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Il processo in Vaticano (trentesima parte)
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«E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi» (Matteo 10,19-20).
> Si leggano anche le scorrettezze compiute dalla Giustizia vaticana.
Fari Pad (Facebook, 16 maggio 2026): «La Waterloo della giustizia Vaticana nel "processo del secolo" nello Stato del Vaticano. Libera riflessione: il rinvio a giudizio del luogotenente Pasquale Striano per dossieraggio abusivo-può riguardare il "processo del secolo Card.Becciu"? La storia, seppur a posteriori, parrebbe presentare un conto decisamente salato: il processo di primo grado - pur dinanzi a fatti ancora pienamente da accertare nelle sedi opportune - sembrerebbe essersi manifestato attraverso il ruolo di attori che risulterebbero a vario titolo inquisiti, indagati, rinviati a giudizio o comunque stiorati dal sospetto di trame poco trasparenti e, potenzialmente, persino illecite. Proprio in questo contesto, le difese del maxi processo Becciu hanno chiesto l'acquisizione degli atti della Procura della Repubblica di Roma riguardanti l'ex finanziere Pasquale Striano, per il quale i pm capitolini hanno chiesto il rinvio a giudizio nell'inchiesta sui dossieraggi e gli accessi abusivi. Sussisterebbe infatti il fondato timore che tale attività di dossieraggio possa aver riguardato anche alcuni dei condannati in primo grado nel cosiddetto "processo del secolo contro il Card. Becciu". Un impianto che parrebbe cedere pezzo dopo pezzo nei suoi punti essenziali: Pignatone indagato. Il presidente del Tribunale vaticano Giuseppe Pignatone risulta indagato per gravi reati di mafia. Striano a giudizio: L'ex finanziere Pasquale Striano è stato ufficialmente rinviato a giudizio dalla Procura di Roma per accesso abusivo a sistema informatico e rivelazione di segreti. Il caso Diddi: Il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi afferma di non conoscere Francesca Immacolata Chaouqui. Sarà vero? Intanto, dopo essere stato reso ammissibile di ricusazione dalla Corte d'Appello vaticana, si astiene in Cassazione da rappresentare l'accusa pur di evitare la ricusazione. Il flop internazionale: I giudici britannici e svizzeri continuano a dare torto al Vaticano per quanto concerne la gestione del palazzo di Londra. Il paradosso Perlasca: Monsignor Alberto Perlasca, inizialmente descritto come inetto, incapace e principale responsabile del danno sul palazzo di Londra, viene prosciolto e persino promosso magistrato. Testimonianze manipolate:La ricostruzione dei fatti evidenzia come la testimonianza chiave di Perlasca sia stata manipolata da due pregiudicate, la Chaouqui e Genoveffa Ciferri. Inquinamento delle prove: Emerge l'ombra del commissario della Gendarmeria vaticana, Stefano De Santis, che pare suggerisse direttamente alla teste Chaouqui cosa riferire in aula. Dal 22 giugno 2026 la Corte d'Appello Vaticana sarà chiamata a un compito altissimo: non solo restituire l'onorabilità ingiustamente sottratta a un Principe della Chiesa, il Cardinale Becciu, ma anche ridare quella giusta credibilità istituzionale e morale di cui la Santa Romana Chiesa è stata, pare stoltamente privata.»
Il processo Becciu torna a vacillare: denunciano omissioni nelle prove chiave, in «Infovaticanca», 18 maggio 2026. Quando la giustizia occulta la verità... Eppure, ci è stato promesso, sarà la verità a farci liberi. Anche in spagnolo.
Becciu lawyers ask Vatican appeals court to halt new trial, in «Clerical Whisper», 18 maggio 2026.
