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Sul "caso Becciu" in generale
Trentacinquesima parte
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Felice Manti, «Distruggere i brogliacci? Da Pignatone una prassi contro la legge», in «Il Giornale», 3 ottobre 2025. Affidare a questo "signore" l'amministrazione dell'(in)giustizia in Vaticano? Fatto.
Carmine Gazzanni e Claudia Carotenuto, Mafia e appalti: nel mirino l'ex magistrato Giuseppe Pignatone, in «Far West» di Salvo Sottile, 3 ottobre 2025. SEGUITE BENE, PER FAVORE! A questo soggetto, il giudice Giuseppe Pignatone, è stata affidata la presidenza del Tribunale vaticano. E ha condannato un innocente, senza un briciolo di prova. A che gioco sporco si sta giocando in Vaticano? Chi è onesto non può restare indifferente. Chi tace è complice.
Riforma o farsa? Così il Papa dei poveri ha trasformato il Vaticano in un condominio di privilegiati, in «Silere non possum»; 3 ottobre 2025. «Il Santo Padre Leone XIV guarda con grande attenzione anche alle questioni economiche e giudiziarie. Non lo proclama ai quattro venti, ma ha già incaricato alcuni collaboratori di fiducia di approfondire diversi dossier», confida un cardinale che ha servito a lungo nella Curia Romana. Il presule spiega che Prevost sta valutando ogni nodo con calma, rispettando i tempi che gli sono propri: «Abbiamo attraversato dodici anni difficili, e non si può pensare di rimettere ordine in poche settimane», osserva. (...) Papa Francesco è stato, paradossalmente, il pontefice che più ha esercitato il potere temporale da quando questo fu ufficialmente sottratto al papato il 20 settembre 1870. Se con san Paolo VI si era arrivati perfino a deporre il Triregno, gesto dal valore non solo simbolico ma epocale, con Bergoglio si è visto l’esatto contrario: ha deposto i segni esteriori, ma ha esercitato il potere temporale con una voracità mai vista nel Terzo Millennio.»
Prosecutor in Cardinal Becciu fraud trial is a liar, says banker, in «The Times», 3 ottobre 2025.
D.D.R., Fine dell'era dei dossier di Bergoglio. Leone XIV riporta al centro la Guardia Svizzera, in «Silere non possum», 4 ottobre 2025. «Il nuovo Pontefice ha iniziato a smantellare le logiche di potere e connivenza che avevano dominato l’era precedente. Stefano De Santis, che fu sempre accanto a Bergoglio durante gli spostamenti, è scomparso dalla scena: oggi è coinvolto in una vicenda che molti già chiamano il “caso Garlasco vaticano”. Un magistrato accusato di rapporti ambigui con una millantatrice e un Commissario della Gendarmeria, De Santis appunto, che passava informazioni riservate. La differenza, però, è che — a differenza del caso Garlasco — qui nessun procuratore sembra voler procedere con perquisizioni o indagini reali. Chi è accusato di azioni gravissime rimane tranquillamente al suo posto, senza la minima intenzione di dimettersi. Ma Leone XIV ha voluto dare un segnale forte, indicando chiaramente dove vuole riportare la struttura: ognuno al suo posto.»
Sante e Giancarlo Cavalleri, La corte d'Appello respinge l'istanza dell'accusa ma poi rinvia il processo a febbraio. E Becciu resta inchiodato a un'ingiusta condanna ancora per quattro mesi, in «Faro di Roma», 6 ottobre 2025. La crocifissione (preventiva) continua. Dopo più di cinque anni di persecuzioni! «In pratica, sul piano formale, l’Ufficio del Promotore di Giustizia ha dovuto incassare un nuovo rifiuto della Corte alla sue “ragioni”. In effetti, però, il rinvio al 3 febbraio svelenisce la situazione del pg Alessandro Diddi, i cui motivi di appello erano stati respinti perchè presentati dopo la scadenza dei termini previsti. Un errore formale che nasconde tuttavia una grande sicurezza, assicurata al prof. Diddi nel precedente processo da una serie di atti discrezionali del Papa regnante, supremo legislatore, che modificarono le norme procedurali per favorire l’accusa. (...) “Attendiamo serenamente la decisione della Corte di Cassazione sulla ricusazione del Promotore, così come quella relativa alla dichiarazione di inammissibilità dell’appello dallo stesso presentato. A nostro avviso, la sentenza di primo grado, pur pervenendo a un ridimensionamento delle accuse, ha dato luogo a una condanna sganciata dalle prove, facendo ricorso ad argomentazioni fragili e inconsistenti”, hanno sottolineato i due legali.» Anche in portoghese. E in spagnolo. E in francese.
