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Il Conclave e papa Leone XIV (ottava parte): > per la parte precedente clicca qui

Giacomo Gambassi, Il Papa: no a rigidità, ideologia e contrapposizioni su fede, liturgia e morale, in «Avvenire, 22 dicembre 2025. Il Papa punta il dito contro le «dinamiche legate all’esercizio del potere, alla smania del primeggiare» e parla della necessità di «poterci fidare, quando cadono maschere e sotterfugi, quando le persone non vengono usate e scavalcate...». E si domanda quasi imploranto: «È possibile essere amici nella Curia Romana?» Sa bene che un innocente, per dinamiche perverse, è stato crocifisso. Avanti in attesa della Luce!
Veniamo alla luce! «Noi veniamo al mondo senza decidere, ma poi passiamo attraverso molte esperienze in cui ci è chiesto sempre più consapevolmente di “venire alla luce”, di scegliere la luce.» Nonostante «la reazione di chi teme per il proprio potere, di chi è smascherato nella sua ingiustizia da una bontà che rivela i pensieri dei cuori (... ah, come ricorda la malagiustizia vaticana che ha condannato un innocente!) dovunque nel mondo c’è chi sceglie la giustizia anche se costa» (Leone XIV, 26 dicembre 2025).
Franca Giansoldati, Papa Leone XIV, la Treccani lo consacra italiano dell'anno per «sobrietà e pacatezza», in «Il Messaggero», 29 dicembre 2025. «Niente figli e figliastri. Le regole con Papa Prevost si applicano e basta. Anche nel campo giudiziario ha fatto filtrare diversi messaggi sul fatto che il diritto canonico dovrà tornare al centro e non finire in un angolo come spesso è stato fatto durante in questi anni, anche sul caso più spinoso tra tutti, riguardante il cardinale Becciu. Un frangente delicatissimo che Leone XIV ha intenzione di trattare con cautela e giustizia. Contrariamente a Francesco Prevost il diritto canonico lo conosce bene avendo fatto un dottorato all'Angelicum, ed avendolo sempre applicato durante gli anni alla guida degli Agostiniani. Prima del conclave - alle riunioni preparatorie dei cardinali - ha preso certamente nota di tutte le lamentele affiorate sulla gestione accentratrice di Francesco che prendeva decisioni in modo personalistico, spesso manifestando un potere assoluto, in taluni frangenti senza limiti, altre volte palesemente influenzato da una ristretta cerchia di persone, il cosiddetto “cerchio magico”. Chi conosce Prevost assicura che questo rischio non c'è, tanto per cominciare non sembra avere paura di decidere, inoltre il suo modo di agire pacato, sinodale e conciliante riuscirà a costruire un consenso esteso. Del resto basta vedere con quanti voti è stato eletto – pare abbia toccato il tetto dei 115 – praticamente una maggioranza bulgara. “Quando vede una verità, non ha mai avuto timore a difenderla” ha assicurato il padre agostiniano Alejandro Moral Antón, suo amico da lunghi anni.» Bene, non ci aspettiamo di meno! Anche in tedesco.
Leone XIV con i giovani di Roma e i volontari del giubileo, anno santo francescano, il concistoro termina negli abusi, illegali in Spagna, la giustizia del Vaticano, Parolin e Maduro, Venezuela, ¿un Papa Anti Trump?, rivolta in Persia, tre anni senza Pell, in «Infovaticana», 11 gennaio 2026. «Il Vaticano sconvolto dal caso Becciu. La Corte di Cassazione del Vaticano ha impiegato alcuni giorni in più per decidere se impugnare il promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, ed escluderlo dal processo Becciu. Un groviglio di pratiche elaborate su misura per «salvare» il vero responsabile delle decisioni, grazie a una serie di norme (segrete) modificate sul momento in relazione alle intercettazioni telefoniche e alla riservatezza dell’indagine. Questa faccenda ha segnato la fine del pontificato del Papa Francesco e ha influenzato il Conclave che ha eletto Leone XIV. Agli occhi di numerosi osservatori che seguono il caso con interesse, il processo Becciu è stato tutto tranne che «giusto». Già sappiamo che il sistema giudiziario del Vaticano non si può paragonare nemmeno lontanamente agli cosiddetti stati di diritto moderni. Il Papa Leone, a differenza del suo predecessore, ha già dichiarato che non desidera interferire nella decisione: «quella è compito dei giudici d’appello e degli avvocati difensori». Essendo l’autorità ‘suprema’ in Vaticano ‘non può non intervenire’, persino la dichiarata decisione di non intervenire è una forma di intervento. Le ombre che circondano Pignatone, il giudice della prima parte del processo, accusato di collaborare con la mafia, non aiutano nemmeno. Siamo ancora molto lontani dal restaurare l’immagine di un Vaticano trasparente, che con questo processo ha minato ulteriormente la sua credibilità.» Anche in inglese. E in spagnolo. E in portoghese. E in francese.
