Sul "caso Becciu" in generale

Trentaseiesima parte    

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  1. BulletIgnazio Ingrao, Inammissibile il ricorso in appello del promotore di giustizia, in «TG1», Rai1, 13 gennaio 2026.

  2. BulletVik van Brantegem, Il processo Becciu e la giustizia vaticana. Le parole di un vaticanista fuori dal coro, in «Korazym», 13 gennaio 2026.

  3. BulletAndrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, il promotore si fa da parte, il processo continua, in «Acistampa», 13 gennaio 2026. «Alessandro Diddi ha deciso di astenersi dal processo, uscendo di scena proprio quando probabilmente molto di ciò che era avvenuto in primo grado sarebbe stato considerato inaccettabile nel secondo. (...) Si era arrivati alle udienze dell’appello con un pregresso complesso da gestire presso la Santa Sede. Prima di tutto, c’era la spada di Damocle della decisione della Commercial Court di Londra, sollecitata da Raffaele Mincione. Questi aveva chiesto alla Commercial Court londinese di pronunciarsi in merito alla sua buona fede, alla sua presunta condotta fraudolenta, alla sua presunta truffa. E la Corte ha accettato le tesi di Mincione in 29 dichiarazioni su 31 (...). Quindi, in estate erano state pubblicate alcune intercettazioni che avevano mostrato se non altro una pressione su uno dei testimoni, monsignor Alberto Perlasca, e che coinvolgevano il promotore di Giustizia Diddi. Questi era stato ricettore lui stesso dei messaggi. (...) Le sentenze saranno ribaltate? Oppure si arriverà a dichiarare persino nullo il processo di primo grado?»

  4. BulletT.G., Diddi piange in Cassazione ma il processo non è il suo show, in «Silere non possum», 13 gennaio 2026. «... la sua permanenza nel procedimento era del tutto incompatibile con l’esercizio sereno e imparziale delle funzioni requirenti: in un processo in cui tali rapporti e interlocuzioni assumono rilievo, Diddi non può continuare a operare come Promotore di Giustizia. Che l’avvocato romano fosse pienamente consapevole della gravità di quelle conversazioni lo conferma un dato preciso: alle difese venne di fatto impedito di accedere a quegli atti. In coordinamento con Giuseppe Pignatone, oggi coinvolto in procedimenti penali italiani nei quali vengono ipotizzati legami con la criminalità organizzata, il contenuto delle chat fu reso praticamente inaccessibile perché omissato quasi integralmente, privando le parti della possibilità di verificarne portata e implicazioni. (...) Alessandro Diddi ha trasformato il ruolo di Promotore di Giustizia di uno Stato peculiarissimo in un palcoscenico inaccettabile. (...) Un Promotore di Giustizia non è un protagonista ferito. Non è un imputato della reputazione. Non è una parte che chiede tutela emotiva. È un organo che esercita una funzione pubblica, in nome dello Stato, e la sua credibilità sta nella sobrietà, nell’impersonalità, nella distanza dal narcisismo processuale. Qui invece si legge l’opposto: l’istituzione piegata al carattere, il ruolo confuso con l’ego, la procedura percepita come un affronto. E il risultato è un atto che - al netto delle formule - suona come una supplica: “guardate cosa mi state facendo”. La Cassazione, con l’Ordinanza 24/25, prende atto dell’astensione e sospende, di fatto, la decisione sulla ricusazione perché l’astensione rende superfluo quel passaggio. Ma le carte restano. E restano come fotografia di un metodo: quando chi dovrebbe rappresentare lo Stato del Papa porta davanti al Collegio, composto in maggioranza da cardinali, la categoria dell’“amarezza”, non sta solo sbagliando tono. Sta mostrando di non aver compreso che la legge non è il suo palcoscenico e che un Promotore di Giustizia non è la star del processo penale. È chiaro che, alla luce di quanto sta accadendo, il Santo Padre Leone XIV dovrà presto mettere mano anche a questo ufficio.» Anche in inglese.

  5. BulletFrancesco Peloso, Le chat e l'astensione. Il caso Becciu segna il tramonto di Diddi, in «Domani», 14 gennaio 2026.

  6. BulletAndrea Gagliarducci, Fiscal del Vaticano se aparta mientras avanza la apelación del juicio por propiedad en Londres, in «Aciprensa», 14 gennaio 2026. Anche in inglese.

  7. BulletSolarino Antonino, Nella giustizia in Vaticano si può tornare a credere, in «Facebook», 14 gennaio 2026. «Dopo anni di ingiustizia e di sofferenza inflitta ad innocenti, dopo quattro rescripta con norme retroattive a vantaggio dell'accusa e a danno degli imputati, dopo le prove occultate a danno degli imputati, dopo le promozioni di colpevoli in cambio di bugie, dopo le testimonianze messe in bocca a testimoni da parte dei vertici della gendarmeria (a proposito a quando la rimozione?), dopo le scorrettezze di promotori di giustizia preoccupati di mettere in scena show personali e di presidenti di tribunali indagati per mafia, dopo l'assurdita di condanne senza prove a persone a cui viene negato, dal papa precedente, il sacro diritto ad appellarsi, la corte di appello e la cassazione stanno provando a ricostruire dalle macerie " grazie anche ad un Papa che non interferisce e rispetta l'autonomia dei giudici. Attendiamo con fiducia il processo di appello al cardinale Becciu. Siamo sicuri che la sua innocenza verrà fuori, dopo la ridicola condanna che gli è stata inflitta per peculato nonostante lo stesso tribunale abbia ammesso che mai il cardinale si sia appropriato di un solo euro.»