Franca Giansoldati, Vaticano, braccio di ferro Pm-Corte d'Appello sul processo di Londra: la parola va alla Cassazione, udienze sospese fino al 2026, in «Il Messaggero» 6 ottobre 2025. «E' stato anche rilevato un fatto anomalo, e cioè che lo stesso Ufficio del Promotore di Giustizia tre anni fa, nel 2022, con il processo Caloia (l’ex presidente IOR) aveva chiesto ed ottenuto la inammissibilità di un atto di impugnazione per genericità dei motivi. Di conseguenza, hanno chiesto in coro gli avvocati, perchè oggi il Promotore argomenta l’inammissibilità dello stesso mezzo, senza informarci di cosa accaduto nel frattempo? (...) Leone XIV davanti alle telecamere due settimane fa ha fatto sapere che «il processo deve andare avanti» e che lui «non ha intenzione di interferire» lasciando ai giudici d'appello e agli avvocati della difesa il compito di arrivare alla conclusione. L'uso del verbo “interferire” scelto dal pontefice per sottolineare che avrebbe lasciato parlare solo il Diritto Canonico, ha inevitabilmente fatto affiorare, invece, l'interventismo massiccio del pontefice precedente arrivato persino a firmare ,a indagini aperte, quattro decreti (rescripta) al fine di assegnare al Promotore di Giustizia – il pm - carta bianca assoluta sull'uso di intercettazioni, di misure cautelari e di libertà nel visionare il materiale sequestrato. Si tratta di un nodo incandescente – anche da un punto di vista canonico - sul quale i giudici al processo d'Appello dovranno affrontare al pari di un secondo problema macroscopico emerso in questi mesi e riguardante le chat omissate a suo tempo dal Promotore di Giustizia per non ben precisate questioni di riservatezza. Durante il processo di primo grado erano state secretate e tenute nascoste alle difese le conversazioni tra due donne, la lobbista Francesca Chaouqui, e Genoveffa Ciferri (l'amica del principale accusatore del cardinale Becciu, monsignor Perlasca), nonchè un gendarme e lo stesso Promotore di Giustizia, in un intreccio vorticoso di manipolazioni e macchinazioni. In oltre tremila pagine di chat sembrerebbe affiorare un quadro piuttosto opaco al punto da far scendere in campo diversi autorevoli canonisti, come per esempio Geraldina Boni: in Vaticano non ci sarebbe stato nemmeno un giusto processo perchè gli imputati non sono mai stati messi a conoscenza di questa montagna di materiale scottante.»
Il caso Pignatone e il silenzio che puzza di paura: soldi in nero, boss e prove distrutte. Ma nessuno fiata, in «La Novità», 6 ottobre 2025. Troppi complici?
Nico Spuntoni, Con il primo motu proprio papa Leone ridimensiona lo Ior, in «La Nuova Bussola Quotidiano», 7 ottobre 2025. «La banca vaticana, infatti, era diventata l'organismo di riferimento per Francesco nel complesso universo delle "sacre" finanze. Un'inversione di rotta rispetto agli esordi del 2013, quando Bergoglio aveva lasciato filtrare che avrebbe addirittura chiuso l'istituto ormai troppo spesso associato a scandali e misteri. Indiscrezioni che avevano contribuito a rafforzare in quella fase di inizio pontificato la sua immagine di "Papa dei poveri". Ma tali erano rimaste perché nel corso dei dodici anni bergogliani non solo lo Ior non è stato chiuso ma si è persino rafforzato come mai accaduto prima. (...) Ieri Leone ha archiviato definitivamente questa stagione abrogando il rescriptum del 2022 del suo predecessore. (...) E a proposito di Ior, ieri in Vaticano è andata in scena una nuova udienza del processo d'appello alle condanne inflitte in primo grado nel procedimento sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. L'indagine era partita proprio a seguito di una denuncia presentata all'ufficio del promotore di giustizia dal dg Gianfranco Mammì a seguito di una richiesta di prestito negata dallo Ior per il palazzo di Londra.»
Ivo Pincara, Il processo va avanti nonostante il Promotore di Giustizia, in «Korazym», 7 ottobre 2025. «L’Avv. Gian Domenico Caiazza, difensore del finanziere Raffaele Mincione, , ha rilevato che lo stesso Ufficio del Promotore di Giustizia nel 2022, con il processo Caloia (l’ex Presidente dello IOR) “ha chiesto ed ottenuto la inammissibilità di un atto di impugnazione per genericità dei motivi non più di tre anni fa”. Perché, ha domandato, oggi argomenta l’inammissibilità dello stesso mezzo, senza informarci di cosa accaduto nel frattempo?»
Legali Becciu, 'bene Corte Appello, giusto rigettare sospensione', in «Ansa», 7 ottobre 2025. «Siamo certi della fondatezza del nostro appello, sia con riguardo alle questioni procedurali che a quelle relative al merito. Attendiamo serenamente la decisione della Corte di Cassazione sulla ricusazione del Promotore, così come quella relativa alla dichiarazione di inammissibilità dell'appello dallo stesso presentato. A nostro avviso, la sentenza di primo grado, pur prevenendo ad un ridimensionionamento delle accuse, ha dato luogo ad una condanna sganciata dalle prove, facendo ricorso ad argomentazioni fragili e inconsistenti".»