Fari Pad (Facebook, 22 maggio 2026): «In attesa del 22.06.2026: prima udienza della Corte d'Appello Vaticana. Si apre un'autostrada verso l'assoluzione del Cardinale Becciu. Mentre ci si avvicina al secondo grado di giudizio, il castello accusatorio contro il Cardinale Becciu non si sta semplicemente incrinando: sta letteralmente implodendo sotto il peso di rivelazioni e documenti sconcertanti. Quello che emerge non è più solo un processo, ma un groviglio opaco di violazioni procedurali, ingerenze esterne e zone d'ombra che minano alla radice la credibilità dell'intera inchiesta sulla compravendita del palazzo di Sloane Avenue. 1. Il vulnus insanabile: la violazione dell'Art. 355 с.р.p. La recente memoria difensiva sull'omesso deposito del Promotore di Giustizia (PdG), depositata il 13 maggio 2026, mette a nudo una violazione frontale e gravissima dell'articolo 355 del Codice di Procedura Penale. Non è un dettaglio tecnico, è una questione di legalità: il sequestro di atti e documenti operato dalla polizia giudiziaria deve seguire regole rigide di convalida e deposito. Omettere questi passaggi o sottrarre elementi al fascicolo significa violare il diritto costituzionale alla difesa, alterando la parità delle parti e inquinando la trasparenza del processo. Un'anomalia che da sola dovrebbe far crollare qualsiasi pretesa punitiva. 2. Manipolazioni, chat e "suggerimenti" ai testimoni: A questo si aggiunge lo scenario inquietante ricostruito dalle inchieste giornalistiche (...). Una presunta e inaccettabile commistione che vede il commissario della gendarmeria De Santis - braccio destro del PdG Alessandro Diddi - nel ruolo di "suggeritore" occulto nei confronti del testimone chiave, mons. Perlasca, imbeccandolo su cosa dire durante gli interrogatori. Un quadro di pressioni e manipolazioni confermato da una mole impressionante di messaggi e chat: 278 pagine di conversazioni tra la Ciferri e mons. Peña Parra (attuale numero due della Segreteria di Stato, ruolo un tempo ricoperto con indiscutibile onore proprio da Becciu) e altre 42 pagine tra la stessa Ciferri e il prof. Diddi. Una fitta trama ordita per indurre in errore il Pontefice e distruggere la reputazione di Becciu, culminata in condanne di primo grado del tutto ingiuste. (...) 3. La cronologia della vergogna: gli accessi abusivi di Striano. Il quadro diventa ancora più devastante con le rivelazioni sul tenente della Guardia di Finanza Pasquale Striano. Secondo gli atti (capo 57 dell'indagine condotta insieme all'ex pm Laudati), Striano avrebbe effettuato accessi abusivi alle banche dati su figure chiave dell'inchiesta vaticana già a partire dal 19 luglio 2019. Ma c'è un dettaglio temporale macroscopico: il Vaticano annuncerà le perquisizioni solo il 1° ottobre 2019, e i nomi diventeranno pubblici il giorno dopo. Come faceva un finanziere italiano a "indagare" abusivamente su quegli stessi soggetti mesi prima che l'inchiesta vaticana fosse di pubblico dominio? Questo vuoto temporale pesa come una confessione mancata e suggerisce un travaso di informazioni del tutto illegittimo. (...) 