FIAMMANTI PENNE GRIGIONI

 

di Giancarlo Sala, «Il Grigione Italiano», 11 gennaio 2006

 

 

Non sarą certo passata inosservata agli appassionati del genere lirico la recente pubblicazione dell’antologia di poesia grigione Sbrinzlas, Funken, Scintille” redatta nelle tre lingue cantonali, tedesco-romancio-italiano e curata dalla romanista Mevina Puorger su incarico dell’associazione Pro Lyrica con sede a Sciaffusa. Un sobrio e ben curato volume di 416 pagine, suddiviso sostanzialmente in quattro parti: la prima dedicata alla poesia romancia con 20 autori e 62 liriche, la seconda alla poesia grigionitaliana con 12 autori e 37 liriche, la terza alla poesia tedesca e walser con 14 autori e 55 liriche. Nel capitolo conclusivo ogni autrice e ogni autore contenuto nell’antologia vengono presentati in succinte schede biobibliografiche e belle foto ricordo. Siccome nell’intenzione dei curatori questo florilegio poetico intende superare idealmente le frontiere geografico-linguistiche cantonali, le sezioni romancia e italiana sono arricchite da una traduzione in tedesco a lato di ogni poesia. Indispensabili ai fini della comprensione, queste traduzioni sono state eseguite con grande attendibilitą da parte degli stessi poeti, o dei traduttori professionisti citati in appendice.

 

Dopo aver lanciato su internet da parte di Pro Lyrica un invito a inviare le proprie poesie da pubblicare in un’unica raccolta, molti hanno risposto all’appello; alcuni poeti sono stati infine scelti perché gią famosi e riconosciuti dalla critica (ad esempio: Grytzko Mascioni, Remo Fasani e Paolo Gir per l’italiano; Rut Plouda, Clo Duri Bezzola, Theo Candinas, Flurin Darms, Gion Deplazes, Vic Hendry per il romancio; Paul Emanuel Müller e Hans Peter Gansner per il tedesco) altri invece, meno noti al vasto pubblico, compresi quelli dell’ultima generazione (alcuni presenti con liriche avanguardistiche e sperimentali) sono stati inseriti per testimoniare la pluralitą e la ricchezza di voci poetiche nell’attuale panorama letterario grigione. Non riteniamo ora necessario all’interno dell’antologia distinguere i poeti ‘maggiori’ da quelli ‘minori’, fatica di Sisifo in assenza di discriminanti comuni, né tantomeno ci pare utile andare alla ricerca di illustri esclusi. Si sa che per godere la poeticitą dei testi, basta saper provare emozioni. Siccome infine ogni autore andrebbe studiato individualmente e con dovizia di testi, le considerazioni che si andranno facendo nel corso di questo articolo vanno prese con le dovute precauzioni del caso, come pure non Ź da ritenersi esaustiva e poco piĚ che rappresentativa la carrellata di citazioni che seguiranno. Si tratta di un invito alla lettura, piuttosto che di un vero e proprio saggio critico.

 

ť un dato di fatto che da quando i requisiti metrici (considerati un tempo vincolanti e imprescindibili) sono diventati vieppiĚ superflui nell’arte del poetare, si assiste un po’ ovunque nel mondo a una sorta di iperproduzione poetica, una valanga di testi purtroppo poco immune da un’omologazione di massa. Certamente Ź un bene se le esperienze stilistiche degli ultimi decenni si sono moltiplicate, ma Ź legittimo chiedersi dove e quali siano i punti di riferimento fondamentalmente innovativi allo stato attuale? Stupisce allora la costatazione che alle nostre latitudini, in una regione cosď poco popolata come i Grigioni, ci siano tante voci poetiche e tanto fermento culturale che rifiuta a onor del vero gran parte di questi fenomeni distruttivi, opponendovi consapevole resistenza. Tutto ciė lascia ben sperare.

 

