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Sul sistema giudiziario vaticano (quattordicesima parte) >>> per la parte precedente clicca qui
«Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?» (Agostino, De Civitate Dei, cap. IV, 4).
Papa Francesco, Apertura della Porta Santa e Santa Messa nella notte. Inizio del Giubileo Ordinario. Solennità del Natale del Signore. Omelia del Santo Padre Francesco, in «Vatican.va», 24 dicembre 2024. NELLA MESSA DI NATALE IL PAPA CI ESORTA A INDIGNARCI, AD ALZARE LA VOCE CONTRO LE INGIUSTIZIE. «La speranza che nasce in questa notte non tollera l’indolenza del sedentario e la pigrizia di chi si è sistemato nelle proprie comodità – e tanti di noi, abbiamo il pericolo di sistemarci nelle nostre comodità –; la speranza non ammette la falsa prudenza di chi non si sbilancia per paura di compromettersi e il calcolo di chi pensa solo a sé stesso; la speranza è incompatibile col quieto vivere di chi non alza la voce contro il male e contro le ingiustizie consumate sulla pelle dei più poveri. Al contrario, la speranza cristiana, mentre ci invita alla paziente attesa del Regno che germoglia e cresce, esige da noi l’audacia di anticipare oggi questa promessa, attraverso la nostra responsabilità, e non solo, anche attraverso la nostra compassione.» OH, CI STIAMO, ECCOME! CHIEDIAMO A VIVA VOCE VERITÀ E GIUSTIZIA PER IL CARD. BECCIU, PERSEGUITATO DALLA MALAGIUSTIZIA SENZA POSSIBILITÀ DI DIFENDERSI, VITTIMA INNOCENTE DI TREMENDA INGIUSTIZIA! BUON NATALE! E CHE SIA UN NATALE BUONO!
Andrea Gagliarducci, Papa Francesco, come procede la riforma della Curia, in «ACIstampa», 27 dicembre 2024. AH, I MAGISTRATI DEL VATICANO! «Il 27 marzo 2024, appena un mese dopo, Papa Francesco pubblica un altro motu proprio con modifiche alla Legge dell’Ordinamento Giudiziario, le disposizioni per la dignità professionale e il Trattamento Economico dei Magistrati ordinari del Tribunale, dell’ufficio del Promotore di Giustizia e il Regolamento Generale del Fondo Pensioni. Si tratta di un provvedimento con tre gruppi di norme. Si va a toccare la disciplina sulla cessazione dell’ufficio del magistrato, tra l’altro andando ad emendare per la terza volta la legge sull’Ordinamento Giudiziario vaticano. Quindi, un secondo gruppo di norme, riguardo i possibili risarcimenti e compensazioni in caso di cattiva gestione del processo. E infine un terzo gruppo di norme, riguardo il trattamento economico dei magistrati, che va a migliorare del tutto la condizione dei magistrati. Il trattamento economico dei magistrati era già stato oggetto di un provvedimento arrivato alla vigilia della sentenza del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, che in pratica inquadrava i magistrati, seppur part time, tra i quadri dello Stato.»
Elias Nanni, "Il caso Becciu", com'è stata fabbricata una gogna. E perché tutto cadrà come il velo di Maya, in «Prima Pagina News», 27 dicembre 2024. «LA GOGNA E LA MANCANZA DI RISPETTO – OLTRE CHE DI RISPETTO DEI DIRITTI UMANI – IN VATICANO... «... tutto s'impantana in un confuso groviglio di situazioni. Su tutti, il "Promotore di Giustizia" (l'omologo del Pm italiano) che mena le danze e spesso fa strame di elementari regole del dibattimento processuale e di un fair play nell'interlocuzione con la difesa. Ha una sua teoria-schema prefabbricata e da lì non si smuove. Ma c'è la domanda a cui bisogna ancora rispondere: quale la necessità di scrivere un simile libro? Ebbene, qui siamo palesemente di fronte alla scelta, giornalistica e civile, di non tacere, di non rifugiarsi nell'indifferenza e (per quello che potrà contare sull'esito del ricorso) indagare su quella che viene considerata un'enormità giudiziaria, come il processo e la condanna del cardinale Becciu (sino a richiamare i casi Tortora e Dreyfus!). (...) Le accuse a Becciu, considerate da Nanni, oltreché ovviamente dagli avvocati, si sono rivelate inconsistenti, ma " stranamente", hanno portato alla condanna: il "famoso" palazzo di Londra dove Becciu, per il livello di responsabilità addebitatagli, "nemmeno si affaccia sulla soglia di casa". Sono ben altri gli abili faccendieri graditi al Vaticano. (...) A quanti gliel'hanno chiesto, Nanni ha sempre risposto che è bastato un accurato lavoro di indagine, un esame critico delle carte, niente di più e niente di diverso, per quanto si sia trattato di un lavoro molto difficile e laborioso. Dunque, niente di inventato, e nemmeno supposto, ma solo una ricostruzione lineare, logica di fatti ed episodi disseminati in migliaia di pagine - chiosa Nanni - che nell'appello dovranno servire a smontare definitivamente - ma già erano state smontate dagli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo- le risultanze del processo di primo grado che, si ripete, ha visto condannare un cardinale come Becciu, persona sempre devota al Papa, suo stretto collaboratore, e poi ingabbiato in un meccanismo d'accusa sgangherato, nemmeno abilmente costruito, tante sono le grossolanità di un impianto accusatorio che fa acqua da tutte le parti. (...) Di qui - ancora Nanni - la rappresentazione di un processo sbagliato, volutamente indirizzato, dove spicca la condanna del cardinale Becciu, il vulnus e la gogna alla sua figura e alla sua onorabilità. E anche, marcatamente, il mancato rispetto per la sua persona e la sua dignità di sacerdote prima ancora che di porporato. Eppure "rispetto" è la parola-simbolo scelta quest'anno dalla Treccani, apertamente condivisa, a indicare il "fulcro di ogni percorso di vita". Peccato che nella circostanza del processo, il "Promotore di Giustizia" non ne abbia voluto tenere conto.»
