Sul palazzo di Londra in Sloane Avenue 60                                    >> Clicca qui per la parte precedente


  1. BulletRita Cavallaro, La verità di Becciu «Striano e i corvi vaticani? Qualcuno ha usato il Papa. Ora Cantone mi ascolti», in «Il Tempo», 24 settembre 2024. INTERVISTA BELLISSIMA E PROFONDA! «Questa prova mi ha avvicinato ai tanti che soffrono ingiustizia anche all'interno della Chiesa, ma soprattutto mi ha avvicinato ancor più a Dio. Prima o poi nella vita si sperimenta il crollo di punti di forza su cui si appoggiava, come per me le attività ecclesiali che ritenevo essenziali. Crolla persino una certa visione di Chiesa, l'unica certezza che rimane è Dio. Ci si aggrappa a Lui e da Lui si riceve forza, serenità, capacità di andare oltre il buio e spalancare il cuore anche verso chi ti ha fatto del male! È il paradosso e la bellezza della fede». Anche online.

  2. BulletIvo Pincara, 24 settembre 2020-2024. Il ricordo dell'infamia commessa contro e l'interminabile via crucis percorsa dal Cardinal Becciu, in «Korazym», 24 settembre 2024.

  3. BulletIgnazio Ingrao, Commento alla sentenza del Tribunale vaticano con risposte del card. Becciu, in «TG1», Rai1, 30 ottobre 2024. «Io non ho rubato mai, niente! Qui c'è la lettera del card. Bertone in cui autorizzava a investire quei 200 milioni!» E a proposito di Marogna: «Se l'ho avvicinata, la signora, era dopo che aveva fatto 20 giorni di galera, ingiustamente!». E l'avvocato Fabio Viglione: «L'innocenza del cardinale è stata completamente dimostrata nel corso del dibattimento. È una sentenza che a nostro giudizio non fotografa la realtà del dibattimento».

  4. BulletColm Flynn, Cardinal Angelo Becciu Gives Interview, in «EWTN», 30 ottobre 2024. «Tutta la compassione per il cardinal Pell per quello che ha passato. Ma avrebbe dovuto imparare che quando si è accusati innocentemente è una grande sofferenza; non puoi far soffrire gli altri della stessa sofferenza.»

  5. BulletIvo Pincara, Processo ingiusto contro il Cardinal Becciu al Tribunale speciale vaticano che ha perso ogni credibilità, in «Korazym», 31 ottobre 2024. Ottimo articolo che riassume il succo della orrenda vicenda tramata dalla (in)giustizia vaticana in concorso con la stampa diffamatrice.

  6. BulletMario Becciu, Un processo politico con una sentenza strampalata e farcita di falsità, da Facebook, 1° novembre 2024. «Tutta questa protervia tipica di stati assoluti», dove la giustizia non è al servizio della verità. «Che tristezza constatare che nella Chiesa i giudici necessitano di un processo di de-umanizzazione della vittima innocente, per poter giustificare a se stessi e alla propria tacita coscienza il fatto che, in realtà, la manipolazione di carte e documenti è un giocare terribile con la vita altrui.» Un'analisi lucida ed equilibrata su una sentenza scandalosa.

  7. BulletVik van Brantegem, Amor mi mosse, che mi fa parlare, in «Korazym», 1° novembre 2024.

  8. BulletVittorio Feltri, Condannato senza prove. Tutti i buchi (e i trucchi) nell'inchiesta su Becciu, in «Il Giornale», 3 novembre 2024. «A muovermi era stato l’istinto affinato dalla mia esperienza al processo di Enzo Tortora. Se le televisioni e i media della galassia – atei, laici, vaticani, comunisti, bigotti – sono unanimi nello stracciare le vesti di dosso a un uomo senza che costui abbia potuto pronunciare una sola sillaba a sua difesa, gatta ci cova. Mi colpì la totale mancanza di misericordia, l’assenza di dubbi, la non menzione della presunzione non dico di innocenza, ma almeno di non colpevolezza, del loro fratello in Cristo che accompagnò sui quotidiani editi dal Papa e dai vescovi italiani la notizia dell’estromissione del cardinale dal Conclave, lasciandogli addosso, quasi a maggior scherno, la veste rossa e il titolo di Eminenza, come fece Erode con Gesù Cristo, per schernirlo meglio. (...) Certo, il Papa nella Città del Vaticano in materia penale agisce come legislatore dello Stato. E fin qui sono caratteristiche specifiche di una monarchia assoluta. Ma il «giusto processo» – rivendicato dai giudici – per essere tale esige almeno che ogni legge sia resa pubblica e valga per tutti.» Anche online.

  9. BulletVik van Brantegem, Accusato dal Supremo Magistrato vaticano, il Cardinal Becciu è stato automaticamente giudicato e condannato. Non c'è verità che tenga, in «Korazym», 3 novembre 2024. «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.» (Mt 5,6)

