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Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_3_link_0
Sull'accusa d'aver trasferito 
del denaro in Australia 
e sull'ipotesi di complotto 
contro il card. PellCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlshapeimage_4_link_0shapeimage_4_link_1shapeimage_4_link_2shapeimage_4_link_3
Sulle accuse di aver arricchito 
se stesso o propri familiari

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Sulla vicenda Marogna 
(impropriamente chiamata "dama del cardinale")
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Sul palazzo di Londra 
in Sloane Avenue 60

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Processi e sentenze di Londra, di Roma ecc. a proposito della compravendita del palazzo 
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Sulla Messa "in coena Domini" celebrata da papa Francesco 
a casa del cardinale BecciuCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlCASO_BECCIU_MESSA.htmlshapeimage_9_link_0shapeimage_9_link_1shapeimage_9_link_2
Sulla causa di beatificazione 
di Aldo Moro
(e sulle altre accuse di Report)
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Sul sistema giudiziario vaticano


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Come vivono tutto questo 
il cardinale Becciu 
e la sua famiglia?
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Il rinvio a giudizio
(3-26 luglio 2021)CASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlCASO_BECCIU_RINVIO.htmlshapeimage_13_link_0shapeimage_13_link_1
Il Conclave e papa Leone


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Sulle querele contro «L'Espresso», Perlasca, Ciferri, Chaouqui e co.CASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlCASO_BECCIU_QUERELA.htmlshapeimage_15_link_0shapeimage_15_link_1shapeimage_15_link_2
Il puzzle della verità
(il complotto) 

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Sull'«Espresso» e co.


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Altro


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Sul "caso Becciu" in generale


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Il processo in Vaticano 


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Sull'«Espresso», «Report», «The Pillar», «Huffpost» e simili (sesta parte)

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«Il primo passo di ogni dittatura è la manipolazione senza scrupoli della libera comunicazione, attraverso la seduzione degli scandali e le calunnie, per indebolire la vita democratica e condannare persone e istituzioni.» (...) «La storia di Nabot è paradigmatica di tanti martiri della storia», ha affermato papa Francesco: «È paradigmatica del martirio di Gesù; è paradigmatica del martirio di Stefano; è paradigmatica pure, dall’Antico testamento, di Susanna; è paradigmatica di tanti martiri che sono condannati grazie a una messa in scena calunniosa». Ma «questa storia – ha spiegato ancora il Pontefice – è anche paradigmatica del modo di procedere nella società di tanta gente, di tanti capi di Stato o di governo: comunicano una bugia, una calunnia e, dopo aver distrutto sia una persona sia una situazione con quella calunnia, giudicano quella distruzione e condannano». «Anche oggi, in tanti Paesi – ha fatto presente il Papa – si usa questo metodo: distruggere la libera comunicazione». E ha continuato: «Per esempio, pensiamo, c’è una legge dei media, di comunicazione, si cancella quella legge; si dà tutto l’apparecchio della comunicazione a una ditta, a una società che calunnia, dice delle falsità, indebolisce la vita democratica». Poi «vengono i giudici a giudicare queste istituzioni indebolite, queste persone distrutte, condannano, e così va avanti una dittatura». Del resto, ha aggiunto Francesco, «le dittature, tutte, hanno incominciato così, con l’adulterare la comunicazione, per mettere la comunicazione nelle mani di una persona senza scrupolo, di un governo senza scrupolo». Ma «anche nella vita quotidiana è così» ha fatto notare il Papa. Tanto che «se io voglio distruggere una persona, incomincio con la comunicazione: sparlare, calunniare, dire degli scandali». Oltretutto, ha aggiunto, «comunicare scandali è un fatto che ha una seduzione enorme, una grande seduzione». Così facendo, «non si giudicano alla fine le persone, si giudicano le rovine delle persone o delle istituzioni, perché non possono difendersi». In questa prospettiva Francesco ha suggerito di pensare «a Susanna, per esempio, che dice: “ma io sono nell’angolo, se io cedo alla seduzione e pecco, avrò la condanna del Signore; se io rimango nella mia fede avrò la condanna della gente”». «A me colpisce tanto — ha confidato il Pontefice — vedere come Stefano fa quel lungo discorso per difendersi da quelli che lo accusavano: non ascoltavano e, nel frattempo, sceglievano le pietre per lapidarlo». Per loro, infatti, «era più importante lapidare Stefano che sentire la verità». Proprio «questo è il dramma dell’avidità umana: che anche l’avidità è debole, perché questo re ha voglia di tante cose, ma è un debole, e quando vede che non ce la fa va a letto». Ma ecco che «c’è la crudeltà» di «chi parla all’orecchio e gli dice cosa deve fare: distruggere». E «così abbiamo visto tante persone distrutte per una comunicazione malvagia come questa che ha fatto la regina Gezabèle» ha riconosciuto Francesco, sottolineando: «Tante persone, tanti Paesi distrutti per dittature malvagie e calunniose: pensiamo, per esempio, alle dittature del secolo scorso». In particolare, ha detto il Papa, «pensiamo alla persecuzione degli ebrei: una comunicazione calunniosa contro gli ebrei e finivano ad Auschwitz perché non meritavano di vivere». E questo «è un orrore, ma un orrore che succede oggi: nelle piccole società, nelle persone e in tanti Paesi». Sempre, ha riaffermato il Pontefice, «il primo passo è appropriarsi della comunicazione e, dopo la distruzione, il giudizio e la morte». Dunque «non era un’idea peregrina quella dell’apostolo Giacomo, quando parlò della lingua e della capacità distruttiva della comunicazione malvagia: lui sapeva di cosa parlava». Papa Francesco, 18 giugno 2018

Il 24 settembre 2020 qualcuno – CHI? – recapitò tra le mani di papa Francesco, prima ancora che la rivista arrivasse nelle edicole, una copia dell’«Espresso» con uno scritto di Massimiliano Coccia (alias don Andrea Andreani) – il primo di una lunga serie – e una copertina fabbricata ad arte per provocare la cacciata del cardinale Becciu. Era l’inizio di una vera e propria martellante campagna di diffamazione – altrimenti detta macchina del fango, killeraggio mediatico, mascariamento o character assassination – contro un uomo che, fino a prova contraria, è completamente innocente, vittima della più grave persecuzione a mezzo stampa orchestrata nella storia contro un essere umano.

