Sulle sentenze di Londra (marzo 2021, agosto e ottobre 2022, febbraio 2025 e maggio 2025) e di Roma (ottobre 2021 e gennaio 2023) a proposito della compravendita del palazzo in Sloane Avenue 60

La compravendita del palazzo di Londra in Sloane Avenue 60 non è solo oggetto del noto procedimento giudiziario in corso in Vaticano, ma pure di processi che si sono svolti e che ancora si stanno celebrando in Gran Bretagna e in Italia. Le sentenze pronunciate finora (a Londra nel marzo 2021, nell’agosto e nell’ottobre 2022, e nel febbraio del 2025; a Roma nell’ottobre 2021 e nel gennaio 2023) hanno smentito categoricamente i teoremi della magistratura vaticana – vale a dire del promotore di giustizia Alessandro Diddi – e scagionano completamente il cardinale Becciu il quale, essendo del tutto estraneo alla vicenda, non vi viene nemmeno menzionato. Tutto risulta invece ruotare attorno a mons. Alberto Perlasca, il capo dell'ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, il quale fra l’altro ha firmato contratti per i quali a quanto pare non disponeva di alcun diritto di firma (incredibile ma vero: proprio su questo personaggio inaffidabile si basano le accuse di Diddi). Non solo: nella sentenza del giudice londinese Tony Baumgartner si dimostra chiaramente che il cardinale Becciu è stato tirato in mezzo dai magistrati vaticani arbitrariamente, ingiustamente, in modo spietato (i pubblici ministeri vaticani hanno fornito alla Corte inglese «informazioni false» e «spaventose»). Per il processo inglese i pezzi grossi della Santa Sede, avvalendosi del "segreto pontificio" (mentre a Becciu è stato levato qualsiasi scudo di quel genere), si sono rifiutati di consegnare ai Giudici londinesi i documenti che getterebbero finalmente luce sulla vicenda. La Giustizia inglese però non c'è stata e non si piega a favoritismi di sorta: ha ordinato la consegna obbligatoria della corrispondenza intercorsa tra il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, e il sostituto mons. Edgar Peña Parra a proposito della compravendita dell’immobile di Londra: solo così sarà possibile finalmente fare chiarezza e stabilire le rispettive responsabilità. Intanto, nel febbraio del 2025, la giustizia inglese – che non deve difendere nessuna ragion di stato, ma solo cercare la verità – ha sconfessato radicalmente la scandalosa (in)giustizia vaticana. La verità dei fatti è una sola: non è possibile che quella portata alla luce dai giudici di Londra e di Roma risulti diversa da quella decretata dalla Città del Vaticano. CHI non vuole che la verità venga alla luce? E COSA ha da nascondere?


  1. BulletAndrea Gagliarducci, Processo Palazzo di Londra, la sentenza inglese apre a delle conseguenze per la Santa Sede, in «EWTN», 26 febbraio 2025.

  2. BulletNadine Wiesenthal, Vatikan und Finanzmakler: Ein Sieg ohne Sieger bei Immobilien-Invest, in «Procontra», 27 febbraio 2025. «Comunicazione ingannevole senza intento fraudolento (...). Il tribunale di Londra ha chiarito che le accuse del Vaticano secondo cui Mincione aveva perseguito intenzioni fraudolente nella vendita della proprietà non erano corrette.»

  3. BulletImmeuble de Londres: Comment comprendre la décision d'un tribunal britannique vis-à-vis du Saint-Siège, in «I.Media», 28 febbraio 2025.

  4. BulletJames Reynolds, Catholic Church cash crisis: Vatican launches task force to try and boost donations from faithful after sec scandal payouts and bungled property deals caused huge financial deficit, in «Daily Mail Online», 28 febbraio 2025.

  5. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, La sentenza di Londra nel caso di Sloane Avenue. I giudici sconfessano il Vaticano: «Mincione non frodò». Vatican News manipola la verità, in «Osservazioni casuali», 57, 22 febbraio-1° marzo 2025.

  6. BulletMincione-Vaticano, per l'immobile in Sloane Avenue lo scontro prosegue sul web, in «Wall Street Italia», 5 marzo 2025. «La lettura accurata del dispositivo della Corte non lascia dubbi; il finanziere italo inglese esce a testa alta da questa vicenda piena di intrighi e di colpi di scena.» Ma una certa stampa – cattolica a non, servile e clericale in ogni caso – continua a dimostrare la propria disonestà e il proprio squallore.

  7. BulletNico Spuntoni, caso Becciu, gli omissis svelati gettano ombre sull'indagine, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 15 aprile 2025. «... dobbiamo capire cosa devi dire. Per evitare che le chat siano considerate attendibili ove mai si decidesse di dissecretarle. Perché in questo caso avrebbe ragione Becciu. Va disinnescata la bomba. Per me vale ciò che ho detto al processo. Non conosco Diddi. Se viene fuori che eravamo tutti d'accordo alla fine». Parole sottolineate nella dichiarazione del cardinale arrivata dopo la pubblicazione dell'articolo di Riera. Per l'ex sostituto questa «frase da sola, è più che eloquente (...). È evidente la sproporzionalità della pena inflitta su questo piano al cardinale Becciu per le accuse successivamente mossegli sul penale e sulle quali stanno emergendo in queste ore elementi davvero discutibili. Si sarebbe quasi portati a chiedere se il processo contro di lui sia stato la causa o l'effetto di quella decisione presa dal Pontefice». Anche in spagnolo.

  8. BulletFelice Manti, Ecco la chat che svela la macchinazione contro Becciu, in «Il Giornale», 15 aprile 2025. «Che cosa c’è scritto nelle chat desecretate nel caso Becciu? Che quel processo è nullo perché frutto di una macchinazione. (...) Oggi sappiamo anche che la Chaouqui e la Ciferri si scambiavano messaggi - oggi desecretati - nei quali si legge «il processo a Becciu è nullo» (...) «Dobbiamo capire cosa devi dire. Per evitare che le chat siano considerate attendibili ove mai si decidesse di desecretarle. Perché in questo caso avrebbe ragione Becciu. Va disinnescata la bomba. Per me vale ciò che ho detto al processo. Non conosco Diddi. Se viene fuori che eravamo tutti d’accordo è la fine»

  9. BulletIvo Pincara, 17 aprile 2025: Nuove chat che compromettono il Sostituto della Segreteria di Stato e il Promotore di Giustizia vaticano + Un post del 17 aprile 2024 e un riassunto del "caso Becciu", in «Korazym», 17 aprile 2025. Grazie!

