Dall'intervento di Remo Fasani per la presentazione del volume di Andrea Paganini Lettere sul confine a Poschiavo, 10 agosto 2007 (intervento inoltrato per iscritto, per l'impossibilitˆ per Fasani di essere presente personalmente):

 

 

Presentazione (in absentia) di "Lettere sul confine"

 

Ho 85 anni e temo i viaggi. Ecco perchŽ non partecipo questa sera alla presentazione di "Lettere sul confine". Ma un viaggio l'ho fatto ugualmente: quello di percorrere, a dispetto della mia vista ormai indebolita, le 400 fitte pagine del testo e delle note. é che, dopo qualche timoroso e fortuito assaggio, che doveva bastarmi per una rapida impressione, il libro ha preso prima a interessarmi e poi a coinvolgermi. Non solo perchŽ io rimango ormai uno degli ultimi testimoni del tempo (gli anni dal 1944 al 1947) e dei fatti (quelli che hanno per centro "L'ora d'oro") a cui la ricerca di Paganini si riferisce, ma anche perchŽ tutto questo mi appariva nella luce ormai immobile e definitiva della storia. Nulla da aggiungere nŽ da osservare all'"Introduzione", tanto risulta esauriente e persuasiva, e a cui non manca neppure il sale, per cos“ dire, di una scoperta: il tesoro delle "lettere", che giaceva sotto mezzo secolo di polvere. E tutti con una propria voce, nonostante il tema alla fine comune, gli autori dei singoli testi, ma tra i quali due sono particolarmente da ricordare: Piero Chiara e Giorgio Scerbanenco.

Chiara, che � pi� d'una volta anche il portavoce di Giancarlo Vigorelli, l'deatore delle Edizioni di Poschiavo, � presente anzitutto in quanto accompagna, nelle stesse Edizioni, la stampa del suo "Incantavi", e poi in quanto esprime, al sacerdote Menghini, il bisogno di una guida spirituale; ma un bisogno dovuto pi� alle circostanze che a un motivo profondo, e per questo non sfocia in un vero dialogo. Ben diverso, anzi opposto, � invece il caso di Scerbanenco, che giˆ nella prima lettera si rivolge a Menghini in questi termini: ÇReverendissimo Padre, la Sua visita di ieri mi ha fatto molto bene. Da molto non parlavo, con chi potesse a fondo intendere, di cose che tanto mi premono, come la poesia, la moraleÈ (p. 276). Nonostante il titolo di "Padre", anzi proprio grazie ad esso, egli si sente incoraggiato a svolgere un colloquio da pari a pari, e che colloquio! Basti citare la lettera 8, in cui Scerbanenco, rispondendo a un'osservazione di Menghini sulla letteratura moderna, spiega per che ragioni il male, cos“ diffuso nel mondo d'oggi, si pu˜, anzi si deve, rappresentare nell'opera d'arte. Una pagina che ogni scrittore del nostro tempo dovrebbe meditare. E un'altra pagina, che invece dovremmo meditare noi stessi, � quella sul "Grigioni italiano". Denominazione che Scerbanenco rifiuta per il semplice motivo che "Grigioni" deriva dall'aggettivo "grigio", da cui "grigione", aggettivo o sostantivo, e quindi "grigioni" al plurale. Perci˜ nessuna parentela, aggiungo io, con "Friuli", a cui si � voluto paragonarlo, e che in origine � un "Forum Julii", e dunque un singolare. "I Grigioni" � del resto la forma consacrata dalla tradizione, che si trova ad esempio nei "Promessi Sposi", e che ha l'equivalente in "Les Grisons" del francese. Il plurale del significante, infine, esprime pi� esattamente quello del significato, sia a livello cantonale (tedeschi, romanci, italiani) sia a quello regionale (le nostre quattro valli, separate e insieme unite)É

Ma vedo che il discorso mi porta troppo lontano e cos“ mi affretto a concludere. E lo faccio esprimendo un desiderio e un augurio: che Andrea Paganini, dopo gli splendidi volumi dell'"Ora d'oro" e delle "Lettere sul confine", abbia a darcene un terzo: quello degli articoli che Menghini ha pubblicato su giornali e riviste, e che sovente fanno di lui, non solo il giornalista, ma anche il saggista.

 

                                                                    Remo Fasani

 

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