Giusy Iorlano, Regno Unito, il finanziere Raffaele Mincione fa causa per frode commerciale contro il Vaticano, in «Milano Finanza», 9 ottobre 2025. Se tu non applichi la giustizia, poi può darsi che la applichi qualcun altro.
È morto Michele Morello, il giudice che assolse Enzo Tortora, in «Rainews», 9 ottobre 2025. Il coraggio della verità. Ce ne sono anche in Vaticano di giudici come questo?
Andrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, l'appello riprende a febbraio, in «Acistampa», 10 ottobre 2025. «Non è il processo di primo grado, non c’è più un Papa che funziona anche come arbitro, e non è più il tempo delle istituzioni vaticane l’una contro l’altra. Le quattro udienze che si sono tenute finora del processo di appello sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato hanno dimostrato un sostanziale cambio di rotta, perlomeno da un punto di vista filosofico, nell’intero impianto processuale. (...) la condanna per peculato appare “tirata per i capelli” in una sentenza in cui si riconosce che non ci sono stati vantaggi finanziari per la sua famiglia, e il peso della vicenda ha portato persino il cardinale a fare un passo indietro e a non partecipare al Conclave che ha eletto Leone XIV, il quale lo ha comunque poi ricevuto in udienza nelle settimane successive all’elezione. (...) Papa Francesco era intervenuto nel processo con quattro rescripta che avevano cambiato in corsa le regole delle indagini (o, nella versione del promotore, avevano precisato alcune vicende, permettendo un migliore svolgimento delle indagini). Papa Francesco era persino nella stanza delle trattative quando Gianluigi Torzi arrivò a Santa Marta con l’idea di cedere, sì, le quote del palazzo di Londra con diritto di voto, ma non senza guadagnarci qualcosa. Leone XIV ha, invece, fatto sapere da subito che avrebbe fatto fare al processo il suo corso. Nel frattempo, in estate, alcune intercettazioni hanno mostrato se non altro una pressione su uno dei testimoni, monsignor Alberto Perlasca, e coinvolgevano del promotore di Giustizia, che aveva ricevuto a sua volta dei messaggi. Sono tutte vicende che portano ai colpi di scena del processo di appello. Se, nel primo grado, gli interrogatori avevano portato ad un cambio di narrativa che il promotore di Giustizia non aveva recepito nella sua requisitoria, ora, invece, sembra esserci la volontà di guardare in maniera più precisa alle carte. Il primo colpo di scena, già nella prima udienza. Sulla base delle intercettazioni pubblicate in estate, alcune difese propongono una ricusazione del promotore di Giustizia Alessandro Diddi. La richiesta di ricusazione è stata accettata, a decidere sarà la Cassazione vaticana, ma nel frattempo Diddi ha dovuto lasciare l’aula, in attesa della decisione sulla sua eventuale incompatibilità con la celebrazione dell’appello. Non è una sospensione del processo, il promotore di Giustizia è un ufficio collegiale. Tuttavia, la sola ammissione della ricusazione ha fatto scricchiolare la posizione dell’accusa vaticana. Quindi, il secondo colpo di scena. Le difese hanno notato che il promotore di Giustizia non aveva presentato il suo appello in tempi, modi e forma corrette, e che dunque il suo appello doveva essere considerato non ammissibile dalla Corte. La Corte di Appello ha valutato, e accettato la ricostruzione delle difese. Dunque, l’appello del promotore di Giustizia è stato respinto, alcune delle sentenze di assoluzione sono passate direttamente in giudicato, e il dibattimento non potrà portare in nessun caso a pene più severe. Se ci sarà revisione, potrà essere fatta solo in favore delle difese, i cui appelli sono ancora validi. Infine, il terzo colpo di scena. Con un colpo di teatro, nell’udienza del 6 ottobre, il promotore di Giustizia ha chiesto persino la sospensione del processo, contestando l’autorità della Corte d’Appello stessa di dichiarare inammissibile il ricorso. La Corte d’Appello vaticana ha rigettato la proposta dell’Ufficio del Promotore di Giustizia (...). Sono tre colpi di scena che testimoniano un cambiamento di passo importante. Tra l’altro, nel respingere alcune delle richieste, la Corte di Appello ha rimesso il sistema vaticano al centro, censurando l’uso della legislazione della “Repubblica limitrofa” sia da parte delle difese che da parte del promotore di Giustizia. (...) Ma ora, il diritto vaticano è tornato al centro. L’idea è anche quella di fermare la “vaticanizzazione” della Santa Sede che si era ingenerata con il processo di I grado».
