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Sul sistema giudiziario vaticano (quarantesima parte)                   >>> per la parte precedente clicca qui

«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).


Partendo da due casi narrati nel libro di Daniele e nel vangelo di Giovanni, papa Francesco spiega cos’è la corruzione della giustizia: quella «che era nei giudici di ambedue i casi», sia con l'innocente Susanna sia con la donna adultera, perché «in ambedue i casi i giudici erano corrotti», tanto contro un'innocente quanto contro una peccatrice. Del resto «sempre ci sono stati nel mondo giudici corrotti» e «anche oggi in tutte le parti del mondo ce ne sono». Da parte loro, i corrotti «credono che fanno bene le cose così, si credono con impunità», ha rimarcato Francesco. A Susanna, i giudici dicono: «o fai questo o faremo una falsa testimonianza» contro di te. «Non è il primo caso che nella Bibbia appaiono le false testimonianze», ha affermato il Papa. «Pensiamo a Nabot, quando la regina Gezabele combina tutta quella falsa testimonianza; pensiamo a Gesù, che è condannato a morte con falsa testimonianza; pensiamo a santo Stefano». Ma, ha avvertito il Pontefice facendo riferimento al passo evangelico di Giovanni, «sono corrotti anche i dottori della legge che portano questa donna — scribi, alcuni farisei — e dicono a Gesù: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”». E «anche questi sono giudici». Gli anziani, con Susanna, «avevano perso la testa lasciando che la lussuria si impadronisse di loro». Costoro, invece, «avevano perso la testa facendo crescere in loro un’interpretazione della legge tanto rigida che non lasciava spazio allo Spirito Santo: corruzione di legalità, di legalismo, contro la grazia». «E poi c’è la quarta persona, Gesù: la pienezza della legge», ha spiegato Francesco. E «lui si incontra come maestro della legge davanti a questi che sono maestri della legge: “Tu che ne dici?” gli domandano loro». Ai «falsi giudici che accusavano Susanna» Gesù risponde così «per bocca di Daniele: “Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Così facevate con le donne d’Israele ed esse per paura si univano a voi”». E «all’altro gli dice: “O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi”». «Questa è la corruzione di questi giudici» ha proseguito il Pontefice in riferimento al passo dell’Antico testamento. Invece «agli altri giudici Gesù dice poche cose: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”». In conclusione il Papa ha invitato a pensare a «questa strada, alla malvagità con la quale i nostri vizi giudicano la gente», perché «anche noi giudichiamo nel cuore gli altri» (sintesi della meditazione mattutina di papa Francesco, 3 aprile 2017).

L'operato del Promotore di (In)Giustizia Alessandro Diddi nel "processo del secolo" è connotato da una serie impressionante di negligenze e lacune (abbagli, granchi, errori, omissioni e gravi pecche), nel migliore dei casi. Ma nel sistema giudiziario del Vaticano – dove non vige una conquista della civiltà moderna come la separazione dei poteri – si sono visti anche imbeccamenti calunniosi a certa stampa, «macroscopiche e sconcertanti trasgressioni dei capisaldi elementari del giusto processo» (Geraldina Boni), leggi modificate a procedimento in corso (sempre in sfavore degli imputati: rescripta che «si sono rivelati ingiusti e irrazionali», sempre Boni), magistrati dell'accusa che non obbediscono al giudice, video di testimonianze censurati, verbali pieni di omissis, testimoni che ammettono d'essere stati manipolati (senza che si approfondisca per capire da chi e perché), interrogatori calendarizzati e poi cancellati, messaggi chat tenuti nascosti, una pregiudicata che muove le pedine a proprio piacimento, promotori di giustizia indegni che non ne azzeccano una, giudici che approvano senza battere ciglio... E intollerabili interventi censori sul materiale probatorio. PERCHÉ? Cosa nasconde il Tribunale vaticano? La cosa più grave – a mio parere – è accaduta nel gennaio del 2023: i Giudici, dopo averlo calendarizzato, hanno inspiegabilmente cancellato l'interrogatorio della Chaouqui previsto per il 16 febbraio 2023 (già spostato una volta), nonché il confronto Chaouqui-Ciferri, richiesto dalle difese. In un articolo del 14 gennaio 2023 si legge un'affermazione di Chaouqui, mossa evidentemente da odio: «Io e il papa abbiamo un nostro modo di comunicare informazioni, e non lo spiegherò nei dettagli certo a voi» (QUI). Parlava ai giornalisti che aveva convocato per il suo show, ma… in tribunale non si potrebbe pretendere che spieghi questo “modo di comunicare”? Chi faceva da tramite tra Chaouqui e il papa Francesco? Forse la stessa persona che gli portò l'«Espresso» prima ancora che arrivasse nelle edicole? COME MAI il Promotore di (In)Giustizia Diddi ha nascosto 120 su 126 messaggi intercorsi tra la Chaouqui e la Ciferri? E COME MAI i documenti pontifici e il materiale riservato della Santa Sede detenuti abusivamente dalla Chaouqui, trovati durante una perquisizione effettuata dalla Guardia di Finanza di Roma nel dicembre del 2020, non hanno ancora avuto conseguenze sul piano giuridico? Le contraddizioni emerse sono davvero troppe ed è necessario che tutte le parti dispongano integralmente dei verbali di Perlasca e di tutti i messaggi inoltrati dalla Ciferri, com'era necessario che potessero interrogare approfonditamente la Chaouqui, onde far emergere i retroscena e le motivazioni rancorose delle sue montature. Se non adempie le condizioni minime per il giusto processo, la Giustizia vaticana dimostra di non amare la verità e perde la propria credibilità. E quanto sia importante essere credibili l'ha testimoniato con la vita un magistrato serio e beato: Rosario Livatino. Nel febbraio 2023 papa Francesco ha detto ai magistrati che bisogna «evitare il rischio di "confondere il dito con la luna": il problema non sono i processi, ma i fatti e i comportamenti che li determinano». In questo modo si presume però che quei comportamenti e quei fatti siano veri, contraddicendo ciò che più volte il Papa stesso ha sostenuto in altri contesti, vale a dire che la presunzione di innocenza fino a prova contraria è un diritto umano fondamentale e fa parte delle «armi legali di garanzia. [...] Perché se iniziamo a uscire da quelle garanzie, la giustizia diventa molto manipolabile». Ma se la luna non c'è? Non è forse il senso stesso dei processi quello di verificare se le accuse ipotizzate nel rinvio a giudizio sono vere o false, se sono fondate sulla realtà o su una messinscena? Se bastasse l'esistenza di un processo per dedurre che fatti e comportamenti sono reali, allora non sarebbe nemmeno necessario aspettarne l'esito, sarebbe una perdita di tempo, visto che tutto è già "chiaro" prima; allora Gesù era colpevole a prescindere, e non c'è nulla da discutere, tanto più che era accusato dalla più alta autorità religiosa dell'epoca. Ma CHI ha scritto quel discorso a papa Francesco?, il quale solo poche settimane prima aveva  chiarito lucidamente: «... guardatevi da coloro che creano l’atmosfera per un processo, qualunque esso sia. Lo fanno attraverso i media in modo tale da influenzare coloro che devono giudicare e decidere. Un processo deve essere il più pulito possibile, con tribunali di prima classe che non hanno altro interesse che salvare la pulizia della giustizia». E allora, COM'È POSSIBILE ciò che è accaduto nell'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia negli ultimi anni? E negli stessi giorni in cui è stata pronunciata la sentenza sul "caso Becciu" sono stati rimpolpati gli stipendi dei magistrati vaticani.

