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Il Conclave e papa Leone XIV (settima parte): > per la parte precedente clicca qui
S.C., Papa Leone è andato a benedire l'aula nuova del Tribunale Vaticano. Il Vangelo suggerisce di non mettere vino vecchio in otri nuovi, in «Faro di Roma», 18 settembre 2025. QUELLE ASSURDE ANOMALIE! «... il promotore di giustizia Alessandro Diddi che, per decisione di Francesco non riformata da Leone, rappresenterà l’accusa anche nell’appello. E questa è solo l’ultima anomalia in una vicenda giudiziaria gestita malissimo dal precedente presidente, Giuseppe Pignatone, che ha pronunciato nel dicembre 2023 una sentenza evidentemente ingiusta condannando senza prove gli imputati, tra i quali il card. Giovanni Angelo Becciu. La insussistenza delle accuse, emersa in dibattimento e riconosciuta da un tribunale a Londra in una causa per la stessa vicenda del Palazzo acquistato dalla S. Sede e poi ceduto con una rilevante perdita economica (nulla tuttavia rispetto al danno di immagine ingenerato dalla ingiusta condanna a un cardinale che era stato il più vicino collaboratore del Papa argentino) è stata confermata dalle chat che provano invece con certezza l’esistenza di una cospirazione in cui sembra coinvolto (quanto meno come inconsapevole strumento) lo stesso Diddi, che inspiegabilmente resta titolare dell’accusa anche nel secondo grado di giudizio. Il 22 si apre il processo e la speranza di una riforma sostanziale della sentenza è molto forte tra quanti stimano Becciu e hanno a cuore la Santa Sede e la sua immagine. Pensiamo che il nuovo Papa sia da annoverare in entrambi i gruppi. Papa Leone proprio questa mattina oltre a visitare la nuova aula ha ricevuto in udienza il decano della Rota Romana mons. Alejandro Arellano Cedillo che presiederà l’appello. Probabile gli abbia chiesto appunto un giusto giudizio. Del resto il cambio di aula ci suggerisce il consiglio del Vangelo che raccomanda di mettere vino nuovo negli otri nuovi… E dunque voltare nettamente pagina rispetto alla opaca gestione del processo di primo grado.»
Papst Leo XIV. bekennt sich zu Rechtsstaat und Gerechtigkeit, in «Katholisch.de», 20 settembre 2025.
Luis Badilla e Robert Calvaresi, Papa Leone e due vicende dirimenti per il suo pontificato: il caso Becciu e il caso Rupnik, in «Osservazioni casuali», 85, 13-20 settembre 2025. «Questo processo imbastito contro il cardinale Becciu, in modo occulto, da prima che il Papa dell’epoca, con uno studiato colpo di scena mediatico, fece scrivere che il porporato aveva presentato la sua rinuncia (24 settembre 2020). Falso. Il cardinale sardo allora fu defenestrato per “peculato”, secondo l’accusa, e “l’ira funesta” di Papa Bergoglio. Alcuni media italiani, e un folto gruppo di giornalisti, presero parte attiva nel complotto così come altri alti prelati collaboratori del Pontefice. Dopo poco più di cinque anni, durante i quali uno dei più intelligenti, preparati e fedeli uomini di Chiesa dell’ultimo quarto di secolo è stato colpito da calunnie e menzogne, manipolazioni e discredito, senza un vero diritto alla difesa, tocca ora a Papa Leone XIV prendere la decisione finale sapendo che la scorciatoia della grazia non è utilizzabile perché lo stesso “condannato” ha già detto che non la chiederà mai. Si spera, e si augura, che il Pontefice prenda atto - e forse lo ha già fatto - che quella del cardinale Becciu è una ferita sanguinante nel corpo della Chiesa poiché la maggioranza dei cattolici ha percepito questa vicenda come frutto di manovre di potere, ambizioni papali e corruzione. Questa stessa maggioranza di fedeli ha chiara coscienza che il cardinale Becciu in quanto Sostituto della Segreteria di Stato non ha mai mosso un foglio o firmato una ricevuta senza l’autorizzazione di Papa Bergoglio, il quale con documenti insoliti, manipolazioni del Tribunale, negazioni di autorizzazioni e amicizie sospette, si è tirato fuori da momenti dove avrebbe dovuto lui, personalmente, chiarire la verità e diradare le ombre. È certo che Papa Leone sa molto bene che in questa vicenda non è in gioco il prestigio o la credibilità di Papa Francesco. Questa questione la giudicherà la storia guardando indietro la vita della Chiesa negli ultimi 20 anni. In questo caso è in gioco la credibilità della Chiesa quando parla di dignità umana, di diritto alla difesa, di presunzione d’innocenza, di sistema giudiziario, insomma di essere un luogo dove la giustizia è veramente convinta che “i diritti dell’uomo sono i diritti di Dio”, come insegnava s. Giovanni Paolo II.
