Sul "caso Becciu" in generale
Ventottesima parte
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Luigi Panella, I rescripta di Papa Francesco sottratti alla conoscenza degli imputati, quel potere incondizionato di modificare la legge, in «Il Riformista», 19 maggio 2025. «Tali Rescripta, non pubblicati negli Acta Apostolicae Sedis e inizialmente sottratti alla conoscenza degli imputati, hanno stabilito una procedura penale di eccezione solo per questa causa in deroga alle previsioni del codice di procedura penale vaticano. Le richieste del Promotore di Giustizia per l’ottenimento di tali Rescripta non risultano in atti. (...) A fronte delle reiterate eccezioni delle difese, il Tribunale vaticano ha sostenuto che attraverso i Rescripta la “Suprema Autorità, detentrice (anche) del potere legislativo, ha disposto direttamente la disciplina normativa da applicare” in questo particolare procedimento penale e che tali “leggi emanate dal titolare del potere legislativo nello Stato” sarebbero insindacabili da chiunque in forza del principio canonistico “Prima Sedes a nemine iudicatur”. Come evidenziato anche dalla dottrina, è stata recepita e teorizzata dal Tribunale una concezione assolutista del potere sovrano che non trova più alcun riscontro negli ordinamenti giuridici moderni e contemporanei rispettosi dei diritti umani. Tale concezione annulla ogni divisione o separazione dei poteri e priva i giudici di ogni indipendenza rispetto al soggetto sovrano, la cui volontà, comunque manifestata, è legge. È stato pertanto riconosciuto alla “Suprema Autorità” il potere incondizionato di modificare ad libitum, in segreto e con riferimento alla singola causa, la disciplina legislativa a scapito dei diritti degli imputati, annullando le garanzie stabilite dalla legge persino in materia di tutela della libertà personale e della libertà di comunicazione, con sottrazione del processo all’applicazione delle norme del codice di procedura penale vaticano, in cui l’art. 350 bis prevede che “ogni imputato ha diritto ad un giudizio da svolgersi secondo le norme del presente codice”. Ciò risulta in grave contrasto con i più elementari princìpi dello stato di diritto e del giusto processo, parte integrante dello ius divinum secondo il Magistero dei Sommi Pontefici.» -
Geraldina Boni e Alberto Tomer, Diritto vaticano e diritto canonico: due edifici distinti, ma comunicanti. Lì si nasconde il giusto processo, in «Il Riformista», 19 maggio 2025. IL RISCHIO DI UNA GIUSTIZIA INGIUSTA «I due ordinamenti menzionati rappresentano perciò due edifici distinti, ma comunicanti, essendo il diritto canonico, per la precisione, a fornire gli assi portanti su cui anche quello vaticano deve necessariamente poggiare. Questi assi, in particolare, corrispondono alla componente divina di tale diritto, rispetto ai limiti derivanti dalla quale neppure il Sommo Pontefice può considerarsi un sovrano legibus solutus. In relazione all’ordinamento vaticano, anzi, allontanarsi da tale paradigma significherebbe non solo rinunciare alle garanzie proprie dello Stato di diritto, ma piegare l’esercizio della sovranità sulla Città vaticana a una funzione estranea e deviata, finendo irreparabilmente per compromettere la ragione della sua stessa esistenza. (...) la persona del giudice, di cui è imperativo assicurare l’imparzialità e la terzietà. In questo senso, se i membri della magistratura operano ovviamente in nome del Santo Padre, non lo fanno in quanto suoi meri “delegati personali”, bensì in virtù di un ufficio autonomo e con proprie attribuzioni stabilite dal diritto. Ancora: espressamente la vigente normativa prevede che i medesimi magistrati siano soggetti soltanto alla legge, senza che in detta disciplina compaia più alcun riferimento della dipendenza gerarchica degli stessi dal Pontefice. D’altro canto, però, non per questo l’atipica architettura in parola è sottratta a rischi di cedimenti. I magistrati vaticani – per restare nel solco tracciato – non costituiscono d’altronde un ordine a sé stante, venendo nominati dallo stesso Pontefice: il quale è quindi chiamato ad autolimitarsi e a confermare le numerose tutele poste a presidio della loro posizione, a partire dalla stabilità dell’incarico, guardandosi poi dal vulnerarne la libertà di giudicare tramite interventi che possano condizionarli. Negli ultimi anni, purtroppo, non sono mancate riforme discutibili che hanno pregiudicato la “tenuta” della magistratura vaticana. Si pensi alla figura del promotore di giustizia, cui è affidata la funzione di pubblico ministero: se fino al 2021 vi era un promotore di giustizia autonomo per ogni grado di giudizio, a partire da tale data il relativo ufficio esercita le proprie funzioni nei tre gradi, con il rischio che l’intero impianto accusatorio si appiattisca sulla tesi sostenuta in prima istanza. O, in modo ancora più evidente, si considerino gli ingiustificati cambiamenti apportati nel 2023 all’assetto della Corte di Cassazione, le modifiche alla cui composizione sono state altresì accompagnate dalla previsione della decadenza dei componenti designati secondo le disposizioni previgenti, impattando sui procedimenti in