Venerando Marano nuovo presidente del Tribunale vaticano, in «Avvenire», 28 dicembre 2024.
Il caso Becciu visto dai ragazzi, in Youtube, 28 dicembre 2024. PER LOTTARE CONTRO LO SCANDALO DELL'INGIUSTIZIA bisogna formare un'umanità nuova, che non tace di fronte agli abusi e alle violazioni dei diritti umani, un'umanità nuova... che può cominciare dalle nuove generazioni. Il futuro è della verità, non delle menzogne e delle calunnie. E nemmeno della ragion di stato.
Andrea Gagliarducci, Pope Francis, will his diplomacy stand the test of time?, in «Monday Vatican», 30 dicembre 2024. Anche in italiano. «Il tema della sovranità della Santa Sede è messo in discussione anche all’interno della Santa Sede stessa e indebolito – oggettivamente parlando – da decisioni strutturali riguardanti il governo, che tendono a confondere il confine tra la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano, come i processi della Città del Vaticano con procedure giudiziarie discutibili.»
Mario Lavia, Il caso, il processo, la colpa e l'ingranaggio: le contraddizioni contro il cardinale Becciu, in «Il Riformista», 1° gennaio 2025. «Resta inevasa la domanda delle domande che Nanni pone: "Che cosa c’è VERAMENTE dietro il processo Becciu? Qual è il movente vero che ha innescato una macchina del fango, quella che lo stesso processo ha mostrato essere una macchinazione ordita ai danni del cardinale sardo?". Addirittura un tentativo di colpire Bergoglio? O “solo” un meccanismo ordito da personaggi infingardi? Lo sapremo mai? Molto probabilmente, no.» OH, LO SAPREMO, LO SAPREMO! LA VERITÀ VERRÀ ALLA LUCE: «... non c'è nulla di nascosto che non debba manifestarsi, né di segreto che non debba essere conosciuto e venire alla luce» (Lc 8,17). SIAMO NELL'ANNO GIUBILARE DELLA SPERANZA, NONOSTANTE TUTTO! E in fondo è già quasi tutto molto chiaro.
Renato Farina, Grande il Papa che chiede l'amnistia. Ora dia giustizia al cardinal Becciu, in «L'Unità», 2 gennaio 2025. Anche qui: L'INTOLLERABILE CROCIFISSIONE DI UN INNOCENTE. «Mi chiedo però, un momento dopo, come sia possibile che lo stesso Papa abbia tollerato un esercizio dell’azione penale, nello Stato di cui è monarca assoluto, che ha calpestato le regole – frutto della civiltà Cristiana – le quali hanno preso il nome di “habeas corpus”. Mi riferisco al processo contro il Cardinale Angelo Becciu (e altri), che ha avuto come premessa il 24 settembre 2020 una sorta di “crocefissione cautelare” praticata dallo stesso Pontefice sulla base di prove fattegli apparire come incontrovertibili e poi totalmente screditate durante il dibattimento. Crocefissione cautelare? La cruda espressione è dello storico della Chiesa Alberto Mellone, ma è la sola adeguata dinanzi al pubblico sfregio del cardinale sardo oggetto di una “character assassination” istantanea: appeso per i piedi davanti all’opinione pubblica mondiale dalla massima autorità morale del pianeta come “il cattivo ladrone”, prima di poter esercitare qualsiasi forma di difesa, cosa che nel corso di questi quattro anni non ha mai di fatto – così come gli altri imputati – potuto praticare. Si pensi che – in questo specialissimo processo – il procuratore (che in Vaticano si chiama promotore di giustizia) ha potuto agire senza alcun filtro di un giudice terzo, potendo usufruire di quattro disposizioni papali tenute segrete (rescripta) che hanno modificato la procedura penale vaticana solo per questo causa, allargando di volta in volta i poteri dell’accusa. Esse per inerzia, salvo sterzate dall’alto, condurranno in carcere – con palese ingiustizia – persone che, se devono essere sottoposte a giustizia umana, hanno diritto a un giusto processo.» Anche qui. NON CHIEDIAMO NÉ AMNISTIA NÉ GRAZIA, CHIEDIAMO VERITÀ E GIUSTIZIA.
Incompatibilità Commissione Antimafia, in «Progetto San Francesco», 2 gennaio 2025.