Un magistrato dev’essere come la moglie di Cesare: non solo deve essere onesto, ma anche sembrare onesto. Di più, non solo deve essere corretto, ma non deve lasciare dubbi sulla sua correttezza: non è possibile che un magistrato, disobbedendo al Giudice, tenga nascosto materiale probatorio in un processo; non è possibile che ritagli i video degli interrogatori e oscuri le testimonianze con “omissis” distribuiti a proprio piacimento; non è possibile che protegga testimoni che hanno manipolato o che sono stati manipolati per incastrare altre persone; non è possibile che nasconda 120 su 126 messaggi che gli sono stati inoltrati perché venissero resi noti alla Giustizia; non è possibile che usi strumentalmente la stampa amica o cooptata per mettere alla gogna persone che avrebbero diritto a un giudizio equo ed equilibrato; non è possibile che tratti gli inquisiti in modo differente, portandone alcuni a giudizio e ignorando i reati degli altri, a seconda delle convenienze o dei suoi teoremi precostituiti. Non è possibile, insomma, che sussista neanche il dubbio o l’impressione che abbia nascosto o manipolato la verità, anziché portarla alla luce. E che per cotanta prestazione gli sia stato alzato lo stipendio! E invece, mentre Perlasca – definito da Diddi «incapace e inetto» (il capo dell'Ufficio amministrativo del Vaticano!) – (ri)diventa promotore di giustizia, nella primavera 2024 viene introdotta una sorta di impunità per i magistrati! Chi ha orecchi per intendere tragga le conseguenze. Ne va della credibilità della Chiesa Cattolica, non solo del Vaticano. E intanto:

1) Il Papa legifera anche in Italia (contra legem)? Nel marzo del 2024 scoppia lo "scandalo dossieraggio": emerge che nel luglio del 2019 – nello stesso mese in cui papa Francesco con il secondo dei quattro "rescripta" (modifiche alla legislazione, ovviamente vaticana, adottate unicamente per questo procedimento contro Becciu, in deroga alle comuni regole del processo stabilite per legge!) autorizzò lo IOR e l’ufficio del promotore di giustizia ad adottare strumenti tecnologici di intercettazione contro i «soggetti le cui attività di comunicazione siano ritenuti utili per lo svolgimento delle indagini» (e ciò «con il più assoluto riserbo» e con «le modalità più adeguate per l’acquisizione, utilizzazione e conservazione delle prove raccolte») – Pasquale Striano, luogotenente della Guardia di Finanza italiana in servizio alla Procura nazionale antimafia italiana, effettuò accertamenti non autorizzati (quindi illegittimi) contro varie persone coinvolte nel cosiddetto "processo del secolo" in Vaticano; all'operazione avrebbero partecipato anche un magistrato, Antonio Laudati, e membri dei Servizi segreti (deviati?). Il procuratore di Perugia Raffaele Cantone l'ha definito «un verminaio» e pare che dati segreti siano stati forniti – sempre illegalmente – a Servizi stranieri. Anche a quelli del Vaticano, dove – contrariamente alle indicazioni di Moneyval – agiscono magistrati che lavorano/hanno lavorato pure nella giustizia italiana? La domanda diventa fondamentale: CHI SONO I MANDANTI? Chi era a conoscenza di quel "rescriptum" tenuto segreto? Chi in quel momento sapeva che i promotori di giustizia stavano indagando su Becciu? Erano davvero pochissime persone...! E chi di loro poteva intrattenere un contatto (diretto o indiretto) con Striano? Suvvia, non dovrebbe essere difficile trovare la verità. A meno che chi dovrebbe cercare la verità... la voglia in realtà nascondere. Diddi ora dovrebbe indagare sui mandanti in Vaticano... con UN CONFLITTO DI INTERESSE GRANDE COME UNA MONTAGNA!

2) Come se non bastasse, nell'estate del 2024, quando il Tribunale sta ancora scrivendo le motivazioni della sentenza contro Becciu, emergono intrecci sconcertanti; mentre il promotore di (in)giustiza Diddi difende presunti mafiosi e criminali assortiti, il Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone – anche lui pagato con l'Obolo di San Pietro – risulta indagato dalla Procura di Caltanissetta per favoreggiamento alla mafia e per aver comprato delle case in nero dai mafiosi. Prima di morire, il giudice Paolo Borsellino definì la Procura di Palermo «un nido di vipere»; e profetizzò: «Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia. La mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno i miei colleghi e altri». A chi si riferiva? Chi erano le vipere tra i colleghi di Borsellino? Nessuno sia considerato intoccabile! «La giustizia è una cosa divina, peccato che sia affidata agli uomini», ha detto Pignatone; e come dargli torto? Pignatone è ricattato o ricattabile dalla mafia? Con quale credibilità ora il giudice Pignatone può argomentare la condanna contro un imputato distrutto da una campagna stampa di diffamazione senza precedenti e che presenta tutte le caratteristiche del mascariamento? Un indagato per favoreggiamento alla mafia non può essere il Presidente del Tribunale vaticano e pronunciare sentenze in nome del S. Padre.