4. Il giallo istituzionale dello 007 italiano: addio alle rogatorie. A chiudere il cerchio, la fragorosa dichiarazione dell'avvocato Lodovico Mangiarotti su La Repubblica (17.05.2026), difensore dell'agente segreto italiano Giuseppe Del Deo. Il legale ha confermato che Del Deo non solo aveva un pass d'accesso allo spaccio vaticano mai ritirato, ma che le autorità d'oltretevere avevano chiesto "cooperazione" sul caso Sloane Avenue. (...) L'avvocato di Del Deo, il penalista Lodovico Mangiarotti precisa: «In Vaticano, Del Deo aveva una tessera per accedere allo spaccio e nessuno gliel'ha mai ritirata: è scaduta. Con la Santa Sede non ci sono mai stati problemi. In passato solo interlocuzioni ufficiali, perché le autorità vaticane avevano chiesto di cooperare sul caso Sloane Avenue.» Qui il caso si tinge di giallo istituzionale: Del Deo è un agente dei servizi segreti di uno Stato estero (l'Italia). Qualsiasi cooperazione investigativa con la Santa Sede su una materia così delicata non poteva basarsi su "richieste di cortesia" o interlocuzioni informali. Avrebbe dovuto tassativamente seguire i canali ufficiali della rogatoria internazionale tra Stati sovrani. (...) Chi ha deciso di bypassare i protocolli formali e le leggi internazionali? Sotto quale interesse, e da parte di chi, è arrivata la pressione per coinvolgere direttamente uno 007 italiano fuori da ogni regola? Le parole della difesa aprono scenari inquietanti sui reali motivi dietro questo coinvolgimento e confermano il sospetto di un'indagine condotta al di fuori di ogni binario legale. Sintesi finale: Il processo d'appello del 22 giugno non sarà solo il giudizio sul Cardinale Becciu, ma sara il processo ai metodi usati per condannarlo. Di fronte a omissioni di atti (art. 355 с.р.p.), testimonianze pilotate da investigatori, accessi abusivi preventivi e agenti segreti reclutati fuori dalle rogatorie internazionali (naturalmente dietro opportuna verifica). La Corte d'Appello non potrà ignorare la realtà: l'unica via rimasta per giustizia ed equità è una totale, limpida e doverosa assoluzione» (Fari Pad, Facebook 22 maggio 2026). L'immondo complotto montato contro il card. Becciu, che fa impallidire la malagiustizia montata contro Enzo Tortora o Alfred Dreyfus, intrecciato ai più alti vertici vaticani, rimarrà come una macchia indelebile sulla storia della Chiesa. Becciu è completamente innocente. Vittima, anzi, di un mascariamento mafioso senza precedenti, a livello mondiale. PS: è davvero necessario aspettare un altro mese, con un innocente inchiodato a una croce?
Americo Mascarucci, Diddi, l'indagine sull'ipotesi di sede impedita per VXVI e le conseguenze surreali, in «Stylum Curiae», 25 maggio 2026. «Diddi è anche e soprattutto il magistrato che ha condotto le indagini e costruito l’accusa contro il cardinale Angelo Becciu sul Palazzo di Londra e il cui operato è stato “censurato” dalla Corte d’Appello vaticana, che ha chiesto di rifare il processo a carico del porporato, evidenziando come gli atti d’accusa fossero coperti da troppi omissis che hanno leso parzialmente il diritto della difesa. E non è finita qui. Diddi è stato anche il destinatario dei rescripta con cui papa Francesco ha concesso poteri straordinari all’ accusa, cioè a lui stesso, nelle indagini su Becciu e che sempre i giudici d’appello hanno contestato perché non portati (uno in particolare) a conoscenza delle difese in tempo utile, ledendo ulteriormente il diritto alla difesa. Un fallimento su tutta la linea che sembra reiterarsi visto che, gli atti più delicati, continuano ad essere prodotti con gli omissis. In barba alla richiesta di produzione integrale dei giudici di appello».
