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Il processo in Vaticano (ventiduesima parte)     

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«E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi» (Matteo 10,19-20).

> Si leggano anche le scorrettezze compiute dalla Giustizia vaticana.


  1. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, Il processo Becciu, così amplificato in passato anche con menzogne e mistificazioni, comincia a crollare strepitosamente. La via della verità è aperta. Cambia il vento in Vaticano e anche l’aria tra i giornalisti, ma non tutti, in «Osservazioni casuali», 86, 20-27 settembre 2025. Quegli ordini usciti da Santa Marta in violazione dei più fondamentali diritti umani. E i giornalisti del mondo – quasi tutti – comportatisi come pecoroni, sulla linea del più becero clericalismo. Uno scandalo epocale. «L'ormai cosiddetto “processo Becciu”, che la stragrande maggioranza della stampa italiana ha fiancheggiato come erano le indicazioni che uscivano dalla Sala stampa di Santa Marta, ora, nel sua fase di appello, squarcia verità ma riconosciute. Non sappiamo come andrà a finire. Ad ogni modo le decisioni della Corte sull'inammissibilità dell'appello del Promotore Alessandro Diddi, anticipano come possibili e probabili altre piccole e grandi svolte. I commenti che si potrebbero fare sono molti e alcuni piuttosto devastanti. Il processo contro il cardinale Becciu non si sarebbe dovuto fare. Si è trattato di una montatura, di un complotto, e alcuni volti dei colpevoli sono riconoscibili. Per ora serve pazienza e attenzione.» PS: Oh, eccome se sono riconoscibili i volti e i nomi dei colpevoli, dentro e fuori le mura vaticane! Io ne sto stilando l'elenco.  Un consiglio ai primi: diano al più presto le dimissioni e si allontanino – tanto – dal Vaticano. Meglio di propria iniziativa, se hanno un briciolo di dignità, oltre l'apparenza.

  2. BulletMikael Corre, «Procès du siècle» au Vatican: l'accusation en accusation, in «La Croix», 27 settembre 2025.

  3. BulletJohn L. Allen Jr., Will 'ungly mess' in Becciu case obscure the real issue facing Vatican justice?, in «Crux», 28 settembre 2025. IL PASTICCIACCIO DELLA MALAGIUSTIZIA VATICANA «“Ugly mess” seems about right, given that we’re talking about a trial riddled with procedural irregularities, one which featured charges of the chief prosecutor colluding with two shady Italian laywomen to cook the testimony of the star witness, and where the presiding judge is now under investigation in Sicily for alleged mob ties. (...) It’s an especially humiliating result for Diddi, who in Dec. 2024 published a book on the Vatican’s penal procedure, yet now has been revealed to have either ignored or never understood one of its principalet codicils. (...) In modern democratic societies, the hallmark of a truly legitimate system of justice is its independence. It must not be subject to the control of any external force, including the political establishment of the state in which it operates. It’s a principle with which Catholic social teaching agrees; St. John Paul II in 2000, for instance, said the judiciary in a democratic state requires its own “autonomous and constitutionally protected function.” There is no such separation of powers in the Vatican, where the pope is the supreme executive, legislative and judicial authority. In terms of the Vatican’s judiciary, including its civil branch, the pope hires and fires the judges, he sets the rules of procedure, and he’s free to intervene in any case at any time. Pope Francis, in fact, used that authority liberally in the Becciu case. In such a system, modern expectations of due process can never be satisfied, no matter how virtuous the individual actors may be. To put it differently, the problem with civil justice in the Vatican isn’t just a particular prosecutor or a given trial. It’s structural, and it pivots on a complete lack of separation of powers. Until that underlying defect is addressed, no civil trial the Vatican conducts will ever be taken seriously by responsible jurists anywhere else, no matter how properly it may be run. (...) In any event, the separation of powers in the civil sphere, not the spiritual, will have to be addressed sooner or later. One hopes the “ugly mess” of the present case won’t delay that day of reckoning.» Anche in italiano.

  4. BulletIl Cardinale Becciu assolto: la Corte vaticana respinge l'appello dell'accusa, in «City & City», 28 settembre 2025.

  5. BulletAntonio Pelayo, De nuevo al banquillo, in «La Razòn», 28 settembre 2025.

  6. BulletPaddy Agnew, Prosecution climbdown in the Vatican 'trial of the century' as attempt jail cardinal stalls, in «Irish Independent», 28 settembre 2025.

  7. BulletAndrea Gagliarducci, Leo XIV and the "trial of the century", in «Monday Vatican», 29 settembre 2025. Anche in italiano. E in portoghese. E in spagnolo. E in francese. «Paradossalmente, il pontificato di Papa Francesco ha assistito a un riavvicinamento con il suo ingombrante vicino italiano. L’accordo tra Italia e Santa Sede, che prevede che i dipendenti vaticani paghino le tasse anche in Italia, risale al 2015. Questo accordo ha minato la sovranità della Santa Sede. Persino l’Autorità di Informazione Finanziaria, i cui membri erano internazionalizzati, è tornata a essere gestita da Italiani provenienti dalle fila della Banca d’Italia. E, ovviamente, la giustizia vaticana non è mai stata così strettamente legata alla giustizia italiana come quando Giuseppe Pignatone è stato nominato Presidente del Tribunale di Primo Grado. Allo stesso tempo, i membri del Tribunale hanno spesso ricoperto incarichi in Italia: le ultime riforme di Papa Francesco hanno anche eliminato il requisito che almeno un giudice lavori esclusivamente per il Vaticano.»

  8. BulletNicole Winfield, Vatican prosecutors' trial of the century sputters to an end, in «The Catholic Thing», 29 settembre 2025.

  9. BulletCaso Becciu: il processo d'appello inizia con un doppio "colpo" alla Procura vaticana, in «Rome Reports», 29 settembre 2025. Anche in spagnolo.

