Clicca sulla casella che ti interessa

Clicca sulla casella che ti interessa
Sul sistema giudiziario vaticano (quarantaduesima parte) >>> per la parte precedente clicca qui
«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).
Partendo da due casi narrati nel libro di Daniele e nel vangelo di Giovanni, papa Francesco spiega cos’è la corruzione della giustizia: quella «che era nei giudici di ambedue i casi», sia con l'innocente Susanna sia con la donna adultera, perché «in ambedue i casi i giudici erano corrotti», tanto contro un'innocente quanto contro una peccatrice. Del resto «sempre ci sono stati nel mondo giudici corrotti» e «anche oggi in tutte le parti del mondo ce ne sono». Da parte loro, i corrotti «credono che fanno bene le cose così, si credono con impunità», ha rimarcato Francesco. A Susanna, i giudici dicono: «o fai questo o faremo una falsa testimonianza» contro di te. «Non è il primo caso che nella Bibbia appaiono le false testimonianze», ha affermato il Papa. «Pensiamo a Nabot, quando la regina Gezabele combina tutta quella falsa testimonianza; pensiamo a Gesù, che è condannato a morte con falsa testimonianza; pensiamo a santo Stefano». Ma, ha avvertito il Pontefice facendo riferimento al passo evangelico di Giovanni, «sono corrotti anche i dottori della legge che portano questa donna — scribi, alcuni farisei — e dicono a Gesù: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”». E «anche questi sono giudici». Gli anziani, con Susanna, «avevano perso la testa lasciando che la lussuria si impadronisse di loro». Costoro, invece, «avevano perso la testa facendo crescere in loro un’interpretazione della legge tanto rigida che non lasciava spazio allo Spirito Santo: corruzione di legalità, di legalismo, contro la grazia». «E poi c’è la quarta persona, Gesù: la pienezza della legge», ha spiegato Francesco. E «lui si incontra come maestro della legge davanti a questi che sono maestri della legge: “Tu che ne dici?” gli domandano loro». Ai «falsi giudici che accusavano Susanna» Gesù risponde così «per bocca di Daniele: “Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Così facevate con le donne d’Israele ed esse per paura si univano a voi”». E «all’altro gli dice: “O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi”». «Questa è la corruzione di questi giudici» ha proseguito il Pontefice in riferimento al passo dell’Antico testamento. Invece «agli altri giudici Gesù dice poche cose: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”». In conclusione il Papa ha invitato a pensare a «questa strada, alla malvagità con la quale i nostri vizi giudicano la gente», perché «anche noi giudichiamo nel cuore gli altri» (sintesi della meditazione mattutina di papa Francesco, 3 aprile 2017).
L'operato del Promotore di (In)Giustizia Alessandro Diddi nel "processo del secolo" è connotato da una serie impressionante di negligenze e lacune (abbagli, granchi, errori, omissioni e gravi pecche), nel migliore dei casi. Ma nel sistema giudiziario del Vaticano – dove non vige una conquista della civiltà moderna come la separazione dei poteri – si sono visti anche imbeccamenti calunniosi a certa stampa, «macroscopiche e sconcertanti trasgressioni dei capisaldi elementari del giusto processo» (Geraldina Boni), leggi modificate a procedimento in corso (sempre in sfavore degli imputati: rescripta che «si sono rivelati ingiusti e irrazionali», sempre Boni), magistrati dell'accusa che non obbediscono al giudice, video di testimonianze censurati, verbali pieni di omissis, testimoni che ammettono d'essere stati manipolati (senza che si approfondisca per capire da chi e perché), interrogatori calendarizzati e poi cancellati, messaggi chat tenuti nascosti, una pregiudicata che muove le pedine a proprio piacimento, promotori di giustizia indegni che non ne azzeccano una, giudici che approvano senza battere ciglio... E intollerabili interventi censori sul materiale probatorio. PERCHÉ? Cosa nasconde il Tribunale vaticano? La cosa più grave – a mio parere – è accaduta nel gennaio del 2023: i Giudici, dopo averlo calendarizzato, hanno inspiegabilmente cancellato l'interrogatorio della Chaouqui previsto per il 16 febbraio 2023 (già spostato una volta), nonché il confronto Chaouqui-Ciferri, richiesto dalle difese. In un articolo del 14 gennaio 2023 si legge un'affermazione di Chaouqui, mossa evidentemente da odio: «Io e il papa abbiamo un nostro modo di comunicare informazioni, e non lo spiegherò nei dettagli certo a voi» (QUI). Parlava ai giornalisti che aveva convocato per il suo show, ma… in tribunale non si potrebbe pretendere che spieghi questo “modo di comunicare”? Chi faceva da tramite tra Chaouqui e il papa Francesco? Forse la stessa persona che gli portò l'«Espresso» prima ancora che arrivasse nelle edicole? COME MAI il Promotore di (In)Giustizia Diddi ha nascosto 120 su 126 messaggi intercorsi tra la Chaouqui e la Ciferri? E COME MAI i documenti pontifici e il materiale riservato della Santa Sede detenuti abusivamente dalla Chaouqui, trovati durante una perquisizione effettuata dalla Guardia di Finanza di Roma nel dicembre del 2020, non hanno ancora avuto conseguenze sul piano giuridico? Le contraddizioni emerse sono davvero troppe ed è necessario che tutte le parti dispongano integralmente dei verbali di Perlasca e di tutti i messaggi inoltrati dalla Ciferri, com'era necessario che potessero interrogare approfonditamente la Chaouqui, onde far emergere i retroscena e le motivazioni rancorose delle sue montature. Se non adempie le condizioni minime per il giusto processo, la Giustizia vaticana dimostra di non amare la verità e