  10. BulletAndrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, la sentenza apre il dibattito sul futuro della Santa Sede, in «ACIstampa», 5 novembre 2024. «In più di 800 pagine di sentenza, il Tribunale Vaticano non solo non è riuscito a chiudere oltre ogni ragionevole dubbio una vicenda spinosa che riguarda la gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Ha, piuttosto, aperto un altro dibattito, che riguarda l’efficacia stessa di un Tribunale Vaticano in cui il Papa interviene con quattro rescritti ad un processo in corso per – è la spiegazione del promotore di Giustizia Alessandro Diddi – “riempire i vuoti normativi”. la sentenza ha anche creato nuove comprensioni giuridiche, che a volte sembrano confondere o mescolare diritto canonico, legge dello Stato della Città del Vaticano e giurisprudenza italiana, fino ad arrivare alla teorizzazione che ci possa essere peculato solo per il fatto di aver usato male i fondi, senza che ci sia un vantaggio personale ed ha, soprattutto, aperto la strada a chi, in realtà, vuole colpire l’indipendenza stessa della Santa Sede. Perché di fronte a questo processo e al modo in cui è stato svolto, a partire dalle indagini, il parere che colpisce di più è forse quello di un vaticanista esperto come John Allen, che arriva a sostenere che  eventualmente il Papa dovrebbe rinunciare al Tribunale vaticano ed alle proprie  prerogative di giudice supremo. (…) La Segreteria di Stato si trova a dover difendere la propria autonomia, fino a perderla del tutto proprio a motivo di questo processo, in cui dapprima il Papa mostra di voler difendere l’investimento, e poi alla fine decide di agire in maniera opposta. (…) La denuncia dello IOR ha dunque l’effetto di scardinare un intero sistema vaticano. Lo IOR è controllato dall’AIF, che viene bloccato di fatto nella sua attività di intelligence dalle perquisizioni scaturite dalla denuncia. La Segreteria di Stato si trova a dover ristrutturare il prestito, dopo aver già dovuto ridefinire una situazione difficile al fine di  non perdere i capitali di investimento. Il promotore di Giustizia diventa una sorta di deus ex machina, dotato di poteri speciali e autorizzato dal Papa ad agire in maniera sommaria. (…) L’attività del Papa nelle attività processuali ha garantito il profilo di indipendenza o ha messo a rischio il senso stesso dello Stato di Città del Vaticano – considerando che Giovanni Paolo II delegò le sue funzioni di sovrano ad una commissione cardinalizia proprio per preservare l’indipendenza dello Stato e la sua da Papa? E, soprattutto, abbiamo assistito ad una “vaticanizzazione” della Santa Sede, dove le leggi dello Stato hanno sovrastato l’importanza di mantenere un profilo internazionale e istituzionale, aderente alle convenzioni internazionali ma fermo nella sua specificità?» QUESTO PROCESSO È STATO UN AUTOGOL? SE IL PAPA POTESSE TORNARE INDIETRO, AGIREBBE ANCORA COME FECE IL 24 SETTEMBRE 2020?

  11. BulletGiovanni Angelo Becciu, Il diritto alla difesa, in «L'Osservatore Romano», 11 novembre 2024. «Qui si fanno processi alle intenzioni. Siamo di fronte a un processo penale, non di fronte a un processo finalizzato a impartire insegnamenti. Ora è del tutto evidente che un articolo come quello di Tornielli considera me e tutti gli imputati già condannati in via definitiva. Non si scrive mai che il processo è in primo grado, che tutti gli imputati hanno diritto all’appello e che dunque siamo tutti, non solo io, presunti innocenti.

  12. BulletSandro Magister, Innocente ma subito trattato come colpevole. La lettera di protesta del cardinale Becciu, in «Settimo Cielo», 14 novembre 2024. «La fortissima lettera di protesta del cardinale Giovanni Angelo Becciu i media vaticani l’hanno infine pubblicata, nel primo pomeriggio di lunedì 11 novembre, una volta avuto il via libera da papa Francesco, suo principale bersaglio. Ma hanno fatto il possibile perché passasse inosservata. “Vatican News” l’ha lanciata per un giorno e mezzo sulla sua home page – e soltanto su quella in lingua italiana – in coda a una ventina di altre notizie, con le sole parole incomprensibili “Il diritto alla difesa” e con una foto del muro esterno degli uffici giudiziari vaticani. Mentre “L’Osservatore Romano” ha fatto qualcosa di più, con un piccolo lancio in prima pagina che almeno forniva il nome dell’autore del testo.» CHAPEAU A SANDRO MAGISTER! ... NONOSTANTE LA VILE SORDINA VATICANA, CHE NON FA NÉ GLI INTERESSI DEL PAPA NÉ QUELLI DELLA CHIESA! Anche in francese. E in inglese.

  13. BulletAntonino Solarino, L'incredibile ingiustizia in Vaticano ai danni del card. Angelo Becciu, 3 dicembre 2024. Domande giustificate e inquietanti che esigono risposta.

  14. BulletLuigi Bisignani, I porporati preparano la riabilitazione di Becciu, in «Il Tempo», 8 dicembre 2024. «UN PROCESSO PER RAPINA SENZA CHE SIA STATO PORTATO VIA NEPPURE UN CAPELLO.» C'è qualche affermazione infondata e qualche illazione gratuita, nell'articolo di Bisignani. Ma c'è anche qualche verità: il processo a Becciu è stata una crudeltà assurda, come la condanna decisa a priori a tavolino: Becciu è innocente, vittima di uno schifoso complotto. E proprio per questo non vogliamo la grazia: vogliamo giustizia! Becciu è l'uomo più fedele del Papa (e così voglio interpretare il disegno del "Tempo"); ma al mondo intero, con metodi mafiosi, hanno fatto credere il contrario; perfino al Papa! SI TOLGANO AL PIÙ PRESTO GLI "OMISSIS" IMPOSTI DAI MAGISTRATI! SI RENDA PUBBLICO INTEGRALMENTE IL MATERIALE PROBATORIO TENUTO NASCOSTO, A COMINCIARE DAI 120 MESSAGGI DELLA CHAOUQUI! PS: SPERO, CON TUTTO IL CUORE, CHE SIA FRANCESCO A RIMEDIARE AL PROPRIO ERRORE, E NON ALTRI.

  15. BulletMario Gerevini, Vaticano: l nomina di un avvocato di Lugano al vertice delle società con immobili per 850 milioni, in «Corriere della Sera», 21 dicembre 2024.

  16. BulletVik van Brantegem, Quando a non rispettare le regole sono i magistrati, in «Korazym», 7 febbraio 2025. ... «Inoltre, nel processo vaticano è emerso che il Sostituto della Segreteria di Stato coinvolto nella gestione della compravendita del palazzo di Londra, non era il Cardinale Angelo Becciu, ma il suo successore, l’Arcivescovo Edgar Peña Para, non rinviato a giudizio, come neanche il reale responsabile, Mons. AlbertoPerlasca, come Capo dell’Ufficio Amministrativo della Segreteria di Stato, poi confermato da Papa Francesco come Promotore di Giustizia presso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica Vaticana.»