Audiovideo presentazione di 'Quer pasticciaccio brutto del processo Becciu' di Alberto Vacca con Felice Manti, Giovanni Minoli, Giuseppe Rippa, Luigi O. Rintallo, in «Agenzia Radicale», 20 settembre 2025. UNO SCANDALO COME QUELLO DI GIUDA NEL SINEDRIO... E LA PERDITA DI CREDIBILITÀ DELLA CHIESA «Poi c'è la storia incredibile legata a coloro che hanno deciso questa condanna che non sta in piedi. Sono stato l'unico a scrivere che cinque giorni prima della condanna di mons. Becciu papa Bergoglio con un motu proprio ha deciso di dare al Presidente del Tribunale e al Promotore di giustizia la cittadinanza vaticana, con tutto quello che la cittadinanza vaticana comporta. Io ho trovato quell'accostamento volgare, perché solo l'idea che qualcuno possa avere barattato una condanna con un vitalizio fa rabbrividire. Io spero che questa verità non si dimostri mai tale, perché sarebbe un guaio se scoprissimo che come Giuda nel Sinedrio qualcuno si è venduto per la cittadinanza vaticana. Poi c'è il tema dei "rescripta", cioè delle regole processuali cambiate in corsa quattro volte, con effetti retroattivi. Questo è un tema da cui non ci si può sottrarre. È un tema che ha a fare con la certezza del diritto e con la necessità che le regole processuali non possano e non debbano essere cambiate in corsa, se non per favorire eventualmente il "reo", non certo con ipotesi di reato precostituita e prestabilita, che deve inevitabilmente essere adattata come un pezzo di puzzle "jolly" che andava bene in qualsiasi punto. E infine la questione vera, che ha a che fare con la credibilità della Chiesa. Perché dal momento in cui noi prendiamo dei giudici civili per condannare un cardinale, prendiamo una sentenza penale, la mettiamo sul tavolo a disposizione di enne tribunali che devono valutare questa condanna e poi abbiamo il Tribunale di Londra che comincia a dire: "Questa cosa non torna. Tu come hai fatto a dire questo? Ma perché hai detto questo? Perché questo personaggio è stato condannato quando questa cosa non l'ha fatta? Santa Sede, risarcisci questo soggetto!" Lì, tutto quello che s'era fatto, forse in buona fede, per provare, nel nome di un pontificato votato a una rivoluzione della storia della Chiesa, per restituire anche ai fedeli come me un'immagine della Chiesa che voleva rinnovarsi, che voleva togliere delle scorie, degli elementi di nequizia, di speculazione, di uso distorto del denaro delle elemosine... E questo discorso si fa complicando un percorso giudiziario, infilando dentro un iter giudiziario delle questioni che non hanno niente a che vedere con le cose che Becciu avrebbe fatto – e che non ha fatto! –, lì il risultato finale è una complessiva e definitiva perdita di credibilità della Chiesa. E questo è un tema che inevitabilmente ognuno di noi si deve porre, perché poi non è più in gioco soltanto il cardinale Becciu, la sua funzione, il trono e il conclave, e tutto ciò che da quel processo e da quella condanna si è generato: qui è in discussione l'intera storia, l'intera vitalità di un'istituzione sacra come la Chiesa che questo genere di operazioni spericolate ha rischiato seriamente di mettere in discussione. (...) Quei è in gioco non solo Becciu e non solo la Chiesa, ma anche il senso di giustizia che noi giornalisti liberi, per quanto possibile, dobbiamo cercare di difendere» (Felice Manti). LE SCHIFEZZE NELLA STORIA DELLA CHIESA CONTRO UN GRAMMO DI GESÙ CRISTO «Anche nei processi dell'inquisizione c'era un grammo di giustizia in più di quella che abbiamo visto nel "caso Becciu". (...) Il fatto che Diddi sia lì è una cosa che nella storia del diritto umano non s'è mai visto. Per fortuna che... schifezze potenti nella storia della Chiesa ce ne sono state tantissime, ma il Vangelo è più forte, e Gesù Cristo anche. La speranza è che qualche grammo di Vangelo e qualche grammo di Gesù Cristo emerga anche nell'appello. E la storia della Chiesa ci dimostra che è possibile» (Giovanni Minoli). LA MALAGIUSTIZIA E LA DESTRUTTURAZIONE DELLA LEGITTIMITÀ E DELLA PACE «Immaginate il trasferimento della italianizzazione sul Vaticano, dove la giustizia non ha neanche l'impianto minimo strutturale! Si affida a delle casualità, a una terribile mostruosa macchina, per cui il Capo – anche in buona fede – può decidere anche di trascinare qualunque avvenimento, non solo attraverso il racconto che abbiamo fatto dei "motu propri" e di tutte le altre situazioni che sono state completamente trascurate da un sistema informativo disgustosamente subalterno e... completamente antivaticano! Ogni qualvolta la verità viene preclusa, si contribuisce alla destrutturazione della legittimità e anche della pace collettiva» (Giuseppe Rippa). IL PRIMO RESPONSABLE DEL PASTICCIACCIO (ACCUSATORE E MAGISTRATO SUPREMO DELLO STATO) «Tutto questo pasticciaccio chi l'ha creato? Il primo è stato il Papa, perché ha firmato l'atto di denuncia contro ignoti, perché lo IOR aveva detto che nella Segreteria di Stato probabilmente era stato commesso un reato di riciclaggio di denaro. (...) Lui è accusatore! Poi cambia le regole processuali (...) cambiando le carte in tavola dopo che il processo era già iniziato: questo atto di giustizia (dal punto di vista del Papa) sostanzialmente è stato un atto di ingiustizia contro Becciu, perché lo ha sottratto al suo giudice naturale, che era il collegio dei