perde la propria credibilità. E quanto sia importante essere credibili l'ha testimoniato con la vita un magistrato serio e beato: Rosario Livatino. Nel febbraio 2023 papa Francesco ha detto ai magistrati che bisogna «evitare il rischio di "confondere il dito con la luna": il problema non sono i processi, ma i fatti e i comportamenti che li determinano». In questo modo si presume però che quei comportamenti e quei fatti siano veri, contraddicendo ciò che più volte il Papa stesso ha sostenuto in altri contesti, vale a dire che la presunzione di innocenza fino a prova contraria è un diritto umano fondamentale e fa parte delle «armi legali di garanzia. [...] Perché se iniziamo a uscire da quelle garanzie, la giustizia diventa molto manipolabile». Ma se la luna non c'è? Non è forse il senso stesso dei processi quello di verificare se le accuse ipotizzate nel rinvio a giudizio sono vere o false, se sono fondate sulla realtà o su una messinscena? Se bastasse l'esistenza di un processo per dedurre che fatti e comportamenti sono reali, allora non sarebbe nemmeno necessario aspettarne l'esito, sarebbe una perdita di tempo, visto che tutto è già "chiaro" prima; allora Gesù era colpevole a prescindere, e non c'è nulla da discutere, tanto più che era accusato dalla più alta autorità religiosa dell'epoca. Ma CHI ha scritto quel discorso a papa Francesco?, il quale solo poche settimane prima aveva chiarito lucidamente: «... guardatevi da coloro che creano l’atmosfera per un processo, qualunque esso sia. Lo fanno attraverso i media in modo tale da influenzare coloro che devono giudicare e decidere. Un processo deve essere il più pulito possibile, con tribunali di prima classe che non hanno altro interesse che salvare la pulizia della giustizia». E allora, COM'È POSSIBILE ciò che è accaduto nell'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia negli ultimi anni? E negli stessi giorni in cui è stata pronunciata la sentenza sul "caso Becciu" sono stati rimpolpati gli stipendi dei magistrati vaticani.
Un magistrato dev’essere come la moglie di Cesare: non solo deve essere onesto, ma anche sembrare onesto. Di più, non solo deve essere corretto, ma non deve lasciare dubbi sulla sua correttezza: non è possibile che un magistrato, disobbedendo al Giudice, tenga nascosto materiale probatorio in un processo; non è possibile che ritagli i video degli interrogatori e oscuri le testimonianze con “omissis” distribuiti a proprio piacimento; non è possibile che protegga testimoni che hanno manipolato o che sono stati manipolati per incastrare altre persone; non è possibile che nasconda 120 su 126 messaggi che gli sono stati inoltrati perché venissero resi noti alla Giustizia; non è possibile che usi strumentalmente la stampa amica o cooptata per mettere alla gogna persone che avrebbero diritto a un giudizio equo ed equilibrato; non è possibile che tratti gli inquisiti in modo differente, portandone alcuni a giudizio e ignorando i reati degli altri, a seconda delle convenienze o dei suoi teoremi precostituiti. Non è possibile, insomma, che sussista neanche il dubbio o l’impressione che abbia nascosto o manipolato la verità, anziché portarla alla luce. E che per cotanta prestazione gli sia stato alzato lo stipendio! E invece, mentre Perlasca – definito da Diddi «incapace e inetto» (il capo dell'Ufficio amministrativo del Vaticano!) – (ri)diventa promotore di giustizia, nella primavera 2024 viene introdotta una sorta di impunità per i magistrati! Chi ha orecchi per intendere tragga le conseguenze. Ne va della credibilità della Chiesa Cattolica, non solo del Vaticano. E intanto:
1) Il Papa legifera anche in Italia (contra legem)? Nel marzo del 2024 scoppia lo "scandalo dossieraggio": emerge che nel luglio del 2019 – nello stesso mese in cui papa Francesco con il secondo dei quattro "rescripta" (modifiche alla legislazione, ovviamente vaticana, adottate unicamente per questo procedimento contro Becciu, in deroga alle comuni regole del processo stabilite per legge!) autorizzò lo IOR e l’ufficio del promotore di giustizia ad adottare strumenti tecnologici di intercettazione contro i «soggetti le cui attività di comunicazione siano ritenuti utili per lo svolgimento delle indagini» (e ciò «con il più assoluto riserbo» e con «le modalità più adeguate per l’acquisizione, utilizzazione e conservazione delle prove raccolte») – Pasquale Striano, luogotenente della Guardia di Finanza italiana in servizio alla Procura nazionale antimafia italiana, effettuò accertamenti non autorizzati (quindi illegittimi) contro varie persone coinvolte nel cosiddetto "processo del secolo" in Vaticano; all'operazione avrebbero partecipato anche un magistrato, Antonio Laudati, e membri dei Servizi segreti (deviati?). Il procuratore di Perugia Raffaele Cantone l'ha definito «un verminaio» e pare che dati segreti siano stati forniti – sempre illegalmente – a Servizi stranieri. Anche a quelli del Vaticano, dove – contrariamente alle indicazioni di Moneyval – agiscono magistrati che lavorano/hanno lavorato pure nella giustizia italiana? La domanda diventa fondamentale: CHI SONO I MANDANTI? Chi era a conoscenza di quel "rescriptum" tenuto segreto? Chi in quel momento sapeva che i promotori di giustizia stavano indagando su Becciu? Erano davvero pochissime persone...! E chi di loro poteva intrattenere un contatto (diretto o indiretto) con Striano? Suvvia, non dovrebbe essere difficile trovare la verità. A meno che chi dovrebbe cercare la verità... la voglia in realtà nascondere. Diddi ora dovrebbe indagare sui mandanti in Vaticano... con UN CONFLITTO DI INTERESSE GRANDE COME UNA MONTAGNA!