  10. BulletSandro Magister, Cantiere aperto, sulle macerie della giustizia vaticana, in «Settimo Cielo», 30 settembre 2025.  «“Il fatto che la vittima si faccia avanti e formuli un'accusa, e che l'accusa sia presumibilmente fondata, non annulla la presunzione di innocenza. Quindi anche l'imputato deve essere protetto, i suoi diritti devono essere rispettati”. (...) Il secondo “vulnus” inferto ai principi basilari del sistema penale della Chiesa è la frequente applicazione retroattiva all’imputato di norme a lui sfavorevoli ma inesistenti nel momento in cui egli avrebbe compiuto il delitto per cui è sotto accusa, perché emanate solo in epoca successiva. Dagli esperti di diritto ecclesiastico si sono levate forti critiche a queste lesioni del “giusto processo” che ormai connotano i processi canonici. (...) può essere anche un rischio salutare. Ed è ciò che sostiene Geraldina Boni, ordinaria di diritto canonico all’università di Bologna e consulente del dicastero vaticano per i testi legislativi, nonché presidente in Italia della Commissione interministeriale per le intese con le confessioni religiose, a coronamento di un documentatissimo saggio su “La lesione dei principi di legalità penale e del giusto processo nell’ordinamento canonico”, scritto assieme ai suoi allievi, ora professori, Manuel Ganarin e Alberto Tomer : “L’intervento quasi suppletorio e surrogatorio del potere temporale potrebbe dispiegare un potente stimolo, tale da scoraggiare e distogliere l’autorità confessionale dalla tentazione insidiosa di voler reprimere senza alcuna indulgenza atti odiosi e deplorevoli, intento certo in sé astrattamente lodevole, ma al costo, inaccettabile, della distruzione di quella conquista di civiltà, alla quale pure l’ordinamento canonico ha generosamente collaborato, che è il giusto processo”.  (...) Ma anche questo processo ha provocato un diluvio di critiche da parte di giuristi e canonisti, per “le violazioni gravissime del diritto, persino di quello divino” (...). Con in più ulteriori materie di critica sia per quanto venuto alla luce nell’intervallo tra i due processi, sia per quanto sta accadendo ora nel processo d’appello, dove però già si notano i segni di un’inversione di rotta. (...) Il presidente della corte d’appello, l’arcivescovo Alejandro Arellano Cedillo, ha accolto la richiesta di ricusazione e ha rimandato la decisione finale sulla sorte di Diddi alla corte di cassazione dello Stato della Città del Vaticano : una corte che papa Francesco ha affidato nel 2023, con scelta sconcertante, a quattro cardinali del tutto digiuni di diritto come Joseph Farrell, Matteo Maria Zuppi, Augusto Paolo Lojudice e Mauro Gambetti, con l’ausilio di due giuriste, Antonia Antonella Marandola e Chiara Minelli, la prima delle quali è però anche coautrice di libri con lo stesso Diddi.» Sarà possibile dare un taglio all'arbitrarietà della giustizia vaticana? Anche in tedesco. E in francese. E in inglese. E in spagnolo.

  11. BulletFrancesco Capozza, Papa Leone parla per la prima volta del caso Becciu: "Il processo deve andare avanti", in «Il Tempo», 30 settembre 2025. «... due novità, che sono poi anche la vera notizia. La prima: questo Papa non intende interferire nel processo, come ripetutamente fatto dal suo diretto predecessore anche con atti legislativi a processo di primo grado in corso ed evidentemente non sta nemmeno prendendo in considerazione l’ipotesi di graziare il cardinale Becciu (il quale, peraltro, ha sempre rifiutato l’ipotesi). La seconda: nessun accenno al promotore di giustizia Alessandro Diddi, ma solo ai giudici e agli avvocati della difesa. Un segnale importante, quest’ultimo, rivolto a tutti quelli che già immaginavano Papa Leone imporre la sua volontà ai quattro cardinali della Cassazione vaticana chiamati a decidere sulla richiesta di ricusazione avanzata dalle varie difese nei confronti di Diddi.»

  12. BulletGabriella Ceraso, Il Papa: realista il piano Trump per Gaza, speriamo che Hamas accetti, in «Vatican News», 30 Settembre 2025.

  13. BulletM.N., Leone XIV: "sul processo in Vaticano non ho intenzione di interferire", in «Sir», 30 settebre 2025.

  14. BulletMarco Zeppieri, Il processo Becciu come monito sull'indipendenza della magistratura vaticana, Facebook, 30 settembre 2025.

  15. BulletKristina Millare, Pope Leo XIV says he will not interfere in in Cardinale Becciu court case, in «Aciprensa», 1° ottobre 2025.

  16. BulletU Vatikanu započeo žalbeni postupak u financijskom procesu, in «Tockazarez», 1° ottobre 2025.

  17. BulletRafael Tavares, León XIV continuará el “juicio del siglo” – Esta es la situación que le espera, in «Gaudium Press», 1° ottobre 2025.

  18. BulletGiuseppe Nardi, Leo XIV. und der Preis der "Ganzheitlichkeit", in «Katholisches», 1° ottobre 2025. «In bezug auf den Finanzprozeß um Kardinal Angelo Becciu zeigt sich Leo XIV. staatsmännisch nüchtern: keine Einmischung, keine Einflußnahme – ein klares Signal für Rechtsstaatlichkeit innerhalb des Vatikans. Damit kehrt er zur Linie Benedikts XVI. zurück. Von Franziskus war man anderes gewohnt: intransparente Interventionen, vor allem zugunsten von Freunden oder Freunden von Freunden. Leo XIV. demonstriert an dieser Stelle einen Stilwechsel.»

  19. BulletProsecutor in Cardinal Becciu fraud trial is a liar, says banker, in «The Times», 3 ottobre 2025.

  20. BulletD.D.R., Fine dell'era dei dossier di Bergoglio. Leone XIV riporta al centro la Guardia Svizzera, in «Silere non possum», 4 ottobre 2025. «Il nuovo Pontefice ha iniziato a smantellare le logiche di potere e connivenza che avevano dominato l’era precedente. Stefano De Santis, che fu sempre accanto a Bergoglio durante gli spostamenti, è scomparso dalla scena: oggi è coinvolto in una vicenda che molti già chiamano il “caso Garlasco vaticano”. Un magistrato accusato di rapporti ambigui con una millantatrice e un Commissario della Gendarmeria, De Santis appunto, che passava informazioni riservate. La differenza, però, è che — a differenza del caso Garlasco — qui nessun procuratore sembra voler procedere con perquisizioni o indagini reali. Chi è accusato di azioni gravissime rimane tranquillamente al suo posto, senza la minima intenzione di dimettersi. Ma Leone XIV ha voluto dare un segnale forte, indicando chiaramente dove vuole riportare la struttura: ognuno al suo posto.»

  21. BulletVatican: au "procès du siècle", le tribunal d'appel inflige un camouflet au parquet, in «Actualités», 4 ottobre 2025.