cardinali» (Alberto Vacca). UN CRISTIANO ONESTO E GENEROSO COLPITO DA UN SISTEMA MARCIO «Voi conoscete Striano, il famoso ufficiale della Guardia di finanza che avrebbe fatto dossieraggi (...). Ebbene, l'inizio di questo presunto dossieraggio parte proprio dal "caso Becciu", perché Striano si è occupato di alcuni personaggi ricorrenti nell'agenda di Becciu prima ancora che il "caso Becciu" venisse fuori. E questo è un elemento che non è stato sufficientemente percorso, il che ci fa pensare che questa narrazione mainstream sia stata anche creata ad arte, a tavolino, da chi avrebbe dovuto fare un altro lavoro. Perché aprire un'interrogazione come inquirente antimafia su soggetti che non avevano niente a che fare con la mafia è un fatto che non si può far passare così. Chi ha chiesto a questo signore di fare queste indagini? Queste sono tutte risposte che inevitabilmente questo processo di appello deve dare! E noi faremo il possibile, dopo esserci battuti per la verità, per continuare a dare voce a questo processo (...). Noi ci impegniamo a seguire con grande attenzione le fasi di questo processo, proprio per capire se questi sentimenti, se questo feeling, se queste good vibes, se queste sensazioni positive saranno vere oppure no. E io non escludo che nel corso di questi mesi vengano fuori altre sorprese, altre costruzioni che non faranno altro che rafforzare l'idea che Becciu è stato purtroppo il "vaso di coccio" di un gioco che c'è stato alle sue spalle, e alle spalle del Papa, che ha veramente incrinato la credibilità del Vaticano. (...) Io sono ragionevolmente convinto che alla fine la verità verrà fuori. (...) C'è anche da valutare l'impatto che Becciu ha avuto nel Conclave. Becciu ha avuto la dignità di fare un passo indietro (...) nell'interesse supremo della Chiesa. E questo dimostra ancora una volta che lui ha anteposto l'interesse della Chiesa al suo, ha messo prima il Papa e la Chiesa, davanti a sé. E solo questo dovrebbe dirci che tipo di persona è Becciu» (Felice Manti).
Luigi Bisignani, Leone giustizialista o garantista. In Vaticano via all'appello di Becciu, in «Il Tempo», 21 settembre 2025. «La questione va ben oltre la sorte di un cardinale. Da canonista, Prevost sa che è in gioco la credibilità stessa della giustizia vaticana.La sentenza di primo grado non è stata una vittoria della verità, ma un colpo alla reputazione della Santa Sede. Prove zoppicanti, chat imbarazzanti, testimoni eterodiretti, strani rapporti tra inquirenti e «signore», indagini della Gendarmeria manipolate: più un processo politico che un’aula di diritto. Lo stesso Vittorio Feltri si domandava dove fossero i giuristi cattolici mentre tutto questo pasticcio prendeva forma. Quel silenzio collettivo ha trasformato il caso vaticano in uno scandalo planetario. (...) Il nodo, oggi, è politico e giudiziario insieme: in appello, a sostenere l’accusa sarà ancora Diddi, come in primo grado e che si avvale come consulenti di professionisti italiani, tra cui un magistrato in carica, di sua fiducia. Una continuità che sotto ogni cielo e in ogni ordinamento la scienza giuridica ritiene inammissibile: l’accusatore che resta accusatore, senza filtro. In Vaticano è stato possibile grazie ad un motu proprio di Francesco che ha ridotto drasticamente, annullandole, le garanzie difensive. Diddi ha agito con poteri eccezionali, mai pubblicati sugli Acta Apostolicae Sedis, costruiti ad hoc per il «processo Becciu»: intercettazioni à gogo, arresti lampo, prove a discarico e documenti secretati. Più diritto d’emergenza che ordinamento stabile. Tutto giustificato da un principio assoluto: Prima sede a nemini iudicatur. Il Papa decide, gli altri si adeguano. Ma fino a quando questa logica potrà convivere con il principio di un giusto processo? In questa cornice la Gendarmeria, rappresentata in Aula da Gianluca De Santis, ha fatto il resto. Non è la prima volta che la polizia interna appare più organo complottista che mezzo inquirente a garanzia della veritas rerum, la verità dei fatti. E non deve sorprendere che, alla vigilia del Conclave, la Curia fosse attraversata da tensioni. Leone XIV non potrà eludere la questione, soprattutto dopo che diversi cardinali l’hanno sollevata a voce alta. Se davvero si vuole recuperare credibilità, una strada appare obbligata: lasciare piena autonomia alla Corte d’Appello e togliere dal tavolo l’ombra di un procuratore già troppo coinvolto. Non è escluso che lo stesso Diddi, da giurista esperto, preoccupato anche per un procedimento Onu in corso che lo potrebbe coinvolgere, opti per un’uscita di scena clamorosa sul modello Antonio Di Pietro, quando depose la toga a Milano. Del resto, già oggi molte tesi del primo grado appaiono fragili: un peculato senza pecunia, accuse al finanziere Raffaele Mincione fondate su norme canoniche inapplicabili ad un laico, mentre i grandi istituti bancari - Credit Suisse in testa restavano fuori campo così come Monsignor Alberto Perlasca capo dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, cioè il settore che gestiva le ingenti risorse finanziarie della Santa Sede al centro di un vero feuilleton tra accuse e ritrattazioni. Non a caso la giustizia inglese ha dato ragione al finanziere della City, obbligando il Vaticano a risarcimenti milionari. (...) O Leone XIV sarà Papa del diritto o resterà prigioniero dell'eco di Bergoglio.»