2) Come se non bastasse, nell'estate del 2024, quando il Tribunale sta ancora scrivendo le motivazioni della sentenza contro Becciu, emergono intrecci sconcertanti; mentre il promotore di (in)giustiza Diddi difende presunti mafiosi e criminali assortiti, il Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone – anche lui pagato con l'Obolo di San Pietro – risulta indagato dalla Procura di Caltanissetta per favoreggiamento alla mafia e per aver comprato delle case in nero dai mafiosi. Prima di morire, il giudice Paolo Borsellino definì la Procura di Palermo «un nido di vipere»; e profetizzò: «Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia. La mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno i miei colleghi e altri». A chi si riferiva? Chi erano le vipere tra i colleghi di Borsellino? Nessuno sia considerato intoccabile! «La giustizia è una cosa divina, peccato che sia affidata agli uomini», ha detto Pignatone; e come dargli torto? Pignatone è ricattato o ricattabile dalla mafia? Con quale credibilità ora il giudice Pignatone può argomentare la condanna contro un imputato distrutto da una campagna stampa di diffamazione senza precedenti e che presenta tutte le caratteristiche del mascariamento? Un indagato per favoreggiamento alla mafia non può essere il Presidente del Tribunale vaticano e pronunciare sentenze in nome del S. Padre.
3) Nell'aprile del 2025, con la scoperta delle chat tenute colpevolmente nascoste dal promotore di ingiustizia Diddi (chat presentate in una denuncia all'ONU), emergono le prove del complotto imbastito contro Becciu dal trio Chaouqui-Ciferri-Perlasca, apparentemente con la collaborazione dello stesso Diddi, l'«anello debole» della catena (e quindi manipolabile?), il quale mentendo ha sempre detto di non essere stato in contatto con Chaouqui. C'è dietro un loschissimo "do ut des"?
4) Il 12 gennaio 2026, finalmente, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso in appello del Promotore di (in)giustizia Diddi; lui – vigliaccamente – ha aspettato l'ultimo giorno per fare un passo indietro dal processo, avendo nel frattempo ritardato di ulteriori tre mesi l'iter giudiziario: una vergogna!
5) Il 17 marzo 2026 la Corte d'Appello, diretta da Alejandro Arellano Cedillo, ha dichiarato che il processo è in gran parte da rifare, perché l'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia non ha ancora consegnato integralmente il materiale probatorio e inoltre perché i rescripta di papa Francesco non sono mai stati pubblicati: una legge che non si possa leggere non è una legge valida, almeno dove vigono i diritti umani. Oppure si violano i diritti di difesa, compreso quello alla piena conoscenza degli atti, incluse ora le chat di chi ha montato l'imbroglio.
Per Gesù – come per Dante – i «porci» sono, fuor di metafora, le persone indegne (Mt.,7,6; Dante, Inf., VIII; Purg., XIV; Par., XXIX). Del resto il cardinale Julián Herranz, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi e Presidente emerito della Commissione Disciplinare della Curia Romana, aveva già rilevato il rischio legato a questa magistratura: «Un fatto che per esempio danneggia o può danneggiare l’indipendenza della funzione del Papa, e causa pregiudizio all’immagine della Chiesa e del Pontificato, è la fuga di notizie relative a comportamenti delittuosi ancora nella fase istruttoria o sotto processo. Queste fughe, in se stesse illecite, possono risultare ingiustamente ingiuriose per alcune persone, e mettere in pericolo – creando pressioni e divisioni nell’opinione pubblica – l’indipendenza del processo giudiziario. In questo modo si cade nel vizio della corruzione che in alcuni Paesi oggigiorno coinvolge la funzione giudiziaria (paesi anche di famosa tradizione giuridica) e porta alla dipendenza dai poteri mediatici, politici e finanziari della società civile. Il fatto, inoltre, che i tribunali dello Stato Vaticano siano costituiti nella loro maggioranza da giudici e promotori di giustizia procedenti dalla Magistratura di una determinata nazione, fanno dubitare che questo foro sia il più logico e competente per giudicare delitti che per la loro natura afferiscono al bene comune della Chiesa universale e si riferiscono a membri della gerarchia ecclesiastica e organi di governo della Santa Sede».
La domanda è ormai imbarazzante, in Italia come in Vaticano: chi deve indagare e cercare la verità, se le persone sospette, coloro che si comportano in modo equivoco o losco, sono i magistrati e i membri delle forze dell'ordine (Diddi, Pignatone, De Santis, Striano, Laudati, Cafiero De Raho, Natoli, Scarpinato...)?