Papa Francesco ha detto: «Il lawfare inizia attraverso i mass media, che denigrano [l'obiettivo] e insinuano il sospetto di un reato. Si creano indagini enormi e per condannare basta il volume di queste indagini, anche se non si trova il reato». E ancora: «La disinformazione è uno dei peccati del giornalismo, che sono quattro: la disinformazione, quando un giornalismo non informa o informa male; la calunnia – tante volte si usa quello; la diffamazione, che è diversa dalla calunnia ma distrugge; e il quarto è la coprofilia, cioè l’amore per lo scandalo, per le sporcizie. Lo scandalo vende. E la disinformazione è il primo dei peccati, degli sbagli – diciamo così – del giornalismo». Fra l'altro gli accusatori imbrattacarte hanno sputato veleno a comando e a vanvera, tant'è vero che Massimiliano Coccia e l'acida e astiosa Maria Antonietta Calabrò ad esempio, che si tengono su promuovendo a vicenda i propri mal scritti in cui non ne azzeccano una (una mano lava l'altra), hanno puntato più volte i loro strali contro «Angelo Maria Becciu» – letterale!, e probabilmente rivelatore della comune fonte che gli passa le veline in un losco baratto – dimostrando di non conoscere nemmeno il nome della loro vittima designata (figurarsi la realtà dei fatti!), e asservendosi a una perversa campagna di diffamazione fondata sul nulla, se non sulla malizia dei suoi ideatori. La peggiore decadenza del giornalismo s'è realizzata nell'ignobile violazione dei più basilari principi dei diritti umani, come quello alla presunzione d'innocenza, diritti che dovrebbero essere contemplati anche dalla deontologia professionale dei giornalisti, i quali invece si sono prestati oscenamente alla menzogna e al più deleterio dei clericalismi (vedi Calabrò e co.).

Questa tristissima vicenda è la rappresentazione plastica della peggiore decadenza del giornalismo disonesto dell’epoca nostra, in cui le lusinghe e le adulazioni vanno a braccetto con le menzogne e le calunnie per manipolare la realtà in un losco e immorale "do ut des". E ancora una volta i giornalisti don Abbondio hanno dato man forte ai giornalisti don Rodrigo. E poi c'è chi, ad esempio su «The Pillar», spara bufale a raffica e si illude di potersi vigliaccamente nascondere dietro l'anonimità. Avranno ottenuto una brutale – ma autosqualificante – gogna mediatica senza precedenti. Una domanda rimane: COME MAI il sistema mediatico italiano e mondiale non ha avuto gli anticorpi – fatte salve pochissime lodevoli eccezioni – per reagire alle polpette avvelenate?

«Non credo che il giornalismo raggiunga la verità», ha scritto pilatescamente il direttore dell'«Espresso» Marco Damilano. A me basterebbe che non propugnasse la menzogna e la calunnia.

(Vignetta di Giovanni Berti ritoccata da Andrea Paganini)























Qualcuno, in Vaticano, ha sottoscritto un losco baratto, un "do ut des", con l'"Espresso" ai fini di imbastire una campagna di diffamazione senza precedenti, un ignobile killeraggio mediatico. E questo qualcuno è ancora lì, a fare danni. Fa poi impressione il silenzio assordante (omertà?) degli organi di stampa "cattolici", succubi di un'informazione giustizialista e priva di spirito evangelico, che volenti o nolenti fanno il gioco della disinformazione e dei manipolatori. Perché Andrea Tornielli non ha scritto che quelle contro Becciu erano «accuse assurde e infamati» (come scriverà con deprecabile ritardo quando lo stesso promotore di giustizia Diddi darà credito ad accuse altrettanto assurde e anche più infamanti su Giovanni Paolo II)? Il giornalismo "cattolico" è costituito unicamente da abietti e codardi "yes-man" incapaci di parresia? Problemi con la libertà di stampa? O con la verità tout court? Con poche meritevolissime eccezioni, va detto. In ogni caso è grave! La verità ci farà liberi.


















  1. BulletPino Nano, "Becciu non prese neanche un centesimo", forte la presa di posizione del suo collegio di difesa, in «Prima Pagina News», 14 ottobre 2025. «La sofferenza è palese ma temperata e sostenuta dalla forza dell'innocenza. Spera che al più presto si entri nel merito delle questioni per poter ottenere giustizia. Quella che attende da ormai cinque anni. La grande fede, di cui offre quotidiana dimostrazione anche a noi, lo ha certamente aiutato in questo doloroso cammino. (...) Di macchinazione ai suoi danni il Cardinale parlò fin dal primo momento. Sia quanto emerso nel processo che quanto scoperto successivamente attraverso le note chat dimostra che qualcuno ha utilizzato l'indagine per colpirlo. C'è stato chi voleva ad ogni costo che il Cardinale Becciu risultasse il capro espiatorio, a prescindere dalle concrete responsabilità che invece per essere accertate necessitano di contributi sempre genuini per non mandare fuori strada chi ha il compito di verificare. Ma oggi si è accertato che non si appropriò di alcuna somma. Neanche di un centesimo. Che cosa si sarebbe scritto sui giornali di tutto il mondo cinque anni fa se si fosse partiti da questo dato? Ci sarebbe stata una gogna della stessa portata?»