  10. BulletFelice Manti, "La Santa Sede risarcisca il broker", la sentenza su Becciu fa tremare il Vaticano, in «Il Giornale», 2 maggio 2025. «Sbugiardato il Promotore di Giustizia Diddi, accusato da tutti i legali del processo sui fondi vaticani di aver nascosto delle prove. (...) Insomma, un doppio ko per Diddi e l'ennesimo segnale che quello che avrebbe essere "il processo del secolo" nasconda una verità che nessuno riesce più a occultare.»

  11. BulletVaticano, Alta Corte inglese condanna Santa Sede a pagare oltre 4 milioni euro al finanziere Raffaele Mincione, in «Il Messaggero», 2 maggio 2025. LA PROVVIDENZA HA TEMPI TUTTI SUOI: PROVVIDENZIALI! OGGI UNA BOMBA DA LONDRA: LA SEGRETERIA DI STATO DEL VATICANO È CONDANNATA A RIMBORSARE RAFFAELE MINCIONE – COIMPUTATO DEL CARD. BECCIU NEL "PROCESSO DEL SECOLO" – CON OLTRE 4 MILIONI DI EURO, A TITOLO DI PARZIALE RIMBORSO IN QUANTO INGIUSTAMENTE ACCUSATO DI DISONESTÀ, FRODE E COSPIRAZIONE DA PARTE DI ALTI FUNZIONARI DELLA SANTA SEDE! INSOMMA: 1) LA GIUSTIZIA VATICANA – ALESSANDRO DIDDI E CO. – MENTIVA! 2) LA STAMPA (FILO)VATICANA – "VATICAN NEWS", ANDREA TORNIELLI, "OSSERVATORE ROMANO", "MARIA ANTONIETTA CALABRÒ" ECC. – MENTIVA! 3) LA CONSEGUENZA LOGICA È CHE BECCIU NON POTEVA ESSERE IN COMBUTTA CON MINCIONE, E QUINDI È INNOCENTE PURE LUI! 4) UNA VERGOGNA COLOSSALE PER LA CHIESA CATTOLICA (O PER I SUOI VERTICI)! 5) AH, CHE PECCATO CHE IL CARD. BECCIU – VITTIMA COME MINCIONE DELLA MALAGIUSTIZIA VATICANA E LA CUI INNOCENZA RISULTA SEMPRE PIÙ EVIDENTE – NON SIA CITTADINO BRITANNICO, ALTRIMENTI NE VEDREMMO DELLE BELLE!

  12. BulletEnrica Riera, Sloane Avenure, il Vaticano dovrà pagare 3 milioni e mezzo di sterline al finanziere Raffaele Mincione, in «Domani», 2 maggio 2025. «Le pronunce arrivano in un momento non semplice per il Vaticano: non solo per la morte del pontefice, ma anche per le “accuse” del cardinale Angelo Becciu che, condannato come Mincione nel “processo del secolo” da parte dei promotori di giustizia vaticana, sta mettendo in dubbio, sulla base di nuovo materiale investigativo, la reale terzietà della giustizia d’Oltretevere.»

  13. BulletSimone Filippetti, Tegola sul Conclave: la Curia dovrà pagare 4 milioni per lo scandalo di Londra, in «Il Sole 24 Ore», 2 maggio 2025.

  14. BulletVaticano, l'Alta Corte di Giustizia inglese ha condannato la Santa Sede a pagare oltre 4 milioni, in «Libero», 2 maggio 2025.

  15. BulletCharles Hymas, Vatican pays millions in legal costs to British banker caught up in 'trial of the century', in «The Telegraph», 2 maggio 2025.

  16. BulletVaticano, palazzo di Londra: Alta Corte inglese condanna la Santa Sede a pagare 4 milioni di euro a Mincione, in «Corriere della Sera», 2 maggio 2025.

  17. BulletGiusy Iorlano, Conclave, nuovi guai per le finanze vaticane. Santa Sede condannata a pagare 4.1 milioni di euro per lo scandalo di Londra, in «Milano Finanza», 2 maggio 2025.

  18. BulletVik van Brantegem, La Segreteria di Stato incassa una condanna milionaria all'Alta Corte di Giustizia di Londra nella causa contro Mincione, in «Korazym», 2 maggio 2025.

  19. BulletDomenico Agasso, La Curia romana dovrà pagare 4 milioni per lo scandalo di Londra, in «La Stampa», 2 maggio 2025.

  20. BulletA CINQUE GIORNI DAL CONCLAVE, DALL’INGHILTERRA ARRIVA LA BOMBA: L’ALTA CORTE DI GIUSTIZIA DI SUA MAESTÀ HA CONDANNATO LA SEGRETERIA DI STATO DELLA SANTA SEDE A RISARCIRE CON PIÙ DI 4 MILIONI DI EURO IL FINANZIERE RAFFAELE MINCIONE – SI TRATTA DEL “RIMBORSO SPESE” SOSTENUTE DALLO STESSO E DAL SUO FONDO DI INVESTIMENTO, “INGIUSTAMENTE ACCUSATI DI DISONESTÀ, FRODE E COSPIRAZIONE” PER L’ACQUISTO DELL’IMMOBILE IN SLOANE SQUARE, A LONDRA, PER 275 MILIONI DI STERLINE, in «Dagospia», 2 maggio 2025. SE N'È ACCORTA PERFINO DAGOSPIA. SOLO IN VATICANO – E LA STAMPA "CATTOLICA" – FANNO FINTA DI NIENTE E FANNO PASSARE IL VERO SCANDALO – QUELLO DELLA MALAGIUSTIZIA – SOTTO SILENZIO. IL TUTTO PER CROCIFIGGERE UN INNOCENTE. VERGOGNOSO!