  17. BulletAndrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, la sentenza inglese apre a delle conseguenze per la Santa Sede, in «ACI», 26 febbraio 2025. ECCELLENTE ARTICOLO DI ANDREA GAGLIARDUCCI, DA LEGGERE CON CALMA, PARAGRAFO PER PARAGRAFO. FRA L'ALTRO TUTTO L'AFFARE È STATO GESTITO DA PERLASCA E DA PENA PARRA (BECCIU NON VIENE NEMMENO MENZIONATO)! «... la Corte ha accettato le tesi di Mincione in 29 dichiarazioni su 31, lamentando solo una mancanza di trasparenza nella comunicazione e quindi rifiutando di dichiarare la buona fede, sostenendo però che non si trattava di una dichiarazione sul merito dell’operazione in sé, ma solo sulla base della discussione. La sentenza di Londra cala come uno scossone sull’appello del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, che comincerà – è notizia delle ultime ore – il prossimo 25 settembre. Perché, di fatto, Mincione ottiene dal tribunale inglese una patente giuridica internazionale che testimonia che no, non c’è stata frode. Anzi. (...) Vatican News non distingue nemmeno tra le criticità contrattuali e le accuse penali, mentre interpreta i rilievi del giudice in modo severo in senso assoluto, cosa che invece la sentenza non sottolinea. Inoltre, la Corte ha rigettato le accuse di frode e cospirazione, e questo non viene specificato nel comunicato di Vatican News. È il tipico caso del “visto da destra” o “visto da sinistra”, di guareschiana memoria, che si ripresenta oggi. Da parte vaticana, la sentenza è presentata come un totale sostegno alla sua posizione in ambito penale, ma la Corte inglese non si è espressa in tal senso. Che cosa dice allora realmente la sentenza del 21 febbraio? La Corte di Londra non ha riscontrato prove sufficienti per sostenere le accuse di frode, cospirazione o disonestà nei confronti di Mincione e delle società a lui riconducibili; ha respinto le accuse di collusione con Gianluigi Torzi, perché la Corte ha stabilito che non era dimostrabile che Mincione fosse consapevole delle intenzioni fraudolente di Torzi. La sentenza ha tuttavia criticato Mincione per una sorta di carenza di comunicazione nei confronti della Segreteria di Stato, giudicando fuorviante la modalità con cui aveva presentato la valutazione dell’immobile di 275 milioni di sterline. Tuttavia, queste accuse non evidenziano dolo o mala fede rilevante. È una sentenza che getta comunque pesanti ombre sulla sentenza vaticana...» UN GIORNALISMO SERIO, INSOMMA, A DIFFERENZA DI QUELLO DIMOSTRATO NEI GIORNI SCORSI DA PARTE DEL VATICANO E DELLA "PORTAVOCE" DI DIDDI.

  18. BulletAndrea Gagliarducci, Pope Francis: Financial woes part of legacy, in «MondayVatican», 3 marzo 2025. Anche in italiano. «Come detto, il sistema prevedeva il mutuo soccorso e l’“aggiustamento” dei bilanci. Lo IOR, ad esempio, dava ogni anno un contributo volontario alla Curia romana per far quadrare i bilanci. Le donazioni venivano raccolte, certo, ed erano ben accette. Ma la Santa Sede era fatta per vivere da sola. Certo, c’erano delle difficoltà da risolvere. Come sempre accade nelle organizzazioni guidate da uomini, c’erano corruzione e ingenuità. Ma bisognava anche considerare che la campagna mediatica contro le finanze della Santa Sede, scatenatasi in particolare negli ultimi anni del pontificato di Papa Benedetto XVI, era dovuta proprio al fatto che la Santa Sede aveva, passo dopo passo, creato un sistema finanziario autonomo, funzionale e internazionalmente riconosciuto. In realtà, Papa Benedetto XVI aveva avviato processi di riforma che avevano anche sganciato la Santa Sede dal privilegiato rapporto bilaterale con l’Italia, proiettandola invece tra le nazioni virtuose d’Europa. Basterebbe leggere i resoconti del Comitato Moneyval del Consiglio d’Europa di quegli anni, per rendersi conto del lavoro svolto dalla Santa Sede e di quanto fosse notevolmente all’avanguardia. Perché allora questo lavoro di costruzione è stato attaccato? Innanzitutto, sembra che l’influenza dell’opinione pubblica sia stata fondamentale e poi sia ricaduta sul desiderio un po’ propagandistico di Papa Francesco di avere una Chiesa “povera per i poveri”. Questo slogan funziona solo quando non si sa davvero come funziona una macchina complessa come la Chiesa e la sua carità. La Chiesa è povera perché non tiene nulla per sé. Ma non può essere povera nella struttura, nell’organizzazione o nella professionalità. (...) il disinvestimento comporta perdite finanziarie perché si pagano penali per il disinvestimento. (...) Ma tutto questo è successo perché il Papa ha lasciato che due mondi si scontrassero, non ha dato un indirizzo preciso al governo, e poi ha scelto la strategia più dettata dall’opinione pubblica. Cioè, quella della speculazione finanziaria, dei professionisti esterni, del taglio dei rami istituzionali. Da qui nasce la grande stagione dei processi vaticani, che dimostra – tra le altre cose – un Papa che interviene con forza nella microgestione, indicando addirittura alla Segreteria di Stato, ad esempio, come chiudere l’affare del palazzo di lusso nel centro di Londra, salvo poi accettare che tutti i protagonisti di quella vicenda vadano a processo, anche quelli che avevano agito secondo le sue direttive. Tuttavia, la distruzione del sistema non ha portato a una Santa Sede più trasparente, nonostante i bilanci che ormai vengono pubblicati ogni anno da IOR, APSA e Santa Sede, in cui vengono certificati gli alti e bassi della gestione. Lo IOR, ad esempio, non ha mai ripetuto l’utile record di 86,6 milioni che aveva avuto nel 2012, l’ultimo anno prima della gestione dell’attuale pontificato. Il processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato nasce proprio dal rifiuto del vecchio sistema di mutuo soccorso tra dicasteri e istituti finanziari. La denuncia arriva dallo IOR, che prima accetta e poi improvvisamente rifiuta di erogare un prestito alla Segreteria di Stato che, tra l’altro, sarebbe stato restituito con gli interessi. Tutto questo sistema è stato smantellato da una cattiva gestione e da un’idea finanziaria che non considera le peculiarità della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. Così, siamo tornati al Medioevo: la Santa Sede deve mantenersi con donazioni esterne, e serve persino una commissione ad hoc. Tuttavia, l’Obolo di San Pietro aveva già quel compito – e comunque dava parte del ricavato a persone in povertà. (...) Nel frattempo, il patrimonio verrà venduto, pezzo per pezzo, per coprire i buchi di bilancio. Il reddito che derivava da ogni pezzo andrà perso, portando ad una sempre maggiore esposizione per la Santa Sede.»