3) Nell'aprile del 2025, con la scoperta delle chat tenute colpevolmente nascoste dal promotore di ingiustizia Diddi (chat presentate in una denuncia all'ONU), emergono le prove del complotto imbastito contro Becciu dal trio Chaouqui-Ciferri-Perlasca, apparentemente con la collaborazione dello stesso Diddi, l'«anello debole» della catena (e quindi manipolabile?), il quale mentendo ha sempre detto di non essere stato in contatto con Chaouqui. C'è dietro un loschissimo "do ut des"?

4) Il 12 gennaio 2026, finalmente, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso in appello del Promotore di (in)giustizia Diddi; lui – vigliaccamente – ha aspettato l'ultimo giorno per fare un passo indietro dal processo, avendo nel frattempo ritardato di ulteriori tre mesi l'iter giudiziario: una vergogna!

Per Gesù – come per Dante – i «porci» sono, fuor di metafora, le persone indegne (Mt.,7,6; Dante, Inf., VIII; Purg., XIV; Par., XXIX). Del resto il cardinale Julián Herranz, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi e Presidente emerito della Commissione Disciplinare della Curia Romana, aveva già rilevato il rischio legato a questa magistratura: «Un fatto che per esempio danneggia o può danneggiare l’indipendenza della funzione del Papa, e causa pregiudizio all’immagine della Chiesa e del Pontificato, è la fuga di notizie relative a comportamenti delittuosi ancora nella fase istruttoria o sotto processo. Queste fughe, in se stesse illecite, possono risultare ingiustamente ingiuriose per alcune persone, e mettere in pericolo – creando pressioni e divisioni nell’opinione pubblica – l’indipendenza del processo giudiziario. In questo modo si cade nel vizio della corruzione che in alcuni Paesi oggigiorno coinvolge la funzione giudiziaria (paesi anche di famosa tradizione giuridica) e porta alla dipendenza dai poteri mediatici, politici e finanziari della società civile. Il fatto, inoltre, che i tribunali dello Stato Vaticano siano costituiti nella loro maggioranza da giudici e promotori di giustizia procedenti dalla Magistratura di una determinata nazione, fanno dubitare che questo foro sia il più logico e competente per giudicare delitti che per la loro natura afferiscono al bene comune della Chiesa universale e si riferiscono a membri della gerarchia ecclesiastica e organi di governo della Santa Sede».

La domanda è ormai imbarazzante, in Italia come in Vaticano: chi deve indagare e cercare la verità, se le persone sospette, coloro che si comportano in modo equivoco o losco, sono i magistrati e i membri delle forze dell'ordine (Diddi, Pignatone, De Santis, Striano, Laudati, Cafiero De Raho, Natoli, Scarpinato...)?


  1. Bullet¿Manipularon a Francisco? La estrategia de la defensa en el maxiproceso vaticano, in «RomeReports», 6 febbraio 2026. Anche in inglese. Tutto fa pensare che sia andata realmente così (ma non è vero che altri papi abbiano modificato la legge segretamente; d'altronde Francesco non era un canonista...)

  2. BulletMikael Corre, Procès Becciu: la justice vaticane est-elle fasciste?, in «La Croix», 7 febbraio 2026. Svegliamoci! La verità è straziante, ma è inutile negarla. Il mondo non tacerà.

  3. BulletFari Pad (da Facebook, 6 febbraio 2026): «La settima udienza d’appello nel caso Becciu-Sloane Avenue non è stata solo cronaca giudiziaria, ma il momento della verità per l’intero ordinamento d'Oltretevere. La Corte si è riservata di decidere, ma il peso dei temi sollevati mette in discussione la tenuta stessa della sentenza di primo grado. Ecco i nodi che la Corte d'Appello non può più esimersi dal sciogliere: L'Equilibrio Processuale e la figura del Promotore: La repentina decisione di astensione del Promotore di Giustizia, giunta sulla scia di una ricusazione ritenuta ammissibile e ormai imminente, solleva un interrogativo di sistema. Tale scelta appare ancor più problematica alla luce delle ombre nate dal contenuto di alcune comunicazioni: pare in ipotesi ? Qualora il PdG fosse stato connivente con gli interessi delle persone coinvolte nelle chat?  Questo potrebbe essere un elemento che scardina la fiducia nella funzione requirente. Il venir meno della necessaria terzietà e del corretto bilanciamento tra accusa, difesa e giudice — triade fondamentale di ogni rito civile e penale — mina l'integrità del procedimento, esponendolo a una inevitabile nullità. (...) Il Vulnus insanabile dei Rescritti: L'utilizzo di strumenti normativi d'eccezione, rimasti sottratti alla conoscenza delle parti nella fase cruciale, configura una lesione gravissima al principio del "giusto processo". Il sacrificio dei diritti fondamentali degli imputati, giustificato dal pretesto di favorire un ipotetico interesse di indagine, costituisce un vizio insanabile. Non si può amministrare la giustizia danneggiando preventivamente il diritto alla difesa: è una contraddizione in termini che invalida l'intero iter. L'inquinamento delle fonti: Le evidenze circa potenziali collusioni volte alla costruzione artificiosa di un impianto accusatorio contro il Cardinale Angelo Becciu impongono una verifica senza sconti. Se l'azione penale non è scaturita da una genuina notizia di reato, ma da un "baratto" di influenze tra soggetti terzi, l’architettura della condanna perde ogni legittimità morale e legale. Il Supremo Legislatore e il Diritto terreno: Invocare l’autorità del Pontefice per "sanare" a posteriori criticità procedurali crea un pericoloso cortocircuito. Il diritto vaticano deve dimostrare di saper coniugare la propria specificità con il rispetto degli standard processuali universali, senza rifugiarsi in prerogative sovrane per coprire lacune tecniche. Una conclusione obbligata: L’interrogativo fondamentale per la Corte è uno soltanto: l’azione dell’Accusa è rimasta entro il perimetro rigoroso del Codice di Procedura Penale e del Codice Penale? Appurato e accertato che tale perimetro è stato travalicato, la Corte ha una sola via d'uscita per preservare l'onore della Giustizia: dare corso alle assoluzioni senza se e senza ma. Quando la legge viene violata nelle sue forme e nei suoi contenuti essenziali, l’unica sentenza conforme a diritto è l’assoluzione del Cardinale.» Questa è e resterà una macchia indelebile sulla storia della Chiesa del nostro secolo. Sarà bene riconoscerlo e rimediare al più presto. La Chiesa ha aspettato secoli per chiedere perdono per gli orrori da lei compiuti nel Medioevo, ma con Giovanni Paolo II ci è arrivata. Ora può farlo senza aspettare secoli, e chiedendo perdono direttamente alle persone offese, ancora vive. Fare gli struzzi è deleterio e autolesionistico (AP).

