Prima della fama

 

Quando Piero Chiara si scaldava i muscoli scrivendo in provincia

 

C'� un Piero Chiara minore che possiamo apprezzare nelle pagine del "Quaderno di un tempo felice", fatto di pezzi mai raccolti in volume e scritti prima della consacrazione negli anni Sessanta. Uno sguardo sulla borghesia italiana, la stessa che verrˆ presa di mira da un formidabile Ugo Tognazzi ne "La stanza del Vescovo", il film ispirato al romanzo di Chiara.

Pezzi in gran parte dimenticati, mai raccolti in volume, parlano di un Piero Chiara minore, che sta quasi riscaldandosi i muscoli in provincia, in attesa di esplodere, nei primi Sessanta, con ÒIl piatto piangeÓ, il suo primo romanzo importante pubblicato da Mondadori su sollecitazione del poeta e conterraneo Vittorio Sereni. Insomma, una bella mazzetta di inediti o gi� di l“ propone lÕinteressante volume curato da Andrea Paganini ed edito con il titolo di Quaderno di un tempo felice da Aragno.

Si tratta allÕingrosso di prose di genere misto: ÒRacconti, reportage di viaggio o guide turistiche, riassunti di opere di grandi romanzieri, scritti di critica letteraria e altre prose di carattere informativo, storico o ornitologicoÓ. Il contesto �, almeno per i testi creativi, rigorosamente Òalta LombardiaÓ. Precisamente, Òdove i laghi sono ancora ristretti tra i montiÓ e dove Òstanno raccolti alcuni paesi di ignorata bellezzaÓ.

Un particolare ruolo tocca poi ai vicoli della vecchia Luino, per lÕappunto gli stessi calpestati da Chiara giovinetto. ÒChi ha vissuto fra quelle vie intorte, sotto quei fiumi geometrici di cielo azzurro che le gronde dei tetti conducono dalla Chiesa al lago, e si � visto crescere di anno in anno, riflesso il volto ai vetri delle accanite bottegucce", osserva lo scrittore del Varesotto, "novera quei tempi fra le epoche felici del mondo e cerca spesso il quaderno di memoria dove i calmi paesi sono composti come fiori morti di lontane stagioniÓ.

Quindi, quasi un idillio. Eppure, se in certi brani si respira unÕaria un tantino acerba e forse persino presuntuosa, sÕincontrano nella silloge di Aragno anche spaccati ambientali e ritratti che anticipano il Chiara maggiore. Il riferimento � a quegli spunti dove si intravede il talento affabulatore di un narratore che, come nessun altro nel Dopoguerra, si dimostrerˆ capace di costruire situazioni e personaggi avvincenti, osserva uno dei suoi critici accreditati, Mauro Novelli, Òa partire dai materiali pi� negletti, sviliti, ridicolizzati dallÕalta cultura letteraria novecentesca, illuminando mentalitˆ e abitudini della borghesia piccina in un angolo fuori mano della penisola, ritratto per lo pi� nel Ventennio fascistaÓ.

Ancora sullo sfondo, per il momento, resta la ben nota ÒlicenziositˆÓ dello scrittore maturo, non cos“ quella Òpoetica scanzonata della mediocritas, del pettegolezzo curioso e sornione, della caricatura grottescaÓ, altro autentico jolly allÕorigine dello straordinario successo presso i suoi lettori.

(BB)

 

In: ÇL'OccidentaleÈ, 22 marzo 2009.

 

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