Eliana Ruggiero, Processo contro il cardinale Becciu da rifare: la Corte d'Appello ordina un nuovo dibattimento, in «AGI», 17 marzo 2026. «Dalle pagine del provvedimento si delinea una linea interpretativa netta: la tutela del diritto di difesa dell'imputato viene indicata come principio centrale e inderogabile, la cui violazione può determinare la nullità del procedimento. Il Collegio richiama esplicitamente una consolidata tradizione giuridica, sottolineando come la mancata concessione del termine di legge per l'esame della documentazione depositata in cancelleria costituisca una lesione del diritto di difesa. Un principio già affermato in diverse pronunce della giurisprudenza italiana del primo Novecento e qui ripreso come riferimento interpretativo. Legali Becciu, avevamo ragione, violato diritto difesa. "Esprimiamo soddisfazione per l'ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto". Lo affermano gli avvocati del cardinale Angelo Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo. Il diritto alla conoscenza degli atti. Uno dei passaggi più significativi riguarda il diritto dell'imputato e dei suoi difensori ad avere piena conoscenza degli atti. L'ordinanza richiama il canone 1598 del Codice di diritto canonico, stabilendo che il giudice deve consentire alle parti di prendere visione della documentazione, salvo eccezioni limitate e ben definite. Secondo la Corte, questo principio è "profondamente radicato" nell'ordinamento canonico e rappresenta una condizione essenziale per garantire il contraddittorio. In assenza di tale garanzia, il procedimento rischia di essere compromesso nella sua validità. Le conseguenze della nullità e la rinnovazione del dibattimento. L'ordinanza affronta poi un altro punto cruciale: le conseguenze della eventuale nullità. Il Collegio afferma che, in presenza di vizi che incidono sul diritto di difesa, il giudice d'appello deve procedere alla rinnovazione del dibattimento. Non si tratta di una scelta discrezionale, ma di un passaggio necessario per ristabilire condizioni processuali adeguate alla ricerca della verità. Il nuovo dibattimento viene descritto come uno strumento indispensabile quando quello precedente risulti "non idoneo" per difetti intrinseci o estrinseci. Il riferimento alla giurisprudenza italiana. (...) Il riconoscimento di possibili vizi legati al diritto di difesa potrebbe incidere profondamente sull'impianto del procedimento e sui suoi sviluppi futuri. Il documento, infatti, non si limita a una valutazione tecnica, ma richiama principi fondamentali del giusto processo, evidenziando come la trasparenza e l'accesso agli atti siano condizioni imprescindibili per la legittimità dell'azione giudiziaria.»
Fari Pad (Facebook 17 marzo 2026): «Il nuovo corso di Leone XIV: Stop al teorema del sospetto, ora la verità per il Cardinale Becciu. L’inaugurazione dell’anno giudiziario vaticano del 14 marzo 2026 ha segnato un punto di rottura definitivo con un passato fatto di troppe ombre. Le parole di Papa Leone XIV — "Senza vera giustizia non esiste uno Stato" — non sono state un semplice esercizio di retorica, ma una durissima critica a una stagione processuale segnata da forzature e violazioni del diritto che hanno scosso la credibilità della Santa Sede. Il tramonto del "Metodo Diddi" e l'ombra delle responsabilità personali. Il segnale più clamoroso della giornata è stata l'estromissione del Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, dalla consueta relazione inaugurale, affidata invece alla terzietà del Presidente del Tribunale, Venerando Marano. Questa scelta non rappresenta solo un cambio di protocollo, ma un segnale inequivocabile: l'allontanamento di Diddi prelude a un esame profondo che potrebbe spingersi fino all'accertamento delle responsabilità personali per le gravi anomalie che hanno inquinato la formazione di un sano e giusto processo. Il sistema che ha portato alla condanna di primo grado del Cardinale Becciu appare oggi sotto una luce inquietante, rivelando un meccanismo di indagine profondamente compromesso: Le chat omissate: La sistematica esclusione di messaggi chiave per la difesa ha minato il principio del contraddittorio, suggerendo una selezione arbitraria delle prove volta a costruire una colpevolezza "a tavolino" anziché ricercare la verità dei fatti. La manipolazione dei testimoni. Emergono ombre pesantissime sul Commissario della Gendarmeria Stefano De Santis, braccio destro di Diddi. Il suo coinvolgimento nella presunta manipolazione del teste chiave, Mons. Alberto Perlasca, solleva interrogativi devastanti sulla genuinità dell'intero impianto accusatorio. L'ombara del dossieraggio: le ipotesi su De Santis, Striano e i rapporti diplomatici. Uno dei punti più oscuri e delicati riguarda la gestione delle indagini sul caso Sloane 60, dove sarebbe emerso un inquietante scenario di dossieraggio abusivo ai danni degli imputati. Il presunto coinvolgimento di Striano: Secondo quanto ipotizzato, le indagini potrebbero rivelare il ruolo dell'agente della Guardia di Finanza Pasquale Striano, la cui attività di accesso alle banche dati sarebbe stata funzionale alla costruzione di dossier extra-giudiziari. Sotto la regia del binomio Diddi-De Santis, queste operazioni sarebbero state condotte in totale spregio delle norme internazionali, agendo senza le necessarie rogatorie e violando i rapporti diplomatici con lo Stato Italiano. Un'intelligence fuori controllo: Questo agire al di fuori dei binari della cooperazione giudiziaria internazionale avrebbe trasformato l'ufficio del Promotore in un centro di intelligence senza controllo, calpestando i diritti fondamentali della difesa e i trattati bilaterali. Papa Leone XIV, richiamando la lezione di San Tommaso d’Aquino, ha ricordato che la giustizia consiste nel "dare a ciascuno il suo". Nel caso del Cardinale Becciu, dare il suo significa restituire onore a un uomo condannato in assenza di prove certe e nel mezzo di una tempesta di anomalie procedurali. La decisione della Cassazione vaticana di far proseguire l'appello senza la presenza del Promotore di Giustizia — il quale ha presentato i motivi di ricorso fuori dai termini — è l'ultimo tassello di un mosaico di giustizia che si sta finalmente ricomponendo. Il ritorno a una magistratura che rispetti la dignità della persona fa sperare in una imminente e piena assoluzione del Cardinale».