Franca Giansoldati, Processo Becciu la Corte d'Appello stringe il cerchio attorno al Promotore Diddi, nuova ordinanza e a settembre riprende il processo, in «Il Messaggero», 26 maggio 2026. «Con una ordinanza depositata due giorni fa, i giudici d’appello hanno imposto al pm un termine perentorio — il 30 giugno — per chiarire in modo definitivo quali siano oggi le accuse ancora contestate agli imputati e su quali prove concrete si fondino. La richiesta della Corte non è soltanto formale. Dopo la sentenza di primo grado firmata da Giuseppe Pignatone un anno fa, l’impianto accusatorio costruito dall’ufficio del Promotore di giustizia è infatti uscito profondamente ridimensionato. Molti dei reati contestati inizialmente sono caduti o sono stati drasticamente ridotti, soprattutto quelli legati alla controversa compravendita del palazzo londinese di Sloan Avenue, il cuore dell’intero procedimento. (...) La nuova ordinanza appare quindi come una vera messa all’angolo dell’accusa. Stavolta la Corte obbliga Diddi non soltanto a depositare il materiale ancora coperto da omissis, ma anche a rendere finalmente intellegibile la struttura residua del processo dopo la sentenza Pignatone: quali imputazioni restano, contro chi, e sostenute da quali elementi probatori. (...) Il rischio concreto è che il processo d’appello si trasformi progressivamente in un “processo sul processo”: non più soltanto sulla gestione dei fondi della Santa Sede, ma sulla tenuta stessa delle regole procedurali e delle garanzie difensive dentro il sistema giudiziario vaticano.» Non capisco cosa c'entri ancora l'ignobile Alessandro Diddi in questa vicenda (dovrebbe esserne escluso definitivamente e dovrebbe aver passato tutto il materiale probatorio ai suoi successori, oltre che alle difese...!). E intanto ancora perdono tempo! Puzza terribilmente di "penultimatum" (e di credibilità perduta). Stanno ancora giocando con la vita delle persone innocenti? Anche in francese. E in tedesco.
Vik van Brantegem, Processo Becciu in appello: il "processo sul processo" che scuote la giustizia vaticana, in «Korazym», 27 maggio 2026. Un porcile nella magistratura vaticana? «Con un provvedimento depositato nei giorni scorsi, la Corte ha fissato al 30 giugno 2026 il termine entro cui il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi dovrà finalmente depositare integralmente gli atti sui quali si fonda l’accusa, comprese chat, videoregistrazioni e documenti che durante il primo grado erano stati trasmessi solo parzialmente o con ampi omissis. (...) La situazione appare paradossale e senza precedenti: ci si trova ormai in pieno giudizio d’appello, dopo una condanna di primo grado pronunciata dal Tribunale presieduto da Giuseppe Pignatone, e tuttavia la Corte è costretta ancora oggi a chiedere chiarimenti fondamentali sull’impianto accusatorio e sulle prove effettivamente utilizzabili. È inevitabile che sorga una domanda inquietante: su quali basi si è formata la sentenza di primo grado, se solo ora si pretende una piena disclosure degli atti, prima di procedere in secondo grado? (...) Le difese sostengono da tempo che il mancato deposito integrale degli atti costituisca una grave violazione sia dell’articolo 355 del Codice di procedura penale vaticano sia del canone 1598 del Codice di Diritto Canonico, che tutela il diritto degli imputati a conoscere pienamente gli elementi d’accusa. Da qui la richiesta di dichiarare nullo l’intero procedimento. (...) la questione investe direttamente la credibilità del sistema giudiziario vaticano e la tenuta delle garanzie difensive, quindi di un giusto processo, all’interno dello Stato della Città del Vaticano. Se il nodo centrale diventa la corretta formazione della prova, la completezza degli atti e il rispetto del diritto di difesa, allora il giudizio d’appello finirà inevitabilmente per concentrarsi non più soltanto sugli imputati, ma sul metodo stesso con cui l’intero procedimento è stato istruito (dal Promotore di Giustizia vaticano Alessandro Diddi) e celebrato (dal Tribunale vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone).»
