In: ÇIl Grigione ItalianoÈ, 6 settembre 2007.

 

Ritratti inediti dalla Val Poschiavo

ÒLettere sul confine Ð Scrittori italiani e svizzeri in corrispondenza con Felice Menghini (1940 Ð 1947)Ó

 

 

Il libro di Andrea Paganini ÒLettere sul confineÓ, insieme al volume ÒUnÕora dÕoro della letteratura italiana in SvizzeraÓ, pubblicato nellÕautunno scorso, costituisce la tesi di dottorato di Paganini presentata allÕUniversitˆ di Zurigo nel 2005: quella che il prof. Massimo Lardi ha recentemente definito ÒunÕopera ciclopica (É) in ogni senso fondamentale, limpida e di piacevole lettura.Ó

 

Mentre il primo volume si presenta come una sensibile analisi critica, filologica, dei testi apparsi nella collana letteraria ÒLÕOra dÕoroÓ, editi dalla Tipografia Menghini di Poschiavo a partire dal Ô45, ÒLettere sul confineÓ si propone come unÕedizione critica del carteggio fra scrittori italiani e svizzeri e Felice Menghini Ð risalente agli anni fra il 1940 e il 1947 Ð fortuitamente scoperto da Andrea Paganini nella casa di famiglia del sacerdote poschiavino e da lui saggiamente conservato e studiato.

 

ÒI documenti epistolari raccolti in questo lavoroÓ, cos“ scrive Paganini nellÕintroduzione al libro, Òportano per la prima volta alla luce i rapporti intessutisi in quegli anni tra Felice Menghini e un gruppo di scrittori italiani e svizzero italiani. Ne risulta il ritratto inedito di un uomo di cultura a tutto tondo Ð poeta s“, ma anche narratore, giornalista, studioso, editore, scopritore di talenti Ð, un instancabile promotore di amicizia e di collaborazione tra uomini di lettere (ma non solo), nonchŽ un iniziatore di progetti intelligenti, innovativi, coraggiosi; e ne consegue, attorno a lui, un complesso di fermenti letterari ed editoriali Ð in primis la collana letteraria ÔLÕOra dÕoroÕ Ð insospettatamente ricco e coinvolgente.Ó

 

ÒUnÕimpresaÓ, la definisce Carlo Carena Ð autore della prefazione del secondo volume Ð Òche ha illuminato, grazie a quel suo sacerdote, un modesto borgo di montagna, una piccola terra di frontiera divenuta un ponte fra nazioniÓ.

 

ÒUn ponte fra nazioniÓ, dunque: � in effetti questa lÕimmagine che emerge a pi� riprese nel libro, intitolato non a caso Lettere Ð intese non solo come missive, ma anche come letteratura Ð sul confine. ÒUn confineÓ, sottolinea Andrea Paganini, Ònon solo politico, che si dimostra pi� che mai Ð e paradossalmente in tempo di guerra Ð occasione di incontro e di scambio: tra Italia e Svizzera, tra culture diverse ma contigue, tra vita e arte, tra classicismo e modernitˆ, tra sacro e profanoÉ Un confine che diventa occasione di dialogo e di civiltˆ.Ó

 

Il libro si compone di una prima parte introduttiva storico-critica, in cui lÕautore presenta la figura di Felice Menghini, racconta del ritrovamento del materiale, inquadra a grandi linee il contesto storico-sociale dellÕepoca, per mettere infine in risalto alcuni degli aspetti pi� rilevanti dellÕepistolario.

 

La seconda parte, invece, propone pi� di 250 lettere di 18 autori diversi: scrittori ticinesi e grigionesi nonchŽ letterati italiani, fra cui alcuni rifugiati in Svizzera in seguito allÕarmistizio dellÕ8 settembre del Ô43 e alla conseguente occupazione tedesca dellÕItalia.