  8. BulletMario Mossa, Facebook, 14 gennaio 2026. «Il Promotore di Giustizia del Vaticano è stato cacciato a pedate nel sedere. Certo non lo leggerete scritto proprio così, ma siccome posso evitare l'etichetta e sono in grado di ridurre alla sintesi estrema le determinazioni della Corte di Cassazione (composta, fra gli altri, dal cardinale Zuppi), la sostanza è questa. Il Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, dopo aver ottenuto la condanna del cardinale Becciu a 5 anni e mezzo, voleva fare l'accusatore anche in appello, forse nella speranza di ottenere quanto aveva chiesto in primo grado: 7 anni e 3 mesi. I cardinali della suprema corte vaticana, nella forma che si addice alla loro veste, in pratica gli hanno detto: ti diamo l'opportunità di andartene prima che ti mandiamo via noi. E così ha fatto.  Indubbiamente intendeva ottenere una nuova condanna. Solo che nel frattempo sono risultate chiarissime alcune cose (già evidenti per alcuni, fra i quali mi onoro di essere) con cui Diddi è riuscito a eseguire un disegno che non aveva come obiettivo la verità, ma spazzar via un alto prelato che aveva alzato un po' troppo la cresta. E come? Inventando reati inesistenti, come la questione della speculazione milionaria di Sloane Avenue. Per quello sciagurato investimento il cardinale Becciu è stato condannato per peculato. E quale peculato, visto che lo stesso giudice Pignatone ha scritto (in stridente contrasto perfino con la logica) che il porporato di Pattada non ha intascato un soldo? Peculato per omessa vigilanza. Viene da ridere, vero? E con quali prove? Semplice. Inventate quelle a favore dell'accusa e nascoste quelle che avrebbero favorito la difesa. Come le oltre 100 chat omesse, in cui risultava chiara l'architettura fasulla dell'accusa. Con testimoni discutibili e ben istruiti e con un imputato, monsignor Perlasca, diventato l'arma più potente del Promotore. Queste cose le scrivo da un paio d'anni. Ora confido nel trionfo della verità. Anche se il disegno inquinato è stato ormai compiuto ugualmente.  Ma almeno sarà salva la dignità, così malamente infangata, di don Angelino, come non hanno mai smesso di chiamarlo a Pattada e a Ozieri. Manca un pezzo. Perché? Questo lo sanno lassù e qualcuno quaggiù. È molto improbabile che si giunga un giorno alla risposta. Posso azzardare un'ipotesi. C'è stato almeno un mandante. Diddi ha più l'aria del sicario.»

  9. BulletSéisme judiciaire au Vatican: la Cour de cassation verrouille le dossier Becciu, in «Actualités», 15 gennaio 2026. «Au-delà des individus, c’est la crédibilité du système judiciaire du Vatican qui est en jeu. Le pape François avait investi un fort capital politique dans ce procès, souhaitant en faire le symbole d’une « maison propre » et d’une tolérance zéro envers la corruption financière. Cependant, l’agressivité procédurale du Promoteur de justice avait fini par susciter un malaise, même au sein de la Curie. En bloquant l’appel du procureur, la Cour suprême envoie un message clair : la lutte contre la corruption ne peut se faire au détriment des normes du droit.»

  10. BulletFilomena Indaco, Diddi si astiene dal processo d'appello: svolta nel caso Becciu, in «Il Giornale Popolare», 16 gennaio 2025. «Cadono le maschere? Si astiene chi non ha argomenti. O chi vede che i propri argomenti menzogneri si frantumano al contatto con la verità, e teme una bocciatura su tutta la linea da parte della Corte superiore. E se ne va alla chetichella, con la coda fra le gambe, chi ha parecchi scheletri nell'armadio» (AP).

  11. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, Corte di Cassazione del Vaticano: decisioni sul Procuratore di giustizia Alessandro Diddi e sull'inammissibilità del suo appello. "Ora piena innocenza pe ril card. Becciu", in «Osservazioni Casuali», 102, 10-17 gennaio 2026. E ORA, DOPO L'ALLONTANAMENTO DI DIDDI? «Questo breve comunicato, in sostanza, è un primo solido indizio che il “caso Becciu”, la cui sentenza in primo grado è in appello, con alta probabilità sarà indirizzato verso criteri e metodi di verità e giustizia e ciò dovrebbe mettere fine alle accuse architettate contro il porporato e fare entrare in questa storia la luce della trasparenza. È il momento di chiedersi: ma cosa c’era dietro a questo strano processo? Anzi, su quali basi Alessandro Diddi ha potuto spadroneggiare con acrobazie di ogni tipo? Chi e come condizionò negativamente alcune decisioni di Papa Francesco? Qual è il vero ruolo che hanno avuto il famigerato mons. Alberto Perlasca, il sostituto mons. Edgardo Peña Parra nonché lo stesso Segretario di Stato, card. Pietro Parolin? In questa storia non basta dichiarare senza equivoci la piena innocenza del cardinale Giovanni Angelo Becciu. Non basta qualsiasi tipo di risarcimento, soprattutto morale ed ecclesiale. Occorre dare alla giustizia vaticana una credibilità convincente e universalmente accettata. Occorre riformare l’ordinamento giudiziario vaticano.  Quindi servono risposte precise a molte delle domande proposte.»

  12. BulletIL METODO DIDDI. È un metodo: quando sai che i tuoi assurdi teoremi si stanno frantumando contro il muro della verità, dopo aver causato tanti danni malvagi per anni e anni, anziché ammettere d'aver avuto torto, fai un passo indietro, ti nascondi dietro il paravento, passi la mano, vigliaccamente. Oggi come 5 anni fa. È un metodo, il metodo Diddi, di Alessandro Diddi: una resa senza onore, espressione del peggiore andazzo che ha amministrato la malagiustizia negli ultimi sei anni in Vaticano!