  22. BulletSante e Giancarlo Cavalleri, La corte d'Appello respinge l'istanza dell'accusa ma poi rinvia il processo a febbraio. E Becciu resta inchiodato a un'ingiusta condanna ancora per quattro mesi, in «Faro di Roma», 6 ottobre 2025. La crocifissione (preventiva) continua. Dopo più di cinque anni di persecuzioni! «In pratica, sul piano formale, l’Ufficio del Promotore di Giustizia ha dovuto incassare un nuovo rifiuto della Corte alla sue “ragioni”. In effetti, però, il rinvio al 3 febbraio svelenisce la situazione del pg Alessandro Diddi, i cui motivi di appello erano stati respinti perchè presentati dopo la scadenza dei termini previsti. Un errore formale che nasconde tuttavia una grande sicurezza, assicurata al prof. Diddi nel precedente processo da una serie di atti discrezionali del Papa regnante, supremo legislatore, che modificarono le norme procedurali per favorire l’accusa.  (...) “Attendiamo serenamente la decisione della Corte di Cassazione sulla ricusazione del Promotore, così come quella relativa alla dichiarazione di inammissibilità dell’appello dallo stesso presentato. A nostro avviso, la sentenza di primo grado, pur pervenendo a un ridimensionamento delle accuse, ha dato luogo a una condanna sganciata dalle prove, facendo ricorso ad argomentazioni fragili e inconsistenti”, hanno sottolineato i due legali.» Anche in portoghese. E in spagnolo. E in francese.

  23. BulletSalvatore Cernuzio, Processo d'appello vaticano, rinvio al 3 febbraio 2026, in «Vatican News», 6 ottobre 2025.

  24. BulletProcesso Becciu, si allungano i tempi: la Corte d'appello rinvia tutto al febbraio 2026, in «Sardegnalive», 6 ottobre 2025.

  25. BulletMikael Corre, Vatican: le procès de l'immeuble de Londres renvoyé à début 2026, in «La Croix», 6 ottobre 2025.

  26. BulletProcesso Becciu, dibattimento rinviato a febbraio, in «Ansa», 6 ottobre 2025.

  27. BulletProcesso Becciu, un altro colpo di scena: il dibattimento rinviato a febbraio, in «L'Unione Sarda», 6 ottobre 2025.

  28. BulletFranca Giansoldati, Vaticano, braccio di ferro Pm-Corte d'Appello sul processo di Londra: la parola va alla Cassazione, udienze sospese fino al 2026, in «Il Messaggero» 6 ottobre 2025. «E' stato anche rilevato un fatto anomalo, e cioè che lo stesso Ufficio del Promotore di Giustizia tre anni fa, nel 2022, con il processo Caloia (l’ex presidente IOR) aveva chiesto ed ottenuto la inammissibilità di un atto di impugnazione per genericità dei motivi. Di conseguenza, hanno chiesto in coro gli avvocati, perchè oggi il Promotore argomenta l’inammissibilità dello stesso mezzo, senza informarci di cosa accaduto nel frattempo? (...) Leone XIV davanti alle telecamere due settimane fa ha fatto sapere che «il processo deve andare avanti» e che lui «non ha intenzione di interferire» lasciando ai giudici d'appello e agli avvocati della difesa il compito di arrivare alla conclusione. L'uso del verbo “interferire” scelto dal pontefice per sottolineare che avrebbe lasciato parlare solo il Diritto Canonico, ha inevitabilmente fatto affiorare, invece, l'interventismo massiccio del pontefice precedente arrivato persino a firmare ,a indagini aperte, quattro decreti (rescripta) al fine di assegnare al Promotore di Giustizia – il pm - carta bianca assoluta sull'uso di intercettazioni, di misure cautelari e di libertà nel visionare il materiale sequestrato. Si tratta di un nodo incandescente – anche da un punto di vista canonico - sul quale i giudici al processo d'Appello dovranno affrontare  al pari di un secondo problema macroscopico emerso in questi mesi e riguardante le chat omissate a suo tempo dal Promotore di Giustizia per non ben precisate questioni di riservatezza. Durante il processo di primo grado erano state secretate e tenute nascoste alle difese le conversazioni tra due donne, la lobbista Francesca Chaouqui, e Genoveffa Ciferri (l'amica del principale accusatore del cardinale Becciu, monsignor Perlasca), nonchè un gendarme e lo stesso Promotore di Giustizia, in un intreccio vorticoso di manipolazioni e macchinazioni. In oltre tremila pagine di chat sembrerebbe affiorare un quadro piuttosto opaco al punto da far scendere in campo diversi autorevoli canonisti, come per esempio Geraldina Boni: in Vaticano non ci sarebbe stato nemmeno un giusto processo perchè gli imputati non sono mai stati messi a conoscenza di questa montagna di materiale scottante.»

  29. BulletMateo González Alonso, La apelación del cardenal Becciu se aplaza hasta el 3 de febrero de 2026, in «Vida Nueva», 7 ottobre 2025.

  30. BulletNico Spuntoni, Con il primo motu proprio papa Leone ridimensiona lo Ior, in «La Nuova Bussola Quotidiano», 7 ottobre 2025. «La banca vaticana, infatti, era diventata l'organismo di riferimento per Francesco nel complesso universo delle "sacre" finanze. Un'inversione di rotta rispetto agli esordi del 2013, quando Bergoglio aveva lasciato filtrare che avrebbe addirittura chiuso l'istituto ormai troppo spesso associato a scandali e misteri. Indiscrezioni che avevano contribuito a rafforzare in quella fase di inizio pontificato la sua immagine di "Papa dei poveri". Ma tali erano rimaste perché nel corso dei dodici anni bergogliani non solo lo Ior non è stato chiuso ma si è persino rafforzato come mai accaduto prima. (...) Ieri Leone ha archiviato definitivamente questa stagione abrogando il rescriptum del 2022 del suo predecessore. (...) E a proposito di Ior, ieri in Vaticano è andata in scena una nuova udienza del processo d'appello alle condanne inflitte in primo grado nel procedimento sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. L'indagine era partita proprio a seguito di una denuncia presentata all'ufficio del promotore di giustizia dal dg Gianfranco Mammì a seguito di una richiesta di prestito negata dallo Ior per il palazzo di Londra.»

  31. BulletLeão XIV reequilibra os investimentos do Vaticano, menos poder para o IOR, in «Ihu. unisinos», 7 ottobre 2025.

  32. BulletIvo Pincara, Il processo va avanti nonostante il Promotore di Giustizia, in «Korazym», 7 ottobre 2025. «L’Avv. Gian Domenico Caiazza, difensore del finanziere Raffaele Mincione, , ha rilevato che lo stesso Ufficio del Promotore di Giustizia nel 2022, con il processo Caloia (l’ex Presidente dello IOR) “ha chiesto ed ottenuto la inammissibilità di un atto di impugnazione per genericità dei motivi non più di tre anni fa”. Perché, ha domandato, oggi argomenta l’inammissibilità dello stesso mezzo, senza informarci di cosa accaduto nel frattempo?»