Salvatore Izzo, Il cardinale Becciu deve aspettare ancora perché la sua innocenza sia riconosciuta dalla Magistratura del Vaticano ma ogni passaggio giudiziario sta rafforzando la sua Difesa, in «Faro di Roma»« 27 maggio 2026. «Si apre una nuova fase nella vicenda giudiziaria che coinvolge il cardinale Angelo Becciu, sulla cui totale innocenza non sussistono ormai dubbi. (...) Al centro delle obiezioni avanzate dagli avvocati vi sarebbero anomalie procedurali, criticità nella conduzione dell’inchiesta e aspetti ritenuti suscettibili di incidere sul pieno esercizio del diritto di difesa, come dimostra anche quanto emerso dalle chat tra la Ciferri e la Chaouqui che raccontano il complotto per danneggiare il cardinale con false accuse basate su false prove e false testimonianze. (...) Il cardinale Becciu, dal canto suo, ha sempre respinto ogni accusa, rivendicando la correttezza del proprio operato negli anni trascorsi ai vertici della Segreteria di Stato e sostenendo la propria totale estraneità rispetto agli addebiti contestati. In più occasioni il porporato ha ribadito di confidare nella possibilità che emerga la verità dei fatti e che venga riconosciuta la propria innocenza.»
Becciu, la Corte approfondisce le eccezioni sollevate dalla difesa, in «Il Dubbio», 28 maggio 2026. Dopo sei anni di malagiustizia, la Corte prende tempo. O perde tempo? «"La Corte, che già aveva preso atto della fondatezza delle istanze difensive, condividendole, ha manifestato la volontà di approfondire e consentire il massimo grado di verifica delle questioni. Siamo fiduciosi perché riteniamo fondate sia le argomentazioni giuridiche in ordine alle eccepite violazioni processuali, sia quelle sostanziali a sostegno dell’assoluta innocenza del Cardinale Becciu", afferma Viglione. (...) Il cardinale Becciu ha sempre respinto gli addebiti, ribadendo la propria estraneità ai fatti contestati e rivendicando la correttezza del proprio operato durante gli anni trascorsi ai vertici della Segreteria di Stato.» La verità brucia, ma è l'unica che può salvare!
Processo Becciu, al 30/6 il nuovo termine per il deposito degli atti, in «Ansa», 28 maggio 2026.
Vik van Brantegem, Il processo vaticano al Cardinal Becciu, una vergogna incancellabile e danno incalcolabile per la Chiesa, in «Korazym», 29 maggio 2026. Una Chiesa automasochista? Più la Chiesa rinvia lo svelamento della verità, più si fa del male. «Per quanto tempo ancora dobbiamo restare in attesa che la giustizia venga resuscitata nello Stato della Città del Vaticano? (...) E i tempi si allungano sempre di più. Pare di assistere ad una Processione danzante di Echternach, in cui i pellegrini avanzano al ritmo di una polka tradizionale, eseguendo una caratteristica sequenza: tre passi in avanti e due passi indietro, compiendo così cinque passi per avanzare di un solo passo. (...) Il deposito integrale degli atti è stato uno degli aspetti più controversi del cosiddetto processo giunto al secondo grado, ed è stato uno degli aspetti centrali nel primo pronunciamento della Corte d’appello il 17 marzo scorso quando la Corte presieduta dal Decano della Rota romana, Mons. Alejandro Arellano Cedillo, aveva decretato la “nullità relativa” del primo grado e ordinato “la rinnovazione del dibattimento” con il deposito in Cancelleria di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio. Obbligo inadempiuto da parte del Promotore di Giustizia al primo termine del 30 aprile scorso. Va ricordato che tutte le ordinanze finora emesse dalla Corte d’appello vaticana sconfessano l’operato del Promotore di Giustizia e dei giudici di primo grado. Le reazioni suscitate dall’ennesimo rinvio e dalle persistenti omissioni documentali convergono