Sul "caso Becciu" in generale
Quarantacinquesima parte
>> Per la parte parte precedente clicca qui.
-
Fari Pad (Facebook 20 giugno 2026): «Il caso Striano al centro del nodo giuridico: i perimetri dei poteri concessi da Bergoglio a Diddi. STATO DI DIRITTO AL COLLASSO? SE IL DOSSIERAGGIO ENTRA NEL PROCESSO VATICANO. Libere riflessioni sugli accessi abusivi del finanziere Pasquale Striano sulla vicenda che vede condannato in primo grado il Cardinale Becciu. Perché, le difese richiedono l'accertamento dei fatti? È stato violato il "giusto processo"? Nel tortuoso percorso del processo d'appello in Vaticano, sta emergendo una verità amara: l'istanza di legalità, di trasparenza e di rispetto delle regole non sembrerebbe arrivare dagli uffici inquirenti, bensì pare, dalle richieste pressanti dei collegi difensivi. Sono gli avvocati degli imputati a dover esigere il rispetto del codice, di fronte a zone d'ombra che definire inquietanti sarebbe un eufemismo. Al centro di questo gravissimo problema giuridico si collocherebbe proprio la figura del finanziere Pasquale Striano e la nota vicenda degli accessi abusivi alle banche dati. Un nodo cruciale che l'accusa vaticana avrebbe ignorato o liquidato con troppa fretta, ma che le difese stanno invece richiedendo con forza di approfondire, pretendendo che si faccia piena luce sull'origine dei dati utilizzati per far partire l'inchiesta. Il fulcro del problema risiede nel superamento di confini che non sono solo procedurali, ma internazionali. Ci si troverebbe di fronte al paradosso di accessi illeciti e dossieraggi che avrebbero violato non solo i diritti dei singoli, ma i rapporti legali e di sovranità che regolano le relazioni tra due Stati distinti, come l'Italia e la Città del Vaticano. Appare assolutamente impensabile e inverosimile che Papa Francesco avesse autorizzato o potesse minimamente immaginare una simile deriva metodologica. I decreti sovrani (rescripta) concessi dal Pontefice al Promotore di Giustizia Alessandro Diddi avrebbero dovuto muoversi all'interno di un perimetro investigativo legittimo, e non certo trasformarsi in una "carta bianca" capace di giustificare l'utilizzo o la tolleranza di pratiche illegittime compiute a monte delle indagini. Se l'ufficio dell'accusa avesse deliberatamente ignorato l'origine illecita di tali accessi, o se peggio ne avesse beneficiato senza disporre accertamenti su chi materialmente abbia ordinato quelle intrusioni oltretevere o in Italia, ci troveremmo davanti a una palese violazione del principio del giusto processo. La giustizia non può nascere dall'illegalità. Se chi la deve tutelare preferisse non indagare sui metodi con cui sono state confezionate le accuse, allora lo Stato di Diritto verrebbe meno. Ed è per questo che la battaglia delle difese per la nullità del primo grado non sarebbe un semplice cavillo, ma una necessaria difesa della legalità internazionale». La giustizia non può nascere dall'illegalità; in questo caso poi non si cercava la giustizia, bensì – consapevolmente – l'ingiustizia. -
R.R. e d.L.V., I veri corvi che hanno usato il Papa per [tentare di] mettere a tacere Silere non possum, in «Silere non possum», 20 giugno 2026. «Il diritto vaticano prevede delle norme molto chiare per la notifica degli atti e gli organi giudiziari vaticani non hanno mai notificato nulla rispettando le norme: un'omissione che basta, da sola, a rendere nullo tutto quanto è stato celebrato in questi anni nelle aule di tribunale, in assenza dell'imputato. Il giusto processo, insomma, non è stato in alcun modo garantito. Senza dimenticare che, seppur Diddi non abbia ben chiaro quali sono le norme del processo in generale, avrebbe dovuto agire attraverso i canali di collaborazione fra Stati. Il Vaticano, infatti, non è un “rione romano”. «Certo, il risultato è a nostro favore e dimostra come qualcuno continui a millantare posizioni, convinto di poter ottenere vantaggi solo grazie a onorificenze e premietti incassati negli ultimi tredici anni. Ma va messo agli atti che tutto questo è avvenuto senza il rispetto di alcuna norma di diritto», spiega ancora Perfetti. Il tutto è stato possibile anche per un'altra ragione ben precisa: Alessandro Diddi - che su queste pagine abbiamo più volte spiegato non aver mai studiato né diritto canonico né diritto vaticano - nutre un odio viscerale nei confronti di Silere non possum e del suo direttore. Un odio dalle radici semplici. Non abbiamo mai taciuto gli errori che commette, proprio perché - ed è la sua storia, ci spiace per lui - non ha mai studiato diritto canonico e vaticano. Abbiamo raccontato come è arrivato in Vaticano. E non abbiamo mai avuto paura delle sue intimidazioni, pronunciate alla presenza di avvocati e indagati/imputati nei vari procedimenti di cui ci siamo occupati. Così, anche stavolta, esattamente come nel caso Sloane Avenue, Alessandro Diddi non poteva agire e invece ha agito. E anche qui, come per Tornielli, ciò che emerge è che si agisce a danno della Santa Sede. (...) Davanti a questo, una persona preparata e soprattutto non rancorosa, avrebbe dovuto dire: “Va bene, ci abbiamo provato ma i giudizi ne sanno più di me e quindi la smetto”. Diddi, invece, ha fatto spendere migliaia di euro allo Stato della Città del Vaticano per portare avanti questo processo per ben due anni e si è visto chiudere la porta in faccia da ben tre organi di giudizio. Tutti soldi che vengono sottratti allo Stato, tutti soldi sottratti al Papa, tutti soldi buttati.» -
Andrea Paganini (FB 25 giugno 2026): «Oggi sono passate esattamente 300 settimane. Esattamente 2'100 giorni dal 24 settembre del 2020, il giovedì in cui un uomo innocente è stato brutalmente condannato dal Papa, dalla Chiesa, dal mondo intero, sull'onda della campagna di diffamazione – killeraggio mediatico, character assassination, mascariamento mafioso – più violenta della storia. Ormai è chiaro come la luce del sole: il card. Becciu è completamente innocente, vittima di un perverso complotto. Io, certo che la verità vale più della ragion di Stato e che anzi ci farà liberi, non mi stancherò di lavorare perché la verità venga alla luce. Un cristiano non può aver paura della verità, e tanto meno nasconderla. Quanto durano 300 settimane? Quanto vale la vita di un uomo?» -
