donne per la loro acredine nei confronti di Becciu. Queste conversazioni, richieste dalle difese, non sono mai entrate integralmente nel processo. È uno dei tanti clamorosi errori procedurali che hanno inficiato l’intero processo e che hanno contribuito al linciaggio mediatico dell’ex sostituto della Segreteria di Stato, crocifisso a colpe che non aveva commesso. Il merito va ai suoi legali Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo che mai hanno smesso di difenderlo «dentro» il processo e sui giornali dalle troppe balle messe in giro ad arte da alcuni media come l’Espresso e Report che hanno, con le loro ricostruzioni giornalistiche oggi miseramente smentite, contribuito a decapitare la Chiesa e a ingannare Papa Francesco.»

  41. BulletEnrica Riera, Il processo al cardinale Becciu è da rifare, la decisione della corte d'appello vaticana, in «Domani», 17 marzo 2026.

  42. BulletCardinale Becciu, annullate le condanne di primo grado: il processo per la vendita del palazzo a Londra è da rifare, in «La Stampa», 17 marzo 2026.


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Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_3_link_0
Sull'accusa d'aver trasferito 
del denaro in Australia 
e sull'ipotesi di complotto 
contro il card. PellCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlshapeimage_4_link_0shapeimage_4_link_1shapeimage_4_link_2shapeimage_4_link_3
Sulle accuse di aver arricchito 
se stesso o propri familiari

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Sul palazzo di Londra 
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Processi e sentenze di Londra, di Roma ecc. a proposito della compravendita del palazzo 
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Sulla Messa "in coena Domini" celebrata da papa Francesco 
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