  19. BulletGiovanni Minoli intervista Gian Franco Svidercoschi sul "caso Becciu", in «MixerStoria: La storia siamo noi», Rai3, 2 aprile 2025. «Io non ho ancora capito se, all'inizio ci fosse stata l'idea di buttare tutta la responsabilità del famoso palazzo di Londra su Becciu, perché altrimenti si sarebbe arrivati al Papa; perché è il Papa che in fin dei conti non può non aver dato l'assenso. Oppure se non fosse stato anche un tentativo di far fuori Becciu, perché stava diventando troppo importante». Svidercoschi parla poi di "grazia", ma evidentemente non ha capito: la grazia si dà ai colpevoli, mentre Becciu è innocente, anzi è la vittima di un brutale complotto.

  20. BulletEnrica Riera, Il lato oscuro del processo Becciu. Le chat che preoccupano il Vaticano, in «Domani», 14 aprile 2025. MA, SE LA GIUSTIZIA È CORROTTA, ALLORA TUTTO CAMBIA! «Se viene fuori che eravamo tutti d'accordo è la fine.» Eh già, visto che se lo dicono tra di loro – nei 120 messaggi oscurati dalla "giustizia" vaticana che, anziché cercare la verità, l'ha nascosta – c'è da credergli, stavolta! Le carte del processo depositate all’ONU. In Vaticano la lotta alla corruzione, tanto cara al Pontefice, la si è combattuta con atti corruttivi, pur di condannare un innocente! A chi crede che la verità ci farà liberi avevo detto che si trattava di un pugno nello stomaco!

  21. BulletEnrica Riera, Becciu, le chat con il braccio destro del papa. «Diddi fornisce informazioni a Chaouqui», in «Domani», 17 aprile 2025. Cosa c'entra Peña Parra (che ha dato l'assenso all'acquisto del palazzo di Londra)? Come mai Ciferri è in collegamento con il sostituto della Segreteria di Stato? Peña Parra non aveva preso le distanze da Perlasca, allontanandolo dalla SdS? Quante menzogne ci hanno fatto credere? E Ciferri a proposito di Chaouqui: «Per quel che riguarda l'attività del Tribunale le informazioni, nel dettaglio, vengono fornite, purtroppo, dal prof Alessandro Diddi, con cui Lei (Chaouqui, ndr) collabora in un non meglio precisato ruolo di “collaboratrice di giustizia”, questo spiega il fatto gravissimo per cui documenti riservati dell’inchiesta siano stati rinvenuti in casa sua, e il perché Lei possa conoscere dettagliatamente, e anticipatamente, ogni attività inquisitoria relativa al Segretario di Stato, alla Sua persona, a quella di monsignor Perlasca, e a quella di tutti gli indagati e di tutti i personaggi entrati a vario titolo nell'inchiesta. Ero a conoscenza, da tempo, che relativamente alla segretezza sull'attività investigativa l'anello debole del Tribunale era il prof Diddi, ma non avrei mai immaginato fino a tal punto». Ecco perché una pregiudicata come Chaouqui, che detiene illegalmente materiale riservato, collabora con la "giustizia" (quell'«anello debole» di Diddi); o la manipola? E senza essere perseguita! COSÌ IL COMBINATO DISPOSTO DI DUE DONNE PERFIDE: UNA (CIFERRI) VOLEVA IL PROSCIOGLIMENTO DEL BARABBA-PERLASCA, L'ALTRA (CHAOUQUI) LA CROCIFISSIONE DI BECCIU. E, IN VATICANO, ENTRAMBE OTTENGONO CIÒ CHE VOGLIONO.

  22. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, Ritornando dal Messico [sic: da Tokio] nel novembre 2019 Papa Francesco affrontò ampiamente la questione della corruzione in Vaticano: la compra di immobili, l’uso del denaro dell’Obolo e le denunce del Revisore, in «Osservazioni casuali», 64, 12-19 aprile 2025.

  23. BulletRita Cavallaro, Conclave e dossier, l'audio con la Gendarmeria che può riaprire il caso Becciu, in «Il Tempo», 28 aprile 2025. «Nell'audio tra De Santis e Chaouqui, il commissario vaticano direbbe alla Chaouqui cosa dire a Perlasca per la ritrattazione, quella testimonianza che rappresenta la svolta nell'inchiesta contro Becciu e che segue quell'«ultima cena» del 5 settembre 2020 al ristorante romano Lo Scarpone, dove Perlasca invita Becciu e videoregistra la loro conversazione, durante la quale il cardinale, saldo nell’idea della separazione tra Stato e Chiesa, critica la perquisizione autorizzata dal Papa alla Segreteria pontificia. Un’opinione politica buttata lì in un momento conviviale con un amico, che invece verrà fatta ascoltare a Bergoglio, insieme agli altri elementi raccolti nell'inchiesta per far passare Becciu come un ladro. Una trappola inaspettata, quella che Perlasca tende all'amico cardinale, visto che il monsignore, fino al maggio precedente, aveva difeso a spada tratta Becciu, dicendo ai magistrati che il porporato non aveva nulla a che fare con la compravendita del palazzo di Londra. Alla fine di agosto, invece, la situazione cambia. Perlasca prima consegna una memoria piena di accuse senza fondamento nei confronti del suo superiore e, alla fine, diventa il principale accusatore di Becciu. E ora l'audio svelato dell'inchiesta apre ad altri gialli. Al punto tale da rimettere addirittura a posto i pezzi di un grande racconto di spie che non era chiaro, né era stato risolto nel corso del processo del secolo contro Becciu. Perché in quel dibattimento di primo grado, finito con la condanna del porporato a cinque anni di reclusione per due peculati e una truffa aggravata scaturiti dall'affare della compravendita del palazzo di Londra, le difese degli imputati avevano più volte chiesto di desecretare le conversazioni, senza alcun esito.»