  4. BulletEnrica Riera, I pm del papa ammettono «Striano? I nostri servizi potrebbero averlo usato», in «Domani», 7 febbraio 2026. «In ragione dei mancati chiarimenti da parte di Striano non è dato sapere ad oggi chi abbia commissionato gli accessi abusivi certamente trattasi di un committente ben a conoscenza di una delicatissima indagine; ancora alle prime fasi e che poteva essere conosciuta solo da soggetti all'interno delle istituzioni vaticane, scrivono ancora gli avvocati. Che segnalano come in alcune comunicazioni su WhatsApp Striano parlando con un altra persona, Mattea Esposito, cita più volte tal "Frank". (...) «Le non sorprendenti considerazioni del promotore Zannotti confermano tutti i dubbi e le anomalie di questo processo che abbiamo denunciato nel corso degli anni. Il processo Becciu è una grave anomalia che va solo cancellata e deve portare a una seria riflessione le istituzioni vaticane», hanno concluso Intrieri e Basso. Ora la Corte si riserva di deliberare su tutte le questioni sollevate: dalla richiesta di invalidare l'intero processo, a quella di acquisire le carte della procura di Roma sul caso Striano a quelle relative alle chat che hanno coinvolto Chaouqui Ciferri, Perlasca e membri della Gendarmeria.» Oh, finalmente! Io l'avevo sempre detto e scritto. Chi sono i mandanti di Striano e delle sue operazioni illecite dentro il Vaticano? Chi ha voluto incastrare un innocente? Vi ricordate come il pdg vaticano, Alessandro Diddi, si precipitò affannosamente dal procuratore Raffaele Cantone allo scoppio dello scandalo Striano? C'era magari da nascondere qualcosa? Poi l'inchiesta venne trasferita a Roma...

  5. BulletFrancesco Musacchio, Giustizia, processo rinviato perché giudice e pm sono moglie e marito, in «Il Tempo», 7 febbraio 2026. Figurati che in Vaticano l'Accusatore e il Giudice possono essere... la stessa persona!

  6. BulletSabino Paciolla, La difficile decisione di un tribunale vaticano – I decreti papali devono prevalere sul diritto degli imputati a un processo equo?, in «Il blog di Sabino Paciolla», 7 febbraio 2026.

  7. BulletSuspès el judici al cardenal Becciu pel London 60: el tribunal d’apel·lació decideix aturar el cas, in «La Veu Lliure», 7 febbraio 2026.

  8. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, Udienze del secondo grado del cosiddetto "caso Becciu". Tutte le difese chiedono la nullità totale del primo grado. Sintesi delle udienze del 3 e 4 febbraio. Annullata l'udienza del 6 febbraio, in «Osservazioni casuali», 105, 31 gennaio-7 febbraio 2026.