Luis Badilla e Robert Calvaresi, “Caso Becciu”. La Corte d'Appello rinvia il dibattimento al 3 febbraio 2026, con prosecuzione i giorni 4, 5, e 6. La presenza della stampa, in «Osservazioni casuali», 88, 4-11 ottobre 2025. «Il press point del Papa. Non male. Un buon inizio che potrebbe aiutare a ulteriori novità nel rapporto di una parte consistente della stampa specializzata con la Sede Apostolica. Anche il Papa stesso vuole dare un suo contributo al ricupero di rapporti sani, meno tossici e dunque più veritieri. Diversi e importanti sono i motivi per cui Papa Leone, almeno così appare, privilegia un breve incontro personale aperto con i vaticanisti. Per ora lo ha fatto già cinque martedì, successivi. Accetta qualsiasi domanda. Risponde brevemente con chiarezza. Si può registrare in video e in audio. Nessun mistero. Nessun occultamento. Nulla insomma che permetta poi usare e abusare con le solite oscure formule tipo: “da indiscrezioni vicine a … giornalisti amici personali … mi è stato detto nell’incontro …” Negli anni del pontificato di Francesco, questo delicatissimo rapporto con i media, vettori e persone, è stato nocivo per il Pontefice stesso e per la credibilità della stampa. La verità è che sia l’uno sia l’altro si sono strumentalizzati a vicenda tentando di trarre il massimo profitto. Purtroppo spesso tutto ciò si è fatto a scapito della verità e della corretta informazione. Si è arrivato al punto che il “buon” vaticanista è colui che esegue e non quello che racconta i fatti; quello fa scivolare mezze verità o manipolazioni e non quello che critica con rispetto e fondamento. Molti operatori dei media in questi anni hanno dimenticato che il si rispetta e si ama la Chiesa solo con la verità.»
Luis Badilla e Robert Calvaresi, “L'ex Presidente del Tribunale Vaticano, Giuseppe Pignatone, comprava case in nero a persone ritenute membri della mafia, in «Osservazioni casuali», 88, 4-11 ottobre 2025. «Da subito la figura di Pignatone è apparsa discussa e discutibile per via di alcune sue vicende giudiziarie personali, tuttora in corso. Durante i cinque anni di presidenza del Tribunale Vaticano sembrerebbe che questi processi che lo vedono imputato siano stati calmierati per motivi diplomatici: non inguaiare un alto dipendenti della Santa Sede per di più di nomina pontificia. Finito l'incarico, dall’inizio dell’anno, Pignatone ha visto un'accelerazione dei suoi processi. In uno di questi, poco più di due mesi fa, l’ex giudice ha ammesso di aver acquistato case pagando a nero a persone riconosciute attualmente come affiliati alla Mafia. Pignatone, anche quando era ancora Presidente del Tribunale Vaticano, era indagato a Caltanissetta con un’accusa gravissima: favoreggiamento di Cosa Nostra. Pignatone, insieme all’ex collega Gioacchino Natoli, secondo l’accusa, avrebbero tentato di far distruggere bobine e brogliacci della famosa inchiesta Mafia&Appalti. Nell’inchiesta sarebbero emersi i rapporti di Pignatone con i fratelli Buscemi e con Bonura, dai quali avrebbe acquistato immobili nel primi anni Ottanta. Le case sono state acquistate da una immobiliare di cui facevano parte Vincenzo Piazza, Salvatore Buscemi e Francesco Bonura. Alcuni pentiti affermano che facevano parte di una loggia massonica siciliana. Nulla di tutto questo è nuovo. Alcune novità arrivano dalle conferme di certe accuse da parte del dr. Pignatone stesso. La questione è un’altra: perché, con quali ragioni serie e consistenti, Papa Francesco - a conoscenza di tutto ciò - ha deciso di nominare nel 2019 Giuseppe Pignatone Presidente del Tribunale del Vaticano? Era inopportuno e rischioso. Eppure Pignatone ha allestito e guidato, con tanto di sentenza a nome del Papa, il processo contro il cardinale Becciu e altre persone attualmente in fase di appello. Non è un dettaglio. Si tratta di un altro tassello del mosaico, piuttosto incoerente e sbrigativo, con il quale si voleva rinforzare l’immagine del “papa giustiziere”, capace di mandare a processo con tanto di defenestrazione un suo cardinale. Con troppa superficialità qualcuno, in modo maldestro, ha voluto trarre beneficio mediatico dall’immagine di un giudice presentato come implacabile e integerrimo? » Pignatone è ricattato/ricattabile?
Pino Nano, "Becciu non prese neanche un centesimo", forte la presa di posizione del suo collegio di difesa, in «Prima Pagina News», 14 ottobre 2025. «La sofferenza è palese ma temperata e sostenuta dalla forza dell'innocenza. Spera che al più presto si entri nel merito delle questioni per poter ottenere giustizia. Quella che attende da ormai cinque anni. La grande fede, di cui offre quotidiana dimostrazione anche a noi, lo ha certamente aiutato in questo doloroso cammino. (...) Di macchinazione ai suoi danni il Cardinale parlò fin dal primo momento. Sia quanto emerso nel processo che quanto scoperto successivamente attraverso le note chat dimostra che qualcuno ha utilizzato l'indagine per colpirlo. C'è stato chi voleva ad ogni costo che il Cardinale Becciu risultasse il capro espiatorio, a prescindere dalle concrete responsabilità che invece per essere accertate necessitano di contributi sempre genuini per non mandare fuori strada chi ha il compito di verificare. Ma oggi si è accertato che non si appropriò di alcuna somma. Neanche di un centesimo. Che cosa si sarebbe scritto sui giornali di tutto il mondo cinque anni fa se si fosse partiti da questo dato? Ci sarebbe stata una gogna della stessa portata?»