  24. BulletSolina Prak, Le procès du siècle : comment le pape François a eu une poigne de fer face au cardinal Becciu, in «Capital», 28 aprile 2025.

  25. BulletDario Mazzocchi, I vescovi comunisti che inguaiano Parolin, in «Libero», 1° maggio 2025.

  26. BulletFranca Giansoldati, Conclave, bugie sullo stato di salute dei candidati più forti per screditarli (come accaduto a Bergoglio). Fumata bianca già il 7 maggio?, in «Il Messaggero», 2 maggio 2025. BISOGNEREBBE CAPIRE CHI HA FIRMATO QUEL CONTRATTO! «Un tribunale di Londra ha condannato il Vaticano a pagare al finanziere italo-britannico Raffaele Mincione 4,1 milioni di euro per come nel 2018 fu gestita la cessione del famigerato palazzo di Londra (quando il cardinale Becciu non era più Sostituto). Il giudice ha disposto un pagamento immediato da versare entro questo mese e ulteriori somme da corrispondere in seguito. «Questi fatti sono stati finalmente esaminati da un sistema giudiziario veramente indipendente», ha commentato Mincione. Probabilmente ora i cardinali chiederanno conto di chi, nel 2018, abbia messo la firma su quei documenti.»

  27. BulletGericht verurteilt Vatikan zu Schadenersatz in Millionenhöhe, in «Domradio.de», 3 maggio 2025.

  28. BulletRita Cavallaro, Parolin, c'è la sua firma sull'ultimo documento dell'affaire Sloane Avenue che ha segnato il caso Becciu, in «Il Tempo», 5 maggio 2025. Scrive Parolin, «sono favorevole alla stipulazione dei contratti». «... in calce al memorandum, che delinea l'uscita dal Fondo del palazzo (che alla fine è costato al Vaticano 40 milioni di euro e che, nei giorni scorsi, ha portato l'Alta Corte inglese a condannare la Santa Sede al risarcimento di 4 milioni di euro di spese processuali nei confronti di Raffaele Mincione, proprietario dell'immobile), c'è la nota scritta a mano da Parolin, con la quale autorizza l'operazione e la stipulazione dei contratti, che avrebbero portato all'acquisto del palazzo attraverso la società lussemburghese Gutt.Sa, di proprietà del broker Gianluigi Torzi. Una decisione che Parolin avrebbe preso, come lui stesso scrive, dopo aver sentito, la sera prima, il parere del monsignore Alberto Perlasca, il grande accusatore di Becciu, e quello di Fabrizio Tirabassi, l'uno a capo e l'altro minutante dell'Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato. Di questa via libera formale della Santa Sede, in tutto questo scandalo non si era mai parlato. Si era sempre ritenuto che l'iniziativa fosse stata presa dai singoli, senza un avvallo formale, al punto che Becciu ha pagato un prezzo alto nel processo del secolo, finito in primo grado con la condanna del cardinale a cinque anni e sei mesi di reclusione per peculato e truffa aggravata, pur se il dibattimento ha dimostrato che il porporato non si è intascato neanche un centesimo. Questo documento, contenuto all'interno del fascicolo sul processo ma mai trapelato, si trova a pagina 97 dell’allegato denominato «All 15 Annotazione di PG Squillace con allegati», che fa parte del secondo faldone di atti depositati dall'ufficio del promotore di giustizia, Alessandro Diddi, il 20 agosto 2021. Un memorandum che mostrerebbe un'altra versione della storia di quel grande scandalo sui fondi extrabilancio dell'Obolo di San Pietro, che servivano per i poveri e invece sarebbero stati usati per fare affari. E ora queste nuove rivelazioni potrebbero riaprire la questione Becciu, che sembrava chiusa dopo le controverse lettere di Papa Francesco, che escludevano il porporato dal Conclave, e con la rinuncia del cardinale, formalizzata nei giorni scorsi.» BECCIU HA SEMPRE DETTO LA VERITÀ. ALTRI NO!

CHE PIETRO PAROLIN - QUELLO CHE ALL'ULTIMO MOMENTO TIRA FUORI DAL CILINDRO DOCUMENTI SIGLATI "F" – FOSSE UNO ABITUATO A NASCONDERE E A MANIPOLARE LA REALTÀ S'ERA CAPITO; MA FINO AL PUNTO DI FARE/LASCIARE CONDANNARE UN INNOCENTE PER SCARICARE LE COLPE SU UN CAPRO ESPIATORIO... DAVVERO È TROPPO!
  1. BulletJaime Gurpegui, El “mal menor” era cómplice: Parolin firmó la operación que arruinó al Vaticano y hundió a Becciu, in «Infovaticana», 5 maggio 2025. «La firma que lo cambia todo.»

  2. BulletPenelope Corrado, Due nuovi siluri contro Parolin papa: una firma lo coinvolge nel caso Becciu e piace "troppo" alla Cina, in «Secolo d'Italia», 5 maggio 2025. «Parolin scrive di suo pugno un commento che, invece, sembrerebbe confermare che la Santa Sede non solo fosse informata dell’affaire di Sloane Avenue, ma che la Segreteria di Stato, nel suo più alto incarico rappresentato da Parolin, avesse di proprio pugno autorizzato l’operazione. «Avute assicurazioni sulla solidità dell’operazione (che porterebbe vantaggi alla Santa Sede), la sua trasparenza e l’assenza di rischi reputazionali, (che, anzi, superati quelli legati alla gestione del Fondo Gof)», scrive Parolin, «sono favorevole alla stipulazione dei contratti». (...) Va ricordato che Becciu ha rinunciato a partecipare al Conclave per la vicenda giudiziaria e canonica che lo coinvolge, pur avendone formalmente diritto.

  3. BulletParolin firma il documento inedito sull'acquisizione del palazzo di Londra e il caso Becciu, in «ADNkronos», 5 maggio 2025.

  4. BulletRita Cavallaro, Il documento segreto che riabilita Becciu: la firma del cardinale Parolin sull'affare di Londra, in «L'Identità», 6 maggio 2025.