La Corte d'Appello Vaticana conferma la condanna al testimone di Report: «Calunniò Becciu», in «L'Unione Sarda», 26 giugno 2026. «SERVIZIO PUBBLICO O TAXI PER CALUNNIATORI? È inaccettabile che la TV pubblica (Rai 3) dia spazio e amplifichi la voce di un calunniatore come Gianpaolo, il "falso postulatore", moltiplicando a dismisura gli effetti di una calunnia contro il Cardinale Becciu. Conduttori come Ranucci e Mottola non possono comportarsi come "taxi", facendo salire a bordo chiunque senza assumersi la responsabilità della gravità delle affermazioni fatte (Gianpaolo) trasmesse. Chi infanga le istituzioni e le persone non può godere di una simile vetrina senza che ci siano conseguenze. Il servizio pubblico deve informare, non diventare cassa di risonanza per i calunniatori» (Fari Pad su FB). Mentre i giornali con la coda di paglia si incaponiscono in un colpevole silenzio, la verità avanza. Lentamente, ma avanza. -
Vik van Brantegem, Condanna definitiva del testimone di Report, Nicola Giampaolo. Altro crollo nel castello accusatorio contro il Cardinal Becciu, in «Korazym», 26 giugno 2026. «Il Difensore del Cardinal Becciu, l’Avvocato Fabio Viglione, che si era costituito parte civile chiedendo e ottenendo il risarcimento del danno, ha commentato: «Il Cardinal Becciu ha molto sofferto per queste accuse fantasiose. La pronuncia odierna fotografa nitidamente il carattere calunnioso delle stesse, così come pienamente affermato dalla sentenza di primo grado che oggi è stata integralmente confermata dai giudici d’appello con riferimento a questi fatti. È una sentenza che mette un punto fermo su una vicenda paradossale nella quale il Cardinal Becciu era stato trascinato ingiustamente, diventando bersaglio di una grave calunnia». Anche in spagnolo. -
Andrea Paganini (FB 28 giugno 2026): «Esattamente 8 anni fa, il 28 giugno 2018, Giovanni Angelo Becciu diventava cardinale per decisione di papa Francesco. Due anni dopo, manipolato, lo stesso papa Francesco lo condannò brutalmente senza un briciolo di prova contro di lui, sull'onda di una reazione impulsiva e di una campagna di diffamazione – killeraggio mediatico, mascariamento mafioso – senza precedenti nella storia. Tutto il processo che da allora si protrae assurdamente non è altro che il tentativo grottesco di puntellare – in modo illecito e contro ogni diritto umano – quella decisione papale e anticristiana. Becciu, nonostante questa crocifissione preventiva compiuta quasi 2000 anni dopo quella di Cristo e nonostante un calvario indicibile, ha continuato a vivere come prima, dando prova del suo amore incondizionato per Gesù Crocifisso e Abbandonato: come uno che il Vangelo lo prende sul serio fino in fondo e lo pratica senza ambiguità. In fedeltà a Dio, all'Umanità, alla Chiesa, al Papa. Io sono fiero di lui. Con immensa ammirazione.» -
Fiammetta Nesta, L'imparzialità e la terzietà del giudice nel processo penale vaticano, in «Vox Canonica», 29 giugno 2026. Bei pensieri. Ma tutto da dimostrare, nella pratica! «Il principio del giusto processo, solennemente sancito a livello internazionale dall’articolo 10 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dall’articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, trova nel binomio della terzietà e dell’imparzialità del giudice il suo nucleo fondante. Nello Stato della Città del Vaticano l’enucleazione e l’effettiva operatività di tali garanzie hanno storicamente dovuto confrontarsi con una struttura ordinamentale sui generis, tanto che la Santa Sede non ha né firmato né ratificato la CEDU, sebbene abbia manifestato i sentimenti sottesi di rispetto della dignità e dell’integrità umana. (...) Lo Stato vaticano si configura come una monarchia assoluta elettiva all’interno della quale il Sommo Pontefice accentra nella propria persona la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della Legge Fondamentale. (...) la vigenza del Codice Finocchiaro-Aprile continua a sollevare interrogativi dottrinali sulla distinzione tra chi raccoglie la prova e chi la valuta in dibattimento, essendo un codice prevalentemente di stampo inquisitorio. (...) Nonostante lo sforzo legislativo profuso nel tentativo di allineare lo Stato vaticano agli standard transnazionali, assistiamo, soprattutto in processi particolarmente delicati, all’uso dei Rescripta. Essi sono dei provvedimenti singolari ad casum emanati dal Romano Pontefice che, in via del tutto eccezionale e in deroga alle comuni regole del processo stabilite per legge, modificano i poteri del Promotore di Giustizia, organo dell’accusa, su esplicita richiesta di quest’ultimo, potenzialmente a scapito delle garanzie degli imputati: questi provvedimenti possono essere adottati senza la loro previa pubblicazione, in contrasto con il principio di legalità, che impone la previa pubblicazione degli atti aventi forza di legge prima della loro entrata in vigore sia nell’ordinamento vaticano che in quello canonico. Un secondo profilo di criticità riguarda lo statuto dei magistrati e l’assenza di un organo indipendente di autogoverno della magistratura, analogo ai Consigli Superiori della Magistratura presenti in Italia o in altri ordinamenti europei. Nello SCV le nomine, le promozioni, i trasferimenti e i procedimenti disciplinari dei magistrati sono integralmente rimessi alla volontà del Sommo Pontefice, che li esercita tramite i propri dicasteri o con provvedimenti diretti. (...) I principi di terzietà e imparzialità del giudice non sono considerati concetti alieni o incompatibili con la natura dello SCV, bensì si dimostrano elementi costitutivi essenziali per la credibilità internazionale e la tenuta etica della giurisdizione della Santa Sede. Il percorso intrapreso mostra il passaggio progressivo da un modello di stampo marcatamente inquisitorio a un modello sui generis, in cui la ricerca della verità processuale deve necessariamente coniugarsi con il rispetto intangibile dei diritti della difesa e con le esigenze di uno Stato dipendente dal Romano Pontefice. L’assimilazione dei parametri del costituzionalismo europeo incontra quindi un limite invalicabile nella natura ecclesiologica dello Stato della Città del Vaticano. La terzietà del giudice vaticano non potrà mai configurarsi come una totale separazione dal vertice sovrano, poiché il legame di dipendenza strutturale dal Vicario di Cristo permane come asse portante dell’intero sistema. La vera scommessa del futuro consisterà nella capacità dei magistrati e del legislatore vaticano di dimostrare, nella prassi quotidiana delle aule di giustizia, che l’obbedienza alla legge e l’equidistanza dalle parti costituiscono lo strumento più alto per attuare quella giustizia che, per la Chiesa, resta una dimensione inscindibile della carità, senza però dimenticare il fine verso cui tende l’ordinamento vaticano, che ha come primo criterio di riferimento interpretativo il diritto canonico stesso.» Tutto da dimostare, nella pratica! -