Franca Giansoldati, Becciu, domani il processo d'appello: primo test per Leone XIV. Dalla richiesta del conclave alle false testimonianze, la vicenda, in «Il Messaggero», 21 settembre 2025. ECCELLENTE RIASSUNTO DI FRANCA GIANSOLDATI. IL VERO SCANDALO È QUELLO DEL COMPLOTTO CONTRO UN INNOCENTE IN CUI ANCHE LA MAGISTRATURA E LA GENDARMERIA PAIONO COINVOLTE. «Una vicenda suddivisa in tre tronconi che si è rivelata complessa e piena di colpi di scena, in cui si sono incrociate in tribunale persino false testimonianze, agenti segreti più volte tirati in ballo, registrazioni illegali sul suolo italiano da parte di gendarmi vaticani, la presenza di strani suggeritori dietro le quinte per manipolare il principale accusatore del cardinale Becciu, il suo ex braccio destro in Segreteria di Stato, un tempo responsabile dell'ufficio finanziario: monsignor Alberto Perlasca. Infine, da registrare, persino le incursioni personali nel processo da parte di Papa Francesco che ha firmato ben ben quattro decreti a processo in corso, pur di dare maggiori poteri inquirenti all'ufficio del Promotore di Giustizia. L'appello parte con tanti problemi. Il primo riguarda il Promotore di Giustizia che in questo caso risulta essere lo stesso magistrato – Alessandro Diddi – il quale in primo grado aveva rappresentato l'accusa. Tuttavia a rendere il quadro assai malfermo sono gli elementi che nel frattempo sono emersi, vale a dire la trascrizione completa della messaggistica WhatsApp tra Francesca Chaouqui e Genoveffa Ciferri che si sviluppa per 3.225 pagine, a cui devono aggiungersi pure numerosi messaggi vocali; quella tra la Ciferri e monsignor Peña Parra (altre 278 pagine) e quella tra la Ciferri e il Promotore di Giustizia, Diddi (ben 42 pagine). Di conseguenza resta da capire se l'impianto processuale seguirà i binari individuati e scelti a suo tempo da Papa Francesco, oppure se Leone XIV vorrà intervenire (ma non si sa come) per riequilibrare il quadro. Tutto il processo poggia sul memoriale di monsignor Alberto Perlasca, il monsignore che è stato il responsabile dell'ufficio finanze in Segreteria di Stato, un tempo fedelissimo di Becciu, diventato in seguito il suo più feroce accusatore. Nelle oltre ottanta udienze del processo di primo grado (costato la condanna di Becciu e di altri nove, tra cui un sacerdote, finanzieri e funzionari vaticani) è emerso con chiarezza quel memoriale potrebbe essere frutto di manipolazioni, nel senso che a Perlasca venne suggerito cosa dire e cosa non dire da un “anonimo magistrato in pensione”, dietro il quale però si nascondeva la lobbista Francesca Chaouqui, la quale, a sua volta, sempre dai messaggi Whatsapp, era in contatto con il Promotore di giustizia Diddi. Una mossa che aveva consentito a lui, e all'allora presidente del tribunale, Giuseppe Pignatone, di rifiutare tutte le richieste delle difese degli imputati di prendere visione di quel materiale necessario per la difesa. I documenti sembrano dare effettivamente corpo al complotto. Sei mesi fa circa gli avvocati del finanziere Raffaele Mincione (anch'egli condannato) hanno depositato all'ONU tutti i messaggi che il Tribunale vaticano aveva ritenuto di non diffondere per asserite “esigenze di segretezza”. E' da quelle carte che si evince che Chaouqui non solo conosceva nei dettagli tutta la fase dell'inchiesta ben prima che Perlasca scrivesse il memoriale. Un testo che sembra essere strutturato praticamente sotto dettatura. Nelle chat ci sono i anche diversi riferimenti al ruolo pro-attivo avuto dal gendarme Stefano De Santis (era il responsabile delle indagini) per i suoi contatti diretti con Chaouqui. De Santis in aula aveva però negato categoricamente di aver avuto contatti con Chaouqui, così come aveva smentito di aver effettuato una registrazione sul territorio italiano di una conversazione avvenuta in un ristorante, tra Becciu e monsignor Perlasca. Chaouqui, in uno dei messaggi, scrive a Genoveffa Ciferri, la donna amica di Perlasca e punto di contatto indiretto tra Chaouqui e Perlasca, “Dobbiamo capire cosa devi dire, per evitare che le chat siano considerate attendibili ove mai si decidesse di dissegretarle, perché in questo caso avrebbe ragione Becciu. Va disinnescata la bomba per me vale ciò che ho detto al processo. Non conosco Diddi. Se viene fuori che eravamo tutti d'accordo è la fine”. Il 26 settembre 2020, un anno prima del processo di primo grado in Vaticano, Francesco decise di punire in modo inusuale il cardinale Becciu. Lo chiamò a Santa Marta mostrandogli subito un articolo pubblicato dall'Espresso che riportava gran parte del memoriale di Perlasca, carte che avrebbero dovuto essere coperte dal segreto istruttorio. In base a quell'articolo Bergoglio decise di agire e togliere al porporato i diritti del cardinalato. «Contro di me è stato ordita una congiura», una frase che Becciu ha ribadito anche davanti a tutti i cardinali riuniti prima del conclave. Durante le Congregazioni Generali il tema di come è stata amministrata la giustizia per anni in Vaticano è stata al centro di numerosi interventi a porte chiuse. “Basta con il giustizialismo” hanno detto alcuni porporati, esplicitando la richiesta che il prossimo Papa, chiunque risultasse eletto, volesse riportare le regole canoniche in primo piano. La medesima richiesta è arrivata anche dopo il conclave, nella prima riunione dei cardinali, in tanti hanno esortato Leone XIV a “riformare e correggere” questo settore. Chi è Francesca Chaouqui? All'inizio del pontificato di Bergoglio l'esperta in pr è stata per un certo periodo di tempo una sua stretta collaboratrice. Ma poco dopo finì a processo e condannata a 10 mesi per concorso nella divulgazione illecita di notizie e documenti durante lo scandalo Vatileaks. Adesso si trova di nuovo indagata in Vaticano per traffico di influenze (avrebbe ricevuto del denaro da Genevieve Ciferri per subornare il principale accusatore di Becciu, monsignor Perlasca). Inoltre, è accusata pure di falsa testimonianza per la deposizione resa in tribunale, durante il processo per il Palazzo di Londra. Nei mesi scorsi, oltre alla messaggistica Whatsapp, la trasmissione delle Iene aveva fatto ascoltare un audio in cui si sentiva una conversazione telefonica tra Chaouqui e il gendarme De Santis in cui è quest'ultimo suggeriva cosa far dire a monsignor Perlasca.» Anche in francese.