corso, con buona pace del principio di precostituzione del giudice. Un esempio palmare, stavolta non “strutturale” ma tanto macroscopico nella lesione del principio di legalità da non poter essere ignorato, lo abbiamo avuto poi con quei rescritti che, nel biennio 2019-2020, sono stati concessi in via riservata al suddetto promotore di giustizia, attribuendogli poteri fino ad allora sconosciuti nell’ambito della vicenda più famigerata che abbia interessato la giustizia vaticana, , di cui ci siamo occupati diffusamente nel volume Il «processo Becciu». Un’analisi critica, recentemente edito da Marietti1820. In definitiva, dunque, se qualsiasi accusa di intrinseca inconciliabilità tra i fondamenti dello Stato della Città del Vaticano e la tutela dei princìpi del giusto processo appare, se aprioristica, pretestuosa, è altrettanto vero che spetta al sovrano cui è affidata la pienezza della potestà di governo farsi solertemente carico della responsabilità che nessuna ombra possa essere gettata sull’operato della giustizia vaticana. È, anche questa, una sfida importante con cui il “nuovo corso” appena inaugurato da Papa Leone XIV non potrà fare a meno di confrontarsi.» -
Cesare Sacchetti, Le casse in rosso del Vaticano, l'oro sparito e la massoneria ecclesiastica contro papa Leone XIV, in «La Cruna dell'Ago», 23 maggio 2025. «A correre in soccorso a Francesco è stato subito l’Espresso che una volta emerso alla luce del sole lo scandalo della casa di Londra, scrisse prontamente un articolo il 25 settembre del 2020 firmato da Massimiliano Coccia, nel quale si faceva ricadere ogni colpa sul porporato sardo, reo di aver anche speso soldi delle elemosine per favorire i suoi fratelli. Non disse lo storico settimanale di proprietà dell’ingegner De Benedetti, oggi passato nelle mani degli Elkann, che Becciu era soltanto il classico capro espiatorio e che non era certo lui a poter autorizzare una simile operazione, che non poteva avvenire senza il consenso esplicito del papa, il quale non poteva non sapere.» -
Nico Spuntoni, Tra le righe di Leone XIV la svolta sul diritto vaticano, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 26 maggio 2025. «Come ha detto l'ex radicale Giuseppe Rippa, si è verificata una «italianizzazione della struttura giudiziaria vaticana» che ha partorito il pasticcio del processo al cardinale Angelo Becciu e che tra le sue implicazioni ha avuto anche un crescente ruolo della componente mediatica. (...) nella mente di Leone XIV sono ancora fresche le lamentele fatte dai cardinali durante le congregazioni generali ed in particolare gli strascichi poco edificanti del caso Becciu. I cardinali stranieri che poco sapevano della vicenda, arrivati a Roma con qualche pregiudizio, sono infine rimasti scandalizzati dalla modalità con cui il loro confratello sardo è stato «liquidato». Non ci sono logiche di appartenenza dietro a quest'insofferenza se si pensa che uno dei più indignati per il trattamento riservato a Becciu è stato un giovane cardinale ultra-bergogliano, autore dell'intervento più progressista durante il pre-conclave. Che la questione non sia stata irrilevante lo si è visto anche dal responso della Sistina.» Quando una magistratura marcia incontra una macchina della comunicazione vaticana altrettanto marcia... -
Dossieraggio, salta l'interrogatorio di Striano: non si presenta davanti ai pm di Roma, in «Il Tempo», 26 maggio 2025. Striano, come Pignatone, non risponde ai magistrati? E Diddi? E De Santis? -
Felice Manti, La misericordia di Leone XIV sull'escluso Becciu, in «Il Giornale», 27 maggio 2025. MISERICORDIA? A NOI BASTEREBBERO VERITÀ E GIUSTIZIA. «Per quella condanna da cui si proclama innocente, vittima di una macchinazione che trova ogni giorno più conferme, Becciu si era auto escluso da un Conclave al quale aveva più che diritto a partecipare. Lo aveva fatto ufficialmente in ossequio alla volontà di Papa Francesco, espressa in due lettere successive alla cacciata di Becciu dala Curia del 2020 ed esibite fuori dal Conclave a pochi intimi dal Segretario di Stato Pietro Parolin, sulla cui autenticità aveva espresso qualche dubbio persino il cardinale Giuseppe Versaldi, prefetto emerito della Congregazione per l’educazione cattolica ed ex presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, uno dei tanti favorevoli alla sua partecipazione al Conclave («finché non c’è la sentenza definitiva uno è innocente»), anche lui convinto come tanti in Vaticano che dietro la condanna per peculato senza pecunia - lo dice la sentenza, Becciu non ha intascato una lira per sé - ci sia stato un complotto. Lo dicono le chat via whatsapp desecretate e senza omissis pubblicate nelle scorse settimane dal Domani (e intercettate anche dal Giornale) tra il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi (pm del processo all’ex sostituto), la lobbista Francesca Immacolata Chaouqui voluta da Francesco nella Commissione per la trasparenza finanziaria Cosea nel 2013 e condannata nel 2017 a 10 mesi per rivelazione di notizie riservate nel processo Vatileaks II e infine Genevieve Ciferri, sodale e amica del supertestimone Alberto Perlasca, diventato in una notte da