  9. BulletAndrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, l'appello: terminata la fase preliminare, in «Acistampa», 7 febbraio 2026. La questione dei dossier della Guardia di Finanza entra con prepotenza nel processo sul Palazzo di Londra. «Forse prima o poi l’arcivescovo Alejandro Arellano Cedillo, presidente del Tribunale di Appello Vaticano, si sentirà in dovere di intervenire e spiegare che no, il sistema giudiziario dello Stato di Città del Vaticano non è un sistema totalmente piegato ad ogni capriccio del Papa. Perché, alla fine, la descrizione che hanno fatto gli avvocati di parte civile vaticana e gli stessi promotori di Giustizia delle procedure che hanno portato ad alcune scelte – inclusi quattro rescritti di Papa Francesco che hanno cambiato in corsa le normative del processo – danno questa impressione. (...) Le indagini erano cominciate il 2 luglio su segnalazione del Revisore generale Cassinis Righini, che parlava anche di attività di intelligence svolte. Ma quali attività di intelligence? La difesa di Fabrizio Tirabassi, l’ufficiale vaticano dell’amministrazione della Segreteria di Stato, ha messo in luce in una memoria come ci siano stata una serie di accessi non autorizzati da parte di Pasquale Striano, il finanziere in servizio presso la Direzione Nazionale Antimafia finito nell’occhio del ciclone per avere raccolto varie informazioni fuori dalle indagini. E tra queste informazioni, ben prima che cominciasse anche l’investigazione ufficiale vaticana, c’erano quelle raccolte riguardo gli imputati, in maniera diretta e indiretta. (...) Ha detto l’avvocato Intrieri che gli accessi hanno riguardato “non solo Tirabassi, ma anche Mauriello, Capaldo, Preziosi, e il fondo Centurion (tutti coinvolti a vario titolo nei fatti del processo, ndr). Striano non ha risposto all’interrogatorio, non ha detto chi glielo chiese, negli atti si parla di contatti tra lui e membri della gendarmeria vaticana, ma non siamo in grado di dire chi; ma la logica ci dice che a chiedere questi accessi non poteva che essere una persona delle istituzioni a conoscenza di questa storia; gli accessi sono stati a maggio e poi per tutto giugno (del 2019); (!!!...) È una questione preliminare, non di poco conto, perché mette a rischio anche i crismi del giusto processo, senza contare che le prove raccolte illecitamente sono inammissibili. (...) La replica di promotore di giustizia e parti civili, invece, ha ribadito la validità dei provvedimenti di Papa Francesco ai fini del processo. L’avvocato Roberto Lipari, difensore della parte civile dell’Istituto delle Opere di Religione, la cosiddetta “banca vaticana”, ha descritto come “palesemente infondate” le eccezioni delle difese sui principi del giusto processo, e che i rescripta papali vanno considerati perché il Papa “è fonte insindacabile di potestà legislativa”, ed è “fonte originaria del diritto”, e ha notato che in altri casi il rescriptum è stato usato per “introdurre disposizioni normative”, citando l’esempio di Benedetto XVI nel 2011 per il Regolamento generale della Curia romana e anche Giovanni Paolo II. Il paragone, però, non funziona fino in fondo. Nei casi citati, i rescripta furono pubblicati, e comunque riguardavano normative di regolamento, e non un processo in corso che ha una regola di indagine che viene infranta nel momento in cui viene cambiata. L’avvocato sottolinea che l’unico caso di invalidità dei rescritti è quello per cui siano stati ottenuti “fraudolentemente medianta falsa esposizione di fatti o reticenza dolosa del richiedente” e non è questo il caso. (...) Il promotore di Giustizia applicato Carmignani ha detto che “il processo è andato avanti per cinque anni mentre era vivo Francesco. Se si fosse accorto che gli avevamo detto una cosa per un’altra sarebbe intervenuto”. Un’affermazione, in fondo, un po’ empirica, che potrebbe non trovare riscontro nella realtà. (...) “A nostro parere – dice Panella – è un’affermazione di gravità inaudita: hanno chiesto di trasformare uno Stato unico al mondo in uno Stato in cui si può arrestare in base a leggi segrete; questo hanno chiesto le parti civili: questo Stato che dovrebbe essere speculum iustitiae, voglio citare San Tommaso d’Aquino, una persona straordinaria, ‘la promulgazione è essenziale alla legge’? Perché la legge abbia forza di obbligare è necessaria la sua conoscibilità” (bolla Mirabilis Deus): ieri vi hanno chiesto di trasgredire a San Tommaso d’Acquino e al cristianesimo”. (...) E l’avvocato Viglione ha notato che “Non si può marginalizzare Perlasca dicendo: ‘ma la sentenza ha detto…’. Non è solo ciò che ha detto, ma ciò che non ha detto, proprio alla luce della centralità del suo ruolo. Non è la centralità di chi lo vuole accusare, ma una centralità data dal ruolo all’interno dell’Ufficio amministrativo e di questo processo. Una centralità che non gli abbiamo riconosciuta noi bensì per primo il promotore di Giustizia laddove in primis ha individuato in lui le responsabilità, andando a sequestrare i suoi documenti, i dispositivi elettronici, indagandolo, sequestrandogli i conti”; Bassi (Tirabassi) ha espresso “sconcerto per quanto detto da alcune delle parti civili” ed ha citato in particolare uno degli avvocati delle parti civili che aveva detto: “Non occorre essere san Tommaso o Mosè per capire le ragioni per cui il rescritto non è stato pubblicato”, ed ha replicato indicando gli affreschi sui soffitti dell’aula di tribunale di san Tommaso Mosè, san Bonaventura da Bagnoreggio e Sant’Agostino, per i quali le leggi vanno pubblicate.» L'affermazione di Carmignani, secondo me (AP), non è empirica, bensì aleatoria e anzi facilmente smentibile.

  10. BulletFari Pad (da Facebook, 7 febbraio 2026): «IL DOSSIERAGGIO STRIANO E IL NODO BECCIU: SE LA "MADRE" È CERTA, CHI È IL "PADRE"? Mentre i faldoni dell’inchiesta di Perugia si gonfiano, emerge un dato inquietante che scuote i rapporti tra Italia e Vaticano. Parliamo di Pasquale Striano, delle migliaia di accessi abusivi e di un metodo che sembra aver ignorato i confini tra Stati. (...) È ormai accertato che il finanziere Striano abbia effettuato una mole impressionante di ricerche nelle banche dati. Nel caso del processo al Cardinale Becciu, queste attività si sono intrecciate con intercettazioni e scambi di messaggi che hanno poi formato l'ossatura dell'accusa. Ma qui c'è il "corto circuito" giuridico. Il problema della Sovranità: Italia e Vaticano sono due Stati sovrani e autonomi. Per scambiarsi prove, intercettazioni o atti giudiziari esiste una procedura solenne: ROGATORIA INTERNAZIONALE. Scavalcare questo passaggio non è un errore burocratico, è una violazione della sovranità. Se i dati sono stati acquisiti "aggirando" i canali ufficiali, siamo di fronte a un'attività di dossieraggio puro che mina le basi del giusto processo. Il "punto indefettibile": Chi ha commissionato il lavoro? Se Striano è la "mano" (la madre certa), resta l'enorme buco nero sulla mente (il padre incerto). Chi ha dato l'input per "puntare" Becciu o i suoi soci (di sventura)? Chi ha autorizzato o richiesto flussi di informazioni che dovevano passare per canali diplomatici e che invece hanno viaggiato su binari paralleli e occulti? Si può accettare che prove nate da accessi abusivi o fuori dai trattati internazionali decidano le sorti di un processo? Conclusione: La trasparenza non è un optional. Se si accetta che un apparato dello Stato Italiano possa "sbirciare" o intercettare per conto di (o in collaborazione con) un altro Stato senza rogatorie, si apre un precedente pericolosissimo. La giustizia non può nascere dall'illegalità. Ci dicono che "la madre è sempre certa", e i dossier sono lì a dimostrarlo. Ma finché non avremo il coraggio di cercare i "padri" – i mandanti che hanno scavalcato le leggi e i confini – la verità resterà dimezzata.»

  11. BulletAndrea Gagliarducci, I dossier della Guardia di Finanza e il ruolo del Papa della Giustizia vaticana entrano con prepotenza nel processo d'appello sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, in «Korazym», 7 febbraio 2026.