  2. BulletD.C.T., Vaticano, giornalista aggredito alla Lateranense: la doppia morale della Segreteria di Stato, in «Silere non possum», 21 ottobre 2025.

  3. BulletSante Cavalleri, Calunnie contro il cardinale Becciu: il Tribunale vaticano condanna Nicola Gianpaolo. Un caso che interroga l'informazione e il servizio pubblico, in «Faro di Roma», 30 ottobre 2025. «La sentenza arriva dopo anni di illazioni e campagne mediatiche che hanno contribuito a gettare un’ombra sul nome del cardinale Becciu, accusato pubblicamente di condotte mai dimostrate e oggi riconosciute proprio come false. (...) La vicenda solleva inevitabilmente interrogativi sulla qualità del giornalismo d’inchiesta e sulla responsabilità del servizio pubblico. (...) È quanto ha voluto ricordare sul sito Korazym.org anche Mario Becciu, fratello del cardinale, docente universitario e psicoterapeuta, che dopo aver espresso solidarietà a Sigfrido Ranucci per il recente attentato subito, ha però stigmatizzato il metodo e il tono dell’inchiesta televisiva: «L’inchiesta condotta servendosi di un burattino condannato in primo grado dal tribunale Vaticano dimostra la faziosità, il senso di impunità e un uso patologico del servizio pubblico. Questa condanna dimostra la colossale calunnia ordita con un dispiegamento di forze massmediatiche incredibili per distruggere una persona innocente. Vorrei ricordare a Ranucci che, come cita il Libro del Siracide (28,18), ‘ne uccide più la lingua che la spada!’». (...) La sentenza odierna segna dunque un momento di verità, che richiama tutti — magistrature, media e opinione pubblica — a una più rigorosa cultura della responsabilità e della giustizia.»

  4. BulletLuis Badilla e Roberto Calvaresi, Comunicato del Dicastero delle Cause dei Santi sulla condanna del Tribunale vaticano a Nicola Giampaolo, calunniatore del card. Becciu e altri. La stampa odierna però tace. Perché?, in «Osservazioni casuali», 91, 25 ottobre-1° novembre 2025. «Allora una parte rilevante della stampa italiana era molto entusiasta, con impegno ed efficacia, a propagandare la leggenda del Papa "giustiziere" che lavorava giorno e notte "contro la corruzione in Vaticano". Di questa iconografia, che piaceva molto allo stesso Papa Bergoglio e anche al suo ampio entourage, e che era il perno della dicitura "pontificato riformista", faceva parte il "caso Becciu" iniziato e aperto da L'Espresso guidato allora dall'attuale giornalista Rai Marco Damilano. L'affabulazione calunniosa dell'avvocato Giampaolo, seppure clamorosamente menzognera, venne accreditata come attendibile e dunque inflazionata. Perché? Perché era utile alla campagna in corso contro il cardinale Becciu. Per questa stampa "ben informata" oggi è meglio tacere evitando così di riconoscere di aver mentito.»

  5. BulletM.P., Italia. L'arbitrio come prassi: anatomia di una giustizia fuori controllo, in «Silere non possum», 14 novembre 2025. «In Italia, il rapporto fra magistratura requirente e stampa è diventato un territorio poroso, ambiguo, dove gli atti riservati circolano con una velocità che ha poco a che fare con la legalità e molto con gli equilibri interni del potere. I documenti secretati finiscono sui giornali prima che nelle mani degli avvocati. (...) Le strategie investigative vengono pilotate attraverso i media, che diventano megafoni di ciò che le procure vogliono far trapelare. Non è un’opinione, sono fatti che osserviamo ogni giorno sui giornali, nelle aule di giustizia e nelle televisioni dello Stato. Ma in Italia l’idea che la giustizia si regga su rapporti non trasparenti non scandalizza più nessuno. Si è smarrita persino la percezione del problema. (...) «Le sentenze finali del tribunale non vengono pubblicate, non sono accessibili neppure ai giudici». Una dinamica che oggi trova inquietanti somiglianze nei labirinti delle nostre procure. Il parallelo con Kafka non è una figura retorica: è un richiamo necessario. Perché quando un Paese permette che l’arbitrio diventi prassi, il risultato non è solo una giustizia inefficiente, ma una democrazia svuotata del proprio senso. E allora la domanda torna, inevitabile, come un’eco della vicenda di Josef K.: cosa resta della legalità, quando chi è chiamato a garantirla vive fuori dalla legge? Non è una questione tecnica. È la ferita più delicata della nostra civiltà giuridica. E finché continueremo a fingere che non sia così, continueremo a camminare in quel mondo dove — come accade nel romanzo — le colpe si decidono in stanze opache, e l’innocenza non è un diritto, ma una concessione.» Solo in Italia?

  6. BulletFelice Manti, Lo strano silenzio dell'antimafia rossa su De Luca, in «Il Giornale», 11 dicembre 2025. «Neanche una riga sull’intemerata di De Luca in comissione Antimafia, neanche un pezzo in difesa di Pignatone - in passato più volte autore di commenti ed editoriali sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari - né alcun ragionamento sul dossier mafia-appalti, colpevolmente affossato per salvaguardare quella borghesia mafiosa con cui alcuni magistrati facevano affari. D’altronde, il corto circuito è evidente: sono così abituati a fare copia-incolla delle suggestioni giudiziarie che di fronte a una ricostruzione che fa a pezzi trent’anni di narrazione mainstream non sapevano come comportarsi.»