Senato della Repubblica, Resoconto stenografico della seduta n. 353 del 14/10/2025. « GASPARRI (FI-BP-PPE). (...) È indagato Pignatone, collega di venture, che con la sua famiglia ha comprato 24 immobili da persone di malaffare. Viene detto negli atti dell'antimafia, lo scrivono i giornali, lo dice la televisione. Pignatone, se hai un briciolo di sangue, smentisci questa affermazione secondo cui tu e la tua famiglia avete comprato sottocosto case da persone di malaffare. Questa è la storia italiana e noi dovremmo far fare il processo dell'antimafia. PRESIDENTE. Naturalmente, il presidente Gasparri si assume la responsabilità di ciò che afferma. GASPARRI (FI-BP-PPE). Signora Presidente, faccio riferimento a fonti aperte, a giornali. Poi le mando tutto. PRESIDENTE. Siccome in Aula ricordiamo sempre addirittura i gradi di giudizio, qui siamo anche alle ipotesi. Lei ha usato il verbo indicativo, solo per questo glielo dico. GASPARRI (FI-BP-PPE). Io l'ho invitato a fare una smentita. Guardi, il dottor Pignatone ha presieduto anche tribunali ecclesiastici, quindi se vuol fare una smentita… Dottor Pignatone, ha comprato sottocosto o no le case da persone di malaffare? Ha detto che le ha pagate anche in nero. Quel che sto dicendo è uscito dappertutto, l'ha detto interrogato dalla magistratura di Caltanissetta, mica l'ha detto a me.» Un indagato per favoreggiamento alla mafia alla testa del Tribunale vaticano?
Becciu: au procès en appel, grave revers pour l'accusation, in «Golias», 15 ottobre 2025.
La giustizia nella Chiesa? Se ne parla in Università, in «12 porte», 16 ottobre 2025.
Francesco Capozza, Colpo di scena alla Cassazione vaticana, nominato Artime: la mossa di Leone e il caso Becciu, in «Il Tempo», 24 ottobre 2025. «Secondo fonti interne alla Santa Sede, la nomina odierna del cardinale Artime in qualità di giudice applicato si contestualizzerebbe proprio con la necessità di rafforzare l’autonomia dell’organo giudicante in merito alla questione del promotore Alessandro Diddi, anche se non è ancora chiaro quale collega di porpora andrà a sostituire. Un “giudice applicato”, infatti, anche nell’ordinamento italiano, non è un titolo specifico, ma indica un magistrato (sia togato che onorario) che viene temporaneamente assegnato a un ufficio giudiziario diverso da quello di titolare per far fronte a necessità di servizio o sostituire temporaneamente un collega effettivo. Alcune voci incontrollate riportano che il cardinale Artime potrebbe essere stato chiamato a sostituire Lojudice proprio in occasione della decisione sulla richiesta di ricusazione di Diddi...»
Watykan w ogniu krytyki. Kardynał Becciu walczy o uniewinnienie, in «Polityka», 28 ottobre 2025.
Sante Cavalleri, Calunnie contro il cardinale Becciu: il Tribunale vaticano condanna Nicola Gianpaolo. Un caso che interroga l'informazione e il servizio pubblico, in «Faro di Roma», 30 ottobre 2025. «La sentenza arriva dopo anni di illazioni e campagne mediatiche che hanno contribuito a gettare un’ombra sul nome del cardinale Becciu, accusato pubblicamente di condotte mai dimostrate e oggi riconosciute proprio come false. (...) La vicenda solleva inevitabilmente interrogativi sulla qualità del giornalismo d’inchiesta e sulla responsabilità del servizio pubblico. (...) È quanto ha voluto ricordare sul sito Korazym.org anche Mario Becciu, fratello del cardinale, docente universitario e psicoterapeuta, che dopo aver espresso solidarietà a Sigfrido Ranucci per il recente attentato subito, ha però stigmatizzato il metodo e il tono dell’inchiesta televisiva: «L’inchiesta condotta servendosi di un burattino condannato in primo grado dal tribunale Vaticano dimostra la faziosità, il senso di impunità e un uso patologico del servizio pubblico. Questa condanna dimostra la colossale calunnia ordita con un dispiegamento di forze massmediatiche incredibili per distruggere una persona innocente. Vorrei ricordare a Ranucci che, come cita il Libro del Siracide (28,18), ‘ne uccide più la lingua che la spada!’». (...) La sentenza odierna segna dunque un momento di verità, che richiama tutti — magistrature, media e opinione pubblica — a una più rigorosa cultura della responsabilità e della giustizia.»