Andrea Paganini (FB, 30 giugno 2026): «Ormai è evidente per il mondo intero che Becciu è la vittima innocente di un brutale complotto. Manca solo una cosa: il Vaticano deve riconoscerlo. Oggi, 30 giugno 2026, scade l'ennesimo ultimatum posto all'accusa per la consegna del materiale probatorio abusivamente occultato. I Pdg obbediranno ai Giudici? Finora non l'hanno fatto. E così la malagiustizia in Vaticano ha fatto il brutto e il cattivo tempo a proprio piacimento, da sei anni a questa parte. La finiamo?» -
Giuseppe Giordano, Caso Becciu, il giudizio d'appello diventa un esame di coscienza della giustizia vaticana, in «Capitalist», 1° luglio 2026. PROCESSO AL PROCESSO (E AL VATICANO). Ah, se solo avessero ascoltato – e rimediato alle porcherie – già cinque anni fa! Ora l'intero sistema (giudiziario) vaticano entra in crisi e la malagiustizia esercitata contro un innocente si trasforma in un boomerang. Ma la verità è più importante di qualsiasi ragion di stato. -
Franca Giansoldati, Processo Becciu, la Corte d'Appello richiama ancora Diddi: ignorato il termine del 30 giugno, in «Il Messaggero», 3 luglio 2026. PENSAVO FOSSE UN ULTIMATUM. E invece era l'ennesimo penultimatum! Nelle primissime udienze del 2021 il Giudice del Vaticano Giuseppe Pignatone aveva ordinato al Pdg di consegnare tutto il materiale probatorio, integralmente, anche i documenti utili alla difesa: «Non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti». Cinque anni fa! Il pdg Alessandro Diddi ha sempre disobbedito a questo ordine del giudice; e il Giudice Pignatone ha chiuso tutti e due gli occhi e s'è inchinato all'ingiustizia di turno. Qualche mese fa il Giudice di Appello Alejandro Arellano Cedillo ha ordinato, per l'ennesima volta, al pdg di consegnare il materiale probatorio integralmente. Ha fissato un termine per la consegna: il 30 aprile. Data non rispettata! Poi ha dato un'altra data, il 30 giugno 2026. E anche questa non è stata rispettata! I Pdg hanno detto che non hanno avuto abbastanza tempo per preparare il materiale... HANNO AVUTO A DISPOSIZIONE 5 ANNI! E ora? Cosa farà la Corte? Un ultimatum? O un penultimatim? O finalmente una decisione risolutoria? Certo è l'ennesimo abuso dei pdg! «Ennesimo colpo di scena nel processo d'appello sul caso del Palazzo di Londra. Il promotore di giustizia Alessandro Diddi non ha rispettato il termine fissato dalla Corte d'Appello e scaduto il 30 giugno, entro il quale avrebbe dovuto ridefinire l'intero impianto accusatorio, indicando con precisione i reati ancora contestati ai singoli imputati e le prove poste a sostegno di ciascuna imputazione. Un adempimento disposto dai giudici dopo aver rilevato che le accuse, a seguito della sentenza di primo grado e delle decisioni intervenute nei mesi successivi, non coincidono più con quelle formulate all'inizio del processo. (...) Nella sua ricostruzione, infatti, Diddi sostiene che, dopo la sentenza di primo grado e dopo l'inammissibilità del suo appello incidentale, i capi d'imputazione si sono ridotti e modificati. Tuttavia questa nuova formulazione delle accuse non è mai stata formalizzata. Per i giudici non è più possibile continuare a fare riferimento alle richieste di rinvio a giudizio depositate nel 2021 e successivamente integrate durante il dibattimento di primo grado. Se il quadro accusatorio è cambiato, deve essere chiarito quali contestazioni siano effettivamente rimaste in piedi e quali prove le sostengano, così da garantire il pieno esercizio del diritto di difesa. La Corte ha inoltre preso atto che lo stesso promotore considera ormai irrilevante una parte della documentazione raccolta durante le indagini e che, contemporaneamente, invoca il canone 1598 del Codice di diritto canonico per giustificare il mancato deposito integrale di alcuni atti, sostenendo che la loro divulgazione potrebbe arrecare «gravissimi pericoli al bene e all'interesse pubblico». Una tesi che non ha convinto i giudici, i quali hanno modificato la precedente ordinanza imponendo un nuovo passaggio preliminare: entro il 30 giugno il promotore avrebbe dovuto indicare puntualmente le imputazioni ancora contestate ai singoli imputati e le relative fonti di prova. Quel termine è ormai scaduto senza che l'ordine della Corte sia stato eseguito. Resta ora da capire quali saranno le conseguenze processuali di questo ulteriore mancato adempimento.» Ma Diddi, nonostante sia stato (auto)estromesso dal processo, è ancora lui che muove tutte le pedine? -
Caso Becciu, scade il termine per l'accusa: il promotore Diddi "manca" la scadenza, in «Sardegnalive», 4 luglio 2026. Un'ulteriore svolta scuote il processo d’appello sulla compravendita del Palazzo di Londra. Il promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, non ha rispettato il termine perentorio fissato dalla Corte d’Appello per lo scorso 30 giugno. Entro quella data, il magistrato inquirente avrebbe dovuto ridefinire interamente l’impianto accusatorio, specificando i reati ancora contestati ai singoli imputati e le relative prove a supporto. La decisione dei giudici era arrivata dopo aver constatato che, tra la sentenza di primo grado e le successive evoluzioni procedurali, le accuse originarie si erano pesantemente ridimensionate e non coincidevano più con il quadro attuale. Il mancato adempimento da parte dell'accusa rischia ora di far saltare il calendario processuale e offre un formidabile assist alle difese, che denunciano da tempo la violazione del diritto al pieno contraddittorio. (...) Il braccio di ferro si è infiammato su due fronti. Il primo è l'ordinanza di marzo: Il 17 marzo scorso, la Corte d’Appello ha ordinato all'Ufficio del promotore di giustizia di depositare la versione integrale di tutti gli atti e i documenti dell'istruttoria. Il secondo il "nodo" Perlasca e il Diritto Canonico: Il 29 aprile, Diddi ha depositato le chat WhatsApp di Genoveffa Ciferri e le videoregistrazioni degli interrogatori del testimone chiave, monsignor Alberto Perlasca. Tuttavia, nei video permanevano vistosi "omissis". L'accusa ha giustificato il mancato deposito integrale di alcuni atti invocando il canone 1598 del Codice di diritto canonico, sostenendo che la loro divulgazione avrebbe arrecato «gravissimi pericoli al bene e all’interesse pubblico». La Corte d'Appello non ha ritenuto convincenti le giustificazioni di Diddi basate sul diritto canonico e sul pericolo per l'interesse pubblico. I giudici hanno stabilito che non era più possibile procedere senza chiarezza: se il quadro accusatorio era cambiato, l'accusa doveva formalizzarlo chiaramente per garantire il diritto di difesa. Da qui l'ordine, rimasto inevaso, di ridefinire tutto entro il 30 giugno. -