  7. BulletMarco Damilano, Gedi muore. Ma non è solo colpa di Elkann, in «Domani», 14 dicembre 2025. Pure i carnefici muoiono. Ed È colpa anche di Marco Damilano; noi non dimentichiamo come ha brutalmente crocefisso – in carta patinata imbrattata di menzogne – un innocente.

  8. BulletD.E.V., d.L.C. e M.P., La verità su CL. Il bersaglio, il Papa e la regia nascosta, in «Silere non possum», 16 dicembre 2025. «Su questo terreno, una parte dell’informazione “di retroscena” si salda con ambienti ecclesiastici interessati a delegittimare leadership e figure ritenute concorrenti o ostili. Non è un dettaglio: è un metodo. Ed è dentro questo metodo - tra pressione mediatica, suggestioni, ricostruzioni orientate e contatti costruiti a monte - che matura la stagione dei dossier e delle campagne contro singoli prelati»

  9. BulletPino Cabras, Linkiesta e il karma dell'informazione: quando chi annuncia chiusure finisce nel gorgo, in «Visione TV», 20 dicembre 2025.

  10. BulletFabio Viglione e Maria Concetta Marzo, Réplica de los abogados del cardenal Becciu a un artículo de Ángel Aznárez, in «Religion Digital», 8 gennaio 2026.

  11. BulletLucas Alonso, Becciu exige rectificaciones a Religión Digital, in «Iglesia Noticias», 9 gennaio 2026. A volte è necessario rispondere alle farneticazioni – menzogne, insinuazioni, calunnie – di certi pseudo giornalisti. Evidentemente l'arte mafiosa del mascariamento è diffusa anche nella penisola iberica.

  12. BulletAndrea Caldart, Processo Becciu: tra giustizia vaticana, ingerenze e vicende personali, in «QuotidianoWeb», 22 gennaio 2026. UN MASCARIAMENTO COMMISSIONATO? «Ma il nodo più delicato resta un altro, ed è quello che molti evitano di affrontare apertamente: il ruolo di Papa Francesco nelle fasi iniziali della vicenda. Il Pontefice scelse di intervenire prima che un giudice si pronunciasse, assumendo come base una ricostruzione giornalistica e traducendola in un atto disciplinare immediato e irreversibile. (...) La domanda che si impone è semplice e al tempo stesso dirompente: perché un Papa ha ritenuto più affidabile una narrazione mediatica rispetto a un accertamento giudiziario? Perché imprimere una svolta drastica quando i fatti erano ancora tutti da verificare? In quel momento, la presunzione di innocenza è stata sacrificata sull’altare dell’opportunità comunicativa. (...) Le successive modifiche normative intervenute a procedimento avviato hanno ulteriormente aggravato questa percezione, alimentando il sospetto che le regole non fossero uguali per tutti, ma adattabili in base al contesto e al clima del momento. Un’impostazione che mal si concilia con qualsiasi idea moderna di giustizia.»

  13. BulletGiornalisti 2.0, un premio che unisce memoria e futuro: a Roma una cerimonia che ha fatto comunità, in «Il Tempo», 23 gennaio 2026. Un esempio positivo.

  14. BulletPremio Stampa d'Eccellenza a Palazzo Grazioli: qualità, futuro e memoria, in «Rainews», 23 gennaio 2026.

  15. BulletPapa Leone XIV, Messaggio di Sua Santità papa Leone XIV per la LX giornata mondiale delle comunicazioni sociali, 24 gennaio 2026. «Sistemi che spacciano una probabilità statistica per conoscenza stanno in realtà offrendoci al massimo delle approssimazioni alla verità, che a volte sono vere e proprie “allucinazioni”. Una mancata verifica delle fonti, insieme alla crisi del giornalismo sul campo che comporta un continuo lavoro di raccolta e verifica di informazioni svolte nei luoghi dove gli eventi accadono, può favorire un terreno ancora più fertile per la disinformazione, provocando un crescente senso di sfiducia, smarrimento e insicurezza.» Come no! L'abbiamo visto plasticamente nelle perversioni e nelle manipolazioni giornalistiche degli ultimi anni.

  16. BulletVeronica Giacometti, Fake news e intelligenza artificiale: l'appello di Papa Leone XIV, in «EWTN», 29 gennaio 2026.