collaboratore a spietato accusatore. Sarebbero loro ad aver imbeccato Perlasca. Sono le conversazioni acquisite dal relatore speciale dell’Onu Margaret Satterhwaite, a capo dell’ufficio che vaglia l’indipendenza dei giudici all’interno dei processi, su denuncia dei legali del finanziere italo-inglese Raffaele Mincione, anch’egli condannato dal Vaticano (ingiustamente, dicono i giudici inglesi a cui si è rivolto) per la presunta speculazione finita male dietro la compravendita del palazzo di Sloane Square a Londra. In quelle conversazioni si parla di un memoriale che sarebbe stato preparato a tavolino da Diddi e da due persone estranee al processo per incastrare Becciu e salvare altri, non solo Perlasca. Chi ha seguito il processo ha capito subito che quella non era farina del sacco dell’ex braccio destro dell’alto prelato sardo, più volte «stanato» dalle domande dei legali di Becciu Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo. All’inizio delle indagini era stato interrogato per 11 ore dal Promotore di giustizia, gli erano stati sequestrati i conti presso Ior e banche italiane, era stato sollevato dal suo incarico di Promotore aggiunto presso la Segnatura, allontanato da Santa Marta, con cittadinanza e stipendio revocati. Una volta consegnato Becciu ai giudici con questo dossier, Perlasca è finito assolto da tutte le accuse e riabilitato in Vaticano con un incarico di prestigio e i conti dissequestrati, a differenza dell’ex prefetto della Congregazione delle cause dei Santi Becciu. Amen. Di «criticità macroscopiche nella gestione del processo» ce ne sono decine, come il peso dei quattro «rescripta» pontifici che hanno modificato la legge a processo in corso, come ha più volte ribadito Geraldina Boni, ordinaria di Diritto ecclesiastico all’Alma Mater di Bologna, già autrice di un parere pro veritate che ha messo in luce la deriva giustizialista di questo processo, piene di «zone d’ombra» e di «bizzarre asserzioni, frutto di incompetenza canonica» da parte dei magistrati del Papa. Altro che «giusto processo», secondo la studiosa ci sarebbe stata persino un’interferenza dei giudici con «il diritto divino naturale», con «rischi concreti per lo Stato pontificio stesso» e senza che la condanna avesse compromesso il diritto di Becciu a partecipare al Conclave. Come ha scritto il Giornale c’è un’indagine su queste e su altre conversazioni «perse», omissate e mai acquisite a processo, vedi gli 8 messaggi su 126 di una particolare chat resi estensibili alle parti dal tribunale vaticano presieduto all’epoca da Giuseppe Pignatone, diventato cittadino di Sua Santità assieme allo stesso Diddi, qualche giorno prima della sentenza di condanna di Becciu, grazie a un motu proprio del Papa scoperto in anticipo dal «Giornale», che ha permesso loro di cumulare anche stipendio e pensione vaticana con gli emolumenti italiani. Ci sarebbe anche un filone sulla possibile subornazione del testimone e su diverse potenziali false testimonianze. «Se viene fuori che eravamo tutti d’accordo è la fine», «il processo a Becciu è nullo», si dicono le due donne. L’indagine verrà riaperta? Non lo sappiamo. Ma dalla conversazione tra Leone XIV e Becciu potrebbe venire fuori un’altra verità sul sedicente «processo del secolo» che ha inchiodato Becciu a una sentenza di colpevolezza che ha ormai perso ogni credibilità.» -
Andrea Ricci, Papa Leone XIV riceve Angelo Becciu: nuova svolta nel caso più`controverso della Santa Sede, in «Unita.tv», 27 maggio 2025. «Il quadro giudiziario è stato scosso da un nuovo elemento: le chat WhatsApp desecretate e rese pubbliche nelle ultime settimane. Questi scambi sono stati diffusi da testate come Domani e Il Giornale e coinvolgono personaggi centrali come il promotore di giustizia Alessandro Diddi, la lobbista Francesca Immacolata Chaouqui e Genevieve Ciferri, legata al testimone Alberto Perlasca. In queste conversazioni emergono ipotesi pesanti: si parla di un memoriale costruito apposta per incastrare Becciu, segnalando un disegno preciso dentro la magistratura vaticana. Questa rivelazione ha agitato ulteriormente gli ambienti ecclesiastici e giudiziari. I contenuti suggeriscono l’esistenza di una trama, dietro le quinte delle indagini e delle condanne, che mette in discussione le modalità con cui sono stati raccolti e interpretati i fatti. L’ipotesi di un memoriale nato a tavolino per finalità politiche scuote la credibilità del sistema giudiziario interno e fa emergere dubbi sulla trasparenza dei processi. Il materiale raccolto è ora all’esame della relatrice speciale dell’ONU Margaret Satterhwaite, incaricata di vigilare sull’indipendenza dei magistrati nel mondo. La sua indagine è partita dopo una denuncia legale avanzata dagli avvocati del finanziere Raffaele Mincione, figura coinvolta nel caso del palazzo londinese al centro dello scandalo. Mincione è stato condannato dal tribunale vaticano, ma assolto dalla giustizia britannica, un dettaglio che sottolinea le divergenze tra i sistemi giudiziari. Queste chat, unite alle udienze e alle indagini in corso, creano un clima di forte tensione oltre che di incertezza sul futuro della Santa Sede. L’attenzione ora si concentra sulla risposta delle autorità ecclesiastiche e sulle decisioni che papa Leone XIV prenderà di qui in avanti. La partita aperta è destinata a influenzare non solo reputazioni personali ma anche la struttura stessa dell’autorità vaticana, a stretto contatto con gli scenari internazionali e istituzionali.» -