  21. BulletGericht verurteilt Vatikan zu Schadenersatz in Millionenhöhe, in «Domradio.de», 3 maggio 2025.

  22. BulletSalvatore Cernuzio, Processo di Londra, l'Alta Corte si pronuncia sulle spese processuali, in «Vatican News», 2 maggio 2025. Toh, e cosa dice?

  23. BulletCaterina Maniaci, Verso il Conclave tra scandali e una maxi multa da pagare, in «Libero», 3 maggio 2025. MENTRE LA MENZOGNA HA BISOGNO DI UN'INFINITÀ DI PUNTELLI, LA VERITÀ STA IN PIEDI DA SOLA.

  24. BulletI giudici inglesi al Vaticano «Deve risarcire Mincione», in «Corriere della Sera», 3 maggio 2025.

  25. BulletGericht verurteilt Vatikan zu Schadenersatz in Millionenhöhe, in «Kathpress», 3 maggio 2025.

  26. BulletLa magistratura inglese condanna il Vaticano per le irregolarità dell'inchiesta su Sloane Avenure scagionando di fatto il card. Becciu e il finanziere Mincione, in «Faro di Roma», 3 maggio 2025.

  27. BulletGericht: Vatikan muss einem Immobilienmakler vier Millionen Euro zahlen, in «Kirche+Leben», 3 maggio 2025.

  28. BulletLa magistratura inglese condanna il Vaticano per le irregolarità dell'inchiesta su Sloane Avenue scagionando di fatto il card. Becciu e il finanziere Mincione, in «Faro di Roma», 3 maggio 2025. LA VERITÀ VIENE DA LONDRA, PERCHÉ IN VATICANO C'È BUIO PESTO (NEI MEDIA VATICANI E IN SEGRETERIA DI STATO, CHE ANCORA MANIPOLANO LA REALTÀ SENZA PUDORE, ILLUDENDOSI DI POTER INGANNARE IL MONDO INTERO)!

  29. BulletImmeuble de Londres: le Saint-Siège doit 4 millions d'euros de frais de justice, in «Cath.ch», 3 maggio 2025.

  30. BulletLuis Badilla e Robert Calvaresi, Vicenda Mincione. L'Alta Corte di Londra condanna la Segreteria di Stato a pagare 4 milioni i euro circa,  in «Osservazioni casuali», 67, 30 aprile-3 maggio 2025.

  31. BulletVatikan zu Schadenersatz in MIllionenhöhe verurteilt, in «Orf.at», 3 maggio 2025.

  32. BulletChristian Schubert, Londoner Immobilienskandal erreicht das Konklave, in «Frankfurter Allgemeiner Zeitung», 4 maggio 2025. Gli unici che non ne parlano sono i media cattolici. Tutti complici del complotto più scandaloso della storia?

  33. BulletLuigi Bisignani, L'eredità di Bergoglio. Una Chiesa in default, in «Il Tempo», 4 maggio 2025. «È delle ultime ore la vicenda dell'immobile di Sloane Street (Avenue), a Londra, che rende sempre più fragile il caso Becciu. Oltre al danno d'immagine, provocato da un processo che appare taroccato, il Vaticano ha già perso tra i 13 e i 14 milioni di euro. I giudici inglesi lo hanno condannato a coprire le proprie spese legali e a versare oltre 4 milioni di euro al finanziere Raffaele Mincione, che continua a proclamarsi innocente e potrebbe ora chiedere un risarcimento.»

  34. BulletRita Cavallaro, Parolin, c'è la sua firma sull'ultimo documento dell'affaire Sloane Avenue che ha segnato il caso Becciu, in «Il Tempo», 5 maggio 2025. Scrive Parolin, «sono favorevole alla stipulazione dei contratti». «... in calce al memorandum, che delinea l'uscita dal Fondo del palazzo (che alla fine è costato al Vaticano 40 milioni di euro e che, nei giorni scorsi, ha portato l'Alta Corte inglese a condannare la Santa Sede al risarcimento di 4 milioni di euro di spese processuali nei confronti di Raffaele Mincione, proprietario dell'immobile), c'è la nota scritta a mano da Parolin, con la quale autorizza l'operazione e la stipulazione dei contratti, che avrebbero portato all'acquisto del palazzo attraverso la società lussemburghese Gutt.Sa, di proprietà del broker Gianluigi Torzi. Una decisione che Parolin avrebbe preso, come lui stesso scrive, dopo aver sentito, la sera prima, il parere del monsignore Alberto Perlasca, il grande accusatore di Becciu, e quello di Fabrizio Tirabassi, l'uno a capo e l'altro minutante dell'Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato. Di questa via libera formale della Santa Sede, in tutto questo scandalo non si era mai parlato. Si era sempre ritenuto che l'iniziativa fosse stata presa dai singoli, senza un avvallo formale, al punto che Becciu ha pagato un prezzo alto nel processo del secolo, finito in primo grado con la condanna del cardinale a cinque anni e sei mesi di reclusione per peculato e truffa aggravata, pur se il dibattimento ha dimostrato che il porporato non si è intascato neanche un centesimo. Questo documento, contenuto all'interno del fascicolo sul processo ma mai trapelato, si trova a pagina 97 dell’allegato denominato «All 15 Annotazione di PG Squillace con allegati», che fa parte del secondo faldone di atti depositati dall'ufficio del promotore di giustizia, Alessandro Diddi, il 20 agosto 2021. Un memorandum che mostrerebbe un'altra versione della storia di quel grande scandalo sui fondi extrabilancio dell'Obolo di San Pietro, che servivano per i poveri e invece sarebbero stati usati per fare affari. E ora queste nuove rivelazioni potrebbero riaprire la questione Becciu, che sembrava chiusa dopo le controverse lettere di Papa Francesco, che escludevano il porporato dal Conclave, e con la rinuncia del cardinale, formalizzata nei giorni scorsi.» BECCIU HA SEMPRE DETTO LA VERITÀ. ALTRI NO!