Franca Giansoldati, Vaticano, via il Promotore di Giustizia: Diddi f amarcia indietro e si «astiene» dal processo Becciu, era ormai incompatibile, in «Il Messaggero», 12 gennaio 2026. «E' la sua uscita di scena definitiva. IN questo modo Diddi offre la possibilità al processo vaticano di riprendere l'iter in appello senza subire ulteriori contraccolpi, senza le tensioni continue e la montagna di sospetti che sinora si erano intrecciati in questa ingarbugliata vicenda processuale che ha portato alla condanna - in primo grado - di nove persone tra cui il cardinale Angelo Becciu il quale si era però sempre proclamato innocente. Per certi versi la decisione della Cassazione (composta dai cardinali Farrell, Zuppi e Artime) costituiva una sorta di test collaterale sul pontificato in corso, e sulla sua capacità effettiva di garantire in Vaticano processi giusti, cosa che finora è sempre stata contestata con forza non solo dalle difese degli imputati ma da una folta schiera di giuristi, canonisti e cardinali. L'appello del processo per il Palazzo di Londra si era aperto in ottobre in modo piuttosto scoppiettante. Le difese di quattro degli imputati, il cardinale Angelo Becciu, i finanzieri Enrico Crasso e Raffaele Mincione e l'ex funzionario della Segreteria di Stato, Fabrizio Tirabassi avevano ricusato il Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi per avere avuto «un interesse nel procedimento» come si evince dai tanti messaggi intercorsi tra la pr Francesca Chaouqui e Genoveffa Ciferri, le due donne che hanno ispirato ispirato su differenti livelli, il memoriale di monsignor Alberto Perlasca, principale accusatore del cardinale Becciu. In pratica Chaouqui, avrebbe manipolato il monsignore (per il tramite di Ciferri) agendo dietro le quinte e in contatto con il Promotore di Giustizia Diddi. Per la Corte d'Appello, formata dallo spagnolo monsignor Alejandro Arellano Cedillo (proveniente dai vertici della Rota Romana) e da due giudici laici, la richiesta era stata giudicata ammissibile e ora a Corte di Cassazione (formata dai cardinali, Zuppi, Lojudice, Gambetti, Farrell e da Artime) pronunciarsi in merito. (...) Dentro e fuori la Chiesa l'appello del cosiddetto processo Becciu viene considerato il primo, consistente, test del nuovo corso per misurare trasparenza e coerenza nell'amministrazione della giustizia da parte di Leone XIV. Il Papa ha in un paio di circostanze fatto sapere che non si sarebbe intromesso in alcun modo, cosa che, invece, non fece il suo predecessore entrando a gamba tesa con quattro rescripta per modificare la gestione delle indagini a processo in corso, ai danni del le difese e del cosiddetto “giusto processo”. La vicenda era partita dalla richiesta di un prestito della Segreteria di Stato allo Ior per un totale di 150 milioni di euro per riacquistare le quote della società che controllava un immobile di pregio a Londra. Da lì si è sviluppata una vicenda carica di zone d'ombra, giochi di potere, opacità. In primo grado sono affiorate persino false testimonianze, con agenti segreti più volte tirati in ballo, ipotesi di registrazioni illegali sul suolo italiano da parte di gendarmi vaticani, la presenza di suggeritori dietro le quinte per manipolare il principale accusatore del cardinale Becciu, un tempo responsabile dell'ufficio finanziario: monsignor Alberto Perlasca. Il primo legale che ha voluto commentare questo evento è Cataldo Intrieri che assieme a Massimo Bassi, difensori di Tirabassi, ritengono «saggia la decisione del professor Diddi, a conferma della legittimità delle questioni poste dalla difesa sulle oscure trame di depistaggio durante le indagini volute per la vicenda di Sloane avenue. Ora non resta che trarne le dovute conseguenze . Una pagina buia che confidiamo si chiuda presto e definitivamente». Anche in francese. E in tedesco. E in spagnolo. E in inglese.