Elise Ann Allen, Pope meets cardinal sentenced for financial crimes, banned from conclave, in «Crux», 27 maggio 2025. Anche in portoghese. -
Le Papa Léon XIV tend la main au cardinal Becciu, in «Tribune Chrétienne», 27 maggio 2025. -
Papa Leone riceve in udienza il cardinale Becciu, in «Corriere della Sera», 27 maggio 2025. -
Francesco Peloso, Speranza Becciu: il papa vuole studiare le carte del processo, in «Domani», 27 maggio 2025. «... il pontefice ha quindi manifestato in tal modo una volontà chiara di ascoltare le ragioni di Becciu. Anche perché vuole scongiurare l’idea, diffusasi nell’opinione pubblica, che il Vaticano sia il luogo dove vengono violati i diritti della difesa. Per questo si prenderà il tempo che serve per studiarsi con cura le carte processuali.» MI PARE CHE LEONE XIV SIA UNO CHE, PRIMA DI DECIDERE, VUOLE CAPIRE BENE. E QUESTO È MOLTO POSITIVO. -
S.I., Il cardinale Becciu ricevuto da Leone XIV. Un incontro che testimonia come il nuovo Papa non intenda farsi condizionare da calunnie e complotti contro il porporato, in «Faro di Roma», 27 maggio 2025. «L’udienza rappresenta certamente un segnale di particolare rilevanza, considerando la travagliata vicenda giudiziaria e mediatica che ha coinvolto il porporato sardo, che ha subito una pesante condanna dal Tribunale Vaticano pur non avendo commesso alcun reato ed essendo invece stata provata la sua innocenza da ultimo anche da intercettazioni telefoniche che hanno individuato un complotto ai suoi danni. Nessuna comunicazione ufficiale è stata diffusa sul contenuto del colloquio di oggi, ma alcune fonti parlano di una volontà del Papa di “ascolto e prossimità” nei confronti del cardinale Becciu, ed è evidente che Leone XIV non intende farsi condizionare dalla campagna mediatica contro il porporato sardo che a causa di questa, pur non essendovi tenuto, ha rinunciato a partecipare al Conclave con un gesto di grande umiltà e amore alla Chiesa cui il nuovo Papa è sembrato voler rispondere oggi con un gesto di apertura che, al di là dei risvolti giuridici, appare carico di significato umano ed ecclesiale.» Anche in portoghese. E in spagnolo. -
Giuliano Foschini e Iacopo Scaramuzzi, Becciu dal Papa: "È andata bene" la speranza di un nuovo processo, in «La Repubblica», 28 maggio 2025. Si sveglia perfino il Gruppo Gedi (complice del brutale complotto che ha messo in croce un innocente)? Le calunnie fanno molto rumore, ma la verità resta in piedi fino alla fine. -
Eduardo Berdejo, Papa Leone XIV riceve il carrdinale Becciu, in «Ewtn», 28 maggio 2025. -
Franca Giansoldati, Il caso Becciu è sul tavolo di Leone XIV, a settembre l'appello ma stavolta il diritto canonico sarà rispettato, in «Il Messaggero», 28 maggio 2025. «In aula in diversi intervennero per far notare che negli ultimi anni in Vaticano si era assistito ad una «fase giustizialista» (usarono proprio questa parola) e che il diritto canonico era stato sovente messo in un cantuccio. Davanti ai documenti papali fino a quel momento segreti (quello siglato a marzo e un secondo datato 2023) tirati fuori dal cardinale Pietro Parolin, Becciu prese atto della volontà papale a non partecipare all'elezione. In quel frangente l'atmosfera era piuttosto tesa e per non spaccare ulteriormente l'assemblea scelse di fare un passo indietro rispettando i voleri di Francesco. Condannato l'anno scorso per peculato e truffa in un processo che attende ancora il giudizio di secondo grado (previsto per settembre), Becciu non ha mai smesso di professare in ogni sede la sua innocenza, ribadendo la sua estraneità da ogni coinvolgimento nello scandalo della disastrosa vendita delle quote del Palazzo di Sloane Avenue, avvenuti quanto lui ormai non era già più Sostituto ma era al Dicastero dei Santi. In una recente intervista al Messaggero il cardinale Giuseppe Versaldi, uno dei diversi porporati che durante il conclave difese il diritto di Becciu a partecipare al voto nella Sistina dicendo che non era stato l'unico ad aver preso la parola per affrontare la grande questione del «diritto naturale della difesa», una chiara allusione al giusto processo e alla mole di messaggi whatsapp che furono «occultati alle difese». Questione non da poco perchè in quella corposa documentazione – pubblicata integralmente dal Domani – si delineano i contorni di una specie di congiura in piena regola ordita per incastrare il cardinale sardo (cosa che Becciu ha sempre evocato: «contro di me ordito un complotto»). (...) Probabilmente l'aspetto più significativo di questa nuova fase della Chiesa riguarda la presenza di un Papa esperto di diritto canonico, con alle spalle una robusta esperienza accademia e gestionale all'interno dell'ordine agostiniano, avendo diretto per ben 12 anni questo ordine religioso. Un cardinale elettore, dietro anonimato, ieri suggeriva al Messaggero che la rigorosa formazione accademica di Leone XIV terrà ben distinto il suo ruolo di legislatore supremo da quello di giudice supremo, lasciando sempre la parola agli organi competenti ma con una attenzione particolare all'applicazione rigorosa e piena del diritto canonico.» STAVOLTA SARÀ UN GIUSTO PROCESSO? Anche in tedesco. -