  17. BulletAndreas Thonhauser, Vatican: Pope Leo warns against "Fake News", in «EWTN», 30 gennaio 2026.

  18. BulletErmes Antonucci, "Io, magistrato, chiedo scusa per aver ignorato i danni del correntismo e della gogna mediatica". Parla Padalino, in «Il Foglio», 30 gennaio 2026. «Mi scuso per aver ignorato le vittime innocenti della malagiustizia: indagati e imputati, persone comuni e celebri, colpiti dal maglio di una giustizia di parte, autoreferenziale e proiettata verso un delirio di onnipotenza, in grado di distruggere vite e professionalità, calpestando esseri umani, rappresentati come colpevoli e messi alla berlina su giornali e media compiacenti. Mi scuso per aver creduto soltanto nel mio lavoro, ignorando un sistema correntizio che non privilegia il merito, ma il compromesso, la scarsa efficienza, la mediocrità. Mi scuso per aver ignorato i mali e le devastazioni che un sistema fuori controllo ha fatto e continua a fare a troppe persone oneste e perbene”. Aggiungo il commento di Mario Becciu, il fratello del cardinale crocifisso da innocente: «Come non provare profonda empatia e affettuosa solidarietà al magistrato Padalino!  La distruzione delle vite altrui, la gogna mediatica quotidiana, il marchio di corrotti cucito addosso  da stampa e magistratura collusi sappiamo bene cosa siano. Se poi tutto ciò avviene con l’imprimatur papale, il danno è irreversibile.» Ovviamente a me non interessa la campagna referendaria in corso in Italia (sono svizzero). Ma ricordo che in Vaticano non esiste nemmeno la separazione dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. Per cui basta ingannare il Papa, magari con una campagna stampa di mascariamento ben orchestrata e mettertelo contro – anche se tu gli sei sempre stato fedelissimo – per essere condannato dalla massima Autorità legislativa (che quindi può modificare le leggi contro di te a suo piacimento), esecutiva (che quindi può licenziarti su due piedi senza motivazione alcuna, e sottoponendoti alla più violenta gogna mediatica mai vista) e giudiziaria (per cui i giudici sono suoi subalterni, da lui scelti e da lui in ogni istante licenziabili, e non possono non confermare la condanna, anche se non emerge un briciolo di prova contro di te). Una barbarie senza precedenti!

  19. BulletVendita Gedi: l'ordine chiede chiarezza e trasparenza sulle trattative in corso, in «Ordine dei Giornalisti», 5 febbraio 2026. Ricordo che il Gruppo Gedi è quello che ha imbastito – su commissione – la campagna di diffamazione mondiale, altrimenti detta macchina del fango, mascariamento, character assassination, contro un uomo innocente. Ricevendo tutti gli onori da papa Francesco.

  20. BulletFilippo Caleri, Notizie infondate sul palazzo di Londra. La Corte inglese dà ragione a Mincione. E gli Elkann pagano un conto salato, in «Il Tempo», 5 febbraio 2026. Conosco qualcuno che dal Vaticano ha incaricato il Gruppo Gedi di assassinare – inchiodare a una croce – un innocente. 2000 anni dopo Cristo.  E sapete cosa ha ricevuto in cambio in un loschissimo "do ut des"? Ah, se anche il card. Becciu possedesse la cittadinanza inglese, «L'Espresso» e co. dovrebbero risarcire anche lui per le loro montagne di fango e di veleno. E intanto papa Francesco stendeva il tappeto rosso a Elkann e co... E pensare che Antonio Spadaro mi ha tolto la pluriennale amicizia perché io gli ho detto che era inopportuno che lui scrivesse per «L'Espresso»!

  21. BulletMincione vince anche con Elkann: via gli articoli di Repubblica sul caso Vaticano a Londra, in «Piccasilly Uomo», 11 febbraio 2026. «L’affondo su Elkann arriva dopo la semi-vittoria dello scorso anno sullo stesso Vaticano: i giudici inglesi hanno riconosciuto che Mincione non mise in piedi un complotto contro la Santa Sede, imponendo alla Curia di rimborsare le spese legali, una cifra enorme di 4 milioni di Euro (...) i vari successi, questo ormai è il terzo, ridimensionano notevolmente la cattiva fama che si era costruita attorno a Mincione». Se non c'era truffa, i truffatori veri non sono forse coloro che hanno montato – dentro e fuori il Vaticano – la Character assassination, il mascariamento in stile mafioso? Se non c'era truffa, i truffatori non sono forse coloro che hanno montato – dentro e fuori il Vaticano – la Character assassination, il mascariamento in stile mafioso? E intanto papa Francesco accoglieva GEDI con il tappeto rosso...!

  22. Bullet«Le spiego una cosa fondamentale per capire cosa è successo in Italia negli ultimi vent'anni: Un procuratore della Repubblica in gamba, se ha nel suo ufficio un paio di sostituti svegli, un ufficiale di polizia giudiziaria che fa le indagini sul campo altrettanto bravo e ammanicato con i Servizi segreti, e se questi signori hanno rapporti stretti con un paio di giornalisti di testate importanti - e soprattutto con il giudice che deve decidere i processi, frequentandone magari l'abitazione... Ecco, se si crea una situazione del genere, quel gruppo e quella procura, mi creda, hanno più potere del Parlamento, del premier e del governo intero. Soprattutto perché fanno parte di un "Sistema" che lì li ha messi e per questo li lascia fare, oltre ovviamente difenderli». Tratto dal libro Il Sistema, di Luca Palamara. In Italia? O in Vaticano? «Ipoteticamente, cosa potrebbero realizzare, agendo in sinergia, figure come il Promotore Diddi, il Commissario De Santis e un esponente della Guardia di Finanza Pasquale Striano?» (Fari Pad) E una gerarchia di giornalisti servili.

  23. BulletPierluigi Battista, Tortora, cronaca di un linciaggio, in «Il Foglio», 7 marzo 2026. Non solo malagiustizia. Ma uno schifoso giornalismo, servile e mafioso. Ieri con Enzo Tortora come oggi con Angelo Becciu.

  24. BulletAlexis Tereszcuk, Fact Check: The Vatican Did NOT Close Secret Archives Over Epstein Files, in «Yahoo!news», 13 marzo 2026. E intanto continua la volgarissima e bugiardissima campagna di diffamazione, altrimenti detta mascariamento o character assassination. Schifo!

  25. BulletDaniele Piccini, Il Papa: l'informazione non sia megafono del potere, mostri il vero volto della guerra, in «Vatican News», 16 marzo 2026.

  26. BulletPapa Leone XIV: l'informazione deve guardarsi dal rischio di trasformarsi in propaganda, in «Acistampa», 16 marzo 2026. Fischieranno le orecchie ai diffusori di calunnie come «L'Espresso» e Report?