Ilaria Sacchettoni, Attentato a Ranucci, i sospetti del pm: il mandante è Valter Lavitola. Il conduttore di Report: «Siamo amici, sono sconvolto», in «Corriere della Sera», 7 luglio 2026. TOH, VALTER LAVITOLA! Ma cosa mi dici mai! Dieci domandine. ➤ Chi è il legale di Valter Lavitola? * Alessandro Diddi, il Promotore di (in)giustizia del Vaticano, l'accanito accusatore del card. Becciu. ➤ Con chi va a cena Valter Lavitola? * Con Sigfrido Ranucci (Report) e con un sacerdote amico del segretario di papa Francesco. ➤ Cosa fa Sigfrido Ranucci (Report)? * Diffonde calunnie del tutto prive di fondamento contro il card. Becciu (la Corte d'Appello ha confermato la condanna di Nicola Giampaolo, l'"informatore" di Report, per calunnia). ➤ Chi altri sceglie Report come "informatrice"? * Francesca Immacolata Chaoqui, la pregiudicata in contatto con papa Francesco che nutre un odio viscerale contro il card. Becciu. ➤ Cosa ha fatto la Chaoqui? * Ha manipolato Alberto Perlasca, il testimone chiave del "processo del secolo", che ha raccontato il falso in Tribunale contro il card. Becciu. ➤ Cosa fa il pdg Diddi? Protegge la Chaoqui, facendo cancellare il suo interrogatorio, e Perlasca. ➤ Cosa fa ora Perlasca? * Viene stralciato dalla lista degli indagati e papa Francesco lo ha (ri)nominato membro della Magistratura vaticana. ➤ Cosa fa poi Valter Lavitola? * Organizza un attentato di stampo mafioso contro l'automobile di Ranucci. ➤ Cosa fa nel frattempo il pdg Diddi? * Occulta a piacimento e riempie di "omissis" il materiale probatorio del "processo del secolo", affinché le difese non conoscano le prove a loro utili. ➤ Cosa fa il pdg Diddi in seguito, benché ormai siano emerse le prove del complotto (mafioso?) organizzato contro l'innocente card. Becciu? * Disobbedisce ripetutamente all'ordine della Corte – tanto di primo grado quanto d'Appello – di consegnare integralmente il materiale probatorio. UNISCI I PUNTINI E TROVA... UN LEGITTIMO SOSPETTO? Ma che begli ambientini frequentano i magistrati del Vaticano, come Giuseppe Pignatone, indagato per favoreggiamento alla mafia, ed Alessandro Diddi, legale di Lavitola! -
Lodovica Bulian, Attentato a Ranucci, indagato l'imprenditore Lavitola: "È il mandante". Il caso della cena dei due con un noto prelato, in «Il Giornale», 7 luglio 2026. Che ci faceva quel «noto prelato», vicino al segretario di papa Francesco, insieme a Valter Lavitola e a Sigfrido Ranucci? -
L.V., «Vai avanti con il Vaticano». La spia del GRU, l'ex agente italiano e l'obolo a Papa Francesco, in «Silere non possum», 8 luglio 2026. UHM! «... gli avevano detto per iscritto di andare avanti «con il Vaticano», lui lo aveva fatto, arrivando a dover dare «un obolo a papa Francesco». Fermiamoci su questa frase, perché va letta con attenzione. Cosa dice: che l'intelligence militare russa avrebbe assegnato al proprio informatore italiano un incarico riguardante il Vaticano; che l'incarico era formalizzato per iscritto; che Piras vi avrebbe dato seguito sostenendo delle spese, tra cui una qualche forma di offerta o donazione - questo il senso più plausibile di «obolo» - collocabile negli anni del pontificato di Francesco, dunque prima del maggio 2025. Ciò che resta ignoto è il contenuto concreto dell’attività indicata come svolta «con il Vaticano». Le carte finora note non chiariscono se si trattasse di raccogliere informazioni sulla diplomazia pontificia, di costruire accessi negli ambienti curiali attraverso donazioni e frequentazioni, di monitorare persone o uffici, di fornire notizie su soggetti ritenuti sensibili, oppure di seguire o intercettare prelati, laici o giornalisti. Non è neppure chiaro a chi sia stato materialmente versato quell’«obolo». Non è chiaro se vi fosse una qualche forma di collaborazione con uomini della Gendarmeria. Sono elementi che inquietano, soprattutto per chi conosce il clima e le dinamiche che, negli anni scorsi, si sono sviluppate attorno a Santa Marta anche per impulso diretto del Papa. Il quadro richiama inevitabilmente altre inchieste ancora aperte, a partire da quelle che coinvolgono Pasquale Striano e altri soggetti. Tutte questioni sulle quali le autorità che dovrebbero indagare non hanno ancora fornito elementi certi.» -
Aldo Torchiaro, Chi ha piazzato la bomba a casa Ranucci? L'amicizia col presunto attentatore Lavitola e le nostre foto che non voleva far circolare, in «Il Riformista», 8 luglio 2026. Il "noto prelato", monsignor Fusco, amico del segretario di papa Francesco, che incontrava Lavitola e Ranucci...! «Da ieri circolano su tutte le agenzie di stampa, le testate e le principali emittenti le fotografie che Il Riformista ha pubblicato il 23 maggio 2023. Le avevo realizzate nella sera della domenica 21 quando trovai riuniti allo stesso tavolo, in un’atmosfera di frizzi e lazzi, l’allora vicedirettore Rai, Ranucci, l’imprenditore dal rocambolesco passato giudiziario, Lavitola e un sorridente Monsignor Fusco, che per la Santa Sede si era occupato del caso Becciu. Materia incandescente, quella dello scandalo degli acquisti immobiliari londinesi di Sloane Avenue che in una serie di puntate del 2021 era stata servita calda, non al ristorante di Lavitola ma nella cucina televisiva di Ranucci.» -