Alberto Vacca, Eresia e corruzione: armi segrete per la conquista del potere in Vaticano. Analisi comparativa del caso Morone e del caso Becciu, in «La Provincia del Sulcis Iglesiente», 2 gennaio 2025. IN UNA MONARCHIA, NELLA QUALE NON ESISTE LA SEPARAZIONE DEI POTERI, BASTA INGANNARE IL MONARCA – E RENDERLO COSÌ, ANCHE INVOLONTARIAMENTE, COMPLICE DI UN COMPLOTTO (OLTRE CHE RICATTABILE) – PER CONDANNARE CHIUNQUE, ANCHE LA PERSONA PIÙ INNOCENTE. Il card. Becciu è vittima di una tremenda malagiustizia: «Il processo che lo coinvolge è stato segnato da un’opacità che ha alimentato dubbi sulla trasparenza della giustizia vaticana. Anche in questo caso, il contesto suggerisce che le accuse siano strumentali a dinamiche di potere interne alla Curia. Il Vaticano, infatti, oggi come ieri, è teatro di lotte intestine tra fazioni opposte, e il caso Becciu è un esempio di giustizia piegata a fini politici. (...) Becciu non ha commesso alcun peculato né alcuna truffa, perché nel caso specifico mancano sia l’elemento oggettivo che soggettivo dei reati. Il peculato consiste nell’appropriarsi a proprio vantaggio o di altri di una somma di denaro o di altro bene della pubblica amministrazione in modo doloso, cioè con la consapevolezza e l’intento di arrecare ad essa un danno per trarne un profitto illecito per sé o per altri. Ebbene, dal processo non è emersa alcuna prova che Becciu abbia agito per procurare a sé, a Mincione e al proprio fratello un profitto illecito a danno della Santa Sede. (...) La sentenza che ha condannato Becciu solleva seri dubbi sulla correttezza del processo e sulla imparzialità del sistema giudiziario vaticano, dal punto di vista sia procedurale che sostanziale, perché le regole sono state cambiate in senso sfavorevole all’imputato mentre il processo era in corso e la condanna è stata basata sull’interpretazione arbitraria ed estensiva dell’articolo 1284 del Codice di Diritto Canonico che non configura un reato penale, ma ha una valenza solo civile. (...) Morone e Becciu restano due vittime illustri, accomunate dall’essere state travolte da una macchina del potere che, in nome della salvaguardia dell’ordine interno, non ha esitato a sacrificare l’individuo per ragioni che appaiono lontane non solo dai principi di giustizia ma anche dal Vangelo. Questi due casi evidenziano un problema più profondo: la necessità di maggiore trasparenza e giustizia all’interno della Chiesa. L’opacità con cui vengono gestite queste vicende non solo danneggia le persone coinvolte, ma mina anche la credibilità dell’istituzione ecclesiastica agli occhi dei fedeli e del mondo. È urgente pertanto avviare una profonda riforma delle istituzioni ecclesiastiche. Un’istituzione che dice di fondarsi su principi universali come la giustizia e la verità non può tollerare che il potere venga utilizzato per manipolare i processi e perseguitare i propri avversari. La credibilità della Chiesa, già messa a dura prova, dipende dalla sua capacità di garantire trasparenza, equità e un sistema giudiziario realmente indipendente.» Commento di Mario Becciu (FB): «Un interessante intervento dello storico Alberto Vacca sostiene l’ipotesi che dietro il crimine giudiziario perpetrato a danno del cardinal Becciu si celi una lotta per il potere dentro il Vaticano. Potrebbe essere, ma non ne abbiamo le prove. È incontrovertibile, d’altra parte, che la dichiarata lotta alla corruzione, uno dei punti centrali del pontificato di Papa Francesco, si sia servita di atti corruttivi da parte di personaggi senza scrupoli pur di uccidere moralmente e giudiziariamente l’alto prelato. Tali personaggi non hanno esitato ad ingannare lo stesso pontefice.»
Una "character assassination" istantanea: il cardinale Becciu appeso per i piedi davanti all'opinione pubblica mondiale, in «Faro di Roma», 2 gennaio 2025. Anche in spagnolo. E in portoghese. E in francese.
'Il caso Becciu. (In)Giustizia in Vaticano' di Mario Nanni. Conversa con l'autore Giuseppe Rippa, in «Agenzia Radicale», 8 gennaio 2025. IL PIÙ GRANDE MACIGNO DI OSCURANTISMO CHE CI POSSA MAI ESSERE! «Il Vaticano pratica una giustizia umana decisamente claudicante. L'impianto giudiziario vaticano a me lascia perplesso. Non vorrei ritrovarmi in un'altra vita davanti a un tribunale come quello che sta in Vaticano, perché dovrei pensare che sono finito direttamente nell'Inferno. (...) La civiltà giuridica sembra completamente assente. (...) Nel momento in cui si pone nell'agenda il tema della trasparenza, riletto attraverso gli atti giudiziari, si ha l'oscurantismo più totale, l'opacità più incredibile. (...) Se Becciu resiste nella sua volontà di ribadire il diritto e la certezza della verità (...) questo è qualcosa che va al di là di Becciu: sanifica lo stesso impianto del Vaticano, il suo ruolo nel mondo. (...) Il Vaticano, sul piano internazionale (lo dico con dolore), perde ogni forma di credibilità come portatore di giustizia nel mondo. Ed è una cosa terribile! (...) Diventa significativo il fatto che il Papa lavora per costruire un'immagine internazionale, e mondiale, di giustizia e poi si ritrova in casa... In nome di che cosa? Di un'ansia di trasparenza che all'improvviso, per immaturità psicologica (non tanto del Papa, ma dell'impianto strutturale del Vaticano), rivela una sua contraddizione non sanabile...» (Giuseppe Rippa). Una "giustizia" scandalosa!