  33. BulletLegali Becciu, 'bene Corte Appello, giusto rigettare sospensione', in «Ansa», 7 ottobre 2025. «Siamo certi della fondatezza del nostro appello, sia con riguardo alle questioni procedurali che a quelle relative al merito. Attendiamo serenamente la decisione della Corte di Cassazione sulla ricusazione del Promotore, così come quella relativa alla dichiarazione di inammissibilità dell'appello dallo stesso presentato. A nostro avviso, la sentenza di primo grado, pur prevenendo ad un ridimensionionamento delle accuse, ha dato luogo ad una condanna sganciata dalle prove, facendo ricorso ad argomentazioni fragili e inconsistenti".»

  34. BulletAndrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, l'appello riprende a febbraio, in «Acistampa», 10 ottobre 2025. «Non è il processo di primo grado, non c’è più un Papa che funziona anche come arbitro, e non è più il tempo delle istituzioni vaticane l’una contro l’altra. Le quattro udienze che si sono tenute finora del processo di appello sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato hanno dimostrato un sostanziale cambio di rotta, perlomeno da un punto di vista filosofico, nell’intero impianto processuale. (...) la condanna per peculato appare “tirata per i capelli” in una sentenza in cui si riconosce che non ci sono stati vantaggi finanziari per la sua famiglia, e il peso della vicenda ha portato persino il cardinale a fare un passo indietro e a non partecipare al Conclave che ha eletto Leone XIV, il quale lo ha comunque poi ricevuto in udienza nelle settimane successive all’elezione. (...) Papa Francesco era intervenuto nel processo con quattro rescripta che avevano cambiato in corsa le regole delle indagini (o, nella versione del promotore, avevano precisato alcune vicende, permettendo un migliore svolgimento delle indagini). Papa Francesco era persino nella stanza delle trattative quando Gianluigi Torzi arrivò a Santa Marta con l’idea di cedere, sì, le quote del palazzo di Londra con diritto di voto, ma non senza guadagnarci qualcosa. Leone XIV ha, invece, fatto sapere da subito che avrebbe fatto fare al processo il suo corso. Nel frattempo, in estate, alcune intercettazioni hanno mostrato se non altro una pressione su uno dei testimoni, monsignor Alberto Perlasca, e coinvolgevano del promotore di Giustizia, che aveva ricevuto a sua volta dei messaggi. Sono tutte vicende che portano ai colpi di scena del processo di appello. Se, nel primo grado, gli interrogatori avevano portato ad un cambio di narrativa che il promotore di Giustizia non aveva recepito nella sua requisitoria, ora, invece, sembra esserci la volontà di guardare in maniera più precisa alle carte. Il primo colpo di scena, già nella prima udienza. Sulla base delle intercettazioni pubblicate in estate, alcune difese propongono una ricusazione del promotore di Giustizia Alessandro Diddi. La richiesta di ricusazione è stata accettata, a decidere sarà la Cassazione vaticana, ma nel frattempo Diddi ha dovuto lasciare l’aula, in attesa della decisione sulla sua eventuale incompatibilità con la celebrazione dell’appello. Non è una sospensione del processo, il promotore di Giustizia è un ufficio collegiale. Tuttavia, la sola ammissione della ricusazione ha fatto scricchiolare la posizione dell’accusa vaticana. Quindi, il secondo colpo di scena. Le difese hanno notato che il promotore di Giustizia non aveva presentato il suo appello in tempi, modi e forma corrette, e che dunque il suo appello doveva essere considerato non ammissibile dalla Corte. La Corte di Appello ha valutato, e accettato la ricostruzione delle difese. Dunque, l’appello del promotore di Giustizia è stato respinto, alcune delle sentenze di assoluzione sono passate direttamente in giudicato, e il dibattimento non potrà portare in nessun caso a pene più severe. Se ci sarà revisione, potrà essere fatta solo in favore delle difese, i cui appelli sono ancora validi. Infine, il terzo colpo di scena. Con un colpo di teatro, nell’udienza del 6 ottobre, il promotore di Giustizia ha chiesto persino la sospensione del processo, contestando l’autorità della Corte d’Appello stessa di dichiarare inammissibile il ricorso. La Corte d’Appello vaticana ha rigettato la proposta dell’Ufficio del Promotore di Giustizia (...). Sono tre colpi di scena che testimoniano un cambiamento di passo importante. Tra l’altro, nel respingere alcune delle richieste, la Corte di Appello ha rimesso il sistema vaticano al centro, censurando l’uso della legislazione della “Repubblica limitrofa” sia da parte delle difese che da parte del promotore di Giustizia. (...) Ma ora, il diritto vaticano è tornato al centro. L’idea è anche quella di fermare la “vaticanizzazione” della Santa Sede che si era ingenerata con il processo di I grado».

  35. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, “Caso Becciu”. La Corte d'Appello rinvia il dibattimento al 3 febbraio 2026, con prosecuzione i giorni 4, 5, e 6. La presenza della stampa, in «Osservazioni casuali», 88, 4-11 ottobre 2025. «Il press point del Papa. Non male. Un buon inizio che potrebbe aiutare a ulteriori novità nel rapporto di una parte consistente della stampa specializzata con la Sede Apostolica. Anche il Papa stesso vuole dare un suo contributo al ricupero di rapporti sani, meno tossici e dunque più veritieri. Diversi e importanti sono i motivi per cui Papa Leone, almeno così appare, privilegia un breve incontro personale aperto con i vaticanisti. Per ora lo ha fatto già cinque martedì, successivi. Accetta qualsiasi domanda. Risponde brevemente con chiarezza. Si può registrare in video e in audio. Nessun mistero. Nessun occultamento. Nulla insomma che permetta poi usare e abusare con le solite oscure formule tipo: “da indiscrezioni vicine a … giornalisti amici personali … mi è stato detto nell’incontro …” Negli anni del pontificato di Francesco, questo delicatissimo rapporto con i media, vettori e persone, è stato nocivo per il Pontefice stesso e per la credibilità della stampa. La verità è che sia l’uno sia l’altro si sono strumentalizzati a vicenda tentando di trarre il massimo profitto. Purtroppo spesso tutto ciò si è fatto a scapito della verità e della corretta informazione. Si è arrivato al punto che il “buon” vaticanista è colui che esegue e non quello che racconta i fatti; quello fa scivolare mezze verità o manipolazioni e non quello che critica con rispetto e fondamento. Molti operatori dei media in questi anni hanno dimenticato che il si rispetta e si ama la Chiesa solo con la verità.»