  12. BulletNicole Winfield, Pope Francis’ problematic secret decrees in spotlight in Vatican’s ‘trial of the century’, in «BusinessMIrror», 8 febbraio 2026. «On the one hand, popes can only be judged by God. On the other, Francis stands accused of issuing decrees that violated the God-given rights of the defendants. (...) At issue is Diddi’s role in a now-infamous set of WhatsApp chats that have thrown the credibility of the entire trial into question. The chats, which document a yearslong, behind-the-scenes effort to target Becciu, suggest questionable conduct by Vatican police, Vatican prosecutors and Francis himself. (...) Legal scholars have said the secrecy of the laws and their ad hoc nature violated a basic tenet of the right to a fair trial requiring the “equality of arms” between defense and prosecution. (...) Zanchetti argued that even in Iran and Russia, laws must be published, and that the failure to do so risks “making the Vatican’s procedural code fascist.” He said he wasn’t accusing Francis directly of wrongdoing, but said the late pope had been misled by prosecutors who requested the decrees. (...) Zanchetti offered the appeals tribunal a way to avoid a finding against Francis, suggesting that the judges could find that the decrees were merely administrative acts that, because they were never published, are considered “ineffective.” Such a finding could render the evidence gathered under them inadmissible, but would avoid a finding that Francis himself violated divinely inspired norms guaranteeing the dignity and rights of the defendants.» Ah, se attorno a papa Francesco non ci fosse stato un cerchio magico che filtrava tutte le informazioni, e in definitiva manipolava il Papa! Ah, se anziché di adulatori e lusingatori (che in genere vanno a braccetto con i calunniatori), papa Francesco si fosse circondato di persone oneste, capaci di parresia e disinteressatamente intenzionate ad aiutarlo! Ah, se solo papa Francesco avesse, ad esempio, letto la mia lettera e non fosse stata fermata dalla rete di certi funzionari della Segreteria di Stato... Beh, il Papa avrebbe potuto rimediare a un suo gravissimo errore.  Ora è troppo tardi. Ora la Chiesa è nei guai fino al collo.

  13. BulletFari Pad (da Facebook, 8 febbraio 2026): «Il caso dossieraggio Striano. Emerge un quadro sempre più inquietante attorno alla genesi del "processo del secolo" in Vaticano. Le ultime rivelazioni sul caso dossieraggio alla DNA aprono una voragine sulla legittimità delle prove che hanno portato alla condanna del Cardinale Becciu e degli altri imputati. I FATTI: UNA CRONOLOGIA CHE NON QUADRA: Come sottolineato da Andrea Paganini e dalle inchieste giornalistiche più recenti, tra il 19 e il 22 luglio 2019 il luogotenente Pasquale Striano effettuava accessi abusivi ai dati riservati di Mincione, Torzi e Tirabassi. In quel momento, i loro nomi erano totalmente ignoti alla stampa. LA DOMANDA CRUCIALE: Chi ha chiesto a Striano di indagare? La logica è schiacciante: solo qualcuno all'interno delle istituzioni vaticane, già a conoscenza dell'indagine coperta dal segreto, poteva indicare quei nomi. Si parla di contatti tra Striano e membri della Gendarmeria Vaticana? IL "VULNUS" GIURIDICO: ADDIO AL GIUSTO PROCESSO: Se l'accusa si è mossa fuori dai canali ufficiali, siamo davanti a una violazione gravissima. Nessuna rogatoria internazionale: invece di seguire le procedure legali tra Stati, si è scelta la "scorciatoia" del dossieraggio abusivo. Prove inammissibili: Secondo i principi cardine del diritto, le prove raccolte illecitamente non possono entrare in un processo. Processo nullo: Senza il rispetto delle garanzie difensive e delle procedure internazionali, il giudizio di primo grado rischia di essere radicalmente nullo. Le ombre dei "Rescripta" papali, che autorizzavano deroghe alle norme vigenti, non possono giustificare l'illegalità compiuta in territorio italiano. Come scrive Korazym, è una questione preliminare che mette a rischio i crismi del giusto processo. Se il castello accusatorio poggia su atti di "spionaggio" su commissione e non su indagini legittime, l'Appello non potrà far finta di nulla. La giustizia non si esprime attraverso i dossier abusivi.»

  14. BulletA proposito di Epstein, Bannon e co., e dei loro complotti contro papa Francesco e la Chiesa tutta: non c'è modo più efficace, per colpire la Chiesa, che quello di ingannare perversamente il suo Vertice, di farlo cadere in una trappola, di aizzarlo contro il suo collaboratore più valido e fedele e di organizzare una campagna di mascariamento in stile mafioso senza precedenti: Colpe di fulmini.

  15. BulletLa Cigüeña de la Torre, ¿Está dejando el caso Becciu a la Justicia Vaticana a los pies de los caballos?, in «Infovaticana», 8 febbraio 2026.

  16. BulletGherardo Colombo intervistato da Fabio Fazio, in «Che tempo che fa», Nove, 8 febbraio 2026. A proposito dell'assenza di garanzie fondamentali nella giustizia del Vaticano, Gherardo Colombo: «In Italia il pubblico ministero ha l'obbligo di cercare ed acquisire anche le prove a favore dell'imputato. E, se l'impiutato è innocente, ha l'obbligo di chiederne l'assoluzione davanti al giudice». Ebbene, in Vaticano non è così. Il pdg può perfino disobbedire al giudice e occultare le prove che gli risultano scomode (come le famose chat della Chaouqui e co. o gli interrogatori occultati dagli abbondanti "omissis"). E negli ultimi anni abbiamo assistito a pdg mossi esclusivamente da odio e livore, anziché da sete di verità e giustizia. A proposito del "caso Tortora" (che presenta numerosissime analogie con il "caso Becciu", dall'improvviso brutale scatenarsi della bufera mediatico-giudiziaria al testimone bugiardo, e oltre): «Oggi la posizione dell'imputato colpito da una misura di custodia cautelare, è valutata ma molto molto di più, perché le regole dicono che c'è per esempio il Tribunale del riesame. Allora non c'era. (...) L'attività del pubblico ministero è molto più controllata dal giudice rispetto ad allora» (sempre Gherardo Colombo). Ebbene, in Vaticano non è così: basta un colpo di testa del pdg – che con papa Francesco è stato dotato di prerogative nuove, mantenute segrete, sempre in sfavore dei cittadini – per far cadere una pena anche assurda addosso a un indagato/imputato, magari innocente. PS: il dibattito sul referendum in Italia non mi riguarda (io sono svizzero).