su alcuni punti fondamentali: la denuncia di gravi violazioni del diritto di difesa; l’accusa di avere occultato elementi istruttori rilevanti, comprese chat e documenti ritenuti decisivi; la contestazione dei continui mutamenti delle motivazioni addotte dall’accusa per giustificare il mancato accesso agli atti; il sospetto che i rinvii servano a evitare una pronuncia che potrebbe travolgere l’impianto accusatorio del primo grado. (...) «Processo al Card. Becciu. Finalmente c’è un giudice in Vaticano che persegue giustizia e verità e rispetta i diritti della difesa. Una verità che abbiamo sempre gridato è che Angelo Becciu è stato “crocifisso” con prove occultate, capi di imputazione cambiati rispetto a quelli iniziali, rescripta papali retroattivi e non pubblicati, testimoni manipolati e gratificati con promozioni, collusioni tra Promotore di Giustizia e testimoni, Presidente di tribunale con una storia personale piena di ombre» (Antonino Solarino). «Appare chiaro che la Nomenklatura della ormai pseudo giustizia Vaticana, non riesce a trovare il bandolo della sempre più intricata matassa creata dalla Cricca che ha ordito le infamanti accuse peraltro avvallate da Franceschiello probabilmente è puerilmente caduto nella rete dei Pupari che avevano interesse a mettere fuori causa il Porporato Pattadese come di fatto è accaduto secondo il loro intento. Continuo ad essere stupito come il Procuratore di Giustizia delle mura Papali abbia sistematicamente dilatato i tempi, non fornendo alla Corte del Riesame le documentazioni richieste, soprattutto complete nella loro interezza senza omissioni e rimaneggiamenti. Hanno ulteriormente posticipato a settembre si spera la discussione finale della logorante causa, forse aspettando che illuminazioni divine aprano gli occhi e si spera anche il cuore di chi di dovere, dovrà decidere finalmente di mettere la parola fine alla torbida vicenda che continua a tenere in apprensione noi tutti per Angelo Becciu e la sua famiglia» (Giovanni Dettori).»
Fari Pad (Facebook 30 maggio 2026): «IL GATTOPARDO IN VATICANO: CAMBIARE TUTTO PER NON CAMBIARE NULLA. L'ordinanza della Corte d'Appello Vaticana del 25 maggio 2026 offre lo spunto per una libera riflessione su un cortocircuito che appare, a tutti gli effetti, un esercizio di stile per guadagnare tempo. Nel recepire formalmente le istanze delle difese, la Corte ha scelto di non rispondere direttamente alla cruciale eccezione di nullità della citazione dei capi d'accusa (ex art. 355 cpp) sollevata dai legali, che lamentavano la mancata consegna degli atti omissati. Di fatto, disponendo una nuova richiesta per ciò che era gia scaduto il 30 aprile, si assiste a una sorta di "gatto che si morde la coda": una Corte in evidente affanno che si arrampica sugli specchi alla ricerca di una boccata d'ossigeno, preferendo reiterare un ordine già disatteso piuttosto che sanzionarne la violazione. Ordinanza iniziale del 17 Marzo 2026 con termine al 30.04.2026 (1*) (...)Nella motivazione della citata ordinanza, codesta Ecc.ma Corte ha puntualmente richiamato la dottrina consolidata riferita al Codice Finocchiaro-Aprile, la quale pacificamente riconosceva la necessità che il pubblico ministero depositasse tutti gli atti del procedimento, nessuno escluso (...) (2*) Se la regola stabilita nell'ordinanza del 17 marzo voleva che venissero depositati tutti gli atti di accusa in forma integrale, "nessuno escluso"; entro il termine perentorio del 30 aprile, l'azione gattopardesca compiuta il 25 maggio nel concedere nuove proroghe finisce per depotenziare l'autorità del provvedimento originario. Tutto cambia nella forma, ma nulla cambia nella sostanza processuale. COSA DOVEVA SUCCEDERE IL 