Ogni corrispondenza comprende un breve e prezioso profilo bio-bibliografico iniziale dellÕautore, i testi integrali delle lettere e un apparato critico in nota minuzioso ed accurato, molto documentato, che permette di meglio delineare e approfondire i contorni delle vicende citate, migliorandone la comprensione e aumentandone il giˆ ricco potenziale informativo.

 

Molto di pi� �, in realtˆ, il materiale ritrovato da Andrea Paganini nella soffitta di casa Menghini: relativamente soltanto al periodo compreso fra il Ô40 e il Ô47 e al fervore letterario che ne � scaturito, sono oltre 400 le missive scrupolosamente conservate da Menghini e scritte da ben 34 corrispondenti.

 

E poi migliaia di altre lettere di gente comune, amici, politici, religiosi, storici, artisti, e, ancora, lÕintera biblioteca personale di Felice Menghini, i suoi scritti, i manoscritti inediti, articoli, quadri, fotografie É: tutte testimonianze di un frammento di storia locale Ð e non solo Ð culturalmente e socialmente ricco e prolifico.

 

Testimonianze che permettono di ricostruire e mettere degnamente in luce la personalitˆ poliedrica di Felice Menghini, fine intellettuale religioso, intelligente operatore culturale, colto letterato. SenzÕaltro una figura di spicco nel panorama culturale della Svizzera italiana e della vicina Italia. ÒUno degli uominiÓ, osserva Andrea Paganini, Òche Ð in unÕepoca di totalitarismi e di guerra Ð hanno maggiormente contribuito a consolidare lÕidentitˆ culturale della nostra Valle ma anche a sprovincializzarla.Ó

 

Grazie alla disponibilitˆ della famiglia Menghini e allÕenorme impegno di Paganini, tutto questo materiale non � pi� destinato a rimanere chiuso in quella soffitta, inaccessibile ai pi�. Costituisce ora il Fondo Menghini, che presto troverˆ unÕadeguata collocazione nellÕArchivio ÒLÕOra dÕoroÓ, ospite, a partire dal prossimo dicembre, della Nuova Biblioteca di Poschiavo. Una fonte pressochŽ sconfinata di materiale da rivalutare e in gran parte da scoprire, studiare, approfondireÉ con lÕauspicio che ne possa nascere una ricerca corale su questo fecondo e vivace periodo di storia della letteratura, negli anni Quaranta, Ð rimasto finora nellÕombra Ð su Felice Menghini, suo protagonista indiscusso, e sulla cerchia di letterati in contatto con lui.

 

Le lettere presentate nel libro di Andrea Paganini Ð quasi tutte unidirezionali (pochissime, purtroppo, sono le risposte di Menghini conservatesi o rinvenute) Ð consentono di delineare un mosaico sorprendente, raffigurante un disparato gruppo di intellettuali che si scambiano opinioni e giudizi in merito alle rispettive opere o a questioni letterarie varie, discorrono su eventuali collaborazioni, si accordano su comuni progetti editoriali Ð come nel caso dei corrispondenti ticinesi e grigionesi, fra cui Francesco Chiesa, Giovanni Laini, Pino Bernasconi, Remo Fasani, Reto Roedel, Anna Mosca o gli italiani Paolo Arcari e Mario Apollonio. O che si lamentano della loro dura condizione di esuli in terra straniera eppure cos“ culturalmente vicina ed ospitale, manifestano una forte esigenza di confronto intellettuale, una gran voglia di lavorare, esprimere le proprie idee o la propria vena creativa, forzatamente represse dal divieto di esercitare attivitˆ lucrative in Svizzera e dal loro ÒconfinoÓ in campi di internamento Ð come nel caso dei rifugiati, appunto, Piero Chiara, Giorgio Scerbanenco, Aldo Borlenghi e Giancarlo Vigorelli, che riescono comunque, anche grazie allÕaiuto di Menghini, a scrivere articoli, romanzi, poesie, saggi, tenere conferenze e vivacizzare cos“ la realtˆ culturale della Svizzera italiana in queglÕanni.