Andrea Gagliarducci, Leo XIV, the long transition, in «Mondayvatican», 19 gennaio 2026. Anche in italiano. «Leone XIV dovrà affrontare diverse questioni irrisolte. Una di queste è il cosiddetto “processo Becciu” sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Leone XIV decise di non intervenire nel processo ma di accettare il corso della giustizia, e la sua decisione di di non fare nulla ha già prodotto alcuni sviluppi drammatici. L’ultimo è la decisione del Promotore di Giustizia Alessandro Diddi di ritirarsi dal processo di appello. Diddi non solo ha visto la sua mozione di appello respinta dall’Alta Corte dello Stato della Città del Vaticano, ma si è anche trovato sotto accusa per una serie di intercettazioni telefoniche che lo mostravano in contatto con individui che facevano pressione anche su un testimone, Mons. Alberto Perlasca. Diddi ha lasciato la scena, la Corte ha già dimostrato come intende amministrare la giustizia e il clima al suo interno è completamente nuovo. Anche qui, l’effetto Leone XIV è all’opera.»
Papa Leone XIV, Messaggio di Sua Santità papa Leone XIV per la LX giornata mondiale delle comunicazioni sociali, 24 gennaio 2026. «Sistemi che spacciano una probabilità statistica per conoscenza stanno in realtà offrendoci al massimo delle approssimazioni alla verità, che a volte sono vere e proprie “allucinazioni”. Una mancata verifica delle fonti, insieme alla crisi del giornalismo sul campo che comporta un continuo lavoro di raccolta e verifica di informazioni svolte nei luoghi dove gli eventi accadono, può favorire un terreno ancora più fertile per la disinformazione, provocando un crescente senso di sfiducia, smarrimento e insicurezza.» Come no! L'abbiamo visto plasticamente nelle perversioni e nelle manipolazioni giornalistiche degli ultimi anni.
Luis Badilla e Robert Calvaresi, Leone XIV inaugura l'Anno Giudiziario. Le sue riflessioni sul rapporto tra "la verità della giustizia e la virtù della carità". Cos'è veramente il contraddittorio nel "processo"?, in «Osservazioni Casuali», 104, 24-31 gennaio 2026. «Il processo non è di per sé una tensione tra interessi contrastanti, come a volte viene frainteso, ma è lo strumento indispensabile per discernere la verità e la giustizia nel caso. Il contradittorio nel processo giudiziale, di conseguenza, è un metodo dialogico per l’accertamento del vero. La concretezza del caso, infatti, richiede sempre che siano appurati i fatti e confrontate le ragioni e le prove a favore delle varie posizioni, sulla base delle presunzioni di validità del matrimonio e di innocenza dell’indagato, fino a prova contraria. L’esperienza giuridica maturata testimonia il ruolo imprescindibile del contraddittorio e l’importanza decisiva della fase istruttoria. Il giudice, mantenendo l’indipendenza e l’imparzialità, dovrà dirimere la controversia secondo gli elementi e gli argomenti emersi nel processo. Non osservare questi basilari principi di giustizia – e favorire una disparità ingiustificata nella trattazione di situazioni simili – è una notevole lesione al profilo giuridico della comunione ecclesiale.»
La Torre di Babele – Tortora, dove siamo rimasti?, in «La7», 16 febbraio 2026. Enzo Tortora come Angelo Becciu. Qui l'intera trasmissione. La Chiesa sa correggere i propri errori, evidentissimi? O deve aspettare secoli e secoli? «C'è sempre il modo per rimediare. Vale per la giustizia – ovviamente dovrebbe essere un po' più veloce (...) –, ma vale anche per noi, vale anche per chi ha avuto quel pensiero» (Gaia Tortora). Il Vaticano vuole rimediare alla propria malagiustizia? E la Chiesa tutta sa correggere i propri errori, evidentissimi? O deve aspettare secoli e secoli?