  17. BulletIvana Baiunco, Stragi del '92, De Luca mette una pietra sopra alla pista nera: tutti i collaboratori inattendibili, in «Giornale di Sicilia», 19 febbraio 2026. A chi faceva comodo disporre di un giudice ricattabile? «Sul filone mafia appalti e il coinvolgimento secondo la procura dell’ex magistrato Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone – indagati – il procuratore De Luca aveva detto: «Non abbiamo prova che ci furono elementi corruttivi sul conto di Giuseppe Pignatone e Pietro Giammanco. Ma alcuni collaboratori li hanno chiamati in causa. Pignatone lo ha definito ‘Chiacchiericcio’. E’ possibile che abbia ragione, ma bisogna verificare se i dottori Pignatone e Giammanco, all’epoca sostituto e procuratore capo, abbiano avuto comportamenti inopportuni. Ovvero comportamenti che possano avere indotto i mafiosi a pensare che la procura di Palermo avesse un vertice malleabile». Il magistrato Pignatone è indagato per la vicenda dell’entrata nel gruppo Ferruzzi di Raul Gardini da parte dei fratelli Antonino e Salvatore Buscemi, imprenditori vicini a Totò Riina, e del boss Francesco Bonura. L’indagine venne archiviata nel 1992 dalla procura di Palermo e adesso il pool di Caltanissetta guidato da Salvatore De Luca sostiene che Pignatone, all’epoca sostituto, insieme al capo Pietro Giammanco (morto nel 2018), al collega Gioacchino Natoli e al il generale della guardia di finanza Stefano Screpanti abbiano in realtà deciso di coprire il tutto, stroncando sul nascere il filone mafia-appalti.»

  18. BulletFelice Manti, "Il pentito di Report mai stati credibili". Crolla pure il teorema sulle stragi del 1992, in «Il Giornale», 11 febbraio 2026. Ancora una volta Report e co. hanno dato voce a testimoni bugiardi. E intanto il giudice vaticano Giuseppe Pignatone resta indagato per reati gravissimi. «Forse perché Caltanissetta sta cercando i mandanti delle stragi nel "covo di vipere" (Borsellino dixit) della Procura di Palermo di allora; nei colleghi che archiviarono frettolosamente il dossier mafia-appalti cinque giorni prima che il magistrato morisse ("e senza informarlo", sostiene il legale della famiglia Fabio Trizzino) come Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato, oggi in Antimafia da senatore M5s; in quelli che facevano affari con i boss in odore di mafia come Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli indagati per favoreggiamento alla mafia...»

  19. BulletFari Pad (Facebook, 11 febbraio 2026): «DOVE VUOLE ANDARE LA GIUSTIZIA VATICANA? BOCCIATA DAL GIUDIZIO INTERNAZIONALE. Quello a cui stiamo assistendo non è solo un processo, ma il naufragio della credibilità estera dello Stato Vaticano. Queste sono le possibili conseguenze derivate da una sentenza di primo grado assurda. Un verdetto che si pone totalmente al di fuori della comprensione giuridica internazionale. La settima udienza del ricorso ha confermato lo stallo: un sistema che si scontra frontalmente con le norme del vivere civile tra le nazioni, incagliato su quei "rescripta" (decreti sovrani) che hanno cambiato le regole a partita in corso. Il verdetto di Londra: "Nessuna frode". Mentre il Vaticano condannava, l’Alta Corte Britannica (High Court) riportava tutti sul piano terreno. Con le sentenze Baumgartner/Torzi e quella definitiva sul caso Mincione, i giudici inglesi hanno stabilito che non vi è stata frode. Non solo: la Santa Sede è stata degradata al punto da essere condannata a pagare le ingenti spese processuali. Se il diritto internazionale dice che non c'è reato, che valore ha la sentenza vaticana? Poco o niente. Il Cardinale Becciu: un "paravento" di Stato? Il sospetto, sempre più concreto, è che il Cardinale sia stato usato come capro espiatorio. Una condanna utile a coprire le responsabilità di chi ha realmente firmato e autorizzato la seconda parte dell'acquisto del palazzo di Sloane Avenue 60. Colpire un simbolo per salvare il sistema? Sentenze di carta: Una giustizia che si basa sull'eccezione e non sulla regola non può essere esportata. Se le corti internazionali non riconoscono il verdetto perché viola il "giusto processo", il Vaticano rimane un'isola arcaica, chiusa in un integralismo giuridico che subordina la legge alla fede o alla volontà individuale del Sovrano. Il dilemma di Papa Leone XIV: Il nuovo Pontefice, fine giurista, eredita macerie legali. Papa Leone vuole davvero rimanere credibile e accettato nel contesto internazionale? Può permettere che il sapere giuridico sia subordinato a interessi di parte, rendendo il Vaticano simile a quegli integralismi religiosi dove la dottrina annienta il diritto? Se la Corte di Appello non troverà il coraggio di annullare queste forzature, al di là delle schermaglie dibattimentali. Il Vaticano confermerà di aver scelto la via dell'isolaento, dove la giustizia è solo un riflesso della volontà precostituita dal sovrano assoluto e non della verità del diritto».

  20. BulletAlessandro Cucciolla, La verità non può più essere un "nido di vipere", in «L'Opinione», 12 febbraio 2026. «Chi sono i colleghi che hanno tradito Paolo Borsellino? E chi lo sta tradendo ancora oggi?»