'Il caso Becciu. (In)Giustizia in Vaticano' di Mario Nanni. Conversa con l'autore Giuseppe Rippa, in «Agenzia Radicale», 9 gennaio 2025. UNA SENTENZA GIÀ SCRITTA PRIMA DEL PROCESSO, A PRESCINDERE DAI FATTI. «Il caso del processo al cardinale Becciu, dopo essere deflagrato all'inizio provocando una gogna anche mediatica di proporzioni planetarie, col passare del tempo ha suscitato una attenzione meno intrisa di pregiudizi. Ed è finito sotto la lente di osservatori non prevenuti, intellettuali, giornalisti che amano documentarsi e ricercare puntigliosamente la verità, studiosi di diritto canonico, storici. Il risultato? Hanno paragonato il caso Becciu a due altre vicende di ingiustizia e di gogna gratuita e ingiusta: il caso Dreyfus e il caso Tortora. Così viene presentato il libro di Mario Nanni in tutti i siti che vengono definite librerie online. Nella vicenda del cardinale Becciu, in particolare, sono state ravvisate molte anomalie (nel libro se ne trova un lungo elenco): tra queste il cambio, per quattro volte!, delle regole processuali mentre si svolgeva il processo. E la forte impressione di una sentenza già scritta, dato che non era stato riservato alcuno spazio alle circostanze risultate favorevoli al cardinale e comprovanti la sua innocenza. In questo libro, che ha anche risonanze letterarie perché si evocano situazioni e atmosfere da romanzo, pullula una miriade di personaggi. A cominciare dal Papa, fino ai protagonisti di questa vicenda ancora tutta da definire.»
Rosario Sprovieri, Una storia d'ingiustizia e di tanti misteri, in «Kalabriatv.it», 11 gennaio 2025.
Vaticano, cronaca e guerre intestine. "Il Caso Becciu", di Mario Nanni, in «Insidertrend.it», 12 gennaio 2025. «Era forte l’impressione che la sentenza fosse stata già scritta. Sulla scena si alternano infatti personaggi che recitano più parti in commedia: manovrano e cospirano nell’ombra, millantano frequentazioni, dispensano consigli e si dicono latori di confidenze nientemeno che del Papa, tirato a proposito, ma più spesso a sproposito, in ballo in questo processo».
Ermes Antonucci, Giustizia 2024, i sopravvissuti, in «Il Foglio», 13 gennaio 2025.
Processo depistaggio, sfilata di testi eccellenti, in «ADNkronos», 14 gennaio 2025.
Felice Manti, Quel teorema bislacco riesumato ma già naufragato in Tribunale, in «Il Giornale», 14 gennaio 2025. «Prova ne è l'indagine su due pezzi grossi di quegli uffici negli anni Novanta come l'ex procuratore capo Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli, accusati di aver avvantaggiato alcuni imprenditori in odore di mafia occultando il dossier Mafia-Appalti su cui Borsellino stava lavorando il giorno prima di morire, archiviato frettolosamente nel Ferragosto del 1992 con la complicità dell'oggi senatore M5s Roberto Scarpinato.»
Paolo Armaroli, Becciu, fra misteri e veleni, in «La Ragione», 15 gennaio 2025. «Così come le procedure lasciano parecchio a desiderare. Basti dire che, a processo già iniziato, le regole del gioco sono cambiate per ben quattro volte. Con tanti saluti alla certezza del diritto. Uno scandalo. La sua, del resto, non è la classica vox clamantis in deserto. Difatti il giudizio di Nanni è condiviso da giornalisti e intellettuali illustri.»
Angela Leucci, "Poteva essere vero". La rivelazione che collega De Pedis a Emanuela Orlandi, in «Il Giornale», 16 gennaio 2025. Ah, quel «procuratore nostro» (detto da Carla De Pedis)! Vale a dire quel giudice indagato per favoreggiamento alla mafia: Giuseppe Pignatone!
La giustizia nello Stato Città del Vaticano e il caso Becciu, locandina della presentazione.
Mercoledì 29 gennaio 2025: presentazione del libro 'La giustizia nello Stato Città del Vaticano e il caso Becciu – Atti del Forum di Quaderni Radicali', in «Agenzia Radicale», 26 gennaio 2025. «Di questa vicenda giudiziaria, eclatante per l’assoluta unicità e per la rilevanza attribuitale sui media internazionali, si può dire che rappresenta in pieno il concentrato degli effetti deleteri provocati dal combinato disposto di un’azione penale esercitata al di fuori dell’alveo del diritto, sull’onda travolgente di uno spregiudicato utilizzo mediatico della gogna volta a calpestare le persone in spregio alla verità. (...) si evidenziano le anomalie di un processo che allontana dai principi di civiltà giuridica la giustizia vaticana, mettendone così in pericolo la stessa credibilità internazionale.»