Andrea Gagliarducci, Leo XIV, one step at a time, in «MondayVatican», 22 settembre 2025. «What will be most difficult to absorb is the legal conundrum created by Pope Francis’s ersatz approach to matters of justice, both ecclesiastical and civil, epitomized on the civil side by the trial over the management of funds of the Secretariat of State, the appellate phase of which begins in earnest this week. It’s a difficult business to absorb, because the Pope finds himself having to untangle a tangle of extraordinary and other measures that have not only complicated matters but have also made the Holy See’s system vulnerable. With the sentence appealed, many of the Promotor of Justice’s reconstructions need to be proven; the profiles of guilt are not clearly delineated. Meanwhile, the violation of canon law remains in the four rescripta that Pope Francis had drafted during the investigation, changing the rules of the trial on the fly. In that case, Leo XIV will be called upon to intervene. He will neither be able nor willing to disown his predecessor, and it is unlikely that a pardon granted to the accused would be accepted—the accused wants to be acquitted, not pardoned. But Leo XIV will still have to find a way to restore the Vatican justice system, which has undergone three judicial reforms in the last six years. The “Vaticanization” of the Holy See, the moment when the Vatican State gained the upper hand over the curial bodies, is today the central issue, the major knot to be unraveled. Leo XIV, however, will have to do so by creating a team of direct collaborators. At the moment, that team is not there.»
Luigi Bisignani, Bisignani sul processo a Becciu: sotto il Cupolone va in onda un cinepanettone alla Vanzina, in «Il Tempo», 23 settembre 2025. ANCHE QUESTA VOLTA BEN INFORMATO, BISIGNANI «Caso unico: lo stesso pm a rappresentare l'accusa sia in primo che in secondo grado. Una follia giuridica. Il porporato, aggiustandosi lo zucchetto e la fascia di seta moiré rossa, giocherellando con la gran croce sul petto, ha alzato gli occhi al cielo e con un sibilo ha aggiunto: «Eppure glielo avevamo ripetuto già nelle Congregazioni generali: questo processo non si doveva fare... Perché il procuratore che a Roma difende boss e delinquenti di rango, Oltretevere fa il Torquemada. Ma si sa, anche in Vaticano nessuno ascolta. Ed effettivamente per Papa Prevost, oggi, è un bel problema. (...) La difesa parla di prove occultate e inquinate, di contatti irregolari e di falsità varie: accuse pesantissime. «Dal caso Becciu al caso Diddi», ridacchia un vecchio monsignore. Sin dall'inizio, del resto, il copione era chiaro: un cinepanettone in salsa vaticana. Arresto-show di Cecilia Marogna, mezza suora e mezza spia da discount. Un procuratore che riceveva messaggini anche notturni: 133 in tutto, ne deposita 126 ma ne rende leggibili solo 8, e tiene il resto nel cassetto. Non giustizia, ma sceneggiata. La ricusazione lo dice chiaro: processo teleguidato via chat. Non sono solo le prove a far crollare l'impianto, ma anche il metodo. Ora resta l'imbarazzo di papa Prevost, costretto a spiegare come mai la Chiesa di Bergoglio si sia fatta incatenare a un processo-farsa.»
Francesco Capozza, Papa Leone parla per la prima volta del caso Becciu: "Il processo deve andare avanti", in «Il Tempo», 30 settembre 2025. «... due novità, che sono poi anche la vera notizia. La prima: questo Papa non intende interferire nel processo, come ripetutamente fatto dal suo diretto predecessore anche con atti legislativi a processo di primo grado in corso ed evidentemente non sta nemmeno prendendo in considerazione l’ipotesi di graziare il cardinale Becciu (il quale, peraltro, ha sempre rifiutato l’ipotesi). La seconda: nessun accenno al promotore di giustizia Alessandro Diddi, ma solo ai giudici e agli avvocati della difesa. Un segnale importante, quest’ultimo, rivolto a tutti quelli che già immaginavano Papa Leone imporre la sua volontà ai quattro cardinali della Cassazione vaticana chiamati a decidere sulla richiesta di ricusazione avanzata dalle varie difese nei confronti di Diddi.»