Conclusa questa indispensabile premessa, inoltriamoci nella lettura delle prime poesie, laddove si percepisce subito l’immediatezza fonica del “rumantsch grischun” (futura lingua unitaria scritta?) in cui il compianto C. D. Bezzola ci dona un suo ispirato canto del cigno: Il bostg/sin tia fossa/ma bitta suenter/sia sumbriva. / Tia mort/na ma dat/per pers. (p. 36)  e la seducente musicalitą dei singoli idiomi romanci che, date le frequenti analogie, in genere risultano abbastanza comprensibili a chi conosce i dialetti lombardo alpini, come nella nostalgica poesia in idioma vallader di Leta Semadeni: Eu vend mia tristezza/sül marchą da pülschs/tilla ras’oura davant mai/sco ün toc stoffa [...] (p. 140), o nei sentenziosi versi in idioma sursilvan di Arnold Spescha: La tema/ei/ina siarp/che reiva/dallas combas si/e sestartuglia/entuorn il venter/e siara il cor (p. 146), o nel tono elegiaco dei versi in idioma surmiran di Erica Lozza: Igl ties mang/sglischia/or digl mies./Igl ties mang/tampro/digl davos radi/premavang./Igl mies mang/sfardo/digl amprem schoct/nocturn (p.108), o nell’aforistico ragionare di Gion Deplazes in idioma sursilvan: [...] El ei ca pli.-/E colas ti ensemen/la tocca toc per toc-/el ei ca pli./Gl’ei quei che resta/d’in entir ed ina ga:/rut ei rut e – resta (p. 58); o ancora nell’ilare caterva di insulti in idioma vallader di Dumenic Andry: “[...] tamberlan, mamau, salam, macac, margnac, tamberl, tabalori, bizzocal, maccarun [...] (p. 26). Parzialmente innovativi per tematiche ed esiti stilistici, coltivatori di un esclusivo ‘orticello letterario’, eccellenti mediatori di correnti diverse, i poeti romanci sono comunemente riconosciuti grandi artisti del linguaggio, grazie anche alla loro natura di bilingui perfetti (romancio-tedesco) che vivono a cavallo di tre culture in sé molto diverse, ma forzatamente a contatto da secoli. Se Ź vero che a essi manca un Dante, Ź pur vero che godono di estrema libertą creativa, minacciati soltanto da un parziale rischio di estinzione.

 

 

 

Nella seconda parte dell’antologia, apre la sezione dei poeti grigionitaliani la voce forte e antica di Remo Fasani, gran maestro di poesia, che ci propone alcuni suggestivi componimenti legati alla natura dai titoli eloquenti: “Il vento del Maloggia”, “Il fiume”, “Sera alpestre”, “Eco del monte” e altri. Rodolfo Fasani, spesso ‘engagé’ nei suoi versi, scrive qui con velata tristezza: Rimani la bambina d’oro dei nostri cuori/e solo nelle menti hai trovato spazio/indefinito e quasi fragile [...] (p. 168). Ne “L’ultimo Natale” Ketty Fusco Bertola ricorda affettuosamente il distacco terreno dalla madre legato alle rimembranze di Natali [...] remoti del Graubünden (p. 174). Leonardo Gerig si presenta ai lettori con tre ispirate poesie d’impronta esistenzialista “Corvi”, “Ora che Ź quasi giorno”, “Come fosse l’ultima volta”. Seguono alcuni nostalgici versi del bregagliotto Guido Giacometti: M’hanno lasciato, uomo solo in una stanza/dove mi resta ancora l’uscio socchiuso [...] (p. 190), accostati ai componimenti ermetici del convallerano Dino Giovanoli: [...] acuto rimorso mi prende/di lontananza/e ogni punta di vela bianca/sul lago troppo quieto/m’Ź strazio di ferita in cuore (p. 194). I poschiavini Paolo Gir, autore di poesia mnemonica e verginale, calata in paesaggi engadinesi vagamente tratteggiati: [...] Scavando il silenzio/io cerco l’orma/d’uno zampillo perduto/da anni; il palpito/d’un fiato lungo quanto/la terra, e quanto/l’anima profondo. (p. 196) e Giuseppe Godenzi, neoclassico e vagamente leopardiano: O solitudine/inesistente/quanto sei cara/su questa/contrastante aiuola/terrestre! Segue nell’antologia un’altra voce forte, quella di Grytzko Mascioni -insieme a Remo Fasani presente in varie antologie poetiche d’oltre confine- poeta di ispirazione grecizzante e vocazione internazionale, anche perché uomo nato alla frontiera italo-svizzera: [...] erano loro, i miei compagni: in grazia/di un debole ricordo/gli anni chiari/del vino e delle corse in bicicletta/sull’asfalto dei poveri paesi/pochi giorni da vivere, indifesi/non lo mettete al muro/il contrabbandiere canguro (p. 208), ha avuto grande fortuna critica, forse non sempre unanime, ma piena di riconoscimenti e premi letterari. Altre sue poesie nell’antologia sono: “Scusa il disturbo”, “Parlare dei paesi”, “A un’ombra”, “La ragazza di Piazza Navona”. Infine seguono tre voci esordienti nel panorama poetico grigionitaliano: il contemplativo e armonioso Gerry Mottis: Mossi dalla mano invisibile/troppo veloci gli istanti/predestinate vite/che scorrono inutilmente/rivolte al cielo. (p. 216);  il mistico e spesso dialogante Andrea Paganini: Tra le reltą che contano/Dante, tu che percosso fosti/entro la mortal vita/da un folgore in che tua voglia venne/qual Ź la piĚ importante:/amore o libertą? (p. 222); il frammentario, paziente aspettatore di svolte annunciate, Vincenzo Todisco: [...] testimonianze stupite/d’ogni cosa che ha inizio/o anche finire potrebbe/in lunga attesa... (p. 226).