Antimafia, audizione Tenente Colonnello Canale, in «Camera dei Depitati», 29 gennaio 2025.
Damiano Aliprandi, «Borsellino non si fidava di alcuni magistrati e indagava su mafia-appalti», in «Il Dubbio», 30 gennaio 2025. Se Paolo Borsellino non si fidava di Giuseppe Pignatone – il giudice vaticano ora indagato per favoreggiamento alla mafia – un motivo ci sarà.
Francesco Sisci, "Caso Becciu", complicato e delicato, in «Settimana News», 31 gennaio 2025. Purtroppo l'autore è male informato e fa confusione. Il sistema giudiziario vaticano sta applicando le proprie leggi per arrivare alla verità e alla giustizia, oppure sta aggirando le proprie leggi per arrivare a una (pre)determinata sentenza, in barba ai principi universali del diritto, come quelli della presunzione d’innocenza e del giusto processo? Il mio commento si trova in calce all'articolo.
Giacomo Amadori, Il Csm si muove su Lo Voi, in «moderato» finito a Roma grazie alle «toghe rosse», in «La Verità», 31 gennaio 2025. Anche qui c'entra Pignatone?
Presentazione: la giustizia nello Stato Città del Vaticano e il Caso Becciu, in «QuaderniRadicaliTV», 2 febbraio 2025. «Lo Stato Città del Vaticano non ha una giustizia. Definirla "medievale" è un'ingiustizia per il Medioevo: il Medioevo aveva già profondi strumenti di segmentazione di una civiltà giuridica»; «Che cosa pensa quella parte che non ama il Papa? Di andare a giocare una partita altra: di andare a colpire chi gli è stato leale» (Giuseppe Rippa). «Nella giustizia così com'è stata amministrata nel "caso Becciu" si riversano tutte le eredità negative della malagiustizia italiana. E di conseguenza è stato immediato il collegamento con la vicenda Tortora, ma anche con tutta la filiera di questi ultimi trent'anni di malagiustizia che vedono la giustizia pericolosamente in crisi. (...) la giustizia è un pilastro della democrazia e se cede quel pilastro cede tutto. (...) Le caratteristiche sono sempre le stesse: 1) creazione di un alone denigratorio attorno alla persona che viene scelta come bersaglio precedentemente; 2) diffusione di dati tendenziosi; 3) e poi scatta l'attività inquirente grazie all'intervento di quelli che io chiamo i sicofanti, cioè i maldicenti collaboratori di giustizia che prontamente idealizzano il progetto, mettono in piedi l'accusa. E la stessa cosa è successa nel "caso Becciu". (...) Abbiamo assistito a un'azione dell'informazione che è stata un'azione da giornalismo travestito. Perché vedere (...) che l'informazione sul caso Becciu sia agganciata anche alla vicenda di dossieraggi abusivi della Dia e ad altri fattori (...) che possono addirittura condizionare gli eventi con le loro azioni ci ha molto allarmati...» (Luigi O. Rintallo). «Questa vicenda del cardinale Becciu è una via di mezzo tra il vaso di pandora, che si è scoperto via via attraverso le udienze, e l'apprendista stregone. (...) Io sono convintamente innocentista, ma non perché mi è simpatico il cardinale Becciu, che nemmeno conoscevo: perché leggendo le carte ho visto... qui veramente è uno schifo, veramente è una cosa indicibile. (...) Questo è il caso di una giustizia negata! (...) per colpa di alcuni combinati disposti di spifferi, maldicenze, da parte di personaggi di infimo ordine che ancora frequentano gli ambulacri vaticani e – ahimè – qualcuno ha ancora pure il saluto del Papa, e poi anche per uno scontro di potere al massimo livello, per cui il processo diventa una mascheratura di qualcosa di più profondo e di più grave. (...) Il Papa più di una volta dice ai giornalisti: "Non scherzate con la dignità dell'uomo quando date le notizie, perché una notizia sbagliata può ammazzare un uomo". Quante volte è stato ammazzato il cardinale Becciu? (...) La stampa in questa vicenda ha molti peccati da farsi perdonare!» (Mario Nanni). «Siamo di fronte a un'aberrazione totale, una negazione assoluta dello stato di diritto intesa a qualsiasi livello. Se uno fa un processo e rifiuta totalmente le leggi dello stato di diritto, si racconta una barzelletta da solo. (...) Nell'inquisizione, quando l'imputato era torturato, interrogato, percosso... e veniva portato in processo, doveva ripetere tutto quello che aveva detto sotto tortura. (...) Qui siamo sotto il livello dell'inquisizione in termini di diritti dell'imputato. (...) È talmente pazzesco! (...) Stiamo parlando di una sceneggiata mal scritta (...). Perché Pignatone è diventato il capo della giustizia vaticana? (...) Pignatone è stato il grande rivale di Falcone, come tutti ricordiamo. Sicilia su Sicilia! Tanta Sicilia che si intreccia con nodi sempre più stretti da assomigliare a cappi al collo (...)» (Giovanni Minoli).
La Chiesa deve dare l'esempio in materia di giustizia: i casi Becciu, Rupnik, Cipriani, in «Gaudium Press», 3 febbraio 2025. Anche in spagnolo.