Giuseppe Nardi, Leo XIV. und der Preis der "Ganzheitlichkeit", in «Katholisches», 1° ottobre 2025. «In bezug auf den Finanzprozeß um Kardinal Angelo Becciu zeigt sich Leo XIV. staatsmännisch nüchtern: keine Einmischung, keine Einflußnahme – ein klares Signal für Rechtsstaatlichkeit innerhalb des Vatikans. Damit kehrt er zur Linie Benedikts XVI. zurück. Von Franziskus war man anderes gewohnt: intransparente Interventionen, vor allem zugunsten von Freunden oder Freunden von Freunden. Leo XIV. demonstriert an dieser Stelle einen Stilwechsel.»
Franca Giansoldati, Vaticano, braccio di ferro Pm-Corte d'Appello sul processo di Londra: la parola va alla Cassazione, udienze sospese fino al 2026, in «Il Messaggero» 6 ottobre 2025. «E' stato anche rilevato un fatto anomalo, e cioè che lo stesso Ufficio del Promotore di Giustizia tre anni fa, nel 2022, con il processo Caloia (l’ex presidente IOR) aveva chiesto ed ottenuto la inammissibilità di un atto di impugnazione per genericità dei motivi. Di conseguenza, hanno chiesto in coro gli avvocati, perchè oggi il Promotore argomenta l’inammissibilità dello stesso mezzo, senza informarci di cosa accaduto nel frattempo? (...) Leone XIV davanti alle telecamere due settimane fa ha fatto sapere che «il processo deve andare avanti» e che lui «non ha intenzione di interferire» lasciando ai giudici d'appello e agli avvocati della difesa il compito di arrivare alla conclusione. L'uso del verbo “interferire” scelto dal pontefice per sottolineare che avrebbe lasciato parlare solo il Diritto Canonico, ha inevitabilmente fatto affiorare, invece, l'interventismo massiccio del pontefice precedente arrivato persino a firmare ,a indagini aperte, quattro decreti (rescripta) al fine di assegnare al Promotore di Giustizia – il pm - carta bianca assoluta sull'uso di intercettazioni, di misure cautelari e di libertà nel visionare il materiale sequestrato. Si tratta di un nodo incandescente – anche da un punto di vista canonico - sul quale i giudici al processo d'Appello dovranno affrontare al pari di un secondo problema macroscopico emerso in questi mesi e riguardante le chat omissate a suo tempo dal Promotore di Giustizia per non ben precisate questioni di riservatezza. Durante il processo di primo grado erano state secretate e tenute nascoste alle difese le conversazioni tra due donne, la lobbista Francesca Chaouqui, e Genoveffa Ciferri (l'amica del principale accusatore del cardinale Becciu, monsignor Perlasca), nonchè un gendarme e lo stesso Promotore di Giustizia, in un intreccio vorticoso di manipolazioni e macchinazioni. In oltre tremila pagine di chat sembrerebbe affiorare un quadro piuttosto opaco al punto da far scendere in campo diversi autorevoli canonisti, come per esempio Geraldina Boni: in Vaticano non ci sarebbe stato nemmeno un giusto processo perchè gli imputati non sono mai stati messi a conoscenza di questa montagna di materiale scottante.»
Francesco Gaeta, Papa Leone XIV ha fatto una cosa, in «Il Post», 8 ottobre 2025.
Papa Leone convoca i cardinali per il suo primo Concistoro, in «Ansa», 9 novembre 2025.
Nico Spuntoni, Dalla Casa Pontificia comincia la "cura Prevost" sulla Curia, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 12 novembre 2025. «Ma quella in Prefettura della Casa Pontificia è una scossa d'assestamento se paragonata ai movimenti tellurici che si annunciano in Segreteria di Stato. Il terremoto è iniziato con la cacciata dell'ultrabergogliano Roberto Campisi, primo assessore a lasciare il Palazzo Apostolico senza ordinazione episcopale. In attesa di vedere se la stagione di Pietro Parolin andrà avanti oltre la proroga donec aliter provideatur, sembra essere agli sgoccioli, invece, la permanenza di monsignor Edgar Peña Parra nell'ufficio che fu di Giovanni Battista Montini.» Interessante: l'assessore Roberto Campisi è colui che rispose alla mia lettera a papa Francesco. Anche in spagnolo. E in inglese.
Giorgio Meletti e Federica Tourn, L'angoscia di Papa Prevost, in «Appunti di Stefano Feltri», 12 novembre 2025. «... il successore di Francesco accredita nel modo più ufficiale l’immagine di Bergoglio che lo ha accompagnato negli ultimi anni all’interno della curia: un uomo psichicamente instabile, vendicativo e capriccioso, capace di silurare vescovi e cardinali senza un chiaro motivo. Ciò che ha fatto il 24 settembre 2020 con il cardinale Angelo Becciu, fino a pochi mesi prima il suo più stretto collaboratore come Sostituto della Segreteria di Stato e di fatto numero tre della gerarchia cattolica.»
Andrea Gagliarducci, Leo XIV: Towards the beginning of his pontificate?, in «MondayVatican», 17 novembre 2025. Anche in italiano.
Francesco Capozza, Leone XIV smonta l'«economia», di Bergoglio, in «Il Tempo», 5 dicembre 2025. (Campisi è l'assessore che rispose alla mia lettera a papa Francesco; mi chiedo se il Papa l'abbia mai ricevuta.)