Papa Leone XIV: «Certo, il peccato è personale, ma prende forma negli ambienti reali e virtuali che frequentiamo, negli atteggiamenti con cui reciprocamente ci condizioniamo, non di rado all’interno di vere e proprie “strutture di peccato” di ordine economico, culturale, politico e persino religioso. Opporre all’idolatria il Dio vivente – ci insegna la Scrittura – significa osare la libertà e ritrovarla attraverso un esodo, un cammino. Non più paralizzati, rigidi, sicuri nelle proprie posizioni, ma radunati per muoversi e cambiare. Come è raro trovare adulti che si ravvedono, persone, imprese e istituzioni che ammettono di avere sbagliato!» (18 febbraio 2026)
A proposito dei raccomandati, degli ambiziosi, dei lusingatori e degli adulatori che – come ho sempre detto – vanno a braccetto dei bugiardi e dei calunniatori, i quali (gli uni e gli altri) possono ingannare e mettere in trappola perfino un Papa: Mons. Varden ha parlato alla Curia vaticana, e al Papa, del trattato "De Consideratione" di Bernardo di Chiaravalle, il quale «affronta anche le difficoltà legate alla persona del Papa, inclusi i compiti giuridici che spesso lo sovraccaricano. Bernardo ricorda che il Papa non è solo il successore degli apostoli, ma anche l’erede del mondo intero, sul quale non esercita un dominio, poiché l’unico vero Signore è Cristo. Per questo, il pontefice è chiamato a convertire, ammonire gli eretici e correggere gli ambiziosi. Bernardo non risparmia critiche al clero e al popolo romano, esortando il Papa a scegliere con attenzione i suoi collaboratori, evitando gli ambiziosi, i raccomandati e gli adulatori. «Le qualità che Bernardo gli chiede di cercare e coltivare sono valide in ogni tempo: servono collaboratori “di provata integrità, disponibili all’obbedienza, pazienti e miti; […] di sicura fede cattolica, fedeli nel ministero; amanti della concordia, della pace e dell’unità; […] prudenti nel consiglio, […] sagaci nell’amministrazione, […], modesti nel parlare”», ha detto Varden questa mattina». Eh, già. Bernardo aveva visto lontano. C'è da rimediare a un errore gigantesco.
La scelta rivoluzionaria di Leone XIV: ecco chi ha chiamato al suo fianco, in «Silere non possum», 5 marzo 2026. «Francesco ha voluto al suo fianco proprio quel corpo che, prima dell’elezione di Bergoglio, non poteva neppure accedere al Palazzo Apostolico. Quella scelta, negli anni, ha prodotto i suoi risultati. Abbiamo visto i diversi scandali emersi: dai buchi nella sicurezza, al coinvolgimento dei commissari negli scandali con pregiudicate, ai commissari che fanno dossieraggio su prelati e cardinali, fino allo scandalo di Domenico Giani e alla sua cacciata dallo Stato con il collocamento alll’Ordine di Malta come “contentino per tenerlo zitto”. E tanti altri non sono neppure emersi. A Zanetti, Francesco affiancò poi la figura, ben controversa, di Stefano De Santis, spesso al suo servizio come autista: e con la pregiudicata Chaoqui si è visto che cosa sia accaduto. Santa Marta era diventata un teatro di dossieraggio e di soldi che uscivano ed entravano dalla cassaforte del Papa. Un teatro imbarazzante.»
Rita Salerno, Papa Leone XIV all'apertura dell'anno giudiziario in Vaticano, in «TG2000», TV2000, 14 marzo 2026. «L’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi» sono condizioni imprescindibili nell'amministrazione della giustizia in Vaticano.
Franca Giansoldati, Leone XIV, il trasloco loy profile: è tornato al Palazzo Apostolico dopo 13 anni, con lui i 2 segretari. E intanto lancia il monito ai suoi magistrati, in «Il Messaggero», 14 marzo 2026. CI SONO I SERVIZI SEGRETI (DEVIATI?) DIETRO L'OPERAZIONE DI KILLERAGGIO DEL CARD: BECCIU? «Leone XIV ha indicato la bussola al suo sistema giudiziario e non è andato nei dettagli, non ha toccato alcuni casi eclatanti affiorati negli anni precedenti, primo tra tutti il famoso maxi processo per l'immobile di Londra che ha portato alla condanna di dieci persone, tra cui il cardinale Becciu che si è strenuamente difeso in primo grado ribadendo la sua innocenza. Autorevoli canonisti in questi anni sono più volte intervenuti con articoli scientifici spiegando le storture e le incongruenze di un sistema giudiziario definito opaco. Per loro è stato celebrato un processo sbilanciato al punto da far insorgere in blocco anche tutti i legali degli imputati i quali hanno denunciato l'assenza dei requisiti del cosiddetto giusto processo. Intanto le udienze del Processo d'appello in corso si sono misteriosamente incagliate agli inizi di febbraio, ancora in attesa dell'ordinanza della Corte d'Appello su tre punti sollevati dalle difese: l'invalidazione dell'intero processo di primo grado, l'acquisizione delle chat omissate misteriosamente a suo tempo dal Promotore di Giustizia Diddi e l'acquisizione delle scottanti carte del caso Striano, il finanziere che aveva iniziato a fare dossieraggio su molti degli imputati del processo ben prima che iniziasse il processo stesso in Vaticano. Al punto che alcuni difensori, tra cui Cataldo Intrieri, non hanno escluso che dietro questa strana anomalia "vi fossero i servizi segreti per conto del Vaticano".»