CHE PIETRO PAROLIN - QUELLO CHE ALL'ULTIMO MOMENTO TIRA FUORI DAL CILINDRO DOCUMENTI SIGLATI "F" – FOSSE UNO ABITUATO A NASCONDERE E A MANIPOLARE LA REALTÀ S'ERA CAPITO; MA FINO AL PUNTO DI FARE/LASCIARE CONDANNARE UN INNOCENTE PER SCARICARE LE COLPE SU UN CAPRO ESPIATORIO... DAVVERO È TROPPO!
  1. BulletBecciu scandal time bomb explodes under Parolin's campaign to be Pope, in «Catholic Conclave», 5 maggio 2025.

  2. BulletMincione wins case against cardinal Parolin's Secretariat, in «From Rome», 5 maggio 2025.

  3. BulletGianluigi Nuzzi, L'ombra di Becciu, in «La Stampa», 6 maggio 2025. SE PERFINO NUZZI – CHE È TUTTO DIRE – PRENDE IN CONSIDERAZIONE LA REALTÀ (QUELLA VERA, NON QUELLA CHE CI HANNO FATTO CREDERE), QUALCOSA VORRÀ PUR DIRE!

  4. BulletRégine et Guy Ringwald, En marge du procès Becciu: Mincione a-t-il gagné un procès à Londres?, in «Golas», 14 maggio 2025. QUANDO LA "GIUSTIZIA" VIENE CONDANNATA PER LA SUA INGIUSTIZIA «... abbiamo descritto in queste colonne la montatura veramente incredibile (ma vera) che aveva permesso di organizzare l'accusa contro il cardinale Becciu tramite chat, coinvolgendo il procuratore stesso e, inoltre, le autorità ancora discretamente nascoste. Qualcuno, oltre a Becciu, che non ha perso l'occasione di denunciare il carattere anomalo del processo (lo avevamo segnalato), è Raffaele Mincione, il finanziere che è stato l'interlocutore e il partner del Vaticano in questo caso e che, anche lui, fa appello contro la pena detentiva a cui è stato condannato. Ora è il protagonista di un processo che aveva intentato davanti a una corte di giustizia britannica (ha la doppia cittadinanza). Mincione aveva chiesto che la corte riconoscesse di non essere stato colpevole di alcuna azione illegale, né di alcuna frode nel caso dell'edificio di Londra. Il tribunale si è pronunciato il 21 febbraio. Risulta dalla sentenza che in effetti, non si può imputare a Mincione né atto illegale né frode, ma che non aveva agito in buona fede. Alla pronuncia della sentenza, grida vittoria: niente di illegale, niente frode. E il Vaticano, da parte sua, grida vittoria: Mincione non era in buona fede. Aveva nascosto delle informazioni e giocato sul valore dell'edificio. Chi potrà trarne vantaggio durante il processo d'appello (previsto a settembre)? Quindi tutti hanno vinto. Sì, ma c'è del nuovo. Il 28 aprile, la sentenza è seguita da una sentenza civile: il Vaticano è condannato a circa 4 milioni di euro, di cui 1,5 milioni da saldare subito (entro un mese) per risarcire Mincione delle sue spese giudiziarie (l'importo definitivo resta da calcolare). Ancora una performance giudiziaria dei servizi della Segreteria di Stato, e un punto segnato contro la sentenza in primo grado del processo dell'edificio di Londra. E ancora un po' più di oscurità su un caso in cui più si guarda, meno si vede chiaramente» (trad. automatica).

  5. BulletFelice Manti, Processo Becciu, Chaouqui indagata. "Influenzava il super testimone", in «Il Giornale», 5 giugno 2025. «Da queste conversazioni, agli atti di un processo all'Onu intentato dal finanziere inglese Raffaele Mincione (che ha già ottenuto 1,5 milioni di risarcimento dalla Santa Sede per la sua condanna al processo, come deciso da un tribunale inglese) emergerebbe una macchinazione ai danni di Becciu - da sempre denunciata dai legali Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo - per estrometterlo dai suoi uffici e inimicargli i rapporti con Francesco, a cui Becciu è rimasto comunque fedele, tanto che Francesco avrebbe deciso di mettere per iscritto la sua volontà di estrometterlo dal collegio cardinalizio in due lettere firmate «F», esibite da Pietro Parolin appena prima del Conclave ma su cui più di un alto prelato avrebbe espresso perplessità.»