Becciu in udienza da Leone XIV, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 28 maggio 2025. -
Nico Spuntoni, Il Papa incontra Becciu. Il cardinale escluso verso la riabilitazione, in «Il Tempo», 28 maggio 2025. «Più di un decennio dopo da allora, sono stati in qualche modo i due protagonisti del conclave: uno non entrando in Sistina nonostante l'età anagrafica glielo consentisse, l'altro invece uscendone vestito di bianco. (...) Sicuramente l'esigenza di rimettere ordine nel caos normativo di questi anni è stata una delle richieste più frequenti sollevate nel pre-conclave. (...) Peraltro il direttore Matteo Bruni non ha spiegato perché Becciu sia stato incluso tra i "non elettori" già da prima del 2023». -
Pietro Santoro, Church pocket/64: la Chiesa noiosa di papa Leone XIV; il caso Becciu, in «Merateonline», 30 maggio 2025. «Il caso Becciu rischia di diventare per Prevost una patata bollente dello stesso calibro di quello di Rupnik (...): da un lato un cardinale perseguitato, dall'altro un abusatore protetto oltre ogni limite.» NO AL GIUSTIZIALISMO POPULISTA! -
John L. Allen Jr., The deep structural reform awaiting Leo XIV beneath the Becciu soap opera, in «Crux», 1° giugno 2025. SE IL PAPA PREDICA BENE E RAZZOLA MALE IN FATTO DI GIUSTIZIA... «Nel frattempo, l'equità del processo legale contro Becciu è stata oggetto di profonda controversia, anche durante le discussioni tra i cardinali che hanno portato al recente conclave. Molti hanno espresso l'opinione, che ha anche un ampio seguito nei media italiani e tra i principali giuristi italiani, secondo cui Becciu è stato vittima di un processo ingiusto. Diversi cardinali hanno persino simpatizzato con la sua iniziale insistenza sul fatto che avrebbe dovuto essere in grado di partecipare alle elezioni per scegliere il successore di Francesco. (…) Per la scienza: è possibile che qualsiasi azione penale o civile possa soddisfare le aspettative contemporanee di equità e giusto processo in un sistema in cui non vi è separazione dei poteri e in cui il capo dell'esecutivo è anche l'autorità legislativa e giudiziaria suprema? Formulata in questo modo, la domanda si risponde quasi da sola. Il problema, quindi, è che se Leone vuole evitare casi futuri simili a quelli di Becciu, quale riforma del sistema giuridico sarebbe necessaria per isolarlo dalle accuse di ciò che gli italiani chiamano giustizialismo, ovvero l'imposizione della giustizia draconiana da parte del potere esecutivo senza garanzie di giusto processo? Si presentano due ampie possibilità. In primo luogo, Leone XIV potrebbe finalmente completare gli affari incompiuti del 1870 e disinvestire il papato da tutte le rimanenti rivendicazioni sul suo status vestigiale di monarchia temporale creando una magistratura veramente indipendente per lo Stato della Città del Vaticano. Per essere chiari, non stiamo parlando di limitare il potere del papa sulla fede e sulla morale, che rimarrebbe assoluto. Invece, il suggerimento è che il suo potere temporale sarebbe volontariamente limitato quando si tratta di amministrazione della giustizia civile e penale sul territorio vaticano, compreso proprio il tipo di presunti crimini finanziari per i quali Becciu è stato condannato. (…) Una tale abnegazione non porrebbe alcuna crisi dottrinale. Nemmeno la concezione più radicale dell'infallibilità papale ha mai sostenuto che i papi sono preservati dall'errore quando si tratta di bilancio, per esempio, o del diritto del lavoro. Supponiamo, tuttavia, che un tale passo sia visto come un ponte troppo lontano in termini di ricostruzione del papato moderno. C'è un'altra alternativa che potrebbe rafforzare la fiducia nel giusto processo quando i funzionari del Vaticano sono accusati di crimini? Come succede, sì. Papa Leone potrebbe finalmente avvalersi di una disposizione contenuta nell'articolo 22 dei Patti Lateransi del 1929, che regolavano le relazioni tra il Vaticano e il governo di un'Italia unificata in seguito al crollo dello Stato Pontificio. Quell'articolo recita: “Su richiesta della Santa Sede, e per delega che può essere data dalla stessa in singoli casi o su base permanente, l'Italia provvederà all'interno del suo territorio per la punizione dei crimini commessi nella Città del Vaticano ...” In altre parole, il Vaticano potrebbe effettivamente affidare la responsabilità di conduzioni penali al sistema giudiziario italiano e lavarsi le mani dell'intera faccenda. Di conseguenza, almeno, nessuno potrebbe accusare un papa o i suoi pubblici ministeri nominati di mettere i pollici sulla bilancia della giustizia al fine di produrre risultati predeterminati. Certo, dato lo stato irregolare della giustizia penale italiana, alcuni potrebbero chiedersi se sia davvero una soluzione desiderabile. Nessun sistema, tuttavia, è perfetto, e almeno questo non esporrebbe il pontefice alle accuse di predicare una cosa quando si tratta di un giusto processo e dell'imparzialità della magistratura ma di praticarne un'altra.» (trad. autimatica) PS: bisogna tuttavia tenere presente che i magistrati vaticani Diddi (che risulta in combutta con Chaouqui e co.) e Pignatone (giudice indagato per favoreggiamento alla mafia)... sono magistrati in realtà italiani. Bah! Anche in italiano. E in portoghese. -