 

Ma qual � il valore di tutto ci˜? Il grande interesse dellÕopera di Andrea Paganini Ð studioso attento e sensibile, ricercatore serio e preciso Ð sta da un lato nella ricchezza di informazioni che emergono dagli scambi epistolari proposti, tutte scrupolosamente verificate e ampliate dove possibile, e dallÕaltro nellÕulteriore potenziale di approfondimento che offre.

 

Scrive lÕautore nella sua introduzione, al riguardo: Òcrediamo che le testimonianze qui presentate possano aiutare a inquadrare con maggiore precisione storica le vicende dei personaggi coinvolti, a tracciarne un profilo differenziato e realistico, a scoprirne interessanti dettagli biografici,Ó Ð e bibliografici, aggiungo Ð Òtratti del pensiero, giudizi etici ed estetici, e a cogliere le dinamiche delle relazioni presenti allÕinterno di un gruppo venutosi a creare in un momento storico drammatico e cruciale.Ó

 

Dal ritrovamento o dai molti riferimenti a scritti inediti, inoltre, non solo di Menghini Ð e mi riferisco per esempio a un romanzo intitolato ÒParrocchia di campagnaÓ o ai suoi ÒDiariÓ Ð, ma anche di alcuni dei suoi corrispondenti Ð come poesie di Piero Chiara di cui finora si ignorava lÕesistenza, o alcune altre opere di Scerbanenco Ð potrebbero conseguire nuove ricerche, scoperte o pubblicazioniÉ forse, chissˆ, ad opera di Andrea Paganini stesso.

 

Paganini che � stato oggetto di un simpatico parallelo con Felice Menghini, tratteggiato da Mauro Novelli, professore di letteratura italiana allÕUniversitˆ degli Studi di Milano, intervenuto alla presentazione del libro ÒUnÕora dÕoro della letteratura italiana in SvizzeraÓ tenuta a Bellinzona nel settembre dello scorso anno. Osserva Novelli: Ò(É) Andrea Paganini, poschiavino Ð quindi conterraneo di Don Menghini Ð, poeta Ð come il medesimo Don Menghini Ð, poi giovane e vulcanico, a giudicare dalla quantitˆ di lavori conclusi e in progetto, come era giovane e vulcanico Don Menghini, che alla cura delle anime aggiungeva mille altre occupazioni: cinema, caccia, pesca, alpinismo, e soprattutto una passione bruciante per la letteraturaÓ.

 

Le lettere sono tante, ognuna a suo modo significativa. Difficile volerne fare una scelta rappresentativa. Mi limito, dunque, a citarne solo alcuni passaggi curiosi.

 

La corrispondenza fra Felice Menghini e, in particolare, Vigorelli, Chiara, Borlenghi e Fasani ha lÕimportante merito di mettere in luce la genesi della collana ÒLÕOra dÕoroÓ, co-ideata da Menghini e Giancarlo Vigorelli. Cinque sono stati i volumi pubblicati dalle Edizioni di Poschiavo. Non di pi�, anche se previsti, a causa della prematura morte di Menghini.

Cos“ scrive Piero Chiara a Menghini il 20 gennaio 1945: ÒReverendo, oggi, dopo aver data unÕultima lettura al manoscritto delle mie poesieÓ Ð si riferisce alla silloge ÒIncantaviÓ Ð ÒVigorelli mÕincarica di spedirLe tutto quanto e di dirle che presto Le scriverˆ dettagliatamente sui particolari della pubblicazione. Mi spiace di presentarmi a Lei in questo modo e di conoscerLa solo attraverso la parola degli amici, ma spero che questa mia pubblicazione che avrˆ il privilegio di apparire nella Collezione da Lei diretta, mi darˆ lÕoccasione di conoscerLa personalmente.Ó