  27. BulletLeone XIV ai giornalisti italiani: «L'informazione deve guardarsi dal rischio di trasformarsi in propaganda», in «Silere non possum», 16 marzo 2026.

  28. BulletMara Lapia, Se non esiste la giustizia esiste solo una sua becera parodia. E sulla gogna organizzata contro Becciu, in Facebook, 17 marzo 2026. «Mara Lapia, già deputata al Parlamento italiano. «Negli ultimi anni abbiamo assistito una vera e propria gogna processuale e mediatica ai danni di un uomo: un uomo delle istituzioni e un uomo di Chiesa, che oggi scopriamo essere stato sottoposto a un processo profondamente viziato ed ingiusto.  Parliamo tanto in questi giorni di giustizia. Ebbene la Corte d’Appello vaticana è stata chiarissima: quel processo non si doveva svolgere in quel modo. È stato violato un principio fondamentale dello stato di diritto: quello della piena conoscenza degli atti da parte dell’imputato e della sua difesa. In altre parole è stato compromesso, il diritto di difendersi per il cardinale Becciu, un sardo. E quando viene meno questo diritto non esiste più la giustizia, ma esiste solo una sua becera parodia. Eppure, mentre mentre tutto questo stava accadendo, abbiamo assistito in silenzio o, peggio, partecipando a una condanna pubblica anticipata. Il cardinale è stato esposto ad attacchi profondamente delegittimatori. Oggi, alla luce di quanto stabilito, dobbiamo avere l’onestà intellettuale di dire che quella gogna è stata ingiusta. Ricordiamolo, ché a causa di quel processo e di quella prima condanna, oggi riconosciuta come viziata, il cardinale è stato addirittura escluso dal Conclave, una cosa gravissima per un cardinale: una conseguenza gravissima che ha pagato in prima persona e che nessuna sentenza potrà mai cancellare completamente. Però c’è una riflessione che vi invito a fare, che ancora più amara e che da sarda io sento il profondo dovere di fare. Noi dobbiamo smetterla di essere i primi a colpire i nostri conterranei e di farci la guerra tra noi, di aspettare il momento opportuno per attaccarci. Dobbiamo proprio smetterla di unirci al coro delle accuse senza conoscere davvero i fatti. Perché questo è successo! Perché molti, e lo dico con cognizione di causa, avrebbero potuto capire fin dall’inizio che qualcosa non tornava. Moltissimi giuristi, avvocati, tra cui anche io, avevamo già rilevato le criticità profonde di quel procedimento. Avevano già compreso in molti che si stava consumando una grave ingiustizia. Nessuno ha mosso niente e allora forse per molti sarebbe stato più giusto tacere, studiare approfondire e aspettare.  Questa vicenda ci insegna che la giustizia non può essere piegata alla pressione mediatica. Non può dare retta a persone non credibili e non può diventare spettacolo e non può trasformarsi in una condanna preventiva! Oggi non è solo il giorno in cui emerge una verità processuale nei confronti di un cardinale. È il giorno in cui dobbiamo interrogarci tutti, come cittadini, come sardi e come operatori del diritto, su quanto sia facile distruggere una persona e quanto sia poi difficile restituirle pienamente la dignità che le è stata tolta. Soprattutto vorrei dire questo: che oggi è il giorno in cui dobbiamo ricordare che senza rispetto delle regole senza rispetto dei diritti della difesa non esiste giustizia; esiste solo una profonda e crudele e ingiustizia, quella che fino ad oggi ha subito il cardinale Becciu.»

  29. BulletNico Spuntoni, Colpo di scena, il processo a Becciu è tutto da rifare, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 18 marzo 2026. «Proprio l'inosservanza delle garanzie procedurali e la mancata effettività del diritto di difesa ha portato la Corte d'Appello presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo a dichiarare la nullità della sentenza di primo grado»; «Un trionfo per le difese, una debacle per l'ufficio del promotore ed in particolare per l'operato di Alessandro Diddi, grande protagonista in primo grado. La Corte ha dato ragione alle due contestazioni che sono state un cavallo di battaglia delle argomentazioni della professoressa ordinaria di Diritto canonico, Diritto ecclesiastico e Storia del diritto canonico presso l'Università di Bologna Geraldina Boni. Nel suo libro scritto con Manuel Ganarin e Alberto Tomer Il processo Becciu. Un’ analisi critica aveva sviscerato sia la questione dell'omesso deposito di numerosi atti sia quella della segretezza dei rescripta, ritenendoli una violazione del diritto di difesa. (...) Il riconoscimento della Corte d'Appello del mancato rispetto del diritto di difesa riporta alla mente l'editoriale che il 30 ottobre 2024 scrisse Andrea Tornielli sui media vaticani per difendere le motivazioni della sentenza di primo grado. Il direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede parlò di Processo giusto e trasparenza. Oggi è un tribunale vaticano a sancire che quel processo non fu giusto e che non ci fu trasparenza perché il rescriptum del 2 luglio 2019 non fu pubblicato e perchè tutti gli atti e documenti non vennero messi a disposizione degli imputati e dei loro difensori. Tornielli scriverà un nuovo editoriale sull'ordinanza di ieri?» Anche in inglese. E in spagnolo.