Angela Ambrogetti, Libri e romanzi, le sfide, le origini e le aspettative su Papa Leone XIV, in «Acistampa», 3 giugno 2025. E la questione Becciu e la sua possibilità di votare? «Un pasticcio legato a carte mai pubblicate siglate da Papa Francesco con una F e che sarebbero state date al cardinale Parolin che le avrebbe fatte vedere al cardinale Becciu. Bergoglio chiedeva di non farlo votare, anche se Becciu ha la dignità cardinalizia e avrebbe dovuto essere in Conclave. Alla fine è lui che sceglie di non entrare in Conclave per rispettare la volontà del Papa e togliere il Collegio Cardinalizio dalla responsabilità di decidere. Uno schiaffo al Diritto Canonico, una brutta figura, ma pochi hanno il coraggio di raccontare tutto.» -
Ignazio Ingrao, Il Tribunale vaticano apre un indagine su Francesca Immacolata Chaouqui per “falsa testimoninza, traffico di influenze e subornazione di testimone, in «Tg1», 4 giugno 2025. DOPO QUASI CINQUE ANNI DI PERSECUZIONI DI UN INNOCENTE, FINALMENTE CI AVVICINIAMO ALLA VERITÀ. ERA OVVIO! MA ERA OVVIO GIÀ DA QUASI CINQUE ANNI! ORA SI SVEGLIA LA "GIUSTIZIA" VATICANA? IL PARADOSSO – ANCHE QUESTO GIÀ CHIARISSIMO DA QUASI CINQUE ANNI – È CHE IL PROMOTORE DI GIUSTIZIA DIDDI A QUESTO PUNTO DOVREBBE INDAGARE... SU SE STESSO E SUL COMMISSARRIO DELLA GENDARMERIA VATICANA! SUL PERVERSO IMBROGLIO CHE HA MESSO IN TRAPPOLA PERFINO PAPA FRANCESCO SI LEGGA IL PUZZLE! «È scandaloso un promotore di Giustizia che indaga solo dopo il clamore mediatico su cose che lui ben conosceva e che ha tenute nascoste» (Solarino Antonino). -
Caso Becciu, Tribunale Vaticano apre fascicolo contro Chaouqui, in «Il Tempo», 4 giugno 2025. -
Vaticano, Tg1: aperto fascicolo su caso Becciu contro Chaouqui, in «ADNkronos», 4 giugno 2025. -
Felice Manti, Processo a Becciu, indagata la Chaouqui, in «Il Giornale», 4 giugno 2025. «Bugie a processo e teste subornato contro il prelato costretto a rinunciare al Conclave» -
Piero Bonito Oliva, Scandalo Vaticano, Francesca Chaouqui indagata: "Ha cercato di influenzare il testimone chiave contro Becciu", in «Dire», 4 giugno 2025. «Secondo quanto appreso dal Tg1, la prima imputazione riguarda l’accusa di aver ricevuto denaro da un’altra testimone del processo, allo scopo di influenzare e condizionare monsignor Alberto Perlasca, considerato il principale accusatore di Becciu. Il secondo capo d’imputazione contesta a Chaouqui una falsa testimonianza resa durante il dibattimento, mentre il terzo, di subornazione, le attribuisce il tentativo di indurre un altro testimone a rilasciare dichiarazioni mendaci.» -
Caso Becciu: indagata Francesca Immacolata Chaouqui, in «La Nuova Sardegna», 4 giugno 2025. -
Felice Manti, Processo Becciu, Chaouqui indagata. "Influenzava il super testimone", in «Il Giornale», 5 giugno 2025. «Da queste conversazioni, agli atti di un processo all'Onu intentato dal finanziere inglese Raffaele Mincione (che ha già ottenuto 1,5 milioni di risarcimento dalla Santa Sede per la sua condanna al processo, come deciso da un tribunale inglese) emergerebbe una macchinazione ai danni di Becciu - da sempre denunciata dai legali Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo - per estrometterlo dai suoi uffici e inimicargli i rapporti con Francesco, a cui Becciu è rimasto comunque fedele, tanto che Francesco avrebbe deciso di mettere per iscritto la sua volontà di estrometterlo dal collegio cardinalizio in due lettere firmate «F», esibite da Pietro Parolin appena prima del Conclave ma su cui più di un alto prelato avrebbe espresso perplessità.» -
D.R.S., Chaouqui. La donna che tradì Bergoglio torna alla ribalta: e ora è indagata, in «Silere non possum», 4 giugno 2025. L'ECATOMBE DELLA GIUSTIZIA VATICANA «Il 22 dicembre 2016, la condanna definitiva per Choauqui, alla quale non fecero neppure appello dato il fatto che era una decisione motivata perfettamente, anzi, fin troppo clemente. Da allora, Chaouqui ha chiesto ripetutamente la grazia, sempre negata da Francesco. Tuttavia, questa donna non si è mai arresa e ha sempre millantato conoscenze e contatti. Basti ricordare i suoi rapporti con Stefano De Santis, Commissario della Gendarmeria Vaticana, con il quale strinse contatti da quando fu incarcerata. Negli ultimi mesi sono emersi messaggi e audio compromettenti, intercorsi tra Chaouqui, De Santis e Genevieve Ciferri, che quest’ultima ha poi inviato ad Alessandro Diddi. Dai messaggi emerge un quadro inquietante: Chaouqui anticipava le mosse del Promotore di Giustizia e sapeva in anteprima gli sviluppi processuali, in particolare quelli legati al processo contro il cardinale Angelo Becciu. Un processo in cui Becciu è stato attaccato, anche da Alessandro Diddi, senza alcun rispetto per la sua dignità episcopale. A diffondere, per