  36. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, L'ex Presidente del Tribunale Vaticano, Giuseppe Pignatone, comprava case in nero a persone ritenute membri della mafia, in «Osservazioni casuali», 88, 4-11 ottobre 2025. «Da subito la figura di Pignatone è apparsa discussa e discutibile per via di alcune sue vicende giudiziarie personali, tuttora in corso. Durante i cinque anni di presidenza del Tribunale Vaticano sembrerebbe che questi processi che lo vedono imputato siano stati calmierati per motivi diplomatici: non inguaiare un alto dipendenti della Santa Sede per di più di nomina pontificia. Finito l'incarico, dall’inizio dell’anno, Pignatone ha visto un'accelerazione dei suoi processi. In uno di questi, poco più di due mesi fa, l’ex giudice ha ammesso di aver acquistato case pagando a nero a persone riconosciute attualmente come affiliati alla Mafia. Pignatone, anche quando era ancora Presidente del Tribunale Vaticano, era indagato a Caltanissetta con un’accusa gravissima: favoreggiamento di Cosa Nostra. Pignatone, insieme all’ex collega Gioacchino Natoli, secondo l’accusa, avrebbero tentato di far distruggere bobine e brogliacci della famosa inchiesta Mafia&Appalti. Nell’inchiesta sarebbero emersi i rapporti di Pignatone con i fratelli Buscemi e con Bonura, dai quali avrebbe acquistato immobili nel primi anni Ottanta. Le case sono state acquistate da una immobiliare di cui facevano parte Vincenzo Piazza, Salvatore Buscemi e Francesco Bonura. Alcuni pentiti affermano che facevano parte di una loggia massonica siciliana. Nulla di tutto questo è nuovo. Alcune novità arrivano dalle conferme di certe accuse da parte del dr. Pignatone stesso. La questione è un’altra: perché, con quali ragioni serie e consistenti, Papa Francesco - a conoscenza di tutto ciò - ha deciso di nominare nel 2019 Giuseppe Pignatone Presidente del Tribunale del Vaticano? Era inopportuno e rischioso. Eppure Pignatone ha allestito e guidato, con tanto di sentenza a nome del Papa, il processo contro il cardinale Becciu e altre persone attualmente in fase di appello. Non è un dettaglio. Si tratta di un altro tassello del mosaico, piuttosto incoerente e sbrigativo, con il quale si voleva rinforzare l’immagine del “papa giustiziere”, capace di mandare a processo con tanto di defenestrazione un suo cardinale. Con troppa superficialità qualcuno, in modo maldestro, ha voluto trarre beneficio mediatico dall’immagine di un giudice presentato come implacabile e integerrimo? » Pignatone è ricattato/ricattabile?

  37. BulletGiancarlo Cocco, Processo Becciu e viaggio di Papa Leone XIV in Terra Santa, in «Eurocomunicazione», 12 ottobre 2025.

  38. BulletPino Nano, "Becciu non prese neanche un centesimo", forte la presa di posizione del suo collegio di difesa, in «Prima Pagina News», 14 ottobre 2025. «La sofferenza è palese ma temperata e sostenuta dalla forza dell'innocenza. Spera che al più presto si entri nel merito delle questioni per poter ottenere giustizia. Quella che attende da ormai cinque anni. La grande fede, di cui offre quotidiana dimostrazione anche a noi, lo ha certamente aiutato in questo doloroso cammino. (...) Di macchinazione ai suoi danni il Cardinale parlò fin dal primo momento. Sia quanto emerso nel processo che quanto scoperto successivamente attraverso le note chat dimostra che qualcuno ha utilizzato l'indagine per colpirlo. C'è stato chi voleva ad ogni costo che il Cardinale Becciu risultasse il capro espiatorio, a prescindere dalle concrete responsabilità che invece per essere accertate necessitano di contributi sempre genuini per non mandare fuori strada chi ha il compito di verificare. Ma oggi si è accertato che non si appropriò di alcuna somma. Neanche di un centesimo. Che cosa si sarebbe scritto sui giornali di tutto il mondo cinque anni fa se si fosse partiti da questo dato? Ci sarebbe stata una gogna della stessa portata?»

  39. BulletBecciu: au procès en appel, grave revers pour l'accusation, in «Golias», 15 ottobre 2025.

  40. BulletIvo Pincara, Processo Becciu. Parlano i suoi legali Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, in «Korazym», 15 ottobre 2025.

  41. BulletLa giustizia nella Chiesa? Se ne parla in Università, in «12 porte», 16 ottobre 2025.

  42. BulletFabrizio Massaro, Vaticano, è caccia ai soldi degli nvstimenti passati: dai milioni nei film al maxi-sequestro in Svizzera, le mosse di Leone XIV, in «Milano Finanza», 24 ottobre 2025.

  43. BulletWatykan w ogniu krytyki. Kardynał Becciu walczy o uniewinnienie, in «Polityka», 28 ottobre 2025.

  44. BulletAndrea Gagliarducci, Finanze vaticane, un nuovo membro allo IOR, in attesa del cambio della guardia, in «ACIstampa», 30 ottobre 2025.