El Papa vincula la estabilidad institucional del Vaticano al respeto de las garantías procesales en los juicios, in «Infocatolica», 17 marzo 2026. «El Papa León XIV parece estar afrontando el escándalo que ha supuesto para muchos fieles el tratamiento dado en múltiples casos por el Papa Franciso (Becciu, Zanchetta, Rupnik, Gaztelueta, …) especialmente por no haber salvaguardado las más elementales garantía procesales. Al menos en las palabras, las de León suponen un rayo de esperanza.»
La Corte d'appello vaticana ordina di rifare il processo Becciu. Condanne annullate, in «Il Foglio», 17 marzo 2026. «Anche da queste dinamiche si comprende perché gran parte dei cardinali elettori, in vista del Conclave dello scorso anno, abbia posato gli occhi su un canonista qual è Robert Prevost.»
Luigi Bisignani, Becciu, tutto da rifare. C'è un giudice Oltretevere, in «Il Tempo», 18 marzo 2026. «È tornato un giudice Oltretevere, finalmente. Non a Berlino ma proprio lì, dove per anni la giustizia ha somigliato più a un laboratorio creativo che a un tribunale. La Corte d'Appello vaticana ha fatto ciò che il primo grado non ha saputo fare: spegnere la macchina della propaganda e riaccendere quella del diritto. Dopo la ricusazione di Alessandro Diddi — cui è seguita, all’ultimo momento, la sua astensione — e l’inammissibilità del suo appello, arriva una decisione che pesa: condanne annullate, tutto da rifare. E non per qualche cavillio, ma per vizi strutturali. Fascicoli incompleti, documenti mutilati dagli omissis, atti spuntati a metà percorso, leggi inventate in modo estemporaneo ed esibite, al pari dei peggiori bari, come carte truccate per la bisogna. (...) Come se le regole fossero un dettaglio negoziabile. E quando le regole diventano opzionali, la sentenza è già compromessa. Il Tribunale presieduto da Pignatone, chiamato a incarnare il rigore, esce da questa vicenda con le ossa rotte. Il metodo e l’impianto accusatorio che ha avallato si rivelano fragili proprio dove dovevano essere inattaccabili: nel rispetto delle garanzie. E senza garanzie, il rigore è solo una posa. (...) E allora la domanda finale è inevitabile: se un Rescriptum mai pubblicato incide sulla validità degli atti fino a far crollare un intero processo, che ne è degli altri atti analoghi? Anche di quelli firmati in extremis, magari per incidere su diritti fondamentali, come la partecipazione del cardinale Angelo Becciu a un conclave?»
Andrea Gagliarducci, Juicio contra Cardenal Becciu gravemente viciado, in «Aciprensa», 18 marzo 2026. Se non rispetta la verità e la giustizia, la Chiesa si gioca la propria credibilità, oltre a quella del Vaticano.
Franca Giansoldati, Becciu, condanna nulla. «Accuse poco chiare». E le udienze ricominciano, in «Il Messaggero», 18 marzo 2026. «La condanna in primo grado è stata annullata e il processo va parzialmente rifatto. Durante il conclave Papa Leone aveva promesso al Collegio Cardinalizio – quando gli fu segnalato da diversi porporati la presenza di un certo “giustizialismo” strisciante da correggere (dissero proprio così) – che sarebbe stati solo il diritto canonico e le regole procedurali a parlare. (...) Il 30 aprile si vedrà in cosa consiste il materiale “omissato” dal Promotore di giustizia del processo di primo grado, e soprattutto quale impatto avrà l’inefficacia del Rescriptum del 2 luglio 2019 che consentiva a Diddi di procedere con una istruzione sommaria. Gli avvocati Massimo Bassi, Cataldo Intrieri (difensori di Tirabassi), Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo (difensori di Becciu) hanno commentato con favore questa svolta. «Tutti gli atti di indagini, a partire dai discussi interrogatori del super teste Perlasca sono da ritenersi nulli, in quanto la norma papale che conferiva pieni poteri al Promotore Diddi è inefficace. Confidiamo di poter arrivare a una rapida definizione del processo con una sentenza ampiamente assolutoria. Avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto». Anche in spagnolo. E in francese.