Andrea Caldart, Becciu, Marogna e il grande silenzio: chi doveva essere davvero protetto?, in «Gazzetta dell'Emilia», 8 luglio 2026. «La richiesta della Corte di acquisire integralmente gli atti, senza tagli e senza omissioni, e il mancato deposito di documenti decisivi aprono un fronte che va oltre il destino processuale di Becciu. Perché se mancano pezzi fondamentali, allora viene meno la credibilità stessa dell’intera accusa. (...) Dietro ogni inchiesta ci sono persone, vite, famiglie, madri, e troppo spesso questo dettaglio viene sacrificato sull’altare del clamore. La gogna mediatica non si cancella con una sentenza. Il marchio resta. La reputazione distrutta resta. Il dolore subito resta. (...) Perché tanta violenza giudiziaria e comunicativa? Perché concentrare tutto su Becciu e su chi gli stava intorno? Nel grande gioco del potere, colpire un uomo può servire a proteggere un sistema. Isolare un nome può servire a evitare che altri nomi emergano. Creare uno scandalo può servire a spostare lo sguardo altrove. E allora il sospetto si fa largo: e se tutto questo fosse stato un enorme meccanismo di copertura? Se il bersaglio non fosse stato scelto solo per punire, ma per contenere? Chi ha tratto vantaggio reale dall’operazione londinese? Chi ha orientato certe ricostruzioni? Chi ha guadagnato politicamente, economicamente o istituzionalmente? Sono domande che oggi pesano più delle accuse. Il nuovo corso vaticano di Papa Leone XIV sembra voler riportare il diritto al centro, chiedendo trasparenza piena e atti completi. È un passaggio fondamentale. Perché senza verità documentale non può esistere giustizia, e senza giustizia, resta soltanto il potere. Forse il caso Becciu non è solo la storia di un cardinale travolto, forse è il racconto di come si costruisce un colpevole quando ci potrebbe essere il bisogno di nascondere altro.» -
Inchiesta per spionaggio che ha coinvolto due ex agenti italiani... e l'interesse della Russia per il Vaticano, in «TG5», 9 luglio 2026. Uhm, ci sono dentro anche i servizi segreti (deviati?) russi, oltre che italiani? Che cos'era quell'"obolo per papa Francesco"? Chi doveva essere sacrificato sull'"altare dell'ipocrisia"? -
Antonio Atte, Attentato a Ranucci, il giornalista: "Non rinnego l'amicizia con Lavitola, in Parlamento tanti massoni", in «Adnkronos», 9 luglio 2026. Eh, sono giustificazioni! -
Caso Ranucci, mons. Fusco: "Non sono io la fonte di Report", in «RaiNews», 12 luglio 2026. Toh! Se anche Gianni Fusco fosse stato la "fonte" di Report su Parolin, pensate che l'avrebbe detto al Tg1? Fatto sta che Fusco e Ranucci scambiavano "opinioni" sul "caso Becciu", a proposito del quale Ranucci diffuse le più clamorose calunnie montate ad arte contro un uomo innocente. -
Nico Spuntoni, Quella cena col prelato che imbarazza la Santa Sede (e Parolin), in «Il Giornale», 12 luglio 2026. «Più fonti vaticane confermano che il monsignore non faccia mistero nei palazzi romani di poter vantare una forte amicizia con Parolin. Non a caso Fusco ha anche ammesso pubblicamente di aver "tifato" per lui al conclave. Una simpatia che, due anni dopo la famosa cena con Lavitola, sembra aver accomunato il monsignore col suo ex commensale Ranucci. Nei giorni del conclave, infatti, "Report" aveva confezionato uno dei suoi servizi incentrato su un fantomatico complotto dei conservatori americani contro l'elezione del cardinale di Schiavon. Nell'inchiesta "Make Vaticano Great Again", gli autori avevano insistito sulla "crociata anti-Parolin" e su un presunto dossieraggio contro di lui per condizionare gli elettori. Nei suoi interventi, Ranucci aveva presentato più volte Parolin come vittima di «articoli velenosi» in quanto "stretto collaboratore" di Francesco. Secondo "Report" c’era una preoccupazione americana per "l'elezione di un Papa progressista e in particolare di Parolin". Una tesi fragile ad occhi attenti: il prelato veneto non era certo il candidato progressista e meno che mai quello in continuità con Francesco. Il suo sponsor, il cardinale Beniamino Stella, si era anzi distinto nel pre-conclave per aver invocato discontinuità. Peraltro tra gli articoli più critici su Parolin ci furono quelli della vaticanista vicinissima a Bergoglio, Elisabetta Piqué che in un recente libro ha rivendicato di aver contribuito a «smontare» la sua candidatura. Insomma, la posizione pro-paroliniana di "Report" è stata un'anomalia nel panorama progressista. Non sappiamo, però, se in questo abbia influito in qualche modo la conoscenza tra Ranucci e monsignor Fusco. Quel che è certo è che il ritorno d'interesse per la cena e l'accostamento del nome del prete al segretario di Stato sui media rischia di provocare qualche imbarazzo in Terza Loggia. Una beffa per Parolin che, dopo l'attentato di ottobre, era stato tra i nomi più autorevoli a diramare un messaggio di solidarietà a Ranucci denunciando il "clima di intolleranza".» E intanto Ranucci diffondeva calunnie contro l'innocente vittima del più violento complotto della storia del secolo (o forse di sempre). -
Chi è questo mons. Gianni Fusco, che – attovagliato al ristorante di Valter Lavitola – parlava del "caso Becciu" con quest'ultimo e con Sigfrido Ranucci, diffusore di calunnie contro l'innocente Becciu? E che nei giorni del Conclave tifava per Parolin, in favore del quale Report confezionò un regalino alla "Do ut des"? «Lei conosce bene il cardinale Parolin. È rimasto deluso? "Io come italiano facevo il tifo per gli italiani e precisamente per Parolin. È stato la persona che per oltre 10 anni ha realizzato i pensieri di Papa Francesco. Sì, mi è dispiaciuto che non sia stato lui il successore di Pietro"» (intervista a mons. Fusco). -
Per i pm di Roma c'è Lavitola dietro l'attentato a Ranucci, in «Filorosso», con Antonino Monteleone, Rai3, 13 luglio 2026. Quelli che si incontano a cena da Lavitola. Quelli che sono castigamatti. Quelli che sono faccendieri. Quelli che sono "uomini di Parolin". Quelli che sono "uomini di relazioni". Quelli che parlano del "caso Becciu". Quelli che forniscono tre spiegazioni diverse per quelle cene. Quelli che diffondono calunnie contro un uomo innocente. -
Per i pm di Roma c'è Lavitola dietro l'attentato a Ranucci, in «Filorosso», con Antonino Monteleone, Rai3, 13 luglio 2026. Sigfrido Ranucci? ... quello che non si pente dell'amicizia con Lavitola. ... quello che anche «in Parlamento ci sono tanti iscritti alla massoneria». ... quello che «ma io non ho collaborato con nessuno». ... quello che «sai quanti amici ha Lavitola?» ... quello che sceglie Lavitola perché è «la scatola nera del Paese, no?» -
