Giorgio Scerbanenco

(a proposito del volume Il mestiere di uomo, a c. di Andrea Paganini, Aragno, Torino 2006.)

 

[…] ť un Giorgio Scerbanenco inedito anche quello che troviamo tra le pagine de Il mestiere di uomo (Nino Aragno Editore): in questo libro affronta argomenti tra l’antropologico e il filosofico che sorprendono non solo per i contenuti, ma per i molti passaggi illuminanti e per una scrittura molto piĚ intimista e scorrevole rispetto alla prosa utilizzata nei suoi romanzi. Scritto durante l’esilio svizzero per sfuggire al regime fascista, pubblicato in origine a puntate su una rivista ticinese tra il 1944 e il 1945, Il mestiere di uomo  indaga temi come speranza, felicitą, libertą, dignitą, coscienza morale, ma anche i motivi che lo spingono alla scrittura: “ť… perché non credo che sia un asilo di deficienti, il mondo, che mi metto a scrivere (…) per andare incontro agli altri nel solo modo che so, cioŹ scrivendo la veritą. Se poi non Ź la veritą, io sbaglierė per ignoranza, ma non per malizia”.

 

Gian Paolo Serino, «La Repubblica».