  5. BulletGianluigi Nuzzi, L'ombra di Becciu, in «La Stampa», 6 maggio 2025. SE PERFINO NUZZI – CHE È TUTTO DIRE – PRENDE IN CONSIDERAZIONE LA REALTÀ (QUELLA VERA, NON QUELLA CHE CI HANNO FATTO CREDERE), QUALCOSA VORRÀ PUR DIRE!

  6. BulletFelice Manti, Si (ri)apre l'indagine vaticana sulle chat del processo Becciu, in «Il Giornale», 7 maggio 2025. «Sono due anni che c'è un'indagine su queste conversazioni «omissate» dallo stesso Diddi. Nel corso del processo, era emerso che Perlasca aveva riferito a De Santis che avrebbe incontrato Becciu alla famosa cena del 5 settembre 2020 al ristorante romano Lo Scarpone, al Gianicolo. Per quale motivo l'avrebbe informato? Era parte della «macchinazione» che oggi lamentano i legali di Becciu? Le due donne millantano anche un ruolo di Pietro Parolin: «Fa la gatta morta, ma... molte cose le sa benissimo, e le ha sempre sapute», dice la Ciferri. Ma che c'entra lui? Come documentato dal Tempo, c'è la sua firma sul via libera all'affare del palazzo di Londra che ha portato alla condanna di Becciu. Il memorandum sull'affarre di Sloane Avenue, nato su idea Credit Suisse di Londra, è datato 25 novembre 2018, quando Becciu era alla Congregazione dei santi. Eppure sarebbe stato costretto al passo indietro sul Conclave «per assecondare la volontà di Papa Francesco», suggellata nelle due lettere firmate F e diffuse dallo stesso Parolin. Le chat - 2.500 pagine circa di fitte conversazioni - sono state consegnate dalla Ciferri al broker Raffaele Mincione, infangato da un processo a suo dire «ingiusto», tanto da rivolgersi all'Onu. Nei giorni scorsi il finanziere ha anche ottenuto la condanna della Santa Sede a rifondere 1,5 milioni di spese legali dopo la condanna decisa dal Tribunale vaticano diretto da Giuseppe Pignatone. «Becciu è stato escluso dal Conclave perché condannato o è stato condannato per farlo fuori dal Conclave?», è la domanda che circola da giorni in Vaticano.» SI SVEGLIANO ALL'ULTIMO MINUTO IN VATICANO? SE LA MAGISTRATURA DEVE INDAGARE SULL'OPERATO DELLA MAGISTRATURA E DELLA GENDARMERIA...

  7. BulletFilippo Caleri, Vaticano, le carte del caso Londra: quando la Chiesa rinunciò all'offerta di 300 milioni, in «Il Tempo», 7 maggio 2025. «Nella peggiore delle ipotesi il «rosso» per il Vaticano si sarebbe ridotto a soli 10 milioni ma avrebbe potuto diventare anche una plusvalenza di 25. Ed ecco il punto focale della vicenda. Wrm, non avendo più titolo sull’immobile, si preoccupa attraverso i suoi legali, di inviare una raccomandata con la traduzione della proposta a sua eminenza il cardinale Pietro Parolin e al sostituto per gli Affari Generali, monsignor Pena Parra. (...) Dunque uno dei possibili motivi del silenzio vaticano sull’offerta della Fenton Whelan sarebbe stata la prospettiva di un profitto maggiore. E qui però se non lo Spirito Santo entra la sfortuna. Sì perché il crollo del mercato immobiliare per la crisi Covid azzera i sogni di ricchezza del Cupolone. La proposta che poteva consentire di limitare i danni resta lettera morta. Eppure il suo valore è riconosciuto anche dal commissario De Santis (testimone nella fase processuale in Vaticano per il caso Becciu) e che, a domanda se conoscesse la società, ha risposto: «È una delle più grandi società immobiliari del mondo, un colosso». Stranamente ignorato.» CERTO CHE LA VERITÀ È LENTA! MA ARRIVA. BECCIU NON C'ENTRA NULLA CON LE PERDITE DEL PALAZZO DI LONDRA!

  8. BulletSean O'Neil, The Pope, the banker, the disgraced cardinal and a £300m deal, in «The Times», 7 maggio 2025.

  9. BulletFavorite ao papado assinou documento chave em escândalo financeiro do Vaticano, in «Brasil Paralelo», 7 maggio 2025.

  10. BulletGiuliano Foschini, Il Conclave visto da Becciu: "Il mio passo indietro per la serenità (dei cardinali)", in «La Repubblica», 8 maggio 2025. «La messa in una chiesetta al Trionfale, come un semplice parroco. L’attesa, e la fiducia, per la scelta del nuovo Papa. La “sofferenza” per quello che è successo. La consapevolezza che, se questo Conclave si sta tenendo senza polemiche, è anche grazie al suo “passo indietro”. Ma anche una “grande serenità: la mia coscienza è tranquilla. Non ho mai incassato un soldo, non ho favorito familiari, ho sempre e soltanto lavorato per la Santa Sede: quegli investimenti, che mi erano stati proposti da altri, dovevano servire soltanto ad aiutare il Vaticano”. C’è un 134esimo cardinale che avrebbe potuto essere nella Sistina e che, invece, ha gli occhi al cielo in attesa di sapere quando e chi sarà il nuovo Papa. E’ il cardinale Angelo Becciu che, dopo la decisione di Papa Francesco, documentata in una lettera firmata poco prima di morire, aveva perso il suo diritto di entrare nella Sistina. Su quel documento Becciu avrebbe potuto aprire un caso […]. Ma ha raccolto l’invito dei suoi colleghi cardinali – in particolare di Pietro Parolin e del decano del collegio cardinalizio, Giovanni Battista Re – e ha deciso di “obbedire, avendo a cuore il bene della Chiesa, come ho sempre fatto, alla volontà di Papa Francesco di non entrare in Conclave, pur rimanendo convinto della mia innocenza". Tutto nasce dalla condanna per peculato avuta in primo grado per la storia del palazzo di Sloan Avenue, l’immobile acquistato a Londra dal Vaticano e che si è rivelato un pessimo affare per la Santa Sede. Becciu aveva dato il via libera all’operazione “perché lo studio che si occupava di questo investimento”, ha raccontato più volte il cardinale, “mi aveva assicurato che era un buon investimento e non mi aveva balenato il minimo rischio”. In sentenza i giudici – che hanno riconosciuto come Becciu non abbia guadagnato un euro dall’operazione – gli hanno però contestato di non essersi comportato come “un bravo padre di famiglia”. Un punto però che gli avvocati di Becciu – Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo – sono convinti di poter smontare facilmente nell’appello che comincerà alla fine dell’anno visto che operazioni simili erano state fatte anche prima della vicenda londinese. E che il tutto era stato proposto e raccomandato a Becciu come un affare sicuro. Ma il futuro del cardinale sardo non passa soltanto per il tribunale vaticano. Perché proprio la sua scelta di evitare la conta, di non “macchiare la serenità del Conclave”, potrebbe portare a una sua riabilitazione in tempi molto più brevi. Molti cardinali sono infatti convinti dell’innocenza di Becciu. O comunque della necessità del perdono, ancor più dopo la sua scelta del passo di lato, per alcuni versi inevitabile ma che comunque è stata assai apprezzata. […] “È un bravo prete ed è sempre stato leale con il Papa. Io mi occupo di dottrina e non di finanze ma sono convinto della sua innocenza” aveva detto a Repubblica l’influentissimo cardinale tedesco, Gherard Muller. Spiegando della necessità che debba “essere riabilitato. Noi ci aspettiamo che il prossimo Papa lo faccia subito. Però saremo noi a chiederlo”. […]»