  45. BulletProcesso Becciu, una pagina nera della Giustizia vaticana: l'appello. Conversazione Felice Manti-Geppi Rippa, in «Agenzia Radicale», 2 diembre 2025. Un pagina buia, una macchia indelebile sulla storia della Chiesa. «Ci si accontenta dei proclami dell'accusa (...). Ci si accontenta di una colpevolezza preannunciata e prestabilita prima ancora del processo. Su questi presupposti si costruisce tutta una narrazione, dando per scontati, per granitici e per definitivi gli elementi che l'accusa viene a portare e poi... del processo chi se ne frega!»; «Ho assistito alla decisione di prendere uno dei principali protagonisti e colpevoli di questa vicenda (Alberto Perlasca, il vero "dominus della vicenda"), indagarlo, togliergli tutti i benefici (com'era legittimo e doveroso fare) e poi trasformare questo soggetto nel principale teste d'accusa. Questo ha completamente ribaltato il concetto del processo. (...) Abbiamo assistito a un rovesciamento dell'onere della prova. (...) A questo si aggiunge il fatto che il memoriale che questo soggetto avrebbe realizzato per ricostruire la colpevolezza altrui, che in realtà è sostanzialmente sua, per tabulas (...), a cui hanno partecipato più mani (...) condizionando anche la valutazione complessiva del Papa. Questo memoriale ha avvelenato i pozzi.»; «Gli esiti disastrosi di questo processo nato male e finito peggio si stanno riverberando anche sulla credibilità della Chiesa. Alcune sentenze internazionali, come quella dell'Alta corte di Londra, che ha dato torto alla sentenza, che ha condannato la Santa Sede a risarcire il finanziere Mincione, perché le accuse che gli erano state mosse erano false, sta minando la credibilità del processo della Santa Sede. Alla faccia del "giusto processo"! Qui si mette in discussione l'intera reputazione del Vaticano»; «L'unico vero motivo per cui è stato fatto questo processo non è stato cacciare i mercanti dal tempio, ma impedire che monsignor Becciu partecipasse al Conclave.»; «C'è stato un pre-giudizio da parte del Papa (...) e da questo pre-giudizio non ci si poteva discostare di una virgola, pena la squalifica della valutazione pre-giudiziale del Papa. Per cui io credo che se è vero che il Papa ha emesso un giudizio di colpevolezza sulla base di informazioni fallaci, quella sua decisione di defenestrare Becciu nasce da presupposti erronei, ma purtroppo a quel tipo di valutazione tutto questo processo si è dovuto rifare, per una questione di oggettiva rispondenza di quel tipo di procedimento rispetto all'impostazione che il Papa aveva dato. Non si poteva dare torto al Papa, anche se il Papa aveva probabilmente torto»; «Io non dico che la Santa Sede ci avrebbe guadagnato, ma certamente l'esborso per le casse vaticane sarebbe stato di molto inferiore. Quindi si è probabilmente voluto accelerare la definizione di quella compravendita per creare il danno da contestare a mons. Becciu. Probabilmente bisognerebbe fare una valutazione ulteriore rispetto a quelle che sono state le decisioni assunte dopo Becciu, per capire come è stata condotta quella operazione»; «Se coloro che hanno gestito questo processo in tutte le fasi – parlo del Tribunale, ma parlo anche del pdg – sono stati influenzati negativamente da soggetti esterni, anche da questo punto di vista, per salvaguardare il Vaticano, bisognerebbe intervenire pesantemente per punir ei responsabili di questo tentativo di condizionamento – purtroppo andato a buon fine – del processo. Attiene alla capacità di papa Leone di prendere le distanze da questi soggetti...»; «Purtroppo in questo processo i nemici della Chiesa hanno goduto di questo esito processuale. (...) In ballo c'è la tenuta della Chiesa» (Felice Manti). «Di fronte a un impianto processuale a dir poco paradossale, che arriva ad essere definito un ipotesi di processo politico farsa, questa cosa ha degli effetti che vanno anche al di là delle vicenda interna. (...) È emerso che il Vaticano non ha una giustizia e che il processo vaticano è un processo che presenta aspetti non mi permetto di dire "medievali", perché il Medioevo aveva delle situazioni molto più solide (...), ma qualcosa che sfiora l'arbitrio» (Giuseppe Rippa).

  46. BulletFranca Giansoldati, Vaticano, Fari puntati sulla Cassazione, il 9 gennaio anche il cardinale Zuppi è chiamato a decidere se il Promotore Diddi va ricusato, in «Il Messaggero», 14 dicembre 2025. «La ricusazione [del promotore di (in)giustizia Alessandro Diddi] è da tutti vista come una sorta di test sulla effettiva indipendenza del collegio giudicante, ed era stata chiesta a settembre dalle difese degli imputati quando avevano sollevato la incompatibilità di Diddi per una serie di intercettazioni emerse in primavera e dalle quali affiorava che, in primo grado, l'allora pm sarebbe stato a conoscenza delle manipolazioni rese dal principale testimone d'accusa, monsignor Alberto Perlasca. In pratica pesano come macigni i messaggi (sono migliaia) intercorsi tra la pr Francesca Chaouqui e Genoveffa Ciferri, le due donne che, tra le pieghe di questa vicenda ingarbugliata, avrebbero ispirato su differenti livelli il memoriale redatto da Perlasca, il principale accusatore del cardinale Becciu. In particolare, stando al testo della ricusazione, Chaouqui, avrebbe manipolato il monsignore (per il tramite di Ciferri), agendo dietro le quinte e in contatto con il Promotore di Giustizia, Diddi. (...) Leone XIV poco prima dell'avvio del processo d'appello aveva fatto sapere che non aveva alcuna intenzione di interferire lasciando ai giudici d'appello e agli avvocati della difesa il compito di arrivare alla conclusione. L'uso del verbo “interferire” scelto dal pontefice stava a sottolineare che stavolta avrebbe parlato solo il Diritto Canonico. Praticamente il contrario di quanto è accaduto in primo grado a causa dell'interventismo massiccio e reiterato del pontefice precedente. Francesco, infatti, era arrivato persino a firmare, a indagini aperte, quattro decreti (inizialmente tenuti segreti) per assegnare al Promotore di Giustizia totale carta bianca in materia di intercettazioni, misure cautelari e libertà nel visionare il materiale sequestrato. (...) ... illustri canonisti, per esempio la professoressa Geraldina Boni, hanno sempre concordato sul fatto che in Vaticano non si è svolto un giusto processo perchè gli imputati non sono mai stati messi a conoscenza di tutto il materiale. Uno dei più autorevoli commentatori americani, John Allen ha di recente sottolineato su Crux quanto questo «brutto pasticcio» sia costellato da «irregolarità procedurali» alle quali si sono aggiunti anche altri elementi bizzarri. «Il Promotore è accusato di collusione con due losche signore che manipolavano la testimonianza del testimone chiave!». Non solo. Allen faceva presente al mondo cattolico americano che il presidente del tribunale vaticano di primo grado, Giuseppe Pignatone è nel frattempo finito sotto inchiesta in Sicilia per presunti legami con la mafia. «Il processo sul Palazzo di Londra che avrebbe dovuto rappresentare una svolta sotto il pontificato di Papa Francesco, in nome di una maggiore trasparenza e responsabilità, si è trasformato invece, almeno nell’immaginario collettivo, in qualcosa che si avvicina alla farsa giudiziaria».

  47. BulletLéon XIV: voici les 8 dossiers qui attendent le Vatican en 2026, in «Cnews», 19 dicembre 2025. La giustizia dev'essere giusta. Altrimenti va denunciata, e ripulita. Chi tace è complice. «Depuis l’ouverture de la procédure en appel, les avocats de la défense ont exercé une forte pression sur le promoteur de justice, Alessandro Diddi, certains allant jusqu’à demander sa récusation. La Cour de cassation, composée de cinq cardinaux et deux juristes laïcs, doit se prononcer sur cette demande d’ici février. Si Alessandro Diddi, accusé par la défense d’avoir été influencé par un tiers lors de son enquête, était écarté, cela renforcerait considérablement les revendications du cardinal Becciu et des autres accusés, qui continuent de proclamer leur innocence.»