Renato Farina, Caso Becciu. Processo da rifare, la Chiesa è più forte dei suoi errori (e la verità può emergere), in «Il Sussidiario», 19 marzo 2026. NEMMENO L'AUTORITÀ PAPALE PUÒ METTERSI CONTRO LA RAGIONE E LA VERITÀ. GESÙ È IL LOGOS! «La Chiesa porta dentro di sé, da duemila anni, una capacità singolare: può sbagliare nelle sue forme storiche, nelle sue strutture temporali, persino nei suoi atti di governo, e insieme possiede – per grazia – la possibilità di riconoscere l’errore e di correggerlo. (...) La tradizione giuridica è limpida: lex a legendo. La legge viene dal poter essere letta. Se non è promulgata, non è legge. Ed è esattamente questo il punto che la Corte ha riconosciuto. Non siamo davanti a una questione tecnica, ma a un principio elementare di civiltà giuridica: nessuno può difendersi da una norma che non conosce. Chi scrive, lavorando sulle carte, seguendo le trascrizioni dei dibattimenti, entrando nel merito degli atti, ha maturato – per quel che può valere – la convinzione dell’innocenza del cardinale Angelo Becciu e di altri imputati, e insieme l’impressione, sempre più netta, del coinvolgimento di altri soggetti rimasti misteriosamente indenni. (...) L’autorità, se non è conforme alla giustizia, si svuota. Sant’Agostino lo dice con una radicalità che non ammette attenuazioni: remota iustitia, quid sunt regna nisi magna latrocinia? Senza giustizia, gli Stati non sono che grandi associazioni di briganti. Vale per ogni potere, e dunque anche per quello che nella Chiesa si esercita nelle forme temporali. In questo quadro si comprende meglio anche la posizione di Papa Leone XIV. Egli non è intervenuto, neppure di striscio, per condizionare il processo. Ha fatto qualcosa di più essenziale: ha richiamato, anche recentemente, la magistratura vaticana al rispetto della giustizia e dei criteri del giusto processo, indicando – in piena sintonia con Agostino – che senza giustizia non esiste legittimo esercizio dell’autorità. Non ha imposto esiti. Ha chiesto che si rispettino le condizioni perché la verità possa emergere. È una linea profondamente razionale, e perciò ecclesiale. Papa Francesco, dal canto suo, ha portato sulle spalle il peso di una riforma necessaria, cercando trasparenza nella gestione economica della Santa Sede. Questo sforzo va riconosciuto con lealtà. Ma proprio per questo, la ricerca della verità non può svolgersi fuori dalle forme della giustizia: verità e giustizia stanno o cadono insieme.»
Vittorio Feltri, L'Inquisizione contro Becciu è sconfitta. Io l'ho difeso (in solitaria) e oggi esulto, in «Il Giornale», 19 marzo 2026. UNA PAGINA DI GIORNALISMO SERIO (in contrasto con la vigliaccheria imbrattacarte; per non parlare dei criminali mascariatori). Il cardinale fatto a pezzi senza diritto alla difesa. Un abominio. «Legge viene da leggere. Lo aveva scritto san Tommaso nella Summa Teologica. La norma, se non puoi leggerla, non è legge: è arbitrio. Non serve essere Severino e Flick per capirlo. Eppure proprio i grandi giuristi appena citati, già ministri della Giustizia italiani, ingaggiati come avvocati dalle parti civili vaticane, hanno taciuto, mentre un uomo veniva inchiodato al pubblico ludibrio. Torniamo a quel 24 settembre 2020, alle 18:05, a Santa Marta: un articolo dell'Espresso — non ancora in edicola — già sulla scrivania del Papa, un'udienza di venti minuti, e poi la caduta immediata senza contraddittorio. Una crocifissione preventiva, come l'ha definita Alberto Melloni. Da quel momento Becciu non è più un indagato, ma un colpevole. Come lo sceriffo di Nottingham, e il resto del mondo si sente Robin Hood. E nessuno osa alitare un dubbio. Nessuno tra i grandi giornali, nessuno tra quelli ecclesiastici, per timore di sembrare contro Francesco; nessuno tra gli intellettuali che pure amano erigersi a coscienza critica del Paese. La sparizione dello spirito critico è stata la vera anomalia. Quando tutti dicono la stessa cosa, non è perché hanno capito: è perché hanno smesso di guardare. E intanto c'era un dettaglio che gridava. Gli articoli dell'Espresso pubblicati con una scansione temporale che precedeva gli eventi stessi: pagine create prima delle dimissioni obbligate. Come facevano a sapere? Qui il problema non è il complottismo: è l'anti complottismo, quella posa da superiorità che impedisce di vedere anche l'evidenza. I complotti qualche volta esistono. (…) Unanimismo peloso. Provai a scandagliare. Finalmente ebbi tra le mani il lavoro di chi, mettendosi al