  11. BulletCarlo Cambi, Finanza vaticana: i 30 denari di papa Bergoglio, in «Panorama», 10 maggio 2025. «Fa un certo effetto che Francesco sia stato preso in mezzo in un chiacchiericcio, quello che lui – a parole – aborriva. Pare strano, ma le finanze vaticane sono state governate con questo chiacchiericcio. Becciu viene silurato perché convinto da monsignor Alberto Perlasca – che diverrà il suo accusatore, oggi reintegrato in curia – a comprare un palazzo a Londra (...) Uno scandalo immobiliare: processo, tutti sapevano, ma sono condannati solo quelli che il Papa estromette.»

  12. BulletFelice Manti, Becciu contro "Report": basta falsità sul mio conto, in «Il Giornale», 13 maggio 2025. «Angelo Becciu che si è beccato 5 anni e sei mesi per truffa e peculato senza essersi messo in tasca una lira e senza decidere nulla sulla compravendita di un palazzo di Sloane Avenue Londra si è visto costretto a lasciare il Conclave proprio mentre veniva fuori il marcio dietro la testimonianza del suo ex collaboratore monsignor Alberto Perlasca, il teste chiave dell'accusa che avrebbe collaborato con il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi, il commissario della Gendarmeria Stefano De Santis e due donne (la Papessa Francesca Chaouqui e l’amica Genevieve Ciferri) per orchestrare false accuse contro Becciu, organizzare una cena trappola il 5 settembre 2020 al ristorante romano Lo Scarpone, al Gianicolo e così «risparmiare» Pietro Parolin: «Fa la gatta morta, ma... molte cose le sa benissimo, e le ha sempre sapute», dicono le due donne nelle circa 2.500 pagine di fitte conversazioni rivelate dalla Ciferri al finanziere inglese Raffaele Mincione, che ha ottenuto dalla Santa Sede un risarcimento da 1,5 milioni di spese legali dopo la condanna decisa dal Tribunale vaticano diretto da Giuseppe Pignatone. Tanto che secondo una fonte vaticana l’inchiesta su quelle chat omissate si sarebbe riaperta. Come documentato dal «Tempo» infatti c'è la firma del Segretario di Stato uscente sul via libera al memorandum sull’affare londinese, nato su idea Credit Suisse di Londra, datato 25 novembre 2018, quando Becciu era alla già Congregazione dei santi. «Becciu è stato escluso dal Conclave perché condannato o è stato condannato per farlo fuori dal Conclave?», è la domanda che circola da giorni in Vaticano. (...) Nella trasmissione di Sigfrido Ranucci ci sarebbe stata una «palese distorsione della realtà» attraverso un accostamento tra l’acquisto del noto palazzo di Londra, «per il quale finanche il Tribunale Vaticano ha assolto il cardinale Angelo Becciu», ascoltando la versione di un ex collaboratore del Vaticano cacciato. (...) Nel servizio peraltro non si cita nessuna delle sconvolgenti verità emerse grazie alla pubblicazione sul Domani di alcune di queste chat omissate, di cui si è occupato anche il Times «scagionando» Mincione, conversazioni «palesemente dimostrative del piano di inquinamento volto alla incriminazione del cardinale e della evidente macchinazione ai suoi danni». Da qui la richiesta di risarcimento danni a Report e alla Rai.»

  13. BulletAndrea Gagliarducci, Finanze vaticane, che situazione trova Leone XIV?, in «ACIstampa», 14 maggio 2025. LA SVENDITA DEL PALAZZO DI LONDRA: «... pesano sul disavanzo non solo la pandemia del COVID, che ha provocato un crollo delle entrate (specialmente i Musei Vaticani) per almeno un anno, ma anche scelte amministrative sbagliate e discutibili. Tra queste, la perdita economica dovuta alla famosa vendita del palazzo di Sloane Avenue, oggetto di un controverso processo in Vaticano. Il palazzo non solo non era un cattivo investimento, ma era in linea con altri investimenti della Santa Sede – nel bilancio APSA 2022 appariva una situazione simile con un immobile a Parigi. La dismissione dell’investimento, e poi il processo, hanno svalutato il palazzo.»