La Corte d'Appello vaticana: "Il processo Becciu è da rifare", in «Ansa», 17 marzo 2026. «Esprimiamo soddisfazione per l'ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto alla difesa ed a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto". Lo affermano gli avvocati del cardinale Angelo Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo.
Acquisto di un palazzo a Londra, la corte d'appello vaticana annulla il primo grado del processo al cardinale Angelo Becciu, in «Il Sole 24 Ore», 17 marzo 2026. «Hanno accolto le nostre richieste che sostenevano la necessità che il promotore di giustizia non facesse selezioni di atti, cioè che tutti gli atti dovessero essere depositati», spiega l’avvocato Fabio Viglione, legale difensore del cardinale Becciu.
Franca Giansoldati, Processo Becciu da rifare, colpo di scena della Corte d'Appello vaticana: «Rinnovare il dibattimento», Si ricomincia (quasi) da zero, in «Il Messaggero», 17 marzo 2026. «Ha poi ordinato all'Ufficio del Promotore di Giustizia di «depositare in Cancelleria entro il 30 aprile, tutti gli atti del procedimento istruttorio nella loro versione integrale». Il che significa che finalmente verranno resi noti (e usati in sede dibattimentale) tutte le chat integrali che a suo tempo erano state omissate dal Promotore Alessandro Diddi, così come gli interrogatori che erano stati fatti. Insomma, tutti quegli elementi che erano mancati alle difese ed erano stati alla base di reiterate denunce pubbliche nel corso di oltre due anni di processo. Inoltre la Corte d'Appello guidata dall'arcivescovo Arellano, canonista corazzato, proveniente dalla Rota, ha concesso alle parti un periodo fino al 15 giugno per esaminare i documenti e per preparare le prove a difesa. La prima udienza è stata calendarizzata per il 22 giugno anche se servirà solo a fissare il calendario delle udienze successive. Per la giustizia vaticana si prospetta un'estate piuttosto movimentata e sotto i riflettori. Papa Leone sin dall'inizio del suo magistero e in diverse sedi ha più volte sottolineato che nel settore della giustizia debba parlare solo il diritto canonico, le regole procedurali, gli avvocati delle difese e i magistrati nelle sedi opportune. Ma in questi anni, a detta di illustri canonisti, erano stati sollevati parecchi dubbi al punto da far dire che non vi era stato un giusto processo. (...) Il mese scorso, nell'ultima udienza del processo d'appello, la Corte si era riservata di intervenire su alcuni aspetti assai importanti. A cominciare dall' annosa controversia dei Rescripta papali (i provvedimenti legislativi di Francesco che avevano dato poteri illimitati agli inquirenti a processo iniziato), poi il vulnus delle chat omissate relative al ruolo svolto dietro le quinte da Francesca Immacolata Chaoqui e Genoveffa Ciferri che avrebbero “manovrato” lo stesso Perlasca, ovvero il test principale sul quale si basa tutto l'impianto dell'accusa. Si tratta di ben centotrentadue messaggi che la Ciferri aveva inviato a fine novembre 2022 al promotore Diddi. Di questi solo 126 erano stati depositati e 118 completamente omissati. Infine era stato anche sollevato il peso del dossieraggio svolto in Italia dal finanziere Pasquale Striano sugli imputati ben prima dell'avvio del processo vaticano medesimo. E' anche per questo che i difensori degli imputati avevano eccepito la nullità del processo. (...) Ora si potrebbe ricominciare e tutto si basa su quello che depositerà il Promotore di Giustizia. Le difese interpellata hanno tirato un respiro di sollievo.» AVANTI CONTRO IL MARCIUME (DENTRO E FUORI IL VATICANO)!