Aldo Grasso, Ranucci e il paradosso di invocare (ora) il segreto: non è questo il "metodo Report"?, in «Corriere della Sera», 14 luglio 2026. «Il paradosso è evidente: chissà che fra quei «soggetti» non vi siano proprio alcune di quelle fonti che in questi anni hanno alimentato il cosiddetto «metodo Report». Quello stile giornalistico, cioè, fatto di insinuazioni, tesi precostituite, audio carpiti («Audio esclusivi venuti in possesso di Report!»), telecamere nascoste, pedinamenti ostentati e un bel po’ di fango spacciato per reportage. Da tempo sosteniamo che, nelle sue inchieste, Ranucci parte spesso da una conclusione già definita e costruisce il racconto per confermarla, invece di lasciare che siano i fatti a determinarne l’esito. (...) Il nodo non è l’uso delle fonti riservate: ogni giornalismo d’inchiesta vive di quelle. Il problema nasce quando il rapporto con la fonte diventa opaco e il metodo si confonde con l’obiettivo. Se per sostenere una tesi si ricorre sistematicamente a strumenti borderline, non è più chiaro se sia il giornalista a governare la fonte o la fonte a governare il giornalista.» -
Rita Cavallaro, Le strane coincidenze con gli accessi abusivi di Striano, in «Il Giornale», 14 luglio 2026. Toh: Striano, Lavitola, Ranucci! Coincidenze? Io, in questi casi, ho imparato a non credere al caso. -
Nico Spuntoni, Sigfrido, Parolin e Becciu. Spuntano le trame vaticane, in «Il Giornale», 14 luglio 2026. «Nella conversazione a tavola - ha rivelato - si parlò anche del processo al cardinale Angelo Becciu che pochi mesi dopo sarebbe stato condannato in primo grado dal tribunale vaticano per peculato e truffa. Una sentenza di cui la Corte d'appello ha decretato di recente la nullità relativa. Secondo Fusco a quella cena non seguì un altro incontro con Ranucci (né con Lavitola senior), ma i contatti con il giornalista andarono avanti tramite messaggi.(...) Report aveva dato credito alle parole del postulatore Nicola Giampaolo su una richiesta di 80mila euro fattagli a nome di Becciu per sbloccare la pratica. Ranucci stesso aveva riportato presunte confidenze di postulatori per i quali "il prefetto di allora non poteva non sapere" e lo aveva definito "un vaso di pandora". Ma a ottobre scorso ci ha pensato il tribunale vaticano a dare un duro colpo all'impianto della puntata condannando la fonte di Report a tre anni e sei mesi di reclusione per calunnia. All'epoca della messa in onda, Ranucci sembrava talmente concentrato sulla figura di Becciu che in più interviste volle rimarcare la "coincidenza temporale" tra l'uscita di un dossier contro Report e la loro inchiesta sul cardinale.» PS: la condanna del calunniatore Giampaolo è stata recentemente confermata anche in Appello. -
Aldo Rosati, Lo "stalking" di Ranucci e Lavitola: "Reagirono come fossero impazziti", in «Il Tempo», 14 luglio 2026. Torniamo alla fatidica foto. Come nacque? «Ero anche io a cena da Lavitola, con la mia famiglia, nel dehor antistante la vetrata sul salone interno. Riconobbi Ranucci, sempre in compagnia della donna bionda con cui l’avevo visto altre volte, vidi Lavitola che lo cingeva con un braccio, riconobbi Don Gianni Fusco, lo ricollegai alle puntate di Report sul Vaticano, sul caso Becciu. Vidi anche che c’erano due agenti di scorta che mangiavano proprio al tavolo dietro di me. Tenevano d’occhio la situazione, ma io dovevo documentare quella tavolata con foto e video». -
Sante Cavalleri, Giovanni Boscia nominato nuovo direttore generale dello IOR, entrerà in carica il primo ottobre. Esce di scena Mammì che fu all'origine del caso Becciu con un'imporvvida denuncia, in «Faro di Roma», 15 luglio 2026. Bene! Ma c'è quantomeno da dubitare sul fatto che sia stata davvero l'«improvvida segnalazione presentata dallo IOR nel 2019 al promotore di giustizia vaticano» ad avviare l'indagine che avrebbe dato origine al processo marcio in Vaticano. -
Andrea Paganini, A un amico di Coccia, da Facebook, 16 luglio 2026. Il mio impegno per la verità sul "caso Becciu" è iniziato quando, quasi sei anni fa, ho capito che un famosissimo giornalista del quotidiano dei vescovi italiani, «Avvenire», forse il giornalista più famoso della testata, era amico del sedicente giornalista che ha lanciato su «L'Espresso» la violentissima campagna di diffamazione contro il card. Becciu: Massimiliano Coccia... -
Andrea Ossino e Giuseppe Scarpa, Caso Ranucci, per gli attentatori del giornalista era pronto l'avvocato di Lavitola, in «La Repubblica», 16 luglio 2026. «C’era una strategia precostituita: un difensore individuato in anticipo che – per assurdo – adesso diventa un punto di collegamento tra tutti i protagonisti di questa storia. Perché tutti - era l’indicazione - avrebbero dovuto rivolgersi a lui. È Sergio Cola, principe del foro ed ex parlamentare di An. (...) Ma oggi questo particolare assume un peso ulteriore. Perché l’avvocato a cui avrebbero dovuto rivolgersi gli uomini del commando era stato suggerito dall’intermediario ed è lo stesso che adesso assiste Valter Lavitola, il faccendiere accusato di essere il mandante dell’attentato. Tutto era stato predisposto prima degli arresti e delle perquisizioni. (...) La scelta del legale «non rispondeva a una libera determinazione degli indagati», è la frase chiave. Nelle conversazioni captate anche il costo dell’assistenza legale risulta già risolto. «Viene pagato da quelli là». Lo definiscono «il più forte di Napoli». Negli anni ha patrocinato colletti bianchi ed esponenti della criminalità organizzata, compresi appartenenti al clan Russo, lo stesso per cui lavorava Gomes Clesio Tavares, incaricato del recupero crediti mediante intimidazione e violenza. Ma il reticolo predisposto, secondo la procura, va oltre la scelta del difensore. Comprende una linea difensiva già confezionata. In caso di arresto gli esecutori materiali avrebbero dovuto dire di essere stati incaricati da un albanese conosciuto a Ostia nell’ambito di traffici di droga. (...) «Ci sono anche dei politici di mezzo, conviene mettersi d’accordo». (...) Alla fine le indagini hanno ricostruito un quadro lineare: gli esecutori venuti dall’Irpinia, l’intermediario scappato in Africa e il mandante: Valter Lavitola. Con una struttura che, ben prima dell’intervento dell’autorità giudiziaria, aveva già predisposto ogni segmento della successiva strategia: il difensore, la parola convenzionale e la narrazione da offrire agli investigatori.» MA GUARDA UN PO': COLA E DIDDI, DIDDI E COLA! Forse io dovevo fare il detective. Fatto sta che ora scopro che... Chi è l'avvocato di coloro che, a quanto pare, hanno tramato lo pseudo attentato a Sigfrido Ranucci? Sergio Cola, vale a dire un sodale di Alessandro Diddi, colui che, oltre che avvocato di Lavitola (in passato), è stato ed è tuttora il promotore di (in)giustizia del Vaticano: colui che prima ha accusato il card. Becciu con una montagna di falsità, poi è stato (auto)allontanato dal processo per le sue trame oscure, ma poi rispunta sempre fuori perché continua a essere il promotore di (in)giustizia in Vaticano. Tutto questo mentre Ranucci diffondeva gravi calunnie contro lo stesso Becciu; e poi incontrava regolarmente Lavitola, nel suo ristorante, anche con mons. Gianni Fusco, amico di Parolin! Ma quanto è piccolo il mondo! E tutto si tiene, tutto è collegato! Cola e Diddi, Diddi e Cola! -