  48. BulletLuigi Bisignani, La  rivoluzione morbida ma inesorabile di Leone. Il retroscena di Bisignani, in «Il Tempo», 21 dicembre 2025. «Per non parlare del processo-farsa dinanzi al Tribunale vaticano contro il cardinale Becciu, peraltro già "condannato" da Bergoglio prima del processo, in spregio perfino alla tanto sbandierata misericordia. Ed è forse anche per questo che ora Prevost dovrà intervenire anche per mettere ordine nella Corte di Cassazione vaticana, ridicolizzata negli ultimi anni dalla presenza di cardinali a volte privi di un’adeguata formazione giuridica, a volte in evidente conflitto di competenza.» Mi dispiace tantissimo per papa Francesco, che certamente è caduto nella trappola che gli è stata tesa da chi l'ha ingannato e che poi non ha avuto la forza di uscirne e di rimediare a una brutale ingiustizia.  E mi dispiace per i suoi adulatori, alcuni dei quali mi hanno levato la loro amicizia (amicizia che precedeva il papato di Francesco) e il loro saluto. Ma la verità, non la menzogna, ci farà liberi. E se sbagli è meglio ammetterlo che incaponirti a negare l'evidenza. La misericordia – con la possibilità di sbagliarsi – va concessa anche al Papa. Chi lo trasforma in un essere infallibile (inesistente) non gli fa un piacere. Anche in spagnolo.

  49. Bullet2026 wird das erste Jahr, in dem allein Leo XIV. Papst ist, in «Kathpress», 29 dicembre 2025.

  50. Bullet2026: les mutations se poursuivront au Vatican, in «Cath.ch», 31 dicembre 2025. «Depuis l’ouverture de la procédure en appel, les avocats de la défense ont exercé une forte pression sur le promoteur de justice, Alessandro Diddi, certains allant jusqu’à demander sa récusation. La Cour de cassation, composée de cinq cardinaux et deux juristes laïcs, doit se prononcer sur cette demande d’ici février. Si Alessandro Diddi, accusé par la défense d’avoir été influencé par un tiers lors de son enquête, était écarté, cela renforcerait considérablement les revendications du cardinal Becciu et des autres accusés, qui continuent de clamer leur innocence.»

  51. BulletAndrea Gagliarducci, Leone XIV, quali le riforme in vista?, in «Acistampa», 7 gennaio 2026. «... si attende il 9 gennaio la decisione della Cassazione vaticana (anche questa, riformata da Papa Francesco, e attualmente composta da un collegio dei cardinali Farrell, Zuppi, Lojudice e Gambetti) riguardo la ricusazione del Promotore di Giustizia Alessandro Diddi richiesta dai difensori degli imputati al processo di appello sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato

  52. BulletFelice Manti, "Via Diddi dall'Appello". Sono i giorni decisivi alla Cassazione vaticana, in «Il Giornale», 10 gennaio 2026. La Corte di Cassazione del Vaticano – tre cardinali e due giudici applicate, non tutti senza conflitti d'interesse – ama la verità o le antepone la ragion di Stato? Lo sapremo presto. «Chat con persone estranee al processo, dossier confezionati su misura per "salvare" il vero responsabile delle decisioni, anche grazie a una serie di norme (segrete) cambiate in corsa su intercettazioni e segreto istruttorio pur di ottenere la condanna di monsignor Angelo Becciu dal tribunale vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone. Sono passate le 20 quando è chiaro a tutti che la Cassazione del Vaticano si è presa - un po' a sorpresa - qualche giorno in più per decidere se ricusare il Promotore di Giustizia vaticana Alessandro Diddi ed escluderlo dal processo di appello per il processo sulla compravendita di un palazzo a Sloane Avenue a Londra in cui è stato condannato Becciu. Una vicenda che ha segnato il pontificato di Bergoglio e ha condizionato il Conclave che ha eletto Leone XIV. Secondo i legali del monsignore sardo, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, Diddi non può nuovamente rappresentare l'accusa contro Becciu (come prevederebbe il diritto canonico) dopo le rivelazioni contenute in oltre 3mila pagine di chat tra lo stesso Promotore di giustizia, due gendarmi che avrebbero partecipato alle indagini, l'ex analista del Dis Genevieve Ciferri, amica del principale testimone d'accusa monsignor Alberto Perlasca (ex collaboratore di Becciu e colui che avrebbe pianificato l'affare londinese) e la "Papessa" Francesca Chaouqui, nemica storica del cardinale autoesclusosi dal Conclave dopo il caso Vatileaks. Dalla lettura di queste conversazioni - secretate e tenute nascoste alle difese - emerge chiaramente che la stessa testimonianza di Perlasca e molte delle accuse a Becciu (mai pienamente dimostrate nella sentenza di condanna per peculato a 5 anni e sei mesi) sarebbe state concertate e che le due donne erano in possesso di informazioni riservate che solo gli inquirenti potevano conoscere, tanto che agli occhi di numerosi osservatori come l'esperta di Diritto canonico Geraldina Boni, il processo a Becciu sarebbe stato tutt'altro che "giusto". (...) Non aiutano neanche le ombre su Pignatone, accusato di aver favorito la mafia. Se Diddi venisse ricusato sarebbe l'ennesimo affondo contro un processo che, anziché restituire l'immagine di un Vaticano trasparente, ne ha ulteriormente affossato la credibilità.» Anche in spagnolo.

