Paolo Di Stefano, Appunti, poesie e diari: manuali di sopravvivenza nell'aria torbida della guerra, in «Corriere della Sera», 23 gennaio 2007, p. 38.

 

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ť l'inattivitą il «dolore piĚ profondo» anche per Giorgio Scerbanenco, che segue (anzi anticipa) il destino di Chiara costeggiando a piedi il Lago Maggiore per presentarsi alle autoritą elvetiche il 20 settembre 1943. Da lď finirą in un ospedale dei Grigioni e poi in un campo di lavoro nel Locarnese [sic]. Mesi di sofferenza fisica e morale, testimoniata da numerose lettere a un amico sacerdote svizzero, don Felice Menghini. A lui consegnerą i 47 capitoli de Il mestiere di uomo, una raccolta di pensieri, tra esistenzialismo e mistica cristiana, sulla condizione umana, che uscirą in un periodico di Poschiavo tra il giugno 1944 e il maggio '45 (e ora in un volume Aragno, a cura di Andrea Paganini). Il famoso giallista e autore di noir nella veste del filosofo: «Non scagliate la prima pietra, ma scagliate per primi la prima parola d'amore». Anche questo Ź un modo per sopravvivere all'«aria torbida» del proprio tempo e per parlare al futuro.

(Paolo Di Stefano)

 

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