Antonio di Pietro racconta a Massimo Giletti perché è stato ucciso Paolo Borsellino, in «Lo stato delle cose», 3 febbraio 2025. E intanto il collega di Borsellino, il giudice vaticano Giuseppe Pignatone, è indagato per favoreggiamento alla mafia...!
Il vescovo di Ozieri, ingiustamente perseguitato, protesta per il rinvio a giudizio in una lettera che gronda legittima indignazione, in «Faro di Roma», 3 febbraio 2025. "CHI TOCCA I FILI MUORE". CHI DIFENDE BECCIU E LA VERITÀ ENTRA NEL MIRINO DELLA (MALA)GIUSTIZIA. E la persecuzione continua.
Luca Fazzo, Mr. Report perde le staffe ma le carte lo inchiodano, e Felice Manti, «Il Fatto» scivola sulla velina e accusa il Ros sbagliato, in «Il Giornale», 5 febbraio 2025. Ma cosa mi dici mai! «... E quali sono i legami con il presunto dossieraggio contro i vertici dello Stato (...) gestito dall'ex sostituto antimafia Antonio Laudati, dal finanziere Pasquale Striano e da alcuni giornalisti del Domani? A quando una bella Norimberga del sedicente giornalismo investigativo?» Qualcuno cerca di nascondere la questione sotto il tappeto, ma noi non dimentichiamo e continuiamo a chiedere: chi sono i mandanti di Striano e co. dentro il Vaticano?
Flaminia Camilletti, Mantovano in audizione al Copasir pe rl'inchiesta dei dossier su Chigi, in «La Verità», 5 febbraio 2025.
Vik van Brantegem, Lo "strano caso Zanchetta". È definitiva la condanna del Vescovo emerito di Orán in Argentina per abusi sessuali sui seminaristi, in «Korazym», 5 febbraio 2025. Due pesi e due misure, in Vaticano?
Carlos Castro, Se la Chiesa dimentica il Diritto, in «Aldo Maria Valli», 6 febbraio 2025.
Felice Manti, E adesso fare la carità diventerà reato, in «Il Giornale», 6 febbraio 2025. Dopo il «peculato senza pecunia» arriviamo al parossismo antirazionale e anticristiano.
Nico Spuntoni, A processo il vescovo di Ozieri, giudici a gamba tesa sull'8 per mille, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 7 febbraio 2025. In una relazione del 2015 sull'argomento, la Corte dei Conti ha detto che il «controllo pubblico sulla destinazione dell’8 per mille» deve appurare la «coerenza» fra «l’utilizzo delle risorse stesse e le finalità previste dalla legge», ma ha anche precisato che «non comporta – ovviamente – alcun sindacato di merito sulle scelte discrezionali delle confessioni religiose circa l’impiego delle risorse da esse percepite». Ma quando a non rispettare le regole sono i magistrati, italiani e vaticani (che poi sono italiani)...
Filippo Di Giacomo, Il cardinal Cipriani processato a sua insaputa, in «Venerdì di Repubblica», 7 febbraio 2025. «SE NON È RISPETTATA LA GIUSTIZIA, COSA SONO I REGNI SE NON GRANDI BANDE DI LADRI?» Sant'Agostino
Roberto Faben, «Lo Stato mi ha sequestrato per 33 anni», in «La Verità», 7 febbraio 2025. Sempre a proposito della scandalosa malagiustizia italiana. Che poi è la stessa del Vaticano.
Santa Sede: processo Becciu. Colpo al diritto e alla credibilità mondiale? Conversazione tra Giuseppe Rippa, direttore della rivista «Quaderni Radicali», e Francesco Sisci, giornalista e intellettuale cattolico, in «Agenzia Radicale», 8 febbraio 2025. CON LA MALAGESTIONE DEL "CASO BECCIU" LA SANTA SEDE SI STA GIOCANDO LA PROPRIA CREDIBILITÀ SUL PIANO INTERNAZIONALE? Interessante conversazione tra Giuseppe Rippa, direttore della rivista «Quaderni Radicali», e Francesco Sisci, giornalista e intellettuale cattolico. Il fatto che la Chiesa – il Papa (ingannato?) – abbia condannato senza un briciolo di prova il proprio collaboratore più fedele, il cardinale Becciu, ha causato un corto circuito dalle conseguenze imprevedibili: 1) i cattolici – giornalisti e intellettuali – hanno paura a dire la verità (salvo rarissime eccezioni), favorendo così con una congiura del silenzio la congiura dei calunniatori, e 2) ora sono i radicali, da sempre impegnati sul piano della lotta alla malagiustizia, a difendere un cardinale innocente, così controcorrente come in passato avevano difeso l'innocente Enzo Tortora.
Giacomo Amadori, Gli 007 denunciano Lo Voi, il Csm resta tiepido, in «La Verità», 8 febbraio 2025.