  6. BulletAndrea Gagliarducci, Processo palazzo di Londra, verso l'appello, in «Acistampa», 19 settembre 2025. LA GIUSTIZIA... SENZA DIRITTO «Non sono mancate, in questi mesi, le critiche al processo, sulla forma, i contenuti, le modalità con cui questo è stato portato avanti, inclusi i vulnera al diritto canonico – e vale la pena qui di ricordare che Papa Francesco è intervenuto con quattro rescritti cambiando in corsa le regole delle indagini. L’ultima, argomentata critica, viene da un libro, “Il Proceso Becciu. Un’analisi critica”. Edito da Marietti, è firmato dalla professoressa Geraldina Boni con Manuel Ganarin e Alberto Tomer. Geraldina Boni è una canonista di grande esperienza, allieva del professor Giuseppe Dalla Torre, che nelle fasi del processo non ha mai mancato di mettere in luce come il modo stesso in cui veniva portato avanti il procedimento aveva delle pecche non indifferenti. Ma il suo ragionamento si era esteso, con il libro Finis Terrae per lo Ius Canonicum, mostrando come, nel corso degli anni, si era proprio abbandonata la via della comprensione giuridica e canonica della Santa Sede. In questo libro con Tomer e Ganarin mette a sistema queste critiche, fino ad arrivare a definire le ripercussioni del processo sul piano della credibilità internazionale della Santa Sede. Gli autori parlano di “una crisi annunciata”, che non riguarda solo il giudizio penale, ma anche “il riflesso che esso ha sulla fiducia internazionale del foro vaticano, sulla validità delle clausole contrattuali, sulla vigilanza in materia economica e finanziaria”. Il risultato del processo, infatti, è che il foro vaticano “non appare più come un foro imparziale e rispettoso delle regole fondamentali del diritto”, con la conseguenza che “sarà un progressivo abbandono di tale clausola nei contratti internazionali”.  Gli autori mettono in luce come sia in una fase critica anche l’adesione a Moneyval, il comitato del Consiglio d’Europa che valuta l’aderenza ai principi di trasparenza finanziaria dei Paesi che aderiscono al programma. Moneyval aveva dato rapporti generalmente positivi del percorso della Santa Sede, fino agli ultimi, quando – al di là della narrazione – venivano mostrate luci ed ombre di un sistema vaticano che aveva persino messo a rischio lo scambio di intelligence del Gruppo Egmont. Boni, Ganarin, Tomer non mancano di mettere in luce le responsabilità di Francesco, che ha “potestà suprema, ma non assoluta”, ma che con le sue mosse ha messo in crisi il generale equilibrio tra diritto canonico e diritto vaticano, perché il diritto canonico “non è un corpo estraneo, ma la prima fonte normativa dell’ordinamento vaticano”. E così, il processo diventa “un banco di prova per l’intero assetto istituzionale”, tanto che ci si chiede se “la giustizia vaticana può ancora dirsi conforme ai parametri internazionali condivisi, oppure sta scivolando verso una forma opaca di giurisdizione d’eccezione?”. Infine, gli autori mettono in luce che “non è in discussione la sovranità della Santa ma l’uso che di essa viene fatto. La sovranità non può trasformarsi in arbitrio. Essa deve essere esercitata nel rispetto dei diritti umani, anche perché è proprio la Santa Sede a farsi portatrice, nel mondo, della tutela della dignità della persona”. (...) Tutti si sono appellati alla sentenza, incluso il promotore di Giustizia. Ma allora c’è da entrare nelle pieghe della sentenza. Per esempio, a Becciu viene contestato un peculato, ovvero una erogazione di fondi della Segreteria di Stato, che erano nella disponibilità decisionale del Cardinale quando questi era sostituto della Segreteria di Stato, alla società SPES della Caritas di Ozieri. È stato accertato che, in realtà, nessuno dei fondi destinati alla Caritas sia andato a vantaggio della famiglia del Cardinale o del Cardinale stesso. Eppure, la sentenza arriva a parlare di “un uso illecito dei fondi” anche se non c’era finalità di lucro”, perché – secondo il tribunale – il fatto che non ci sia stato un vantaggio non tocca “la fattispecie di peculato prevista dall’ordinamento vaticano”. È un passaggio che sembra inneggiare ad una sorta di processo morale, in cui viene condannata la “volontà di usare i beni in contrasto con gli interessi della pubblica amministrazione di cui egli appartiene”. (...) La difesa del cardinale Becciu, che depositato quasi 200 pagine di motivazioni aggiunte, ha chiesto di acquisire le chat tra la lobbista Francesca Immacolata Chaouqui e Genoveffa Ciferri, amica di monsignor Alberto Perlasca, in cui Chaoqui anticipava dettagli dell’inchiesta e interrogatori. Le chat hanno portato all’apertura di due inchieste penali, una Roma dopo un esposto del cardinale Becciu contro Chaouqui, e l’altra presso il promotore di Giustizia vaticano, dove Chaouqui è accusata di traffico di influenze, falsa testimonianza e subornazione. (...) la credibilità è a rischio. E, mentre ci si prepara all’appello, si comincia a pensare a come sarà gestito il fatto che ci sarà sempre lo stesso promotore di giustizia. Anche questo rischia di minare la credibilità del processo.»