fianco del prelato disonorato, si era reso conto dal primo istante dell'inghippo: l'avvocato di Verona Natale Callipari. (…) Come faceva / Espresso a scrivere delle dimissioni otto ore in anticipo sui fatti? (…) Questi scoop incontrarono il meticoloso silenzio del coro unico dei vaticanisti e dei rispettivi direttori. (…) So che il paragone con il caso Tortora viene ripetuto spesso fuori luogo. Non in questo caso. A me è capitato di rivivere la stessa solitudine della mia ribellione davanti a un panorama identico: accuse mostruose, unanimità mediatica, distruzione preventiva. Con una differenza: qui tutto accadeva non in un tribunale napoletano, con pentiti di camorra pluriassassini, ma in un quadro dove pareva che gli accusatori portassero l'aureola. Invece di rendere più scrupolosi, questa apparenza di santità infallibile aveva reso tutti ciechi e soddisfatti. A parte gli errori sesquipedali della magistratura vaticana di primo grado al completo, da questa ordinanza clamorosa risulta intaccata la figura di papa Francesco. Mi ostino a ritenerlo anch'egli una vittima. Abbandonato e solo. Sovrano assoluto sulla carta, ma in realtà esposto a un meccanismo tecnico-giuridico che si è mosso da sé, senza controllo. (…) anche il Papa è legato alla ragionevolezza e alla giustizia. Non può fare qualunque cosa solo perché può. Deve restare dentro il diritto. Ed è qui che nasce la domanda: perché nessun cardinale-canonista ha aiutato il Papa? Perché uomini di Chiesa formati nel diritto canonico, custodi di una tradizione giuridica millenaria, sono rimasti in silenzio, lasciando che a parlare fossero quasi solo i tecnici dell'accusa, mentre il Papa veniva esposto al rischio di decisioni giuridicamente fragili e simbolicamente devastanti? I critici del processo sono stati dipinti - e io in cima alla lista - come avversari del Papa, mentre erano, piuttosto, amici del Papa e della verità. E pesa, in questo clima, il servilismo di troppi, e gli osanna ecclesiastici tributati al direttore dell' Espresso Marco Damilano, premiato con la nomina a primo relatore del sinodo diocesano di Roma alla presenza di Papa Francesco (e quindi gratificato di un sontuoso contratto in Rai). E così finisce tra i rovi quello che doveva essere il processo del secolo. Torquemada ha perso. Certo, si andrà avanti. Il processo ricomincerà a giugno. Ma finalmente ad armi pari. Senza norme segrete. Le carte finora occultate canteranno. E stavolta non saranno ritagliate per il comodo dei persecutori. I giornali vaticani e Avvenire, quotidiano dei vescovi, intanto, minimizzano l'accaduto, nessun mea culpa ha scosso pubblicamente il petto di prelati o giornalisti, ma sarebbe pretendere troppo. Leone XIV come e quando ridarà a Becciu l'onore perduto, i diritti e i doveri di cardinale? Passeranno anni. Non può e non vuole influenzare il corso della giustizia, e già questo – visto l'interventismo precedente - è rivoluzionario.» Bisogna riconoscere che fu quasi l'unico giornalista a difendere Enzo Tortora – uomo onesto – quando tutta l'Italia scagliava vagonate di fango. Allora. E a difendere Angelo Becciu – uomo onesto e cristiano esemplare – quando il mondo intero, Papa compreso (certo ingannato), lo insulta(va) e lo perseguita(va) sommergendolo con montagne di menzogne e di calunnie. Oggi. L'umanità manipolata diventa una bestia. E la mafia ne approfitta. Anche online.
Tommaso Cerno, Cardinale Becciu, in «2 di picche», Rai2, 19 marzo 2026. «Che cosa sta succedendo quindi dietro le Sacre Mura? Che cosa Papa Leone si trova davanti? La necessità di raccontare al mondo che il Vaticano ha processato un cardinale senza ragione, perché il suo predecessore era stato portato a credere cose che non erano avvenute? Sarebbe molto grave scoprire che il processo contro Angelo Becciu era un tentativo di attaccare papa Francesco. Oppure è un altro “caso Tortora” avvenuto dietro i Sacri Portoni? Un caso in cui chi lo accusava sapeva bene che l’obiettivo non era quel cardinale, ma era la Chiesa.»
Papa Leone XIV: «Oggi papa Leone ha parlato dell'«onestà della comunicazione umana. Spesso, infatti, il racconto della verità viene oscurato da fake news, come si dice oggi, cioè da menzogne, allusioni e accuse senza fondamento. Davanti a tali ostacoli, però, la verità non resta celata, anzi: ci viene incontro, viva e raggiante, illuminando le tenebre più fitte.» La verità può anche essere crocifissa, nascosta in un sepolcro, ma in fondo, nonostante tutto, non muore mai.