Il 16 maggio 1945 Menghini si rivolge a Chiara con questi pensieri: ÒCarissimo Chiara, la copia del Suo ÔIncantavÕi con la dedica autografa mi � doppiamente cara, prima come omaggio della sua gentilezza e della sua arte, ambedue squisitissime, poi come primo tentativo di una attivitˆ editoriale che potrˆ dare maggior impulso alla nostra piccola tipografia e a tutta la vita culturale della Svizzera italiana.Ó

 

DallÕamicizia con Giancarlo Vigorelli nasce anche unÕaltra iniziativa di successo che vede protagonista Felice Menghini. Il 10 marzo 1944 Vigorelli lancia una proposta: ÒQuanto a ÔIl Grigione ItalianoÕ, certo, � un piccolo foglio. Ma un giornale pu˜ sempre essere migliorato. Anche il ÔGiornale del PopoloÕ � poca cosa; ma porta qualche articolo, e ha la ÔPagina LetterariaÕ. Dato che il Suo giornale �, se non erro, settimanale, e forse ha una tiratura non alta, fare una pagina letteraria � del tutto impossibile. Ma ad esempio una colonna non potrebbe essere dedicata alla letteratura? Con materiale, certo, facile e vario. Qualche rubrica. Alcune segnalazioni. Una poesia Ð sua o di qualche ticinese, o riproducendo[ne] qualcuna di qualche poeta italiano. Brevi note su antichi e moderni. Ci pensi, e me ne dica il suo parere. Io mi metterei a Sua completa disposizione.Ó E soltanto una decina di giorni pi� tardi esce effettivamente la prima pagina culturale, anzi ben due, del ÒGrigione ItalianoÓ.

 

Risalgono al 18 ottobre 1945 le seguenti parole di Remo Fasani: ÒIl prof. Zendralli mi scrive che Lei ha accettato la sua proposta di pubblicare ÔSenso dellÕesilioÕ in ÔOra dÕoroÕ. Ne sono contentissimo.Ó LÕeffettiva pubblicazione della raccolta di poesie ÒSenso dellÕesilioÓ segna lÕesordio letterario di Fasani: aveva soli 23 anni.

 

Reto Roedel, critico letterario, saggista e narratore di origini engadinesi, comunica a Menghini, nel settembre del Ô45, il suo interesse a collaborare alla Collana ÒLÕOra dÕoroÓ, ma si sente in dovere Ð prima Ð di sciogliere un ragionevole dubbio.

ÒOra, a quanto mi si dice, la Collezione di volumetti da Lei diretta � effettivamente nata e Ð mi si assicura Ð nata bene. Mi permetto quindi di farmi vivo direttamente con Lei, poichŽ anche se Lei fosse del parere di accogliere qualcosa di mio, ne sarei molto lieto. Ella sa Ð occorre chÕio rammenti Ð che sono di religione protestante; ma non credo che ci˜ possa costituire un ostacolo. Io, quando Lei sia dÕaccordo, non esiter˜ affatto a dare la mia collaborazione alla Sua iniziativa.Ó Menghini accetta di buon grado lÕofferta di Roedel.

 

Di tuttÕaltra impronta e tono sono le lettere che Anna Mosca Ð scrittrice e giornalista dÕorigine grigionese, vissuta a Siena, scrive a Felice Menghini, in un linguaggio colloquiale e moderno. Ne emerge un carattere esuberante, un poÕ ribelle, un piglio in parte impertinente e schietto, da cui traspare, comunque, ammirazione e rispetto nei confronti di Menghini. Anche il suo romanzo ÒSolleoneÓ � candidato ad apparire nella Collana ÒLÕOra dÕoroÓ: in realtˆ esce poi solo nel 1950 a Milano, a causa del sopraggiungere della morte di Menghini.