  30. BulletVittorio Feltri, L'Inquisizione contro Becciu è sconfitta. Io l'ho difeso (in solitaria) e oggi esulto, in «Il Giornale», 19 marzo 2026. UNA PAGINA DI GIORNALISMO SERIO (in contrasto con la vigliaccheria imbrattacarte; per non parlare dei criminali mascariatori). Il cardinale fatto a pezzi senza diritto alla difesa. Un abominio. «Legge viene da leggere. Lo aveva scritto san Tommaso nella Summa Teologica. La norma, se non puoi leggerla, non è legge: è arbitrio. Non serve essere Severino e Flick per capirlo. Eppure proprio i grandi giuristi appena citati, già ministri della Giustizia italiani, ingaggiati come avvocati dalle parti civili vaticane, hanno taciuto, mentre un uomo veniva inchiodato al pubblico ludibrio. Torniamo a quel 24 settembre 2020, alle 18:05, a Santa Marta: un articolo dell'Espresso — non ancora in edicola — già sulla scrivania del Papa, un'udienza di venti minuti, e poi la caduta immediata senza contraddittorio. Una crocifissione preventiva, come l'ha definita Alberto Melloni. Da quel momento Becciu non è più un indagato, ma un colpevole. Come lo sceriffo di Nottingham, e il resto del mondo si sente Robin Hood. E nessuno osa alitare un dubbio. Nessuno tra i grandi giornali, nessuno tra quelli ecclesiastici, per timore di sembrare contro Francesco; nessuno tra gli intellettuali che pure amano erigersi a coscienza critica del Paese. La sparizione dello spirito critico è stata la vera anomalia. Quando tutti dicono la stessa cosa, non è perché hanno capito: è perché hanno smesso di guardare. E intanto c'era un dettaglio che gridava. Gli articoli dell'Espresso pubblicati con una scansione temporale che precedeva gli eventi stessi: pagine create prima delle dimissioni obbligate. Come facevano a sapere? Qui il problema non è il complottismo: è l'anti complottismo, quella posa da superiorità che impedisce di vedere anche l'evidenza. I complotti qualche volta esistono. (…) Unanimismo peloso. Provai a scandagliare. Finalmente ebbi tra le mani il lavoro di chi, mettendosi al fianco del prelato disonorato, si era reso conto dal primo istante dell'inghippo: l'avvocato di Verona Natale Callipari. (…) Come faceva / Espresso a scrivere delle dimissioni otto ore in anticipo sui fatti? (…) Questi scoop incontrarono il meticoloso silenzio del coro unico dei vaticanisti e dei rispettivi direttori. (…) So che il paragone con il caso Tortora viene ripetuto spesso fuori luogo. Non in questo caso. A me è capitato di rivivere la stessa solitudine della mia ribellione davanti a un panorama identico: accuse mostruose, unanimità mediatica, distruzione preventiva. Con una differenza: qui tutto accadeva non in un tribunale napoletano, con pentiti di camorra pluriassassini, ma in un quadro dove pareva che gli accusatori portassero l'aureola. Invece di rendere più scrupolosi, questa apparenza di santità infallibile aveva reso tutti ciechi e soddisfatti. A parte gli errori sesquipedali della magistratura vaticana di primo grado al completo, da questa ordinanza clamorosa risulta intaccata la figura di papa Francesco. Mi ostino a ritenerlo anch'egli una vittima. Abbandonato e solo. Sovrano assoluto sulla carta, ma in realtà esposto a un meccanismo tecnico-giuridico che si è mosso da sé, senza controllo. (…) anche il Papa è legato alla ragionevolezza e alla giustizia. Non può fare qualunque cosa solo perché può. Deve restare dentro il diritto. Ed è qui che nasce la domanda: perché nessun cardinale-canonista ha aiutato il Papa? Perché uomini di Chiesa formati nel diritto canonico, custodi di una tradizione giuridica millenaria, sono rimasti in silenzio, lasciando che a parlare fossero quasi solo i tecnici dell'accusa, mentre il Papa veniva esposto al rischio di decisioni giuridicamente fragili e simbolicamente devastanti? I critici del processo sono stati dipinti - e io in cima alla lista - come avversari del Papa, mentre erano, piuttosto, amici del Papa e della verità. E pesa, in questo clima, il servilismo di troppi, e gli osanna ecclesiastici tributati al direttore dell' Espresso Marco Damilano, premiato con la nomina a primo relatore del sinodo diocesano di Roma alla presenza di Papa Francesco (e quindi gratificato di un sontuoso contratto in Rai). E così finisce tra i rovi quello che doveva essere il processo del secolo. Torquemada ha perso. Certo, si andrà avanti. Il processo ricomincerà a giugno. Ma finalmente ad armi pari. Senza norme segrete. Le carte finora occultate canteranno. E stavolta non saranno ritagliate per il comodo dei persecutori. I giornali vaticani e Avvenire, quotidiano dei vescovi, intanto, minimizzano l'accaduto, nessun mea culpa ha scosso pubblicamente il petto di prelati o giornalisti, ma sarebbe pretendere troppo. Leone XIV come e quando ridarà a Becciu l'onore perduto, i diritti e i doveri di cardinale? Passeranno anni. Non può e non vuole influenzare il corso della giustizia, e già questo – visto l'interventismo precedente - è rivoluzionario.» Bisogna riconoscere che fu quasi l'unico giornalista a difendere Enzo Tortora – uomo onesto – quando tutta l'Italia scagliava vagonate di fango. Allora. E a difendere Angelo Becciu – uomo onesto e cristiano esemplare – quando il mondo intero, Papa compreso (certo ingannato), lo insulta(va) e lo perseguita(va) sommergendolo con montagne di menzogne e di calunnie. Oggi. L'umanità manipolata diventa una bestia. E la mafia ne approfitta. Anche online.