prima, la notizia dell’indagine su Chaouqui è stata Maria Antonietta Calabrò, definita da più parti come la “portavoce di Alessandro Diddi”. Giornalista da tempo impegnata in una sistematica campagna mediatica contro il cardinale Becciu, Calabrò è nota per aver promosso incessantemente un libro che altro non è se non un copia e incolla di quanto le è stato riferito direttamente da Diddi. La sua posizione è smaccatamente schierata a favore del Promotore di Giustizia, un dettaglio che mina ulteriormente la già flebile credibilità del personaggio. Come se non bastasse, Diddi ha partecipato alla presentazione del libro di Calabrò, uno degli imputati che Diddi ha processato. Una scena indegna persino della magistratura italiana, oggi spesso criticata per l’eccessiva esposizione mediatica. Proprio durante quella presentazione, alcuni giornalisti andarono a fare delle domande al Promotore di Giustizia, il quale affermò alcune cose false smentite anche dai fatti. Diddi, il quale non ha mai ottenuto competenze in diritto canonico o in quello vaticano, ha sempre agito con fare spavaldo e da sbruffone. Sia in aula nel processo Becciu, sia in altri procedimenti facendo interrogatori a dipendenti che venivano illegalmente arrestati. Nel suo curriculum non esiste alcuna traccia di formazione specifica negli ambiti richiesti per poter esercitare nello Stato della Città del Vaticano. Eppure guida l’Ufficio che dovrebbe rappresentare l’equilibrio e la giustizia dello Stato del Papa. Durante il processo Sloane Avenue, quando vennero portate alla luce le chat tra Chaouqui e De Santis, Diddi omissò i messaggi, impedendo alle difese di leggerli, in un abuso di potere gravissimo. Dichiarò di aver aperto un fascicolo sulla vicenda, ma oggi — a distanza di tempo — si scopre che l’indagine su Chaouqui è partita solo ora, segno che anche su questo punto aveva mentito. La domanda allora sorge spontanea: chi indaga su tutto questo? Diddi stesso? Lo stesso Diddi coinvolto nei fatti? È una situazione paradossale, da Corea del Nord, dove colui che dovrebbe essere imparziale addirittura è parte del problema. È urgente che Alessandro Diddi si dimetta immediatamente e che l’indagine venga affidata a terze parti imparziali, in grado di accertare le responsabilità penali e disciplinari che verosimilmente toccano anche lui. Una cosa è certa: un’indagine condotta da Alessandro Diddid non può avere alcuna credibilità. Si tratta di un avvocato romano che risulta indagato dalla procura per aver abbandonato un’aula di tribunale in Calabria mentre era difensore di alcuni imputati. Ora, con questa mossa mediatica, pare voler fare colpo su Papa Leone XIV, il quale è chiamato a decidere sul suo futuro e su quello di Stefano De Santis, ormai sparito dall’entourage pontificio — non guida più neppure l’auto del Papa. Il vento è cambiato. E qualcuno ha paura di perdere il proprio posto.» È davvero una farsa da scompisciarsi che a dare la notizia sia la "portavoce" di Diddi, protagonista del "giornalismo" più vergognoso prodotto dal consorzio umano. -
Nico Spuntoni, Caso del palazzo di Londra. Il Vaticano indaga su Chaouqui, in «Il Tempo», 5 giugno 2025. «Al termine dell'udienza dle 30 novembre 2022 con il deposito delle chat di Ciferri che tiravano in ballo Chaouqui, il promotore di giustizia vaticano aveva annunciato l'apertura di un fascicolo parallelo. Per quasi tre anni non ci sono state notizie di evoluzioni su quel filone. Ieri la notizia di un fascicolo su Chaouqui che ha al centro proprio il suo rapporto con Ciferri e il suo presunto ruolo nel convincere Perlasca a testimoniare contro Becciu.» -
Cardinale Becciu, si riapre il caso con nuove accuse a Chaouqui, in «Sassarioggi», 5 giugno 2025. -
Chaouqui indagata, la difesa di Becciu: «La verità viene a galla, macchinazione contro il cardinale», in «L'Unione Sarda», 5 giugno 2025. «Uno sconcertante piano di inquinamento che ha condizionato l’indagine e il processo» -
Caso Becciu, i legali: "La verità inizia a venire a galla, si faccia piena luce", in «Il Tempo», 5 giugno 2025. «L’indagine sembra confermare quanto in parte emerso durante il processo. Già all’alba dell’inchiesta si parlò di macchinazioni in danno del Cardinale Becciu per costruire accuse infondate ai suoi danni, ma si registrava un clima da gogna mediatica che non consentiva alcun tipo di difesa. Poi la verità ha cominciato a farsi largo nel corso del processo evidenziando uno sconcertante piano di inquinamento che ha condizionato l’indagine prima e il processo poi.» «L’innocenza del Cardinale Becciu è pienamente supportata dalle prove raccolte nel processo, peraltro confermate dagli inquietanti documenti pubblicati di recente da alcuni organi di informazione. Ci auguriamo che si ricostruisca approfonditamente la verità e che si faccia piena luce su tutte le condotte di cui il Cardinale è stato vittima. Senza dimenticare che oggi, finanche la sentenza di primo grado – che abbiamo già provveduto ad impugnare – ha certificato che il Cardinale Becciu non si è appropriato “neanche di un centesimo”» -