 ÒEd ora a noi: dica un poÕ, ma sa che Lei � un bel tipo di Editore? Chiede la Radio-rŽclame pei libri che sta ÔeditandoÕ e poi non se ne cura pi�, non [se] ne sa pi� nulla per mesi e mesi!! Mi sembra Ð scusi sa? Ð che la cosa, in fondo, sia anche nel suo interesseÉ Tra quanto dunque vedr˜ il mio libro stampato? tre mesi? tre anni? tre secoli? quanto ci vuole per stampare un libro? Caro don Menghini, mi permetta ora di dirLe una cosa che penso da tanto tempo: Lei deve essere un uomo davvero di unÕintelligenza superiore al normale. Non riesco ancora a capacitarmi come Lei, proprio Lei che � un sacerdote, sia cos“ largo di vedute da pubblicare un lavoro come il mio. Tutti quelli che ho conosciuto sono cos“ diversiÉ Vorrei sapere perchŽ e come Lei si � deciso a farsi prete. Io non capisco. Forse un gran dolore? Qualcosa che lo ha staccato da tutto? Mi parli con sinceritˆ, La prego, io sono molto sincera e anche comprensiva. Mi piace capire tutto e Ð a volte Ð farmi anche del male pur di capire me stessa. Mi scriva Don Menghini, se un giorno ne ha tempo, mi spieghi ci˜ che Le ho chiesto se pure, spiegare in poche parole sarˆ difficile. Se dovessi spiegare me stessa e la mia vita in poche parole non saprei come farei. Ed ora una buona stretta di mano. Sua Anna MoscaÓ. Peccato che manchi la risposta di Felice Menghini!

 

Una delle corrispondenze pi� interessanti del libro ÒLettere sul confineÓ � senza dubbio quella intercorsa fra Menghini e Giorgio Scerbanenco, conosciuto ai pi� come il padre del romanzo giallo italiano o autore di romanzi rosa e noir, ma in realtˆ uno scrittore e giornalista ben pi� complesso e interessante. AnchÕegli rifugiato in Svizzera fra il Ô43 e il Ô45, ha modo di soggiornare qualche giorno in Val Poschiavo, dove per˜ si ammala e trascorre cos“ due mesi allÕOspedale S.Sisto. Un incontro, quello con la nostra valle, la nostra cultura, le Suore e don Felice che non scorderˆ mai. Cos“ scrive, poco dopo il forzato ritorno in un campo profughi in Ticino, il 3 giugno 1944: ÒReverendissimo Padre, sono qui e mi permetto darLe notizie di me. Materialmente non posso lamentarmi, se non fosse per la salute che non va proprio come dovrebbe andare. Le cure delle Reverende Madri di S.Sisto riuscivano a sostenermi anche il morale e a loro debbo se ho trascorso due mesi in cui finivo per dimenticare un poco anche me stesso. Ora invece devo fare lunghi e continui sforzi per non lasciarmi deprimere. (É) Anche qui la natura � bella, abbiamo il lago e una piccola spiaggia, ma la Valle di Poschiavo � infinitamente pi� vicina al mio spirito e non � stato un artificio lirico paragonarla a due braccia materne, ma un vero grido venuto dal cuore appena la vidi dalla veranda dellÕOspedale. Ora � solo un ricordo.Ó Innumerevoli sono le attestazioni di stima, affetto e gratitudine nei confronti di Menghini, con cui instaura un sincero rapporto di amicizia e una proficua collaborazione letteraria.

 

Concludo prendendo spunto da un pensiero di Carlo Carena, espresso nella sua prefazione. Definisce Felice Menghini Òuna figura cristallina ed esemplare, degna di ammirazione e suscettibile di rimpianto anche a distanzaÓ, e aggiunge: ÒChiuso nella sua valle, non gli si spalancarono palazzi, e il suo Dio lo rap“ presto, senza che potesse dare piena prova di sŽ.Ó é vero, ma ora, grazie alle due opere di Andrea Paganini, a 60 anni esatti dalla sua scomparsa, la conoscenza della persona e dellÕoperato di Felice Menghini si � considerevolmente arricchita e la costituzione del suo prezioso Fondo pone le premesse ideali affinchŽ anche la sua produzione letteraria, in parte ancora inedita, possa essere ulteriormente studiata e valorizzata.

 

 

Alessandra Jochum-Siccardi

 

 

 

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