Stefano Giordano, Le querele di Ranucci: il "finto attentato", il metodo Report e il diritto di cronaca come il colesterolo, in «Il Riformista», 16 luglio 2026. «Intercettazioni riservate finite sui giornali. Verbali che dovevano restare chiusi. Atti d’indagine dati in pasto ai lettori. Ma non era esattamente questo il «metodo Report»? Non è su questo che il programma prospera da vent’anni, rivendicando ogni volta il sacro diritto di cronaca contro il «bavaglio»? Quando a essere intercettati erano gli altri, era giornalismo d’inchiesta. Ora che le bobine riguardano lui, è violazione del segreto. (...) Il segreto istruttorio o è un valore per tutti, o non lo è per nessuno. Lo aveva capito Beccaria: una giustizia che cambia misura a seconda della persona non è giustizia, è arbitrio.» -
Michele Zanzucchi, Caso "Report" e giornalismo d'inchiesta, in «Città Nuova», 17 luglio 2026. «E non manca neppure chi nota come lo scandalo sia scoppiato all’indomani della sentenza che sconfessava le inchieste di Report a proposito del caso Becciu, che Ranucci aveva impudentemente attaccato. (...) L’ardua operazione-verità che è l’identità stessa del giornalismo d’inchiesta è stata ulteriormente affossata dall’atteggiamento di tanti, troppi giornalisti, che considerano le semplici ipotesi già come verità. Così l’AI prende il posto della verifica rigorosa, accontentandosi di avvelenare i pozzi delle informazioni o di offrire banalità indigeste. Sono ormai purtroppo numerosi i casi in cui anche stampa e tv, senza dimenticare la radio, e il web fanno a meno di verificare le parole e i fatti, e presentano come verità dei puzzle inesplicati di notizie non diligentemente investigate, talvolta pure accompagnandole con illegittime estrapolazioni di dati e fatti.» -
Antonella Baccaro, Applausi e comizi comuni. Quei rapporti «stretti» tra Report e i 5 Stelle, in «Corriere della Sera», 19 luglio 2026. E, insieme a Sigfrido Ranucci che ha diffuso calunnie contro l'innocente Becciu, rispuntano 1) Federico Cafiero De Raho, il superiore di Pasquale Striano, colui che effettuò le operazioni illecite per incastrare l'innocente Becciu; e 2) Roberto Scarpinato, l'amico di Gioacchino Natoli, indagato per favoreggimento alla mafia insieme a Giuseppe Pignatone (il cui fanclub osanna Ranucci), il giudice vaticano che, in un processo già dichiarato taroccato perché non rispettoso dei diritti della difesa, ha condannato l'innocente Becciu. Il tutto mentre, nell'anniversario della strage di Via D'Amelio, i figli di Paolo Borsellino devono difendersi da attacchi osceni. Pure coincidenze? -
Borsellino, 34 anni senza verità: le indagini non si fermano, in «Grandangolo Agrigento», 19 luglio 2026. «Rimane aperto il fascicolo a carico degli ex magistrati Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone, indagati per favoreggiamento a Cosa nostra per aver contribuito, secondo i pm, a insabbiare, nei primi anni Novanta, una tranche dell’inchiesta mafia e appalti. L’accusa sostiene che nel 1992, su presunto input dell’allora procuratore di Palermo Pietro Giammanco, Pignatone avrebbe istigato Natoli e l’allora capitano della Guardia di Finanza Stefano Screpanti a condurre un’indagine apparente. Accuse respinte dai due magistrati.» -
Felice Manti, I veri mandanti e i finti amici di Borsellino, in «Il Giornale», 19 luglio 2026. «C'è una verità indicibile dietro le accuse di favoreggiamento alla mafia che hanno compromesso la storia e la credibilità della Procura di Palermo e dei suoi più autorevoli componenti, finiti anche in Parlamento come l'ex Pg Roberto Scarpinato, pizzicato a concordare l'audizione a Palazzo San Macuto con Gioacchino Natoli ("Dobbiamo sotterrarli di carte", dicevano al telefono) o come l'ex procuratore Giuseppe Pignatone, in affari con quella borghesia mafiosa che potrebbe aver confezionato il tritolo, rimasta quasi indisturbata.» -
Chiara Colosimo e Piero Sansonetti a «Filorosso» di Antoniono Monteleone, 20 luglio 2026. Diteci almeno la verità storica sul "nido di vipere" nella Procura di Palermo e sul'omicidio di Paolo Borsellino! Chiara Colosimo e Piero Sansonetti a "Filorosso" di Antonino Monteleone, ieri sera. Sul giudice Giuseppe Pignatone (allora alla Procura di Palermo), che ha condannato un innocente in un processo farsa in Vaticano, nel frattempo indagato per favoreggiamento alla mafia – connivente? – e già da allora ricattabile. -
Alessandro Diddi, Roggero, Moretti, Castellucci e Minetti: i cittadini non capiscono più`questa giustizia..., in «Il Dubbio», 21 luglio 2026. Scandalizza che da quel pulpito parli Alessandro Diddi, il promotore di (in)giustizia vaticano che ha infilato una serie infinita di sbagli, omissioni, cantonate, "omissis", incompetenze... Nel caso migliore; perché pare che vi siano anche connivenze, omertà, complicità e peggio. E tutto per condannare in maniera brutale un uomo innocente. Vergogna infinita per il Vaticano e per la Chiesa tutta. La verità ci farà liberi, non la gogna o la più bestiale "opinione pubblica", seguita e alimentata da Diddi. Diddi pagherà mai i suoi debiti? -
Fabrizio Caccia, «So qual è il movente», «gli sputerei in faccia» il «codice» di Lavitola tra messaggi e interviste, in «Corriere della Sera», 22 luglio 2026. «Se il racconto è vero, la domanda è inevitabile: come può Ranucci entrare a gamba tesa in un’inchiesta della Dda e parlare per due ore con il principale indagato? Ne ha poi riferito agli inquirenti? Oppure il conduttore è legibus solutus, libero di interrogare da casa propria gli indagati e di tenere per sé ogni informazione potenzialmente utile alle indagini? E ancora: da quale utenza ha chiamato Lavitola, considerando che durante la perquisizione gli erano stati sequestrati tre telefoni e altri dispositivi? La conversazione è stata intercettata o acquisita dagli inquirenti? Quali informazioni sono state scambiate? Sono domande che riguardano la tutela dell’indagine, la correttezza dei comportamenti e la credibilità del Servizio pubblico. (...) Avverte l’ex senatore del Pd Stefano Esposito: "Ranucci, dopo la standing ovation ricevuta dall’assemblea dell’Anm, non verrà mai inquisito né condannato da alcuna procura o tribunale italiano". Una previsione tranchant. Ma non è detto che il clima intorno al conduttore di Report resti generosamente amichevole ancora a lungo.» -