22 GIUGNO? La Corte avrebbe dovuto pronunciarsi sull'istanza difensiva dello scorso 13 maggio. Gli avvocati del Cardinale Becciu, di Crasso e di Mincione hanno chiesto la nullità dell'atto di citazione in giudizio. Il motivo? L'Ufficio del Promotore di Giustizia (l'accusa) ha disubbidito ai giudici, continuando a nascondere atti d'indagine fondamentali, coperti da misteriosi "omissis". Il vulnus insanabile: la violazione dell'Art. 355 c.p.p. La recente memoria difensiva sull'omesso deposito del Promotore di Giustizia (PdG), depositata il 13 maggio 2026, mette a nudo una violazione frontale e gravissima dell'articolo 355 del Codice di Procedura Penale. Non é un dettaglio tecnico, è una questione di legalita: il sequestro di atti e documenti operato dalla polizia giudiziaria deve seguire regole rigide di convalida e deposito. Omettere questi passaggi o sottrarre elementi al fascicolo significa violare il diritto costituzionale alla difesa, alterando la parità delle parti e inquinando la trasparenza del processo. Un'anomalia che da sola dovrebbe far crollare qualsiasi pretesa punitiva. (3*) A questo scenario di rinvii si aggiunge un ulteriore paradosso, che si muove su un binario parallelo ma altrettanto emblematico. La Corte ha giustificato la sua linea sostenendo di aver recepito le istanze difensive, un atteggiamento che richiama quanto accaduto con l’ammissibilità della ricusazione del Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi. Quest'ultimo, pur essendosi appellato alla Cassazione vaticana, ha confermato la sua astensione dal processo prima ancora che la medesima si pronunciasse. Tuttavia, in questo gioco di specchi e di ruoli, il Promotore rimane formalmente alla guida dell'intero Ufficio. Una formula che, ancora una volta, sembra incarnare perfettamente il motto di sapore lampedusiano: cambiare la superficie per preservare intatta la struttura.» Anche il giudice Pignatone, cinque anni fa, aveva ripetuto moltissime volte l'ordine di consegnare il materiale probatorio in modo integrale («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). Per ben sette mesi. E poi che ha fatto? Ha rinunciato (AP).
«Nicodemo faceva parte del Sinedrio, il Consiglio dei capi d’Israele. Quando nel Sinedrio sentì parole di disprezzo verso Gesù, invitò tutti ad ascoltarlo prima di condannarlo» (Leone XIV, 31 maggio 2026). Contro la violazione del diritto umano alla presunzione d'innocenza, da parte di chi condanna precipitosamente, impulsivamente e in modo disinformato. E condannando anche innocenti!
Vik van Brantegem, Le lezioni di Tucidide e Manzoni applicate al caso Becciu, in «Korazym», 31 mggio 2026. Tucidede e Manzoni – citati nei miei post FB – sono diventati fecondi! Dalla "Storia della colonna infame" di Manzoni ho tratto anche qualche altro pensiero: «Que' giudici condannaron degl'innocenti, che essi, con la più ferma persuasione dell'efficacia dell'unzioni, e con una legislazione che ammetteva la tortura, potevano riconoscere innocenti; e che anzi, per trovarli colpevoli, per respingere il vero che ricompariva ogni momento, in mille forme, e da mille parti, con caratteri chiari allora com'ora, come sempre, dovettero fare continui sforzi d'ingegno, e ricorrere a espedienti, dei quali non potevano ignorare l'ingiustizia»; «... il timor di mancare a un’aspettativa generale, di parer meno abili se scoprivano degl’innocenti, di voltar contra di sé le grida della moltitudine, col non ascoltarle; il timore fors’anche di gravi pubblici mali che ne potessero avvenire: timore di men turpe apparenza, ma ugualmente perverso, e non meno miserabile, quando sottentra al timore, veramente nobile e veramente sapiente, di commettere l’ingiustizia.»