  53. BulletLeone XIV con i giovani di Roma e i volontari del giubileo, anno santo francescano, il concistoro termina negli abusi, illegali in Spagna, la giustizia del Vaticano, Parolin e Maduro, Venezuela, ¿un Papa Anti Trump?, rivolta in Persia, tre anni senza Pell, in «Infovaticana», 11 gennaio 2026. «Il Vaticano sconvolto dal caso Becciu. La Corte di Cassazione del Vaticano ha impiegato alcuni giorni in più per decidere se impugnare il promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, ed escluderlo dal processo Becciu. Un groviglio di pratiche elaborate su misura per «salvare» il vero responsabile delle decisioni, grazie a una serie di norme (segrete) modificate sul momento in relazione alle intercettazioni telefoniche e alla riservatezza dell’indagine. Questa faccenda ha segnato la fine del pontificato del Papa Francesco e ha influenzato il Conclave che ha eletto Leone XIV. Agli occhi di numerosi osservatori che seguono il caso con interesse, il processo Becciu è stato tutto tranne che «giusto». Già sappiamo che il sistema giudiziario del Vaticano non si può paragonare nemmeno lontanamente agli cosiddetti stati di diritto moderni. Il Papa Leone, a differenza del suo predecessore, ha già dichiarato che non desidera interferire nella decisione: «quella è compito dei giudici d’appello e degli avvocati difensori». Essendo l’autorità ‘suprema’ in Vaticano ‘non può non intervenire’, persino la dichiarata decisione di non intervenire è una forma di intervento. Le ombre che circondano Pignatone, il giudice della prima parte del processo, accusato di collaborare con la mafia, non aiutano nemmeno. Siamo ancora molto lontani dal restaurare l’immagine di un Vaticano trasparente, che con questo processo ha minato ulteriormente la sua credibilità.» Anche in inglese. E in spagnolo. E in portoghese. E in francese.

  54. BulletC'È UN GIUDICE A BERLINO (E PARE ANCHE IN VATICANO)! IL PROMOTORE DI INGIUSTIZIA ALESSANDRO DIDDI SPEDITO A CASA CON LA CODA FRA LE GAMBE, PER INTANTO. A QUESTO PUNTO SARÀ LA STORIA A GIUDICARE LO SCHIFO CHE HA PARTORITO. Dopo cinque o sei anni di scandalosa malagiustizia e di persecuzione di un innocente, ora la Chiesa – dopo lunghissimo letargo, nel migliore dei casi – comincia ad aprire gli occhi. Meglio tardi che mai. Avanti!

  55. BulletD.L.C., Sloane Avenue. Alessandro Diddi prende un'altra porta in faccia in Cassazione, in «Silere non possum», 12 gennaio 2026.

  56. BulletFranca Giansoldati, Vaticano, via il Promotore di Giustizia: Diddi f amarcia indietro e si «astiene» dal processo Becciu, era ormai incompatibile, in «Il Messaggero», 12 gennaio 2026. «E' la sua uscita di scena definitiva. IN questo modo Diddi offre la possibilità al processo vaticano di riprendere l'iter in appello senza subire ulteriori contraccolpi, senza le tensioni continue e la montagna di sospetti che sinora si erano intrecciati in questa ingarbugliata vicenda processuale che ha portato alla condanna - in primo grado - di nove persone tra cui il cardinale Angelo Becciu il quale si era però sempre proclamato innocente. Per certi versi la decisione della Cassazione (composta dai cardinali Farrell, Zuppi e Artime) costituiva una sorta di test collaterale sul pontificato in corso, e sulla sua capacità effettiva di garantire in Vaticano processi giusti, cosa che finora è sempre stata contestata con forza non solo dalle difese degli imputati ma da una folta schiera di giuristi, canonisti e cardinali. L'appello del processo per il Palazzo di Londra si era aperto in ottobre in modo piuttosto scoppiettante. Le difese di quattro degli imputati, il cardinale Angelo Becciu, i finanzieri Enrico Crasso e Raffaele Mincione e l'ex funzionario della Segreteria di Stato, Fabrizio Tirabassi avevano ricusato il Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi per avere avuto «un interesse nel procedimento» come si evince dai tanti messaggi intercorsi tra la pr Francesca Chaouqui e Genoveffa Ciferri, le due donne che hanno ispirato ispirato su differenti livelli, il memoriale di monsignor Alberto Perlasca, principale accusatore del cardinale Becciu. In pratica Chaouqui, avrebbe manipolato il monsignore (per il tramite di Ciferri) agendo dietro le quinte e in contatto con il Promotore di Giustizia Diddi. Per la Corte d'Appello, formata dallo spagnolo monsignor Alejandro Arellano Cedillo (proveniente dai vertici della Rota Romana) e da due giudici laici, la richiesta era stata giudicata ammissibile e ora a Corte di Cassazione (formata dai cardinali, Zuppi, Lojudice, Gambetti, Farrell e da Artime) pronunciarsi in merito. (...) Dentro e fuori la Chiesa l'appello del cosiddetto processo Becciu viene considerato il primo, consistente, test del nuovo corso per misurare trasparenza e coerenza nell'amministrazione della giustizia da parte di Leone XIV. Il Papa ha in un paio di circostanze fatto sapere che non si sarebbe intromesso in alcun modo, cosa che, invece, non  fece il suo predecessore entrando a gamba tesa con quattro rescripta per modificare la gestione delle indagini a processo in corso, ai danni del le difese e del cosiddetto “giusto processo”. La vicenda era partita dalla richiesta di un prestito della Segreteria di Stato allo Ior per un totale di 150 milioni di euro per riacquistare le quote della società che controllava un immobile di pregio a Londra. Da lì si è sviluppata una vicenda carica di zone d'ombra, giochi di potere, opacità. In primo grado sono affiorate persino false testimonianze, con agenti segreti più volte tirati in ballo, ipotesi di registrazioni illegali sul suolo italiano da parte di gendarmi vaticani, la presenza di suggeritori dietro le quinte per manipolare il principale accusatore del cardinale Becciu, un tempo responsabile dell'ufficio finanziario: monsignor Alberto Perlasca. Il primo legale che ha voluto commentare questo evento è Cataldo Intrieri che assieme a Massimo Bassi, difensori di Tirabassi, ritengono «saggia la decisione del professor Diddi, a conferma della  legittimità delle questioni poste dalla difesa sulle oscure trame di depistaggio durante le indagini volute per la vicenda di Sloane avenue. Ora non resta che trarne le dovute conseguenze . Una pagina buia che confidiamo si chiuda presto e definitivamente». Anche in francese. E in tedesco. E in spagnolo. E in inglese.


                            >>> vai alla continuazione (ventitreesima parte del processo)

Sull'Obolo di San PietroCASO_BECCIU_OBOLO.htmlCASO_BECCIU_OBOLO.htmlshapeimage_3_link_0
Sull'accusa d'aver trasferito 
del denaro in Australia 
e sull'ipotesi di complotto 
contro il card. PellCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlCASO_BECCIU_AUSTRALIA.htmlshapeimage_4_link_0shapeimage_4_link_1shapeimage_4_link_2shapeimage_4_link_3
Sulle accuse di aver arricchito 
se stesso o propri familiari

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Processi e sentenze di Londra, di Roma ecc. a proposito della compravendita del palazzo 
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