Elena Buia Rutt, Andrea Paganini, Lettere sul confine. Scrittori italiani e svizzeri in corrispondenza
con Felice Menghini (1940-1947), Novara, Interlinea, 2007, 394, in ÇLa civiltˆ cattolicaÈ, CLX, 3811, 4 aprile 2009, pp. 91-93.
Figura poliedrica di sacerdote, poeta, scrittore, editore, Felice Menghini � il perno e l'animatore di un fermento culturale fin ora sconosciuto, avvenuto nella Svizzera italiana degli anni Quaranta e giunto alla luce grazie alla passione e alla competenza dell'A. é al giovane studioso, conterraneo di don Menghini, che si deve infatti il ritrovamento, la raccolta e lo studio di numerose importanti lettere indirizzate al sacerdote, parroco di Poschiavo, paese del cantone Grigioni, terra italofona su suolo svizzero, luogo dalla complessa identitˆ di frontiera. Lettere che portano per la prima volta alla luce i rapporti intessutisi in quegli anni tra Felice Menghini e un gruppo di scrittori italiani e svizzero italiani. ÇNe risulta Ð commenta l'A. Ð il ritratto inedito di un uomo di cultura a tutto tondo Ð poeta s“, ma anche narratore, giornalista, studioso, editore, scopritore di talenti. [É] Ne consegue attorno a lui, un complesso di fermenti letterari e editoriali Ð in primis la collana letteraria "L'ora d'oro" Ð insospettabilmente ricco e coinvolgenteÈ. Nel volume Un'ora d'oro della letteratura italiana in Svizzera (Armando Dad˜ editore), inoltre, l'A. nel 2006 aveva giˆ fornito uno studio accurato dell'iniziativa editoriale del sacerdote poschiavino.
Primo di otto figli, Felice Menghini nace a Poschiavo il 20 settembre 1909. Dopo l'ordinazione sacerdotale, nel 1942, in pieno conflitto mondiale, si laurea in Lettere all'Universitˆ Cattolica di Milano. Accanto al suo ministero coltiva una forte passione per gli studi umanistici; volumi su volumi di letteratura italiana e straniera, antica e moderna compongono la sua biblioteca personale. Egli stesso � autore di diversi libri di poesia e prose e di un significativo volume di liriche tradotte dal tedesco (Il fiore di Rilke).
L'operato di Menghini sarebbe rimasto oscuro se, circa 50 anni dopo la morte del sacerdote (avvenuta a soli 38 anni, per una caduta durante una scalata), l'A. non avesse sottratto al macero una cassa vecchia e polverosa, rinvenuta presso la casa parrocchiale di Poschiavo. Il contenuto della cassa, consistente nella collezione quasi completa del Frontespizio (la rivista letteraria diretta da Piero Bargellini e pubblicata a Firenze negli anni Trenta), ha dato il via a successivi ritrovamenti e a nuovi studi; nella soffitta della casa della famiglia Menghini infatti, sono stati rinvenuti libri, riviste culturali, scritti dello stesso don Felice, testi di altri autori e, soprattutto, due raccoglitori contenenti numerosi lettere manoscritte e dattiloscritte.
Si tratta di un nutrito numero di missive che testimoniano la fitta rete spirituale e culturale venutasi a creare intorno al parroco-poeta di Poschiavo. ÇProprio negli anni della seconda guerra mondiale Ð continua l'A. Ð Menghini intreccia fitte corrispondenze epistolari con esponenti del mondo culturale svizzero e lombardo che, insieme alle assidue letture di volumi e periodici, gli permettono di partecipare comunque in prima linea alle vicende culturali del suo tempo, incarnandone anzi uno dei perni di impensata vivacitˆÈ. La lontananza geografica di Poschiavo dai grandi centri della cultura viene cos“ attutita dalla rete di interlocutori con cui il sacerdote, pur sempre relegato a una certa marginalitˆ e ad un parziale isolamento, stringe rapporti animati, iniziative letterarie, vere e proprie amicizie.
Nel presente lavoro sono state selezionate 267 missive datate tra il 1940 e il 1947, coinvolgenti personaggi di differente notorietˆ. I corrispondenti di Menghini sono italiani rifugiatosi in Svizzera dopo l'8 settembre 1943; uomini di cultura di nazionalitˆ italiana e letterati ticinesi e grigionesi. Particolarmente interessanti risultano essere le lettere dei "rifugiati" Vigorelli, Chiara, Borlenghi e Scerbanenco, grazie a cui � possibile ricostruire le vicende di quattro scrittori in esilio, narrate in tono informale, addirittura confidenziale. Alla condivisione dei problemi quotidiani (solitudine, nostalgia, precarie condizioni di salute) si accompagnano vivaci discussioni culturali.
Il materiale epistolare compone cos“ il ritratto di un'epoca, testimoniando come al culmine della seconda guerra mondiale, in un periodo di sconvolgimenti politici, sociali e culturali, la letteratura abbia saputo superare i confini nazionali, affratellare, riproporre una speranza: tutto ci˜ � partito da una piccola valle svizzera, grazie (stando alla calzante definizione dell'A.) a un Çparroco-poeta-costruttore di civiltˆÈ.
Elena Buia Rutt