  14. BulletCesare Sacchetti, Le casse in rosso del Vaticano, l'oro sparito e la massoneria ecclesiastica contro papa Leone XIV, in «La Cruna dell'Ago», 23 maggio 2025. «A correre in soccorso a Francesco è stato subito l’Espresso che una volta emerso alla luce del sole lo scandalo della casa di Londra, scrisse prontamente un articolo il 25 settembre del 2020 firmato da Massimiliano Coccia, nel quale si faceva ricadere ogni colpa sul porporato sardo, reo di aver anche speso soldi delle elemosine per favorire i suoi fratelli. Non disse lo storico settimanale di proprietà dell’ingegner De Benedetti, oggi passato nelle mani degli Elkann, che Becciu era soltanto il classico capro espiatorio e che non era certo lui a poter autorizzare una simile operazione, che non poteva avvenire senza il consenso esplicito del papa, il quale non poteva non sapere

  15. BulletAlberto Vacca, Quer pasticciaccio brutto del processo Becciu. Un caso surreale di giustizia ingiusta, Amazon, giugno 2025.

  16. BulletMario Gerevini, Vaticano, chiusa la cassaforte di Sloane Avenue: vanno in archivio gli affari londinesi della Segreteria, in «Corriere della Sera», 14 agosto 2025.

  17. BulletImmeubles de Londres: ce qu'il faut savoir avant l'ouverture du procès en appel au Vatican, in «Aleteia», 17 settembre 2025.

  18. BulletAndrea Gagliarducci, Processo palazzo di Londra, verso l'appello, in «Acistampa», 19 settembre 2025. LA GIUSTIZIA... SENZA DIRITTO «Non sono mancate, in questi mesi, le critiche al processo, sulla forma, i contenuti, le modalità con cui questo è stato portato avanti, inclusi i vulnera al diritto canonico – e vale la pena qui di ricordare che Papa Francesco è intervenuto con quattro rescritti cambiando in corsa le regole delle indagini. L’ultima, argomentata critica, viene da un libro, “Il Proceso Becciu. Un’analisi critica”. Edito da Marietti, è firmato dalla professoressa Geraldina Boni con Manuel Ganarin e Alberto Tomer. Geraldina Boni è una canonista di grande esperienza, allieva del professor Giuseppe Dalla Torre, che nelle fasi del processo non ha mai mancato di mettere in luce come il modo stesso in cui veniva portato avanti il procedimento aveva delle pecche non indifferenti. Ma il suo ragionamento si era esteso, con il libro Finis Terrae per lo Ius Canonicum, mostrando come, nel corso degli anni, si era proprio abbandonata la via della comprensione giuridica e canonica della Santa Sede. In questo libro con Tomer e Ganarin mette a sistema queste critiche, fino ad arrivare a definire le ripercussioni del processo sul piano della credibilità internazionale della Santa Sede. Gli autori parlano di “una crisi annunciata”, che non riguarda solo il giudizio penale, ma anche “il riflesso che esso ha sulla fiducia internazionale del foro vaticano, sulla validità delle clausole contrattuali, sulla vigilanza in materia economica e finanziaria”. Il risultato del processo, infatti, è che il foro vaticano “non appare più come un foro imparziale e rispettoso delle regole fondamentali del diritto”, con la conseguenza che “sarà un progressivo abbandono di tale clausola nei contratti internazionali”.  Gli autori mettono in luce come sia in una fase critica anche l’adesione a Moneyval, il comitato del Consiglio d’Europa che valuta l’aderenza ai principi di trasparenza finanziaria dei Paesi che aderiscono al programma. Moneyval aveva dato rapporti generalmente positivi del percorso della Santa Sede, fino agli ultimi, quando – al di là della narrazione – venivano mostrate luci ed ombre di un sistema vaticano che aveva persino messo a rischio lo scambio di intelligence del Gruppo Egmont. Boni, Ganarin, Tomer non mancano di mettere in luce le responsabilità di Francesco, che ha “potestà suprema, ma non assoluta”, ma che con le sue mosse ha messo in crisi il generale equilibrio tra diritto canonico e diritto vaticano, perché il diritto canonico “non è un corpo estraneo, ma la prima fonte normativa dell’ordinamento vaticano”. E così, il processo diventa “un banco di prova per l’intero assetto istituzionale”, tanto che ci si chiede se “la giustizia vaticana può ancora dirsi conforme ai parametri internazionali condivisi, oppure sta scivolando verso una forma opaca di giurisdizione d’eccezione?”. Infine, gli autori mettono in luce che “non è in discussione la sovranità della Santa ma l’uso che di essa viene fatto. La sovranità non può trasformarsi in arbitrio. Essa deve essere esercitata nel rispetto dei diritti umani, anche perché è proprio la Santa Sede a farsi portatrice, nel mondo, della tutela della dignità della persona”. (...) Tutti si sono appellati alla sentenza, incluso il promotore di Giustizia. Ma allora c’è da entrare nelle pieghe della sentenza. Per esempio, a Becciu viene contestato un peculato, ovvero una erogazione di fondi della Segreteria di Stato, che erano nella disponibilità decisionale del Cardinale quando questi era sostituto della Segreteria di Stato, alla società SPES della Caritas di Ozieri. È stato accertato che, in realtà, nessuno dei fondi destinati alla Caritas sia andato a vantaggio della famiglia del Cardinale o del Cardinale stesso. Eppure, la sentenza arriva a parlare di “un uso illecito dei fondi” anche se non c’era finalità di lucro”, perché – secondo il tribunale – il fatto che non ci sia stato un vantaggio non tocca “la fattispecie di peculato prevista dall’ordinamento vaticano”. È un passaggio che sembra inneggiare ad una sorta di processo morale, in cui viene condannata la “volontà di usare i beni in contrasto con gli interessi della pubblica amministrazione di cui egli appartiene”. (...) La difesa del cardinale Becciu, che depositato quasi 200 pagine di motivazioni aggiunte, ha chiesto di acquisire le chat tra la lobbista Francesca Immacolata Chaouqui e Genoveffa Ciferri, amica di monsignor Alberto Perlasca, in cui Chaoqui anticipava dettagli dell’inchiesta e interrogatori. Le chat hanno portato all’apertura di due inchieste penali, una Roma dopo un esposto del cardinale Becciu contro Chaouqui, e l’altra presso il promotore di Giustizia vaticano, dove Chaouqui è accusata di traffico di influenze, falsa testimonianza e subornazione. (...) la credibilità è a rischio. E, mentre ci si prepara all’appello, si comincia a pensare a come sarà gestito il fatto che ci sarà sempre lo stesso promotore di giustizia. Anche questo rischia di minare la credibilità del processo.»


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