  7. BulletAudiovideo presentazione di 'Quer pasticciaccio brutto del processo Becciu' di Alberto Vacca con Felice Manti, Giovanni Minoli, Giuseppe Rippa, Luigi O. Rintallo, in «Agenzia Radicale», 20 settembre 2025. UNO SCANDALO COME QUELLO DI GIUDA NEL SINEDRIO... E LA PERDITA DI CREDIBILITÀ DELLA CHIESA «Poi c'è la storia incredibile legata a coloro che hanno deciso questa condanna che non sta in piedi. Sono stato l'unico a scrivere che cinque giorni prima della condanna di mons. Becciu papa Bergoglio con un motu proprio ha deciso di dare al Presidente del Tribunale e al Promotore di giustizia la cittadinanza vaticana, con tutto quello che la cittadinanza vaticana comporta. Io ho trovato quell'accostamento volgare, perché solo l'idea che qualcuno possa avere barattato una condanna con un vitalizio fa rabbrividire. Io spero che questa verità non si dimostri mai tale, perché sarebbe un guaio se scoprissimo che come Giuda nel Sinedrio qualcuno si è venduto per la cittadinanza vaticana. Poi c'è il tema dei "rescripta", cioè delle regole processuali cambiate in corsa quattro volte, con effetti retroattivi. Questo è un tema da cui non ci si può sottrarre. È un tema che ha a fare con la certezza del diritto e con la necessità che le regole processuali non possano e non debbano essere cambiate in corsa, se non per favorire eventualmente il "reo", non certo con ipotesi di reato precostituita e prestabilita, che deve inevitabilmente essere adattata come un pezzo di puzzle "jolly" che andava bene in qualsiasi punto. E infine la questione vera, che ha a che fare con la credibilità della Chiesa. Perché dal momento in cui noi prendiamo dei giudici civili per condannare un cardinale, prendiamo una sentenza penale, la mettiamo sul tavolo a disposizione di enne tribunali che devono valutare questa condanna e poi abbiamo il Tribunale di Londra che comincia a dire: "Questa cosa non torna. Tu come hai fatto a dire questo? Ma perché hai detto questo? Perché questo personaggio è stato condannato quando questa cosa non l'ha fatta? Santa Sede, risarcisci questo soggetto!" Lì, tutto quello che s'era fatto, forse in buona fede, per provare, nel nome di un pontificato votato a una rivoluzione della storia della Chiesa, per restituire anche ai fedeli come me un'immagine della Chiesa che voleva rinnovarsi, che voleva togliere delle scorie, degli elementi di nequizia, di speculazione, di uso distorto del denaro delle elemosine... E questo discorso si fa complicando un percorso giudiziario, infilando dentro un iter giudiziario delle questioni che non hanno niente a che vedere con le cose che Becciu avrebbe fatto – e che non ha fatto! –, lì il risultato finale è una complessiva e definitiva perdita di credibilità della Chiesa. E questo è un tema che inevitabilmente ognuno di noi si deve porre, perché poi non è più in gioco soltanto il cardinale Becciu, la sua funzione, il trono e il conclave, e tutto ciò che da quel processo e da quella condanna si è generato: qui è in discussione l'intera storia, l'intera vitalità di un'istituzione sacra come la Chiesa che questo genere di operazioni spericolate ha rischiato seriamente di mettere in discussione. (...) Quei è in gioco non solo Becciu e non solo la Chiesa, ma anche il senso di giustizia che noi giornalisti liberi, per quanto possibile, dobbiamo cercare di difendere» (Felice Manti). LE SCHIFEZZE NELLA STORIA DELLA CHIESA CONTRO UN GRAMMO DI GESÙ CRISTO «Anche nei processi dell'inquisizione c'era un grammo di giustizia in più di quella che abbiamo visto nel "caso Becciu". (...) Il fatto che Diddi sia lì è una cosa che nella storia del diritto umano non s'è mai visto. Per fortuna che... schifezze potenti nella storia della Chiesa ce ne sono state tantissime, ma il Vangelo è più forte, e Gesù Cristo anche. La speranza è che qualche grammo di Vangelo e qualche grammo di Gesù Cristo emerga anche nell'appello. E la storia della Chiesa ci dimostra che è possibile» (Giovanni Minoli). LA MALAGIUSTIZIA E LA DESTRUTTURAZIONE DELLA LEGITTIMITÀ E DELLA PACE «Immaginate il trasferimento della italianizzazione sul Vaticano, dove la giustizia non ha neanche l'impianto minimo strutturale! Si affida a delle casualità, a una terribile mostruosa macchina, per cui il Capo – anche in buona fede – può decidere anche di trascinare qualunque avvenimento, non solo attraverso il racconto che abbiamo fatto dei "motu propri" e di tutte le altre situazioni che sono state completamente trascurate da un sistema informativo disgustosamente subalterno e... completamente antivaticano! Ogni qualvolta la verità viene preclusa, si contribuisce alla destrutturazione della legittimità e anche della pace collettiva» (Giuseppe Rippa). IL PRIMO RESPONSABLE DEL PASTICCIACCIO (ACCUSATORE E MAGISTRATO SUPREMO DELLO STATO) «Tutto questo pasticciaccio chi l'ha creato? Il primo è stato il Papa, perché ha firmato l'atto di denuncia contro ignoti, perché lo IOR aveva detto che nella Segreteria di Stato probabilmente era stato commesso un reato di riciclaggio di denaro. (...) Lui è accusatore! Poi cambia le regole processuali (...) cambiando le carte in tavola dopo che il processo era già iniziato: questo atto di  giustizia (dal punto di vista del Papa) sostanzialmente è stato un atto di ingiustizia contro Becciu, perché lo ha sottratto al suo giudice naturale, che era il collegio dei cardinali» (Alberto Vacca). UN CRISTIANO ONESTO E GENEROSO COLPITO DA UN SISTEMA MARCIO «Voi conoscete Striano, il famoso ufficiale della Guardia di finanza che avrebbe fatto dossieraggi (...). Ebbene, l'inizio di questo presunto dossieraggio parte proprio dal "caso Becciu", perché Striano si è occupato di alcuni personaggi ricorrenti nell'agenda di Becciu prima ancora che il "caso Becciu" venisse fuori. E questo è un elemento che non è stato sufficientemente percorso, il che ci fa pensare che questa narrazione mainstream sia stata anche creata ad arte, a tavolino, da chi avrebbe dovuto fare un altro lavoro. Perché aprire un'interrogazione come inquirente antimafia su soggetti che non avevano niente a che fare con la mafia è un fatto che non si può far passare così. Chi ha chiesto a questo signore di fare queste indagini? Queste sono tutte risposte che inevitabilmente questo processo di appello deve dare! E noi faremo il possibile, dopo esserci battuti per la verità, per continuare a dare voce a questo processo (...). Noi ci impegniamo a seguire con grande attenzione le fasi di questo processo, proprio per capire se questi sentimenti, se questo feeling, se queste good vibes, se queste sensazioni positive saranno vere oppure no. E io non escludo che nel corso di questi mesi vengano fuori altre sorprese, altre costruzioni che non faranno altro che rafforzare l'idea che Becciu è stato purtroppo il "vaso di coccio" di un gioco che c'è stato alle sue spalle, e alle spalle del Papa, che ha veramente incrinato la credibilità del Vaticano. (...) Io sono ragionevolmente convinto che alla fine la verità verrà fuori. (...) C'è anche da valutare l'impatto che Becciu ha avuto nel Conclave. Becciu ha avuto la dignità di fare un passo indietro (...) nell'interesse supremo della Chiesa. E questo dimostra ancora una volta che lui ha anteposto l'interesse della Chiesa al suo, ha messo prima il Papa e la Chiesa, davanti a sé. E solo questo dovrebbe dirci che tipo di persona è Becciu» (Felice Manti).

  8. BulletFilippo Caleri, Notizie infondate sul palazzo di Londra. La Corte inglese dà ragione a Mincione. E gli Elkann pagano un conto salato, in «Il Tempo», 5 febbraio 2026. Conosco qualcuno che dal Vaticano ha incaricato il Gruppo Gedi di assassinare – inchiodare a una croce – un innocente. 2000 anni dopo Cristo.  E sapete cosa ha ricevuto in cambio in un loschissimo "do ut des"? Ah, se anche il card. Becciu possedesse la cittadinanza inglese, «L'Espresso» e co. dovrebbero risarcire anche lui per le loro montagne di fango e di veleno. E intanto papa Francesco stendeva il tappeto rosso a Elkann e co... E pensare che Antonio Spadaro mi ha tolto la pluriennale amicizia perché io gli ho detto che era inopportuno che lui scrivesse per «L'Espresso»!