  21. BulletFari Pad (da Facebook 13 febbraio 2026): «Il "Triangolo delle Responsabilità": Un'Immunità che Appare Inspiegabile? Dall'analisi dei fatti emergerebbe una filiera decisionale che, sotto il profilo del diritto, solleverebbe dubbi circa l'equità del trattamento riservato ai protagonisti: L'Istruttoria di Perlasca: Parrebbe che Mons. Alberto Perlasca abbia materialmente istruito la pratica dell'investimento. Eppure, da figura centrale dell'indagine, sarebbe passato al ruolo di "super-testimone", uscendo indenne dalle contestazioni del Promotore di Giustizia. La Delega di Peña Parra: Risulterebbe che Mons. Edgar Peña Parra abbia concesso la delega formale per la firma dei contratti di acquisto. Nonostante la sua gestione parrebbe aver coinciso con la fase delle perdite più ingenti, anch'egli sembrerebbe essere rimasto fuori dal perimetro delle responsabilità penali. Il Verdetto di Londra vs. Condanna Becciu: Ci si chiede: se per i giudici inglesi i contratti sono validi e non vi è stata frode diretta, come può il cardinale Becciu essere stato condannato per "cattiva gestione" in relazione a quegli stessi atti? Se l'istruttore (Perlasca) e il delegante (Peña Parra) sono considerati "candidi", su quali basi poggerebbe la colpevolezza del solo Becciu? Le ultime Udienze e la crisi di credibilità: Le indiscrezioni per il coinvolgimento in chat del Commissario De Santis e di Mons. Peña Parra parrebbero delineare un quadro devastante sotto il profilo della credibilità internazionale. La scelta di sottoporre la Santa Sede al giudizio di una corte straniera, rinunciando alla propria prerogativa sovrana, sembrerebbe aver prodotto un danno d'immagine incalcolabile. (...) In questo scenario, la parola dovrebbe tornare esclusivamente al Diritto Scritto, Sancito e Conosciuto, unico garante dell'uguaglianza delle parti. L'orizzonte del ragionevole dubbio: Dinanzi a tali incertezze, non si può che confidare nel più alto auspicio sulla richiesta del parere al Santo Padre: che la giustizia possa rifulgere attraverso l'applicazione del diritto al di là di ogni ragionevole dubbio. Un desiderio, quello del Pontefice, che richiama il cuore stesso della dottrina: non vi può essere vera giustizia se il dubbio persiste o se il diritto scritto viene piegato a interpretazioni parziali. Eguaglianza davanti alla legge: Il diritto non può essere a geometria variabile. Se le medesime azioni portano a condanne per alcuni e all'immunità per altri, il rischio è che la giustizia vaticana possa apparire come un esercizio di discrezionalità piuttosto che di diritto certo e uguale per tutti. Conclusione: Pare che la verità giudiziaria fatichi a coincidere con l'evidenza dei documenti. Se il diritto non è uguale per tutti — dal Cardinale al Monsignore — ciò che rischia di crollare non è solo un palazzo a Londra, ma la fiducia universale nel sistema giuridico della Chiesa. La speranza è che il "Diritto Scritto" prevalga finalmente su ogni strategia processuale o mediatica».

  22. BulletSalvo Sottile, Chiara Colosimo, Carmine Gazzanni su Giuseppe Pignatone e i suoi legami con ambienti mafiosi, in «Farwest», Rai3, 17 febbraio 2026. A chi faceva comodo disporre di un giudice ricattabile – e ricattato? – in Vaticano? Serviva a far condannare un innocente? Giuseppe Pignatone faceva parte del "nido di vipere" della Procura di Palermo di cui parlava Paolo Borsellino? E ha occultato le prove – manipolando al giustizia – sulla strage di via D'Amelio e sull'inchiesta mafia-appalti?

  23. Bullet«Le spiego una cosa fondamentale per capire cosa è successo in Italia negli ultimi vent'anni: Un procuratore della Repubblica in gamba, se ha nel suo ufficio un paio di sostituti svegli, un ufficiale di polizia giudiziaria che fa le indagini sul campo altrettanto bravo e ammanicato con i Servizi segreti, e se questi signori hanno rapporti stretti con un paio di giornalisti di testate importanti - e soprattutto con il giudice che deve decidere i processi, frequentandone magari l'abitazione... Ecco, se si crea una situazione del genere, quel gruppo e quella procura, mi creda, hanno più potere del Parlamento, del premier e del governo intero. Soprattutto perché fanno parte di un "Sistema" che lì li ha messi e per questo li lascia fare, oltre ovviamente difenderli». Tratto dal libro Il Sistema, di Luca Palamara. In Italia? O in Vaticano? «Ipoteticamente, cosa potrebbero realizzare, agendo in sinergia, figure come il Promotore Diddi, il Commissario De Santis e un esponente della Guardia di Finanza Pasquale Striano?» (Fari Pad) E una gerarchia di giornalisti servili.

  24. BulletMario Becciu (da Facebook, 18 febbraio 2026): «Chissà cosa ne pensano del referendum sulla giustizia gli esimi ex Ministri della Repubblica Italiana Severino e Flick, addirittura quest’ultimo già ministro della giustizia, in quanto espertissimi di ‘giusto processo’ in salsa vaticana! (...) Ma la cosa più assurda è che hanno utilizzato in sede processuale il concetto di “giusto processo“ conquista delle società più avanzate e dell’odierna giurisprudenza internazionale all’interno del sistema giudiziario di una monarchia assoluta dove il monarca è intervenuto pesantemente per far condannare l’imputato eccelente. Guarda caso innocente, come sta emergendo in modo sempre più evidente». Già! In certe salse pasticciate – dove non esiste la separazione dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario – se il Capo dello stato, magari manipolato o ingannato, ti accusa (firmando una denuncia scritta da altri), sei già automaticamente condannato dal Supremo Magistrato, che modifica pure le leggi a proprio piacimento, anche senza prove (AP).

  25. BulletRita Cavallaro, I 5S su De Raho rompono col Pd. Sfida finale sull'ex procuratore, in «Il Giornale», 24 febbraio 2026.

  26. BulletEleonora Fabbri, Striano e i dossier, la commissione Antimafia accusa De Raho di aver saputo tutto, in «Il Fogliettone», 24 febbraio 2026.

  27. BulletDossieraggio, la commissione Antimafia sul caso Striano: "Da De Raho comportamenti gravi". Protesta il M5s, in «Il Foglio», 24 febbraio 2026.


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Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_3_link_0
Sull'accusa d'aver trasferito 
del denaro in Australia 
e sull'ipotesi di complotto 
contro il card. PellCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlshapeimage_4_link_0shapeimage_4_link_1shapeimage_4_link_2shapeimage_4_link_3
Sulle accuse di aver arricchito 
se stesso o propri familiari

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Processi e sentenze di Londra, di Roma ecc. a proposito della compravendita del palazzo 
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di Aldo Moro
(e sulle altre accuse di Report)
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