Ivo Pincara, Il "processo Becciu" è da rifare per "errori procedurali". La Corte d'appello vaticana annulla le condanne di primo grado, in «Korazym», 17 marzo 2026. «Quindi, finalmente verranno resi noti (e usati in sede dibattimentale) tutte le chat integrali che a suo tempo erano state omissate dal Promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, così come gli interrogatori che erano stati fatti. Così, saranno a disposizione delle difese, tutti gli elementi che erano mancati ed erano stati alla base delle eccezioni nel corso di oltre due anni di processo. Inoltre, è stato fissato al 22 giugno la comparizione delle parti al fine di stabilire il calendario delle udienze. L’ordinanza della Corte d’appello fa notare che ci si trova di fronte ad una situazione inedita perché «nelle pronunce dei giudici vaticani non si rinvengono precedenti che facciano riferimento al deposito parziale del fascicolo istruttorio o al deposito di documenti parzialmente coperti da omissis». È evidente il mancato rispetto del «principio della piena conoscenza di tutti gli atti raccolti durante la fase istruttoria da parte dell’imputato e del suo difensore». Di qui la decisione di «nullità relativa» perché è stato «viziato un atto fondamentale del giudizio, quale è la citazione» e ora «ha come effetto che la Corte d’appello debba ritenere il giudizio e ordinare la rinnovazione del dibattimento avanti a sé». I difensori del Cardinale Angelo Becciu, gli Avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, hanno diramato una nota, in cui hanno dichiarato: «Esprimiamo soddisfazione per l’ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Ha dichiarato che l’Ufficio del Promotore doveva depositare tutti gli atti di indagine e senza omissis. Ha dichiarato anche l’illegittimità di alcuni atti istruttori adottati sulla base del rescritto del 2 luglio 2019, perché adottati sulla base di un atto di natura legislativa, non pubblicato e rimasto segreto agli accusati fino all’inizio del processo. La decisione della Corte, quindi, dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto. E sul punto sconfessa pienamente la sentenza del Tribunale». «La storica decisione della Corte d’appello che per la prima volta nella storia vaticana ha ritenuto inefficace e privo di effetti un rescritto del Papa, per mancata pubblicazione, a nostro avviso comporta come conseguenza la radicale nullità di tutta l’indagine e del processo. Infatti tutti gli atti di indagini, a partire dai discussi interrogatori del super teste Perlasca sono da ritenersi nulli, in quanto la norma papale che conferiva pieni poteri al Promotore Diddi è inefficace. Confidiamo di poter arrivare a una rapida definizione del processo con una sentenza ampiamente assolutoria», hanno commentato gli Avvocati Massimo Bassi e Cataldo Intrieri difensori di Fabrizio Tirabassi.»
Nicole Winfield, Vatican Appeals court declares mistrial in the 'trial of the century' against a cardinal, in «AP», 17 marzo 2026. «The Vatican appeals tribunal declared a mistrial Tuesday in the Holy See’s big "trial of the century", a stunning blow to both Pope Francis’ legacy and Vatican prosecutors who had put a cardinal and several other people on trial over alleged financial crimes. In a 16-page ruling, the appeals court ruled that Francis and Vatican prosecutors both made procedural errors that nullified the original indictment against Cardinal Angelo Becciu and the others and required a new trial. The court set a June 22 as the date for the new trial begin. Defense lawyers said such a ruling was enormously significant if not historic, since it amounted to a Vatican court declaring that an act of the pope had no effect. (...) At issue was Diddi’s role in a now-infamous set of WhatsApp chats that threw the credibility of the entire trial into question. The chats documented a yearslong, behind-the-scenes effort to target Becciu and suggested questionable conduct by Vatican police, Vatican prosecutors and Francis himself. (...) In his remarks, Leo spoke of justice as a means of fostering unity in the church, insisting that it be aimed at searching for truth and paired with charity. He also spoke about justice as a means of fostering credibility within an institution, remarks interpreted by some as a reference to how the Becciu trial had in some ways damaged the Holy See’s reputation because of its many anomalies. “The observance of procedural safeguards, the impartiality of the judge, the effectiveness of the right of defence and the reasonable duration of proceedings are not merely technical instruments of the judicial process,” Leo said. “They constitute the conditions through which the exercise of the judicial function acquires particular authority and contributes to institutional stability."». Anche in francese. «La décision contre le décret de François pourrait avoir des implications de grande envergure pour tout nouveau procès, car elle remet en cause les actions des procureurs découlant des pouvoirs que François leur a accordés.» «Le respect des garanties procédurales, l’impartialité du juge, l’efficacité du droit à se défendre et la durée raisonnable des procès ne représentent pas seulement des instruments techniques du procédé judiciaire», a déclaré le pape Léon.
Filippo Di Giacomo, La Corte d'Appello vaticana annulla la sentenza di primo grado, in «Rainews», 17 marzo 2026. «Gli imputti sono stati seppelliti da teorie molto fantasiose. (...) Ora si ritorna dentro qualcosa che ha l'aria di essere un atto di giustizia; e certamente giustizia sarà».
Trial against Cardinal Becciu to be Repeated? Doubts about Validity of Proceedings, in «Rome Reports», 17 marzo 2026. Anche in spagnolo.
Veruntreuung am Vatikan: Berufungsgericht ordnet neuen Prozess gegen Kardinal an, in «Tages Anzeiger», 17 marzo 2026. «C'è una parte della Chiesa che sta perdendo la faccia. Ma è meglio perdere la faccia che campare sulla menzogna. Ora devono uscire tutte le carte dell'imbroglio che ha crocifisso un innocente. Così ha ordinato la Corte d'Appello.»