  13. BulletAlberto Vacca, Perché il cardinale Becciu va assolto. Le accuse non reggono alla prova dei fatti, 17 gennaio 2026. «Un dato preliminare, spesso oscurato nel dibattito pubblico, è decisivo: tutte le otto accuse formulate dal promotore di giustizia nella loro originaria impostazione sono state giudicate infondate dal Tribunale. Nessuna di esse ha retto nella forma in cui era stata costruita dall’accusa. Solo tre capi di imputazione sono stati ritenuti astrattamente rilevanti, ma esclusivamente dopo una profonda e radicale riqualificazione giuridica operata dal Tribunale, che ha sostituito alle contestazioni originarie un diverso inquadramento normativo dei fatti. Questo dato, da solo, certifica il fallimento dell’impianto accusatorio del promotore di giustizia e ridimensiona fortemente la portata della condanna pronunciata in primo grado. (...) Il promotore di giustizia aveva costruito l’azione penale su otto capi d’imputazione, ampliando progressivamente il perimetro del processo ben oltre le contestazioni iniziali. Tuttavia, il Tribunale ha dichiarato cinque accuse del tutto infondate, pronunciando assoluzioni con formula piena. Le restanti tre accuse – relative al palazzo di Londra, alle donazioni alla Caritas di Ozieri e ai fondi destinati alla liberazione di suor Gloria Cecilia Narváez – non sono state accolte nella formulazione del promotore, ma sono state completamente riscritte dal Tribunale, che ha abbandonato le qualificazioni originarie per costruire un nuovo impianto giuridico funzionale alla condanna. È un passaggio cruciale: se il Tribunale si fosse limitato alle imputazioni proposte dal promotore di giustizia, nessuna condanna sarebbe stata possibile. (...) Di conseguenza, la Corte d’Appello è ora chiamata a pronunciarsi esclusivamente sui tre capi di imputazione residui, così come riqualificati dal Tribunale, e non sulle otto accuse originarie, ormai definitivamente smentite. (...) Resta tuttavia il nodo centrale: il canone 1284 disciplina obblighi di corretta amministrazione e responsabilità di natura gestionale, ma non tipizza una fattispecie penale né consente di fondare una responsabilità criminale in assenza di un dolo specifico, di un danno certo e di una violazione puntuale di norme penali determinate. La valutazione del rischio dell’investimento è stata inoltre compiuta ex post, sulla base dell’esito negativo dell’operazione, trasformando una scelta amministrativa discrezionale in una responsabilità penale retroattiva, in evidente contrasto con i principi fondamentali del diritto penale. Quanto alle donazioni alla Caritas di Ozieri è pacifico che i fondi siano stati destinati a un ente ecclesiastico e utilizzati per finalità caritative. Non è mai stata provata alcuna appropriazione né un vantaggio personale per Becciu o per i suoi familiari. (...) Infine, nel caso dei fondi destinati alla liberazione della suora rapita in Mali, il Tribunale ha escluso il peculato ma ha riqualificato il fatto come truffa aggravata, ipotizzando che Becciu abbia indotto in errore i vertici vaticani. Anche qui, però, manca qualsiasi prova del dolo, così come qualsiasi evidenza di un interesse personale. Tutti i pagamenti furono effettuati nel contesto di un’operazione autorizzata ai massimi livelli e finalizzata a salvare una vita. (...) In tutti e tre i casi, la responsabilità penale è stata affermata facendo ricorso a formule congetturali – come il noto principio «non poteva non sapere» – che sostituiscono la prova con la presunzione e ribaltano l’onere probatorio sull’imputato. Un approccio incompatibile con i principi fondamentali del giusto processo. Assolvere il cardinale Becciu non significa negare l’esigenza di trasparenza nella gestione delle finanze vaticane. Significa, al contrario, riaffermare un principio essenziale di civiltà giuridica: non si condanna per deduzione, per opportunità o per equilibrio politico, ma solo sulla base di prove certe e di qualificazioni giuridiche corrette. È ora che il processo d’appello restituisca centralità al diritto e ai fatti. Ed è per questo che, oggi più che mai, l’assoluzione di Becciu non appare solo possibile, ma necessaria.»

  14. BulletAndrea Gagliarducci, Leo XIV, the long transition, in «Mondayvatican», 19 gennaio 2026. Anche in italiano. «Leone XIV dovrà affrontare diverse questioni irrisolte. Una di queste è il cosiddetto “processo Becciu” sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Leone XIV decise di non intervenire nel processo ma di accettare il corso della giustizia, e la sua decisione di di non fare nulla ha già prodotto alcuni sviluppi drammatici. L’ultimo è la decisione del Promotore di Giustizia Alessandro Diddi di ritirarsi dal processo di appello. Diddi non solo ha visto la sua mozione di appello respinta dall’Alta Corte dello Stato della Città del Vaticano, ma si è anche trovato sotto accusa per una serie di intercettazioni telefoniche che lo mostravano in contatto con individui che facevano pressione anche su un testimone, Mons. Alberto Perlasca. Diddi ha lasciato la scena, la Corte ha già dimostrato come intende amministrare la giustizia e il clima al suo interno è completamente nuovo. Anche qui, l’effetto Leone XIV è all’opera.»