Paolo Maninchedda, La Cgil e il meno peggio. Con due paroline ai vescovi sardi, in «Sardegna e Libertà», 10 febbraio 2025. «Una parola per il comunicato della Conferenza Episcopale Sarda sul processo in corso a Sassari a carico del vescovo di Ozieri mons. Corrado Melis, derivato dal caso Becciu. Io mi sarei vergognato profondamente di tanta pochezza. Una Conferenza episcopale che «apprende in questi giorni» (Ma dove vivete, sulla luna? Ma di cosa parlate tra di voi?) di un processo voluto, organizzato, preteso dal Vaticano, commissionato alla Repubblica italiana dal Vaticano, a carico di un vescovo sardo che ha l’unica colpa di aver difeso la verità? Vergognatevi, vescovi, della paura tremebonda che avete del Papa e delle sue ire, vergognatevi. Nei prossimi giorni vi racconterò io il processo-farsa in corso a Sassari, quello che è stato teatro di un durissimo scontro, dinanzi al Gup, tra difesa e accusa, e di cui la stampa sarda non ha detto una parola. Vergognatevi. Voi non potrete mai suscitare coraggio, solo applausi e acquiescenza. Siete comode e prevedibili camomille sociali con la tiara.» DI DON ABBONDIO È PIENA LA CHIESA, PURTROPPO! COMPLIMENTI A PAOLO MANINCHEDDA, CHE HA DETTO CIÒ CHE TANTI PENSANO E NON DICONO E CHE HA DIFESO LA VERITÀ E LA GIUSTIZIA COME UN ODIERNO PADRE CRISTOFORO!
Nico Spuntoni, Condanna definitiva e "fuga a Roma", lo scandalo Zanchetta continua, in «La Nuova Bussola Quotidiana», 11 febbraio 2025. In Vaticano i colpevoli vengono protetti e gli innocenti vengono condannati.
Francesco Mariani, Le norme della Pubblica amministrazione non sono quelle di una Diocesi (intervista all'on. Pietro Pittalis), in «L'Ortobene», 14 febbraio 2025. Che sia il rancore, la vendetta, l'orgoglio, il servilismo, il clericalismo, la viltà, la ragion di stato... Qualunque sia la motivazione per cui il Vaticano vuole intervenire contro la Diocesi di Ozieri e per cui la giustizia di Sassari s'è asservita alla volontà del pdg Alessandro Diddi, una cosa è certa: chi difende la verità e il card. Becciu entra nel mirino della (mala)giustizia. È una storia scandalosa, per lo Stato come per la Chiesa! Chi aiuta il Papa a uscire dalla trappola in cui è stato fatto cadere?
Aurora Nicosia, Falcone e Borsellino. La memoria è fuoco, in «Città nuova», 13 febbraio 2025.
Ivo Pincara, L'aberrazione giuridica vaticana del caso Becciu e l'enormità giuridica sassarese del caso Ozieri, in «Korazym», 17 febbraio 2025. CHI INTERROMPERÀ IL CIRCOLO VIZIOSO DELLA MALAGIUSTIZIA? «Il Papa sa che è stato malinformato e che ha sbagliato. Chi lo aiuterà ad ammettere il suo errore, di cui sono vittime innocenti due suoi confratelli nell’episcopato: il Cardinale Giovanni Angelo Becciu, originario della Diocesi di Ozieri, e il Mons. Corrado Melis, Vescovo di Ozieri. E non è una coincidenza.»
Sandro Magister, Il caso Cipriani. Un altro cardinale condannato senza processo dal papa, in «Settimo Cielo», 20 febbraio 2025. Anche in francese. E in inglese. E in spagnolo.
Presentazione del libro "Il caso Becciu" di Mario Nanni, Mediabooks editore, in «Radio Radicale», 20 febbraio 2025. UN VATICANO SENZA PIETÀ! OLTRE CHE SENZA GIUSTIZIA. «Questo è un libro che racconta forse il processo più delicato, più controverso, più anomalo della storia della Chiesa contemporanea. (...) Se è vero che il sistema giudiziario italiano fa acqua e ha mille pecche da risanare, da risolvere e da affrontare con grande severità e decisionismo, il sistema giudiziario vaticano – per come Mario Nanni ce lo racconta in questo libro – fa addirittura acqua da tutte le parti! Perché è un sistema che non tiene mai conto della presunzione d'innocenza; anzi se sei indagato o imputato per conto della Corte vaticana sei destinato a essere comunque condannato senza pietà!» (Pino Nano) ... il promotore di (in)giustizia del Vaticano, Alessandro Diddi, viene descritto come «uno che non distingue un'ostia consacrata da un uovo al tegamino» (Mario Nanni cita don Filippo Di Giacomo). «Gli "omissis" sono 126 messaggi, poi diventati 100, (...) intercorsi tra il famoso promotore di giustizia, un agente segreto, Ciferri, alias Putignani, e un personaggio che avete sentito qualche volte sui giornali, Francesca Immacolata (solo di nome) Chaouqui, personaggio misto, mezza calabrese mezza marocchina, che è stata una delle cause del disastro contro Becciu (...). Arrestata per il caso Vatileaks, condannata, poi ha chiesto a Becciu "Fammi avere la grazia dal Papa", Becciu ha mandato la domanda al Papa, il Papa dice «Non la voglio più sentire nominare, questa donna!»... Dopo un po' di tempo Becciu alla televisione vede un'udienza e tra le persone ammesse al baciamano vede la Chaouqui! (...) Questi "omissis" sono dei messaggi tra Ciferri e il promotore di giustizia (Alessandro Diddi), tra Ciferri e la Chaouqui. Allora io mi domando: come mai il promotore di giustizia decide che di questi 126 messaggi 26 – bontà sua – li fa conoscere e questi 100... "omissis"! Non si possono conoscere, creando un'asimmetria tra la difesa, che non sa nulla, e lui che sapeva tutto! (...) Questa è una cosa che suscita molti interrogativi. Cosa c'è in questi messaggi omissati? Io deduco che non li fanno conoscere, perché altrimenti si squadernerebbe tutta la storia! (...) Se conoscessimo questi messaggi "omissis" forse il processo finirebbe già: "Basta, abbiamo scherzato"» (Mario Nanni).