  31. BulletTommaso Cerno, Cardinale Becciu, in «2 di picche», Rai2, 19 marzo 2026. «Che cosa sta succedendo quindi dietro le Sacre Mura? Che cosa Papa Leone si trova davanti? La necessità di raccontare al mondo che il Vaticano ha processato un cardinale senza ragione, perché il suo predecessore era stato portato a credere cose che non erano avvenute? Sarebbe molto grave scoprire che il processo contro Angelo Becciu era un tentativo di attaccare papa Francesco. Oppure è un altro “caso Tortora” avvenuto dietro i Sacri Portoni? Un caso in cui chi lo accusava sapeva bene che l’obiettivo non era quel cardinale, ma era la Chiesa.»

  32. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, "Caso Becciu" (+ altri): processo da rifare. La Corte d'Appello vaticana decreta la "nullità relativa" del giudizio di primo grado e chiede la "rinnovazione del dibattimento". Una svolta, in «Osservazioni casuali», 14-21 marzo 2026. «Promemoria. Per ricordare quanto i media vaticani hanno scritto sul "caso Becciu" quando l'ordine era screditare il cardinale ex Prefetto. Ora, dopo l’Ordinanza della Corte d’appello i testi dei media vaticani sono tutti molto tecnici e aderenti alle 16 pagine del dispositivo. Nessun commento. Nessuna lezione morale o moralizzante. Nessuna conclusioni dottrinale. Nessuna editoriale. Dall’inizio del caso i media vaticani si sono caratterizzati per giustificare e difendere ciò che appariva palesemente illegale e offensivo dei diritti della difesa. Sin dagli inizi i media del Vaticano hanno condannato il cardinale Becciu non perché fosse così ma perché Papa Francesco avevo deciso tutto per conto suo identificando la legge con i suoi impulsi e disegni personali. Ora gli analisti giuridici di Papa Francesco tacciono.» ALTRO CHE "PROCESSO GIUSTO E TRASPARENZA" COME AVEVA SCRITTO CON SPUDORATA SUPPONENZA ANDREA TORNIELLI! Una macchia indelebile sulla storia del giornalismo pseudo-cattolico, servile alla malagiustizia, all'ingiustizia, che tifa per Barabba!

  33. Bullet Andrea Paganini, Attenzione!, 22 marzo 2026. «Il 27 luglio del 2021 – quasi cinque anni fa, durante la primissima udienza del "processo del secolo" – il Giudice del Vaticano Giuseppe Pignatone ordinò all'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia di consegnare immediatamente alle parti «anche le mancanti sezioni del fascicolo - che consta in tutto di 28mila pagina, i supporti informatici, le registrazioni degli interrogatori», come eccepito dalle difese degli imputati. (...) Particolarmente ampio fu l'intervento dell'avvocato Luigi Panella, difensore di un altro imputato, il quale chiese la nullità della richiesta e del decreto di citazione a giudizio, sia per la mancata consegna alle parti di una corposa parte del fascicolo, sia contestando la compatibilità del procedimento con i principi del «giusto processo». In particolare i quattro «rescritti» del Pontefice concessi per svolgere operazioni, tra cui le misure cautelari emesse dal promotore di giustizia senza il vaglio di un giudice istruttore, configuravano un quadro di «assoluta discrezionalità» nel derogare alla legislazione vigente («non accade in nessuna legislazione del mondo»), che sospendeva persino il principio dell'«habeas corpus» sulle restrizioni della libertà personale, costituendo «questo Tribunale come un Tribunale speciale», con una «procedura penale ad hoc», che «sospende alla certezza del diritto». Ecco: oggi siamo ancora esattamente – e vergognosamente – a quel medesimo punto di cinque anni fa! Sì, perché il 10 agosto 2021 il Promotore di (In)Giustizia Alessandro Diddi si oppose all'ordine del giudice. (...) E il Promotore di (In)Giustizia Diddi continuò a opporsi a quell'ordine per ben sette mesi. E poi che successe? Diddi cedette? Finalmente obbedì? No: cedette – sotto quali pressioni? – il Giudice Giuseppe Pignatone – nel frattempo indagato per favoreggiamento alla mafia! – e rinunciò al suo ordine! Incredibile, no? Ebbene, oggi siamo esattamente allo stesso punto; solo che ora l'ordine di consegnare tutte le prove (anche quelle scomode per l'accusa) è stato impartito dal Giudice del Processo d'Appello, mons. Alejandro Arellano Cedillo. Sentite: il 15 dicembre 2023, il giorno prima della sentenza di condanna del card. Becciu (una condanna assurda, senza un briciolo di prova), «Vatican News», da sempre aprioristicamente colpevolista, nel senso che spesso non ha contemplato il diritto umano alla presunzione d'innocenza, millantava la correttezza del procedimento penale imbastito per condannare un innocente: «124.563 pagine cartacee e in dispositivi informatici e 2.479.062 files analizzati presentati dall’accusa, 20.150 pagine (...). Numeri alti che restituiscono l’ampiezza e l’accuratezza del dibattimento che il Tribunale vaticano ha voluto fossero sin dall’inizio la cifra del processo per la gestione dei fondi della Santa Sede. Processo – il più lungo e articolato che si sia mai celebrato tra le mura leonine - definito il “century trial”, il processo del secolo...». Ecco, Signori della Stampa Vaticana e Signori dell'Ufficio del Promotore di (In)Giustizia: esattamente questi documenti, finalmente, dopo tanti anni di persecuzione di un innocente, devono essere consegnati alle difese. È chiaro? Non basta parlare di «giusto processo» e di «trasparenza». Il giudice ha confermato ciò che da sempre sosteniamo: questo processo era una farsa che non ha garantito affatto i requisiti minimi per il diritto umano al giusto processo. E di trasparenza non s'è vista nemmeno l'ombra (ma non perché fosse trasparente, perché non c'era).»


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