  15. BulletAndrea Caldart, Processo Becciu: tra giustizia vaticana, ingerenze e vicende personali, in «QuotidianoWeb», 22 gennaio 2026. UN MASCARIAMENTO COMMISSIONATO? «Ma il nodo più delicato resta un altro, ed è quello che molti evitano di affrontare apertamente: il ruolo di Papa Francesco nelle fasi iniziali della vicenda. Il Pontefice scelse di intervenire prima che un giudice si pronunciasse, assumendo come base una ricostruzione giornalistica e traducendola in un atto disciplinare immediato e irreversibile. (...) La domanda che si impone è semplice e al tempo stesso dirompente: perché un Papa ha ritenuto più affidabile una narrazione mediatica rispetto a un accertamento giudiziario? Perché imprimere una svolta drastica quando i fatti erano ancora tutti da verificare? In quel momento, la presunzione di innocenza è stata sacrificata sull’altare dell’opportunità comunicativa. (...) Le successive modifiche normative intervenute a procedimento avviato hanno ulteriormente aggravato questa percezione, alimentando il sospetto che le regole non fossero uguali per tutti, ma adattabili in base al contesto e al clima del momento. Un’impostazione che mal si concilia con qualsiasi idea moderna di giustizia.»

  16. BulletFranca Giansoldati, Addio a John Allen: vaticanista che spiegava agli americani i retroscena della Santa Sede, dei conclavi e dei Papi, in «Il Messaggero», 22 gennaio 2026. RIP Il giornalista e vaticanista americano John Allen – che ha fornito molti articoli di valore alla mia rassegna stampa sul "caso Becciu" – purtroppo ci ha lasciati. Ha sempre tenuto fermo il principio fondamentale – che è anche un diritto umano – della presunzione d'innocenza, fino a prova contraria. Per questo non ha amato i sotterfugi e le manipolazioni di certi ambienti giornalistici vaticani, oltre che della malagiustizia vaticana.

  17. BulletGiornalisti 2.0, un premio che unisce memoria e futuro: a Roma una cerimonia che ha fatto comunità, in «Il Tempo», 23 gennaio 2026. Un esempio positivo.

  18. BulletPremio Stampa d'Eccellenza a Palazzo Grazioli: qualità, futuro e memoria, in «Rainews», 23 gennaio 2026.

  19. BulletPapa Leone XIV, Messaggio di Sua Santità papa Leone XIV per la LX giornata mondiale delle comunicazioni sociali, 24 gennaio 2026. «Sistemi che spacciano una probabilità statistica per conoscenza stanno in realtà offrendoci al massimo delle approssimazioni alla verità, che a volte sono vere e proprie “allucinazioni”. Una mancata verifica delle fonti, insieme alla crisi del giornalismo sul campo che comporta un continuo lavoro di raccolta e verifica di informazioni svolte nei luoghi dove gli eventi accadono, può favorire un terreno ancora più fertile per la disinformazione, provocando un crescente senso di sfiducia, smarrimento e insicurezza.» Come no! L'abbiamo visto plasticamente nelle perversioni e nelle manipolazioni giornalistiche degli ultimi anni.

  20. BulletAlberto Vacca, Perché Becciu va assolto, in «Sardegna e Libertà», 25 gennaio 2026. «Ero e resto convinto che Becciu sia stato condannato per coprire l’errore d’ira di Papa Francesco e la sua responsabilità, insieme a Parolin, nella vendita, frettolosa e sbagliata, del palazzo di Londra. (...) Il processo in corso a Sassari per peculato è una vergogna indicibile, palcoscenico per avvocati vanitosi e inconcludenti, giuridicamente mostruoso e logicamente kafkiano» (Paolo Maninchedda). «In tutti e tre i casi, la responsabilità penale è stata affermata facendo ricorso a formule congetturali – come il noto principio «non poteva non sapere» – che sostituiscono la prova con la presunzione e ribaltano l’onere probatorio sull’imputato. Un approccio incompatibile con i principi fondamentali del giusto processo. Assolvere il cardinale Becciu non significa negare l’esigenza di trasparenza nella gestione delle finanze vaticane. Significa, al contrario, riaffermare un principio essenziale di civiltà giuridica: non si condanna per deduzione, per opportunità o per equilibrio politico, ma solo sulla base di prove certe e di qualificazioni giuridiche corrette. È ora che il processo d’appello restituisca centralità al diritto e ai fatti. Ed è per questo che, oggi più che mai, l’assoluzione di Becciu non appare solo possibile, ma necessaria» (Alberto Vacca).

  21. BulletPapa Leone XIV, Messaggio di Sua Santità papa Leone XIV per la LX giornata mondiale delle comunicazioni sociali, 24 gennaio 2026. «Sistemi che spacciano una probabilità statistica per conoscenza stanno in realtà offrendoci al massimo delle approssimazioni alla verità, che a volte sono vere e proprie “allucinazioni”. Una mancata verifica delle fonti, insieme alla crisi del giornalismo sul campo che comporta un continuo lavoro di raccolta e verifica di informazioni svolte nei luoghi dove gli eventi accadono, può favorire un terreno ancora più fertile per la disinformazione, provocando un crescente senso di sfiducia, smarrimento e insicurezza.» Come no! L'abbiamo visto plasticamente nelle perversioni e nelle manipolazioni giornalistiche degli ultimi anni.

  22. BulletAldo Cazzullo intervista Antonio Di Pietro, Lo scandalo Infinito: dalla Banca Romana a Tangentopoli, in «Una giornata particolare», La7, 25 gennaio 2026. E intanto il giudice del Vaticano Giusepp Pignatone è indagato per favoreggiamento alla mafia in un'indagine attinente al gruppo Gardini e all'inchiesta mafia-appalti, cui stava lavorando Paolo Borsellino prima di essere ucciso. Cosa c'entra lo IOR in questa bruttissima faccenda? "Cui prodest" la condanna di un uomo onesto e scomodo come il card. Becciu?