Procès Becciu: vers le naufrage?, in «Golias», 17 giugno 2026. Verso il naufragio automasochista? Si avvicina la nemesi storica in Vaticano? La Storia sarà impietosa. «Il "processo del secolo" sta crollando su se stesso? La giustizia del Vaticano sarà finalmente riuscita a dimostrare che non è una giustizia? Nel momento in cui lo svolgimento del processo, le sue modalità di funzionamento, i suoi meccanismi - accusa, tribunale, interventi del papa - sono messi in discussione, e si mettono in discussione contro la loro volontà, alcuni si chiedono: è il momento di fare il processo del processo, o si potrà finalmente tenere il processo detto dell'edificio di Londra?» «Le "procès du siècle" est-il en train de s’effondrer sur lui-même? La justice du Vatican va-t-elle finalement avoir réussi à démontrer qu’elle n’en est pas une? Au moment où la tenue du procès, ses modes de fonctionnement, ses rouages – accusation, tribunal, interventions du pape - sont mis en question, et se mettent eux-mêmes en question sans le vouloir, certains s’interrogent: est-il temps de faire le procès du procès, ou bien va-t-on pouvoir tenir enfin le procès dit de l’immeuble de Londres?» Nulla è più importante della verità e del rispetto delle persone.
Fari Pad (Facebook 20 giugno 2026): «Il caso Striano al centro del nodo giuridico: i perimetri dei poteri concessi da Bergoglio a Diddi. STATO DI DIRITTO AL COLLASSO? SE IL DOSSIERAGGIO ENTRA NEL PROCESSO VATICANO. Libere riflessioni sugli accessi abusivi del finanziere Pasquale Striano sulla vicenda che vede condannato in primo grado il Cardinale Becciu. Perché, le difese richiedono l'accertamento dei fatti? È stato violato il "giusto processo"? Nel tortuoso percorso del processo d'appello in Vaticano, sta emergendo una verità amara: l'istanza di legalità, di trasparenza e di rispetto delle regole non sembrerebbe arrivare dagli uffici inquirenti, bensì pare, dalle richieste pressanti dei collegi difensivi. Sono gli avvocati degli imputati a dover esigere il rispetto del codice, di fronte a zone d'ombra che definire inquietanti sarebbe un eufemismo. Al centro di questo gravissimo problema giuridico si collocherebbe proprio la figura del finanziere Pasquale Striano e la nota vicenda degli accessi abusivi alle banche dati. Un nodo cruciale che l'accusa vaticana avrebbe ignorato o liquidato con troppa fretta, ma che le difese stanno invece richiedendo con forza di approfondire, pretendendo che si faccia piena luce sull'origine dei dati utilizzati per far partire l'inchiesta. Il fulcro del problema risiede nel superamento di confini che non sono solo procedurali, ma internazionali. Ci si troverebbe di fronte al paradosso di accessi illeciti e dossieraggi che avrebbero violato non solo i diritti dei singoli, ma i rapporti legali e di sovranità che regolano le relazioni tra due Stati distinti, come l'Italia e la Città del Vaticano. Appare assolutamente impensabile e inverosimile che Papa Francesco avesse autorizzato o potesse minimamente immaginare una simile deriva metodologica. I decreti sovrani (rescripta) concessi dal Pontefice al Promotore di Giustizia Alessandro Diddi avrebbero dovuto muoversi all'interno di un perimetro investigativo legittimo, e non certo trasformarsi in una "carta bianca" capace di giustificare l'utilizzo o la tolleranza di pratiche illegittime compiute a monte delle indagini. Se l'ufficio dell'accusa avesse deliberatamente ignorato l'origine illecita di tali accessi, o se peggio ne avesse beneficiato senza disporre accertamenti su chi materialmente abbia ordinato quelle intrusioni oltretevere o in Italia, ci troveremmo davanti a una palese violazione del principio del giusto processo. La giustizia non può nascere dall'illegalità. Se chi la deve tutelare preferisse non indagare sui metodi con cui sono state confezionate le accuse, allora lo Stato di Diritto verrebbe meno. Ed è per questo che la battaglia delle difese per la nullità del primo grado non sarebbe un semplice cavillo, ma una necessaria difesa della legalità internazionale». La giustizia non può nascere dall'illegalità; in questo caso poi non si cercava la giustizia, bensì – consapevolmente – l'ingiustizia.