Franca Giansoldati, Il tribunale Vaticano apre un fascicolo contro Francesca Chaouqui per il caso Becciu, in «Il Messaggero», 5 giugno 2025. «La “Papessa” è finita di nuovo nei guai in Vaticano: il tribunale di Papa Leone XIV ha aperto un fascicolo sul ruolo avuto dalla pr Francesca Immacolata Chaouqui in quello che ormai sembra essere una specie di complotto ai danni del cardinale Angelo Becciu. La vicenda assai ingarbugliata e ricca di passaggi a dir poco inquietanti, è affiorata in tutta la sua evidenza a seguito della morte di Papa Francesco, quando durante la sede vacante sono stati pubblicati gli ormai famosi oltre cento messaggi Whatsapp che quando era in corso il processo per il palazzo di Londra il promotore di Giustizia vaticano, Alessandro Diddi, decise di secretare e non mostrare nemmeno alle difese degli imputati, impedendo loro di difendersi compiutamente, a dispetto delle vive proteste degli avvocati che denunciarono reiteratamente scarse garanzie per un giusto processo. Tutto ha inizio il primo settembre 2020 quando la pr Chaouqui – già consulente dell'organismo vaticano Cosea, e già condannata al processo Vatileaks2 per divulgazione di documenti riservati benché Papa Bergoglio le sospese poi la pena - anticipava alla signora Genoveffa Ciferri tutto quello che poi, puntualmente, si sarebbe verificato nei mesi a seguire. E cioè la caduta in disgrazia dell'allora potentissimo cardinale Becciu, la sua punizione papale che arrivò a togliergli i diritti del cardinalato, fino alla formale condanna e al maxi processo dal quale Becciu sarebbe poi stato condannato. Come faceva a sapere tutto questo Chaouqui? (...) Raffaele Mincione (uno dei dieci imputati e condannati in primo grado per il Palazzo di Londra) depositava all'Onu tutte le chat del 2020, di cui fino a quel momento era in possesso la signora Ciferri, conservate presso un notaio di Rieti. Chat che se lette in sequenza sollevano parecchi dubbi sulla deposizione di monsignor Perlasca che servì come base per l'intero impianto accusatorio dell'intero processo (per il Palazzo di Londra). Ulteriori chat, anch'esse secretate dai magistrati del Papa, sono state pubblicate dal Domani e dalla trasmissione Le Iene. Ed è in base a questo flusso incredibile di comunicazioni che appare assai lacunosa la deposizione di monsignor Perlasca: il monsignore, ex capo ufficio finanziario nella Segreteria di Stato avrebbe prodotto un memoriale anche in base ai suggerimenti che Chaouqui affidava a Ciferri e che quest'ultima, a sua volta, travasava all'amico Perlasca per dare ai magistrati ciò che gli veniva consigliato. (...) Chaouqui, stretta collaboratrice di Papa Bergoglio e già condannata a 10 mesi per lo scandalo Vatileaks adesso è indagata in Vaticano per traffico di influenze (per aver ricevuto del denaro da Genevieve Ciferri per subornare il principale accusatore di Becciu, monsignor Alberto Perlasca). Inoltre, stando a quanto ha confermato il TG1, è anche accusata di falsa testimonianza resa in tribunale, durante il processo per il Palazzo di Londra. Chaouqui era stata chiamata a testimoniare circa i suoi presunti rapporti con Ciferri, con il gendarme Stefano De Santis, con lo stesso magistrato Diddi. Nel frattempo la trasmissione le Iene ha pure pubblicato un audio in cui si sente una conversazione tra Chaouqui e il gendarme De Santis in cui è quest'ultimo a suggerire cosa far dire a Perlasca. La decisione del Promotore di Giustizia vaticano, Diddi di aprire un fascicolo sui reati commessi da Chaouqui per inquinare il processo contro il cardinale Becciu e gli altri imputati, secondo l'avvocato Cataldi Intrieri, difensore di Tirabassi, sarebbe « tardiva e giunge a distanza di ben tre anni da quando monsignor Perlasca, il testimone indotto a dire il falso, li aveva già denunciati alle autorità giudiziarie vaticane che erano rimaste inerti sino ad oggi. Il Promotore dimenticava peraltro di procedere contro altri soggetti che all’interno degli uffici inquirenti avevano prestato ascolto alla signora Chaouqui, come risulta dalle registrazioni pubblicate dal Domani. Nutriamo molti dubbi sugli effetti di questo tardivo risveglio per l’evidente conflitto di interessi dell’ufficio del Promotore di giustizia che è parte in causa». A suo parere di questa vicenda se ne dovrebbe occupare anche la Procura di Roma «perché altre condotte illecite ascrivibili alla signora Chaouqui ed ai suoi complici sono state compiute in Italia ed in tal senso prenderemo le opportune iniziative». Chiara allusione ad una registrazione tra Becciu e monsignor Perlasca, avvenuta alla pizzeria Lo Scarpone, al Gianicolo presumibilmente organizzata dalla Gendarmeria vaticana.» Anche in tedesco. E in inglese. E in francese. -
Stefano Feltri, La scomunica / Presunzione di innocenza (8), om «La scomunica», 5 giugno 2025. GARANTISTI CON I COLPEVOLI E GIUSTIZIALISTI CON GLI INNOCENTI? Perché il diritto umano alla presunzione d'innocenza, nel caso del card. Becciu, è stato sacrificato sull'"altare dell'ipocrisia"? E perché papa francesco si scaglia contro il chiacchiericcio e poi gli dà credito e lo alimenta in maniera smisurata? -
Nico Spuntoni, Chi ha "incastrato" il Cardinale Becciu?, in «Spreaker», 6 giugno 2025.
















