Immobilienprozess im Vatikan muss teils neu aufgerollt werden, in «Kathpress», 17 marzo 2026. «Die Anklage hatte in erster Instanz einige Protokolle von Gesprächsaufzeichnungen, durch die die Angeklagten belastet wurden, lediglich mit Schwärzungen vorgelegt. Damit sei das Recht der Angeklagten und der Verteidiger auf volle Einsicht der zu ihren Lasten vorliegenden Akten klar missachtet worden. Aus diesem Grund müssten nun neue Verhandlungen auf der Grundlage des vollständigen Beweismaterials geführt werden, so das Gericht. Die Anwälte des Hauptangeklagten, Kardinal Becciu, zeigten sich gegenüber italienischen Medien hoch zufrieden mit der Entscheidung des Gerichts. Sie hatten bereits während des Verfahrens in erster Instanz moniert, dass das unvollständig vorgelegte Beweismaterial die Rechte der Beschuldigten und die Prinzipien eines fairen Verfahrens verletze. Hochkarätiger Richter. Das vatikanische Berufungsgericht wird von dem aus Spanien stammenden Juraprofessor und Kirchenrechtler Alejandro Arellano (63) geleitet. Der Richter im Rang eines Erzbischofs ist zugleich Dekan des berühmten Kirchengerichts Rota Romana. Vorsitzender Richter in erster Instanz war der pensionierte sizilianische Staatsanwalt und Strafrichter Giuseppe Pignatone (heute 76), der sich einst in seiner Heimat als Mafia-Ankläger einen Namen gemacht hatte. Papst Leo XIV. hatte noch am vergangenen Samstag die Richter und Staatsanwälte im Vatikan bei einem Empfang öffentlich ermahnt, sich streng an rechtsstaatliche Grundsätze zu halten, und gesagt: "Beachtung der Prozessgarantien, die Überparteilichkeit des Richters, die Durchsetzung des Rechts auf Verteidigung und eine vernünftige Prozessdauer (...) sind Bedingungen, damit die Rechtsprechung respektiert wird und zur Stabilität der Institutionen beiträgt." Im Vatikan sei dies besonders wichtig.»
Processo Sloane Avenue, la Corte d'Appello smonta il metodo Diddi, in «Silere non possum», 17 marzo 2026. «Il principio è espresso con chiarezza: “tutto deve essere conosciuto dalle parti e nulla può essere esaminato dal giudice che non sia prima messo a disposizione delle parti”. Una formulazione che richiama direttamente la tradizione processuale canonica e il sistema codicistico vaticano, fondato sul contraddittorio effettivo. La Corte sottolinea che non si tratta di una irregolarità formale, ma di una lesione sostanziale del diritto di difesa. Il processo, così come si è svolto in primo grado, si è basato anche su atti non integralmente conoscibili dalle parti, alcuni dei quali depositati tardivamente o in forma non completa. (...) Un secondo snodo dell’ordinanza riguarda i quattro Rescripta pontifici - datati 2 luglio 2019, 5 luglio 2019, 9 ottobre 2019 e 13 febbraio 2020 - adottati da Papa Francesco nel corso delle indagini. La Corte distingue con attenzione. Alcuni di questi atti vengono ritenuti legittimi e non direttamente incidenti sulla posizione degli imputati, in quanto diretti a regolare aspetti organizzativi o a consentire l’utilizzo processuale di determinate fonti documentali. In questi casi, i giudici escludono che si sia verificata una violazione delle garanzie. Diversa è la valutazione per il Rescriptum del 2 luglio 2019, che autorizzava il Promotore di giustizia a procedere “nelle forme del rito sommario”. Secondo il collegio, questo atto introduceva una deroga significativa al regime ordinario e incideva direttamente sulla struttura del procedimento. Proprio per questa ragione, afferma la Corte, tale Rescriptum “avrebbe dovuto essere pubblicato o, quanto meno, portato a conoscenza di coloro nei cui confronti venivano adottati atti”. La mancata conoscibilità da parte degli interessati rende quindi illegittimi gli atti istruttori che su di esso si sono fondati.»
Fari Pad (Facebook 17 marzo 2026): «LA VERITA TRIONFA SULLE MENZOGNE E SULLA CALUNNIA! ANNULLATA LA CONDANNA AL CARDINALE BECCIU! Oggi è un giorno glorioso per la giustizia! Il castello di carte costruito su accuse infondate e fango mediatico contro il Cardinale Angelo Becciu è crollato miseramente. La Corte d'Appello del Vaticano ha ANNULLATO la condanna di primo grado, riconoscendo clamorosi errori procedurali che hanno inficiato l'intero processo. Per anni abbiamo assistito a un linciaggio mediatico senza precedenti, a tentativi disperati di infangare il nome e l'onore di un uomo di Chiesa che ha sempre servito con dedizione. Ma la verità, quella vera, quella che non si piega alle narrazioni di comodo, ha finalmente avuto la meglio. Le condanne per peculato e truffa sono state spazzate via. Crollano le tesi accusatorie che volevano dipingere il Cardinale come un corrotto. La giustizia ha fatto il suo corso, restituendo dignità a chi è stato ingiustamente perseguitato. A tutti gli amici che hanno seguito ,la travagliata vicenda che ha visto condannato in primo grado S.E.R GIOVANNI ANGELO BECCIU da Pattada -SS Diocesi di Ozieri. CONDIVIDETE IN MASSA QUESTO POST - FB Questo non è solo un trionfo per il Cardinale Becciu, ma per tutti coloro che credono nello Stato di Diritto, nella presunzione di innocenza e nella forza della verità. È una vittoria contro chi usa la calunnia come arma politica e mediatica. Ora, il processo dovrà essere rifatto da zero. E noi siamo certi che la verità continuerà a brillare, smascherando chi ha tramato nell'ombra per colpire un uomo innocente. Condividete questo post per far sapere a tutti che la verità non si ferma! Che la calunnia può ferire, ma non può vincere contro la forza dei fatti.»