Franca Giansoldati, Da padre Prevost a Leone XIV, ecco la Storia del suo percorso religioso e personale, un libro mostra quale è il suo programma, in «Il Messaggero», 5 dicembre 2025. «Un po' perchè coincidente con il Giubileo, poi perchè è stata segnata dal cosiddetto Caso Becciu – il cardinale condannato da un processo pieno di lacune e costretto a fare un passo indietro al conclave per non spaccare ulteriormente il collegio cardinalizio. In questo contesto prende forma l’ascesa del cardinale Prevost...»
Papa Leone agli 007: 'Mai usare le informazioni per ricattare', in «Ansa», 12 dicembre 2025. «Sullo sfondo, non possono essere estranei alle parole del Pontefice alcuni casi recenti che hanno lambito anche il Vaticano nel corso del pontificato del suo predecessore Francesco. Dal caso Striano che con una intensa attività di dossieraggio aveva 'attenzionato' anche i protagonisti della vicenda giudiziaria legata alla compravendita del Palazzo di Londra in Sloane Avenue come il cardinale Angelo Becciu». Ohibò! E che dire di quel magistrato italiano e di quell'ufficiale della Guardia di finanza in servizio alla Direzione investigativa antimafia che, a quanto pare in collaborazione con membri dei Servizi segreti (deviati?), hanno effettuato spionaggi e dossieraggi illeciti contro le persone coinvolte nel "processo del secolo" in Vaticano? E chi sono i mandanti dentro il Vaticano? La verità ci farà liberi, ancha dalla malagiustizia! Anche in spagnolo.
Cristiana Caricato, Papa Leone all'Intelligence italiana: no a informazioni riservate per ricattare o screditare, in «TG20000», TV2000, 12 dicembre 2025. «Occorre vigilare con rigore affinché le informazioni riservate non siano usate per intimidire, manipolare, ricattare, screditore» (Papa Leone).
«La Chiesa è vittima di agenzie di intelligence che agiscono con intento malintenzionato e ne reprimono la libertà», ha detto papa Leone.
S.R.T., Leone XIV spegne le polemiche su una udienza controversa. Ai servizi un monito: sì alla cooperazione, no al dossieraggio, in «Silere non possum», 12 dicembre 2025. «Diversi ambienti interni alla Città del Vaticano hanno manifestato perplessità per le criticità etiche e morali che accompagnano, in generale, l’operato dei servizi di intelligence: l’equilibrio tra tutela del bene comune e rispetto della persona, tra sicurezza e rischio di “uso” improprio dell’informazione. In questo quadro si inserisce anche il tema – oggi particolarmente sensibile – del dossieraggio che ha coinvolto, negli anni scorsi, figure di rilievo della Santa Sede, tra cui il cardinale Angelo Becciu ed altri prelati. Un cardinale ha sottolineato, inoltre, che i contatti operativi fra Gendarmeria Vaticana e apparati informativi italiani, nati per finalità di protezione e prevenzione, sono spesso diventati ambigui negli ultimi anni, venendo utilizzati come canali per raccogliere o far circolare informazioni su preti, vescovi, cardinali e personalità vaticane: un terreno scivoloso, dove la fiducia istituzionale rischia di confondersi con dinamiche di pressione, sospetto o controllo interno.»
Salvatore Cernuzio, Il Papa all'Intelligence italiana: no a informazioni riservate usate per ricattare o screditare, in «VaticanNews», 12 dicembre 2025. Ohibò! E che dire di quel magistrato italiano e di quell'ufficiale della Guardia di finanza in servizio alla Direzione investigativa antimafia che, a quanto pare in collaborazione con membri dei Servizi segreti (deviati?), hanno effettuato spionaggi e dossieraggi illeciti contro le persone coinvolte nel "processo del secolo" in Vaticano? E chi sono i mandanti dentro il Vaticano? La domanda è ormai imbarazzante, in Italia come in Vaticano: chi deve cercare la verità, se le persone sospette, coloro che si comportano in modo equivoco o losco, sono i magistrati e i membri delle forze dell'ordine (Diddi, Pignatone, De Santis, Striano, Laudati, Cafiero De Raho, Natoli, Scarpinato...)? Se la giustizia vaticana non vorrà dire la verità, lo farà la storia. La verità ci farà liberi, anche dalla malagiustizia!
La verità non si occulta! 
Franca Giansoldati, Leone XIV agli 007: «Seguite sempre l'etica, evitate dossieraggi su ministri, prelati, giornalisti», in «Il Messaggero», 12 dicembre 2025. «Leone XIV non manca di richiamare gli apparati di sicurezza al rispetto della dignità della persona umana. Il che significa non oltrepassare il limite del consentito perchè «le informazioni riservate non siano usate per intimidire, manipolare, ricattare, screditare il servizio di politici, giornalisti o altri attori della società civile. Tutto ciò vale anche per l’ambito ecclesiale. Infatti, in diversi Paesi la Chiesa è vittima di servizi di intelligence che agiscono per fini non buoni opprimendone la libertà. Questi rischi vanno sempre valutati ed esigono un’alta statura morale in chi si prepara a svolgere un lavoro come il vostro e in chi lo svolge da tempo». Un passaggio che fa subito venire in mente il caso Striano, al centro di una inchiesta, dove affiora proprio l'attività illegale di un finanziere attraverso accessi abusivi e dossieraggi interni alla Direzione Antimafia, raccogliendo oltre 10.000 file. Tutti fascicoli riservati, archiviati o ancora in corso, su calciatori, ministri, imprenditori, giornalisti, vip e persino ecclesiastici. In quest'ultimo caso sarebbero emersi persino legami che portano dritti al processo vaticano sul palazzo di Londra e al cosiddetto caso Becciu. Striano si sarebbe mosso dentro lo Stato pontificio con grande scioltezza ed era pure titolare della tessera che normalmente consente di avere acceso a benefit riservati ai dipendenti o ai residenti vaticani.»