  23. BulletIvo Pincara, "Oggi più che mai, l'assoluzione del Cardinal Becciu non appare solo possibile, ma necessaria", in «Korazym», 25 gennaio 2026.

  24. BulletVaticano: il processo di appello nel caso Becciu diventa un boomerang per l'accusa, in «Adista», 24 gennaio 2026. «Il processo di appello in corso in Vaticano per la compravendita di un immobile di lusso situato a Londra, in Sloane Avenue, con fondi della Segreteria di Stato, è entrato in una fase nuova e inaspettata. D’altro canto, ha il suo peso anche il passaggio da un papa all’altro, considerato il sistema di potere e giudiziario che sussiste in Vaticano. Ma andiamo con ordine. Lo scorso 12 gennaio, infatti, la Sala stampa della Santa Sede ha diffuso un breve ma estremamente significativo comunicato. «In data odierna – si legge infatti nel testo – la Corte di Cassazione si è pronunciata con due ordinanze in merito ai ricorsi proposti dal Promotore di Giustizia, in un caso prendendo atto della dichiarazione di astensione nel procedimento del Prof. Alessandro Diddi e nell’altro confermando l’inammissibilità dell’appello del Promotore pronunciata dalla Corte di Appello». Quindi la notizia sulla ripresa delle udienze: «La Corte di Appello celebrerà la sua prossima udienza il 3 febbraio prossimo». Terzietà venuta meno. In sostanza due erano i nodi del contendere: in primo luogo la richiesta di ricusazione del capo dell’accusa, il promotore di giustizia vaticano Alessandro Diddi (l’equivalente del pubblico ministero), da parte degli avvocati di quattro imputati: i legali del card. Giovanni Angelo Becciu, di Enrico Crasso, ex consulente della Segreteria di Stato, del finanziere Raffaele Mincione e di Fabrizio Tirabassi, ex dipendente dell’Ufficio amministrativo. Gli avvocati difensori motivavano tale mozione con quello che hanno indicato come un coinvolgimento di Diddi in alcune chat WhatsApp con figure esterne alle indagini che avrebbero però condizionato uno dei testimoni, mons. Alberto Perlasca, ex direttore dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, nelle sue accuse contro Becciu, minando in tal modo il principio della “terzietà” della magistratura e la ricerca della “verità dei fatti”. ...» Una magistratura in combutta con una pregiudicata manipolatrice e con il testimone bugiardo ha fatto condannare un innocente?

  25. BulletErmes Antonucci, "Io, magistrato, chiedo scusa per aver ignorato i danni del correntismo e della gogna mediatica". Parla Padalino, in «Il Foglio», 30 gennaio 2026. «Mi scuso per aver ignorato le vittime innocenti della malagiustizia: indagati e imputati, persone comuni e celebri, colpiti dal maglio di una giustizia di parte, autoreferenziale e proiettata verso un delirio di onnipotenza, in grado di distruggere vite e professionalità, calpestando esseri umani, rappresentati come colpevoli e messi alla berlina su giornali e media compiacenti. Mi scuso per aver creduto soltanto nel mio lavoro, ignorando un sistema correntizio che non privilegia il merito, ma il compromesso, la scarsa efficienza, la mediocrità. Mi scuso per aver ignorato i mali e le devastazioni che un sistema fuori controllo ha fatto e continua a fare a troppe persone oneste e perbene”. Aggiungo il commento di Mario Becciu, il fratello del cardinale crocifisso da innocente: «Come non provare profonda empatia e affettuosa solidarietà al magistrato Padalino!  La distruzione delle vite altrui, la gogna mediatica quotidiana, il marchio di corrotti cucito addosso  da stampa e magistratura collusi sappiamo bene cosa siano. Se poi tutto ciò avviene con l’imprimatur papale, il danno è irreversibile.» Ovviamente a me non interessa la campagna referendaria in corso in Italia (sono svizzero). Ma ricordo che in Vaticano non esiste nemmeno la separazione dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. Per cui basta ingannare il Papa, magari con una campagna stampa di mascariamento ben orchestrata e mettertelo contro – anche se tu gli sei sempre stato fedelissimo – per essere condannato dalla massima Autorità legislativa (che quindi può modificare le leggi contro di te a suo piacimento), esecutiva (che quindi può licenziarti su due piedi senza motivazione alcuna, e sottoponendoti alla più violenta gogna mediatica mai vista) e giudiziaria (per cui i giudici sono suoi subalterni, da lui scelti e da lui in ogni istante licenziabili, e non possono non confermare la condanna, anche se non emerge un briciolo di prova contro di te). Una barbarie senza precedenti!

  26. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, Leone XIV inaugura l'Anno Giudiziario. Le sue riflessioni sul rapporto tra "la verità della giustizia e la virtù della carità". Cos'è veramente il contraddittorio nel "processo"?, in «Osservazioni Casuali», 104, 24-31 gennaio 2026. «Il processo non è di per sé una tensione tra interessi contrastanti, come a volte viene frainteso, ma è lo strumento indispensabile per discernere la verità e la giustizia nel caso. Il contradittorio nel processo giudiziale, di conseguenza, è un metodo dialogico per l’accertamento del vero. La concretezza del caso, infatti, richiede sempre che siano appurati i fatti e confrontate le ragioni e le prove a favore delle varie posizioni, sulla base delle presunzioni di validità del matrimonio e di innocenza dell’indagato, fino a prova contraria. L’esperienza giuridica maturata testimonia il ruolo imprescindibile del contraddittorio e l’importanza decisiva della fase istruttoria. Il giudice, mantenendo l’indipendenza e l’imparzialità, dovrà dirimere la controversia secondo gli elementi e gli argomenti emersi nel processo. Non osservare questi basilari principi di giustizia – e favorire una disparità ingiustificata nella trattazione di situazioni simili – è una notevole lesione al profilo giuridico della comunione ecclesiale.»