Mistero della fede: perché nessun giornale oggi ha riportato la notizia della condanna di Nicola Giampaolo, colpevole di aver calunniato il cardinale Angelo Becciu?, in «Dagospia», 30 ottobre 2025. Tutti con la coda di paglia? Mi sa che non si salva nessuno, dei grandi giornali (tanto meno quelli "cattolici")!
Calomnie contre le cardinal Becciu: la justice vaticane condamne l'instigateur du scandale, in «Tribune Chrétienne», 31 ottobre 2025. «Cette condamnation survient après des années de rumeurs, d’insinuations et de campagnes médiatiques qui ont porté atteinte à la réputation du cardinal Becciu. Les déclarations de Giampaolo, jugées mensongères et gravement diffamatoires, avaient été présentées par Report comme des éléments-clés d’une enquête télévisée ayant largement contribué à ternir l’image du prélat. Le tribunal du Vatican a établi que ces accusations étaient sans fondement et constituaient une volonté manifeste de nuire. Le cardinal Becciu, reconnu comme partie lésée, a vu ainsi réaffirmée son innocence, après des années de souffrance morale et de suspicion publique. (...) De leur coté les avocats Fabio Viglione et Maria Concetta Marzo, défenseurs du cardinal Becciu, ont salué la décision comme une victoire du droit et de la vérité : «Le tribunal a pleinement accueilli notre thèse sur la nature du délit, appuyée par le promoteur de justice. Cette sentence est importante, car elle reconnaît que le cardinal Giovanni Angelo Becciu a été injustement et faussement accusé de comportements graves qu’il n’a jamais eus, subissant un préjudice considérable à sa réputation. »Pour le cardinal, cette décision constitue une étape essentielle de sa réhabilitation après une longue épreuve personnelle et médiatique.Au-delà de la dimension judiciaire, cette affaire soulève des questions fondamentales sur le rôle et la responsabilité des médias, en particulier du service public. La crédibilité accordée à Giampaolo par les auteurs de Report, sans vérification suffisante, met en lumière les dérives d’un journalisme d’enquête parfois guidé davantage par la recherche du scandale que par la quête de vérité. (...) La sentence du 29 octobre ne clôt pas seulement une affaire judiciaire : elle ouvre une réflexion plus large sur la protection de la dignité des personnes et sur l’usage responsable des outils médiatiques. Elle rappelle que la liberté d’informer exige rigueur, discernement et respect de la vérité.Pour l’Église, cette décision du tribunal vatican constitue un signe fort de transparence et de justice, conforme à l’esprit voulu par le pape Léon XIV, qui n’a cessé de rappeler que «la vérité, servie dans la charité, demeure la première exigence de toute communication chrétienne».»
Caso Becciu: condannato per calunnie Nicola Gianpaolo, in «Catt.ch», 31 ottobre 2025. «La sentenza arriva dopo anni di illazioni e campagne mediatiche che hanno contribuito a gettare un’ombra sul nome del cardinale Becciu, accusato pubblicamente di condotte mai dimostrate e oggi riconosciute proprio come false. Gianpaolo — figura ritenuta credibile dagli autori di Report e presentata come testimone di rilievo nell’inchiesta televisiva — è stato ritenuto responsabile di aver diffuso dichiarazioni calunniose che hanno alimentato una narrazione infondata e gravemente lesiva della reputazione del cardinale.» Se la Chiesa italiana è ancora in profondo letargo (oh, arriverà il risveglio!), pare che quella svizzera abbia cominciato a svegliarsi...
Luis Badilla e Roberto Calvaresi, Comunicato del Dicastero delle Cause dei Santi sulla condanna del Tribunale vaticano a Nicola Giampaolo, calunniatore del card. Becciu e altri. La stampa odierna però tace. Perché?, in «Osservazioni casuali», 91, 25 ottobre-1° novembre 2025. «Allora una parte rilevante della stampa italiana era molto entusiasta, con impegno ed efficacia, a propagandare la leggenda del Papa "giustiziere" che lavorava giorno e notte "contro la corruzione in Vaticano". Di questa iconografia, che piaceva molto allo stesso Papa Bergoglio e anche al suo ampio entourage, e che era il perno della dicitura "pontificato riformista", faceva parte il "caso Becciu" iniziato e aperto da L'Espresso guidato allora dall'attuale giornalista Rai Marco Damilano. L'affabulazione calunniosa dell'avvocato Giampaolo, seppure clamorosamente menzognera, venne accreditata come attendibile e dunque inflazionata. Perché? Perché era utile alla campagna in corso contro il cardinale Becciu. Per questa stampa "ben informata" oggi è meglio tacere evitando così di riconoscere di aver mentito.»