Franca Giansoldati, Vaticano, Fari puntati sulla Cassazione, il 9 gennaio anche il cardinale Zuppi è chiamato a decidere se il Promotore Diddi va ricusato, in «Il Messaggero», 14 dicembre 2025. «Leone XIV poco prima dell'avvio del processo d'appello aveva fatto sapere che non aveva alcuna intenzione di interferire lasciando ai giudici d'appello e agli avvocati della difesa il compito di arrivare alla conclusione. L'uso del verbo “interferire” scelto dal pontefice stava a sottolineare che stavolta avrebbe parlato solo il Diritto Canonico. Praticamente il contrario di quanto è accaduto in primo grado a causa dell'interventismo massiccio e reiterato del pontefice precedente. Francesco, infatti, era arrivato persino a firmare, a indagini aperte, quattro decreti (inizialmente tenuti segreti) per assegnare al Promotore di Giustizia totale carta bianca in materia di intercettazioni, misure cautelari e libertà nel visionare il materiale sequestrato. (...) ... illustri canonisti, per esempio la professoressa Geraldina Boni, hanno sempre concordato sul fatto che in Vaticano non si è svolto un giusto processo perchè gli imputati non sono mai stati messi a conoscenza di tutto il materiale. Uno dei più autorevoli commentatori americani, John Allen ha di recente sottolineato su Crux quanto questo «brutto pasticcio» sia costellato da «irregolarità procedurali» alle quali si sono aggiunti anche altri elementi bizzarri. «Il Promotore è accusato di collusione con due losche signore che manipolavano la testimonianza del testimone chiave!». Non solo. Allen faceva presente al mondo cattolico americano che il presidente del tribunale vaticano di primo grado, Giuseppe Pignatone è nel frattempo finito sotto inchiesta in Sicilia per presunti legami con la mafia. «Il processo sul Palazzo di Londra che avrebbe dovuto rappresentare una svolta sotto il pontificato di Papa Francesco, in nome di una maggiore trasparenza e responsabilità, si è trasformato invece, almeno nell’immaginario collettivo, in qualcosa che si avvicina alla farsa giudiziaria».
Léon XIV: voici les 8 dossiers qui attendent le Vatican en 2026, in «Cnews», 19 dicembre 2025. La giustizia dev'essere giusta. Altrimenti va denunciata, e ripulita. Chi tace è complice. «Depuis l’ouverture de la procédure en appel, les avocats de la défense ont exercé une forte pression sur le promoteur de justice, Alessandro Diddi, certains allant jusqu’à demander sa récusation. La Cour de cassation, composée de cinq cardinaux et deux juristes laïcs, doit se prononcer sur cette demande d’ici février. Si Alessandro Diddi, accusé par la défense d’avoir été influencé par un tiers lors de son enquête, était écarté, cela renforcerait considérablement les revendications du cardinal Becciu et des autres accusés, qui continuent de proclamer leur innocence.»
Nico Spuntoni, La visita a sorpresa, in «Il Giornale», 19 dicembre 2025. «Tra i cardinali erano presenti Fernando Filoni, James Harvey, Beniamino Stella, Lorenzo Baldisseri, il decano Giovanni Battista Re e anche l'ex sostituto Angelo Becciu.»
Victoria Cardiel, Estas son algunas fechas clave en la agenda del Papa y del Vaticano para el 2026, in «Aciprensa», 19 dicembre 2025. Anche in inglese.
Luigi Bisignani, La rivoluzione morbida ma inesorabile di Leone. Il retroscena di Bisignani, in «Il Tempo», 21 dicembre 2025. «Per non parlare del processo-farsa dinanzi al Tribunale vaticano contro il cardinale Becciu, peraltro già "condannato" da Bergoglio prima del processo, in spregio perfino alla tanto sbandierata misericordia. Ed è forse anche per questo che ora Prevost dovrà intervenire anche per mettere ordine nella Corte di Cassazione vaticana, ridicolizzata negli ultimi anni dalla presenza di cardinali a volte privi di un’adeguata formazione giuridica, a volte in evidente conflitto di competenza.» Mi dispiace tantissimo per papa Francesco, che certamente è caduto nella trappola che gli è stata tesa da chi l'ha ingannato e che poi non ha avuto la forza di uscirne e di rimediare a una brutale ingiustizia. E mi dispiace per i suoi adulatori, alcuni dei quali mi hanno levato la loro amicizia (amicizia che precedeva il papato di Francesco) e il loro saluto. Ma la verità, non la menzogna, ci farà liberi. E se sbagli è meglio ammetterlo che incaponirti a negare l'evidenza. La misericordia – con la possibilità di sbagliarsi – va concessa anche al Papa. Chi lo trasforma in un essere infallibile (inesistente) non gli fa un piacere.














