  27. BulletIvo Pincara, «Sono innocente! Lo gridano le carte, lo gridano i fatti», in «Korazym», 1° febbraio 2026.

  28. BulletAlberto Vacca, La giustizia oltre la gogna. Il fantasma di Tortora e il calvario giudiziario di Becciu, in «Quer pasticciaccio brutto del processo Becciu», 1° febbraio 2026. «Il processo vaticano che coinvolge il cardinale Becciu è nato formalmente dall’inchiesta sull’acquisto del palazzo di Sloane Avenue a Londra. Tuttavia, il coinvolgimento diretto di Becciu ha preso corpo soprattutto attraverso le accuse di monsignor Alberto Perlasca, suo ex collaboratore, divenute centrali nel processo di primo grado. Dagli atti processuali è ormai emerso chiaramente che tali accuse sono state suggerite a Perlasca da Francesca Chaouqui, mossa dal desiderio di vendicarsi di Becciu per i trascorsi legati al secondo caso Vatileaks del 2015. Il risentimento di Chaouqui nei confronti di Becciu affonda le radici nella sua esperienza all’interno della commissione COSEA, organismo vaticano incaricato di riformare la gestione economica della Santa Sede, operante dal 2013 al 2014. Quando Chaouqui venne proposta come membro della commissione, Becciu si oppose alla sua nomina, segnalando a papa Francesco profili di inopportunità. Questa presa di posizione segnò l’inizio dell’ostilità tra i due. Con l’esplosione del caso Vatileaks, Chaouqui venne prima arrestata, nel novembre 2015, e successivamente condannata dal Tribunale vaticano, nel 2016, a 10 mesi di reclusione – con pena sospesa per cinque anni – per concorso in divulgazione di documenti riservati. Questo evento scatenò una guerra personale di Chaouqui contro Becciu, nei cui confronti cominciò a nutrire un forte rancore, culminato nella sua volontà di screditarlo manipolando la testimonianza di Perlasca. Oltreché per l’acquisto del palazzo di Londra, Becciu è stato chiamato in causa anche per altre due vicende: il finanziamento alla Caritas di Ozieri e il caso della liberazione di una suora rapita in Mali. Tre accuse diverse, ma accomunate dall’inesistenza di prove certe che provino la sussistenza dei reati contestatigli. Il peso delle dichiarazioni e la costruzione del colpevole. Come nel caso Tortora, anche nel processo Becciu il primo grado del giudizio si fonda in larga misura su dichiarazioni accusatorie prive di riscontro oggettivo. Il parallelismo svela però una realtà perfino più amara: il memoriale di Perlasca, pilastro del processo Becciu, ha visto crollare la propria attendibilità proprio a causa di una genesi inquinata da pressioni esterne. (...) Entrambi i casi rivelano gli effetti nefasti di una narrazione mediatica che precede e condiziona l’esito del processo. Tortora fu esposto alla gogna pubblica prima della sentenza definitiva; sorte analoga è toccata a Becciu, colpito da una condanna reputazionale anticipata quando, il 24 settembre 2020, il papa ne dispose le dimissioni da Prefetto dalla Congregazione delle Cause dei Santi sulla scia di una campagna stampa aggressiva. Il secondo grado di giudizio come baluardo della civiltà giuridica. La vicenda di Enzo Tortora rimane il simbolo di come il giudizio di appello rappresenti un passaggio vitale per rimediare alle storture del primo grado. Nel caso del cardinale Becciu, questa necessità appare oggi imperativa, specialmente dopo che la Cassazione vaticana, il 12 gennaio 2026, ha sbarrato la strada al ricorso del Promotore di giustizia. Ciò che resta sul tavolo sono soltanto tre capi d'accusa, la cui tenuta è minata da due vizi di fondo: l'uso di formule congetturali che, ribaltando l’onere della prova, costringono l'imputato a dimostrare la propria innocenza contro illazioni basate su mere presunzioni di colpevolezza, e la violazione del principio che il giudice può pronunciare sentenza di condanna solo se l’imputato risulta colpevole del reato che gli viene contestato al di là di ogni ragionevole dubbio. L’auspicio è che nella Corte d’appello vaticana vi sia un giudice relatore capace di emulare l'esempio del giudice Michele Morello: una figura che sappia mettere in luce ogni singola incongruenza del giudizio di primo grado e accertare finalmente la verità, attraverso un’interpretazione rigorosa dei fatti e delle norme di diritto che reggono il processo. (...) Una condanna basata su congetture e non su prove certe – qual è quella inflitta in primo grado a Becciu – rappresenta una profonda ferita inferta ai principi del giusto processo. Il giudizio d’appello rappresenta uno degli argini più importanti contro l’errore giudiziario. Non serve a confermare ciò che è già stato deciso, ma a verificare se la sentenza di primo grado sia giusta. Un sistema giudiziario dimostra la propria autorevolezza non quando condanna, ma quando sa riconoscere i propri errori, respingere le pressioni esterne e rifiutare riqualificazioni forzate che snaturano le contestazioni originarie. La ricerca del colpevole a ogni costo, sacrificando il diritto di difesa, non è un traguardo, ma una deriva. In questo quadro, l’assoluzione di Becciu non solo è possibile, ma è anche l’unico esito compatibile con la dignità del diritto e con la credibilità della giustizia vaticana. Il parallelismo tra Angelo Becciu ed Enzo Tortora non risiede solo nel calvario mediatico, ma nella strenua difesa della propria dignità. Come il conduttore televisivo quarant’anni fa, Becciu ha attraversato il primo grado del giudizio opponendo la forza dei fatti alla fragilità di un impianto accusatorio che ha ignorato l'evidenza delle carte processuali. Oggi, nell’aula della Corte di appello vaticana, risuona lo stesso disperato appello alla verità: «Sono innocente! Lo gridano le carte, lo gridano i fatti». I giudici vaticani hanno ora l'occasione di dimostrare che quel grido merita, finalmente, di trovare ascolto nel nome della vera giustizia.»