Quentin Finelli, Por difamar a un Cardinal, condenan a periodista e historiador, in «ACN», 1° novembre 2025. «Esta condena llega tras años de rumores, insinuaciones y campañas mediáticas que dañaron la reputación del cardenal Becciu.»
Alessandra De Vita, "Il dossier su Emanuela Orlandi nell'Archivio Segreto Vaticano? Io ho visto un fascicolo, ecco cosa contiene": parla monsignor Sergio Pagano, in «Il Fatto Quotidiano», 5 novembre 2025. «... si è saputo che il procuratore Diddi (Alessandri, ndr) avrebbe trovato delle carte sulle vicende. Ma quelle carte non erano da me. E non sono uscite, per cui penso che non siano mai esistite…» ALESSANDRO DIDDI, il "promotore di giustizia" (di nome, non di fatto) del Vaticano, è un maneggione che, oltre a occultare in un processo documenti importanti che dimostrano l'innocenza dell'imputato – il card. Becciu –, inventa documenti che in realtà non sono mai esistiti? È un bugiardo megalomane? A soggetti come questo – e come il giudice Pignatone, indagato per favoreggiamento alla mafia – è affidata la giustizia in Vaticano? Vergognoso!
Gianni Di Capua, Dossieraggio, la Procura di Roma ha chiuso le indagini. Laudati e Striano rischiano il processo, in «Il Tempo», 6 novmbre 2025. Non dovrebbe essere tanto difficile trovare i mandanti dentro il Vaticano.
Lodovica Bulian, Le carte svelano il metodo Striano. Ma resta il giallo sui mandanti, in «Il Giornale», 9 novembre 2025. Trovare i mandanti in Vaticano non dovrebbe proprio essere difficile!
Papa Leone convoca i cardinali per il suo primo Concistoro, in «Ansa», 9 novembre 2025.
Nico Spuntoni, Dalla Casa Pontificia comincia la "cura Prevost" sulla Curia, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 12 novembre 2025. «Ma quella in Prefettura della Casa Pontificia è una scossa d'assestamento se paragonata ai movimenti tellurici che si annunciano in Segreteria di Stato. Il terremoto è iniziato con la cacciata dell'ultrabergogliano Roberto Campisi, primo assessore a lasciare il Palazzo Apostolico senza ordinazione episcopale. In attesa di vedere se la stagione di Pietro Parolin andrà avanti oltre la proroga donec aliter provideatur, sembra essere agli sgoccioli, invece, la permanenza di monsignor Edgar Peña Parra nell'ufficio che fu di Giovanni Battista Montini.» Interessante: l'assessore Roberto Campisi è colui che rispose alla mia lettera a papa Francesco. Anche in spagnolo. E in inglese.
Giorgio Meletti e Federica Tourn, L'angoscia di Papa Prevost, in «Appunti di Stefano Feltri», 12 novembre 2025. «... il successore di Francesco accredita nel modo più ufficiale l’immagine di Bergoglio che lo ha accompagnato negli ultimi anni all’interno della curia: un uomo psichicamente instabile, vendicativo e capriccioso, capace di silurare vescovi e cardinali senza un chiaro motivo. Ciò che ha fatto il 24 settembre 2020 con il cardinale Angelo Becciu, fino a pochi mesi prima il suo più stretto collaboratore come Sostituto della Segreteria di Stato e di fatto numero tre della gerarchia cattolica.»
M.P., Italia. L'arbitrio come prassi: anatomia di una giustizia fuori controllo, in «Silere non possum», 14 novembre 2025. «In Italia, il rapporto fra magistratura requirente e stampa è diventato un territorio poroso, ambiguo, dove gli atti riservati circolano con una velocità che ha poco a che fare con la legalità e molto con gli equilibri interni del potere. I documenti secretati finiscono sui giornali prima che nelle mani degli avvocati. (...) Le strategie investigative vengono pilotate attraverso i media, che diventano megafoni di ciò che le procure vogliono far trapelare. Non è un’opinione, sono fatti che osserviamo ogni giorno sui giornali, nelle aule di giustizia e nelle televisioni dello Stato. Ma in Italia l’idea che la giustizia si regga su rapporti non trasparenti non scandalizza più nessuno. Si è smarrita persino la percezione del problema. (...) «Le sentenze finali del tribunale non vengono pubblicate, non sono accessibili neppure ai giudici». Una dinamica che oggi trova inquietanti somiglianze nei labirinti delle nostre procure. Il parallelo con Kafka non è una figura retorica: è un richiamo necessario. Perché quando un Paese permette che l’arbitrio diventi prassi, il risultato non è solo una giustizia inefficiente, ma una democrazia svuotata del proprio senso. E allora la domanda torna, inevitabile, come un’eco della vicenda di Josef K.: cosa resta della legalità, quando chi è chiamato a garantirla vive fuori dalla legge? Non è una questione tecnica. È la ferita più delicata della nostra civiltà giuridica. E finché continueremo a fingere che non sia così, continueremo a camminare in quel mondo dove — come accade nel romanzo — le colpe si decidono in stanze opache, e l’innocenza non è un diritto, ma una concessione.» Solo in Italia?