Franca Giansoldati, Papa Francesco, in un libro il Bergoglio più intimo a un anno dalla scomparsa, in «Il Messaggero», 7 aprile 2026. «Dopo di lui nella stanza del Papa entrarono solo la premier Meloni e per un paio di volte l'allora Sostituto Pena Parra e il Segretario di Stato, Parolin – per il disbrigo di alcuni atti urgenti, compresa la discussa lettera dattiloscritta siglata con una F tremula, con la quale si sarebbero poi chiuse le porte del conclave al cardinale Becciu sotto accusa per un processo che faceva acqua da tutte le parti.»
Aurelie Nimarin, Giustizia vaticana o sentenza pilotata?, in «Faro di Roma», 9 aprile 2026. Vi prego, se credete che la giustizia sia un valore importante, leggete questo testo con attenzione, frase per frase, parola per parola. E facciamolo sapere al mondo intero! «L’uguaglianza davanti alla legge non esiste laddove la legge viene adattata alle esigenze del momento. (…) In questo contesto vale la pena ricordare l’avvertimento di Hannah Arendt: "I più grandi crimini non sono commessi da demoni, ma da persone comuni che hanno accettato un ordine delle cose in cui il crimine non appare più come crimine". Sembra che proprio una simile mentalità, durante il pontificato di Francesco, abbia messo radici profonde: verso l’esterno una retorica morale centralizzata, e verso l’interno regole flessibili, interventi personali, meccanismi straordinari e cerchie di fiducia. (…) La firma di un ordinamento giuridico sano è la prevedibilità: si sa chi decide, in base a quale legge, con quale procedura, con quali garanzie e entro quali limiti. La firma di un sistema malato è l’improvvisazione: oggi vale una cosa, domani un’altra; oggi si richiama la regola, domani l’eccezione; oggi si parla di diritto, domani di “interesse superiore”. (…) Se nel “processo del secolo” è stato possibile compromettere standard procedurali fondamentali, modificare con atti pontifici il quadro dell’indagine e negare alla difesa ciò che le spetta per legge, allora è legittimo dubitare anche del più ampio modo di operare degli organismi vaticani di quel periodo. (...) Ciò non significa che ogni sentenza sia invalida, né che ogni decisione dei dicasteri vaticani sia stata frutto di corruzione. Ma significa che è stata incrinata la premessa fondamentale della fiducia. E quando viene meno la fiducia nell’ordinamento giuridico, ogni decisione comincia ad apparire come il risultato di relazioni, e non della norma. (…) relazioni, improvvisazione e una cultura corruttiva del favore non possono essere un modo accettabile di governare la Chiesa. La Chiesa può sopravvivere allo scandalo di un singolo uomo. Più difficilmente sopravvive allo scandalo di un sistema. E con la massima difficoltà sopravvive al momento in cui i fedeli e l’opinione pubblica giungono alla conclusione che ai suoi vertici non si sia giudicato secondo diritto, ma secondo interesse, relazioni, equilibri di lealtà e volontà di chi aveva accesso alle leve del potere. (...) Nella Settimana Santa la Chiesa fa memoria di ciò che non dovrebbe mai dimenticare: il suo Signore non fu vittima di un processo giusto, ma di un’ingiustizia rivestita della forma di un tribunale. Cristo non fu condannato perché la verità fu sconfitta dagli argomenti, ma perché l’interesse fu più forte del diritto e la paura più forte della coscienza. Per questo la Settimana Santa non è soltanto un tempo di devota memoria, ma anche un tempo di serio esame di coscienza per la Chiesa — non solo per i singoli, ma anche per le sue istituzioni, i tribunali, i dicasteri e le strutture arcidiocesane e diocesane. La Chiesa che contempla Cristo davanti a Pilato deve avere il coraggio di interrogare se stessa: dove siamo e abbiamo forse anche noi permesso che l’interesse prevalesse sul diritto, che il potere sostituisse la giustizia e che l’esito diventasse più importante della verità? Ma il Venerdì Santo non è l’ultima parola. L’ultima parola non appartiene né all’ingiustizia, né alla menzogna, né alla manipolazione, né ai processi pilotati. L’ultima parola è la Pasqua, la vittoria della verità sulla menzogna, della giustizia sull’arbitrio, della luce sulle tenebre e della vita sulla morte.»














