 

Diversamente dai ‘liberi’ poeti romanci, la composizione di una poesia -fatto salvo l’attimo d’ispirazione in cui scocca la ‘scintilla’- diventa per i poeti grigionitaliani impresa subito ardua: una sorta di esercitazione colta, per cosď dire lucida e parzialmente ‘elitaria’, raramente estemporanea, dettata da un linguaggio poetico precodificato; una composizione influenzata involontariamente dai modelli letterari della vicina Penisola, sottomessa da un inadeguato atteggiamento emulativo. Proprio a causa delle difficoltą che si provano nel rimuovere quei modelli di poesia italiana, masticata e studiata faticosamente sui banchi di scuola, qualche esito poetico dei nostri puė definirsi ‘discutibile’! Ma tant’Ź che di bravi poeti grigionitaliani ce ne sono e ce ne saranno ancora, perché, come gią diceva Cicerone: “Non bisogna dubitare che prima di Omero ci fossero poeti.”

 

La terza parte dell’antologia contiene, come gią accennato, ispirate poesie in dialetto walser e tedesco. Al di lą della qualitą della raccolta, che qui per ragioni di spazio non si vuol indagare in modo piĚ approfondito (non me ne abbiano i lettori tedescofoni), va detto che per qualcuno potrebbe venir a mancare una traduzione; ma si vede che per un grigionese la conoscenza del tedesco vien data per scontata... Ecco comunque una bella poesia di Elisabeth Mani-Heldstab in dialetto walser di Klosters/Davos, scelta a caso per dare un ‘assaggio’ ai lettori: Rägaboga/ wa schi/dr Räga und d Sunna begägnend/chuscht du gebora/wia mengi dera Wunder/chönntend enststaa/wenn miar ünsch/in ünschna Gägasetz/d Hend chönntend gä (p. 256)

 

ť curioso come la maggioranza dei poeti grigioni appartenga al mondo della scuola, essendo quasi tutti insegnanti o docenti a vari livelli, essi rappresentano una folta schiera di addetti ai lavori che dispongono gią di una certa dimestichezza con la creazione di testi letterari;  a riprova che tutti possono essere sď poeti, ma senza sicuri ed efficienti strumenti di lavoro Ź quasi impossibile cimentarsi con qualche garanzia di successo in simile arte.

 

Prima di concludere Ź importante costatare, ma Ź troppo presto per stilare bilanci definitivi, come l’incantevole paesaggio alpino dei Grigioni e l’eterno ciclo delle stagioni (raramente qualcuno parla anche d’amore o d’altro) dominino tematicamente gran parte della produzione poetica grigione. E anche se non puė bastare l’esiguo numero di poesie dell’antologia a determinare con certezza una o piĚ correnti letterarie, si puė affermare che detta poesia rimane, nonostante la sua natura trilingue, sostanzialmente legata a due macrofiloni, uno simbolista e uno realista, non sempre ben distinguibili. Per quanto riguarda il Grigionitaliano si ha comunque, a parte qualche autorevole eccezione, l’impressione di una raccolta di belle poesie prodotte con ingegno da poeti che, seguendo modelli preesistenti, percorrono spesso piste formali gią battute con un notevole scarto tra le vecchie e le nuove generazioni. Sembra infatti ancora mancare ai giovani il necessario grado di maturitą artistica e di continuitą produttiva per essere voci forti.

 

Meditando infine su ogni autore dell’antologia, si dovrebbe parlare in tutta onestą di esiti poetici di spessore diverso, con qualche picco di genialitą, ma tutto sommato di buon livello. Le poesie sono ben scritte, alcune sono dei veri capolavori, piacevolmente fruibili e profondamente ispirate. Una sorta di poesia evocativa, quella grigione, concentrata nel recupero di antichi valori, fortemente radicata nel territorio, scarna ed essenziale, capace di accendere luminosi falė nell’anima.

 

 

 

“Sbrinzlas, Funken, Scintille”, antologia lirica grigione trilingue, a.c. di Mevina Puorger, Sciaffusa, Pro Lyrica, 2005

 

 

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