  9. BulletMincione vince anche con Elkann: via gli articoli di Repubblica sul caso Vaticano a Londra, in «Piccasilly Uomo», 11 febbraio 2026. «L’affondo su Elkann arriva dopo la semi-vittoria dello scorso anno sullo stesso Vaticano: i giudici inglesi hanno riconosciuto che Mincione non mise in piedi un complotto contro la Santa Sede, imponendo alla Curia di rimborsare le spese legali, una cifra enorme di 4 milioni di Euro (...) i vari successi, questo ormai è il terzo, ridimensionano notevolmente la cattiva fama che si era costruita attorno a Mincione». Se non c'era truffa, i truffatori veri non sono forse coloro che hanno montato – dentro e fuori il Vaticano – la Character assassination, il mascariamento in stile mafioso? Se non c'era truffa, i truffatori non sono forse coloro che hanno montato – dentro e fuori il Vaticano – la Character assassination, il mascariamento in stile mafioso? E intanto papa Francesco accoglieva GEDI con il tappeto rosso...!

  10. BulletFari Pad (Facebook, 11 febbraio 2026): «DOVE VUOLE ANDARE LA GIUSTIZIA VATICANA? BOCCIATA DAL GIUDIZIO INTERNAZIONALE. Quello a cui stiamo assistendo non è solo un processo, ma il naufragio della credibilità estera dello Stato Vaticano. Queste sono le possibili conseguenze derivate da una sentenza di primo grado assurda. Un verdetto che si pone totalmente al di fuori della comprensione giuridica internazionale. La settima udienza del ricorso ha confermato lo stallo: un sistema che si scontra frontalmente con le norme del vivere civile tra le nazioni, incagliato su quei "rescripta" (decreti sovrani) che hanno cambiato le regole a partita in corso. Il verdetto di Londra: "Nessuna frode". Mentre il Vaticano condannava, l’Alta Corte Britannica (High Court) riportava tutti sul piano terreno. Con le sentenze Baumgartner/Torzi e quella definitiva sul caso Mincione, i giudici inglesi hanno stabilito che non vi è stata frode. Non solo: la Santa Sede è stata degradata al punto da essere condannata a pagare le ingenti spese processuali. Se il diritto internazionale dice che non c'è reato, che valore ha la sentenza vaticana? Poco o niente. Il Cardinale Becciu: un "paravento" di Stato? Il sospetto, sempre più concreto, è che il Cardinale sia stato usato come capro espiatorio. Una condanna utile a coprire le responsabilità di chi ha realmente firmato e autorizzato la seconda parte dell'acquisto del palazzo di Sloane Avenue 60. Colpire un simbolo per salvare il sistema? Sentenze di carta: Una giustizia che si basa sull'eccezione e non sulla regola non può essere esportata. Se le corti internazionali non riconoscono il verdetto perché viola il "giusto processo", il Vaticano rimane un'isola arcaica, chiusa in un integralismo giuridico che subordina la legge alla fede o alla volontà individuale del Sovrano. Il dilemma di Papa Leone XIV: Il nuovo Pontefice, fine giurista, eredita macerie legali. Papa Leone vuole davvero rimanere credibile e accettato nel contesto internazionale? Può permettere che il sapere giuridico sia subordinato a interessi di parte, rendendo il Vaticano simile a quegli integralismi religiosi dove la dottrina annienta il diritto? Se la Corte di Appello non troverà il coraggio di annullare queste forzature, al di là delle schermaglie dibattimentali. Il Vaticano confermerà di aver scelto la via dell'isolaento, dove la giustizia è solo un riflesso della volontà precostituita dal sovrano assoluto e non della verità del diritto».

  11. BulletIvo Pincara, L'interminabile Via Crucis dell'innocente Cardinal Becciu, in «Korazym», 16 marzo 2026. «OGGI SONO PASSATI ESATTAMENTE 2000 GIORNI! 2000 VOLTE LA TERRA È GIRATA SU SE STESSA. MA QUANTO VALE LA VITA DI UN UOMO? ECCO LE TAPPE DELL’INTERMINABILE VIA CRUCIS PERCORSA DALL’INNOCENTE CARDINALE GIOVANNI ANGELO BECCIU» (AP). «Oggi non è solo una ricorrenza: è il bilancio di un’interminabile Via Crucis. 2000 giorni in cui la verità è stata calpestata, la dignità di un uomo è stata messa alla gogna e la giustizia è stata trasformata in uno strumento di potere. Parliamo del caso di S.E.R. il Cardinale Giovanni Angelo Becciu. Un caso che non è più solo una vicenda giudiziaria, ma il simbolo di un sistema che ha smarrito la sua bussola etica. Quello che emerge dai fatti raccolti da chi non ha paura di guardare nell'abisso è agghiacciante: Regole mutate in corsa: L'uso di "rescripta" papali per cambiare le leggi a processo iniziato. Un atto che la giustizia civile internazionale condannerebbe senza appello. ​Il Complotto è reale: Le migliaia di chat emerse dimostrano una strategia orchestrata da figure come Chaouqui, Ciferri e Perlasca. L'obiettivo era chiaro: impedire a Becciu il Conclave» (Fari Pad).