  29. BulletGeraldina Boni, Manuel Ganarin e Alberto Tomer, L'importanza del principio iura novit curia nello Stato della Città del Vaticano, in «Stato, Chiese e pluralismo confessionale», 2 febbraio 2026. TUTTO DA LEGGERE! Difficile dire se nel "promotore di (in)giustizia" del Vaticano, Alessandro Diddi, prevalga l'incompetenza o l'arroganza.  Variante con le mie sottolineature.

  30. BulletIvo Pincara, Riparte il "processo Becciu". Udienze il 3, 4 e 5 febbraio alla Corte d'Appello dello Stato della Città del Vaticano, in «Korazym», 2 febbraio 2026.

  31. BulletPhilippe Marie, Affaire Becciu: l'interminable procès de l'immeuble de Londres reprend, la justice vaticane face à l'épreuve de vérité, in «Tribune Chrétienne», 3 febbraio 2026. LA PROVA DELLA VERITÀ. «Au-delà des enjeux financiers, le procès en appel s’est chargé d’une dimension explosive, celle de soupçons de manipulation interne. Dans un mémoire adressé à la procure de Rome, le cardinal Becciu et ses avocats dénoncent un « plan diabolique » visant à le faire tomber.Le cœur de cette thèse repose sur le revirement spectaculaire de Mgr Alberto Perlasca, ancien collaborateur du cardinal. Longtemps défenseur de son supérieur, il est devenu en 2020 un témoin clé de l’accusation. Des éléments versés au dossier indiquent qu’il aurait été influencé dans ses déclarations. Des échanges privés ont révélé l’implication de Francesca Immacolata Chaouqui, déjà condamnée dans l’affaire Vatileaks 2, qui aurait transmis à Perlasca, par l’intermédiaire de tiers, des questions préparées et présentées comme émanant d’un magistrat. Perlasca a reconnu avoir reçu ces documents, alimentant les accusations de falsification du processus probatoire.Un autre élément, longtemps resté en marge du débat public, est venu profondément modifier la lecture du dossier. Le 29 octobre 2025, le tribunal du Vatican a condamné l’historien et journaliste Nicola Giampaolo à trois ans et six mois de prison pour calomnie, avec interdiction d’exercer des fonctions publiques pendant la même durée. Figure médiatique régulièrement mise en avant dans certaines émissions d’enquête italiennes, Giampaolo avait diffusé pendant des années des accusations jugées mensongères et gravement diffamatoires contre le cardinal Becciu. Le tribunal l’a condamné à verser des dommages et intérêts au cardinal, au Dicastère pour les Causes des Saints et à l’un de ses responsables, établissant l’existence d’une entreprise de dénigrement délibérée.Cette décision judiciaire jette une lumière nouvelle sur l’environnement médiatique et informationnel dans lequel l’affaire Becciu a été construite et amplifiée. Dans ce contexte tendu et sulfureux , le pape Léon XIV a affirmé à plusieurs reprises que la justice devait être rendue avec transparence et impartialité, sans pressions internes ni règlements de comptes. Il a aussi reçu le cardinal Becciu en audience et exprimé son soutien institutionnel à une justice indépendante, rappelant que la vérité devait être servie dans la charité.Pour le cardinal Becciu, l’enjeu est personnel et vital, obtenir l’annulation d’une condamnation qu’il juge injuste et restaurer son honneur après des années d’exposition médiatique et judiciaire. Pour l’Église, l’enjeu est plus large et plus grave encore : l’affaire de l’immeuble de Londres est devenue un test de crédibilité pour les institutions vaticanes. Elle dira si la justice du Saint-Siège est capable de reconnaître à la fois les fautes réelles, les erreurs de gouvernance, mais aussi les calomnies et les manipulations lorsque celles-ci sont établies.À l’heure où le procès reprend, la justice vaticane se trouve ainsi face à une épreuve de vérité, dont l’issue pèsera durablement sur la confiance des fidèles et sur l’autorité morale de la Curie.»