Vaticano: Corte d'appello, il processo Becciu è da rifare, in «La Regione», 17 marzo 2026.
Giuseppe Muolo, «Nullità relativa», per il processo Becciu: che cosa succede adesso, in «Avvenire», 17 marzo 2026. «Tra le parti omesse, anche le chat di Genoveffa Ciferri e Francesca Immacolata Chaouqui sul testimone monsignor Alberto Perlasca, ex direttore dell’Ufficio Amministrativo della Segreteria di Stato. Conversazioni che sono state pubblicate mesi fa da Domani e dalle quali sembra emergere un’intesa tra le due donne e anche altre persone. «Se scoprono che eravamo tutti d’accordo è finita», scrive Chaouqui a Ciferri in un messaggio. «Una frase che, da sola, è più che eloquente», commentò il cardinale, che parlò di «una macchinazione ai miei danni» e di «un’indagine costruita a tavolino su falsità». Aspetti su cui da sempre hanno fatto leva i legali del cardinale. Che insieme alle difese degli altri imputati avevano impugnato la sentenza del 16 dicembre 2023 (che aveva condannato il porporato a 5 anni e 6 mesi) , sollevando eccezioni di nullità riguardanti l’intero impianto accusatorio: dal decreto di citazione a giudizio dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, al mancato deposito integrale del fascicolo istruttorio, fino alle ordinanze emesse dal Tribunale di primo grado.»
Antonangelo Liori (Facebook, 17 marzo 2026): «Cardinal Becciu, annullato il processo farsa. Il processo contro il cardinale Angelo Becciu è stato annullato e dovrà ripartire da capo. Perché? Perché le accuse si fondano su "omissis" non su prove, su teorie non su fatti. La corte d'appello vaticana ha quindi resettato tutto con una mitica ordinanza. Cito alcuni fatti singolari: 1) perché il palazzo di Londra è stato venduto nel corso del processo e non è stato esibito il contratto di vendita sul quale si dovrebbe poggiare il cardine dell'accusa? 2) io, che di numeri un po ne mastico, ritengo che il Vaticano non abbia perso un soldo dall'affare di Londra e, addirittura, se non avesse avuto questa sospetta fretta di vendere, avrebbe anche guadagnato molto. 3) Perché gran parte degli imputati sono stati dossierati dal finanziere Striano, principale collaboratore del Procurare Cafiero de Raho ora deputato? ) chi ha condannato Becciu in primo grado? Il giudice Pignatone, che di De Raho è amico. Ma queste ultime due sono solo coincidenze, naturalmente. Io un'idea, leggendo le carte, ce l'ho. Una parte della politica italiana non voleva Angelo Becciu papa. Perché Angelo Becciu era figlio di poveri falegnami di Pattada. Un cardinale pedofilo condannato da Becciu non voleva che Becciu diventasse papa. Un intrigo di invidie, politica e malaffare ha messo nei guai un cardinale perbene. In papa Leone confidiamo. E in Dio confidiamo. Perché verità emerga e giustizia sia fatta. Ma nessuno potrà rendere al cardinal Becciu l'onore perduto.»
Ignazio Ingrao, «Mancato rispetto dei principi del giusto processo», in «TG1», 17 marzo 2026.
Rosario Carello, Sulla nullità relativa del primo grado, in «TG2», 17 marzo 2026.
La Corte d'appello vaticana ordina di rifare il processo Becciu. Condanne annullate, in «Il Foglio», 17 marzo 2026. «Anche da queste dinamiche si comprende perché gran parte dei cardinali elettori, in vista del Conclave dello scorso anno, abbia posato gli occhi su un canonista qual è Robert Prevost.»
Salvatore Izzo, Processo Becciu. "Leso il diritto di difesa", annullato il dibattimento del primo grado, si ricomincia dall'inizio. La Giustizia trionfa in Vaticano, in «Faro di Roma», 17 marzo 2026. «... la tutela del diritto di difesa dell’imputato viene indicata come principio centrale e inderogabile, la cui violazione può determinare la nullità del procedimento. (...) Uno dei passaggi più significativi riguarda il diritto dell’imputato e dei suoi difensori ad avere piena conoscenza degli atti. L’ordinanza richiama il canone 1598 del Codice di diritto canonico, stabilendo che il giudice deve consentire alle parti di prendere visione della documentazione».
Mark Hallam, Vatican declares partial mistrial in cardinal's fraud case, in «Dw.com», 17 marzo 2026.
Unexpected: Vatican court rules trial against Cardinal Becciu partially invalid and orders a retrial, in «Zenit», 17 marzo 2026. «Resta da vedere se questa ricalibrazione alla fine rafforzerà o complicherà il caso. Ciò che è chiaro è che il processo – già storico nella portata – è entrato in una nuova fase, che metterà alla prova non solo le prove presentate, ma la resilienza del sistema di giustizia in evoluzione del Vaticano.»














