  12. BulletFari Pad (Facebook, 18 marzo 2026): «Mentre il sistema interno si avvita in un processo che la stessa Corte d’Appello definisce ora viziato da lesioni del diritto di difesa, il contesto internazionale ha già emesso il suo verdetto. A Londra, la giustizia britannica non solo ha stabilito l'assenza di frode nell'affare immobiliare, ma ha condannato la Santa Sede al pagamento delle spese legali a favore di Mincione. Ci si trova davanti a un sistema che emana sentenze rischiando di vederle trattate come carta straccia all'estero, avendo ignorato contratti che riconoscono giurisdizioni straniere e la validità degli acquisti effettuati. (…) Il principio cardine di ogni Stato di diritto – il rapporto paritario tra difesa, accusa e giudice terzo – risulterebbe essere stato calpestato in modo irrimediabile. Non vi è giustizia quando l'accusa agisce come arbitro della verità, decidendo quali prove mostrare e quali celare dietro comodi "omissis". Questa asimmetria ha trasformato il primo grado in un simulacro di processo, rendendo la contaminazione del dibattimento un vizio che non può essere sanato da una semplice "rinnovazione": davanti a simili violazioni, il Cardinale Becciu andrebbe semplicemente assolto per l'insostenibilità del rito seguito. (…) Non si può e non si deve chiudere gli occhi davanti all'ipotesi che la condanna sia stata "apparecchiata" a tavolino attraverso un inquinamento delle prove senza precedenti. Qualora venisse accertato che Francesca Immacolata Chaouqui, oltre ad aver manipolato il testimone chiave Perlasca, abbia agito dietro compenso per formare false accuse, ci troveremmo di fronte al punto più basso della storia giudiziaria vaticana. Un'accusa "comprata" o pilotata per colpire un uomo attraverso una vendetta personale travestita da indagine negherebbe l'essenza stessa della missione della Santa Sede. (…) Il nodo indissolubile resta quello dei protagonisti che avrebbero agito nell'ombra per coordinare questo impianto accusatorio. Scambi di messaggi emersi e poi parzialmente occultati, contatti non dichiarati e un presunto coordinamento tra settori degli inquirenti e testimoni suggerirebbero una regia orchestrata per inquinare la genuinità del procedimento. Chi ha permesso o favorito tale sfracelo deve renderne conto con determinazione: non è sufficiente ricominciare il processo, ma è doveroso individuare chi ha tirato i fili di questa presunta macchinazione che ha screditato la Chiesa intera. (…) La decisione della Corte d’Appello conferma che il primo grado è stato un percorso a ostacoli contro la verità, dove i diritti fondamentali sono stati sacrificati in nome di un teorema incapace di reggere alla prova dei fatti e delle sentenze internazionali. Ricominciare da capo appare come un accanimento sterile se il vizio risiede alla radice del sistema accusatorio. È il momento di giungere a una piena assoluzione per il Cardinale e di aprire una vera indagine su chi ha costruito accuse infondate, calpestando la dignità della Giustizia stessa e la verità dei fatti.»

  13. BulletLuigi Bisignani, I retroscena sulla nomina di Peña Parra: il caso del Nunzio, la croce di Leone, in «Il Tempo», 5 aprile 2026. Quell'intrallazzatore di Peña Parra! «... a Londra davanti alla High Court of Justice, luglio 2024, presieduta da Justice Robin Knowles, per più udienze, sudato e visibilmente in difficoltà, con accanto un bodyguard imponente e con le ciglia che parevano truccate, ammise di essere a conoscenza di fatture false pagate dal suo ufficio e di aver aperto la porta a investitori accreditati con leggerezza. Il giudice inglese esterrefatto assistette a quel penoso calvario. Il primo giorno Peña Parra rispose in inglese. Successivamente preferì avere accanto un interprete, forse per prendere tempo nelle risposte, non riuscendo a districarsi nel pasticcio in cui si era ficcato. La situazione emerse poi chiaramente durante il processo vaticano, in cui gendarmeria e testimoni, sotto la regia, probabilmente della Segreteria di Stato, finirono per confondere perfino il Santo Padre. Un «papocchio» a cui Prevost sta cercando di porre rimedio, come del resto era del tutto evidente perfino durante il dibattito nelle Congregazioni Generali quando a sorpresa il Segretario di Stato parlò di uno scritto di Bergoglio, mai prima ufficializzato, in cui veniva sorprendentemente chiesta la rinuncia di Becciu al Conclave. Ma occorre fare un passo indietro nel settembre del 2020. In occasione dell’udienza in cui Becciu fu dimissionato da Francesco, l’elemento più anomalo non fu tanto la coincidenza con l’uscita dell’articolo su L’Espresso, quanto il fatto che le informazioni pare fossero giunte al pontefice attraverso un militare della Guardia di Finanza, poi trasmesse pare proprio anche a Peña Parra. L’Ufficio del Sostituto sembra avesse un report già sei mesi prima dell’avvio formale delle indagini vaticane, contenente anche informazioni provenienti da accessi illeciti effettuati da Pasquale Striano, il finanziere sotto inchiesta dell’indagine «Dossieropoli», al centro di mille intrighi su numerosi soggetti poi coinvolti nel processo contro il porporato di Pattada. Tra i nomi «attenzionati» figuravano politici, imprenditori e figure pubbliche. Tutti i dubbi su questa opaca vicenda, che sembra un plot di Dan Brown tra spie, Mata Hari all’ombra dell’Aise e apparecchiature di criptazioni israeliane, potranno forse essere chiariti dopo il deposito integrale di tutti gli atti di indagine ordinato dalla Corte di appello vaticana all’Ufficio del promotore di giustizia. La questione è incandescente e quindi non è da escludere che la richiesta della Corte non sarà rispettata, con conseguente invalidità dell’intero processo per grave violazione del diritto alla difesa, diritti sacrosanti che proprio Prevost ha ribadito solennemente in due occasioni pubbliche. (...) Pesano, a sentir gli spifferi della terza loggia del Palazzo Apostolico, le ombre su modalità operative e su rapporti maturati in quegli anni: contatti con il Tribunale e ambienti della gendarmeria vaticana, interlocuzioni con apparati di intelligence e legami con settori della Guardia di Finanza, in un intreccio mai chiarito fino in fondo. Elementi che in parecchi funzionari, dell’una e dall’altra parte, sollevano più di una perplessità sulla sua idoneità a rappresentare la Santa Sede proprio in Italia. A ciò si aggiungono la gestione dei fondi della Segreteria di Stato e i danni economici rilevanti, tra cui i costi legali - nell’ordine di decine di milioni di euro tra avvocati e informatori a vario titolo - legati alla vicenda londinese. Peña Parra è comunque, almeno in questo, il primo Sostituto del dopoguerra a non aver ricevuto la porpora e uno dei pochi a essere stato di fatto rimosso per essere destinato a una nunziatura. Resta altresì una questione di fondo: questa nomina rischia di esporre il governo italiano a un evidente imbarazzo, costringendolo a vigilare da subito sui rapporti del nuovo nunzio con gli apparati più delicati dello Stato.»


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