  32. BulletFranca Giansoldati, Vaticano, riparte l'appello del maxi Processo Becciu con l'ombra degli strani dossieraggi di Striano, ora i legali chiedono di acquisire gli atti, in «Il Messaggero», 3 febbraio 2026. SEMPRE DETTO: CHI SONO I MANDANTI DI STRIANO DENTRO IL VATICANO? E COME MAI ALESSANDRO DIDDI NEL SETTEMBRE DEL 2024 S'È PRECIPITATO AFFANNOSAMENTE A PERUGIA DA CANTONE?«... finora in aula sono mancate le basi per il cosiddetto «giusto processo». (...) Pur di non subire lo smacco di una formale ricusazione ha ripiegato su un passo indietro volontario. Di conseguenza la Corte d’Appello ora pronunciarsi esclusivamente sui capi di imputazione residui, così come riqualificati dal Tribunale, e non sulle otto accuse originarie, ormai definitivamente smentite, come insisteva Diddi in base al suo impianto accusatorio. Le difese hanno chiesto alla Corte d'Appello che venga acquisita agli atti del processo di secondo grado anche tutta ladocumentazione del procedimento numero 6122/25 istruito dalla Procura di Roma nei confronti di Pasquale Striano, il funzionario della Guardia di Finanza che era in servizio presso la Direzione Nazionale Antimafia ed è accusato di aver effettuato una raffica di accessi a vari registri informatici riservatissimi per fornire dati privati a terzi. Nello scandalo nazionale del dossieraggio – dove sono stati spiati almeno trecento tra politici del centrodestra, vip e imprenditori, trafugando dal sistema dati – risultano anche alcuni personalità vaticane, compreso visure su coloro che poi sarebbero diventati imputati nel Processo di Sloan Avenue. Le date come si diceva all'inizio sono importanti e fanno affiorare non pochi dubbi.  Se il 2 luglio 2019 fu depositata la denuncia dello IOR e un mese dopo il Revisore dei Conti vaticano, Cassinis Righini segnalava una certa «attività di intelligence» in base alla quale anche lui apriva un fascicolo, resta da capire per quale motivo Pasquale Striano – funzionario della Guardia di Finanza in Italia - consultava abusivamente in quel periodo banche dati riservatissime su persone che solo in seguito saranno poi oggetto di provvedimenti da parte della magistratura vaticana. L'elenco di chi fu spiato e oggetto di dossieraggi da Striano include, infatti, coloro che si ritroveranno molto in seguito indagati al di là del Tevere. In una memoria depositata stamattina dagli avvocati Cataldo Intrieri e Massimo Bassi, difensori di Fabrizio Tirabassi (funzionario della Segreteria di Stato condannato in primo grado per estorsione e autoriciclaggio) ritengono si sia trattato di «una attività di vero e proprio spionaggio attraverso la commissione di reati in territorio italiano ai danni di numerosi imputati del presente procedimento, delle loro società e di soggetti che avevano rapporti economici con loro, iniziata quando l’esistenza stessa del procedimento era nota solo agli inquirenti». Gli avvocati Intrieri e Bassi annunciano che una analoga segnalazione verrà depositata anche alla Procura di Roma «per le valutazioni e gli approfondimenti di competenza». E' l'ennesimo colpo si scena. A loro dire vi sarebbe, infatti, una lesione giuridica talmente evidente e grave da «richiedere l'annullamento del capo di sentenza». Non solo. «In ragione delle nuove risultanze emerge tuttavia la radicale nullità del procedimento, introdotto da una serie di accertamenti di “intelligence” (come riferisce il Promotore Diddi nella sua nota di apertura fascicolo in data 23 settembre 2019) di cui non solo è opinabile la legittimità alla luce dell’indagine dell’autorità giudiziaria italiana, ma di cui non vi è traccia negli atti». Da quando è scoppiato in Italia il caso Striano dopo la denuncia del ministro Crosetto in molti si interrogano come mai questo funzionario della Guardia di Finanza fosse così di 'casa' anche al di là del Tevere, fino da essere stato avvistato persino in Segreteria di Stato.»

  33. BulletNicole Winfield, Vatican's 'trial of the century' resumes after prosecutors suffer embarassing setbacks on appeal, in «AP», 3 febbraio 2026. «The appeals now proceeds on other defense arguments, with a next line of attack focusing on Francis’ role in the investigation. During the trial, defense attorneys had argued their clients couldn’t receive a fair trial in an absolute monarchy where the pope wields supreme legislative, executive and judicial power, and Francis used those powers during the investigation. At issue are four secret executive decrees Francis signed in 2019 and 2020, during the early days of the investigation, that gave Vatican prosecutors wide-ranging powers, including the unchecked use of wiretapping and the right to deviate from existing laws. The decrees only came to light right before trial and were never officially published. They provided no rationale or time frame for the surveillance, nor oversight of the wiretapping by an independent judge, and were passed specifically for this investigation. Legal scholars have said the secrecy of the laws and their ad hoc nature violated a basic tenet of the right to a fair trial requiring the “equality of arms” between defense and prosecution. In this case, the defense was completely unaware of the prosecution’s new investigative powers. Even Vatican legal officials have privately conceded that Francis’ failure to publish the decrees was deeply problematic. Diddi had argued that Francis’ decrees provided unspecified “guarantees” for the suspects, and the tribunal originally rejected the defense motions arguing they violated the defendants’ fundamental right to a fair trial. In a somewhat convoluted decision, the judges ruled that no violation of the principle of legality had occurred since Francis had made the laws. Under the church’s canon law, the pope can’t be judged by anyone but God. But the pope also can’t promulgate laws that violate divine law, setting up a potential dilemma if the court were to ultimately find that Francis’ decrees violated the defendants’ fundamental rights. The Vatican has insisted that the defendants all received a fair trial.» Anche in spagnolo.

  34. BulletMikael Corre, Procès de l'immeuble de Londres: un révélateur des limites de la justice, in «La Croix», 3 febbraio 2026.

  35. BulletSalvatore Cernuzio, Processo d'appello vaticano, le difese chiedono la nullità totale del primo grado, in «Vatican News», 3 febbraio 2026. Neanche ai tempi dell'Inquisizione si modificavano le leggi "ad personam", a procedimento in corso, e mantenendole segrete! E poi i magistrati che si servono delle operazioni illecite di Striano in uno stato estero! Chi sono i mandanti in Vaticano?!! Anche in spagnolo. E in francese. E in portoghese.


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