Processo 8xmille, in aula a Sassari sfilano i tstimoni del pm, in «Ansa», 26 novembre 2025. Quando i testimoni dell'accusa – a differenza dei testimoni del processo vaticano – dicono la verità, e così scagionano gli imputati dalle accuse (assurde)...!
Processo Becciu, una pagina nera della Giustizia vaticana: l'appello. Conversazione Felice Manti-Geppi Rippa, in «Agenzia Radicale», 2 diembre 2025. Un pagina buia, una macchia indelebile sulla storia della Chiesa. «Ci si accontenta dei proclami dell'accusa (...). Ci si accontenta di una colpevolezza preannunciata e prestabilita prima ancora del processo. Su questi presupposti si costruisce tutta una narrazione, dando per scontati, per granitici e per definitivi gli elementi che l'accusa viene a portare e poi... del processo chi se ne frega!»; «Ho assistito alla decisione di prendere uno dei principali protagonisti e colpevoli di questa vicenda (Alberto Perlasca, il vero "dominus della vicenda"), indagarlo, togliergli tutti i benefici (com'era legittimo e doveroso fare) e poi trasformare questo soggetto nel principale teste d'accusa. Questo ha completamente ribaltato il concetto del processo. (...) Abbiamo assistito a un rovesciamento dell'onere della prova. (...) A questo si aggiunge il fatto che il memoriale che questo soggetto avrebbe realizzato per ricostruire la colpevolezza altrui, che in realtà è sostanzialmente sua, per tabulas (...), a cui hanno partecipato più mani (...) condizionando anche la valutazione complessiva del Papa. Questo memoriale ha avvelenato i pozzi.»; «Gli esiti disastrosi di questo processo nato male e finito peggio si stanno riverberando anche sulla credibilità della Chiesa. Alcune sentenze internazionali, come quella dell'Alta corte di Londra, che ha dato torto alla sentenza, che ha condannato la Santa Sede a risarcire il finanziere Mincione, perché le accuse che gli erano state mosse erano false, sta minando la credibilità del processo della Santa Sede. Alla faccia del "giusto processo"! Qui si mette in discussione l'intera reputazione del Vaticano»; «L'unico vero motivo per cui è stato fatto questo processo non è stato cacciare i mercanti dal tempio, ma impedire che monsignor Becciu partecipasse al Conclave.»; «C'è stato un pre-giudizio da parte del Papa (...) e da questo pre-giudizio non ci si poteva discostare di una virgola, pena la squalifica della valutazione pre-giudiziale del Papa. Per cui io credo che se è vero che il Papa ha emesso un giudizio di colpevolezza sulla base di informazioni fallaci, quella sua decisione di defenestrare Becciu nasce da presupposti erronei, ma purtroppo a quel tipo di valutazione tutto questo processo si è dovuto rifare, per una questione di oggettiva rispondenza di quel tipo di procedimento rispetto all'impostazione che il Papa aveva dato. Non si poteva dare torto al Papa, anche se il Papa aveva probabilmente torto»; «Io non dico che la Santa Sede ci avrebbe guadagnato, ma certamente l'esborso per le casse vaticane sarebbe stato di molto inferiore. Quindi si è probabilmente voluto accelerare la definizione di quella compravendita per creare il danno da contestare a mons. Becciu. Probabilmente bisognerebbe fare una valutazione ulteriore rispetto a quelle che sono state le decisioni assunte dopo Becciu, per capire come è stata condotta quella operazione»; «Se coloro che hanno gestito questo processo in tutte le fasi – parlo del Tribunale, ma parlo anche del pdg – sono stati influenzati negativamente da soggetti esterni, anche da questo punto di vista, per salvaguardare il Vaticano, bisognerebbe intervenire pesantemente per punir ei responsabili di questo tentativo di condizionamento – purtroppo andato a buon fine – del processo. Attiene alla capacità di papa Leone di prendere le distanze da questi soggetti...»; «Purtroppo in questo processo i nemici della Chiesa hanno goduto di questo esito processuale. (...) In ballo c'è la tenuta della Chiesa» (Felice Manti). «Di fronte a un impianto processuale a dir poco paradossale, che arriva ad essere definito un ipotesi di processo politico farsa, questa cosa ha degli effetti che vanno anche al di là delle vicenda interna. (...) È emerso che il Vaticano non ha una giustizia e che il processo vaticano è un processo che presenta aspetti non mi permetto di dire "medievali", perché il Medioevo aveva delle situazioni molto più solide (...), ma qualcosa che sfiora l'arbitrio» (Giuseppe Rippa).
Brunella Bolloli, Le Sos di Striano finite su Report. Nel mirino "l'Elon Musk siciliano", in «Libero», 4 dicembre 2025. Toh, ma cosa mi dici mai!














