Pino Nano, Il Caso Becciu, tutto esaurito alla Mondadori di Roma per il lancio del nuovo libro di Mario Nanni, in «Prima Pagina News», 20 febbraio 2025. «Le accuse a Becciu – peculato, distrazione di fondi – risponde Nanni-sono cadute a una a una durante il dibattimento e tuttavia l’accusa non le ha tenute in considerazione, perché non collimavano con il suo impianto accusatorio costruito su teoremi e petizioni di principio. E tutti sappiamo dai nostri studi scolastici di logica che le petizioni di principio partono da un assunto: affermano per vere cose che invece debbono essere dimostrate. Se Fogazzaro avesse potuto, grazie alla macchina del tempo, assistere a questo processo avrebbe parlato di “arte insolente della sordità”. Della sordità, si capisce, rispetto alle lampanti dimostrazioni che Becciu non è il personaggio che si è tentato di dipingere, con accenti e lessico, spesso oltre i limiti posti dalla civiltà giuridica e dal rispetto dall’imputato.» (Mario Nanni).
d.E.C., Le condizioni del Papa «restano critiche». Un cardinale parla del futuro della Chiesa, in «Silere non possum», 24 febbraio 2025. «La prima necessità è quella di rimettere al centro la giustizia. Abbiamo apprezzato molto quanto Papa Francesco ha detto in merito alla misericordia. Tuttavia, in tempi di crescente complessità sociale e giuridica, emerge con forza l'esigenza di un uomo che possa guidare la Chiesa mettendo al centro della sua missione anche il diritto canonico. Non si tratta di ridurre la fede a una mera questione normativa, ma di riconoscere come il diritto canonico sia uno strumento essenziale per garantire giustizia, trasparenza e anche ordine all'interno della Chiesa. Per dirla come direbbe lui non abbiamo bisogno di un Papa burocrate, ma un pastore capace di vedere nelle norme canoniche non un limite, ma un sostegno alla crescita spirituale e comunitaria. Giovanni Paolo II lo fece ed ebbe una enorme difficoltà. Un Papa che abbia consapevolezza che la giustizia è parte integrante del messaggio evangelico. Inoltre, credo che sia necessario tornare davvero a mettere al primo posto Gesù Cristo. Non parliamo a sufficienza di Gesù Cristo oggi. (...) ieri sera alla recita del Rosario c'erano diversi cardinali e vescovi che hanno subito gravi vessazioni da parte di Francesco. Erano lì a pregare per lui. A volte incontro qualcuno quando scendo dal mio appartamento e scambiamo qualche battuta. Non ho mai sentito parlare male del Papa. A volte qualcuno di questi mi ha detto: "Eminenza, non capisco perchè il Papa non ha più fiducia in me. Non capisco cosa sia successo" ma mai una parola cattiva. A volte i giornali creano dei mostri per poter raccontare la Chiesa per qualcosa che non è. In questi anni molti sacerdoti hanno sofferto per scelte sbagliate del Papa. È quello che scrivete voi eh, siete gli unici a dirlo. Si tratta proprio di quella incertezza, a volte una sola parola. C'era un bravo prete che era nella sua segreteria e fu cacciato via solo perchè gli rimproverò di aver parlato di lui a una televisione del suo paese. Lo ha rispedito in Segreteria di Stato nell'oblio. Vite rovinate perchè poi le persone parlano, chiacchierano e inventano tante dietrologie ma ciò che più angoscia è il fatto che tu vivi pensando costantemente a cosa può essere successo perchè il giorno prima lui ti abbracciava e ti elogiava e il giorno dopo non vuole neppure vederti. Poi vieni a scoprire, da altre persone, che gli è stata detta una cosa da una persona che neanche ti conosce e che non è neanche vera. Però, intanto, lui ha deciso così e non ci sono santi in paradiso...» Il Conclave rischia di essere lungo. Non solo i cardinali saranno di più ma bisognerà mettere d'accordo più persone che in realtà non si conoscono affatto. Il sentore comune, però, è proprio quello di ritornare un po' alla giustizia. Sembra essere un collante. Benedetto XVI scriveva in Caritas in Veritate: «Da una parte, la carità esige la giustizia: il riconoscimento e il rispetto dei legittimi diritti degli individui e dei popoli. Essa s'adopera per la costruzione della “città dell'uomo” secondo diritto e giustizia. Dall'altra, la carità supera la giustizia e la completa nella logica del dono e del perdono. La “città dell'uomo” non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione. La carità manifesta sempre anche nelle relazioni umane l'amore di Dio, essa dà valore teologale e salvifico a ogni impegno di giustizia nel mondo».














