Aldo Torchiaro, Il caso Ranucci-Lavitola-Becciu così il Vaticano entra nell'inchiesta, in «Il Riformista», 24 luglio 2026. Anche in pdf. 24 settembre 2020-24 luglio 2026: 70 mesi di persecuzione di un innocente. Ma comincia a emergere la verità anche su «Il Riformista»? «La vicenda giudiziaria che ha interessato il cardinale Becciu è stata caratterizzata da una rappresentazione mediatica di stampo colpevolista. Nell’ambito di tale narrazione si sono inseriti anche alcuni servizi di Report, rispetto ai quali sono state proposte due querele nell’interesse del cardinale Becciu», sottolineano gli avvocati Fabio Viglione e Laura Finiti. «Una nel 2021 e una più recente, nel 2025. Ad oggi non ci risulta che siano state archiviate e non ci è stato notificato alcun provvedimento definitivo». Il nodo più delicato riguarda Nicola Giampaolo, intervistato da Mottola nel 2021 sulle cause di beatificazione. «Giampaolo rivolse al cardinale accuse gravissime, parlando di una presunta richiesta di denaro collegata a una causa di beatificazione. Successivamente, convocato nell’Ufficio del Promotore di Giustizia vaticano riproponendo sostanzialmente la stessa versione dei fatti, gli venne contestato il reato di calunnia per il quale è stato condannato». La condanna a tre anni e sei mesi, pronunciata nell’ottobre 2025, è stata confermata in appello il 26 giugno 2026. «Giampaolo è stato inoltre condannato a risarcire al cardinale quindicimila euro, oltre alle spese legali. L’imputato ha proposto ricorso ma attualmente registriamo due sentenze conformi, una del Tribunale e l’altra della Corte di Appello vaticana, che lo hanno condannato per calunnia in danno del cardinale Becciu. Nel procedimento vaticano è stata acquisita e trascritta anche la puntata di Report nella quale quelle accuse erano state formulate». -
Antonella Baccaro, Caso Ranucci, il giallo sull'ex senatore De Gregorio: Report non lo ascoltò su Lavitola, in «Corriere della Sera», 25 luglio 2026. AMICIZIE CREDIBILI. Toh! Proprio quel De Gregorio incontrato dal calunniatore del card. Becciu, Nicola Giampaolo, scelto da Ranucci come testimone (poi condannato per calunnia)! Com'è piccolo il mondo! -
Ranucci: «In Rai un po' di mafia e massoneria», in «La Verità», 25 luglio 2026. Toh! E pensare che quando getta fango sulla Chiesa, diffondendo calunnie assurde contro un innocente, millanta di farlo in quanto "cattolico", questo amico fratermo del massone Lavitola, vicedirettoe della Rai. -
Report e il Vaticano, chi ha mentito?, in Franco Zanghi (FB), 25 luglio 2026. «Quando una fonte televisiva viene condannata per calunnia in due gradi di giudizio, il programma che l'ha trasmessa ha il dovere di tornare sull'argomento?» (Vale per Report, come vale per la Rsi) È un contributo creato solo con l'IA, ma le informazioni sono corrette. -
Ginevra Leganza, “Ranucci ha riabilitato l’amicizia con i massoni”, dice il gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, in «Il Foglio», 25 luglio 2026. «Maestro, vi fa piacere se, nel profondo, Ranucci vi è amico? “Non ci dispiace. Ma nemmeno gli chiediamo di esserlo. Però sa, tutto questo è soltanto un riflesso del nostro magnifico paese”». Sull'amico fraterno del massone Lavitola che ha «riabilitato l'amicizia con i massoni», il vicedirettore della Rai. -
L'ex amico Sergio De Gregorio: "Lavitola? Affascinante ma porta guai, povero Ranucci...", in «Adnkronos», 26 luglio 2026. Mestatori nel torbido e gente esperta nel metter(si) nei guai. RANUCCI incontra Lavitola. LAVITOLA incontra De Gregorio. DE GREGORIO incontra Giampaolo. GIAMPAOLO incontra Ranucci per diffondere calunnie su Report. -
Andrea Paganini (Facebook, 27 luglio 2026): «DUE DOMANDINE: 1) Di chi parlava Sigfrido Ranucci nell'ormai famoso audio mandato a Valentina Pelliccia, uscito in questi giorni? Di Antonello Montante, condannato in via definitiva per corruzione e per aver gestito un sistema di spionaggio e dossieraggio. 2) Quale nome emerge dall'agenda di Montante? Quello di Giuseppe Pignatone, il giudice vaticano che ha condannato un innocente in un processo farsa e che ora è indagato per favoreggiamento alla mafia.» -
Martino Villosio, De Gregorio: "Lavitola portatore di guai", in «TG1», Rai1, 27 luglio 2026. Il TG1 di stasera sui contatti opachi di Sigfrido Ranucci, da Lavitola a De Gregorio; quest'ultimo esaltato da Nicola Giampaolo, il testimone farlocca – calunnioso – di Ranucci. -
Andrea Paganini (Facebook, 27 luglio 2026): «Esattamente cinque anni fa, il 27 luglio 2021, iniziava il processo più assurdo e grottesco della storia. Cosa ha ottenuto l'accusa in cinque volte 365 giorni di persecuzione mediatico-giudiziaria? Un buco nell'acqua. E una sentenza di primo grado senza un briciolo di prova, emessa da un giudice ricattabile e indagato per favoreggiamento alla mafia; sentenza ormai dichiarata praticamente nulla dalla Corte d'Appello, perché il processo non ha rispettato i requisiti minimi di rispetto dei diritti umani alla difesa: i promotori di (in)giustizia – disobbedendo agli ordini di cinque anni fa – hanno nascosto le prove decisive, che potevano tornare utili agli imputati, a proprio piacimento, e inoltre papa Francesco ha firmato delle leggi ad hoc (altro che "La legge è uguale per tutti"!) mantenute segrete (leggi che non si possono leggere!). Non è che l'opinione pubblica mondiale – e lo stesso Papa – sia stata vittima di un'opera di distrazione di massa, anzi di diffamazione e di calunnia, di cui è diventata compice, ai danni di un capro espiatorio innocente? E intanto un innocente è ancora appeso alla croce. PS: Il Papa, dopo un anno di processo, diceva: "La Chiesa guarisca, non si difenda dalla verità". E invece... che orrore e che macchia sulla storia della Chiesa!»

















































